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L’Italia vuole nuovi partner commerciali e l’Asia è la risposta

PUTIN: LA RUSSIA PER INVIARE AIUTI IN ITALIA

In un’intervista con Catherine Austin Fitts la scorsa settimana (pubblicata nell’area dei membri su questo sito), una cosa che entrambi abbiamo concluso provvisoriamente è stata che la plandemia del virus corona era che uno dei principali obiettivi era quello di colpire la Cina e isolarla, facendo un duro colpo al suo progetto sulla via della seta. Di conseguenza, un corollario geopolitico a questo sarebbe isolare la Russia dal suo alleato cinese e costringerla a “scegliere” tra Europa e Cina.  

Mentre chiunque immagina in questa situazione è buono come il nostro, c’è stato uno sviluppo interessante secondo questo articolo su Reuters, condiviso da MG: 

L’esercito russo invierà aiuto per il coronavirus in Italia dopo la telefonata di Putin

Ciò che è notevole qui è che questo aiuto non è una semplice goccia nel secchio:

Putin ha parlato sabato con il Primo Ministro italiano Giuseppe Conte, ha detto il Cremlino, aggiungendo che il leader russo ha offerto il suo supporto e il suo aiuto sotto forma di veicoli mobili e specialisti nella disinfezione per aiutare le regioni italiane più colpite.

L’Italia ha registrato un aumento delle morti per coronavirus di quasi 800 sabato, portando il bilancio nel paese più colpito del mondo a quasi 5.000.

Il ministero della Difesa russo ha affermato che gli aerei da trasporto militari consegneranno otto brigate mobili di medici militari, veicoli speciali per la disinfezione e altre attrezzature mediche da domenica. (Enfasi aggiunta)

Sì, hai letto bene, otto brigate o circa quattro divisioni di medici specialisti. L’articolo continua menzionando che ci sono focolai di virus in Russia e uno ha riferito la morte. 

Ciò che è interessante da contemplare qui sono le implicazioni geopolitiche. In primo luogo, dal lato italiano dell’equazione, ci si chiede esattamente perché l’Italia non abbia fatto appello ai suoi vicini europei, o agli Stati Uniti, né, in tal caso, si sia appellata alla Cina, cosa che ci si poteva aspettare visto il precedente accordo di quel governo con la Cina per partecipare al progetto Silk Road, garantendo alla Cina un accesso speciale ai grandi porti italiani. Forse il fiore è fuori dalla rosa e sospetto che potrebbe essere parte del quadro. Forse, guardando la risposta – e l’offuscamento (per scegliere una parola gentile) – del governo di Xi ha causato un po’ di rivalutazione agli alti livelli di Roma. L’Italia vuole nuovi partner commerciali e l’Asia è la risposta. 

Ma se, come sospetto, il virus del corona riporterà i piani della Cina di diversi anni, allora dove altro ci si può rivolgere a quell’impegno a lungo termine per il commercio asiatico? 

In Russia. Dopotutto, Putin ha annunciato le sue intenzioni di costruire l’infrastruttura della Siberia, compreso il potenziamento della ferrovia transiberiana e la costruzione di reti ferroviarie di linea per aiutare l’espansione dell’agricoltura russa nella regione. Diverse settimane fa, i giapponesi sono stati invitati a eseguire test su parti della linea. Traduzione: se stiamo per convertire la Transiberiana in ferrovia ad alta velocità, ci sono due paesi che sanno come farlo e hanno l’esperienza, la Cina e, ovviamente, il Giappone. In altre parole, con o senza la Cina, la Russia è impegnata nella propria versione del progetto Silk Road. 

Inserisci gli aiuti russi non inconsistenti all’Italia: una ovvia conseguenza di ciò è la creazione di buona volontà geopolitica tra i due paesi. A lungo termine, dopo che questa storia è un brutto ricordo, cerca alcuni colloqui bilaterali molto interessanti tra Roma e Mosca, due delle più grandi economie in Europa, e catturati tra loro, saranno i Balcani …   

Fonte:  https://gizadeathstar.com/ 

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“un gruppetto di pretoriani di sicuro affidamento”

Obama: un presidente col vizietto
della guerra mondiale

di Michele Rallo

Tutto iniziò negli anni ’90 del secolo scorso, quando gli unici veri vincitori della Seconda guerra mondiale – quelli che comunemente chiamiamo “i poteri forti” – decisero che si poteva ormai fare a meno dell’esistenza di un avversario-schermo come l’Unione Sovietica. Ne venne decretata allora la dissoluzione, facendo ben attenzione a porre alla guida della Russia e dei Paesi ex-satelliti un gruppetto di pretoriani di sicuro affidamento; con il compito (da taluni accettato anche in buona fede) di “fare le riforme” e di gestire la svendita dell’intera economia di quei Paesi a pro delle multinazionali americane.

A Washington, al tempo, regnava il Clinton-marito (1993-2001); e a Mosca, messo da parte l’ingenuo sognatore Gorbaciov, imperava Boris Nikolaevič Eltsin, alias Corvo Bianco (1992-1999). È soltanto la mia “opinione eretica”, naturalmente, ma entrambi – consapevoli o meno – erano due modesti ingranaggi del grande progetto di un “governo mondiale” della finanza da realizzarsi sulle ceneri degli Stati nazionali, USA compresi. Il primo step di quel disegno prevedeva la fine della potenza (politica, economica, militare) della Russia, la neutralizzazione delle potenzialità europee (l’Unione cosiddetta Europea nasce nel 1992) e l’emergere degli Stati Uniti d’America come unica superpotenza dell’intero globo. Il passo successivo sarebbe stato, probabilmente, la liquidazione anche della potenza USA (ostaggio di un debito pubblico al cui confronto il nostro sembra uno scherzo) e l’ufficializzazione del governo mondiale della finanza. Fantapolitica? Non credo proprio.

Ma torniamo alla Russia. In quegli anni – e questa non è un’opinione più o meno eretica ma la storia documentata – la sua economia era massacrata, derubata dagli oligarchi e dalle privatizzazioni, la macelleria sociale era al parossismo, i pensionati chiedevano materialmente l’elemosina agli angoli delle strade (li abbiamo visti tutti nei telegiornali del tempo), gli impiegati statali e i militari restavano senza stipendio, e chi poteva vendeva al mercato nero ciò che riusciva a rubare (compresi gli armamenti e la componentistica nucleare).

Poi, verso la fine del 1999, uno di quelli che una volta si chiamavano “gli accidenti della storia” aprì le porte del Cremlino a un ex funzionario del KGB, Vladimir Vladimirovič Putin, e la musica cambiò immediatamente. Per farla breve: oggi la macelleria sociale è soltanto un ricordo, i pensionati arrivano a fine mese, lo Stato paga gli stipendi e gli ufficiali non si sognano più di mettere in vendita piccole atomiche “tattiche”.

E non solo questo: la Russia ha ripreso gradualmente un ruolo dignitoso sulla scena mondiale, impedendo che gli Stati Uniti assurgessero al ruolo di unica superpotenza e bloccando così il ruolino di marcia del “nuovo ordine mondiale”.

Di fronte a un tale delitto di lesa maestà (la maestà del denaro, s’intende), alcuni settori della politica e della finanza mondialista hanno reagito nel modo peggiore: alzando il livello dello scontro e moltiplicando le provocazioni. L’obiettivo dichiarato è quello di “contenere” l’attivismo del Cremlino. L’obiettivo reale – a modesto parere del sottoscritto – è quello di provocare una reazione russa che possa giustificare la “risposta” militare di una NATO che è ormai soltanto il paravento del colonialismo americano in Europa.

I più attenti fra i miei lettori ricorderanno forse un articolo da me scritto per “La Risacca” nell’ottobre 2011. Si intitolava – tanto per non restare nel vago – “Qualcuno prepara la terza guerra mondiale”, e vi si affermava fra l’altro: «Secondo taluni analisti, l’unico mezzo che gli USA hanno per sovvertire questa situazione è quello di provocare una guerra di vaste dimensioni che possa portare ad un generale rimescolamento di carte in alcuni “teatri” di vitale interesse: il Medio Oriente, innanzitutto, al confine tra Africa ed Asia; il Mediterraneo, al confine tra Europa ed Africa; ed il Caucaso, alla periferia della sempre temibile Russia».

E continuavo: «Al centro del mirino, in questo momento, c’è la Siria. (…) Ma l’obiettivo vero è l’Iran. (…) È a quel punto che si aprirebbero gli scenari più pericolosi: Russia e Cina, infatti, non potrebbero assistere passivamente alla distruzione dell’Iran – loro importantissimo alleato e partner commerciale – e potrebbero essere spinte ad intervenire. Ecco l’evenienza che potrebbe preludere ad una terza guerra mondiale».

Certo, quell’analisi è “datata”. In questi ultimi cinque anni la mina iraniana è stata in parte disinnescata; ma, in compenso, un altro micidiale focolaio è stato acceso in Ucraina: qui gli Stati Uniti hanno finanziato una rivolta armata che ha destituito il Presidente filorusso – democraticamente eletto – e portato al potere il solito gruppetto di “democratici” filo-americani.

Poi c’è stata la Libia e, infine, il tentativo di dare il colpo di grazia alla Siria, anche a costo di favorire la creazione di un “califfato” terrorista che si ritagliasse una generosa porzione di territori siriani e iracheni. Ma l’intervento della Russia ha sparigliato le carte, costringendo gli americani a fare anche loro qualcosa per contrastare i taglia-gole. Salvo – naturalmente – a “sbagliare”, bombardando i siriani e favorendo la difesa dell’ISIS, com’è avvenuto qualche giorno fa.

In tutto ciò, il povero Barack Hussein Obama – 44° Presidente degli Stati Uniti agli sgoccioli di un modestissimo mandato nonché incredibile Premio Nobel per la Pace – vede ogni giorno di più la propria immagine appannata, sfocata, malferma. Ha chiuso la sua carriera con la sconfitta in Siria, con l’affronto della Brexit e con la bocciatura del suo progetto di imporre all’Unione Europea un trattato-capestro di cosiddetto libero scambio. L’ultimo colpo basso lo ha ricevuto dai compatrioti della rivista “Forbes”, massima autorità mondiale in materia di ricchi e famosi. Fino ad ieri, nella graduatoria degli “uomini più potenti del mondo” il Presidente degli Stati Uniti era immancabilmente al primo posto. Oggi al primo posto c’è Putin, al secondo Angela Merkel, e lui – il povero Premio Nobel – solamente al terzo. Potete controllare voi stessi, digitando su Google “più potenti forbes”.

 

È questo il clima in cui è maturata l’ultima provocazione: quella dell’annunzio di una “guerra cibernetica” contro la Russia. Mosca ha risposto che gli Stati Uniti “scherzano col fuoco”. Speriamo che ci si fermi agli scherzi, se così vogliamo chiamarli. Speriamo che Putin – come ha fatto finora – mantenga i nervi calmi e non cada nella trappola di rappresaglie e contro-rappresaglie. Perché il pericolo di una guerra mondiale è tutt’altro che remoto. Peraltro, la linea del fronte non sarebbe in America, ma qui, in Europa.

E noi, in aggiunta, siamo tanto coglioni da mandare i nostri soldati a partecipare ai giochetti provocatori della NATO ai confini della Russia.

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Wikileaks Tracked to Haifa, Trump’s Real Campaign Headquarters and more, much more 

Una versione diametralmente opposta su Wikileaks ….
Coloro che pensano che Wikileaks si stia muovendo contro Hillary naturalmente, non presta attenzione,  molti non prestano attenzione – non riescono a notare quali sono gli obiettivi di Wikileaks e a che cosa serve. Wikileaks vuole destabilizzare la Russia, hanno intenzione di usare gli Stati Uniti per farlo, il risultato sarà il caos.
 
L’articolo è ben documentato in questo link e nel video al suo interno:

http://www.veteranstoday.com/2016/10/24/wikileaks-tracked-to-haifa-trumps-real-campaign-headquarters/