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Potere e psicopatia & Intelligenza Emotiva

Perché ci sono tanti psicopatici nelle posizioni di potere?

Anna è proprietaria e editrice dei siti web Learning-mind.com e Lifeadvancer.com, scrittrice del ‘The Mind Unleashed’. Si appassiona nel comprendere cose nuove e riflette sulle  idee che fanno pensare. Scrive di tecnologia, scienza,  psicologia e altri temi correlati.  E’ interessata in particolar modo all’introversione, alla mcoscienza e al subconscio, alla percezione, al potenziale della mente umana, alla natura della  realtà e dell’universo.

Un studio del 2010 (Corporate Psychopathy – Talking the Walk) che ha preso in esame un campione di 203 individui da differenti programmi di guida allo sviluppo di diverse imprese, ha dato risultati interessanti.

E’ stato evidenziato che un 3% approssimativamente dei dirigenti di imprese erano finiti nel rango degli psicopatici, mentre l’incidenza della psicopatia sulla popolazione i n generale era approssimativamente dell’1%.

Allora perché ci sono tanti psicopatici che ricoprono posizioni di alto livello?

Lo studio

Uno studio più recente (Psychopathy, Intelligence and Emotional Responding in a Non-Forensic Sample), pubblicato nel 2014 sul Giornale di Psichiatria e Psicologia Forense, getta una nuova luce sul comportamento degli psicopatici che porterebbe a spiegare questo fenomeno.

Durante un esperimento, un gruppo di persone ha sostenuto una prova standard di psicopatia. Allo stesso tempo ai partecipanti sono stati mostrati una serie di quadri che avevano come obiettivo di dimostrare il loro livello di empatia.

I ricercatori misurarono la risposta reattiva della pelle per esaminare la loro reazione emotiva rispetto alle immagini mostrate loro.

La ricerca ha dimostrato che gli psicopatici con livello medio o alto di intelligenza furono in grado di controllare la risposta reattiva. Il risultato fu che le loro risposte sembravano normali.

Gli psicopatici con un livello basso di coefficiente intellettuale diedero risultati anormali alle prove cui erano stati sottoposti, risultati tipici delle persone che hanno tendenza a essere psicopatici.

Significato dei risultati

Gli psicopatici sono dei grandi manipolatori, e questa ricerca fornisce nuove prove.

I risultati dello studio mostrano che gli psicopatici con un elevato coefficiente intellettuale sono capaci di occultare la loro vera identità falsando le loro risposte emotive e probabilmente anche tratti della personalità.

Il risultato mostra un’immagine diversa di loro stessi e ingannano gli altri facendo credere loro che quello è il loro vero io.

Carolyn Bate, la prima autrice dello studio, disse:

“Coloro che si trovano nella cuspide delle società sono spesso persone piacevoli e intelligenti ma con deficit emotivi a differenza degli psicopatici che sono abbastanza imprevedibili e hanno la tendenza a commettere crimini spaventosi e spesso sono catturati e messi in prigione.”
Crede anche che gli psicopatici che occupano posizioni di potere potrebbero essere molto più di un 3%,
“Perché se le persone sono coscienti di essere psicopatiche possono anche mentire – sono abbastanza manipolatrici e mancano di empatia.”

Questi risultati sono abbastanza interessanti da considerare e si potrebbero applicare in altri ambiti, con l’eccezione del mondo degli affari.

Sono sicura che se gli psicologi avessero l’opportunità di studiare coloro che occupano posizioni di rilievo nell’ambito politico, la cifra andrebbe sopra il 3%. Essere capaci di manipolare e falsare le emozioni è una qualità che indubbiamente aiuta a diventare un politico di successo.

E non aggiungiamo nemmeno il fatto che, avendo come fine il raggiungimento dei più alti livelli politici, non avere una certa empatia e coscienza, è una necessità.

Il Dr. Paul Babiak scrisse nel suo libro Snakes in Suits – When Psychopaths Go to Work:

“Sono maestri nel manipolare le impressioni. La visione della psiche di altri combinata con una superficiale ma convincente fluidità verbale, permette loro di ribaltare la situazione con abilità poiché si adattano alla situazione e al piano di gioco.”

Non vi sembra che si adatti alla maggior parte dei nostri politici?

Loro stanno facendo il loro gioco, ingannando le persone facendo vedere che credono sinceramente alle preoccupazioni del mondo e della società. Fingono di essere interessati mentre in realtà quello che vogliono è più denaro e più potere.

E non è nemmeno necessario uno studio per sapere tutto questo.

http://www.bibliotecapleyades.net/sociopolitica/sociopol_ponerologypsycho16.htm

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I 10 modi con cui i Manipolatori  Usano l’Intelligenza Emotiva per approfittare di noi

Lo sapevate che i manipolatori spesso usano l’intelligenza emotiva per approfittare di altre persone? Ecco come.

La maggior parte delle persone sono consapevoli del termine intelligenza emotiva (EQ o EI). Il termine è stato creato nel 1960 dai ricercatori Peter Salavoy e John Mayer, e portato all’attenzione del pubblico in un libro popolare omonimo di Dan Goleman nel 1996.

Qual è Intelligenza Emotiva?

EI è stata riconosciuta come la capacità di:

  • Identificare, capire e gestire le nostre emozioni
  • Identificare, capire e influenzare le emozioni degli altri

Questo significa che le nostre emozioni possono non solo guidare il nostro comportamento, ma può anche avere un impatto sugli altri e intorno a noi, in un certo senso sia positivo che negativo. Se EI ha la capacità di concentrarsi sulle nostre emozioni e quelle degli altri, così, ogni capacità può essere lavorata, imbrigliata, affilata, e in ultima analisi utilizzata.
 

Anita Roddick fondatrice del Body Shop ha usato le emozioni di un suo dipendente ispirandolo a raccogliere fondi per beneficenza. Roddick ha spiegato: “Ogni volta che abbiamo voluto convincere il nostro personale per sostenere un progetto particolare abbiamo sempre cercato di far leva sui loro cuori.” 
 
Il lato oscuro d’Intelligenza Emotiva Anita, psicologa e autrice del best seller Adam, ha discusso e concesso un’intervista del suo saggio in The Atlantic, dicendo che l’EI può avere un lato oscuro, ‘Il lato oscuro della intelligenza emotiva’.

Lo storico Roger Moorhouse dice che ha trascorso anni a guardare uno dei più potenti manipolatori del 20° secolo, Adolf Hitler,  e di come il linguaggio del suo corpo abbia emotivamente colpito coloro che lo circondavano. Ha perfezionato ogni gesto della mano, ogni presa di posizione per diventare ‘un altoparlante pubblico assolutamente affascinante’.

I dieci modi della manipolazione emotiva:
 

1. Usano la paura per manipolarci.
Al fine di controllarci e manipolarci, spesso utilizzano le nostre paure, addirittura esagerando al punto di dire bugie oltraggiose per cercare di spaventarci. Che cosa si dovrebbe fare:

Se qualcosa di falso ci colpisce, bisogna guardare un quadro più grande o parlare con amici fidati al fine di ottenere la verità dei fatti.

 
2. Essi, i manipolatori, mirano a trarre in inganno
Tutti i manipolatori cercheranno di ingannare mettendoci in condizioni di svantaggio. In genere si otterrà solo la loro versione della storia, che sarà sempre sbilanciata in loro favore. Che cosa si dovrebbe fare:

Non abbiate paura di fare domande se non siete sicuri di ottenere il quadro completo ricorrere a una persona più affidabile per scoprire la verità della cose. 

 
3. A loro piace quando siamo felici.
Se siamo di buon umore, ci sono più probabilità di accordarci con qualcuno essendo disponibili a fare dei favori. Questo è il motivo per cui i manipolatori piace tanto quando siamo felici. Per loro si tratta di un primo approccio per avvantaggiarsene. Che cosa si dovrebbe fare:

Siamo consapevoli del nostro buon umore ma no facciamoci manipolare solo perché siamo felici in quel momento. Cerchiamo di essere più equilibrati nel nostro pensiero.

 
4. Ci faranno dei favori rendendoci debitori nei loro confronti
Molto spesso i Manipolatori ci fanno un piccolo favore mettendoci in condizione di sentirci debitori nei loro confronti, richiedendoci in cambio qualcosa di più grande. Essi sanno che una volta che hanno fatto qualcosa per noi, è molto più difficile dire di no. Che cosa si dovrebbe fare:

Diffidare quando questi favori vengono elargiti, senza aver paura di rifiutarli, dire sempre di no, se davvero non si vuole essere vincolati.

5. I manipolatori si sentono a loro agio quando sono nelle loro residenze
Un manipolatore sa di essere più forte quando sono nella loro casa e/o residenza. Questo potrebbe essere un club che possiedono, la loro palestra, casa, ufficio o dovunque che diversamente potrebbero sentirsi a disagio.

Che cosa si dovrebbe fare:

Eventuali incontri dovrebbero essere disposti in uno spazio neutro, come ad esempio un posto che nessuno dei due è stato prima. Se questo non avviene, si ha tutto il tempo per poterlo organizzare prima di incontrarsi. 

 
6. Fare domande per raccogliere informazioni
Le persone amano parlare di se stesse, è un dato di fatto. I manipolatori cercano in questo modo di scoprire le nostre debolezze, i nostri punti deboli, o per raccogliere informazioni che potrebbero aiutarli a utilizzarle a loro vantaggio. Che cosa si dovrebbe fare:

Se si sospetta che qualcuno stia cercando di ottenere informazioni da noi, allora bisogna solo diffidare evitando di rivelare troppo. Soprattutto se la persona che chiede è abbastanza reticente su se stessa.

 
7. Parlano rapidamente apposta
I maestri manipolatori parlano ad un veloce ritmo per cercare di sganciarsi da argomenti scomodi. Essi potranno anche utilizzare un vasto vocabolario al fine di sbilanciarci facendoci sentire meno sicuri di noi stessi. Che cosa si dovrebbe fare:

Non c’è cosa peggiore di una domanda stupida, quindi, se non si capisce un punto dell’argomento, chiedere loro di ripeterlo, o meglio ancora, chiederne un esempio. E’ altamente probabile che non saranno in grado di averne uno se non hanno riacquistato il vantaggio.

 
8. Non hanno paura di mostrare le loro emozioni negative
Per i manipolatori è facile dopo un avvenuto dramma fare leva psicologica su persone impressionabili, così la gente intorno a loro si sentirà a disagio dandogli un vantaggio facile e veloce.

Che cosa si dovrebbe fare: Non bisogna reagire subito. Dare alla persona qualche secondo per calmarsi e poi parlare lentamente e ragionevolmente al fine di dare la possibilità di spiegare la situazione. 

 
9. Vogliono agire rapidamente
Se qualcuno vuole che tu prenda una decisione in un breve lasso di tempo dovrebbe suonarti un campanello d’allarme. Questo perché non vogliono dare abbastanza tempo per poter pensare correttamente su ciò che si sta per fare. Che cosa si dovrebbe fare:

Mai cedere alle richieste irragionevoli. Chiedere più tempo e mettere in discussione il perché la decisione deve essere presa così in fretta.

 
10. La riduzione al silenzio.
Un’altra tattica di controllo al fine di ottenere il sopravvento è quella di evitare in qualsiasi modo di conversare con noi, il manipolatore dice di avere il potere di parlare e di non essere interrotto e noi di ascoltarlo. Che cosa si dovrebbe fare:

Dare alla persona un tempo abbastanza ragionevole per poter noi successivamente controbattere alla scadenza del tempo concesso. Se questo tempo concesso non dovesse avvenire e funzionare, ce ne possiamo andare senza ripensamenti.

Riferimenti:

 
 
Traduzione e adattamento Nin.Gish.Zid.Da

una “pace educata” banalizzata e strumentalizzata

PEACEDU VS PSYOPS : quando la pace si fa con le parole 

Come fare formazione alla disinformazione…

Vorrei continuare il discorso iniziato nel mio precedente articolo (https://ermeteferraro.wordpress.com/2012/02/04/psy-ops-quando-la-guerra-si-fa-con-le-parole/ ), cercando da un lato di approfondire un aspetto della guerra da cui siamo bersagliati un po’ tutti e, dall’altro, di chiarire quali risposte costruttive e nonviolente può e deve opporre chi, invece, ha come obiettivo la pace.

Devo dire che questa storia delle PsyOps mi ha incuriosito parecchio, ragion per cui ho cercato di capirne qualcosa di più, utilizzando quella ‘rete’ che è uno dei principali strumenti non solo di persuasione occulta di tipo commerciale, ma anche di subdola guerra psicologica.

Da insegnante e da ricercatore/educatore per la pace, ad esempio, m’intriga non poco l’idea stessa di una “Scuola della NATO” (https://www.natoschool.nato.int/index.asp ), nella quale militari di ogni nazionalità possono usufruire di una “offerta formativa” per tutti i gusti… Come spiega la guida di questa nobile istituzione ‘alleata’ – la cui sede si trova ad Oberammergau – la NATO School “…fornisce corsi d’istruzione residenziali in cinque principali discipline: 1) Intelligence; 2) Sorveglianza, Acquisizione e Riconoscimento del Bersaglio (ISTAR); 3) Operazioni Congiunte; 4) Armi di distruzione di Massa (WMD); 5) Politica e Programmi NCO.”

Con una spesa piuttosto modica, è possibile essere ospiti per qualche settimana della discreta ed accogliente struttura della N.S.O., collocata in un ridente villaggio nelle Alpi bavaresi, per approfondire e specializzare le proprie conoscenze, mediante “educazione ed addestramento individuale a sostegno delle operazioni correnti ed in via di sviluppo, della strategia, della politica, dottrina e procedure della NATO”. Devo ammetterlo. La sola idea di un giovane ufficiale turco, inglese o italiano che – da solo o magari anche in compagnia di moglie e figli – se ne vada in trasferta in questa graziosa cittadina della Baviera per svolgervi qualcosa tra un “ritiro spirituale” ed un “training” aziendale, alternando passeggiate nei boschi con dotti seminari sulle armi di distruzione di massa, mi provoca una certa nausea … Innegabilmente, la NATO School ha un piglio molto professionale. 

Facciamo conto che a voi o ai vostri superiori interessi approfondire, metti caso, proprio le PsyOps. Basta consultare la “guida dello studente” sul suo sito per avere tutte le informazioni in proposito. Si viene a sapere, infatti, che per due volte all’anno si tiene il corso denominato “P3-08: Nato Operations Planners’ PsyOps”, la cui durata è di 2 settimane e che è rivolto ad un minimo di 25 ed un massimo di 60 persone, selezionate fra ufficiali e civili ‘equivalenti’.

Ovviamente ai potenziali corsisti sono richiesti precisi “pre-requisiti’ (conoscenza di ottimo livello della lingua inglese, formazione di base sulle tecniche di psy-ops, conoscenza delle direttive NATO, etc.), ma si garantisce il conseguimento di qualificati obiettivi formativi. Fra questi, il “possesso di una sufficiente comprensione della psicologia e della sociologia di base, per essere capaci di adottare questa conoscenza nella pianificazione a livello operativo allo scopo di cambiare atteggiamento o comportamento di un determinato pubblico”. 

Si persegue anche la finalità di: “possedere una migliore conoscenza della misurazione e valutazione del successo…delle attività psicologiche volte ad influenzare atteggiamento o comportamento di un determinato pubblico”. Fra gli altri obiettivi del Corso in questione c’è anche quello di “comprendere organizzazione, integrazione, mancanze, opportunità e requisiti delle PsyOps, a partire da operazioni reali selezionate.” Insomma, bastano due settimane di “full immersion” nello studio dei tanti casi precedenti di guerra psicologica per conseguire una competenza non solo nella loro realizzazione, ma anche nella valutazione del loro impatto e nella correzione degli eventuali ‘punti deboli’.

L’esperienza di uno “psico-guerriero”

Il linguaggio utilizzato è volutamente anodino e lascia intendere che si tratta d’un insegnamento come gli altri, sebbene non riguardi affatto di tecniche e metodologie valutative per l’insegnamento oppure per un trattamento psicologico, bensì quelle utilizzate dai militari per manipolare conoscenze, idee e comportamenti di migliaia di persone. 

Che si tratti di “armi di disinformazione di massa” risulta più evidente se, navigando in Internet, si finisce nel sito un po’ esaltato di un ‘veterano’ delle PsyOps , il maggiore a riposo Ed Rouse, dell’U.S. Army. Questo baffuto ufficiale – che si fa chiamare simpaticamente “Psywarrior” (Psicoguerriero) – chiarisce nelle sue note biografiche di parlare con perfetta cognizione di causa (20 anni d’onorata carriera militare, parecchi dei quali all’interno di quei reparti speciali che si occupano, appunto, di Psy-Ops) ma, con la stessa semplicità, c’informa che sua moglie Sheila è un’avida collezionista di orsacchiotti (teddy bear) e che entrambi si dilettano a fare acquisti nei “mercati delle pulci”… 
 
Questo “Rambo” della guerra psicologica, ormai in pantofole, presenta però in modo molto meno bonario e casalingo l’attività di cui si è occupato a lungo. Sulla homepage del suo sito web (www.psywarrior.com ), ci spiega infatti che nell’arte della guerra (warfare) ci sono essenzialmente due forze: quella fisica e quella morale, che richiedono due distinti approcci. Quello che il mag. Rouse chiama un po’ eufemisticamente “morale” viene considerato “indiretto” ed è sintetizzato dall’anonima citazione che apre la pagina: “Cattura le loro menti e i cuori e le anime seguiranno”
 
Ebbene, quando il nostro Psicoguerriero usa il termine “catturare” non lo fa, ovviamente, nel senso in cui potrebbe usarlo un missionario e neppure come lo farebbe un pubblicitario professionista. E’ lui stesso a darne dimostrazione, squadernando una lunga storia di ciò che è stato nel corso dei secoli la guerra psicologica, da Alessandro Magno all’operazione “Desert Storm”, da Gengis Khan alla guerra nel Vietnam. Soprattutto, il mag. Rouse ci tiene a chiarire il senso di queste operazioni, che così definisce: “…si tratta semplicemente d’imparare tutto sul vostro nemico-bersaglio, quello che credono, ciò che gli piace o non gli piace, i loro punti di forza e di debolezza e vulnerabilità. 
 

Una volta che avete conosciuto ciò che motiva il vostro bersaglio, siete pronti ad iniziare le operazioni psicologiche. […] Una campagna di guerra psicologica è una guerra della mente. Le vostre principali armi sono la vista e il suono….”. La pagina dei “links” che accompagna questa specie di storia della “Psycological Warfare” risulta ancor più istruttiva. Basta, infatti, navigare tra i tanti collegamenti informatici – dal sito del Comando Centrale ( http://www.soc.mil/ ) alle pagine dedicate all’uso dei volantini oppure del Web nella psico-guerra – per farsi un’idea di quanto avesse ragione George Orwell, il profeta dell’attuale, pervasivo, “Big Brother” nel prefigurare una civiltà narcotizzata ed omologata dal potere dominante.

Controinformar e organizzar…

Sì, è vero che oggi non le chiamano più “Psycological Operations”, preferendo ricorrere alla più inoffensiva denominazione di “Information Operations”. Si tratta però d’un caso evidente della orwelliana Neolingua, in quanto si rimuove l’insidiosità del richiamo alla “psiche” per limitarsi a parlare di generica “informazione”. 

Ma è lecito domandarsi che razza d’informazione sarebbe quella il cui proposito – secondo il Mag. Rouse – è così riassunto: “…demoralizzare il nemico, causando dissenso ed agitazione nelle sue fila, mentre allo stesso tempo si convince la popolazione locale ad appoggiare le truppe americane. 
 
Le PsyOps forniscono ai comandanti tattici sul campo anche una continua analisi degli atteggiamenti e comportamenti delle forze nemiche, cosicché possano sviluppare, produrre ed impiegare la propaganda in modo da aver successo…”. Si tratti delle immagini volutamente distorte diffuse negli anni ’60 sul Vietnam oppure dell’ultima campagna propagandistica per giustificare un intervento armato in Siria, le subdole “armi di disinformazione di massa” sono sempre le stesse, ma perfezionate e potenziate dalle moderne tecniche massmediatiche.
 
Demistificarle non è certo semplice e richiede una grande e continua attenzione da parte di chi vorrebbe fare contro-informazione, ma è ovviamente handicappato dalle scarse forze disponibili e dall’assenza di risorse finanziarie che possano minimamente contrapporsi a quelle che muovono le operazioni di guerra psicologica. Va detto però, onestamente, che nessuna propaganda o campagna mediatica potrebbe funzionare se non ci fossero moltissimi operatori dell’informazione disposti a farsi assoldare. 
 
Altrettanto onestamente, poi, va riconosciuto che, purtroppo, dagli anni ’70 ad oggi si è costruito ben poco in ambito della ricerca sulla pace e della formazione alla risoluzione nonviolenta dei conflitti. I “peace studies” e la stessa educazione alla pace sono stati troppo spesso ridotti ad ambiti di ricerca e formazione puramente accademica. 
 
Viceversa, la rete delle organizzazioni pacifiste e nonviolente si è oggettivamente indebolita ed ha perso il suo carattere internazionalista e globale, pur partendo da azioni locali e specifiche. La stessa idea di “alternativa nonviolenta” si è a poco a poco sbiadita, confinando Gandhi, Luther King – ma anche il nostro Capitini – nella soffitta un po’ polverosa degli eventi celebrativi e delle tesi di laurea. Per quanto mi riguarda, mi sono occupato sia dei rischi che corre in Italia una “peace education” banalizzata e strumentalizzata (E. Ferraro, Educazione o maleducazione alla pace?, Napoli 2008 – http://www.peacelink.it/pace/docs/2873.pdf ), sia della riscoperta della Nonviolenza (E. Ferraro, Nonviolenza qui e ora, Napoli 2010 – http://forummediterraneoforpeace.it.forumfree.it/?t=50946838, sia delle caratteristiche e delle potenzialità ancora poco valorizzato dell’ecopacifismo (E. Ferraro, Ecopacifismo: visione e missione, Napoli 2011 – http://www.vasonlus.it/per-la-stampa/gli-editoriali/968-ecopacifismo-libia
 
Ma il mio punto di partenza, all’inizio degli anni ‘80, era stato proprio quello della comunicazione nonviolenta e della formazione ad una lingua di pace. Il mio opuscolo (E. Ferraro, Grammatica di Pace – Otto Tesi per l’Educazione Linguistica Nonviolenta, Torino, Satyagraha,1984 – http://www.libreriauniversitaria.it/grammatica-pace-otto-tesi-educazione/libro/9788876900198 ) cercava, infatti, di proporre un percorso educativo che raggiungesse innanzitutto i giovani, per formarli ad un linguaggio che servisse a risolvere nonviolenta-mente i conflitti e non a coltivarli. 
 
Dopo una lunga stagione di disinteresse per la comunicazione pacifica e pacifista – fatta eccezione per alcune interessanti esperienze proprio negli USA con le opere sulla N.V.C. di Marshall Rosemberg (http://www.nonviolentcommunication.com/aboutnvc/aboutnvc.htm ), devo dire che, finalmente, qualcosa sembra muoversi anche nel nostro Paese. Proprio in questi giorni, infatti, ci si presentano almeno due occasioni di formazione in questa auspicabile direzione. 
 
La prima, organizzata dal Centro Studi Difesa Civile di Roma, è un “Corso di Comunicazione Costruttiva”, che si svolgerà alla Casa per la Pace di Impruneta (FI) dal 20 al 21 febbraio (http://www.pacedifesa.org/canale.asp?id=498 ). La seconda è un “training alla nonviolenza”, promosso dal Centro per la Nonviolenza nei Conflitti di Napoli (www.cenocon.it ), che affronterà in più incontri, da marzo a maggio, le relazioni interpersonali ed il metodo per renderle più empatiche e nonviolente. 
 

Il vero problema, allora, è quello di mettere insieme tante esperienze e percorsi e farli interagire, per organizzare una rete di controinformazione e comunicazione e per la trasformazione nonviolenta dei conflitti. E’ un obiettivo davvero ambizioso, ma proprio per questo penso che dobbiamo darci da fare, al più presto. Prima che il Grande Fratello ed i suoi accoliti del “Ministero della Verità” riescano davvero a convincerci tutti che, secondo la logica del “bispensiero”: ”WAR IS PEACE,” “FREEDOM IS SLAVERY,” “IGNORANCE IS STRENGTH”….. (“La guerra è pace”, “La libertà è schiavitù”, “L’ignoranza fa la forza”)

© 2012 Ermete Ferraro (www.ermeteferraro.wordpress.com )

non vedo-non sento-non parlo

dissonanza cognitiva: servus Homo   

C’è un’epidemia nel mondo d’oggi, un fenomeno psicologico chiamato dissonanza cognitiva. Ognuno è suscettibile alla dissonanza cognitiva in un modo o nell’altro, ma per molti osservatori, nel mondo occidentale di oggi sembra essere particolarmente diffuso nei media, .

La dissonanza cognitiva si riferisce al disagio psicologico o al senso emotivo di fronte a nuove informazioni o a una nuova realtà che contraddice le convinzioni profondamente radicate nei sistemi di credenze che sono sempre state e valutate come puramente vere. Questo fenomeno psicologico appare soprattutto tra le persone che sono state vittime di spot televisivi e altri metodi di lavaggio del cervello e della propaganda. E’ anche vero che i cultisti sono guidati da un leader carismatico o appartenenti a qualche altro sistema autoritario, compresi i genitori punitivi e/o l’indottrinamento politico/religioso. (Ad esempio, a livello politico, in Spagna è impensabile che un voto MP venga espresso contro una proposta della propria disciplina di partito, un altro buon esempio chiamato … dissonanza cognitiva che implica la religione e la negazione è presente in alcuni fondamentalisti religiosi che, pur professando che la Bibbia sia infallibile, negano il fatto che al suo interno ci siano numerose contraddizioni e incongruenze tra gli insegnamenti etici del Vecchio Testamento spesso giustificato da violenza omicida in contrapposizione con l’etica non violenta di Gesù, che vieta la violenza omicida.

Quando c’è uno scontro di credenze contraddittorie che si escludono a vicenda, le persone intelligenti, con mente aperta e riflessiva di solito sono disposte a cambiare idea e a rivalutare le loro posizioni precedenti, guardando attentamente e onestamente le nuove prove, ri-valutare la credibilità delle due posizioni e poi prendere una decisione per approvare o respingere le nuove informazioni, a seconda delle prove in loro possesso.

Una mente chiusa, distratta, disinformata, ignorante, troppo occupata, dipendente o intensamente conservatrice non può esaminare nuove prove che potrebbero andare contro le proprie convinzioni radicate, per vari motivi, il tempo, l’inclinazione, o la volontà politica. Pertanto, essi possono inconsciamente o di riflesso rifiutare le nuove informazioni, anche se le prove sono schiaccianti e dimostrabilmente vere.

L’opinion leader e gli agenti della disinformazione piace annunciare spiegazioni semplicistiche di eventi complessi superficialmente plausibili, soprattutto quando gli interessi delle multinazionali o statali sono in gioco. Queste entità impiegano furbi esperti di comunicazione  che sono dei geni quando si tratta di “spiegare/ propagandare” il tutto con frasi concise nelle loro “relazioni” (che in realtà sono pezzi di propaganda) rivolte nella maggior parte ai fedeli dello stato che con poca attenzione vuole credere. Anche situazioni molto complesse come invasioni o attacchi contro le nazioni sovrane, spesso vengono date spiegazioni semplicistiche, i cui punti di vista sono raramente opposti quando vengono esposti nei media.

Le operazioni di false flag sono eventi intelligenti programmati (pre-smart), la propaganda, i governi orchestrano in modo che possano giustificare l’entrata in guerra. Esempi di operazioni false flag sono 9/11, l’incendio del Reichstag a Berlino, Operazione Northwoods e l’episodio Golfo del Tonchino. Queste operazioni di false flag (accettate come vere dalla maggior parte delle persone), hanno ingannato molti senatori presumibilmente intelligenti come presidenti e rappresentanti politici. Naturalmente, c’è anche da chiedersi se molti dei nostri – così chiamati leader siano stati ingannati sui fatti del 2001 o abbiano fatto parte della copertura (e quindi complici del reato).

La triste verità che prevale oggi è che molti cittadini vogliono semplicemente essere guidati da un leader carismatico o da un attraente primo ministro o presidente, è difficile pensare dove andrebbero questi cittadini se non sono in grado di utilizzare (quello che potrebbe già essere) il loro pensiero critico atrofizzato? In ultima analisi, si finisce per essere schiavi.

Abbiamo visto tutti l’immagine delle “tre scimmie sagge”. C’è qualcosa di profondamente vero nell’immagine delle scimmie che tengono le mani sugli occhi, le orecchie e la bocca trasmettendo un messaggio preoccupante, obbedienza all’autorità, “né vedere né udire né parlare di verità dolorose” questo ci rende buoni sudditi dello stato e patrioti senza violare il pegno alla bandiera. 

Ryszard Kapuscinski scrive:

“Quando si è scoperto che l’informazione era un business, la verità ha cessato di essere importante.”

Link 

Guarda il video di Tommix QUI

Traduzione e adattamento Nin.Gish.Zid.Da

CONFORMARSI ALLA MASSA

Il comportamento del gregge

Molti psicologi hanno cercato di verificare le cause comportamentali del gregge e, fino a che punto l’individuo è capace di rinunciare al proprio modo di pensare scegliendo il pensiero della massa.

Uno degli esperimenti psicologici più interessanti è l’ESPERIMENTO SOLOMON ASCH.

Adeguarsi alle Norme del Gruppo-L’esperimento di Solomon Asch

“Come vedi te stesso? Sei un conformista o un anticonformista?”

La maggior parte delle persone a cui si rivolge questa domanda, rispondono definendosi anticonformisti e che sarebbero capaci di far fronte ad un gruppo di persone quando sanno di avere ragione.

Eppure, fino a che punto gli anticonformisti possono resistere alla pressione della gente che li circonda?

Solomon Asch

Durante gli anni ’50, lo psicologo polacco Solomon Asch, ha realizzato uno studio sulla conformità.

I partecipanti all’esperimento vi si iscrissero sapendo di fare un esperimento di psicologia dove si chiedeva loro di completare un test visivo. Si trattava però di un inganno.

Il vero esperimento cercava di rispondere alla domanda seguente:

Possono le persone resistere alla pressione della maggioranza che vuole che si accetti come vero qualcosa che è falso?

Ai soggetti dell’esperimento, seduti in una sala con altri partecipanti, si mostrò un foglio con un segmento di una linea di una determinata longitudine e si chiese loro di scegliere quale fosse la stessa linea in un gruppo di tre, disegnate su un altro foglio.

Lo psicologo, poi, chiese individualmente ad ogni partecipante di scegliere quale segmento di linea fosse quello giusto.

In alcune occasioni tutta la gente del gruppo sceglieva la linea giusta, ma di tanto in tanto, gli altri partecipanti davano, all’unanimità una risposta sbagliata.

Ciò che il soggetto dell’esperimento non sapeva, era che tutte le altre persone del gruppo che lui credeva che stessero facendo l’esperimento come lui, in realtà collaboravano con lo psicologo e le loro risposte erano state pianificate prima con il fine di determinare se la risposta del partecipante poteva essere condizionata dall’opinione della maggioranza nonostante fossero chiaramente sbagliate.

Quasi il 75% dei partecipanti agli esperimenti di adeguamento furono d’accordo con il resto del gruppo almeno una volta.

Dopo aver riunito le prove, i risultati hanno dimostrato che i partecipanti sceglievano la risposta sbagliata data dalla maggioranza, per la maggior parte una su tre.

Conclusi gli sperimenti, ad ogni partecipante è stato chiesto perché si erano trovati d’accordo con il criterio sbagliato del resto del gruppo.

Nella maggior parte dei casi, gli studenti hanno affermato che sebbene sapessero che il resto del gruppo sbagliava, non volevano correre il rischio di affrontare delle critiche.

Qualcuno dei partecipanti era così debole di mente che arrivò a dire che credeva che gli altri membri del gruppo erano nel giusto e che erano loro invece a sbagliare le risposte nonostante l’evidenza.

Questi risultati provano che l’adeguarsi può essere influenzato sia dalla necessità di trovarsi in una comunità, sia dal credere che le altre persone sono più intelligenti o sono informate meglio.

Visto il livello di conformità degli esperimenti di Solomon Asch, adeguarsi può essere ancora più forte nelle situazioni della vita reale, dove gli stimoli sono più ambigui o difficili da giudicare della semplice scelta di alcune linee disegnate su un foglio.

Eppure, in tutto questo c’è una lezione in più che ci fa sperare.

Con l’esperimento, Asch ha anche scoperto che, se uno dei membri del gruppo che collaboravano con lo psicologo dava la risposta corretta contraddicendo la maggioranza del gruppo, il livello di adeguamento del soggetto si abbassava drasticamente.

In questa situazione, solo tra il 5% e il 10% dei partecipanti si adeguavano alle decisioni sbagliate della maggioranza.

Questo vuol dire che: una sola persona che dice la verità in un gruppo di bugiardi, può aiutare a convincere gli altri su quale è la strada giusta da prendere.

Questo dimostra chiaramente l’importanza che hanno, per esempio, i mezzi alternativi o i ricercatori di qualsiasi tipo o disciplina che si scontrano con la verità ufficiale e di maggioranze e che cercano di informare sul loro punto di vista a più persone possibili.

Como si vede, esistono anche delle molle psicologiche che ci fanno sperare…

di Dave Hodges 09 settembre 2014 dal Sito Web TheCommonSenseShow traduzione di Nicoletta Marino Versione completa originale in inglese Versione in spagnolo

http://ningizhzidda.blogspot.it/