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Le nature immortali

I Registri Akashici – Cosa sono e esistono realmente?

“Tutta la materia percettibile proviene da una sostanza primaria o essenzialità che va aldilà del concepimento, che riempie tutto lo spazio, l’Akasha o etere luminoso che è pieno di Prana che dà la vita, o forza creativa che chiama all’esistenza per cicli infiniti tutte le cose o i fenomeni” Nikola Tesla Il Risultato più Grande dell’Uomo, 1907

“Akasha”, a seconda della filosofia o della religione, basicamente ha lo stesso significato.

E’ sanscrito (lingua primaria sacra dell’Induismo), sta per “etere”, sia nel significato elementale che in quello metafisico. L’esistenza di questa “sostanza”, in mancanza di un termine migliore, è stata scelta da scienziati e filosofi delle antiche culture, tradizioni e religioni che risalgono a migliaia di anni.

Il tema è sempre stato presente dal misticismo/filosofia orientale fino ad arrivare all’Ovest con la filosofia esoterica.

Teniamo presente che adesso stiamo parlando di Akasha non dei “Registri Akashici”.

“E permisero che Apollonio facesse domande; e chiese loro di cosa fosse composto il cosmo; ma risposero:

“Di elementi.”
“Allora sono quattro?” domandò.
“No, non quattro”, disse Larchas, “sino cinque.”

“Come può essere che ce ne sia un quinto oltre l’acqua, l’aria, la terra e il fuoco?” disse Apollonio.

“C’è l’etere” rispose l’altro” che dobbiamo considerare come il materiale di cui sono fatti gli dei, mentre tutte le creature mortali inalano il filo, le nature immortali e divine inalano etere”, rispose l’altro.

Apollonio disse allora: “Dovrei considerare l’Universo un essere vivo?”
“Si,” rispose l’altro.
La Vita di Apollonio di Tiana
Filostrato, 220 d.C. (fonte)

E’ la base di tutte le cose del mondo materiale, e in varie filosofie è considerata la forza che impulsa dietro la creazione invisibile della materia. Secondo molti è la fonte di energia per la manifestazione materiale.

Tutto ciò è interessante in quanto “la fisica quantica” ha dimostrato che i pensieri umani, le intenzioni, le emozioni, non potranno mai avere un effetto diretto di nessun tipo sul nostro mondo materiale fisico.

Le teorie scientifiche odierne non riconoscono l’esistenza reale di Akasha, però il fatto che la fisica quantica ha dimostrato che lo spazio non è vuoto, senza dubbio questo antico concetto si presta ad una credibilità maggiore. Questa è la mia opinione.

“L’Aakaash non è distruttibile, è il substrato primordiale assoluto che crea la materia cosmica e pertanto le sue proprietà non si trovano nelle proprietà della materia che hanno un significato relativo.

L’Aakaash è la realtà eterna superfluida esistente, a cui non è possibile applicare la creazione e la distruzione…

I nostri occhi sono ciechi davanti alla realtà dello spirito; gli esperimenti scientifici non possono individuarla direttamente, in quanto i nostri esperimenti possono vedere solo le proprietà dei materiali che non sono gli attributi di Akasha.”
Idham thadhakshare vyoman pará. Parame vyoman
Paramahamsa Tewari, ingegnere, fisico e inventore.
“Fondamenti spirituali,”
www.tewari.org

I Registri Akashici

Cosa sono I Registri Akashici?

Secondo vari studi nell’ambito della teosofia (filosofia esoterica), i Registri Akashici sono una specie di dati base contenuti in un diario di viaggio dell’anima.

Secondo Alice A. Bailey, autrice di più di una dozzina di libri su temi teosofici:

Il libro Akashico è come una lunghissima pellicola cinematografica che registra tutti i desideri e le esperienze della terra del nostro pianeta.

Coloro che lo percepiscono vi vedranno rappresentati le esperienze di ogni essere umano dall’inizio dei tempi, le reazioni all’esperienza di tutto il regno animale, l’aggregazione delle forme di pensiero di natura karmica (basato sul desiderio) di ogni unità umana del tempo. E’ qui che mette radici il grande inganno dei libri.

Solo un occultista allenato può distinguere tra l’esperienza reale e quelle immagini astrali create dall’immaginazione e il vivo desiderio. Luce dell’Anima
“Gli Yoga Sutra di Patanjali – Libro 3”

Secondo Edgar Cayce, ormai morto, i Registri Akashici si possono considerare come il super computer dell’universo, una istallazione di stoccaggio centralizzata di ogni informazione di tutte le persone che hanno vissuto in tutto il cosmo.

Oltre a registrare gli eventi che succedono nella vita, essi registrano ogni atto, azione parola, pensiero, sentimento, emozione, intenzione e motivo. Sembra che i libri contengano tutta la storia di ogni anima dagli albori della creazione.

Sono i libri portati da un’anima dal momento in cui esce dal suo punto di origine.

“La lettura di Edgar Cayce ci suggerisce che ognuno di noi scrive la storia delle nostre vite attraverso i propri pensieri, azioni e interazioni con il resto della creazione.

Questa informazione ha su di noi un effetto immediato.

Infatti i Registri Akashici hanno un impatto tale sulle nostre vite, e le potenzialità e probabilità che attiriamo su di noi con una qualsiasi ricerca si di essi ne facciamo non smette di darci una visione della nostra natura e della nostra relazione con l’universo.

C’è molti di più delle nostre vite, delle nostre storie e la nostra influenza individuale sul nostro futuro di quanto noi possiamo mai immaginare”.
(Fonte)

Charles Webster Leadbeater, un membro influente della Società Teosofica e autore di temi occulti, ha fatto delle affermazioni simili dicendo che i libri contengono la storia di Atlantide e di altre civiltà compreso Lemuria.

H.P. Blavatsky
(1831-1891), una immigrata russa, mistica e fondatrice della Società Teosofica, scrive che l’Akasha è,

“uno dei principi cosmici e un contenitore plastico, creativo nella sua natura fisica, immutabile nei suoi principi superiori. E’ la quintessenza di tutte le forme possibili di energia materiale, psichica e spirituale e contiene in sé il germe della creazione universale che sorge poi sotto l’impulso dello Spirito Divino”.
(Fonte)

Il filosofo, l’educatore e fondatore della Società Antroposofica, Rudolf Steiner crede che gli esseri umani (e lui stesso) hanno la capacità di percepire l’informazione oltre il mondo materiale.

Steiner scrive:

“L’uomo può penetrare nelle origini dell’eterno delle cose che svaniscono con il tempo.

Un uomo amplia il suo potere cognitivo se non si limita alle prove che si riferiscono alla conoscenza del passato.

Poi può vedere negli eventi di ciò che i sensi non percepiscono, quella parte che il tempo non può distruggere. Egli penetra dalla storia transitoria a quella non transitoria. Questa storia è scritta con caratteri diversi da quelli della storia ordinaria.

Nella gnosi e nella teosofia si chiama la “Cronaca Akasha”…

Colui che ha acquisito la capacità di percepire il mondo spirituale arriva a conoscere eventi passati dal carattere eterno. Questi non si trovano davanti a lui come testimonianza morta della storia, ma appaiono pieni di vita.

In un certo senso, quanto è successo avviene davanti a lui.”
(Fonte)

I Registri Akashici sono veri?

Con l’informazione precedente volevo solo darvi una descrizione molto basilare e breve dei Registri Akashici. Devo ancora fare molte ricerche per comprendere di più, ma per me l’idea essenziale è stata sempre chiara.

Allora, c’è qualche prova dell’esistenza dei Registri Akashici?

Abbiamo dei limiti oggi nel capire come si qualifica una “prova”. Tutto quanto non può essere percepito dai nostri sensi fisici o qualcosa che è (per la maggior parte) impossibile percepire, è difficile convalidare la sua esistenza.

La verità è che non c’è realmente una maniera di “provare” nella forma materiale come attualmente la definiamo, l’esistenza dei Registri Akashici perché non si possono vedere, toccare, udire o misurare.

Questo, però, non significa che non possiamo teorizzare e come ha detto una volta Albert Einstein:

“tutto quello che puoi immaginare è reale”.

“Il giorno in cui la scienza comincerà a studiare
i fenomeni non fisici ci sarà più progresso
in un decennio che in tutti i secoli
precedenti la sua esistenza” Nikola Tesla

Lo stesso si può dire della coscienza o dei fattori che comunemente associamo alla coscienza:

  • pensieri
  • sentimenti
  • emozioni
  • percezioni

… e altro ancora sono in relazione diretta con il nostro mondo materiale fisico e questo è supportata dalla scienza.

Questo dimostrato dal quantum esperimento quantico della doppia fenditura, e dagli studi parapsicologici, che sono allegati all’articolo precedente. Cliccate qui per leggere altro.

E la natura stessa della coscienza è tema per un altro articolo.

Così sappiamo che solo perché qualcosa non si può vedere, udire o misurare, non significa che non possa avere un effetto diretto sul nostro mondo materiale fisico. E su questo sappiamo che (alcune) filosofie antiche e insegnamenti esoterici sono stati validati dalla scienza moderna.

Non sembra possibile avere una prova che i Registri Akashici esistano.

Un grande argomento, però, in favore della loro esistenza è il fatto che sia un concetto antico e l’occultismo (occultismo significa la ricerca della verità, sfortunatamente, questa parola ha una connotazione negativa) autori hanno scritto per anni.

Abbiamo visto altri concetti, come l’atomo o l’energia che esiste attorno a noi, o esperienze vicino alla morte (ECM) e esperienze fuori del corpo, che sono state scritte nell’antichità, e anche studiate dalla scienza odierna, con pochi risultati promettenti.

I popoli antichi possono non aver compreso “la scienza” dietro i fenomeni, però le loro teorie spesso si sono dimostrate corrette,

Avevano forse metodi migliori per raggiungere la saggezza? Ci sono innumerevoli esempi di quelle società antiche che sono considerate più avanzate di noi, ma viviamo in un tempo diverso.

Personalmente io credo che esiste una “base di dati” da qualche parte e tutti siamo collegati con lei e ci possiamo trovare tutto quello che ci riguarda (fisico e non fisico). Ma non posso dire con certezza che esiste. Quello che posso dire e che in cuor mio credo sia vero.

Mi piacerebbe anche aggiungere che questi “libri” non sono utilizzati in nessun modo per giudicare.

“La natura dell’energia è quella di essere compresa.

Le proprietà dello spazio devono essere intuitivamente derivate dai dati scientifici disponibili. Dobbiamo scegliere una sola particella materiale elementale per costruire l’universo materiale e stabilire l’unità dei mondi materiali.

Abbiamo bisogno di conoscere gli attributi della sostanza unica, quella non materiale, ‘Akasha’, per stabilire l’unità dietro i diversi fenomeni scientifici e spirituali. Dobbiamo realizzare l’agenzia della Coscienza, il principio della vita e e della morte e l’intelligenza dell’Universo.

E’ vero che possiamo conoscere questi fenomeni per mezzo di una visione scientifica, ma la scienza che dovrà rispondere alle domande precedenti non è certo la scienza attuale. Sarà una nuova scienza con una base spirituale.

E tutto ciò getterà le basi per una fusione della scienza e della spiritualità”. Paramahamsa Tewari, ingegnere, fisico e inventore.
“Fondamenti spirituali,” www.tewari.org

di Arjun Walia 19 Novembre 2015
dal Sito Web Collective-Evolution
traduzione di Nicoletta Marino
Versione originale in inglese
Versione in spagnolo

FONTE

‘mezzo milione di anni fa’

Disco alato

Un solo codice genetico per tutte le forme di vita terrestri Il ruolo chiave del ‘molibdeno’

I Nefilim sulla Terra, potevano essersi evoluti su un altro pianeta, esseri che, verosimilmente, non dovevano essere molto diversi da noi?

E potevano avere, mezzo milione di anni fa, le capacità per compiere viaggi interplanetari? La prima domanda ne implica un’altra, più generale: c’è vita, come noi la conosciamo, da qualche parte nell’universo, al di fuori del pianeta Terra? Gli scienziati oggi sanno che esistono innumerevoli galassie come la nostra, che contengono innumerevoli stelle come il nostro Sole e una serie infinita di pianeti con milioni di possibili combinazioni di temperatura, atmosfera ed elementi chimici: esistono quindi innumerevoli possibilità di vita nell’universo.

Si è scoperto, inoltre, che lo spazio interplanetario non è vuoto. Esso contiene, per esempio, molecole d’acqua, retaggio di quelle che si presume siano state nuvole di cristalli di ghiaccio che dovevano avvolgere le stelle nei primi stadi del loro sviluppo. Tale scoperta sembra confermare i riferimenti dei testi mesopotamici alle acque del Sole che si mescolavano con le acque di Tiamat.

Sono state anche trovate molecole di base della materia vivente “fluttuanti” nello spazio interplanetario ed è stata sfatata la convinzione che possa esservi vita solo a certe particolari condizioni di temperatura e atmosfera. Si credeva, inoltre, che l’unica fonte di energia e di calore disponibile per gli organismi viventi fosse il Sole, ma anche questa teoria cadde quando la navetta spaziale Pioneer 10 scoprì che Giove, molto più lontano dal Sole rispetto alla Terra, era un pianeta talmente caldo che doveva per forza avere delle fonti proprie di energia e di calore.

Un pianeta che contiene molti elementi radioattivi non soltanto genera da sé il proprio calore, ma manifesta anche un’intensa attività vulcanica; e questa attività vulcanica produce un’atmosfera. Se il pianeta è grande abbastanza da esercitare una forte attrazione gravitazionale, conserverà la sua atmosfera praticamente per sempre.

A sua volta, l’atmosfera crea una sorta di “effetto serra”: protegge il pianeta dal freddo dello spazio esterno e impedisce la dispersione del calore interno al pianeta; si tratta di un effetto simile a quello dei vestiti che indossiamo, che ci riparano dal freddo perché non lasciano disperdere il calore del corpo. Era proprio questo che avevano in mente gli antichi autori dei testi che descrivevano il Dodicesimo Pianeta come «avvolto da un alone», un’espressione che dunque non ha più soltanto un valore puramente poetico.

Il Dodicesimo Pianeta era sempre definito un pianeta “radiante”, “il più luminoso degli dèi”, e nelle raffigurazioni appariva appunto come un corpo che emanava raggi. Esso era dunque in grado di produrre da sé il proprio calore e lo tratteneva grazie al suo mantello atmosferico. Gli scienziati sono giunti all’inaspettata conclusione che non solo è possibile che la vita si sia evoluta sui pianeti più esterni (Giove, Saturno, Urano, Nettuno), ma che anzi è più che probabile che sia cominciata proprio là. Quei pianeti, infatti, sono formati dagli elementi più leggeri del sistema solare, hanno una composizione più simile a quella dell’universo in generale e contengono nella loro atmosfera grandi quantità di idrogeno, elio, metano, ammoniaca, e probabilmente neon e vapore acqueo – tutti elementi necessari per la produzione di molecole organiche.

Per la vita, quale noi la conosciamo, l’acqua è essenziale. I testi mesopotamici non lasciano dubbi sul fatto che il Dodicesimo Pianeta fosse un pianeta ricco d’acqua. Nell’Epica della Creazione l’elenco dei 50 nomi del pianeta ne comprendeva un buon gruppo che esaltava proprio il suo carattere “acquatico”. Sulla base dell’epiteto A.SAR (“re d’acqua”), “che stabilì livelli d’acqua”, il pianeta era chiamato A.SAR.u (“maestoso, luminoso re d’acqua”), A.SAR. U.LU.DU (“maestoso, luminoso re d’acqua la cui profondità è abbondante”), ecc.

I Sumeri erano certi che il Dodicesimo Pianeta fosse un pianeta lussureggiante di vita, tanto che uno dei suoi epiteti era NAM.TIL.LA.KU, “il dio che mantiene la vita”. Era anche il “dispensatore di vegetazione”, «creatore di cereali ed erbe che fa germogliare la vegetazione … che aprì i pozzi, distribuendo le acque dell’abbondanza», l'”irrigatore di Cielo e Terra”.

La vita, dunque, sostengono gli scienziati, non si formò sui pianeti terrestri, con i loro pesanti componenti chimici, ma nelle regioni più esterne del sistema solare. Da qui il Dodicesimo Pianeta venne poi in mezzo a noi, presentandosi come un pianeta rossastro, luminoso, che generava e irradiava calore proprio, che traeva dalla sua stessa atmosfera gli ingredienti necessari per la chimica della vita.

Se un problema esiste, è quello della comparsa della vita sulla Terra. Il nostro pianeta si è formato circa 4 miliardi e mezzo di anni fa e secondo gli scienziati le prime, più semplici forme di vita si trovavano già sulla Terra dopo poche centinaia di milioni di anni dalla sua formazione. Sembra davvero troppo poco. Parecchi elementi indicano anche che le più antiche e semplici forme di vita, risalenti a più di 3 miliardi di anni fa, contenevano già molecole di origine biologica, invece che non-biologica. In altre parole ciò significa che la vita presente sulla Terra così poco tempo dopo la sua formazione discendeva da altre forme di vita precedenti e non dalla combinazione di gas e sostanze chimiche inerti.

Non resta, quindi, che prendere atto del fatto che la vita, che non poteva evolversi facilmente sulla Terra, in effetti non è qui che ebbe origine. In un articolo pubblicato sulla rivista scientifica «Icarus» (settembre 1973) il Premio Nobel Francis Crick e il dr. Leslie Orgel avanzarono l’ipotesi che «la vita sulla Terra possa essere nata da minuscoli organismi provenienti da un pianeta lontano».

I due scienziati cominciarono i loro studi mossi dal comune senso di disagio nei confronti delle teorie correnti circa l’origine della vita sulla Terra. Come mai esiste un solo codice genetico per tutte le forme di vita terrestri? Se la vita ebbe inizio dal cosiddetto “brodo” primordiale, come ritengono quasi tutti i biologi, allora avrebbero dovuto svilupparsi organismi con codici genetici diversi. Inoltre, come mai l’elemento molibdeno svolge un ruolo chiave nelle reazioni enzimatiche necessarie per la vita, quando il molibdeno è in realtà un elemento molto raro? E perché elementi che sono più abbondanti sulla Terra, come il cromo e il nichel, hanno invece scarsa rilevanza nelle reazioni biochimiche?

La strana teoria proposta da Crick e Orgel non affermava solo che la vita sulla Terra poteva essersi originata da un organismo proveniente da un altro pianeta, ma anche che si sarebbe trattato di un’operazione volontaria – che, cioè, esseri intelligenti di un altro pianeta avrebbero volutamente gettato il “seme della vita” dal loro pianeta verso la Terra con una nave spaziale, con il preciso scopo di avviare la catena vitale sulla Terra.

Senza conoscere i dati forniti dal presente libro, dunque, questi due eminenti scienziati sono arrivati molto vicino alla verità. Non si trattò, tuttavia, di una premeditata opera di “inseminazione”, bensì del prodotto di una collisione celeste. Un pianeta vitale, il Dodicesimo Pianeta con i suoi satelliti, entrò in collisione con Tiamat e la divise in due, “creando” la Terra con una delle due metà.

Durante tale collisione il suolo e l’aria del Dodicesimo Pianeta, che contenevano in sé i semi della vita, “fecondarono”, per così dire, la Terra e le fornirono le prime forme di vita biologicamente complesse la cui presenza non può essere altrimenti spiegata. Ma quando cominciò la vita sul Dodicesimo Pianeta? Anche se la sua origine fosse anteriore a quella della Terra solo dell’1 %, risalirebbe comunque a 45 milioni di anni prima. Persino con un margine così modesto, esseri evoluti quanto l’uomo potevano già vivere sul Dodicesimo Pianeta quando sulla Terra cominciavano appena ad apparire i primi piccoli mammiferi.

Fatte le debite proporzioni, dunque, era certamente possibile che gli abitanti del Dodicesimo Pianeta fossero in grado di viaggiare per lo spazio mezzo milione di anni fa.

http://ningizhzidda.blogspot.it/

Il Messaggio di Cydonia

Foto,Contributo del blog “esoterya

Oggi i fisici ritengono che l’universo comprenda un numero di dimensioni molto maggiore delle quattro (tre spaziali e uno temporale) che conosciamo e percepiamo con i sensi. L’unica via per poter cominciare a visualizzare il concetto di universo multidimensionale è quella analogica.

Una delle migliori analogie è quella di un mondo immaginario chiamato Flatlandia, un luogo bidimensionale abitato da esseri bidimensionali, dove esiste solo la lunghezza e larghezza, non un su e un giù – un po’ come un foglio di carta.

Proviamo a immaginare come gli abitanti di Flatlandia percepirebbero un oggetto tridimensionale che interagisse con il loro mondo. Per esempio, se per il loro mondo passasse una sfera i flatladiani vedrebbero solo la sua sezione: dapprima apparirebbe un punto, che poi diverrebbe un cerchio che cresce finché il diametro maggiore della sfera sia passato, per poi diminuire ancora di dimensioni e infine svanire.

(Certamente un simile fenomeno <<paranormale>> provocherebbe non poca costernazione tra i flatladiani e probabilmente susciterebbe accesi dibattiti nelle società colte e sarebbe liquidato come illusione ottica dagli <<scettici>> locali.)

L’analogia con una ipotetica Flatlandia ci permette di capire che gli eventi che si svolgono nelle dimensioni superiori oggi riconosciute dalla fisica teorica sarebbero visibili nel nostro mondo tridimensionale, anche se la causa rimarrebbe al di là della portata dei nostri sensi e anche dei nostri strumenti più sofisticati.

I fisici trafficano con queste dimensioni <<extra>> a causa di determinati fenomeni associati con la fisica nucleare, anche se il numero di dimensioni che costituiscono l’universo è oggetto di discussione. Queste iperdimensioni non possono essere osservate direttamente, dal momento che noi con tutti i nostri dispositivi di misurazione siamo legati all’universo tridimensionale, ma possono essere intese matematicamente.

L’oppinione di Hoagland è che alcuni rapporti geometrici nel complesso di Cydonia (Cydonia Mensae è una regione di Marte situata alle coordinate 33° Nord e 13° Ovest. È un buon esempio di pareidolia nella topografia di Marte.) sono riferimenti a questa matematica iperdimensionale.

La chiave geometrica è l’uso ripetuto dell’angolo di 19,5 gradi. Per esempio, due facce della Piramide D & M (collina pentagonale su Marte) formano un angolo di 19,5 gradi con le linee di latitudine di Marte e questo angolo ricorre nella posizione dei ponticelli nella stessa regione.

Secondo Hoagland – e altri che la pensano come lui – 19,5 gradi (più precisamente 19,47) è un dato significativo, perché è la costante tetraedrica, si riferisce cioè al tetraedro, il più semplice dei solidi regolari, con quattro facce di triangoli equilateri, compresa la base triangolare.

Se questa forma viene inserita in una sfera, per esempio un pianeta, con un angolo in corrispondenza con uno dei poli, gli altri tre angoli toccheranno la superficie ciascuno a una latitudine di 19,5 sull’emisfero opposto. Questo è un fatto.

E’ stato osservato che tutti i pianeti del sistema solare quando è possibile vedere la superficie – Venere, per esempio, è sempre coperta di nubi – c’è invariabilmente una forte perturbazione, in corrispondenza di un’emissione di energia, a una latitudine di 19,5 gradi a nord o a sud dell’equatore. La macchia rossa di Giove si trova in quella posizione. Su Marte, il Monte Olimpo, il vulcano più grande che si conosca nel sistema solare (560 chilometri di diametro) si trova a 19,5 gradi a nord. Sulla terra, questa è la posizione delle Isole Hawaii, fortemente vulcaniche, e del più grande vulcano del pianeta, il Mauna Loa.

Si ritiene che il fenomeno dei 19,5 gradi sia legato alla rotazione dei pianeti, essendo in effetti un'<<ombra>> di forze potentissime di dimensioni più alte. In altre parole, il sito dei 19,5 gradi è un punto in cui affiorano le altre dimensioni, manifestandosi nel mondo tridimensionale come una rivelazione di forze iperdimensionali. E’ per questo, afferma Hoagland, che l’angolo di 19,5 gradi ricorre con tanta frequenza a Cydonia.

E’ un indizio lasciato per condurci a comprendere la causa iperdimensionale delle emissioni planetarie di energia responsabili della macchia rossa di Giove e del Monte Olimpo di Marte. Questo a sua volta ci permette di avvicinarci alla fisica iperdimensionale.

Hoagland sostiene che se riuscissi a imbrigliare l’energia generata da dimensioni superiori, avremmo una fonte illimitata di potenza e la possibilità di sviluppare tecnologie come i meccanismi di propulsione antigravitazionali e i viaggi interstellari. Queste tecnologie, aggiunge, risolveranno molti problemi del mondo e instaureranno, secondo le sue parole, un <<nuovo ordine mondiale>>.

Qui però sorgono le difficoltà.Già nella sua conferenza alle Nazioni Unite, dove parla a lungo dell’importanza dei 19,5 gradi e della geometria tetraedrica, Hoagland ammette che all’affioramento delle energie planetarie in questi punti erano già arrivati anni prima i matematici che si occupavano di iperdimensioni. Il Messaggio di Cydonia, in pratica, non fa che ripetere una cosa che gli scienziati terrestri sapevano già da anni.

Fatto più importante, Hoagland ed Erol Torun ricavarono numerose conclusioni significative dalla latitudine di Cydonia. Una delle loro affermazioni chiave è che la latitudine della piramide D & M – 40.868 gradi nord -non era stata scelta soltanto perché racchiudeva importanti concetti matematici (essendo la tangente esponenziale  e diviso pi), ma anche perché gli stessi concetti si ripresentao nella geometria di altri punti caratteristici di Cydonia.

Il complesso, concludevano, è quindi <<autoreferenziale>>, il che significa che la matematica degli <<edifici>> si riferisce alla posizione del complesso sul pianeta, dimostrazione che niente di tutto ciò è una semplice coincidenza.

Tratto dalle mie letture: “Il Complotto Stargate

di Linn Picknett & Clive Prince p. 109-110-111  

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solo 48 ore per l’asteroide 86666

Notizia scoccante da parte della NASA, l’Agenzia conferma che entro 48 ore asteroidi di due miglia di larghezza passeranno vicino alla Terra 

La NASA annuncia che l’asteroide 86666 passerà entro 48 ore vicino alla Terra, inoltre sempre la stessa agenzia ha annunciato che e Plutone è vivo! Solo poche settimane fa è stato detto al mondo che non ci sono asteroidi o comete vicino alla Terra, ora la NASA sta dicendo che un massiccio asteroide 86666 (2000 FL10) passerà vicino alla Terra nelle prime 48 ore partendo da oggi 9 ottobre 2015. Questo massiccio asteroide è largo circa 1 miglio e se dovesse colpire il pianeta, potrebbe avere conseguenze catastrofiche. 

Ecco i rapporti espressi:
Dovrebbe passare per la Terra senza creare problemi Sabato, ma gli astronomi lo stanno tenendo d’occhio, secondo la NASA, sarà è uno dei più grandi asteroidi degli ultimi tempi a passare vicino al nostro pianeta.
Il voluminoso gigante di roccia, sta viaggiando nello spazio a 40.000 miglia all’ora. L’esatta dimensione dell’asteroide non è ancora chiaro, è stimato tra 0,7 e 1,6 miglia miglia di larghezza – più grande di 15 volte degli altri asteroidi attualmente sul radar della NASA.

Una collisione sarebbe a dir poco catastrofica, il frammento di roccia si pensa possa essere circa un quarto della dimensione del Monte Everest.
La NASA ha rilasciato una proiezione animata del percorso dell’asteroide, che potete vedere qui sotto. 86666 appare dalla parte superiore sinistra dello schermo, mentre si avvicina l’orbita terrestre.
FONTE

Asteroid 86666 Nasa animated gif

Ma non è l’unica grande novità che esce dalle bocche dei noti e poco chiari della NASA, oh no, c’è molto di più. Sulla scia dell’acqua trovata su Marte, gli scienziati si stanno ora preparando a dare un eclatante annuncio su Plutone, la notizia dovrebbe essere che anche su Plutone c’è acqua, aumentando ulteriormente non solo il potenziale per la vita fuori nell’universo, ma proprio qui, nel nostro stesso Sistema Solare. Saremo pronti all’annuncio sulla vita aliena?

UNO dei principali investigatori sulla NASA si è lasciato sfuggire indiscrezione, da parte dalla stessa agenzia spaziale, annunciando che in settimana ci sarà un altro grande annuncio per quanto riguarda Plutone.

E se i commenti del dottor Alan Stern, in una sala gremita presso l’Università di Alberta in Canada, saranno confermate, allora potremmo benissimo parlare di forme di vita aliene.

Secondo il The Guardian, il signor Stern ha mostrato delle foto ad alta risoluzione di Plutone e della sua più grande luna, Caronte e facendo alcuni importanti annunci, ha detto:
“Questo mondo è vivo”. “Ha una meteorologia, ha nebbie nell’atmosfera e una geologia attiva.

FONTE

wlady

Religione & Sviluppo Tecnologico

 

Il SETI e le religioni extraterrestri

 L’affermazione se esista un’intelligenza extraterrestre o non esista può essere vista in parallelo se esista un Dio oppure no. Alcuni dicono che ci sono prove sufficienti dell’esistenza per entrambi. Se mettiamo da parte i rapimenti e i miracoli, vero è che l’assenza di prove non è è prova di assenza per entrambi. Tuttavia, se uno rileva la prova di una intelligenza extraterrestre, si romperà la simmetria di queste due affermazioni e, di fatto, sarà una prova che sarà incompatibile con l’esistenza di Dio o almeno delle religioni organizzate.  

 

 E’ tutta una questione di spazio e tempo.

 Le civiltà tecnologiche non possono avere la stessa ubicazione – mediamente non possono essere vicino a noi nello spazio e nel tempo – a meno che tali civiltà tecnologiche siano di lunga durata. Non sto parlando di circa 100 anni o 1.000 anni. Sto parlando dell’età delle stelle o galassie.

L’equazione di Drake, (che in realtà non si usa quasi mai), non è altro che un bel modo per organizzare la nostra ignoranza. Quando si scrive una qualsiasi equazione ci si attende che venga calcolata una risposta. Questo è impossibile. Non c’è una risposta a questa equazione se non con l’osservazione e l’esperimento.

  N = R* · fp · ne · fl · fi · fc · L

dove:

N   è il numero di civiltà extraterrestri presenti oggi nella nostra Galassia con le quali si può pensare di stabilire una comunicazioneR*   è il tasso medio annuo con cui si formano nuove stelle nella Via Latteafp    è la frazione di stelle che possiedono pianetine   è il numero medio di pianeti per sistema solare in condizione di ospitare forme di vitafl    è la frazione dei pianeti ne su cui si è effettivamente sviluppata la vitafi    è la frazione dei pianeti fl su cui si sono evoluti esseri intelligentifc    è la frazione di civiltà extraterrestri in grado di comunicareL    è la stima della durata di queste civiltà evolute 

L’equazione di Drake dice che il numero di civiltà nella Via Lattea con cui possiamo attualmente comunicare potrebbe essere stimato prendendo il tasso medio di formazione stellare nella Via Lattea – e qui abbiamo davvero la possibilità di calcolare stelle simili al nostro sole che vivono abbastanza a lungo perché l’evoluzione sia possibile (sempre che l’evoluzione altrove abbia avuto lo stesso tempo che ha avuto il nostro pianeta) – per la frazione di stelle che hanno pianeti.

Ora sappiamo che i pianeti extrasolari sono poco più di 40 e considerando le attrezzature migliori che abbiamo sui telescopi possiamo trovare solo pianeti molto massicci con orbite di breve periodo. Forse dieci anni fa qualcuno avrebbe scommesso che non ne avremmo trovato nessuno. Ma, ancora non avevamo sufficienti strumenti di precisione per trovare altri pianeti. Oggi sappiamo qualcosa in più dei pianeti extrasolari, ma non abbastanza, in particolare su pianeti simili alla Terra.

Ora cerchiamo di entrare in una vera e propria speculazione.

  • Qual è la frazione di pianeti simili alla Terra la fuori su cui è cominciata la vita?
  • E di quella frazione di vita che ha avuto inizio, quanti hanno sviluppato un’intelligenza da poter essere riconosciuta?
  • E delle specie intelligenti là fuori, quanti di loro hanno sviluppato una civiltà tecnologica comunicativa che può essere percepita oltre le distanze delle stelle?
  • E per ultimo, per quanto tempo le civiltà e le loro comunicazioni sono durate?

Considerato tutto quello che sappiamo e tutto quello che non sappiamo,
Possiamo dire che attualmente il numero di civiltà nella nostra galassia che potrebbero comunicare è inferiore alla loro età in anni.Ora, ritenendo che la Via Lattea sia molto vecchia e molto grande – 10 miliardi di anni, e di 100.000 anni luce.Noi viviamo qui in questo posto alla periferia della Via Lattea che contiene 400 miliardi di stelle, circa un quarto delle quali, 100 miliardi, sono simili al sole. In quante stelle avremmo dovuto cercare per trovare una civiltà intelligente.E allora, a quale distanza avremmo dovuto cercare nelle molte stelle della Via Lattea?

E’ da circa 100 anni che abbiamo una tecnologia di comunicazione. Con questa tecnologia cerchiamo di trovare un’altra intelligenza tra circa quattro miliardi di stelle. Questo significa che avremmo dovuto cercare a circa 10.000 anni luce, in tutta la nostra galassia – il 10% della distanza in tutta la galassia.

Supponiamo che l’età giusta sia qualcosa come 13.000 o 15.000 anni, la quantità di tempo che abbiamo avuto finora come civiltà. Allora sarà come 1 a 30 milioni di stelle che si trovano entro i 1.700 anni-luce. Se le civiltà durassero un milione di anni, allora la ricerca dovrà essere fatta solo su 400.000, per trovarne una con 430 anni luce. E se le ultime civiltà con 400 milioni di anni, quindi 1 su 1.000 saranno sufficienti a rientrare nei 50, 60, 70 anni luce.

Il che sarà 1 su 1.000 dove attualmente vengono fatte le più sensibili ricerche del SETI (Il SETI è il nome collettivo per le attività scientifiche svolte per cercare vita extraterrestre intelligente). Per avere successo di trovare una vita intelligente extraterrestre da parte della nostra primitiva tecnologia, vuol dire che stiamo cercando qualcosa di molto vecchio. Così successivamente a breve termine implica che la tecnologia che rileveremo sarà molto più vecchia rispetto alla nostra. Anche se in futuro, (pensando alle nuove generazioni), non necessariamente sarà possibile trarre la stessa conclusione.

Pertanto, dobbiamo essere in grado di sopravvivere al tipo di stato in cui ci troviamo oggi – con la nostra infanzia tecnologica – longevi, non solo noi stessi ma anche il nostro pianeta. Tale longevità estrema è del tutto incoerente con il tipo di religione organizzata che conosciamo. Va ricordato che gli uomini non fanno mai completamente il male così allegramente come quando lo fanno per convinzione religiosa. In altre parole, in genere le persone cattive fanno cose cattive; persone buone fare cose buone. Ma, ci vuole la religione per portare una persona buona a fare qualcosa di veramente brutto.

La religione organizzata è una delle nostre più grandi minacce alla sopravvivenza. Tutta la gamma delle religioni che abbiamo oggi, sono relegate ad una delle forme più comuni di preghiera.

Ambrose Bierce ha definito il “pregare” come:

“dichiaratamente indegna la richiesta di un singolo di annullare le leggi dell’universo”.

Lo stato d’animo – la volontà di mettere da parte le leggi dell’universo a favore di qualche autorità superiore – consente fondamentalmente a una tantum di gratuita impunità. Questo tipo di impunità, consente alle persone di eludere le conseguenze delle proprie azioni, compresa la distruzione della specie e dell’habitat.

La religione organizzata è un’invenzione del nostro possibile, intelletto, e non solo del nostro, ma anche di altri intelletti.

HL Mencken ha detto:

“La più comune di tutte le follie è credere appassionatamente che il palpabile non sia vero. Questa è la principale occupazione del genere umano”.

Steven Pinker ci dice che l’evoluzione e l’intelligenza umana ha plasmato il modo in cui era quello di creare un sistema di moduli progettati per capire come funziona il mondo. Quando, (ancora agli inizi) non ne avevamo compreso il funzionamento. Originariamente i popoli (di conseguenza non ancora alfabetizzati), hanno inventato fantasmi e ipotesi sul futuro, garantendo poteri a oggetti ordinari senza averne inventati di diversi, ma solamente prendendo un banale oggetto caricandolo di potere.

Quindi, la religione organizzata è un’invenzione della mente, come ci dice Steven Pinker. Dio è una nostra invenzione.

Ci stiamo trasformando e dirigendo a sopravvivere in una civiltà tecnologica longeva, la religione organizzata ha bisogno di essere superata. Le guerre di religione sono state portate avanti in modo tradizionale per secoli.

Anche se qualcuno ha imposto dei trattati, i conflitti non sono mai del tutto finiti. Di esempi veramente orribili ci sono stati in passato come lo sono ancora nel presente.

L’unica soluzione possibile che possiamo auspicare oggi è superare la religione così come la conosciamo, con le sue sette e denominazioni, sviluppando una religione universale senza deviazioni, senza differenziazioni assolutamente completa e interessante per tutti. Una tale religione potrebbe essere in grado di coesistere per lungo tempo con lo sviluppo tecnologico, senza precipitare nelle peggiori tendenze umane.

Se Questo sviluppo è stato possibile per le altre civiltà, si potrebbe ipotizzare che, se e quando mai arriverà un messaggio, sarà un invito a far comprendere a tutti noi che le cose sono ben diverse da come le abbiamo ipotizzate. D’altra parte, se vogliamo auspicare di ricevere un messaggio laico di tale importanza, dovremo staccarci dalle religioni organizzate superandole.

di Jill Tarter

FONTE 

wlady