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Eridu è stata la prima città sulla Terra

 

ERIDU si dice che sia la prima e la più antica città sumera e la capitale del primo periodo dinastico. Secondo la tradizione sumera, la città fondata e appartenuta al dio Enki, il dio della saggezza.

Secondo la lista dei Re Sumeriprima della Grande Alluvione, Eridu è stata la prima città sulla Terra,

Secondo i re dei Sumeri, Eridu era la prima città al mondo. La riga di apertura recita:

“[Nam] -lugal an-ta èd-dè-a-ba 

[eri] du ki nam-lugal-la ”  

“Quando la regalità sciese dal cielo, 

la regalità era in Eridu. “

Eridu (Coordinate: 30° 48’57.02 “N 45° 59’45.85” E) era un’antica città nel sud della Mesopotamia, 24 chilometri a sud di Ur, nell’attuale sito archeologico di Tell Abu Shahrein. Eridu, anche traslitterato come Eridug, potrebbe significare “luogo potente” o “luogo di orientamento” secondo gli studiosi dicono che questo sito archeologico è di grande importanza.

Alla sua fondazione, era molto probabile che si trovasse a pochi passi dal Golfo Persico; tuttavia, attualmente, a causa dell’accumulo di limo sul litorale nel corso dei millenni, i resti di Eridu sono ora a una certa distanza dal golfo di Abu Shahrain, in Iraq.

Alcuni studiosi sostengono che nell’antica epoca sumera Eridu era legato all’estuario per mezzo di canali e secondo l’epopea babilonese, era la prima città creata nel mondo.

Come notato dalla mitologia sumera, l’antica città di Eridu era UNA DELLE CINQUE città antiche costruite sulla Terra prima del grande diluvio.

Eridu era la città più meridionale del conglomerato della Mesopotamia e importante centro del culto per il Dio dell’acqua, Enki.

Nel luglio 2016, l’UNESCO ha scelto il sito archeologico di Eridu come Patrimonio dell’Umanità Mista, come “parte dei resti archeologici degli insediamenti sumeri nella Bassa Mesopotamia, che prosperarono tra il terzo e il quarto millennio a.C. nel delta formato dal Fiume Eufrate e Fiume Tigri.”

Come notato dall’antica tradizione sumera, così come dalla lista dei re sumeri, Eridu era la più antica delle città della Mesopotamia, nella cui posizione il dio Marduk aveva creato il mondo.

Gli archeologi hanno dimostrato, attraverso la ricerca del ventesimo secolo, che i livelli inferiori della città (livello XIX) risalgono almeno al 4900 a.C., all’inizio del periodo di El Obeid. Il mainstream di studiosi suggeriscono che la città fu fondata nel 54° secolo a.C. 

L’egittologo David Rohl ha ipotizzato che Eridu, potrebbe essere stata l’originale Babele e il sito della mitica Torre di Babele, piuttosto che la successiva città di Babilonia. (Credito dell’immagine: Shutterstock.) 

In questa prima fase, i resti ceramici mostrano un ruolo significativo di Eridu nella regione

Verso il 3800 a.C. (livello VI) la città aveva un importante tempio e un cimitero da cui sono state scoperte mille tombe. 

Verso l’anno 2500 a.C., durante l’arcaico periodo dinastico, un sovrano, forse della prima dinastia di Ur, costruì un grande palazzo ad Eridu, e alla fine del III millennio a.C., durante il regno di Amar-Sin, un grande ziggurat fu costruito nella città, che rimase un importante centro religioso nell’impero della terza dinastia di Ur. 

Secondo la lista dei re sumerici, i primi “mitologici” re, i successori del regno dei cieli, sono quelli di Eridu. 

La lista dei re continua:

In Eridu, Alulim divenne re; regnò per 28800 anni. Alalngar governò per 36000 anni. 2 re; hanno governato per 64800 anni. Poi Eridu cadde e la regalità fu portata a Bad-Tibira.

L’elenco dei re sumeri descrive in un dettaglio senza precedenti un tempo in cui il mondo era governato per migliaia di anni da esseri chiamati “dei”. Questo è uno dei motivi principali per cui il mainstream di studiosi suggeriscono che la lista dei re sumeri è una miscela di resoconti preistorici e mitologici e che quei governanti che vivevano in regni non plausibili non erano reali e facevano parte dell’antico folklore.

Il mainstream di studiosi considerano l’età in cui un governante presumibilmente governava il popolo come riflesso della sua importanza. Più anni regnava un re, più era importante. Tuttavia, questo è molto discusso tra molti autori.

In tempi antichi, questa città era uno degli insediamenti più importanti, e il nucleo urbano di Eridu era il tempio di Enki, chiamato Casa della falda acquifera. 

di  Ivan

Fonte:  https://www.ancient-code.com/ 

Traduzione e adattamento: NinGish.Zid.Da  

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L’IRA DI “ERRA”

Gli otto re delle dinastie antidiluviane – regnarono 241.200 anni

La lista reale sumerica lascia ancora perplessi gli storici

L’universo è pieno di misteri che sfidano le nostre conoscenze. Nella sezione ‘Viaggio nei misteri della Scienza’ Epoch Times raccoglie storie che riguardano questi strani fenomeni per stimolare l’immaginazione e aprire possibilità ignote. Se siano vere o no, sei tu a deciderlo.

La lista reale sumerica è forse il reperto più affascinante rinvenuto in Iraq. Quest’antico manoscritto, scritto in lingua sumera, elenca i re delle dinastie sumere e dei popoli vicini, e anche l’ipotetica durata dei loro regni e l’ubicazione delle regalità ‘ufficiali’. Il reperto è unico poiché nella lista figurano assieme re antidiluviani e probabilmente mitici con re storici, ufficialmente esistiti.

Il primo frammento di questo testo era una tavola in scrittura cuneiforme risalente a quattromila anni fa e ritrovata nel sito dell’antica Nippur. La scoperta, pubblicata nel 1906, si deve allo studioso americano di origine tedesca Hermann Hilprecht. Dalla scoperta di Hilprecht sono stati ritrovati almeno 18 esemplari della lista reale, la maggior parte dei quali databili alla seconda metà della dinastia Isin (2017-1749 a.C. circa). Nessuno di questi documenti è identico all’altro. Tuttavia le varie versioni hanno abbastanza materiale in comune da far pensare che derivano da un unico, racconto ‘ideale’ della storia sumerica.

Tra gli esempi della lista reale sumerica, il prisma di Weld-Blundel, conservato nella collezione dedicata alla scrittura cuneiforme del museo Ashmoleano a Oxford, è la versione più estesa e la copia più completa della lista reale. Il prisma, lungo venti centimetri, è formato da quattro lati, con due colonne per lato. Si pensa che originariamente contenesse un fuso di legno al centro che permetteva di farlo ruotare per leggere tutti e quattro i lati. Elenca i re dalle dinastie antidiluviane (prima del Diluvio universale) al quattordicesimo re della dinastia Isin (1763-1753 a.C. circa).

La lista ha un valore immenso dato che riflette tradizioni molto antiche e allo stesso tempo fornisce un importante quadro cronologico che si riferisce ai diversi periodi dei regni sumeri; presenta inoltre notevoli similitudini con la Genesi.

La lista reale sumerica. (Wikimedia Commons)

L’ANTICA CIVILTÀ SUMERA

Sumer è il luogo d’origine della più antica civiltà conosciuta, localizzata nella parte più meridionale della Mesopotamia, tra il Tigri e l’Eufrate, nell’area che sarebbe poi diventata la Babilonia e che ora è l’Iraq meridionale, da Baghdad al Golfo Persico.

Dal terzo millennio a.C., nella Mesopotamia c’erano almeno dodici città-stato: Kish, Erech, Ur, Sippar, Akshak, Larak, Nippur, Adab, Umma, Lagash, Bad-tibira e Larsa.

Ognuno di questi Stati aveva una città cinta da mura con i suoi villaggi e terre circostanti, e ognuna venerava le proprie divinità, i cui templi erano la struttura centrale della città. Il potere politico era originariamente nelle mani del popolo ma, con l’aumento della rivalità tra le varie città-stato, venne adottato da tutte il potere sovrano.

La lista reale sumerica riporta che otto re governarono prima del Diluvio universale. Dopo il Diluvio, varie città-stato e le dinastie dei loro re guadagnarono temporaneamente il potere sulle altre.

IL MITICO PASSATO DEI SUMERI

La lista reale sumerica inizia dalle origini del potere sovrano, che è visto come un’istituzione divina: «Il re discende dal Cielo». Secondo la lista, i monarchi delle prime dinastie regnarono per tempi incredibilmente lunghi:

«Dopo che la regalità è scesa dal cielo, il potere sovrano era ad Eridug. Ad Eridug, Alulim divenne il re; regnò per 28.800 anni. Alaljiar regnò per 36.000 anni. Altri due re regnarono per 64.800 anni».

Alcuni monarchi citati nella prima lista, come Etana, Lugal-banda e Gilgamesh, sono figure mitiche o leggendarie, le cui eroiche imprese sono materia di una serie di composizioni narrative sumere e babilonesi.

La prima lista nomina otto re per un totale di 241.200 anni, da quando i re «discendevano dal Cielo» a quando «il diluvio» inondò la terra e poi di nuovo quando «il potere sovrano veniva dal Cielo» dopo il Diluvio.

INTERPRETAZIONE DEI LUNGHI REGNI

La straordinaria lunghezza dei regni dei primi monarchi ha provocato numerose interpretazioni. Da un lato c’è il completo accantonamento delle grandi cifre astronomiche considerate come completamente artificiali e l’opinione che non siano meritevoli di serie considerazioni. Dall’altra parte vi sono quelli che credono che i numeri si basino sulla realtà e che i primi re fossero divinità, capaci di vivere molto più a lungo degli umani.

Tra questi due estremi c’è l’ipotesi che queste cifre rappresentino potere, trionfo o importanza. Ad esempio nell’antico Egitto, la frase ‘morì all’età di 110 anni’ è riferita a qualcuno che ha vissuto la sua vita pienamente e che ha dato importanti contributi alla società. Nello stesso modo i lunghi periodi di regno dei primi re potrebbero rappresentare quanto fossero considerati incredibilmente importanti dalla gente. Ma questo non spiega perché il periodo di mandato dei re successivi fosse cambiato, assumendo durate più normali.

Collegata a questa prospettiva c’è l’opinione che, sebbene i primi re non siano storicamente confermati, questo non esclude la loro possibile corrispondenza con monarchi storici in seguito diventati mito.

Infine alcuni studiosi hanno tentato di spiegare le cifre attraverso indagini e interpretazioni matematiche (es. Harrison, 1993).

COLLEGAMENTI CON LA GENESI

Alcuni ricercatori (es. Wood 2003) hanno portato l’attenzione sul fatto che ci siano notevoli similitudini tra la lista reale sumerica e i racconti della Genesi. Ad esempio la Genesi racconta la storia del Diluvio universale e gli sforzi di Noè nel salvare le specie animali della Terra dalla distruzione. Similmente, nella lista reale sumerica, si parla di un grande diluvio: «L’alluvione spazzò la Terra».

La lista reale sumerica fornisce l’elenco di otto re (dieci, in alcune versioni) che regnarono per lunghi periodi di tempo prima del Diluvio, spaziando dai 18.600 ai 43.200 anni. Questo si trova anche nel quinto capitolo della Genesi, in cui vengono registrate le generazioni dalla Creazione al Diluvio. Curiosamente tra Adamo e Noè ci sono otto generazioni, esattamente come gli otto re tra l’inizio del potere sovrano e il diluvio nella lista reale sumerica.

Dopo il diluvio la lista reale registra re che regnarono per periodi molto più brevi. Pertanto la lista reale sumerica non documenta soltanto un grande diluvio nell’iniziale storia dell’uomo, ma riflette anche lo stesso schema decrescente di longevità, come avviene anche nella Bibbia – gli uomini vivevano per periodi di tempo incredibilmente lunghi prima del diluvio e molto più brevi dopo il diluvio (Wood 2003).

La lista reale sumerica è davvero un mistero sconcertante. Perché i sumeri hanno combinato sovrani mitici e autentici sovrani storici in un unico documento? Perché ci sono così tante similitudini con la Genesi? Perché è indicato che gli antichi monarchi governarono per centinaia di anni? Queste sono solo alcune delle domande per le quali, dopo più di un secolo di ricerche, ancora non c’è risposta.

Articolo in inglese:

Sumerian King List Still Puzzles Historians After More Than a Century of Research

Fonte diretta: http://epochtimes.it/n2/news/

IDRO-CONFLITTI

Chi controlla l’acqua controlla il pianeta 

 L’acqua è lavoro, 3 impieghi su 4
dipendono dalla risorsa idrica
Pubblicato il World Water Development Report
(WWDR 2016) 

 
Tre posti di lavoro su quattro dipendono direttamente dall’acqua. Questo significa che la carenza d’acqua e gli ostacoli all’accesso alla risorsa idrica e ai servizi igienico-sanitari potrebbero limitare la crescita economica e la creazione di posti di lavoro nei decenni a venire. È quanto emerge dall’edizione 2016 del World Water Development Report (WWDR 2016), il Rapporto delle Nazioni Unite sullo Sviluppo delle Risorse Idriche Mondiali, dedicato al tema ‘Acqua e Lavoro’.

Stando al rapporto, metà della forza lavoro di tutto il mondo è occupata in otto settori dipendenti da acqua e risorse naturali: agricoltura, settore forestale, pesca, energia, industria manifatturiera ad alta intensità di risorse, riciclaggio di rifiuti, edilizia e trasporti. Secondo le stime presentate nel documento, sono fortemente dipendenti dall’acqua più di 1,4 miliardi di posti di lavoro, pari al 42% del totale della forza lavoro mondiale. Si stima, inoltre, che 1,2 miliardi di posti di lavoro, pari al 36%, hanno un livello medio di dipendenza dall’acqua. In pratica, il 78% dei posti di lavoro in cui è occupata la forza lavoro globale dipende dall’acqua….FONTE 

L’acqua è un arma
I migranti dell’acqua in fuga dalla guerra 

Una storia antica ma ancora attuale.
Dai fiumi gemelli Tigri ed Eufrate alla diga di Mosul:
“l’oro blu” diventa arma o preda,
e a pagare sono le popolazioni

H2O è il miracolo dell’acqua. È composto di due atomi, uno di idrogeno e l’altro di ossigeno. È l’unica formula chimica che tutti impariamo a memoria. Ma alla biografia dell’acqua andrebbero associati altri due elementi: guerra e migrazioni. Una storia antichissima di idro-conflitti locali, anche armati, costringe da sempre a ondate migratorie. E il guaio è che l’Atlante 2015 dei water conflict è gonfio di battaglie sanguinose e spietate per la conquista della risorsa fondamentale.

Almeno 55 conflitti hanno trasformato l’acqua in una potente arma di guerra, o in preda, ostaggio, target principale. In fondo, la parola «rivalità» deriva dal latino «rivalis» che indicava l’occupazione del fiume di un altro. (ndr e ci sono guerre non dichiarate ma in atto)

Altri tempi? Neanche per sogno. La globalizzazione degli idro-conflitti mostra un notevole catalogo di orrori e fughe di popolazioni in tutte le direzioni e in tutte le epoche storiche. E la storia si ripete oggi soprattutto in una terra martire come quella mediorientale, intorno ai due fiumi gemelli che scorrono paralleli, il Tigri ed Eufrate, due culle della prima civiltà del Pianeta e teatro della prima guerra dell’acqua. Correva l’anno 2500 avanti Cristo quando la Mesopotamia fu insanguinata da un lungo e tribale conflitto durato almeno cento anni. 

Si fronteggiavano gli eserciti delle due città-stato sumere di Umma e Lagash, in lotta per la conquista delle acque del Tigri. Tutto ebbe inizio quando il re Eannatum di Lagash, diede ordine di scavare canali irrigui che deviarono il corso del grande fiume, assetando Umma, poco distante dall’attuale Bagdad. 

Avvoltoi volano sui cadaveri dei soldati della città di Umma. Particolare della stele degli avvoltoi. Circa 2450 a.C.

Bastarono però tre giorni di feroci combattimenti per celebrare la prima vittoria di Lagash con la mitica “Stele degli avvoltoi”, conservata nel Louvre di Parigi, che raffigura falange di soldati con i corpi dei nemici sconfitti sotto i loro piedi, sui quali volteggiano avvoltoi con le teste mozzate dei nemici nei becchi. La madre di tutte le guerre dell’acqua si concluse dopo un secolo con il primo trattato tra parti in conflitto per la gestione comune di un corso d’acqua.

Di idro-conflitti ne mette in fila ben 343 la mappa cronologica aggiornata dai ricercatori del Pacific Institute, California, e dal successo della geopolitica dell’acqua o dell’idropolitica, come viene definita dalla diplomazia internazionale, dipenderanno i destini e gli spostamenti di una fetta di popolazione mondiale in fuga da territori resi ancor più vulnerabili dalle anomalie climatiche. Autorità locali e politica internazionale devono “raffreddare” e arginare oggi almeno 55 importanti contenziosi e conflitti per l’acqua in corso, che coinvolgono negoziatori di almeno 20 Stati.

Il controllo di un fiume o un lago o di dighe e altri impianti idrici, del resto, è da sempre oggetto di strategie, tattiche e imprese belliche. Potremmo ricordare, in casa nostra, una infinità di conquiste e invasioni. Togliere acqua ai nemici è sempre stato un obiettivo militare. Lo sapeva bene il Pentagono che nel 1972 bombardò le dighe che regolavano (ndr: VIETNAM VEDI QUI ) l’acqua nelle risaie nord-vietnamite, o quando le truppe Usa invasero l’Iraq avendo nel mirino la diga di Haditha come primo obiettivo da tutelare. 

Temevano che Saddam Hussein avrebbe causato una catastrofica alluvione ed in effetti aveva già utilizzato l’acqua come arma bellica dopo la prima guerra del Golfo, quando fece costruire enormi terrapieni per deviare sia il Tigri che l’Eufrate per seccare l’area dove si nascondevano i ribelli sciiti. E lo sapevano anche gli ucraini che non a caso hanno minacciato la costruzione di una diga al confine con la Crimea per bloccare l’acqua potabile nella penisola annessa alla Russia.

Il problema è oggi talmente serio che tutti rimpiangono di non aver fatto nulla dal 1995, l’anno in cui Ismail Serageldin, da vicepresidente della Banca Mondiale, ammonì: «Se le guerre del XX secolo sono state combattute per il petrolio, quelle del XXI secolo avranno come oggetto del contendere l’acqua». Previsione azzeccata, e rafforzata dall’analisi dell’economista indiana che riassume Vandava Shivaun crudele elenco di guerre per l’acqua che nascondono spesso contrasti etnici, di religione, sociali, militari.

L’acqua è tra le chiavi del successo di ogni trattativa di pace tra israeliani e palestinesi che si contendono il Giordano, corso d’acqua condiviso da Israele, Giordania, Siria, Libano e Cisgiordania, prevalentemente sfruttato da Israele, come le risorse idriche sulle alture del Golan. L’acqua innesca conflitti a non finire, da sempre, tra la Turchia e Siria e Iraq, oggi due campi di terrificanti battaglie. 

Le sorgenti del Tigri e dell’Eufrate, infatti, nascono in territorio turco e i turchi hanno sempre opposto gli stessi diritti “padronali” fatti valere per il petrolio iracheno, e progettano oggi vasti sbarramenti con dighe che avranno l’effetto di sviluppare il Paese ma riducendo il flusso a valle. Tra Egitto e Sudan è scontro aperto per il controllo delle acque del Nilo. In realtà, firmarono un trattato di gestione nel 1959 ma creando tensioni con gli altri dieci Stati africani bagnati dal fiume più lungo del mondo, a partire dall’Etiopia e dall’Uganda, aride e assetate. 

L’Etiopia, in particolare, può vantare sulle sue terre l’84% delle acque del grande Nilo, ma è in permanente allarme siccità e carestia e sta innalzando la “Grande diga della rinascita”, toccasana economico per il poverissimo Paese che ridurrebbe però la portata del fiume proprio verso l’Egitto.

Altro giro del Pianeta, ed ecco Stati Uniti e Messico in lotta per i diritti sul Rio Grande e sul Colorado, dove gli effetti della diga Hoover che lo sfrutta per un quarto a beneficio della California (attraversato da appena l’1.6% del corso d’acqua) lo fanno giungere stremato in Messico. Ecco poi l’Argentina e l’Uruguay che sono di fronte alla Corte internazionale di giustizia per la loro disputa sullo sfruttamento del Rio de la Plata. 

In Sud-America altri conflitti sono in corso da sempre in Ecuador, Cile, Bolivia, Colombia, Guatemala, Brasile, Perù, Venezuela, Panama, Paraguay. Non vale oggi nemmeno l’armistizio siglato Tra India e Pakistan per la gestione delle acque dell’Indo. Era il 1960 e divenne carta straccia con la costruzione della diga indiana di Wular nel 1984, il caso che ha riaperto tutte le ostilità. Così come è accaduto tra India e Bangladesh per il controllo del sacro Gange, dopo la costruzione della diga di Farakka voluta dall’India, che ha ridotto drasticamente l’apporto di acqua nell’area confinante. Cina, Nepal, India e Bangladesh litigano poi da sempre intorno a tutti i fiumi che nascono sull’Himalaya. 

L’Asia è un’altra terra di alluvioni e siccità, di grandi dighe e grandi migrazioni. Il Mekong che attraversa sei Paesi e decide la produzione di riso nell’Indocina, dopo la costruzione della diga cinese di Manwan nel 1996, ha ridotto il flusso e quindi le possibilità di sviluppo agricolo dei Paesi indocinesi a valle. Tutti i fiumi del Sud-est asiatico nascono in Cina, e dall’acqua dipende la vita di 1,5 miliardi di persone ai confini della Repubblica popolare. Pechino, però, ha sempre rifiutato trattative con Thailandia, Cambogia, Laos, Vietnam e Birmania che hanno istituito la «Mekong Commission».

In Asia centrale, invece, Tagikistan e Turkmenistan fanno a gara nel progettare grandi dighe sui corsi d’acqua sui quali litigano con l’Uzbekistan che vedrà ridotti i flussi di acqua a valle. Ma l’elenco continua con i confitti in Nigeria, Sudan, Lesotho e Ghana, Kurdistan.

Un cerchio, abbastanza crudele per una quota di umanità, unisce l’emergenza rifugiati in Europa alla quale assistiamo oggi, alle guerre per l’acqua.

Dietro le grandi migrazioni da prima pagina e le brutali stragi dell’Is tra Iraq e Siria, c’è sangue versato per occupare sbarramenti e dighe gigantesche nella patria delle grandi dighe sumere e assire sul Tigri e l’Eufrate. E tra i migranti in fuga ci sono anche ingegneri e professionisti gestori di infrastrutture idriche terrorizzati dall’avanzata dell’Isis

Lo Stato islamico iniziò la sua avanzata provando a controllare il corso del Tigri, e conquistarono con furiose battaglie la diga di Samarra, a monte di Baghdad, per bloccare il “granaio” dell’Irak. Nei primi mesi del 2013, presero l’antica diga siriana di Tabqa, principale fonte di acqua ed energia per 5 milioni di persone compresa Aleppo, che irriga un migliaio di km² di terre agricole. Misero in fuga migliaia di contadini.

Il governo iracheno ha ripreso il controllo della diga di Haditha, aiutato dai raid aerei Usa che hanno fermato i miliziani dell’Isis alle soglie del grande sbarramento sull’Eufrate, nella provincia di Anbar. Contro i jihadisti, intorno alla gigantesca diga di Mosul che alimenta l’intero Kurdistan, nell’agosto 2014, si svolsero durissime battaglie per strappare all’Isis il sito strategico oggi sotto il controllo delle forze irachene e kurde. 

Altri scenari di guerra sono stati quelli per la conquista della diga di Fallujah o della grande diga di Haditha che produce anche un terzo dell’elettricità del Paese, presidiata dall’esercito iracheno dall’inizio di luglio. Lo scorso aprile, l’Isis occupò la piccola diga di Nuaimiyah, sull’Eufrate, deviando il fiume e inondando un raggio di 300 chilometri e distruggendo circa 12 mila abitazioni. Intere città, da Kerbala a Nassiriya, rimasero senz’acqua, a fare i conti con crisi sanitarie e igieniche gravissime e la fuga di migliaia di residenti. 

In Siria, tra Damasco, Homs, Aleppo, Deir-ez-Zor e Idleb, secondo Save the Children, un anno fa almeno tre milioni di persone, per la metà bambini, non hanno avuto per settimane accesso al cibo e hanno vissuto con il terrore di bere l’acqua perché inquinata: «Si è scatenato il panico. Alcuni hanno cominciato a bere dalle pozzanghere in strada». FONTE (Grassetto della redazione)

Copiato da: http://www.nogeoingegneria.com/motivazioni/aria-acqua/lacqua-come-arma/