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Come tutto è collegato ma, tu non devi sapere!

Come il “movimento per la verità” è stato infettato dall’ideologia massonica

Helena-Blavatsky-c.1889Il cosiddetto “movimento per la verità” cresce a livello mondiale. E sempre, quando nella società civile cresce un movimento, sarà infiltrata subito dalle élite, dietro la quale si nasconde la moderna massoneria. Il “Movimento Flower Power”, da e, tra l’altro, dall’associazione ambientalista “Greenpeace” è emerso, ed è probabile sia un buon esempio di come le élite sono sempre riuscite a cambiare i movimenti che hanno cambiato il mondo in meglio, solidi nella loro fermezza. Purtroppo, però, il cosiddetto “movimento per la verità” è già stato massicciamente infettato da ideologie delle élite e la Massoneria. 

L’ideologia della Massoneria è Teosofia 

Per questo abbiamo bisogno di sapere, prima di tutto che cosa sia mai l’ideologia della Massoneria. A tal fine, si dovrebbe indagare sulle opere del fondatore della Teosofia, Helena P. Blavatsky (1831-1891), dal momento che la Massoneria non può essere separata dalla teosofia. Con le sue opere Helena Blavatsky nel 19° secolo tastò il polso della Massoneria occulta. La  “Società Mistica Teosofica” New Age Co-fondata da Blavatsky è considerata come il fondamento della massoneria. Quasi tutti gli insegnamenti esoterici popolari di oggi sono presenti nella New Age, quindi, di nuovo oggi le si può già trovare nelle opere di Helena Blavatsky. Le opere più note sono “Iside Svelata” e “La Dottrina Segreta”.

A destra si può vedere il logo della “Società Teosofica” con i suoi elementi centrali: il serpente che si morde la coda, l’Ankh egiziano, la svastica (qui a sinistra e , spesso anche a destra) e la Stella di Salomone (Credit: Jens Rusch). 

Il Dio della Teosofia è Lucifero (Satana) 

Dietro la teosofia suonano bene le frasi come, “amore”, “luce”, “totalità”, “coscienza superiore” e “armonia” dove si nascondono bene le rigorose convinzioni che Lucifero sia l’angelo caduto, chiamato dagli uomini, Satana o diavolo che si suppone sia il nostro vero Dio:
“Giusto per rendere le cose più trasparenti e chiarirle una volta per tutte. Quello che il sacerdozio di ogni religione dogmatica, specialmente come nel cristiano, Satana è chiamato il nemico di Dio, in realtà non è che il più alto Spirito divino”
(Blavatsky – La Dottrina Segreta II, pag 660)

“In questo caso, bisogna prendere in considerazione che il vero padre naturale dell’umana spiritualità è solo Satana, il serpente della Genesi.”
(Blavatsky – La Dottrina Segreta II, pag 417)

I leader nazisti erano massoni e teosofi

Di quanto sia pericolosa la teosofia o l’uomo esoterico lo possiamo riscontrare nell’esempio nazista, i cui leader e anche – come la maggior parte dei leader politici di oggi, come pure – lo erano occulti teosofi massonici. Qui a destra si vede Hitler, che è anche indicato come Portatore di Luce (Lucifero), idolatrato come essere umano e di conseguenza è stato osannato (le svastiche sopra l’immagine sono state annerite).

In ogni caso, il la fondazione della “Società Teosofica” lanciata da Helena Blavatsky come a suo tempo la Massoneria, sono state fatte per diffondere in grande stile l’insegnamento satanico  nell’Occidente cristiano e aiutare milioni di emergenti esoterici seguaci della New Age a vincere sul male, purtroppo, il buono, per mancanza di conoscenza non riconosce quale (satanica) dottrina sta seguendo.

Per la maggior parte delle masse, la moderna ed esoterica New Age, è la nuova religione del tezzo millennio, che poi non è altro che la semplificata conoscenza massonica occulta.

Questa occulta visione del mondo da parte della Massoneria, sta anche dietro le Nazioni Unite, puoi fare una ricerca su “Lucifero, o fare riferimento a Lucis Trust, l’occulto dietro le Nazioni Unite. 

L’infezione del cosiddetto. “Movimento per la verità” da parte dell’occulta massoneria 

Molti di voi di “Zeitgeist” dovreste sapere che il prodotto dei film di Peter Joseph, sulle “teorie della cospirazione”, soprattutto intorno agli attentati dell’11 settembre 2001 e l’alta finanza, sono stati fatti intenzionalmente per attirare tanti altri a condividere le pellicole e infettare altri ancora con l’occulta esoterica Massoneria. La principale conclusione di “Zeitgeist” è, infine, che Gesù, e i massoni odiano i nemici di Satana, anche perché cominciano a non reggere il confronto con lui. A proposito del film di “Zeitgeist” (quindi un sacco di persone del “movimento per la verità”), vengono realizzati per la satanica massoneria, ma senza che i ricercatori di verità se ne accorgano. Il fatto è che il creatore di “Zeitgeist”, Peter Joseph, si trova lontano, molto distante dall'”inside job” degli attacchi del 9/11. Molti sono andati a cercare per osservare la verità nel film di “Zeitgeist”, e quindi l’occulta e collosa massoneria. 

La cospirazione che si mescola intenzionalmente con dell’esoterismo e la New Age 

Si comprende e ne consegue il motivo per cui molti ben noti “teorici della cospirazione” fano ogni sforzo per collegare la cosiddetta “cospirazione” con “l’esoterismo” ​​e la “New Age”. Molti dei noti “teorici della cospirazione” purtroppo massoni, non sentono la necessità di ammettere questo fatto apertamente.

Se alcuni di voi dovessero pensare che la Massoneria, abbia delle origini nobili, allora dovrebbero essere a conoscenza del fatto dimostrabile che la Massoneria e più precisamente gli “Illuminati”, attravaerso il suo fondatore e gesuita d’alto grado massone Adam Weishaupt ne è stato il fondatore. I cosiddetti “Illuminati”, i più alti in grado della massoneria, sanno fatti e cose di quello che la gente normale non deve sapere. Oggi la massoneria è stata progettata e certificata dai Gesuiti, che si sono trasferiti nel mondo infettando con le loro dottrine tutti i settori della vita politica, economica, sociale e religiosa, per controllare davvero tutto, controllando tutto al fine di ottenere la cancellazione dalla storia di Dio e Gesù, in modo che il loro amato “Lucifero” (Satana) possa essere venerato come l’unico vero Dio per tutta l’umanità. La nuova (occulta) religione mondiale dei Papi e delle Nazioni Unite stanno già agendo e parlando, hanno esattamente questo obiettivo.

I gesuiti sono dietro a quasi tutte le rivoluzioni che incidentalmente sono successe e dietro a quasi tutti i principali movimenti come i “Cavalieri di Malta“, ad esempio, dietro l’FBI, la CIA e il “Bilderberg”, ma anche dietro il “Movimento Green-Pace e, dal “Greenpeace” sono emersi agli “Amici della Terra” (come BUND). Anche il logo delle Forze Armate federali tedesche deriva ​​dai “Cavalieri di Malta”, per conto del papato anticristiano quasi in tutto il mondo – soprattutto attraverso il dominio dello strumento della Massoneria. Inoltre quasi tutti i dittatori della nostra storia come Stalin o Hitler erano stati studenti dei gesuiti.

Se volete saperne di più su l’infiltrazione del “movimento per la verità” dalla Massoneria e ancor più sulla verità dietro l’esoterismo e la New Age, allora date un’occhiata al seguente filmato:

FONTE

Un Papa allarmante. Anche se non siete credenti.

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Ratzinger non poté “né vendere né comprare”

di

Le scie chimiche ovunque – in Russia, Cina, Iran e Corea del Nord 

Mentre si parla (proprio nella giornata di oggi) di annunci riguardo al pianeta Marte leggi QUI QUI e QUI. Continuano con la storielle del riscaldamento igroscopico globale dovuto alla CO2, e ancora gli ‘scienziati’ si domandano cosa stia succedendo; perfino gli uragani sono assenti nell’Atlantico Occidentale.

 “Secondo gli scienziati, due fattori che lavorano contro lo sviluppo degli uragani, ovvero, il wind shear (vento a cesoia) e aria secca, sono stati abbastanza prevalenti nella zona del Golfo del Messico, in gran parte nei Caraibi e per tutta l’estate. (LINK)”  

Nulla di quello che succede viene attribuito alla geo-ingegneria da parte di questi zelanti scienziati.

Il video sotto esposto, mostra che le scie chimiche che vengono spruzzate e non solo nei paesi della NATO. Le scie chimiche vengono spruzzate da molti anni in tutto il mondo, il che conferma in modo impressionante quello che fanno da molto tempo tutti i governi del mondo esponendo tutta la popolazione mondiale ad un lento ed inesorabile avvelenamento. Nessuno se ne accorge perché la lenta agonia che porta alla morte non verrà mai attribuita a quello che spargono sulle nostre teste, una fumigazione lenta ed inesorabile come si fa con gli scarafaggi e le formiche.

Non lasciatevi dunque accecare dai media quando parlano di rivalità che intercorrono tra Stati Uniti e Russia, le due nazioni sono dominate da molto tempo dagli alti gradi della massoneria. L’Oriente è stato irretito con la rivoluzione bolscevica molto tempo fa dall’Occidente. La presunta ostilità tra Stati Uniti e Russia è atta solo per dividere le persone tenendole sospese in un limbo che difficilmente potremmo uscirne, mentre i nostri transnazionali governanti se la ridono alle nostre spalle auspicando che ci rannicchiamo in un angolino andandocene possibilmente in silenzio, senza far troppo rumore.

L’élite e la Programmazione

 Élite

Il problema non sono gli immigrati ma la politica che è corrotta.

Oggi è la ricorrenza del quattordicesimo anno 9/11, non è un caso che quest’anno (come sempre negli anni passati) questa ricorrenza venga preparata per creare destabilizzazione e caos tra la popolazione europea, durante l’anno in corso è stata curata nei minimi termini per arrivare ai giorni nostri ben confezionata e pronta da attuare; (certe date e numeri sono un’ossessione per l’élite satanico/massoniche).

Ovunque si fa un gran parlare degli immigrati che arrivano in Europa, giornali media televisivi (fino alla nausea) e anche il web ci mette del suo. Ovunque si sentono vuoti e banali slogan ipocriti di come accoglierli e di integrarli alla popolazione europea. Emblematico è l’esempio caritatevole della cancelliera di ferro Merkel, che appena poco tempo fa ha fatto piangere una bambina palestinese in televisione che voleva restare in Germania, la voleva cacciare amorevolmente con la scusa che non si può ospitare tutti. Oggi invece, ha cambiato registro, di profughi ne vuole ospitare cinquecentomila ogni anno ma, per il momento solo siriani, mah … chi o cosa le ha fatto cambiare idea?

Comunque tuttavia, bisogna comprendere che questi eventi non capitano per caso, sono stati ben programmati nel tempo, portando la democrazia a suon di bombe, rivoluzioni colorate e destabilizzazione economica ben programmata, specialmente per svolgere un forte spostamento delle popolazioni per farle confluire in Europa che alla fine culminerà portando gli europei a combattere nelle strade contro gli emigranti; un fatto epocale di questa entità destabilizzante, un esodo biblico mai successo prima in passato. Culture, religioni e modi di vita completamente diversi, voluti e tenuti appositamente distinti nelle loro nazioni di appartenenza dallo sfruttamento coloniale del passato con la dittatura e la guerra nel presente.

Le guerre civili in Europa sono una manna per l’élite, la loro agenda sta correndo velocemente per far rispettare rigorosamente i loro obiettivi di un Super Stato Orwelliano, dove non ci sarà più nessuna possibilità per noi cittadini di potersi ritrarre. Una dittatura che abbiamo già sperimentato in passato con il nazismo, fascismo, comunismo e altre forme dittatoriali ingannevoli fatte passare per democrazia, cessioni di sovranità a favore di banchieri prezzolati, trattati emanati e mai conosciuti dal popolo (ma nemmeno dai politici), vedi Maastricht, Lisbona, solo per elencarne alcuni.

Le élite (nell’ombra) lavorano sempre allo stesso modo, è un leitmotiv già sperimentato, quando si tratta di rimodellare intere nazioni e addirittura interi continenti secondo i loro desideri messi in agenda. Le élite che sono nascoste nell’ombra dei capitali economici mondiali, sono sicuri di una possibile guerra civile che si potrebbe sviluppare nelle nazioni per via del crescente numero di immigrati. Questo è solo un nuovo modo di portare avanti il sistema che in passato è stato usato con le crociate cattoliche romane, oggi lo stesso modello di crociate viene usato contro l’Afghanistan, l’Iraq, la Siria e molti altri paesi.

Tutti i leader sanno che tutte queste guerre portate in quei paesi, dove sono stati sostenuti attivamente o passivamente porteranno ad un sistema globale, questo è in effetti lo scopo delle élite. Quindi limitiamoci nei beceri slogan contro persone di altre nazioni. Il problema non sono i profughi e gli immigrati delle popolazioni colpite, ma i nostri leader corrotti fino al midollo; sono i massoni di alto livello, persone sataniche deviate, grandi holding del potere mediatico e dell’alta inventata finanza che ha sfruttato e impoverito quei paesi. In tutto questo il popolo non c’entra se non per essere vessato, circuito e obnubilato dalla loro propaganda mediatica, quello che interessa alla élite è il sistema globale da tenere sotto controllo, appiattendo la cultura, la storia, la religione e l’identità dei popoli tutti di questa astronave Terra che sta andando alla deriva.

wlady

http://ningizhzidda.blogspot.it/

“PURITANI”

Un salto nel passato per comprendere il presente

Puritani e la fondazione degli Stati Uniti d’America
Tratto da “Storia non romanzata degli Stati Uniti d’America”

di Kleeves

Quanti conoscono la vera storia della nascita degli Stati Uniti d’America?
Non mi riferisco alla propaganda ufficiale, in cui il galeone Myflower salpato il 6 settembre 1620 dall’Inghilterra, con a bordo 100 o 101 o 102 (a seconda delle versioni) Pilgrim Fathers, Padri Pellegrini, sarebbe giunto nel Nuovo Continente dopo due mesi di navigazione. Intendo la vera storia, sconosciuta agli stessi americani, che aiuta a comprendere il passato e il presente dell’impero coloniale americano, dedito a liberalizzare i mercati del mondo, ad arraffare e conquistare risorse di altri paesi, invadere Stati sovrani per esportare la democrazia.
E’ necessario fare un salto nel passato partendo dal Medioevo.

Il  Medioevo europeo
I romani vedevano la società in termini di collettivo; ognuno di loro si sentiva una parte del tutto. Di qui l’organizzazione statale che si diede, altamente collettivista, burocratizzata, militarizzata. Al vertice dell’organizzazione non stava un Parlamento, ma un uomo solo. Le decisioni prese dai Parlamenti sono il frutto di compromessi e mediazioni fra interessi diversi.

L’Impero Romano scoraggiò l’iniziativa privata, perché tutto era regolato dallo Stato! In particolare l’Impero annullò quasi del tutto i traffici commerciali privati, sia per terra che per mare e la figura del commerciante era sempre mal tollerata anche nella Roma repubblicana, divenne sempre più rara in tutto l’impero, sino a scomparire pressoché totalmente.
Il modo di interpretare i rapporti umani in termine di collettivo fu una delle chiavi del clamoroso successo romano: la creazione dell’unico impero mondiale della Storia.

L’altra chiave fu il loro ateismo di fondo, a dispetto della loro complicata impalcatura religiosa. Ciò non impedì ai romani di adottare la religione cristiana, anche se non in toto.

Questa religione si basa sull’intera Bibbia, che contiene due parti, il Vecchio e il Nuovo Testamento, le quali espongono una teoretica che si presta a fare da ideologia razionalizzata-giustificata rispettivamente per una visione individualistica (Vecchio Testamento) è una collettivistica (Nuovo Testamento) della vita e dei rapporti umani.

Non piacevano invece, ai romani le scritture ebraiche, fra le altre cose, la concezione di popolo eletto urtava contro la loro percezione di unità del genere umano, il loro universalismo.

Così per farsi accettare dall’Impero, la religione cristiana, pur mantenendolo nominalmente nel proprio corpo dottrinario, all’atto pratico abbandonò ogni riferimento al Vecchio Testamento e divenne la religione cattolica nella parte occidentale dell’Impero e, più tardi, la religione greco-ortodossa in quella orientale.

Caduto nel 476 l’Impero d’Occidente, iniziò per l’Europa il periodo cosiddetto del Medioevo: un periodo di totale continuità culturale con il passato. Non c’era più un’autorità politica centrale, sostituita parzialmente dalla Chiesa di Roma, ma dal punto di vista della vita di tutti i giorni le cose cambiarono ben poco.
La logica feudale del tempo si adattava abbastanza alla loro concezione: la terra era di Dio, e quindi di tutti; per esigenze pratiche la Chiesa, rappresentante di Dio, ne affidava l’amministrazione ai nobili, che sopraintendevano quindi all’attività di tutti gli altri,che erano considerati uguali, tutti – chi più chi meno – “servi della gleba”.

Emblematica è la teoria medioevale del giusto prezzo, che era il massimo prezzo cui poteva essere venduta una merce, calcolato in base ai contenuti di materie prime, lavorazione e qualità finale.
I traffici privati, così, continuavano ai soliti livelli minimi del tempo dell’Impero, mentre invece quelli interregionali e internazionali, allora gestiti dall’autorità centrale, erano cessati o divenuti sporadici.

Con le Crociate inizia la fine del Medioevo. Le Crociate furono otto, la prima nel 1096 e l’ultima nel 1270. Esse ebbero l’effetto di portare gli europei a un contatto da secoli mai così profondo con il mondo arabo, le sue merci, la sua superiore cultura e le sue superiori cognizioni scientifico-tecnologiche, iniziando così una catena di eventi che avrebbe cambiato il volto non solo dell’Europa, ma del mondo intero. Iniziarono i primi commerci privati, via mare e via terra, per portare in Europa le novità dell’Oriente. Sorsero i primi magazzini, aziende di import-export, e con queste, naturalmente, i primi commercianti e imprenditori.
Attraverso gli arabi arrivarono in Europa alcune invenzioni cinesi di grande portata: la polvere da sparo, le lenti ottiche e i caratteri da stampa mobili, usati in Cina circa dall’anno 700.

Nei due secoli successivi si svilupparono le conseguenze di quelle premesse: i commerci crebbero in modo esponenziale, soprattutto nelle zone dell’Europa settentrionale, le meno influenzate dalla mentalità romana. Aumentò di molto la circolazione del danaro, e di tutti quegli strumenti atti ad agevolarla, come lettere di credito, cambiali, transazioni bancarie. Per l’anno 1500 in Inghilterra il secolare sistema del baratto era stato completamente sostituito dall’uso del danaro; anche paghe e salari erano corrisposti in danaro. Aumentarono di conseguenza i commercianti e gli imprenditori, attorno ai quali si formò una categoria di personaggi collaterali – avvocati, ragionieri, notai, architetti, ecc. Stava nascendo la borghesia.

Lo sviluppo dei commerci creò una forte domanda di ordine, sicurezza dei trasporti, uniformità di leggi e regolamenti.
La scoperta del cannone, un’arma costosa, stava però rafforzando le monarchie. Il perfezionamento dei caratteri da stampa terminato da Gutenberg verso il 1450 permise la diffusione di molti libri in latino.

Grazie all’effetto combinato dello sviluppo dei commerci, del rafforzamento delle monarchie e dell’imporsi di lingue locali le varie ex province dell’impero cominciarono a sentirsi delle entità autonome da ogni punto di vista, economico, politico, culturale e cominciarono a originare gli Stati nazionali europei, i primi dei quali furono le monarchie di Portogallo, Spagna, Francia e Inghilterra.

La Riforma Protestante
Fece la comparsa una nuova mentalità in seno all’Occidente, una mentalità che sul piano economico si esprime col capitalismo.
Lo sviluppo del commercio privato, e delle attività a esso correlate, aveva solo creato tanti commercianti e imprenditori vari; in altre parole, tante persone dedite all’accumulo di ricchezza tramite attività private.

Non era mai stato creato un sistema capitalistico. L’avidità di per sé non crea il capitalismo crea tante persone che, quando le condizioni esterne sono adatte, accumulano potere di acquisto, cessando tale attività quando le condizioni esterne non sono più favorevoli. Un sistema capitalistico si ha invece quando tali condizioni favorevoli sono sistematicamente ricercate, e su di esse è basato il funzionamento della società. L’avidità è una condizione necessaria, ma non sufficiente, per la vita di un sistema capitalistico. Per questo occorre che l’avidità sia giustificata. 

Tale giustificazione fu offerta dalla Riforma Protestante.

Viene da chiedersi se nell’Europa del tempo ci sarebbe stata la Riforma Protestante se contemporaneamente Gutenberg non avesse introdotto i suoi caratteri da stampa mobili, che permettevano di stampare libri a una velocità sino allora impensabile.
Gutenberg cominciò a stampare il primo libro nel 1450 e per l’anno 1500 si calcola che in Europa fossero già in circolazione dai 15 ai 20 milioni di libri. Erano quasi tutti bibbie, compreso il primo, la famosa edizione di Gutenberg finita nel 1455.

Il Vecchio Testamento, quello scheletro nell’armadio che la Chiesa Cattolica si era silenziosamente portato dietro per tanti secoli, era stato scoperto; la mina vagante aveva urtato l’Europa. Iniziava così la Riforma Protestante.
La Riforma Protestante nasce infatti dalla constatazione che tutta l’organizzazione gerarchica e gran parte dei dogmi, dei sacramenti, delle credenze e consuetudini che la Chiesa di Roma aveva trovato nel Nuovo Testamento, nel Vecchio Testamento non trovano riscontro alcuno, anzi in genere sono chiaramente contraddetti.

Con l’avvento della stampa tutte quelle critiche alla Chiesa di Roma ebbero grande risonanza e addirittura si moltiplicarono. Lo scisma che portò alla nascita della religione protestante iniziò con le obiezioni del tedesco Martin Luther (1483-1546), per gli italiani Martin Lutero, che nel 1517 affisse le sue 95 tesi sul portone del duomo di Wittemberg, seguito rapidamente da molti altri teorici, fra i quali particolarmente importanti l’avvocato francese Jean Chauvin (1509-1564), Giovanni Calvino per gli italiani.

La religione protestante si impose rapidamente e in modo uniforme in tutta l’Europa settentrionale a eccezione dell’Irlanda, e a macchia di leopardo nell’Europa centrale; non ebbe invece alcun successo nell’Europa meridionale, in particolare in Portogallo, Spagna e Italia. In Gran Bretagna le cose andarono un po’ diversamente.

Nominalmente entrò nel panorama protestante nel 1534, quando il re Enrico VIII, sottraendola al papa, rivendicò per sé la suprema autorità sulla Chiesa Cattolica inglese, che da allora si chiamò Chiesa Anglicana.
La Riforma protestante fu dunque uno scisma in seno alla religione cattolica dovuto al fatto che una vasta parte dei fedeli, diciamo così, di quest’ultima si accorse che il suo insegnamento non corrispondeva esattamente con la Bibbia.
Mentre il Nuovo Testamento è un corpo dottrinario che implica una visione collettivista della vita e dei rapporti umani, il Vecchio Testamento ne implica una individualista.

Come vuole il Dio del Vecchio Testamento che si comportino gli uomini per essere approvati? Egli non dice “ama il prossimo tuo come te stesso”, ma dà una serie di dettagliate prescrizioni – i comandamenti, che in totale sono 613, dei quali i primi in ordine di tempo sono i Dieci Comandamenti – osservate le quali c’è sicuramente l’approvazione. In questi comandamenti non c’è alcun accenno alla fratellanza di tutti gli uomini, alla loro uguaglianza, al rispetto cui ognuno ha diritto.

Non c’è alcuna condanna dell’egoismo materiale e dell’ingordigia; nessuna condanna dell’accumulazione individuale di ricchezza o di proprietà privata; dello sfruttamento di uomini da parte di altri uomini, sino al punto che la schiavitù è presa come un dato di fatto.

Si può essere malvagi di animo, ma se si riesce a rispettare la forma dei precetti, magari con astuzie e cavilli, l’approvazione non mancherà (specialisti in questo erano quei Farisei coi quali ebbe a scontrarsi Gesù).
Lo “Stato” non esiste; il “bene comune” non esiste.

Contrariamente a quanto insegnato e fatto da Gesù, la ricchezza materiale non è condannata nel Vecchio Testamento, anzi, essa è addirittura considerata come il segno tangibile del favore divino.
Tutto quanto detto sopra fu condensato da Giovanni Calvino in pochi concetti: Non si ha l’obbligo di fare bene agli altri; ognuno deve pensare a sé stesso; l’unico obbligo è quello di seguire alla lettera i Comandamenti; la salvezza avviene per via di predestinazione divina, e la ricchezza materiale è il segno terreno della medesima.

In poche parole, lo scopo della vita è di cercare di diventare ricchi!
Si chiede solo il rispetto formale dei Comandamenti. Fatta la legge trovato l’inganno, e nel rispetto formale dei Comandamenti si può compiere qualunque ingiustizia sostanziale nei riguardi del prossimo.

Infine nel Vecchio Testamento c’è il concetto di popolo eletto, che per definizione è contraddistinto dalla prosperità materiale.
Era questa la nuova interpretazione della vita cercata dai nuovi ricchi dell’Europa del Quattro-Cinquecento. L’avidità di beni materiali aveva trovato una giustificazione, l’ideologia protestante.

La contemporaneità, in pratica, della comparsa nell’Europa del primo Cinquecento del Capitalismo e del Protestantesimo, e il fatto che queste due prassi abbiano la stessa giustificazione ideologica non è certo sfuggito a storici e sociologi, il solo dubbio essendo a quale dei due fenomeni attribuire la parte della causa e a quale quella dell’effetto.

Nell’Europa del Cinquecento i Protestanti, dove arrivarono, spinsero sempre per l’eliminazione della monarchia e in subordine, se ciò non era possibile, per affiancarle almeno un Parlamento, che tramite i requisiti minimi patrimoniali sempre richiesti agli elettori era sempre espressione della borghesia molto agiata.

Il Vecchio e Nuovo Testamento riflettono due modi assolutamente antitetici di vedere la vita. In effetti sono due religioni diverse.
Martin Lutero e i suoi seguaci, dai quali derivarono principalmente la Chiesa Luterana, Battista e la Metodista, cercarono di conciliare il più possibile i due Testamenti. Giovanni Calvino e i suoi seguaci, dai quali ebbero origine una miriade di denominazioni diverse nella forma ma non nella sostanza, fra le quali le più importanti sono la Chiesa Presbiteriana e la Chiesa Riformata, trascurarono nei fatti anche se non nelle parole ogni concetto espresso da Gesù.

Vecchio e Nuovo Testamento non sono logicamente conciliabili e quindi il luteranesimo risulta un corpo dottrinario un po’ confuso, incerto, che dal punto di vista culturale lascia ancora dei disagi esistenziali; il calvinismo invece è una dottrina altamente coerente, logica. Questa differenza spiega il tipo di diffusione che ebbe il Protestantesimo nel Cinquecento. Il luteranesimo, nelle sue varie denominazioni, si diffuse a macchia d’olio su aree vaste dove ogni tanto c’erano zone o città commercialmente sviluppate: esso andava bene ai commercianti e ai ricchi in genere ma non urtava eccessivamente la massa nullatenente ex medioevale. Esso prese piede nella Germania settentrionale, nella penisola scandinava e sulle coste baltiche.

Il calvinismo invece si diffuse in modo molto selettivo, in aree piuttosto ristrette (almeno inizialmente) dove i commerci erano molto sviluppati. Esso attecchì in alcuni centri della Germania settentrionale, della Francia, della Polonia e della Svezia. Le aree di maggior successo furono invece la Svizzera, l’Olanda e la Gran Bretagna, specie in Galles e Scozia. In Inghilterra i calvinisti erano frazionati in varie denominazioni: c’erano i Presbiteriani,i Riformati, i Separatisti e i Puritani. Questi ultimi, inizialmente chiamati i Precisi (Precisians), si distinguevano per l’implacabile interpretazione letterale del Vecchio Testamento e per la sorprendente totale omissione del Nuovo. Essi, tutti commercianti e arricchiti vari, erano l’ala destra del calvinismo europeo.

Con l’arrivo dei Protestanti iniziò in Europa un periodo di sommovimenti e guerre civili che durò sin quasi al Settecento.

I Protestanti volevano o abolire le monarchie o almeno affiancare loro dei Parlamenti eletti dai ricchi. Le diatribe sui dogmi, sulla Trinità, sulla libertà di culto, sull’autorità del Papa e così via erano solo una scusa per provocare, per tirare la corda, e per prepararsi al confronto, anche armato. Le lotte del periodo vedevano sempre da una parte i Protestanti e dall’altra una monarchia, la Chiesa Cattolica.

Durante questo periodo di guerre civili alcune delle frange più estreme del Protestantesimo europeo, che erano tutte calviniste, abbandonarono a varie riprese l’Europa, un po’ perché minacciate dai vincitori del momento e un po’ perché allettate dalla fama di opulenza ormai consolidata delle nuove terre scoperte da Colombo in poi. Alcuni Puritani inglesi prima si trasferirono in Olanda, fra i Presbiteriani olandesi e quindi, avendo trovato anche là degli ostacoli insormontabili, a partire dal 1620 emigrarono nell’America settentrionale, dove furono seguiti da ben più alti numeri di Puritani partiti direttamente dall’Inghilterra.

La colonizzazione dell’America
L’impulso a intraprendere le esplorazioni che avrebbero portato alla scoperta dell’America venne dalla caduta dell’Impero Romano d’Oriente avvenuta nel 1453.

In seguito a questa si interruppero le usuali e vecchie vie di comunicazione che portavano in Europa le merci dell’Estremo Oriente, di quelle “Indie” o “Isole delle spezie” che erano principalmente la Cina, il “Catai” di Marco Polo. In particolare l’Impero Ottomano bloccò entrambe le vie di terra usate per quei traffici: la Via delle steppe dei nomadi, che tagliava l’Asia a metà seguendo più o meno sempre lo stesso parallelo e che arrivava alla penisola di Crimea, ormai nelle mani dei turchi; e la Via della seta, che correva quasi parallela alla precedente, ma più a sud, arrivando in Libano, anch’esso occupato dai turchi.

C’erano anche diverse rotte marinare, che però arrivavano tutte nel Mar Rosso, con un ultimo trasporto via terra sino ad Alessandria d’Egitto. Anche l’Egitto, come tutto il nord Africa del resto, era stato fagocitato dall’Impero Ottomano.
I mercanti di Genova e Venezia avevano così il monopolio di questo traffico di spezie e merci varie che diventava sempre più scarso. Era dunque necessario trovare delle rotte alternative per l’Estremo Oriente. La rotta doveva essere via mare.

Cominciò il Portogallo, con l’idea di raggiungere l’Oriente navigando costantemente verso oriente, circumnavigando cioè l’Africa.
Re Ferdinando di Spagna invece finanziò il tentativo della rotta verso Occidente che era venuto a proporre Cristoforo Colombo un cartografo della concorrenza.

Il 12 ottobre 1492, l’esploratore genovese sbarcò su un’isola dei Caraibi chiamata dagli autoctoni Ganahani e che lui ribattezzò San Salvador, quindi, prima di tornare indietro, toccò Cuba e Hispaniola.

Il Nuovo Continente aveva ormai una importanza commerciale strategica!
La spinta a trovarvi un passaggio che immettesse nel Pacifico, e quindi alle Indie, portò così anche Francia, Inghilterra e Olanda a familiarizzare con le Americhe.

In questi frangenti, verso l’anno 1600, i francesi che stavano esplorando il Canada orientale per cercare un passaggio verso il Pacifico fecero una scoperta di eccezionale importanza: la zona a nord-est dei Grandi Laghi era ricchissima di castori e di animali da pelliccia in genere. La scoperta era importantissima perché le pellicce erano la merce di scambio più ambita dai cinesi, le cui merci a loro volta – il tè e le stoffe – erano le più ricercate dagli europei fra le “spezie” e le “meraviglie” dell’Oriente.

Gran Bretagna, Francia e Olanda cercavano tutte e tre di procurarsi le pellicce nella zona a nord-est dei Grandi Laghi per poi scambiarle in Cina con tè e stoffe.
Iniziava la colonizzazione dell’America.

Per tutto il Cinquecento gli inglesi cercarono di inserirsi nello scacchiere americano, sempre per il passaggio a nord-ovest.

Nel periodo di regno di Elisabetta I (1558-1603) l’Inghilterra era diventata una ragguardevole potenza marinara, e voleva a tutti i costi impossessarsi almeno di una parte delle enormi ricchezze che vedeva affluire nei forzieri dell’Escoriai di Filippo II. Pirati inglesi cominciarono così ad attaccare i galeoni spagnoli che tornavano dalle Americhe. Elisabetta negò ripetutamente, e per iscritto, al re Filippo che la Corona inglese avesse a che fare con quei pirati. In realtà era proprio lei a organizzare le spedizioni!

La regina aveva infatti deciso di cercare di creare dei possedimenti in America settentrionale principalmente per due motivi: sul fronte interno era riuscita a sedare i disordini seguìti alla Riforma Protestante (i gruppi protestanti continuavano a rimanere una minaccia per la Corona) e considerato ciò che volevano probabilmente sarebbero stati i primi a inseguire la ricchezza coloniale; per la politica estera l’eventuale passaggio a nord-ovest poteva solo essere trovato con una ricerca sistematica, che necessitava di una presenza in loco.

Per fare questo, le società mercantili inglesi interessate alle merci dell’Oriente vennero divise dalla Corona in due gruppi: erano entrambi diretti alle “Indie” ma uno cercava di passare da occidente e l’altro da oriente. Il primo gruppo era capitanato dalla London Company e dalla Massachusetts Bay Company, il secondo dalla East India Company.

Il primo gruppo doveva formare colonie sulla costa nord orientale americana, tagliando la strada agli spagnoli; dall’altra parte doveva reperire le importantissime pellicce nella zona dei Grandi Laghi contrastando il più possibile francesi e olandesi. Le pellicce sarebbero state utilizzate dalla East India Company. La East India Company infatti avrebbe subito commerciato con la Cina seguendo la rotta della circumnavigazione dell’Africa e cercando di farsi largo nella numerosa concorrenza di spagnoli, portoghesi, francesi e olandesi.
Un ideale e necessario punto di appoggio per aggredire il mercato cinese era l’attuale India.

La Gran Bretagna, per la presenza dei suoi numerosi calvinisti, aveva cominciato a sentire l’influenza della nuova mentalità: l’economia cominciava a prendere la forma di una libera economia di mercato.
La Corona gradualmente cessò di cercare di dirigere tutti gli aspetti della vita dei cittadini, a cominciare da quello economico; abbandonò la tradizionale preoccupazione medioevale che ognuno avesse di che mangiare e si limitò  a presiedere all’attivismo dei singoli, e il suo ruolo nell’economia generale divenne quello di agevolare il più possibile gli affari di quei singoli che volevano farli, e che facendoli aumentavano il gettito fiscale. La Royal Navy divenne il braccio armato della sua borghesia mercantile: stava nascendo l’Impero Inglese, un impero commerciale dettato dalla volontà di far arricchire le proprie borghesie anche alle spese di altri popoli.

La colonizzazione inglese dell’America avvenne secondo questa filosofia!

Fa parte della retorica di Stato americana che i colonizzatori inglesi fossero persone in cerca di libertà religiosa o politica, o persone in disperate condizioni economiche. Ciò fu vero per una minoranza esigua, che non ebbe mai alcuna influenza nell’andamento delle cose coloniali. La caratteristica comune della maggioranza dei colonizzatori era il livello economico alto del quale godevano in patria. In effetti il costo pro capite del viaggio, che ognuno doveva sostenere di tasca propria, era molto alto.
Erano in genere commercianti, ai quali erano aggregati artigiani, mezzadri di vasti poderi, professionisti vari.

I pochi emigranti inglesi dell’epoca realmente poveri, non potevano pagare il biglietto e venivano imbarcati con la qualifica di Indentured Servant (“servo a tempo”), in base a un contratto nel quale l’individuo si impegnava a lavorare nella colonia alle dipendenze della società organizzatrice per un periodo di sette anni.

I primi colonizzatori comunque non furono troppo rappresentativi del quadro, ora esposto: erano un gruppo di 107 uomini, trasportati su tre vascelli dal capitano John Smith, sbarcati nell’attuale Virginia, dove nel 1607 fondarono la città di Jamestown, pensarono di seguire le orme degli spagnoli e cercarono l’oro, che non c’era. Essi furono aiutati da Pocahontas (1595-1617), la figlia di un capo indiano che sposò un colono garantendo la pace dopo iniziali dissapori.  Per coltivarlo essi per primi importarono schiavi neri.
Nello stesso anno giungeva dall’Inghilterra anche un carico di donne, e la colonia della Virginia (così chiamata in onore di Elisabetta I, la Virgin Queen) cominciava a nascere a tutti gli effetti.

Arrivano i Pellegrini
Nel 1620 arrivò l’avanguardia dei veri fondatori della civilizzazione americana.
Essi, e non gli inglesi di Jamestown che pure furono i primi, sono chiamati dall’iconografia ufficiale americana i Padri Fondatori (Founding Fathers). I nuovi coloni si autodefinivano i Pellegrini (Pylgrims). Destinati dalla London Company alla Virginia e imbarcati sul veliero Mayflower, a causa di una tempesta approdarono nell’attuale Massachusetts, dove la società concesse loro di restare in attesa di definire la posizione con la Corona.

Il quarto giovedì di novembre del 1621 organizzarono una cerimonia di ringraziamento a Dio, dopodiché pranzarono con carne di tacchino; tale giorno è rimasto una festa nazionale statunitense, il Thanksgiving Day (giorno del ringraziamento). In numero di 100 ο 101 ο 102 a seconda delle versioni, appartenevano tutti alla Chiesa Presbiteriana inglese come i Puritani, ma erano chiamati Separatisti.
A dispetto dell’iconografia questo gruppo non ebbe alcuna rilevanza nel fissare le caratteristiche della colonizzazione: erano già pochi, e oltretutto durante il primo inverno la metà circa di loro morì di freddo e fame prima che gli indiani potessero aiutarli.

Arrivano i Puritani
Con l’arrivo, nel 1630, di 2.000 Puritani, seguiti entro il 1640 da altri 18.000, inizia la vera colonizzazione degli Stati Uniti.
I Puritani fondarono la Massachusetts Bay Colony, utilizzando il nome della compagnia con la quale avevano stipulato il contratto di colonizzazione, ossia la Massachusetts Bay Company di Londra, società nella quale molti di loro avevano una compartecipazione azionaria.
Nessuno si era imbarcato come indentured servant. Nello stesso 1630 fondarono la città portuale di Boston. Nei seguenti decenni diedero luogo alle colonie del cosiddetto New England puritano.

La forma di governo adottata nelle colonie era simile a quella inglese di allora.
Al posto del re o della regina c’era un governatore con ampi poteri, quindi un Parlamento bicamerale in cui la Camera Alta, corrispondente alla Camera dei Lord d’Inghilterra, era eletta dal governatore e la Camera Bassa era eletta dal “popolo”.

Questo solo sulla carta; in realtà solo i ricchi potevano votare.

Per poter sia votare sia ricoprire cariche pubbliche occorreva innanzitutto essere maggiorenni, maschi e bianchi; generalmente nel New England occorreva anche essere degli anziani della Chiesa Congregazionalista, così come i Puritani chiamarono, in America, la loro confessione.

I requisiti minimi patrimoniali erano dappertutto molto alti (Massachusetts e Connecticut bisognava avere un’attività che rendesse 40 sterline all’anno, oppure beni immobili valutati almeno la stessa cifra; in Rhode Island 40 sterline e che rendesse almeno la stessa cifra ogni anno; in New Jersey almeno 40 ettari di terreno, più un’attività o dei beni immobili valutati almeno 50 sterline; in Virginia minimo 20 ettari di terreno, più una casa in città; Georgia e nella Carolina del Nord minimo 20 ettari di terreno; nella Carolina del Sud almeno 40 ettari di terreno e una casa in città, ecc.).

Da questo livello di requisiti, traspare quanto si fossero divaricate, fin da subito, le economie dei due “blocchi” coloniali: il New England si dirigeva verso il commercio e le colonie del sud verso il latifondo agricolo.

I Puritani
I Puritani del New England furono in schiacciante superiorità numerica sino alla Guerra di Indipendenza, e mantennero una maggioranza fino al 1880 circa.
Traevano ogni ispirazione dal Vecchio Testamento, o almeno erano convinti di farlo.

L’idea fondamentale era che la ricchezza materiale, e il benessere materiale, compreso quello fisiologico, rappresentava un segno di elezione divina.
Un individuo era eletto se Dio lo predestinava alla virtù di osservare i Comandamenti. Non c’era obbligo alla solidarietà reciproca né a compiere opere di bene. Il rispetto richiesto per i Comandamenti era letterale, cioè formale. La figura di Gesù era totalmente ignorata, benché certamente si definissero “cristiani”.

I Puritani, come tutti gli altri Protestanti, operarono una certa mirata selezione anche nell’ambito del Vecchio Testamento, a ulteriore dimostrazione del principio utilitaristico alla base di tutta l’operazione. Questo si può vedere nella schiavitù, proprietà privata, capitalismo, nell’obliterazione dei debiti, ecc. Accolsero dalle Sacre Scritture quello che più faceva comodo.
Un concetto molto importante per i Puritani, che si rivelò gravido di conseguenze inaspettate, fu quello di popolo eletto.
Al popolo eletto Dio destina una patria opulenta, e i Puritani certamente si diressero in America pensando che fosse la loro Terra Promessa. Gli indiani erano destinati alla distruzione per loro mano così come lo erano stati i cananei per Giosuè e i Giudici. Non solo, ma quando i Puritani scorgeranno un po’ più in là una terra ricca o in qualche modo appetibile penseranno sempre di averne diritto, un diritto che giustificherà anche i mezzi più cruenti, stermini compresi. Naturalmente il rispetto dei Comandamenti era limitato all’ambito del popolo eletto.

I Puritani e la politica
Nelle colonie i residenti avevano un’ampia possibilità di autogoverno.
I governatori badavano a che fossero salvi i principi della legislazione inglese, soprattutto nella forma, e cercavano di intervenire il meno possibile; il loro stipendio era poi fissato dai coloni.
I Puritani poterono così organizzarsi come volevano, tranne che per l’eliminazione della monarchia, che riuscirono a realizzare solo con la Guerra di Indipendenza.

In campo religioso essi non riconobbero più la gerarchia della Chiesa d’Inghilterra, e bandirono tutte le manifestazioni esteriori di culto introdotte arbitrariamente dalla Chiesa Cattolica: i vestimenti rituali, il segno della croce, particolarmente nel battesimo, la genuflessione durante la Comunione, l’uso della fede nel matrimonio, l’osservanza delle festività per i Santi, compresa la celebrazione del Natale.

L’organizzazione politica era basata su due concetti fondamentali: l’uomo singolo che doveva essere assolutamente libero di poter fare la sua fortuna materiale, vincolato solo dai Comandamenti; e la comunità che doveva solo sorvegliare a che i medesimi fossero appunto rispettati.
I Puritani non operavano nessuna distinzione fra autorità politica e religiosa; ogni congregazione era quindi una piccola teocrazia. L’autorità era esercitata da una sorta di consiglio dei saggi o degli anziani, che ricalcava il concetto del Presbiterio di Calvino.

Le colonie inglesi del Nuovo Mondo erano quindi delle oligarchie basate sul danaro; quelle del New England e di alcune del Sud erano anche teocratiche.
I Puritani rappresentavano l’antitesi della democrazia.
Essi non credevano affatto che gli uomini fossero tutti uguali, e tantomeno che avessero tutti gli stessi diritti. Alcuni in effetti potevano anche essere ridotti in schiavitù.

L’accesso a tale oligarchia non poteva essere negato a chi, diventato ricco, dimostrava di essere per definizione uno di loro. Di qui deriva un altro aspetto della loro apparente democraticità, oltre che del loro repubblicanesimo: l’abolizione del concetto di élite per via ereditaria e l’introduzione del concetto di elite aperta, appunto “democratica”.

In pratica, alla nobiltà per diritto divino, indimostrabile, di stampo medioevale i Puritani sostituirono la nobiltà per diritto divino dimostrabile, appunto attraverso la ricchezza materiale. Gli americani attuali accettano di buon grado che i loro dirigenti politici e alti funzionari dello Stato siano quasi tutti uomini estremamente ricchi, e la giustificazione risiede implicitamente in quel ragionamento puritano.

I Puritani e l’economia
I Puritani naturalmente diedero vita ad un sistema capitalista puro. Tale sistema è ancora il sistema, non solo economico, ma sociale in senso lato degli attuali Stati Uniti, dove tutto o quasi è privato o gestito da privati, come ad esempio molte carceri.

Per i Puritani tutto si poteva comprare col danaro, e tutto doveva essere venduto per danaro; sempre nel rispetto formale dei Comandamenti.
Così nel New England c’erano pure gli schiavi: neri comprati dai mercanti di schiavi calvinisti olandesi ma anche indiani e indiane catturati sul luogo e tenuti come domestici o stallieri. Però la schiavitù non ebbe mai nel New England una diffusione paragonabile a quella del Sud: la sua economia era basata sul commercio e la sua agricoltura era floridissima ma suddivisa in tante piccole aziende a conduzione familiare, dove la produzione era diversificata e la mano d’opera richiesta piuttosto specializzata. Nei porti di Boston e New York invece c’erano molti schiavi.

Le tasse saranno sempre la questione primaria nelle colonie: i Puritani non accettavano il principio di affidare al governo la gestione del gettito fiscale; c’erano rischi di una politica di redistribuzione dei redditi.

I Puritani e la morale
La morale dei Puritani consisteva nel rispetto formale dei Comandamenti, che permetteva loro ogni iniquità nella sostanza. In più tale legge valeva solo nell’ambito del popolo eletto dei Puritani: gli altri, in particolare i selvaggi indiani, potevano essere derubati, catturati come schiavi, anche uccisi.
Per esempio i rapporti sessuali con le donne indiane non costituivano reato, neanche da parte di Puritani sposati.

Le donne erano ritenute le “sorelle di Eva tentatrice”, il mezzo preferito dal Maligno per tentare la virtù degli uomini e distoglierli dal loro patto con Dio. Non potevano mostrare in pubblico più della faccia e delle mani, e ciò valeva anche per le bambine di ogni età.

Anche il divorzio, da sempre in uso presso gli americani, era ammesso dai Puritani, che lo praticavano con ancora maggiore frequenza vista la seria proibizione dell’adulterio. I reati sessuali erano puniti con straordinario rigore. Per l’adulterio e l’omosessualità era comminata la pena di morte. L’adulterio si verificava anche nel caso in cui la donna fosse solo fidanzata.

Ogni comunità aveva i suoi watchmen (“sorveglianti”), dipendenti comunali il cui compito era di controllare il comportamento delle persone e di riferire al pastore della chiesa. Erano dei delatori, che origliavano dietro gli angoli e spiavano dalle finestre. Scapoli e zitelle erano naturalmente i più controllati.
I Puritani collegavano la salute fisica con l’intervento divino, e i disordini mentali con quello del Diavolo.

I Puritani e la cultura
Alla scuola i Puritani dedicarono subito una attenzione che precorreva i tempi.
C’erano due necessità, i Comandamenti e gli affari: per seguire i primi occorreva conoscere la Bibbia, e quindi saper leggere, mentre per i secondi oltre a ciò occorreva saper fare i conti. Ogni township quindi aveva almeno una scuola e un maestro, pagati dalla municipalità, e ce n’erano altri nelle città. Il livello di alfabetismo fra i Puritani era senz’altro il più alto delle colonie americane.

Nel 1640 c’erano già nel New England circa 300 pastori diplomati in loco. L’Harvard College, divenuto gradualmente una università, è il più antico college degli Stati Uniti. Sempre come seminari nacquero nel 1701 l’università di Yale, nel 1764 l’università di Brown nel Rhode Island e nel 1769 l’università di Darthmouth nel New Hampshire.

Tali istituzioni garantirono ai Puritani una superiorità culturale schiacciante nell’ambito coloniale sino alla Guerra di Indipendenza.
Il poema più letto dagli americani di tutti i tempi è The Day of Doom (Il Giudizio Universale) pubblicato nel 1662 in Massachusetts dal puritano Michael Wiggleworth, nel quale la teologia calvinista è messa in versi settenari.
Le caratteristiche culturali e psicologiche dei Puritani si sono conservate negli americani: anche per loro tutto deve mirare al raggiungimento della ricchezza.
L’editoria quindi ha un carattere essenzialmente pratico, con prodotti che nei vari generi hanno raggiunto col tempo livelli di eccellenza (i manuali americani sono punti di riferimento nei vari settori). Gli autori di talento, più che indagare la realtà, cioè la verità, mirano a confezionare opere di successo presso il vasto pubblico. Così si sono specializzati nella fiction, nelle opere di evasione, dove di nuovo eccellono di gran lunga su tutti per la capacità di presentare storie e situazioni assurde in modo verosimile. Hollywood riassume tale attitudine tipicamente americana.

L’Indipendenza
Per quanto riguarda l’economia, quella del New England assunse rapidamente dimensioni gigantesche.
La pirateria era praticata in grande stile in tutte le colonie, con l’approvazione dei governatori quando aveva per oggetto mercantili non inglesi.
Ma più di ciò fu la qualità dell’immigrazione puritana a determinarne il successo economico. In varie ondate a partire dal 1630 questa portò in America non un insieme casuale di spiantati, ma una società completa, forse piccola ma organizzata in ogni sua parte. I soci della London Company selezionavano accuratamente i componenti dei viaggi.
Gli altri inglesi che si sistemarono nelle colonie del Sud non erano niente di paragonabile.

Diedero in tal modo origine a colonie ricche ma poco articolate dal punto di vista economico e sociale. La loro unica risorsa era la schiavitù: il 75% delle famiglie possedeva uno o più schiavi.

La guerra d’Indipendenza
I Puritani erano andati in America con uno scopo ben preciso: avere la possibilità di arricchirsi senza costrizione alcuna. Per questo volevano autogovernarsi Il loro obiettivo era dunque, fin dall’inizio, di liberarsi della Corona inglese e dei suoi governatori.
I Puritani del New England si rendevano conto di non potersi ribellare alla madrepatria da soli, senza la collaborazione delle altre colonie, anzi magari con la loro opposizione.

Essi quindi si dedicarono con estrema energia ai loro affari commerciali ma ogni volta, quando se ne presentava l’occasione, non dimenticavano, tramite i loro Parlamenti e la loro propaganda, di attaccare la Corona o i suoi governatori. L’obiettivo era sempre di dimostrare alle altre colonie quanto nociva fosse la presenza della Corona anche per le loro possibilità di arricchimento: avevano già molto, ma avrebbero potuto avere di più.

Tale polemica, presente sin dall’inizio del 1630, andò aumentando mano a mano che l’incremento di popolazione e l’indebolimento sul continente nordamericano di francesi e spagnoli rendevano sempre meno necessaria la protezione dell’esercito di Sua Maestà.

I principali argomenti politici dei Puritani furono gli indiani, la schiavitù negra, i territori dell’Ovest e naturalmente le tasse.

La Corona perseguiva una politica di accomodamento con gli indiani. Questi erano utili come alleati nelle guerre combattute contro i francesi per spodestarli dai Grandi Laghi.

I Puritani invece sostenevano che era meglio sterminare gli indiani, come del resto avevano subito iniziato a fare.
I Puritani si erano accorti presto che alla loro economia gli schiavi neri non servivano; anzi erano di intralcio. Sapevano che erano fondamentali per i latifondisti del Sud e assunsero questo atteggiamento: da una parte li appoggiarono concretamente nel chiedere alla Corona il permesso di tenere gli schiavi nelle colonie americane, dall’altra mantennero nel New England una fronda anti-schiavitù, dando spazio nei giornali e al Parlamento ai pochi sinceri antischiavisti che c’erano.

Dal 1689 al 1763 Francia e Gran Bretagna si combatterono pressoché ininterrottamente. Materia del contendere era il controllo del Mercato dell’Oriente.

Le tasse erano sempre troppe e sempre ingiustificate per i Puritani. Esse servivano alla Corona per coprire le spese di amministrazione delle colonie, per la loro difesa, e per finanziare le guerre.

Nelle colonie del Sud la maggioranza dei bianchi si interessava poco di politica, ma semmai non vedeva altro che svantaggi dall’indipendenza. Nel New England solo i grandi mercanti, finanzieri e imprenditori avrebbero tratto tangibili e immediati vantaggi dall’indipendenza, che avrebbe significato il loro stesso autogoverno.

La svolta avvenne al termine della Guerra dei Sette Anni, (1756-1763). Questa guerra vedeva opposti Gran Bretagna e Prussia e dall’altra Francia, Spagna, Austria e Russia. Si trattava della resa dei conti finale per stabilire il controllo di buona parte del Mercato dell’Oriente.

La Gran Bretagna vinse la guerra  e le condizioni della pace furono fissate dal Trattato di Parigi del 10 febbraio 1763, che stabiliva anche le sorti dei possedimenti nordamericani degli sconfitti.

L’esito della guerra, pur così favorevole, sarebbe però costato alla Gran Bretagna le sue 13 colonie americane. Esso forniva infatti un tremendo impulso alla causa puritana dell’indipendenza.

Nell’America settentrionale non c’era più la temuta Francia, e potenza della Spagna già da tempo era in declino, per cui la presenza dell’esercito inglese non era più necessaria.
Il fatto che ora la Gran Bretagna, dopo aver liberato il nord America dai francesi, bloccasse tuttavia l’espansione ad Ovest alle sue colonie americane (con la scusa di riservare territori agli indiani) i grandi mercanti Puritani, volve adire che la Corona intendeva lasciare il Mercato dell’Oriente alla East India Company, bloccando per sempre la strada verso il Pacifico alle colonie americane.
Fu questo in ultima analisi il vero grande motivo della Guerra di Indipendenza americana: il Mercato dell’Oriente.

Infine le tasse: la Gran Bretagna doveva recuperare le spese sostenute nella guerra in America.

Nel 1764 furono introdotti il Sugar Act e il Currency Act, nel 1765 lo Stamp Act e il Quartering Act, nel 1767 il Townshend Act.
I Parlamenti del New England furono in prima fila nell’esprimere le proteste delle colonie, e la loro abilità consisté nell’indurre il governo inglese a spostare gradualmente la tassazione verso beni di largo consumo, che colpivano la classe povera e media…
La causa dei Puritani cominciava a prendere piede anche negli strati bassi della popolazione.
I grandi mercanti del Massachusetts decisero di spingere sull’acceleratore e incaricarono i loro media (giornalisti, intellettuali, preti dal pulpito) di mantenere viva la polemica con la madrepatria. In tale clima cominciarono a crearsi degli incidenti…

Nel maggio del 1773 alcuni mercantili della East India Company che trasportavano tè furono respinti nei porti di Boston, New York e Philadelphia. Nell’ottobre un altro mercantile veniva incendiato ad Annapolis. Infine il 16 dicembre del 1773 ci fu l’episodio del Boston Tea Party, un gruppo di uomini travestiti da indiani rovesciò in acqua il carico di tè di una nave alla banchina.
Il re Giorgio III era furioso col Massachusetts e ordinò la chiusura del porto di Boston sino a che il danno non fosse stato ripagato, quindi tolse al Massachusetts molti poteri di autogoverno.
Il Massachusetts convocò allora tutti i Parlamenti coloniali per una riunione che si tenne a Philadelphia dal 5 settembre al 26 ottobre del 1774. Fu il cosiddetto Primo Congresso Continentale.
Le colonie si riunirono ancora a Philadelphia durante il Secondo Congresso Continentale. 

Dopo mesi di discussioni, la minoranza indipendentista, i cui leader erano i grossi mercanti puritani John Adams, Samuel Adams e John Hancock, e i grossi piantatori del Sud, James Madison, Alexander Hamilton, Thomas Jefferson e George Washington, riuscì a convincere l’assemblea a decidere per la separazione definitiva dall’Inghilterra.

Alla fine i Puritani erano riusciti nel loro intento: il 4 luglio 1776 veniva così enunciata la Dichiarazione di Indipendenza, anche se più di un terzo della popolazione coloniale era contraria.
Il reale motivo della ribellione era il Mercato dell’Oriente. Per quello era necessario avere a disposizione le pellicce del Canada.
La Gran Bretagna avrebbe vincere la guerra ma ciò che realmente le premeva in America era solo la zona dei Grandi Laghi e bloccare per quanto possibile l’espansione verso il Pacifico ai Puritani.
La Gran Bretagna riconosceva l’indipendenza delle 13 colonie, e inoltre metteva a loro disposizione l’Ohio Territory, però manteneva la proprietà del Canada, chiamato da allora British North America (B.N.A.), disegnandone i confini a sud in modo da comprendere la zona a nord-est dei Grandi Laghi, la zona delle pellicce.

La Dichiarazione d’Indipendenza
I firmatari della Dichiarazione offrono l’esatto quadro dell’élite rivoluzionaria americana: 10 ricchissimi mercanti del New England; 11 grandi latifondisti negrieri del Sud; 12 avvocati; 13 giudici; 4 medici; e quindi un fattore agricolo, un editore-scrittore, un pastore protestante, un politico, un militare e un fabbro.
Il loro intento era quello sempiterno dei Puritani: non importa quanto ricchi, bisognava avere la libertà di poter tentare di arricchirsi di più.

Allo scopo la monarchia inglese non andava più bene. Occorreva l’autogoverno degli imprenditori ricchi; occorreva instaurare un’oligarchia mercantile. E questo dice la Dichiarazione di Indipendenza americana. Quel “popolo” al quale essa attribuisce il diritto di autogoverno non è altro che il corpo elettorale che già eleggeva i Parlamenti coloniali, che per via dei requisiti di ricchezza minima richiesti per il voto era la parte più ricca della popolazione, il 15-25% del totale a seconda della colonia.

Il loro leader era Thomas Jefferson, che come George Mason, era un ricchissimo latifondista della Virginia che impiegava migliaia di schiavi.

La Dichiarazione di Indipendenza americana, e la retorica di Stato che l’ha sempre avvolta, ha ingannato molte persone.

Lo slogan del caso fu il Principio dell’Autodeterminazione dei Popoli. Ma era appunto uno slogan per coprire le mire al Mercato dell’Oriente. Infatti gli americani mai riconobbero quel principio a nessun altro, quando non conveniente sul piano economico.
Vincendo la guerra per l’indipendenza le 13 colonie erano diventate 13 Stati indipendenti. Lo erano sia nei riguardi dell’Inghilterra che l’una nei riguardi dell’altra.

L’economia del New England era di tipo fortemente mercantile, quella del Sud agricola in modo estensivo. Nel Nord predominavano i Puritani, nel Sud c’era un’ampia maggioranza di ex membri della Chiesa d’Inghilterra.
Con una procedura iniziata nel 1777 fra le varie legislature e conclusa nel 1781 i 13 Stati si riunivano ufficialmente in una federazione, chiamata sempre gli Stati Uniti d’America e regolata dagli Articles of Confederation and Perpetual Union.
Gli Stati, così, erano sempre in lite fra loro, generalmente per ragioni di commercio.

Così nel 1787 i 13 Stati si accordarono per modificare tale statuto e il risultato fu una solenne Costituzione redatta a Philadelphia da 55 delegati riuniti in assemblea con la presidenza di George Washington.
Ogni tanto nel tempo vennero fatte delle modifiche, delle puntualizzazioni o degli aggiornamenti, chiamate Emendamenti.

Tali Emendamenti entrano a far parte integrante della Costituzione: i primi dieci, approvati in blocco nel 1791, sono chiamati il Bill of Rights.
La Costituzione degli Stati Uniti non è la Costituzione di uno Stato, ma di una federazione di Stati, ognuno dei quali ha una sua propria Costituzione.
Anche oggi ognuno dei 50 Stati della federazione ha una sua Costituzione.
Al momento dell’adozione della Costituzione federale tali Stati erano tutti delle oligarchie basate sulla ricchezza, funzionanti con un sistema politico repubblicano e un sistema economico liberista. Tutti nelle loro Costituzioni prevedevano requisiti minimi di ricchezza per poter votare, che erano all’incirca quelli già visti.

La Costituzione federale non fa altro che cristallizzare tale sistema negli Stati, impedirgli che nel futuro possa evolvere in quel senso che oggi viene chiamato “democratico” (la parola “democrazia” non è mai citata nella Costituzione, né lo era stata nella Dichiarazione di Indipendenza). 

Molte sono le agevolazioni per la classe mercantile messe al sicuro nella Costituzione: la proibizione di porre tasse sulle merci esportate (Art. I, Sez. 9, par. c) ; la proibizione per uno Stato di diminuire il valore dei debiti contratti (Art. I, Sez. 10, par. a) ; la proibizione di porre barriere tariffarie a merci provenienti da altri Stati (Art. I, Sez. 10, par. b); il divieto di porre tasse federali sul reddito, ma solo pro capite (Art. I, Sez. 9, par. d). Benjamin Franklin, che era anche uno scrittore e inventore, approfittò per far riconoscere (Art. I, Sez. 8, par. h) i diritti d’autore e di brevetto.

La proibizione di porre tasse federali sui redditi ha resistito per 126 anni, e cioè sino al 1913, quando già da decenni si erano formati colossali monopoli posseduti da una sola persona fisica (i vari Carnegie, Colgate, Rockfeller, Vanderbilt, Schiff, Morgan ecc., per gran parte della loro vita non pagarono mai un dollaro di tassa sul reddito).
Ancora oggigiorno alcuni Stati non prevedono tasse statali sui redditi ma solo excise taxes, tasse indirette sul venduto (una specie di IVA; sono però basse, mediamente del 7%).

Gli Stati Uniti erano diventati così una spaventosa plutocrazia: l’economia era dominata da alcuni privati, titolari degli enormi monopoli formatisi negli anni a cavallo del secolo in tutti i settori (acciaio, petrolio, alimentazione, farmaceutica, ecc.) tranne che in quello delle Poste, riservato dalla Costituzione al governo federale.

Secondo Charles Austin Beard (1874-1948), il più grande storico americano di tutti i tempi: «Il movimento per la Costituzione degli Stati Uniti fu originato e realizzato principalmente da quattro gruppi di interessi corporati che erano stati danneggiati dagli Articoli della Confederazione: denaro, titoli pubblici, manifatture, commercio ed armatoria navale.
La Costituzione del 1787 – che alle multinazionali diede il via – è un documento antidemocratico prodotto da qualche decina di portatori di grandi interessi corporati e di già multinazionali.

La Guerra di Secessione
si stava già profilando in quel periodo il grande contrasto intestino che avrebbe portato alla Guerra di Secessione: quello fra il grande capitale liquido del Nord-Est puritano e il grande latifondismo negriero del Sud.
L’Emendamento più importante è il X, di grande valenza politica. Il sistema politico americano non si regge sulla Costituzione del 1787, ma sui poteri che quella silenziosamente lascia alle legislature degli Stati.
Ottenuta l’indipendenza, il Mercato dell’Oriente fu dunque subito il grande obiettivo della politica estera americana; occorreva raggiungere la costa del Pacifico.

L’Ovest costituiva un’occasione di per sé: dal punto di vista economico (enormi estensioni a disposizione degli americani) da quello politico (le nuove colonizzazioni sarebbero servite come valvola di sfogo per le masse di disoccupati e diseredati).
All’Ovest, dunque. Il primo passo fu l’apertura dell’Ohio Territory alla, colonizzazione.

La Guerra di Secessione non era stata provocata dal problema dello schiavismo che scandalizzava il Nord puritano: i motivi erano economici, seppur intrecciati con lo schiavismo.
Dal 1840 al 1860 giunsero nel New England 4 milioni di immigrati (Gran Bretagna e Irlanda), nel Sud invece la rivoluzione industriale non arrivò, non ne aveva bisogno, era il regno del latifondismo schiavista.

Il vero problema era che Nord e Sud avevano due economie completamente diverse: il capitalismo del laissez faire al Nord, ed il latifondismo agrario del Sud, per di più basato sulla schiavitù. I due tipi di economia non potevano coesistere!

Un problema non secondario era l’immigrazione, invocata dal Nord ma avversata dal Sud. Comportava costi federali che non gli competevano e il Sud temeva una immigrazione secondaria dal Nord, che avrebbe portato masse di mano d’opera non necessaria con conseguenti probabili contraccolpi sociali interni.

Il problema fra Nord e Sud era davvero lo schiavismo del Sud, alla fin fine, ma non per ragioni morali: bensì per le ragioni economiche che implicava I politici e i capitalisti del Nord non scatenarono la campagna antischiavista allo scopo preciso di provocare una guerra civile, essi semplicemente volevano esercitare una pressione sul Sud per convincerlo ad allinearsi alla loro politica economica federale.

Il Sud credette che il Nord facesse sul serio con lo schiavismo, che non fosse solo una questione di tariffe, e prese l’iniziativa di secedere dall’Unione.
Fu la guerra più sanguinosa in assoluto per gli Stati Uniti, con il suo milione di morti, metà dei quali civili (nella Seconda Guerra Mondiale i morti saranno 407.316, quasi tutti militari).

Dopo le prime vittorie sudiste, caratterizzate dalle loro cavallerie, la dovizia di uomini e mezzi del Nord ebbe alla fine la meglio.
Durante la guerra su iniziativa del Segretario al Tesoro Salmon P. Chase, poi fondatore della Chase Manhattan Bank ed eminente membro della Chiesa Episcopale, si iniziò a stampare sulla moneta la frase In God We Trust.
Il mondo del Sud fu dunque distrutto nel 1865.

L’esito della Guerra Civile del 1861-1865 accentuò la colonizzazione culturale puritana, soprattutto al Sud dove, finita la guerra, si precipitarono orde di commercianti e imprenditori provenienti dal New England.
I Puritani così cambiavano nome:  diventavano gli americani.

Indiani e neri
Ottenuta l’indipendenza, le 13 ex colonie americane avevano subito affrontato il problema indiano. Era chiaro che gli indiani dovevano scomparire.
Il Congresso scelse una tattica strisciante e attendista: non bisognava lasciare capire agli indiani le intenzioni finali; le tribù andavano messe le une contro le altre sfruttando le loro ataviche rivalità; i loro mezzi di sussistenza andavano erosi lentamente ma costantemente; le tribù dovevano essere illuse di poter contrattare la loro sorte con trattati che in realtà non si aveva alcuna intenzione di rispettare.

Gli indiani erano costantemente provocati: i coloni sterminavano la selvaggina, avvelenavano le sorgenti nascondendo sul fondo carogne di animali, assoldavano individui senza scrupoli perché uccidessero gli indiani.
Finita la Guerra Civile il generale Sherman fu nominato capo delle operazioni militari all’Ovest e la sua prima decisione fu di affamare gli indiani delle pianure sterminando i bisonti. Egli invitò «tutti i cacciatori dell’America del Nord e di Gran Bretagna» a cacciare il bisonte. I bisonti furono in effetti sterminati: ancora nel 1850 erano calcolati sugli 80 milioni e ne rimasero 541 nel 1889, ridotti a due soli esemplari dello zoo di Chicago nel 1911.
Così si estinsero gli indiani americani: nel 1630 erano almeno 5 milioni e al censimento generale dell’anno 1900 se ne calcolarono 250 mila.

Nel periodo della tratta degli schiavi, compreso fra il 1600 circa e il 1860, scomparvero dall’Africa fino a 50 milioni di persone
Il periodo di schiavitù dichiarata, durato nel Sud fino al 1865, fu tremendo: lavori forzati, punizioni con la frusta, morìe, selezioni della razza, smembramenti dei gruppi familiari, padroni che in caso di bisogno faceva strappar loro i denti, assai ricercati per le dentiere

Il fondamentalismo americano
Le Chiese protestanti americane si possono raggruppare in una cinquantina di correnti: Avventisti, Battisti, Luterani, Metodisti, Pentecostali, Presbiteriani, Riformati. Altre Chiese protestanti americane, portando così il numero delle congregazioni indipendenti a circa 140.
I membri attivi delle confessioni protestanti sono 80 milioni, dei quali 70 bianchi.
I Mormoni sono 4 milioni; i Testimoni di Geova sono 700 mila; i membri dell’Esercito della Salvezza 430 mila; gli aderenti a Worldwide Church of God alcune migliaia.

Il maggior raggruppamento protestante è rappresentato dai Battisti, 26 milioni di membri in 90 mila chiese; i Metodisti, 13 milioni e 52 mila chiese; i Luterani, 9,5 milioni di e 19 mila chiese; i Pentecostali, 3,5 milioni di membri e 25.500 chiese; i Presbiteriani, 3,4 milioni di membri con 14 mila chiese; i Riformati, 600 mila membri in 5 con 1660 chiese.

Il numero totale delle chiese protestanti è di 275 mila.
Sono detti Fundamentalists gli americani protestanti che credono nell’interpretazione letterale della Bibbia, cioè del Vecchio Testamento. Sono attualmente circa 20 milioni e sono trasversali a tutte le congregazioni.

Il sistema oligarchico
Gli Stati Uniti non sono uno Stato: sono una federazione di Stati. Tutti gli Stati membri sono oligarchie basate sulla ricchezza,
Il nocciolo duro dell’elettorato, quello che dirige le sorti del paese, è il 25-30% che vota alle elezioni locali: esso vota anche a tutte le altre elezioni e ne determina l’esito. É costituito in grande maggioranza dai cosiddetti W.A.S.P.
Esistono sulla carta una ventina di partiti negli Stati Uniti, all’atto pratico ci sono solo due partiti, il Repubblicano e il Democratico.
Il duopolio non si può rompere. Infatti i partiti repubblicano e democratico esprimono l’establishment oligarchico americano in modo necessario e sufficiente.

Questo accade dal 1787.

Il partito repubblicano è il partito del capitale statico, o soddisfatto è votato da persone abbastanza soddisfatte e sicure della propria situazione materiale. Si tratta in genere di piccoli e medi imprenditori di tutti i settori, di artigiani costruttori e riparatori, di professionisti, negozianti, agricoltori e allevatori, dipendenti fidati di vecchie e solide aziende manifatturiere di dimensioni piccole e medie, con mercato locale o al massimo nazionale. Esso raccoglie inoltre la maggioranza dei pensionati.
Il partito democratico è invece il partito del capitale dinamico, insoddisfatto, fluttuante.

Sono favorevoli al partito democratico generalmente i titolari di redditi altissimi e quelli dei più bassi. Da una parte abbiamo le grandi società per azioni americane (multinazionali) e dall’altra la moltitudine degli operai e dei salariati vari, fra i quali certamente la maggioranza dei dipendenti pubblici.
In effetti tutti i conflitti più gravi nei quali gli Stati Uniti si sono impegnati hanno avuto inizio con presidenti democratici. Il Lincoln della Guerra Civile, il Wilson della Prima Guerra Mondiale, il Roosevelt della Seconda, il Truman della Guerra di Corea e i Kennedy e Johnson della Guerra del Vietnam erano democratici.

Il politica estera
Gli Stati Uniti sono sempre stati il paese più “interventista” dello scenario internazionale.

Prima Guerra Mondiale
All’epoca era presidente Woodrow Wilson, un Presbiteriano, l’“uomo di Wall Street” e cioè del grande capitale. a Wilson faceva comodo pronunciarsi a favore della neutralità; così fece e fu rieletto nel 1916 con lo slogan “He kept us out of war” (“ci ha tenuto fuori dalla guerra”). Le cose cambiarono nel 1917 in conseguenza dell’improvvisa debolezza mostrata dalla Russia, che stava entrando nelle doglie della rivoluzione.

Gli americani amano dire che entrarono in guerra perché un sommergibile tedesco aveva affondato il piroscafo inglese Lusitania, provocando la morte di 1.198 persone. C’era una guerra e ogni nazione affondava le navi dirette verso l’avversario. Prima della partenza del Lusitania il consolato tedesco a New York aveva fatto pubblicare annunci sui giornali avvisando del rischio. Nelle stive della nave veniva trasportato materiale bellico per la Gran Bretagna: infatti il Lusitania era in realtà una nave da guerra ausiliaria della Royal Navy.

C’è invece la quasi certezza che il governo americano fosse alla ricerca di episodi del genere per giustificare un’ipotetica necessità dell’entrata in guerra nei confronti di una opinione pubblica molto intimorita dall’idea di una guerra in Europa contro gli europei. Il motivo della partecipazione americana alla Prima Guerra Mondiale fu soltanto la preoccupazione che venisse pregiudicata la Balance of Power in Europa continentale, con la conseguente fine del sogno americano per il Mercato dell’Oriente.

Seconda Guerra Mondiale
Per gli americani le cose cominciarono a mettersi male a partire dalla fine degli anni Venti. Il Giappone si era industrializzato con una velocità e un successo sorprendenti e già dalla fine dell’Ottocento aveva cominciato a reclamare per sé lo status di potenza dominante nella regione sia dal punto di vista militare sia, naturalmente, commerciale. Nel 1931 il Giappone occupò la Manciuria, regione chiave della e nel 1937 iniziò l’invasione del resto della Cina. Questa era una minaccia mortale alle secolari mire americane sul Mercato dell’Oriente.

Contemporaneamente all’attacco giapponese alla Cina, in Europa cominciava a ripresentarsi con la Germania di Hitler il solito pericolo: la formazione di un Super-Blocco europeo continentale fortissimo dal punto di vista sia commerciale sia militare. In un primo momento, visto il profondo anticomunismo dei nazionalsocialisti, Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia cercarono di dirigere la Germania solo verso la Russia, uno scontro che secondo loro si sarebbe risolto con un nulla di fatto. Era questo, come tutti sanno, il senso degli Accordi di Monaco del 1938. Ma il piano non riuscì e poco dopo in Europa scoppiò la guerra.

Che fare? Intervenire subito su tutti e due i fronti, contro Germania e Italia da una parte e contro il Giappone dall’altra. Franklin Delano Roosevelt lo capì subito, e si adoperò per far entrare il paese in guerra. Non era così facile perché il presidente americano aveva due ostacoli, l’opinione pubblica e una parte del Congresso.

Il senatore Harry Truman: «Se vediamo che la Germania sta vincendo la guerra, allora dovremmo aiutare la Russia; e se la Russia sta vincendo, dovremmo aiutare la Germania, e così fare in modo che si ammazzino fra loro il più possibile»82.

Poco dopo Roosevelt scelse Truman come vicepresidente!

Gli Stati Uniti dovevano intervenire in Europa come in Asia, sperare che vincesse la parte cui si erano legati e cercare di controllare le condizioni di pace affinché in Europa permanesse la situazione precedente, e in Asia il Mercato dell’Oriente venisse lasciato loro. L’unica soluzione era l’entrata in guerra al fianco di Gran Bretagna e Francia, e purtroppo anche della Russia.

Così, mentre si dichiarava neutrale, Roosevelt si adoperava per provocare i belligeranti della parte scelta come avversa. L’11 marzo del 1941, diciotto mesi dopo l’inizio della guerra in Europa, riuscì a far approvare il Lend-Lease Act, che destinava agli avversari di Germania e Italia aiuti per 7 miliardi di dollari (per il Piano Marshall di dieci anni dopo saranno stanziati 12 miliardi di dollari, neanche il doppio e in moneta già inflazionata dalla guerra).

Nel 1940 gli Stati Uniti avevano vietato l’esportazione in Giappone di kerosene per aviazione, petrolio e rottami di ferro; fu questo ad indurre il Giappone alla firma del trattato di mutua difesa con Germania e Italia. Nel 1941, inoltre, in seguito all’occupazione giapponese dell’Indocina, gli Stati Uniti congelarono i beni giapponesi nel loro territorio e bloccarono tutto l’interscambio commerciale. I giapponesi non volevano una guerra con gli Stati Uniti perché abbisognavano delle loro merci, così il 20 novembre 1941 si dichiararono disposti a lasciare l’Indocina e altre posizioni nel Pacifico, e ad abrogare il trattato con Germania e Italia.

L’attacco di Pearl Harbor non fu affatto una sorpresa per Roosevelt. Alle ore 8 di quella domenica l’ufficio OP/20/G di Washington era già a conoscenza dell’attacco programmato a Pearl Harbor per le ore 13.
Inutilmente: il generale Marshall autorizzò l’invio di un messaggio di avvertimento alla base di Pearl Harbor solo alle ore 13 esatte, quando cominciavano a cadere le prime bombe. Furono affondate almeno una ventina di navi (fra cui otto corazzate) e morirono 2.300 uomini, mentre altri settecento circa rimasero feriti.

Gli Stati Uniti entravano finalmente in guerra.

Gli Stati Uniti sono un paese che, in poco più di duecento anni di storia ufficiale, ha compiuto un uguale numero di guerre e interventi armati all’estero, un fenomeno mai documentato prima nella Storia.
Ha provocato centinaia di milioni di morti.

Gli indiani furono sterminati (circa cinque milioni); i neri furono non solo schiavizzati, ma trattati come animali. In conseguenza dello schiavismo americano furono sterminati in Africa circa 40 milioni di individui.
Con i bombardamenti di civili durante la Seconda Guerra Mondiale uccisero tre milioni di persone, in Europa e Giappone. Provocarono poi la morte di un milione di prigionieri di guerra tedeschi, su un totale di tre milioni. Sempre con i bombardamenti sterminarono quattro milioni di persone in Corea e probabilmente sei milioni di persone in Vietnam, Laos e Cambogia.
Il totale di queste vittime, come si è detto in precedenza, è da valutare intorno ai 30 milioni.

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 Ebrei e fondazione dell’economia coloniale americana

 Tratto da “Gli ebrei e la vita economica” di Werner Sombart*, vol. I, 1911

Gli ebrei hanno preso parte molto attiva alla fondazione di tutte le colonie.
Questo è normalissimo, dato che il Nuovo Mondo offriva loro maggiori prospettive di felicità che non la vecchia e tetra Europa.
Si trovano impegnati in tutti i tipi di operazioni nei possedimenti olandesi dell’Oriente. Una parte considerevole del capitale azionario della Compagnia Olandese delle Indie Orientali era in mano agli ebrei e li ritroviamo anche fra i direttori della Compagnia delle Indie Orientali.

Da un capo all’altro l’America si rivela un paese ebraico.

Risultano coinvolti in maniera straordinaria intima nella scoperta dell’America: si direbbe che il Nuovo Mondo sia stato scoperto unicamente in loro onore, con la loro assistenza, che i Colombo siano stati semplicemente gli incaricati d’affari di Israele.

Il denaro ebraico rese possibile le prime due spedizioni di Colombo. Il primo grazie alle sovvenzioni fornite dal consigliere reale Luois de Santangel, il vero protettore della spedizione di Colombo.
Molti ebrei sono imbarcati sulla nave di Colombo e il primo europeo i cui piedi toccano il suolo americano è un ebreo: Luis de Torres.
Ma lo stesso Colombo (il cui vero nome sarebbe Cristobal Colon) è stato di recente rivendicato dagli ebrei come uno di loro”.

Non appena le porte del Nuovo Mondo si dischiusero agli europei, gli ebrei vi si precipitarono in massa. Non a caso, la scoperta dell’America ebbe luogo lo stesso anno in cui gli ebrei vennero espulsi dalla Spagna!
I primi mercanti sono ebrei e i primi stabilimenti industriali nelle colonie americane sono stati fondati da loro.

Nella prima metà del XVII secolo tutte le grandi piantagioni di zucchero sono nella mani di ebrei e difficilmente possiamo avere idea dell’enorme importanza che allora assumeva l’industria e il commercio dello zucchero.

Il presidente Roosevelt parlando dei servigi resi dagli ebrei agli Stati Uniti: “Gli ebrei hanno concorso ad edificare il paese” e l’ex presidente Grover Cleveland affermava: “Tra le nazionalità di cui si compone il popolo americano poche ve ne sono – ammesso che ve ne siano – che abbiamo esercitato maggiore influenza, diretta o indiretta, sulla formazione dell’americanismo moderno”.[1]

Gli ebrei assistono allo svegliarsi dello spirito capitalistico sulle rive dell’Oceano Atlantico, nelle foreste e nelle steppe del Nuovo Continente. Il 1655 viene considerato l’anno del loro arrivo: una nave carica di ebrei provenienti dal Brasile giunge nella baia di Hudson e chiedono di essere ammessi alla Compagnia Olandese delle Indie Occidentali.

Durante il XVII e XVII secolo il “commercio ebraico era la fonte che permetteva all’economia nazionale delle colonie americane di vivere. Dato che l’Inghilterra obbligava le sue colonie ad acquistare nella madrepatria i prodotti manufatti , la bilancia commerciale delle colonie si chiudeva sempre in negativo. Se non avessero ricevuto dall’estero un afflusso continuo di metallo prezioso, vi sarebbe stato il deperimento dell’economia. Era appunto il commercio ebraico a far affluire dall’America Centra e del Sud alle colonie inglesi del Nord.

Durante l’intera fase di formazione degli Stati Uniti l’immigrazione degli ebrei è stata intensa e ininterrotta.

L’influenza dell’alta finanza giudaico-olandese supera i confini del paese, poiché durante il XVII e il XVIII secolo l’Olanda rimane il serbatoio che alimenta le casse di tutti i sovrani europei a corto di denaro.

* Werner Sombart (1863-1941) economista e sociologo tedesco, docente all’Università di Berlino che all’epoca era una delle più prestigiose del mondo

[1]The 250 anniversary of the Settlement of the Jew in the USA”, 1905, p.18

Fonte

Quello che sui libri di scuola non troverai mai! (parte prima

Quello che sui libri di scuola non troverai mai! (parte seconda)

Quello che sui libri di scuola non troverai mai! (parte terza ultima)

Quello che sui libri di scuola non troverai mai! (VIDEO)

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Il consumo della forza vitale

Il controllo del campo magnetico terrestre

Il satanismo si basa sulla manipolazione dell’energia e della coscienza. Questi rituali decisamente morbosi creano un campo energetico, una frequenza vibratoria, che collega la coscienza dei partecipanti ai rettiliani e ad altre coscienze del livello inferiore della quarta dimensione.

Questo è il campo dimensionale, noto a molti come campo astrale inferiore, sintonizzato sulla frequenza a bassa vibrazione come la paura, il senso di colpa, l’odio e così via. Quando un rituale si focalizza su queste emozioni, come fanno i riti satanici, viene instaurata una potente connessione con il livello inferiore della quarta dimensione, quello dei rettiliani.

Questi sono alcuni dei “demoni” che questi rituali hanno avuto il compito di evocare, sin dalle origini di questa triste storia, risalenti a migliaia di anni fa. Ciò avviene attraverso la possessione, quando i rettiliani si impadroniscono del corpo fisico dell’iniziato.

I principali satanisti sono rettiliani purosangue calati in forma umana. Questi rituali avvengono solitamente in corrispondenza di alcuni punti del vortice e così il terrore, l’orrore e l’odio, da essi provocati, affiorano dalla griglia di energia globale e influenzano il campo magnetico terrestre.

Forme di pensiero di un tale livello di malvagità frenano la frequenza vibratoria e condizionano il pensiero e l’emozione umana. Se si va in un luogo dove vengono celebrati rituali satanici avvertirete la malvagità e la paura nell’atmosfera. Ciò che chiamano “atmosfera” è il campo vibrazionale è l’influenza che su di esso ha il pensiero umano.

Così parliamo di un’atmosfera felice, lieve e gioiosa, o, al contrario, buia o tristemente presaga. Più il campo terrestre è vicino, dal punto di vista vibrazionale, al livello inferiore della quarta dimensione, più potere i rettiliani detengono su questo mondo e sui suoi abitanti.

Il satanismo non è solo una malattia e una perversione, anche se è anche questo: dal punto di vista della Confraternita, esso esiste perché consente, tra le altre cose, il controllo del campo magnetico terrestre, il culto e il legame con i padroni rettiliani, il consumo della forza vitale delle vittime sacrificali e il rifornimento di energia per i rettiliani che sembrano nutrirsi di emozioni umane, specialmente di paura.

Questi sacrifici sono, letteralmente, sacrifici agli “dei” rettiliani e avvengono da migliaia di anni. I sacrifici collettivi che compivano gli Aztechi dell’America centrale, insieme ad altri molti popoli, servivano a rifornire di cibo i rettiliani purosangue ed ibridi che si nutrivano di quei corpi e di quel sangue, e di energia per quei rettiliani che non avevano assunto forma fisica e che risiedevano al livello inferiore della quarta dimensione.

Phil Schneider, un muratore che lavorò nelle basi sotterranee statunitensi, riferì all’autore e ricercatore Alex Cristopher, che quando i bambini raggiungevano un punto in cui non potevano più lavorare come schiavi nelle basi sotterranee, venivano mangiati dai rettiliani. Questi ultimi preferiscono bambini piccoli perché non sono contaminati come gli adulti.

I riti satanici generalmente avvengono di notte perché allora il campo magnetico è più stabile. Durante il giorno le particelle caricate elettricamente dal vento solare provocano turbolenza in quel campo e rendono più difficile la connessione interdimensionale, Essa è invece molto stabile durante le eclissi totale ed è allora che gli indigeni celebrano le loro più importanti cermonie per contattare e mostrare altre entità ultradimensionali. 

Gli sciamani tribali queste cose le sanno. I riti satanici e il sacrificio umano, specialmente quello dei bambini, vengono celebrati su vasta scala e coinvolgono alcuni dei politici, degli uomini d’affari e dei proprietari dei media più famosi del pianeta. Ed è logico che sia così. Sarebbe sorprendente che non lo facessero, dati i retroscena.

Questi riti e questi sacrifici umani sono sempre stati alla base della “religione” della Confraternita, sin dai tempi antichi. E la Confraternita si serve della manipolazione per collocare i suoi iniziati e portaborse nelle posizioni di potere politico, economico, finanziario, militare, medico e giornalistico, e affida loro importanti ruoli all’interno del mondo dello spettacolo. 

Pertanto la percentuale di satanisti e sacrificatori di bambini ai vertici di queste professioni e istituzioni è straordinariamente alta in confronto alla popolazione generale. Apparentemente, secondo alcuni ex satanisti, in tutto il mondo esistono uomini politici che ingurgitano il sangue della vittima sacrificale, a causa dell’adrenalina che viene prodotta in quei frangenti. Questa abitudine è assai comune tra i satanisti e gli studiosi del fenomeno rettiliano suggeriscono che è questa la sostanza a cui mirano anche i rettili. Tutto torna.

Il tema del sacrificio umano e animale pervade tutta la storia, dal mondo antico fino al giorno d’oggi. Può sembrare ironico, ma è assolutamente coerente con quanto affermato, il fatto che molti di quei sacrifici avevano lo scopo di preservare, piuttosto che distruggere la vita. Si pensava che un sacrificio avrebbe placato “gli dei”, proteggendo così la vita di molti.

Questa è un’altra origine del capro espiatorio, cioè colui che viene ucciso per i “peccati” di altri.  Ciò è successo a molti “eroi” mitici religiosi che “sono morti affinché i nostri peccati potessero essere perdonati”. Il sacrificio del re o capro per placare gli dei è un’altra antica tradizione. Nella cosiddetta culla della civiltà, Il Nord Africa e il vicino Oriente, dove sono state trovate tracce degli Anunnaki e di Guardiani, si celebravano sacrifici umani, soprattutto di bambini.

Riti simili avvenivano anche in Cina, a Roma, in Africa, in Asia, in Grecia, in Dud America e, come è noto, in Messico, dove gli Aztechi compivano sacrifici in massa in onore degli “dei”. Questa è la ragione in cui l’ex presidente del Messico Miguek De La Madrid, riferì a Catiy O’Brien, una schiava dalla mente controllata dalla CIA, che gli extraterrestri rettiliani erano scesi sulla Terra e avevano creato dei corpi umani da occupare, proprio come avevano fatto diffusamente tra il popolo ariano.

I rettiliani e i sacrifici umani sono strettamente legati. Gli scandinavi seppellivano vivi i bambini nel tentativo di fermare le pestilenze e di placare il grande dio del Nord, lo scandinavo Odino o il tedesco Eodan o Woden. Gli dei delle scuole misteriche erano invariabilmente legati al sacrificio umano e furono proprio queste scuole a tramandare i riti e le conoscenze fino al giorno d’oggi, attraverso la Confraternita globale e le organizzazioni sataniche.

Gli Inca del Perù sacrificavano i bambini, così succedeva in Europa con il sacrificio umano fin dai tempi antichi. Un rituale druidico consisteva nel seppellire un bambino sotto le fondamenta di un nuovo edificio o di spruzzare su quel luogo il sangue di un bambino. Ritroviamo questo stesso rituale in molte parti del mondo.

Le storie di san Columba (Semiramide), narrano che questo eroe “cristiano” disse ai suoi monaci che uno di loro doveva essere sepolto sotto le fondamenta di un nuovo monastero sull’isola scozzese di Iona (il Sole) per “consacrare” quell’area. Si offrì volontario un certo sant’Oran che, di conseguenza, andò dritto in Paradiso.

I resoconti dello storico romano Tacito rivelano che i druidi consideravano un dovere coprire i loro altari con il sangue dei prigionieri e che consultavano gli dei esaminando le viscere umane. Le stesse storie si ritrovano in Irlanda e in Scozia. Secondo il mito irlandese l’Irlanda fu inizialmente popolata da un gruppo di dei avidi detti Formorians che esigevano due terzi dei bambini ogni anno.

I Fenici e i loro parenti, i Cartaginesi sacrificavano esseri umani su larga scala, e così facevano pure i Cananei. Quando Cartagine combaté la guerra contro Roma, 200 nobili famiglie sacrificarono i loro figli a Baal (il dio fenicio del Sole, Bel o Bil). 

Un altro aspetto ricorrente è il sacrificio del primogenito, spesso del primo maschio.

Tra alcune tribù aborigene dell’Australia, la madre uccideva e mangiava il primogenito, assicurandosi così la capacità di procreare altri figli. Il sacrificio del primogenito animale o umano era abbastanza comune ed è menzionato anche nell’antico Testamento. Il Libro dei Re narra che Masha, re di Moab, era così sconvolto dopo la sconfitta per mano degli israeliti che sacrificò il suo figlio maggiore ed erede.

Ricordate che nella Genesi , “Dio” (gli dei) insistette con Abramo affinché sacrificasse il suo primo figlio per mettere alla prova la sua fede e la sua obbedienza.

Lo stesso rituale viene compiuto ancora oggi dai satanisti, le famiglie della Confraternita e dalle loro propaggini criminose come la mafia. Sacrificare il primogenito è il modo attraverso cui queste persone mettono alla prova la dedizione alla causa di una persona. 

Geova dichiara apertamente nel Libro dei Numeri che “….tutti i primogeniti di Israele sono miei, siano uomini o bestie”, e in Esodo , Geova pretende che “i primi tra i vostri figli siano consegnati a me”.

La Bibbia sostiene che Abramo proveniva dalla città sumera di Ur e alcuni scavi effettuati nel 1927 da Sir leonard Woolley nel cimitero reale hanno portato alla luce prove evidenti di sacrifici umani in tombe risalenti al 2800 a.C. Gli Sciti, la popolazione che diffuse in Europa molte delle stirpi e dei rituali ariani, aveva le stesse tradizioni.

Prove di sacrifici umani, specialmente di bambini, si possono trovare in tutti i luoghi presso tutte le principali civiltà, compreso il palazzo di Cnosso a Creta. Il culto del teschio come fulcro del rituale lo ritroviamo presso i Templari, nell’ambito del mistero di Rannes-le-Chàteau e della Società del teschio e delle Ossa negli Stati Uniti.

Altre prove si ritrovano nell’Uomo di Pechino risalente forse a un milione di anni fa o  all’Uomo di Neanderthal 200.000 anni fa, prove di questi rituali anche in tempi così remoti. Il culto della testa, che prevedeva che si cibasse anche del cervello della vittima, divenne più elaborato a Gerico, circa ottomila anni fa, e prove di questi stessi rituali sono state rintracciate nella religione scintoista del Giappone e dell’antica Cina.

Anath, la leggendaria sorella di Baal era rappresentata ornata di festoni da cuo pendevano teste mozze, mentre mani umane pendevano dalla cintura, allo stesso modo delle dee madri del Messico e dell’India, mentre nell’antico Egitto rivelano molti tipi di sacrifici e torture, destinate poi a diffondersi. 

Gli Egizi sacrificavano uomini dai capelli rossi sulla tomba di Osiride perché il rosso era il colore associato a set, la versione egizia di Satana.

Alcuni rituali rievocati oggi da persone che li hanno dolorosamente sperimentati sulla loro pelle, rispecchiano quelli descritti dettagliatamente  nel Libro dei morti e includono la pratica di conservare i cuori in un vaso. In Egitto i cuori venivano posti su una bilancia per essere soppesati  e giudicati dalla dea Maat. Ecco il significato della donna con il Sole a mo’ di corona che tiene in mano una bilancia della Giustizia, visibile su molto edifici forensi.

Correlazioni:  

la nostra specie Homo Sapiens

“La settima ultima razza  

Homo-chiralità 

Intervista a “ANTON PARKI” 

“LA FAMIGLIA” 

Tra mondo astrale e mondo fisico

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ELS il codice nascosto

Il Mondo segreto nascosto nei primi cinque libri della Bibbia

Oggi c’è chi crede che le profezie abbiano una loro realtà. E non religiosa. Una realtà addirittura informatica. Nel 1997, con il bestseller Codice Genesi, l’agnostico giornalista investigativo americano Michael Drosnin ha sostenuto nondimeno una <<ipotesi affascinante>>, come l’ha definita il <<Corriere della Sera>>: infatti <<tra le 304-805 lettere dei primi cinque libri della Bibbia in ebraico (quelli attribuiti a Mosè, il Pentateuco) si nasconderebbe un mondo segreto destinato a spiegare fatti avvenuti di migliaia di anni fa,  ma anche a interpretare il presente e sopratutto a predire il futuro>>.

Un vero e proprio <<codice biblico>>. Codice Genesi, rivelava così al mondo la scoperta di un matematico israeliano che, grazie a un sofisticato software, confermava un’antica intuizione di Newton: e cioè che la Bibbia ebraica sarebbe pure un codice matematico (perché i caratteri ebraici hanno anche valenza numerica) che contiene, fin nei particolari, gli eventi della storia dell’umanità.

Decifrando quel codice, Drosnin aveva in effetti predetto con un anno di anticipo l’assassinio del primo ministro israeliano Rabin. Oggi dopo il crollo delle Torri gemelle, Drosnin è tentato a interrogare la Bibbia sui rischi dello scontro finale tra le forze del Bene e del Male, l’apocalisse predetta dalle tre grandi religioni monoteistiche.

La Bibbia è davvero uno straordinario codice segreto nel quale un’intelligenza superiore ha inscritto da tempo il destino dell’umanità? Contiene davvero, fra le altre cose, da tremila anni, la profezia degli attentati dell11 settembre 2001, del successivo e tuttora attuale crollo economico, dell’elezione dell’americano Obama alla Casa Bianca e di una possibile apocalisse nucleare? E’ l’annuncio di un futuro già scritto oppure noi siamo invece chiamati ad agire per evitare che questa atroce profezia si compia?

Per Drosnin il fatale <<conto alla rovescia>> può in effetti essere interrotto: forse il <<codice biblico>> esiste proprio per avvertirci – appena in tempo – del pericolo che incombe su di noi. In quella che è oggi è diventata una trilogia. Drosnin aveva già illustrato personalmente a Clinton e Bush, a Sharon e ad Arafgat i presagi rivelati dal <<codice biblico>> mai come adesso – ammoniva – la scelta è tra una pace da conquistare e la distruzione dell’intera civiltà umana.

Il criterio per individuare tipi di eventi, nomi di personaggi, dati temporali, argomenti specifici e quant’altro consiste <<nell’incrociare>> tutti questi fra loro attraverso i calcoli del computer in funzione del codice. Le risultanti della loro associazione trasversale forniscono nuove indicazioni o <<scenari>>, sia per il passato (sovente risultati abbastanza esatti e coerenti dai fatti) Ma come avviene ciò?

Come ricorda Massimo Introvigne, un certo numero di testi esoterici moderni contengono ELS (Rquidistat Letter Sequences, ovvero sequenze di lettere equidistanti). Le ELS costituiscono anche uno dei codici più semplici tra quelli impiegati in ambito militare. Per leggere una ELS occorre conoscere quale lettera dell’alfabeto  in un testo funge da punto di partenza, e quante lettere si devono saltare fra le lettere di partenza e la seconda lettera da prendere in considerazione, fra la seconda e la terza e così via.

Per esempio in una corrispondenza abbastanza innocua, che nasconde in realtà un codice segreto, una chiave ELS 2.8 includerà che la lettera da cui partire è la seconda – se il testo inizia: <<Cara Marion … >>, si dovrà partire dalla <<a>> – e che, contando dalla lettera successiva alla prima presa in esame, si deve  quindi selezionare l’ottava lettera: in questo caso la <<n>> finale di <<Marion>>.

Il messaggio segreto quindi inizia con <<an …>>. Per andare avanti sempre contando dalla <<a>> della prima parola <<Cara>> si dovranno selezionare la sedicesima, la ventiquattresima lettera e così via, continuando ad adottare multipli di otto. Leggere un ELS conoscendo la chiave è molto facile. Se non si conosce la chiave, trovare una ELS in un testo di poche righe è un problema che un fedele lettore della <<Settimana enigmistica>> non dovrebbe avere difficoltà a risolvere. 

Trovare una o più ELS in un testo di migliaia di pagine senza conoscere la chiave è, invece, quasi impossibile. O meglio, è impossibile procedendo manualmente per tentativi. Diventa possibile se si chiede a un computer di tentare tutte le possibili ELS e di <<selezionare quelle che hanno un senso compiuto secondo un dizionario in una data lingua, per esempio  la stessa lingua del testo..

Vi sono testi esoterici – e messaggi segreti – in cui le ELS ci sono sicuramente, perché qualcuno ve le ha nascoste di proposito e ha fornito a qualche altro la relativa chiave. Per altri testi, Bibbia compreso, la questione è molto meno semplice. I primi cinque Libri dell’Antico Testamento nella versione ebraica corrente – la Torah costituiscono un’unica stringa di 304-805 caratteri, e per un computer trovare quali ELS hanno un senso compiuto in ebraico non richiede più di qualche ora di lavoro.

Michael Drosnin dichiarava di aver compiuto l’esperimento e di aver trovato ELS (in ebraico) << Un assassino ucciderà  Rabin>>, o altre relative all’assassinio di John Fiztherald Kennedy o alla scoperta della lampadina da parte di Thomas Alva Edison. Drosnin ha affermato di avere trovato nella Bibbia perfino una ELS che profetizza la morte in un incidente automobilistico della principessa del Galles, Lady Diana.

Il giornalista americano assicura che le probabilità che queste ELS si trovino nella Bibbia per caso sono inferiori a una su dieci milioni, concludendo quindi trionfalmente che qualcuno ha inserito di proposito le ELS profetiche nella Bibbia.

Michael Drosnin è ateo e sostiene che non si tratta di Dio ma di extraterrestri, i quali avrebbero lasciato la Bibbia agli uomini prevedendo che, millenni dopo, lasciati a loro stessi, essi avrebbero scatenato una Terza guerra mondiale suicida. Questi alieni sarebbero anche stati consapevoli che, quando fossimo stati così tecnologicamente avanzati da distruggere il pianeta, i terrestri sarebbero stati pure in grado di decifrare il codice nascosto nella Bibbia e di comprendere i relativi ammonimenti. E magari agire di conseguenza.

Drosnin non ha scoperto le ELS nella Bibbia da solo. E’ partito – e lo ammette – da un articolo di tre scienziati israeliani, Doron Witztum, Eliyau Rips e Yoav Rosemberg, pubblicato sulla rispettata rivista scientifica <<Statistical Science>> nel 1994. Alla ricerca di ELS nella Torah, i tre matematici affermano di avere trovato ELS con i nomi di 32 famosi rabbini – vissuti ben dopo la stesura della Bibbia – con relative date di nascita e di morte.

Ci sarebbe dunque trovati difronte ad una specie di miracolo, confermato da una di quelle riviste scientifiche internazionali di cui è nota la cura nel fare esaminare gli articoli da occhialuti recensori prima di pubblicarli.

Il professore Harold Gans, matematico e autore di più di 180 saggi tecnici, è stato un autorevole ricercatore al Pentagono. Quando è venuto a conoscenza di questi fatti era assolutamente scettico. Però, avendo a disposizione del computer, nel 1989 creò un programma per confutare le affermazioni di Witztum Rips e Rosemberg. Durante 19 giorni e notti il programma esaminò il testo della Genesi ricercando, oltre ai nomi e alle date dei rabbini, anche le città di nascita e di morte di ciascuno di loro.

Con sua grande sorpresa Gans arrivò alla conclusione che i codici ELS sono effettivamente nascosti nella Bibbia e oggi fa parte di coloro che sostengono l’impossibilità che vi siano apparsi per caso e per disegno umano. Anche se Doron Witztun aveva dichiarato pubblicamente che una ELS nella Bibbia aveva previsto la Guerra del Golfo, i tre scienziati hanno unanimemente indicato l’opera di Michael Drosnin come dilettantesca..

Dalle mie letture: “Ufo Oltre il Contatto” di Roberto Pinotti p: 343-344-345-346 

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libertàaaaa

La libertà consiste nel fare tutto quello che permette la lunghezza della catena.
(Cavanna)

Mi dicono: se trovi uno schiavo addormentato, non svegliarlo, forse sta sognando la libertà. Ed io rispondo: se trovi uno schiavo addormentato, sveglialo e parlagli della libertà.

La vita senza libertà, è come un corpo senza lo spirito.  (Khalil Gibran)

La libertà è la possibilità di dubitare, la possibilità di sbagliare, la possibilità di cercare, di esperimentare, di dire no a una qualsiasi autorità, letteraria artistica filosofica religiosa sociale, e anche politica.
(Ignazio Silone)

La metà della vita di un uomo è passata a sottintendere, a girare la testa e a tacere.
(Albert Camus)

Quando perdiamo il diritto di essere differenti, perdiamo il privilegio di essere liberi.
(Charles Hughes) 

È dubbio se gli oppressi abbiano mai lottato per la libertà. Essi lottano per l’orgoglio e il potere – potere di opprimere gli altri. Gli oppressi vogliono soprattutto imitare i loro oppressori; vogliono vendicarsi.
(Eric Hoffer)

L’uomo crede di volere la libertà. In realtà ne ha una grande paura. Perché? Perché la libertà lo obbliga a prendere delle decisioni, e le decisioni comportano rischi.
(Erich Fromm)

Non è la libertà che manca. Mancano gli uomini liberi.
(Leo Longanesi) 

Io so questo: che chi pretende la libertà, poi non sa cosa farsene.
(Pier Paolo Pasolini)

Nel mondo attuale per libertà s’intende la licenza, mentre la vera libertà consiste in un calmo dominio di se stessi. La licenza conduce soltanto alla schiavitù.
(Fëdor Michajlovič Dostoevskij) 

Se la libertà significa qualcosa, allora significa il diritto di dire alla gente cose che non vogliono sentire.
(George Orwell) 

Per me la libertà non esiste dal momento che sono una creatura e non un creatore, conseguentemente delimitato dalla volontà di quest’ultimo. Poi, all’atto pratico, vivendo assieme ad altre creature obbligatoriamente devo limitare la mia libertà nel rispetto di queste. Giorgio Andretta

Il bambino nasce libero come una farfalla, anche se non ha chiesto di divenire in questo mondo, sono le corde invisibili della sua specie a legarlo per tutta la vita, appena tagliato il cordone ombelicale ci sono le prime imposizioni della schiavitù, fino alla sua morte, pochi hanno scelto “liberamente” il momento del trapasso alla vera libertà dopo una vita psicologicamente impostata da altri. wlady 

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Il grande drago

Ironia della sorte, il Papa ci mette in guardia da una possibile “distruzione senza precedenti” del “cambiamento climatico”

di Sauberer-Himmel (Il cielo pulito)

Quale sarebbe il grande palcoscenico sulla globalizzazione del clima senza la figura del Papa? Il cosiddetto capo della Chiesa cattolica ci avverte di una distruzione “senza precedenti”, se per prima cosa non rallentiamo rapidamente i cambiamenti climatici. Senza dubbio le parole del Papa ci hanno sorpreso. Le associazioni di categoria e gruppi di pressione come i lobbisti avevano tentato di influenzare le parole del Papa, cercando di placare l’economia

Come si può credere a questo teatro?

In primo luogo, non abbiamo assolutamente nessun “cambiamento climatico provocato dalla CO2” (molto probabilmente c’è uno spostamento dei poli). Inoltre, non è possibile che si verifichi un immediato impatto sul clima globale. In secondo luogo, sentendo il Papa nel parlare di globalizzazione, ha usato ora più che mai le questioni ambientali globali per imporre e ingannare l’umanità.

Il papato rappresenta la più antica monarchia del mondo e, naturalmente, non è un “Santo Padre”, ma l’eccellenza dell’anticristo. Il papato è il – progetto Gesuitico oggi chiamato Massoneria, che ha usurpato e organizzato militarmente il mondo. Così, il papato non è l’evidente autore dell’anticristiana massoneria, la massoneria è stata posta sotto gli auspici protestanti, questo deve essere un cardinale cattolico che serve i Massoni al fine di poter raggiungere questo ufficio e, in Vaticano ci sono diverse logge massoniche. 

Pertanto, l’Anticristo è seduto sul papato di Roma, che – come già detto – è la più antica monarchia del mondo. Il Vaticano viene servito anche dalle altre monarchie che sono subordinate come quelle dell’Inghilterra, Paesi Bassi, Spagna, Francia, ecc., e sindacati potenti come i Cavalieri di Malta, (Cavalieri di Malta), di cui fan parte, per esempio, la CIA, l’FBI, così come numerosi altri noti e meno noti organizzazioni, associazioni, think tank, fondazioni, ecc., e – si dovrebbe quasi pensare – che sono emersi anche molti movimenti protestanti.

Il papato quindi, non  governa solo il cattolicesimo, e i suoi studenti gesuiti ma anche il Protestantesimo. Ma non solo: la biografia di un cosiddetto “grande iniziato”, vale a dire il signor Charles W. Leadbeater (massone del 33° grado), ha promosso la fusione del cristianesimo con il buddismo, fondendo di fatto tutte le religioni del mondo ad uno degli “iniziati” guidato dal cuore:

“Non mi sembra presuntuoso affermare che questo processo sembra avvenire nello spirito del maestro. Ci sono in tutte le tradizioni all’interno del nucleo religioso, una essenza spirituale la cui realizzazione è costituita da grandi illuminanti iniziati che vegliano sulla terra.”

(Peter Michel, “Charles W. Leadbeater – Con gli occhi della mente – la biografia di un Grande Iniziato” Aquamarine Verlag, 1a edizione, p 158)

E questi “addetti ai lavori”, che di solito sono soprannominati cavalieri, servono la monarchia più antica del mondo, il papato. Ecco perché ci sono anche immagini in cui la Regina inglese può essere vista con il mantello di un cavaliere. E i Cavalieri non sono fini a se stessi. Sono …

Per saperne di più sul papato, le corone e ordini cavallereschi come i Cavalieri di Malta, si può vedere ad esempio questa lezione del Prof. Dr. Walter Veith:

Il Prof. Dr. Walter Veith può dimostrare in questa rappresentazione sulla base della Genealogia Mormonica che quasi tutti i presidenti degli Stati Uniti sono in realtà i principi dei reali europei. E chi sono queste famiglie reali? Il papato, il cosiddetto “grande drago”, che utilizza il drago come simbolo per il suo stemma.

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