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Tra Pro e Contro e ancora, Tra Contro e Pro

NEPPURE SE LO SFASCI PROTEGGI LA TUA PRIVACY. TECH-GLEBA.  

di Paolo Barnard 

Giusto per quelli che non lo sanno, il dettaglio è considerevole, è un tragico paradigma davvero.

Allora, siamo tutti spiati dai nostri cellulari, tablet e fra poco dagli schermi Tv e dai Drones. Già scritto ottocento volte come e chi ci analizza, le TECH già pronte ecc. Ma per chi ha in tasca un cellulare Android c’è un… optional poco carino. 

Il vostro Android, ci rivela un articolo su QUARTZ di Keith Collins, manda la vostra esatta posizione a Google anche se voi avete
 
1) disabilitato ogni opzione location service.
 
2) disabilitato ogni App
 
3) tolto persino la SIM
 
4) frantumato il cellulare gettandolo dalla finestra (fonte: privata)
 
La stessa Google ha candidamente dichiarato a QUARTZ che è tutto vero, e che “i possessori degli Android non ci possono fare nulla”. Con la faccia come il c… (finisce per ulo).
 
Ora, uno dice “ormai, sanno anche la lunghezza del tuo mitto (getto d’urina), quindi…”. Wrong. Sbagliato. Vi sfugge un dettaglio mostruoso, ed è che l’opzione ‘unplug them’, cioè che se proprio siamo alla disperazione con ste super TECH gli possiamo staccare la spina, è saltata. Perché oggi già i cellulari li puoi disabilitare, spegnere, persino sfasciare, ma quelli continuano a trasmettere i tuoi dati a qualcuno.
 
E siamo solo agli inizi. Immaginate quando i computers in Artificial Intelligence (A.I.), gli Artificial Neural Systems, i DNA computers e i quantistici non si fermeranno neppure se gli stacchi la spina. Come oggi col tuo IPhone o, peggio, con gli Android. Fantasie?
 
Vi ricordo che pochi mesi fa una A.I. in Texas si è auto insegnata a trarre e ad accumulare energia da elettroliti del vetro, con cui si creano batterie potentissime. Naturalmente questo salto inquietante è ancora sotto controllo umano, ma sappiamo a che velocità stanno viaggiando queste super TECH, e sappiamo soprattutto che (fonte: MIT, Boston) gli stessi uomini che le stanno creando non capiscono più esattamente come funzionano o perché reagiscono in certi modi.
 
Le A.I. non sono ancora arrivate neppure vicino al livello della coscienza umana, anche se nel frattempo ci renderanno GLEBA, ma se butti un bebè dalla finestra… dopo non ti fa lo stesso ciao ciao con la manina. L’Android sì. E lo fa a gente poco bella. Non fatelo il bebè (e non buttatelo dalla finestra per vedere se Barnard ha ragione).
 
 

 Due parole sui “social network” e la libertà

di Enrico Galoppini 

Va bene che ufficialmente sono nati per ritrovare “gli amici di una vita”. Ma se si eccettua chi posta solo foto di mogli, mariti, figli, vacanze, acquisti e manicaretti, va detto che queste reti sociali vengono utilizzate da molti per esprimere le proprie idee. 

Ora, in un ambiente che ogni tre per due si dichiara libero la cosa più banale del mondo sarebbe il poter esprimere liberamente le proprie idee, su qualsiasi argomento.
 
Accade invece che la maggioranza dei moderni, benché inebriata dall’illusione della libertà, non riesce assolutamente a sopportare l’espressione, anche a mezzo di questi strumenti, di idee non conformiste (cioè non conformi al “moralmente corretto“). Al primo comparire di qualche idea “strana” certi psicopoliziotti volontari s’indignano e se la prendono come se gli fosse stata offesa la mamma.
 
Però sono convinti che qui ci sia la libbertà (questa volta con due B). Questo tipo d’individui va preso con le molle: può toglierti “l’amicizia” (cosa di cui m’interessa men che zero) e potrebbe “segnalarti” agli amministratori del giocattolo, che così provvederanno a metterti nel “cattiverio” per un po’ (altra cosa che alla fine non ha nessun valore, prima che qualche “autorità” s’inventi un “rating” per le persone basato sulle idee espresse in pubblico).
 
Ed è quello che sta accadendo ad alcuni miei amici, tra i quali si annoverano studiosi e pensatori di notevole spessore, che però, a causa di omuncoli insignificanti, ogni tanto si vedono precluso l’accesso su Facebook, dove sono ammessi anche animali vestiti e pagliacci in servizio permanente. Questi signori, insomma, stanno in “castigo” per le loro idee, nella speranza che col tempo si autocensurino sempre più (ma non lo faranno!).
 
È per questo che, sebbene a qualcheduno possa sembrare incredibile (dato che non la mando certo a dire), il sottoscritto sta attento a non esprimere pubblicamente tutto quel che veramente pensa su parecchie questioni “calde”. Calde, intendiamoci, solo perché c’è troppa gente – schiava dentro – che per l’appunto si scalda subito per un nonnulla, mentre ci sarebbe un gran bisogno di ragionare a mente fredda… Se ci fosse libertà, s’intende… 
 
 

 ‘Declassificazione’: a censura ai tempi del Web è a colpi di algoritmi

Se il potere vede che le vecchie manipolazioni non han più presa, ricorre all’unica risorsa che sa: reprimere di più, imbavagliare di più. Le ultime sulla censura contro RT e i non allineati 
 
di Leni Remedios.
 
Mi fa francamente sorridere l’ennesima guerra sferrata contro media russi come RT e Sputnik. Se non fosse che mette a rischio centinaia di posti di lavoro (a livello planetario, non solo in RT America) mi farei una grassa risata. La nuova faccia della censura si chiama ‘de-ranking’, ovvero declassificazione. Sabato 18 novembre, durante il Forum per la Sicurezza internazionale ad Halifax, Canada, Eric Schmidt – direttore della compagnia Alphabet, socia in affari con Google – annuncia: Google News combatterà la cosiddetta propaganda russa, perciò nasconderà i contenuti di RT e Sputnik. «Non vogliamo bloccare i siti web, non è il nostro stile di lavoro», ha dichiarato Schmidt. «Non sono un sostenitore della censura, sono un sostenitore della classifica».
 
Ma che diavolo vuol dire tutto questo? Schmidt, in maniera che vuol essere sibillina e che risulta in realtà maldestra, spiega candidamente: in base ad algoritmi specifici che obbediscono a criteri interni, i siti compariranno in fondo alle ricerche. In altre parole, «un’altra forma di censura», come commenta l’avvocato statunitense per i diritti umani Dan Kovalik, che aggiunge: «L’attacco a RT è un attacco a narrazioni diverse su questioni come Siria ed Ucraina», e precisa che «infatti Google ha già iniziato ad usare questo metodo anche con siti alternativi nordamericani. Finiranno per censurare tutti. I cittadini americani dovrebbero esserne allarmati». Una mossa che arriva tra l’altro con eccezionale tempismo, subito dopo la decisione del Ministero della Giustizia statunitense di registrare RT fra gli agenti stranieri.
 
Insomma, una censura a colpi di algoritmi. È un po’ l’equivalente del trafiletto in quarta pagina, rifilato lì come paravento per poter poi dire «non è vero che non ne abbiamo parlato».
 
Ma la logica applicata ai quotidiani cartacei non funziona con internet. Zbigniew Brzezinski – spietato oligarca ma mente fine – avrebbe scrollato la testa di fronte a questo puerile e malcelato tentativo di censura. Too bad and too late. Un intervento fatto male ed arrivato troppo tardi. Come la grottesca comparsata dei tre moschettieri della rete (ossia le tre scimmiette, come li ha chiamati Giulietto Chiesa) ovvero Google, Facebook e Twitter, chiamati a giudizio dalla commissione americana sul Russiagate: voleva forse essere una lezione collettiva, un impatto visuale tremendo che funzionasse da monito per tutti, utenti e compagnie. Invece il risultato è stato per molti versi quasi demenziale: i tre moschettieri, oltre a snocciolare dati a dir poco innocui, ben distanti da quel che i giudici volevano sentire, sembravano scolaretti balbettanti di fronte alla maestra cattiva. Mancava solo che chinassero la testa e recitassero il ‘mea culpa’ all’unisono.
 
Google può pure gettare RT in fondo alle sue ricerche o persino toglierlo. Ma, come si diceva, è troppo tardi. Se volevano fare sul serio i censori, avrebbero dovuto agire prima, in maniera preventiva. Invece la tecnologia viaggia a velocità interstellare, sfugge alle mani dei suoi creatori. Una grande fetta di utenti ormai non aspetta il filtraggio dei motori di ricerca per trovarsi RT in ultima pagina. Ci va direttamente nel sito di RT. Ci va direttamente nel sito di Sputnik, Press TV, Al Manar, Hispan TV, Pandora TV. Se non ci va direttamente, ci pensano le amicizie in comune su Facebook, Twitter etc a segnalarle attraverso la condivisione. Perché negli ultimi anni si è gradualmente abituato (una verità che fa molto male ad ogni establishment di ordine e grado) a un fenomeno inedito: c’è qualcun altro che fornisce una narrazione diversa rispetto a quella monocolore fornita dai mainstream e dai suoi servi, pardon, esecutori.
 
Lo strumento militare introdotto al grande pubblico pensando che si potesse manipolare come si fa con la televisione, sta sfuggendo di mano. Nemmeno il succitato Zbigniew Brzezinski, che nel 1970 scrisse Between Two Ages: America’s Role in the Technetronic Era, avrebbe potuto prevedere un acceleramento simile.
 
I gatekeepers faticano a controllare tutte le informazioni in entrata e in uscita. Neppure la sapiente introduzione di infiltrazione/cooptaggio/inquinamento delle fonti d’informazione indipendente – per non dire la costruzione ad arte di finti personaggi o entità anti-sistema – è servita a scoraggiare il pubblico, che si sobbarca il rischio d’incappare in qualche granchio.
 
Non è certo un processo iniziato ieri con RT. E ahimè non si concluderà con questa vicenda.
 
Chiudono i quartieri generali britannici dell’iraniana Press TV? Press TV si mette in rete e la guardano in tutto il mondo. Ti mettono in fondo alla ricerca Google? Ci pensano gli utenti dei social a moltiplicare le visite rendendo i contenuti virali. Vuoi silenziare i contenuti di un sito scomodo? La notizia rimbalza come un boomerang di pubblicità negativa.
 
Insomma, non sanno più come fare per tenere a bada tutto.
 
E quando un establishment oppressore riconosce che le vecchie tecniche manipolatorie non hanno più presa, in mancanza di una visione strategica, ricorre all’unica risorsa che conosce: reprimere ancora di più, imbavagliare ancora di più, anche a costo di non curarsi della maschera che cala. Sì, il re è nudo, e allora? Mi chiedo fino a che punto la loro sia spudoratezza o disperazione.
 
A livello planetario, l’establishment – o per meglio dire, le correnti variegate che formano l’establishment – non godono più del consenso granitico che avevano, poniamo, nel 2001, all’alba dei fatti dell’11 settembre.
 
Vorrei in ultima attirare l’attenzione sulle parole seguenti di Schmidt, che svelano l’ideologia sottostante a simili operazioni:
 
«Durante l’anno scorso, si è dimostrato che non ci si può fidare delle capacità del pubblico di distinguere da solo fra fake news e notizie reali».
 
Secondo una certa linea di pensiero che attraversa l’establishment contemporaneo, ma che affonda le radici nelle antiche oligarchie, i cittadini sono visti paternalisticamente come pecorelle smarrite ignare di quel che succede e che vanno sviate…pardon…guidate per manina.
 
È qui che le scimmiette digitali del potere si sbagliano. È il pubblico a non fidarsi di te, caro Schmidt. Forse anche perché una grossa fetta di utenti, grazie anche alle testate che vuoi silenziare, è al corrente che proprio tu, che sbraiti contro la presunta propaganda di altri, peraltro mai dimostrata, sei stato consigliere sui servizi digitali nelle campagne elettorali del 2012 per Barack Obama e del 2015 per Hillary Clinton.
 
Eccoci alla chiusura del cerchio. Non c’è neanche più il bisogno di smascherarli, si sputtanano da soli. In questo senso risparmiano un lavoro notevole a noi giornalisti. Grazie, Schmidt, ci risparmi fatica.
 
Mi sembra che non debba aggiungere ulteriori spiegazioni: contrariamente a quanto pensa Schmidt, ho un’elevata ficucia nelle facoltà intellettive dei lettori. 

Il numero di Dunbar – il contatto sociale

Hai delle vere amicizie?Aristotele pensa che tu non le possieda

di Scotty Hendricks 30 settembre 2017 dal sito BigThink

Pensate al nome dei vostri cinque amici più vicini …

Pensate alle persone con cui potete parlare di qualsiasi cosa, quelle persone che avete conosciuto da un po’ di tempo, quelle che puoi sempre chiamare.

Ora, pensa a quante persone su Facebook si possono davvero definire qualcosa di simile a quel gruppo che hai pensato. Tutti noi abbiamo su Facebook un “amico” della scuola che non pensiamo fino al giorno del suo compleanno.

Il numero di Dunbar, è il presunto e significativo numero di rapporti sociali che si possono avere, ed è di 150.

L’utente medio di Facebook ha un numero molto maggiore di amici di quello sopra citato,

  • Quanti di loro sono veramente persone che ancora conosci?
  • Quanti di loro sono persone che vorreste vedere per un motivo qualsiasi
  • cosa ci piace della loro presenza?
  • Quanti dei tuoi amici si possono annoverare come i tuoi “amici”?
  • Come puoi discernere la differenza?
  • Qual è la differenza?

Nel suo etico capolavoro L’etica di Nicomachean, Aristotele si immerge con la sua brillante mente sul problema di quale amicizia in realtà si possa definire tale.

Aristotele non vede solo una retta vita che richiede la virtù, un bene interiore a cui siamo in gran parte responsabili; ma richiede anche beni esterni che facilitano in sé le virtù divertenti.

Tali cose includono l’essere greco, maschio, benestante finanziariamente, istruito, ragionevolmente sano, avere una decente fortuna e avere buoni amici. La questione di ciò che è un amico assume una nuova importanza per lui.

Nell’VIII° libro  di questo lavoro definisce tre tipi di amicizie e una virtù di amicizia, “Filia” o amore fraterno.

Come per tutte le virtù di Aristotele, Philia è il punto intermedio tra due vizi. La mancanza di amore fraterno conduce al vizio dell’egoismo, mentre la persona che è troppo amichevole con tutti è anch’egli viziosa a modo suo.

Aristotele sarebbe d’accordo sul fatto che,

“L’amico di tutti è un amico di nessuno”.

Per essere una persona autoritaria, nel senso aristotelico, devi dominare l’arte dell’amicizia.

Ma quali sono i tre tipi di amicizie?

L’amicizia dell’utilità è il primo tipo di amicizia che Aristotele menziona.

Queste amicizie si basano su ciò che le due persone coinvolte possono fare per l’altro e spesso hanno poco a che fare con l’altro individuo come persona. La persona a cui si offre un drink in modo da poter avere dei biglietti, mettere una buona parola per te, o anche solo per farti guardare meglio dagli altri.

Tali amicizie come questa includono l’offerta di ospitalità, così afferma Aristotele. Queste amicizie possono finire rapidamente, non appena si avrà raggiunto il possibile utilizzo dell’altra persona.

Il secondo è l’amicizia del piacere. Queste sono le amicizie basate sul godimento di un’attività condivisa e il perseguimento di piaceri e emozioni fugaci. La persona con cui bevete, ma non sareste mai andate a cena. Il ragazzo o la persona che vai a una partita di calcio, ma non la potreste mai tollerare di vedere altrove. Aristotele dichiara che è l’amicizia dei giovani. Questo è, ancora una volta, una amicizia spesso-corta, amicizia, tenuta con persone che possono improvvisamente cambiare quello che vogliono fare e  senza una connessione al loro amico.

In entrambe queste amicizie l’altra persona non viene valutata “in sé” ma come mezzo per una fine. Piacere di uno e qualche cosa di utile nell’altro. Mentre queste sono elencate come amicizie “minori” a motivo del motivo, Aristotele si apre all’idea della più ampia e ultima forma di amicizia che trova la sua genesi in queste categorie.

 La categoria finale è l’amicizia “Vera”.

L’amicizia della virtù o l’amicizia del “bene”. Queste sono le persone che ci piace per noi stessi, le persone che ti spingono ad essere una persona migliore.

La motivazione è che si cura per la persona stessa e quindi il rapporto è molto più stabile delle due categorie precedenti.

Queste amicizie sono difficili da trovare perché le persone che fanno il taglio “virtuoso” sono difficili da trovare. Aristotele lamenta la rarità di tali amicizie, ma osserva che sono possibili tra due persone virtuose che possono investire il tempo necessario per creare un tale legame.

Mentre Aristotele ci incoraggia a cercare la “pura” forma di amicizia. Non pensa necessariamente che si debba essere una persona cattiva per avere amici dei due precedenti tipi. Tutti noi li abbiamo.

Mentre ammette che alcuni piaceri siano cattivi per noi, egli chiama anche il piacere un bene che la gente vuole per trarne godimento.

Il vero problema in queste amicizie è quando non riesci a capire che sono del tipo inferiore e non vengono fatti sforzi per trovarne delle migliori.

Ma tutte le amicizie del piacere che ho adesso mi definiscono una persona cattiva?

No, ma gli aristotelici ti incoraggiano a salire.

Inizia a pensare alle tue amicizie. Non c’è qualcuno dei tuoi amici che vorresti conoscere meglio? Fallo! Se non funziona prova di nuovo.

Aristotele è chiaro, le amicizie della virtù sono rare, potrebbe richiedere un po’ di tempo. Prima che tutto funzioni, devi essere virtuoso. Non dovete essere subito un modello di virtù, anche Cicerone ha messo in dubbio quanto fosse virtuoso essere veri amici, ma una comprensione di “Philia” sarebbe utile.

In un mondo di connessioni sociali sempre più in crescita, la questione di quale amicizia “è veramente” una questione importante.

La guida di Aristotele, con le sue opinioni di diverse amicizie e la possibilità di miglioramento, sono un suggerimento molto necessario nel nostro mondo moderno.

Fonte: http://www.bibliotecapleyades.net/

Traduzione e adattamento: Ni.Gish.Zid.Da

Cordialissimo Paolo Barnard …

Cordialissimo Paolo Barnard, Lei ha scritto nel Suo Blog “Ma allora dove siete tutti?” Ebbene, come vede io sono qui e sto postando uno dei suoi articoli, si evince che non faccio parte di quei “tutti” e nemmeno gli scrivo per e-mail “bravo continua così”. La leggo e la seguo nel suo blog e quando appare in tv.

Non sono iscritto a nessun social network, come “Istagram, Goggle+, Twitter, e tanto meno a Facebbok”, per mia scelta, ho solo questo blog che condivido in rete da oltre otto anni.

Lei si lamentava (giustificatamente) “Ma dove siete tutti?”, siamo ancora qui, almeno io ci sono, ma penso come tanti altri; il fatto è che qualcosa è successo alla rete, le indicizzazioni relative alle visite dei blog e dei social, sono certamente manipolate da chi ci vuole tenere all’indice, questa anomalia non l’ha rilevata solo Lei o io stesso, ho fatto un’indagine (porta a porta) e, tutti mi hanno riferito la stessa cosa: il 50% delle visite a blog e social scomodi, è venuto meno per via del bavaglio che si vuol mettere alla rete.

Una di queste iniziative, è questa: “La libertà non è un bavaglio” oppure questa: Basta con quest’informazione OGM!  e questa: “L’arrocco è un’arma di attacco e di difesa” questo ha messo sull’avviso i nostri detrattori, ancora prima che l’infamante legge bavaglio venga divulgata. Non c’è bisogno che insegni a Lei, quello che senza dubbio conosce meglio di un neofita come me.

Colgo l’occasione (visto che ci son passato pure io) di segnalare i Suoi tre ottimi ultimi articoli sui medici e metodiche di cura che meritano di essere letti:

SCHEGGE DI BELLO NELLA VITA. MAI FATTA UNA COLONSCOPIA? ERNIA?

ORAGANO SALVA VITE, URGENTE. ULTIMA SU MEDICINA.

DUE COSE SUI MEDICI.

Nel mio piccolo, cerco di dare visibilità ad articoli che mi accomunano con il Suo vissuto e pensiero, come l’ottimo articolo (uno dei tanti) di Marcello Pamio: Micro calcificazioni al seno, e la creazione di malati

A rileggerla, cordialmente;

wlady 

La fregatura del leviatano

La realtà supera la fantasia

Il Grande Fratello ci Guarda
Libro di Giuseppe Balena

Introduzione

Quando nel lontano 2006 ho deciso di iscrivermi a Facebook non immaginavo che un semplice gesto avrebbe potuto cambiare e influenzare la mia vita e quella di qualche miliardo di persone nel mondo. In quel periodo avevo appena riletto il romanzo 1984 di George Orwell. Una frase di quel libro mi era rimasta conficcata nel cervello e mi aveva sconvolto:

«Fino a che non diventeranno coscienti del loro potere,
non saranno mai capaci di ribellarsi
e fino a che non si saranno liberati,
non diventeranno mai coscienti del loro potere».

Le grandi abilità linguistiche e narrative di Orwell, d’improvviso, avevano proiettato un fascio luminoso e accecante.

Quando decisi di iscrivermi a Facebook, lo feci quasi per scherzo perché in quel periodo se ne parlava tantissimo, ma l’idea di dover condividere pensieri, foto e contatti su una piattaforma mondiale mi aveva fatto riflettere: l’immagine della prima home page del Social proiettata sullo schermo del computer mi fece pensare proprio a quello del Grande Fratello che “comandava” le vite dei personaggi del romanzo.

Ci veniva offerta una grande opportunità e per giunta gratuitamente: rintracciare i nostri amici, chattare, scambiare foto e video e soprattutto divulgare i nostri pensieri in una piazza virtuale di proporzioni imprecisate; in altre parole, il mondo virtuale sulla punta del nostro mouse. Tutto completamente a disposizione… ma cosa c’era da dare in cambio?

Quando un venditore di enciclopedie ci ferma per strada non dice che vuole vendere qualcosa, saluta e mette all’avventore in mano un piccolo regalo in modo tale che si senta obbligato e quindi non possa rifiutare l’offerta che successivamente gli verrà fatta. Piccoli stratagemmi di marketing spicciolo.

Facebook ci metteva in mano uno strumento straordinario e pochi hanno pensato all’inizio cosa in realtà chiedeva in cambio. La “fregatura” non era immediata né evidente, ma c’era: si trattava di barattare la nostra privacy per l’atavica e narcisistica voglia di notorietà e di apparire. Era il sogno di poter allungare all’infinito i famosi quindici minuti di notorietà di cui parlava Andy Warhol.

Ecco perché goliardicamente decisi di iscrivermi a Facebook con il doppio nome di Giuseppe Winston Balena Smith, proprio come il protagonista di 1984. Da allora non l’ho più cambiato.

Il libro che avete tra le mani nasceva inconsapevolmente in quel lontano 2006 e si è sedimentato lentamente negli anni come un puzzle che si ricompone pezzo dopo pezzo. Questo volume ha l’ambizione di analizzare nel dettaglio le azioni manifeste e nascoste “grazie” alle quali si esercita il controllo sociale nei confronti di tutti noi.

L’intento è di tracciare le linee della storia del controllo e della sorveglianza sociale, ma è anche idealmente quello di offrire un indice critico degli strumenti utilizzati nell’epoca in cui viviamo.

Ci sono, poi, i soggetti che, come vedremo, secondo i contesti di riferimento possono essere anche dei calembour: controllori, controllati, controllori, controllati e ibridi.

Il contesto di riferimento, invece, può essere classificato essenzialmente in privato, pubblico o ibrido. Dalla combinazione di questi elementi derivano infinite combinazioni che si manifestano in maniera più o meno palese nel quotidiano e che saranno illustrate e analizzate nel libro. In particolare si porrà l’attenzione sulle tecniche del controllo nella vita quotidiana e come queste siano subdole, invisibili ed enormemente estese.

Il libro propone, in prima battuta, un excursus storico cercando di rintracciare il momento dell’inizio sistematico e le ragioni del controllo sui cittadini.

L’analisi, inoltre, si estenderà da un lato ai soggetti principali che effettuano il controllo e dall’altra alla tipologia dei soggetti controllati, con particolare attenzione poi ai nuovi soggetti spuri e intermedi.

Un passaggio importante e cruciale nella trattazione riguarderà la distinzione e l’applicazione nella pratica dei concetti di controllo e sorveglianza e come questi si siano progressivamente adattati in maniera straordinaria rispetto all’evoluzione storica, sociale, economica, politica e antropologica.

Un ruolo centrale è detenuto dalla tecnologia e in particolare dall’avvento e dal massiccio utilizzo del computer in ambito domestico prima, accompagnato dall’utilizzo di Internet, e dall’irruzione sulla scena dei cellulari e in particolare, poi, degli smartphone e dell’enorme carico di applicazioni che girano sugli stessi.

La rivoluzione di Internet e del Web è abbastanza recente nella storia dell’umanità, ma già forse vecchia se ne si considera l’evoluzione rapidissima.

Vediamone alcune date importanti:

1969: collegamento dei primi computer tra quattro università americane;
1971: la Rete Arpanet connette tra loro 23 computer;
1972: Ray Tomlinson propone l’utilizzo del segno @ per separare il nome utente da quello della macchina;
1980: primo “hack” della storia di Internet e sperimentazione sulla velocità di propagazione delle email;
1982: definizione del protocollo tcp/ip e del concetto di “Internet”;
1983: appaiono i primi server con i nomi per indirizzarsi ai siti;
1984: la Rete conta ormai mille computer collegati;
1985: assegnati i primi domini nazionali;
1987: a Internet sono connessi 10 mila computer. Il 23 dicembre viene registrato il dominio “cnr.it”, il primo con la denominazione geografica dell’Italia, ossia il sito del Consiglio Nazionale delle Ricerche;
1989: sono connessi a Internet 100 mila computer;
1993: apparizione del primo browser pensato per il Web;
1996: sono connessi a Internet 10 milioni di computer;
2000: gli utenti di Internet sono 200 milioni in tutto il mondo;
2008: gli utenti di Internet sono circa 600 milioni in tutto il mondo;
2009: gli utenti di Internet sono circa 1 miliardo in tutto il mondo;
2011: gli utenti di Internet sono circa 2 miliardi in tutto il mondo;
2015: gli utenti di Internet sono oltre 3,3 miliardi in tutto il mondo.

Un nodo cruciale che ha segnato il punto di svolta per l’esercizio del controllo, come vedremo, è stato il passaggio dal cellulare allo smartphone. Il telefono cellulare fu inventato da Martin Cooper, direttore della sezione ricerca e sviluppo della Motorola e fece la sua prima telefonata il 3 aprile 1973. Dopo dieci anni la Motorola decise di produrre un modello in versione commerciale dal costo di 4.000 dollari.

Il primo smartphone, chiamato “Simon”, fu progettato dalla ibm nel 1992 e commercializzato dalla BellSouth a partire dal 1993. Oltre alle comuni funzioni di telefono incorporava il calendario, la rubrica, l’orologio, il block notes, le funzioni email e i giochi, mentre per poter scrivere direttamente sullo schermo era disponibile un pennino. Come si può notare sia per Internet sia per la genesi storica dal cellulare allo smartphone, il tutto si è concentrato a cavallo degli anni Settanta: un’evoluzione vorticosa concentrata in circa quarant’anni di storia.

Se spostiamo poi lo sguardo al mondo dei Social Network, alcune cifre parlano da sole e sono impressionanti:

su Facebook sono attivi circa 500 mila utenti al secondo;
Facebook pubblica circa 41 mila post (messaggi di stato, condivisioni, immagini e così via) ogni secondo, mentre ogni minuto si cliccano 1,8 milioni di “mi piace” e 350 gb di dati passano per i server; ogni dieci secondi vengono caricati su YouTube più di 50 ore di video, in pratica il corrispettivo di circa 40 anni di contenuti al giorno; in un minuto vengono scambiati circa 278 mila messaggi su Twitter; su Instagram vengono postate circa 3.600 foto al secondo.

A questo scenario bisogna aggiungere che il numero dei siti continua a crescere: ne nascono, infatti, ogni minuto in media 571. Per quanto riguarda, invece, la registrazione dei domini, ogni 60 secondi ne vengono approvati in media 70. Sono, invece, circa 204 milioni le email spedite in media ogni minuto.

Ciò che a livello tecnologico oggi diamo quasi per scontato, in realtà ha una vita relativamente recente, sebbene sia stato in parte “profetizzato” da opere letterarie e film. Basti pensare, solo per citare alcuni esempi, a libri come 1984 di George Orwell e Il mondo nuovo di Aldous Huxley o alle pellicole cinematografiche come Minority Report o The Truman Show.

L’altro aspetto correlato al controllo è di natura giuridica e riguarda il deficit nell’ambito della normativa della privacy; ai proclami di tutela giuridica della privacy corrisponde, invece, un’erosione continua e impalpabile della stessa nella vita quotidiana. Da un lato, quindi, si spinge verso misure spesso eccessivamente rigide di tutela della privacy, mentre dall’altro si manifesta una costante e inesorabile strategia del controllo.

Un aspetto cruciale riguarda, quindi, il rapporto tra privacy e controllo; questi due elementi costituiscono un complicato sistema di vasi comunicanti strettamente dipendenti e non sempre o quasi mai in equilibrio.

I dati allarmanti che tracciano poi anche una direzione futura segnalano alcuni pericoli che sarà bene tenere in considerazione: spesso siamo tutti noi a fornire gli strumenti idonei per esercitare un controllo su noi stessi e in questo caso sul banco degli imputati c’è certamente la tecnologia. Pur di avere la comodità di determinati servizi che ci rendono la vita “più tecnologica” rinunciamo spontaneamente alla nostra privacy, forse senza nemmeno accorgercene, prestando il fianco alla possibilità remota o, spesso, alla certezza di essere controllati.

È in corso un avanzamento inarrestabile di questo processo. Il controllo e la sorveglianza sulla popolazione sono essenzialmente fenomeni sociali che incidono però profondamente sulla sfera personale. Si intrecciano, pertanto, una dimensione comunitaria e una individuale, influenzandosi reciprocamente. Basterebbe analizzare, per esempio, le ragioni per le quali ogni utente si iscrive a un Social Network: nella maggior parte dei casi è per spirito emulativo, ossia perché gli amici o i conoscenti l’hanno già fatto o perché se ne parla diffusamente.

Entrano in gioco alcune dinamiche descritte, per esempio, da Gustave Le Bon nel suo saggio Psicologia delle folle:

«Dal solo fatto di essere parte di una folla, un uomo discende da generazioni su una scala di civiltà. Individualmente, potrebbe essere un uomo civilizzato; nella folla diviene “barbaro” in preda all’istinto. […] Un individuo nella folla è un granello di sabbia fra altri granelli di sabbia, mossi dalla volontà del vento».

Le Bon fu il primo a studiare scientificamente il comportamento delle folle, cercando di identificare i caratteri peculiari e le tecniche per guidarle, suggestionarle e controllarle. Applicando un paradigma di studio scientifico derivato dall’approccio clinico, Le Bon ha utilizzato i concetti di contagio e suggestione per spiegare i meccanismi della folla che portano all’emergere dell’emotività, dell’istinto e dell’inconscio, altrimenti repressi nella sfera individuale.

Nella sua opera più famosa ha analizzato il ruolo delle masse in un’accezione negativa: la massa viene intesa come una forza di distruzione, priva di una visione d’insieme, indisciplinata e portatrice di decadenza, esaltando invece la minoranza come forza capace di creare. Nella sua visione la massa, permeata da sentimenti autoritari e d’intolleranza, crea un inconscio collettivo attraverso il quale l’individuo si sente deresponsabilizzato e privato dell’autocontrollo.

Secondo Le Bon, infatti, le folle sono influenzate da fattori che determinano le opinioni e le credenze quali fattori remoti e fattori immediati. I fattori remoti sono: la razza, le tradizioni, il tempo, le istituzioni politiche e sociali, l’istruzione e l’educazione. I fattori immediati, invece, si sovrappongono a quelli remoti e sono contingenti, ossia non stratificati nel corso del tempo e determinano, pertanto, le azioni attive delle folle nell’immediato. Tra questi ultimi, un posto importante è occupato dalle immagini, dalle parole e dalle formule.

Sono proprio questi gli elementi sui quali si fa leva per innescare i meccanismi del controllo. Se proviamo, infatti, ad analizzare le principali forme di controllo, queste si rifanno e utilizzano tali categorie.

La griglia concettuale proposta da Le Bon, dunque, può essere considerata un filtro interpretativo soprattutto della società ipertecnologica in cui stiamo vivendo.

Facebook, per esempio, utilizza proprio le parole e le immagini come elementi fondanti del suo funzionamento. Il controllo tramite le telecamere pubbliche, invece, utilizza le riprese video e quindi le immagini. Il controllo tramite la tecnologia RFID, che avremo modo di analizzare in maniera approfondita, utilizza il concetto di formula, ossia un meccanismo che regola una funzione ben precisa: se dispongo di un dispositivo di qualsiasi natura con un RFID posso pagare istantaneamente passando la mia tessera vicino all’apposito lettore, ma allo stesso tempo saranno facilmente rintracciabili le mie transazioni finanziarie.

Attualizzando il pensiero di Le Bon, dunque, la massa stratifica le proprie opinioni seguendo schemi ben precisi e collaudati che dipendono da fattori endogeni ed esogeni, alcuni standardizzati e altri modificabili.

Con gli studi di Le Bon viene attualizzato e reso moderno il rapporto delle folle con l’entità sovraordinata che dovrebbe gestirle. Una comunità ha una connotazione precisa ed è strettamente legata al concetto di nazione, ossia ha una certa identità che si coagula intorno ai concetti fondanti proprio dello Stato. La folla, invece, non è identitaria e non è facilmente governabile e identificabile dalle strutture statali che seguono invece logiche e dinamiche particolari.

Nel Novecento, in particolare, le folle si sono sostituite progressivamente alle comunità. In questo passaggio e in questa mutazione genetica della società risiede il seme del cambiamento anche delle forme di controllo esercitate dal Leviatano.

Uno schema, evidenziato nel libro La società postpanottica di Massimo Ragnedda, può riassumere in maniera esaustiva i punti chiave che hanno determinato i passaggi verso la situazione attuale:

Premodernità Modernità Postmodernità
Autocentrato Eterocentrato Extracentrato
Capo tribù, famiglia o signore feudale Stato nazione Multinazionali
Norme e sanzioni imposte dalla tribù Norme e sanzioni imposte dallo Stato Norme imposte dalle multinazionali e sanzionate dagli Stati
Soggettivo Oggettivo Virtuale
Personificato dal capo tribù Personificato dallo Stato Avvicinamento virtuale dello Stato al cittadino ma in mano alle multinazionali
Evidente e assoluto Evidente ma non assoluto Non evidente ma potenzialmente assoluto
Autarchico e legittimo Centrale e legittimo Decentrato e illegittimo
Tradizione (sguardo orientato al passato) Giurisprudenza (sguardo orientato al presente) Previsione (sguardo orientato al futuro)

La postmodernità è lo scenario nel quale germogliano e crescono in maniera impressionante il controllo e la sorveglianza delle persone. L’epoca verso la quale stiamo correndo in maniera folle e spesso sconsiderata è l’immediata conseguenza della modernità e della sua crisi. Questo concetto risulta centrale: la postmodernità nasce già intrinsecamente nella sua essenza come involuzione della modernità e come decadenza culturale, politica, sociale ed economica di essa.

La cornice di riferimento è la nascita di quella che Bauman ha definito come “società liquida”.

L’elemento fondamentale è l’incertezza. Questo sistema crea effetti particolari e unici: la globalizzazione, l’industria della paura, lo smantellamento delle sicurezze e una vita liquida sempre più frenetica e costretta ad adeguarsi alle attitudini del gruppo per non sentirsi esclusi. Dai rifiuti industriali si passa così ai rifiuti umani.

L’esclusione sociale elaborata da Bauman non si basa più sull’estraneità al sistema produttivo o sul non poter comprare l’essenziale, ma sul non poter comprare per sentirsi parte della modernità. Secondo Bauman il povero, nella vita liquida, cerca di standardizzarsi agli schemi comuni, ma si sente frustrato se non riesce a sentirsi come gli altri, cioè se non riesce a sentirsi accettato nel ruolo di consumatore. In tal modo, in una società che vive per il consumo, tutto si trasforma in merce, incluso l’essere umano. La società, pertanto, crea i rifiuti dai prodotti in eccesso e i rifiutati come individui di scarto per il mancato processo di omologazione.

Ecco che avanza il postmodernismo caratterizzato da un’economia estesa globalmente, invasa dalla pubblicità e della televisione che agiscono come fattori condizionanti e costellata da un enorme flusso di notizie ormai incontrollabili provenienti dal Web.

Cerchiamo di fare uno sforzo di immaginazione: in questa cornice appena descritta proviamo a dipingere un quadro di una società a metà strada tra il romanzo 1984 e la pellicola Minority Report, entrambi nella doppia versione romanzata e cinematografica.

Proviamo a immaginare una vita senza privacy, una vita trasparente dove ognuno può sapere tutto di ogni singolo individuo. Un incubo dove tutto viene tracciato e registrato da quando uno mette il piede fuori dal letto fino a quando lo rimette dentro. In mezzo un’intera giornata dove ogni azione, o quasi, lascia una traccia indelebile. Il cellulare, il navigatore satellitare, il computer, le telecamere, il bancomat: ogni singolo momento è monitorato.

Qualcuno potrebbe scandalizzarsi, gridando all’esagerazione. È curioso invece notare come ci siano alcune situazioni reali che, spesso, vanno ben oltre quelle prospettate nelle trame narrative di Orwell o Huxley.

Tutto questo non può essere vero perché in fondo la nostra vita negli ultimi quarant’anni è sicuramente migliorata: questo scenario può essere solo frutto della fantasia, non può essere la realtà.

Invece, non è così: la realtà potrebbe superare la fantasia.

FONTE https://www.macrolibrarsi.it/speciali/introduzione-il-grande-fratello-ci-guarda-libro-di-giuseppe-balena.php

Giuseppe Balena nato a Matera nel 1975. Vive e lavora a Ferrandina (MT) come giornalista, scrittore e comunicatore web. Laureato nel 2001 in Scienze Politiche presso l’Università degli Studi di Bari. Da luglio 2015 è redattore per la rivista «Mistero» dell’omonima trasmissione televisiva di Italia Uno. Già redattore per testate giornalistiche cartacee e online.

Fonte attiva diretta: http://www.nogeoingegneria.com/

Paolo Barnard: solo per stranieri

portic

MIO ULTIMO AVVERTIMENTO. POI ARRANGIATEVI.

All’uomo qui sopra arrivo in un momento. Prima il mio ultimo avvertimento a voi.

Quasi 20 anni fa denunciai il fenomeno della “Industria della Denuncia e dell’Indignazione”.

Cioè, l’avvento dell’iperinformazione, dei Supereroi dell’info osannati da masse di ‘belle anime’ che poi s’indignano e tempestano i Social, ma tutti a casa col culo a fare click sui pc, qualche scarna manifestazione, e poi di nuovo ‘like’, click, indignazione, denuncia del Divo giornalista, e altra indignazione, denuncia, e ind… un ciclo eterno e demenziale. In strada a lottare eravamo sempre il solito 0,1%.

Nel frattempo altri popoli hanno cambiato il mondo, altro che “Industria della Denuncia e dell’Indignazione”, Travaglio e Grillo non esistono in nessuna società del mondo, solo da noi. Inutile che citi gli esempi.

Nel frattempo voi italiani non state capendo che siete un popolo impantanato nel ‘pollitalico pollaio’ MENTRE IL MONDO OGGI STA LETTERALMENTE CAMBIANDO LA CIVILTA’ UMANA ALLA VELOCITA’ DELLA LUCE. Accadono cose indicibili, ma qui non arriva nulla, né i polli qui alzano il becco per capire nulla.

Casaleggio vide lungo: voleva creare la Società Civile del click da casa, tutto si fa in casa sul divano, in rete, tutto, dai disegni di legge alla cultura al Parlamento alla lotta civica alla difesa di un ammalato o delle stuprate all’invasione dei disperati, tutto. Casaleggio ha scodellato all’Italia la “POLITICA DEL FATE TUTTO NON FACENDO UN CAZZO”. Capito perché una manica di ragazzetti di 30 anni hanno avuto il 25%?

Ma oggi Zuckerberg e Oculus con la VR e i Rift Headset ci hanno visto ancora più lungo, vedrete cosa vi arriva addosso, Casaleggio era un principiante. Facebook-VR SARA’ LA PIU’ DEVASTANTE PARALISI CIVICA DELLA STORIA, un fenomeno che non sfiorò neppure i sogni del Padre della paralisi civica programmata, Edward Bernays.

Il mondo si sta letteralmente trasformando in un altro pianeta. Qui in Italia le news sono Grillo e i peti della sua banda di scemi, Formigoni, o Mediaset-Vivendi, Gentiloni e Poletti. Mentre nel mondo…

Il Capo di Stato Maggiore dell’esercito britannico e il suo futuro omologo americano stanno preparando gli eserciti alla guerra futura, che sarà Cyber. Alla BBC il Generale Richard Barrons, Commander UK Joint Forces Command, ha detto: “Non ci saranno più bombardieri, e soldati, ma Cyber fighters. La Russia di Putin ha fatto il primo passo in questo ed è avanti: hanno 1.000.000 di programmatori già affiliati a 40 reti illegali. Silicon Valley-Google-NSA stanno arrancando dietro a Mosca”. E ha aggiunto:

Le guerre saranno combattute infiltrando le infrastrutture vitali di un Paese avversario. Esempio: una notte le luci di tutta la Francia salteranno, e nel panico i francesi scopriranno che sono saltati anche i back-up, i server saranno tutti muti. Una potenza NATO messa in ginocchio in meno di un secondo, senza bombe”. Da noi chi ne parla? Da noi Raggi, Formigoni, i 104 indagati del PD, Equitalia…

Le Rinnovabili uccideranno gli idrocarburi. Questo lo si è capito ai massimi livelli in USA, Cina, Arabia Saudita ma soprattutto fra i colossi d’investimento. Chi segue Carbon Tracker si fa un’idea della furiosa corsa dei Poteri mondiali per l’energia di domani, ma soprattutto del potenziale di conflitti mostruosi per la spartizione della torta. Tutti i paradigmi politici legati all’energia sono saltati, e l’energia è TUTTO. Miliardi di poveri del mondo rischiano di finire nelle mani degli investitori per accendere una lampadina, mille volte più di quanto non lo siano già oggi. Da noi chi ne parla? Da noi Raggi, Formigoni, i 104 indagati del PD, Equitalia…

Oltre ai conflitti Cyber, rimane l’atomica. Se ci sarà conflitto nucleare sarà in due luoghi: il mar del Sud della Cina, dove gli USA stanno tentando di tagliare le comunicazioni mercantili ed energetiche di Pechino; oppure nel Jammu-Kashmir, dove fra India e Pakistan la miccia atomica è letteralmente tutti i giorni a un cm dal fuoco. Sto parlando di guerra nucleare, rendo l’idea? Da noi chi ne parla? Da noi Raggi, Formigoni, i 104 indagati del PD, Equitalia…

Tutta Europa, e tutta la vita economica di ogni vivente oggi in UE, è appesa al filo del Tapering della BCE di Draghi. Il Tapering è il momento certo e già annunciato nel quale la BCE finirà di tenere viva l’Europa comprandogli trilioni di euro di assets (Statali e privati) che altrimenti nessuno vorrebbe o che altrimenti avrebbero prezzi stracciati e tassi alle stelle. Il Tapering di Draghi è oggi l’oggetto di discussione frenetica di tutti gli AD di ogni singolo istituto finanziario del Pianeta. C’è il totale panico ed è panico vero. Da noi chi ne parla? Da noi Raggi, Formigoni, i 104 indagati del PD, Equitalia…

Poche settimane fa il più grande gruppo assicurativo del mondo, ING, ha convocato un seminario con oltre 600 esperti mondiali sulla Glocalization. E’ il fenomeno inverso della vecchia Globalizzazione e dell’Outsourcing dei posti di lavoro verso Paesi a manodopera per pochi centesimi (Cina, Tailandia, Messico, Bangladesh…). Perché la Glocalization sta diventando un altro tema di fibrillazione dei colossi e delle Think Tank del mondo occidentale? Perché anche qui tutti i paradigmi della produzione industriale sono saltati. Siamo in un incubo d’incognite su cosa accadrà nel processo di Glocalization ai nostri impieghi, alle nostre economie. Un intero mondo è di nuovo saltato in frantumi nel cosmo. Da noi chi ne parla? Da noi Raggi, Formigoni, i 104 indagati del PD, Equitalia…

Oggi le parole di filosofia politica e morale più impressionanti escono dalla bocca di uomini come Ray Dalio, CEO del Hedge ‘Monster’ Fund Bridgewater. O da Bill Gross, l’ex Re Mida di PIMCO, il più grande gestore di Fixed Income del mondo. Parlano di informazione, di moralità nell’economia, delle strutture sociali, del senso della morte persino, ma lo fanno però con la conoscenza degli strumenti dei padroni del mondo, cioè con la conoscenza del motore che fa vivere o morire 7 miliardi di umani. Questo fa una differenza incredibile. Buttate i libri di scienze politiche e filosofia…. Non sono, questi, gli sproloqui di filosofi o intellettuali contemporanei che non sanno nulla del motore che fa vivere o morire 7 miliardi di umani e si parlano addosso, oppure “si atteggiano” come mi ha scritto Noam Chomsky in privato. Ray Dalio, Bill Gross… Da noi Raggi, Formigoni, Cacciari, Fo o Eco…

Nulla cambia in Italia, qui trionfa il pollitalico pollaio, qui è IMPOSSIBILE far alzare il becco degli intellettuali, analisti, politici e cittadini sopra al battibecco della pollitalica provincia.

Non ha più nessun senso continuare a informare qui. Io mi fermo. Paolo Barnard ha già dato troppo a sto Paese, ha parlato troppo ai polli irrimediabili. Basta.

Ho aperto una pagina Facebook solo per stranieri, e sul tizio piegato in due nella foto qui sopra ho scritto Tag: Renzinomics, Italy, Eurodisaster, SMEs decomposing, credit crunch still full steam. Know him personally, was hairdresser, banks strangled him while borrowing from ECB at lowest rates ever. Here’s how he lives now with severe hip arthritis, no help. Real life economics”.

Traduzione virgolettata: nota mia

“Etichetta: Renzinomics, Italia, Eurodisastro, le PMI in decomposizione, crisi del credito ancora a tutto vapore. Lo conoscevo personalmente, era parrucchiere, le banche lo hanno strangolato mentre la BCE ha i tassi più bassi di sempre. Ecco come vive ora con una grave artrosi dell’anca, nessun aiuto. L’economia della vita reale.”

Una pagina solo per stranieri dove ci metto i miei Tags in inglese sulle news che in pochi mesi veramente stanno esplodendo il Pianeta come mai in 2.000 anni.

Nessuno straniero conosce la mia pagina in inglese, probabilmente nessuno dall’estero mi seguirà. Ricomincio come un signor nessuno.

Meglio, molto meglio, che essere Paolo Barnard l’opinionista “intrattabile”, il personaggio, in un Paese condannato all’eternità della pollitalica provincia.

Mio ultimo avvertimento. Poi arrangiatevi.

Fonte diretta:

http://paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=1617

ben altro di un semplice like

Premessa: 

Dedicato ai miei nipotini italoalemanni che questa mattina insieme alla mamma (mia nuora) in conferenza Skype mi hanno fatto vedere l’ultima diavoleria trovata su Facebook: “Alla ricerca del Pokémon (e del nostro tempo) perduto”.

Qui un breve riassunto del link sopra postato: La madeleine dell’estate 2016 si chiama Pikachu, e non si mangia, ma si cattura con lo smartphone camminando per strada. Quindi, se vi ritroverete a schivare qualcuno con gli occhi fissi sull’iPhone intento ad armeggiare come per farvi una foto, quel qualcuno probabilmente sta cercando di catturare il Pokémon che gli appare sullo schermo. Non c’è davvero, ma lui lo vede accanto alla vostra auto, dentro le borse della spesa, su una panchina, sul trespolo del bagnino, in acqua o sulle strisce pedonali.

7 cose che accadranno quando smetterei
di essere controllato da facebook

I social media possono essere un ottimo strumento per tenersi in contatto con la gente, fare nuove amicizie, socializzare in modo efficace e informare ed essere d’aiuto divulgando notizie, articoli, video che possono in qualche modo aprire ad una visuale più ampia.

Purtroppo non tutti lo usano in questo modo. Per molti, il controllo di Facebook è diventato quasi come un lavoro. Essi per hobby, vanno a vedere cosa fanno gli altri ed alcuni diventano così ossessionati da sapere esattamente quello che sta succedendo nella vita di molte persone. Essi svolgono tutti i giochi e seguono tutte le novità proposte dal social. Questa persona potresti essere tu o qualcuno che conosci. Se fosse così, allora forse è il momento di smettere.

Qui ci sono 10 cose che accadranno una volta che smetterai di controllare costantemente Facebook.

1. Riacquisterai il controllo del tuo cervello.
Quando sei ipnotizzato davanti ad una schermata di controllo come Facebook, non stai prestando attenzione al mondo intorno a te. I tuoi animali possono avere bisogno di essere alimentati o di essere portati a fare la loro passeggiata. Lo farai, ma solo dopo che avrai finito il gioco su Facebook. Esci ma sei continuamente davanti a quello schermo, anche con il telefonino. Quando ti staccherai da facebook, inizierai a guardare quello che sta succedendo intorno a te e sarai più consapevole di tutto quello che ti circonda. Per i tuoi animali domestici che soffrono la fame o per i tuoi amici che volevano uscire con te, questa sarà una cosa buona. 

2. Avrai più tempo per te.
I pochi minuti che ti eri ripromesso per collegarti diventano ore e neanche te ne accorgi. Così il tuo tempo prezioso si consuma a fare qualcosa che è del tutto inutile per te, per i tuoi obiettivi e per le persone che hai vicino. Forse non te rendi ancora conto ma l’ossessione da social sta diventando una vera e propria dipendenza. Quando riuscirai finalmente a disintossicarti, scoprirai che la vita si vive fuori, non dentro ad uno schermo.

3. Puoi scoprire chi sono i tuoi veri amici.
Avere una buona amicizia su internet è facile. Messaggiare con le persone e commentare le loro foto richiede pochi istanti. Ci sono persone che commentano tutte le tue foto e mettono il like a tutti i tuoi aggiornamenti di stato. Sappi che hanno speso 45 secondi per farlo, ma appaiono come se fossero veramente tuoi amici. Una volta spento Facebook, queste persone scompaiono. Le uniche persone che ti vogliono bene, sono le persone che si prendono cura di te e che hai intorno.

4. Scoprirai il valore di te stesso
Sei felice quando qualcuno dei tuoi contatti mette un like ad un tuo post o ad una tua foto. A volte controlli costantemente il telefonino per vedere se si sono aggiunti commenti. Questa è quasi un’azione obbligatoria per dimostrare che le persone hanno visto il tuo post e riconoscono la tua esistenza. Rifletti su questo. Non sono certo i like o i commenti su Facebook che fanno vedere le tue doti o capacità. Molte persone sono troppo vicino al problema per poterlo vedere direttamente, dimenticandosi che noi siamo ben altro di un semplice like o commento fatto da qualche sconosciuto.

5. Ti sbarazzerai degli stalker.

Praticamente tutti coloro che utilizzano Facebook hanno almeno uno stalker. Questo è particolarmente vero se sei una donna. Le persone possono guardare le tue foto, gli aggiornamenti e tutto ciò senza il tuo permesso. Ricorda che se hai il profilo pubblico tutti sapranno tutto di te, quindi se ti capita di andare da qualche parte e lo pubblichi su facebook, non ti meravigliare se ti troverai lo stalker di turno nel luogo che hai postato. Stai molto attento e cerca di evitare di condividere troppe informazioni sulla tua vita privata. E’ vero che la maggior parte di queste persone che possiamo definire ‘assillanti’, si fermano a dei commenti o ad insistenti messaggi, ma è anche vero che alcuni di essi potrebbero diventare un problema o peggio ancora, degli individui pericolosi per la tua incolumità.

6. Ti sentirai meglio
In uno studio è stato dimostrato senza ombra di dubbio che Facebook ti fa sentire male. Ci sono molte ragioni per questo. Quando registri uno stato e non piace a nessuno, ti senti stupido. Quando pubblichi le foto ed i membri del sesso opposto non commentano, ti senti brutto. Sei costantemente esposto a persone che ti possono giudicare in ogni momento. Come tutto questo non dovrebbe farti sentire inferiore o totalmente depresso?

7. Ti renderai conto che tutto ciò che rappresenta Facebook sono annunci pubblicitari.
Non abbiamo alcun dubbio che ci sono persone su Facebook che legittimamente si prendono cura di te. Tuttavia per Mark Zuckerberg è un pezzo di dati nel suo database per essere estratto e sfruttato. Il tuo lavoro su Facebook è quello di visualizzare annunci pubblicitari, spendere soldi per giochi e rendere il sito ricco. Ma puoi fare altro, puoi usare questo canale per informare e risvegliare le persone e puoi aiutarle nel loro percorso di crescita.

Fonte: LINK

‘correlazioni’

jasper james/getty

La Fine del Sesso

Nessuna malattia,
nessun concepimento naturale,
nessuna mente propria.
Emozionato?
Immaginate un mondo senza sesso e malattie
E dove tutti i nostri cervelli sono collegati in rete.
Suona bene, ma porterà a
una nuova serie di questioni morali…

Le voci sullo scopo del sesso sono probabilmente premature.

Abbiamo fatto bene fino ad ora e poi siamo biologicamente programmati per volerlo. Quando si tratta, però, di fare bebè non è questa l’unica opzione – e la riproduzione senza sesso sembra che sarà sempre più comune.

L’anno scorso, lo sperma umano e le cellule prima dell’ovulo sono state create riprogrammando cellule adulte della pelle.

Le preoccupazioni etiche hanno bloccato i ricercatori della loro convinzione che queste cellule fossero sperma e ovuli completamente funzionali, ma sembra che l’impresa sia stata raggiunta con i ratti:

Un gruppo in Cina ha reso noto che utilizza spermatozoi derivati da cellule madri per generare piccoli ratti sani.

Cosa succederebbe se il fatto si ripetesse in forma certa negli esseri umani?

Si tratterebbe di una vera cura per l’infertilità. Così dice il biologo della riproduzione Allan Pacey dell’Università di Sheffield, Regno Unito. Significherebbe anche che coppie dello stesso sesso potrebbero concepire senza l’aiuto di un donatore.

Si prospetta anche la possibilità di procreare individui soli se si potesse fare dello sperma a partire da cellule madri di una donna e ovuli a partire da cellule madri di un uomo.

I discendenti non sarebbero cloni della persona in questione, poiché il DNA è mischiato ogni volta che si crea una cellula sessuale. Anche così non è una buona idea, dice Pacey, l’autofecondazione è un equivalente della endogamia in quanto riduce a metà la diversità genetica a disposizione del bambino.

La riproduzione asessuata può anche essere attrattiva per le persone che possono concepire in maniera naturale poiché il mescolare a caso il DNA quando le cellule sessuali sono pronte può portare problemi.

Ogni anno milioni di bambini nascono con una disabilità causata da difetti genetici. E molte più varianti genetiche sono ereditarie e predispongono a una malattia grave.

I futuri padri possono avere embrioni creati in vitro, controllati per trovare anomalie genetiche prima dell’impianto nell’utero.

L’utilizzo di cellule madri renderebbe più facile la produzione di una grande quantità di ovuli che con controlli precedenti all’impianto nell’utero, forniscono un’opzione più praticabile.

Quest’applicazione però sarà sempre permessa? Pacey sospetta di no, vista la forza che si oppone alla distruzione degli embrioni.

Henry Greely, direttore del Centro della Legge e delle Bioscienze dell’Università di Stanford, California, e autore del “Lo Scopo del Sesso e il futuro della Riproduzione Umana” (The End of Sex and the Future of Human Reproduction), la vede diversamente.

Egli anticipa che le cellule madri saranno prima utilizzate per aiutare le persone che non sono capaci di produrre ovuli o sperma.

Una volta che questo sarà approvato, dice che si propenderà verso altre applicazioni, soprattutto negli USA dove è permesso l’utilizzo “senza etichettare” di un qualsiasi prodotto medico approvato.

La pressione di gruppo, potrebbe anche convincere le persone che il concepimento naturale è irresponsabile, portando così le cliniche della fertilità a utilizzare a proprio beneficio la questione, e a implorare,

“fateci avere i figli migliori di quelli che abbiamo”.

“Questo cambierà l’umanità” dice Greely, “e perciò la gente deve stare molto attenta”.

di Daniel Cossins
04 Giugno 2016
doi:10.1016/S0262-4079(16)31003-X
dal Sito Web SCI-HUB
traduzione di Nicoletta Marino
Versione originale in inglese
Versione in spagnolo

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Come Facebook ‘Spia’

…le Vostre conversazioni su WhatsApp – “Il Grande Fratello”

“Bisogna fare attenzione perché questo
apre molte possibilità al ‘doxing”
ChemaAlonso, esperto in sicurezza, ci mette sull’avviso.

Facebook ‘spia‘ con chi ha conversazioni con gli utenti di WhatsApp per fare poi un’integrazione dei dati del servizio di messaggi con quelli che già possiede e migliorare il funzionamento dei suoi sistemi di sicurezza. Questo quanto scritto dall’esperto di sicurezza Chema Alonso sul suo blog elladodelmal.com.

Alonso, che afferma che tutto ciò si può vedere sotto vari aspetti della rete sociale, da come esempio l’esperienza avuta da un lettore attraverso il servizio di suggerimenti per gli amici di Facebook.

Questa persona, per errore, ha ricevuto il messaggio di una sconosciuta (che non era nella lista dei suoi contatti) sul suo servizio di WhatsApp.

Il lettore è stato in grado di accedere alla fotografia di chi aveva inviato il messaggio e più tardi, quando si collegò a Facebook, vide con sua somma sorpresa, che la rete sociale gli stava raccomandando come amico quella stessa persona.

Secondo l’esperto in sicurezza, la persona che gli aveva inviato il messaggio di WhataApp poteva vedere le sue scelte private che gli permettevano di vedere l’immagine del suo profilo e aveva anche utilizzato la foto principale su Facebook.

Alonso sostiene che una delle ragioni per cui Facebook può collegarsi con gli utenti di WhatsApp è il fatto che un utente abbia associato il suo numero di telefono al conto della rete sociale, per esempio, che abbia un secondo fattore di autenticazione.

Alonso ci avvisa:
“Bisogna fare attenzione perché questo dà molte possibilità al ‘doxing‘ (poter controllare nuove informazioni della persona attraverso il suo conto)”.

Link

03 Giugno 2016
dal Sito Web RT
traduzione di Nicoletta Marino
Versione originale in spagnolo