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Tra Pro e Contro e ancora, Tra Contro e Pro

NEPPURE SE LO SFASCI PROTEGGI LA TUA PRIVACY. TECH-GLEBA.  

di Paolo Barnard 

Giusto per quelli che non lo sanno, il dettaglio è considerevole, è un tragico paradigma davvero.

Allora, siamo tutti spiati dai nostri cellulari, tablet e fra poco dagli schermi Tv e dai Drones. Già scritto ottocento volte come e chi ci analizza, le TECH già pronte ecc. Ma per chi ha in tasca un cellulare Android c’è un… optional poco carino. 

Il vostro Android, ci rivela un articolo su QUARTZ di Keith Collins, manda la vostra esatta posizione a Google anche se voi avete
 
1) disabilitato ogni opzione location service.
 
2) disabilitato ogni App
 
3) tolto persino la SIM
 
4) frantumato il cellulare gettandolo dalla finestra (fonte: privata)
 
La stessa Google ha candidamente dichiarato a QUARTZ che è tutto vero, e che “i possessori degli Android non ci possono fare nulla”. Con la faccia come il c… (finisce per ulo).
 
Ora, uno dice “ormai, sanno anche la lunghezza del tuo mitto (getto d’urina), quindi…”. Wrong. Sbagliato. Vi sfugge un dettaglio mostruoso, ed è che l’opzione ‘unplug them’, cioè che se proprio siamo alla disperazione con ste super TECH gli possiamo staccare la spina, è saltata. Perché oggi già i cellulari li puoi disabilitare, spegnere, persino sfasciare, ma quelli continuano a trasmettere i tuoi dati a qualcuno.
 
E siamo solo agli inizi. Immaginate quando i computers in Artificial Intelligence (A.I.), gli Artificial Neural Systems, i DNA computers e i quantistici non si fermeranno neppure se gli stacchi la spina. Come oggi col tuo IPhone o, peggio, con gli Android. Fantasie?
 
Vi ricordo che pochi mesi fa una A.I. in Texas si è auto insegnata a trarre e ad accumulare energia da elettroliti del vetro, con cui si creano batterie potentissime. Naturalmente questo salto inquietante è ancora sotto controllo umano, ma sappiamo a che velocità stanno viaggiando queste super TECH, e sappiamo soprattutto che (fonte: MIT, Boston) gli stessi uomini che le stanno creando non capiscono più esattamente come funzionano o perché reagiscono in certi modi.
 
Le A.I. non sono ancora arrivate neppure vicino al livello della coscienza umana, anche se nel frattempo ci renderanno GLEBA, ma se butti un bebè dalla finestra… dopo non ti fa lo stesso ciao ciao con la manina. L’Android sì. E lo fa a gente poco bella. Non fatelo il bebè (e non buttatelo dalla finestra per vedere se Barnard ha ragione).
 
 

 Due parole sui “social network” e la libertà

di Enrico Galoppini 

Va bene che ufficialmente sono nati per ritrovare “gli amici di una vita”. Ma se si eccettua chi posta solo foto di mogli, mariti, figli, vacanze, acquisti e manicaretti, va detto che queste reti sociali vengono utilizzate da molti per esprimere le proprie idee. 

Ora, in un ambiente che ogni tre per due si dichiara libero la cosa più banale del mondo sarebbe il poter esprimere liberamente le proprie idee, su qualsiasi argomento.
 
Accade invece che la maggioranza dei moderni, benché inebriata dall’illusione della libertà, non riesce assolutamente a sopportare l’espressione, anche a mezzo di questi strumenti, di idee non conformiste (cioè non conformi al “moralmente corretto“). Al primo comparire di qualche idea “strana” certi psicopoliziotti volontari s’indignano e se la prendono come se gli fosse stata offesa la mamma.
 
Però sono convinti che qui ci sia la libbertà (questa volta con due B). Questo tipo d’individui va preso con le molle: può toglierti “l’amicizia” (cosa di cui m’interessa men che zero) e potrebbe “segnalarti” agli amministratori del giocattolo, che così provvederanno a metterti nel “cattiverio” per un po’ (altra cosa che alla fine non ha nessun valore, prima che qualche “autorità” s’inventi un “rating” per le persone basato sulle idee espresse in pubblico).
 
Ed è quello che sta accadendo ad alcuni miei amici, tra i quali si annoverano studiosi e pensatori di notevole spessore, che però, a causa di omuncoli insignificanti, ogni tanto si vedono precluso l’accesso su Facebook, dove sono ammessi anche animali vestiti e pagliacci in servizio permanente. Questi signori, insomma, stanno in “castigo” per le loro idee, nella speranza che col tempo si autocensurino sempre più (ma non lo faranno!).
 
È per questo che, sebbene a qualcheduno possa sembrare incredibile (dato che non la mando certo a dire), il sottoscritto sta attento a non esprimere pubblicamente tutto quel che veramente pensa su parecchie questioni “calde”. Calde, intendiamoci, solo perché c’è troppa gente – schiava dentro – che per l’appunto si scalda subito per un nonnulla, mentre ci sarebbe un gran bisogno di ragionare a mente fredda… Se ci fosse libertà, s’intende… 
 
 

 ‘Declassificazione’: a censura ai tempi del Web è a colpi di algoritmi

Se il potere vede che le vecchie manipolazioni non han più presa, ricorre all’unica risorsa che sa: reprimere di più, imbavagliare di più. Le ultime sulla censura contro RT e i non allineati 
 
di Leni Remedios.
 
Mi fa francamente sorridere l’ennesima guerra sferrata contro media russi come RT e Sputnik. Se non fosse che mette a rischio centinaia di posti di lavoro (a livello planetario, non solo in RT America) mi farei una grassa risata. La nuova faccia della censura si chiama ‘de-ranking’, ovvero declassificazione. Sabato 18 novembre, durante il Forum per la Sicurezza internazionale ad Halifax, Canada, Eric Schmidt – direttore della compagnia Alphabet, socia in affari con Google – annuncia: Google News combatterà la cosiddetta propaganda russa, perciò nasconderà i contenuti di RT e Sputnik. «Non vogliamo bloccare i siti web, non è il nostro stile di lavoro», ha dichiarato Schmidt. «Non sono un sostenitore della censura, sono un sostenitore della classifica».
 
Ma che diavolo vuol dire tutto questo? Schmidt, in maniera che vuol essere sibillina e che risulta in realtà maldestra, spiega candidamente: in base ad algoritmi specifici che obbediscono a criteri interni, i siti compariranno in fondo alle ricerche. In altre parole, «un’altra forma di censura», come commenta l’avvocato statunitense per i diritti umani Dan Kovalik, che aggiunge: «L’attacco a RT è un attacco a narrazioni diverse su questioni come Siria ed Ucraina», e precisa che «infatti Google ha già iniziato ad usare questo metodo anche con siti alternativi nordamericani. Finiranno per censurare tutti. I cittadini americani dovrebbero esserne allarmati». Una mossa che arriva tra l’altro con eccezionale tempismo, subito dopo la decisione del Ministero della Giustizia statunitense di registrare RT fra gli agenti stranieri.
 
Insomma, una censura a colpi di algoritmi. È un po’ l’equivalente del trafiletto in quarta pagina, rifilato lì come paravento per poter poi dire «non è vero che non ne abbiamo parlato».
 
Ma la logica applicata ai quotidiani cartacei non funziona con internet. Zbigniew Brzezinski – spietato oligarca ma mente fine – avrebbe scrollato la testa di fronte a questo puerile e malcelato tentativo di censura. Too bad and too late. Un intervento fatto male ed arrivato troppo tardi. Come la grottesca comparsata dei tre moschettieri della rete (ossia le tre scimmiette, come li ha chiamati Giulietto Chiesa) ovvero Google, Facebook e Twitter, chiamati a giudizio dalla commissione americana sul Russiagate: voleva forse essere una lezione collettiva, un impatto visuale tremendo che funzionasse da monito per tutti, utenti e compagnie. Invece il risultato è stato per molti versi quasi demenziale: i tre moschettieri, oltre a snocciolare dati a dir poco innocui, ben distanti da quel che i giudici volevano sentire, sembravano scolaretti balbettanti di fronte alla maestra cattiva. Mancava solo che chinassero la testa e recitassero il ‘mea culpa’ all’unisono.
 
Google può pure gettare RT in fondo alle sue ricerche o persino toglierlo. Ma, come si diceva, è troppo tardi. Se volevano fare sul serio i censori, avrebbero dovuto agire prima, in maniera preventiva. Invece la tecnologia viaggia a velocità interstellare, sfugge alle mani dei suoi creatori. Una grande fetta di utenti ormai non aspetta il filtraggio dei motori di ricerca per trovarsi RT in ultima pagina. Ci va direttamente nel sito di RT. Ci va direttamente nel sito di Sputnik, Press TV, Al Manar, Hispan TV, Pandora TV. Se non ci va direttamente, ci pensano le amicizie in comune su Facebook, Twitter etc a segnalarle attraverso la condivisione. Perché negli ultimi anni si è gradualmente abituato (una verità che fa molto male ad ogni establishment di ordine e grado) a un fenomeno inedito: c’è qualcun altro che fornisce una narrazione diversa rispetto a quella monocolore fornita dai mainstream e dai suoi servi, pardon, esecutori.
 
Lo strumento militare introdotto al grande pubblico pensando che si potesse manipolare come si fa con la televisione, sta sfuggendo di mano. Nemmeno il succitato Zbigniew Brzezinski, che nel 1970 scrisse Between Two Ages: America’s Role in the Technetronic Era, avrebbe potuto prevedere un acceleramento simile.
 
I gatekeepers faticano a controllare tutte le informazioni in entrata e in uscita. Neppure la sapiente introduzione di infiltrazione/cooptaggio/inquinamento delle fonti d’informazione indipendente – per non dire la costruzione ad arte di finti personaggi o entità anti-sistema – è servita a scoraggiare il pubblico, che si sobbarca il rischio d’incappare in qualche granchio.
 
Non è certo un processo iniziato ieri con RT. E ahimè non si concluderà con questa vicenda.
 
Chiudono i quartieri generali britannici dell’iraniana Press TV? Press TV si mette in rete e la guardano in tutto il mondo. Ti mettono in fondo alla ricerca Google? Ci pensano gli utenti dei social a moltiplicare le visite rendendo i contenuti virali. Vuoi silenziare i contenuti di un sito scomodo? La notizia rimbalza come un boomerang di pubblicità negativa.
 
Insomma, non sanno più come fare per tenere a bada tutto.
 
E quando un establishment oppressore riconosce che le vecchie tecniche manipolatorie non hanno più presa, in mancanza di una visione strategica, ricorre all’unica risorsa che conosce: reprimere ancora di più, imbavagliare ancora di più, anche a costo di non curarsi della maschera che cala. Sì, il re è nudo, e allora? Mi chiedo fino a che punto la loro sia spudoratezza o disperazione.
 
A livello planetario, l’establishment – o per meglio dire, le correnti variegate che formano l’establishment – non godono più del consenso granitico che avevano, poniamo, nel 2001, all’alba dei fatti dell’11 settembre.
 
Vorrei in ultima attirare l’attenzione sulle parole seguenti di Schmidt, che svelano l’ideologia sottostante a simili operazioni:
 
«Durante l’anno scorso, si è dimostrato che non ci si può fidare delle capacità del pubblico di distinguere da solo fra fake news e notizie reali».
 
Secondo una certa linea di pensiero che attraversa l’establishment contemporaneo, ma che affonda le radici nelle antiche oligarchie, i cittadini sono visti paternalisticamente come pecorelle smarrite ignare di quel che succede e che vanno sviate…pardon…guidate per manina.
 
È qui che le scimmiette digitali del potere si sbagliano. È il pubblico a non fidarsi di te, caro Schmidt. Forse anche perché una grossa fetta di utenti, grazie anche alle testate che vuoi silenziare, è al corrente che proprio tu, che sbraiti contro la presunta propaganda di altri, peraltro mai dimostrata, sei stato consigliere sui servizi digitali nelle campagne elettorali del 2012 per Barack Obama e del 2015 per Hillary Clinton.
 
Eccoci alla chiusura del cerchio. Non c’è neanche più il bisogno di smascherarli, si sputtanano da soli. In questo senso risparmiano un lavoro notevole a noi giornalisti. Grazie, Schmidt, ci risparmi fatica.
 
Mi sembra che non debba aggiungere ulteriori spiegazioni: contrariamente a quanto pensa Schmidt, ho un’elevata ficucia nelle facoltà intellettive dei lettori. 

Monsanto e la sua dubbia reputazione

La Monsanto è implicata nel massacro di Gaza per l’uso di fosforo bianco

La Monsanto ha guadagnato la dubbia reputazione di essere una delle aziende più odiate in tutto il mondo. I suoi grandi proclami di lavoro per nutrire il mondo e aiutare l’ambiente sono stati esposti come una farsa.

I loro rendimenti sui prodotti geneticamente modificati (GM) non sono aumentati, nonostante le affermazioni in senso contrario. Quello che hanno fatto è il seguente: 1) ha incoraggiato la monocoltura, l’agricoltura industrializzata, 2) soffocato la sostenibilità, non-GM contadina, 3) distrutto popolazioni di insetti benefici e degli habitat acquatici con tossine Bt, 4) ha causato l’emergere di diverse speci di piante superinfestanti, 5) aumentato l’uso di diserbanti chimici, in particolare Roundup, e 6) intrapreso un gigantesco esperimento sulla salute umana con alimenti geneticamente modificati.

Accumulare ricchezze è l’obiettivo unico della Monsanto, e lo fa con la forza del governo, in primo luogo garantendo brevetti sulla vita. La Monsanto è anche riuscita a infiltrarsi nelle agenzie governative con i propri ex dipendenti in modo che il potere del governo centrale potesse essere usato per dominare ulteriormente il mercato. Questo clientelismo globale è stato recentemente firmato nel Trans-Pacific Partnership allegato A.

Nessun altro paese è più controllato dalla Monsanto che gli Stati Uniti. Qui trovano facile terreno la distruzione dei diritti civili al fine di costruire una perfetta corporatocrazia. Ma il territorio agricolo è piuttosto recente per il gigante GM.

Il lato della produzione chimica della Monsanto va molto indietro nel tempo, in particolare in Vietnam, dove l’Agente Orange è stato utilizzato per decimare le vaste aree di foresta pluviale tropicale avvelenando innumerevoli civili e soldati vietnamiti, tra cui anche Americani. Il popolare 2-4, D erbicida usato oggi è un ingrediente dell’Agent Orange.

Ma il ruolo della Monsanto come fornitore di prodotti chimici militari mortali va ancora più in profondità. Per almeno 20 anni ha fornito al governo degli Stati Uniti il fosforo bianco (WP) per le armi incendiarie. Ma c’è di più, una parte di questo fosforo bianco è stato utilizzato nell’invasione israeliana a Gaza alla fine del 2008, conosciuta come Operazione Piombo Fuso o, più propriamente, il massacro di Gaza.

In un primo momento Israele ha negato di aver usato il fosforo bianco WP, ma ha ammesso di usarlo a Gaza sotto la pressione dei media ha detto che il WP è stato utilizzato come oscurante e illuminante, ma anche questo tipo di utilizzo è vietato in aree civili ai sensi della Convenzione di Ginevra. Secondo Sputnik News, nel 2009, il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha confermato che le armi WP (prodotto nel suo impianto in Arkansas) sono state inviate a Israele dove sono state usate durante l’invasione di Gaza.

Il collegamento alla Monsanto per i crimini di guerra israeliani e gli altri usi del fosforo bianco è stato esposto quando è stata fatta una inchiesta perlustrando documenti sul sito web degli Stati Uniti Federal Business Opportunities (FBO), trovando che l’azienda agro-alimentare ha fornito 180.000 libbre di WP al governo per fare proiettili al suo Pine Bluff Arsenal in Arkansas.

    Il governo è a conoscenza di una sola fonte, la Monsanto, che attualmente produce WP negli Stati Uniti. il WP richiede tecnologia, capacità e processi nella sua produzione. Queste tecnologie e le competenze devono essere protette all’interno del NTIB [Tecnologia nazionale e base industriale, un termine per le “persone e organizzazioni che sono impegnate nella ricerca, sviluppo, produzione, integrazione, servizi o attività informatiche condotti negli Stati Uniti e in Canada”] in caso di emergenza nazionale. […] Il mantenimento di queste competenze all’interno dell’NTIB è essenziale per la produzione WP e deve essere conservato. Senza questa limitazione alla NTIB, vi è il rischio che la capacità interna di fabbricare il WP potrebbe essere perso […] Con un solo produttore noto di WP nel NTIB (Monsanto), il sostegno del governo di questa capacità interna è di fondamentale importanza in quanto riduce il rischio per il combattente della guerra in tempi di emergenza nazionale e di evitare una dipendenza potenzialmente pericolosa su una fonte straniera.

Il Governo si procura l’WP attraverso un imprenditore di terze parti conosciuto come ICL Performance Products, che è una controllata della Israel Chemicals, Ltd. Prima di usare il fosforo bianco durante il massacro di Gaza, in violazione della Convenzione di Ginevra, Israele aveva usato il fosforo bianco nel 2006 in Libano sui militari. Gli Stati Uniti avevano usato anche munizioni al fosforo bianco durante la battaglia di Falluja nel 2004.

Sputnik Notizie passa a descrivere gli effetti del WP da persone che sono state abbastanza vicine per sentire i suoi effetti, come in aree civili densamente popolate, come Gaza.

    il fosforo bianco non solo mutilano, ma possono uccidere. Si infiamma al contatto con la pelle e brucia ustionando la pelle fino a quando non finisce il carburante o in assenza di ossigeno. Se inalato o ingerito può causare gravi danni a tutte le mucose con cui viene a contatto.

    L’assorbimento attraverso la pelle significa che una bruciatura del 10% può provocare danni agli organi interni come il cuore, fegato o reni, e può essere fatale. Anche dopo la guarigione da una esposizione iniziale, le vittime possono soffrire e avere problemi di salute per lungo tempo, tra cui difetti in nascituri e danni neurologici.

La realizzazione di prodotti chimici è sempre stato un business redditizio per la Monsanto, soprattutto quando si tratta di fornire i militari, dall’Agent Orange in Vietnam al fosforo bianco oggi. Chi sa quali interessi hanno nella morte e distruzione?

Justin Gardner scrive per TheFreeThoughtProject.com

http://www.zengardner.com/monsanto-exposed-as-source-for-white-phosphorus-used-in-gaza-massacre/

Traduzione e adattamento Nin.Gish.Zi.dda