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CIÒ CHE TUTTI DOVREBBERO SAPERE SULL’EMERGENZA

CIÒ CHE TUTTI DOVREBBERO SAPERE SULL’EMERGENZA - Scardovelli intervista Stefano Manera  

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Scardovelli intervista Stefano Manera

Mauro Scardovelli incontra il dottor Stefano Manera, anestesista e rianimatore, che nel periodo più cruciale dell’emergenza ha lavorato al pronto soccorso di Bergamo. In questa intervista disponibile su Davvero TV viene analizzato il problema Covid, individuandone e chiarendone gli aspetti più importanti e rendendoli comprensibili a tutti.

Oggi, dopo molti mesi dall’inizio dell’emergenza, non esiste ancora un piano terapeutico ufficiale per la cura del Covid-19 spiega il dottor Manera: “I medici sono disorientati. Alcuni sono addirittura spaventati dal non poter curare i pazienti perché ad oggi nessuno ha fornito, in maniera ufficiale, uno schema terapeutico da seguire”.

Secondo Manera in realtà, le tre fasi del Covid-19, per chi le ha potute osservare da vicino, sono oramai evidenti, ed è chiaro anche il tipo di interventi da adottare, a partire dalla cosiddetta fase 0: “È la fase che abbiamo in tutta la vita: quella della prevenzione. Nessuno in tutti questi mesi ha parlato di prevenzione. Perché un altro dato incontrovertibile è che i pazienti sani non si ammalano, o comunque non si complicano”.

Prevenire e intervenire con puntualità sono le misure indispensabili che, se messe concretamente al primo posto, possono modificare, risollevare e rilanciare le sorti del nostro Paese.

Segui l’intervista di Mauro Scardovelli su Davvero Tv.


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 Fonte: https://www.byoblu.com/

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Libertà è partecipazione, partecipa alla tua libertà

Libertà è partecipazione, partecipa alla tua libertà

Consiglio vivamente la visione del video su stante, in quanto le denunce effettuate dal Dott. Mariano Amici un’altra voce che si unisce a Medici che demoliscono in maniera più che esaustiva il business e la conseguente truffa sanitaria, che si sta verificando da più di qualche mese in Italia come nel resto del mondo, soffocando la libertà individuale di ogni singolo componente, con provvedimenti atti a soffocare sanità, quanto economie nazionali.

Tutto ciò che viene effettuato dagli Stati per conto dell’OMS e del FMI, è palesemente un atto criminologo atto alla resa degli stessi Stati e delle Costituzioni su cui tutti questi si avvalgono, mentre una buona parte della classe medica, quella più attenta e ovviamente più onesta, sta inondando di informazioni basate su fatti concettuali scientifici e non di parte, come sembra siano quelli dei ben più noti e meno autorevoli pseudo-esperti, che in questi giorni si prestano ad interviste, peraltro senza contraddittorio su giornali e TV.

libertàPurtroppo come accade per le elezioni americane, siamo davanti a una lotta intestina del bene contro il male, una lotta per la libertà che solo con il supporto di noi tutti, ma proprio tutti, decreterà il futuro e l’esistenza stessa dell’umanità, per cui tu lettore, non sentirti in alcun modo esulato dalle responsabilità, che sono parte della resilenza umana per la libertà che è parte della nostra esistenza e nella quale anche tu sei nato, in quanto questo ti sia ben chiaro, non ti si chiede di abbandonare ciò che stai facendo e di abbracciare un fucile, ma di fare la tua parte per mantenere salute, dignità e libertà, tua come quella dei tuoi familiari se questi ti sono cari.

Nulla ci viene regalato, in maggior modo le informazioni basilari che sono le prime ad essere nascoste, non a caso sin dall’antichità chi conquistava una Città o uno Stato, riduceva in cenere le biblioteche che contenevano informazioni storiche e quindi di riferimento per le generazioni future, che ignorando cosi il loro passato non tentavano la riconquista di quanto in precedenza perduto. Mica penserete che gli attuali problemi della scuola siano differenti, essi servono per tenere i nostri giovani nell’ignoranza, per farli in un prossimo futuro schiavi del transumanesimo, una teoria questa, che ben si adatta ad appiattire ogni forma di ribellione per controllare intere masse di persone, le quali ignorando il passato accettano supini il futuro triste che le attende.

Vi siete chiesti peraltro cosa differisce il Covid-19 dalle precedenti Aviaria, Suina e la stessa Sars che sono andate a vuoto negli anni scorsi con la tentata vendita di vaccini risultata poi inutile? Poco o nulla, se non il fatto che anche allora chi come oggi tenta di fare è imbrigliare il mondo per sottometterlo ai loro voleri, immettere una unica valuta mondiale, ed un Unico Ordine Mondiale (NWO) dove pochi oligarchi disporrebbero di tutto e di tutti.

Con l’esperienza pregressa questi soggetti neanche tanto avvezzi all’anonimato, visto che non si fanno neanche più scrupolo di mostrarsi per ciò che sono e rappresentano, hanno capito che per avere la vittoria in tasca, solo la paura immessa nelle persone poteva loro aprire la strada su quelli che sono stati con la Aviaria, Suina e la Sars, queste mancavano di un unico dominatore fondamentale “i morti” non a caso si cerca oggi di moltiplicare i morti di qualsiasi ragione e stato di morte, per morti per Covid, cosi come si tenta di comunicare fomentando ulteriore paura con ogni tentativo, che per fortuna va a vuoto, in quanto parte delle persone prendono sempre più coscienza dell’inganno in corso.

I tamponi fanno parte del business sia nelle strutture ospedaliere sia in quelle di prevenzione, come ho già avuto modo di evidenziare in un post precedente all’attuale, grazie al supporto del Prof. Stefano Scoglio candidato al Nobel per la Medicina, il quale ci svela cosi l’inutilità dei tamponi inutili e pericolosi essendo una tecnica intrusiva in special modo sui bambini, che potrebbe peraltro essere sostituita con un gettito salivare in una provetta, ed avere un minor costo per la Sanità, soprattutto!

Senza poi contare che più tamponi vengono fatti, più assintomatici vengono trovati positivi! Ma non per questo sono poi in grado di infettare, in quanto, essendo il Covid-19 appartenente alla famiglia dei coronavirus, il coronavirus è il classico virus che si riscontra poi nell’influenza, quindi basta che il soggetto sia stato colpito in vita sua dall’influenza e questi diventa per associazione positivo, perdendo cosi la sua libertà per una malattia che non ha.

Nella capitale c’è un detto che cosi recita: fatti furbo che stupido già ci sei – sarà mica il caso di farci più che un pensiero, voi che ne dite?

Fonte: https://dammilamanotidounamano.altervista.org/

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Giappone: nuovo sistema educativo, con solo cinque materie

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Il Giappone rende ufficiale il sistema che forgia Elite s di esseri umani – nuovo sistema educativo

di Gabriel J. Perea R. 04 Giugno 2018 dal Sito Web ElistMopty contributo di Evelyn Lineth Vargas – Psicologa traduzione di Nicoletta Marino Versione originale in spagnolo

Il Giappone rende ufficiale il Sistema che forgia Elites di Esseri Umani. – “Cambiamento Coraggioso” (Futoji no henko) –

In Giappone si sta provando un piano pilot rivoluzionario chiamato “Cambiamento Coraggioso” (Futoji no henko), basato sui programmi educativi:

  • Erasmus
  • Grundtvig
  • Monnet
  • Ashoka
  • Comenius…

E’ un cambiamento di concetti che rompe tutti i paradigmi.

E’ talmente rivoluzionario che forma i bambini com “Cittadini del mondo” e non come giapponesi. Capiranno e accetteranno diverse culture e i loro orizzonti saranno globali, non nazionali.

Pensate che questo cambiamento sta accadendo in uno dei paesi più “tradizionalisti” del mondo.

Il programma di 12 anni si basa sui concetti:

  • Zero materie collaterali
  • Zero compiti
  • E hanno solo 5 materie che sono:
  1. Aritmetica per Affari

Le operazioni di base e l’uso di calcolatrici finanziarie.

  1. Lettura

Iniziano aleggere un foglio al giorno del libro che ogni bambino sceglie finiscono a leggere un libro a settimana.

  1. Educazione Civica

S’intende il rispetto totale delle leggi, del valore civile, l’etica, il rispetto delle norme per la convivenza, la tolleranza, l’altruismo e il rispetto per l’ecologia e l’ambiente.

  1. Informatica

Office, Internet, reti e affari on line.

  1. Lingue

4 o 5 Alfabeti, Culture, Religioni, tra queste qulla giapponese, latina, inglese, tedesca, cinese, araba; con viviste per soacializzare con lo scambio tra famiglie durante l’estate.

Quale sarà il risultato di questo programma?

Giovani che a 18 anni parlano 4 lingue, conoscono 4 culture, 4 alfabeti.

  • Sono esperti nell’uso di computer e cellulari come strumenti di lavoro.
  • Leggono 52 libri ogni anno.
  • Rispettano la legge, l’ecologia e la convivenza.
  • Maneggiano l’aritmetica per gli affari e la finanza a menadito.

I nostri figli competiranno con loro!

E chi sono i nsostri figli?

  • Ragazzi che sanno di più sui gossip di moda, che sanno e conoscono i nomi e la vita degli artisti famosi, ma niente di storia, letteraturaa o matematica, tra tutto il resto…
  • Ragazzi che parlano solo spagnolo più o meno,che hanno una pessima ortografia, che odiano leggere libri, chenon sanno fare una somma, che sono esperti nel “copiare” durante gli esami e burlarsi delle norme sotto gli occhi dei loro genitori ed educatori.
  • Ragazzi che passano più tempo guardando e imparando le stupidità in Internet, la televisione o le partite e gli idoli del calcio, piuttosto che studiare o leggere senza quasi comprendere ciò che leggono e perciò credono che un giocatore di di calcio è più importante di uno scienziato.
  • Ragazzi che sono definiti “uomini video” giacché non sono sociali in maniera adeguata ma sono resi stupidi, zombi dall’iPhone e Android, dai tablets, dallo skate, Facebook, Instagram, le chat; dove parlano solo delle stesse stipidaggini di cui parlavamo prima o con i giochi informatici, in un chiaro isolamento che conosciamo come autismo cibernético che attenta alla libertà, all’educazione, contrario all’autostima, all’autonomia, contro il rispetto per i loro genitori o per il prossimo, contro l’ambiente, la solidarietà, la cultura e promuovono un egoismo allarmante lasciando una società cieca e senza una meta e guradano un governo ch mente per rubare a piene mani…!!!

Credo che abbiamo molto lavoro da fare…!

Fonte: https://www.bibliotecapleyades.net/

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Il Podio

 

 Il mito delle lauree scientifiche

Una cosa è il rispetto per una metodologia ed un oggetto di studio; un’altra la mitizzazione, il feticismo, la radicalizzazione. Tra i tanti “intoccabili” della cultura occidentale c’è la scienza, tirata sempre in ballo come la panacea di tutti i mali. Peccato che i più grandi scienziati (e non a caso erano i più grandi) abbiano spesso considerato la scienza un pezzo di strada e non LA strada.

Spesso, addirittura, i primi ad aver sottolineato i limiti della scienza furono proprio gli scienziati, scettici dei successi che essi stessi ottenevano. Un caso degno di nota fu Blaise Pascal, matematico fancese inventore della calcolatrice (la pascalina verrà usata in Francia fino alla fine del Settecento). Secondo Pascal la scienza non poggiava su principi primi validi e chiari, non si occupava del senso della vita e si scontrava con l’esperienza che ne smentiva puntualmente le leggi.

A mitizzare la scienza, invece, ci pensano purtroppo gli omuncoli contempranei della disciplina, quelli che non scoprono mai un tubo, ma che sono bravissimi a vendere la scienza sotto forma di inutili aggeggi tecnologici, corsi e scranni accademici. Il corollario di leggende metropolitane che girano attorno alla scienza porta ad esempio a pensarla come la soluzione per la ricchezza di una nazione: non la forza (Usa), non l’unità (Giappone), non la produttività (Cina), ma la “scienza” sarebbe il segreto della grandezza economica di una nazione. Allora conviene dare un’occhiata a questa tabella, che mostra la formazione di laureati in materie scientifiche in Europa.

 

L’occhio non può che cadere su due dati: l’Italia è sotto la media europea in quanto al numero di laureati in materie scientifiche e la Germania è in testa. Tuttavia, i più accorti avranno anche subito notato che vi sono paesi molto meno produttivi di noi, come Spagna e Portogallo che registrano un dato migliore del nostro, e, soprattutto, che la Grecia ricopre la fascia alta della classifica e siede sul podio con Germania e Svezia. A cosa è servito alla Grecia laureare molti più concittadini in discipline scientifiche di paesi come Italia o Austria o Danimarca? A giudicare dall’economia della Grecia direi un tubo.

 

E che dire poi del fatto che l’Italia “produce” più laureati scientifici dell’Olanda e del Belgio? Qual è, tra Olanda e Italia, il paese con minor disoccupazione e più alti redditi?

A quanto pare neppure la nobile statistica riesce a rendere ragione dei fatti economici i quali, alla faccia dei Boldrin e dei Bagnai (due facce della stessa medaglia positivista), non sono scienza.

Fonte: http://micidial.it/

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il crollo indecoroso delle idee

FAHRENHEIT 2017

Librerie d’oggi: tempio “vuoto” di letture bovine e luogo di ritrovo per intellettuali politically correct che nonostante il crollo indecoroso delle idee nelle quali avevano creduto si atteggiano a persone colte e intelligenti.

di Francesco Lamendola

È una grossa libreria, la più grossa della provincia; grossa e ultramoderna. Non sorge in un quartiere cittadino, ma in mezzo alla campagna industrializzata, a lato di una strada statale. Ci si va con l’automobile, oppure non ci si va: esattamente come in uno dei tanti centri commerciali che sono sorti come funghi dopo la pioggia, in questi ultimi anni, da quando gli investitori finanziari si son trovati a “dover” impiegare in qualche modo i loro capitali, e hanno dato il colpo di grazia a quel che restava del piccolo commercio locale. Solo che lei esisteva qui già da molti anni, da prima della globalizzazione, a suo modo una pianta pioniera nell’isola vulcanica della post-modernità, emersa decenni prima della Grande recessione del 2007.

Anch’essa, naturalmente, si è modernizzata. Per molto tempo è stata una via di mezzo fra un magazzino-deposito e una moderna libreria fornitissima, che praticava lo sconto del 15% su tutti i libri. A suo modo, un ambiente affascinante, dove ci si poteva imbattere, accanto all’ultima novità editoriale, in un libro “dimenticato” da due o tre decenni e divenuto ormai introvabile, con il prezzo rimasto inalterato nel corso del tempo. Poi vi fu una ristrutturazione radicale, un trasferimento sull’altro lato della strada, in un edificio nuovo di zecca: un parallelepipedo di vetro e cemento, orientato in modo da attirare l’attenzione dell’automobilista più distratto, con il nome stampato a caratteri cubitali proprio sullo spigolo.

Si è fatta un nome, non solo perché vi si trova, o vi si può ordinare e ricevere in pochi giorni, qualsiasi pubblicazione, italiana o straniera, ma anche, e forse soprattutto, per la frequenza degli incontri con scrittori di ogni genere, romanzieri e biografi, economisti e storici, poeti e perfino il militare in mephisto, che parla tutto il tempo col passamontagna ben calato sulla testa e che mostra al pubblico solamente gli occhi. Ed è molto amata da tutte le persone, e sono molte, che si sentono un po’ intellettuali pure loro, naturalmente progressiste e politically correct; quelle che, negli anni ’70 del secolo scorso (incredibile, ma sono proprio le stesse; più raramente sono i loro degni eredi) ostentavano La Repubblica quando, studenti universitari più o meno fuori corso – tanto, il treno della storia non lo perdono mai, i progressisti: basta sedersi e aspettare quel che succederà -, tiravano fuori il giornale formato tabloid, che fa tanto lettore impegnato e moderno, sul treno o sull’autobus, mentre il lettore meno politicamente corretto si arrabattava con chilometri quadrati di carta per sfogliare difficoltosamente gli altri giornali, goffi ed enormi al confronto, per non parlare delle giornate di vento, quando l’impresa diventava pressoché impossibile, e si tingeva di sfumature tragicomiche.

Ora sono quasi tutti professori in pensione, alcuni baby-pensionati, cioè felicemente in pensione dal fiore degli anni, e, dall’alto della loro saggezza e del loro dolce far niente, nonostante il crollo indecoroso delle idee nelle quali avevano tanto creduto, insistono ad atteggiarsi a persone colte e intelligenti, che sanno tutto e hanno capito tutto, e che leggono solamente, oggi come allora, libri molto politically correct. Leggono Saviano e Gad Lerner, per intenderci, oppure Erri De Luca o, magari, le memorie di Walter Veltroni. Se amano la storia, vanno pazzi per Ernesto Che Guevara, hanno letto tutte le sue biografie e continuano a sognare la revolución, hasta la victoria, siempre; naturalmente, in nessuna di queste biografie hanno appreso, o hanno voluto capire, che il “Che” è stato l’inventore dei campi di concentramento nell’isola di Cuba, oltre che un ministro dell’industria totalmente fallimentare; e che solo la sua “bella” morte (si fa per dire) sulle montagne boliviane, mentre era ancora giovane e pieno di fascino, col suo sigaro in bocca e il sorriso sprezzante, lo ha consegnato al futuro sotto forma di santo patrono di tutte le guerriglie e le rivoluzioni. Se invece amano la filosofia, i nostri bravi intellettuali politicamente corretti leggono Cacciari e Galimberti, e, quando ricevono l’insperata grazia di vederseli davanti in carne ed ossa, si pigiano e si accalcano, sudati e felici, in un delizioso afrore di ascelle sudate, alzandosi sulle punte dei piedi per imprimersi nello sguardo almeno un debole riflesso di tanto splendore; e poi, all’uscire dalla conferenza, in verità un lancio pubblicitario del loro ultimo libro, neanche tanto mascherato, si attardano a discutere lungamente l’incredibile e immeritato evento che ha riscaldato un poco i loro cuori con la fiamma del Sapere e del Pensare.

Attenzione, non bisogna lasciare orfani della Cultura i compagni di strada più preziosi, il fiore all’occhiello del politicamente corretto: i cattolici progressisti e modernisti, vaticansecondisti e bergogliani, kasperiani e galantiniani; no di certo. E allora ecco qui per loro i libri di Enzo Bianchi, per la teologia politically correct, e quelli di Alberto Melloni, per la storia della Chiesa: saranno loro le nostre guide, le nostre Sibille cumane nel labirinto del cattolicesimo evoluto, maturo e, ben s’intende, solidale e misericordioso. Affidandosi alla loro guida sicura, il lettore bene intenzionato potrà evitare gli scogli pericolosissimi nella sua navigazione culturale, potrà riconoscere e sbugiardare i teologi conservatori, come Antonio Livi, e i cattolici retrogradi, come Roberto de Mattei. Meno male che ci sono loro! Già ci confortano e ci ammaestrano, i Bianchi ed i Melloni, e molti altri della stessa scuola, attraverso la radio e la televisione, con interviste volanti e con rubriche fisse o semi-fisse; tuttavia, per nostra maggior sicurezza ed edificazione, possiamo anche acquistare le loro opere e porle sul comodino, alla sera, per poi addormentarci con un delizioso senso di protezione, quale non si prova neppure recitando un Rosario intero.

Forse, però, amano sia la narrativa che la filosofia; in tal caso, che c’è di meglio, per loro, che uno degli innumerevoli romanzi di Umberto Eco? Invece, se sono affascinati dal teatro, Dario Fo è senza dubbio il loro nume protettore: sono pronti a giurare sui suoi lazzi e sui suoi frizzi, sentendosi tanto più intelligenti e spiritosi quanto più s’immedesimano nella derisione sapida e spietata di quegli “altri”, i filistei, i borghesi, i credenti, i “fascisti”, i reazionari, che il grande Premio Nobel riserva a tutta quell’immonda plebaglia destrorsa e sanfedista. Se poi i nostri bravi lettori amano la scienza, cosa di meglio che un saggio di Piero o Alberto Angelo, o magari del padre e del figlio insieme (con la lettera minuscola, per ora; in futuro, chissà…), o della defunta Margherita Hack, o dell’impareggiabile Genio, il matematico Piergiorgio Odifreddi, che si crede impertinente solo perché spara ad alzo zero là dove sa di poterlo fare, ma si guarda bene dal tirare anche solo con la cerbottana là dove non si può. Infine – bisogna pur essere pluralisti e tolleranti – potrebbe darsi che il nostro lettore intellettuale sia in qualche modo affascinato dal mistero, e allora niente di meglio che i saggi di Massimo Polidoro per smontare, a colpi di C.I.C.A.P., qualunque bizzarria sul soprannaturale, per ridicolizzare fin l’ultima leggenda metropolitana, per demolire e spargere il sale sopra il concetto di “miracolo”, di “guarigione straordinaria”; e, già che ci siamo, per fare un bel minestrone con i cerchi nel grano, con gli atterraggi dei dischi volanti, con i tavolini parlanti, le sedute spiritiche, gli esorcismi, la telepatia e la chiaroveggenza, ovviamente gettando tutto nel cestino della carta straccia, in nome dei meravigliosi lumi della Dea Ragione. La quale, dai tempi di D’Holbach e La Mettrie, ne ha fatta di strada, e ha perso anche un po’ del suo smalto iniziale, eppure loro, i nostri anici, non se ne sono per nulla accorti, vanno avanti sicuri e tranquilli verso le magnifiche sorti e progressive della razionalità, brandendo il vangelo di Bertrand Russell, certi e convinti che la storia finirà per premiare la loro fede, per dar loro ragion. Anche se, in tutto il resto, non si può proprio dire che lo abbia fatto – ma questo è il segreto di Pulcinella, lo sanno tutti ma non bisogna dirlo, zitti, per carità, facciamo finta di niente, ci resterebbero troppo male.

Ecco: un amico ci trascina nel parallelepipedo di vetro e di cemento, e la prima sorpresa è un bellissimo bar al piano terra, un bar coi fiocchi, da non invidiar nessuno, con un barman in grande uniforme che incute quasi soggezione per l’evidente professionalità che sprizza da tutti i pori; peccato solo che non ci sia neppure l’ombra di un avventore. Eh, ma cosa c’è di strano? In questo tempio della Lettura, la gente viene per cercare libri, non per tracannare vino o azzannar panini. E allora, su, su, verso i piani alti,  verso il cuore del gioiello architettonico, per la delizia degli occhi, anche se non dell’olfatto: poiché i libri sono tutti rigorosamente cellofanati, inodori, insapori e sterilizzati, senza l’ombra di un virus o di un batterio, senza neppure un granellino di polvere. Ed ecco l’immensa sala, il sancta sanctorum del Lettore Politicamente Corretto: chilometri di scaffali dietro scaffali, tutti stracolmi di libri, tutti in bella mostra, una pila sopra l’altra, in religiosa offerta per il loro fervente adoratore. La cosa decisamente incoraggiante sono le fascette che li avvolgono: vi si possono leggere slogan come questi: Il più venduto negli Stati Uniti; oppure:Due milioni di copie vendute; oppure, ancora: Una scrittrice da 500.000 copie. Si va a peso, si va a quantità: tante vendite, tanto merito. Rassicurati, perciò, lettore dubbioso e di poca fede: se compri questa merce, non potrai sbagliare: sarai il due milionesimo e uno stronzo che avrà dedicato il proprio tempo a riempirsi il cervello di codesta immondizia.

Stiamo parlando, naturalmente, di romanzi. Già dai loro titoli brilla, in tutto il suo fulgore, la loro perfetta, furbesca, perfino scanzonata idiozia: sono talmente idioti che ci si vergogna anche solo a pronunciarli a voce alta, non si sa come faccia un cliente a domandare alla commessa: Scusi, avete il romanzo tal dei tali?, senza avvampare e morire sull’istante di vergogna. A chi possieda anche solo un briciolo di pudore e di rispetto di sé, buttar fuori quel nome dalla bocca costerebbe atroci sofferenze; tuttavia, è noto, cosa non si farebbe per amore della Cultura e del Sapere? Ecco, senza dubbio qualcuno, a questo punto, dirà: la solita ipercritica esagerata, preconcetta. Al contrario: ci sembra di esser stati molto al di sotto di una vera critica. Dell’immondizia non si fa la critica: si girano i tacchi e si portano lontani gli occhi e il naso. Quel che colpisce, semmai, è la poca distanza che separa la letteratura “alta”, o considerata tale, quella di Eco e Fo, tanto per capirci, da quella apertamente commerciale, e che  non nega di esserlo: quella di Moccia o di Volo. Ammesso che una distanza ci sia. Il vecchio problema della cultura italiana, la distanza siderale, anacronistica, fra cultura alta e bassa, è stato risolto una volta per tutte alla radice, democraticamente, quasi d’imperio: è diventata tutta bassa; ma talmente bassa, che più bassa non si può.

Dunque, abbiamo mestamente bighellonato fra gli scaffali ripieni di mercanzia libraria, scorrendo nel sole che abbaglia,  con triste meraviglia, da un titolo all’altro, da una fascetta all’altra. Infine, sconsolati, ci siamo spinti nel reparto saggistica: e anche lì, con infallibile precisione, ci siamo imbattuti nei soliti nomi, nei soliti volti, nei soliti titoli: tutto l’establishment del politicamente corretto, del progressismo in formato terzo millennio; tutti i cascami del femminismo, del liberismo, dell’edonismo, dell’immigrazionismo, del buonismo, del multiculturalismo, dell’omosessualismo, e anche qualcuno di nuovo conio, ma sempre con il copyright del Nuovo Ordine Mondiale. Ancora Cacciari, ancora Galimberti; ancora Del Boca per sapere tutto sull’Africa coloniale, ancora Paolo Crepet per i problemi dell’adolescenza. E poi, ci son sempre i vecchi guru che aleggiano, ispirano e benedicono, standosene affabilmente dietro i nuovi: Marx, Freud (padre e figlia), Reich, Marcuse; e, per i cattoprogressisti, don Milani e don Ciotti, padre Turoldo e i comboniani di Nigrizia. E avanti di questo passo, con tetra uniformità, con implacabile ripetizione, con inesorabile fatalità, come nella hegeliana marcia dello Spirito della Storia. Uno scaffale dopo l’altro, una pila dopo l’altra, tutti belli e cellofanati, tutti schierati a battaglia come soldati di un esercito impeccabile, di un’armata irresistibile, pronti per essere consumati, pardon, acquistati, dall’onnivoro e diligente lettore politicamente corretto. Antirazzista, antifascista, antimaschilista, antiomofobo, anti… non importa cosa, importa che sia sempre, rigorosamente antiqualche cosa: perché se non c’è un orrendo Nemico da combattere e da abbattere, che razza di vita sarebbe?

C’è solo un piccolo particolare da aggiungere… che la libreria, la grande, maestosa libreria, il Tempio del Sapere politically correct, nonostante le ferie natalizie, nonostante le strenne ed i regali, nonostante la bella giornate di sole, senza nubi (un po’ freddina, questo è vero, ma comunque limpida e invitante), era praticamente deserta. Clienti, zero o quasi. Lettori, zero o quasi. Una desolazione, una tristezza, un autentico gelo nel cuore. Vuoi vedere che perfino il pubblico di bocca buona del terzo millennio, a forza di vedersi proporre sempre e solo la solita immondizia, ha deciso di far lo sciopero della fame? Vuoi vedere che i Signori del Politicamente Corretto, a cominciare dai proprietari e dai direttori delle case editrici, hanno tirato la corda un tantino troppo, finché l’hanno spezzata? Vuoi vedere che perfino gli schiavi più docili si sono stancati di essere trattati con così palese disprezzo, con così sfacciata cialtroneria, con una boria così insopportabile, che preferiscono fare qualcos’altro – una partita al bar con gli amici, o una pizza con la moglie e i figli – piuttosto di sottoporsi al noiosissimo, frustrante supplizio di tutte queste letture bovine, ma politically correct?

Fonte:  http://www.ilcorrieredelleregioni.it/