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Il Profondo Apprendimento dei Grandi Dati

Big Data e Deep Learning

Autore marceellopamio

Dottor Alfred Spitzer, «Solitudine Digitale»

Dall’inizio di questo secolo gli stati del mondo occidentale “civilizzato” raccolgono i dati personali dei loro cittadini in proporzioni mai conosciute finora. Una delle fonti fondamentali di questi dati siamo noi stessi! Siamo noi che forniamo i dati, sia con il pieno consenso, sia del tutto inavvertitamente: che siano le nostre email e le nostre telefonate ad essere lette o ascoltate, le nostre abitudini d’acquisto a essere registrate (per mezzo delle tessere fedeltà), i nostri movimenti (non solo) nei luoghi pubblici a essere monitorati per mezzo di telecamere, dei nostri smartphone o del software della nostra auto, o che siano i nostri sentimenti e stati d’animo essere non solo registrati e analizzati, ma ormai anche manipolati per mezzo di Facebook o Twitter, non fa differenza.

Prima ci preoccupavamo di ciò che sapevano sul nostro conto l’Agenzia delle Entrate o la Motorizzazione Civile. Oggi vengono raccolti, memorizzati e analizzati i dati sul nostro conto da numerose aziende e dallo Stato, in proporzioni tali che la furia catalogatrice della Stasi sembra a confronto un semplice “caffè tra signore”.
Non c’è da meravigliarsi se ormai il termine Big Data ha assunto un retrogusto sgradevole.
Il motivo che si adduce per giustificare tale furia catalogatrice è l’aumento degli attacchi terroristici: per evitarli, l’intera società deve reagire con una maggior vigilanza al fine di garantire la sicurezza interna.

Big Data e Deep Learning

Non è solo la raccolta dei dati personali ad aver conosciuto una crescita esponenziale, ma anche la possibilità di una loro analisi. E’ stato solo con lo sviluppo dei più moderni programmi di elaborazione dati che si è reso possibile interpretare i dati che uno smartphone fornisce con tutti i suoi sensori (sensori per i gesti, i movimenti, la velocità, la temperatura, l’umidità eccetera), con il microfono, le videocamere e il sistema di navigazione satellitare.
Perché solo quando l’enorme massa di dati in entrata può essere anche automaticamente analizzata si ha una reale possibilità di spiare gli uomini sulla Terra.

Non c’è da meravigliarsi quindi se quasi in contemporanea all’arrivo dello smartphone siano stati fatti i necessari progressi nell’ambito dell’elaborazione dati. Tali progressi sono conosciuti con il nome di Big Data e Deep Learning.

Il concetto di Big Data è ambiguo e i suoi contorni non solo sono sfocati, ma anche in continuo mutamento. In ogni caso si tratta di quantità di dati talmente esorbitanti che non è possibile avere una visione di insieme senza l’aiuto di strumenti meccanici e per i quali non bastano più nemmeno i consueti processi di elaborazione dati digitale.

Si dice che la quantità di dati disponibili prodotti in tutto il mondo, raddoppia ogni due o tre anni, ma si dimentica che questo dipende non da ultimo dal fatto che ci sono sempre più macchine fotografiche che scattano in continuazione foto, con una definizione sempre maggiore, che la nostra comunicazione – mail, telefonate, messaggi ecc. – viene osservata e memorizzata sempre meglio, e che i sensori più disparati forniscono in maniera del tutto automatica dati per qualsiasi cosa (a partire dal meteo fino alle nostre pulsazioni), mentre prima ci limitavamo ad assistere i fenomeni naturali senza registrarli. Con Big Data s’intende senz’altro anche questo aspetto del nostro mondo tecnologizzato.

Big Data si riferisce comunque soprattutto alle possibilità di salvataggio e interpretazione dei dati in giganteschi centri dati che sorgono nelle vicinanze di corsi dei fiumi e/o di centrali elettriche, perché calcolatori e sistemi di immagazzinamento dati sviluppano un fabbisogno energetico molto elevato, non da ultimo per il raffreddamento.

Le banche dati contengono così tante informazioni che estrarre quelle rilevanti somiglia davvero all’estrazione di metalli in una miniera. Per questo la ricerca all’interno di grandi quantità di dati viene chiamata Data Mining.
Le possibili conseguenze di tutto ciò le ha scoperte a proprie spese una quindicenne americana incinta…

L’incredibile storia della ragazza incinta

La ragazza non aveva ancora informato i genitori della sua gravidanza, quando ricevette posta da un supermercato locale: pubblicità di vestiti pre-maman, fasciatoi e molti, molti visi di bebè…

Il padre, che non aveva trovato affatto divertente la cosa si recò furibondo al supermercato chiedendo di parlare con il manager: «Mia figlia ha trovato questo nella cassetta postale (…) va ancora a scuola e voi le ha mandate coupon per vestiti da bebè e culle? Volete che mia figlia rimanga incinta?»
Il manager si scusò e anche dopo qualche giorno telefonò di persona per scusarsi nuovamente. Ma la voce del padre adesso suonava affranta: «ho fatto una chiacchierata a quattrocchi con mia figlia. Ho scoperto che a casa nostra succedevano cose di cui non sapevo nulla. Partorirà ad agosto. Sono io che devo scusarmi con lei».

Cos’era accaduto?

Nei supermercati degli Stati Uniti esistono da molto tempo coupon, sconti e carte socio che hanno essenzialmente la funzione di raccogliere informazioni sul cliente: età, sesso, stato di famiglia, figli, domicilio, guadagno; le carte di credito utilizzate, le pagine web consultate sono note ai negozi tanto quanto le preferenze tra le marmellate, il caffè o i fazzoletti di carta, oppure le particolarità della dieta (vegetariana, vegana, intollerante al lattosio o al glutine, ecc.)

Se le informazioni possedute dai supermercati non sono per loro sufficienti, ne comprano altre: «sull’appartenenza etnica, sulle precedenti occupazioni, sulle riviste lette, se si è stati inadempienti o se si è separati, in che anno si è comprato casa, che scuola si è frequentata o che università, di cosa si parla o si scrive online, quali sono le posizioni politiche, ecc.»

 La catena di supermercati Target, la seconda più grande negli USA, è tra le prime che provano a scoprire per mezzo del Data Mining quali delle proprie clienti siano in stato di gravidanza.

Per far ciò si confrontano gli acquisti di migliaia di donne che si sa essere incinte, con gli acquisti delle donne non incinte. Da tale confronto risulta che le donne in stato di gravidanza, a partire circa dall’inizio del loro quarto mese, comprano prodotti per la pelle senza l’aggiunta di profumi e, nei primi 5 mesi di gravidanza, acquistano integratori alimentari come calcio, magnesio e zinco.

«Sono molte le clienti che comprano saponi e ovatta, ma quando la cliente inizia all’improvviso a comprare molti saponi inodori, confezione extralarge di ovatta, lozioni per il bucato a mano e strofinacci, è probabilmente vicina alla data del parto»

In questo modo, sulla base di circa 25 prodotti acquistati da una donna, è possibile non soltanto assegnare un punteggio di previsione della gravidanza, ma anche calcolare una finestra relativamente ristretta sul giorno della nascita.

Su questa base è possibile raggiungere i clienti con pubblicità molto mirate e tanto più efficaci se si pensa che la gravidanza e la nascita di un figlio sono sempre fasi di cambiamenti radicali, in cui si definiscono alcune vecchie abitudini.

Così è successo quello che doveva succedere…

Dopo che l’incidente della ragazza quindicenne è stato reso pubblico sul «New York Times»[1], ci si è resi conto che la strategia adottata non era affatto una buona strategia di marketing. Eppure chi crede che il supermercato abbia abbandonato il suo calcolo delle previsioni di gravidanza si sbaglia.

Adesso lo fa soltanto in maniera più subdola, stampando un tosaerba accanto al pannolino sul coupon, in modo che la cosa dia meno nell’occhio: la cliente crede che tutti ricevano lo stesso coupon e considera la pubblicità dei pannolini un caso…

Alfred Spitzer, medico psichiatra è stato visiting professor a Harvard e attualmente dirige la Clinica psichiatrica e il Centro per le Neuroscienze e l’Apprendimento dell’Università di Ulm.
Autore di numerosi saggi tra cui «Demenza Digitale»

Note

[1] «How company learn your secrets», «New York Times», 16 febbraio 2016, https://www.nytimes.com/2012/02/19/magazine/shopping-habits.html

Fonte: https://disinformazione.it/

®wld

Ecco a voi vi presento ‘KRISS’ il cornetto felice

La frattura nella nostra catena alimentare
di Julian Rose

La catena alimentare opera all’interno in un dinamico ciclo di vita. Uno di questi ruoli è la connessione inscindibile tra il suolo, l’allevamento degli animali e l’uomo – finendo di nuovo nel terreno da dove è partito. Se uno di questi cicli e/o qualsiasi elemento viene avvelenato e indebolito, la conseguenza è che gli altri elementi saranno direttamente interessati.

La catena alimentare opera all’interno in un dinamico ciclo di vita. Uno di questi ruoli è la connessione inscindibile tra il suolo, la pianificazione degli animali e l’uomo – finendo di nuovo nel terreno dove è partito. Se uno di questi cicli e/o qualsiasi elemento viene avvelenato e indebolito, la conseguenza è che gli altri tre elementi saranno direttamente interessati.

Quando il ciclo della catena alimentare lavora in ottimale equilibrio, questo ciclo diventa dinamico nell’ambito della ruota della salute. Ogni anello è di sostegno e rinforzo all’altro, con una conseguente fertilità arricchita ed equilibrata, dal suolo fino all’altra estremità dell’uso umano, arrivando sulle nostre tavole un cibo veramente sano e nutriente. La Natura fa il suo lavoro e, l’agricoltore agisce a sostegno del flusso naturale.

I sistema di agricoltura biologica segue questo modello – questa ‘ruota della salute’. Lo fa riportando al terreno tutti gli elementi biodegradabili, compreso il letame che non è altro che il sottoprodotto di una fattoria che alleva il bestiame e a tutto quello che ruota intorno. Questi passaggi costituiscono le fondamenta, senza i quali il ciclo della salute non può essere raggiunto – e il cibo che si mangia non può correttamente nutrire il nostro corpo, mente e spirito.

Questo tuttavia non è il modo in cui gli alimenti vengono oggi coltivati, commercializzati nella post-industrializzazione, i cibi che si trovano nei supermercati e catene di negozi della grande distribuzione sono in gran parte dei cibi gravemente impoveriti dei valori nutrienti – di solito sono anche tossici.

Perché tutto questo?

Perché non riescono a rispettare la fondamentale legge della natura: restituire la materia dei rifiuti biodegradabili alla terra e al suolo facendo ruotare le colture evitando così che il suolo si ammali diventando sterile. Invece, un sistema di sviluppo che si è verificato subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, si è visto una condizione conosciuta come “monocoltura” di cereali, semi oleosi, frutta e verdura, questo metodo ha significato la non rotazione delle colture, impedendo di fatto il ritorno dei rifiuti animali al suolo.

Come hanno fatto a mantenere il terreno fertile?

No! Non lo hanno fatto e il terreno non è fertile. Per produrre e far crescere, commercializzare le colture di massa è stato utilizzato l’azoto sintetico. Sono state utilizzate sostanze chimiche per debellare le cause di malattie che si sono accumulate nel terreno, questo a causa della non rotazione delle colture. Una miriade di sostanze chimiche, che si possono elencare come: pesticidi (per uccidere i parassiti); erbicidi (per debellare le erbacce); fungicidi (per uccidere il proliferare dei funghi). L’enfasi sull’uccidere non dovrebbe passare inosservato. Tutti questi agro-chimici hanno origini militari, che derivano dalle munizioni e industrie di gas nervino della Seconda Guerra Mondiale, e subito dopo messe a frutto nell’attuale agricoltura.

La gran parte delle colture di frutta, verdura e cereali coltivati in commercio vengono spruzzati con uno o più di questi elementi chimici, dalle tre alle otto volte l’anno. Molte colture sono state spruzzate con tutti e tre (pesticidi, erbicidi, fungicidi), Queste sostanze si sono verificate cancerogene (causando il cancro) e, pertanto, sono associati a molte altre gravi patologie sulla salute.

Praticamente tutti gli alimenti dei supermercati e della grande distribuzione, provengono dalle intensive operazioni fatte su larga scala su sistemi basati sulla chimica. la grande industria delle colture, come i governi, non sono interessati a operazioni agricole di piccole dimensioni. Essi sono interessati solo ai loro margini di profitto. La salute del suolo, o coloro che consumano il loro prodotti, non sono la loro priorità.

Solo la gestione del territorio in forma ecologica un tempo associato alle tradizioni agricole familiari, può garantire il nostro nutrimento in forma responsabile, colture coltivate a livello locale, trasformate e vendute: il vero cibo.

Gli animali allevati in grandi aziende commerciali, (allevamenti intensivi con strutture in cemento) la maggior parte pollame e suini, sono allevati con colture di alimenti costruiti chimicamente come sopra esposto. La maggior parte i mangimi sono composti con ingredienti a base di soia OGM con il mais in testa, quindi genericamente modificati. Praticamente, le sostanze chimiche sono presenti in loro, questo significa che tutte le carni, latte, uova, frutta, verdura e cereali.

Ebbene sì, i residui chimici sono presenti in tutti questi cibi, talvolta a bassi livelli, talvolta elevati. Ci sono delle linee guida (industria e governo) che hanno cercato di impostare quello che chiamano “livelli sicuri” sulla tesi dei residui chimici. Ma in verità, nessuno sa cosa sia sicuro e cosa non lo sia. Infatti come si può dire ‘sicuro’ (residui chimici o GM) il livello di tossicità all’interno degli alimenti.

Mangiare veleni non è raccomandabile. Mangiare alimenti chimicamente alterati e da DNA modificati (OGM) è solo raddoppiare il pericolo, pericolo che si estende attraverso l’ambiente e il sistema di vita. Come gli spray chimici che vengono spruzzati dall’alto sulla popolazione, che si combinano modificando geneticamente tutto quello che cresce normalmente in mezzo alle colture; Come possono resistere (erbacce a esponenti chimici agricoli) in un ambiente naturale: i fiori selvatici, erbe, erbe rare – così come gli insetti, api, uccelli e insetti che si nutrono di loro e della microfauna di vita nel sottosuolo.

Il vero significato di ‘monocoltura’ è questo: una coltura in cui una sola specie è destinata a sopravvivere.

Questo amici miei, è la posizione per quasi tutti gli alimenti che si trovano sullo scaffale della grande distribuzione e supermercati.

A causa della prevalenza della sintesi del sistema, il quarantacinque per cento dei terreni agricoli del mondo è dichiarato ufficialmente ‘degradato’ o ‘gravemente danneggiato’: il terreno è morto.

Questo dato è in crescita ogni anno, come l’enorme espansione degli allevamenti aziendali che forniscono le maggiori catene di supermercati e ipermercati, sono in aumento i loro imperi, portando fuori dal processo della terra e dal commercio le famiglie dei piccoli e tradizionali agricoltori. Una ‘pulizia’ che è supportata dall’Organizzazione Mondiale del Commercio, l’Unione Europea, The North American Free Trade Association – e ora il TTIP – e quasi tutti i governi e principali blocchi commerciali del mondo.

Ok, ora avete l’immagine di quello che succede – ecco quello che vi dirò nella fase successiva: La Trasformazione alimentare.

Quindi la tesi è che gli ingredienti denaturati e tossici vengono preparati fuori e poi incanalate nelle fabbriche alimentari per produrre il prodotto finale che si trovano sugli scaffali dei punti vendita commerciali di oggi. Questo articolo va ben oltre lo scopo per descrivere le migliaia – se non milioni di prodotti trasformati per far cadere le linee della produzione di ogni giorno e di ogni anno in tutto il mondo. Invece voglio soffermarmi su un solo dettaglio un esempio che potrà fungere da modello per migliaia di oggetti simili e onnipresenti in Europa e in Nord America.

Quindi cerchiamo e focalizziamoci su una produzione di massa, un tipico prodotto da forno. 

Regolarmente io e mia moglie, viaggiamo sui treni tra la Polonia e il Regno Unito, in questi viaggi ho avuto la possibilità di portare delle testimonianze personali su degli alimenti trasformati. Anche se la differenza tra le due nazioni (Polonia e Regno Unito), in sostanza, si è ridotta nel corso degli anni, ci sono dei fattori incontrovertibili sui menù e vagamente distintivi tra Polonia, Germania, e articoli belgi e britannici. Quello che sto per descrivere è un croissant – cerco di identificare facilmente la sua visibile provenienza. Senza dubbio orgogliosa della sua composizione!

Le caratteristiche irriconoscibili del cornetto KRISS

Questo croissant, può reperirlo chiunque prende un treno con un vano notte per dormire, su molte linee ferroviarie continentali e nel Regno Unito. Non vi è dubbio che lo si può trovare praticamente ovunque, così ben confezionato, maneggevole con una lunga durata nel tempo.
Ecco a voi vi presento ‘KRISS’ il cornetto felice, con un ripieno di caramello. KRISS, una sorta di cubo cyborgian con una grande bocca sorridente e perfetti denti bianchi, il cornetto è avvolto in un involucro di plastica. Ebbene sì, c’è qualcosa di particolarmente affascinante in quella bocca in basso a destra sulla confezione che rende difficile resistergli. Questo però non appartiene a quel particolare genere.

Normalmente non si indugia in prodotti confezionati – soprattutto non prima di controllare gli ingredienti, ho deciso così di dare a KRISS uno sguardo sulla scrittura appena visibile della confezione, cosa inconsueta per i prodotti simili che adornano il mondo del consumo fast food.

Così il felice croissant KRISS ci invita ad affondare i denti in: “Farina di frumento (wow!), sapore di caramello ripieno al 25%, zucchero, oli vegetali parzialmente idrogenati, acqua, latte scremato in polvere, tuorlo d’uovo in polvere, emulsionante (E475), addensante (E461), conservanti (E202) aroma, margarina, oli vegetali, oli vegetali parzialmente idrogenati (olio di palma, olio di semi di cotone, olio di girasole, emulsionante (E307), aroma (sì – di nuovo), colore (beta carotene), zucchero, glutine di frumento, lievito, emulsionanti (E471,472) aromi, conservanti (E282,270, E200) agente di trattamento della farina (E300)” Buon appetito!

Da mucche nutrite con OGM, da polli nutriti con OGM, prodotti OGM. Per tutto il resto aggiungere residui di antiparassitari e il miasma sintetico, sostanze tossiche che compensano gli aromi, conservanti, addensanti oli vegetali idrogenati e altro ancora.

Wow KRISS – grazie! Ma come si può impacchettare così tanto dentro di te? Certamente vi danno un sacco di soldi!

Mentre questo è un prodotto di lunga durata (non oserei chiamarlo alimento) – non credo sia eccezionale. Niente da fare, ci sono migliaia di prodotti da forno e di panetteria in esame sul mercato. Molti contenenti soia GM – ma non affermano mai che – indipendentemente del fatto che nei processi europei sono legalmente obbligatori da dichiarare l’esistenza di ingredienti commerciali geneticamente modificati negli alimenti commerciali. Una importante attenzione va fatta per il pane – i mass media che producono pagnotte commerciali mettono al loro interno strani ingredienti che in nessun caso si dovrebbero trovare all’interno di una pagnotta di pane.

La stragrande maggioranza del settore alimentare fa proprio questo. Come i microchip messi sulle autovetture, loro sfornano e producono i loro ‘cibi’ come la produzione di una fabbrica, assemblando e mettendo essenzialmente al loro interno veleni. Ma solo in piccole dosi sufficienti a non ucciderci definitivamente, ma solo in un continuo e lento avvelenamento, in modo di non accorgersi che effettivamente si sta morendo. Ma credetemi il 90% dei prodotti per – la nostra dieta standard occidentalizzata – comporta il consumo dei “non alimenti” denaturati e tossici che sono in bella fila sigli scaffali dei supermercati.

Una volta che ci si trova su questo tapis-roulant, il passo successivo è breve per passare al resto dopo aver adottato il cibo, ci si rivolge ai prodotti farmaceutici per alleviare l’aggravamento degli organi interni. Ebbene sì, i migliori amici sono il Big Food e Big Pharma – mentre i governi se ne guardano bene nell’intervenire, perché il reddito che ne deriva da questi due ‘amici’ è troppo attraente per prendere iniziative e imporre delle restrizioni.

Oggi, il ‘non food’ è così ingannevolmente presentato che Edward Bernays, il fondatore della moderna pubblicità, sarebbe orgoglioso di loro. A meno che non si arrivi saggiamente alla realtà che si sta mangiando qualcosa di sano, il mio consiglio è quello se si vuole vivere nel vero senso del termine, impostate la vostra vita su ciò che veramente è una mente rivitalizzata, corpo e spirito. Non solo il vostro – ma anche quello di Gaia – e l’intero ciclo della vita, appoggiandolo e sostenendolo ora e per eoni in avvenire.

Tutti noi abbiamo due opzioni a nostra disposizione: andate alla ricerca del vero cibo, veri agricoltori e una vita vera e reale – e/o annegare in un mare di pseudo-realtà di alimenti falsi e di una vita falsa, tutto questo serve solo a dare credito alle parole di Henry Kissinger “Se controlli le condizioni di approvvigionamento, controlli la gente”.

Julian è un pioniere dell’agricoltura biologica del Regno Unito, attivista internazionale e autore. E’ presidente della Coalizione internazionale per la protezione della campagna polacca. Il famoso libro di Julian ‘In difesa della vita’  è disponibile nelle librerie indipendenti e siti web, così come tramite www.julianrose.info

In collaborazione con: FONTE

Traduzione curata da wlady per http://ningizhzidda.blogspot.it/