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Cavie accondiscendenti

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Un trilione di sensori saranno connessi entro il 2022

«Entro il 2022 almeno un trilione di sensori saranno connessi e ciò permetterà alle persone di percepire completamente il proprio ambiente».  E’ una delle previsioni del World Economic Forum che ha pubblicato la ricerca «Global Agenda Council on the Future of Software & Society» alla quale hanno partecipato 800 esperti.

Nel 2025, ecco come potrebbe essere la società secondo le previsioni:

– Il 10% delle persone indossano abiti collegati a internet (affidabile al 91,2%)
– Il 90% delle persone hanno accesso ad un servizio illimitato e gratuito (supportato dalla pubblicità) di storage (affidabile al 91.0%)
– 1 trilione di sensori si collegano a (Internet 89.2)
– Il primo robot farmacista negli Stati Uniti (86,5)
– Il 10% di occhiali da lettura si connettono ad internet (85,5)
– L’80% delle persone hanno almeno un contenuto digitale su internet (84,4)
– La prima auto stampato 3D in produzione (84.1)
– Almeno un governo ha sostituito il censimento su carta con sorgenti Big Data (82,9)
– Il primo telefono cellulare impiantabile disponibile in commercio (81.7)
– Il 5% dei prodotti di consumo vengono stampati in 3D (81.1)
– Il 90% della popolazione utilizza uno smartphone (80,7)
– Il 90% della popolazione ha accesso regolare a internet (78,8)
– Le Auto senza conducente sono il 10% di tutte le auto su strade americane 78.2)
– Il primo trapianto di un fegato stampato in 3D (76.4)

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SIAMO CAVIE

Le onde elettromagnetiche sono emanate dai cellulari, dai WI-FI, dalle antenne telefoniche radio-televisive, dai radar, dai cordless e altri dispositivi e sono dannose per l’uomo – quanto dannoso lo sapremo forse fra qualche anno. In pratica siamo tutti come cavie, più delle volte accondiscendenti, cavie di un laboratorio a cielo aperto, attraversato da milioni di onde invisibili artificiali. Applicare il principio di precauzione emanato in merito nel maggio 2011 dal Consiglio d’Europa e informare i cittadini sarebbe il minimo. Ma non succede.

ALCUNE RICERCHE SCIENTIFICHE

Corrado Penna ci propone una selezione di ricerche sulle radiazioni “messe sul mercato” e scrive:

Molti dei seguenti articoli sono purtroppo compiuti su animali, anche perché purtroppo è difficile trovare ormai esseri umani che non usino cellulari e wi-fi o che non siano sottoposti alla fruizione passiva di tale tecnologie. Alcuni di questi esperimenti sono anche crudeli (i topi vengono alla fine “sacrificati” ovvero uccisi). Ma vi sono anche sono studi in vivo su cellule e tessuti umani. Per quanto i roditori siano differenti da noi bisogna anche dire che non ci sono molti motivi per sospettare una differente risposta alle radiazioni da parte delle cellule umane; in ogni caso, dal momento che prima dell’approvazione di un farmaco lo si testa sugli animali, anche solo utilizzando la logica corrente (secondo la quale un farmaco viene scartato quando si notano effetti dannosi nelle cavie che lo assumono), la tecnologia dei cellulari e dei wi-fi dovrebbe essere resa illegale.

Consultando le ricerche scientifiche condotte sull’argomento, per esempio partendo da dall’archivio pubmed, si scopre che la maggior parte di esse riferiscono di effetti dannosi causati da tali radiazioni, sia sui tessuti (spesso tramite il meccanismo dello “stress ossidativo”[2]) che sull’espressione dei geni del DNA [3]. Una minoranza di articoli mostrano che tali radiazioni non hanno influenza su alcuni aspetti della fisiologia animale, mentre altri parlano di effetti possibili ma non molto chiari e invocano studi più precisi sull’argomento. Il quadro che ne viene fuori è oltremodo preoccupante.

Alcuni dei motivi per i quali studi apparentemente simili portano a risultati opposti, viene chiarito da alcuni articoli che mostrano come l’effetto biologico delle radiazioni dipende da cellula a cellula, da tessuto a tessuto [4], o per dirla in termini tecnici, dal genoma (l’insieme dei geni) e dal proteinoma (l’insieme delle proteine) cellulare[5].

Del resto persino un ente ufficiale come l’Organizzazione Mondiale per la Sanità ha stabilito, il 31 maggio 2011 che le radiofrequenze, comprese quelle dei cellulari e dei wi-fi, sono un possibile cancerogeno umano a causa dell’aumento di rischio di contrarre glioma (una forma maligna di cancro al cervello) associato all’uso del cellulare[6]. La presa di posizione dell’OMS di per sé dovrebbe essere sufficiente a generare un atteggiamento di preoccupazione e di precauzione nell’uso di tali tecnologie. Anche l’assemblea parlamentare della Commissione Europea ha approvato una risoluzione (n. 1815 del 2011) che invita tra l’altro a utilizzare nelle scuole collegamenti via cavo piuttosto che wireless [7]. La corte di cassazione , dal canto suo, ha confermato con una sua sentenza che ci sono motivi medico-scientifici per riconoscere almeno nel caso in oggetto, il nesso di causa-effetto tra uso professionale del cellulare e tumore al cervello [8].

Il fatto che nei pressi delle più potenti antenne per la telefonia mobile ci sia una “epidemia” di cancro è ugualmente significativo e preoccupante. L’articolo 14 die of cancer in seven years living next to phone mast with highest radiation levels in UK, ci informa per l’appunto che sono avvenute 14 morti per cancro in sette anni fra le persone che vivevano vicino ad una torre per le antenne dei cellulari coi più alti livelli di radiazione nella Gran Bretagna, e che altri 20 residenti hanno sviluppato tumori negli ultimi 7 anni, ma sono sopravvissuti [9].

E adesso veniamo agli articoli scientifici, a partire da Acute effects of 30 minutes of exposure to a smartphone call on in vitro platelet function [10], il quale ci informa che con un esperimento in vivo (ovvero su cellule e tessuti umani isolati dall’intero organismo) si sono riscontrati modificazioni significative della forma e della funzionalità delle piastrine sanguigne dopo una esposizione di 30 minuti alla radiazione di uno smartphone.

L’articolo Effects of Long Term Exposure of 900-1800 MHz Radiation Emitted from 2G Mobile Phone on Mice Hippocampus- A Histomorphometric Study[11], mostra che in seguito all’esposizione a lungo termine ad una radiazione 2G (compresa tra i 900 e i 1800 Mhz) emessa da cellulari si sono osservate delle modificazioni nelle cellule nervosa dell’ippocampo: minore densità di neuroni e minore dimensione del diametro del nucleo di tali cellule.

L’articolo Effect of mobile phone radiation on pentylenetetrazole-induced seizure threshold in mice [12] dimostra che in seguito ad esposizione prolungata alle frequenze elettromagnetiche dei cellulari si verifica un abbassamento della soglia di innesco degli attacchi epilettici indotti dal pentilenetetrazolo nei topi.

L’articolo Radiofrequency radiation (900 MHz)-induced DNA damage and cell cycle arrest in testicular germ cells in swiss albino mice [13] mostra che la radiazione da 900 Mhz causa danni alle cellule seminali nei testicoli dei topi (sebbene un certo grado di recupero si nota dopo la sospensione definitiva dell’irradiazione.

L’articolo Effects of long-term exposure to 900 megahertz electromagnetic field on heart morphology and biochemistry of male adolescent rats [14], ci informa che in seguito all’esposizione di maschi di ratto alle frequenze di 900 MHz per un’ora al giorno nel corso dell’adolescenza si è indotto uno stress ossidativo che ha causato alterazioni strutturali nei tessuti cardiaci. Lo stesso team di studiosi ha rilevato che lo stesso tipo di esposizione nell’adolescenza ha causato danneggiamento al midollo spinale degli animali [15].

Simili risultati si sono ottenuti esponendo femmine di ratto incinte a una radiazione di 900 Mhz per 24 ore al giorno per 20 giorni di seguito (i danni al fegato causati dall’esposizione durante la vita fetale sono stati permanenti anche una volta che, cessata l’irradiazione, gli animali sono cresciuti e diventati adulti), come mostra l’articolo Lasting hepatotoxic effects of prenatal mobile phone exposure [16].

L’articolo Effects of 900 MHz electromagnetic field on TSH and thyroid hormones in rats [17] mostra che nei ratti le radiazioni da 900 MHz emesse dai telefoni cellulari diminuisce i livelli nel siero sanguigno degli ormoni TSH (ormone stimolante della tiroidee) e degli ormoni tiroidei T3 e T4. Similmente l’articolo Pulse modulated 900 MHz radiation induces hypothyroidism and apoptosis in thyroid cells: a light, electron microscopy and immunohistochemical study [18],  parla chiaramente di induzione di ipotiroidismo e apoptosi (“suicidio”) delle cellule della tiroide dei ratti.

L’articolo 900 MHz pulse-modulated radiofrequency radiation induces oxidative stress on heart, lung, testis and liver tissues [19], mostra che le radiazioni emesse da cellulari e antenne causa danno da stress ossidativo nel fegato, nei polmoni, nei testicoli e nei tessuti cardiaci anche a causa della soppressione del meccanismo di difesa antiossidante.

Molto preoccupanti sono i risultati dello studio Nerve cell damage in mammalian brain after exposure to microwaves from GSM mobile phones [20], che riferisce di chiare prove di danno alle cellule neuronali nella corteccia, nell’ippocampo e nei gangli basali dei ratti esposti per due ore a campi elettromagnetici da cellulari GSM di differenti intensità.

L’articolo Electromagnetic fields and the blood-brain barrier (“I campi elettromagnetici e la barriera emato-encefalica”) [21] mostra che i campi elettromagnetici da radiofrequenze che aumentano la temperatura cerebrale di più di un grado centigrado possono aumentare temporaneamente la permeabilità di quella barriera che funziona da filtro per proteggere il cervello dalle tossine (e non solo); un cattivo funzionamento di tale barriera può ovviamente avere effetti negativi sul funzionamento e sulla salute del cervello, ed essere una delle concause del morbo di Alzheimer [22].

L’articolo del 2012 intitolato Microwave electromagnetic field regulates gene expression in T-lymphoblastoid leukemia CCRF-CEM cell line exposed to 900 MHz [23], afferma che la ricerca sui campi magnetici a frequenza estremamente bassa (ELF)  ha mostrato in maniera consistente un aumento di rischio per la leucemia infantile. Per quanto riguarda le radiofrequenze da telefonia mobile gli autori scrivono che la ricerca è ancora in una fase iniziale “per la quantità e qualità dei dati disponibili”, anche perché la tecnologia in oggetto cambia costantemente. Per ciò che concerne invece la ricerca specifica descritta nell’articolo si riferisce di una influenza sull’espressione dei geni indotta dalle radiazioni elettromagnetiche da 900 Mhz su alcune cellule tumorali di una particolare forma di leucemia.

A questo punto ci ricolleghiamo a quanto detto in apertura sul possibile danno creato dai ripetitori radiotelevisivi. Essi operano nel range dei Megahertz (frequenze pari a milioni di vibrazioni al secondo e lunghezza d’onda relativamente piccola) ma possono emettere anche le pericolose onde ELF (frequenze fino 30 Hertz, ovvero 30 vibrazioni al secondo, e lunghezza d’onda enormi) [24]. Gli elettrodotti (cavi dell’alta tensione e antenne) emettono onde di frequenza appena superiore, ed è per questo che sono state approvate normative che impongono una distanza minima di tali strutture dalle strutture abitate (purtroppo ci sono situazioni in cui case e antenne sono state posizionate in epoca antecedente all’approvazione della legge).

Le “normali” radiazioni da 50 Hz (la frequenza che passa nella rete elettrica domestica) non sono infatti innocue.

L’articolo Evaluation of cell viability, DNA single-strand breaks, and nitric oxide production in LPS-stimulated macrophage RAW264 exposed to a 50-Hz magnetic field [25] riferisce di danni al DNA dovuti alla contemporanea presenza di stress ossidativo e campo magnetico a 50 Hz (0,5 millitesla).

L’articolo Effects of 50 Hz magnetic fields on gap junctional intercellular communication [26] mostra delle alterazioni indotte da un campo a 50 Hetz e 0,8 millitesla, che suggeriscono come certi campi magnetici possano essere promotori del cancro.

L’articolo Toxic effects of 50 Hz electromagnetic field on memory consolidation in male and female mice [27] infine mostra che l’esposizione per 4 ore ad un campo di 8 Tesla e frequenza 50 Hz 4 ha “effetti devastanti sul consolidamento della memoria nei topi maschi e femmine” (ma è da notare bene l’enormità del campo, cui in realtà è difficile essere sottoposti).

Detto questo occorre distinguere tra esposizione agli elettrodotti, laddove i campi magnetici variabili possono essere di intensità rilevante, ed esposizione agli elettrodomestici. Benché  nel primo caso sussista ovviamente un pericolo maggiore che nel secondo, bisogna valutare da una parte l’esposizione cronica (praticamente a vita, a meno che non si passi molto tempo all’aperto) e dall’altra la distanza dagli elettrodomestici stessi. Ad una distanza inferiore a 10 cm da un apparecchio elettrico domestico può essere superato il valore considerato (limite per la sicurezza) di 100 microtesla (ovvero 0,1 mT) [28]. Il lettore capirà quindi che fa male asciugare i capelli mettendo il phon troppo vicino alla testa, avere la testa troppo vicina a monitor e schermi etc.

Ma il valore limite non è uguale per tutti, in quanto ci sono persone più o meno sensibili ai campi elettromagnetici, e il limite legale non corrisponde necessariamente ad una soglia biologica, al di sotto della quale non si verifica nessun effetto. Due studi dei dottori Johansson e Gangi mostrano che anche solo stare seduti di fronte a video terminali (monito o televisione) porta ad una attivazione dei mastociti cutanei, i quali a loro volta rilasciano istamina e possono portare quindi persino ad eritemi sulla pelle dei soggetti più sensibili [29].

Di recente sono stati svolti diversi studi sull’influenza delle radiazioni elettromagnetiche sull’espressione dei geni (che può essere sopra-regolata o sotto-regolata, cioè incrementata o diminuita); una modifica dell’espressione dei geni può portare ovviamente a danni conclamati. Cito a tal proposito l’articolo GFAP expression in the rat brain following sub-chronic exposure to a 900 MHz electromagnetic field signal [30] nelle cui conclusioni leggiamo che un’esposizione per due mesi a tale radiazione può danneggiare il cervello anche perché ci sono segni di una potenziale gliosi (proliferazione delle cellule dette astrociti in zone dove i neuroni sono stati danneggiati) , un fenomeno che si manifesta in diverse malattie neurologiche come l’Alzheimer e a volte anche nel morbo di Parkinson e nella Sclerosi Multipla.

Le radiazioni possono anche modificare e rompere il DNA e modificare un altro equilibrio, quello tra i segnali che porta la cellula a continuare a vivere e i segnali che portano la cellula all’apoptosi  [31]. Particolarmente significativo, in un’epoca in cui la fertilità sta crollando a picco, è l’articolo Electromagnetic radiation at 900 MHz induces sperm apoptosis through bcl-2, bax and caspase-3 signaling pathways in rats [32]  che mostra come tali radiazioni inducano apopoptosi nello sperma.

Anche il wi-fi da poco inizia ad essere studiato e si iniziano a raccogliere primi riscontri  che lo stresso ossidativo del wi-fi, similmente a quello dei cellulari dipende dalla distanza della fonte di radiazioni [33].  Inoltre si è scoperto che le radiazioni del wi-fi, come quelle del cellulare riducono la mobilità delle cellule spermatiche What is harmful for male fertility: cell phone or the wireless Internet? [34].

Ma di ricerche sui danni da wi-fi, da cellulari e da antenne dedicate alla trasmissione di tali frequenze ce ne sarebbero ancora moltissime, impossibili da analizzare in questo breve spazio. Chi volesse approfondire l’argomento può consultare il sito wifiinschools [35].

Per terminare cito due articoli sulle modificazioni biologiche indotte da questo tipo di radiazioni: Microwave irradiation affects gene expression in plants[36], che mostra come anche segnali di bassa intensità e breve durata possano modificare l’espressione dei geni, e Reduced growth of soybean seedlings after exposure to weak microwave radiation from GSM 900 mobile phone and base station (“Crescita ridotta delle piantine di soia dopo esposizione a una debole radiazione di microonde da cellulari e antenne GSM 900”) [37], il cui titolo dice già tutto; nelle conclusioni si afferma in particolare che gli effetti osservati dipendono dall’intensità del campo elettromagnetico e dalla modulazione della sua ampiezza. Infine consiglio caldamente la visione di un documentario di Tele Monte Orlando Gaeta che mostra i danni subiti dalle piante di una terra vicino alla quale sono state installate antenne per la telefonia mobile [38].

NB: è in fase di sviluppo (ma già utilizzata in alcune località) una tecnologia detta li-fi che potrebbe sostituire il wi-fi, basata sull’utilizzo di particolari frequenze luminose opportunamente modulate, ma essendo una tecnologia ancora più recente e meno studiata, il principio di precauzione andrebbe applicato a maggior ragione in questo caso. L’articolo DNA breathing dynamics in the presence of a Terahertz field [39] indica che le onde Terahertz utilizzate per questa trasmissione dati, potrebbero essere pericolose per il DNA influendo negativamente sulla sua replicazione e la sua espressione genetica.

[1] Pubblicato il 13 luglio 20120; http://roma.repubblica.it/cronaca/2010/07/13/news/onde_elettromagnetiche-5565454/.

[2] Uno squilibrio dovuto ad un eccesso di sostanze ossidanti, le quali a loro volta creano radicali liberi i quali possono creare danno a livello cellulare.

[3] L’espressione del gene indica che viene codificata la molecola (generalmente una proteina) indicata dalle informazioni contenute nel gene stesso.

[4] Gene expression changes in human cells after exposure to mobile phone microwaves

FONTE  Estratto dell’ E-BOOK di Corrado Penna scaricabile gratuitamente

VEDI ANCHE

Appello: “Per il riconoscimento della ipersensibilità elettromagnetica (EHS)”

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Il Wi-Fi influenza negativamente la nostra salute

LOSMART DUST E IL CONTROLLO GLOBALE

ILDIAVOLO VESTE SMART

Fonte diretta: http://www.nogeoingegneria.com/uncategorized/un-trilione-di-sensori-saranno-connessi-entro-il-2022/

“una sperimentazione non consensuale sugli esseri umani”

Wi-Fi DALLO SPAZIO – A RISCHIO LO STRATO DI OZONO

di Global Union Against Radiation Deployment from Space (GUARDS)

  Wi-Fi dallo spazio: quali rischi? 

La prevista distribuzione globale di Wi-Fi dallo spazio potrebbe distruggere lo strato di ozono, inasprire i cambiamenti climatici e minacciare la vita sulla Terra

La prevista distribuzione globale di Wi-Fi dallo spazio potrebbe distruggere lo strato di ozono, inasprire i cambiamenti climatici e minacciare la vita sulla Terra. È quanto denuncia l’Unione Globale per Bloccare lo Sviluppo delle Radiazioni dallo Spazio Global Union Against Radiation Deployment from Space (GUARDS).

Cinque società si stanno organizzando per fornire, entro i prossimi tre o quattro anni, una copertura globale di Wi-Fi ad alta velocità proveniente dallo spazio. Secondo la coalizione internazionale di associazioni, recente formata, la Global Union Against Radiation Deployment from Space (GUARDS) ovvero l’Unione Globale per bloccare lo Sviluppo di Radiazioni dallo Spazio (GUARDS), tutto questo rappresenta un vero e proprio incubo per la salute pubblica e per l’ambiente.

Secondo GUARDS, i collegamenti satellitari necessari a distribuire questi servizi potrebbero mettere in pericolo lo strato di ozono e potrebbero contribuire significativamente ai cambiamenti climatici. I gas di scarico dei razzi contengono cloro che distrugge l’ozono, vapore acqueo (un gas a effetto serra) e particelle di ossido di alluminio che si depositano sulle nuvole nella stratosfera. Nei fumi di scarico dei razzi si osserva, infatti, la completa distruzione dell’ozono.

Secondo Aleksandr Dunayev della Agenzia Spaziale Russa, citato dal New York Times (14 maggio 1991, pag. 4) “Circa 300 lanci dello Space Shuttle ogni anno sarebbero una catastrofe e lo strato di ozono andrebbe completamente distrutto”.

Nei primi anni ’90, nel mondo si effettuavano in media solo 12 lanci di razzi all’anno. Mantenere una flotta di 4.000 satelliti nello spazio, ciascuno con una durata prevista di cinque anni, potrebbe comportare un numero di lanci ogni anno tale da creare una catastrofe ambientale.

Un’altra preoccupazione di GUARDS è lo stesso Wi-Fi. Benché venga ritenuto da molti come un servizio di grande valore, il Wi-Fi funziona con radiazioni pulsate a microonde, simili a quelle utilizzate dai forni a microonde. Numerosi studi scientifici dimostrano che le radiazioni da radiofrequenza e da microonde possono avere un ruolo nella riduzione delle foreste, nella scomparsa di rane, di pipistrelli, di api da miele e nella minaccia di estinzione del passero comune oltre che provocare altri danni al DNA nell’Uomo. E’ di vitale importanza per la vita sulla Terra che si diminuiscano queste radiazioni.

“Il corpo umano”, sostiene il dottor Gerard J. Hyland, dell’Università di Warwick, nel Regno Unito, “è uno strumento elettrochimico con una estrema sensibilità“, sottolineando che, come una radio, può essere disturbato dalle radiazioni a cui è esposto. Se un segnale elettromagnetico può azionare un dispositivo meccanico, infatti, può disturbare anche ogni cellula del corpo umano.

Il 7 febbraio 2014 il Dipartimento degli Interni degli Stati Uniti ha dichiarato, in riferimento ai limiti estremi che disciplinano la radiazione utilizzate dal Wi-Fi, che “gli standard di sicurezza per le radiazioni elettromagnetiche della Federal Communications Commission (FCC) continuano a basarsi solo sugli effetti termici, che rappresentano un criterio ormai vecchio di quasi 30 anni e oggi inapplicabile”.

Nel 2011 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha classificato, inoltre, le radiazioni emesse dai telefoni cellulari, Wi-Fi, e da altre tecnologie wireless come possibili cancerogene per l’Uomo (Classe 2B). Recenti studi scientifici hanno concluso che sarebbe più appropriata la classificazione della radiofrequenza come cancerogeno certo (Classe 1A). Ciononostante, i progetti di un Wi-Fi globale dallo spazio renderebbero l’esposizione a queste onde elettromagnetiche praticamente ubiquitaria ed ineludibile.

Una recente lettera inviata al Comitato Economico e Sociale Europeo da 88 associazioni, che rappresentano tutte insieme oltre un milione di persone, denuncia che i governi stanno tradendo la fiducia della popolazione ignorando i pericoli delle radiazioni a radiofrequenza e microonde.

L’intento di GUARDS è quello di bloccare i piani di sviluppo del Wi-Fi globale, che costituirebbero una sperimentazione non consensuale sugli esseri umani e, dunque, una violazione dei diritti umani secondo il Codice di Norimberga.

Global Union Against Radiation Deployment from Space (GUARDS)
GUARDS è una coalizione internazionale di diverse associazioni che hanno creato un coordinamento per fermare i piani di sviluppo del Wi-Fi globale dallo spazio che minaccia la vita sulla Terra.

Contatto: Ed Friedman, Maine USA, 207-666-3372 [email protected]
Contatto in Italia: Associazione Malattie da Intossicazione Cronica e/o Ambientale (AMICA)
www.infoamica.it
 

 Fonti bibliografiche  

Salute umana

Il Rapporto BioInitiative (1500 pagine) sugli effetti sulla salute della radiofrequenza e delle microonde è stato pubblicato nel 2007 con un aggiornamento nel 2012. Gli autori sono 29 scienziati provenienti da dieci paesi. Hanno pubblicato migliaia di studi che mostrano l’interferenza con i processi chimici nel corpo, delle radiofrequenze con numerosi effetti tra cui alterazioni genetiche, cancro, disfunzioni immunitarie, danni neurologici, e infertilità. Il Rapporto è disponibile all’indirizzo: www.bioinitiative.org.

Lettera Avviso inviata nel mese di febbraio 2015 al Comitato Economico e Sociale Europeo da 88 organizzazioni (tra cui AMICA)riguardo il tradimento della fiducia dei cittadini da parte delle istituzioni che ignorano gli effetti delle radiazioni da radiofrequenza e da microonde.

Disponibile all’indirizzo: http://www.radiationresearch.org/images/rrt_articles/EM-Radiation-Research-Trust-Letter-of-Notice-Served-on-Mr-Richard-Adams.pdf

L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), un comitato dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha classificato le radiazioni da radiofrequenza, compresa quella emessa dalla tecnologia wireless, come possibile cancerogeno per l’uomo in Classe 2B.

Il medico inglese Erica Mallery-Blythe ha scritto un ottimo rapporto sulla Elettrosensibilità che si stima colpisca attualmente il 5% della popolazione mondiale:

Il 7 febbraio 2014, il Dipartimento degli Interni degli Stati Uniti ha dichiarato, in riferimento ai limiti estremi che disciplinano la radiazione utilizzati dal WiFi, che “gli standard di sicurezza per le radiazioni elettromagnetiche della Federal Communications Commission (FCC) continuano a basarsi sugli effetti termici, un criterio ormai vecchio di quasi 30 anni e oggi inapplicabile”.

Ambiente

Studi dimostrano che la radiazione da radiofrequenza danneggia l’ambiente, sia la flora che la fauna.

Fonti: http://www.moef.nic.in/downloads/public-information/final_mobile_towers_report.pdf e http://www.biolmedonline.com/articoli/ Vol4_4_2012 / Vol4_4_202-216_BM-8.pdf

Il 31 ottobre 2014 è stata presentata alla Manitoba Entomological Society la revisione di 91 studi sugli effetti delle radiazioni da radiofrequenza e da microonde su api, insetti, uccelli, ecc .

Fonte: https://groups.google.com/forum/#!topic/ mobilfunk_newsletter / 0RUPGTI4qQY

Sulla riduzione dell’ozono e il cambiamento climatico da gas di scarico dei razzi: http://www.eucass-proceedings.eu/articles/eucass/pdf/2013/01/eucass4p657.pdf

Piani di sviluppo del Wi-Fi dai satelliti
Le cinque aziende che cercano di fornire radiazioni Wi-Fi globale dallo spazio sono:
SpaceX: 4000 satelliti, ad un altezza di 750 miglia
OneWeb: 2.400 satelliti, ad un altezza di 500-590 miglia
Facebook: satelliti, droni, e laser.
Google: 200.000 palloni ad alta quota (62.500 piedi) (“Progetto Loon”) Outernet: microsatelliti a bassa orbita

FONTE http://www.informasalus.it/it/articoli/wi-fi-spazio-rischi.php  

VEDI ANCHE  

Finiremo tutti dentro un grosso forno a microonde mondiale per la ‘comodità’ del wi-fi globale?

Il Wi-Fi influenza negativamente la nostra salute

Immersi nelle microonde – come difendersi?

CRUCIALE ARTICOLO SUI RAGGI UV

 Fonte articolo: http://www.nogeoingegneria.com/tecnologie/spazio/wi-fi-dallo-spazio-a-rischio-lo-strato-di-ozono/

IL DELIRIO TECNOCRATICO

L’ USO PERVERSO DELLA SCIENZA – GIOCARE CON IL PIANETA

TEST NUCLEARI E IL DELIRIO TECNOCRATICO DEI SCIENZIATI
Test Nucleari: giocare col plutonio

di Paolo Cortesi

Fatti e cifre … terrificanti

Tra il 1945 ed il 1993, le cinque potenze nucleari dichiarate (USA, URSS, Gran Bretagna, Francia e (Cina) fecero esplodere 2031 testate sperimentali. I test avvennero in cima a torri, su chiatte, sospesi a palloni aerostatici, sganciati da aerei, lanciati da razzi fino alla quota di 480 chilometri sulla superficie terrestre; sott’acqua a 60 metri di profondità; in pozzi e sotto terra, fino a più di 240 metri sotto il suolo e in tunnel orizzontali. Circa il 25% dei test fu realizzato nell’atmosfera. I 511 test atmosferici raggiunsero una potenza totale di 438 megatoni, pari a 29.000 bombe come quelle di Hiroshima. Più di metà del valore complessivo dei megatoni fu concentrato in un periodo di sedici mesi, da settembre 1961 al dicembre 1962.

In totale, gli americani seguirono (1954/1993) 215 test nell’atmosfera e 812 sottoterra; i russi rispettivamente 207 e 508; la Gran Bretagna 21 e 24; la Francia 45 e 147 (tra cui quelli nell’oceano); la Cina 23 e 16. Alla fine del 1958, gli esperimenti nucleari avevano prodotto sul pianeta circa 65 chili di stronzio 90, con una radioattività totale di 8,5 milioni di curie; la radioattività del cesio 137 alla stessa epoca ammontava a 15 milioni di curie. Il fallout degli esperimenti americani e britannici, di grande potenza e, tutti senza eccezione, in località nei pressi dell’equatore si sono distribuiti uniformemente sopra l’intero globo. Tra il 1952 ed il 1957, gli USA eseguirono 90 test nel poligono nucleare del deserto del Nevada. Quelle esplosioni rilasciarono una quantità di iodio 131 superiore di dieci volte a quella che si sprigionò dalla centrale di Cernobyl. Gli stessi test esposero mediamente ogni cittadino statunitense ad una radiazione pari a 2 rad; sono solo 0,24 rad annuali quelli provenienti dalla radioattività naturale. Alcuni medici hanno calcolato che circa 10.000 tumori alla tiroide saranno causati da questa pioggia contaminante invisibile.

Le esplosioni nucleari diffondono nell’aria atomi di plutonio 239 ed uranio 235, due materie che sono la cosa terrena più vicina alla dannazione eterna. Il plutonio è centomila volte più velenoso del cianuro di potassio, un solo grammo disperso nell’ambiente spegne ogni forma di vita in un’area di 500 metri quadri; un milionesimo di grammo uccide un uomo. I periodi di dimezzamento del plutonio 239 e dell’uranio 235 sono rispettivamente di 24.400 anni e 720 milioni di anni: il più breve di questi tempi supera abbondantemente tutta la durata della civiltà umana, dalle sue origini pi` remote ad oggi. La bomba H presenta un nuovo pericolo; produce importanti quantità di carbonio 14. I neutroni liberati al momento dell’esplosione bombardano l’azoto dell’aria, esattamente come le radiazioni cosmiche, formando carbonio 14. Fra 5.600 anni, ci sarà ancora sulla terra la metà del carbonio 14 prodotto dagli attuali esperimenti.

Due premi Nobel a confronto: Müller vs. Teller

In questo desolante panorama di demenza si levano ogni tanto voci, purtroppo isolate, che denunciano chiaramente tutta la micidiale pericolosità di esperimenti i quali in realtà non sono altro che simulacri di quella guerra che le superpotenze non potranno mai combattere senza sterminarsi a vicenda. Hermann Müller, premio Nobel 1946 per la medicina, ha reso noti per esempio senza mezze misure i gravissimi danni genetici causati dalle radiazioni provenienti dalle esplosioni sperimentali. Per questa sua decisa critica, il professor Müller ha dovuto affrontare la censura ed il sabotaggio da parte della Commissione per l’Energia Atomica (AEC), che gli vietò di presentare la sua relazione alla Conferenza di Ginevra per la pace (1955). Questi ostacoli però non gli hanno impedito di far conoscere al pubblico la verità sui test nucleari: “Qualsiasi dose di radiazioni è geneticamente indesiderabile -scriveva Müller in quegli anni – Gli esperimenti atomici in corso provocheranno certamente un danno alle generazioni future. Non solo: ogni radiazione assorbita aumenta le probabilità di un individuo di morire in anticipo sul termine assegnategli dalla Natura. In questo senso si può affermare che le esplosioni sperimentali hanno danneggiato sinora almeno trecentomila persone. La percentuale, se riferita a tutta la popolazione mondiale, è piccola, ma la cifra è enorme. Quanto al danno genetico, non è necessario pensare a mostri con due teste: è certo, però, che nei prossimi duemila anni nasceranno individui più deboli, meno longevi, affetti da deformità più o meno accentuate, da malattie in parte nuove. Riprendere gli esperimenti nucleari è equivalso a sparare a raffica alle generazioni future”.

Queste coraggiose ed oneste dichiarazioni venivano rilasciate nel periodo in cui il Servizio di Sanità Pubblica degli USA garantiva che il fallout era “nei limiti della sicurezza” ed Edward Teller amava ripetere che la ricaduta di pulviscolo radioattivo esponeva allo stesso danno biologico causato da una sigaretta fumata ogni due mesi.

Nel 1963, l’incalzante aumento della radioattività costrinse le potenze nucleari al trattato Limited Test Ban (LTBT) che proibiva le esplosioni sperimentali nell’atmosfera, negli oceani e nello spazio cosmico, limitandole al sottosuolo, per ridurre il danno planetario del fallout di scorie radioattive. Il trattato non serviva affatto a limitare l’uso delle armi nucleari, anzi ne incoraggiava la proliferazione con l’alibi che, sottoterra, le bombe non presentavano rischi per la popolazione. Tutta la faccenda era cosi grave; gestita dai politici e dai militari-scienziati, i quali potevano eludere le proteste della gente. Il LTBT fece scatenare una serie apocalittica di esplosioni sotterranee sempre più potenti e sempre più numerose. Fino al 1983, i test nucleari seguirono il ritmo forsennato di uno alla settimana. Nel solo 1968, gli USA eseguirono ben 55 esplosioni sotterranee, i russi 18.

Delirio tecnocratico

Degli effetti disastrosi dei test sotto il suolo parlerò più avanti nel corso di questo capitolo. Ora vorrei esaminare il delirio tecnocratico nucleare delle due superpotenze negli anni Cinquanta e Sessanta. Si tratta di storia recente, è solo l’altro ieri, eppure pochissimi sembrano ricordarsene, come se l’immaginario collettivo volesse rimuovere un terrore troppo opprimente. La storia dell’umanità ha conosciuto ombre e orrori agghiaccianti, ma la storia dei test nucleari non ha neppure la cupa grandezza di un titanismo diabolico, ma piuttosto è una lunga parentesi di imbecillità generale, di cretineria feroce, qualcosa di paragonabile alla crudeltà laboriosa di un pazzo assassino.

Gli scienziati giocavano alle divinità, si sentivano onnipotenti e fremevano d’orgoglio contemplando le colossali bolle di fuoco nei cui vortici, a dieci milioni di gradi, si plasmava la materia come nel caos primigenio. A spese dell’intero genere umano, su cui piovevano tonnellate di scorie radioattive, i tecnocrati potevano far scoppiare a dozzine le loro bombe, disponendo di finanziamenti statali enormi. Alla fine del 1955, gli USA investivano 12.000 milioni di dollari nell’industria atomica, che impegnava 130.000 tecnici ed aveva 10 stabilimenti per la produzione di uranio arricchito13. Per tentare di dare una parvenza di umanità a questo abisso di follia, fu diffusa e imposta tramite una propaganda martellante la vergognosa menzogna dell’atomo di pace. Si diceva che l’energia nucleare sarebbe stato un potentissimo alleato dell’uomo, uno strumento benefico di straordinaria efficacia per domare la natura e migliorare la vita. L’uso militare – si diceva – era solo un aspetto dolorosamente necessario, tragicamente inevitabile (ma perché?) di quella che era “una meravigliosa risorsa costituente patrimonio comune dell’umanità”; “una vera e propria rivoluzione scientifica e industriale, non meno profonda di quella che si determinò nell’Ottocento, forse capace di liberare l’uomo dal bisogno”. “Oltre che per la produzione di forza motrice in quantità sufficiente per tutte le esigenze e ad un costo irrisorio, l’utilizzazione dell’energia atomica si dimostra ancora più promettente per fugare lo spettro della fame”.

Ciascuna delle affermazione precedenti racchiuse tra virgolette è falsa. E nessuna delle previsioni citate si è avverata. Questa visione pacifica, persino idilliaca, dell’energia atomica è irreale, lo è sempre stata e gli addetti ai lavori lo hanno sempre saputo, anche se il solo supporto era un’eresia, l’affronto al dogma della bontà sublime della scienza tecnocratica. Troppi interessi legavano fin dagli inizi delle ricerche atomiche gli scienziati al potere, ed il potere, nella storia della tecnologia nucleare, si è sempre espresso militarmente. Di solito, la costruzione della prima bomba atomica è presentata come la conseguenza di un uso perverso della scienza. È ormai popolare la leggenda di una amara rassegnazione degli scienziati del Progetto Manhattan alle tragiche ragioni belliche: per mettere fine alla guerra, fu inevitabile usare la bomba A. Un necessario fine giustificò un terribile mezzo. Tutto ciò è falso: la bomba atomica fu entusiasticamente, caparbiamente voluta dai fisici atomici. Nel bei mezzo della discussione se impiegare o no un ordigno che, in un attimo, avrebbe spazzato via migliaia di persone, quel brav’uomo mite e sorridente di Enrico Fermi sbottò infastidito: “Lasciatemi in pace coi vostri rimorsi di coscienza! È una fisica così bella!”. Questo è il livello di sensibilità morale dello scienziato tecnocrate: non dimenticatelo mai.

(A proposito del delirio dei tecnocrati si consulti la scheda sulla nocività dello stronzio-90 vista dalla Società Chimica Americana e da un tecnocrate)

Test atomici e terremoti

 

Foto: La prima bomba atomica 1945

II 23 settembre 1969, la Cina fece esplodere una bomba termonucleare sotterranea in un poligono nella parte occidentale del paese. Il 28 settembre, un terremoto colpì lo stato di Vittoria, nell’Australia sud-orientale. Le scosse furono accompagnate da una serie di boati e da apparizioni di luci verdi nel cielo. Il 28 e 30 maggio 1970 vi furono test nucleari, ed il 31 maggio la città di Chimbote, in Pergrave;, fu devastata da un terremoto che uccise 60.000 persone. Il 27 luglio 1976, gli USA fecero esplodere una carica da 20-150 chilotoni nel sottosuolo del Nevada. Il giorno seguente, la città di Tang-shan (Cina) e 800.000 persone furono distrutte da un sisma che fu valutato di magnitudine 8,2 nella scala Richter.

Il 13 e 15 settembre avvennero test nucleari sotterranei, il 16 settembre un terremoto (7,7 Richter) rase al suolo la città iraniana di Tabas, con 25.000 morti. Il 5 novembre 1988 la Francia realizzò nelle acque dell’atollo di Mururoa un’esplosione nucleare di 50 chilotoni. Il giorno successivo, un violento terremoto (7,6 Richter) sconvolse la provincia cinese dello Yunnan, facendo circa 600 vittime. Il 24 novembre dello stesso anno, la Francia eseguì un’identica esplosione. Un terremoto (6 Richter) colpì il Canada e gli Stati Uniti del Nord-Est il giorno seguente; mentre il 26 novembre ancora una volta una provincia cinese, Qin-ghai, fu scossa da un sisma. E ancora: il 4 dicembre 1988, l’URSS fece detonare una bomba nucleare di potenza stimata fra i 20 ed i 150 chilotoni in una base del circolo polare artico. Il 7 dicembre, l’Armenia fu squassata da un terremoto (6,9 Richter) che uccise 60.000 persone e lasciò mezzo milione di senzatetto. Il 22 gennaio 1989, una esplosione sperimentale (20-150 chilotoni) fu effettuata nel Kazakistan nordorientale; il giorno successivo il terremoto nel Tajikistan sovietico fece più di 200 morti. Il 23 giugno 1992, gli americani fecero scoppiare l’ennesima bomba nucleare sotterranea; il 28 giugno, due terremoti di insolita violenza (7,4 e 6,5 Richter) colpirono il sud della California.

Curiose coincidenze? Per molti sismologi la risposta è sicuramente sì. Riley Geary, del Caltech, dichiara che i dati non rivelano un legame tra esplosioni e sismi17, e per Robert-Carmichael, geologo della lowa University, l’ipotesi di un nesso causale tra bombe sotterranee e terremoti, è “una frode scientifica, paragonabile alla magia o all’ astrologia”.

Eppure altri dati, del tutto scientifici, indicano che questo legame è molto più che una fantasia o una superstizione. Il professor Gary T. Whiteford, docente di geografia all’Università di Brunswick in Canada, ha scoperto che i terremoti con magnitudine da 6 a 6,5 Richter sono più che raddoppiati da quando hanno avuto inizio i test nucleari sotterranei. Infatti, tali sismi furono 1.164 fra il 1900 ed il 1949; sono saliti a 2.844 tra il 1950 ed il 1988. Un significativo aumento è registrato anche per i sommovimenti tellurici di magnitudine compresa tra 6,5 e 7 Richter: furono 1.110 nel periodo 1900-1949; se ne contarono 1.465 tra il 1950 ed il 1988. Tali incrementi si sono verificati in tutte le zone particolarmente sismiche del globo. Ad esempio: la percentuale di tutti i terremoti (superiori o pari a 5,8 Richter) nelle Isole Aleutine era di 3,31 nel tempo precedente gli esperimenti nucleari americani nel Nevada. Tale percentuale salì fino al valore di 12,57 nel periodo dei test. Le isole Salomone e Nuova Bretagna (Oceano Pacifico) erano sismicamente tranquille nella prima metà del nostro secolo: la percentuale dei terremoti era di 2,98. Nell’epoca delle bombe nucleari francesi a Mururoa questo valore è quasi quintuplicato: 10,08. Anche l’isola di Vanuatu ha pagato un pesante tributo alla grandeur nucleare francese. La sua percentuale di terremoti era di 3,36 nell’arco di tempo 1900-1949; nel periodo seguente contrassegnato dai test, tale cifra è balzata a 9,30. Nell’isola Novaya Zemlya non avvennero mai violenti terremoti nel primo cinquantennio del secolo; da quando vi fu costruita una base per esperimenti nucleari sovietici, si sono avute sei scosse telluriche di grandezza pari o superiore a 5,8 Richter.

In una visione globale si può rilevare che, nei primi cinquanta anni di questo secolo, sono stati registrati 3,419 terremoti di magnitudine uguale o superiore a 6 Richter, con una media di 68 all’anno. Dal 1950 al 1989, i terremoti in questione sono stati 4.963, con una media di 127 all’anno: il valore è quasi raddoppiato.

Il professor Whiteford ha compiuto inquietanti scoperte a proposito dei cosiddetti “terremoti assassini” (killer quakes), cioè sismi che provocano almeno 1.000 vittime. “Nel corso di 37 anni di sperimentazione nucleare, venti dei trentadue terremoti assassini, ovvero il 62,5%, avvennero lo stesso giorno o entro quattro giorni dal test”. Dati allarmanti provengono anche da uno studio di due scienziati giapponesi, Shigeyoshi Matsumae e Yoshio Kato, della Tokai University di Tokio: “Fenomeni anomali meteorologici, terremoti e la variazione dell’asse terrestre sono notevolmente correlati ai test atmosferici e sotterranei. Essi hanno causato un aumento della temperatura dell’esosfera terrestre da 100 a 150 gradi, che cresce in modo abnorme immediatamente dopo un test nucleare. Ad esempio, è stato scoperto che la temperatura assoluta salì da 70 ad 80 gradi dopo un test sovietico che fu rilevato dalla stazione d’osservazione da Uppsala, il 23 agosto 1975. Similmente, un continuo e drastico rialzo della temperatura fu osservato in occasione di una fitta serie di sei esplosioni sperimentali avvenute tra il 18 ed il 29 ottobre 1975”. E concludono: “La temperatura dell’atmosfera è cambiata dai test nucleari, un cambiamento che neppure il sole potrebbe produrre. Si può facilmente immaginare quali effetti abbia tutto ciò sulle condizioni meteorologiche della terra”.

Ovviamente, il potere negò sempre che le esplosioni atmosferiche potessero avere simili conseguenze:
“Due scienziati dell’Ufficio Meteorologico di Washington hanno portato a termine una loro inchiesta sugli effetti delle esplosioni delle bombe A sull’evoluzione del tempo. Essi escludono che le particelle radioattive liberate dall’esplosione possano comportarsi, nella libera atmosfera, come nuclei di condensazione, e quindi non si può avere un aumento della piovosità. Essi non ammettono minimamente che i residui delle esplosioni proiettati nell’alta atmosfera possano portare ad una diminuzione d’intensità nella radiazione solare e tanto meno che gli scoppi possano influenzare dinamicamente l’oceano d’aria”.

È fin troppo facile supporre che il potere negherebbe ogni credibilità ad altre gravissime conclusioni cui giunge lo studio di Matsumae e Kato. Tipo: “Le esplosioni nucleari spostano l’asse di rotazione terrestre”. I due ricercatori nipponici notano infatti che test nucleari di almeno 150 chilotoni fanno slittare sensibilmente la posizione dell’asse polare. Questo spostamento provoca una variazione nella durata della rotazione del nostro pianeta, che è nell’ordine del centesimo di secondo, ma rivela come l’intervento umano possa interferire con realtà vecchie di milioni di anni e di dimensione planetaria.

Le osservazioni scientifiche di ricercatori indipendenti dimostrano chiaramente che le esplosioni nucleari sperimentali hanno causato danni rilevanti all’equilibrio della struttura stessa del nostro pianeta. Diversi scienziati, tuttavia, lo escludono, soprattutto per il motivo che le energie sviluppate dagli scoppi termonucleari sarebbero troppo esigue e troppo brevi.

Eppure i fatti sono ben evidenti. Come si può negare un legame causale quando, anche all’analisi statistica, esso è più che verosimile? Come interpretare questa miopia scientifica?
Prima di tutto, occorre non tenere in alcun conto le opinioni di chi ha interesse a negare i pericoli nucleari. Non si può prestare nessuna fiducia, ad esempio, a quei due scienziati dell’Ufficio Meteorologico di Washington citati poc’anzi, perché essi lavoravano per lo stesso governo che voleva a tutti i costi i test nucleari. Essi non esponevano un parere motivato da ricerche scientifiche libere, ma servivano a tranquillizzare l’opinione pubblica.

L’ubriacatura atomica,
lo stronzio 90 e la biotecnologia

Solo oggi, a distanza di quasi mezzo secolo, possiamo accedere ad una quantità di documenti prima top-secret che mostravano tutta la allucinante pericolosità dei cosiddetti esperimenti. Ma come spiegare le teorie rassicuranti di scienziati non governativi? Credo che in questi casi si debba tener presente la formazione accademica di questi studiosi. La loro cultura è sempre stata tecnocratica. Essi sono stati educati nella fede ad alcuni assiomi tecnocratici: la scienza e la tecnologia sono benefiche, la ricerca scientifica giustifica e deve ammettere ogni esperimento, la santa causa del progresso assolve ogni peccato e merita ogni sacrificio. Per questi “tecnocrati in buona fede”, gli allarmi degli scienziati ambientalisti sono una snobistica forma di oscurantismo, che esagera, demonizza, fraintende, enfatizza, sparge sfiducia e discredito.

Gli scienziati tecnocrati non hanno categorie mentali capaci di considerare, ad esempio, la sottomissione alla grandezza del pianeta di cui sono ospiti. Per costoro, le astrazioni teoriche del calcolo sono altrettanti lasciapassare per le avventure più rischiose, per le decisioni più arbitrarie:
accadde cinquant’anni fa con l’ubriacatura atomica; sta accadendo oggi con il nuovo gingillo tecnocratico, la biotecnologia.

Gli scienziati di Los Alamos che giocavano con le bombe atomiche negli anni Quaranta avevano ideato una simpatica espressione per definire il loro lavoro: stuzzicare la coda del dragone. Essi erano consapevoli del mostruoso potere distruttivo che manipolavano, eppure tutto questo non li atterriva; anzi ci scherzavano sopra, sicuri che la loro scienza avrebbe tenuto a bada ogni dragone. I risultati di questa superbia idiota sono gli orrori nucleari con cui tutti devono convivere da decenni e per chissà quanto tempo ancora.

I tecnocrati non sanno vedere al di là delle loro teorie; non possono capire nulla che non sia compreso nei loro libri; non sono in grado di prevedere niente che non sia previsto nei simboli delle loro formule. Ciò che essi ancora non sanno, deve inevitabilmente adattarsi agli schemi delle loro conoscenze, anche quando si imbattono in realtà e fenomeni mai esistiti prima in natura. Come possono escludere certe conseguenze di certi esperimenti, se in tutta la storia della terra non è mai successo quello che essi vogliono fare? Come potevano garantire che lo stronzio 90, distribuito su tutto il pianeta dalle esplosioni nucleari, “non poteva destare preoccupazioni”, se lo stronzio 90 non esisteva sulla terra prima dei test. Se io mi portassi a casa un animale sconosciuto, e aspettassi immobile di vedere se è mansueto o feroce, sarei saggio o imbecille? Se mangiassi un fungo sconosciuto e aspettassi tranquillo di morire avvelenato o sopravvivere, sarei saggio o cretino? Questo è stato, per decenni, il modulo di pensiero degli scienziati tecnocrati. E c’è il serio timore che si continui così; anche per la biotecnologia. Fermiamoli, finché siamo in tempo.

FONTE http://www.minerva.unito.it/Chimica&Industria/MonitoraggioAmbientale/A2/TestNucleari3.htm

DOCUMENTARIO

Il film mostra i vari test nucleari più famosi, partendo da “the gadet”(il primo) fino alla “bomba tsar” (non l’ultimo, ma il più potente ordigno mai fatto esplodere dall’uomo). Bombe e scienziati, con un Edward Teller molto orgoglioso del suo operato.

Fonte:

Impatto biologico dei nostri telefoni cellulari

Nuovi pericoli correlati all’uso dei telefoni cellulari
che tutti devono conoscere

Dr. Mercola

Se pensate che l’uso dei telefoni cellulari non sia pericoloso per la vostra salute, allora dovreste trovare il tempo di leggere cosa ne pensa la Dott.ssa Devra Davis autrice di “Disconnect – La verità sulle radiazioni da telefoni cellulari” che ha fatto delle ricerche approfondite sui pericoli delle radiazioni emanate dai cellulari.

Come molti di noi, quando iniziò i suoi studi, la Dott.ssa Davis non pensava che i telefoni cellulari potessero essere pericolosi. Ma oggi, basandosi su prove tossicologiche ed epidemiologiche è convinta che le radiazioni da cellulare non solo siano pericolose, ma addirittura, che possano essere letali.

Nelle sue conferenze la Davis spiega come l’impatto biologico dei nostri telefoni cellulari non sia legato alla potenza del segnale emesso dal dispositivo, quanto dalla frequenza irregolare in grado di interferire con il DNA.

Questa teoria, secondo la Davis, fornirebbe le risposte sull’insorgenza di una vasta gamma di patologie, cancro compreso…

Può il nostro cellulare provocare il cancro?

Un caso molto interessante, che può essere un utile avvertimento sul potenziale cancerogeno delle radiazioni da telefono cellulare, è quello di una giovane donna affetta da cancro al seno con la presenza di diversi focolai di metastasi. Indagando sulle abitudini della paziente si è scoperto che aveva l’abitudine di tenere il cellulare infilato nel reggiseno.

I due specialisti che seguivano il caso, Robert Nagourney e John West, hanno concluso che non c’era altra possibilità per la causa del suo cancro: “Abbiamo collegato i puntini” e la distribuzione delle cellule cancerose era allineata perfettamente con la forma del suo cellulare e del posto in cui era solita riporlo.

Anche se i due medici non possono dimostrare che sia stato il cellulare la causa del tumore, questa storia dovrebbe servire come avvertimento per tutte le donne che hanno la stessa “brutta” abitudine. Ma anche per tutti coloro che tengono il telefono nella tasca dei pantaloni o della camicia.

Il nostro consiglio è di tenere a mente che i punti maggiormente pericolosi per queste radiazioni si estendono per un raggio di circa 15 centimetri attorno all’antenna del dispositivo. Fate quindi attenzione a dove riponete il vostro cellulare, tenendolo a debita distanza dal vostro corpo.

Ecco perché tenere il cellulare vicino al corpo non è una buona idea…

Alcune zone del nostro corpo sono più vulnerabili alle radiazioni da telefono cellulare.

Nel 2009 è stato pubblicato uno studio che ha preso in esame 150 uomini con l’abitudine di tenere il telefono su di un fianco, attaccato alla cintura. I soggetti avevano portato il telefono al fianco per circa 15 ore al giorno, per una media di 6 anni di tempo.

Mediante l’uso di raggi X e tecniche utilizzate nella diagnosi e nel monitoraggio di pazienti affetti da osteoporosi, i ricercatori hanno misurato la densità minerale pelvica.

Scoprendo che i soggetti della ricerca avevano una densità minore sul lato in cui erano soliti tenere il telefono. Questo dato è molto importante per lo studio dell’influenza dei campi elettromagnetici emessi dai nostri dispositivi.

Bisogna rendersi conto che il telefono emette radiazioni anche quando non si sta effettuando una chiamata. Di conseguenza tenere sul proprio corpo il cellulare per tutto il giorno ci espone a radiazioni quasi continuamente.

Molti studi concordano che le radiazioni emesse dai nostri cellulari siano in grado di influenzare negativamente: quantità, qualità e motilità degli spermatozoi umani. Un’altro problema da aggiungere alla minor densità ossea…

Uno studio pubblicato su “PLoS One” rileva che: “RF-EMR nella gamma di densità e frequenza dei telefoni cellulari aumenta le reazioni mitocondriali riducendo la motilità e la vitalità degli spermatozoi umani e in ultima analisi la frammentazione del DNA. Questi risultati hanno chiare implicazioni sulla sicurezza dell’uso di telefoni cellulari da parte di maschi in età riproduttiva. Implicazioni che interessano sia la fertilità e la salute sia il benessere dei figli.”

Per questo motivo, in particolare gli uomini, non dovrebbero tenere il proprio cellulare in tasca, evitandone il posizionamento vicino agli organi riproduttivi. Inoltre nella medesima zona vi sono altri organi sensibili alle radiazioni come fegato, reni, colon e vescica.

Prove recenti incolpano i cellulari dell’insorgenza del cancro.

L’anno scorso, un gruppo di ricerca israeliano, ha registrato un aumento dell’incidenza di tumori della ghiandola parotide negli ultimi 30 anni. Con un picco dopo il 2001. La parotide è un ghiandola salivare che si trova vicino alla guancia, proprio dove solitamente appoggiamo il telefono durante una conversazione.

Nello stesso anno il Dott. Siegal Sadetzki ha testimoniato in un intervento al senato degli stati uniti che i telefoni cellulari sono stati identificati come causa del cancro alla parotide.

Lo studio afferma che il rischio di questo tipo di tumore, sul lato di ascolto abituale, aumenta del:
34% nel caso di utenti che abbiano usato il cellulare per 5 anni.
58% se si hanno più di 5500 chiamate nel corso della vita.
49% se si hanno più di 266,3 ore di conversazioni telefoniche ne corso della vita.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità classifica le radiazioni dei telefoni cellulari come cancerogeno di classe B

Gli abbonamenti di telefonia cellulare nel mondo sono stimati in circa 5,9 miliardi, ovvero l’87% della popolazione globale… Penso si possa dire che abbiamo superato il punto di non ritorno per quel che concerne questa tecnologia. Ma, così come il numero di utenti, cresce anche il numero di ricercatori che studia e ci avverte in merito agli effetti collaterali.

Fortunatamente? I loro moniti stanno lentamente quanto inesorabilmente cominciando a farsi sentire.

Il 31 Maggio 2011 l’OMS (organizzazione mondiale della sanità) insieme al IARC (agenzia internazionale per la ricerca sul cancro) ha pubblicato un rapporto in cui ammette la connessione tra telefoni cellulari e cancro. Classificando i campi elettromagnetici a radiofrequenza “possibilmente cancerogeni per l’uomo” (Classe 2B). Questa classificazione è la risposta ai molti studi che indicano i cellulari come responsabili del cancro al cervello. Il Dott. Jonathan Samet ( Università della California) presidente del gruppo di lavoro ha indicato che: “Mentre stiamo accumulando altre prove, è giusto sostenere una giusta conclusione la classificazione 2B. Date le potenziali conseguenze per la salute pubblica è importante prendere misure pragmatiche e a lungo termine per ridurre l’esposizione“.

I bambini sono i soggetti più a rischio, già nell’utero materno.

Purtroppo, bambini e adolescenti sono i soggetti più a rischio per i tumori della parotide, alle ossa e al cervello. Le ossa del cranio nei più piccoli sono più sottili permettendo alle radiazioni di raggiungere il mesencefalo, dove il cancro risulta più letale.

Inoltre, l’alta velocità di riproduzione cellulare, rende i più giovani maggiormente suscettibili alla crescita cellulare anomala quanto aggressiva di un tumore. Secondo il professor Lennart Hardell (Svezia) nei giovani che iniziano in tenera età ad usare telefoni cellulari aumentano di 4/5 volte le possibilità di cancro al cervello.

L’immagine seguente mostra chiaramente le differenze di penetrazione delle radiazioni tra adulti e bambini. Nei bambini le radiazioni attraversano il cranio molto più facilmente che negli adulti. 

La foto è stata tratta dal libro “Sanità pubblica SOS: il lato oscuro della rivoluzione wireless”

Le donne in gravidanza dovrebbero evitare l’uso del cellulare. Nel 2008 alcuni ricercatori analizzando i dati provenienti da 13000 bambini hanno scoperto che l’esposizione ai telefoni cellulari nel grembo materno e durante l’infanzia potrebbe essere collegata a disturbi comportamentali.

Un utilizzo minimo, due o tre volte al giorno durante la gravidanza alzerebbe il rischio nei futuri bambini di iperattività e difficoltà emozionali. Il fattore di rischi cresce ulteriormente se i bambini faranno uso di cellulari in età prescolare.

Nello specifico, il rischio di problemi comportamentali è aumentato del 54% nei figli di madri che hanno fatto uso di cellulare durante la gravidanza.

Quando i bambini hanno iniziato ad usare telefoni cellulari gli incrementi riscontrati sono stati i seguenti:
80% in più di probabilità di soffrire di disturbi comportamentali.
25% in più di rischio di problematiche emotive.
34% in più di rischio di complicazioni nella sfera relazionale con i coetanei.
35% in più di rischio di iperattività.
49% in più di rischio di problemi legati alla condotta.

Gli esperti categoricamente dichiarano che gli effetti nocivi sono dimostrabili.

I ricercatori in campo di impatto biologico delle frequenze elettromagnetiche (CEM) e tecnologie wireless ritengono che non ci siano più dubbi sulla relazione radiazioni cellulari e cancro. Esistono svariate patologie in relazione alle radiazioni elettromagnetiche. Come ad esempio la depressione, il diabete, le irregolarità cardiache e perdita di fertilità. Gli studiosi hanno spiegato come le onde elettromagnetiche danneggino cellule e DNA.

Il Dott. Martin Blank ha tenuto una conferenza nel 2010 intitolata ” Gli effetti sulla salute dei campi elettromagnetici” in cui spiega come la struttura a doppia elica del DNA sia particolarmente vulnerabile a campi elettromagnetici di ogni tipo.

Il DNA possiede delle caratteristiche strutturali, conduzione elettronica e auto-simmetria, che contribuiscono ad una maggiore reattività con i campi elettromagnetici. Rendendo le lunghe e ripetute esposizioni alle radiazioni particolarmente dannose.

Blank sottolinea in molti suoi articoli e relazioni di come la scienza abbia già dimostrato questi effetti nocivi. Come ad esempio l’articolo del novembre 2010 intitolato: “Effetti non termici e meccanismi di interazione tra campi elettromagnetici e materia vivente”. Inoltre altri studi mostrano un aumento del rischio di tumore al cervello in soggetti che abbiano usato il cellulare per più di 1640 ore. Uno studio indipendente svedese del 2007 ha riscontrato un aumento di rischio del 540% in soggetti con un uso del cellulare maggiore di 200 ore.

I miei consigli sull’uso del telefono cellulare
I bambini fino a 10 anni non dovrebbero mai usare i telefoni cellulari.
Ridurre l’uso del telefono.
Usa la rete di telefonia fissa a casa e in ufficio.
Riduci o elimina l’uso di dispositivi wireless.
Utilizza il cellulare solo quando la ricezione è buona (quando la ricezione è bassa il cellulare emette più radiazioni per ricevere segnale)
Non utilizzare il cellulare in macchina (le onde elettromagnetiche sono maggiori)
Evita di tenere il telefono vicino al corpo.
Usa un auricolare.
Non pensare che possa esistere un cellulare sicuro.
Spegni il cellulare di notte e non tenerlo vicino al letto.


Marco Falda
Come Difendersi dalle Onde Elettromagnetiche
Accademia Vis Vitalis


Riccardo Stagliano
Toglietevelo dalla Testa.
Cellulari, tumori e tutto quello che le lobby non dicono
Chiarelettere


Riferimenti
i The Environmental Health Trust June 6, 2012
ii Journal of Craniofacial Surgery September 2009;20(5):1556-60
iii PLoS ONE 4(7): e6446
iv Epidemiology January 2011 – Volume 22 – Issue 1 – pp 130-131
v Mobithinking.com Mobile statistics 2012
vi Electromagnetichealth.org, WHO/IARC Classifies Radiofrequency Electromagnetic Fields as Possibly Carcinogenic to Humans
vii International Agency for Research on Cancer, May 31, 2011, Press release # 208
viii Epidemiology. 2008 Jul;19(4):523-9
ix International Journal of Radiation Biology April 2011, Vol. 87, No. 4 , Pages 409-415
x Electromagnetichealth.org, Non-Thermal Effects and Mechanisms of Interaction Between Electromagnetic Fields and Living Matter
xi International Journal of Epidemiology June 2010;39(3):675-94
xii International Journal of Occupational Safety and Ergonomics 2007: 13(1); 63-71

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Dionidream

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LE SCIE DEGLI AEREI MINACCIANO LA TERRA

SCIE AEREI E SHUTTLE METTONO IN PERICOLO LA TERRA

Questo articolo non è recente ma molto attuale 

05.02.2007

Uno scienziato atmosferico canadese avverte che le emissioni aerei, gli aerei di linea e i lanci degli shuttle stanno indebolendo la stratosfera e distruggendo lo strato di ozono della Terra – minacciando tutta la vita sul pianeta.

Era uno di quei messaggi che i telefoni sono noti per consegnare – il tipo di chiamata che fa svanire il sonno e rende peggiori i sintomi dell’influenza. Ma questa volta l’intero pianeta era in gioco.

Un preoccupato scienziato canadese di nome Neil Finley era in linea per informarmi che il traffico dei jet ad elevata altitudine, i lanci degli shuttle e le scie aerei stanno minacciando di distruggere non solo lo scudo terrestre che protegge dalle radiazioni – ma la stessa stratosfera.
Questa non era esattamente una novità. Ken Caldeira – lo scienziato dei laboratori Lawrence Livermore che lavoravano sulla bomba atomica, quello che aveva diretto le simulazioni informatiche di Edward Teller per lo “schermo solare” atmosferico – mi aveva detto che un programma che coinvolgeva l’erogazione di milioni di tonnellate di agenti chimici in grado di riflettere la luce del sole in alto verso la stratosfera poteva “distruggere lo strato di ozono”.

La novità era uno scienziato atmosferico che esprimeva preoccupazione per le scie degli aerei. Dillo di nuovo?

ARCHI CHIMICI 

Come ha raccontato Finley, il 16 giugno 2006, mentre guidava nella Statale 1 vicino a Victoria (British Columbia), “Mi fermai per vedere una piatta nuvola bianca, incredibilmente bianca, incredibilmente ampia. Era sconvolgente da vedere”. La luce solare riflessa da quella enorme nuvola innaturale attraverso la sua sfumata visiera solare “occultava” il sole, come ha detto lui, in strisce prismatiche: “tutto rosa, verde e viola”. Una tale “birifrangenza”, ha spiegato Finley, “non si verifica mai con il vapore acqueo, perché la separazione dei colori si ha solo in un sistema di rifrazione cristallino”. 

Tali interferenze prismatiche con lunghezze d’onda luminose avvengono solo con “materiale solido estremamente, estremamente fine”, ha spiegato di nuovo Finley. Queste fini particelle sospese “generano campi di interferenza attorno ad ogni particella, cambiando il colore della luce”.

Finley ha detto che si stava riferendo specificamente agli agenti chimici rilasciati artificialmente nel cielo da “aviocisterne”. Mentre il vapore acqueo che si solidifica in cristalli di ghiaccio ad elevate altitudini può predisporre dei “pareli” (cerchi luminosi) attorno al Sole e un’occasionale aureola attorno alla luna, gli oleosi colori dell’arcobaleno visti molto più comunemente nelle scie dei jet e nelle nuvole artificiali sono firme chimiche, ha riferito.

LO STRATO DI OZONO DELLA TERRA
SI STA ANCORA SFALDANDO

 Questi agenti chimici al cloro che sono immessi direttamente nello strato di ozono da aerei di linea, cisterne chimiche e altri aerei militari che volano oltre i 13 kilometri – insieme a quasi continui lanci di razzi a propellente solido dalle basi dell’Aviazione di Cape Canaveral e Vandenberg si stanno masticando bene lo strato di ozono rimanente della Terra.


Dopo anni di fuorvianti resoconti dei media che acclamano lo “strato dell’ozono in guarigione”, siamo ancora “sulla cuspide” del recupero dell’ozono, dice Elizabeth Weatherhead, ricercatrice atmosferica all’università del Colorado e principale autrice del più recente studio sull’ozono.

La Associated Press e la CBS News ora confermano che lo schermo solare della Terra “è pronto” per il recupero di cui hanno parlato a lungo. Non fosse che, come avviene, il rapido riscaldamento da effetto serra continui ad alterare le temperature atmosferiche e gli schemi di circolazione, il rapido aumento del gas metano dovuto a miliardi di mucche e a megaton di permafrost in liquefazione, il notevole aumento nelle emissioni di ossido nitroso causato da oltre 5 milioni di voli annui di jet ad elevata altitudine, e una proiezione di 1468 lanci in orbita di razzi tra il 1998 e il 2010 aggiunti ai 3147 lanci già effettuati dal 1991 al 1997… “influenzano il risultato”.

Indovinate cosa?
Lo scorso inverno, lo strato protettivo di ozono sull’Artico è calato ai più bassi livelli che si registrino. Ad elevate altitudini, il 50 % dello strato protettivo è stato distrutto.

NUVOLE DI GHIACCIO

Mentre i crescenti gas serra nell’aria catturano più calore nell’atmosfera inferiore, la luce solare riflessa nello spazio dalle nuvole artificiali create da scie aerei, gas di scarico e lanci di razzi a propellente solido sta causando un raffreddamento della stratosfera superiore (tra i 14 e i 26 km sopra la Terra).

Le nuvole di ghiaccio invernali sulla stratosfera intrappolano ampie quantità di agenti chimici che assorbono l’ozono – e stanno aumentando in dimensioni e frequenza. Dalla fine del novembre 2005 alla fine del febbraio 2006 ci sono state le nuvole di ghiaccio distruggi-ozono che sono durate per i periodi più lunghi mai registrati.

A fine marzo, quando la perdita di ozono era al suo massimo, le nuvole di ghiaccio si sono estese sopra il Regno Unito e l’Europa giungendo fino all’Italia settentrionale – friggendo forme di vita esposte sotto di loro.

Il 26 aprile 2005, gli scienziati hanno dichiarato ad un meeting a Vienna che “la vita atmosferica di questi componenti [che riducono l’ozono] è estremamente lunga e le concentrazioni rimarranno ad alti livelli di pericolosità per un altro mezzo secolo”.
Come spiega il professor John Pyle, “Pensavamo che le cose avrebbero iniziato ad andare meglio per via della graduale eliminazione dei CFC e di altri agenti chimici secondo il protocollo di Montreal, ma non è successo. I livelli di inquinamento si sono stabilizzati ma i cambiamenti nell’atmosfera hanno reso più semplice lo svolgimento delle reazioni chimiche che permettono agli inquinanti di distruggere l’ozono. Con questi cambiamenti, che è probabile continuino e peggiorino, mentre aumenta il riscaldamento globale, l’ozono sarà ulteriormente ridotto, anche se il livello di inquinamento sta calando”. 

DANNI DA RADIAZIONE

Per ogni 1 % di diminuzione nei livelli di ozono, circa l’1 % in più di raggi ultra-violetti raggiunge la superficie della Terra. Una riduzione del 1 % nell’ozono porta ad un aumento del 3 % in alcune forme di cancro non-melanoma della pelle. Il programma ambientale delle Nazioni Unite stima che per ogni 1 % di riduzione dello strato di ozono c’è un aumento dal 2 % al 3 % nei cancri della pelle. Questo aumento può causare persino cataratte — anche se vengono portati occhiali da sole. Poiché alcune specie sono più vulnerabili di altre, un aumento nell’esposizione ai raggi UV ha il potenziale di causare un cambiamento nella composizione delle specie e ridurre la diversità negli ecosistemi. Un eccesso di radiazioni UV diminuisce la fotosintesi nelle piante e riduce la dimensione e la produzione del grano [winter wheat, quello che si pianta in autunno e raccoglie in primavera, ndt] e di altre colture.

Oltre metà di tutti i nuovi cancri sono cancri della pelle. Una persona muore di melanoma ogni ora. Oltre 1 milione di nuovi casi di cancro alla pelle sono stati diagnosticati negli Stati Uniti durante il 2004. L’incidenza del melanoma è più che triplicata tra i Caucasici tra il 1980 e il 2003.

NIENTE PLANCTON, NIENTE UMANI

Le microscopiche piante che sono il fondamento di tutta la vita negli oceani sono state fatte morire di fame mentre il riscaldamento globale blocca il rifornimento vitale di nutrimenti dal mare profondo.

Ora, il flusso in aumento di radiazioni solari mediante i buchi lasciati dai lanci di razzi e dai voli di linea sta friggendo il plancton oceanico che fornisce la maggior parte dell’ossigeno, mentre spinge enormi quantità di carbonio fuori dall’atmosfera. “Ridurre le popolazioni di fito-plancton del mondo influirebbe significativamente sul ciclo di carbonio del mondo”, avverte il Guardian, lasciando più carbonio nell’aria.

Nel novembre 2005, la fame dalla mancanza di plancton ha portato, di conseguenza, ad un collasso catastrofico della vita di pesci e uccelli sulla costa litorale lungo il Pacifico nord-occidentale dell’America e nel Mare del Nord.

LE SCIE DEGLI AEREI MINACCIANO LA TERRA

La saga delle (cosiddette) scie chimiche è iniziata nell’agosto 1997, quando l’anziano dottor Edward Teller presentò un documento preparato dall’Accademia Nazionale delle Scienze del governo statunitense nel 22esimo seminario internazionale sulle emergenze planetarie (Sicilia). Teller ha dichiarato che gli “aumenti nella temperatura media mondiale dell’ampiezza attualmente prevista potrebbero essere eliminati impedendo a circa l’1 % della radiazione solare in arrivo” di raggiungere la Terra. “Il costo totale di una tale operazione di miglioramento sarebbero probabilmente, al massimo, di 1 miliardo di dollari all’anno”. Ma le scie stanno devastando l’atmosfera.

Le osservazioni radar riferite dai controllori del traffico aereo che monitorano le cisterne dell’aviazione statunitense e i perduranti pennacchi chimici su Edmont (Canada) e in ogni principale aeroporto degli Stati Uniti hanno riferito specificamente altitudini inusitate per questi agenti chimici sparsi a 37.000 piedi – proprio al principio della stratosfera, che fino a poco tempo fa iniziava a circa 13 kilometri sopra la superficie terrestre.

Le 7-10 tonnellate di ossido d’alluminio che Teller ha sollecitato siano aggiunte al carburante dei jet come “scudo solare” protettivo vengono rilasciate in uno strato di ozono che, se compresso al livello del mare, non sarebbe più spesso della punta di una valvola (approssimativamente 0.1 pollici).

Esattamente come previsto dai modelli di Caldeira, le scie stanno riflettendo abbastanza luce solare da questo pianeta verso l’atmosfera superiore per raffreddare la stratosfera e formare gigantesche nuvole di ghiaccio che concentrano megaton di agenti chimici a lunga durata in grado di distruggere l’ozono. Finley ha scoperto che ad un calo della temperatura di 3 gradi Fahrenheit ad un’altitudine di 40 km risulta in “un raffreddamento del 10 % circa nella stratosfera”.

IN SALITA

 Dopo un anno o due, ha detto Finley, milioni di tonnellate di ossido di alluminio in scie aerei e gas di scarico da razzi a propellente solido cadono verso il basso formando un nuovo strato di confine tra la troposfera e la sovrastante stratosfera. Secondo Finley, questi depositi di ossido di alluminio stanno permettendo alla troposfera dove viviamo, e dove si forma il clima, di spingersi più in alto verso una stratosfera indebolita.

Le nuvole da tempesta hanno delle sommità tipicamente piatte, come delle incudini, perché urtano la base della stratosfera. Mentre si indebolisce la stratosfera, le sommità si estendono e crescono. E mentre le correnti ascensionali praticano fori verso l’alto da 13 a 14 a 15 chilometri, altra umidità viene aspirata verso l’alto, dove, ha spiegato Finley, “la grandine dovuta a temperature incredibilmente basse diventa una cosa dalle dimensioni di palle da baseball in grado di uccidere” – proprio come la terribile grandine che ha martellato l’Arizona, rimuovendo la vernice dalle auto e causando inondazioni lampo verso la fine di luglio 2006.


Durante gli ultimi tre decenni, i ricercatori hanno misurato un raffreddamento nella stratosfera e un riscaldamento della troposfera inferiore. Questi cambiamenti potrebbero influenzare la quota della tropopausa, il confine tra la troposfera e la stratosfera. Un tale cambiamento potrebbe, di conseguenza, modificare la quota delle correnti entro la troposfera, come di quelle associate alle tempeste, e potenzialmente modificare l’intensità delle stesse. E’ possibile anche che alteri la posizione delle correnti a getto planetarie e dunque il moto dei sistemi climatici. [www.msc-smc.ec.gc.ca]
La troposfera, in estensione verso l’alto, è invasiva della stratosfera specialmente nei caldi tropici, ha aggiunto Finley, “dove si formano tifoni ed uragani”.

Comparando lo strato di ozono stracciato da scie chimiche e shuttle ad “un pneumatico che viene eroso fino al cerchio della ruota”, Finley ha messo in guardia che uno “scoppio” atmosferico potrebbe essere fatale alla vita sulla Terra.

LE SCIE DEGLI AEREI: UN DETONATORE DI DINAMITE 

Il raffreddamento della stratosfera che risulta dalla luce solare riflessa non è la sola minaccia atmosferica posta dalle scie chimiche, le cui microscopiche particelle irritanti sono anche connesse a gravi influssi sulla salute umana a terra. Secondo il Centro per lo Spazio e i Sistemi Missilistici dell’Aviazione Usa al Commando Materiali, “In tutto il mondo l’uso dei CFC negli ultimi decenni è risultato nell’introduzione di circa 25 milioni di tonnellate di CFC nell’atmosfera”.

Ma mentre la radiazione ultra-violetta dalla luce solare spezza queste molecole di cloro, circa 300.000 tonnellate di atomi di cloro sono liberate nella stratosfera ogni anno.
Ora ecco il Comma 22 della perdita di ozono: la distruzione dell’ozono atmosferico risulta in una non-perdita del cloro richiesto per causare la distruzione. Questo significa che le stesse molecole di cloro sono disponibili per ricominciare il ciclo di distruzione!

“E l’insieme di oltre mezzo secolo di emissioni di cloro accumulate è enorme”, ha osservato Finley.

Questo allarmato scienziato atmosferico ha avvertito che riattivando questa riserva atmosferica di cloro che riduce l’ozono, l’ossido di alluminio trovato nei test di laboratorio sulla pioggia radioattiva delle scie chimiche sta agendo “come un detonatore di dinamite”.

William Thomas
Fonte: http://www.willthomas.net/
tradotto da MARZIAN per www.comedonchisciotte.org

FONTE http://italia.pravda.ru/science/05-02-2007/4625-0/

William Thomas è giornalista investigativo, specializzato nella pubblicazione di notizie non riportate dai media mainstream. Durante e dopo la guerra del Golfo, aveva svolto servizio in Bahrain, in Arabia Saudita e nel Kuwait come membro di una squadra di pronto intervento ambientale. E’ autore di vari libri, alcuni sui telefoni cellulari e altri pericoli elettromagnetici.

ULTIME NOTIZIE 

Nuovi pericoli per l’ozono

Sono sostanze chimiche non incluse nel trattato delle Nazioni Unite per la protezione dello strato di ozono. E lo stanno distruggendo.

Lo strato di ozono che circonda e protegge la Terra è più a rischio di quanto pensassimo. Stando a uno studio appena pubblicato suNature Geoscience dai ricercatori della University of Leeds, infatti, diverse sostanze chimiche non incluse nel protocollo di Montreal, il trattato siglato dalle Nazioni Unite per proteggere l’ozono, le cosiddette “very short-lived substances” (Vsls) stanno pericolosamente aumentando, mettendo a repentaglio la “buona salute” della nostra atmosfera. .. la presenza sempre maggiore di diclorometano rende la situazione molto più incerta”. Anche perché il diclorometano, stando all’analisi degli scienziati è almeno quattro volte più pericoloso dei clorofluorocarburi in termini di danneggiamento dello strato di ozono e influenza sul clima. … Articolo integrale https://www.galileonet.it/2015/02/nuovi-pericoli-per-lozono/

Nuovi gas serra minacciano lo strato di ozono http://www.greenstyle.it/tre-nuovi-gas-serra-minacciano-lo-strato-di-ozono-92322.html

Fonte: LINK

CAMBIAMENTI CLIMATICI FUORI CONTROLLO

Parigi non segue i veri problemi dei cambiamenti climatici  

ARGOMENTI: Catherine Frompovich Climate Change 2 DICEMBRE 2015

scie chimiche di Catherine J. Frompovich

Il presidente Barack Obama parla di cambiamenti climatici in questo video. Inoltre, in occasione della Conferenza sul clima di Parigi, egli offre in questo video il suo messaggio.

Il presidente Obama dice che dobbiamo affrontare le nostre responsabilità di fare qualcosa per i cambiamenti climatici. Perché non guarda fuori dalla finestra dell’hotel di Parigi dove risiede per vedere il “cambiamento climatico” che viene attuato nel cielo, così si accorgerà lui e gli altri leader mondiali, di quale tattica viene adottata per i cambiamenti climatici?

L’immagine 1 è abbastanza eloquente per vedere il progetto che viene fatto sui cieli di Parigi. Fonte delle foto credit: Kelcey Rushing.

Indipendentemente da tutti i luoghi comuni, quello che uscirà da questa conferenza che si accinge a fare Obama e tutti i 200, o più, partecipanti alla conferenza del clima avrà esito negativo, o forse, verrà deliberatamente trascurato per affrontare il meccanismo PRIMARIO del GLOBALE cambiamento climatico che i governi e collaboratori esterni sono coinvolti quotidianamente nelle irrorazioni di aerosol nei cieli sopra le nostre teste, creando falsi modelli meteorologici tecnologicamente prodotti dall’uomo, come documentato dalla NASA e dal NOAA. Grafici e video mostrano le griglie degli aerosol spruzzati.

Nell’immagine 2, è così chiaramente palese l’irrorazione dell’aerosol sparso nell’atmosfera. Qui sotto (nella foto satellitare), è visibile e, a dir poco sconvolgente, quello che succede sulla costa della California.

Immagine 3: Questi programmi (in combinazione con le altre operazioni militari statunitensi già citate), hanno svolto un ruolo importante nel crollo della vita nei nostri oceani, soprattutto nel Pacifico. Se gli oceani muoiono, noi moriamo.

La US Navy è da tempo passata a munizioni all’uranio impoverito e dispositivi sonar che lungo la costa del Pacifico è stata devastata (la US Navy sta ora conducendo anche una guerra elettromagnetica nelle nostre foreste e nelle nostre coste). Gli Stati Uniti (e altre nazioni) hanno anche regolarmente scaricato scorie nucleari nei nostri oceani. La dichiarazione del brano che segue, fatto dalla US Navy, è al di là a dir poco scioccante (vedi sotto) “dell’impatto Ambientale”. La loro posizione è questa, se non ci sono studi per dimostrare il danno che stanno causando, allora nessun danno è stato causato.

Fonte per le 3 foto e didascalie di cui sopra: https://www.adn.com/article/20151116/toxic-algae-creating-deep-trouble-west-coast-california-alaska

Ogni sfumatura di colore (sopra illustrata), riflette un 2-3 gradi di “partenza di temperature normali”. Se questa mappa NOAA non lo fa bisognerebbe allarmarsi. 

Le temperature oceaniche stanno andando fuori controllo

Fonte per le 2 foto e didascalie di cui sopra:  

http://www.geoengineeringwatch.org/doubling-down-on-geoengineering-upcoming-conference-to-discuss-microwaving-the-atmosphere/

Secondo Dane Wigington, capo ricercatore presso GeoEngineeringWatch.org:

Per il National Weather Service e la National Oceanic and Atmospheric Administration (entrambe le organizzazioni hanno ora degli “ordini federali bavaglio” che gli sono stati imposti) per tutta la modellazione meteorologica fatta dalla Raytheon, che è anche fortemente impegnata nell’ingegneria climatica. Il radicale squilibrio lo si può vedere qui sotto nella mappa del NOAA, di come gli ingegneri del clima continuano ad usare la chimica su regioni fresche su un pianeta in rapido riscaldamento.

I più importanti argomenti “prime time” e problemi che probabilmente non verranno mai discussi alla Conferenza sul clima di Parigi, si possono delineare nel paragrafo precedente: I ruoli degli Stati Uniti e delle agenzie governative federali che lavorano in combutta con “poteri” aziendali come attori predominanti, dove vengono erogate notevoli ricompense finanziarie, per effettuare previsioni sulla geo-ingegneria, gestione della radiazione solare, irrorazione di aerosol alias “scie chimiche”, e il coinvolgimento di frequenze elettromagnetiche generate da HAARP e di altre tecnologie EMF statali-nazionali [1].

Le scie chimiche, quelle strisce bianche onnipresenti nel cielo [3, 4], che la maggior parte della gente pensa siano scie di condensa, [5] – contengono più tossine [6] di quanto tu creda. Ecco le foto che testimoniano di come gli aerei sono stati dotati di dispositivi per la dispersione delle scie chimiche. [2]

Cosa succede alla luce solare che viene riflessa indietro nello spazio dalle nuvole artificiali create con la pittura-spruzzata delle scie chimiche nei nostri cieli, in base a queste informazioni?

Le nuvole [Naturali] riflettono il 17% [della luce solare] nello spazio. Se la terra diventa più offuscata, come alcuni modelli climatici prevedono, più radiazioni solari verranno riflesse verso lo spazio e meno radiazione solare raggiungerà la superficie della Terra. (Fonte)

Meno luce solare colpisce la superficie del Pianeta Terra, molto più impatto avranno gli aspetti della vita in essa contenuta: la carestia alimentare sarà in netta crescita; negativa sarà la salute umana per gli affetti impropri di produzione della vitamina D per la riduzione della luce luce solare che interagisce con il colesterolo sotto la pelle; il disturbo affettivo stagionale (SAD), può diventare un disturbo emotivo a tempo pieno, piuttosto che un disturbo affettivo-psicologico invernale, per la breve luce del giorno. Attualmente, i ricercatori indipendenti stimano che tra il 25 e il 30 per cento in meno della luce solare sta colpendo Pianeta Terra a causa di aerosol a spruzzo.

I lettori probabilmente possono verificare e vedere quanta meno luce solare avviene nei giorni totalmente coperti che sperimentano nelle loro zone, soprattutto quando una giornata inizia con cielo azzurro, e nel giro di poco tempo viene a formarsi una coperta biancastra creata da piloti di aviogetti che rilasciano le scie chimiche tossiche, nubi che coprono il cielo bloccando la luce del sole, creando un umido tetro, una grigia giornata guidata da energie a microonde con condizioni meteorologiche sconosciute altrove sul pianeta.

Per terminare, chiedo a tutti i partecipanti a Parigi una domanda personale (oltre a fornire il mio articolo ai negazionisti delle scie chimiche “Un database Indiscutibile”): non Vi prego di fare la cosa giusta per il Pianeta Terra, Madre Natura e l’umanità, Vi chiedo solo di smettere le irrorazione di aerosol.

Riferimenti:

[1] http://www.itwillpass.com/nwo_weather_altering.shtml

[2] http://contrailscience.com/contrail-or-chemtrail/ 

[3] http://thegreaterpicture.com/chemtrails.html 

[4] http://www.chemtrails911.com/archive_photos/00_satellite%20imagery/00_satellite %20imagery.htm  

[5] http://www.chemtrails911.com/archive_photos/00_satellite%20imagery/00_satellite%20imagery.htm 

[6] http://www.geoengineeringwatch.org/chemtrail-syndrome-a-global-pandemic-of-epic proportions-2/

Fonte:  

http://www.activistpost.com/2015/12/non-sequitur-climate-change-issues-in-paris.html

Traduzione e adattamento: ningishzidda