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Critica alla democrazia

 Perché Socrate odiava la democrazia … e cosa possiamo fare per questo

by Scotty Hendricks
October 08, 2017
from BigThink Website

In tutto il mondo, persone di tutte le età hanno una ragione per essere preoccupate del governo democratico.

Mentre il mondo occidentale pone oggi un valore elevato sulla democrazia, questo non è sempre stato così. Alcune delle più grandi menti della storia della civiltà occidentale hanno avuto forti critiche sulla democrazia, critiche che sarebbe da idioti ignorare.

In Repubblica, Platone scrive che Socrate stava discutendo (molto più che in forma docente) sulla natura dello stato ideale.

Ad un certo punto chiede al suo compagno, Adeimantus,

che avrebbe preferito gestire un viaggio per mare, con un qualche passeggero casuale o un capitano ben addestrato, istruito ed esperto

Video Sottotitolato in lingua italiana

Ovviamente, dopo che il capitano è stato scelto per validi motivi di competenze, Socrate estende la metafora allo stato, chiedendo perché lasciare che qualcuno cerchi di gestire la nave dello stato.

Egli continua a proporre un regime totalitario come lo stato ideale, in cui i governanti sono stati tutti istruiti in decisioni per decenni prima di assumere il potere assoluto.
Le obiezioni di Socrate per il governo democratico possono essere trovate anche in altre opere.

Ha lodato la monarchia Spartana come ben gestita, e in vari dialoghi sulle virtù lamenta che, sono così poche le persone le hanno e ancora meno persone che siano in grado di capirlo.

È senza dubbio che non ha considerato abbastanza intelligente la generale popolazione per gestire le cose.

Questa non è l’unica critica inerente all’intelligenza della popolazione che vota nella culla della democrazia. Nelle parti successive della Repubblica, Platone suggerisce che la democrazia è una delle fasi successive al declino dello stato ideale. Una cosa così sbagliata e male gestita che la gente in ultima analisi grida per avere un dittatore per essere salvata.

Questa era una grande idea per Platone, la democrazia porterebbe ai tiranni.

Aristotele, da parte sua, ha elencato che la democrazia è come la versione fallita della regola da parte delle moltitudini.

La “timocrazia”, la regola della classe privilegiata o anche solo una forma più costituzionale del governo repubblicano che nella mente dei molti era il tipo ideale di regola. Avrebbe visto l’Atene come una città sempre in decomposizione, allontanandosi dalla sua originaria costituzione timocratica come stabilito da Solone.

L’idea che la democrazia sia fondamentalmente sbagliata è addirittura sponsorizzata nei successivi e più liberali pensatori.

Voltaire, che ha sostenuto tutte le libertà liberali del discorso e della religione, ha detto alla Grande Caterina di Russia che,

“Quasi niente di grande è mai stato fatto nel mondo tranne per il genio e la fermezza di un solo uomo che combatte i pregiudizi della moltitudine”.

La sua comprensione del liberalismo è stata quasi completamente separata dalla democrazia.

Se allora la democrazia era così deleteria, perché l’abbiamo ora? E perché ripetere l’errore?

Ora, è importante capire che la democrazia ad Atene era molto diversa da quella che abbiamo oggi. Atene era molto più vicino a una democrazia diretta che la maggior parte di noi sarebbe a suo agio.

Era anche molto limitata; solo il venti per cento della popolazione era mai stato affidato allo stesso tempo, tutti i maschi bianchi liberi all’età di 18 anni con genitori che erano anche cittadini.

Alcuni uffici avevano un requisito minimo di ricchezza.

Il quorum per l’Assemblea era di 6000 cittadini, in modo da aumentare la presenza degli schiavi con una corda tinta di rosso che avrebbe portato gente lì all’agorà e, chiunque catturato con tinture rosse sui loro vestiti veniva mutilato.

Molti posti nel governo sono stati tenuti da cittadini selezionati a caso per servire in essi.

Socrate stesso si trovò in questo modo una volta, e testimoniò di che cosa si trattava a una folla arrabbiata che mise illegalmente i generali a morte. Allora, naturalmente, una giuria decise con una sottile maggioranza di metterlo a morte su accuse deboli.
Platone ci dice che solo 30 voti, da una giuria di 500, lo hanno condannato a morte uccidendolo.

La morte di Socrate

Ma perché contano ancora le critiche se non abbiamo la Democrazia Ateniese?

Beh, il fatto che abbiamo un governo diverso da Atene non significa che non condividiamo problemi simili.

Socrate era preoccupato per i problemi posti da una popolazione non addestrata e facilmente capace di avere potere sullo stato. Un problema che continua a disturbare i pensatori come Richard Dawkins.

Negli Stati Uniti gli elettori possono essere poco meno informati di quello che votano.

Jimmy Kimmel ci mostra come le persone non sanno molto dell’Obamacare e che i risultati della mancanza di informazione si sono dimostrati negativamente per loro.

Questi fatti, combinati con il potere degli uffici nelle mani del pubblico votante, avrebbero fatto raggiungere a Socrate le porte dell’inferno.

Cosa possiamo fare?

“C’è un bene, una conoscenza e un male, ignoranza”.

Così ha parlato il Socrate antidemocratico …
L’istruzione è la “migliore” speranza di una democrazia. Una popolazione che comprende i tratti necessari in un leader, conosce la differenza tra un artista e un legittimo leader e sa quale sia il cammino da intraprendere che è la differenza tra un’efficace democrazia e l’incubo socratico.

Mentre nella nostra democrazia l’elettore tipico non ha bisogno di preoccuparsi di essere messo in una posizione di potere per via di una lotteria, hanno bisogno di capire abbastanza per selezionare la persona ‘giusta’ per metterla e porla al potere.

Per i Greci questo era un’istruzione in grammatica, logica e retorica, aritmetica, geometria, musica e astronomia. Tutte le cose vissute come vitali per partecipare alla vita pubblica e vivere la vita di un cittadino libero, avvenne solo più tardi la fondazione della nostra moderna educazione all’arte liberale.

Mentre l’idea che,

“l’argomento migliore contro la democrazia è una conversazione di cinque minuti con l’elettore medio”,

… può ancora suonare vero, migliorando l’educazione dell’elettore medio si indebolisce tale argomento.

“La democrazia è la forma peggiore di governo, eccetto tutte quelle altre forme”, ha affermato Winston Churchill, noto campione di ideali democratici.

Qualsiasi governo è solo buono come i suoi governanti …

In una democrazia, questo significa che la popolazione generale deve essere adeguatamente istruita per governarsi.

  • Le critiche della democrazia date dalla sua culla saranno riconosciute?
  • O finiremo come ad Atene?
  • Una democrazia in nome, ma in realtà governata dalla folla non erudita?

Fonte: http://www.bibliotecapleyades.net/

Traduzione e adattamento: Nin.Gish.Zid.Da

I Maghi di Is

L’arte è pericolosa per le autorità

Di Jon Rappoport 

Nel 1891, Oscar Wilde scrisse: “L’arte è l’individualismo, e l’individualismo è una forza inquietante e disintegrabile. Ci si trova il suo valore immenso. Per quello che cerca di disturbare la monotonia del tipo, la schiavitù dell’usanza, la tirannia dell’abitudine e la riduzione dell’uomo al livello di una macchina”. 

L’autorità desidera una percezione limitata.

Vuole le “cose così ​​come sono” per regolare la giornata.

Vuole che il fuoco dell’esplorazione creativa esca e si rivolga alle ceneri.

L’arte è pericolosa. Spinge le persone fuori dai canali delle risposte standard.

Non vedono più le cose che dovrebbero vedere.

È per questo che viene trasmesso nell’insegnamento in vari corsi da parte di collegi e scuole di ogni rango, nascondendosi nella storia dell’arte. Ogni tentativo è fatto per codificare le reazioni degli studenti.

Non sto solo parlando di arte politica. Voglio dire QUALUNQUE ARTE che veramente esce dalla fiducia dell’immaginazione.

Coloro che gestiscono le cose – e le loro libere volontà – vogliono che la realtà si guardi in un certo modo e si sperimenti per farla sentire in certi modi. Questi spettri limitati formano un comune denominatore.

Anche la cosiddetta esperienza spirituale è codificata. Si chiama religione organizzata. Lo chiamo “dare soldi al soffitto”. Lei dà i tuoi soldi e ti dicono che per la tua esperienza il soffitto è alto e, cosa troverai quando ci arrivi.

L’arte non ha nessuna di queste limitazioni. È creata da persone che sono andate al di là del ridotto catalogo di emozioni, pensieri e percezioni.

L’arte, come la intendo è l’immaginazione, che si libra cauta ai venti. Inventa realtà che generano nuove reazioni, mai sperimentate.

I colpi di martello e la morbida propaganda della comune cultura installa strati di controllo sulla mente: “Vedi le cose e le sperimenti in questi modi prescritti”.

Nel corso degli anni ho incoraggiato un certo numero di persone a diventare artisti. A parte il lavoro che hanno inventato, ho notato tutto il loro approccio alla percezione che ha radicalmente cambiato la loro vita.

Il loro senso di vitalità, il loro coraggio, il loro spirito avventuroso è venuto in primo piano.

Il controllo mentale, applicato esternamente e auto-indotto, è tutto quello di mettere un coperchio sul potere creativo. Questo è il suo vero obiettivo.

I tecnici credono che agganciando il tuo cervello a un super-computer soddisferà le tue esigenze e i tuoi desideri. Essi cercano di dimostrare che tutta l’invenzione, tutta la creazione, tutta l’arte, tutta l’immaginazione è solo un insieme di calcoli all’interno di un sistema chiuso.

Questo sforzo tradisce la propria disperazione: non vedono in alcun modo la reale possibilità di creare.

È il vuoto in cui vivono tutte le élite. Costruiscono una coscienza morta congelata di modelli e algoritmi e “soluzioni”, e cercano di imporli, come realtà, alle menti delle popolazioni.

In sostanza, stanno dicendo: “Se abbiamo una malattia dell’anima, devi averla anche al corpo”.

Si chiama odio della vita.

D’altra parte, il potere creativo individuale viene lanciato da una piattaforma di libertà e sale attraverso le stratificazioni, su un altro strato di maggiore libertà.

Da questa prospettiva, il potere autoritario assomiglia a una charade mortalmente malata.

Ci sono due livelli di false novità. La prima, è quella che molte persone sanno. Cioè, un’informazione falsa e ingannevole trasmessa dai principali mezzi di comunicazione, per impedire al pubblico di scoprire cosa succede veramente sotto la superficie e dietro il velo, da dove viene esercitato il potere.

Il secondo livello, che pochissime persone capiscono. È di proprietà e gestito da quello che io chiamo i Maghi di Is. Dicono: “Ora è questo che c’è qui, non c’è qualcos’altro perché … continui a guardare e a pensare, quello che c’è già esiste”.

“Familiarizzate con tutto ciò che già esiste. Vi daremo un’offerta infinita di cose e di idee che potete esplorare e realizzare. Vi daremo ciò che esiste. Guarda tutte queste cose e accettale. E, Continua a farlo.”

Il corollario è: Non c’è niente da creare. Tutto ciò che può essere creato è stato creato. Tu stesso, tu, non hai il potere di creare.

Questa è la menzogna più profonda. Questo è dove la battaglia si ferma e l’individuo si arrende.

Questo è dove l’individuo che potrebbe essere più diventa meno.

È qui che l’artista non ancora nato decide di vivere a metà luce.

È qui dove le energie vitali si disperdono e si esauriscono.

Questo è dove si assume la macchina.

O…

L’individuo può svegliarsi e attivare la sua immaginazione.

Senza limiti.

È qui che comincia la nuova battaglia. Questo è dove l’artista mette da parte tutte le risposte standard e le piccole emozioni e, invece, INVENTA.

Questo è dove la paura viene spazzata via.

Questo è dove l’individuo può riconquistare se stesso con le sue più profonde azioni.

https://jonrappoport.wordpress.com/ 

Traduzione e adattamento: Nin.Gish.Zid.Da

La demagogia e il marketing della politica attuale

Come Platone predisse l’avvento di Trump

Platone nella “Repubblica”
descrive come la democrazia
degenera in tirannia,
è molto simile
a quanto è successo con Trump

Alfred North Whitehead aveva scritto che tutta la storia della filosofia è solo una nota a piè di pagina dei dialoghi di Platone, tale è il potere del filosofo ateniese, e nella sua opera risiede l’anima della civiltà occidentale.

Nel libro La Repubblica si trovano alcuni passaggi che potrebbero servirci da monito per quanto può arrivare da Trump o che avrebbero dovuto esserci utili per impedirlo al momento giusto.

Platone dice che la tirannia è un pericolo latente nella democrazia. 

Nel video della BBC che segue, il blogger Andrew Sullivan spiega un passaggio della Repubblica in cui si discute sull’evoluzione nel tempo dei diversi sistemi politici e su come si trasformano l’uno nell’altro.

Socrate dice:

“la tirannia arriva probabilmente solo a partire da un regime democratico”.

Socrate dice che la democrazia porta la libertà e l’uguaglianza al massimo, ma quando la libertà diventa troppa si può produrre una degenerazione e una perdita di identità.

Si odia ogni diseguaglianza e i ricchi e le élite s sono odiate e guardate con sospetto poiché rappresentano l’ingiustizia. Quando la democrazia arriva a questo punto, un tiranno può approfittare del momento esaltarsi.

Generalmente, il tiranno fa parte del l’élite ma è in una sintonia particolare con il momento, eccedendo con il cibo, il sesso e con i piaceri volubili e capricciosi.

Raggiunge il potere prendendo il controllo di una moltitudine obbediente, attaccando i suoi colleghi ricchi dichiarandoli corrotti. E’ un traditore della sua classe…

E’ solo offrendo ai cittadini auto-indulgenti una specie di sollievo dalle interminabili elezioni della democrazia e dalle insicurezze…

“troppa libertà sembra produrre solo molta schiavitù”.

Si offre come la risposta personalizzata a tutti i problemi, per rimpiazzare le élites e governare solo in favore delle masse.

Tutto molto simile all’avvento di Trump nella presunta ‘grande democrazia’ degli Stati Uniti, che ha consentito, per l’ignoranza delle masse e la corruzione del sistema, il suo trionfo, è inquietante.

Nella Repubblica, Platone parla anche del suo sistema prediletto che si basa sui re filosofi, governanti che hanno una capacità superiore e siano atti a manovrare la barca dello Stato.

Tutto questo si può illustrare in questo modo:

Abbiamo un capitano di una nave che per disabilità, non può comandare la sua nave.

Allora i marinai si perdono in discussioni e risse per decidere chi dovrebbe diventare capitano. Il problema è che i marinai non si intendono di navigazione e utilizzano le abilità che hanno, per la maggior parte insignificanti per il compito in questione, per fare in modo che il padrone della barca li scelga come capitano.

Realizzando ogni tipo di pantomima, di dimostrazioni di forza bruta e altre sofisticherie come la demagogia e il marketing della politica attuale, i marinai fanno pensare al padrone che alcuni hanno quello che ci vuole per guidare la nave.

Così, in questo regno delle apparenze, dice Socrate, l’uomo che conosce veramente la navigazione è chiamato semplicemente “osservatore delle stelle”.

Questo accadeva ai filosofi di Atene.

Il padrone della nave sarebbe il popolo che si lascia facilmente portare dalle apparenze e non è capace di vedere il vero carattere e la capacità “di guidare” di un candidato perché non ha seguito i dettami di una vita filosofica.

Paradossalmente oggi la visione platonica non gode di stima perché contiene il pericolo di arrivare alla tirannia e al dispotismo.

La chiave, però, è che il re filosofo, essendo cresciuto nella vita filosofica, è un uomo che necessariamente conosce il bene, è un uomo buono.

Questo è un qualcosa che, senza dubbio, è molto difficile da trovare nella politica dei giorni nostri…

Fonte: http://www.bibliotecapleyades.net/

l’Apatia del Cittadino

Perché Non Serve un Presidente  

di Gary ‘Z’ McGee
Traduzione di Anticorpi.info
 

“E’ risaputo che chiunque brami di governare la gente sia anche – ipso facto – inadatto a farlo. Quelli che riescono a farsi eleggere non dovrebbero in alcun caso governare.”
Douglas Adams
 

Per quanto competente, degno o saggio possa essere, a nessun essere umano dovrebbe essere permesso di avere il ‘potere’ di cui attualmente gode un presidente. Il potere può spezzare le personalità più forti. 

L’ironia qui è che nessuno che insegua una simile carica dovrebbe essere eletto, in quanto è molto probabile che sia una persona corrotta o corruttibile. Inebriati dai privilegi del potere, dalla bramosia di controllo, coloro che sgomitano per ottenere il potere sono anche i meno adatti a gestirlo. Matematico. 

Certo, lì fuori potrebbero esserci delle eccezioni. Ma è altamente improbabile. Potrebbe esserci un Harry Potter disposto a distruggere la Bacchetta di Sambuco per sfuggire alla corruzione del suo potere. Ma è molto difficile. Chi riesce a superare i luoghi comuni dell’eroismo mitologico comprende che il cosiddetto ‘potere’ è semplicemente una responsabilità troppo gravosa da gestire, sia per i singoli individui che per gruppi di individui. 

Ciò premesso, vado ad elencare sette buone ragioni per cui non abbiamo bisogno di un presidente. 

1 – Il Potere Corrompe

“Il potere corrompe. Il potere assoluto corrompe assolutamente” Lord Acton 

E’ questa, la principale ragione per cui un presidente non ci serve. Semplicemente, l’uomo medio non è in grado di gestire il potere. Come osservò Abraham Lincoln: “Quasi tutti gli uomini sopportano le avversità, ma se vuoi scoprire il vero carattere di un uomo, dagli il potere.” 

Il Potere ‘sano’ autorizza gli altri; non ha bisogno di barricarsi dietro le proprie esclusive facoltà, ma rinuncia ad esse. Si diffonde. Espia se stesso. Autorizza gli altri. 

Non ci serve un presidente potente, ma molti leader che abbiano compreso la natura del potere. Non abbiamo bisogno di un presidente per le stesse ragioni per cui non abbiamo bisogno di leader intenti a fare proseliti. Abbiamo bisogno di leader che allevino nuovi leader di caratura superiore. Sia dannata l’Autorità; sia dannata la Gerarchia. L’unica cosa che conta è la prevenzione della corruzione del potere, perché la corruzione conduce sempre alla tirannia. 

Viene concesso troppo potere ai presidenti. Questa è la linea di fondo. E alla lunga tale potere finisce per danneggiare la gente. Ed infatti eccoci qui: alla fine siamo scivolati in un contesto storico in cui la corruzione dilaga all’interno di un sistema elefantiaco e malsano basato sulla vessazione e l’inganno. E le urne elettorali traboccano dei voti miopi delle persone prone. 

2 – La Presidenza, Legittima il Potere Obsoleto dello Stato

“La Grande Menzogna è che questa sia civiltà. Non c’è alcunché di civile. E’ letteralmente il sistema più brutalizzante ed assetato di sangue mai imposto su questo pianeta. Questa non è civiltà, questa è la Grande Menzogna. Oppure, ammesso e non concesso che questa sia civiltà, allora la Grande Menzogna è stata far credere che la civiltà sia per noi un beneficio.” John Trudell 

Lo stato: una massa di paranoia ed ignoranza che nel tempo si è coagulata nella più mostruosa egregora mai concepita dal pensiero umano. Lo stato: miliardi di persone impegnate a sgomitare tra loro in mezzo alle miserie della violenza gerarchica. Lo stato: un’entità inquietante che ha un solo modo di rapportarsi ai cittadini: bastone e carota. Lo stato: il concetto di potere che si dilata, ingrassa e prolifica sull’inganno (disumano) della mercificazione umana. O, come affermò Nietzsche:

“Si chiama Stato il più gelido di tutti i mostri. Esso è gelido anche quando mente; e questa menzogna gli striscia fuori di bocca: Io, lo Stato, sono il popolo”. Friedrich Nietzsche 

Purtroppo, la dilatazione dello Stato ha comportato l’erosione delle libertà individuali. Una struttura piramidale che ha neutralizzato il potere e la libertà individuale, la cui tutela dovrebbe venire prima di qualsiasi altra cosa. Questo significa che è necessario un crollo sistematico, dall’alto verso il basso. Il crollo inizierà quando la maggioranza riuscirà a superare una serie di concetti obsoleti, tra cui quello secondo cui avremmo bisogno di un presidente. 

3 – L’Anarchia è Preferibile a Qualsiasi Altra Forma di Governo

“Le persone per bene non hanno bisogno di leggi che le obblighino ad agire in modo responsabile, mentre quelle malvagie trovano sempre un modo per aggirare le leggi.” Platone 

L’anarchia non gode di una buona reputazione. Ciò è dovuto in larga parte alle false accuse inventate e diffuse dagli statalisti con il cervello ridotto in pappa dalla propaganda.

L’anarchia è semplice come il buon senso. Letteralmente significa: nessun padrone, nessun governante. Non significa: nessuna regola. Significa attenersi semplicemente alle leggi naturali (legge cosmica, buon senso, principio di non-aggressione, ecc), piuttosto che obbedire a miriadi di regole e leggi concepite da esseri umani fallibili.

La cieca obbedienza è il problema, il bug che si manifesta in qualsiasi governo che cada tra le grinfie corrotte dello statalismo. La cieca fedeltà ad un presidente non può che rappresentare un ostacolo per qualsiasi essere umano che cerchi di affrancarsi dalla tirannia di governanti e padroni. 

4 – La Democrazia Orizzontale E’ Preferibile alla Democrazia Rappresentativa

“Nulla è più difficile del modificare l’ordine delle cose; chi ci prova si troverà contro tutti coloro che traggono profitto dal vecchio sistema.” Machiavelli 

Il nostro non è un problema di contrapposizione tra democratici e repubblicani. Quella è solo una trappola fatta di fumo e specchi; l’ennesimo espediente finalizzato a mantenere le persone divise, così da rafforzare il ruolo del governo ogni volta che assume decisioni sbagliate. 

No. Il vero problema non è la fazione opposta, ma il sistema stesso. La vera battaglia da combattere è quella contro un sistema corrotto, non contro i nostri pari. Questo tipo di lotta richiede una tattica diversa. Lo scopo qui non è vincere, ritirarsi oppure ottenere vendetta, ma creare qualcosa di differente. 

Contribuendo alla propaganda bipartisan non facciamo che peggiorare le cose. La vera democrazia, la democrazia orizzontale, non funziona in questo modo. Come ebbe a dire JFK: Non cerchiamo la risposta repubblicana o la risposta democratica, ma la risposta giusta. E la risposta ‘giusta’ non può che prefiggersi di smarcare la libertà individuale dallo schematismo del bipartitismo rappresentativo. 

5 – Abbiamo Bisogno di Leader Virtuosi, Non di Gente Assetata di Potere

“Sei un discepolo perché i tuoi occhi sono ancora chiusi. Il giorno che li aprirai, vedrai che non vi è alcunché che tu possa imparare da me o chiunque altro. A cosa serve un maestro? A mostrarti l’inutilità di averne uno.” Anthony de Mello 

Dare il buon esempio sarà sempre preferibile a far valere le leggi con la forza. Solo gli esempi virtuosi sono in grado di alimentare la fioritura dello spirito umano. Mentre la tirannia ostacola questo processo. I veri leader non hanno bisogno di seguaci. Non hanno neanche bisogno del potere. Si limitano a fornire un esempio virtuoso e a scivolare fuori dalle lusinghe del potere come un serpente scivola fuori dalla propria stessa pelle. 

Ora come ora il profilo tipico di chiunque cerchi di diventare presidente, è sempre contraddistinto da una marcata vocazione autoritaria. E questo è un altro grande motivo per cui non abbiamo bisogno di un presidente. 

6 – Il Potere del Presidente Rispecchia l’Apatia del Cittadino

“La scomparsa del senso di responsabilità è la più vasta conseguenza della sottomissione all’autorità.”Stanley Milgram 

Una comunità auto-governata tende ad essere attiva. Una comunità sottomessa ad una gerarchia di potere tende ad essere apatica, politicamente miope e civilmente inerte. Abbiamo un’intera nazione che ormai si è abituata ad interpretare il ruolo della vittima imprigionata in una feroce spirale di dipendenza ed obbedienza. 

Avere una cittadinanza sveglia è quasi impossibile in queste condizioni di barbarie culturale e mediatica. Dobbiamo avere il coraggio di ribaltare la situazione, capovolgere la potenza dinamica, riprenderci il potere che ci fu sottratto da questo obsoleto sistema di comando. E’ assurdo sperare che dopo aver consegnato il nostro potere nelle mani di qualcuno, costui un giorno ce lo restituisca volontariamente. 

7 – La Nostra Evoluzione è Ostacolata dalle Obsolete Forme di Governo.

“Che cos’è questa rivoluzione interiore? Questa rivoluzione frantuma le vecchie e ripetitive e mortifere strutture di pensiero e di percezione in cui l’umanità si ritrova intrappolata. Una tale rivoluzione richiede un continuo svuotamento delle vecchie strutture di coscienza e la nascita di una vita ed intelligenza fluida. Questa intelligenza ristruttura tutto il nostro essere-corpo, la nostra mente, la nostra percezione. Questa intelligenza libera la mente dalle vecchie strutture radicate nella coscienza umana.” Adyashanti 

Libera evoluzione significa rivoluzione sana. All’esperienza umana deve essere concesso di fluire e rifluire attraverso il tempo tra gli errori ed i tentativi. Se i tentativi e gli errori si trasformano in leggi e controllo, è una rovina per l’evoluzione umana. Come intuì James Russell Lowell: “Il tempo rende rozze le cose vecchie.” 

Dunque spetta a noi ricordare gli errori dei nostri antenati per non ripeterli; imparare da essi ed usarli come pietre miliari da cui ripartire per raggiungere qualcosa di più sano. Questo può voler dire contrapporre l’anarchia alla cosiddetta ‘morale’ dello Stato, ed un appassionato amore per la libertà alle costrizioni dello status quo. 

Un giorno Aldous Huxley disse che “la più importante delle lezioni insegnate dalla Storia, è che l’umanità non impara niente dalle lezioni della Storia.” Ci conviene tenere bene a mente questo concetto e darci da fare affinché tali strutture obsolete cessino di ostacolare la buona salute e l’evoluzione della nostra specie. Il concetto mal concepito secondo cui avremmo bisogno di un Presidente, fa parte di quelle strutture obsolete, strutture da accatastare e dare alle fiamme. Burn, Baby Burn! E già che ci siamo, gettiamo nella pira anche la Corona imperiale inglese. 

Articolo in lingua inglese, pubblicato sul sito Waking Times

Link diretto: http://www.wakingtimes.com/2016/08/30/7-reasons-not-need-president/ 

Traduzione a cura di Anticorpi.info

Fonte: LINK

Negri-Indiani-italioti

Agli schiavi italioti. Con omaggio agli indiani. 

Maurizio Blondet  

Questi pensieri li dedico ai controllori di volo di Fiumicino, che hanno scioperato per vedere la partita Italia Svezia (110 voli cancellati); ai dipendenti dell’ATAC iscritti al sindacato Ugl che lunedì hanno scioperato dalle 20.30 alle 0.30 per vedere l’Italia contro il Belgio. Li dedico ai palermitani dell’Amat, l’azienda trasporti di Palermo, che hanno fatto lo stesso. 

Siete negri. Lo dimostrate col vostro comportamento: negri. Quei negri che Alexis de Tocqueville vide e descrisse nel suo grandissimo saggio “La democrazia in America”, scritto nel 1832
tocqueville 

Alexis De Tocqueville (1805-1859)

“Il Negro degli Stati Uniti ha perduto perfino il ricordo del suo paese; non capisce più la lingua che han parlato i suoi padri; ha abiurato la loro religione e scordato i loro costumi […]. Il Negro non ha famiglia; non sa vedere nella donna altra cosa che la compagna passeggera dei suoi piaceri; e quando nascono, i suoi figli sono suoi eguali”.  

Che ne dite, vi riconoscete? E’ somigliante il ritratto di voi italioti? Di voi negri? Ascoltate ancora: 

“Affondati in questo abisso di mali, il Negro sente appena la sua sciagura; la volenza l’ha posto nella condizione di schiavo, e l’abitudine al servire gli ha dato pensieri e un’ambizione di schiavo; egli ammira i suoi tiranni più che odiarli, e trova la sua gioia e il suo orgoglio nella servile imitazione di quelli che lo opprimono. La sua intelligenza s’è abbassata al livello della sua anima”.

Non ha bisogno, il Negro, di preoccuparsi del domani, di essere previdente o responsabile. “Egli comprende, fin dalle prime nozioni che riceve dall’esistenza, che è la proprietà di un altro, che ha interesse a vegliare sulla sua vita; si rende conto che la cura della propria sorte non gli è devoluta; quindi, l’uso stesso del pensiero gli pare un dono inutile della Provvidenza. Egli gode pacificamente di tutti i privilegi della sua bassezza”.

Che possiate essere cittadini, unirvi ai liberi e forti per riconquistare la sovranità sequestrata di poteri forti globali e dalle euro-oligarchie, è escluso:

“Se il Negro diventa libero, l’indipendenza gli appare una catena più pesante che la stessa schiavitù; perché nel corso della sua esistenza, ha appreso a sottomettersi a tutto, tranne che alla ragione; e quando la ragione diviene la sua sola guida, non sa riconoscere la sua voce”. 

Tocqueville vide la metamorfosi dello schiavo liberato, e vide quel che diventava: il consumista-tipo. 

“Mille bisogni nuovi lo assediano, e lui manca delle conoscenze e dell’energia necessaria per resistere loro. I bisogni sono dei padroni che bisogna combattere, e lui non ha imparato che a sottomettersi e ad obbedire. E’ arrivato dunque al colmo di questa miseria, che la servitù lo abbrutisce e la libertà lo fa perire (…) …Il Negro si piega ai gusti dei suoi oppressori, adotta le loro opinioni ed aspira, imitandoli, a confondersi con essi”.

Una figura che ben conosciamo, vero? Negri siamo un po’ tutti, nella società del consumo-divertimento, nel grande McWorld dell’americanismo planetario. Ma troppi sono più negri di altri. Quelli dell’America, furono resi schiavi con la forza; troppi oggi lo sono volentieri. 

Aggiungo a questo punto che non è mio merito il ritrovamento di tali folgoranti citazioni: è di un intellettuale francese, Nicolas Bonnal, che scrive su Dedefensa. Ringraziate lui. E ne avrete ancor più motivo, perché ha ripescato dal gran volume, quel che Tocqueville capì dei pellerossa, e del destino che li attendava – e che attende nel McWorld chi ha dignità.

Anzitutto, il ritratto dell’Indiano. E’ il contrario del Negro. Tocqueville, che ha conosciuto in Francia l’Ancien Régime, i tempi dell’aristocrazia, lo riconosce subito: “La caccia e la guerra gli sembrano le sole cure degne di un uomo. L’indiano, al fondo della miseria dei suoi boschi, nutre dunque le stesse idee, le stesse opinioni del nobile del Medio Evo nel suo castello”. Uno scandalo intollerabile, più grande democrazia e nella sola superpotenza rimasta. Ed ecco come viene normalizzata una simile nobiltà non omologabile:

“…indebolendo presso gli indiani dell’America del Nord il sentimento della patria, disperdendo le loro famiglie, oscurando le loro tradizioni, interrompendo la catena dei ricordi [cioè la trasmissione vivente della Tradizione, da padre a figlio, da saggio sciamano ad allievo], e cambiando tutte le loro abitudini, ed accrescendo oltre misura i loro bisogni”. In questo modo “La tirannia europea li ha resi più disordinati e meno civilizzati di quanto già erano”. 

Tocqueville vide già applicato il principio del libero commercio globale, con gli effetti dell’interdipendenza e dell’obbligo del superfluo.

“Gli europei hanno introdotto fra gli indiani le armi da fuoco, il ferro e l’acquavite; gli hanno insegnato a rimpiazzare coi nostri tessuti i vestimenti barbari di cui la semplicità indiana s’era fino ad allora contentata. Contraendo gusti nuovi, gli indiani non hanno appreso l’arte di soddisfarli, ed hanno dovuto ricorrere all’industria dei Bianchi”. 

Entrato nell’economia monetaria, il Pellerossa non ha soldi. Ma può guadagnarli? Certo! Egli dispone di quel che Adam Smith chiamò “il vantaggio competitivo”: è un bravissimo cacciatore, migliore di qualunque bianco. Porti dunque le pellicce dei castori, dei visoni e delle volpi – si vendono bene nella lontana Europa – e riceverà il compenso. Naturalmente, detratte le spese e il giusto profitto del Bianco, che conosce i “mercati” e fa all’Indiano il favore di portare le sue pelli sul mercato – e ignora che il margine di profitto che il capitalista si tiene è mille, diecimila volte quel che gli dà in cambio. Non sa, il guerriero, il nobile medievale nella foresta, che la “allocazione efficiente del capitale” consiste nella “riduzione della retribuzione del lavoro”.

Tocqueville poté vedere gli effetti di questo scambio:

“Da quel momento, la caccia non dovette servire solamente ai suoi bisogni, ma anche alle passioni frivole dell’Europa. Non cacciò più le bestie delle foreste per solo nutrirsi, ma al fine di procurarsi i soli oggetti di scambio che poteva darci. Mentre i bisogni degli indigeni si accrescevano così, le loro risorse non cessavano di decrescere”.

E come mai? La selvaggina diventa rara.

“Dal giorno in cui un insediamento europeo si forma nella vicinanza del territorio indiano, la selvaggina entra in allarme. Migliaia di selvaggi erranti nella foresta, senza dimora fissa, non la spaventavano; ma all’istante in cui il rumore continuo dell’industria europea si fa udire in qualche luogo, essa comincia a fuggire e a ritirarsi verso l’Ovest, dove il suo istinto sa che incontrerà dei deserti, ancora senza confini”.

Privato della sua risorsa e mezzo di scambio, all’indiano non resta che entrare nel lavoro salariato. “Dopo una vita agitata, piena di mali e di pericoli, ma allo stesso tempo densa di emozioni e di grandezza, bisogna sottomettersi a una esistenza monotona, oscura e degradata. Guadagnare con lavori penosi e in mezzo all’ignominia il pane che deve nutrirlo, questo è ai suoi occhi l’unico risultato della civiltà che gli si vanta. E anche questo risultato, non è sempre sicuro di ottenerlo”.

Perché non lavorano bene, sono dequalificati, il mercato non li richiede – e quindi non li paga. Occupano terreni che non sfruttano con l’efficienza che il capitalismo monetario richiede e conosce. Quindi? No, non si pensi che a Washington siano pronti a sterminarli, a qualche incivile atrocità. Scrive Tocqueville:

“La condotta degli americani degli Stati Uniti verso gli indigeni respira il più puro amore delle forme e della legalità. Purché gli indiani restino nello stato selvaggio, gli americani non si immischiano minimamente nei loro affari e li trattano da popoli indipendenti. Non si permettono di occupare le loro terre, senza averle debitamente acquisite per mezzo di un contratto; e se per caso una nazione indiana non può più vivere sul suo territorio, essi la prendono fraternamente per mano e la conducono essi stessi a morire fuori del paese dei loro padri”.

Spero si colga il sarcasmo di Tocqueville: profeta, egli vede già quella civiltà della moralità anglo, dell’intervento umanitario per espandere la democracy che ben conosciamo. Anche a lui viene da fare il confronto con gli spagnoli, cattolici, che hanno riempito il Sudamerica di cattedrali e seminai barocchi. “Gli spagnoli, anche con l’aiuto di mostruosità senza esempio e coprendosi di vergogna incancellabile, non sono riusciti a sterminare la razza indiana, e nemmeno a impedirle di condividere i loro diritti; gli americani degli Stati Uniti hanno raggiunto questo doppio risultato con meravigliosa facilità, tranquillamente, legalmente, filantropicamente, senza spargimento di sangue, senza violare uno solo dei grandi principi della morale agli occhi del mondo. Non si potrebbero distruggere gli uomini rispettando meglio le leggi dell’umanità”.

L’hanno fatto ai pellerossa. I filippini, ai giapponesi; l’hanno fatto a tutti noi, di un’altra Europa. L’hanno fatto agli iracheni, agli afghani; ai siriani, da ultimo. Adesso, vogliono farlo al popolo russo.

http://www.maurizioblondet.it/agli-schiavi-italioti-omaggio-agli-indiani/

“collettivismo” – il pretesto di uguaglianza

 L’individuo e il suo futuro

“E’ istruttivo leggere quello che hanno scritto gli autori cento o duecento anni fa sui valori fondamentali, perché allora si può apprezzare quanto è successo alla cultura di una nazione. Si può cogliere l’enorme influenza della propaganda pianificata, che cambia le menti, costruisce un nuovo consenso, esiliando certi dirompenti pensatori ai margini della società. Con grande intento, si può vedere ciò che gli è stato dipinto sopra, al fine di promuovere la tirannia che annuncia un bene maggiore per tutti.” (La metropolitana, Jon Rappoport)

Qui presento diverse dichiarazioni circa l’individuo, sono state scritte nel 19° secolo in America. Gli autori: Ralph Waldo Emerson, Henry David Thoreau, e James Fenimore Cooper erano figure di spicco. Emerson, a suo tempo, era il più famoso.

“Tutta la grandezza del carattere dipende dall’individualità. L’uomo che non ha altra esistenza se non quella di partecipare comunemente in tutto quello che è intorno a lui, non avrà altro che un’esistenza di mediocrità.”- James Fenimore Cooper

“Meno governo abbiamo, meglio è, – con un minor numero di leggi si potrà confidare su di un minore potere. L’antidoto a questo abuso è di [da] un Governo formale”, influenzato da un carattere privato, per far crescere l’individuo -. Ralph Waldo Emerson

“Le generazioni precedenti hanno agito sotto la convinzione di una splendente prosperità sociale che sarebbe stata la beatitudine dell’uomo, cittadini che si sono sacrificati in modo uniforme allo Stato. La mente moderna ha creduto che la nazione sarebbe esistita per l’individuo, per la tutela e l’educazione di ogni uomo. Questa idea, più o meno è stata scritta nelle rivoluzioni e/o movimenti nazionali, ma nella mente del filosofo era molto più precisa; l’individuo è il mondo.”- Ralph Waldo Emerson

“If a man does not keep pace with his companions, perhaps it is because he hears a different drummer. Let him step to the music which he hears, however measured or far away.” — Henry David Thoreau

“Loro [i conformisti] pensano che la società sia più saggia della loro anima, e non sanno che è una sola anima, e che la loro anima, è la più saggia di tutto il mondo … La società è ovunque nella cospirazione contro la virilità di ciascuno dei suoi membri … L’obiettivo è l’uomo, che deve essere un anticonformista … Infine, nulla è sacro, tranne l’integrità della vostra mente.”- Ralph Waldo Emerson

Potete immaginare, oggi, una di queste dichiarazioni farsi largo nelle tradizioni e nelle menti del pubblico, tanto meno nei media mainstream?

Immediatamente, bisognerebbe respingere in forma virulenta l’individualismo illimitato, sulla base del fatto che è comparabile alla brutale avidità, è l’equivalente e (odiato) capitalismo, la disumana indifferenza è uguale alla difficile situazione dei meno fortunati, pari al cinico disprezzo per le esigenze del gruppo.

Gli uomini del 19° secolo che hanno scritto queste affermazioni verrebbero guardati con ostile sospetto, come potenziali criminali, con dei valori potenzialmente anomali “anti-governativi”, che dovrebbero essere messi in una lista, per il fatto che potrebbero avere tendenze terroristiche.

L’analisi contemporanea dell’individuo va ben oltre questo.

Il caso in questione è quello di: Peter Collero, del dipartimento di sociologia, Western Oregono University, ha scritto un libro dal titolo: Il mito dell’individualismo: come le Forze Sociali Formano la nostra vita:

“La maggior parte delle persone oggi crede che un individuo è una persona con un documento d’identità indipendente e distinto. Tuttavia, questo, è un mito.”

Callero sta sostenendo l’assenza di qualsiasi unicità da persona a persona. Sta affermando che non c’è distinzione significativa tra due persone. Tanto per cominciare, non ci sono due persone. Sono un gruppo.

Questo declassamento dell’individuo e del suo spirito umano è notevole, ma questa non è una eccezione. Ci sono molte, molte persone che oggi sarebbero d’accordo (senza capire di che cosa stanno parlando) che l’individuo non esiste. Il perché sul fatto che essi sarebbero d’accordo, è quello che il prendere una posizione opposta, li avrebbe impostati verso un percorso individuale e indipendente, ammettendo la loro autonomia e quindi avrebbero violato un sacro divieto, quello della correttezza politica.

Questi sono gli estremisti del conformismo a cui Emerson si riferiva un secolo e mezzo fa.

Incapaci di partecipare a qualcosa di simile e a un chiaro pensiero, queste persone salutano la bandiera del Collettivo, i quali ammettono allegramente che “ciò che è meglio per tutti.” Tali domande, di “chi si definisce ‘migliore'” e di “chi siano gli ingegneri di questo risultato” sono al di là delle loro capacità di distinguo. Riposano nella vaghezza del loro orgoglio.

Senza rendersene conto, si tratta di strumenti di un programma. Sono fanti in una campagna senza sosta per promuovere il collettivismo (dittatura dall’alto) con il pretesto di uguaglianza.

Ribadendo una delle dichiarazioni di Emerson: “L’antidoto a questo abuso di [da] un governo formale, è, un’influenza di carattere privato, sulla crescita della persona.” Il corollario è: se non c’è una diffusa crescita degli individui e della loro autonomia per pensieri, azioni e una coscienza morale, se non si allargano i propri orizzonti e le sfere d’influenza, a lungo andare sarà il governo ad avere il controllo?

Infatti, l’umiliazione dell’individuo è una intenzionale manovra progettata per mantenere il potere del governo intatto e ampliare la propria gamma.

Considerate questa domanda: se tutta l’opposizione al prepotente e invadente governo illegittimo, sono contenute in gruppi organizzati, e se non emergessero persone indipendenti, “Emerson”, quale sarebbe il risultato?

A lungo termine, questi gruppi potrebbero ristagnare e non riuscire nelle loro missioni. Sarebbero cooptati dal governo. Alla fine, tutti questi gruppi potrebbero essere considerati come “bisogni speciali” casi, che richiedono un “intervento” per “aiutarli”.

Questo è un futuro senza promesse, senza ragione, senza fantasia, senza forza vitale.

È per questo che l’individuo rimane vitale; al di sopra e al di là, attraversando qualsiasi tempesta di propaganda.

Jon Rappoport 

traduzione e adattamento: ningishzidda