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Il Magico Futuro dell’Augmented Reality (AR)

UN FUTURO MAGICO. PECCATO PER GLI UMANI
(SCORDATE L’EUROZONA 2)

Ce l’hanno già pronto il Futuro Magico, indicibili cambiamenti che neppure immaginate, un progresso umano formidabile. Ma ora vi ghiaccio il sangue: sarà in mano a chi? E peggio: per quali portafogli? E ancora peggio: gli Stati moderni, ormai ridotti a carcasse di pollo in discarica, come soccorreranno i milioni su milioni di cittadini che rimarranno fuori dal… Futuro Magico?

Mi è balzata in mente un’immagine antica da libro delle favole di questo Futuro Magico: il disegno della vetrina della pasticceria inglese dei tempi di Dickens, lussuriosi dolci e prelibatezze dietro il vetro, ma in strada orde di bambini sudici con nasi e mani appiccicate dall’altra parte della vetrina, nel gelo, a guardare quel paradiso. Così sarà per i vostri figli e i figli dei figli, il Futuro Magico.

Ma cosa c’è di così fantastico dietro alla vetrina? Ecco, inizio l’elenco.

Il Graphene, la nanotechnologia e gli OLEDs. Materiali e applicazioni.

Il Graphene è un singolo strato di materiale con proprietà mai esistite in nessun altro materiale al mondo. E’ più forte dell’acciaio, conduce meglio del rame, è sottile come un singolo atomo, come semiconduttore è praticamente trasparente, e ha applicazioni ovunque, per esempio nel filtraggio dell’acqua, e questo varrebbe tantissimo per i Paesi più poveri dove ancora muoiono come zanzare per ciò che bevono. Ci possiamo contare che le Nazioni Unite acquisiranno il brevetto per poi far bere centinaia di milioni di gente in stracci? Come no.

Gli OLEDs sono tecnologie visive, che trasformeranno le tv, gli smart phones in applicazioni molto più flessibili, intercambiabili, permetteranno a una televisione di casa di essere ripiegata in un tablet e poi anche in uno smartphone. Inimmaginabile come cambierà le comunicazioni o l’intrattenimento. Cosa che preoccupa, perché questo binomio – comunicazioni e intrattenimento – è già stato l’artefice della caduta in apatia di milioni di cittadini mentre il Vero Potere gli fotte la vita alle spalle.

Le nanotecnologie sono immense, non ho altro modo per descriverle. Prendete anche le più avanzate chemioterapie di oggi. La nanotecnologia saprà arrivare dritto alla singola cellula cancerosa senza mai sfiorare un’altra singola cellula sana del corpo. Su questo capitolo si sa già tantissimo, non mi dilungo. Mi chiedo solo se le Sanità Pubbliche, oggi in difficoltà per gli stipendi degli infermieri e con 4 centri d’eccellenza ogni 70 milioni di abitanti, se le potranno mai permettere le chemio nanotecnologiche. O avremo un bel doppio binario della morte? Il Signor X che in 6 mesi risolve il carcinoma, e il tizio Y che in 6 mesi scrive il testamento.

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Eccoci alla AUTO 2.0. L’intera industri automobilistica si dissolverà in nulla, polvere del passato. Letteralmente, con tutti gli impianti e tutti i dipendenti e operai di oggi che vanno in fumo.

I motori non esisteranno più. Ci saranno motori elettronici. E’ la realtà che sta spazzando via tutti i mercati. Poi avremo non più automobili, ma supercomputers. Dimenticate l’auto di oggi con i marchingegni software. Le auto che arrivano sono fornite di Intelligenza Artificiale (AI), sapranno portarci da luogo a luogo senza nessuna interazione umana. Non esisterà più il mercato dove un compra un’auto, svaniranno i concessionari, e il 90% dell’impiego burocratico del mondo dei trasporti privati. Le auto si chiameranno a domicilio attraverso gli smart phones, e saranno usate solo per lo scopo richiesto. Fine del vecchio modo di acquisto auto, uso e rottamazione.

Spiace dirlo, ma le industrie tradizionali dell’auto saranno spazzate via e dovranno adattarsi. Ma non solo. Immaginate quanto indotto verrà distrutto da questi cambiamenti, i calcoli della perdita occupazionale di AUTO 2.0 sono… incalcolabili, è già stato dichiarato. Ogni auto circolante sarà appunto un supercomputer fatto da altri supercomputers intelligenti. Non una singola mano operaia esisterà più e fra pochissimo.

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AI, ormai notissimo acronimo per Artificial Intelligence. Passeremo da un mondo, oggi, dove gli umani danno regole alle macchine, a un mondo dove gli umani porranno problemi alle macchine e loro penseranno e li risolveranno. Per gli investitori questo significa centinaia di miliardi di dollari di risparmi. Il trucco qui sta nella velocità in cui gli algoritmi stanno superando la velocità del cervello umano. AI sta arrivando alla capacità delle macchine di pensare e risolvere problemi molto più velocemente di qualsiasi umano o industria. Pensate alla Sanità, velocizzazione delle diagnosi, eliminazione dell’errore. Nella grande distribuzione vediamo AI eliminare il bisogno di gran parte del personale, alcuni studi dicono di tutto il personale. Di nuovo, e chi li raccoglie sti milioni a spasso?

Ma ciò che dovrebbe terrorizzare noi umani dell’arrivo di AI sono le applicazioni in capo di Forze dell’Ordine e Militari. La pattuglia che ti ferma sui viali non esisterà più. Né esisterà il soldato e tutta la catena di comando sul campo di battaglia. Ora, il problema di liquido orrore qui sta in quale Codice Etico-Morale verrà impiantato a questi poliziotti o soldati e generali nella loro AI. Se l’asticella verrà posta a zero tolleranza, l’umano dall’altra parte sarà annullato in ogni sua manifestazione, ragionamento, colloqui, persino cultura giuridica. Non sarà più umano.

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L’Agribusiness, cioè quella che oggi è la più colossale industria del Pianeta Terra. Nei prossimi 30 anni la popolazione terrestre crescerà del 35%, ma la terra per produrre cibo crescerà solo del 4%. Per nutrirci tutti, i produttori avranno bisogno di nuove tecnologie.

Avremo la cosiddetta Agricoltura di Precisione per estrarre il quadruplo da ogni ettaro di terra. Ci saranno non più i mega macchinari trattori agricoli di oggi, che devastano i terreni, tolgono acqua e inquinano, ma mini macchinari software che faranno lo stesso lavoro con un decimo dell’impatto e dello spreco di raccolto. I drones si sostituiranno ai contadini. Contadini: addio, fine, a casa o al cimitero. I drones esamineranno ogni cm quadrato di terra e riferiranno problemi che il contadino non capirebbe mai a centrali operative di Agriscienziati. Poi ci sarà la Semina di Precisione, cioè software che diranno alle aziende cosa piantare in ogni cm quadrato di terra perché sanno che lì il seme crescerà meglio. Poi i Fertilizzanti di Precisione. Non più immense spruzzate di fertilizzanti agli idrocarburi, ma applicazioni precise per ogni seme e limitate alla necessità del singolo seme, con un risparmio di fertilizzanti immenso. Bè, tutto questo si trasforma per gli investitori in un mercato di 240 miliardi di $ entro il 2050.

Avete letto bene: PER GLI INVESTITORI. Qualcuno dotato di almeno 4 neuroni immagina che questi miracoli di cibo per cm quadrato saranno esportati GRATUITAMENTE in Sudan, Chad, Bangladesh, India, Ande, o Medioriente? No comment. E i nostri contadini? E la tutela di cosa c’è in tutta sta… Precisione che finisce nella patata che mangi, mentre sappiamo oggi che Agribusiness sta piegando la Commissione UE a deregolamentare tutti i controlli di salute? Ah! bé, certo, ci sarà poi la Precisione della nano-diagnosi di cancro dopo 30 anni di sta roba che mangi, ok, allora tutto a posto. 

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La fabbrica come l’abbiamo sempre conosciuta. L’industria manifatturiera affronta oggi la sua più grande rivoluzione dall’800. La cosiddetta fabbrica sparirà del tutto, come sono sparite le carrozze a cavallo. Il futuro della robotizzazione farà risparmiare all’industria manifatturiera immediatamente almeno 500 miliardi di $. Prima innovazione: Ecosistema Virtuale.

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Oggi i passaggi per produrre il prodotto finito sono tantissimi, ma con l’innovazione virtuale si ridurranno a un decimo, naturalmente significa robot e software. Ma non ci saranno più robots, ci saranno i COBOTS cioè robots che collaborano con una figura umana che li integra, ma ovviamente queste figure umane non saranno più l’operaio o l’operaia, né l’impiegato o l’impiegata, né il magazziniere ecc.. Poi ci sarà un controllo strettissimo del top management sui pochi lavori svolti da umani rimasti, permesso dalla AI, con un risparmio di costi e sprechi ed errori immenso. Che dire del prezzo umano di posti di lavoro in tutto questo? Bè, le industrie si focalizzeranno più sui luoghi dove quest’unione di AI e lavoro umano è possibile, piuttosto che sui luoghi dove l’impiego costa di più o di meno. Il modello futuro della fabbrica sarà adattato ai bisogni dell’industriale e ai vantaggi che i creatori di AI technology gli possono dare.  

Allora poche balle: chi ci rimetterà saranno sia i dipendenti dell’Occidente, che quelli del Terzo Mondo, perdenti entrambi, e i vincitori sono industriali e colossi high tech della Cobotizzazione.

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I Drones. Questi robot volanti, alcuni grandi come mosche (oggi già esistono al DARPA USA), daranno efficienza e costi assai minori, per un business di 100 miliardi di dollari entro soli 5 anni. I drones sono noti per gli usi militari, ma sono già pronti per il mercato dei consumatori e per il business. Per esempio si useranno per le riprese televisive e cinematografiche, per le ispezioni dei lunghissimi oleodotti a rischio di attentati o di usura, o per la mappatura dell’edilizia e dello stato di degrado delle città, o per la già citata Agricoltura di Precisione dove i drones ispezioneranno ogni stelo di grano singolarmente.

Ma soprattutto i governi useranno i drones sostituendo intere forze di polizia o di guardie di finanza, nelle ispezioni del territorio, delle frontiere, e persino dei carichi commerciali che passano quelle frontiere. Si sostituiranno ai vigili del fuoco per mappare incendi senza l’uso degli elicotteri che sono molto imprecisi. La promessa certa è appunto di un business di almeno 100 miliardi di dollari in 5 anni.

Bella notizia per i cameramen che andranno a spasso, per oceani di tecnici che andranno a spasso, per i poliziotti e finanzieri licenziati, per i geometri sul lastrico, ma in effetti chi ha più bisogno degli umani oggi? 

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Virtual Reality (VR). E’ solo una parte di ciò che sta arrivando per ancora e definitivamente paralizzare miliardi di persone via da ogni forma d’impegno o attivismo e difesa sociale che richiede l’uso della strada e del corpo e della voce. L’altra parte in arrivo si chiama la Augmented Reality (AR). La VR ti obbliga a vestire una maschera che ti blocca tutta la vista, mentre la AR sono occhiali che fanno il doppio lavoro, quella della vista naturale e quello della VR. Entro 8 anni questo è un mercato da 80 miliardi di dollari.
 
Un esempio: chi cerca casa non dovrà più girare mesi in auto per visitare singoli appartamenti, ma starà a casa sul divano e con un set di VR li vedrà uno a uno in 3 dimensioni e in ogni dettaglio. Nelle scuole i ragazzi potranno vedere il mondo dal banco in classe, senza spostarsi di un metro dalla città, vedranno la Muraglia Cinese come fossero lì, o Calcutta, o Aleppo, ma senza il ‘disturbo’ degli odori dei poveri, dei fetori di sangue rappreso, e con una visione totalmente pilotata dalle Autorità occidentali. I Social Media ti permetteranno dal divano di casa di essere fra amici a una cena virtuale, e di corteggiare una persona per capire chi è prima ancora di muovere un passo da casa. O di non muovere neppure più un passo da casa, e avere un orgasmo, toccare un petto o un seno virtuali, e uscirne totalmente soddisfatti.
 

Qui l’arrivo della VR e della AR compiono come mai immaginato prima, né sognato prima, il sogno di Edward Bernays negli anni ’30 e di Samuel Huntington/Trilaterale nel 1975. Cioè L’INDUZIONE DI APATIA COMMERCIALE SU MILIARDI DI PERSONE ALTRIMENTI PERICOLOSE SE UN GIORNO S’INCAZZANO E VOTANO TRUMP, BREXIT O I ‘POPULISTI’. LA PAROLA D’ORDINE E’: RI-APATIAMOLI… Se oggi è un dramma convincere un cittadino a uscire di casa per contestare il proprio Comune, immaginate dopo, quando il tizio con la maschera/occhiali contesterà il Comune in 3d fra un amplesso 3D e l’altro.

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Fine e ricapitoliamo. Certo, è il Futuro Magico, ma per chi? in mano a chi? e con quali scopi manipolatori di massa? Arriva un Tsunami a 360 gradi nella vita di ogni abitante del pianeta, per i benestanti e per i miserabili, ma come si è visto a danno di entrambi e in numeri di miliardi. Il gruzzolo agli INVESTITORI, AI DETENTORI DI BREVETTI E DEI DIRITTI DI PROPRIETÀ’ INTELLETTUALE, IL POTERE TUTTO ALLA POLITICA CHE COMANDA DAVVERO.
 
Ma dramma nel dramma. Se rileggete e capite che i calcoli di perdita d’impiego e di diritti del lavoro sarà, appunto, incalcolabile, non ci sarà MMT o Programmi di Lavoro Garantito, né alcun altro intervento della putrefatta spesa pubblica che ci salverà.
 
Ve lo dico qui, io Paolo Barnard: mancano pochi anni al giorno in cui i nostri figli e i loro figli rimpiangeranno i… ‘Cattivi’ Merkel, Juncker, Draghi, Rothschild, Monti, Le Pen o Trump, e li vedranno come batuffoli di cotone a confronto a ciò che da Ray Dalio e questi fatti di cui sopra vi porteranno.
 
* con la gentile collaborazione di Goldman Sachs.
 

La fregatura del leviatano

La realtà supera la fantasia

Il Grande Fratello ci Guarda
Libro di Giuseppe Balena

Introduzione

Quando nel lontano 2006 ho deciso di iscrivermi a Facebook non immaginavo che un semplice gesto avrebbe potuto cambiare e influenzare la mia vita e quella di qualche miliardo di persone nel mondo. In quel periodo avevo appena riletto il romanzo 1984 di George Orwell. Una frase di quel libro mi era rimasta conficcata nel cervello e mi aveva sconvolto:

«Fino a che non diventeranno coscienti del loro potere,
non saranno mai capaci di ribellarsi
e fino a che non si saranno liberati,
non diventeranno mai coscienti del loro potere».

Le grandi abilità linguistiche e narrative di Orwell, d’improvviso, avevano proiettato un fascio luminoso e accecante.

Quando decisi di iscrivermi a Facebook, lo feci quasi per scherzo perché in quel periodo se ne parlava tantissimo, ma l’idea di dover condividere pensieri, foto e contatti su una piattaforma mondiale mi aveva fatto riflettere: l’immagine della prima home page del Social proiettata sullo schermo del computer mi fece pensare proprio a quello del Grande Fratello che “comandava” le vite dei personaggi del romanzo.

Ci veniva offerta una grande opportunità e per giunta gratuitamente: rintracciare i nostri amici, chattare, scambiare foto e video e soprattutto divulgare i nostri pensieri in una piazza virtuale di proporzioni imprecisate; in altre parole, il mondo virtuale sulla punta del nostro mouse. Tutto completamente a disposizione… ma cosa c’era da dare in cambio?

Quando un venditore di enciclopedie ci ferma per strada non dice che vuole vendere qualcosa, saluta e mette all’avventore in mano un piccolo regalo in modo tale che si senta obbligato e quindi non possa rifiutare l’offerta che successivamente gli verrà fatta. Piccoli stratagemmi di marketing spicciolo.

Facebook ci metteva in mano uno strumento straordinario e pochi hanno pensato all’inizio cosa in realtà chiedeva in cambio. La “fregatura” non era immediata né evidente, ma c’era: si trattava di barattare la nostra privacy per l’atavica e narcisistica voglia di notorietà e di apparire. Era il sogno di poter allungare all’infinito i famosi quindici minuti di notorietà di cui parlava Andy Warhol.

Ecco perché goliardicamente decisi di iscrivermi a Facebook con il doppio nome di Giuseppe Winston Balena Smith, proprio come il protagonista di 1984. Da allora non l’ho più cambiato.

Il libro che avete tra le mani nasceva inconsapevolmente in quel lontano 2006 e si è sedimentato lentamente negli anni come un puzzle che si ricompone pezzo dopo pezzo. Questo volume ha l’ambizione di analizzare nel dettaglio le azioni manifeste e nascoste “grazie” alle quali si esercita il controllo sociale nei confronti di tutti noi.

L’intento è di tracciare le linee della storia del controllo e della sorveglianza sociale, ma è anche idealmente quello di offrire un indice critico degli strumenti utilizzati nell’epoca in cui viviamo.

Ci sono, poi, i soggetti che, come vedremo, secondo i contesti di riferimento possono essere anche dei calembour: controllori, controllati, controllori, controllati e ibridi.

Il contesto di riferimento, invece, può essere classificato essenzialmente in privato, pubblico o ibrido. Dalla combinazione di questi elementi derivano infinite combinazioni che si manifestano in maniera più o meno palese nel quotidiano e che saranno illustrate e analizzate nel libro. In particolare si porrà l’attenzione sulle tecniche del controllo nella vita quotidiana e come queste siano subdole, invisibili ed enormemente estese.

Il libro propone, in prima battuta, un excursus storico cercando di rintracciare il momento dell’inizio sistematico e le ragioni del controllo sui cittadini.

L’analisi, inoltre, si estenderà da un lato ai soggetti principali che effettuano il controllo e dall’altra alla tipologia dei soggetti controllati, con particolare attenzione poi ai nuovi soggetti spuri e intermedi.

Un passaggio importante e cruciale nella trattazione riguarderà la distinzione e l’applicazione nella pratica dei concetti di controllo e sorveglianza e come questi si siano progressivamente adattati in maniera straordinaria rispetto all’evoluzione storica, sociale, economica, politica e antropologica.

Un ruolo centrale è detenuto dalla tecnologia e in particolare dall’avvento e dal massiccio utilizzo del computer in ambito domestico prima, accompagnato dall’utilizzo di Internet, e dall’irruzione sulla scena dei cellulari e in particolare, poi, degli smartphone e dell’enorme carico di applicazioni che girano sugli stessi.

La rivoluzione di Internet e del Web è abbastanza recente nella storia dell’umanità, ma già forse vecchia se ne si considera l’evoluzione rapidissima.

Vediamone alcune date importanti:

1969: collegamento dei primi computer tra quattro università americane;
1971: la Rete Arpanet connette tra loro 23 computer;
1972: Ray Tomlinson propone l’utilizzo del segno @ per separare il nome utente da quello della macchina;
1980: primo “hack” della storia di Internet e sperimentazione sulla velocità di propagazione delle email;
1982: definizione del protocollo tcp/ip e del concetto di “Internet”;
1983: appaiono i primi server con i nomi per indirizzarsi ai siti;
1984: la Rete conta ormai mille computer collegati;
1985: assegnati i primi domini nazionali;
1987: a Internet sono connessi 10 mila computer. Il 23 dicembre viene registrato il dominio “cnr.it”, il primo con la denominazione geografica dell’Italia, ossia il sito del Consiglio Nazionale delle Ricerche;
1989: sono connessi a Internet 100 mila computer;
1993: apparizione del primo browser pensato per il Web;
1996: sono connessi a Internet 10 milioni di computer;
2000: gli utenti di Internet sono 200 milioni in tutto il mondo;
2008: gli utenti di Internet sono circa 600 milioni in tutto il mondo;
2009: gli utenti di Internet sono circa 1 miliardo in tutto il mondo;
2011: gli utenti di Internet sono circa 2 miliardi in tutto il mondo;
2015: gli utenti di Internet sono oltre 3,3 miliardi in tutto il mondo.

Un nodo cruciale che ha segnato il punto di svolta per l’esercizio del controllo, come vedremo, è stato il passaggio dal cellulare allo smartphone. Il telefono cellulare fu inventato da Martin Cooper, direttore della sezione ricerca e sviluppo della Motorola e fece la sua prima telefonata il 3 aprile 1973. Dopo dieci anni la Motorola decise di produrre un modello in versione commerciale dal costo di 4.000 dollari.

Il primo smartphone, chiamato “Simon”, fu progettato dalla ibm nel 1992 e commercializzato dalla BellSouth a partire dal 1993. Oltre alle comuni funzioni di telefono incorporava il calendario, la rubrica, l’orologio, il block notes, le funzioni email e i giochi, mentre per poter scrivere direttamente sullo schermo era disponibile un pennino. Come si può notare sia per Internet sia per la genesi storica dal cellulare allo smartphone, il tutto si è concentrato a cavallo degli anni Settanta: un’evoluzione vorticosa concentrata in circa quarant’anni di storia.

Se spostiamo poi lo sguardo al mondo dei Social Network, alcune cifre parlano da sole e sono impressionanti:

su Facebook sono attivi circa 500 mila utenti al secondo;
Facebook pubblica circa 41 mila post (messaggi di stato, condivisioni, immagini e così via) ogni secondo, mentre ogni minuto si cliccano 1,8 milioni di “mi piace” e 350 gb di dati passano per i server; ogni dieci secondi vengono caricati su YouTube più di 50 ore di video, in pratica il corrispettivo di circa 40 anni di contenuti al giorno; in un minuto vengono scambiati circa 278 mila messaggi su Twitter; su Instagram vengono postate circa 3.600 foto al secondo.

A questo scenario bisogna aggiungere che il numero dei siti continua a crescere: ne nascono, infatti, ogni minuto in media 571. Per quanto riguarda, invece, la registrazione dei domini, ogni 60 secondi ne vengono approvati in media 70. Sono, invece, circa 204 milioni le email spedite in media ogni minuto.

Ciò che a livello tecnologico oggi diamo quasi per scontato, in realtà ha una vita relativamente recente, sebbene sia stato in parte “profetizzato” da opere letterarie e film. Basti pensare, solo per citare alcuni esempi, a libri come 1984 di George Orwell e Il mondo nuovo di Aldous Huxley o alle pellicole cinematografiche come Minority Report o The Truman Show.

L’altro aspetto correlato al controllo è di natura giuridica e riguarda il deficit nell’ambito della normativa della privacy; ai proclami di tutela giuridica della privacy corrisponde, invece, un’erosione continua e impalpabile della stessa nella vita quotidiana. Da un lato, quindi, si spinge verso misure spesso eccessivamente rigide di tutela della privacy, mentre dall’altro si manifesta una costante e inesorabile strategia del controllo.

Un aspetto cruciale riguarda, quindi, il rapporto tra privacy e controllo; questi due elementi costituiscono un complicato sistema di vasi comunicanti strettamente dipendenti e non sempre o quasi mai in equilibrio.

I dati allarmanti che tracciano poi anche una direzione futura segnalano alcuni pericoli che sarà bene tenere in considerazione: spesso siamo tutti noi a fornire gli strumenti idonei per esercitare un controllo su noi stessi e in questo caso sul banco degli imputati c’è certamente la tecnologia. Pur di avere la comodità di determinati servizi che ci rendono la vita “più tecnologica” rinunciamo spontaneamente alla nostra privacy, forse senza nemmeno accorgercene, prestando il fianco alla possibilità remota o, spesso, alla certezza di essere controllati.

È in corso un avanzamento inarrestabile di questo processo. Il controllo e la sorveglianza sulla popolazione sono essenzialmente fenomeni sociali che incidono però profondamente sulla sfera personale. Si intrecciano, pertanto, una dimensione comunitaria e una individuale, influenzandosi reciprocamente. Basterebbe analizzare, per esempio, le ragioni per le quali ogni utente si iscrive a un Social Network: nella maggior parte dei casi è per spirito emulativo, ossia perché gli amici o i conoscenti l’hanno già fatto o perché se ne parla diffusamente.

Entrano in gioco alcune dinamiche descritte, per esempio, da Gustave Le Bon nel suo saggio Psicologia delle folle:

«Dal solo fatto di essere parte di una folla, un uomo discende da generazioni su una scala di civiltà. Individualmente, potrebbe essere un uomo civilizzato; nella folla diviene “barbaro” in preda all’istinto. […] Un individuo nella folla è un granello di sabbia fra altri granelli di sabbia, mossi dalla volontà del vento».

Le Bon fu il primo a studiare scientificamente il comportamento delle folle, cercando di identificare i caratteri peculiari e le tecniche per guidarle, suggestionarle e controllarle. Applicando un paradigma di studio scientifico derivato dall’approccio clinico, Le Bon ha utilizzato i concetti di contagio e suggestione per spiegare i meccanismi della folla che portano all’emergere dell’emotività, dell’istinto e dell’inconscio, altrimenti repressi nella sfera individuale.

Nella sua opera più famosa ha analizzato il ruolo delle masse in un’accezione negativa: la massa viene intesa come una forza di distruzione, priva di una visione d’insieme, indisciplinata e portatrice di decadenza, esaltando invece la minoranza come forza capace di creare. Nella sua visione la massa, permeata da sentimenti autoritari e d’intolleranza, crea un inconscio collettivo attraverso il quale l’individuo si sente deresponsabilizzato e privato dell’autocontrollo.

Secondo Le Bon, infatti, le folle sono influenzate da fattori che determinano le opinioni e le credenze quali fattori remoti e fattori immediati. I fattori remoti sono: la razza, le tradizioni, il tempo, le istituzioni politiche e sociali, l’istruzione e l’educazione. I fattori immediati, invece, si sovrappongono a quelli remoti e sono contingenti, ossia non stratificati nel corso del tempo e determinano, pertanto, le azioni attive delle folle nell’immediato. Tra questi ultimi, un posto importante è occupato dalle immagini, dalle parole e dalle formule.

Sono proprio questi gli elementi sui quali si fa leva per innescare i meccanismi del controllo. Se proviamo, infatti, ad analizzare le principali forme di controllo, queste si rifanno e utilizzano tali categorie.

La griglia concettuale proposta da Le Bon, dunque, può essere considerata un filtro interpretativo soprattutto della società ipertecnologica in cui stiamo vivendo.

Facebook, per esempio, utilizza proprio le parole e le immagini come elementi fondanti del suo funzionamento. Il controllo tramite le telecamere pubbliche, invece, utilizza le riprese video e quindi le immagini. Il controllo tramite la tecnologia RFID, che avremo modo di analizzare in maniera approfondita, utilizza il concetto di formula, ossia un meccanismo che regola una funzione ben precisa: se dispongo di un dispositivo di qualsiasi natura con un RFID posso pagare istantaneamente passando la mia tessera vicino all’apposito lettore, ma allo stesso tempo saranno facilmente rintracciabili le mie transazioni finanziarie.

Attualizzando il pensiero di Le Bon, dunque, la massa stratifica le proprie opinioni seguendo schemi ben precisi e collaudati che dipendono da fattori endogeni ed esogeni, alcuni standardizzati e altri modificabili.

Con gli studi di Le Bon viene attualizzato e reso moderno il rapporto delle folle con l’entità sovraordinata che dovrebbe gestirle. Una comunità ha una connotazione precisa ed è strettamente legata al concetto di nazione, ossia ha una certa identità che si coagula intorno ai concetti fondanti proprio dello Stato. La folla, invece, non è identitaria e non è facilmente governabile e identificabile dalle strutture statali che seguono invece logiche e dinamiche particolari.

Nel Novecento, in particolare, le folle si sono sostituite progressivamente alle comunità. In questo passaggio e in questa mutazione genetica della società risiede il seme del cambiamento anche delle forme di controllo esercitate dal Leviatano.

Uno schema, evidenziato nel libro La società postpanottica di Massimo Ragnedda, può riassumere in maniera esaustiva i punti chiave che hanno determinato i passaggi verso la situazione attuale:

Premodernità Modernità Postmodernità
Autocentrato Eterocentrato Extracentrato
Capo tribù, famiglia o signore feudale Stato nazione Multinazionali
Norme e sanzioni imposte dalla tribù Norme e sanzioni imposte dallo Stato Norme imposte dalle multinazionali e sanzionate dagli Stati
Soggettivo Oggettivo Virtuale
Personificato dal capo tribù Personificato dallo Stato Avvicinamento virtuale dello Stato al cittadino ma in mano alle multinazionali
Evidente e assoluto Evidente ma non assoluto Non evidente ma potenzialmente assoluto
Autarchico e legittimo Centrale e legittimo Decentrato e illegittimo
Tradizione (sguardo orientato al passato) Giurisprudenza (sguardo orientato al presente) Previsione (sguardo orientato al futuro)

La postmodernità è lo scenario nel quale germogliano e crescono in maniera impressionante il controllo e la sorveglianza delle persone. L’epoca verso la quale stiamo correndo in maniera folle e spesso sconsiderata è l’immediata conseguenza della modernità e della sua crisi. Questo concetto risulta centrale: la postmodernità nasce già intrinsecamente nella sua essenza come involuzione della modernità e come decadenza culturale, politica, sociale ed economica di essa.

La cornice di riferimento è la nascita di quella che Bauman ha definito come “società liquida”.

L’elemento fondamentale è l’incertezza. Questo sistema crea effetti particolari e unici: la globalizzazione, l’industria della paura, lo smantellamento delle sicurezze e una vita liquida sempre più frenetica e costretta ad adeguarsi alle attitudini del gruppo per non sentirsi esclusi. Dai rifiuti industriali si passa così ai rifiuti umani.

L’esclusione sociale elaborata da Bauman non si basa più sull’estraneità al sistema produttivo o sul non poter comprare l’essenziale, ma sul non poter comprare per sentirsi parte della modernità. Secondo Bauman il povero, nella vita liquida, cerca di standardizzarsi agli schemi comuni, ma si sente frustrato se non riesce a sentirsi come gli altri, cioè se non riesce a sentirsi accettato nel ruolo di consumatore. In tal modo, in una società che vive per il consumo, tutto si trasforma in merce, incluso l’essere umano. La società, pertanto, crea i rifiuti dai prodotti in eccesso e i rifiutati come individui di scarto per il mancato processo di omologazione.

Ecco che avanza il postmodernismo caratterizzato da un’economia estesa globalmente, invasa dalla pubblicità e della televisione che agiscono come fattori condizionanti e costellata da un enorme flusso di notizie ormai incontrollabili provenienti dal Web.

Cerchiamo di fare uno sforzo di immaginazione: in questa cornice appena descritta proviamo a dipingere un quadro di una società a metà strada tra il romanzo 1984 e la pellicola Minority Report, entrambi nella doppia versione romanzata e cinematografica.

Proviamo a immaginare una vita senza privacy, una vita trasparente dove ognuno può sapere tutto di ogni singolo individuo. Un incubo dove tutto viene tracciato e registrato da quando uno mette il piede fuori dal letto fino a quando lo rimette dentro. In mezzo un’intera giornata dove ogni azione, o quasi, lascia una traccia indelebile. Il cellulare, il navigatore satellitare, il computer, le telecamere, il bancomat: ogni singolo momento è monitorato.

Qualcuno potrebbe scandalizzarsi, gridando all’esagerazione. È curioso invece notare come ci siano alcune situazioni reali che, spesso, vanno ben oltre quelle prospettate nelle trame narrative di Orwell o Huxley.

Tutto questo non può essere vero perché in fondo la nostra vita negli ultimi quarant’anni è sicuramente migliorata: questo scenario può essere solo frutto della fantasia, non può essere la realtà.

Invece, non è così: la realtà potrebbe superare la fantasia.

FONTE https://www.macrolibrarsi.it/speciali/introduzione-il-grande-fratello-ci-guarda-libro-di-giuseppe-balena.php

Giuseppe Balena nato a Matera nel 1975. Vive e lavora a Ferrandina (MT) come giornalista, scrittore e comunicatore web. Laureato nel 2001 in Scienze Politiche presso l’Università degli Studi di Bari. Da luglio 2015 è redattore per la rivista «Mistero» dell’omonima trasmissione televisiva di Italia Uno. Già redattore per testate giornalistiche cartacee e online.

Fonte attiva diretta: http://www.nogeoingegneria.com/

Cavie accondiscendenti

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Un trilione di sensori saranno connessi entro il 2022

«Entro il 2022 almeno un trilione di sensori saranno connessi e ciò permetterà alle persone di percepire completamente il proprio ambiente».  E’ una delle previsioni del World Economic Forum che ha pubblicato la ricerca «Global Agenda Council on the Future of Software & Society» alla quale hanno partecipato 800 esperti.

Nel 2025, ecco come potrebbe essere la società secondo le previsioni:

– Il 10% delle persone indossano abiti collegati a internet (affidabile al 91,2%)
– Il 90% delle persone hanno accesso ad un servizio illimitato e gratuito (supportato dalla pubblicità) di storage (affidabile al 91.0%)
– 1 trilione di sensori si collegano a (Internet 89.2)
– Il primo robot farmacista negli Stati Uniti (86,5)
– Il 10% di occhiali da lettura si connettono ad internet (85,5)
– L’80% delle persone hanno almeno un contenuto digitale su internet (84,4)
– La prima auto stampato 3D in produzione (84.1)
– Almeno un governo ha sostituito il censimento su carta con sorgenti Big Data (82,9)
– Il primo telefono cellulare impiantabile disponibile in commercio (81.7)
– Il 5% dei prodotti di consumo vengono stampati in 3D (81.1)
– Il 90% della popolazione utilizza uno smartphone (80,7)
– Il 90% della popolazione ha accesso regolare a internet (78,8)
– Le Auto senza conducente sono il 10% di tutte le auto su strade americane 78.2)
– Il primo trapianto di un fegato stampato in 3D (76.4)

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SIAMO CAVIE

Le onde elettromagnetiche sono emanate dai cellulari, dai WI-FI, dalle antenne telefoniche radio-televisive, dai radar, dai cordless e altri dispositivi e sono dannose per l’uomo – quanto dannoso lo sapremo forse fra qualche anno. In pratica siamo tutti come cavie, più delle volte accondiscendenti, cavie di un laboratorio a cielo aperto, attraversato da milioni di onde invisibili artificiali. Applicare il principio di precauzione emanato in merito nel maggio 2011 dal Consiglio d’Europa e informare i cittadini sarebbe il minimo. Ma non succede.

ALCUNE RICERCHE SCIENTIFICHE

Corrado Penna ci propone una selezione di ricerche sulle radiazioni “messe sul mercato” e scrive:

Molti dei seguenti articoli sono purtroppo compiuti su animali, anche perché purtroppo è difficile trovare ormai esseri umani che non usino cellulari e wi-fi o che non siano sottoposti alla fruizione passiva di tale tecnologie. Alcuni di questi esperimenti sono anche crudeli (i topi vengono alla fine “sacrificati” ovvero uccisi). Ma vi sono anche sono studi in vivo su cellule e tessuti umani. Per quanto i roditori siano differenti da noi bisogna anche dire che non ci sono molti motivi per sospettare una differente risposta alle radiazioni da parte delle cellule umane; in ogni caso, dal momento che prima dell’approvazione di un farmaco lo si testa sugli animali, anche solo utilizzando la logica corrente (secondo la quale un farmaco viene scartato quando si notano effetti dannosi nelle cavie che lo assumono), la tecnologia dei cellulari e dei wi-fi dovrebbe essere resa illegale.

Consultando le ricerche scientifiche condotte sull’argomento, per esempio partendo da dall’archivio pubmed, si scopre che la maggior parte di esse riferiscono di effetti dannosi causati da tali radiazioni, sia sui tessuti (spesso tramite il meccanismo dello “stress ossidativo”[2]) che sull’espressione dei geni del DNA [3]. Una minoranza di articoli mostrano che tali radiazioni non hanno influenza su alcuni aspetti della fisiologia animale, mentre altri parlano di effetti possibili ma non molto chiari e invocano studi più precisi sull’argomento. Il quadro che ne viene fuori è oltremodo preoccupante.

Alcuni dei motivi per i quali studi apparentemente simili portano a risultati opposti, viene chiarito da alcuni articoli che mostrano come l’effetto biologico delle radiazioni dipende da cellula a cellula, da tessuto a tessuto [4], o per dirla in termini tecnici, dal genoma (l’insieme dei geni) e dal proteinoma (l’insieme delle proteine) cellulare[5].

Del resto persino un ente ufficiale come l’Organizzazione Mondiale per la Sanità ha stabilito, il 31 maggio 2011 che le radiofrequenze, comprese quelle dei cellulari e dei wi-fi, sono un possibile cancerogeno umano a causa dell’aumento di rischio di contrarre glioma (una forma maligna di cancro al cervello) associato all’uso del cellulare[6]. La presa di posizione dell’OMS di per sé dovrebbe essere sufficiente a generare un atteggiamento di preoccupazione e di precauzione nell’uso di tali tecnologie. Anche l’assemblea parlamentare della Commissione Europea ha approvato una risoluzione (n. 1815 del 2011) che invita tra l’altro a utilizzare nelle scuole collegamenti via cavo piuttosto che wireless [7]. La corte di cassazione , dal canto suo, ha confermato con una sua sentenza che ci sono motivi medico-scientifici per riconoscere almeno nel caso in oggetto, il nesso di causa-effetto tra uso professionale del cellulare e tumore al cervello [8].

Il fatto che nei pressi delle più potenti antenne per la telefonia mobile ci sia una “epidemia” di cancro è ugualmente significativo e preoccupante. L’articolo 14 die of cancer in seven years living next to phone mast with highest radiation levels in UK, ci informa per l’appunto che sono avvenute 14 morti per cancro in sette anni fra le persone che vivevano vicino ad una torre per le antenne dei cellulari coi più alti livelli di radiazione nella Gran Bretagna, e che altri 20 residenti hanno sviluppato tumori negli ultimi 7 anni, ma sono sopravvissuti [9].

E adesso veniamo agli articoli scientifici, a partire da Acute effects of 30 minutes of exposure to a smartphone call on in vitro platelet function [10], il quale ci informa che con un esperimento in vivo (ovvero su cellule e tessuti umani isolati dall’intero organismo) si sono riscontrati modificazioni significative della forma e della funzionalità delle piastrine sanguigne dopo una esposizione di 30 minuti alla radiazione di uno smartphone.

L’articolo Effects of Long Term Exposure of 900-1800 MHz Radiation Emitted from 2G Mobile Phone on Mice Hippocampus- A Histomorphometric Study[11], mostra che in seguito all’esposizione a lungo termine ad una radiazione 2G (compresa tra i 900 e i 1800 Mhz) emessa da cellulari si sono osservate delle modificazioni nelle cellule nervosa dell’ippocampo: minore densità di neuroni e minore dimensione del diametro del nucleo di tali cellule.

L’articolo Effect of mobile phone radiation on pentylenetetrazole-induced seizure threshold in mice [12] dimostra che in seguito ad esposizione prolungata alle frequenze elettromagnetiche dei cellulari si verifica un abbassamento della soglia di innesco degli attacchi epilettici indotti dal pentilenetetrazolo nei topi.

L’articolo Radiofrequency radiation (900 MHz)-induced DNA damage and cell cycle arrest in testicular germ cells in swiss albino mice [13] mostra che la radiazione da 900 Mhz causa danni alle cellule seminali nei testicoli dei topi (sebbene un certo grado di recupero si nota dopo la sospensione definitiva dell’irradiazione.

L’articolo Effects of long-term exposure to 900 megahertz electromagnetic field on heart morphology and biochemistry of male adolescent rats [14], ci informa che in seguito all’esposizione di maschi di ratto alle frequenze di 900 MHz per un’ora al giorno nel corso dell’adolescenza si è indotto uno stress ossidativo che ha causato alterazioni strutturali nei tessuti cardiaci. Lo stesso team di studiosi ha rilevato che lo stesso tipo di esposizione nell’adolescenza ha causato danneggiamento al midollo spinale degli animali [15].

Simili risultati si sono ottenuti esponendo femmine di ratto incinte a una radiazione di 900 Mhz per 24 ore al giorno per 20 giorni di seguito (i danni al fegato causati dall’esposizione durante la vita fetale sono stati permanenti anche una volta che, cessata l’irradiazione, gli animali sono cresciuti e diventati adulti), come mostra l’articolo Lasting hepatotoxic effects of prenatal mobile phone exposure [16].

L’articolo Effects of 900 MHz electromagnetic field on TSH and thyroid hormones in rats [17] mostra che nei ratti le radiazioni da 900 MHz emesse dai telefoni cellulari diminuisce i livelli nel siero sanguigno degli ormoni TSH (ormone stimolante della tiroidee) e degli ormoni tiroidei T3 e T4. Similmente l’articolo Pulse modulated 900 MHz radiation induces hypothyroidism and apoptosis in thyroid cells: a light, electron microscopy and immunohistochemical study [18],  parla chiaramente di induzione di ipotiroidismo e apoptosi (“suicidio”) delle cellule della tiroide dei ratti.

L’articolo 900 MHz pulse-modulated radiofrequency radiation induces oxidative stress on heart, lung, testis and liver tissues [19], mostra che le radiazioni emesse da cellulari e antenne causa danno da stress ossidativo nel fegato, nei polmoni, nei testicoli e nei tessuti cardiaci anche a causa della soppressione del meccanismo di difesa antiossidante.

Molto preoccupanti sono i risultati dello studio Nerve cell damage in mammalian brain after exposure to microwaves from GSM mobile phones [20], che riferisce di chiare prove di danno alle cellule neuronali nella corteccia, nell’ippocampo e nei gangli basali dei ratti esposti per due ore a campi elettromagnetici da cellulari GSM di differenti intensità.

L’articolo Electromagnetic fields and the blood-brain barrier (“I campi elettromagnetici e la barriera emato-encefalica”) [21] mostra che i campi elettromagnetici da radiofrequenze che aumentano la temperatura cerebrale di più di un grado centigrado possono aumentare temporaneamente la permeabilità di quella barriera che funziona da filtro per proteggere il cervello dalle tossine (e non solo); un cattivo funzionamento di tale barriera può ovviamente avere effetti negativi sul funzionamento e sulla salute del cervello, ed essere una delle concause del morbo di Alzheimer [22].

L’articolo del 2012 intitolato Microwave electromagnetic field regulates gene expression in T-lymphoblastoid leukemia CCRF-CEM cell line exposed to 900 MHz [23], afferma che la ricerca sui campi magnetici a frequenza estremamente bassa (ELF)  ha mostrato in maniera consistente un aumento di rischio per la leucemia infantile. Per quanto riguarda le radiofrequenze da telefonia mobile gli autori scrivono che la ricerca è ancora in una fase iniziale “per la quantità e qualità dei dati disponibili”, anche perché la tecnologia in oggetto cambia costantemente. Per ciò che concerne invece la ricerca specifica descritta nell’articolo si riferisce di una influenza sull’espressione dei geni indotta dalle radiazioni elettromagnetiche da 900 Mhz su alcune cellule tumorali di una particolare forma di leucemia.

A questo punto ci ricolleghiamo a quanto detto in apertura sul possibile danno creato dai ripetitori radiotelevisivi. Essi operano nel range dei Megahertz (frequenze pari a milioni di vibrazioni al secondo e lunghezza d’onda relativamente piccola) ma possono emettere anche le pericolose onde ELF (frequenze fino 30 Hertz, ovvero 30 vibrazioni al secondo, e lunghezza d’onda enormi) [24]. Gli elettrodotti (cavi dell’alta tensione e antenne) emettono onde di frequenza appena superiore, ed è per questo che sono state approvate normative che impongono una distanza minima di tali strutture dalle strutture abitate (purtroppo ci sono situazioni in cui case e antenne sono state posizionate in epoca antecedente all’approvazione della legge).

Le “normali” radiazioni da 50 Hz (la frequenza che passa nella rete elettrica domestica) non sono infatti innocue.

L’articolo Evaluation of cell viability, DNA single-strand breaks, and nitric oxide production in LPS-stimulated macrophage RAW264 exposed to a 50-Hz magnetic field [25] riferisce di danni al DNA dovuti alla contemporanea presenza di stress ossidativo e campo magnetico a 50 Hz (0,5 millitesla).

L’articolo Effects of 50 Hz magnetic fields on gap junctional intercellular communication [26] mostra delle alterazioni indotte da un campo a 50 Hetz e 0,8 millitesla, che suggeriscono come certi campi magnetici possano essere promotori del cancro.

L’articolo Toxic effects of 50 Hz electromagnetic field on memory consolidation in male and female mice [27] infine mostra che l’esposizione per 4 ore ad un campo di 8 Tesla e frequenza 50 Hz 4 ha “effetti devastanti sul consolidamento della memoria nei topi maschi e femmine” (ma è da notare bene l’enormità del campo, cui in realtà è difficile essere sottoposti).

Detto questo occorre distinguere tra esposizione agli elettrodotti, laddove i campi magnetici variabili possono essere di intensità rilevante, ed esposizione agli elettrodomestici. Benché  nel primo caso sussista ovviamente un pericolo maggiore che nel secondo, bisogna valutare da una parte l’esposizione cronica (praticamente a vita, a meno che non si passi molto tempo all’aperto) e dall’altra la distanza dagli elettrodomestici stessi. Ad una distanza inferiore a 10 cm da un apparecchio elettrico domestico può essere superato il valore considerato (limite per la sicurezza) di 100 microtesla (ovvero 0,1 mT) [28]. Il lettore capirà quindi che fa male asciugare i capelli mettendo il phon troppo vicino alla testa, avere la testa troppo vicina a monitor e schermi etc.

Ma il valore limite non è uguale per tutti, in quanto ci sono persone più o meno sensibili ai campi elettromagnetici, e il limite legale non corrisponde necessariamente ad una soglia biologica, al di sotto della quale non si verifica nessun effetto. Due studi dei dottori Johansson e Gangi mostrano che anche solo stare seduti di fronte a video terminali (monito o televisione) porta ad una attivazione dei mastociti cutanei, i quali a loro volta rilasciano istamina e possono portare quindi persino ad eritemi sulla pelle dei soggetti più sensibili [29].

Di recente sono stati svolti diversi studi sull’influenza delle radiazioni elettromagnetiche sull’espressione dei geni (che può essere sopra-regolata o sotto-regolata, cioè incrementata o diminuita); una modifica dell’espressione dei geni può portare ovviamente a danni conclamati. Cito a tal proposito l’articolo GFAP expression in the rat brain following sub-chronic exposure to a 900 MHz electromagnetic field signal [30] nelle cui conclusioni leggiamo che un’esposizione per due mesi a tale radiazione può danneggiare il cervello anche perché ci sono segni di una potenziale gliosi (proliferazione delle cellule dette astrociti in zone dove i neuroni sono stati danneggiati) , un fenomeno che si manifesta in diverse malattie neurologiche come l’Alzheimer e a volte anche nel morbo di Parkinson e nella Sclerosi Multipla.

Le radiazioni possono anche modificare e rompere il DNA e modificare un altro equilibrio, quello tra i segnali che porta la cellula a continuare a vivere e i segnali che portano la cellula all’apoptosi  [31]. Particolarmente significativo, in un’epoca in cui la fertilità sta crollando a picco, è l’articolo Electromagnetic radiation at 900 MHz induces sperm apoptosis through bcl-2, bax and caspase-3 signaling pathways in rats [32]  che mostra come tali radiazioni inducano apopoptosi nello sperma.

Anche il wi-fi da poco inizia ad essere studiato e si iniziano a raccogliere primi riscontri  che lo stresso ossidativo del wi-fi, similmente a quello dei cellulari dipende dalla distanza della fonte di radiazioni [33].  Inoltre si è scoperto che le radiazioni del wi-fi, come quelle del cellulare riducono la mobilità delle cellule spermatiche What is harmful for male fertility: cell phone or the wireless Internet? [34].

Ma di ricerche sui danni da wi-fi, da cellulari e da antenne dedicate alla trasmissione di tali frequenze ce ne sarebbero ancora moltissime, impossibili da analizzare in questo breve spazio. Chi volesse approfondire l’argomento può consultare il sito wifiinschools [35].

Per terminare cito due articoli sulle modificazioni biologiche indotte da questo tipo di radiazioni: Microwave irradiation affects gene expression in plants[36], che mostra come anche segnali di bassa intensità e breve durata possano modificare l’espressione dei geni, e Reduced growth of soybean seedlings after exposure to weak microwave radiation from GSM 900 mobile phone and base station (“Crescita ridotta delle piantine di soia dopo esposizione a una debole radiazione di microonde da cellulari e antenne GSM 900”) [37], il cui titolo dice già tutto; nelle conclusioni si afferma in particolare che gli effetti osservati dipendono dall’intensità del campo elettromagnetico e dalla modulazione della sua ampiezza. Infine consiglio caldamente la visione di un documentario di Tele Monte Orlando Gaeta che mostra i danni subiti dalle piante di una terra vicino alla quale sono state installate antenne per la telefonia mobile [38].

NB: è in fase di sviluppo (ma già utilizzata in alcune località) una tecnologia detta li-fi che potrebbe sostituire il wi-fi, basata sull’utilizzo di particolari frequenze luminose opportunamente modulate, ma essendo una tecnologia ancora più recente e meno studiata, il principio di precauzione andrebbe applicato a maggior ragione in questo caso. L’articolo DNA breathing dynamics in the presence of a Terahertz field [39] indica che le onde Terahertz utilizzate per questa trasmissione dati, potrebbero essere pericolose per il DNA influendo negativamente sulla sua replicazione e la sua espressione genetica.

[1] Pubblicato il 13 luglio 20120; http://roma.repubblica.it/cronaca/2010/07/13/news/onde_elettromagnetiche-5565454/.

[2] Uno squilibrio dovuto ad un eccesso di sostanze ossidanti, le quali a loro volta creano radicali liberi i quali possono creare danno a livello cellulare.

[3] L’espressione del gene indica che viene codificata la molecola (generalmente una proteina) indicata dalle informazioni contenute nel gene stesso.

[4] Gene expression changes in human cells after exposure to mobile phone microwaves

FONTE  Estratto dell’ E-BOOK di Corrado Penna scaricabile gratuitamente

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Fonte diretta: http://www.nogeoingegneria.com/uncategorized/un-trilione-di-sensori-saranno-connessi-entro-il-2022/

Tecno-Scimmie

L’invasione delle Tecno-Scimmie. Gli effetti psico-sociali collaterali degli smart-phone e delle nuove tecnologie. 

Il progresso tecnologico umano è il frutto della prodigiosa attitudine della nostra specie a ideare e costruire strumenti per incrementare le nostre capacità naturali motorie, auditive, visive ed espressive. A differenza degli altri animali, l’uomo si è dotato di protesi capaci di aumentare a dismisura il proprio controllo sulla realtà. A partire dai primi tronchi utilizzati come rulli per spostare macigni, passando per la celebrata invenzione della ruota sino ai mezzi di trasporto moderni è stato un progredire di protesi motorie, atte a superare i limiti dati dalla dotazione biologica. Oggi abbiamo aerei, sommergibili e astronavi: protesi motorie. E poi abbiamo occhiali, lenti a contatto e monitor, telecamere, visori a infrarossi: protesi della funzione visiva. L’inventiva e la creatività umana hanno prodotto strumenti musicali e riproduttori di suono come protesi auditive per arricchire la nostra capacità di manipolare e apprezzare il suono. Computer, memory card e schede sd sono l’evoluzione delle prime protesi della memoria: pezzi di corteccia, pietre lisce e tavolette d’argilla usate per scrivere così da ricordare, condividere e diffondere la conoscenza.

Oggi l’immenso numero di protesi tecnologiche umane è una dotazione standard: orologi, telefonini, smart phone, consolle da gioco sono l’armatura minima necessaria per interagire con la nostra realtà, una realtà nuova, totalmente inventata, che gira nei software, si de-materializza nei pixel di foto e filmati, e viaggia costantemente in una nebulosa di dati oltre l’immaginabile. Ma se in passato la tecnologia serviva ad  aumentare la capacità umana di elaborare e gestire la realtà, oggi le nostre sofisticatissime protesi elettroniche sembrano prevalere sull’utilizzatore, che ne dipende in modo passivo e non le utilizza ma ne fruisce in modo superficiale e meccanico. L’essere umano sembra sempre di più un organismo biologico che serve acché le sue protesi funzionino, ne è l’alimentatore mentre non ne è più alimentato, ne è anzi sfruttato ed impoverito.

Tecno-scimmie su Facebook. Per esempio, l’utilizzo di massa di facebook e di altri social-network va ben oltre la funzione di una protesi psicosociale finalizzata ad estendere le proprie comunicazioni e a implementare la capacità umana di interazione. Gli utenti  aprono Facebook preda di una compulsione imponderabile, passano ore a cliccare “mi piace” e ad alimentare il macchinario senza trarne alcun beneficio concreto. Non sanno esattamente cosa stiano facendo, ma lo fanno per ore: la protesi sociale detta loro scelte d’acquisto, influenza la percezione dei rapporti affettivi, li fagocita e li digerisce in un intestino informatico fatto di giochini e di informazioni, assolutamente inutili per chi le acquisisce, ma indispensabili al rafforzamento della protesi tecnologica. Il risultato è un mondo di incompetenti sociali che però hanno 600 “amicizie” virtuali mentre perdono progressivamente le capacità empatiche e comunicative per intraprenderne una davvero autentica.

Impoverimento linguistico da cellulari e smartphone. Ci sono persone che non conoscono il congiuntivo e che ignorano le basi minime dell’interazione umana, persone che però vanno in giro dotate di tecnologie spaziali come touch-screen con wi-fi e telefotocamera dalle quali sembrano letteralmente possedute. Se date un Macintosh a un macaco della savana ottenete lo stesso effetto convulsivo di operazioni ripetute senza senso, di manipolazione continua e scriteriata dell’oggetto tecnologico che purtroppo si osserva guardando umani contemporanei seduti ai tavoli di bar e ristoranti o al cinema. Ovunque, è un pullulare di tecno-scimmie che possiedono una ricchezza lessicale inferiore al T9, il dizionario precariato nelle loro magiche tavolette, e che si baloccano insensatamente con la loro protesi apple. Mentre il loro cervello stalla davanti all’ultima insulsa app acquistata, tipo un simulatore di peti umani (e, purtroppo, non è una battuta)  o l’aggiornamento “Isola dei Famosi”, la loro protesi si arricchisce di un nuovo contenuto utile a sfruttare il suo oramai scimmiesco utilizzatore biologico.

Tecno-scimmia contro homo sapiens. La tecno-scimmia è il modello umano emergente: una sottospecie di homo sapiens asservita alle protesi informatiche. E ne è influenzata a tal punto che persino il suo linguaggio si limita alla sintassi asfittica degli sms e si sostanzia nell’incapacità di comprendere e, meno che mai, di formulare ragionamenti astratti e di riflettere sulla propria realtà e su di sé in modo costruttivo. La tecno-scimmia sbadiglia al primo congiuntivo, sbalordisce davanti a una considerazione originale, ammutolisce annoiata al primo capoverso di un romanzo. Una tecnoscimmia non arriverebbe mai a questo punto dell’articolo che state leggendo, avrebbe già cambiato sito. Viceversa, si eccita sino al parossismo per il nuovo video nonsense su Youtube e sfoggia una cultura enciclopedica su marche di scarpe o sull’intero cast di Amici di Maria De Filippi in n edizioni. Indifferente al valore della reciprocità e dello scambio, la tecno-scimmia passa gran parte del suo tempo ad agghindarsi secondo le istruzioni dei tutorial on-line, spende cifre inverosimili per una t-shirt e trascorre il suo tempo “nei locali giusti”, dove anziché interagire costruttivamente con gli altri, sfoggia la sua protesi tecnologica retroilluminata e mostra agli altri primati presenti fotografie e messaggini.


Lo sfruttamento operato dalla protesi tecnologica sulla mente dell’umano causa un impoverimento della capacità d’iniziativa e della creatività. Tanto esiste una app per tutto, come recita il famoso slogan. Dunque perché la tecno-scimmia dovrebbe impegnarsi attivamente a migliorare la propria vita? Prima o poi farà un semplice download da iTunes e troverà il lavoro (che di solito non ha) o l’occupazione migliore a cui aspira oziosamente come sotto un casco di banane sull’albero che non si prende il disturbo di scalare, l’amore che lamenta di non trovare e gli amici che la deludono (ovviamente su Facebook).

Tecno-scimmie e analfabetizzazione emotiva. Esiste una correlazione tra l’epidemia di tecno-scimmie e il declino della capacità economica del nostro Paese? Tv e cellulari, Internet e quant’altro si comportano sempre di più come dissipatori dell’attenzione e utilizzatori cinici e sfrontati del neurone residuo: l’obiettivo non è certo rafforzare la dotazione biologica intellettuale dell’umano, ma sfruttarla per “fare numeri” e per elevare al massimo grado lo svuotamento delle teste in favore del “riempimento” delle memorie elettroniche che, senza i grandi numeri, non macinerebbero i miliardi che servono alla sua ostinata e vegetale espansione. E poiché non è più l’uomo a usare la tecnologia, ma la tecnologia a usare l’uomo, quello che inquieta è notare che le tecno-scimmie finiscono per adottare nelle relazioni umane lo stesso stile meccanico e anaffettivo previsto dall’interazione con computer e iPhone. Non parlano più con l’amico, ma con la sua protesi informatica, inviando dalla propria comunicazioni generalmente asettiche e comunque emotivamente poverissime. La tecno-scimmia ottimizza propria competenza relazionale sulla base delle macchine e non delle persone: non c’è più spazio per parlare di cosa si provi per l’altro, per capire le emozioni proprie e altrui. Non solo non c’è più lo spazio, ma manca completamente l’abilità di conquistarlo, quella meravigliosa capacità che l’antenato sapiens della tecno-scimmia chiamerebbe empatia.

La mortificazione del corpo.
Lo scenario dell’analfabetizzazione emotiva passa dalla leggerezza con cui le ultime generazioni, vittime del boom di protesi del nuovo millennio, vivono la sessualità e dalla superficialità con cui maltrattano l’unica cosa che possiedono davvero e che non è una protesi: il proprio corpo. Fotografarlo, postarlo, invialo per mms, prostituirlo esibendolo in ammiccamenti da tronisti e corteggiatori di Uomini e donne, emblemi della sottocultura tecno-scimmiesca.
L’abuso del corpo, la sua oggettivazione è forse l’estrema conseguenza della vittoria delle protesi sull’umano. E, purtroppo, è il sintomo di un declino intellettuale che mortifica le emozioni e le banalizza con un commentino su facebook e  con sms di una rozzezza agghiacciante nello stile “Ti amo” “Idem”.

Questo non è uno scenario fantascientifico, ma il racconto di un’invasione psicologicamente e socialmente devastante: quella delle tecno-scimmie.
E non si tratta di un’invasione belligerante, armata e tumultuosa, ma di un dilagare sistemico, incipiente e apparentemente lento dell’apatia, della noia, dell’ozio e della superficialità. Le tecno-scimmie si moltiplicano attraverso tutte le azioni che non compiono, i pensieri abortiti e i sentimenti inespressi. Con inedia, conformismo, passività e a volte e con la prepotenza dell’ignoranza. E non ci sono strumenti elettronici e tanto meno giuridici e istituzionali che possano bloccare questa involuzione. Occorrono invece metodologie psicologiche per promuovere interventi sociali e politici che arginino il degrado. Per bloccare le tecno-scimmie bastano due parole: alfabetizzazione emotiva. Bisogna aiutare le persone a recuperare ciò che la dipendenza dalle protesi elettroniche inibisce ormai sin dall’infanzia: l’empatia, la capacità di riconoscere le proprie emozioni e di comunicarle, la competenza sociale di ascoltare gli altri senza il medium esclusivo di un display. Sarà dura. Le tecno-scimmie odiano gli psicologi.

Fonte originale: http://lifestyle.tiscali.it/socialnews/salute/Secci/15328/articoli/L-invasione-delle-Tecno-Scimmie-Gli-effetti-psico-sociali-collaterali-degli-smart-phone-e-delle-nuove-tecnologie.html

Visto su: http://www.nogeoingegneria.com/motivazioni/sociale/tecno-scimmia-contro-homo-sapiens/

Articolo correlato: Trucioli

wireless: a quali pericoli siamo esposti?

la tecnologia wireless

Un professore finlandese ha avvertito che la tecnologia wireless nelle scuole può portare ad una epidemia globale di danno cerebrale nella popolazione.

Il professor Rainer Nyberg ha messo in guardia genitori e scuole a “protestare” nell’adottare la tecnologia senza fili e rottamarla prima che sia troppo tardi, perché i bambini e i giovani sono molto più vulnerabili di noi adulti.

Emfacts.com riferisce:

In questa intervista, per Channel TV-Finlandia, spiega come ha scoperto i rischi per la salute legati direttamente alle emissioni dalla tecnologia wireless, mentre si pensava che avesse avuto solo solo effetti positivi.

Quando è iniziato il tuo interesse per la tecnologia wireless e dei suoi effetti sulla salute?

In realtà è iniziato con il mio profondo interesse e coinvolgimento in nuove tecnologie. Come insegnante-formatore presso la Facoltà di Scienze dell’Educazione ho anche iniziato a progetti pedagogici per l’apprendimento della IT. Ciò mi ha portato, tra le altre cose, a scrivere due libri. Uno era Come insegnare l’Educazione Online, un altro di 350 pagine era una guida sulla ricerca, con 120 pagine dedicate su come Internet può essere utilizzato per la ricerca di informazioni scientifiche.

Quindi, il punto di partenza riguardava solo i benefici, e non sugli effetti nocivi?

Sì, sicuramente. Allora, Ho potuto vedere solo i benefici. Avevo usato i telefoni cellulari per un lungo periodo e troppi gadget-wifi. Mentre, intensamente stavo lavorando sulla quinta edizione della Guida di ricerca ho usato sia una tastiera e mouse wireless, ho iniziato a ricevere una sensazione di formicolio nelle dita. Mi sono chiesto, perché mi sta succedendo questo? In quel periodo, poco prima di Natale 2012, ho letto la lettera scritta da mio nipote a Babbo Natale, “Per favore, per favore Babbo Natale, la cosa che desidero più di tutto è quella di avere un iPad.”

Come ha reagito a quel desiderio?

Ho pensato che era fantastico, davvero grande che il mio nipotino voleva usare i computer. A quel tempo non avevo idea che ci potrebbero essere stati dei problemi. Volevo solo esaudire un suo desiderio, così le ho comprato un iPad.

Ora che avete esplorato le ricerche disponibili in questo campo, e imparato a conoscere gli effetti nocivi sulla salute sei sorpreso di quello che hai scoperto dalla ricerca di diversi studi?

Sì, molto sorpreso. In realtà è iniziato con mia sorella che mi ha inviato un articolo di giornale svedese su come i telefoni cellulari e iPad possono essere nocivi per la salute. Immediatamente ho pensato, questo è stupido. Come può essere che nuoce alla salute? Tutti utilizzano questi prodotti tecnologici. Ma nel contesto ho anche pensato, posso anche esaminare il problema facendo le dovute ricerche. Quindi a marzo 2013 ho trascorso tre settimane nella ricerca. Avevo insegnato al recupero delle informazioni e avevo appena scritto 120 pagine nella Guida di ricerca, quindi sapevo come fare ricerca on-line. Abbiamo un facile accesso ai fantastici strumenti dell’università, il portale NELLI, è una grande fonte di informazioni dove possiamo cercare molte grandi banche dati scientifiche gratuitamente, così come recuperare articoli di stampa molto velocemente.

Qual è stata la tua prima impressione? Che cosa hai trovato?

La prima cosa che ci ha fatto impressione è stato l’avvertimento da parte del Consiglio d’Europa. Nel 2011 hanno invitato a tutti gli Stati membri dell’Unione europea una nota che in sostanza diceva: “dovete avvertire tutti i cittadini che vi è un pericolo per la tecnologia cellulare e la connessione internet wireless”. I bambini in particolare hanno bisogno di attenzione, perché sono particolarmente sensibili. La loro scatola cranica è più sottile e più sensibile perché sono ancora in crescita. Sì, ho ricevuto il messaggio di proteggere i bambini. L’avvertimento del Consiglio d’Europa ha messo in chiaro che se non facciamo qualcosa ora, potrebbe portare a costi umani ed economici devastanti.

Quindi fu assorbito in questa nuova conoscenza. E poi che è successo?

Mi sono molto preoccupato e ho continuato a guardare i rapporti scientifici più in profondità. La raccomandazione del Consiglio d’Europa non è solo da un punto di vista socio-politico, ma è basato sulla scienza. Così ho pensato che sarebbe stato meglio documentarsi sulla scienza. Tra i molti reperti ho letto il nuovo rapporto del 2012 BioInitiative che comprendeva 1.800 studi recensiti. Gli scienziati hanno concluso: “Se non facciamo qualcosa ora, potremmo presto vedere una epidemia globale di danno cerebrale.” I bambini sono più vulnerabili agli effetti delle radiazioni elettromagnetiche pulsate. E, naturalmente, ho pensato a mia nipote, a cui avevo appena dato un iPad.

E’ molto difficile per un educatore anziano avvertire il problema?

È stato allora che mi sono molto turbato perché ho promosso la tecnologia tramite le conferenze e i miei libri. Ora capisco che la connettività via cavo provoca meno problemi a differenza della connettività senza fili che crea molti tipi di problemi. Milioni di persone ne sono colpite.

Inoltre sono state scoperte lesioni al vasi sanguigni del cervello. Nel nostro cervello abbiamo circa 600 km di vasi sanguigni. Devono alimentare 60-100 miliardi di cellule nervose con ossigeno e glucosio. Anche se ogni cellula nervosa è estremamente piccola, ogni cellula nervosa ha molti microscopici rami. Il ramo più lungo da ogni neurone (cellule nervose), che comprende assoni (fibre nervose), è tra un millimetro e 20 cm. La media è meno di un millimetro. Tuttavia, se dovessimo collegare tutti questi neuroni e utilizzare solo il ramo più lungo da ciascuno di essi e mettere tutti i neuroni in una linea, raggiungerebbe quattro volte il parallelo intorno all’equatore. Ciascun neurone può avere contatti (sinapsi) con migliaia di altri neuroni.

In questo contesto ho cominciato a capire perché il cervello è particolarmente sensibile. I vasi sanguigni del cervello sono estremamente sottili e di vasta portata, ed è lì che si manifesta il problema. Come si è visto, i sottili vasi sanguigni nel cervello hanno pareti che sono ancora più sottili. Quando qualcuno è esposto ad un telefono cellulare o altra radiazione wireless, le pareti dei vasi sanguigni iniziano a perdere una proteina dal sangue (albumina) può anche fuoriuscire dalle cellule cerebrali e ha il potenziale per uccidere le cellule nervose. Questo è stato dimostrato in Svezia con delle foto nei rapporti di ricerca, pubblicato dai professori Bertil Persson e Leif Salford a Lund. I ricercatori, hanno studiato gli effetti attivi delle radiazioni del cellulare nelle immediate vicinanze di una scatola in cui dei topi camminavano liberamente. Essi hanno scoperto (solo dopo 2 ore di esposizione) che anche le radiazioni deboli causano lesioni ai vasi sanguigni nelle cellule cerebrali dei ratti. Immaginate cosa può accadere ai bambini e agli adulti che possiedono telefoni cellulari vicino alle loro orecchie e cervello per diverse ore ogni settimana per anni?

La tua lezione di oggi riguarda le conseguenze per la salute restando troppo a lungo in ambienti wireless? E quali personali provvedimenti avete preso per risolvere questo problema?

Oggi tengo il cellulare in modalità (standby) di attesa per 99% del tempo per ridurre le emissioni. Non utilizzo più questa tecnologia ‘intelligente’ da molto tempo, anche se ho sempre avuto il mio telefono con me e su di me per molti anni. Ora, per lo più lo lascio a casa, o lo tengo spento e lo accendo solo per controllare i messaggi. A casa io uso internet via cavo e una tastiera e un mouse cablato. Ho anche sostituito il telefono DECT wireless con un telefono tradizionale via cavo, e evito luoghi con alti livelli di radiazioni elettromagnetiche.

Come docente ospite, quale sarà oggi il vostro messaggio chiave?

Prima di tutto voglio dare una breve panoramica di quanto sia ed è importante uno strumento come il nostro cervello. È la struttura più complessa nel nostro mondo. È più complessa di qualsiasi aeromobile e altri supporti tecnologici avanzati. È molto sensibile agli impulsi elettromagnetici. Tutto quello che avviene sia nel nostro cervello che nel nostro corpo dipendono da impulsi elettrici, che sono molto più deboli degli impulsi artificiali elettromagnetici digitali. In aereo non si è autorizzati ad utilizzare telefoni cellulari perché potrebbe disturbare le apparecchiature elettroniche di bordo. Eppure la maggior parte delle persone pensano ancora che un cellulare non potrebbe danneggiare il cervello, che è molto più complesso di un aereo che gira su impulsi elettrici molto più deboli. In futuro, vorrei anche parlare dei vari danni causati dai vari gadget wireless, ma soprattutto come proteggersi e come evitare di essere esposti a troppe radiazioni elettromagnetiche.

In base a quello che hai detto finora, la vostra raccomandazione è quella di usare le connessioni via cavo e usare il wireless solo quando non abbiamo altra scelta altrimenti ne paghiamo le conseguenze? È questo che volete comunicarci?

Sì, è molto meglio usare internet via cavo quando possibile, solo che non è possibile utilizzare il cavo per telefoni cellulari, tablet e iPad, perché funzionano solo su reti wireless. Tutte le comunicazioni digitali utilizzano alte frequenze. Non è solo coinvolto l’orecchio, ma anche a chi detiene un bimbo in grembo, ci si siede con il cellulare in tasca, lo abbiamo a diretto contatto con il nostro corpo. Ragazzi e uomini spesso mantengono il loro smartphone in tasca. La ricerca mostra che gli spermatozoi muoiono a tale esposizione, e lo sperma che sopravvivere è di minore qualità.

Un esperimento fatto da (A. Balmori) ha trovato una marcata differenza tra due contenitori di girini posizionato a 140 metri da un celltower (ripetitore di cellulari). Un contenitore è stato protetto da una gabbia di Faraday. In tale contenitore solo 4% è morto, ma il 90% dei girini non protetti è morto, e deformità sono state trovate tra il restante 10%. Non stupisce quindi che gli spermatozoi muoiono o siano danneggiati se si porta uno smartphone in una tasca dei pantaloni. Persone, rane e uccelli sono stati studiati, i risultati mostrano che sono stati tutti influenzati negativamente dai ripetitori cellulari (celltowers). Non si tratta solo di cancro. Ci sono immediate lesioni ed evidenti sul EEG, cambiamenti delle attività cerebrali, e anche danni al DNA.

Quindi ci sono molti diversi tipi di danni. Ecco perché è così importante proteggere i bambini e non installare reti wireless e conseguentemente l’uso dell’iPad nelle scuole. Lo scenario peggiore è quando molti di questi strumenti tecnologici sono in uso tutti nello stesso momento e nella stessa aula e/o stanza, come nelle scuole, perché continuamente cercano di connettersi alla stessa connessione modem-wifi. E’ come se ogni iPad stia freneticamente cercando di connettersi nello stesso tempo al modem e questo smog elettromagnetico diventa sempre più forte. Questo è quando diventa particolarmente dannoso. Come possono i bambini conoscere i rischi, quando nemmeno i loro insegnanti ne comprendono la pericolosità?

Oggi abbiamo parlato di cose molto importanti. Grazie mille per questa intervista, Vi faccio tanti auguri per le Vostre lezioni future.

Grazie a te.


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traduzione e adattamento Nin.Gish.Zid.Da