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Le sequoia della politica italiana

 

 Quelli di +Europa hanno già governato. Ecco come andò

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Il 2011 sembra ieri, ma se da un lato gli italiani hanno una memoria politica cortissima, dall’altro alle elezioni europee di domenica 26 maggio andranno a votare molti giovanissimi, che nel 2011 erano undicenni alle prese con gli insiemi di matematica ed i primi turbamenti ormonali. Dunque, meglio rinfrescare a tutti la memoria. I partiti europeisti che si presentano all’agone politico delle prossime europee fanno proposte, analisi e dichiarazioni come se fossero appena arrivati sulla scena. Invece, dietro il trucco nominalistico di sofistica memoria e l’italica abitudine al trasformismo non solo poggiano i loro culi nei parlamenti di tutta Europa da decenni, ma in Italia hanno proprio governato, e persino senza esserne eletti come maggioranza (!)

La formazione più europeista di tutte, +Europa, che per la prima volta si presenta alle elezioni europee, è rappresentata sui manifesti di propaganda da Emma Bonino, già Minstro per il Commercio Internazionale con Prodi e con Letta Ministro degli Esteri (…), è stata commissaria europea. Deputata all’europarlamento per 4 legislature, è stata nel parlamento italiano per ben 7 legislature. A Palazzo Chigi entrò a 28 anni ed oggi ne ha 71. In pratica stiamo parlando di una sequoia della politica italiana ed internazionale con più poltrone che denti. Roba da far impallidire Andreotti.

Il Segretario nazionale della neonata formazione +Europa è Benedetto Della Vedova. Anche per lui un curriculum politico lunghissimo che parte dai radicali (movimento cuore di +E) e passa per il Governo Monti, il g,Montioverno tecnico voluto da Bruxelles e che arrivò alla maggioranza in parlamento nel novembre del 2011 dopo aver rovesciato il governo precedente con la vetusta tecnica della Rivoluzione Parlamentare. Tecnica usata per la prima volta in Italia da Agostino De Pretis nel 1876 e che consiste nel condizionari i parlamentari a formare governi diversi da quelli indicati dai cittadini col voto.

Della Vedova, oggi leader con la Bonino di +Europa, fu sostenitore di Monti ed eletto nel 2013 tra le fila del suo partito, poi continuò la carriera come sottosegretario agli esteri nei governi europeisti di Renzi e Gentiloni.

Questi i nomi più noti della lista, ma che annovera tantissimi altri politicanti che hanno esercitato già la loro attività come decisori di cose pubbliche, da Pizzarotti a Taradash.

Ebbene, come andò l’italia negli anni di Mario Monti e Letta che governarono grazie all’appoggio ideologico +Europeista?

Secondo diversi media, con l’arrivo dell’austerità voluta dai tecnici, Monti in primis, in Italia aumentarono i suicidi economici. I dati non sembrano confermare questa convinzione, che sarebbe dunque in linea con quanto avveniva purtroppo anche negli anni precedenti. Ciò che è fuori discussione, invece, sono gli altri dati macroeconomici.

Il Prodotto Interno Lordo, cioè la ricchezza del paese, con Monti calò drasticamente fino a far parlare qualche economista di depressione stile 1929.

Se escludiamo il calo del 2008/2009 che riguardò tutte le economie avanzate dell’Occidente causa bolla americana, nel 2012, anno di governo europeista di Monti, mentre tutti i paesi risalivano la china, l’Italia fece un capitombolo a – 2,4 (reale – 2,8 secondo la fonte AMECO)

La produzione industriale risulta essere in calo da anni, e non è questo il momento di andare a vedere il perchè. Ma se il calo era stato contenuto, con una media di circa -1,8, è con Mario Monti ed Enrico Letta che arriva il disastro: -3,6 per cento di produzione industriale con Monti e -2,7 con Letta.

La tendenza all’aumento della disoccupazione risale all’ultimo governo Berlusconi, ma lo scettro spetta ancora una volta a Monti. E’ con lui che abbiamo il più grande (e grave) contributo alla disoccupazione italiana. Con il governo dell’austerità, infatti, la disoccupazione aumentò dell’1,3 in media all’anno e del 3,7 per il settore giovanile. Con Monti e Letta (da aprile 2012 a fine 2013) la disoccupazione giovanile raggiunse il picco della storia superando abbondantemente il 40 per cento. Tanto per fotografare meglio il dato sulla disoccupazione, basta osservare che oggi gli italiani disoccupati sono il 10,8 per cento, mentre con Monti sfioravano il 12. Tra i giovani era disoccupato il 40 per cento, mentre oggi lo è il 32.

“Già, ma Monti fu nominato per risolvere il problema dello spread”. Già mi sembra di sentire la solita solfa europeista sul terrore (immotivato) dello spread. Ma accettiamo la sfida e vediamolo nel dettaglio. Il rapporto deficit/pil prima del governo piùeuropeista era del 116%. Quando Monti si dimetterà, nel 2013, era al 131%. Lo spread tra i titoli di stato italiani btp ed i bund tedeschi aveva sfondato i 500 punti a novembre 2011 ed era stato il dato macroeconomico che aveva convinto i parlamentari italiani a rovesciare il governo politico ed a sostituirlo con quello tecnico di Monti. Monti governò circa un anno e mezzo e per tutti quei mesi lo spread oscillò tra 300 punti ed i 500 punti. Per molti mesi, anzi, per tutto l’inizio del mandato, lo spread “di Monti” sarà più verso quota 500 che 300, ma a luglio 2012 Draghi pronunciò un famoso discorso durante il quale sostenne che i titoli dei paesi in difficoltà sarebbero comunque stati acquistati, ed ecco che allora (e solo allora) lo spread cominciò un lento calo.

Persino l’inflazione non andò bene con quei governi, perchè ci furono tasse per i consumatori (aumento dell’Iva) e gabelle per i risparmiatori (bollo sui depositi).

Secondo molti analisti, e soprattutto secondo i numeri, che non hanno colore, i governi piùeuropeisti della prima metà del decennio sono stati di gran lunga i peggiori della storia Repubblicana. I danni che hanno fatto in termini occupazionali, di relazioni tra gli italiani, di produzione e di welfare li stiamo ancora pagando cari, a cinque anni di distanza. +Europa per entrare nel Parlamento Europeo dovrebbe superare la quota di sbarramento del 4 per cento. E non ce la farà perchè gli italiani sono smemorati si, ma non stupidi.

 

 

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Almanacco di febbraio 2018

 Il voto utile? Si, per farvi spennare

Matteo Beringhi
(L’articolo è del 2013.. N.d.C.)
 

La gara dei polli sta per iniziare. Si stanno raccogliendo le scommesse su chi vincerà. Il tifo è alle stelle e la lucidità mentale è sparita da tempo

Ormai si combatte a colpi di slogan collettivisti e di tale idiozia da ritenere il tifoso privo di capacità mentali: dai redditi di cittadinanza regalati nelle patatine, alla restituzione delle tasse pagate, fino all’abbassamento delle tasse da parte di colui che le ha aumentate ieri, oggi e domani decidendo aumenti per il prossimo lustro (IVA, imposte sui bolli, TARES, multe), ce n’è da sbizzarrirsi. 

E’ la sagra del collettivismo, l’importante è spararla grossa, apparire sui giornali, sulle vignette in Facebook, esaltare la propria tifoseria, illuderla, comprarla con qualche panzana. 

Ormai il popolo crede che il governante possa fare quello che vuole una volta al potere, è disposto a dargli ancora più potere e privarsi di ogni libertà, purché il processo di irresponsabilizzazione continui e sia qualcun altro a pagare il pasto che oggi viene consumato (illusoriamente) gratis. 

Il conto sarà salato, ma tanto pagherà il perdente…Continua QUI

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 FINALMENTE UN FARO PER L’ECONOMIA DELL’ITALIA. 

di Paolo Barnard

Devo delle scuse, da critico feroce che sono del Pollitalico Pollaio e della sua arretratezza in tutto, a una rara cima che si è elevata in questo Paese, finalmente. E’ Banca Intesa. Nell’indifferenza dei nostri media generici, è invece accaduto che Banca Intesa abbia organizzato un evento capitale e illuminato per l‘economia italiana, e persino con un precedente clamoroso. Lo dichiaro con sollievo ad alta voce: finalmente un faro in Italia. Ecco i fatti molto riassunti ma impressionanti: continua QUI

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Dipendente aeroportuale: vi spiego come impiegano gli aerei commerciali per la geoingegneria
(interessante nota politica al minuto 18:30 nda) 

 

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Banche, treni, aerei, latte e gioielli: perché l’Italia è in vendita

di Alberto Negri

Fonte: Alberto Negri

L’Italia è terra di conquista degli investitori stranieri? E’ un’impressione che si rafforza con il passaggio dei treni di Italo al fondo Usa Global Infrastructure Partners che ha messo sul piatto un’offerta da 2 miliardi di euro (1,98 più i debiti della società che ammontano a quasi 450 milioni). Non sarà certo questo l’ultimo annuncio di acquisizione nel settore trasporti, anzi si attende anche quello per Alitalia. 
Per la compagnia di bandiera è tornata in corsa anche Air France – Klm che guarda con interesse ad Alitalia ma temporeggia in attesa dell’esito delle elezioni del 4 marzo. Il matrimonio mancato del 2008 e il divorzio consumato nel 2014, quando la compagnia transalpina è uscita definitivamente dal capitale Alitalia, bruciano ancora e il gruppo franco-olandese si muove con cautela. 
Ma la posta in gioco è alta. La pressione dei concorrenti si fa sentire e il gruppo franco-olandese è stretto tra Iag (British Airways, Iberia, Aer Lingus e Vueling) e Lufthansa che negli anni scorsi ha incorporato Swiss Air, Austrian Airlines e Brussels Airlines. Non solo. In gioco c’è il futuro dell’alleanza transatlantica tra Air France – Klm, Delta Airlines e Alitalia. Se Air France-Klm non si sbriga rischia di ritrovarsi isolata perchè il rischio è che prevalga la Lufthansa piuttosto che Easyjet. COntinua QUI
 
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(in controtendenza nda) 
Italo agli Americani, mentre i nostri Fondi dormono

Leggi l’articolo QUI

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 Hai scelto di donare i tuoi organi e ancora non lo sai  

Posted by Federica

Ecco quello che devi sapere prima di decidere se donare i tuoi organi:
1- Si dona da vivi o da morti?
I critici ha l’idea che la domanda: “Vuoi donare gli organi dopo la morte?’ non sia corretta. Essi dichiarano che si dona da vivi anche se in coma profondo, infatti anestetizzano le persone ‘decedute’ per prelevare gli organi. Da qui deriva l’affermazione per cui per salvare un malato tramite trapianto c’è la neccessità ucciderne un’altra persoan, che forse avrebbe potuto svegliarsi. Se avesse avuto più di 6 ore di tempo o fino a 24 ore per i bambini molto piccoli. 
6 ore
6 ore di coma che viene definito “irreversibile” da molti vengono considerate un’attesa troppo breve. La legge precedente all’attuale prevedeva 12 ore e in quella ancora precedente ben 24. Questa modifica appare decisamente sconcertante a molti per l’assenza di giustificazioni adeguate.
Aggiungiamo che la dichiarazione di morte cerebrale è prevista anche nel caso in cui il cuore è fermo da 20 minuti. La cosa potrebbe sembrare ovvia, ma riportiamo più avanti casi di pazienti con una ‘pausa’ molto più lunga, che sono ‘risuscitati’. 
La decisione va ai parenti
In caso di coma improvviso e più frequente dopo un incidente, i parenti che non si oppongono alla “donazione” del familiare e ne decidono la morte dopo 6 ore di coma, mentre alcuni si oppongono e fermano i sanitari, che di fatto sono costretti ad aspettare…anche se per legge dovrebbero lasciare andare il paziente alla morte dopo 6 ore ed alla fine, i familiari ed amici possono sempre sostituirsi alla istituzione sanitaria nel pagare le spese per dargli una possibilità di ritornare, in un tempo maggiore.
I “parenti” previsti dalla legge 91/99 art. 3 sono nell’ordine: “Il coniuge non separato, il convivente dichiarato tale all’anagrafe, o in mancanza, i figli maggiori di età, o in mancanza i genitori ovvero il rappresentante legale” Per i figli minori lo stato di donatore ha valore solo se manifestato da entrambi i genitori. Continua QUI
 
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ELOGIO DI PIPPO BAUDO (E DELLA DEMOCRAZIA CRISTIANA) 
 
di Turi Comito 
Mi sono fissato con Sanremo. Ormai, a cena, se non lo vedo non mangio. Mi fa molto riflettere. Ieri sera ad esempio, dopo avere visto l’ultra novantenne svolazzare in aria come Heather Parisi quando aveva dodici anni, volevo suicidarmi. Poi ho rinunciato perché avevo sonno e sono andato a dormire.
Stasera invece mi sono visto il monologo di Pippo Baudo.
Ovvero: applausi, ovazioni, commoventi ricordi, aneddoti strappalacrime e strapparisate, scoperte inaudite (la Hunziker fidanzata durante l’iniziale eterna gioventù con un barbiere catanese), ringraziamenti di massa e personalizzati.
E mi sono messo a pensare… cntinua QUI
  
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 Matteo Salvini al Festival di Sanremo, in piena par condicio. 

E la Rai che fa? 

di Redazione Blitz
SANREMO – Matteo Salvini al Festival di Sanremo, a meno di un mese dalle elezioni politiche e dunque in piena par condicio. E’ giusto o no che uno dei leader dei partiti che prenderanno più voti associ la sua faccia a uno degli eventi più popolari d’Italia? E come si comporterà la Rai, tv pubblica? Inquadrerà Salvini (con la sua fidanzata Elisa Isoardi, tra l’altro conduttrice proprio in Rai) oppure per rispetto della par condicio lascerà correre? Di certo la quarta serata di Sanremo è destinata a suscitare polemiche politiche. Continua QUI
 
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La Russia ha gli Stati Uniti per le palle in Siria  

… di Jonas E. Alexis 

La Russia ha umiliato di nuovo gli Stati Uniti. Le forze americane sono in Siria per “beni economici”, hanno detto i funzionari russi. Non sono lì per combattere il terrorismo o per stabilire la pace nella regione. No, sono lì per creare problemi, hanno dichiarato funzionari russi. [1] E hanno le prove per dimostrarlo: 

“Il Ministero della Difesa si riferiva a un incidente avvenuto martedì nella provincia di Deir Ez-Zor, mentre un’unità di milizia siriana si stava muovendo contro una” cellula dormiente “dello Stato islamico (IS, ex ISIS). L’operazione è stata provocata da un’ondata di bombardamenti sulle posizioni delle forze del governo siriano nella zona negli ultimi giorni, attribuite alle attività segrete dei terroristi dell’IS, ha detto il ministero in una dichiarazione di giovedì.

“Un’unità della milizia filogovernativa stava conducendo una missione di ricerca di ricognizione il 7 febbraio vicino all’ex impianto di lavorazione del petrolio di Al-Isba. Mentre erano lì, i miliziani caddero a sorpresa sotto i colpi di un mortaio e un bombardamento MRLS, e furono attaccati dagli elicotteri della “coalizione internazionale” guidata dagli Stati Uniti. ” [2] 

Il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha recentemente affermato … leggi l’articolo in lingua inglese QUI 

Tassa di scopo & sciocchezzuole di sinistra

La tassa di scopo: È giusta una tassa di scopo sul tabacco?

È giusto tassare il tabacco per sviluppare farmaci contro le malattie ad esso legate? Sì. La risposta parrebbe scontata. Siamo proprio sicuri? Siccome il fumo può essere causa di malattie e perciò incide sul sistema sanitario, si dice, sarebbe moralmente auspicabile che l’industria del tabacco contribuisse a sovvenzionare un fondo per l’acquisto di medicinali. Un ragionamento del genere imposta la questione in termini di morale, più precisamente la morale rispetto a comportamenti individuali. Si affida così allo Stato il compito di stabilire la morale e quindi quelle azioni da perseguire, con la tassa nel nostro caso.

Siamo ancora d’accordo? No. È sufficiente preferire per un momento il metodo scientifico all’emotività per produrre una risposta diversa, e quindi negativa, alla nostra domanda iniziale. Chi fa le leggi antepone spesso l’emotività delle scelte istintive al metodo sperimentale fondato sulla libertà individuale (che tutela). Seppure l’Italia è ben lontana dall’essere una solida Democrazia Liberale, è prassi che le nostre leggi non siano fondate sulla morale quanto sulla necessità di governare la convivenza tra cittadini al fine di favorire l’estensione delle loro libertà. Questo approccio al diritto che si fonda sulle libertà soggettive ed oggettive, e non sull’etica o la morale, riguarda naturalmente anche la fiscalità.

Una tassa morale non avrebbe senso di esistere nel nostro ordinamento perché contrasterebbe con la libertà di ciascuno. Essa equivarrebbe alla tassazione del comportamento legittimo di un cittadino in questo caso, visto che il consumo di tabacco è consentito dalla legge. Il tabacco può essere tassato come qualsiasi altro bene e così succede, dato che già oggi lo Stato incassa 14 miliardi di tasse da questo settore. Ma non è dato sapere quanto di questo denaro abbia una “destinazione morale”, per esempio in ricerca e prevenzione.

Il tabacco non può invece essere (ulteriormente) tassato ad hoc per una questione morale. Se valesse la questione morale, allora dovremmo tassare anche molti altri comportamenti che possono avere conseguenze negative sulla salute o sull’ambiente. Perché non imponiamo una (ulteriore) imposta ad hoc sulla benzina, sulle automobili, sulle caldaie a gasolio, sulla carne, sui grassi, sugli alcolici, sugli zuccheri, sui giochi e su tutto ciò che può generare malattie o costi per il sistema sanitario? Perché non li tassiamo per creare un fondo per l’acquisto di farmaci o (meglio ancora) la ricerca?

La morale del legislatore è spesso doppia, cioè la si impone aggirandola, e rischia di sconfinare nella demagogia. Così ci si è inventati la tassa di scopo, una sorta di paravento per celare una mentalità statalista e paternalista. Si vuole una fiscalità non volta a fornire i servizi pubblici con le risorse a disposizione, bensì finalizzata ad escogitare mezzi sempre nuovi per spremere ulteriormente i contribuenti ed imporre comportamenti ritenuti moralmente “giusti”, salvaguardando naturalmente i privilegi (nessuno si è chiesto chi potrebbe beneficiare di un fondo per l’acquisto di medicinali? Non sarebbe “più etico e morale” finanziare la ricerca pubblica?) e gli sprechi annidati nei meccanismi dei servizi pubblici esistenti.

Anche la tassa di scopo è facilmente smontabile. Le imposte sul tabacco sono già state ritoccate con la riforma del 2015 e aumentate nel mezzo del 2017, portando molti meno milioni (-224 milioni entrate gennaio-settembre; meno 1 miliardo di gettito rispetto alle previsioni per il 2017) nelle tasche di uno Stato disperatamente alla ricerca di risorse ma che spesso dimentica di valutare a monte l’impatto di nuove tasse.

Una nuova imposta come quella che il Parlamento vorrebbe far passare rischierebbe di non garantire l’effettivo aumento di gettito e non farebbe altro che peggiorare la situazione: (i) la tassazione già regressiva (cioè, i prodotti di fascia medio–bassa pagano in proporzione più tasse di quelli di fascia alta) distorcerebbe ulteriormente l’assetto concorrenziale neutro del mercato; (ii) i volumi già in calo si ridurrebbero ulteriormente portando meno gettito, e la mancanza di una relazione tecnica circa l’impatto sul mercato di questa ulteriore tassa non aiuterebbe; (iii) il contrabbando che oggi è moderato potrebbe tornare ad esplodere nuovamente, con buona pace delle entrate sperate e della salute dei cittadini; e infine (iv) si complicherebbe la burocrazia, visto che il legislatore come sempre ha partorito la tassa ma non il suo funzionamento, lasciandolo ai burocrati, appunto.

Prima di agire di istinto, i nostri parlamentari dovrebbero provare ad affidarsi al metodo sperimentale delle Democrazie Liberali. Capirebbero allora che questa tassa oltre ad essere immorale per la libertà individuale, farebbe solo danni. Per finanziare la ricerca (quella pubblica, s’intende) ci sono altri modi, meno populisti.

@pietropaganini

Foto da Shutterstock

Fonte: http://www.tempi.it/

LUIGI DI MAIO, CON LUI AL POTERE SIAMO FREGATI NE AZZECCASSE UNA 

Tenete lontano quell’ignorantello di Luigi di Maio dal Mein Kampf. Vista la bestialità da lui sostenuta dagli USA, quella secondo la quale “bisogna operare nel sistema di tassazione come Trump”, c’è da temere che leggendo la “battaglia di Hitler” se ne innamori.

Ci sarà qualche grillino che non abbia studiato su internet?

O tempora, o mores!

R

Ps: Già che ci sono una noterella sul bullo ignorante di Rignano sull’Arno.

Qualcuno gli dica che i radicali non sono di sinistra ma liberisti di destra.
Gli aggiunga che lo “Ius Soli”, le “Unioni Civili”, il “Fine vita” sono provvedimenti importantissimi ma fanno parte di una cultura liberale, non di sinistra.
Quel personaggio se vuole parlare di sinistra deve parlare di lavoro, sanità, pensioni, scuola, diritti. E non per attaccare e distruggere (come ha fatto) ma per difendere e incrementare queste sciocchezzuole “di sinistra”.

Fonte:   http://www.fisicamente.net/portale/

«L’Italia politica di questo tipo è finita….»

Serve una rivoluzione: non pagare le tasse, non votare più

Renzi è spacciato, perché ormai è solo. E’ completamente isolato, perché nessuno si fida più di lui: «Persino tra gangster, lo sgarro è un’infrazione grave. E Renzi non ha mai mantenuto la parola data. Lo stesso Napolitano, suo garante internazionale, non se l’è sentita di fargli da garante massonico: in massoneria, Renzi non lo fanno entrare. E il suo isolamento è ormai percepito da tutti». Questo, politicamente, fa di lui un “morto che cammina”, comunque vada il referendum: «Anche se dovesse vincere, cosa improbabile, resterà solo. E se sei isolato, dove vai?».

Così l’avvocato Gianfranco Carpeoro, autore del saggio “Dalla massoneria al terrorismo”, in diretta streaming con Fabio Frabetti di “Border Nights” a una settimana dal voto che rischia di rivelarsi un referendum su Renzi, anziché sul futuro dell’Italia, in ogni caso vincolata ai diktat di Bruxelles. Per Carpeoro, non cambierà niente: «L’unico modo per non accettare cosa dice l’Europa è prendere una posizione eversiva e rivoluzionaria». Ovvero: «Non pagare più le tasse per un anno, non andare più a votare in massa, mettendo questi politici nudi di fronte alle loro responsabilità».

Carpeoro esprime un giudizio nettissimo: il referendum è solo «lo strumento per fare fuori Renzi, anche se questo non è nemmeno onestamente dichiarato». Ma un sostituto già pronto «ancora non c’è, nemmeno il grillino Di Maio». E che c’entra, tutto questo, con l’avvenire del paese? «Nulla. Gli italiani si riempiono la bocca della Costituzione, della democrazia.

Ma, se vai a vedere la sostanza, in Italia già da anni non c’è democrazia». Si dice che se vincesse il Sì saremmo costretti a subire la “dittatura” dell’Ue? «Ma perché, negli ultimi dieci anni cosa è successo, col vecchio sistema?». L’Italia bicamerale ha sottoscritto al 100% tutte le volontà dell’Unione Europea. Per questo, Carpeoro scommette che il voto del 4 dicembre non cambierà assolutamente niente: al limite, accelererà la fine politica di Renzi – irrilevante, per la comunità nazionale, vista l’assenza di vere alternative politiche.
L’unico piano-B davvero democratico? Una scelta «eversiva e rivoluzionaria», di ribellione sistemica. «E le posizioni eversive e rivoluzionarie non c’entrano nulla con le leggi. Quando uno deve fare eversione e rivoluzione, non si può preoccupare di che legge elettorale ha, o di com’è fatta la Costituzione – tanto, comunque, uno Stato che fa una rivoluzione, la Costituzione poi se la cambia».
Certo, «le rivoluzioni possono essere violente o meno, delicate o dalle tinte forti – e io sono contro la violenza», sottolinea Carpeoro. Ma, aggiunge, «penso che gli italiani possano dare uno scossone forte a questo sistema solo con atti realmente rivoluzionari», come appunto il boicottaggio fiscale dimostrativo e l’astensionismo di massa dichiarato. «Io sono su questa posizione, una posizione che metta gravemente in discussione l’equilibrio, il futuro e le capacità dell’Italia. Evitiamo i pannicelli caldi, il dire “resta la vecchia Costituzione, o arriva quella nuova”: cosa vuoi che cambi?».
Non è stata certo la Costituzione vigente a mettere l’Italia al riparo dal massacro sociale dell’austerity indotta dall’Ue e dall’Eurozona. Dunque, perché insistere su temi come «il bicameralismo perfetto o imperfetto, la nomina dei senatori?». Una presa di posizione estremamente esplicita: «Basta, non voglio essere coinvolto in questa pantomima che serve solo per capire chi si siede sulla sedia più bella», conclude Carpeoro. «L’Italia politica di questo tipo è finita. Poi magari la gente ne prenderà atto tra dieci anni, ma è già finita adesso».
Leggi anche:
CHI NON HA SAPUTO OPPORSI

Dal web …

Scritto da Zret  26 settembre, 2016

Decomposizione

Qualcuno ha scritto ”Sii tu il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”. E’ un consiglio quanto mai inattuale, visto che oggigiorno la stragrande maggioranza degli uomini non vuole alcun cambiamento, anzi moltissimi sono non soddisfatti, ma entusiasti del mondo orribile che è stato costruito. Segue QUI

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28 settembre 2016 Traduzione by NoGeoingegneria 

Ecologisti, per favore sganciatevi dal racket bipolare del Cambiamento climatico!

Il miglior esempio di (…) grossolanità neoliberale è, senza dubbio, il dibattito su come affrontare il cambiamento climatico. I progressisti si sono buttati subito sulla questione argomentando che, se qualcosa si deve fare, questo deve prendere la forma della creazione di un semi-mercato per le esternalità negative (uno schema di scambio per le emissioni), poiché solo i mercati “sanno” quale prezzo assegnare in modo giusto alle cose buone e a quelle cattive.” (Yanis Varoufakis) Segue QUI

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di LIBRE Scritto il 28/9/16 
Non esistono multinazionali innocenti, ricattano il mondo

La Apple ha rubato 13 miliardi di tasse ai cittadini europei secondo la Commissione Ue, ma è solo la punta dell’iceberg. Tutte le multinazionali hanno come ragione sociale l’elusione e l’evasione dalle leggi e dal rispetto dei diritti sociali e delle norme ambientali, esistono precisamente per questo scopo. E tutti i governi che praticano il libero mercato sono con esse complici. Il governo irlandese è sotto accusa perché non faceva pagare tasse solo alla Apple. Se avesse esteso a tutte le aziende il trattamento di favore riservato a quella della Mela, e ricordiamo che la tasse sui profitti in quel paese sono già abbassate ad un ridicolo 12,5%, se tutte le imprese in Irlanda fossero state fisco esenti, la Ue non avrebbe potuto dire nulla. Come non dice nulla sul trasferimento della sede Fca in Olanda e su tanti altri casi simili. Ogni paese Ue può essere un paradiso fiscale per ricchi e multinazionali, purché non faccia favoritismi, il privilegio deve essere uguale per tutti. Per questo il Lussemburgo dell’attuale presidente della Commissione, Juncker, è sotto accusa. Segue QUI

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Maurizio Blondet 28 settembre 2016
CHI HA FAVORITO LA STAMPANTE DI DRAGHI? INDOVINATE….

Sono diciotto mesi che la BCE “crea denaro”, e niente: né rilancio dell’economia, né crescita del credito, né l’auspicato aumento dell’inflazione, che in questa fase è necessario perché l’inflazione è come il lubrificante nel motore. Diciotto mesi di interessi negativi sui depositi, acquisto a manetta di titoli di debito pubblico e privato, rifinanziamento a lungo termine di banche, e la ripresa economica non c’è. O, diciamo, è timida, ineguale (l’Italia resta a zero), insufficiente e imperfetta.  Segue QUI

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di Nino Galloni settembre 28 2016

PONTE, RICATTI E RICOTTE 

L’uscita di Renzi sul Ponte sullo Stretto ha sollevato una rissa di commenti a proposito e a sproposito che sarebbe troppo penoso tentare di riassumere qui.
Tuttavia occorrerebbe almeno soffermarsi su due espressioni del Presidente che mal ne celano i messaggi. Egli infatti ha parlato di Napoli Palermo e di Calabria (da liberare dal suo isolamento).
Perché Napoli Palermo e non Torino Trapani? O, meglio, Pechino Tunisi via Mosca Mazara del Vallo come negli studi dell’Enea, di valenti studiosi, dei seguaci di Lyndon LaRouche? Segue QUI

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di Michele Rallo
Posted on settembre 26, 2016 by il discrimine

Renzi contro l’Europa? Come diceva Totò: “Ma mi faccia il piacere!”

Poveretto, dev’essere proprio allo sbando. Evidentemente i sondaggi per il referendum (quelli veri, quelli che affluiscono al ministero degli Interni) devono essere disastrosi. Disastrosi per lui, s’intende.

Non è servita la militarizzazione della RAI (oramai ridotta ad un megafono della propaganda governativa), non è servita la nuova campagna – inventata di sana pianta – sulle tasse che scendono, non è servito lo scandaloso “aiutino” dell’ambasciatore americano, non è servito nemmeno il servizievole impegno del presidente di Confindustria, giunto al punto di sconfessare praticamente le previsioni (realistiche) del proprio Centro Studi a pro di quelle (fantasiose) del Governo. Segue QUI

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TOPICS:2030 Agenda September 28, 2016

Forget Agenda 21: UN’s 2030 Agenda Will “Transform the World”

By Daisy Luther 

If you think Agenda 21 was bad, you ain’t seen nothing yet. Wait until you learn what the creepily utopian 2030 Agenda has in store for us all.

Once again Germany has stepped forward with their ideas of how to speed up the arrival of a one-world government.

While all eyes were on Obama and his creepily NWO speech, the German Foreign Minister Frank-Walter Steinmeier gave an address which went largely un-noticed. It was a lengthy speech – you can read his entire address here – but these are some takeaway points: Follows HERE

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Daisy Luther
Tuesday, 27 September 2016 00:25

Deutsche Bank Is Going Under: The Real Reason Germans Were Told To Prepare For A National Crisis? 

This article was written by Daisy Luther and originally published at DaisyLuther.com

There is a very real possibility that Deutsche Bank is going down.

If the most prominent bank in Germany fails, the effect on Europe will be profound, and I don’t think the United States will escape the effects. The ripples will turn into a tsunami as they travel across the Atlantic. Already, the bank’s troubles have stressed the American stock market.

Angela Merkel has stated that Deutsche Bank will not be getting a bailout from the European Central Bank – the lender of last resort for European banks.

The Department of Justice recently issued a $14 billion fine to the bank to settle a mortgage-backed securities probe…and the bank has no intention of paying. Follows HERE  (Also read the comments, very interesting)

La non politica

La vera discussione di fondo

La permanente politica contemporanea ci ha invitati ad affrontare i dibattiti e discussioni abbastanza periferici e privi di conseguenze, l’intento è quello di nascondere l’entità del vero contenuto.

Non importa quale sia l’argomento proposto dalle circostanze. Invariabilmente tutto ruota intorno allo stesso argomento.

Il fatto è che la spesa pubblica è andata completamente fuori controllo. Le aziende vogliono che  sia lo stato a fare tutto, in ambito economico e buono. Il fatto è che ciò richiede molte risorse che non sono infinite.

In questo contesto, il dilemma centrale, per dirlo con la definizione più corretta, è quella che ogni volta viene rivisto il saccheggio delle risorse.

Vale la pena ricordare che i governi si nutrono di tre uniche fonti, per creare questa disponibilità, un vero dilemma insormontabile.

tasse
indebitamento
l’emissione di moneta,

… Queste sono le uniche alternative che possono fare coloro che guidano i destini politici della comunità.

Possono sembrare soluzioni ed espedienti utilizzati per far fronte ai vari collegamenti, compresi i metodi che vengono trovati per dilatare gli impatti, ma sicuramente un giorno bisognerà pagarne il conto. Le esperienze testimoniano che più è contorto il metodo da districare, a sua volta rimane molto più ingombrante.

Questa è la radiografia di molte aziende che hanno cercato di rendere la spesa pubblica più flessibile, in grado di supportare qualsiasi sciocchezza, senza accorgersi che hanno fatto una vera e propria “bomba a orologeria”.

Questa complessa costruzione non ha più futuro, è impossibilitata a gestire con saggezza. Il fatto è che la classe politica ha deciso di non dare la cattiva notizia. È per questo che continua a parlare di stato come entità magica che può fare tutto ed è in grado di fornire molteplici soluzioni ai problemi.

Forse è il momento di iniziare ad ammettere che il discorso è pieno di errori ripetuti e menzogne assurde. Lo Stato non può risolvere anche le questioni più basilari, quelli che hanno dato vita all’origine delle società organizzate.

La giustizia non gode più alcuna rispettabilità e i cittadini sanno che la loro sicurezza personale, dipende più da azioni preventive che affrontare la protezione di ogni singola legge.

Lo Stato non affronta le sue essenziali funzioni in modo efficiente, anche se le può gestire, quindi, quelle essenziali funzioni che i cittadini in un atto di ingenuità affida a lui, non può farle bene.

Naturalmente la politica sta mentendo quando dice che può prendersi cura di questi obiettivi nobili.

Lo Stato moderno non può garantire né la sicurezza né la giustizia, né è efficace nella formazione o una cura, e tanto meno può essere un imprenditore o il più complesso gestore con determinati criteri.

E’ giunto il momento di comprendere che i leader politici sono entrati nel circolo vizioso dell’eterna menzogna, solo perché non hanno avuto il coraggio di confessare che difendono un sistema collassato ed ingovernabile.

Per la maggior parte di loro, è importante accettare di rimanere in una cronica inerzia, perché non vi è una società che preferisce la cecità e l’innocenza alla verità, quella che si svolge nella propria esperienza empirica.

E’ più facile delegare le responsabilità che assumerle direttamente come proprie.

E’ quindi probabile che i cittadini che stanno ancora cercando di rifilare il loro compito che non vogliono prendere nelle loro mani, lo stiano delegando ad altri.

E’ la non politica l’unica responsabile di tutte le calamità di questa età, ma, in ogni caso, in questo contesto, bisogna comprendere che una parte di questa follia in corso tocca a tutti.

La politica dovrebbe essere lo strumento per trasformare la realtà. Essa è di vitale importanza per distinguere tra il suo potenziale e, di quello che ci si può aspettare da lei e la sua attuale drammaticità, differenziando da quello che deve fare a quello che fa.

L’attuale leadership ha scelto di obbedire alla società, cercando di essere coerenti con le loro richieste, quindi basta dire quello che la gente vuole sentirsi dire.

Sono i cittadini che sembrano essere molto confusi, credendo che le spese dello Stato siano ben rimesse, il punto è che molti sono convinti che se i politici non rubassero più, i soldi sarebbero inesauribili.

La corruzione è un male e non deve essere mai tollerata in alcuna forma. Ma questa è una forma molto ingenua, credere che se il governo fosse onesto si disporrebbe abbastanza risorse per fare tutto ciò che le persone fanno finta di credere.

Come nella vita stessa, è necessario capire che i bisogni insoddisfatti sono illimitati, ma le risorse sono sempre scarse. In breve, questo inevitabilmente significa assegnare e favorire priorità ad alcuni a discapito di altri.

Anche se questa logica di base non la si può comprendere, si continuerà a tempo indeterminato ad inciampare.

In questo, ognuno è responsabile. I primi sono i leader non certo per affrancarli  sollevandoli dalla responsabilità di dire la verità, anche se è politicamente scorretto, anche il pubblico, a questo punto, non può più invocare l’ignoranza.

È possibile inoltre discutere di queste circostanze emergenti, sul fatto che è meglio creare nuove tasse aumentando così problema esistente a distanza ravvicinata o prendere a prestito come spesso è stato in passato, ma prima o poi, dobbiamo affrontare la vera discussione fondo … 

 
por Alberto Medina Méndez
20 Marzo 2016
del Sitio Web TeoduloLopezMelendez
 

“L’unico problema è che gli anni ’60 sono passati…”

Il Moribondo Sogno della globalizzazione

 I Repubblicani impallidiscono al discorso nudo e crudo di Trump,
e i Democratici affermano che appartiene all’epoca degli anni ’60.

Una delle ragioni per cui questa tornata elettorale è tanto rumorosa e imprevedibile è che gli elettori sanno che questa transizione è necessaria, ma sembra che riesce a ottenere l’attenzione delle élite politiche.

Però nel contesto ampio della storia il Partito Democratico si trova in un cattivo stato, peggiore di quello in cui sono i Repubblicani, in declino anche perché cercano di far fronte alla politica odierna, sono rimasti attaccati al passato dove nessun partito politico può sopravvivere.

La differenza più grande trai due partiti è Donald Trump.

L’opinione comune proclama questa disastrosa differenza nel Partito Repubblicano, ma a lungo raggio, sarà molto più svantaggiosa per i Democratici.

Prendiamo in considerazione i grandi avvenimenti nazionali e mondiali del nostro tempo.

Uno è la disintegrazione della “globalizzazione” – l’idea che il libero scambio di denaro, beni, idee e popoli tra le frontiere nazionali avrebbe prodotto una grande nuova era di prosperità ed armonia.

Il Lexus di Tom Friedman vince e tutti vincono. L’albero di ulivo muore e a chi interessa? Siamo troppo ricchi e contenti per notarlo.

E’ evidente che l’era della globalizzazione ha devastato l’economia degli Stati Uniti – e altre economie in tutto il mondo. L’America industrializzata è stata affossata, si sono persi posti di lavoro senza rimpiazzare tutto questo con una economia post industriale sia in qualità che quantità. Un magra crescita economica durata anni ha lasciato la classe media che lottava frustrata e rabbiosa.

La globalizzazione sta morendo, per quanto riguarda la base politica degli Stati Uniti. L’unico politico che ha lanciato un messaggio basato sulla verità profonda era Donald Trump e ha obbligato i Repubblicani ad affrontarlo.

Come alla fine risponderanno a tutto questo continua ad essere una domanda aperta e scoppierà una guerra politica prima che sapremo la risposta.

 Però i Repubblicani adesso stanno lottando con lui in molti ambiti:

  • immigrazione
  • commercio
  • tasse
  • nazionalismo
  • NATO
  • Non i Democratici…

La sua risposta, su concessione di Bernie Sanders, è inserire negli Stati Uniti lo stile europeo del socialismo democratico – tasse da confisca sui nemici della società (produttori), iniziative di ridistribuzione, più potere alla classe influente.

E con Hillary Clinton in cima alla lista, non illudetevi – le élites finanziarie di New York ne usciranno pulite come è successo già negli ultimi otto anni.

Niente di tutto questo è la realtà vera e cioè che la globalizzazione ha dimostrato di essere un disastro.

Prendiamo adesso in considerazione l’immigrazione.

Da poco, i due partiti politici in genere erano a favore di una “soluzione integrale” il che significava essenzialmente amnistia per gli 11 milioni o più di illegali presenti nel paese.

In ultima analisi sarà necessario un compromesso in questo senso. Però a dire il vero, nessuna delle parti parlava seriamente della soluzione del problema dell’affluenza più grande.

L’immigrazione di massa legale o illegale aiuterebbe a risolvere l’imminente disastro della Previdenza Sociale da una parte e i Democratici hanno intravisto nell’immigrazione di massa una via per dominare il partito poiché i nuovi arrivati erano propensi a votare per i Democratici.

Opinione comune era che i Repubblicani potessero far fronte a questo fatto inevitabile solo abbracciando il punto di vista democratico, il che significava non essere più Repubblicano.

Però, con la globalizzazione morente, il nazionalismo torna a galla e il nazionalismo odia l’immigrazione massiva poiché una nazione senza frontiere non è realmente una nazione. Trump adesso ha rafforzato questa nuova coscienza del discorso repubblicano.

Ancora una volta non sappiamo il risultato finale, però almeno avremo a che fare apertamente con i Repubblicani.

La maggioranza dei Repubblicani non sono nazionalisti. Non lo sono stati da quando il partito è stato forgiato nuovamente tra le calde fiamme del Vietnam. Però afferrarsi alle politiche dell’immigrazione globale quando la globalizzazione sta morendo non è probabile che sia un potente punto di vista.

O considerare politica estera la post Guerra Fredda degli Stati Uniti. Un disastro come il paese sa bene. Però, nuovamente, prima del Signor Trump, nessuna delle parti potrebbe essere costretta a affrontare questa evidente verità.

Democratici come Hillary Clinton non hanno voluto rinunciare al proprio impulso wilsoniano di sentire che si utilizza bene la forza statunitense per tranquillizzare sulle ferite e sui danni dell’umanità in spazi lontani del globo (nuovamente la globalizzazione).

E i Repubblicani erano affascinati dall’idea neoconservatrice che gli Stati Uniti fossero i primi del globo mostrando i muscoli dappertutto (con un pochino di nazione wilsoniana che fa bene il percorso).

Nessuna delle due parti potrebbe accettare la realtà che la Guerra Fredda sia terminata e lo sforzo posteriore alla stessa per guidare il mondo come ai tempi della Guerra Fredda è fallito. Gli elettori però lo sapevano.

E’ quindi arrivato Trump e adesso tutti sanno che il paese si trova a fare i conto con tutto questo. Ancora una volta non sappiamo quale sarà il risultato finale, sappiamo però che succederà.

Considerate anche il ruolo e la funzione della NATO nel mondo dopo la Guerra Fredda.

Queste sono tutte le realtà che il paese deve affrontare e al momento si stanno confrontando solo con il Partito Repubblicano. E’ vero che molti cani sciolti repubblicani di alto livello hanno lottato contro queste realtà fondamentali, ma la cintura si accorcia anche per loro.

La maggior parte dei Democratici continuano ad ignorare volutamente queste realtà attaccati come sono alla morente era della globalizzazione. Nessuno rappresenta tutto questo in maniera più efferata di Hillary Clinton.

Jann Wenner del Rolling Stones ha recentemente scritto che lei era:

“Una degli studenti universitari degli anni ’60 che si dedicò alle cause del tempo appassionatamente e continua a farlo ancora adesso.”

L’unico problema è che gli anni ’60 sono passati…LINK

 di Robert W. Merry
25 Aprile 2016
dal Sito Web WashingtonTimes
traduzione di Nicoletta Marino
Versione originale in inglese
Versione in spagnolo

Robert W. Merry, da molto tempo giornalista
e direttore esecutivo a Washington,
è l’autore di libri sulla storia degli Stati Uniti e politica estera.