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Voglio leggerti tre citazioni di Thomas Jefferson sulle notizie

Thomas Jefferson engraving after painting by Rembrandt Peale.

Thomas Jefferson commenta le false notizie 

di Jon Rappoport

L’attuale campagna, condotta dai politici, dai dirigenti dei media e dai loro partner di social media, contro i media indipendenti, è un atto di pura disperazione.

Il tonnellaggio di false notizie, sprofondato dai più prestigiosi mezzi di comunicazione, ha toccato le proprie fondamenta.

Il pubblico si sta svegliando.

Così diceva Thomas Jefferson, più di 200 anni fa.

Ecco una progressione dei pensieri di Jefferson, in un periodo di 20 anni:

  1. “La nostra libertà dipende dalla libertà della stampa e che non può essere limitata senza perdere (di credibilità ndr)” (28 gennaio 1786)
  2. “La base del nostro governo è il parere della gente, il primo obiettivo dovrebbe essere quello di mantenere ciò giusto; e mi è stato lasciato decidere se dovremmo avere un governo senza giornali, o giornali senza un governo, non esiterei un momento a preferire quest’ultimo. Ma dovrei dire che ogni uomo dovrebbe ricevere quei documenti e essere in grado di leggerli “(16 gennaio 1787)
  3. “Ora non si può credere a quel che si veda in un giornale. La stessa verità diventa sospetta se viene messa in quel veicolo inquinato. La vera estensione di questo stato di disinformazione è conosciuta solo a coloro che sono in situazioni per affrontare i fatti nella loro conoscenza con le bugie del giorno . . .  Aggiungo che l’uomo che non guarda mai in un giornale è meglio informato di chi li legge; in quanto colui che non conosce nulla è più vicino alla verità di chi la cui mente è piena di menzogne ​​e errori” (11 giugno 1807)

C’è una grande tradizione di novità false, e da sempre è sorta dalle fonti principali e ufficiali.

I giornalisti di oggi, naturalmente, non vogliono pensarci. Non vogliono riflettere sulla lunga storia stentata della propria professione.

Preferirebbero far finta che i loro fratelli abbiano sempre servito con onore.

Questa truffa è comprensibile. Chi vorrebbe arruolarli in un campo in cui la verità è della massima importanza, eppure è stata calpestata senza lasciare traccia in tutta la sua storia?

Ogni scuola di giornalismo dovrebbe inserire un segno sulla sua porta d’ingresso: NOI abbiamo sempre MENTITO.

I politici e dirigenti mediatici, ingannati, ingombranti e esauriti, che sono attualmente seduti in udienze di commissione, rimproverano le notizie e le incursioni dei siti indipendenti, dovrebbero fermarsi per un attimo e rendersi conto che il pubblico si suppone sia in servizio, sta tirando un forte sospiro delle loro deliberazioni –

E dovrebbero capire che è in corso un naturale e crescente boicottaggio delle notizie principali.

Con il tuo aiuto i falsificatori continueranno a perdere.

Si chiama giustizia.

Nel frattempo, ovunque ci sarà un professore di giornalismo che dirà alla sua classe, “Voglio leggerti tre citazioni di Thomas Jefferson sulle notizie. Stiamo per passare il semestre cercando di capire cosa ha portato Jefferson in questa strada. E’ un’interrogazione importante, a meno che la tua idea di una carriera non sia avere denti più bianchi, bei capelli e allinearsi senza toccare la linea dei tuoi redattori che hanno posto in essere, meno la tua coscienza …”

In America, non credo che un professore possa accontentarsi e scappare con quello.

Fonte: https://jonrappoport.wordpress.com/

Traduzione e adattamento: Nin.Gish.Zid.Da

Qualcosa di unico nella storia – noi l’utente prodotto

 

Il Duopolio Facebook e Google

dal Sito Web PijamaSurf  traduzione di Nicoletta Marino Versione originale in spagnolo

Facebook e Google si stanno trasformando nei due grandi imperi globali e di conseguenza sta distruggendo il giornalismo tradizionale in gran parte del mondo.

Il dominio di Google e Facebook continua a crescere, mentre i mezzi di comunicazione che non sono nello specifico anche società tecnologiche sono nel caos. 

Il sito Poynter riporta che questa settimana, la società Time Inc. ha annunciato che licenzierà 300 persone per cercare di essere più efficiente.

Questa settimana anche l’Huffington Post ha dichiarato che licenzierà 39 membri del suo staff, e Verizon, la società a cui appartiene questo giornale, acquisterà Yahoo. Lo stesso avviene per il popolare sito di notizie Vocativ che ha comunicato che non terrà più il suo staff editoriale, che si tratta di una decisione strategica per accentrarsi solo sulla produzione di video. 

Due settimane fa, il New York Times ha annunciato che ridurrà la sua squadra editoriale, per concentrarsi su un contenuto visivo. Si potrebbero citare altri casi, come per esempio quello del The Guardian, che negli ultimi mesi ha chiesto ai suoi utenti delle donazioni.

Il tema è inerente a come questi media vivono la pubblicità digitale. 

Facebook e Google però, che controllano in gran parte la popolarità di tutti i media digitali, dirigono il traffico e possiedono anche la maggior parte della torta pubblicitaria. 

Diversi rapporti del primo quarto dell’anno mostrano che Facebook e Google incamerano il 71% del denaro che si spende in pubblicità on-line; tutte le altre società incamerano il 29%.

Nel 2015 era solo il 64%, c’è quindi una marcata tendenza verso il duopolio. 

Evidentemente, come è risultato chiaro con cose come la cosiddetta cassa di risonanza e la bolla sui filtri che abbiamo visto con le ultime elezioni negli Stati Uniti, questo squilibrio di potere è pericoloso e riguarda tutti gli strati politici e sociali.

Tutto ciò ha l’effetto di ridurre drasticamente la qualità dell’informazione che si genera sui giornali, poiché sempre più persone producono contenuti gratuiti e il contenuto virale è quello che predomina, quindi ci sono pochi incentivi per investire in contenuto di qualità. 

E’ indubbio, che questo potrà essere uno dei grandi problemi che affronteremo in futuro come società.

Quando i mezzi di comunicazione sono prima di tutto una società di tecnologia, dobbiamo essere fiduciosi nella scelta che fanno gli algoritmi e nella loro capacità di darci ciò che è rilevante. 

Fintanto che questi algoritmi sono programmati di base solo per incrementare i guadagni delle suddette compagnie, ci troviamo di fronte alla totale disumanizzazione delle notizie. 

Per tutto questo e per il fatto che i loro algoritmi sono segreti ed esistono delle scappatoie legali che consentono di non rendere conto di nulla, le accademiche Ellen P. Goodman e Julia Powles hanno definito Google e Facebook,

“gli imperi più potenti e furtivi che siano mai esistiti nella storia dell’umanità” in questo articolo del The Guardian (uno di quegli articoli che forse vedremo nei prossimi anni).

Queste professoresse universitarie fanno un’interessante analogia:

Facebook e Google non si possono definire: sono piattaforme, sono media, sono reti sociali, sono motori di ricerca, etc…

Quello che possiamo dire è che noi siamo i media, il contenuto di questi giganti e noi gli utenti, siamo anche i loro prodotti e questo è qualcosa di unico nella storia. 

http://www.bibliotecapleyades.net/

Qualcosa di più

L’imperativo di sostituire Google e Facebook

Le nazioni stanno iniziando a prendere più seriamente il controllo del loro spazio d’informazione dopo che per anni hanno permesso ai giganti della tecnologia degli Stati Uniti, Google e Facebook, di monopolizzarli e sfruttarli

Il Vietnam, secondo un recente articolo di GeekTime, è l’ultimo paese che ha iniziato a fomentare alternative locali del motore di ricerca e della rete dei mezzi di comunicazione sociali, per riequilibrare il monopolio dell’informazione che oggi hanno nel loro paese i giganti della tecnologia del sud est asiatico.

Google e Facebook – Sono più che Motori di Ricerca e Social Media

I due giganti della tecnologia e altri come loro agli inizi possono essere sembrati ai politici, agli industriali e ai capi militari di tutto il mondo, delle corporazioni meramente opportuniste che cercano guadagni ed espansione.

Indubbiamente, Google e Facebook, tra gli altri, chiaramente sono diventati qualcosa molto più di questo.

Tutti e due hanno lavorato ed è verificabile per il Dipartimento di Stato per la ricerca di obiettivi geopolitici in tutto il mondo, dal collasso del governo della Libia ai tentativi di cambiamento del regime della Siria e l’utilizzo dei social media e della tecnologia dell’informazione di tutto il mondo per manipolare la percezione pubblica e ottenere mete sociopolitiche in nome di Wall Street e Washington per molti anni.

L’utilizzo delle reti sociali per controllare lo spazio di informazione di una specifica nazione, e utilizzarlo come un mezzo per arrivare alla sovversione sociopolitica e anche a un cambiamento di regime ha raggiunto l’apice negli Stati Uniti nel 2011 con la gestione della “primavera araba”.

All’inizio dipinta come manifestazioni spontanee organizzate su Facebook e altre piattaforme di social media, adesso è stato rivelato in alcuni articoli quelli del New York Times, Gruppi di statunitensi che aiutano a fomentare “Rivolte Arabe“, che il Governo degli Stati Uniti aveva addestrato attivisti anni prima delle proteste, con con Google e Facebook partecipando direttamente ai preparativi.

I fronti di opposizione finanziati e appoggiati dalla Fondazione Nazionale per la Democrazia (NED) del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti e dalle loro filiali,

  • Casa della Libertà (Freedom House)
  • Istituto Repubblicano Internazionale (IRI – International Republican Institute)
  • Istituto Nazionale Democratico (NDI – National Democratic Institute),

…furono invitati a varie riunioni dove i dirigenti con i loro gruppi di appoggio tecnico di Google e Facebook presentavano loro i piani di gioco da eseguire nel 2011 coordinati agli Stati Uniti e ai mezzi di comunicazione europei che avevano anche assistito alle riunioni.

Il risultato finale fu quello di armare virtualmente le reti sociali, che agivano come coperchio per quello che fu una serie pianificata da tempo di colpi militari regionali fortemente armata che finalmente buttarono giù i governi di:

  • Tunisia
  • Egitto
  • Libia
  • Yemen,

…con il governo della Siria adesso accerchiato da 6 anni di guerra come risultato.

E’ stato durante il conflitto in Siria che Google è stato di nuovo coinvolto.

Il Guardián, in un articolo del 2012 dal titolo “Siria – E’ possibile cambiare il nome delle strade su Google Maps?”, avrebbe dato questa informazione:

Nella loro lotta per liberare la Siria dalle grinfie del presidente Bashar al-Assad, attivisti antigovernativi si sono imbarcati in un progetto per cancellarlo dalla mappa. Letteralmente…

Su Google Maps, le principali vie di Damasco dedicate alla famiglia Assad sono apparse cambiate con il nome degli eroi della rivolta. La primavera araba prende forma così.

Quando i ribelli contro Gheddafi fecero sparire a Tripoli l’agosto scorso, il nome della piazza principale della città dal servizio di mappe durante la notte – da Piazza Verde, nome datogli dall’antico dittatore, è divenuta “Piazza dei Martiri”.

Il servizio di mappe del gigante di Internet ha una storia importante nelle dispute politiche.

Il monopolio di Google nelle nazioni che non hanno un’alternativa locale, assicura chela percezione pubblica sia influenzata di traverso da questi metodi ingannevoli.

The Independent, in un articolo del 2016 intitolato “Google progetta di aiutare i ribelli siriani a sconfiggere il regime di Assad – Asseriscono così nella posta elettronica filtrata di Hillary Clinton“, continuerebbero a dire altro sull’attività di Google per quanto riguarda la Siria:

Uno strumento interattivo creato da Google è stato disegnato per alimentare i ribelli siriani e aiutarli a distruggere il regime di Assad, così hanno rivelato le mail di Hillary Clinton secondo i rapporti effettuati.

Controllando e monitorando quanti si cancellavano dall’indirizzo della Siria, è stato progettato come dicono i resoconti, un modo per animare più persone a cancellarsi e a dare fiducia all’opposizione ribelle.

E’ chiaro che Google è molto più di solo ricerche in Internet.

Le nazioni sarebbero comunque irresponsabili a permettere che una impresa straniera eserciti un controllo sul suo spazio di informazione – specialmente alla luce degli abusi documentati, verificati – come lo sarebbero se imprese straniere esercitassero un controllo su altri aspetti essenziali dell’infrastruttura nazionale.

Vietnam prende il controllo del suo spazio d’informazione

L’articolo sul GeekTime, condiviso con il Dipartimento degli Stati Uniti NDI su Twitter dal titolo “Si tratta di una campagna del Vietnam per costruire un’alternativa a Facebook per lottare contro le notizie false o è per fomentare la censura?”,

così scrive:

Durante una riunione all’inizio di questo mese, Truong Minh Tuan, Ministro per l’Informazione e le Comunicazioni del Vietnam, ha detto che il governo sta incoraggiando le industrie di tecnologie vietnamite a costruire sostituti locali di piattaforme come Facebook e Google (che sono le più popolari del genere in Vietnam).

L’articolo diceva anche:

Si tratta di una campagna più ampia “per rafforzare la sicurezza cibernetica” e l’integrità dell’informazione del paese.

“Il piano è cercare di abbordare il problema di come su Facebook, le ‘pagine false’ crescevano senza controllo, con un contenuto antigovernativo.” Queste le parole di Taun.”

“Guardando oltre, abbiamo bisogno di reti sociali utili alle società locali che possano rimpiazzare e competere con Facebook.”.

La menzione del NDI all’articolo ha la pretesa di far comprendere che il governo vietnamita ottiene dei guadagni a partire dalle localizzazioni dei motori di ricerca e dei social media – e lo fa.

La localizzazione dello spazio d’informazione del Vietnam, però, non è diversa dalla localizzazione dell’infrastruttura dell’industria della difesa, dell’energia, dell’acqua, delle scuole e della sanità vietnamita.

Tutti dovrebbero essere controllati dal popolo vietnamita non da Washington, Wall Street, o Silicon Valley. Se il governo vietnamita abusa di questa localizzazione o non lo fa, è un problema del popolo vietnamita.

La vera preoccupazione del NDI è che una volta avvenuta quella localizzazione della tecnologia d’informazione in Vietnam, questi effettivi vettori di rivolta sociopolitica saranno chiusi per sempre agli speciali interessi finanziari e corporativi della politica estera degli Stati Uniti come i fronti di lavoro dell’NDI.

Fonte:  http://www.bibliotecapleyades.net/

Basta con quest’informazione OGM!

di Enrico Galoppini

Che questo sistema ed i suoi difensori a spada tratta sentano oramai il fiato sul collo di un sacco di gente stufa di essere raggirata e che cominciato, da un po’ di tempo a questa parte, ad insospettirsi che “qualcosa non va” e che vuole sapere ed informarsi al di là dei consueti canali “ufficiali” è un dato talmente evidente da far risaltare come patetici e goffi i tentativi di mantenerlo in piedi raccontando sempre le stesse storielle.

Si va dalle trite e ritrite versioni ufficiali sulla storia del Novecento (e non solo) a riproposizioni delle stesse indiscutibili “verità” politiche, scientifiche ed economiche. In certi momenti, ascoltando o leggendo gli esponenti di una “cultura ufficiale” sempre più arroccata sulle posizioni, sembra di stare fermi alla seconda metà dell’Ottocento, quando garrivano gli stendardi del mito del Progresso che avrebbe “liberato” per sempre l’umanità da secoli di “oscurantismo”.

A sentire certi soloni dell’accademia, della “divulgazione scientifica” e del giornalismo, attaccati pervicacemente a quell’idea di Progresso, oggi vivremmo in un mondo gravemente minacciato da una “superstizione” di ritorno, veicolata, tanto per non farci mancare “le streghe”, da internet e dai “social media”, divenuti, secondo costoro, un qualche cosa a metà tra dei mezzi d’informazione veri e propri e la chiacchiera da bar.

Sono preoccupazioni, queste ultime, emerse dal Festival del giornalismo alimentare che si tiene a Torino in questi giorni e del quale il tg regionale del Piemonte ha dato conto ospitando un docente del locale ateneo. Il quale, prendendola alla larga e citando in ordine sparso “avvelenatori medievali” e persino cannibali (!), ha messo in guardia gli ascoltatori dalle nuove “paure” messe in circolazione nei suddetti “bar virtuali” al riguardo di un tema importante come quello dell’alimentazione.

Il sottoscritto, che ormai ha fiuto – oserei dire

capacità di “premonizione” – appena un soggetto di questi ben integrati apre bocca, ha immediatamente capito dove si voleva andare a parare: la difesa degli Ogm. O l’attacco a coloro che li criticano, il che è la stessa cosa.

Dopo la premessa pittoresca utile a denigrare e ridicolizzare chi ha da obiettare al riguardo degli organismi geneticamente modificati, si è arrivati al dunque: “si teme addirittura che possano avere capacità mutagene”. Come dire: l’ennesima “bufala”!

Perché, è stato dimostrato forse il contrario? E cioè che questo cibo-non-cibo – questo cibo incapace di riprodursi (!) e dunque più vicino alla materia inerte che alla vita – è esente da controindicazioni e danni per la salute dell’uomo? Assolutamente no.

È la stessa storia dei vaccini: voi intanto vaccinatevi per tutto, anche per il semplice stare al mondo, ché poi se vi viene qualcosa di grave o anche “solo” debilitante ci penseranno gli “studi scientifici” a “dimostrare” che non vi è alcuna relazione tra patologie o danni permanenti insorti – guarda un po’ – subito dopo un vaccino, e la somministrazione di sostanze sature di elementi che non dovrebbero essere inoculate in un organismo sano al solo fine di “prevenire” certe malattie.

Se poi vogliamo parlare di cosiddette “scie chimiche” si rasenta la follia. Proprio a Torino, mentre tutto “il problema” sembra essere circoscritto ai motori diesel (hai visto mai che il mitico “mercato dell’auto” riceve una spintina a causa dei divieti di circolazione delle euro 4?) e non all’insensato e pervicace abuso dell’automobile, i cieli vengono irrorati senza pietà ed infine “velati” da inquietanti (ma sicuramente “innocue”: lo dicono gli “scienziati”!) coltri biancastre che, in una prima fase, sono le famose “scie chimiche” persistenti in forma di scia per un tempo inspiegabile se si trattasse di sole “scie di condensazione”. Nelle giornate di “bel tempo” (che non prevedono più nubi, beninteso) è cosa ordinaria osservare l’evolversi di questo crimine perpetrato sulle nostre teste, anche se si trattasse di generico “inquinamento”.

Ma anche alzare il naso all’insù pare esser diventata attività da cospirazionisti e paranoici, come quelli che insistono nel dire, argomenti alla mano, che gli Ogm fanno male e basta, anche se i loro creatori fan di tutto per renderceli simpatici e necessari (“fame nel mondo” ed altri ricatti e/o disastri fabbricati per renderli “indispensabili”: creazione del problema e “soluzione” del problema).

La soluzione è comunque a portata di mano: fare del “buon giornalismo”! Parola dell’accademico, dell’intervistatrice e, naturalmente, del “festival” dove avranno servito, presumibilmente, un buffet a base di Ogm, giusto per dare l’esempio e dimostrare che tutta questa delizia non nuoce alla salute, anzi fa bene, benissimo, come gli ‘ingredienti’ di quei pasticci che sono i giornali e i tigì.

Fonte: http://www.ildiscrimine.com/