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Shemsu Hor – ultima parte

 

Shemsu Hor, gli architetti celesti della grande Sfinge, un monumento di 800.000 anni

by Ancient Code

C’è qualcosa che ci dice che la cronologia ufficiale della storia umana è completamente sbagliata. Ci sono scoperte che incriminano, c’erano altre civiltà dprima di noi sulla terra, civiltà che avevano conoscenza e tecnologia di gran lunga superiore a quello che abbiamo oggi, una società sofisticata che potrebbe rispondere ai numerosi enigmi che circondano le nostre civiltà e la storia antica.

Detto questo, devo dire che senza dubbio i seguaci di Horus restano come uno dei più grandi e misteriosi enigmi per i ricercatori e gli storici quando si tratta della storia egiziana. Questi esseri mitici, citati nel papiro di Torino, nella stele di Palermo e in altri testi antichi, raccontano la storia inquietante che alcuni ricercatori mainstream hanno classificato solo come “inquietante” e nient’altro che racconti i mitologici vuoti, la sorprendente verità però è più lontana.

Il riferimento ai misteriosi ‘esseri’ può essere trovato in diversi testi. Impariamo la loro esistenza nell’antico Egitto prima della prima dinastia di Faraoni. Per gli egittologi, questi esseri sono entità mitologiche, il risultato di ‘storie selvagge’ che sono state prese fuori dal contesto da molti, eppure la loro esistenza sembra essere di estrema importanza.

Un recente studio “controverso” della grande Sfinge d’Egitto ha sfidato i principali reperti archeologici sulla sua età, origine e costruttori. Lo studio presentato alla conferenza internazionale di Geoarcheologia e Archaeomineralogia tenutasi a Sofia intitolato: aspetto geologico del problema di datazione la grande costruzione della Sfinge egiziana, suggerisce una teoria controversa e rivoluzionaria indicando che la grande Sfinge d’Egitto potrebbe avere almeno 800.000 anni. (Fonte)

Secondo Manichev e Parkhomenko, gli autori dello studio, “Il problema della datazione della costruzione della grande Sfinge egiziana è ancora valido, nonostante la storia a lungo termine della sua ricerca. L’approccio geologico in connessione ad altri metodi scientifici-naturali permette di rispondere alla domanda circa l’età relativa della Sfinge. L’indagine visiva condotta della Sfinge ha permesso la conclusione circa l’importante ruolo dell’acqua da grandi corpi idrici che parzialmente allagato il monumento con formazione di cavità a taglio d’onda sulle sue pareti verticali.” (Fonte)

“La morfologia di queste formazioni ha un’analogia con simili cavità formate dal mare nelle zone costiere. La somiglianza genetica delle forme di erosione confrontata e la struttura geologica e la composizione petrografica dei complessi rocciosi sedimentari portano alla conclusione che il fattore decisivo di distruzione del monumento storico è l’energia delle onde piuttosto che l’abrasione della sabbia nel processo eolico. La voluminosa letteratura geologica conferma il fatto dell’esistenza di laghi di acqua dolce di lunga durata in vari periodi del Quaternario dal Pleistocene inferiore all’Olocene. Questi laghi sono stati distribuiti nei territori adiacenti al Nilo. Il segno assoluto della cavità superiore grande erosione della Sfinge corrisponde al livello di superficie dell’acqua che ha avuto luogo nel Pleistocene precoce. La grande Sfinge egiziana era già in piedi sull’altopiano di Giza da quel tempo geologico (storico).”

Ciò significa che la storia come la conosciamo, quando si tratta dell’antico Egitto ha bisogno di un aggiornamento urgente, un aggiornamento che può accogliere le nuove teorie e prove postulati dai ricercatori che hanno deciso di interrogare le opinioni ufficiali e cercare spiegazioni alternative.

Ci sono numerosi ricercatori che non sono d’accordo con le opinioni mainstream sull’egittologia. Questi “pensatori alternativi” credono che l’antica civiltà egizia sia molto più vecchia di quella che ci sta dicendo la storia tradizionale, e Gaston Maspero, una delle personalità più influenti dell’Egittologia, ha sollevato una domanda importante nelle vedute principali della storia degli antichi egizi.

Da dove provengono gli antichi egiziani? Qual è la loro vera origine? Maspero è stato in grado di combinare con incredibile abilità un profilo di esploratori con quello di archeologi esperti e ha concluso che le persone che hanno creato questo sofisticato ‘corpus di credenze’ erano già presenti nel moderno Egitto molto prima delle prime dinastie dei faraoni ‘mortali’ governatori delle terre dell’antico Egitto.

Per comprendere l’origine, le credenze e le incredibili storie che stanno dietro agli antichi egiziani, dobbiamo cambiare i nostri metodi di pensiero e guardare la nostra storia da una prospettiva completamente diversa.

Gaston Maspero, ha visitato l’Egitto nel 1880 come parte della missione francese nel paese, e come molti altri prima e dopo di lui, Maspero è stato ipnotizzato dalla bellezza immensa dell’altopiano di Giza, le piramidi e soprattutto la grande Sfinge, un monumento che lo sconcertato. Dopo questo viaggio, Maspero ha fatto enormi sforzi per studiare tutto ciò che riguarda l’antica civiltà egizia…

“… La grande Sfinge Harmakhis ha montato la guardia sulla sua estremità settentrionale fin dai tempi dei seguaci di Horus. Scavata dalla solida roccia all’estremo margine dell’altopiano, sembra alzare la testa in modo che possa essere il primo a vedere attraverso la valle il sorgere del padre, il sole. Solo il generale out-line del leone può ora essere tracciato nel suo corpo indossato dal tempo. La parte inferiore della testa è caduta, in modo che il collo appare troppo sottile per sostenere il peso della stessa testa. – L’alba della civiltà: Egitto e Chaldea, 1894 (fonte)

Alcune delle credenze di Maspero potrebbero sembrare sorprendenti per molti archeologi e ricercatori, ma Maspero semplicemente rifletteva le credenze e gli antichi egiziani in relazione ai loro antenati, sottolineando l’importanza dell’Egitto pre-dinastico e il tempo dei Seguaci di Horus, la razza di esseri semi-divini che governavano le terre dell’antico Egitto prima dei faraoni mortali.

Ma molto prima di Maspero, altri hanno guardato indietro alla storia degli antichi egizi da un punto di vista completamente diverso.

Manetho (III secolo A.C.), era un sacerdote e storico egiziano che visse durante il Regno di Tolomeo I e Tolomeo II. Egli, come molti altri dopo di lui, si riferì a questi dèi e semidei che governarono l’Egitto nella sua opera Aegizitiaca (storia dell’Egitto).

Manetho stabilì quattro dinastie prima di Menes, due degli dei, semidei e una quarta transizione che suggerisce l’origine della civiltà egiziana può essere attribuita a 7 divinità principali: Ptah, RA, Shu, geb, Osiride, Seth e, Horus, che governarono le terre dell’Egitto per un periodo di 12.300 anni. Dopo di loro, una seconda dinastia governò l’antico Egitto guidato da Toth, composto da 12′ faraoni divini’ che governarono più di 1500 anni e dopo di che 30 semidei salivano al potere, questi erano di solito identificati con i seguaci di Horus e sono stati simbolizzati come Falconi e governarono le terre dell’antico Egitto per un periodo di 6.000 anni. Dopo la venuta di questi esseri “ultraterreni”, Chaos governò le terre d’Egitto fino a quando Menes riuscì a ristabilire l’ordine e unificò la terra dell’antico Egitto.

I seguaci di Horus… veri esseri divini che governavano l’antico Egitto? Immagine di credito yigitkoroglu DeviantArt

Il più noto riferimento ai seguaci di Horus si trova nel canone reale di Torino, un papiro frammentato che ci dice, che questi esseri misteriosi governarono l’Egitto per circa 6.000 anni, in un periodo intermedio tra il Regno degli dei e le prime dinastie dei faraoni. Questo prezioso testo antico conservato nel Museo Egizio di Torino, in Italia è anche indicato come il papiro reale di Torino e contiene letteralmente una lista di governanti dell’antico Egitto, prima e dopo ‘i seguaci di Horus’ che hanno governato le terre dell’antico Egitto. L’antico documento contiene una lista dei governanti dell’antico Egitto da Menes (o Narmer) alla travagliata XVII dinastia. Anche se l’inizio e la fine della lista è persa, sul retro del papiro c’è un elenco dettagliato degli antichi governanti Egizi dove vengono visualizzati (prima del ‘primo faraone mortale’), governanti dell’antico Egitto che erano ‘divini’ o ‘semi-divini’ e non erano esseri umani mortali come Menes.

È interessante notare che, secondo il sito Web Gigalresearch, è stato il ricercatore e filosofo Schwaller de lubicz (1887-1961) che, generalmente ha “imposto” la traduzione degli “shemsu Hor” come “seguaci di Horus”, che è stato ripreso allora da migliaia di altri. Egli ha così capito che le persone molto avanzate arrivarono in Egitto in epoca preistorica e improvvisamente hanno portato tutta la conoscenza.

Una delle domande più grandi è… come gli studiosi dovrebbero interpretare il canone reale di Torino? E gli esseri misteriosi che governarono l’Egitto prima del tempo dei faraoni? Erano questi esseri veri, governanti in carne e ossa? O erano solo dei governanti mitologici che non esistevano?

Gli archeologi tradizionali sembrano minare il significato storico di questo testo antico incredibilmente prezioso, ignorando completamente i contenuti che non rientrano nelle loro opinioni della storia. La ragione dietro è semplice, se il testo antico non è d’accordo con la loro versione della storia, deve essere irrilevante, falso, o costituito.

Questo, tuttavia, non è esclusivo di testi antichi che sfidano la storia, la stessa cosa è fatta con i ricercatori che mettono in discussione le viste archeologiche mainstream, in quella lista possiamo trovare i ricercatori come Robert Schoch, John Anthony West, Robert Bauval, Graham Hancock e Semir Osmanagic che hanno interrogato non solo la storia, ma i fondamenti fondamentali della nostra società.

Mentre oggi, nessuno può dire con precisione chi ha costruito le piramidi di Giza né la grande Sfinge, è fermamente creduto e accettato da molti che questi incredibili monumenti dell’altopiano di Giza anteriori l’antica civiltà egiziana da migliaia se non, centinaia di migliaia di anni. È molto possibile, secondo molti ricercatori, che i seguaci di Horus e coloro che hanno governato prima di loro avrebbero potuto creare alcuni dei monumenti più enigmatici che vediamo oggi in Egitto.

Se abbiamo imparato qualcosa dagli antichi testi e autori menzionati in questo articolo è che gli studiosi di oggi sono diventati estremamente selettivi, accettando solo ciò che si inserisce nella loro visione ‘stretta’ della storia umana, rifiutando e rassicurando potenziali teorie che potrebbero rivoluzionare tutto ciò che conosciamo sulla storia dell’umanità. La prova dell’approccio selettivo degli studiosi mainstream è il fatto che gli egittologi di oggi usano ancora la datazione di Manetho, che è considerata perfettamente affidabile per tutto ciò che riguarda le dinastie riconosciute “ufficialmente”, evitando qualsiasi cosa che si riferisce alle dinastie preistoriche.

Fonte e riferimenti:

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I Theuthiani (Ibisiani)

Nel Libro dei Morti degli antichi Egizi, Osiride ad un certo punto prende la parola ed esclama:

“Salve o Thot! Che cos’è questo che è accaduto ai divini figli di Nut? Hanno combattuto, hanno sostenuto la contesa, hanno fatto strage, hanno provocato guai: in verità, in tutto il loro operato i potenti hanno agito contro i deboli. O potenza di Thot, concedi che ciò che il Dio Atum ha decretato (sia compiuto)!

E tu non vedi il male né ti lasci provocare dall’ira quando essi portano alla confusione i loro anni e si accalcano e spingono per disturbare i loro mesi; perché in tutto ciò che ti hanno fatto hanno operato iniquità in segreto.”

Thot è il dio della scienza e della saggezza, in quanto ad Atum egli precede, per così dire, la gerarchia divina, descritto in termini puramente metafisici, è l’entità misteriosa da cui ebbe origine il Tutto: il suo nome potrebbe essere Principio-e-Fine.

Egli è quindi la Presenza e il Segreto Consiglio che si è tentati di identificare con lo stesso cielo stellato e il suo decreto deve avere una perfezione immutabile. Qui però vi sono, a quanto pare, forze che hanno operato iniquità in segreto, forze che appaiono ovunque e che vengono regolarmente denunciate come “prepotenti” o “inique” o l’uno e l’altro insieme, ma queste “forze” non sono inique fin dal principio: si rivelano per tali, diventano prepotenti nel corso del tempo.

E’ il Tempo, solo il Tempo, che trasforma i Titani, già sovrani dell’Età dell’Oro, in “operatori di iniquità” e l’idea di misura, dichiarata o implicita, mostrerà il delitto di questi “peccatori”, la loro trasgressione, trascinando dietro tutte le altre divinità nella loro caduta.

Ma Thot è anche la divinità egizia della luna, sapienza, scrittura, magia, misura del tempo, matematica e geometria, è rappresentato sotto forma di ibis, uccello che vola sulle rive del Nilo, ma anche sotto la forma, meno frequente, di babbuino.

Originario del 3º distretto del Basso Egitto, capitale Damanhur (Hermopolis Parva), comparve già nel periodo predinastico, mentre la città dove venne maggiormente adorato fu Hermopolis Magna (“Città degli Otto”), capitale del 15º distretto dell’Alto Egitto, dove venne rappresentato in sembianza di ibis, di cinocefalo ed anche di toro.

Nella teogonia di Ermopoli, Thot assunse un ruolo di grande rilevanza e fu considerato una delle divinità creatrici del mondo, mentre come divinità lunare venne associato con il sole morto in quanto la luna stessa (Iah), compare raramente nella teologia egizia.

Come i cicli della luna regolavano molti dei rituali religiosi ed eventi civili della società egiziana, così Thot fu considerato anche il primo regolatore di tali attività. Compagna di Thot fu Seshat che con lui divideva il compito di scrivere nomi ed imprese dei defunti sulle foglie dell’albero ished; secondo altre tradizioni sposa di Thot fu anche la dea-rana Heket.

In quanto inventore della scrittura e patrono degli scribi era al servizio anche del dio Ra nelle vesti di segretario e visir, e di Osiride come scriba; nel Duat, il mondo degli inferi, aiutò Osiride giudicando le anime dei morti.

In un dialogo platonico, il Fedro, Thot viene nominato (come Theuth), in un breve apologo proposto da Socrate per contestare l’importanza della scrittura, di cui il dio egizio sarebbe stato l’inventore, a favore dell’oralità, la quale sola permetterebbe all’uomo di “possedere” nella propria memoria quello che la fredda scrittura fissa su supporti materiali. Successivamente venne identificato con il dio greco Ermes o Hermes Trismegistus.

Hermes Trismegistus
Ermete Trismegisto è un personaggio leggendario dell’età ellenistica, a volte considerato come una divinità, altre volte come un uomo, venerato come maestro di sapienza e ritenuto l’autore del Corpus Hermeticum, a lui fu successivamente attribuita la fondazione di quella corrente filosofica nota come ermetismo.

Ermete Trismegisto significa letteralmente «Ermes il tre volte grandissimo», con questo nome si voleva assimilare Ermete, dio greco del Logos a Thot, dio egizio delle lettere, dei numeri e della geometria.

Essendo costume degli egizi iterare l’aggettivo «grande» davanti al nome delle divinità, Ermete era quindi appunto indicato come il “grandissimo” per tre volte (tris-megisto). Entrambi erano al servizio di una divinità superiore (Ermete è messaggero di Zeus, Thot è lo scriba di Osiride), Ermete era dio della parola mentre Thot era dio della parola e della letteratura; entrambi psicopompi, accompagnavano le anime dei defunti nell’oltretomba.

Sia Ermete che Thot erano inoltre, nelle loro rispettive culture, gli dèi della scrittura, della magia e a seguito di un tale processo di assimilazione tra divinità greche ed egizie, avvenuto nell’atmosfera sincretistica dell’Impero romano, Ermete Trismegisto divenne il dio rivelatore della verità e mediatore tra gli uomini e gli dei.

Athanasius Kircher
nel suo Obeliscus Pamphilius, affermava:

“Gli Arabi lo chiamano Idris, dall’ebraico Hadores, i fenici Tauto, gli Egizi Thot ma lo chiamano anche Ptha, e i Greci Ermete Trismegisto”.

Giamblico attribuiva ad Ermete decine di migliaia di opere, di grande antichità ed immensa importanza, anteriori persino a Pitagora e Platone che a quei testi avrebbero attinto. Nei dialoghi Timeo e Crizia lo stesso Platone riferisce che nel tempio di Neith a Sais vi fossero stanze segrete contenenti registrazioni storiche possedute per novemila anni, forse riconducibili ai famosi “Libri di Thot”.

Anche secondo Cirillo di Alessandria e Marsilio Ficino, Platone avrebbe conosciuto in Egitto una sapienza antica risalente all’epoca di Mosè e forse ancora molto più primitiva.

I “Libri di Thot” sono dei mitici libri, 42 in tutto, redatti dal dio egizio Thot e lasciati sulla Terra, nei quali si troverebbero i misteri dei cieli e predizioni di eventi planetari futuri, questi libri profetici sarebbero stati nascosti in biblioteche egiziane segrete ed ora risulterebbero dispersi. Si trattava di una conoscenza infinita e coloro che la padroneggiavano venivano indicati come “Capi della Casa dei Libri” e solo i sacerdoti potevano consultare tali testi.

Secondo alcuni studiosi le 22 figure principali dei tarocchi provengono dai libri redatti dal dio, secondo tale teoria le figure altro non sono che fogli staccati dai libri.

Si pensa che all’interno vi fosse spiegata la precessione degli equinozi, tale evento è un movimento dell’asse terrestre, simile a quello di una trottola, che ne fa cambiare l’orientamento rispetto alla sfera celeste, una rotazione talmente lenta che, per compiere un giro su se stesso, l’asse terrestre impiega quasi 26.000 anni, durante i quali la posizione delle stelle sulla sfera celeste cambia, per poi tornare al punto di partenza.

L’intento degli antichi, sarebbe stato quello di trasmettere ai posteri il modo per calcolare la fine di ogni ciclo precessionale, solitamente accompagnato da catastrofi planetarie. Per questo eressero costruzioni talmente imponenti da resistere al peggiore dei cataclismi, monumenti nelle cui proporzioni matematiche e allineamenti astronomici, era contenuto un messaggio che, in questo modo, sarebbe sopravvissuto al trascorrere dei millenni.

Secondo alcune teorie, questi libri, sarebbero nascosti in una camera segreta situata nel complesso monumentale di Giza, mentre altri sostengono che siano stati spostati nell’attuale Iraq.

Il Maestro e “Guardiano Spirituale”
Si conosce dalle leggende e da quanto ci ha tramandato la tradizione, la persona dell’istruttore (guida, iniziatore) del popolo egiziano nella figura di Ermete Trismegisto.

Oltre ai misteri “Ermetici” che il Trismegisto stabilì nella città sacra di Thoth, Khemenu, Ermete fu iniziato ai misteri solari di Zoroastro e tramandò questi insegnamenti al centro di Eliopolis.

E’ quanto dire che la sua visione del mondo era dominata dall’idea del Male, dove l’uomo, a suo giudizio, doveva innanzi tutto aspirare alla perfezione ed alla purezza morale: compiendo la sua scelta fra i due opposti schieramenti quello di Ahura Mazdao e di Angra-mayniu (tra Osiride-Horus e Seth), dalla scelta dipendeva la sua salvezza individuale ed, indirettamente, quella del Cosmo.

Dall’accordo di queste due dottrine, Ermopolitana e Eliopolitana, incise sul “corpo” spirituale dell’Egitto, da queste “nozze alchemiche” e dalle sue reazioni particolari alla mentalità egiziana scaturì tutta la civilizzazione della vallata del Nilo.

Ermete Trismegisto, che ricevette per missione di orientare l’evoluzione storica dell’Egitto mediante questi due centri iniziatici, non era probabilmente di sangue egiziano e nemmeno umano, e l’impresa che dovette assumersi fu, anche per un super-uomo, prodigiosa. Si trovò di fronte ad un popolo ostinato, insensibile quasi insofferente a qualsiasi forma di governo, passibilmente amorale, indifferente al bene e al male, un popolo infine appassionatamente avvinto, poeticamente e nei suoi sogni romantici, alle dolci gioie della terra, indolente, incapace di astrazioni e di interessi speculativi di qualsiasi sorta.

Il Trismegisto seppe trasformare questa mentalità e questo carattere al punto di renderlo inconoscibile, facendo dell’Egitto la “Luce del Mondo”.

Il modo in cui risolse il problema con mezzi di ordine psicologico, esoterico, pedagogico su scala mondiale, può essere così riassunto: il procedimento iniziale tendeva a staccare dalla terra il pensiero egiziano ed imprimergli un sentimento entusiastico per l’Infinito spaziale e per la Durata senza Limiti.

La vita nell’Al di là, egli diceva, poteva essere, senza alcuna soluzione di continuità, indefinitamente prolungata ed organizzata a volontà, meditante una tecnica sapiente; così l’Egitto, con il suo abituale entusiasmo, si lanciò a corpo morto nell’oceano della magia teurgica ed operatoria.

Avrebbe potuto precipitare molto in basso, tanto profondamente quanto i loro contemporanei di Babilonia, votatisi alla magia nera, ma un colpo di timone del Trismegisto li preservò da questo pericolo, egli incise sul “corpo” dell’Egitto la sublime dottrina di Zoroastro ed insegnò a questo popolo amorale ed “interessato”, l’importanza pratica dell’attitudine morale, conforme alla struttura occulta del Cosmo.

Certamente non tutti gli egiziani erano degli stinchi di santo, tutt’altro, ma la realtà concreta dell’imperativo morale riviveva nelle coscienze della élite che guidava i destini del popolo, e per questa élite, l’ordine morale umano coincideva con l’ordinamento Cosmico. Era la struttura, l’ossatura (occulta) del Cosmo, l’insieme delle linee di forza che lo mantenevano in vita, le leggi spirituali che lo governavano e senza le quali il mondo sarebbe stato sommerso nell’anarchia e nel disordine: era l’Anima stessa del Mondo.

Il Sole, la Luna, i pianeti, procedendo nelle loro orbite, servivano a questo ordine morale, l’incarnavano, lo dirigevano: e la morale umana non era che un particolare aspetto dell’ordinamento cosmico.

Chiunque infrangeva la morale, attaccava frontalmente la Sinarchia Cosmica, diveniva il suo nemico dichiarato ed un alleato in Campo avverso. Grazie a questa prospettiva, così grandiosa quanto concreta, la morale diveniva un legame vivente tra l’Uomo e l’Universo, una fonte d’ispirazione artistica, religiosa e filosofica.

In tal modo, impercettibilmente, l’egiziano si staccava dalla Terra ed era conquistato all’ideale della perfezione morale, e il piano del Trismegisto, vera leva dell’Archimede di ordine psicologico ed esoterico, con le tre tappe della sua realizzazione, riuscì a sovvertire l’Egitto dalla cima alle fondamenta ed iniziarlo al Pleroma e al Cosmo Spirituale.

La civiltà di Theut
Al momento è ancora in fase di studio la loro provenienza, anche se diverse fonti ci indicano la costellazione dell’Aquila come sede originaria, un successivo e breve sviluppo nella vicina costellazione del Cigno, per poi approdare, infine, nella costellazione di Orione, dove probabilmente condividono pianeti con altre razze aliene.

Un Theuthiano medio ha un’altezza che varia dai 2 ai 3 metri e su questi parametri possiamo identificare buona parte di tutta la popolazione, sappiamo che ha l’aspetto di un volatile, ma è dotato di arti, braccia e gambe e che può camminare e levitare; la sua struttura ossea è possente in grado di reggerne la mole, la forza fisica e la considerevole altezza.

Dall’aspetto fisico del tutto quasi umano, si differenzia per la testa a forma di uccello (simile ad un Ibis terrestre) e da una strana capigliatura che si forma nel lungo collo, creando una sorta di ventaglio simmetrico e ben curato. La pelle varia di colore, forse soggetti a mimetismo, sono in grado di cambiare il loro aspetto esteriore in base alle più diverse circostanze climatiche.

Comunicano per via telepatica, ma sono in grado di emettere anche dei suoni e/o parole, attraverso una complessa lingua parlata e scritta. Sembra che non indossino abiti, anche se ci sono testimonianze che riportano di aver percepito questi esseri con indosso bracciali, collane, anelli o ornamenti di un metallo sconosciuto.

Altra caratteristica che ci accomuna è il parto delle femmine, dove i piccoli Theuthiani, una volta formatisi all’interno dell’utero materno, vengono partoriti in un modo simile a quanto avviene nel genere umano.

E’ chiara una forte somiglianza con una componente razziale “umana o umanoide” che si differenzia solamente per il volto decisamente “animale”, questo fa supporre una loro antica genesi, dove a seguito di lontanissime sperimentazioni antropomorfe, si passò successivamente alle ibridazioni umane.

I Theutiani sono cugini degli Horus, probabilmente sono nati da una “costola” di questa seconda e più conosciuta, quanto famigerata, razza aliena.

Nella vasta e complessa tematica della Genesi delle varie razze aliene, seguendo anche le antiche conoscenze terrestri sugli dei ad essi associati, si scopre in realtà che nell’Antico Egitto, si conoscevano due diversi Horus:

  • Horus il Vecchio, figlio di Ra
  • Horus il Giovane, figlio di Osiride e Iside

E’ evidente che Horus il Vecchio, molto probabilmente, corrispondente alla razza aliena degli Horus (conosciuta nei casi di adduzioni), era una delle creature primordiali del Demiurgo Oscuro, razza che successivamente, scendendo a patti con i nuovi signori (gli Adam o Primi Uomini), si rese disponibile a nuove ibridazioni (Umano / Umanoide / Aliene) per la loro sopravvivenza e che porteranno alla nascita dei Theuthiani, ovvero di esseri dalla forma umana ma dall’aspetto ancora “animale”.

Non è da escludere che inizialmente possano aver convissuto e collaborato insieme, questo spiegherebbe l’iniziale sede originaria su Altair (la stella principe della costellazione dell’Aquila) come punto di partenza, arrivando ad una scissione a seguito di contrasti e guerre e che porteranno i Theuthiani a trasferirsi brevemente nella vicina costellazione del Cigno, per poi approdare in quella di Orione, dove più tardi, sopraggiungeranno anche gli Horus, precisamente su Alnitak, la prima stella della Cintura.

Non a caso nell’antichità queste due costellazioni erano spesso unite insieme, mentre proprio sotto di loro se ne trova una terza, quella della Lira, che secondo la leggenda fu lo strumento musicale creato da Ermes/Thot.

Le leggende raccontano che:

“fu la prima lira a essere costruita, inventata da Ermes, il figlio di Zeus e di Maia (Zeus = Primo Uomo / Maia = razza aliena umanoide?).

Ermes fece la lira dal guscio di una testuggine che aveva trovato a brucare fuori dalla sua grotta sul Monte Cillene in Arcadia. Ermes pulì il guscio, fece dei buchi lungo il bordo e vi legò diagonalmente sette corde fatte di budello di mucca, tante quanto il numero delle Pleiadi. Grazie a quella lira Ermes si tirò fuori dai guai in cui s’era cacciato per un’impresa giovanile, che l’aveva portato a rubare del bestiame di proprietà di Apollo.

Infuriato Apollo si presentò a reclamare la sua restituzione, ma quando sentì la bella musica che proveniva dalla lira lasciò che Ermes si tenesse le bestie e in cambio si prese la lira.”

Sappiamo poco della loro società, non esiste un capo supremo dell’intera razza, ma un sistema democratico composto da tante piccole comunità auto-gestite e che riunite formano agglomerati di città.

Un sistema ad incastro e a numero chiuso, ben articolato e ristretto, dove tutti i componenti, pur nella massima libertà di agire e vivere il loro quotidiano, sono costantemente monitorati e sorvegliati.

La discendenza dinastica è maschile, in una società del tutto patriarcale, anche se non sono rari i casi di dinastie di stampo matriarcale.

Interferenze con l’Uomo

Sappiamo che non interagiscono con il Genere Umano sino a quando nessuno di noi raggiunge un alto livello di presa di Coscienza.

Anche se non è da escludere un intervento silenzioso, se vogliamo “indolore”, e che può avvenire durante l’arco della vita di qualsiasi terrestre, non è loro intenzione palesarsi per non intralciare il nostro cammino, anche se facciamo parte del contendere con le altre razze aliene, che invece conducono su di noi le abductions e gli esperimenti a noi conosciuti.

Dal poco che conosciamo, tendono a guarire le “ferite spirituale degli uomini”, chiedendo una sorta di tacito permesso alla Monade della persona coinvolta (soprattutto la parte Spirituale e Animica, escludendo la Mente, in quanto ritenuta corrotta).

Sembra che non inseriscano microchip, mentre dalle rare visite fisiche, dato che interagiscono con noi per lo più a livello spirituale, prelevano del tessuto organico in grado di monitorare il nostro livello di trasformazione genetica e, successivamente, di intervenire per arrestarne una ibridazione condotta dalle razze aliene della Gerarchia Inferiore, operazioni che conducono anche in collaborazione con altre razze aliene.

Una particolarità di queste entità aliene è quella di manifestarsi raramente negli esseri umani, e se ciò avviene, la forma o il nome che assumono, è quello di “Guardiani” o di “Maestri”. Ancora è incerto il compito del guardiano, mentre l’essere maestri si manifesta nella necessità di istruire alcuni uomini su antiche conoscenze e di farli elevare a stadi di sapienza superiore.

Quando avviene tale contatto, spesso non si mostrano mai nella loro forma aliena, ma agiscono attraverso la psiche della persona prescelta grazie ad un gioco di incastri archetipici, andando a pescare la figura più consona alla cultura e allo sviluppo della persona stessa.

Solo dopo un lungo periodo di apprendimento o di particolare ascesi, arrivano a manifestarsi per ciò che sono realmente, in base al diverso livello di coscienza raggiunto.

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Mar.duk (“figlio del puro cumulo”)

Mar.duk (“figlio del puro cumulo”): meglio noto come dio nazionale di Babilonia, dove precedenti testi canonici, come l’Epica della Creazione, furono revisionati per garantirgli la supremazia celeste come Pianeta Creatore, cambiando il suo nome da Nibiru a “Marduk”. Era il primogenito di di Ea/Enki, nato su Nibiru e portato sulla Terra da sua madre, Damkina.

Responsabile responsabile della morte del fratello minore Damuzi, Marduk venne sepolto vivo all’interno della Grande Piramide, ma venne risparmiato ed esiliato – e infine si attirò le ire degli altri leader Anunnaki, e in particolare di Enlil, quando infranse un tabù prendendo in moglie una donna terrestre (che gli dette un figlio, Nabu).

Testimone della costante, e tuttavia dell’inutile lotta di suo padre Enki con Enlil per i diritti di successione, abbracciò la lotta per la supremazia della quale suo padre, a suo avviso, era stato ingiustamente privato.

Limitato inizialmente al dominio enkita dell’Egitto (dove secondo ZS, era venerato come Ra), i suoi ripetuti tentativi di stabilirsi anche nei domini enliliti sfociarono in episodi tristemente famosi quale la “Torre di Babele”, guerre brutali, e l’uso di armi nucleari.

In competizione per la successione con Ninurta, figlio di Enlil, riuscì infine a ottenere il “Rango di Cinquanta” – ma solo dopo che la grande civiltà sumera era stata annientata dal vento nucleare. Fu allora che Babilonia divenne una città imperiale, con un importante recinto sacro, dominato da una ziggurat a sette gradoni, l’Esagil: servì come dimora del dio, come quartier generale e infine anche come sua tomba. 

Secondo storici greci e romani dell’epoca, la tomba di Marduk si trovava all’interno dello ziggurat Esagil, attaccata dal re persiano Serse nel 482 a.C.; ZS è perciò giunto alla conclusione che Marduk morì nel 484 a.C.

Nella sua brama di supremazia Marduk non introdusse il monoteismo; una volta ottenuto il Rango di Cinquanta (NB: il Rango di Cinquanta, in successione arriva subito dopo quello di Sessanta che apparteneva ad ANU), invitò gli altri dèi (inclusi gli enliliti) a dimorare nel sacro recinto di Babilonia, ordinando la costruzione di templi residenziali per loro<: infatti, per essere davvero il Supremo, aveva bisogno della presenza degli altri dèi e del loro riconoscimento.

Marduk: nell’astronomia babilonese, il pianeta di provenienza degli Anunnaki, Nibiru, che i babilonesi ribattezzarono “Marduk”. Nel primo millennio a.C., tavolette astronomiche elencate da ZS ne Il Giorno degli dèi, registravano la ricomparsa del pianeta “Marduk” nell’era zodiacale dell’Ariete.

Tratto da: “Le Cronache Terrestri Rivelate”

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ANTROPOMORFI (seconda parte)

I Canidi (Anubis)

Il Protettore dell’altro mondo.
Nella religione egizia, Anubi era la divinità che proteggeva le necropoli ed il mondo dei morti, per il quale veniva anche chiamato “Il Signore degli Occidentali”.

Prima divinità dell’Oltretomba, come recitano i “Testi delle Piramidi“, venne successivamente sostituito da Osiride già verso la V dinastia, ma restava il dio protettore del XVII nomos dell’Alto Egitto il cui capoluogo, Khasa, venne chiamato in epoca ellenistica Cinopoli, ossia “Città dei Canidi” per il culto che vi veniva celebrato.

Aveva numerosi titoli che coglievano i vari aspetti della complessa natura del dio, tra i quali:

“Colui che presiede l’imbalsamazione”

“Colui che è sulla montagna” intendendo la montagna ove erano scavati gli ipogei

“Colui della necropoli”

“Colui che è nelle bende” intendendo le bende funerarie ma dall’oscuro significato

Nel primitivo culto zoolatrico, Anubi era raffigurato come un cane dal pelo rossiccio, con grandi orecchie e lunga coda, ma a partire dal Nuovo Regno veniva rappresentato con il corpo di uomo e testa di cane, chiamata poi genericamente testa di sciacallo, per identificare così l’animale che si nutre di carogne e quindi strettamente connesso alla morte.

La testa era raffigurata nera perché questo colore indicava la putrefazione dei corpi, il bitume impiegato nella mummificazione ma anche il fertile limo, simbolo di rinascita, quindi, la comune immagine di questo dio, altro non era che un geroglifico indicante la “natura e le caratteristiche” della divinità.

Le divinità ibride con testa di canide erano diverse e ne citiamo tre:

Anubi, Upuat e Khentamentyu.

Anubi veniva definito nei “Testi delle Piramidi” come quarto figlio di Ra generato con la dea Hesat, dalla testa di vacca.

Le varie teologie, in realtà molto confuse, lo indicavano anche come figlio frutto di un rapporto tra Osiride e Nefti oppure della coppia Nefti-Seth ed era anche indicato come fratello di Osiride mentre, inizialmente, negli antichi testi non venivano citati né genitori né coniuge. La dea Qeb-hwt, anche conosciuta come Kebechet ossia “Colei che versa l’acqua fresca” che ristorava i defunti, era considerata la figlia di Anubi e qualche volta la sorella.

La sua paredra era la dea Inpwt avente anche lei per simbolo il canide ed un centro di culto sempre nel XVII distretto dell’Alto Egitto.

Protettore della sacra terra della necropoli, aveva il compito di accompagnare il Ba del defunto davanti al tribunale supremo degli dei, così come narrato nel “Libro dei morti”, illuminando il cammino con la Luna tenuta nel palmo della mano. In questo caso diveniva la forma sincretica del dio Upuat che significa “Colui che apre la strada” ed era anche assimilato all’altra divinità canide, Khentamentyu, ossia “Colui che è a capo della necropoli”.

Ebbe anche un ruolo importante nel mito di Osiride del quale imbalsamò le spoglie su ordine di Ra, facendone così la prima mummia e divenendo il dio protettore dell’imbalsamazione. Gli stessi imbalsamatori erano suoi sacerdoti e quello che presiedeva ai riti funebri indossava la maschera nera con le sembianze del dio, assumendo egli stesso la personificazione della divinità.

Partecipava inoltre alla psicostasia ove conduceva il defunto nella “Sala delle due verità” e ne pesava il cuore assieme al dio Thot che, come scriba, ne registrava la pesatura.

Procione nella costellazione del Cane Minore
Il Cane Minore (in latino Canis Minor) è una delle 48 costellazioni elencate da Tolomeo ed è anche una delle 88 costellazioni moderne; rappresenta uno dei cani che seguono Orione, il cacciatore.

Il Cane Minore è una piccola costellazione dell’emisfero boreale che consiste principalmente di due stelle,

Procione (α Canis Minoris)
Gomeisa (β Canis Minoris)

Procione (α Canis Minoris) è una stella bianco-azzurra di sequenza principale di magnitudine 0,38 e trovandosi alla distanza di soli 11,4 anni luce è la tredicesima stella più vicina al Sole.

Gomeisa (β Canis Minoris) è una nana bianco-azzurra di magnitudine 2,89 ed è distante 170 anni luce, mentre γ Canis Minoris è una gigante arancione di magnitudine 4,33 distante 398 anni luce. Costituisce il vertice nordorientale dell’asterismo del Triangolo Invernale, ciò rende la costellazione, nonostante le sue piccole dimensioni, immediatamente individuabile anche dalle aree urbane più popolate.

Il Procione, in realtà, è una stella doppia, la componente principale (Procione A o α Canis Minoris A) è una nana sub-gigante giallo-bianca con un massa 1,4 volte quella del sole e 7,5 più volte luminosa, la componente secondaria (Procione B o α Canis Minoris B) è una nana bianca.

Procione B orbita ad una distanza media dalla principale di circa 14,9 UA (2,229 miliardi di km), poco meno di quella che separa Urano dal Sole, sebbene l’eccentricità dell’orbita la porti da una distanza minima di 9 a una massima di 21 UA.

L’età della stella era stimata sui 3 miliardi di anni, ma nuove stime hanno ridotto questo valore a 1,7 ± 0,3 miliardi di anni, ritenendo che la stella nei prossimi 10-100 milioni di anni ultimerà la sua espansione, sino a diventare una gigante rossa di dimensioni da 80 a 150 volte quelle attuali.

Il nome Procione deriva dal greco antico e significa “Prima del Cane”, per il fatto che precede Sirio (la “Stella del Cane”) durante la rotazione della sfera celeste a causa della rotazione della Terra sul proprio asse.

Presso i Romani la stella era nota con la traduzione latina del nome greco Antecanis, gli arabi la conoscevano invece come Al Shira ed Elgomaisa.

Il primo nome deriva dal termine “il Segno Siriano” (l’altro segno era Sirio), il secondo da “la donna dagli occhi annebbiati”, in contrasto con “la donna con gli occhi lacrimanti”, ovvero Sirio. Il nome moderno in arabo di Procione è ghumūş, in Cina è noto con il mandarino nánhésān, “la Terza Stella del Fiume Meridionale”.

Queste due “stelle del cane” sono menzionate nella letteratura sin dall’antichità ed erano venerate sia dai Babilonesi che dagli antichi Egizi.

Un pianeta oscuro scavato nella roccia
Dalle ultime e più recenti ricostruzioni, sembra che tra Procione A e B siano collocati ben 13 pianeti rocciosi.

Solamente il secondo e il terzo pianeta hanno condizioni favorevoli ad ospitare la vita, ed è nel secondo che abita la razza Canide o degli Anubis. Il pianeta ha una grandezza poco più ampia della nostra Terra, ma a confronto risulta essere completamente diverso, in quanto al primo impatto appare come un mondo oscuro, con ampie zone della superficie annerite, completamente rivestito di una intricata rete di catene montuose.

E’ del tutto roccioso, con poche zone pianeggianti e fertili, inoltre sono presenti anche dei “piccoli oceani” sparsi qua e là su tutto il globo, non rivestendo comunque una qualche importanza fondamentale.

L’aspetto ancora più particolare di questo mondo risiede nell’atmosfera, pressoché intrisa di nubi e/o nebbia in modo perenne, questo dovuto al massiccio irradiamento solare che rende il pianeta caldo e umido. Anticamente il pianeta doveva essere molto più simile alla Terra, ma una qualche catastrofe, probabilmente dovuta all’impatto di un planetoide, ne ha bruciato l’intera superficie, sterminando buona parte di tutte le creature in esse presenti.

La conseguente vivacità geologica ha scatenato successivi terremoti ed eruzioni vulcaniche che, nel corso dei millenni, hanno modificato per sempre l’aspetto di questo pianeta, nell’opaco e nero di cui abbiamo testimonianza. Certamente un luogo non adatto alla vita dell’Uomo, ma a quanto pare mondo ideale per questa razza aliena.

Gli Anubis vivono all’interno di alte montagne, in immense costruzioni completamente scavate all’interno della roccia, luoghi che presentano tutti i canoni comuni di una normale convivenza tra i propri simili.

Centri di potere, uffici, negozi, luoghi di incontro, case, si trovano tutte internamente a queste caverne, attraverso un intricato reticolo ben costruito e funzionale. L’interno delle montagne, oltre a rendere più accettabile il clima, quindi più temperato, ha anche la particolarità di rendere sicuro da attacchi esterni e di qualsiasi natura, tutto il loro apparato.

Il pianeta è privo di qualsiasi altra forma di vita animale o vegetale, a parte qualche mostro carnivoro che vive negli oceani o pozze d’acqua sparse nelle risacche, e tutte le materie prime (se si escludono sostanze presenti all’interno del pianeta, come gas o combustibili fossili, etc.), provengono dalle due lune che orbitano attorno o dal terzo pianeta.

Le due lune sono tra i satelliti più affascinanti conosciuti, il primo, grande più o meno quanto la nostra Luna, è completamente ricoperto di acqua.

A causa della sua particolare orbita e della composizione atmosferica, durante il suo lento movimento attorno al pianeta, e la sua posizione rispetto a Procione A, presenta metà della superficie acquatica rivolta verso il pianeta ricoperta di ghiaccio, mentre l’altra metà rivolta verso la stella, allo stato liquido. Questa continua fusione e congelamento delle acque, produce una forte attività atmosferica con la formazione di gigantesche cellule temporalesche che riversano continuamente pioggia o neve su tutta la Luna.

La seconda luna, metà della prima, è un piccolo mondo roccioso privo di atmosfera ma ricchissimo di metalli, gas naturali, etc. Nel terzo pianeta, molto più temperato e simile al nostro, sono presenti forme di vita vegetali e animali in grande quantità e varietà.

Questo mondo è sottoposto ad una forte pressione e sfruttamento da parte degli Anubis, utilizzato come una sorta di immenso e totale “mondo da allevamento”, nel quale ogni materia prima, forma animale o vegetale, esiste in funzione alla sussistenza e alla sopravvivenza della specie.

Un alieno di nome Anubi
La razza aliena degli Anubis, rispetto a tante altre che già conosciamo, è tra le poche che presenta un aspetto simile a quello conosciuto nelle nostre antiche culture terrestri.

Vedere una rappresentazione del dio Anubi degli antichi Egizi è come vedere in fotografia un esemplare di questa razza aliena, per quanto siano pressoché somiglianti. Fisicamente presentano un altezza variabile dai 3 ai 6 metri, più alti sono i maschi, più basse le femmine ed entrambi i sessi, come tutti gli appartenenti alla specie, hanno il colore della pelle di un nero ebano, più lucido nei maschi e leggermente più opaco e rossiccio nelle femmine.

La corporatura è del tutto umana, possente e forte, le uniche differenze che esistono con il genere umano si riscontrano nelle mani e i piedi, a forma più di zampa che di arto umano, anche se in grado di poter tenere oggetti di qualsiasi fattura.

Altra differenza è la testa dalla forma canina, simile a quella di un lupo nei maschi, con il muso allungato in avanti e le orecchie lunghe, mentre al contrario più tondeggiante nelle femmine. Entrambi i sessi presentano una capigliatura somigliante a capelli intrecciati finemente, che diventa quasi rasta nei maschi, di lunghezza variabile, ma che non oltrepassa le spalle.

Questa unione di faccia canide con capelli, conferisce un aspetto a caschetto o di copricapo. Sono simili gli uni con gli altri, ci sono leggerissime differenze tra singoli individui, inoltre il loro abbigliamento non lascia spazio ad ulteriori identificazioni. Quasi del tutto nudi, portano soltanto un gonnellino alla vita, di vario colore a seconda della funzione, mentre ai piedi indossano dei calzari o sandali.

Raramente vestono con delle tuniche, soprattutto quando si svolgono funzioni pubbliche di una certa importanza, al contrario, portano svariati gioielli e bracciali, gli unici che permettono di far riconoscere il livello di appartenenza nella società.

Più ornamenti sono presenti sul corpo, più elevato è il potere, anche carismatico dell’individuo sugli altri della stessa specie.

La loro società è gestita in modo “democratico” da un “Consiglio degli Anziani”, retaggio di una antica tradizione e di quando il popolo dei canidi viveva in un diverso mondo, allo stato brado e dove al posto delle città si trovavano tribù erranti guidate dagli anziani (una società simile a quella degli indiani d’America).

Nel consiglio si accede dopo aver raggiunto l’età della massima maturità ed aver conseguito durante la lunga vita (attualmente 1.600 / 1.900 anni, dato provvisorio) innumerevoli riconoscimenti.

Dotati di grande forza fisica, possiedono anche una straordinaria capacità psichica, con la quale riescono a comunicare tra di loro telepaticamente e a riconoscersi.

Nei più anziani sono presenti anche casi di telecinesi, amplificata con l’utilizzo di una appropriata tecnologia.

Interferenze con l’Uomo
L’intervento della razza Canide sul genere umano è legato alla sua protezione e monitoraggio nei riguardi degli alieni Horus e, a diretti contatti, con entità extra-dimensionali (questi ultimi sopravvivono in Universi paralleli al nostro), se è invece la razza stessa ad intervenire direttamente, la situazione si presenta sotto molteplici aspetti.

Al momento non disponiamo di molti dati al riguardo, sia perché questo genere di interferenza è molto raro, sia perché il lavoro che svolgono è ancora pressoché sconosciuto.

La razza dei Canidi, insieme a quella dei Felini e degli Adam fa parte della potente e temuta “Gerarchia Superiore”. Sappiamo per certo che esiste una collaborazione attiva tra le razze che compongono questa gerarchia e che si aiutano a vicenda per raggiungere determinati obbiettivi.

Come spiegato per la razza Felina, svolgono anch’essi azioni di interventi per rimuovere o inserire nuovi microchip, molto più sofisticati e tecnologicamente avanzati, seguono alcuni tipi particolari di impianto di feti (ibridi umano-alieni) nelle donne, sembra non parassitino a livello di memorie aliene, ma sono responsabili della creazione continua di blocchi di acquisizione di coscienza, soprattutto ad un livello fortemente spirituale.

Essendo tra le prime e più antiche razze create, grazie alla sua particolare evoluzione è sempre stata al vertice di un potere, quasi assoluto e soprattutto militare, interferendo su ogni sviluppo di qualsiasi altra razza aliena presente nella Via Lattea.

Guardiani della Galassia?
Se i Felini Sek sono coloro che hanno suddiviso i centri di poteri, per meglio monitorare e controllare le altre razze aliene e mandare avanti il progetto delle Abductions, gli Anubis sono il braccio armato che detta legge nella Galassia (o buona parte di essa), decretando persino la distruzione delle civiltà nemiche.

Compito della Gerarchia Superiore, come ampiamente scritto, è quello di mandare avanti il “Progetto di Perfezionamento Umano”, ovvero una sorta di missione astro-biologica nel quale sia possibile fondere l’attuale Uomo con le razze aliene, soprattutto quelle della Gerarchia, con l’unico scopo finale di acquisire l’immortalità ed arrivare, attraverso una Coscienza quasi divina, alla conquista Universale.

E’ in questa potente razza aliena che la Gerarchia Superiore ha trovato la propria arma per mettere a tacere ogni voce fuori dal coro, soggiogando con la potenza distruttiva in loro possesso, ogni ribellione.

Dotati di avveniristiche astronavi dalle forme più bizzarre (si pensa che possiedano una flotta di migliaia di astronavi, alcune di grandezza simile ad un planetoide), sono equipaggiate con armamenti per noi sconosciuti, ma in grado di distruggere interi pianeti attraverso armi che utilizzano frequenze vibrazionali, in grado di cuocere il pianeta dall’interno (lo stesso effetto che viene innescato dai forni a microonde, ovviamente su scala planetaria).

Ci sono testimonianze uscite da alcune visualizzazioni di addotti, i quali asseriscono di aver visto in stati di trance interi pianeti distrutti da un calore innaturale e che, oltre a surriscaldare l’atmosfera, provocava anche un incremento esponenziale di terremoti ed eruzioni vulcaniche.

Civiltà dalla natura ambigua, stranamente rispecchia la visione che abbiamo della figura del Cane nella visione delle antiche civiltà della Terra, il quale rappresenta simbolicamente la fedeltà e la vigilanza.

Non di rado viene considerato guardiano dell’aldilà oppure viene sacrificato ai defunti per poter servire loro da guida anche nell’altro mondo. I cani sono considerati in grado di “vedere gli spiriti” e quindi di salvaguardare dai pericoli invisibili. In alcune culture primitive, il cane, a causa della sua intelligenza e della facilità di apprendimento, veniva invece considerato portatore di molti beni per la civiltà umana.

Nell’antichità si citavano l’adulazione e la spudoratezza dei cani, ma si sottolineava il loro attaccamento alla casa e le loro doti di guardiani del gregge, ma nel medioevo Cani infernali accompagnavano Satana, il cacciatore di anime.

Nell’antica Cina il cane è l’undicesimo segno dello zodiaco, ma il suo significato simbolico-mitico ha invece caratteri diversi, perché in primo luogo i cani dovevano scacciare i demoni, ma in alcune regioni venivano ritenuti carne commestibile (quindi portatori di cibo), mentre per la popolazione dello Yao, nella Cina meridionale, diviene progenitore dell’Uomo, attraverso numerose leggende di uomini dalla testa di cane.

Leggi QUI la prima parte 

Tratto da: http://www.bibliotecapleyades.net/ 

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ANTROPOMORFI

Inizio oggi una saga che comprende varie razze che hanno visitato e colonizzato il pianeta Terra.

Parlerò o meglio posterò la “presunta” proto-storia di questi antichi visitatori che hanno collaborato con il genere Homo sapiens Sapiens.

In ordine vengono qui elencati: 

I Felini (Sek): Il Leone nella mitologia Greca e Indù

I Canidi (Anubis) Protettori dell’altro mondo

Gli Horus (Falconiani)  Horo, che significa probabilmente “il lontano”

Le Mantidi (Insettoidi) Lo scorpione nella Mitologia

I Sauroidi (Figura mitologica del serpente)

I Luciferini (Esseri di Luce) Il portatore di Luce

I Grigi (provenienti dal Pianeta Serpo “Zeta Reticulis”)

I Saturniani (Esseri che vivono nelle profondità marine) 

I Theuthiani (Ibisiani) Thot è il dio egizio della scienza e della saggezza

I Lemuri (primati del sottordine degli Strepsirrhini) Esseri notturni

Gli Arieti (oggi completamente estinti) Un pianeta che ruota attorno alla stella Hamal

I Taurini (Provenienti dalla stessa costellazione degli Arieti) Stella Aldebaran

I FELINI SEK  (prima parte)

 Il Leone nella mitologia Greca e Indù:

Il leone Nemeo viveva a sud est di Corinto in una caverna con due aperture dalla quale usciva per uccidere gli abitanti del luogo che diminuivano a vista d’occhio, era una bestia invulnerabile di incerti natali, correvano voci che fosse stato generato dal cane Ortro, ma anche che fosse figlio del mostro Tifone e persino di Zeus, il re degli Dei, e Selene, la dea della Luna.

Aveva la pelle a prova di qualsiasi arma, perché il suo mantello era assolutamente indistruttibile e ciò lo rendeva invulnerabile, come scoprì Ercole quando lo colpì con tre frecce e queste si limitarono a rimbalzare, oppure quando la spada si piegò come di stagno e la clava si spezzò colpendolo. Ercole era stato sorpreso dalla bestia mentre viaggiava nei boschi, il leone gli ruppe l’armatura con i fendenti degli artigli ed arrivò a strappargli un dito.

Nel terribile duello, l’eroe afferrò la belva per la testa e la folta criniera, sino a quando si accasciò a terra sconfitto, Ercole, quindi, se lo caricò in spalla in segno di trionfo e lo portò a Micene.

Alla morte, il leone Nemeo fu posto da Zeus tra i segni dello zodiaco, dove formò la costellazione omonima. E’ chiaro che l’origine di tali miti sia molto più antica e che affondino le proprie radici in culture antecedenti come quella Egizia e, ancor prima, quella Indù.

Difatti, Narasimha (“uomo-leone”), chiamato anche Narasingh e Narasinga in devanagari, era la quarta incarnazione o avatar di Shri Visnu nei Veda e nei Purana, testi sacri dell’Induismo. Con un suo precedente avatar, Varâha, Visnu aveva ucciso il rakshasa Hiranyaksha, il fratello di questi, Hiranyakashipu, ebbe dunque in odio Sri Visnu e i suoi seguaci e decise di guadagnare poteri magici per combatterlo.

Ma a sua insaputa, il divino saggio Narada parlò della grandezza di Visnu al figlio di Hiranyakashipu, Prahlada, mentre questi era ancora nel grembo materno e così Prahlada nacque già ardente devoto di Visnu.

Hiranyakashipu non riuscì a convincere suo figlio ad unirsi a lui nella lotta contro Visnu e tentò di ucciderlo, ma il fanciullo era protetto dal dio ed egli non riuscì a toccarlo. Alla richiesta di riconoscere il padre come Signore dell’Universo, Prahlada rispose che questo titolo spettava a Visnu, essendo egli onnipresente, allora Hiranyakashipu indicò una colonna e chiese se Visnu si trovasse lì.

Alla risposta affermativa del figlio, Hiranyakashipu infuriato distrusse la colonna e da essa comparve Visnu nelle sembianze di Narasimha, attaccandolo. Dopo aver ucciso Hiranyakashipu, Narasimha non riuscì a contenere la sua furia animalesca.

Secondo lo Shiva Purana, Narasimha fu placato da Sri Śiva sotto le sembianze di Sarabhesvara, ma nel Bhagavata Purana si dice che nessuno dei semidei presenti fosse in grado di fermarlo, finché, su richiesta di Narada, Prahlada fu portato al suo cospetto e Narasimha si placò alle preghiere del suo devoto.

Sekhmet e Bastet, le figlie di Ra
In Egitto, Sekhmet, il cui nome significa “Colei che è potente”, era una divinità solare zoomorfa della mitologia, veniva raffigurata come leonessa o come una donna dalla testa leonina ed a partire dalla XVIII dinastia acquisì anche i simboli divini quali il disco solare, l’ureo ed il bastone uadj.

Dalla parola egizia sekhem che significa potere derivano sia lo scettro e con l’aggiunta della desinenza et indicativa del femminile, il nome della dea. Figlia di Ra, nella tarda teogonia menfita a partire dal Nuovo Regno, era membro della triade come sposa di Ptah e madre di Nefertem, prendendo anche l’epiteto di “La grande, amata da Ptah”.

Era la terribile dea della guerra che, impersonificando i raggi dal calore mortale del sole, incarnava il potere distruttivo dell’astro, ma anche l’aria rovente del deserto i cui venti erano il suo alito di fuoco e con i quali puniva i nemici che si ribellavano al volere divino, inoltre, rappresentava anche lo strumento della vendetta di Ra contro l’insurrezione degli uomini imponendo l’ordine del mondo.

Portava morte all’umanità ma era anche la dea protettrice dei medici come citano alcuni papiri.

Era temuta persino nell’Aldilà dove il malvagio Seth ed il serpente Apopi, venivano sconfitti dalla dea che abbracciava con le sue spire di fuoco Ra nel suo viaggio notturno. Sekhmet incarnava persino il fiammeggiante Occhio di Ra ed era in questo caso assimilabile a Tefnet. Narra il mito della Dea Lontana che Ra, adirato con gli uomini che avevano cospirato contro di lui, la inviò per ucciderli, ma dovette poi fermarla ubriacandola con la birra, colorata di rosso come il sangue, per far sopravvivere il genere umano.

La dea, assetata di sangue e che stava uccidendo sistematicamente tutti gli uomini, dopo aver bevuto la birra si addormentò ed al risveglio prese le sembianze di Bastet che rappresentava solo le qualità benefiche del sole.

Per ricordare la terribile circostanza, nacque la Festa dell’Ebbrezza, celebrata nella stagione di Akhet, ossia dell’inondazione del Nilo e nella quale venivano preparate grandi quantità di birra.

L’attributo di Colei che è potente era in realtà della dea Hathor e fu quest’ultima, per punire gli uomini ribelli, che si trasformò in Sekhmet a sua volta identificata, oltre alle già citate Bastet e Tefnet, anche in Uadjet, senza dimenticare che Bastet era uno degli “Occhi di Ra” e veniva mandata specificamente ad annientare i nemici dell’Egitto e dei suoi dei.

La costellazione del Leone
Il Leone (in latino Leo) è una grande costellazione zodiacale del cielo settentrionale, si trova infatti lungo la linea dell’eclittica, tra la debole costellazione del Cancro ad ovest e la vastissima Vergine ad est.

Il Leone è una grande costellazione zodiacale dell’emisfero nord, individuabile con facilità nei mesi fra dicembre e giugno nell’emisfero boreale, la sua presenza ad est dopo il tramonto indica il prossimo arrivo della primavera, mentre nell’emisfero australe diventa una costellazione tipica dei cieli tardo-estivi e autunnali.

Le sue stelle principali formano un grande trapezio, al quale è connesso un famoso asterismo, noto come La Falce, composto da Regolo, η Leonis e Algieba, assieme alle stelle più deboli Adhafera (ζ Leonis), Ras Elased Borealis (μ Leonis) e Ras Elased Australis (ε Leonis). Anticamente la costellazione era più estesa: la parte della testa comprendeva la zona settentrionale del Cancro e della Lince, mentre la parte terminale della coda era rappresentata dalla famosa chioma di stelle della costellazione di Berenice.

La stella principale è Regolo (designata α Leonis secondo la nomenclatura di Bayer, in latino Regulus) ed è anche la stella più brillante della costellazione del Leone. Il nome Regulus deriva dal latino e significa “piccolo re”, data la sua posizione nella costellazione è conosciuta anche come Cor Leonis, “il cuore del Leone” ed insieme a Aldebaran, Antares e Fomalhaut era una delle quattro “stelle regali” dei Persiani.

Regolo presenta una magnitudine apparente da Terra di 1,36 ed è la ventunesima stella più brillante del cielo notturno terrestre, distante dal sistema solare 77,5 anni luce.

La stella appartiene alla sequenza principale, è di tipo spettrale B, ed è 4 volte più massiccia del Sole, trattandosi di una stella bianco-azzurra, molto più calda del Sole e circa 130 volte più luminosa. Inoltre ha una piccola compagna distante 4200 unità astronomiche, essa è in realtà a sua volta una stella doppia, le cui componenti sono un astro di tipo spettrale K1 con una massa pari all’80% di quella solare e una luminosità pari a poco meno di un terzo di quella del Sole, più una compagna molto più debole di classe spettrale M e di massa pari a un quinto di quella solare. Queste due componenti distano fra loro 95 UA ed entrambe orbitano intorno alla principale con un periodo di almeno 130.000 anni.

Anche le altre stelle sono tutte importanti e alquanto vicine al nostro sistema solare.

  • γ Leonis (Algieba) è una stella doppia con componenti di magnitudine 2,01 (la primaria, azzurra) e 3,80 (la secondaria), la sua distanza è stimata sui 126 anni luce.

  • β Leonis (Denebola) è una stella bianca di magnitudine 2,14, distante 36 anni luce (dunque relativamente vicina), si trova nella posizione opposta a Regolo rispetto alla costellazione ed indica la coda dell’animale.

  • δ Leonis (Zosma) è una stella bianca di magnitudine 2,56, distante 58 anni luce.

  • ε Leonis (Ras Elased Australis) è una stella gialla di magnitudine 2,97, distante 251 anni luce.

  • θ Leonis (Coxa) è una stella bianca di magnitudine 3,33, distante 178 anni luce.

Nel Leone si trova persino una delle stelle più vicine alla Terra: Wolf 359, distante 7,7 anni luce.

Il loro mondo
Descrivere il mondo degli alieni Felini e il sistema solare in cui vivono non è compito facile, data la complessità del sistema stesso che presenta ben 3 soli e un ampiezza tale da contenere un qualcosa come 27 pianeti.

La vita si è quindi sviluppata in un modo del tutto diverso da come la concepiamo noi, non solo perché è sempre presente una illuminazione prodotta dai tre soli che, salvo particolari congiunzioni o eclissi verificantesi una volta ogni decina di migliaia di anni, rendono il buio pressoché sconosciuto, ma anche perché la maggior parte di questi pianeti sono stati colonizzati e quindi soggetti a modifiche ed interventi esterni.

Il pianeta dei Felini si trova nella fascia interna più prossima alla stella Regolo, ed è un pianeta massiccio e roccioso grande quasi 8 volte la Terra. A causa del forte irraggiamento solare presenta un atmosfera azzurro-elettrico, con alte concentrazione di Azoto, Argon, Anidride Carbonica, Metano e soprattutto Ossigeno.

L’atmosfera del pianeta, inoltre, è unica nel suo genere con formazioni di gigantesche tempeste all’equatore (zona pressoché disabitata) con un clima più temperato man mano che ci si avvicina ai poli.

Stranamente, seppure il pianeta sia molto caldo, presenta ampie distese di ghiaccio ad entrambi i poli, con avanzamento delle calotte sino a basse latitudini in ampi periodi misurati in migliaia di anni e che quasi arrivano a lambire le città-stato. Su tutto il pianeta esistono ben otto grandi continenti, circondati da dodici oceani e dove le profondità degli abissi possono raggiungere anche i 20.000 metri di profondità, mentre la montagna più alta, tocca quasi i 30.000 metri di altezza; senza dubbio un pianeta pieno di record geofisici.

Gli altri pianeti, in particolar modo i nove abitabili e colonizzati, presentano una grandezza diversa, seppure tutti minori rispetto al pianeta principale, con variegate caratteristiche atmosferiche, geologiche e ambientali.

Ogni pianeta è stato comunque modellato in grado di renderli simile al pianeta di origine e quindi del tutto vivibili nelle migliori condizioni. Ricchi di materie prime, sono sottoposti a pressanti e spesso distruttivi interventi di sfruttamento e che spesso creano problemi a cui raramente viene trovata una soluzione. Un decimo pianeta, un tempo abitabile, si è trasformato in un “deserto”, mentre ampie zone della superficie sono collassate al seguito del completo svuotamento di gas, liquidi naturali e materiali di vario genere presenti nel sottosuolo e in superficie.

Sul pianeta di origine esistono migliaia di città-stato sparse sulla terraferma, tutte posizionate nella fascia temperata, a nord e a sud dell’equatore.

Ogni città-stato è amministrata da un governatore, l’insieme dei governatori (il “Senato”) che ogni 3 mesi (un anno dura 22 anni terrestri) si riunisce nella capitale per deliberare leggi e decisioni insieme al “Comandate Supremo”. Rispetto ad altre razze aliene, questo “comandante supremo” viene eletto ogni 12 anni (264 anni dei nostri) in modo del tutto democratico, attraverso una rosa di candidati scelti dal “Senato”.

Essendoci completa parità dei sessi, si alternano al vertice sia comandanti maschi che femmine, cambiando ad ogni amministrazione tipologia di guida spirituale: patriarcale o matriarcale.

La capitale, che fa da modello a tutte le altre città del pianeta, è divisa in migliaia di settori, ben delimitati e perfettamente squadrati e allineati tra di loro, formando infiniti quartieri per una migliore ed efficiente organizzazione e presentando edifici dall’architettura avveniristica a forma triangolare. In genere si parte dalle periferie con edifici bassi (decine di metri) dove abitano singole famiglie, sino a crescere per quantità ed altezza man mano che ci si avvicina al centro. Le enormi dimensioni della città si caratterizzano per una latitudine di più di 300 km (nord-sud) e una longitudine di 300 km (est-ovest), su un territorio di centinaia di migliaia di chilometri quadrati.

I palazzi nel centro cittadino, sede del potere politico, religioso e amministrativo, sono strutture gigantesche alte sino ad un massimo di 10 km, intersecate tra di loro grazie alla particolare struttura triangolare.

Ogni edificio ha un colore nero ebano che riflette la luce dei soli, creando degli effetti luminosi del tutto particolari e impressionanti.

Il pianeta presenta un numero incalcolabile di forme di vita, sia vegetali che animali, molte delle quali sottoposte ad esperimenti genetici. Alcuni, i più adatti e con particolarità specifiche, sono stati trasformati in robot biologici, svolgendo funzioni di vera e propria schiavitù, mirate al benessere e alla supremazia della razza felina.

Negli oceani esistono specie acquatiche, di cui una simile alle nostre balene (anche se sono biologicamente diverse) che riescono a raggiungere la lunghezza record di quasi 100 metri. Altresì, sulla terraferma, l’animale quadrupede più grande raggiunge i 9 metri di altezza e i 6 di larghezza, per un peso di svariate tonnellate.

La grandezza è dovuta ad una gravità minore, quasi di leggera sospensione, data dalla forza traente dei 3 soli e dagli innumerevoli pianeti presenti.

Aspetto fisico
La loro raffigurazione è quanto mai semplice, dato che sono visti con un corpo umano ma con la testa da Leone, interamente ricoperti di una pelliccia color marroncino chiaro, quasi dorata.

Alti più di 2 metri (forse sino a 3 o 4 metri) portano tutti una tuta (blu, spesso argentata) aderente e degli stivali, neri per i maschi e bianchi per le femmine. Presentano vari simboli al petto, il più comune è formato da una coppia di ali, simile al disco solare egizio (guarda caso la dea leonessa Sekhmet nell’antico Egitto, era la figlia del dio sole Ra).

Possiedono grandi capacità telepatiche, poteri di telecinesi, impressionante forza fisica e una complessa filosofia di vita, unita ad una visione spiritualmente elevata del cosmo. Vige una parità dei sessi tra maschi e femmine per la gestione regolare del potere, con conseguente cambiamento nelle linee guida in stati patriarcali e matriarcali; tutta la società è strutturata secondo uno schema fortemente militare.

Civiltà antichissima, tra le prime apparse nella nostra Galassia, ha sempre condotto una politica ambigua, mirata a tenere saldi i rapporti con i “vertici del potere” e a sostenere dall’altra, la ribellione aliena e l’inizio del progetto Abductions. In questo modo rimangono abilmente in bilico tra due fronti, cambiando più volte nel corso della storia alleanze e obbiettivi.

Attualmente svolgono un ruolo di protezione nei confronti degli Alieni Umanoidi che vivono su Sirio e da quando è nata questa “protezione”, si è avuta persino una simbiosi che ha portato la razza degli Umanoidi a sviluppare maggiormente una certa conoscenza spirituale, altamente evoluta nei Felini, nonché una visione comune ed uno scambio reciproco di conoscenze e risultati conseguiti.

Si riscontra, quindi, la necessità di condurre in silenzio il proprio compito, i Felini, non essendosi mai sporcati le mani direttamente nel progetto, hanno delegato gli Umanoidi nel svolgere questa missione, dove a loro volta hanno tenuto un comportamento evasivo e per certi versi misterioso.

Interferenze con l’Uomo
L’intervento della razza Felina sul genere umano è intimamente connesso alla protezione che nutre nei riguardi degli alieni Umanoidi.

Come spiegherò successivamente, gli Alieni Umanoidi sono parenti lontani della razza umana e persino responsabili della nostra creazione, possiedono la mappatura genetica dettagliata dell’umanità, tanto che sanno distinguere gli esseri umani che vanno scelti per i rapimenti da quelli che vanno scartati perché non possiedono quell’energia per loro necessaria, se è invece la razza Felina ad intervenire direttamente la situazione cambia radicalmente.

Al momento non disponiamo di molti dati al riguardo, sia perché questo genere di interferenza è molto raro, sia perché il lavoro che svolgono è ancora avvolto dal mistero.

La razza dei Felini, insieme a quella dei Canidi e agli Adam fa parte di una potente e temuta “Gerarchia Superiore”, questa Gerarchia è una sorta di “cupola” dove si detiene il potere galattico sul progetto alieno-umano, per il controllo della forza energetica presente nell’Universo: l’energia animica.

Compito della “Gerarchia Superiore” è quello di mandare avanti il “Progetto di Perfezionamento Umano”, ovvero una sorta di missione astro-biologica nel quale sia possibile fondere l’attuale Uomo con le razze aliene, soprattutto quelle della Gerarchia, con l’unico scopo finale di acquisire l’immortalità ed arrivare, attraverso una Coscienza quasi divina, alla conquista Universale.

Sappiamo per certo che esiste una collaborazione attiva tra le razze che compongono questa Gerarchia, aiutandosi a vicenda per raggiungere determinati obbiettivi.

Svolgono azioni di interventi per rimuovere o inserire nuovi microchip, molto più sofisticati e tecnologicamente avanzati, seguono alcuni tipi particolari di impianto di feti (ibridi umano-alieni) nelle donne, sembra siano persino in grado di possedere altri corpi, sostituendosi mentalmente e spiritualmente, in questo caso sarebbero responsabili della creazione continua di blocchi di acquisizione di Coscienza, soprattutto nei loro riguardi.

Essendo una tra le prime e più antiche razze create, grazie alla sua particolare evoluzione e potenza, è sempre stata al vertice del potere, quasi assoluto, interferendo su ogni sviluppo di qualsiasi altra razza aliena presente nella Via Lattea. Sono i Felini coloro che hanno suddiviso i centri di poteri, il controllo sulle altre razze aliene per monitorare e mandare avanti il progetto delle Abductions.

Sono sempre i Felini che hanno deciso le sorti di altre razze aliene, decretando persino la distruzione di molte civiltà nemiche. 

Tratto da: http://www.bibliotecapleyades.net/

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