Archivi tag: riforme costituzionali

La fomentazione e ascesa del tecnopopulismo

 

Wikipedia Commons 

L’istabilità globale e l’ascesa del tecnopulismo

di Andy Langenkamp dal Sito Web TheHill traduzione di Nicoletta Marino Versione originale in inglese 

Andy Langenkamp è analista politico senior presso ECR Research e commentatore politico, specializzato nella valutazione delle ripercussioni sui mercati finanziari di eventi economici e geopolitici.

Le persone di sinistra si ribellano nelle strade di tutto il mondo per protestare contro qualsiasi status quo esistente, ma mentre si fondono inconsapevolmente con la tecnocrazia che potrebbero per principio anche odiare, stanno fomentando l’ascesa del tecnopopulismo.  

fonte

Il mondo sta diventando più instabile

Dalle nazioni in via di sviluppo ai paesi ricchi, le persone scendono in strada. 

Le proteste stanno portando a spargimenti di sangue dal Sud America all’Asia. Le ragioni delle proteste sono diverse, ma ci sono una serie di domande latenti:

Perché non tutti beneficiano in egual misura dell’aumento della prosperità?

Perché le nostre libertà sono colpite?

Perché le élite politiche si arricchiscono?

Le manifestazioni e il profondo malcontento possono essere ricondotti alla crisi del neoliberalismo e alla risposta populista a questo. 

Le proteste possono quindi essere viste come una faccia della medaglia, con l’altra che è la cuspide dell’America corporativa che chiede un focus oltre l’onnipotente azionista. 

Ad agosto, la Business Roundtable (BR) ha preso le distanze dall’adagio secondo cui l’unica ragione di esistenza delle società è quella di soddisfare i propri azionisti, sostenendo che anche gli interessi dei dipendenti, dei clienti e della società nel loro insieme dovrebbero avere un posto di rilievo nelle operazioni del mondo degli affari.

L’appello di BR arriva quando le élite imprenditoriali temono che i governi e le popolazioni prendano in mano la situazione, ad esempio attraverso imposte molto più elevate su profitti, espropri, frazionamento di società, ecc.

In sostanza, la più importante questione politico-economica contemporanea è come riunire tre obiettivi nel miglior modo possibile:

  • crescita economica ragionevole o elevata
  • una divisione più equa della prosperità (è ovviamente possibile discutere all’infinito di ciò che è giusto)
  • la protezione della terra, in modo che anche le generazioni future possano condurre una vita buona

Il populismo potrebbe offrire qualcosa di buono in questo senso, se ha davvero svegliato l’élite e incoraggiato le riforme prima che l’intero sistema minacci di essere abbattuto.

La storia degli Stati Uniti ce lo dimostra…

Alla fine del 19°secolo, la disuguaglianza era sfuggita al controllo. Il passaggio da una società agricola a una industriale ha fatto sì che in particolare molti agricoltori finissero in bancarotta.

Una depressione di 10 anni, dal 1873 in poi, causò ancora più sofferenza. Il governo era abbastanza impotente e fece poco.

L’emergente ondata di populismo ha trovato la sua espressione nel Partito Popolare, noto anche come Partito Populista, e nel suo programma di partito, la Piattaforma Omaha del 1892 c’era il seguente frammento:

Ci troviamo nel mezzo di una nazione portata sull’orlo della rovina morale, politica e materiale.

La corruzione domina l’urna, le legislature, il congresso e tocca persino la veste d’ermellino. 

Le persone sono demoralizzate…

Le istituzioni erano molto preoccupate.

Per molto tempo, è parso che il Partito Populista fosse sulla buona strada per prendere il potere, ma è crollato.

Tuttavia, ha aperto la strada alle riforme delle istituzioni politiche ed economiche da parte dei presidenti Roosevelt, Taft e Wilson, che hanno contribuito a rendere la democrazia capitalista più gratificante per le masse e a prevenire il collasso dell’intero sistema.

In questo senso, il populismo è radicato nella democrazia ed è forse un meccanismo di correzione necessario.

Come affermano Daron Acemoglu e James A. Robinson:

Quando lo stato e le élite diventano troppo potenti, aprono la strada al dispotismo che mette a tacere o costringe gli altri a seguirlo (pensate alla Cina).

Ma… quando quelle che non sono élite diventano troppo potenti, il risultato non è la libertà ma lo sgregamento dello stato.

Mentre disobbediscono e smantellano le istituzioni statali, quelle istituzioni si atrofizzano, le leggi diventano inefficaci, la libertà viene erosa e le funzioni chiave del governo sono emarginate.

Il pendolo oscilla continuamente avanti e indietro tra la troppa potenza dell’élite e la ribellione delle masse.

È importante seguire una via di mezzo – con l’elite insediata in modo abbastanza sicuro tanto da facilitare il corretto funzionamento delle istituzioni della democrazia capitalista, ma non nella misura in cui prevalgano il clientelismo e la corruzione.

Allo stesso tempo, la società nel suo insieme dovrebbe beneficiare sufficientemente della crescita della prosperità ed essere sicura nella consapevolezza di poter chiamare l’élite a renderne conto quando è necessario. Le parti si sono allontanate troppo da questo corso intermedio.

– Da un lato, c’è il campo con un atteggiamento TINA(There Is No Althernative):

non esiste alternativa alla democrazia liberale.

A volte sono diventati ciechi ai lati oscuri della democrazia liberale, e questo ha portato a una tecnocrazia che è sfuggita al controllo, con i politici che sono essenzialmente manager

– D’altra parte, hai i nazionalisti come contromovimento, che si stanno spostando verso l’autoritarismo in molti luoghi costringendo i giudici a ritirarsi, soffocando la stampa e inclinando il campo da gioco in modo permanente contro gli avversari.

Molte delle attuali proteste in tutto il mondo sono il risultato di sistemi politici che offrono risposte inadeguate agli eccessi e agli spiacevoli effetti collaterali della globalizzazione, del libero mercato e delle burocrazie soffocanti.

Le persone stanno cercando febbrilmente modi di conciliare crescita, maggiore uguaglianza e sostenibilità in un’era di globalizzazione, l’enorme potere delle multinazionali e le forme di corruzione del vertice che sono chiaramente più visibili grazie a Internet e ad altre tecnologie moderne, mentre le proteste possono anche guadagnare slancio più facilmente.

Un’interazione negativa nasce tra più disordini e una crescita globale bassa persistente.

L’FMI e altre organizzazioni hanno continuato a ridurre le previsioni di crescita. Il dollaro si rafforzerà a medio termine, in parte a causa dello status di bene rifugio sicuro che ha ancora. Anche i prezzi delle materie prime continueranno ad essere sotto pressione.

Ciò è sfavorevole a molti mercati emergenti che sono già colpiti dalla turbolenza:

dipendono generalmente dalle esportazioni di materie prime e hanno stipulato enormi quantità di prestiti in dollari, il che rende i loro debiti sempre più difficili da sopportare.

Questo crea ancora più insoddisfazione e minaccia di innescare un circolo vizioso.

Inoltre, perché queste economie emergenti hanno popolazioni molto giovani e i giovani hanno maggiori probabilità di scendere in piazza.

Poi è probabile che la frustrazione continui ad aumentare, poiché l’ascesa democratica si è arrestata in tutto il mondo e le proteste sono certamente aumentate, ma il loro tasso di successo è diminuito enormemente.

Due decenni fa, sette proteste su 10 che chiedevano grandi riforme hanno portato a cambiamenti. 

Dalla metà del decennio precedente, questa percentuale è scesa costantemente al 30 percento.

L’instabilità mondiale crea anche ancora più incertezza tra multinazionali nei paesi occidentali sulla sostenibilità delle catene di produzione internazionali.

Questo li costringe a continuare a ridurre gli investimenti e assumere meno nuovo personale.

Chiaramente, a questo punto, gli sviluppi politici globali indicano un rafforzamento della pressione al ribasso sulla crescita economica invece di agire come fattori scatenanti per affrontare la debole crescita in misura sufficiente.

Fonte: https://www.bibliotecapleyades.net/ 

®wld 

«Nel mezzo del cammin di nostra vita “ci ritrovam” per una selva oscura, ché la diritta via era smarrita.»

germania-italia-euro

 Negli anni 90 l’Italia era la quinta potenza mondiale. Eppure la costituzione era la stessa di adesso…Meditate…

di jedanews.it

Dell’Italia nel dopoguerra non era rimasto quasi più nulla, una nazione che aveva il PIL del Bangladesh, e che doveva decidere in che direzione andare per risollevarsi.

Da quando i padri fondatori, seduti sulle macerie hanno stilato la Costituzione più bella del mondo che garantisce i diritti umani fondamentali, e i nostri nonni e padri si sono sacrificati spaccandosi la schiena per una nazione migliore, l’Italia in 35 anni è risorta dai cumuli di macerie diventando la quinta potenza mondiale e il primo Paese al mondo per risparmio privato e per ricchezza privata pro-capite. Fino ad arrivare al 1994, quando le agenzie di rating ci definivano “Economia leader d’Europa”, quando “stracciavamo” la Germania sia in produzione che export. Un paese sovrano di se stesso ricco, ricchissimo, diritti garantiti, Stato sovrano, Parlamento sovrano, Costituzione sovrana. Una legislazione del lavoro che era invidiata da tutto il Pianeta.

Eppure la Costituzione era quella di adesso, la stessa che ora viene considerata un problema dai nuovi pseudo padri costituenti che (sotto pressione delle élite finanziarie mondiali) vorrebbero renderla carta straccia a colpi di referendum.
Vogliono farci credere che basta una riforma costituzionale per risollevare l’ Italia, che la seconda parte della nostra bella Costituzione vada rivista, superando sistemi che hanno perso il loro significato storico (vedi Bicameralismo). È però un dato di fatto che il Bicameralismo perfetto, abbinato ad un sistema elettorale di tipo proporzionale, non ha impedito all’Italia di diventare quinta potenza economica al mondo, e di avere tra i migliori sistemi di tutela sociale e civile per i lavoratori e le famiglie.

La legge sul divorzio, quella sull’aborto, lo Statuto dei lavoratori, la riforma del diritto di famiglia, il Sistema sanitario nazionale, furono tutte leggi approvate con l’attuale sistema costituzionale.

Ma allora se Costituzione non è il problema dell’ Italia, qual’ è il VERO problema? Perché negli ultimi anni siamo scesi così in basso pur avendo la Costituzione più bella del mondo?

Nel 1993 dei tecnocrati europei che nessun italiano ha mai eletto avevano creato il Trattato di Maastricht, poi nel 2007 quello di Lisbona, fino ad arrivare all’Unione Europea (che una volta erra Comunità Europea) con la conseguente creazione della moneta unica, tutti fattori che  lentamente negli anni hanno esautorato il Parlamento del tutto, hanno tolto all’Italia la sovranità monetaria, e hanno persino violato già in parte la nostra Costituzione.

Cari politici, ma se la costituzione è la stessa dei “tempi d’oro”, i sistemi politici lo stesso, forse il problema non sarà rappresentato dalle cose che oggi abbiamo di diverso da quei tempi, ovvero l’austerity e l’Euro ?

Fonte diretta: http://www.jedanews.it/blog/storia-2/italia-potenza-mondiale-costituzione/

Lo dicono Loro:

Carpeoro: Renzi è finito. E’ solo, nessuno si fida più di lui

napolitano1Napolitano è stato il garante di Renzi nei confronti del sistema economico-finanziario europeo e degli altri capi di Stato: nessuna sorpresa, quindi, che oggi si schieri con Renzi. Ma il problema è che il referendum è solo lo strumento per far fuori Renzi. E un sostituto di Renzi già pronto in realtà non c’è, neanche il leader grillino Di Maio. Quindi passerebbe un altro annetto: prima di eliminarlo vogliono che Renzi rantoli, per un bel po’ di tempo. E Napolitano, che è stato il suo garante nazionale e internazionale, non ci sta. Ma questo cosa cambia? Il voto del 4 dicembre non cambia niente, gli italiani sono destinati a subire le stesse cose che subivano prima del referendum.

Le cose cambieranno solo per Renzi. Perché anche il potere, nel senso più deteriore del termine, richiede una rete di complicità. E Renzi ha commesso un errore: al di là del sostegno che gli ha dato Napolitano, in questo momento è politicamente solo. Non ha più nessuna complicità: i possibili complici li ha “solàti” tutti. Berlusconi, Letta, D’Alema, Bersani: non ha mantenuto nessuno degli impegni che, con loro, aveva preso verbalmente. E quindi adesso è drammaticamente solo, sta precipitando in un dirupo e non trova nessun appiglio per fermare la caduta. Continua QUI

Dietro questa riforma c’è il golpe di Napolitano

di Paolo Becchi – 30/11/2016

0-16283“La revisione della Costituzione ha un obiettivo politico ben preciso: è il tentativo di portare a compimento in modo legale quel colpo di Stato architettato nell’estate del 2011 dall’allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano con il sostegno della Banca centrale europea (BCE). Non bisogna infatti dimenticare che la mente della riforma in corso non è certo Renzi, che è un mero esecutore, ma Napolitano, che sino alla sua peraltro meramente formale uscita di scena è stato il vero Capo del Governo, rispetto al quale prima Monti, poi Letta e infine Renzi sono stati solo dei docili strumenti. […] La riforma costituzionale e la legge elettorale, il cosiddetto Italicum, sono strettamente legate, e hanno un unico obiettivo: realizzare ciò che Napolitano si è prefissato già dal 2011, vale a dire l’instaurazione di un regime postdemocratico, in cui il potere sarà affidato a un Primo ministro dotato, all’interno, di poteri pressoché assoluti e, all’esterno, completamente sottoposto ai diktat dell’Unione europea e della finanza globale. […] Al posto di un governo democratico si vuole dunque un governo oligarchico che sappia applicare con rapidità le direttive di Bruxelles, come JP Morgan, nel documento che di seguito citiamo, invitava a fare: le costituzioni del dopoguerra come la nostra avevano una connotazione troppo pericolosamente socialdemocratica, per questo devono essere cambiate. Ricordate? Era stata proprio la società finanziaria americana, nel 2013, a dare le indicazioni fondamentali all’Italia: le costituzioni mostrano una forte influenza socialista, aveva scritto, «che riflette la forza politica che i partiti di sinistra hanno guadagnato con la sconfitta del fascismo». E ancora: Continua QUI

Il “no” supererà qualsiasi sondaggio

 Scritto il 29 novembre 2016 by Federico Dezzani

renzi-genova-2-220x150Il voto sulla riforma Boschi si avvicina ed il mondo politico, premier in testa, è totalmente assorbito dalla campagna referendaria. Non spenderemo neppure una parola nel tentativo di influenzare o mobilitare gli italiani: abituati a giocare d’anticipo, diremo soltanto che il “no” alla riforma Boschi vincerà, e lo farà con un margine superiore a quello previsto da qualsiasi sondaggio: 60% contro il 40% per il “sì”. Alla base del nostro ragionamento c’è il referendum abrogativo dell’aprile 2016, che portò alle urne 16 milioni di persone, espressesi all’85% contro il governo: per Matteo Renzi, “il fuoriclasse” della politica (De Benedetti dixit) che ha trasformato il referendum in un plebiscito sulla sua persona, è impossibile anche solo pareggiare quella cifra.

Il “no”? Vincerà col 60%

Vaga, il premier Renzi, inquieto e spaesato, aspettando il fatidico 4 dicembre: l’errore di aver trasformato il referendum sulla riforma Boschi in un plebiscito, un sì o un no sull’azione di governo, gli ha tolto ormai da mesi il sonno. La sconfitta di Hillary Clinton, la candidata per cui il presidente del Consiglio (unico in Europa) si era speso pubblicamente, gli sottrae poi qualsiasi appiglio cui aggrapparsi il giorno dopo il referendum, quel fatidico 5 dicembre che segnerà, se non la fine, perlomeno una durissima battuta d’arresto alla carriera del premier. Continua QUI

img_8690

Qualche riflessione sul referendum di Pietro De Sarlo

Comunque vadano a finire le cose questa campagna elettorale sarà ricordata come la più spregevole della storia della Repubblica. Come altro si può definire una campagna elettorale che ha sdoganato una volta per tutte il clientelismo? Il Devoto – Oli lo definisce un “sistema di rapporti tra persone basato su favoritismo (soprattutto in campo politico), in nome di un reciproco interesse”.

Nei tempi della mia gioventù questa pratica era vissuta come abietta, contraria al senso stesso della politica come aspirazione nobile a spendersi per il bene della collettività. Era una pratica gestita dai sottopancia, di nascosto, nei vicoli e chi la praticava la negava e se ne vergognava. Ora non un sottopancia ma il Presidente della Regione Campana incita una platea numericamente, e forse non solo numericamente, nutrita di sindaci ad offrire pizze, totani e frittelle e con orgoglio proclama, riferendosi ad uno dei sindaci presenti: ”Come sa fare lui la clientela lo sappiamo. Una clientela organizzata, scientifica, razionale come Cristo comanda. Che cosa bella!”. Ecco, che cosa bella la clientela! Altro che la tensione morale ed etica e la preoccupazione di fare una costituzione moderna e rispettosa dei principi di democrazia e dei diritti inalienabili degli esseri umani dei nostri Padri Costituenti.

Complimenti! L’esaltazione del do ut des come sistema di Governo. Anzi, che dico! Il Governo non serve più: basta il sottogoverno! Continua QUI

“Una suocera inascoltata che dà consigli non richiesti”

La relazione del primo incontro inaugurale a Treviso dell’Istituto Studi delle Venezie con il costituzionalista prof.Luca Antonini che ha esaurientemente spiegato i punti della riforma costituzionale oggetto del prossimo referendum del 4 dicembre

 L’INCONTRO: “UN PAESE AL BIVIO:  CAPIRE LA RIFORMA COSTITUZIONALE”

Il prof. Luca Antonini spiega la riforma costituzionale oggetto del Referendum del 4 dicembre 2016

Primo incontro inaugurale a Treviso dell’Istituto Studi delle Venezie con il costituzionalista prof. Luca Antonini che ha esaurientemente spiegato i punti “controversi” della riforma costituzionale oggetto del prossimo referendum del 4 dicembre

Il presidente dell’Istituto apre i lavori a Treviso con il prof. Luca Antonini e il dott. Vittorio Zanini

Si è svolto nei giorni scorsi a Treviso, il primo incontro inaugurale dell’Istituto Studi delle Venezie, avente come relatore il prof. Luca Antonini noto costituzionalista con cattedra presso l’ateneo di Padova e già membro della commissione di saggi nel governo Letta. Il presidente Giampiero Sammartini ha fatto gli onori di casa presentando il gruppo promotore dell’istituto, che vede tra gli altri Vittorio Zanini, Loreta Baggio, Antonio Serena e Paride Orfei; illustrando la mission culturale dell’iniziativa ed anticipando alcuni eventi che saranno organizzati nei prossimi mesi, passando poi la parola all’illustre ospite.

L’intervento del prof. Luca Antonini
Sintesi a cura di Andrea Cometti
 
 

La nostra Costituzione ci ha permesso fino al 2004 di essere la 6^ potenza mondiale e la constatazione della necessità di abolire il bicameralismo perfetto, non deve trarre in inganno sulle conseguenze che tale riforma porterà ai cittadini italiani in termini di libertà e democrazia: Chesterton ammoniva che dietro ogni verità, c’è il rischio di una “Verità impazzita” e il secolo scorso con il nazismo e il comunismo “staliniano” l’umanità ne ha avuto degli esempi tristemente concreti. Il rischio con il referendum proposto dal duo Renzi-Boschi del 4 dicembre è drammaticamente lo stesso!

Incominciando un’analisi dettagliata della riforma e una cronistoria della stessa in relazione, al ruolo del nuovo Senato, il prof. Antonini condivide in pieno la metafora espressa dal collega prof. Michele Ainis, che lo ha definito in maniera azzeccata: “Una suocera inascoltata che dà consigli non richiesti”. Non tutti ricordano che già il governo Letta aveva pronta la riforma, espressione di un gruppo autorevole di saggi in prevalenza giuristi e costituzionalisti (di cui Antonini faceva parte), che contava sull’appoggio di buone maggioranze parlamentari, ma l’arrivo di Matteo Renzi, nei modi che sappiamo soprattutto nei confronti di Enrico Letta ne determinò la fine prematura.

Matteo Renzi, che mai è stato eletto dal popolo in elezioni politiche nazionali democratiche, ha fatto riscrivere in peggio e senza qualità la proposta di riforma (ad esempio l’art. 70 che passa da “nove” parole a molte pagine). Si può notare che nessun vero costituzionalista si attribuisce il nuovo testo per il semplice motivo, che è stato scritto su commissione dai “funzionari ministeriali” per il ministro Boschi, che come preparazione giuridica vale come un mediocre praticante avvocato. Rispetto l’aria che si respirava nella commissione Letta, con i 40 migliori saggi d’Italia, aria in cui traspariva tutto il peso anche di cultura giuridica dei “Costituenti”, il rischio è quello, mutuando una battuta del console di Serbia Loreta Baggio, presente in sala: “Di fare confusione tra una Chiesa e una Cattedrale”.

Entrando nel dettaglio, si nota subito un “incrocio perverso” con legge elettorale e un premio di maggioranza al 55% al secondo turno, che significherebbe: ”far governare il paese da un partito che a mala pena riesce a raggiungere il 20% dei consensi”. Il contrappeso del Senato, inesistente perché annullato da un ruolo, appunto, di “Suocera non richiesta” è aggravato dal fatto che il 55% dei deputati risulterà sempre maggioritario nelle sedute comuni (elezione del Presidente della Repubblica, dei membri del CSM e componenti della Corte Costituzionale, tanto per gradire). E non ci sarebbe nemmeno il paventato vantaggio in termini di tempi più ristretti, perché di fatto si allungherebbero oltre quelli odierni dei decreti legge convertiti a colpi di maggioranza.

Per quanto riguarda le 20 regioni d’Italia, la riforma accentra materie delicatissime, come la sanità, con nefaste conseguenze per le eccellenze regionali, tra le migliori del mondo, causando di fatto un appiattimento sui sistemi meno efficienti e più costosi delle regioni del sud d’Italia; (e non il contrario) inoltre la riforma incredibilmente non tocca minimamente le regioni a statuto speciale allargando la forbice già anacronistica tra le stesse e quelle a statuto ordinario.

In conclusione, secondo il prof. Luca Antonini questa riforma costituzionale, oggetto del referendum del 4 dicembre (che cambia in un sol colpo un terzo delle norme in Costituzione, di fatto stravolgendola), se vincesse il “Si” ci sarebbe un rischio concreto di “deriva antidemocratica” che metterebbe a lungo in mano a chi l’ha concepita, un potere straordinario destinato a durare 30-40 anni prima di poter essere nuovamente cambiata.

Allegata la relazione della serata e l’intervento del prof. 

Luca Antonini in formato Pdf

Luca Antonini è professore ordinario dell’Università di Padova, facoltà di Giurisprudenza, dove oltre agli insegnamenti di Diritto costituzionale, Diritto costituzionale tributario, Diritto dell’economia, Giustizia costituzionale, ha sviluppato negli anni un’intensa attività di ricerca che lo ha portato a diventare uno dei principali consulenti del Governo e del Parlamento sui temi delle riforme istituzionali, del sistema fiscale, dell’innovazione amministrativa, dei costi e fabbisogni standard. Ha contribuito alle principali riforme attuate nell’ultimo decennio. Segue inoltre diverse Regioni, Enti locali e altri Enti sia riguardo al contenzioso che ai progetti di sviluppo istituzionale.

In redazione il 02 Ottobre 2016