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Almanacco di maggio 2017

ICE AGE BRITAIN: Il fiume Tamigi darà i primi segnali dell’arrivo di questo periodo – in milioni a rischio

Pubblicato da  

Articoli che, al di là della previsione in se, comunque sempre di autorevoli studi di scienziati del settore e in base a indicazioni ben precise che ci da la natura, iniziano a preoccupare per la loro frequenza con cui occupano sempre più spazio nel nostro presente

Il raffreddamento GLOBALE “arriverà entro pochi anni” inaugurando così una “Mini Ice Age” della durata di circa 100 anni e che potrebbe portare al congelamento del fiume Tamigi. Questo riferiscono gli scienziati climatici al Daily Star Online. 

Di Joshua Nevett – Pubblicato il 7 maggio 2017

Gli esperti climatici hanno confermato che il nostro pianeta è sulla via per una nuova “Little Age Ice” entro i prossimi tre anni grazie ad un cocktail di cambiamenti climatici e di un’attività solare molto ridotta.

La ricerca mette in mostra un ciclo naturale di raffreddamento che si verifica ogni 230 anni iniziato nel 2014 e che farà scendere le temperature ulteriormente entro il 2019.

Gli scienziati si aspettano anche una “enorme riduzione” dell’attività solare per un periodo equivalente di circa 33 anni, che tra il 2020 e il 2053 causerà il crollo delle temperature.

Entrambi i cicli suggeriscono che la Terra sta per entrare in un ciclo di raffreddamento globale che potrebbe portare a conseguenze devastanti per l’economia globale, l’essere umano e la società così come la conosciamo.

Se le previsioni ipotizzate dagli scienziati climatici, di questo grande raffreddamento globale, si dovessero avverare, la trama del film del 2004 “The Day After Tomorrow” non andrebbe molto lontano dalla realtà durante le prossime stagioni invernali. Continua QUI

Sistema solare: Matrix sta collassando

C’è una coincidenza singolare tra il cervello umano (DNA compreso) e ciò che l’Astronomia ammette: l’Universo osservato è appena il 4% della massa oggi calcolata dagli astrofisici e, di questa, è “conosciuto” (andrebbe tra tante virgolette, poi, si capirà il perché) solo un 1-2%. Allo stesso modo, noi utilizziamo potenzialmente solo il 4-5% del nostro cervello (la parte conscia, per intenderci), ma di fatto solo un 1-2%.

Quasi a significare che, se si volesse vedere e/o comprendere tutto l’Universo nella Sua Realtà, dovremmo mettere in moto almeno l’altro 95-96% del nostro cervello.

Una particolarità su quell’Universo, per come vorrebbero farcelo intendere, tuttavia, la conosciamo, anche se la scienza ufficiale cerca di non ammetterla, per non interrompere l’immensa catena di falsità che la mantiene in vita: siamo immersi in un’illusione! Che non è psicologica, ma ottica e, per assurdo, ampiamente dimostrata dalla stessa scienza che vorrebbe negarla.

Molte scoperte, infatti, mostrano oggi l’illusione delle osservazioni celesti, che dipendono dalle frequenze prescelte dagli osservatori. Le distanze calcolate in microonde sono diverse da quelle calcolate in ottico. Le dimensioni e le forme dei corpi celesti non sono perciò oggettive, ma dipendenti dai nostri modi di osservarle, dalle nostre attenzioni e interpretazioni. Continua QUI 

Hanno mangiato la brioche 

Oggi sono tutti contenti che Macron sia riuscito a sconfiggere il fascismo. Non è stato da meno di Reagan, Thatcher, Sarkozy, Merkel, Hollande, i Chicago boys e Pinochet i quali di volta in volta hanno salvato il popolo dalle insidie dell’ “estrema sinistra”, del “populismo” del “castro -chavismo”, del “sovranismo”, del comunismo. Ora i francesi hanno la loro brioche e dunque potranno continuare la guerra in Siria, aiutare i nazisti ucraini, continuare a fare stragi in Africa per sostenere dittature tribali, non mettere mai più in dubbio la Nato, ma soprattutto potranno finalmente lasciarsi alle spalle gli obsoleti diritti del lavoro.

Ben presto ci si accorgerà che in Francia ha vinto comunque la destra e dopo le legislative di giugno, Macron mostrerà il suo vero volto facendo scoprire che la sostanza marroncina con la quale è farcita la brioche non è precisamente crema al cioccolato.

Del resto cosa ci si può attendere da uno la cui candidatura al potere è stata di fatto avanzata dal seguace dell’eugenetica Jacques Attali, a una riunione di Bilderberg nel 2014? E cosa ci si può aspettare da corpi elettorali sistematicamente frastornati da un’ informazione divenuta cane da guardia del gregge e sempre più composti dalle generazioni perdute, rassegnate alla precarietà, votate al dilettantismo e orgogliose di “spiccicare” in inglese per poter imitare modelli di subordinazione e di primitivismo antropologico?

Cosa ci si può attendere da giovani di apparente sinistra che affermano di aver dovuto scegliere tra fascismo e capitalismo? Nemmeno si accorgono che i capitalisti hanno scelto per loro fin dall’inizio, che hanno creato le condizioni per una dicotomia così ridicola tra una signora di provincia piuttosto confusa e dunque anche erratica sui temi della campagna e un giovanotto ricco, arrogante e del tutto irrilevante sul piano della politica e dell’intelligenza. Li hanno messi nel recinto lasciando che fossero loro stessi a chiuderlo; il vecchio fascismo è usato da quello nuovo come un’arma per la lotta di classe. Continua QUI

Noi saremo gli anticorpi 

di Marcello Foa 

Una interessante riflessione di Marcello Foa, che fa da ottimo corollario alla discussione in corso sull’Europa e su Macròn. 

Viviamo in un mondo sempre più complesso, in cui l’apparenza non corrisponde alla realtà, un mondo in cui, ricorrendo alle tecniche che Jacques Ellul aveva sapientemente individuato oltre mezzo secolo fa nel suo saggio “Propaganda”, si tende ad appropriarsi di un concetto, di un’idea, di un principio, promettendo di difenderlo, per poi fare in realtà esattamente l’opposto, ovvero svuotarlo di significato ma sempre pretendendo il contrario. Gli esempi sono innumerevoli.

L’ex presidente italiano Napolitano avrebbe dovuto essere il primo custode della Costituzione italiana, dunque della sua sovranità e dei suoi valori, ma durante la sua lunga permanenza al Quirinale non ha fatto altro che incentivare il trasferimento di poteri e di competenze all’Unione Europea, violando – nella forma e nella sostanza – proprio la Costituzione su cui ha prestato giuramento.

Dopo l’11 settembre i governi occidentali hanno proclamato la difesa ad oltranza delle nostre radici giudaicocristiane, ma poi hanno promosso una società i cui valori sono antitetici rispetto ad esse. Il valore della famiglia, del ruolo e delle origini dell’uomo e della donna, viene rimesso in discussione dalla teoria del gender secondo cui l’identità maschile e femminile non è naturale ma frutto di condizionamenti culturali, dalla promozione dell’aborto, dai matrimoni gay e dalle adozioni gay, dai continui attacchi e alla ghettizzazione dei cattolici. Continua QUI

E’ NATO IL PARTITO UNICO DELL’EUROPA POST-NAZIONALE

di  

Macron e Jacques Attali alla riunione del Bilderberg a Copenhagen, giugno 2014. Lì Attali ha presentato il suo giovane protetto a quelli che contano.

E lì probabilmente è stata architettata la strategia per fare del giovanotto il candidato sintetico al silicone, visto che il loro Hollande stava rovinando nei sondaggi e diventava impresentabile alle elezioni il partito detto “socialista”. 

Dovrà diventare “il campione del pop-futurismo, trasformare i francesi nei nomadi ideali alla Attali: una classe di precari che ha acquisito qualche competenza e un inglese passabile, ma, manca di impiego stabile, di una professione affidabile, di un vero salario e di un avvenire” (The Saker): insomma esattamente quel che aveva preconizzato la Boldrini nello stesso anno: “I migranti sono l’avanguardia della globalizzazione, ci offrono uno stile di vita che presto sarà molto diffuso per moltissimi di noi, perché nell’era globale tutto si muove. Si muovono i capitali. Si muovono le merci. Si muovono le notizie. Si muovono gli esseri umani”. O come auspica il filosofo post-hegeliano materialista Alain Badiou, i migranti ci devono insegnare a diventare migranti noi stessi, stranieri in casa nostra, per “non rimanere prigionieri di questa lunga storia occidentale e bianca che volge al termine”. Continua QUI

Dr Giuseppe Di Bella: lo stato interposto tra medico e paziente

by Cristina Bassi

“La medicina è gestita da un’élite, che la professoressa Anghel e il Nobel Schekman hanno chiamato “la Comunità scientifica” o “i Vertici del Potere”.

Nel seguito la trascrizione del breve ma efficacissimo video del dr Giuseppe Di Bella, pubblicato il 16 marzo 2015: pochi minuti ma con chiarezza sullo stato delle cose…ovvero le ingerenze “di un vertice di potere” non certo solo nazionale, tra le scelte e valutazioni del medico e il paziente.

“Non siamo più nell’ambito della scienza e non siamo più nell’ambito della ricerca, siamo nell’ambito politico. Questo è l’inquinamento politico sulla scienza, è la prevaricazione della politica sulla scienza. Perché la politica mi impone terapie coercitive e vincolanti, che DISATTENDONO IL DATO SCIENTIFICO. Per cui pretendono di creare dei protocolli vincolanti, cui deve sottostare sia il medico ospedaliero che il medico convenzionato.

La gravità del momento attuale è questa, e questo oltretutto disattende ed invalida completamente elementi base dell’etica medica di sempre, perché  il medico deve prescrivere secondo scienza e coscienza, NON secondo la politica o i protocolli di un governo; risponde al paziente e alla sua coscienza, NON allo Stato.

Lo Stato si è interposto ARBITRARIAMENTE nel rapporto tra medico e paziente, lo ha alterato, per cui il danno è politico e la politica, tra la miriade di danni che ha prodotto, ha prodotto anche il decadimento della salute, imponendo arbitrariamente e TIRANNICAMENTE terapie obsolete, illogiche e inefficaci. Continua QUI 

Persone d’onore al di fuori di ogni sospetto

Gli amministratori dei Gentili (goyim sesta parte)

I PROTOCOLLI DEI Savi Anziani DI SION 
(parte sesta)

 Protocollo n°8

Dobbiamo impadronirci di tutti i mezzi che i nostri nemici potrebbero rivolgere contro noi. Ricorreremo alle più intricate e complicate espressioni del dizionario della legge, allo scopo di scolparci nella eventualità che fossimo costretti a pronunciare decisioni che potessero sembrare eccessivamente audaci, oppure ingiuste. Perché sarà sommamente importante esprimere queste decisioni in guisa così efficace, che si presentino alle genti come la massima manifestazione di moralità, equità e giustizia. 

Il nostro governo deve essere circondato da tutte le forze della civiltà in mezzo alle quali esso dovrà agire. Attirerà a sé i pubblicisti, gli avvocati, i praticanti, gli amministratori, i diplomatici ed infine gli individui preparati nelle nostre scuole avanzate speciali. Questi individui conosceranno i segreti della vita sociale; saranno padroni di tutte le lingue messe insieme con le lettere e le parole politiche; avranno una perfetta conoscenza della parte intima e segreta della natura umana, con tutte le sue corde più sensibili, che essi dovranno far risuonare e vibrare secondo la loro volontà. 
 
Queste corde costituiscono l’insieme del cervello dei Gentili; delle loro qualità buone o cattive, delle loro tendenze e dei loro vizi, nonché delle loro peculiarità di caste e di classi. S’intende che questi sapienti consiglieri della nostra potenza non saranno scelti fra i Gentili, che sono abituati a fare il loro lavoro amministrativo senza tener presenti i risultati che devono conseguire, e persino senza sapere lo scopo per cui tali risultati sono richiesti. 
 
Gli amministratori dei Gentili formano i documenti senza leggerli e prestano servizio o per amore o per ambizione. Circonderemo il nostro governo con un vero esercito di economisti. Questo è il motivo per cui si insegna principalmente agli Ebrei la scienza dell’economia. Saremo circondati da migliaia di banchieri, di
commercianti e, cosa ancora più importante, di milionari, perché, in realtà, ogni cosa sarà decisa dal danaro. 
 
Nel frattempo, fintanto che non sarà prudente riempire gli incarichi di governo con i nostri fratelli Giudei, affideremo i posti importanti a individui la cui fama e il cui carattere siano così cattivi da scavare un abisso fra essi e la Nazione, ed anche a gente di tal risma, che abbia timore di finire in galera se ci disobbedirà. E tutto questo allo scopo di obbligare costoro a difendere i nostri interessi finché abbiano fiato in corpo.
 

Italiano: LINK

Nin.Gish.Zid.Da: goyim (prima parte)
Nin.Gish.Zid.Da: goyim (seconda parte)
Nin.Gish.Zid.Da: goyim (terza parte) 

Per ragion di cronaca Qui una disamina di Cristina Amoroso

goym (quinta parte – i gentili)

I PROTOCOLLI DEI Savi Anziani DI SION
(parte quinta)

Protocollo n° 5

Fra breve principieremo ad organizzare vasti monopoli – serbatoi di ricchezze colossali – nei quali persino le grandi fortune dei Gentili saranno coinvolte in modo tale che crolleranno insieme al credito del loro governo il giorno dopo che avrà avuto luogo la crisi politica [L’intenzione degli Ebrei di ritirare il loro denaro all’ultimo momento è evidente. (Nota del T. inglese)].

Coloro fra gli astanti che sono economisti, calcolino l’importanza di questo progetto. Dobbiamo adoperare ogni mezzo per sviluppare la popolarità del nostro super-governo, presentandolo come il protettore e il rimuneratore di tutti coloro che volontariamente si sottometteranno a noi. 

L’aristocrazia dei Gentili non esiste più quale potenza politica, di modo non dobbiamo ulteriormente tenerne conto da questo punto di vista. Però essa, in quanto proprietaria di terreni, costituisce sempre un pericolo per noi, giacché le sue rendite le assicurano l’indipendenza. Pertanto è essenziale per noi di privare l’aristocrazia delle sue terre, a qualunque costo.

Per raggiungere questo scopo, il modo migliore è quello di aumentare continuamente le tasse e le imposte, e con ciò il valore dei terreni si manterrà al più basso livello possibile. Gli aristocratici dei Gentili, i quali, date le loro abitudini ereditarie, sono incapaci di accontentarsi di poco, andranno presto in rovina. 

Nel medesimo tempo dobbiamo dare con ogni impegno la massima protezione possibile alle industrie ed al commercio e specialmente alla speculazione, il cui compito principale è di agire come contrappeso alle industrie. Senza la speculazione, l’industria aumenterebbe il capitale privato e tenderebbe a sollevare l’agricoltura, liberando le terre dai debiti e dalle ipoteche per gli anticipi delle banche agricole.

E’ invece essenziale che l’industria prosciughi la terra di tutte le sue ricchezze, e che la speculazione concentri nelle nostre mani tutte le ricchezze del mondo ottenute con questi mezzi. In questo modo tutti i Gentili verranno ridotti nelle file del proletariato, ed allora essi si piegheranno davanti a noi per ottenere il diritto di esistere. 

Allo scopo di rovinare le industrie dei Gentili e di aiutare la speculazione, incoraggeremo l’amore per il lusso sfrenato, che abbiamo già sviluppato. Aumenteremo i salari, ciò che non porterà beneficio all’operaio, perché contemporaneamente accresceremo il prezzo delle sostanze più necessarie, col pretesto dei cattivi risultati dei lavori agricoli. 

Con astuzia mineremo le basi della produzione, seminando i germi della anarchia fra gli operai ed incoraggiandoli nell’abuso degli alcoolici. Nel tempo stesso adopereremo tutti i mezzi possibili per scacciare dal paese tutti i Gentili intelligenti. Per evitare che i Gentili realizzino prematuramente il vero stato delle cose, nasconderemo il nostro piano sotto l’apparente desiderio di aiutare le classi lavoratrici alla soluzione dei grandi problemi economici: questa nostra propaganda viene aiutata in tutto e per tutto dalle nostre teorie economiche.

Protocollo n° 6 
 

L’intensificazione del servizio militare, nonché l’aumento della polizia sono pure essenziali alla riuscita dei progetti sovra-indicati. Per noi è essenziale aggiustare le cose in modo, che oltre noi, in tutti i paesi non schiavi altro che un enorme proletariato, cioè altrettanti soldati e poliziotti fedeli alla nostra causa. 

In tutta l’Europa, e con l’aiuto dell’Europa, sugli altri continenti dobbiamo fomentare sedizioni, dissensi e ostilità reciproche. In questo avremmo un doppio vantaggio: in primo luogo, con tali mezzi otteniamo il rispetto di tutti i paesi, i quali si rendono ben conto che abbiamo il potere o di suscitare qualunque rivolta a piacer nostro, oppure di ristabilire l’ordine. 

Tutti i paesi hanno l’abitudine di rivolgersi a noi per la necessaria pressione quando essa occorre. In secondo luogo, a furia di intrighi imbroglieremo i fili tessuti da noi nei ministeri di tutti i Governi, non solo mediante la nostra politica, ma altresì con i trattati di commercio e le obbligazioni finanziarie. Per riuscire in quest’intento, dobbiamo usare molta astuzia e sottigliezza durante le trattative e gli accordi; ma in quello che chiamasi “il linguaggio ufficiale”,
assumeremo la tattica opposta, vale a dire avremo l’apparenza di essere onestissimi e disposti a sottometterci.

Così i governi dei Gentili, ai quali abbiamo insegnato a vedere solamente la parte pomposa degli affari, nel modo come glieli presentiamo, ci terranno perfino in conto di benefattori e di salvatori dell’umanità. Dobbiamo metterci in condizioni tali da poter rispondere ad ogni opposizione, con una dichiarazione di guerra da parte del paese confinante a quello Stato che osasse attraversarci la
strada; e qualora tali confinanti alla loro volta decidessero di unirsi contro noi, dovremo rispondere promuovendo una guerra universale.

Il principale successo in politica consiste nel grado di segretezza impiegato nel conseguirlo. Le azioni di un diplomatico non devono corrispondere alle sue parole. Per giovare al nostro piano mondiale, che si avvicina al termine desiderato, dobbiamo impressionare i governi dei Gentili mediante la cosi-detta pubblica opinione, che in realtà viene dovunque preparata da noi per mezzo di quel massimo fra i poteri che è la stampa, la quale – fatte insignificanti eccezioni di cui non è il caso tener conto – è completamente nelle nostre mani. 

In breve: per dimostrare che tutti i governi dei Gentili sono nostri
schiavi, faremo vedere il nostro potere ad uno di essi per mezzo di atti di violenza, vale a dire, con un regno di terrore [Notate lo stato attuale della Russia (Nota del T. inglese)], e qualora tutti i governi insorgessero contro di noi, la nostra risposta sarà data dai cannoni americani, cinesi e giapponesi. 

LINK

Nin.Gish.Zid.Da: goyim (prima parte)
Nin.Gish.Zid.Da: goyim (seconda parte)
Nin.Gish.Zid.Da: goyim (terza parte)

Nin.Gish.Zid.Da: goyim (quarta parte)  

dolorosi ricordi che affiorano alla mente

chemospill_suitChemioterapia: quel che succede se una goccia cade sulla mano nuda…

Pubblicato: 18 Agosto 2015
Scritto da Cristina Bassi

Se è necessario prendere tutte queste precauzione dall’esterno…che succederà mai quando entra nel corpo? Una bruciatura e una ferita [vedi immagine sotto]: questo il risultato di una perdita di chemioterapia sulla mano nuda.

Come non sorprendersi se le persone sono preoccupate di ciò che potrebbe capitare dentro i loro corpi quando la chemioterapia viene iniettata per endovena? Come non sorprendersi se le infermiere e gli infermieri indossano guanti protettivi? Ma anche perché sorprendersi se una percentuale così alta di oncologi si rifiuta di sottoporsi ai trattamenti che caldeggiano invece per i loro pazienti?

Il paziente ha tutto il diritto di preoccuparsi sul danno che avviene dentro il suo corpo, mentre le viene somministrata per endovena una dose di chemioterapia. Qui potete trovare altre informazioni ed immagini: www.ricmasten.com/PCaOdyssey/Prostate%20spill%20page.html

ANDARE IMMEDIATAMENTE NEL REPARTO DI EMERGENZA

Le informazioni che seguono sono apprese da un sito web di un college medico, specializzato nel trapianto di midollo spinale, accompagnato da un “supporto” di chemioterapia. Questo testo particolare discute delle procedure in loco che devono essere eseguite, sia con l’abbigliamento che con conseguente apparato, quando si verifica una perdita di chemioterapia.

Nella immagine che apre questo articolo, si nota una infermiera che indossa un abbigliamento protettivo come da regolamento, per gestire una simile perdita.

“Tessuti, tamponi, garze e simili che sono contaminati, i guanti esterni e i copri-scarpe, vengono messi nel primo sacco rifiuti chemio, che viene poi chiuso e annodato e collocato in un secondo sacco rifiuti. Il restante abbigliamento protettivo e i guanti restanti, sono collocati nel secondo sacco rifiuti chemio.

 

Una volta rimossi, gli occhialini protettivi possono essere riciclati e vengono messi in un sacco, separatamente, con chiusura a cerniera e mandati in farmacia con il kit relativo alla chemio con perdite.

I sacchi di rifiuti chemio, devono essere sigillati in sicurezza e depositati in containers relativi a rifiuti con pericoli biologici. Dopo ogni caso del genere , di perdite di chemioterapia, occorre poi compilare un rapporto di “incidente medico”’.

Se la pelle entra in contatto con la medicina, bisogna procedere come segue:
• rimuovere i guanti e l’abbigliamento protettivo
• risciacquare molto accuratamente l’area contaminata, con acqua calda
• lavare accuratamente con sapone e sciacquare di nuovo con acqua calda.
• se la pelle non si è lacerata, avvolgere con accuratezza l’area colpita, con delle garza satura di candeggina diluita allo 0,05% e sciacquare con acqua calda.
• se la pelle invece si è lacerata, usare acqua ossigenata al 3% e lavar via poi con acqua calda

  • Annotare la medicina o le medicine con cui si è entrati in contatto, poiché ci potrebbe essere un antidoto specifico.

• Andare immediatamente nel reparto di emergenza.

Ecco questo è ciò che viene pompato nel paziente che si sottopone a trattamento convenzionale. La natura tossica della chemioterapia è tale che molti medici non vi ripongono alcuna fiducia.

La più parte dei pazienti malati di cancro in questo paese, muore di chemioterapia.

La chemioterapia non elimina cancri al seno, al colon o ai polmoni. Questo fatto è stato documentato per oltre un decennio, tuttavia i medici usano ancora la chemioterapia per questi tumori – dr Allen Levin, MD UCSF The Healing of Cancer

Se contraessi il cancro, non andrei mai in un centro oncologico, per il trattamento standard. I pazienti di cancro che vivono lontani da questi centri, hanno più possibilità di vita. Professor Charles Mathe, specialista oncologo francese.

Per quanto ancora possiamo continuare ad autorizzare la chemioterapia come trattamento cruciale contro il cancro?

FULL STORY HERE

fonte: http://www.cancertutor.com/chemospill/

traduzione Cristina Bassi per www.thelivingspirits.net 

La mia storia: una storia d’amore durata quarant’anni. 

Mia moglie (55 anni) è deceduta nel 2006 dopo quattro anni per un oligodendroglioma di secondo grado (un tumore celebrale infiltrante come un blob che si annidava tra i gangli del cervello), chemio e radioterapia sono state le cure; oltre ai soliti flebo di chemio aveva anche delle capsule che doveva prendere a casa per cinque giorni dopo l’infusione della flebo fatta in ospedale. Queste capsule (date solamente dalla farmacia dell’ospedale) riportavano questa dicitura nel bugiardino: “può fare insorgere il cancro, il prodotto deve essere solo ad esclusivo uso e manipolato dal paziente, perché sprigiona raggi X, tenere in un posto chiuso e lontano da tutti, ecc. ecc.” Per la “radioterapia”, ne parlo più avanti.

Non ho mai voluto parlare di questo fatto che ancora oggi dopo nove anni mi fa male, ho letto questo articolo scritto da Cristina Bassi e mi son fatto coraggio per documentare un calvario di dolore durato “quasi” cinque anni. Ancora oggi ripercorro con la mente tutti i passaggi di questa mia tragedia che mi ha lasciato solo, ripromettendomi di documentarla in tutti i particolari, (come ho fatto nella vicenda che mi ha riguardato personalmente QUI uno degli articoli più letti nel mio blog ma, questo è stato più facile mi apparteneva personalmente) troppo dolore mi ha impedito di accennarne solo anche piccoli particolari nelle vicissitudini di mia moglie Lory.

Ora ci provo …
Era una bella e soleggiata domenica della primavera 2001, ci eravamo appena alzati io e mia moglie e dopo la prima colazione, l’ho vista seduta sul divano con la testa tra le mani, pensavo si stesse sfregando gli occhi come si fa quando ci si è appena svegliati, ma non era così la cosa si prolungava e allora preoccupato dissi: Lory hai mal di testa? Non mi rispose e mi fece cenno con la mano come ‘lasciami stare un momento’ … la lasciai stare e preoccupato aspettai un suo cenno.

Quando si riprese mi spiegò che un’energia che saliva dal basso ventre si irradiava allo sterno salendo su nella trachea per finire alla testa lasciandole in bocca un sapore metallico e completamente priva di forza, spossata. Queste crisi si sono ripetute nei giorni successivi e sempre con la stessa intensità ravvicinate sempre più nel tempo. Non indugiammo oltre e prontamente siamo andati in un noto ospedale per patologie neurologiche.

La dottoressa che ha fatto la prima visita, sembrava già conoscesse il tipo di patologia che aveva colpito mia moglie ma, per assicurarsi ancor meglio ci indirizzò dal primario dello stesso ospedale nel suo studio privato, che a sua volta ordinò una risonanza magnetica con liquido di contrasto. La diagnosi tomografica, non lasciava dubbi, lesione di secondo grado

(il massimo è quattro) di oligodendroglioma, un tumore infiltrante (“blob”) nei gangli del cervello che si confondeva con la matria grigia. Per limitare le crisi le fu ordinato un farmaco (Dintoina), non era la soluzione, ma almeno conteneva il malessere. Le crisi si fecero sempre più rare, e dopo sei mesi (consigliato dal medico) fu rifatta la risonanza magnetica; la lesione purtroppo si era estesa creando all’interno della scatola cranica un edema che insieme alla lesione premevano sui ricettori all’interno del cervello, i quali potevano a lungo andare inficiare gli arti, gli occhi e anche la parola.

Non restava molto tempo, bisognava prendere una decisione sul da farsi; ci rivolgemmo (con tutti gli esami fatti) ad un ospedale che al suo interno aveva un reparto molto avanzato di microchirurgia-neurologica (stereotassica). Il primario di questo reparto era specializzato in problemi di epilessia e, una lesione del tipo che ha colpito mia moglie non si differenziava troppo da quello che tutti i giorni praticavano in sala operatoria, sala operatoria completamente buia con solo i monitor da dove i chirurghi operavano.

Una decisione molto sofferta da dover prendere; mia moglie (molto coraggiosa) non aveva dubbi, per non rimanere offesa in qualche parte del corpo come una paralisi, non più cosciente o perdita della vista, confortata dal primario e dall’equipe medica prese la decisione di operarsi ma, solo dopo il matrimonio di nostro figlio e del battesimo del piccolo nipote che è nato a giugno del 2001. Così siamo andati in Germania al matrimonio/battesimo, mia moglie contenta di aver visto il suo nipotino, poteva ora operarsi…

L’operazione è durata nove ore, è andato tutto bene tranne una fastidiosa diplopia che nei giorni successivi è regredita, nessun organo del corpo è stato inficiato dall’operazione; dopo un giorno di stanza intensiva è stata portata al reparto dove in tre giorni ha fatto un incredibile recupero, si è alzata e con grande impeto si tolse il pannolone deambulando fino al bagno ferma sulle sue gambe.

Dimessa dall’ospedale una settimana dopo, ci si è dati un appuntamento per una successiva risonanza magnetica a sei mesi; intanto, le cure imposte dai medici sono state ancora Dintoina e cortisone per fare regredire l’edema post-operatorio. La grande sfida consigliata dai medici chirurghi era quella di rivolgersi ad un istituto ospedaliero specializzato nelle cure post-operatorie, per iniziare un ciclo di chemioterapia che in quel ospedale non venivano praticate.

Questa decisione è stata molto combattuta, nonostante i protocolli canonici, io e mio figlio eravamo moto restii a queste cure virulente ma, mia moglie non aveva dubbi, la paura di rimanere invalida e/o non più mentalmente presente decise per la cura chemioterapica.

Nessuna intenzione da parte mia e mio figlio di usare il plagio per convincerla a non fare la cura, l’abbiamo lasciato libera di gestire la vita che le apparteneva.

Ogni sei mesi veniva fatta una RM e, ogni volta la lesione e l’edema avanzava, non regrediva e, ogni volta venivano (come da protocollo) consigliati cicli di chemio che mia moglie accettava di fare. Il suo corpo deperiva ogni giorno, le sue difese immunitarie erano ridotte al lumicino oltre a perdere peso, inappetenza, stanchezza cronica, debolezza diffusa le impedivano di vivere una vita accettabile.

La lesione non accennava a regredire e non era più possibile continuare con la chemioterapia, i medici oncologici, consigliarono allora la radioterapia, dove nella liberatoria informativa (che mia moglie doveva firmare) c’era scritto che nessuna responsabilità era da imputare agli operatori (che precedentemente ci hanno informato) che i cicli delle radiazioni fatte in loco sulla testa non avrebbero eliminato la lesione ma l’avrebbe solo necrotizzata e che non era diverso dal tumore presente.

Nessuna regressione della lesione si evidenziava nelle successive RM, anzi l’edema interno era cresciuto e comprimeva la fronte occipitale sinistra dove era stata fatta la resezione del tumore; un ulteriore ciclo di chemio è stato ancora intentato ma senza successo.

Quell’estate 2005, come tutti gli anni, siamo andati sul lago nella villa del nostro carissimo amico, mia moglie ormai provata e gonfia per via del cortisone, sembrava ristorarsi dalle lunghe terapie subite in quattro anni, ma la vedevo triste e ormai rassegnata a qualcosa di … che ancora non capivo.

Sempre vestita con il suo pigiama in casa e, non avendola avvicinata mai per rispetto alla sua malattia, un giorno a casa, appena tornati dal lago mi mostrò il suo corpo dove all’interno di una coscia aveva una grossa protuberanza color violaceo, sul fianco sinistro appena sopra il gluteo, una ancor più grossa protuberanza che sporgeva di cinque centimetri per cinque, sotto il braccio destro all’interno del muscolo un’altra protuberanza, così sul fondo della schiena all’inizio della vita.

Ci siamo subito rivolti dove abbiamo fatto le terapie e dove il primario l’aveva in cura, abbiamo mostrato tutte quelle lesioni anomale che aveva sul corpo. Il primario è rimasto basito a quella visione e non sapeva capacitarsi di tali lesioni e non sapendo cosa fare ci ha inviato da un dermatologo. Con stupore il dermatologo ha riconosciuto subito tali lesioni come sarcomi e ancora più stupito che un primario che si occupava di tumori ci avesse inviato da lui.

Il ricovero in ospedale era inevitabile (mia moglie c’è entrata con le sue gambe). la diagnosi e prognosi è stata crudelmente scioccante da parte del primario dell’oncologia: “massimo quattro settimane di vita” e, così precisa è stata, entrata il 24 novembre 2006 è mancata il 23 dicembre dello stesso anno, alla VIDAS, non potendo più essere gestita ne a casa e nemmeno in ospedale perché non c’era più nulla da fare, dove io e mio figlio siamo stati con lei tutto il tempo che gli rimaneva.

Mi fermo qui, quelle quattro settimane fanno parte della mia intimità e, non avrei parole per poterle scrivere, troppo dolore ancora mi pervade pensando ad allora, così ancora presente nella mia mente…

Questa mia testimonianza, è parte del mio vissuto e in nessun caso vuole essere una critica alla sanità e ai suoi protocolli, ci sono persone che con le stesse terapie sono guarite, hanno visto regredire la loro lesione, così come tante persone hanno avuto meno fortuna; rimane il fatto se ne valga la pena soffrire così tanto per dei protocolli (anche se rivisti e corretti), e se veramente ci siano solo queste cure, che tanti medici consigliano ai loro pazienti ma non farebbero mai loro.

Un grande ringraziamento a Cristina Bassi, che con l’articolo in testa e pubblicato nel suo blog, mi ha dato il coraggio di scrivere di mia moglie Lory, mancata nove anni fa ma, che mi sono sempre proposto di scrivere per non dimenticare la donna con cui ho vissuto un grande amore per quarant’anni.

 wlady

http://ningizhzidda.blogspot.it/

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