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Dur.an.ki and Dvir

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 L’ULTIMO LIBRO SCRITTO DA ZS

Leggendo tra le pagine del libro “Le Cronache Terrestri RivelateLibro scritto da Zercharia Sitchin in ricordo di sua moglie Frieda Rina) edizione originale in lingua inglese del 2009 e prima edizione italiana del 2011, si evince che l’autore ha fatto una catalogazione delle voci che si possono riscontrare in tutti i suoi libri che ha scritto partendo dalla lettera “A”, in questo breve scorcio di narrazione voglio elencare quanto ha scritto ZS partendo dalla lettera “D” e più precisamente: il Dur.an.ki (il legame tra cielo e Terra) e il Dvir (in questo caso l’Arca dell’Alleanza).

Dur.an.ki

Il Dur.an.ki è (“legame tra Cielo e Terra”): la camera segreta più interna, o Santa Sanctorum nel centro di controllo missione antidiluviano di Enlil a Nippur, dal quale venivano controllate le operazioni spaziali degli Anunnaki grazie alle “Tavole dei Destini”, strumenti codificati dotati di mappe celesti, orbite planetarie e altri dati relativi allo spazio.

ZS ha ipotizzato che Gerusalemme svolse questa funzione dopo il Diluvio. Poiché Nippur era considerata anche l’Ombelico del mondo, il Dur.an.ki poteva essere paragonato al cordone ombelicale virtuale tra gli Anunnaki sulla Terra e il loro pianeta madre, Nibiru.

Dvir.

Secondo quanto afferma il Libro dell’Esodo, Dio parlò a Mosè dallo spazio tra le ali dispiegate dei cherubini d’oro, posti sull’Arca dell’Alleanza. Una volta costruito il Tempio a Gerusalemme, l’Arca dell’Alleanza venne collocata nel suo Sancta Sanctorum, in cui poteva entrare solo il sommo sacerdote.

Per accostarsi al Dvir questi doveva seguire un rigido rituale prescritto << e ascoltare la voce (del Signore) che gli parlava da dietro la copertura che sta sopra l’Arca dell’Alleanza>>. Il termine che la Bibbia di re Giacomo tradusse come “oracolo”, oggi è di solito tradotta come “tempio”, “tempio interno”; ma ZS ha evidenziato che in ebraico Dvir significa letteralmente “Colui che parla” – uno strumento di comunicazione vocale!

Tratto Dalle mie letture

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Sulle tracce degli Anunnaki

Ma dove sono le tracce degli stessi Anunnaki?  

Questa è la domanda che si pongono gli scettici. Facciamo ora un altro salto, per andare a esaminare le critiche rivolte a confutare l’esistenza degli Anunnaki stessi. Essi sarebbero stati una civiltà superiore, tecnologicamente avanzata. Ci si chiede, dove siano i loro contenuto tecnologici. Perché non se ne trova traccia? Possibile sia rimasto niente, ma solo edifici di pietra?

Tutto ciò parte dall’idea preconcetta e non oggettiva: ci si aspetta che gli Anunnaki avessero dovuto utilizzare e abbandonare tutte queste cose “tecnologiche” sul nostro pianeta. Ma perché? Come ci si aspetta che fossero costruiti i porti spaziali?

Perché costruire delle moderne Cape Canaveral per lanciare razzi quando evidentemente ciò che avevano a disposizione andava già bene per lo stesso scopo? Ricordiamo che attualmente, per esempio, la Cina  utilizza basi di lancio scavate nella roccia.

Perché gli Anunnaki avrebbero dovuto costruire città simili alle nostre? Niente nei testi parla di questo né si è autorizzati a utilizzare per loro il nostro metodo di giudizio o pensiero.

Loro avevano uno scopo, l’estrazione di minerali, per il quale ciò che avevano evidentemente era già più che sufficiente. Nonostante ciò avevano sicuramente mezzi volanti (chiamati nei testi Sumeri MA.AN.NA, cioè “barche del cielo”) e attrezzature da scavo e armi (il testo “Uno shir sud per Ninurtane cita varie).

Inoltre, se gli Anunnaki come sostiene Sitchin sono andati via, perché avrebbero dovuto lasciare in giro la loro roba? Oppure: chi ci dice che non sia sepolta sotto metri e metri di fango, o nascosta da qualche parte in montagne, o sott’acqua in qualche oceano o lago?

La verità è che molti testi ci raccontano delle “avventure” degli Anunnaki, e non sempre queste sono messe in relazione agli uomini. Ci viene raccontato da molti testi come sono nate le prime città, come questi Anunnaki lavoravano in miniere, come facevano viaggi in terre lontane (che i Sumeri non avrebbero nemmeno dovuto conoscere), ecc.

Insomma, dalla mitologia sumera e accadica abbiamo fin troppi segnali che attestano la presenza di questi Anunnaki. Troppi perché qualcuno utilizzi considerazioni così superficiali per asserire che non esistevano e che siano il frutto di fantasia di Sitchin, o, come fanno molti che essi fossero delle figure utilizzate per spiegare  i fenomeni naturali.

Infatti un altro filone di critica, tipicamente antropologico, cerca di spiegare i “miti” riguardanti gli Anunnaki come dei racconti in cui i Sumeri cercavano di spiegare fenomeni che non comprendevano. Questa visione, completamente asettica e priva di fondamento, parte dal principio di una civiltà capace di costruire edifici alti 60 metri perfettamente allineati in maniera equinoziale e solstiziale, una società che ha inventato il primo calendario, che aveva nozioni di medicina, di matematica, di legislazione, che aveva scuole ecc, non fosse capace di conoscere fenomeni come la pioggia, il Sole o altro, e si fosse inventata inventata degli esseri sovrannaturali per spiegarli.

Insomma secondo questi antropologi questa popolazione registrava su pietra il movimento della Luna, ma non capiva che cosa fosse e aveva bisogno di inventarsi una figura sovrumana antropomorfa, Nanna, e per spiegarla si inventarono tutta una genealogia, se ne inventarono gli attributi,  se ne scrisse un mito sulla nascita e via dicendo.

In seguito sarà necessario fare una breve carrellata sulla parte linguistica. Anche in questo caso i critici di Sitchin (sumerologi) tentano di smentire le sue traduzioni. Nessuno però fa un solo nome. Infatti non esiste un sumerologo accademico che abbia mai apertamente analizzato o criticato le traduzioni di Sitchin. Forse l’unico, sumerologo ortodosso a discutere la teoria di Sitchin, in maniera molto marginale e assolutamente senza affrontare le sue traduzioni, è John Halloran, autore del monumentale Sumerian Lexicon.

Un dizionario sumero utilizzato in molti studi accademici e che i critici di Sitchin nominano a sproposito, sostenendo che sia proprio in base a questo che le traduzioni di Sitchin vengano smentite. Ma … ne parleremo più avanti in un nuovo post.

Dalle mie letture “Oltre la Mente di Dio”

di Alessio e Alessandro De Angelis

p. 158-159-160

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“sessagesimale”

I segreti di Enki trasmessi ai figli Marduk e Ningishzidda.

Enki impartì la conoscenza dell’astronomia (e di altre scienze) al suo primogenito Marduk. Il famoso ziggurat di Babilonia, costruito dopo che Marduk ebbe ottenuto la supremazia in Mesopotamia, aveva proprio la funzione di osservatorio astronomico (vedi figura sotto).

Enki concesse i “segreti” del calendario, della matematica, e della scrittura a Ningishzidda, suo figlio più giovane, che gli egizi chiamavano Toht. In gli Dei dalle Lacrime d’oro, Zecharia Sitchin ha presentato prove sostanziali a dimostrazione che si trattava dello stesso dio conosciuto in Mesoamerica con il nome di Quetzalcoatl, “Serpente Piumato”.

Il nome di questa divinità, che in sumero significa “Signore dell’Albero della Vita” e/o “dell’Albero Buono”, rifletteva il fatto che fu lui che Enki trasmise la conoscenza medica, incluso il segreto di far rivivere i morti.

Un testo babilonese racconta delle sasperazione di Enki che rinfacciava a Marduk di avergli già insegnato abbastanza, mentre Marduk premeva con insistenza il segreti di resuscitare i morti. Un testo, intitolato “Discesa di Inanna nel Mondo Inferiore”, mette in evidenza proprio questa capacità degli Anunnaki.

In quel testo si racconta che Inanna era stata uccisa dalla propria sorella Ereshkigal e, quando il padre chiese a Enki di riportare in vita la dea, Enki le puntò contro “impulso” e “Lampo”, resuscitandola. Una raffigurazione mesopotamica mostra un uomo steso sul tavolo di un ospedale mentre viene sottoposto a un trattamento di radiazioni (vedi immagine).

Ma anche se la Bibbia cita come un dato di fatto la capacità di resuscitare i morti, mettiamola da parte per un momento. E’ certo che, come afferma il testo di Enmeduranki, anatomia e medicina facevano parte dell’insegnamento riservato ai sacerdoti.

Dal libro del Levitico (Antico Testamento) si evince che la tradizione è proseguita nel tempo: contiene infatti le dettagliate istruzioni che Yahweh dette ai sacerdoti israeliti in materia di salute, diagnosi, cura e igiene. Quelle relative all’alimentazione appropriata (Kosher) e non appropriata derivano certamente più da condizioni di carattere igienico che non da considerazioni di carattere religioso. 

Molti ritengono che l’abitudine di praticare la circoncisione avesse motivazioni sanitarie. Queste istruzioni infatti, non erano dissimili da altre contenute in antichi testi mesopotamici, utilizzati come manuali medici per gli A.ZU e gli IA.ZU, che insegnavano al sacerdote-medico di osservare prima i sintomi, poi di determinare il rimedio da utilizzare e, infine, fornivano un elenco di sostanze chimiche, di erbe e di altri ingredienti farmaceutici con i quali preparare i rimedi.

Non dovrebbe sorprendere di fatto che gli Elohim fossero la fonte di questi insegnamenti, se ricordiamo le imprese mediche, anatomiche e genetiche di Enki e Ninti. Come recita il testo di Enmeduranki la conoscenza della matematica – <<fare i calcoli con i numeri>> – era essenziale per l’astronomia e per il calcolo del calendario, nonché per il commercio e per le attività economiche.

Il sistema numerico sumero viene chiamato sessagesimale, ossia “con base 60”. Quindi se noi diciamo “duecento”, i Sumeri dicevano “2 gesh”, che significa 2×60, ossia 120. Quando nei loro calcoli, il testo diceva “prendi metà” o “prendi un terzo”, si riferiva alla metà o a un  terzo di 60, rispettivamente quindi, 30 e 20.

A noi, che siamo abituati al sistema decimale (legato al numero delle dita) questo sistema può sembrare molto complesso, mentre per un matematico, il sistema sessagesimale è una vera delizia. Il numero 10 è divisibile solo per pochi altri numeri interi (2 e 5). Il numero 100 è divisibile solo per 2,4,5,10,20,25 e50, mentre 60 è divisibile per 2,3,4,5,6,10,12,15,20e 30.

Dai Sumeri abbiamo ereditato il 12 per contare le ore del giorno, il 60 per contare il tempo (60 secondi in un minuto, 60 minuti in un’ora) e il 360 in geometria (360° in un cerchio). Il sistema sessagesimale è ancora l’unico perfetto nelle scienze celesti, nel calcolo del tempo e in geometria (dove la somma degli angoli interni di un triangolo è 180° e quello degli angoli interni di un quadrato 360°.

In geometria teoretica e applicata (come nella misurazioni delle aree) questo sistema faceva sì che fosse possibile calcolare di aree di forme complesse e diverse (vedi figura sotto), il volume di recipienti di ogni tipo (necessari a contenere grano o vino), la lunghezza dei canali o la distanza fra i pianeti.

Quando ebbe inizio una forma di contabilità, veniva usato uno stilo con una punta arrotondata per imprimere sull’argilla umida i numeri che rappresentavano 1,10,60,600, e 3.600 (vedi sotto figura a). Il 3.600 veniva indicato come un grande cerchio: veniva chiamato SAR (Shar in accadico), il numero “principe” o “regale”, il numero di anni terrestri che impiegava Nibiru a completare un’orbita intorno al Sole.

Con l’introduzione della scrittura cuneiforme, a forma angolare, per la quale gli scribi usavano uno stilo a forma di cuneo (vedi figura b), anche i  numerali venivano scritti utilizzando i segni cuneiformi (vedi figura c). Alcuni simboli indicavano frazioni o multipli (vedi figura d); grazie ai segni di addizione, moltiplicazione, sottrazione o divisione, venivano risolti correttamente problemi di aritmetica e algebra che metterebbero in difficoltà molti studenti di oggi.

Questi problemi includevano anche l’elevazione al quadrato, l’elevazione al cubo oppure la radice quadrata dei numeri. Come dimostrò F. Thureau-Dangin in Textes mathematiques Babyloniens, gli antichi usavano forme a due o anche a tre incognite, in uso ancora oggi.

Pur che se è stato chiamato “sessagesimale“, In realtà il sistema di numerazione e la matematica dei Sumeri non si basava semplicemente sul numero 60, bensì su una combinazione di 6 e 10. Mentre nel sistema decimale ogni prodotto si ottiene moltiplicando la somma precedente per 10 (vedi figura sotto a), nel sistema sumero i numeri venivano moltiplicati in maniera alterna una volta per 10, poi per 6, poi di nuovo per 10, poi ancora per 6 e via dicendo (vedi figura b).

Questo metodo ha lasciato perplesso gli studiosi contemporanei. Il sistema decimale è chiaramente legato alle dieci dita della mano umana, quindi l’origine del numero dieci, nel sistema sumero, si può capire; ma da dove arriva il 6, e perché?

Ma gli enigmi non finiscono qui. Fra le migliaia di tavolette matematiche venute alla luce in Mesopotamia, molte avevano tabelle di calcolo già pronte. Stranamente, non partivano dai numeri piccoli (per esempio 1,10,60, ecc.), bensì da un numero, che possiamo solo definire astronomico: 12.960.000.

Un esempio citato da Th. G. Pinches (Some Mathematical Tablets of the British Museum), partiva dai seguenti numeri:

1.   12.960.000   i suoi 2/3      8.640.000

2                     la sua metà     6.480.000

3                     il suo terzo      4.320.000

4                     il suo quarto    3.240.000

e proseguiva fino alla sua <<80ma parte 180.000>>, fino alla <<400ma parte 32.400>>. Altre tavolette continuavano fino a 16.000ma parte (810) e non vi è dubbio che questa serie continuasse fino a 60, la 216.000ma parte del numero iniziale 12.960.000.

Non vi è dubbio che il numero di 12.960.000 era un numero astronomico, legato al fenomeno della precessione terrestre. Il moto processionale è il movimento che la Terra compie per mantenere l’inclinazione dell’asse contrastando l’attrazione gravitazionale esercitata dal Sole e della Luna. Durante tale tragitto si denota un cambio dei cieli, delle posizioni delle stelle e delle costellazioni.

Ogni casa zodiacale misura 2160 anni, quindi l’intero cielo processionale è di 25.920 anni. Il numero 12.960.000 rappresentava 500 cicli processionale completi. Era incredibile scoprire che i Sumeri non solo erano a conoscenza del fenomeno della precessione, ma anche che il passaggio da una casa zodiacale a un’altra richiedeva 2160 anni; era ancora più incomprensibile che avessero scelto quale base della loro matematica un numero che rappresentasse cinquecento di questi cicli processionali completi (ciascuno dei quali, ricordiamo, era di 25.920 anni).

E’ vero che l’astronomia, oggi, accetta l’esistenza del fenomeno e dei periodi calcolati da Sumer, ma è altrettanto vero che non vi è scienziato oggi, o nei tempi passati, in grado di confermare per esperienza personale, il passaggio anche di una sola casa. Tutti gli scienziati, messi insieme, non hanno ancora assistito a un ciclo completo: però i Sumeri ne erano a conoscenza e lo hanno riportato sulle tavolette.

Tratto dalle mie letture “L’altra Genesi” di ZS

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Enki: “Colui che conosce i segreti”

L’EMBLEMA DEI SERPENTI INTRECCIATI

Nella narrazione biblica di Adamo ed Eva nel giardino dell’Eden, l’antagonista del Signore, che aveva causato ai due la “conoscenza” (la capacità di procreare) era il Serpente, Nahash in ebraico.

Il vocabolo ha altri due significati: “Colui che conosce i segreti” e “Colui che conosce il rame”. Questi altri significati u giochi di parole, li ritroviamo anche nell’epiteto sumero BUZUR, che sta a indicare Enki, che significava “Colui che svela i segreti” e “Colui che è delle miniere di metallo”.

Sitchin, nei precedenti scritti nei suoi libri, ha ipotizzato che, nella versione sumera originale, il “serpente” altri non fosse che Enki. Il suo emblema erano due serpenti intrecciati; era anche il simbolo del suo “centro di culto”. Eridu (a), in generale di domini in Africa (b) e, in particolare, delle piramidi (c). (vedi immagine sotto):

I tre emblemi di Enki

Inoltre appariva sui sigilli cilindrici nelle raffigurazioni sumere relative agli eventi narrati nella Bibbia. 

Che cosa rappresentava l’emblema dei serpenti intrecciati, ancora oggi simbolo della medicina e della guarigione? La scoperta, da parte della scienza moderna, della struttura a doppia elica del DNA, l’immagine, ci offre la risposta.

I serpenti intrecciati emulavano la struttura del codice genetico, la conoscenza segreta che consentì a Enki di creare Adamo e successivamente, di garantire ad Adamo ed Eva la capacità di procreare.

L’emblema di Enki, quale segno di guarigione, venne invocato da Mosè quando fece un nahash nehashet – un “serpente di rame” – per bloccare un’epidemia che mieteva vittime tra gli israeliti.

La presenza del rame nei tre significati della parola e nella creazione del serpente di rame da parte di Mosè avevano forse una qualche relazione con proprietà sconosciute del rame, sua nella genetica sia nella guarigione?

Esperimenti recenti, condotti nelle università del Minnesota e di St. Luis fanno pensare che le abbia. Hanno dimostrato, per esempio, che il radionucleide 

rame-62 è un “emettitore di positroni”, viene utilizzato nella risonanza magnetica per eliminare l’attività funzionale del cervello, mentre altre composti di rame possono veicolare farmaci alle cellule viventi, incluse quelle del cervello.

Estratto dalle mie letture: “L’altra Genesi” di Zecharia Sitchin (1991 Genesis Rivisited). Un libro dedicato alla moglie, Frieda (Rina) Regenbaum che l’ha incoraggiato a “smettere di parlare e di iniziare a scrivere”  dei Nefilim  

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