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La sensazione che ci sia un pensiero libero, mentre una gabbia è attorno a noi

L’incredibile finestra di Overton che si restringe

“Il modo intelligente per mantenere le persone passive e obbedienti è limitare rigorosamente lo spettro di opinioni accettabili, ma consentire un dibattito molto vivace all’interno di quello spettro – persino incoraggiare le opinioni più critiche e dissidenti. Questo dà alla gente la sensazione che ci sia un pensiero libero in corso, mentre continuamente i presupposti del sistema vengono rafforzati dai limiti posti sulla portata del dibattito.” ~ Noam Chomsky

I gestori narrativi di proprietà plutocratica della classe politico / media lavorano costantemente per restringere la finestra di Overton, lo spettro del dibattito che è considerato socialmente accettabile. Lo fanno dando sempre più dibattiti in termini di come l’impero oligarchico dovrebbe essere sostenuto e sostenuto, allontanandoli dai dibattiti sull’opportunità di autorizzare l’esistenza di quell’impero.

Fanno discutere le persone sulla necessità di apportare modifiche moderate o di non apportare modifiche significative, piuttosto che le enormi e radicali modifiche che tutti sappiamo che devono essere apportate all’intero sistema.

Fanno discutere le persone se dovrebbero eleggere un truffatore in un cappello rosso o un truffatore in un cappello blu, piuttosto che se debbano essere costretti o meno a eleggere truffatori.

Fanno sì che le persone discutano delle violazioni delle leggi sulla segretezza del governo, non se il governo abbia degli affari che trattengano quei segreti dalla sua cittadinanza.

Fanno discutere le persone su come dovrebbe avvenire la censura di Internet e su chi dovrebbe essere censurato, piuttosto che se si debba verificare qualsiasi censura di Internet.

Fanno discutere le persone su come e in che misura dovrebbe avvenire la sorveglianza del governo, non se il governo ha qualche attività di spionaggio sui suoi cittadini.

Fanno discutere le persone su quanto deve essere sottomesso e conforme qualcuno per non farsi sparare da un ufficiale di polizia, piuttosto che se un ufficiale di polizia debba sparare alla gente per quei motivi.

Inducono le persone a discutere se un gruppo di manifestanti sia sufficientemente educato, piuttosto che discutere sulla cosa contro cui stanno manifestando quei manifestanti.

Inducono le persone a discutere se questa o quella cosa sia una “teoria della cospirazione”, piuttosto che discutere del fatto noto che cospirano le persone potenti.

Fanno discutere le persone sul fatto che Tulsi Gabbard sia una pazza pericolosa, una risorsa russa, una risorsa repubblicana che si prepara per una corsa da parte di terzi, o solo un innocuo crackpot del Partito Democratico, piuttosto che discutere sul fatto che la sua politica estera sarebbe stata considerata perfettamente normale prima dell’11 settembre.

Fanno discutere la gente se Bernie Sanders è eleggibile o troppo radicale, piuttosto che discutere ciò che dice sullo status quo secondo cui le sue proposte estremamente modeste che ogni altro grande paese già implementa sono trattate come qualcosa di stravagante negli Stati Uniti.

Fanno discutere le persone sul fatto che Jeremy Corbyn abbia fatto abbastanza per affrontare la crisi dell’antisemitismo laburista, piuttosto che se quella “crisi” sia mai esistita al di fuori dell’immaginazione dei mercanti che diffondono l’establishment.

Fanno discutere la gente se Joe Biden o Elizabeth Warren vincessero contro Trump, piuttosto che se uno di quei lacchè dell’establishment sia un degno candidato.

Le persone discutono se i politici debbano avere sponsor aziendali, piuttosto che se le società debbano interferire nel processo elettorale.

Fanno discutere le persone se gli Stati Uniti dovessero perseguire un cambio di regime in Iran o in Siria, piuttosto che se gli Stati Uniti abbiano qualche attività per rovesciare i governi delle nazioni sovrane.

Fanno discutere le persone sul numero di truppe statunitensi in Siria, piuttosto che sull’invasione e l’occupazione illegali in primo luogo.

Fanno discutere le persone se uccidere lentamente le persone con sanzioni o ucciderle rapidamente con le bombe, piuttosto che se dovessero essere uccise affatto.

Fanno discutere le persone sul fatto che il leader di qualche altro paese sia o meno un dittatore malvagio, piuttosto che se siano affari tuoi.

Fanno discutere le persone sulla misura in cui Russia e Trump sono stati coinvolti nelle fughe di e-mail del Partito Democratico 2016, piuttosto che sul contenuto di tali fughe.

Fanno discutere le persone su quale dovrebbe essere la risposta all’interferenza russa nelle elezioni, piuttosto che sull’interferenza che ha avuto luogo e se sarebbe davvero importante se lo facesse.

Fanno discutere le persone su quanto sostegno governativo dovrebbe essere concesso ai poveri, piuttosto che se i ricchi dovrebbero essere autorizzati a mantenere ciò che hanno rubato ai poveri.

Fanno discutere le persone sul tipo di tasse che i miliardari dovrebbero pagare, piuttosto che sul fatto che abbia senso esistere per i miliardari.

Fanno sì che le persone discutano impotentemente delle cose cattive che altri paesi fanno, piuttosto che delle cose cattive che il loro stesso paese fa in cui possono effettivamente fare qualcosa.

Fanno discutere le persone su ciò che dovrebbe essere fatto per prevenire l’ascesa della Cina, piuttosto che se un mondo multipolare potrebbe essere utile.

Fanno discutere le persone se le escalation della guerra fredda occidentale contro la Federazione Russa sono sufficienti, piuttosto che se vogliono che gli orrori della guerra fredda siano resuscitati in primo luogo.

Stanno inducendo le persone a discutere in che misura la cannabis dovrebbe essere depenalizzata, piuttosto che se il governo dovrebbe essere autorizzato a rinchiudere chiunque per aver deciso di mettere qualsiasi sostanza nel proprio corpo.

Vengono indotti a discutere se le truppe statunitensi debbano essere ritirate o meno dall’Afghanistan, piuttosto che se vi siano o meno truppe statunitensi al di fuori degli Stati Uniti.

Fanno discutere le persone sul fatto che Julian Assange sia “un vero giornalista”, piuttosto che se debbano stabilire precedenti legali che criminalizzano necessariamente gli atti di giornalismo.

Fanno sì che le persone discutano dei sottili dettagli del protocollo su cauzione, dell’asilo politico, dell’igiene dei gatti dell’ambasciata e delle perdite piuttosto che se debba mai essere legale incarcerare un editore per aver denunciato crimini di guerra governativi.

Fanno discutere le persone su quale punizione dovrebbe essere per gli informatori, non su quale punizione dovrebbe essere per coloro su cui soffiano il fischio.

Fanno discutere le persone se Fox o MSNBC sono le vere “notizie false”, piuttosto che se la totalità dei media mainstream è la propaganda oligarchica.

Fanno discutere le persone su come le cose che tutti fanno impazzire per Trump siano state precedentemente fatte da Obama, piuttosto che discutere sul perché tutti i presidenti degli Stati Uniti fanno le stesse cose malvagie indipendentemente dai loro partiti o piattaforme di campagna.

Fanno discutere le persone su ciò che dovrebbe essere fatto con il denaro, non se il concetto stesso di denaro abbia bisogno di una revisione completa.

Fanno discutere le persone su ciò che dovrebbe essere fatto con il governo, non se il concetto stesso di governo abbia bisogno di una revisione completa.

Fanno discutere le persone sul fatto se lo status quo debba essere rafforzato o rivisto, piuttosto che se debba essere scaricato nel water a cui appartiene.

Fanno sì che le persone discutano con rabbia cose che non possono cambiare, piuttosto che lavorare costruttivamente su ciò che possono.

Fanno spingere le persone l’una contro l’altra in direzioni opposte, mentre costruiscono rapidamente una gabbia attorno a noi tutti.

Negri-Indiani-italioti

Agli schiavi italioti. Con omaggio agli indiani. 

Maurizio Blondet  

Questi pensieri li dedico ai controllori di volo di Fiumicino, che hanno scioperato per vedere la partita Italia Svezia (110 voli cancellati); ai dipendenti dell’ATAC iscritti al sindacato Ugl che lunedì hanno scioperato dalle 20.30 alle 0.30 per vedere l’Italia contro il Belgio. Li dedico ai palermitani dell’Amat, l’azienda trasporti di Palermo, che hanno fatto lo stesso. 

Siete negri. Lo dimostrate col vostro comportamento: negri. Quei negri che Alexis de Tocqueville vide e descrisse nel suo grandissimo saggio “La democrazia in America”, scritto nel 1832
tocqueville 

Alexis De Tocqueville (1805-1859)

“Il Negro degli Stati Uniti ha perduto perfino il ricordo del suo paese; non capisce più la lingua che han parlato i suoi padri; ha abiurato la loro religione e scordato i loro costumi […]. Il Negro non ha famiglia; non sa vedere nella donna altra cosa che la compagna passeggera dei suoi piaceri; e quando nascono, i suoi figli sono suoi eguali”.  

Che ne dite, vi riconoscete? E’ somigliante il ritratto di voi italioti? Di voi negri? Ascoltate ancora: 

“Affondati in questo abisso di mali, il Negro sente appena la sua sciagura; la volenza l’ha posto nella condizione di schiavo, e l’abitudine al servire gli ha dato pensieri e un’ambizione di schiavo; egli ammira i suoi tiranni più che odiarli, e trova la sua gioia e il suo orgoglio nella servile imitazione di quelli che lo opprimono. La sua intelligenza s’è abbassata al livello della sua anima”.

Non ha bisogno, il Negro, di preoccuparsi del domani, di essere previdente o responsabile. “Egli comprende, fin dalle prime nozioni che riceve dall’esistenza, che è la proprietà di un altro, che ha interesse a vegliare sulla sua vita; si rende conto che la cura della propria sorte non gli è devoluta; quindi, l’uso stesso del pensiero gli pare un dono inutile della Provvidenza. Egli gode pacificamente di tutti i privilegi della sua bassezza”.

Che possiate essere cittadini, unirvi ai liberi e forti per riconquistare la sovranità sequestrata di poteri forti globali e dalle euro-oligarchie, è escluso:

“Se il Negro diventa libero, l’indipendenza gli appare una catena più pesante che la stessa schiavitù; perché nel corso della sua esistenza, ha appreso a sottomettersi a tutto, tranne che alla ragione; e quando la ragione diviene la sua sola guida, non sa riconoscere la sua voce”. 

Tocqueville vide la metamorfosi dello schiavo liberato, e vide quel che diventava: il consumista-tipo. 

“Mille bisogni nuovi lo assediano, e lui manca delle conoscenze e dell’energia necessaria per resistere loro. I bisogni sono dei padroni che bisogna combattere, e lui non ha imparato che a sottomettersi e ad obbedire. E’ arrivato dunque al colmo di questa miseria, che la servitù lo abbrutisce e la libertà lo fa perire (…) …Il Negro si piega ai gusti dei suoi oppressori, adotta le loro opinioni ed aspira, imitandoli, a confondersi con essi”.

Una figura che ben conosciamo, vero? Negri siamo un po’ tutti, nella società del consumo-divertimento, nel grande McWorld dell’americanismo planetario. Ma troppi sono più negri di altri. Quelli dell’America, furono resi schiavi con la forza; troppi oggi lo sono volentieri. 

Aggiungo a questo punto che non è mio merito il ritrovamento di tali folgoranti citazioni: è di un intellettuale francese, Nicolas Bonnal, che scrive su Dedefensa. Ringraziate lui. E ne avrete ancor più motivo, perché ha ripescato dal gran volume, quel che Tocqueville capì dei pellerossa, e del destino che li attendava – e che attende nel McWorld chi ha dignità.

Anzitutto, il ritratto dell’Indiano. E’ il contrario del Negro. Tocqueville, che ha conosciuto in Francia l’Ancien Régime, i tempi dell’aristocrazia, lo riconosce subito: “La caccia e la guerra gli sembrano le sole cure degne di un uomo. L’indiano, al fondo della miseria dei suoi boschi, nutre dunque le stesse idee, le stesse opinioni del nobile del Medio Evo nel suo castello”. Uno scandalo intollerabile, più grande democrazia e nella sola superpotenza rimasta. Ed ecco come viene normalizzata una simile nobiltà non omologabile:

“…indebolendo presso gli indiani dell’America del Nord il sentimento della patria, disperdendo le loro famiglie, oscurando le loro tradizioni, interrompendo la catena dei ricordi [cioè la trasmissione vivente della Tradizione, da padre a figlio, da saggio sciamano ad allievo], e cambiando tutte le loro abitudini, ed accrescendo oltre misura i loro bisogni”. In questo modo “La tirannia europea li ha resi più disordinati e meno civilizzati di quanto già erano”. 

Tocqueville vide già applicato il principio del libero commercio globale, con gli effetti dell’interdipendenza e dell’obbligo del superfluo.

“Gli europei hanno introdotto fra gli indiani le armi da fuoco, il ferro e l’acquavite; gli hanno insegnato a rimpiazzare coi nostri tessuti i vestimenti barbari di cui la semplicità indiana s’era fino ad allora contentata. Contraendo gusti nuovi, gli indiani non hanno appreso l’arte di soddisfarli, ed hanno dovuto ricorrere all’industria dei Bianchi”. 

Entrato nell’economia monetaria, il Pellerossa non ha soldi. Ma può guadagnarli? Certo! Egli dispone di quel che Adam Smith chiamò “il vantaggio competitivo”: è un bravissimo cacciatore, migliore di qualunque bianco. Porti dunque le pellicce dei castori, dei visoni e delle volpi – si vendono bene nella lontana Europa – e riceverà il compenso. Naturalmente, detratte le spese e il giusto profitto del Bianco, che conosce i “mercati” e fa all’Indiano il favore di portare le sue pelli sul mercato – e ignora che il margine di profitto che il capitalista si tiene è mille, diecimila volte quel che gli dà in cambio. Non sa, il guerriero, il nobile medievale nella foresta, che la “allocazione efficiente del capitale” consiste nella “riduzione della retribuzione del lavoro”.

Tocqueville poté vedere gli effetti di questo scambio:

“Da quel momento, la caccia non dovette servire solamente ai suoi bisogni, ma anche alle passioni frivole dell’Europa. Non cacciò più le bestie delle foreste per solo nutrirsi, ma al fine di procurarsi i soli oggetti di scambio che poteva darci. Mentre i bisogni degli indigeni si accrescevano così, le loro risorse non cessavano di decrescere”.

E come mai? La selvaggina diventa rara.

“Dal giorno in cui un insediamento europeo si forma nella vicinanza del territorio indiano, la selvaggina entra in allarme. Migliaia di selvaggi erranti nella foresta, senza dimora fissa, non la spaventavano; ma all’istante in cui il rumore continuo dell’industria europea si fa udire in qualche luogo, essa comincia a fuggire e a ritirarsi verso l’Ovest, dove il suo istinto sa che incontrerà dei deserti, ancora senza confini”.

Privato della sua risorsa e mezzo di scambio, all’indiano non resta che entrare nel lavoro salariato. “Dopo una vita agitata, piena di mali e di pericoli, ma allo stesso tempo densa di emozioni e di grandezza, bisogna sottomettersi a una esistenza monotona, oscura e degradata. Guadagnare con lavori penosi e in mezzo all’ignominia il pane che deve nutrirlo, questo è ai suoi occhi l’unico risultato della civiltà che gli si vanta. E anche questo risultato, non è sempre sicuro di ottenerlo”.

Perché non lavorano bene, sono dequalificati, il mercato non li richiede – e quindi non li paga. Occupano terreni che non sfruttano con l’efficienza che il capitalismo monetario richiede e conosce. Quindi? No, non si pensi che a Washington siano pronti a sterminarli, a qualche incivile atrocità. Scrive Tocqueville:

“La condotta degli americani degli Stati Uniti verso gli indigeni respira il più puro amore delle forme e della legalità. Purché gli indiani restino nello stato selvaggio, gli americani non si immischiano minimamente nei loro affari e li trattano da popoli indipendenti. Non si permettono di occupare le loro terre, senza averle debitamente acquisite per mezzo di un contratto; e se per caso una nazione indiana non può più vivere sul suo territorio, essi la prendono fraternamente per mano e la conducono essi stessi a morire fuori del paese dei loro padri”.

Spero si colga il sarcasmo di Tocqueville: profeta, egli vede già quella civiltà della moralità anglo, dell’intervento umanitario per espandere la democracy che ben conosciamo. Anche a lui viene da fare il confronto con gli spagnoli, cattolici, che hanno riempito il Sudamerica di cattedrali e seminai barocchi. “Gli spagnoli, anche con l’aiuto di mostruosità senza esempio e coprendosi di vergogna incancellabile, non sono riusciti a sterminare la razza indiana, e nemmeno a impedirle di condividere i loro diritti; gli americani degli Stati Uniti hanno raggiunto questo doppio risultato con meravigliosa facilità, tranquillamente, legalmente, filantropicamente, senza spargimento di sangue, senza violare uno solo dei grandi principi della morale agli occhi del mondo. Non si potrebbero distruggere gli uomini rispettando meglio le leggi dell’umanità”.

L’hanno fatto ai pellerossa. I filippini, ai giapponesi; l’hanno fatto a tutti noi, di un’altra Europa. L’hanno fatto agli iracheni, agli afghani; ai siriani, da ultimo. Adesso, vogliono farlo al popolo russo.

http://www.maurizioblondet.it/agli-schiavi-italioti-omaggio-agli-indiani/