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Anti-Terra

 

LA MITOLOGIA MESOPOTAMICA

In un testo mesopotamico (K.3558), tradotto da Charles Virolleaud, nel quale vengono descritti i membri del gruppo mulmul, ovvero del nostro sistema solare, nell’ultima riga si legge esplicitamente:

Il numero dei suoi corpi celesti è dodici.

Dodici sono le stazione dei suoi corpi celesti.

Il totale dei mesi della Luna è dodici.

Inoltre, la riga 20 della cosiddetta tavola TE diceva: naphar 12 sheremesh ha.la sha kakkab.lu sha Sin u Shamash ina libbi ittiqu in totale 12 membri a cui appartengono il Sole e la Luna, e dove orbitano i pianeti.

Il conto è presto fatto: Sole, Luna, i nove pianeti oggi conosciuti e il Planet X. Antichi testi mesopotamici, risalenti al 2000 a.C., parlano di una cosmogonia nella quale, appunto, è chiara la presenza di un pianeta che ha le caratteristiche di quello “scoperto” dal dr. Murray, ovvero la provenienza dalla profondità dello spazio, la grandezza e, cosa più strabiliante, la traiettoria opposta a quella degli altri pianeti del nostro sistema solare, cioè retrograda.

Esiste un testo mesopotamico, l’Enuma Elish (“Quando nell’alto”), risalente al 2000 a.C., scritta in caratteri cuneiformi, composta da sette tavole, ciascuna di 115/170 righe, nella quale, in chiave di racconto, si descrive la formazione del nostro sistema solare.

Ne riassumeremo alcune parti, quelle più rilevanti per la nostra ricerca.

Enuma elish la nabu shamamu Quando nell’alto il Cielo non aveva ancora un nome Shaplitu ammatum shuma la zakrat E in basso anche il duro suolo non aveva nome Esistono all’inizio solo tre dèi (o pianeti): Apsu (uno che esiste fin dal principio), Mummu (uno che è nato) e Tiamat (vergine della vita).

Comparvero poi gli altri pianeti in successione dal rimescolamento delle acque primordiali. Abbiamo infine: Apsu (il Sole), Mummu (Mercurio), Lahamu (Venere), Tiamat (il pianeta che darà origine alla Terra), Lahmu (Marte), Kishar (Giove), Anshar (Saturno), Anu (Urano), Ea (Nettuno), Gaga (Plutone).

Il racconto prosegue poi descrivendo la turbolenza (orbite irregolari) dei pianeti e di tutta una serie di contese che portarono ad una relativa pace, interrotta dall’arrivo di Marduk, un nuovo dio, un nuovo pianeta formatosi nel Profondo.

Nella Camera dei Fati, nel luogo dei Destini, un dio fu generato, il più capace e saggio degli dèi; nel cuore del Profondo fu creato Marduk.

Attraente era la sua figura, scintillante il levarsi dei suoi occhi; maestoso era il suo passo, imponente come nei tempi antichi […] Egli era il più alto tra gli dèi, superiore in tutto […]

Superbo fra gli dèi, superava tutti per statura; le sue membra erano enormi, egli era eccezionalmente alto.

Il racconto prosegue con Marduk che entra nel sistema solare e, dopo una serie di correzioni di traiettoria a seguito del passaggio vicino agli altri corpi celesti, si dirige contro Tiamat.

Il Signore distese la sua rete per avvilupparla; il Vento del Male, che gli stava dietro, le scatenò contro.

Quando Tiamat aprì la bocca per divorarlo Egli le spinse contro il Vento del Male, in modo che non potesse più chiudere le labbra.

I feroci Venti di tempesta quindi caricarono il suo ventre; il suo corpo si gonfiò, la bocca si spalancò.

Egli scagliò una freccia che le dilaniò il ventre; penetrò nelle sue viscere e le si conficcò nel grembo.

Dopo averla così domata, egli spense il suo soffio vitale.

Dopo di ciò, Marduk prosegue la sua corsa, e la sua nuova traiettoria orbitale lo riporta a passare da Tiamat; e questa volta è lo stesso Marduk a colpirla, dividendola in due (una metà frantumata formerà la fascia degli asteroidi) mentre uno dei satelliti di Marduk si scontra con la metà separata (che diventerà la Terra) spingendola in un’orbita nuova assieme a Kingu (la Luna), già suo satellite.

Il Signore calpestò la parte posteriore di Tiamat; con la sua arma le tagliò di netto il cranio; recise i canali del suo sangue; e spinse il Vento del Nord a portare la parte ormai staccata verso luoghi che nessuno ancora conosceva.

L’altra metà di lei egli innalzò come un paravento nei cieli: schiacciatala, piegò la sua coda fino a formare la Grande Fascia, simile a un bracciale posto a guardia dei cieli.

Il testo epico afferma chiaramente che Marduk era un invasore proveniente dall’esterno del sistema solare; i Sumeri lo chiamavano Nibiru: “Il pianeta dell’attraversamento”.

I testi mesopotamici affermano che Marduk arrivava fino a regioni sconosciute dei cieli e alle profondità dell’universo. Che il dodicesimo pianeta, il pianeta degli dèi, tornasse, nella sua grandiosa orbita, nelle vicinanze della Terra, rappresentava un punto centrale delle convinzioni astronomiche e religiose del mondo antico.

Le fonti mesopotamiche parlano di un suo periodo orbitale di tremilaseicento anni. Ma le somiglianze con il nostro Planet X si spingono addirittura oltre: alcuni testi riportano descrizioni del pianeta, come venne visto dagli stessi Sumeri

Dio Nibiru:

è colui che senza fatica

continua l’attraversamento nel mezzo di Tiamat

sia Attraversamento il suo nome 

colui che occupa il mezzo

Il grande pianeta:

in apparenza, rosso scuro

il paradiso a metà divide

il suo nome è Nibiru

 L’ERUZIONE DI THERA

Nell’estate del 1628 a.C. l’isola greca di Thera esplose con la potenza di trenta bombe all’idrogeno. Il centro dell’isola scomparve e i frammenti di terreno polverizzati e vaporizzati furono proiettati in cielo per chilometri. Campi e vigneti vennero sostituiti da un cratere largo e profondo che il mare riempì rapidamente.

Le poche zone dell’isola rimaste intorno al bordo del cratere furono coperte in breve tempo dai detriti vulcanici, strati e strati di cenere incandescente. I resti dell’isola, terreni inabitabili per generazioni, forse per centinaia di anni, costituiscono oggi le cinque piccole isole greche note con il nome di Santorini, la più grande delle quali è Thera.

Anche Thera ha le sue rovine del periodo classico: templi, case, edifici pubblici ed un teatro. Ma ormai da molto tempo si sa che sotto gli strati di detriti vulcanici giacciono le prove concrete di una civiltà dimenticata. Negli anni, l’erosione ha portato alla luce tracce di mura e di vasellame, e nel secolo scorso furono scoperti i resti di tre case, una delle quali decorata da pitture.

Non molto lontano, a Creta, si trovavano le imponenti rovine di una grandissima civiltà, dedita alla navigazione e al commercio, di cui prima non si sapeva nulla. La capitale dell’isola era Cnosso, con il suo splendido palazzo: è qui che, nel 1899, Sir Arthur Evans diede inizio a una campagna di scavi. La civiltà di Creta è nota anche come civiltà minoica, dal nome di uno dei suoi re, Minosse, reso famoso dal mito greco del Minotauro.

Anche la potenza di Creta svanì, a quanto pare da un giorno all’altro. Nel giro di una decina d’anni dalla scoperta delle rovine di Creta qualcuno ipotizzò che esistesse un legame fra le due isole. Nei cinquant’anni seguenti furono proposti altri paralleli e, infine, nel 1967, uno dei teorici più entusiasti, l’archeologo greco Spyridon Marinatos, cominciò a cercare sottoterra le prove di questo parallelismo.

Il professor Marinatos condusse a Thera scavi sistematici per sette anni sino alla sua morte, avvenuta in loco nel 1974. In questi sette anni fu fatta la sensazionale scoperta di vari settori di una città vastissima e ciò chiarì due diversi aspetti. Per prima cosa, Marinatos ebbe la prova che Thera era esplosa quando la civiltà dell’Età del Bronzo era al suo apice. In secondo luogo, fu chiaro che esisteva un legame molto stretto fra gli abitanti di Thera e quelli dell’isola minoica. Forse Thera era un avamposto cretese, una colonia o un alleato molto stretto.

In questo modo, fu confermata la teoria di un’Atlantide dell’Età del Bronzo: l’esplosione di Thera causò la decadenza della Creta minoica e la sua “scomparsa”, che però avvenne, come oggi sappiamo, solo molti decenni più tardi. Campioni raccolti sul fondo marino rivelarono che i detriti derivanti dall’esplosione dell’isola erano sparsi in buona parte dell’Egeo meridionale e si calcolò che lo spessore della cenere caduta su Creta era circa di venti centimetri, abbastanza da rendere sterile il terreno. Sul fondale, fu anche trovata una certa quantità di pietra pomice e le prove di una catastrofe estesa: tre palazzi reali, quattro grandi ville di campagna e sei intere città, distrutte contemporaneamente.

Anche gli insediamenti della costa mostravano segni di gravi danni, dovuti agli effetti distruttivi del maremoto, che certamente deve essere seguito a un’eruzione di quella portata.

Le mura erano crollate verso l’esterno e vennero anche trovati i frammenti di vari effetti personali disseminati per un ampio raggio. Si narra che il boato dovuto all’eruzione del vulcano a Thera fu avvertito addirittura a 3.000 km di distanza. Che cosa accadde davvero nel XVII secolo a. C., circa 3600 anni fa, su quell’isola? Che cosa può aver causato uno dei più grandi disastri che la storia ricordi? Limitiamoci a costatare i fatti così come le fonti storiche ci narrano; vedremo più avanti come questa catastrofe possa entrare a far parte di un disegno ben più ampio che non coinvolge soltanto il nostro pianeta.

GLI EGIZI

Gli aspetti della civiltà egizia che c’interessano in questa nostra ricerca riguardo al Planet X sono essenzialmente due: i racconti mitologici che riguardano il Dio Seth e le Grandi Piramidi di Giza.

Nel primo caso siamo in possesso di testimonianze incerte riguardo ad alcuni racconti mitici che ci raccontano che il malvagio Dio Seth, assassino di Osiride (Dio della morte e della resurrezione), dopo essere stato decapitato (secondo alcune fonti si trattò di suicidio) e quindi scacciato, continuò a porre la Terra sotto una minaccia continua, ritornando periodicamente a seminare distruzione e morte. Gli Egizi, inoltre, ci descrivono Seth come un Dio dal capo rosso.

E’ curioso rilevare le analogie tra il malvagio Seth e il Nibiru/Marduk mesopotamico, e tra Osiride e Tiamat. In effetti non è molto per poter affermare che gli Egizi si riferissero ad un pianeta rosso che ritorna ad intervalli regolari in prossimità della terra, ma questo costituisce comunque uno spunto Interessante. Molto più interessanti sono le ricerche riguardo “I feroci Venti di tempesta quindi caricarono il suo ventre”.

IL SISTEMA PLANETARIO PITAGORICO

L’insegnamento pitagorico è molto interessante dal punto di vista storico-filosofico e, sebbene non manchi di elementi mitici e leggendari, può essere valido, ai fini della nostra ricerca, anche dal punto di vista astronomico. I pitagorici ponevano il numero all’origine del mondo.

Nelle loro complesse costruzioni matematiche e geometriche davano particolare importanza al numero 10, somma dei numeri in successione costruiti sul tetraedro perfetto: 1+2+3+4=10. E’ logico che, considerando il numero 10 la perfezione assoluta, lo ricercassero anche nei loro studi sui pianeti e sulle costellazioni. Eccoci arrivati al punto che ci interessa: il sistema planetario pitagorico era costituito di 10 pianeti, ovvero le Stelle fisse, i 5 pianeti del sistema solare allora conosciuti, il Sole, la Luna, la Terra e una misteriosa Anti-Terra.

Il tutto ruotava attorno ad un fuoco centrale. L’importanza di questa concezione astronomica non è soltanto il tentativo incredibilmente moderno di “smontare” la teoria geocentrica, ma anche l’introduzione di un pianeta che non è mai stato trovato neanche in seguito, l’Anti-Terra appunto, antipodale alla nostra Terra e quindi normalmente invisibile, ritenuta responsabile di eclissi ed eventi osservabili sporadicamente dal nostro pianeta.

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3,8 miliardi di anni fa

La saliva di Tiamat

IL SEME DELLA VITA

Di tutti i misteri con cui si confronta l’Umanità alla ricerca della conoscenza, il più grande è, senza dubbio, il mistero chiamato “Vita”.

La teoria evoluzionistica spiega come si è evoluta la vita sulla terra, dalle prime forme unicellulari fino all’Homo sapiens. Ma non spiega come ebbe inizio. Oltre alla domanda”siamo soli nell’universo?”

Secondo i Sumeri la vita venne introdotta nel sistema solare da Nibiru che donò <<il seme della Vita>> alla Terra nel corso della Battaglia celeste con Tiamat.

Da tempo la scienza moderna è giunta alle stesse conclusioni. Per immaginare la nascita della vita primitiva gli scienziati dovevano determinare o, almeno, ipotizzare le condizioni sulla terra primordiale.

Aveva acqua? Aveva un’atmosfera? E c’erano già i mattoni della vita: combinazioni molecolari di idrogeno, carbone, ossigeno, nitrogeno, zolfo e fosforo? L’aria secca era composta al 79% di nitrogeno (N2), al 20% di ossigeno (02) e all’1% di argo (Ar), più tracce di altri elementi (oltre all’aria secca, l’atmosfera contiene vapor acqueo).

Questo non riflette la relativa abbondanza di elementi nell’universo, dove l’idrogeno (87%) e l’elio (12%) compongono il 99% di tutti gli elementi. Perciò, fra le altre ragioni, si ritiene che l’attuale atmosfera terrestre non sia quella originaria del pianeta.

Sia l’idrogeno che l’elio sono estremamente volatili e la loro ridotta presenza nell’atmosfera, nonché la scarsità di gas “nobili”, come il neon, l’argo, il cripton e lo xeno (in relazione alla loro abbondanza nel cosmo), ha suggerito agli scienziati che la terra abbia vissuto un “episodio termico” più di 3,8 miliardi di anni fa – un evento con il quale noi tutti abbiamo una certa familiarità. 

In linea di massima gli scienziati ritengono che l’atmosfera si ricostituì inizialmente con i gas fuoriusciti dalle convulsioni vulcaniche della terra ferita. Quando le nubi formatesi a seguito di queste eruzioni offuscarono la terra, formando una sorta di scudo, e l’atmosfera iniziò a raffreddarsi, il vapore acqueo si condensò e ricadde sulla Terra sotto forma di piogge torrenziali.

L’ossidazione di rocce e di minerali fornì la prima riserva di grandi quantità di ossigeno sulla Terra; la vita vegetale poi apportò all’atmosfera altro ossigeno e anidride carbonica (CO2) e, grazie all’aiuto di bacteri, ebbe così inizio il ciclo di nitrogeno.

E’ interessante notare che anche in questa circostanza i testi antichi resistono magnificamente allo scrutinio della scienza contemporanea.

La quinta tavoletta dell’Enuma Elish, pur se molto danneggiata, paragona a saliva la lava che sgorgava da Riamat e fa risalire l’attività vulcanica a un periodo antecedente alla fomazione stessa di atmosfera, oceani e continenti. La <<saliva>> dice il testo, <<giaceva in strati>> man mano che fuoriusciva.

Vengono descritte le fasi <<di freddo>> e <<dell’assemblaggio delle nubi di acqua>>; quindi si sollevavano le <<fondamenta>> della Terra e si riunirono gli oceani – proprio come affermano i versetti della genesi. Fu solo a seguito di questi eventi che la vita fece la propria comparsa sulla terra: erba verde sui continenti e vita animale nelle acque.

Ma le cellule viventi, anche le più semplici, non sono composte di singoli elementi chimici, bensì da molecole complesse di diversi composti organici. Come si sono formate? poiché molti di questi composti sono stati trovati anche in altri punti del sistema solare, si è pensato che si siano composti naturalmente, con il trascorrere del tempo, molto tempo. 

Nel 1953 due scienziati dell’Università di Chicago, Harold Uery e Stanley Miller, eseguirono quello che venne definito <<un esperimento sbalorditivo>>. In un recipiente a pressione mescolarono semplici molecole organiche di metano, ammoniaca, idrogeno e vapor acqueo, dissolvendo poi la mistura in acqua per simulare il brodo primordiale e sottoposero la mistura a scintille elettriche, così da riprodurre i fulmini primordiali.

L’esperimento produsse diversi aminoacidi e idrossidi-acidi, i mattoni delle proteine, essenziali per costituire la materia vivente. Altri ricercatori, in seguito, hanno sottoposto misture simili a luce ultravioletta, a radiazioni ionizzanti, o al calore, per simulare l’effetto dei raggi del Sole, e hanno ripetuto l’esperimento anche nell’atmosfera primitiva e sul brodo primordiale, ottenendo gli stessi risultati.

Ma una cosa era dimostrare che la natura stessa era in grado, in certe condizioni, di creare i mattoni della vita, anche complessi composti organici; un’altra era soffiare la vita in questi composti, che restavano inerti nelle camere di compressione. Per “vita” si intende la capacità di assorbire nutrienti (di qualsiasi natura) e di replicarsi, non solo di “esistere”.

Anche la narrazione biblica della creazione riconosce che, quando l’essere più complesso sulla Terra, l’uomo, venne plasmato con l’argilla, fu comunque necessario l’intervento divino per “soffiargli lo spirito di vita”. Senza di quello sarebbe stato inanimato, infatti, non era ancora “vivente”.

Negli anni Settanta e Ottanta la biochimica ha svelato molti dei segreti della vita. Sono state esplorate le parti più recondite delle cellule, è stato scoperto il codice genetico che governa la replicazione, e sono state sintetizzate molte delle complesse componenti degli esseri unicellulari o le singole cellule di organismi più evoluti.

Seguendo la ricerca Stanley Miller, Università della California, san Diego, commentò che <<abbiamo imparato a fare composti organici da elementi inorganici; il passo successivo è imparare come essi si organizzano in una cellula replicante>>.

Il brodo primordiale presuppone la presenza, nell’oceano, di una moltitudine di queste prime molecole organiche che cozzano l’una contro l’altra sulla scia di onde, correnti o cambi di temperatura e, infine, attraendosi, dando così forma ai gruppi dei quali si sono sviluppati, infine, i polimeri, molecole disposte a catena che compongono la materia vivente.

Ma cos’è che ha dato a queste cellule la memoria genetica per sapere, non solo come combinarsi, ma anche come replicare e far crescere, infine, dei corpi? La necessità di coinvolgere il codice genetico nella transizione della materia organica inanimata a una animata ha condotto all’ipotesi della vita dall’argilla

Il lancio di questa teoria è attribuito all’annuncio, compiuto nell’aprile del 1985, da ricercatori dell’Ames Research Center, un centro della NASA a Montainview, California. In realtà, però, l’idea che l’argilla sulle spiagge di mari antichi avesse giocato un ruolo importante nell’origine della Vita sulla terra venne divulgata nel corso della Pacific Conference on Chemistry nell’ottobre del 1977.

James A. Lowless, che dirigeva un’equipe di ricercatori all’Ames, illustrò di esperimeti nei quali, semplici aminoacidi (i mattoni chimici delle proteine) e nucleoridi (i mattoni chimici dei geni), iniziarono a formarsi in catene, non appena furono depositati su argille che contenevano tracce di metalli, come zinco o nickel, e dove poi si seccarono.

I ricercatori fecero una scoperta interessante: tracce di nickel restavano solo sui venti tipi di aminoacidi comuni a tutta la materia vivente sulla terra, mentre le tracce di zinco aiutavano a legare i nucleotidi, il che dava un composto analogo”all’enzima cruciale” (chiamato DNA polimerasi) che tiene insieme i pezzi di materiale genetico in tutte le cellule viventi.

Nel 1985 gli scienziati dell’Amer Research Center hanno riferito di notevoli progressi compiuti nella comprensione del ruolo dell’argilla nei processi che avevano portato la vita sulla Terra. Scoprirono infatti che l’argilla ha due proprietà essenziali: la capacità di immagazzinare e di trasformare l’energia.

Nelle condizioni primordiali questa energia avrebbe potuto provenire, fra lew altre possibili fonti, dal decadimento radioattivo. Usando l’energia immagazzinata, l’argilla avrebbe potuto fungere da laboratorio chimico dove le materie prime organiche venivano trasformate in molecole più complesse.

Prima parte del capitolo settimo “IL SEME DELLA VITA” dal libro “L’Altra Genesi” 

Seguirà prossimamente la seconda parte

Nin.Gish.Zid.Da 

 

‘mezzo milione di anni fa’

Disco alato

Un solo codice genetico per tutte le forme di vita terrestri Il ruolo chiave del ‘molibdeno’

I Nefilim sulla Terra, potevano essersi evoluti su un altro pianeta, esseri che, verosimilmente, non dovevano essere molto diversi da noi?

E potevano avere, mezzo milione di anni fa, le capacità per compiere viaggi interplanetari? La prima domanda ne implica un’altra, più generale: c’è vita, come noi la conosciamo, da qualche parte nell’universo, al di fuori del pianeta Terra? Gli scienziati oggi sanno che esistono innumerevoli galassie come la nostra, che contengono innumerevoli stelle come il nostro Sole e una serie infinita di pianeti con milioni di possibili combinazioni di temperatura, atmosfera ed elementi chimici: esistono quindi innumerevoli possibilità di vita nell’universo.

Si è scoperto, inoltre, che lo spazio interplanetario non è vuoto. Esso contiene, per esempio, molecole d’acqua, retaggio di quelle che si presume siano state nuvole di cristalli di ghiaccio che dovevano avvolgere le stelle nei primi stadi del loro sviluppo. Tale scoperta sembra confermare i riferimenti dei testi mesopotamici alle acque del Sole che si mescolavano con le acque di Tiamat.

Sono state anche trovate molecole di base della materia vivente “fluttuanti” nello spazio interplanetario ed è stata sfatata la convinzione che possa esservi vita solo a certe particolari condizioni di temperatura e atmosfera. Si credeva, inoltre, che l’unica fonte di energia e di calore disponibile per gli organismi viventi fosse il Sole, ma anche questa teoria cadde quando la navetta spaziale Pioneer 10 scoprì che Giove, molto più lontano dal Sole rispetto alla Terra, era un pianeta talmente caldo che doveva per forza avere delle fonti proprie di energia e di calore.

Un pianeta che contiene molti elementi radioattivi non soltanto genera da sé il proprio calore, ma manifesta anche un’intensa attività vulcanica; e questa attività vulcanica produce un’atmosfera. Se il pianeta è grande abbastanza da esercitare una forte attrazione gravitazionale, conserverà la sua atmosfera praticamente per sempre.

A sua volta, l’atmosfera crea una sorta di “effetto serra”: protegge il pianeta dal freddo dello spazio esterno e impedisce la dispersione del calore interno al pianeta; si tratta di un effetto simile a quello dei vestiti che indossiamo, che ci riparano dal freddo perché non lasciano disperdere il calore del corpo. Era proprio questo che avevano in mente gli antichi autori dei testi che descrivevano il Dodicesimo Pianeta come «avvolto da un alone», un’espressione che dunque non ha più soltanto un valore puramente poetico.

Il Dodicesimo Pianeta era sempre definito un pianeta “radiante”, “il più luminoso degli dèi”, e nelle raffigurazioni appariva appunto come un corpo che emanava raggi. Esso era dunque in grado di produrre da sé il proprio calore e lo tratteneva grazie al suo mantello atmosferico. Gli scienziati sono giunti all’inaspettata conclusione che non solo è possibile che la vita si sia evoluta sui pianeti più esterni (Giove, Saturno, Urano, Nettuno), ma che anzi è più che probabile che sia cominciata proprio là. Quei pianeti, infatti, sono formati dagli elementi più leggeri del sistema solare, hanno una composizione più simile a quella dell’universo in generale e contengono nella loro atmosfera grandi quantità di idrogeno, elio, metano, ammoniaca, e probabilmente neon e vapore acqueo – tutti elementi necessari per la produzione di molecole organiche.

Per la vita, quale noi la conosciamo, l’acqua è essenziale. I testi mesopotamici non lasciano dubbi sul fatto che il Dodicesimo Pianeta fosse un pianeta ricco d’acqua. Nell’Epica della Creazione l’elenco dei 50 nomi del pianeta ne comprendeva un buon gruppo che esaltava proprio il suo carattere “acquatico”. Sulla base dell’epiteto A.SAR (“re d’acqua”), “che stabilì livelli d’acqua”, il pianeta era chiamato A.SAR.u (“maestoso, luminoso re d’acqua”), A.SAR. U.LU.DU (“maestoso, luminoso re d’acqua la cui profondità è abbondante”), ecc.

I Sumeri erano certi che il Dodicesimo Pianeta fosse un pianeta lussureggiante di vita, tanto che uno dei suoi epiteti era NAM.TIL.LA.KU, “il dio che mantiene la vita”. Era anche il “dispensatore di vegetazione”, «creatore di cereali ed erbe che fa germogliare la vegetazione … che aprì i pozzi, distribuendo le acque dell’abbondanza», l'”irrigatore di Cielo e Terra”.

La vita, dunque, sostengono gli scienziati, non si formò sui pianeti terrestri, con i loro pesanti componenti chimici, ma nelle regioni più esterne del sistema solare. Da qui il Dodicesimo Pianeta venne poi in mezzo a noi, presentandosi come un pianeta rossastro, luminoso, che generava e irradiava calore proprio, che traeva dalla sua stessa atmosfera gli ingredienti necessari per la chimica della vita.

Se un problema esiste, è quello della comparsa della vita sulla Terra. Il nostro pianeta si è formato circa 4 miliardi e mezzo di anni fa e secondo gli scienziati le prime, più semplici forme di vita si trovavano già sulla Terra dopo poche centinaia di milioni di anni dalla sua formazione. Sembra davvero troppo poco. Parecchi elementi indicano anche che le più antiche e semplici forme di vita, risalenti a più di 3 miliardi di anni fa, contenevano già molecole di origine biologica, invece che non-biologica. In altre parole ciò significa che la vita presente sulla Terra così poco tempo dopo la sua formazione discendeva da altre forme di vita precedenti e non dalla combinazione di gas e sostanze chimiche inerti.

Non resta, quindi, che prendere atto del fatto che la vita, che non poteva evolversi facilmente sulla Terra, in effetti non è qui che ebbe origine. In un articolo pubblicato sulla rivista scientifica «Icarus» (settembre 1973) il Premio Nobel Francis Crick e il dr. Leslie Orgel avanzarono l’ipotesi che «la vita sulla Terra possa essere nata da minuscoli organismi provenienti da un pianeta lontano».

I due scienziati cominciarono i loro studi mossi dal comune senso di disagio nei confronti delle teorie correnti circa l’origine della vita sulla Terra. Come mai esiste un solo codice genetico per tutte le forme di vita terrestri? Se la vita ebbe inizio dal cosiddetto “brodo” primordiale, come ritengono quasi tutti i biologi, allora avrebbero dovuto svilupparsi organismi con codici genetici diversi. Inoltre, come mai l’elemento molibdeno svolge un ruolo chiave nelle reazioni enzimatiche necessarie per la vita, quando il molibdeno è in realtà un elemento molto raro? E perché elementi che sono più abbondanti sulla Terra, come il cromo e il nichel, hanno invece scarsa rilevanza nelle reazioni biochimiche?

La strana teoria proposta da Crick e Orgel non affermava solo che la vita sulla Terra poteva essersi originata da un organismo proveniente da un altro pianeta, ma anche che si sarebbe trattato di un’operazione volontaria – che, cioè, esseri intelligenti di un altro pianeta avrebbero volutamente gettato il “seme della vita” dal loro pianeta verso la Terra con una nave spaziale, con il preciso scopo di avviare la catena vitale sulla Terra.

Senza conoscere i dati forniti dal presente libro, dunque, questi due eminenti scienziati sono arrivati molto vicino alla verità. Non si trattò, tuttavia, di una premeditata opera di “inseminazione”, bensì del prodotto di una collisione celeste. Un pianeta vitale, il Dodicesimo Pianeta con i suoi satelliti, entrò in collisione con Tiamat e la divise in due, “creando” la Terra con una delle due metà.

Durante tale collisione il suolo e l’aria del Dodicesimo Pianeta, che contenevano in sé i semi della vita, “fecondarono”, per così dire, la Terra e le fornirono le prime forme di vita biologicamente complesse la cui presenza non può essere altrimenti spiegata. Ma quando cominciò la vita sul Dodicesimo Pianeta? Anche se la sua origine fosse anteriore a quella della Terra solo dell’1 %, risalirebbe comunque a 45 milioni di anni prima. Persino con un margine così modesto, esseri evoluti quanto l’uomo potevano già vivere sul Dodicesimo Pianeta quando sulla Terra cominciavano appena ad apparire i primi piccoli mammiferi.

Fatte le debite proporzioni, dunque, era certamente possibile che gli abitanti del Dodicesimo Pianeta fossero in grado di viaggiare per lo spazio mezzo milione di anni fa.

http://ningizhzidda.blogspot.it/

Anni di Censura sul ‘Pianeta Alato’

Una sintesi di eventi sul Pianeta X

Zecharia Sitchin, ricercatore e autore di fama, ha dichiarato che il Pianeta X transita nello spazio in un’orbita molto ellittica, si avvicina la terra da sud su di un piano angolare, quindi subisce un effetto fionda intorno alla parte posteriore del sole prima di uscire di nuovo fuori del nostro sistema solare ogni 3600-anni.

E’ stato anche detto che si può vedere solo la stella nana bruna avvicinarsi in basso sull’orizzonte delle terre dell’emisfero meridionale, rendendo difficile individuare il pianeta per la maggior parte della popolazione mondiale.

Intrigante è la relazione di Zecheria Sitchin su Nibiru riscontrabile su Wilipedia:

Secondo l’interpretazione di Sitchin sull’iconografia simbolica mesopotamica, descritta nel suo libro del 1976 Il 12° Pianeta e il suo seguito, c’è un pianeta sconosciuto al di là di Nettuno, che segue una lunga orbita ellittica, raggiungendo il sistema solare interno all’incirca ogni 3.600 anni. Questo pianeta è chiamato Nibiru (anche se Giove era il pianeta associato con il dio Marduk in cosmologia babilonese). Secondo Sitchin, Nibiru (il cui nome è stato sostituito con MARDUK nelle leggende originali dal sovrano babilonese avente lo stesso nome, nel tentativo di cooptare la creazione per se stesso, portando a una certa confusione tra i lettori) in collisione catastrofica con Tiamat (una dea in il mito della creazione babilonese dell’Enûma Eliš), egli, lo considera un altro pianeta che una volta si trovava tra Marte e Giove. Questa collisione presumibilmente ha formato il pianeta Terra, la fascia degli asteroidi e le comete. Sitchin afferma che quando Tiamat è stata colpita da una delle lune del pianeta di Nibiru, l’ha divisa in due, e poi su un secondo passaggio di Nibiru ha colpito la metà dei frammenti spezzati di Tiamat  facendola diventare la cintura degli asteroidi. La seconda metà, è stata ancora colpita da una delle lune di Nibiru, ed è stata spinta in una nuova orbita diventando oggi il pianeta Terra.

Questo potrebbe essere responsabile per i crescenti cambiamenti del tempo, le stagioni, le maree, l’attività vulcanica, attività tettonica e ancora di più, come i tornado che ora colpiscono fin da giugno? I corpi celesti che si avvicinano l’atmosfera terrestre effettivamente causano significativi cambiamenti nell’attività magnetica.

Per molti anni, i governi sono stati profondamente consapevoli che un corpo celeste si stava avvicinando (una nana bruna), così come viene chiaramente descritto negli antichi sigilli cilindrici sumeri e altri documenti antichi del suo passaggio distruttivo ogni 3600 anni.

Il Washington Post in un articolo del 30 dicembre 1983, a pagina A1 – afferma:

“Un corpo celeste probabilmente grande come il pianeta gigante Giove e così vicino alla Terra da ritenerlo parte di questo sistema solare, è stato trovato nella costellazione di Orione da un telescopio a infrarossi orbitante a bordo del satellite astronomico U.S. L’oggetto è così misterioso che gli astronomi non sanno se si tratta di un pianeta, una cometa gigante, una vicina “protostella” che non ha mai sviluppato abbastanza calore per diventare una stella, una galassia lontana così giovane che è ancora in fase di formazione delle sue prime stelle o una galassia così avvolta nella polvere che nessuna luce delle due principali stelle le passa attraverso.”

In un’intervista il dottor Gerry Neugebauer, dell’IRAS Chief Scientist per Jet Propulsion Laboratory della California e direttore dell’Osservatorio di Palomar per il California Institute of Technology, ha detto: “Tutto quello che posso dirvi è che non sappiamo di cosa si tratta.”

Vedi anche questo articolo del Disovery Notizie riferendosi a Nibiru come un pianeta immaginario e criticando aspramente coloro che credono in una cosa del genere!

La NASA è stata costretta settimane fa a rilasciare una dichiarazione pubblica scritta in un articolo Il portavoce della NASA ha detto: ‘la NASA non conosce asteroidi o comete attualmente in rotta di collisione con la Terra, per cui la probabilità di un grande impatto è piuttosto piccola.’

‘O meglio, possiamo dire che al momento, nessun qualsiasi oggetto di grandi dimensioni è probabile che colpirà la Terra nei prossimi 100 anni.’

Ora invece si scopre che Google Sky, ha scoperto una parte dello spazio che è stato in precedenza censurato, o nascosto, che ci mostra quello che sembra essere il Pianeta X, conosciuto anche come Nibiru:

Intellihub: Per anni è stato ipotizzato dai teorici della cospirazione e alcuni astronomi che Google Sky ha censurato dalla vista del pubblico ciò che è noto come il Pianeta X o Nibiru. Ora, incredibilmente, una fascia enorme di Google Sky precedentemente oscurata e censurata è stata resa visibile da Google, ora si può osservare la zona che era stata sfumata. L’immagine sotto mostra sistematicamente di come la censura di Google è stata fatta per anni.

Attualmente è sconosciuto e non sappiamo il motivo per cui Google abbia dato l’accesso illimitato al sistema planetario, di cui al centro è stato il defunto Zecharia Sitchin che ha scritto numerose pubblicazioni sul pianeta Nibiru. Nell’immagine qui sotto, girata nel 2015, si può vedere chiaramente il disco alato come descritto da Sitchin e da altri. E’ quasi inquietante. Il sistema è e si trova attualmente in questa posizione planetaria: 5 h 42m 21.0s 22 ° 36 ‘45,7

Qui di seguito, vi mostrerò una vera e propria fotografia del Pianeta X / Nibiru e una fotografia di ciò che Google Sky ha appena scoperto.

(SOPRA: Pianeta X / Nibiru)
(SOPRA: Che cosa è stato rivelato da Sky Google 
che era stato precedentemente nascosto)
 
(SOPRA: Questa è una fotografia delle stesse coordinate  
prima che Google rimuovesse l’andana)

LATERALE NOTA INTERESSANTE

Gill Broussard del canale Youtube, Pianeta 7X, sulla base di suoi calcoli, ritiene che Nibiru dovrebbe passare oltre la terra il 26 marzo 2016 a Pasqua. Egli ritiene inoltre che, sulla base della sua approfondita ricerca, questo ha sempre portato qualche grande evento biblico!

Ecco dal suo canale un caratteristico video! Sicuramente da vedere! Inoltre, a pagina due di questo articolo, c’è un video di Paul Begley dove si menziona anche questo.

Una sintesi degli eventi del Planet-7X Video
Ecco cosa Broussard afferma nella sua sezione sul suo canale YouTube:  
Planetaria-X è biblicamente reale

Il mio obiettivo principale è quello di informare i telespettatori delle nuove scoperte nel campo dell’astronomia biblica e di come queste risultanti anomalie siano correlate ai record biblici. Questo sito contiene tre anni di ricerche fatti con strumenti e software astronomici su ogni evento che si sono ripetutamente sovrapposti per una profondità che attraversa e misura la validità dei dati oltre le aspettative!:

1.) Una porzione rappresentativa delle informazioni raccolte.

2.) Grafici, grafici e altri dati di supporto l’esistenza di un “misterioso pianeta”, che io chiamo Planet-7X (per 7 volte il diametro della Terra).

3.) Non vi sono molte e forti prove che indicano l’imminente FINE che ci si ASPETTA .

Non pretendo di avere tutte le risposte, ma il notevole lavoro di ricerca che ho condotto è preciso nella misura delle mie capacità di correlare i dati.

I miei risultati e la ricerca sono aperti e disponibili per essere visionati all’esterno.

Joel Rosenberg pochi giorni fa ha scritto sul suo blog:

‘Qualcosa sta arrivando. Io non so cosa sia. Ma dobbiamo essere pronti. Qui è la domanda chiave: l’America si sta dirigendo verso una terribile implosione o un grande risveglio’?

Gli Stati Uniti si stanno avviando verso gravi problemi e gli eventi degli ultimi mesi – e quello che potrebbe arrivare nel corso dei prossimi mesi – mi addolora molto.

Qualcosa sta arrivando. Io non so che cosa sia. Ma tutti noi in qualsiasi modo possibile dobbiamo essere pronti. – Joel Rosenberg

Un dirigente capo della NASA ha recentemente allertato e sollecitato la FEMA nell’adottare le misure necessarie per un evento apocalittico che potrebbe verificarsi in avvenire.

Dal comunicato stampa ufficiale del governo (Link Incluso nel precedente articolo collegato) 

“… stiamo per entrare in un periodo potenzialmente catastrofico di terremoti ed eruzioni vulcaniche record in tutti gli Stati Uniti.” La lettera è stata firmata dal Presidente del SSRC, il signor John Casey, e consegnati al quartier generale della FEMA a Washington DC oggi. – Documento ufficiale Spazio E Science Research Corporation

E, dalla lettera ufficiale della FEMA: La nostra ricerca, sul Global Climate Status Report (GCSR) è stata pubblicata il 10 giugno 2015, suggerisce l’alta probabilità di terremoti catastrofici o eruzioni vulcaniche in tutte le principali regioni sismiche e vulcaniche che potrebbero aumentare in modo significativo. Crediamo che gli Stati Uniti e il mondo, siano ormai entrati nel periodo più pericoloso per i terremoti catastrofici ed eruzioni vulcaniche in oltre 200 anni. In realtà, una nuova tendenza dell’aumento del numero e l’intensità dei terremoti e vulcani a livello globale, ha già iniziato e sta generando gravi preoccupazioni nel campo della geologia.

E, se di per sé non fosse sufficiente porto a tua conoscenza che gli elitisti globali si stanno ora preparando a muoversi nel sottosuolo in quello che viene chiamato, il Bunker Miliardario … un posto che solo l’élite può permettersi un lucrativo bunker progettato per resistere a qualsiasi evento catastrofico, da bombe atomiche a tsunami. Clicca qui per vedere l’articolo su ForbesAltri video che sostanziano e supportano le informazioni di cui sopra sono presenti nell’articolo originale in lingua inglese QUI

LINK 

Tiamat: La Roccia della Genesi

Si ritiene che le rocce della Luna abbiano circa 4,25 miliardi di anni; particelle di suolo hanno fornito una datazione ancora più antica: 4,6 miliardi di anni. La Luna, come concordano tutti i circa 1500 scienziati che hanno studiato le rocce e i campioni di suolo, è nata nello stesso periodo in cui si è formato il Sistema Solare.

Ma poi, circa 4 miliardi di anni fa, si è verificato un evento catastrofico. Nel suo articolo Cratering in the Solar System, pubblicato nelle pagine dello “Scientific American” (gennaio 1977), William Hartman ha riportato che “diversi analisti delle missioni Apollo hanno scoperto che l’età di molti campioni di rocce lunari non va oltre i 4 miliardi di anni; esistono ben poche rocce di età più antica”.

Le rocce e i campioni di suolo, che contenevano il vetro formatosi a seguito di impatti violenti, hanno 3,9 miliardi di anni. “Sappiamo che un cataclisma di grande portata, un intenso bombardamento, ha distrutto le rocce più anriche e la superficie dei pianeti”, ha affermato Gerald J. Wasserburg della Caltech, alla vigilia dell’ultima missione Apollo.

Restava allora la domanda: cosa è successo fra la nascita della Luna, (circa 4,6 miliardi di anni fa) e i 4 miliardi di anni fa, data della catastrofe? Ecco dunque che la roccia scoperta dall’astronauta David Scott e ribattezzata “Roccia della Genesi” non risaliva al periodo di formazione della Luna. Bensì al periodo della catastrofe che la colpì circa 600 milioni di anni dopo. Il nome resta comunque appropriato.

Infatti la narrazione della Genesi non è quella della nascita del Sistema Solare, bensì della Battaglia Celeste di Nibiru/Marduk con Tiamat (la Terra dei primordi), avvenuta proprio 4 miliardi di anni fa.

Non soddisfatti dalle diverse teorie sull’origine della Luna, alcuni hanno cercato di selezionare le migliori in base a determinati criteri. Una “Tavola della Verità”, preparata da Michael J. Drake del Lunar and Planetary Laboratory dell’University of Arizona, metteva in pole position la teoria della formazione contemporanea.

I risultati delle analisi di Johpn A. Wood soddisfacevano tutti i criteri tranne quello del momento angolare e della fusione della Luna, ma in linea di massima restava la migliore. Il consenso attualmente è ancora focalizzato sulle teorie della formazione contemporanea, pur se alcuni elementi sono stati presi a prestito dalle teorie del gigantesco impatto e della fusione.

Stando alle teorie presentate alla conferenza del 1984 da A.P. Boss del Canergie Institute e da S.J. Peale dell’Università della California, la Luna viene realmente considerata come “figlia” della terra, costituita della stessa materia primordiale; tuttavia la nube primordiale entro la quale si verificò la formazione contemporanea fui soggetta a bombardamenti da parte di planetisimali che, disintegrarono la Luna in formazione e, in altri casi, aggiunsero nuova materia alla massa (vedi immagine sotto)

Proto Luna
Il risultato sarebbe stato una Luna di dimensioni ancora maggiori che avrebbe attratto e inglobato altri corpi celesti più piccoli che si stavano formando all’interno dell’anello intorno alla terra: una Luna simile, seppur diversa dal nostro pianeta.
 
Dopo essere passata da una teoria all’altra, la scienza ora accetta quale teoria per l’origine della Luna lo stesso processo che ha dato ai pianeti esterni i sistemi a più satelliti. Resta ancora da spiegare come mai, una Terra troppo piccola, si è ritrovata con una Luna troppo grande. Per trovare la risposta, dobbiamo ritornare alla cosmogonia sumera. Il primo aiuto che si offre è l’affermazione che la Luna non è nata come satellite della Terra, bensì di Tiamat, un pianeta di dimensioni maggiori.
 
Poi – millenni prima che la civiltà occidentale scoprisse i satelliti che ruotano intorno a Giove, Saturno, Urano e Nettuno – i Sumeri già attribuivano a Tiamat una schiera di satelliti, “undici in tutto”. Collocavano Tiamat proprio dietro Marte, il che farebbe di lei un pianeta esterno, che acquisì la “schiera celeste” degli altri pianeti esterni.
 
Quando paragoniamo le più recenti teorie con la cosmogonia sumera, scopriamo non solo che gli scienziati contemporanei sono giunti alle stesse conclusioni che facevano parte delle conoscenze scientifiche sumere, ma che hanno persino usato una terminologia molto simile.
 
Proprio come hanno affermato le ultime teorie, la cosmogonia sumera descrive un Sistema Solare giovane e instabile, dove planetesimali e forze gravitazionali emergenti disturbano l’equilibrio planetario e, a volte, fanno crescere a dismisura i satelliti.
 

Ne Il Pianeta degli dèi Zecharia Sitchin ha descritto così le condizioni celesti: “Terminata la grande rappresentazione della nascita dei pianeti, gli autori della creazione alzano il sipario sul secondo atto, quello che mette in scena i tumulti celesti. La nuova famiglia di pianeti era tutt’altro che tranquilla: ognuno gravitava verso l’altro e tutti convergevano verso Tiamat, disturbando e mettendo in pericolo i corpi primordiali”. Nelle parole poetiche dell’Enuma Elish leggiamo:

I divini fratelli si coalizzavano;
disturbavano Tiamat andando avanti e indietro.
Turbavano il “ventre” di Tiamat
coi loro strani movimenti nelle dimore del cielo.
Apsu non riusciva a frenare mil loro clamore;
Tiamat era ammutolita dal loro comportamento.
Essi compivano atti detestabili
e si comportavano in maniera odiosa.

“Siamo qui in presenza di evidenti riferimenti a orbite erratiche”, così aveva scritto ZS ne Il Pianeta degli dèi. I nuovi pianeti “andavano avanti e indietro”; si avvicinavano troppo l’uno all’altro (“si coalizzarono”); interferivano con l’orbita di Tiamat e si accostavano troppo al suo “ventre”; i loro modi erano “odiosi”; la loro spinta gravitazionale era “arrogante”, eccessiva, non teneva in considerazione le orbite degli altri.

Avendo abbandonato le prime idee di un sistema solare che si stava raffreddando lentamente e che gradualmente si condensava dalla nube primordiale, l’attenzione degli studiosi si focalizzò nella direzione opposta.

“Dal momento in cui computer più sofisticati consentono di simulare il comportamento dei pianeti per un periodo di tempo prolungato” scrisse Richard A. Kerr sulle pagine di “Science” (Research News, 14 aprile 1989), “ovunque emerge il caos”. E citò gli studi di Gerald J. Sussman e Jack Wisdom del Massachusetts Institute Technology che erano riusciti ad andare a ritroso nel tempo, scoprendo che “molte orbite fra Urano e Nettuno erano diventate caotiche e che anche il comportamento orbitale di Plutone era caotico e imprevedibile”. J. Laskar del Bureau des Longitudes di Parigi scoprì il caos in tutto il sistema solare “ma in particolare fra i pianeti interni incluso la terra”.

George Wetherill, aggiornando i suoi calcoli della collisione multipla di circa 500 pianetesimali (“Science”, 17 maggio 1985), descrisse il processo nella zona dei pianeti terrestri come l’accrezione di numerosi “fratelli e sorelle” entrati in collisione per formare “pianeti temporanei”. Il processo di accrezione (“schiantarsi l’uno contro l’altro, spezzarsi e catturare materia dagli altri, fino quando alcuni sono cresciuti fino al pinto di diventare pianeti rocciosi), fu “una vera e propria battaglia regale” che durò per i primi 100 milioni di anni del sistema solare.

Le parole dell’eminente studioso sono straordinariamente simili a quelle dell’Enuma Elish. Parla di “molti fratelli e sorelle” che vagano, che entrano in collisione, che disturbano le orbite degli altri, mettendone a repentaglio la stessa esistenza. I tempi antichi parlano di “fratelli divini” che”disturbano”, “infastidivano” e “andavano avanti e indietro” nei cieli, proprio nella zona in cui si trovava Tiamat, vicino al suo “ventre”. Wetherill usò l’espressione “battaglia regale” per descrivere il conflitto tra “fratelli e sorelle”.

La narrativa sumera usa la stessa parola “battaglia” per descrivere ciò che avvenne e ha immortalato gli eventi della Genesi nella Battaglia Celeste.

Ancora oggi suscitano perplessità le dimensioni sproporzionate della Luna rispetto alla Terra, ma, a dire il vero, le nutrivano anche gli autori dell’Enuma Elish. (epica della creazione sumera). Dettero voce agli altri pianeti che, preoccupati, osservavano le dimensioni crescenti e la massa di Kingu.

Essa esaltò Kingu, 

il primogenito fra i suoi dèi

in mezzo a loro lo rese grande,

l’alto comando della battaglia

mise nelle sue mani, 

così da imbracciare le armi per lo scontro,

così da essere il capo della battaglia,

la battaglia per la supremazia lei affidò nelle sue mani.

Lo aveva fatto entrare nella sua schiera.

E così gli disse: “Per te ho compiuto un sortilegio”.

“Ti ho fatto grande nell’assemblea degli dèi.

Invero tu sei il Supremo. 

Secondo questa cosmogonia, a causa delle perturbazioni e delle condizioni caotiche presenti nel sistema solare, una delle undici lune di Tiamat crebbe fono a raggiungere dimensioni insolite. Purtroppo dai testi antichi non è chiaro quali conseguenze ebbe la creazione di questa luna così grande; i versi enigmatici, dove alcune delle parole sono state fatte oggetto di diverse interpretazioni e traduzioni, sembrano dire che “esaltando” Kingu, “fece placare il fuoco” (secondo E.A. Speiser) o “acquietare il dio del fuoco” (secondo A. Heidel) e umiliare “l’arma del potere ce è così potente nel suo movimento” – un probabile riferimento alla spinta gravitazionale che perturbava.

Qualunque sia stato l’effetto calmante di Kingu su Tiamat e sulla sua schiera, risultò comunque deleterio per gli altri pianeti; fu particolarmente destabilizzante l’azione di elevare Kingu allo stato di pianeta. Era stato dunque questo peccato di Tiamat  a mandare su tutte le furie gli altri pianeti, tanto da invocare Nibiru/Marduk affinché mettesse fine a Tiamat e al suo consorte presuntuoso?

Nella Battaglia Celeste che seguì, Tiamat venne divisa in due: una metà venne ridotta in frammenti (braccialetto martellato – fascia degli asteroidi?), l’altra metà, accompagnata da Kingu, venne scagliata in un’altra orbita (oltre Marte dove prima dimorava) e, sarebbe diventata la terra con la sua Luna. La sequenza degli eventi si conforma ai punti salienti delle varie teorie moderne su origine, evoluzione e destino finale della Luna.

Anche se restano enigmatiche la natura “dell’arma del potere che è così potente nel suo movimento” o quella del “dio del fuoco” che ha fatto crescere in maniera sproporzionata Kingu, resta comunque chiara la sorpresa per le insolite dimensioni della Luna (in proporzione a tiamat).

La descrizione è molto minuziosa. Ed è da sottolineare il fatto che non è la cosmogonia sumera a supportare la moderna scienza, bensì la scienza moderna a corroborare le conoscenze degli antichi.

Dalle mie letture:“L’altra Genesi”

http://ningizhzidda.blogspot.it

La versione di Beroso sul pianeta chiamato “Nibiru”

L’accesso di Beroso alle tavolette d’argilla sumere

Si deve presumere che fra i testi fondamentali che sono stati copiati e ricopiati, Beroso abbia avuto tra le mani una versione del racconto di Madrduk, Tiamat e della battaglia celeste mentre redigeva la sua Babyloniaca in tre volumi.

A quanto pare è stato proprio così. Secondo lo storico Alessandro Polistore, una delle fonti che hanno permesso di risalire ai Frammenti di Beroso, nel Libro I Beroso scrisse (fra le altre cose):

Ci fu un tempo in cui non esisteva nient’altro che le tenebre e un abisso di acque in cui vivevano le più orrende creature … Quella che esercitava il comando su di loro era una femmina di nome Thallath, che in caldeo significa “il mare” … Belus (= “il Signore”( venne e fece a pezzi la femmina; da una metà formò la terra e dall’altra i cieli: nello stesso tempo distrusse le creature dell’abisso …

Questo Belus, che gli uomini chiamano Deus, divise le tenebre e separò i Cieli dalla terra, e mise ordine nell’universo … Formò anche le stelle, il Sole e la Luna, insieme ai cinque pianeti.

Beroso aveva avuto accesso a una copia completa e intatta della V Tavoletta dell’Enuma Elish?

SINOSSI DELLA QUINTA TAVOLETTA
 
Ninmah scende sulla terra con un gruppo di infermiere, distribuisce i semi per coltivare le piante dell’elisir, da Notizie ad En-lil del loro figlio Ninurta, nato fuori dal vincolo nuziale.
Nell’Abzu En-ki stabilisce la sua dimora e i luoghi di estrazione mineraria, nell’Eden, Enlil costruisce attrezzature spaziali e altri impianti.
 
I Nibiruani sulla terra (Gli Anunnaki) sono seicento, trecento “Igigi” sono addetti su Lahmu (Marte).
Esiliato per aver stuprato Sud. (il primo stupro della storia che si conosca)  Enlil viene a conoscenza delle armi nascoste.
Sud diventa sposa di Enlil, con il nome di Nin-lil, genera un figlio “Nannar”.
Ninmah si unisce a Enki nell’Abzu, da alla luce solo figlie femmine, Ninki invece la sposa di Enki, giunge portando con se il loro figlio Marduk.
 
Mentre Enki ed Enlil procreano ancora, si formano vari clan sulla terra, e tormentati dagli stenti, gli Igigi organizzano un ammutinamento contro Enlil. In battaglie aeree Ninurta sconfigge il loro capo Anzu, ma anche gli Anunnaki, incitati ad estrarre più oro, si ammutinano, Enlil e Ninurta denunciano gli ammutinati, così Enki suggerisce di creare artificialmente i lavoratori primitivi, (Lulu Amelu).

Questa interessante domanda ne fa sorgere un’alta più generale: dove, in qual biblioteca e fra quale collezione di tavolette Beroso si è seduto a copiare i testi e a scrivere i suoi tre volumi?

La risposta potrebbe essere contenuta nella scoperta fatta negli anni 50 che una collinetta di nome Sultantepe, a poche miglia da Haran (ora in Turchia), era effettivamente il sito di un’importante scuola scrittoria e biblioteca, dove furono trovate molte tavolette che fino ad allora si consideravano perdute.

Articolo correlato:  ANALISI ASTRONOMICA DELL’ENUMA ELISH

http://ningizhzidda.blogspot.it/