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Una Sardegna per ricchi e per gli altri uranio-titanio-torio e cromo

COME LA NATO HA TRASFORMATO LA SARDEGNA IN UN INCUBO RADIOATTIVO 

Sardegna segreta: l’isola di Sardegna è la patria di due mondi completamente diversi. Da un lato si trovano le ville dei super-ricchi, con palazzi costieri valutati in centinaia di milioni. Eppure, dall’altra, si trova il più grande campo di esercitazione militare d’Europa, dove sono stati testati dai mille i missili a punta d’uranio piercing amour. Ora, un numero sproporzionato di tumori e bambini e bestiame nati con deformità orribili hanno portato all’accusa di una copertura per quanto riguarda l’estensione dell’inquinamento della Nato sull’isola.
Pubblicato da Journeyman Pictures

Fonte: http://www.nogeoingegneria.com/

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La legge di Sun Tzu

Sardegna: alla sbarra otto ex comandanti
che hanno guidato il Poligono di Quirra
Veleni Quirra, dopo 2 anni di stop riprende il processo: Comuni non saranno chiamati a risarcire  

di Monia Melis

Alla sbarra otto ex comandanti (generali e colonnelli) che hanno guidato il Poligono tra il 2001 e il 2012 con l’accusa di “omissione dolosa aggravata di cautele contro infortuni e disastri”. Emesso il decreto di citazione come responsabile civile per il ministero della Difesa. Ora in tanti chiedono indennizzi, ma soprattutto verità e responsabilità  

Fermi un lungo giro durato quasi due anni. Riprende il processo sui “veleni di Quirra”: al centro c’è il presunto inquinamento causato dalle esercitazioni militari e civili all’interno del Poligono interforze sperimentale del salto di Quirra, nella Sardegna sud-orientale. Qui, dagli anni cinquanta, gli eserciti europei e Nato hanno sperimentato armi, proiettili e missili da guerra sotto la regia della Difesa. Alla sbarra, ed è il primo caso nazionale, ci sono otto ex comandanti (generali e colonnelli) che hanno guidato il Poligono tra il 2001 e il 2012 con l’accusa di “omissione dolosa aggravata di cautele contro infortuni e disastri”. In sostanza non avrebbero fatto nulla per evitare “un persistente e grave disastro ambientale con enorme pericolo chimico e radioattivo per la salute”. A rischio allevamenti, pastori, abitanti e dipendenti militari e civili: chi viveva attorno alle aree ad “alta intensità militare” contaminate da sostanze tossiche tra cui il torio. I pascoli erano non solo confinanti ma all’interno del perimetro della base militare.  

Responsabilità civile:
solo della Difesa non dei Comuni 

Oggi la prima decisione del giudice monocratico del tribunale di Lanusei, Nicole Serra: i Comuni non compariranno come responsabili civili, pur avendo autorizzato il pascolo all’interno del poligono militare. Emesso, invece, il decreto di citazione come responsabile civile per il ministero della Difesa, già citato nella fase preliminare dell’inchiesta. Ora in tanti – allevatori soprattutto – chiedono indennizzi, ma soprattutto verità e responsabilità. Sullo sfondo la dismissione progressiva delle servitù militari in Sardegna – con un dibattito continuo tra Regione e governo – resta ancora un’incompiuta. Mentre a La Maddalena, nell’area tutelata da un Parco nazionale, si programma la modifica di un pontile per consentire l’attracco delle portaerei della Marina.  

Danno di immagine sì, risarcimento no  

Lo stop che ha sospeso di fatto il procedimento era arrivato a fine 2014 quando la Regione Sardegna aveva chiesto di essere ammessa come parte civile. Un passaggio che aveva sollevato una questione di legittimità costituzionale sulla richiesta di risarcimento per danno ambientale riservato, secondo il Testo unico ambientale, allo Stato. Da lì il rinvio alla Consulta che solo lo scorso giugno ha sciolto il dilemma e rigettato la questione: il risarcimento eventuale spetta solo al ministero dell’Ambiente e quindi allo Stato. Un risultato quasi scontato per molti legali che seguono la vicenda giudiziaria. Si riprende dunque dopo la sospensione – che ha congelato tutto, termini di prescrizione inclusi – in un clima e una tensione dell’opinione pubblica differente. L’inchiesta e il processo nel tempo avevano infatti scatenato reazioni opposte in Sardegna e diviso soprattutto i due paesi su cui cade la servitù: Perdasdefogu, all’interno, e Villaputzu, nella costa orientale. Tra chi denuncia le morti sospette di tumore e leucemia e chi difende la presenza dei militari in nome dell’economia del territorio e delle buste paga. In mezzo ci sono 12mila e 700 ettari di servitù oltre al tratto di mare in cui si sono sperimentati negli anni razzi terra aria e anticarro – anche i Milan francesi.  

L’inchiesta e il presidio  

L’inchiesta giudiziaria era stata aperta nel dicembre 2010 dall’allora procuratore di Lanusei, Domenico Fiordalisi, ora trasferito a Tempio Pausania. Tutto è partito dalle morti sospette per tumori e leucemie tra gli abitanti della minuscola frazione di Quirra, a ridosso del distaccamento a mare. L’incidenza più alta era tra i pastori come rivelò un’indagine sul campo dei veterinari della Asl. Ma le prime denunce non formali risalivano ad anni addietro, raccolte dai comitati popolari che censivano malformazioni e malattie della cosiddetta “sindrome di Quirra”. Tra i venti indagati della prima fase anche docenti universitari e tecnici accusati di omissioni, falso ideologico e altro, il rinvio a giudizio – invece – è arrivato solo per le alte sfere militari che hanno guidato il poligono nell’arco di dieci anni: Fabio Molteni, Alessio Cecchetti, Roberto Quattrociocchi, Valter Mauloni, Carlo Landi, Paolo Ricci, Gianfranco Fois e Fulvio Ragazz. Decine le parti civili: 40 quelle ammesse, tra loro Comuni, parenti di civili e militari morti di leucemia o tumori, comitati e anche gli allevatori in protesta della Coldiretti. FONTE

Mariella Cao:
“Salto di Quirra, il poligono della morte”

FONTE: http://www.nogeoingegneria.com/news/sardegna-alla-sbarra-otto-ex-comandanti-che-hanno-guidato-il-poligono-di-quirra/

Questo per quello che riguarda la Sardegna, in Sicilia c’è il Mous:

“Numerosi esperti internazionali hanno documentato che i fasci emessi dalle parabole del MUOS costituiranno un serio pericolo per la salute delle popolazioni che vivono nei pressi delle infrastrutture militari e per la sicurezza del traffico aereo, civile e militare.” Continua a leggere QUI

QUANTE SONO LE BASI USA IN ITALIA?

“Solo per fare qualche esempio, nelle basi NATO di Aviano nel Friuli e Ghedi in Lombardia, sono presenti novanta testate atomiche e noi sappiamo che un referendum ha stabilito – nel nostro paese – la messa al bando dell’energia atomica per usi civili, figuriamoci per usi militari. Va precisato che le armi nucleari e i vettori custoditi in alcune basi sono nelle condizioni di portare distruzione anche oltre i confini italiani, in altre parole ben al di là di quei limiti che la Costituzione considera come “riferimento” per il concetto di difesa. Sono così violati gli articoli 11 (primo e secondo comma), l’articolo 78 e l’articolo 87 (nono comma), e ci troviamo di fronte ad una deroga al principio del ripudio della guerra ed alle prerogative del Parlamento ed alle procedure costituzionali previste per lo stato di guerra. Va detto in ogni caso, per onestà, che dopo la partecipazione diretta dell’Italia, intesa quest’ultima non come somma indistinta d’individui, bensì come espressione delle congreghe governative rappresentative dei poteri forti (talmente forti da essere totalmente “asserviti agli interessi” dei Padroni d’Oltre Oceano!), alla cosiddetta “Guerra del Kosovo”, essa, da un punto di vista istituzionale è già completamente compromessa, sporcata, infangata dal lordume guerrafondaio tipico d’ogni capitalismo che si rispetti.”  Leggi QUI il corposo articolo

Nonostante tutto – La Geo-ingegneria prosegue

C’è davvero qualcuno che considera questa una scia di vapore?

Qui la conferma degli esperti che queste lunghe strisce fatte nei nostri cieli non sono scie di condensazione:

I piloti, medici e scienziati dicono la verità sulle scie chimiche – un’audizione pubblica a Shasta County (California) sul tema delle scie chimiche / geo-ingegneria e le possibili conseguenze per l’ambiente, la salute e la natura. http://www.sauberer-himmel.de/

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Guerra alla siccità con la manipolazione del clima: fantascienza o realtà? (Gianni Sulis – Generale di Divisione in congedo​)

L’acqua è bene di fondamentale importanza, ma per noi sardi è risorsa rara e preziosa perché quasi sempre scarsa. Quest’anno il nostro territorio sta affrontando un periodo di particolare emergenza, sia per le modeste precipitazioni, sia per l’incapacità da parte degli enti gestori (Enas e Abbanoa) di amministrare tale risorsa in maniera integrata e accorta. Secondo i ricercatori, nei prossimi 25 anni, nelle zone più secche della terra aumenterà la siccità e l’acqua sarà sempre più contesa, al punto da scatenare vere e proprie lotte per il controllo e la gestione delle riserve. In un’analisi realizzata nel 2012 dalle Nazioni Unite si rileva che già a partire dal 2030 la metà della popolazione mondiale dovrà affrontare la scarsità d’acqua.

Tra le Nazioni con maggiore probabilità di essere colpite dal problema, per l’Europa sono citate la penisola Iberica e l’Italia, ove la Sardegna costituisce il tallone di Achille.

Infatti, i nostri corsi d’acqua non hanno bacini particolarmente estesi: Coghinas, Tirso, Temo, Cedrino e Flumendosa costituiscono la rete fluviale più importante del territorio e rappresentano la fonte maggiore per l’approvvigionamento idrico che, allo stato attuale, è ottenuta principalmente tramite acque superficiali. In tale contesto, appare interessante lo sviluppo di alcune ricerche volte allo studio delle condizioni meteorologiche. Cosa potrebbe accadere se un giorno si potesse controllare il clima? Manipolare il clima, essere capaci di inviare un ciclone o provocare della siccità potrebbe essere l’arma assoluta. E’ noto che in Alaska l’esercito americano lavora da anni a un programma di ricerca scientifica e militare sulla ionosfera. 

Si tratta di Haarp (High frequency active auroral research program) una installazione militare per la ricerca sulla manipolazione ionosferica, sui campi elettrostatici e su altri sistemi in grado di modificare l’ambiente. Tale programma potrebbe essere considerato il proseguimento di alcuni tentativi posti in essere fin dagli anni 60. Le prime prove furono fatte in Vietnam, ove effettivamente, grazie a dei processi fisico-chimici, si cercò di creare delle condizioni estreme: nel 1967 gli americani riuscirono a propagare le piogge torrenziali monsoniche fino alle basi dei loro avversari, versando una sostanza chimica al di sopra delle nuvole.

Sebbene sia stato accertato che Haarp modifichi profondamente la ionosfera, non esistono tuttavia prove ufficiali che il suo obiettivo sia la manipolazione del clima per scopi militari.

Di fatto, però, si riscontrano sempre più frequentemente esperimenti di manipolazioni climatiche, così come può essere verificato su diversi articoli nel web. Senza entrare nel merito della ‘bontà’ di tali articoli, non si può ignorare che il fenomeno della manipolazione climatica esista anche se non sono esplicitamente evidenziati gli obiettivi che si vogliono raggiungere; tutti però sono concordi nel ritenere che, in futuro, chi controllerà il clima sarà in grado di dominare sul mondo intero. 

In sostanza, la capacità di innescare un fulmine e dirigerlo su un determinato obiettivo, così come l’essere in grado di modificare la traiettoria delle correnti di flusso dell’atmosfera, alterando modelli meteorologici globali quali la siccità e le precipitazioni, non sembra essere fantascienza, ma una possibilità che sta sempre più assumendo caratteristiche reali. Saranno in grado Enas e Abbanoa di raccogliere questa sfida? Per intanto facciamoci sopra una grassa risata…(ndr La risata finale risulta strana in relazione alle riflessioni esposte)

Gianni Sulis – Generale di Divisione in congedo​

(Articolo pubblicato il 15.2.2016) FONTE

Nato a Orani, in provincia di Nuoro, il Generale di Brigata Giovanni Sulis, nel corso della sua lunga carriera ha comandato diverse Unità delle trasmissioni ed ha maturato una significativa esperienza in campo internazionale, prima nell’ambito dell’operazione IFOR in Bosnia Herzegovina e in seguito presso lo Stato Maggiore Generale delle Forze Armate Romene in Bucarest in qualità di Consigliere Militare per i problemi del settore CIS (Sistemi di Comunicazione e Informatica). E’ stato inoltre Comandante della Forza Multinazionale di Pace per il Sud-Est Europa, con sede a Costanza sul Mar Nero.

 
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