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“la porta blindata che ci separa dalla realtà”

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Una pacifica tribù globale grazie alla tecnologia

Scritto da MMJ in novembre 25th, 2016. scritto in collaborazione con Chiara Lyn

Una delle più comuni critiche che si fanno alla vita degli uomini preistorici o non civilizzati è quella delle faide tribali. Anche se ci sarebbe molto da scrivere in proposito e verificare quante di queste faide siano endemiche e inerenti a quelle società, e quante in realtà siano state innescate dal contatto con l’uomo civilizzato che ha mutato gli equilibri delle zone in cui ha messo piede, facciamo finta che l’uomo non civilizzato abbia davvero questa mancanza: il vedere SOLO la sua tribù come una famiglia e tutte le altre come possibili nemici.

Dopo questa (già fallace) premessa, di solito l’argomentazione successiva è quella di cercare di dimostrare che invece l’uomo civilizzato, grazie alla tecnologia, si è globalizzato e ha (potenzialmente) messo in contatto tutti gli uomini su questo pianeta fornendoci la possibilità di diventare un’unica grande “tribù” con conseguente prosperità, pace e amore globali.

Diciamo la verità, le capacità tecniche di connettere tutti gli uomini esistono, ma la realtà è ben differente da quella romanzata appena descritta. Più che una umanità unita in “una sola tribù”, vediamo un mondo fatto da infinite tribù divise in stati, generi, classi sociali, famiglie, ecc. per ognuna delle quali esiste un conflitto.

Le cosiddette faide tribali non sono state assolutamente disinnescate dalla civilizzazione, anzi, sono  aumentate esponenzialmente mettendo in conflitto addirittura persone vicine, di fatto “della stessa tribù”, separate e portate a competere dalla civiltà stessa e dalle regole su cui si basa, arrivando a creare un moderno tribalismo dalle conseguenze ben peggiori rispetto a quelle (anche ingigantite) dell’uomo non civilizzato che non era certo solito recintare, dividere, distruggere l’ambiente in cui viveva, competere con il proprio vicino, creare eserciti, soggiogare e schiavizzare, torturare, incarcerare…

Di fronte a questa argomentazione l’ultima linea di difesa alla civiltà ed alla tecnologia come mezzo per arrivare ad una “tribù globale”, è indicare come responsabili del loro fallimento e delle estreme divisioni che vediamo oggi, solo alcuni aspetti, quelli divenuti ormai palesemente negativi e deleteri come il capitalismo e la competizione economica.

In pratica la linea di difesa è affermare che questa “globalizzazione tribale” non funziona solo perché esiste un sistema economico competitivo, mentre la tecnologia che ci mette in contatto, di per sé e al netto della competizione economica, potrebbe davvero regalarci lo status di “tribù globale” con annessi e connessi.

C’è un grosso problema in questa affermazione: le tecnologie che ci hanno permesso di connetterci tra noi, mettendo in comunicazione anche chi vive in due parti opposte del globo, è essa stessa frutto di una separazione profonda. Senza aver schiavizzato altri popoli in passato, senza il ricatto economico nel presente, senza la predazione selvaggia della terra per ottenere le preziosissime risorse, senza il deturpamento di interi habitat, l’uccisione e l’abuso di animali usati come test, senza lo sfruttamento comunque di qualcuno, non ci sarebbe e non ci sarebbe mai stata alcuna tecnologia. Ogni oggetto tecnologico intorno a noi è frutto di processi produttivi e, ripercorrendo a ritroso questo processo, si finisce inevitabilmente al capezzale della miniera in cui il piccolino scava a mani nude, con il fucile del soldato puntato sulla schiena o si finisce fatalmente al centro di una foresta che non c’è più, o in fondo ad un oceano che non ha più i suoi coralli. Il costo della tecnologia che produciamo è altissimo, direi inestimabile. Eppure, a giudicare dagli scontrini, la tecnologia sembra sempre piuttosto economica, solo perché il vero costo, in questo momento, lo sta pagando qualcun altro lontano da noi, o altri soggetti che non hanno voce. Ma anche la parte privilegiata di questo mondo che utilizza le tecnologie paga caro parte di quel costo nascosto in termini di de-umanizzazione, meccanizzazione del pensiero, stress e malattia.

Inoltre, la tanto millantata unione che la tecnologia ci pone dinnanzi, a guardarla a mente lucida, altro non è che un insieme di esseri umani rinchiusi in loculi di cemento omologanti che chiamiamo case, che digitano spasmodicamente il proprio malcontento, la propria solitudine, la propria vanità, il proprio ego su tastiere di plastica o su un display.

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La comunicazione, in questo senso, sembra apparentemente amplificata, potenziata, globalizzata, ormai i traduttori on line permettono di superare ogni barriera linguistica. Di fatto però, abbiamo dimenticato come si percepisce chi abbiamo di fronte, abbiamo dimenticato il “sentire” chi abbiamo di fronte, il percepirne i bisogni immediati, il percepirne lo stato d’animo, e persino (al contrario di quanto accadeva agli uomini non civilizzati) il guardarlo negli occhi.

Guardiamo un telegiornale pensando che quella sia la realtà che ci circonda, ci pensiamo in contatto con la notizia, ci sentiamo in quel luogo, accanto alle vittime e ci convinciamo di sapere cosa sia davvero accaduto. Guardiamo un documentario e pensiamo di essere in quella savana, pensiamo di conoscere ogni segreto della leonessa che va a caccia, sappiamo a che velocità corre, a quanti mesi i suoi cuccioli saranno svezzati, ma nessuno sa che odore hanno, nessuno sa che rumore fanno i suoi passi, nessuno è stato veramente lì. Chattiamo con persone sconosciute al di là dell’oceano, illusi di avere un vero dialogo, come lo avremmo con una persona di fronte a noi, ma non possiamo avvertire il ritmo del suo respiro, lo sguardo, la gestualità.

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Pensiamo quindi di essere più informati, ma siamo solo pieni di frammenti di nozioni; pensiamo di poter esperire e conoscere più luoghi, ma non è tanto diverso rispetto a vederli in cartolina; pensiamo di comunicare con più persone, ma lo facciamo solo per finta. Pensiamo di fare tutte queste cose veramente, ma è solo un gioco virtuale perché ad ognuna di queste esperienze mancano dei tasselli fondamentali e questa mancanza le rende tutte finte.
Nessuno vive più esperienze dirette. Tutto, ormai, viene filtrato dalla tecnologia. Tutto è dietro un rassicurante vetro dello schermo. Vicino, sì, ma sempre più lontano.

La tecnologia è diventata il trampolino con il quale lanciamo i nostri alter ego nel mondo virtuale. E il mondo reale, di conseguenza, si sta svuotando giorno dopo giorno della nostra presenza. Non stiamo parlando di un modo sbagliato di usare una tecnologia neutra o addirittura buona, stiamo parlando di quello che l’uso della tecnologia produce intrinsecamente nella società per il modo stesso in cui funziona, per il modo stesso in cui viene prodotta.

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La tecnologia non ci connette con il resto del mondo. La tecnologia è la porta blindata che ci separa dalla realtà.

Ecco allora il paradosso: l’essere umano cerca di imitare e migliorare la sua stessa natura e la natura intorno a sé, fallendo miseramente già al primo passo che compie, perché allontanarsi dalla natura, violentarla, analizzarla, farla propria, adattarla, fare lo stesso a persone ed animali, non potrà mai portare ad alcuna connessione, ad alcuna prosperità, ad alcuna pace. Non ci si connette a ciò che si usa: lo si domina. Quello che abbiamo fatto è semplicemente tentare di connettere attraverso mezzi che separano. E tragicamente commettiamo lo stesso errore in tutti i settori che portano avanti quello che nelle nostre teste suona come “progresso” ma che in realtà è solo un rotolare giù da un dirupo dopo un inciampo, un passo falso che non abbiamo il coraggio di ammettere di aver compiuto.

http://www.masonmassyjames.it/blog/una-pacifica-tribu-globale-grazie-alla-tecnologia2/

Stephen Hawking mette in guardia l’umanità

Stephen Hawking mette in guardia l’umanità: bisogna lasciare la Terra prima della classe dominante la distrugga. 

Claire Bernish
20 gennaio 2016

(ANTIMEDIA) Regno Unito – il futuro dell’umanità è in pericolo grazie ai cosiddetti avanzamenti nella scienza e nella tecnologia, lo afferma il professor Stephen Hawking, che ha citato “la guerra nucleare, il riscaldamento globale, e virus geneticamente modificati” come minacce mortali per la nostra esistenza.

Hawking ha descritto varie “cose che potrebbero andare male” ad un pubblico di centinaia di persone che frequentano il primo di una serie della BBC Reith Lectures, che riguardano la ricerca sui buchi neri. Egli ha affermato la necessità di colonizzare altri pianeti per garantire la sopravvivenza della specie umana Secondo l’avvertimento di Hawking alla BBC, ha esposto quanto segue:

“Anche se la probabilità di un disastro per il pianeta Terra in un dato anno potrebbe essere piuttosto basso, se invece lo si prefigura nel corso del tempo, nei prossimi mille o diecimila anni, diventa quasi certezza.

“A quel punto, avremmo potuto diffonderci nello spazio, e ad altre stelle, quindi un disastro sulla Terra non significherebbe la fine della razza umana.

“Tuttavia, non potendo stabilire colonie autosufficienti nello spazio per almeno i prossimi cento anni, dobbiamo stare molto attenti a questo periodo.”
Anche se per uno scienziato di tutto rispetto come Hawking sembrerebbe controproducente denunciare il progresso scientifico, come la minaccia più importante dell’umanità, questa non è la prima volta che Hawking ci ha consigliato di prestare attenzione, come gli anti-Media hanno riferito più volte. La scorsa estate, il fisico teorico ha frequentato oltre 1.000 esperti di intelligenza artificiale dove insieme hanno firmato una lettera aperta rivolta a tutte le potenze militari nel mondo, per la militarizzazione dei robot e il percorso “militare artificiale verso la corsa agli armamenti di intelligence”.
Nel mese di ottobre dello scorso anno, Hawking ha avvertito gli scienziati presso il Centro europeo per la ricerca nucleare (CERN) circa il potenziale del Bosone di Higgs “particella di Dio” che potrebbe avviare un “catastrofico decadimento del vuoto” – la formazione di una bolla quantistica che si espande alla velocità della luce e potrebbe annientare l’intero universo. Una delle più grandi preoccupazioni dello scienziato che lo ha spinto ad allarmarsi è l’automazione della forza lavoro nel mondo insieme all’avidità capitalista.

In realtà, presi collettivamente, numerosi avvertimenti di Hawking si rivolgono direttamente alla tracotanza incurante delle classi dirigenti e alla loro tendenza ad agire in favore del profitto – in una varietà di campi -, senza considerazioni di dati a conseguenze a lungo termine derivanti da tali progetti frettolosamente realizzati.

Nonostante i numerosi scenari cautelativi messi in evidenza da Hawking, egli sostiene che la società probabilmente saprà trovare i mezzi necessari per poterli affrontare.

 
 

Gli esseri umani a rischio di un letale ‘autogol’

Secondo il Prof Stephen Hawking, l’umanità è a rischio da una serie di pericoli messi in atto da noi stessi. Le maggiori cause che egli individua sono: la guerra nucleare, il riscaldamento globale e i virus geneticamente ingegnerizzati. Inoltre gli ulteriori progressi nella scienza e nella tecnologia creerà “nuovi modi dove è probabile che le cose potrebbero peggiorare”. 

E’ ironico che una figura di primo piano nel campo della scienza identifica il progresso scientifico come la principale fonte di nuove minacce.

In precedenti occasioni, ha messo in luce i rischi potenziali dell’intelligenza artificiale (AI) la quale è diventata abbastanza potente da causare l’estinzione della razza umana. Ma lui insiste che si possono trovare vie per affrontare questi rischi.

“Non abbiamo intenzione di smettere di fare progressi, o invertire la rotta, dobbiamo solo riconoscere i pericoli e controllarli. Sono un ottimista, e credo che possiamo farlo.”

I giovani scienziati hanno chiesto un consiglio al prof Hawking, egli ha detto di non smettere mai di mantenere un senso di meraviglia sul “nostro e vasto complesso” Universo.

“Dal mio punto di vista, è stato un tempo glorioso per essere qui ancora vivo e fare ricerca in fisica teorica. Non c’è nulla di meraviglioso come il momento di  scoprire qualcosa che nessuno conosceva prima.”

Ma ha anche detto che le future generazioni di ricercatori devono essere consapevoli di come il progresso scientifico e tecnologico stia cambiando il mondo, e per aiutare il grande pubblico a comprenderlo. 

“E’ importante garantire che questi cambiamenti si stiano dirigendo nella giusta direzione. In una società democratica, questo significa che tutti hanno bisogno di avere una conoscenza di base della scienza e prendere decisioni consapevoli per il futuro.

“Così comunicare chiaramente ciò che si sta cercando di fare nel campo della scienza, e chissà, si potrebbe anche finire per capire da soli.”

Dal momento che gli e stato diagnosticato la sua malattia del motoneurone, il Prof. Hawking e stato determinato nel superare le enormi difficoltà fisiche della sua disabilità, la quale è stata una fonte di fascino e ammirazione in tutto il mondo.

A sua figlia Lucy, giornalista e scrittrice, che ha co-scritto libri di scienza per bambini con il Prof Hawking, gli è stato chiesto di parlare di suo papà.

“Penso che lui sia estremamente testardo, con un desiderio molto invidiabile di andare avanti con la capacità di sfruttare tutte le sue riserve, tutte le sue energie, tutta la sua attenzione mentale e lì a premere per mantenere l’obiettivo che si è prefissato”.

“Ma non solo per andare avanti ai fini della sopravvivenza, ma per superare la sua disabilità producendo un lavoro straordinario, scrivendo libri, dando lezioni, ispirando altre persone con malattie neuro-degenerative e altre disabilità, e di essere un padre di famiglia, un amico e un collega di così molte persone e tenendo il passo con gli amici in tutto il mondo.”

Una breve storia di Stephen Hawking

http://www.bbc.com/news/science-environment-35344664 

 Traduzione e adattamento Nin.Gish.Zid.Da 

– gliomi e dintorni –

IL GRANDE INGANNO: SMART METER E SMART GRID 

L’articolo che segue è stato tradotto dal Prof. Giancarlo Ugazio, componente del comitato tecnico scientifico nazionale dell’ONA, medico non pentito e scienziato non in vendita. (CURRICULUM) 

DANNI DA CONTATORI INTELLIGENTI: PERICOLI PER LA SALUTE LEGATI ALL’ESPOSIZIONE A RADIAZIONI ELETTROMAGNETICHE DI STRUMENTI SENZA FILO. 

L’ultima dal Dr. David O. Carpenter Dalla Dr. Ilya Sandra Perlingieri, Global Research, 28 giugno, 2014 Regione: Canada, USA – Tema: Scienza e Medicina Questo articolo della defunta Dr. Ilya Perlingieri fu pubblicato la prima vota su Global Research il 13 luglio 2012

In questi…anni, c’è stato un progressivo incremento delle evidenze mediche e scientifiche dei gravi danni provocati sull’uomo da parte dell’esposizione ai cosiddetti contattori intelligenti (Smart Meters) che sono installati in centinaia di migliaia in America settentrionale e in Europa. Da decenni, gli scienziati hanno documentato gli effetti dell’esposizione a campi elettro-magnetici / radio-frequenze. Tuttavia, è solo negli ultimi due anni che, con la costante esposizione alle radiazioni elettromagnetiche da strumenti senza filo a questi nuovi contatori, che è stata pubblicata un’ulteriore evidenza medica (fino al livello dei telefoni cellulari). Negli Stati Uniti, non c’è mai stata una legge che obbligasse milioni di cittadini ignari a installare questi contatori d’utilità. Non è stato impiegato alcun Principio di Precauzione, mentre è stata abbondante la pubblicità commerciale. Diverse aziende del ramo non hanno detto nulla ai clienti dei danni. Ciò che esse hanno detto ai loro clienti a proposito di questi nuovi contatori era che con essi sarebbe stata aggiornata la tecnologia e loro sarebbero stati aiutati a controllare i loro consumi individuali. Ai clienti non è stato detto nulla circa i gravi problemi di salute causati da questi contatori a radio-frequenza pulsante.

Noi non abbiamo dato alcun consenso informato a questa esposizione, pericolosa ma invisibile. Con costumi sociali globali infranti e immorali, questa è considerata una pratica commerciale abituale: ingannare i clienti, per guadagnare enormi profitti. Fino a quando una politica del tipo di porte girevoli rimane tra le imprese private e [ancora non per molto] le istituzioni pubbliche, i cittadini non avranno le loro preoccupazioni, mai affrontate, validate da sanitari.

La linea aziendale di base, il profitto, è quello che conta – non il nostro benessere e la nostra sicurezza.

Inoltre, gli effetti sinergici di varie tecnologie senza fine, unite con altri veleni ambientali ai quali tutti siamo esposti quotidianamente, non sono mai stati testati. In quest’ultimo anno, ho già osservato personalmente il danno che questi contatori intelligenti hanno causato – in tutti gli Stati Uniti – a molta gente e a diversi animali, di mia conoscenza. Sebbene non siano riportate, in genere, dai principali mezzi di comunicazione, le gravi ripercussioni sulla salute dei cittadini sono già evidenti.

Un breve elenco comprende: danni neurologici, dolore alle orecchie e problemi di udito, disfunzioni respiratorie, dolori al petto e disturbi cardiaci, bruciore della pelle, disturbi del sonno, mal di testa, depressione, problemi del visus, cambiamenti della pressione sanguigna, la sterilità, l’autismo, e le malattie neurodegenerative.

Ci sono numerose segnalazioni di persone che sono totalmente inabilitate dall’esposizione ai campi elettromagnetici. Molte persone che conosco sono quasi costantemente debilitate e confinate in casa, a causa dell’esposizione in tutta la città ai tralicci per la telefonia mobile cellulari e il Wi-Fi che è diventata onnipresente. Nella maggior parte, i medici allopatici non sono addestrati in medicina ambientale, e così spesso i sintomi sono diagnosticati in modo errato.

…il Global Research ha pubblicato un importante aggiornamento del Prof. Tracy sui contatori intelligenti “Crisi sanitaria incombente: la tecnologia senza filo e l’intossicazione dell’America”: www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=31816

Sebbene il Dr. David O. Carpenter osservi in seguito che la “prova del legame tra l’uso del telefono cellulare a lungo termine e il cancro al cervello provenga soprattutto dall’Europa settentrionale”, egli conosce personalmente due persone che sono morte di cancro cerebrale, glioma. Il tumore glioma ha preso origine dietro l’orecchio dove teneva il cellulare. Questa era una rara forma di cancro maligno del cervello. Ora si pensa che sia epidemica, ma non è riferito dai mezzi d’informazione, giacché più di sei miliardi di telefoni cellulari sono in uso a livello globale. Anche il senatore Ted Kennedy è morto per il cancro glioma.

C’è una lunga storia di clienti “consumatori” [non siamo più chiamati cittadini o persone], mentre le multinazionali continuano a fare enormi profitti su farmaci e tecnologie pericolosi: sindrome da shock tossico; Vioxx; talidomide, vaccini contro il HPV. Questa lista è molto lunga e ben documentata. Ad esempio, nel settembre 2011, il Time di Los Angeles ha riferito “le morti per la droga da [prescrizione] ora sono più numerose tra quelle da incidenti stradali negli Stati Uniti.”

Vedere: http: http://articles.latimes.com/2011/sep/17/local/la-medrugs-epidemic-20110918

Quello che oggi è chiamato elettro-iper-sensibilità (EHS), ed è riconosciuta in Svezia, come una malattia debilitante documentata, e può effettivamente essere detta avvelenamento, giacché sia gli esseri umani sia tutti gli altri organismi viventi sono danneggiati, momento per momento, dagli impulsi di radiofrequenza di questi contatori.”. Per più di 30 anni, l’illustre professore Olle Johansson, dell’Istituto Karolinska, in Svezia, è stato un sostenitore molto esposto e caloroso per coloro che sono stati danneggiati da questa tecnologia. La sua ricerca scientifica è del tutto innovativa. In Svezia, più di 248.000 persone sono malate da elettro-ipersensibilità (EHS),. La maggior parte delle leggi sono completamente superate per affrontare questa crisi. Negli Stati Uniti e in Canada, molti clienti avvelenati non possono dismettere le aziende fornitrici. Oppure, se questa scelta fosse loro permessa, i clienti pagherebbero elevate tariffe per la cessazione del contratto, così come il canone mensile. Si tratta di una situazione finanziariamente vincente per le diverse aziende di servizi al pubblico, mentre i clienti sono danneggiati quotidianamente. La linea basilare delle aziende ha la precedenza sulla salute e sulla sicurezza.

In una rivista canadese, La maison du 21e siècle [La casa del 4 21mo secolo], il Dr. David O. Carpenter, un illustre medico ed ex preside fondatore della Scuola di Salute Pubblica, Università statale di Albany (New York), ha …pubblicato una lettera denominata “Contatori intelligenti: Correzione di una colossale disinformazione”, (**) Essa è qui riprodotta integralmente:” “Noi sottoscritti siamo un gruppo di scienziati e operatori sanitari che insieme sono coautori di centinaia di studi validati da revisori imparziali. Noi vogliamo correggere alcune delle grandi disinformazioni trovate nella lettera che tratta dei contatori intelligenti senza filo, e che è stata pubblicata il 24 maggio sul quotidiano di Montreal Le Devoir, presentata da un gruppo di ingegneri del Quebec, fisici e chimici, la lettera in questione riflette una evidente mancanza di comprensione della scienza che si riferisce all’impatto sulla salute delle microonde della radiofrequenza e dei campi elettromagnetici (RF)/EMF emesse dagli strumenti d’uso. L’affermazione che “Migliaia di studi, sia epidemiologici sia sperimentali nell’uomo, non mostrano un aumento dei casi di cancro come risultato dell’esposizione a onde radio di bassa intensità …” è falsa (1).

Infatti, solo poche di queste ricerche – due dozzine di studi caso-controllo dell’uso del telefono cellulare, certamente non migliaia, hanno segnalato nessun aumento del cancro, e la maggior parte sono stati finanziati dal settore wireless. Inoltre, questi studi rassicuranti contenevano importanti difetti del disegno sperimentale, soprattutto il fatto che le popolazioni seguite erano troppo piccole e erano state seguite per un periodo di tempo troppo breve.

Studi non finanziati dal settore imprenditoriale hanno chiaramente dimostrato un aumento consistente dei casi di cancro tra gli individui che sono stati oggetto di una prolungata esposizione alle microonde a basso livello, trasmesse in particolare dalle antenne radio. Gli effetti sono stati meglio documentati in meta-analisi, che sono state pubblicate e che includono i risultati raggruppati da diverse differenti ricerche: queste analisi hanno sempre mostrato un aumento del rischio di cancro al cervello tra gli utenti regolari di un telefono cellulare che sono stati esposti a microonde per almeno dieci anni.  

FREQUENZE DI CANCRO AL CERVELLO

Inoltre, l’argomento secondo cui le frequenze di cancro al cervello non indicano un aumento globale dell’incidenza non è la prova che i telefoni cellulari siano sicuri: la latenza per il cancro al cervello, negli adulti dopo l’esposizione ambientale, può essere lungo, fino a 20-30 anni. La maggior parte dei nordamericani non ha usato i cellulari diffusamente per così tanto tempo. Le prove del legame tra l’uso del telefono cellulare a lungo termine e il cancro al cervello provengono soprattutto dal Nord Europa, dove i cellulari sono stati usati comunemente a partire dagli anni 1990. I bambini sono particolarmente a rischio. Nel mese di maggio 2012, l’Ufficio Nazionale di Statistica del Regno Unito ha segnalato un aumento del 50 per cento di incidenza dei tumori del lobo frontale e temporale nei bambini tra il 1999 e il 2009. Questa statistica è particolarmente preoccupante dato che nel maggio 2011, dopo aver esaminato la letteratura scientifica pubblicata per quanto riguarda i tumori che colpiscono gli utenti del telefono cellulare, l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha classificato le radiazioni a radiofrequenza come 2B, possibile cancerogeno per l’uomo.


Nonostante l’assenza di consenso scientifico, l’evidenza è sufficientemente convincente per qualsiasi genitore prudente che voglia ridurre, per quanto possibile, esposizione del proprio caro alle emissioni di microonde di radiofrequenza, com’è stato raccomandato da diversi paesi come l’Austria, il Belgio, la Germania, la Russia e il Regno Unito. 

I timori del pubblico a proposito dei contatori intelligenti wireless sono fondati. Essi sono sostenuti da diverse autorità mediche, come i Dipartimenti di Sanità Pubblica della Contea di Santa Cruz (California) e di Salisburgo (Austria). Tali autorità sono preoccupate per il numero crescente di cittadini che dicono di aver sviluppato elettro-iper-sensibilità (EHS), tanto più che, per molti di loro, i sintomi sviluppati dopo l’installazione di tali contatori (ci vuole un po’ di tempo per la maggior parte delle persone prima che possano collegare i due eventi).

Dall’inizio del nuovo millennio, le persone sono sempre più bersagliate da microonde ambientali a causa della crescente diffusione di dispositivi wireless, come telefoni cellulari e internet Wi-Fi. Pertanto, la distribuzione di massa di reti intelligenti potrebbe esporre grandi settori della popolazione generale ad 6 allarmanti scenari di rischio senza il loro consenso. Secondo sette rilevazioni fatte in sei paesi europei tra il 2002 e il 2004, circa il 10% dei cittadini europei sono divenuti elettrosensibili, e gli esperti temono che tale percentuale potrebbe raggiungere il 50% entro il 2017.

La persona più famosa che ha rivelato pubblicamente la sua elettro sensibilità è Gro Harlem Brundtland, ex primo ministro della Norvegia che si ritirò da direttore dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Anche se non c’è consenso sulle origini e sui meccanismi della EHS, molti medici e altri specialisti di tutto il mondo si sono resi conto che i sintomi dell’elettro-iper-sensibilità, EHS (dermatologici, neurologici, acustici, ecc) sembrano essere innescati da esposizione a livelli di campi elettromagnetici al di sotto degli attuali limiti internazionali d‘esposizione, che sono stabiliti esclusivamente sugli effetti termici a breve termine.(2) Le organizzazioni come l’austriaca Medical Association e la American Academy of Environmental Medicine hanno riconosciuto che il modo ideale per trattare la EHS è quello di ridurre l’esposizione ai campi elettromagnetici. Pertanto, si richiede cautela perché la crescente varietà di emissioni di microonde di RF prodotte da molti dispositivi wireless, come i contatori intelligenti, non è mai stata testata per i suoi potenziali effetti biologici.

EFFETTI BIOLOGICI BEN CONOSCIUTI 

Mentre i percorsi specifici di cancro non sono ancora pienamente compresi, è scientificamente inaccettabile negare il peso delle prove per quanto riguarda l’aumento dei casi di cancro negli esseri umani che sono esposti a microonde di RF ad elevati livelli di radiazione. L’affermazione che “non esiste alcun meccanismo stabilito per cui un’onda radio potrebbe indurre un effetto negativo sui tessuti umani se non per il riscaldamento” non è corretto, e riflette una mancanza di consapevolezza e di comprensione della letteratura scientifica sull’argomento. In realtà, più di mille studi fatti su radiazioni non ionizzanti di bassa intensità e ad alta frequenza, che risalgono ad almeno 50 anni, mostrano che alcuni meccanismi biologici efficaci non implicano il calore. Questa radiazione invia segnali al tessuto vivente che stimolano cambiamenti biochimici, e che possono generare vari sintomi e possono provocare malattie come il cancro.

Sebbene le microonde di RF non abbiano l’energia sufficiente per rompere direttamente i legami chimici, a differenza dalle radiazioni ionizzanti come i raggi X, c’è evidenza scientifica che questa energia possa causare indirettamente danni al DNA causando il tumore per una combinazione di effetti biologici. Recenti pubblicazioni scientifiche hanno documentato la generazione di radicali liberi, l’aumento della permeabilità della barriera ematoencefalica che permette a sostanze chimiche potenzialmente tossiche di entrare nel cervello, l’induzione di geni, nonché l’alterazione dell’attività elettrica e metabolica nel cervello umano in seguito all’uso del telefono cellulare, le cui microonde di RF sono simili a quelle prodotte dai contatori intelligenti. Questi effetti sono cumulativi e dipendono da molti fattori, tra cui i livelli delle microonde di RF, la frequenza, la forma d’onda, il tempo di esposizione, la variabilità biologica tra gli individui e la combinazione con altri agenti tossici. Prova evidente che queste microonde sono effettivamente bioattive è stata dimostrata dal fatto che i campi elettromagnetici di bassa intensità sono stati trovati clinicamente utili in alcune circostanze.

Da tempo, i CEM pulsanti sono utilizzati per trattare con successo fratture ossee che sono resistenti ad altre forme di terapia. Più recentemente, i campi elettromagnetici, di ampiezza specifica di frequenza, sono stati trovati utili per trattare il carcinoma avanzato e il dolore cronico. I CEM ad alta frequenza, come le microonde emesse dai telefoni cellulari, dai contatori intelligenti, dai Wi-Fi e i telefoni senza fili DECT, sembrano essere più dannosi se sono usati comunemente. La maggior parte dei loro effetti biologici, compresi i sintomi di elettro-iper-sensibilità, può essere vista nel danno arrecato alle membrane cellulari, come dalla perdita di ioni calcio, strutturalmente importanti. L’esposizione prolungata a queste alte frequenze puo’ condurre a disturbi funzionali delle cellule e alla loro morte. Inoltre, il funzionamento difettoso della ghiandola paratiroide, situata nel collo a pochi pollici da dove si tiene un telefono cellulare, può effettivamente causare elettro-iper-sensibilità in alcune persone, riducendo il livello basale degli ioni calcio nel sangue. È noto anche che le microonde di RF diminuiscono la produzione della melatonina dall’epifisi, ormone che protegge contro il cancro, e promuovono la crescita delle cellule tumorali esistenti.

ATTACCHI AGLI AVVERTIMENTI PRECOCIDEGLI SCIENZIATI 

Nel raccomandare che il principio di precauzione si applichi in materia di campi elettromagnetici, Jacqueline McGlade, Direttore dell’Agenzia Europea per l’Ambiente ha scritto nel 2009: “Abbiamo notato da precedenti storie un pericolo per la salute, come quella del piombo nella benzina, e il metil-mercurio, che gli scienziati di “allerta precoce” spesso patiscono discriminazioni, come la perdita di fondi di ricerca, e gli indebiti attacchi personali sulla loro integrità scientifica. Sarebbe sorprendente se questo non fosse già una caratteristica della presente polemica sui CEM…”Tali conseguenze negative si sono effettivamente verificate. L’affermazione contenuta nella lettera di Le Devoir che “se si considera che dovrebbe aver luogo un dibattito, esso dovrebbe concentrarsi esclusivamente sugli effetti dei telefoni cellulari per la salute” è fondamentalmente un riconoscimento che ci sia almeno qualche motivo per essere preoccupati per i telefoni cellulari. Tuttavia, mentre l’esposizione immediata da un telefono cellulare è di intensità molto maggiore rispetto all’esposizione da contatori intelligenti, l’uso del telefono cellulare è temporaneo e intermittente.

I contatori intelligenti senza fili in genere emettono un brevissimo impulso di microonde di RF, atipico e relativamente potente, i cui effetti biologici non sono mai stati testati. Essi emettono questi lampi di RF di millisecondi, mediamente 9.600 volte al giorno, con un massimo di 190.000 trasmissioni quotidiane, e con un’emissione a livelli di picco due volte e mezzo superiori al segnale che è stato dichiarato sicuro [corsivo di Perlingieri], come ha riconosciuto la California Utility Pacific Gas & Electric prima della Public Utilities Commission dello stesso Stato. Così la gente in prossimità di un contatore intelligente è a rischio di esposizione complessiva significativamente maggiore che con un telefono cellulare, per non parlare dei livelli cumulativi di microonde di RF cui le persone che vivono vicino a diversi metri sono esposte. Le persone sono esposte a microonde del telefono cellulare principalmente nella testa e del collo, e solo quando usano il loro strumento. Con i contatori intelligenti, tutto il corpo è esposto alle microonde, ciò aumenta il rischio di sovraesposizione a molti organi. Oltre a questi lampi irregolari di microonde modulati provenienti da contatori intelligenti che stanno trasferendo i dati del consumo delle utenze elettriche, di gas e di acqua, (comunicazione on line) i contatori intelligenti wireless e cablati sono anche una delle principali fonti di ”elettricità sporca” (interferenze elettriche di transistori di tensione ad alta frequenza, tipicamente di frequenze kilohertz). Infatti, alcuni scienziati, come l’epidemiologo americano Sam Milham, ritengono che molti dei problemi di salute circa i contatori intelligenti possono essere causati anche dall’elettricità sporca generata dalla chiusura degli interruttori che alimentano tutti i contatori intelligenti, attivandoli. Dal momento che è stato trovato che l’installazione di filtri per ridurre l’elettricità sporca che circola sul cablaggio della casa per alleviare i sintomi di EHS in alcune persone, questo metodo dovrebbe essere considerato fra le priorità volte a ridurre i potenziali impatti negativi.

MEGLI ESSER SICURI CHE DISPIACIUTI

Gli evidenti effetti negativi sulla salute riscontrati con l’esposizione dei contatori intelligenti rischiano di essere ulteriormente aggravati se altri elettrodomestici intelligenti utilizzano le comunicazioni wireless diventando normali con un ulteriore aumento ingiustificato dell’esposizione. Ad oggi, ci sono stati pochi studi indipendenti sugli effetti per la salute di tali fonti di diverse microonde continue, ma di più bassa intensità. Tuttavia, dopo decenni di studi sulle sostanze chimiche nocive, sappiamo che l’esposizione cronica a basse concentrazioni di microonde può causare danni pari o addirittura superiori a quelle causate da un’esposizione acuta ad alte concentrazioni degli stessi microonde. Questo è il motivo per cui molti scienziati e medici esperti raccomandano in modo pressante che le determinazioni fatte sulla base del principio di precauzione siano applicate immediatamente – così come l’utilizzo di contatori cablati – per ridurre l’esposizione a microonde biologicamente inadeguata. Non stiamo sostenendo l’abolizione delle tecnologie basate sulla RF, ma solo l’uso del buon senso e lo sviluppo e l’attuazione di buone pratiche nell’utilizzo di queste tecnologie al fine di ridurre l’esposizione e il rischio di pericoli per la salute.

NOTA 1. Scientific papers on EMF health effects: www.powerwatch.org.uk/science/studies.asp 2. Explanation and studies on electrosensitivity: www.powerwatch.org.uk/health/sensitivity.asp 3. Governments and organizations that ban or warn against wireless technology: www.cellphonetaskforce.org/?page_id=128

LETTERA FIRMATA DA:

*David O. Carpenter, MD, Director, Institute for Health & the Environment, University at Albany, USA *Jennifer Armstrong, MD, Past President, Canadian Society of Environmental Medicine, Founder, Ottawa Environmental Health Clinic, Ontario, Canada *Pierre L. Auger, M. D., FRCPC, Occupational medicine, Multiclinique des accidentés 1464, Montreal, Quebec, Canada *Fiorella Belpoggi, Director, Cesare Maltoni Cancer Research Center, Ramazzini Institute, Bologna, Italy *Martin Blank, PhD, former President, Bioelectromagnetics Society, Special Lecturer, Department of Physiology and Cellular Biophysics, Columbia University Medical Center, New York, USA *Barry Breger, MD, Centre d’intégration somatosophique (orthomolecular medicine), Montreal, Quebec *John Cline, MD, Professor, Institute for Functional Medicine, Federal Way, WA, USA, Medical Director, Cline Medical Centre, Nanaimo, BC, Canada *Alvaro Augusto de Salles, PhD, Professor of Electrical Engineering, Federal University of Rio Grande do Sul, Porto Alegre, Brazil *Christos Georgiou, Prof. Biochemistry, Biology Department, University of Patras, Greece *Andrew Goldsworthy, PhD, Honorary lecturer in Biology, Imperial College, London, UK *Claudio Gómez-Perretta, MD, PhD, Director, Centro de Investigación, Hospital Universitario LA Fe, Valencia, Spain *Livio Giuliani, PhD, Senior Researcher, National Insurance Institute (INAIL), Chief of Radiation and Ultrasounds Research Unit, Rome, Italy *Yury Grigoriev, PhD, Chair Russian National Committee on NonIonizing Radiation Protection, Moscow, Russia *Settimio Grimaldi, PhD, Director, Institute of Translational Pharmacology (Neurobiology and molecular medicine), National 11 Research Council, Rome, Italy *Magda Havas, PhD, Centre for Health Studies, Trent University, Canada *Lennart Hardell, MD, Professor of Oncology, University Hospital, Örebro, Sweden *Denis L. Henshaw, PhD, Professor of Physics, Head of The Human Radiation Effects Group, University of Bristol, UK *Ronald B. Herberman, MD, Chairman of Board, Environmental Health Trust, and Founding Director emeritus, University of Pittsburgh Cancer Institute, USA *Isaac Jamieson, PhD Environmental Science (electromagnetic phenomena in the built environment), independent architect, scientist and environmental consultant, Hertfordshire, UK *Olle Johansson, PhD, Professor of Neuroscience (Experimental Dermatology Unit), Karolinska Institute, Stockholm, Sweden *Yury Kronn, PhD, Soviet authority on physics of nonlinear vibrations and high frequency electromagnetic vibrations, founder of Energy Tools International, Oregon, USA *Henry Lai, PhD, Professor of Bioengineering, University of Washington School of Medicine, Seattle, WA, USA *Abraham R. Liboff, PhD, Professor Emeritus, Department of Physics, Oakland University, Rochester, Michigan, USA *Don Maisch, PhD, Researcher on radiation exposure standards for telecommunications frequency, EMFacts Consultancy, Tasmania, Australia *Andrew A. Marino, MD, PhD, JD, Professor of Neurology, LSU Health Sciences Center, Shreveport, LA, USA *Karl Maret, MD, M. Eng., President, Dove Health Alliance, Aptos, CA, USA *Sam Milham, MD, former chief epidemiologist, Washington State Department of Health, USA *Joel M. Moskowitz, PhD, Director, Center for Family and Community Health, School of Public Health, University of California, Berkeley *Gerd Oberfeld, MD, Public Health Department, Salzburg State Government, Austria *Jerry L. Phillips, PhD, Director, Center for Excellence in Science, Department of Chemistry and Biochemistry, University of Colorado, USA *John Podd, PhD, Professor of Psychology (experimental neuropsychology), Massey University, New-Zeland *William J. Rea, MD, thoracic and cardiovascular surgeon, founder of the Environmental Health Center, Dallas, Tx, USA *Elihu D. Richter, MD, Professor, Hebrew University-Hadassah School 12 of Public Health and Community Medicine, Jerusalem, Israel *Leif G. Salford, MD, Senior Professor of Neurosurgery, Lund University, Sweden *Nesrin Seyhan, MD, Founder and Chair of Biophysics, Medical Faculty of Gazi University, Turkey *Cyril W. Smith, PhD, lead author of “Electromagnetic Man”, retired from Electronic and Electrical Engineering, University of Salford, UK *Morando Soffritti, MD, Scientific Director of the European Foundation for Oncology and Environmental Sciences “B. Ramazzini” in Bologna, Italy *Antoinette “Toni” Stein, PhD, Collaborative on Health and the Environment (CHE-EMF Working Group), Co-Coordinator, Berkeley, CA, USA *Stanislaw Szmigielski, MD, PhD, Professor of Pathophysiology, Consulting Expert, former director of Microwave Safety, Military Institute of Hygiene and Epidemiology, Warsaw, Poland *Bradford S. Weeks, MD, Director, The Weeks Clinic, Clinton, WA, USA *Stelios A. Zinelis, MD, Vice-President, Hellenic Cancer Society, Cefallonia, Greece Maison Saine. 11 July, 2012. Quebec-based magazine La Maison du 21e siècle asked physician David O. Carpenter, former founding dean of the University at Albany (NY)’s School of Public Health, to comment on a letter published in the Montreal daily Le Devoir last May 24. This letter claimed wireless smart meters pose no risk to public health. Some forty international experts contributed to the following rebuttal.

See, Dr. David O. Carpenter: http://maisonsaine.ca/smart-meters-correcting-the-grossmisinformation/#comment-120283

NOTA: Questo link per l’articolo originale (in alto) ha anche numerosi collegamenti medici.

VEDI ANCHE:

Jerry Day. “We are EMR Guinea Pigs”:

www.youtube.com/watch?v=xX-mdciSUC0

“The Invisible Hazards of Smart Meters”: www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=26082 “Smart Meter Dangers Update”: http://consciouslifenews/com/smart-meter-dangers-updatescientific-proof-hazards/1124466

Gunni Nordström. “The Invisible Disease. The Dangers of Environmental Illnesses caused by Electromagnetic Fields and Chemical Emissions” 13 “There’s a Reason Cell Rhymes with Hell.” The Electromagnetic Effects of Cell Phones and Other Wireless Devices: http://archivesmb.wordpress.com/the-electromagnetic-effects-ofcell-phones

Educator and environmental writer Dr. Ilya Sandra Perlingieri is the author of the highly acclaimed book, “The Uterine Crisis.” London’s The Ecologist call this book an ”inspiration” L’educatore e scrittore ambientale Dr. Ilya Sandra Perlingieri è l’autore del libro definito, “La crisi uterina.” The Ecologist, di Londra definisce questo libro una “ispirazione” FONTE: Ugazio – DANNI DA CONTATORI INTELLIGENTI Documento Adobe Acrobat 154.4 KB Download 

 No Privacy with Smart Meters | Big Brother Watch 

“una sperimentazione non consensuale sugli esseri umani”

Wi-Fi DALLO SPAZIO – A RISCHIO LO STRATO DI OZONO

di Global Union Against Radiation Deployment from Space (GUARDS)

  Wi-Fi dallo spazio: quali rischi? 

La prevista distribuzione globale di Wi-Fi dallo spazio potrebbe distruggere lo strato di ozono, inasprire i cambiamenti climatici e minacciare la vita sulla Terra

La prevista distribuzione globale di Wi-Fi dallo spazio potrebbe distruggere lo strato di ozono, inasprire i cambiamenti climatici e minacciare la vita sulla Terra. È quanto denuncia l’Unione Globale per Bloccare lo Sviluppo delle Radiazioni dallo Spazio Global Union Against Radiation Deployment from Space (GUARDS).

Cinque società si stanno organizzando per fornire, entro i prossimi tre o quattro anni, una copertura globale di Wi-Fi ad alta velocità proveniente dallo spazio. Secondo la coalizione internazionale di associazioni, recente formata, la Global Union Against Radiation Deployment from Space (GUARDS) ovvero l’Unione Globale per bloccare lo Sviluppo di Radiazioni dallo Spazio (GUARDS), tutto questo rappresenta un vero e proprio incubo per la salute pubblica e per l’ambiente.

Secondo GUARDS, i collegamenti satellitari necessari a distribuire questi servizi potrebbero mettere in pericolo lo strato di ozono e potrebbero contribuire significativamente ai cambiamenti climatici. I gas di scarico dei razzi contengono cloro che distrugge l’ozono, vapore acqueo (un gas a effetto serra) e particelle di ossido di alluminio che si depositano sulle nuvole nella stratosfera. Nei fumi di scarico dei razzi si osserva, infatti, la completa distruzione dell’ozono.

Secondo Aleksandr Dunayev della Agenzia Spaziale Russa, citato dal New York Times (14 maggio 1991, pag. 4) “Circa 300 lanci dello Space Shuttle ogni anno sarebbero una catastrofe e lo strato di ozono andrebbe completamente distrutto”.

Nei primi anni ’90, nel mondo si effettuavano in media solo 12 lanci di razzi all’anno. Mantenere una flotta di 4.000 satelliti nello spazio, ciascuno con una durata prevista di cinque anni, potrebbe comportare un numero di lanci ogni anno tale da creare una catastrofe ambientale.

Un’altra preoccupazione di GUARDS è lo stesso Wi-Fi. Benché venga ritenuto da molti come un servizio di grande valore, il Wi-Fi funziona con radiazioni pulsate a microonde, simili a quelle utilizzate dai forni a microonde. Numerosi studi scientifici dimostrano che le radiazioni da radiofrequenza e da microonde possono avere un ruolo nella riduzione delle foreste, nella scomparsa di rane, di pipistrelli, di api da miele e nella minaccia di estinzione del passero comune oltre che provocare altri danni al DNA nell’Uomo. E’ di vitale importanza per la vita sulla Terra che si diminuiscano queste radiazioni.

“Il corpo umano”, sostiene il dottor Gerard J. Hyland, dell’Università di Warwick, nel Regno Unito, “è uno strumento elettrochimico con una estrema sensibilità“, sottolineando che, come una radio, può essere disturbato dalle radiazioni a cui è esposto. Se un segnale elettromagnetico può azionare un dispositivo meccanico, infatti, può disturbare anche ogni cellula del corpo umano.

Il 7 febbraio 2014 il Dipartimento degli Interni degli Stati Uniti ha dichiarato, in riferimento ai limiti estremi che disciplinano la radiazione utilizzate dal Wi-Fi, che “gli standard di sicurezza per le radiazioni elettromagnetiche della Federal Communications Commission (FCC) continuano a basarsi solo sugli effetti termici, che rappresentano un criterio ormai vecchio di quasi 30 anni e oggi inapplicabile”.

Nel 2011 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha classificato, inoltre, le radiazioni emesse dai telefoni cellulari, Wi-Fi, e da altre tecnologie wireless come possibili cancerogene per l’Uomo (Classe 2B). Recenti studi scientifici hanno concluso che sarebbe più appropriata la classificazione della radiofrequenza come cancerogeno certo (Classe 1A). Ciononostante, i progetti di un Wi-Fi globale dallo spazio renderebbero l’esposizione a queste onde elettromagnetiche praticamente ubiquitaria ed ineludibile.

Una recente lettera inviata al Comitato Economico e Sociale Europeo da 88 associazioni, che rappresentano tutte insieme oltre un milione di persone, denuncia che i governi stanno tradendo la fiducia della popolazione ignorando i pericoli delle radiazioni a radiofrequenza e microonde.

L’intento di GUARDS è quello di bloccare i piani di sviluppo del Wi-Fi globale, che costituirebbero una sperimentazione non consensuale sugli esseri umani e, dunque, una violazione dei diritti umani secondo il Codice di Norimberga.

Global Union Against Radiation Deployment from Space (GUARDS)
GUARDS è una coalizione internazionale di diverse associazioni che hanno creato un coordinamento per fermare i piani di sviluppo del Wi-Fi globale dallo spazio che minaccia la vita sulla Terra.

Contatto: Ed Friedman, Maine USA, 207-666-3372 [email protected]
Contatto in Italia: Associazione Malattie da Intossicazione Cronica e/o Ambientale (AMICA)
www.infoamica.it
 

 Fonti bibliografiche  

Salute umana

Il Rapporto BioInitiative (1500 pagine) sugli effetti sulla salute della radiofrequenza e delle microonde è stato pubblicato nel 2007 con un aggiornamento nel 2012. Gli autori sono 29 scienziati provenienti da dieci paesi. Hanno pubblicato migliaia di studi che mostrano l’interferenza con i processi chimici nel corpo, delle radiofrequenze con numerosi effetti tra cui alterazioni genetiche, cancro, disfunzioni immunitarie, danni neurologici, e infertilità. Il Rapporto è disponibile all’indirizzo: www.bioinitiative.org.

Lettera Avviso inviata nel mese di febbraio 2015 al Comitato Economico e Sociale Europeo da 88 organizzazioni (tra cui AMICA)riguardo il tradimento della fiducia dei cittadini da parte delle istituzioni che ignorano gli effetti delle radiazioni da radiofrequenza e da microonde.

Disponibile all’indirizzo: http://www.radiationresearch.org/images/rrt_articles/EM-Radiation-Research-Trust-Letter-of-Notice-Served-on-Mr-Richard-Adams.pdf

L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), un comitato dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha classificato le radiazioni da radiofrequenza, compresa quella emessa dalla tecnologia wireless, come possibile cancerogeno per l’uomo in Classe 2B.

Il medico inglese Erica Mallery-Blythe ha scritto un ottimo rapporto sulla Elettrosensibilità che si stima colpisca attualmente il 5% della popolazione mondiale:

Il 7 febbraio 2014, il Dipartimento degli Interni degli Stati Uniti ha dichiarato, in riferimento ai limiti estremi che disciplinano la radiazione utilizzati dal WiFi, che “gli standard di sicurezza per le radiazioni elettromagnetiche della Federal Communications Commission (FCC) continuano a basarsi sugli effetti termici, un criterio ormai vecchio di quasi 30 anni e oggi inapplicabile”.

Ambiente

Studi dimostrano che la radiazione da radiofrequenza danneggia l’ambiente, sia la flora che la fauna.

Fonti: http://www.moef.nic.in/downloads/public-information/final_mobile_towers_report.pdf e http://www.biolmedonline.com/articoli/ Vol4_4_2012 / Vol4_4_202-216_BM-8.pdf

Il 31 ottobre 2014 è stata presentata alla Manitoba Entomological Society la revisione di 91 studi sugli effetti delle radiazioni da radiofrequenza e da microonde su api, insetti, uccelli, ecc .

Fonte: https://groups.google.com/forum/#!topic/ mobilfunk_newsletter / 0RUPGTI4qQY

Sulla riduzione dell’ozono e il cambiamento climatico da gas di scarico dei razzi: http://www.eucass-proceedings.eu/articles/eucass/pdf/2013/01/eucass4p657.pdf

Piani di sviluppo del Wi-Fi dai satelliti
Le cinque aziende che cercano di fornire radiazioni Wi-Fi globale dallo spazio sono:
SpaceX: 4000 satelliti, ad un altezza di 750 miglia
OneWeb: 2.400 satelliti, ad un altezza di 500-590 miglia
Facebook: satelliti, droni, e laser.
Google: 200.000 palloni ad alta quota (62.500 piedi) (“Progetto Loon”) Outernet: microsatelliti a bassa orbita

FONTE http://www.informasalus.it/it/articoli/wi-fi-spazio-rischi.php  

VEDI ANCHE  

Finiremo tutti dentro un grosso forno a microonde mondiale per la ‘comodità’ del wi-fi globale?

Il Wi-Fi influenza negativamente la nostra salute

Immersi nelle microonde – come difendersi?

CRUCIALE ARTICOLO SUI RAGGI UV

 Fonte articolo: http://www.nogeoingegneria.com/tecnologie/spazio/wi-fi-dallo-spazio-a-rischio-lo-strato-di-ozono/

“Teste calde-Teste fredde”

Il folle piano di cannoneggiare le nuvole con il laser
per fermare il cambiamento climatico.

Con il giusto tipo di tecnologia, è possibile. 

di Neel V. Patel 

A Parigi è stato firmato a dicembre l’accordo sul cambiamento climatico, e mentre ci sono speranze che potremmo essere in grado di riuscire a mantenere la temperatura della Terra senza farle ulteriormente salire, molti esperti stanno già dicendo che avremo bisogno di pensare in forma molto più radicale se vogliamo davvero salvare il pianeta. A secondo di chi parla, la geo-ingegneria (o come viene detto in alcuni ambienti, diminuire il riscaldamento “tagliando il clima“) potrebbe salvare tutti noi.

Quando si tratta di geo-ingegneria, c’è una piccola cosa che dovremmo prestare particolare attenzione, le nubi. Le masse di gocce d’acqua che galleggiano nel cielo sopra di noi svolgono un ruolo essenziale nel riflettere la luce solare nello spazio mantenendo il pianeta fresco e confortevole. Quindi, cosa succederebbe se potessimo in qualche modo modificare le nuvole per far riflettere ancora di più luce? Possiamo salvare il pianeta in quel modo?

Potrebbe esserlo. E, la chiave, che secondo un nuovo studio condotto da ricercatori provenienti da Svizzera e Germania, per questo metodo potrebbe essere il laser. Pubblicato in La scienza avanza, lo studio mostra come il team di ricerca ha costruito e ricreato in un ambiente controllato di laboratorio le nuvole che si formano in condizioni di alta atmosfera (aka Cirri). Successivamente hanno elettrizzato quelle nuvole con potenti raffiche di laser.

Qui, è dove le cose si fanno davvero interessanti: quando le particelle di ghiaccio congelate all’interno delle nuvole sono colpite con il laser, all’interno delle stesse nuvole si forma al centro un plasma estremamente caldo, un’onda d’urto rompe il ghiaccio frantumandolo facendolo increspare verso l’alto.

Qualunque sia il vapore acqueo che viene rilasciato, rapidamente si trasforma in particelle di ghiaccio più piccole. Le piccole particelle che sono state frantumate  possono coprire una superficie maggiore all’interno delle nuvole in modo di permettere loro collettivamente di riflettere più luce solare a differenza delle particelle in precedenza più pesanti.

Una parte del motivo di questa ipotesi, suona come una folle idea perché in realtà non abbiamo una potente tecnologia laser per sparare potenti laser verso il cielo e soffiare i cristalli congelati in frammenti più piccoli tra le nuvole. La chiave di questa ipotesi potrebbe essere un laser da 100 gigawatt, che serve anche per inviare navicella verso sistemi stellari lontani anni luce? Può essere. (I Geo-ingegneri e gli ingegneri astrofisici dovrebbero iniziare a collaborare più frequentemente l’uno con un l’altro.)

In realtà, c’è un altro ostacolo, per attuare questa idea e renderla fattibile: la geo-ingegneria è una sorta di soluzione folle nei cambiamenti climatici. Anche se si potesse risolvere il problema del cambiamento climatico, le tecniche di geo-ingegneria potrebbero anche aggravare il problema ancora di più, o portare a qualche altro disastro ambientale intenzionale che minaccerebbe la vita di esseri umani e animali in tutto il mondo. Mediante l’attuazione di tali strane idee potrebbero benissimo portarci alla nostra distruzione prima di quanto pensiamo.

I Laser potrebbero davvero portare alla fine del nostro mondo come lo conosciamo? E’ possibile. Rompere il ghiaccio tra le nuvole potrebbe portare ad avere più luce solare riflessa – o potrebbe semplicemente creare più calore nell’atmosfera che normalmente sarebbe contenuta in un più ampio solido congelato.

Saranno necessarie le teste più fredde per valutare veramente quanto bene potrebbe funzionare una soluzione come questa per salvare la Terra dal surriscaldamento.

FONTE

Traduzione e adattamento Nin.Gish.Zid.Da

L’ideologia della crescita

Oggi, si celebra “La Giornata della Terra” e in occasione dell’inizio della conferenza al Palazzo di Vetro dell’Onu, a New York, dove 165 paesi si sono riuniti sull’accordo di Parigi lo scorso dicembre inerenti al riscaldamento globale, vale la pena fare alcune considerazioni, anche che se pur utopistiche.

Non so cosa i partecipanti metteranno in atto (oltre al rimanere sotto i due gradi per frenare il global warming) per evitare conseguenze catastrofiche. Il leitmotiv è sempre quello: La CO2, dimenticando completamente (se non incentivarla) la sfrenata crescita economica ormai non più comprensibile in un mondo finito, “con un ecosistema già fortemente compromesso”.

L’eclatante menzogna della crescita
come panacea di tutti i mali della società.

Con questo breve saggio intendo smentire con la forza della ragione quei millantatori che presentano la tesi del “creare più lavoro facendo crescere l’economia” come se fosse una panacea per tutti i mali della società.

La crescita del PIL, e il relativo aumento dei consumi, forse risolveranno temporaneamente la crisi occupazionale, ma di certo incrementeranno anche l’impatto ambientale e condanneranno gli esseri umani ad un lavoro totalizzante.

E tutto ciò dovrebbe accadere in un mondo con un ecosistema già fortemente compromesso, dove i lavoratori devono sacrificare 8 ore al giorno della propria unica esistenza per il lavoro, bene che vada, a prescindere dalla propria volontà.

Ma che senso ha far crescere l’economia se poi questa crescita non si traduce in un maggior tempo libero, in un minor inquinamento ambientale o in un qualche incremento di felicità per l’umanità?

Inseguiamo ciecamente la crescita economica, ma ci siamo mai fermati un istante a domandarci se questo processo sia sostenibile?

La risposta non può che essere sì, nel breve termine, e no, nel lungo termine. Viviamo in un mondo finito ed è fisicamente impossibile che la crescita dell’economia possa continuare in modo indefinito.

I principali indicatori ambientali, uno su tutti l’Ecological Footprint, ci dicono chiaramente che abbiamo superato di gran lunga i limiti che sanciscono la sostenibilità.

Assistiamo quotidianamente ai primi segnali di un collasso dell’ecosistema che però, al motto di “più crescita per tutti”, stiamo follemente ignorando.

Pensiamo di essere delle divinità onnipotenti che operano in uno spazio infinito, ma in realtà siamo simili a dei batteri insignificanti intrappolati in una capsula di Petri intenti a consumare il nutrimento di cui disponiamo più velocemente di quanto quest’ultimo riesca a rigenerarsi.

Potremmo continuare a fingere che non esistano limiti dovuti alla finitezza del pianeta sul quale viviamo, ma prima o poi pagheremo a caro prezzo le conseguenze delle nostre illusioni.

Che cosa dovrebbe fare un’economia sana che agisce in un mondo finito?

Inizialmente dovrebbe crescere, per poi tendere asintoticamente verso il limite imposto dalla finitezza del pianeta, esattamente quel limite che sancisce la sostenibilità.

A quel punto si potrebbe agire sull’efficienza, ad esempio concentrandosi sull’incremento della qualità e non della quantità.

Ma si dà il caso che noi abbiamo già superato tale limite, quindi un qualche tipo di decrescita economica è inevitabile.

Sta a noi scegliere se continuare a correre sempre più veloci per scontrarci contro un muro o rallentare per deviare dalla rotta di collisione, salvando l’umanità da un tremendo impatto.

Non tutte le strategie per decrescere sono uguali: si può decrescere in modo stupido provocando gravi ripercussioni sociali, o lo si può fare con intelligenza migliorando le condizioni di vita di tutti gli esseri viventi.

La decrescita infatti non è necessariamente una cosa negativa, come politici ed economisti al servizio del capitale intendono farci credere.

O meglio, non è un male per gli esseri umani in generale, ma lo è senza alcuna ombra di dubbio per tutti coloro che intendono realizzare profitti. Cerchiamo di capire perché.

Che cosa accadrebbe all’economia se non ci fossero più guerre, se gli oggetti durassero a lungo e gli esseri umani smettessero di fumare e non si ammalassero più di cancro?

Miliardi e miliardi di dollari di profitto svanirebbero, il PIL collasserebbe e di certo l’economia crollerebbe sotto il peso delle sue contraddizioni. Un’eclatante crisi occupazione causerebbe ancor più eclatanti problemi sociali.

Ma eliminare le guerre, diminuire le malattie e produrre oggetti durevoli, riducendo anche l’inquinamento ambientale, sarebbe un male o un bene per gli esseri umani?

Bisogna intenderci sui fini delle nostre azioni: vogliamo continuare a far crescere l’economia per salvarla dalle sue contraddizioni, o vogliamo salvare l’umanità dalle contraddizioni dell’odierna economia?

La drastica diminuzione del PIL lascerebbe gran parte delle persone disoccupate… vediamo quindi come si potrebbe risolvere la crisi occupazione senza alcuna necessità di far cresce l’economia.

Il lettore imbevuto dell’ideologia crescitista probabilmente resterà sconcertato scoprendo che esistono almeno tre soluzioni praticabili.

Numero uno: si può ridurre l’orario di lavoro, in modo tale che tutti tornino a lavorare, così come sostenuto in quel famoso motto che andava tanto di moda negli anni ’70.

Numero due: si può istituire un reddito d’esistenza, universale ed incondizionato, in modo tale che tutti abbiano la certezza di poter vivere in modo più che dignitoso, anche senza lavorare.

Numero tre: si possono togliere i mezzi di produzione dalle grinfie dei capitalisti, iniziando ad impiegarli per produrre beni e servizi necessari e di elevata qualità in modo quanto più possibile automatizzato, al fine di distribuirli a tutti, senza pretendere alcun prezzo, guardando alle vere esigenze dei membri della società e non al profitto.

Cerchiamo di analizzare brevemente pregi e difetti di queste soluzioni così “alternative” rispetto al pensiero dominante.

La proposta di ridurre l’orario è senz’altro attuabile ed ha il grande merito di diminuire il tempo dedicato al lavoro che oggi è paradossalmente totalizzante.

Perché dico “paradossalmente”? Perché ciò accade nell’epoca in cui la tecnologia può sostituire grandemente l’uomo nel lavoro, in modo decisamente efficiente e soprattutto automatizzato.

Se le automazioni ed i sistemi informatici possono lavorare al posto degli esseri umani, per quale assurdo motivo continuiamo a lavorare al posto loro?

Ad ogni essere umano dotato di un quoziente d’intelligenza di poco superiore a quello di uno scimpanzé, sembrerebbe ragionevole sfruttare questa grande opportunità… e invece no!

Solo per fare un esempio tra i più eclatanti: nei supermercati non ci sono casse automatiche ma commesse che sprecano la loro vita davanti a calcolatrici semi-automatiche.

In generale, c’è una forte inerzia che c’impedisce di sostituire i lavoratori umani con delle automazioni, perché altrimenti diminuirebbe l’occupazione.

Ma ancora più paradossale, è che il sistema riesca a convincere i lavoratori di dover essere addirittura grati per l’“opportunità” che gli viene concessa, vale a dire l’opportunità di essere schiavi di un lavoro inutile che non è più necessario, perché potrebbe essere svolto da qualche apparato tecnologico.

Simili dinamiche, a mio avviso, rappresentano una follia sociale e devono assolutamente essere eliminate.

Se una macchina è in grado di svolgere un lavoro al posto degli esseri umani, quella macchina deve svolgere quel lavoro.

È compito del sistema economico fare in modo che l’automatizzazione del lavoro rappresenti una dinamica auspicabile, e che quindi possa avvenire senza generare alcun problema sociale.

Diminuendo l’orario di lavoro, si potrebbe ripristinare la piena occupazione a prescindere dal quantitativo di lavoro sottratto all’umanità dalle automazioni; e così si potrebbero arginare le criticità dovute al fenomeno noto come “disoccupazione tecnologica”.

La diminuzione d’orario, però, implicherebbe anche una diminuzione dello stipendio, che, almeno in prima battuta, potrebbe essere facilmente eliminata integrando i salari.

Come? Redistribuendo la ricchezza esistente.

E non mi si venga a dire che “non si può fare”, perché in un mondo dove l’1% della popolazione ha accumulato una ricchezza complessiva pari a quella del restante 99% (fonte Oxfam 2016), redistribuire la ricchezza non solo è possibile ma è doveroso.

Possiamo ora prendere in considerazione la soluzione numero due.

Il reddito d’esistenza, universale ed incondizionato, ha il grande pregio di eliminare l’obbligo del lavoro, pur garantendo a tutti di vivere. Il che, a mio avviso, rappresenta un enorme progresso dal punto di vista sociale.

Tutti gli individui dovrebbero avere la certezza di poter vivere dignitosamente solo ed esclusivamente per il fatto di essere umani, ed il lavoro non dovrebbe essere una costrizione, come invece accade oggi per i più, ma una libera, matura e volontaria espressione dell’essere di ogni individuo.

Con il reddito d’esistenza entrambi gli obiettivi sarebbero immediatamente raggiunti.

Nel futuro le macchine prenderanno sempre di più il posto degli uomini nel mondo del lavoro e ad un certo punto si dovrà accettare l’idea di svincolare il reddito ricevuto dal lavoro effettuato.

Un simile passo, prima o poi, dovrà essere attuato, perché entro qualche decennio il costo delle automazioni scenderà notevolmente, e il lavoro umano potrebbe diminuire a tal punto da non essere più necessario (o quasi).

La concessione di un reddito d’esistenza consentirebbe di eliminare ogni sorta di criticità dovuta all’eccessiva povertà, come ad esempio fame, furti, impossibilità di accedere alle cure mediche e così via; inoltre, i processi produttivi potrebbero essere automatizzati, senza più alcun problema dovuto alla creazione di disoccupazione.

Si può davvero dare un reddito a tutti senza nessun obbligo di lavorare?

Certo che si può fare, o meglio, si sarebbe potuto fare agevolmente se i “lungimiranti” politici non avessero ceduto la sovranità monetaria a banche centrali private ed indipendenti (come nel caso della BCE).

Così come gestito oggi, il denaro è il più grande mezzo di dominio dell’umanità. Ma se il popolo riuscisse a impadronirsi della gestione della moneta, potrebbe compiere un primo grande passo verso la libertà, eliminando debiti immaginari e concedendo un reddito d’esistenza degno di questo nome a tutti gli esseri umani.

Il secondo e assai più importante passo da compiere consiste nel liberare il pensiero dalle logiche del profitto, ponendo al primo posto tra i nostri fini il raggiungimento del benessere di tutti gli esseri viventi.

A quel punto si potrebbe perfino pensare di pianificare l’economia avvalendoci di una rete di calcolatori ed eliminando l’uso del denaro. Arriviamo così alla terza soluzione.

Ci sono beni che non devono avere un prezzo come l’aria o l’acqua, ad esempio, e perché no, anche del buon cibo, un’istruzione elevata, trasporti, cure mediche, un’abitazione e qualche capo di vestiario di qualità.

Alla luce dell’odierna conoscenza scientifico-tecnologica, che cosa c’impedisce di fornire gratuitamente a tutti gli esseri umani un insieme essenziale di beni e servizi, se non una mera questione di volontà?

Di certo non mancano i mezzi e le risorse per farlo, è solo che il nostro agire non guarda a quel fine, così come non guarda all’efficienza, ma pensa solo al profitto.

Ormai siamo abituati all’idea che i mezzi di produzione debbano essere di proprietà privata, e che i loro possessori abbiano il diritto di impiegarli a proprio vantaggio, inseguendo il profitto e sfruttando in modo indiscriminato risorse e altri esseri umani.

Ma se ci fermassimo a riflettere, scopriremmo immediatamente che non c’è niente di più sbagliato di una simile organizzazione sociale.

In nome della proprietà privata e della competizione finalizzati al profitto personale, abbiamo costruito la più distopica delle società, nella quale non ci si preoccupa degli altri ma si pensa a come sottometterli per sfruttali; non si guarda alla sostenibilità ambientale ma a quanto utile in più si può ricavare consumando il petrolio piuttosto che l’energia derivante dalle fonti rinnovabili; la malattia non è un male da eliminare ma una condizione profittevole da ricercare… e così via di assurdità in assurdità.

Le risorse dovrebbero essere comuni, così come i mezzi necessari per trasformarle, ed il fine non dovrebbe essere il profitto ma l’interesse generale.

L’economia non dovrebbe basarsi sul libero mercato ma dovrebbe essere scientificamente pianificata al fine di soddisfare i veri bisogni di tutti gli esseri viventi, con la massima efficienza ed in modo sostenibile.

Non dovrebbero esistere fabbriche dei capitalisti e lavoratori che mendicano il lavoro per sopravvivere, ma fabbriche dell’umanità nelle quali lavorano dei robot che producono ciò che serve agli esseri umani per vivere in libertà.

Capisco che tutto ciò richieda un’evoluzione della coscienza che è ancora di là da venire, ma non per questo una simile soluzione si può escludere dal dominio delle umane possibilità.

Un eclatante punto di criticità risiede nell’attuale paradigma economico capitalistico che deve essere superato.

Ma se vogliamo seriamente risolvere le problematiche non possiamo soltanto limitarci a cambiare l’economia, dobbiamo elevare anche il nostro livello di pensiero, con una nuova concezione socio-economico-culturale.

La diminuzione d’orario a stipendio invariato e/o la concessione di un reddito d’esistenza, sono dei passi necessari per risolvere le odierne problematiche che devono assolutamente essere attuati.

Ma purtroppo funzioneranno solo nel breve termine; nel lungo termine infatti perderanno la loro efficacia, perché non intervengono alla radice dei problemi, eliminando le vere cause delle criticità.

Il loro limite consiste nel restituire ossigeno al sistema capitalistico, mantenendo in essere le sue logiche.

Ad esempio, l’idea di produrre per realizzare profitto resterebbe in essere, con tutte le distorsioni che ne derivano, come un iper-consumo inutile e dannoso.

L’umanità sarebbe un po’ più libera dal lavoro, ma ci sarebbe comunque sfruttamento da parte dell’uomo sull’uomo. E ci sarebbe ancora divario sociale, pur essendo attenuato in qualche misura.

Con la nuova disponibilità di reddito, e la spinta dovuta all’inseguimento del profitto, i consumi tornerebbero a crescere, e con essi l’impatto ambientale.

È chiaro quindi che come minimo si debba ripensare l’approccio alla produzione (e al consumo), svincolandolo dall’idea del profitto e orientandolo all’efficienza e all’utilità.

Ma il sistema capitalistico basato sulla moneta debito non può fare a meno di crescere, perché se non cresce è intrinsecamente condannato a fallire.

Quindi, se s’intende spezzare questo circolo vizioso basato sulla ricerca della crescita per la crescita, è altresì necessario ripensare i fondamenti dell’economia.

I problemi dell’odierna società non possono essere risolti continuando a preservare le logiche del sistema capitalistico, perché da esse sono generate.

Dobbiamo comprendere che il problema non consiste nel lavoro che non c’è, o in quello che mancherà a causa del crescente impiego della tecnologia, ma nella più totale incapacità dell’attuale sistema economico di impiegare le automazioni e i sistemi informatici basati sull’intelligenza artificiale a vantaggio di tutti.

Non si tratta di creare più lavoro in modo da ottenere la piena occupazione, ma di diminuire il lavoro umano delegandolo alle automazioni, per quanto possibile, facendo in modo che gli esseri umani possano comunque usufruire dei beni e dei servizi realizzati e forniti dal sistema.

Non è una questione di far crescere l’economia ma d’iniziare a guardare all’efficienza per assicurare la sostenibilità.

Non ci servono più beni di scarsa qualità per realizzare un maggior numero di vendite, ma meno beni di alta qualità costruiti per durare a lungo, in quantità tali per fare in modo che tutti possano disporne.

Non dobbiamo aumentare i profitti, ma la libertà, l’uguaglianza e la felicità.

Se daremo ancora una volta ascolto agli ideologi della crescita, alimenteremo le disgrazie dei molti per il vantaggio dei pochi.

Mediante un iper-lavoro ed un iper-consumo inutili condanneremo i lavoratori ad una vita da schiavi e comprometteremo ulteriormente l’ecosistema del pianeta sul quale viviamo.
L’unica cosa che dovrebbe crescere non è l’economia, ma la nostra umanità.

Mirco Mariucci

http://utopiarazionale.blogspot.it/2016/04/leclatante-menzogna-della-crescita-come.html

La disinformazione sul controllo meteorologico

Michio Kaku: “Un giorno controlleremo il tempo”
La disinformazione sul controllo meteorologico

Quando dici a qualcuno, “ci stiamo lavorando sopra”, è chiaramente implicito che “non possiamo farlo ora”. Quando il governo o una grande azienda vuole reprimere ogni sospetto pubblico dell’esistenza di una tecnologia avanzata, semplicemente vuol dire al pubblico, “ci stiamo lavorando sopra”.

Questa tecnica è stata utilizzata per anni per annullare i pubblici sospetti sulle attuali irrorazioni delle scie chimiche. Il governo ha fatto di tutto per nascondere la verità. Hanno pubblicato documenti, hanno tenuto conferenze, prodotto materiali didattici, per falsificare i potenziali futuri studi sull’aerosol spruzzato in cielo per combattere il “cambiamento climatico”.

Poiché la polverizzazione in corso è l’attività più dannosa mai eseguita per l’umanità, così, anche la campagna di disinformazione deve essere la più grande mai realizzata, questa è la ragione del perché c’è così tanto brusio circa il futuro sulle irrorazioni di aerosol.

Nel video qui sotto, Michio Kaku, il nuovo portavoce pubblico per la scienza che ha sostituito Carl Sagan dopo la sua morte, disinforma il pubblico dicendo: “un giorno saremo in grado di controllare il tempo”.

Prendete atto di come Michio Kaku da enfasi alle sue dichiarazioni: “in laboratorio”, non c’è “nulla di conclusivo (ancora)” e, per impressionare ulteriormente la menzogna ci dice che il controllo del tempo non è ancora stato implementato. Michio sa esattamente quello che sta facendo.

http://globalskywatch.com/assets/av/from-darkness-to-light.mp4.mp4LINK

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Traduzione e adattamento Nin.Gish.Zid.Da