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La cancrena sociale

Medical tent

ECCO COSA HANNO OTTENUTO. SPALMERANNO TECH SU CANCRENA. E FORSE UN HITLER. 

di Paolo Barnard  

Ricordate il mio ultimo articolo e la ‘benda’ miracolosa in A.I.? A voi TECH-GLEBA non la metteranno mai, ma anche ve la concedessero, sarebbe una super TECH appiccicata a cancrena sociale. No, non parlo di ‘bestiame’ qui, ma di altro ed è gravissimo di nuovo. Leggete, poi le TECH e ‘Hitler’ nel finale.

Non saremmo oggi a un livello di allarme nucleare-sociale se i bianchi occidentali fossero rimasti quelli che erano prima del trionfo Neoliberale e delle Austerità di bilancio. Se in questa epoca noi bianchi occidentali avessimo solo un problema di altre razze svantaggiate e immigrazione, credetemi, ci sarebbe da baciarsi i gomiti. 

Ma quando, per la prima volta nella Storia, l’Occidente ha masse enormi di bianchi – cittadini nazionali a tutti gli effetti – che vivono oggi come i neri o gli immigrati (in Italia a volte anche peggio), allora abbiamo una bomba atomica che pende per un filo di cotone da un B52. Perché? Semplice:

L’ingiustizia verso le minoranze, gli svantaggiati, gli ‘alieni’, si affronta come si affrontano sacche d’infezioni in un corpo, la si può curare, i mezzi ci sono eccome. Ma se anche coloro che da tempi storici sono sempre stati in cima, se anche questi finiscono oggi per colare rovinosamente nella stessa cancrena dove soffrono le minoranze ecc., allora significa che il 99% del corpo è in cancrena, e lì non esistono più cure. Lì, la Storia ti dice che i Padroni del mondo oggi, cioè persino dopo l’illusione della Civiltà del Diritto, fanno stragi senza guardare davvero più in faccia a nessuno: non al nero, non all’immigrato è ovvio, ma neppure al pensionato bianco che era bancario, neppure ai giovani bianchi che, laurea o meno, sono sperduti nel non-futuro, neppure alla classe media bianca che stanno falcidiando a frotte spaventose come mai accaduto dalla nascita della borghesia sulla Terra

E ciò apre scenari realistici da incubo con l’arrivo delle SUPER TECH. 

Guardate, non serve laurearsi in scienze politiche per sapere la storia di questa catastrofe. Io ne annusai gli inizi quando a Londra lavoravo ventenne in nero in un tunnel senza areazione a sgrassare motori, circondato da almeno 5 razze diverse di disperati, ma tutti odiavano tutti. Certo, zero solidarietà, lo stava insegnando alla nazione Margaret Thatcher col suo Disegno, eccolo: 

Lo Stato Sociale non esisterà più, la spesa di Stato per la gente non esisterà più. Ogni cittadino deve pensarsi individuo/azienda di se stesso, coltivare il suo orto di cash e assicurazioni private per e contro tutto, e far fuori chiunque glielo calpesti. Se il vicino di casa crepa di fame, mai dargli una carota, perché ha fallito, perché è un fallito, e se lo merita.

Nella realtà il Disegno di quel Mostro orripilante era ben altro, e si riassume così:

SE PERMETTIAMO A 2/3 DEI CITTADINI DI STARE ALMENO DECENTEMENTE, ESSI SI ATTACCHERANNO COME SANGUISUGHE AL LORO STILE DI VITA, E LI AVREMO SEMPRE DALLA PARTE DEL CAPITALISMO, ANCHE NELLA CABINA ELETTORALE. OBBEDIRANNO A TUTTO PUR DI NON PERDERE ANCHE IL MINIMO AGIO. FINE DELLE LOTTE SOCIALI. IL RIMANENTE 1/3 PUO’ CREPARE, NON CI SERVONO A NULLA. 

Quella putrida ideologia ha pervaso non solo gli sfigati del Pianeta, ma anche l’intero mondo ricco bianco, dagli USA alla UE di oggi, con le Austerità, i Pareggi di Bilancio, col terrore della Spesa Pubblica, con la devastazione dei Servizi Pubblici, lo smantellamento ‘nazista’ dell’idea stessa di Interesse Comune, e siamo al presente. E ripeto copia-incolla il risultato di sta follia politica: 

Ma quando, per la prima volta nella Storia, l’Occidente ha masse enormi di bianchi – cittadini nazionali a tutti gli effetti – che vivono oggi come i neri o gli immigrati (in Italia a volte anche peggio), allora abbiamo una bomba atomica che pende per un filo di cotone da un B52.

Mi ha colpito in questi giorni, davvero colpito, come l’editorialista e scrittore inglese Gary Younge abbia saputo condensare in un saggio la peste dilagante della povertà dei bianchi in America. Ma io ne avevo parlato molti anni fa nell’inchiesta di Report “E-conomy”. Già nel 2000 mi accorsi di cosa stava accadendo in quel Paese così ricco ma spietato, e lanciai un allarme. Ovvio, per un cazzo. 

Ho sempre scritto di come gli USA ‘vantino’ 22 milioni di cittadini senza nessuna assistenza sanitaria (ma di certo i numeri sono superiori), e 44 milioni di americani che mangiano una sola volta al giorno. Ma il fenomeno scioccante è proprio che oggi, fra i derelitti d’America, i bianchi ex classi medie sono quasi vicini alla maggioranza, stanno per scavalcare i neri. E non sono preparati a questo, esattamente come in Europa. Peggio:

Mentre le classi storicamente svantaggiate come neri e immigrati hanno nella seconda metà del XX secolo sviluppato almeno delle reti d’assistenza e beneficienza capaci di soccorrere milioni d’individui, i bianchi no. Non ne esistono capaci di soccorrere milioni di bianchi, non furono neppure pensate, perché si dava per scontato che lo Stato lo facesse quando capitava, se capitava, ma si davano per scontati il lavoro, i risparmi… (sì ciao). Nessuno fra coloro che sono nati pensando di essere privilegiati mai s’immaginò di trovarsi da vecchi a razzolare nei rifiuti urbani per mangiare, di dover fare la fila in ospedali da campo per le cure urgenti (foto sopra), come una volta vedevano in Tv per l’Africa o per le favelas in Brasile. 

Guardate che qui in Italia le cose stanno marciando precisamente nella direzione USA; dopo vi elenco una manciata di dati. Ma ora Gary Younge sugli States:

“In America oggi il 48% dei bianchi si sente “sotto attacco, sia dalle Corporations, che da governo e immigrazione”. L’aspettativa di vita dei bianchi si è bloccata o addirittura sta retrocedendo. Gli stipendi reali dei lavoratori sono stagnanti dal… 1973. Entro una generazione, i bianchi americani saranno la minoranza dei cittadini. Il ‘razzismo sociale’, quello che rigetta come sorcio la vista del povero, sta colpendo sempre più bianchi americani poveri a milioni, ma i bianchi storicamente non hanno Paladini anti razzismo, né i Lobbisti anti razzismo”

La rabbia. I bianchi in USA sono terrorizzati e hanno paura. La paura genera rabbia, e questo veleno finisce in ciò che tutti sappiamo: la guerra fra poveri. Non sto neppure a descriverla, ne hanno parlato milioni di articoli e libri di questo fenomeno, dove la gggènte bianca che sta di merda la prima cosa che fa è prendersela con l’altro sfigato con la pelle differente, mica mai con Mario Monti, la Fornero, Tronchetti Provera, Lloyd Blankfein, Jean Claude Trichet, o Bill Gates. Ma di fatto il risultato, e anche qui sono state scritte le Bibbie, è, riassunto, la nascita di formazioni politiche oscene

Aryan Nation e American Renaissance negli Stati Uniti, anche se il Partito Repubblicano e Trump rischiano di stargli addirittura a destra…; Forza Nuova, Casa Pound e Lega in Italia; Vlaams Belang in Belgio; Fronte Nazionale Le Pen in Francia; AFD che in Germania sfiora il 15%, come i fascistoidi Democratici Svedesi; l’Austria con l’FPO medaglia di bronzo alle legislative del 2017; l’Ungheria fa festa nell’estremismo razzista fra il MIEP, il Jobbik e l’Unione Civica del premier Orbàn; Alba Dorata in Grecia, e bla bla.

Ma mica tanto bla bla, questi sono segnali di una guerra inaudita, quella di cui parlavo sopra, quella dove da sacche d’infezione che posso essere curate, si passa all’infezione del 99% del corpo, la cancrena completa. 

Italia: ho smesso di scaricare dati sull’impoverimento italiano un anno fa, era tempo perso. Da noi si sta riproducendo esattamente il ‘disegno Thatcher’ dei 2/3 della popolazione che starà dal benissimo alla mediocre stabilità, con un 1/3 che sarà alla disperazione. Ma 1/3 d’italiani conciati così non sono 500 sfigati, sono 10 milioni di adulti lavoranti e 4 milioni di pensionati. 

Tutti avete visto le immagini dei Talk Show con gli anziani italiani che si nutrono dai cassonetti dei rifiuti. Non ci vuole un genio per trovare un’invalido/a italiani senza uno straccio di aiuto, né accompagnamento, né casa, mentre al Bangladeshi con 5 figli danno un tetto. Né occorre genio per capire dai giornali finanziari che se non fosse per i risparmi dei nonni/genitori italiani dal ’50 al ’90, una percentuale di giovani connazionali sarebbero a prostituirsi, disfarsi di sostanze, o a raccogliere olive picchiandosi a vicenda per avere il posto dal ‘Caporale’. Ecco una manciata di dati Istat, solo per dare una pallida idea: 

il 30% degli italiani è costretto a ricorrere al prestito, non arriva a fine mese. 

il 38% è in seria difficoltà economica.

il 76% è costretto alla flessibilità sul lavoro, con limiti invalicabili per l’acquisto di una casa o persino per la pianificazione di una famiglia.

il 50% delle pensioni italiane non raggiunge i 1000 euro, il 27% delle pensionate arriva a meno di 500 euro.

1 italiano su 5 rimanda le visite specialistiche urgenti per mancanza di mezzi.

l’11% degli italiani non si riscalda d’inverno.

la crescita degli stipendi è ai minimi dal 1983, quando iniziano le serie storiche ricostruite dall’Istat.

dal 2011 chiusi 104.500 negozi. Persi 340mila posti di lavoro.

Censis, 2016: La fine del lavoro e del ceto medio… crescono le professioni non qualificate. La crisi del settore pubblico non favorisce la domanda: la deflazione è figlia anche di questo sistema del massimo ribasso, che ha compresso e impoverito la classe media. 

Ecc. ecc.

Posso dire, dunque, che il mondo occidentale per come lo abbiamo conosciuto finora è rappresentabile da un organismo prima decentemente sano (lunga guarigione dall’Illuminismo alle Democrazie anni ’70-90), ma che è oggi ormai divorato dalla cancrena (Neoliberismo, Austerità, Disegno Thatcher) persino là dove era inimmaginabile che essa potesse infettare (le classi bianche). Ma…

… di colpo su questo ammalato gravissimo piomba l’assoluto imprevedibile: L’ERA DELLE SUPER TECH IN ARTIFICIAL INTELLIGENCE. 

Sapete benissimo di cosa parlo, ne ho scritto a volumi. E, in metafora dall’ultimo articolo, la domanda è: come attecchirà la ‘benda’ magica della VTT fatta di A.I e Cellulose Nanofibrils su carne umana in cancrena? Cioè come attecchirà L’ERA DELLE SUPER TECH IN ARTIFICIAL INTELLIGENCE su popoli occidentali ridotti alla rabbia, disperazione e persino fame in una larga minoranza bianca di suoi cittadini un tempo privilegiati? 

Cestinando neppure pensandoci lo stuolo di falsari che vi spacciano L’ERA DELLE SUPER TECH IN ARTIFICIAL INTELLIGENCE come la panacea dei problemi umani – panacea forse, ma solo dopo che abbiamo ripagato gli investitori vendendo cornee, reni, polmoni, uteri, Colossei, metà delle Alpi, e la Lombardia – cioè stando seri per favore, il problema che si pone con L’ERA DELLE SUPER TECH IN ARTIFICIAL INTELLIGENCE per chiunque abbia un figlio di meno di 40 anni, è ora duplice: 

1) Quello da me già menzionato 2mila volte e riassunto nel paragrafo sopra.

2) Ma anche che l’abominevole dissennatezza delle nostre classi politiche non vuole ammettere neppure sotto pena di morte che L’ERA DELLE SUPER TECH IN ARTIFICIAL INTELLIGENCE atterrerà su un Occidente sfasciato come mai prima nella sua Storia. Persino in quella razza bianca che, invece, da un secolo ne era divenuta privilegiata padrona.

Pensateci bene, guardate che è agghiacciante. Pensate solo a questo:

Oggi miliardi di umani che mai hanno conosciuto la Democrazia, il Benessere, i Diritti, si stanno riversando su questo Occidente proprio nel suo peggior momento moderno di cancrena di Democrazia, Benessere e Diritti

L’immaginate la miscela atomica che ne sta uscendo? E già da anni L’ERA DELLE SUPER TECH IN ARTIFICIAL INTELLIGENCE gli viene spalmata sopra, a sta tragedia collettiva. 

E quindi va PRETESO ancora di più (nel mondo dei sogni) che la Governance internazionale tiri ferocemente i freni; che ammetta che Neoliberismo, Austerità e Disegno Thatcher hanno putrefatto come mai nella Storia persino il mondo leader, là dove risiedevano Democrazie, Benessere, e Diritti; che oggi questo mondo non è affatto in grado di assorbire sia i miliardi di disperati che L’ERA DELLE SUPER TECH IN ARTIFICIAL INTELLIGENCE coi suoi inimmaginabili prezzi, e… 

… e sì, la Governance internazionale dovrebbe ammettere che si deve ricominciare dal Primato del Pubblico Interesse, delle Costituzioni, da John Maynard Keynes, dalla vera idea anarchica che pretende che il Potere debba sempre dimostrare al popolo la sua legittimità, da un riordino degli squilibri mondiali, e poi, ma solo poi tagliare il nastro dell’ ERA DELLE SUPER TECH IN ARTIFICIAL INTELLIGENCE, comunque sempre sotto strettissimo controllo delle Sovranità popolari nell’Interesse Pubblico.

Chi ha pensato, studiato, analizzato, gli scenari in questo modo? Avete letto da nessuna parte l’analisi nelle componenti che io ho descritto qui oggi? L’ha pubblicata l’Economist? O il Future of Humanity Institute di Oxford? O l’MIT di Boston? O i cervelli di Alibaba, o Micromega?

No. La leggete per la prima volta qui.

Oggi il 75enne bianco, sposato nel 1972, allora con lavoro casa ferie risparmi, ma che proprio ieri in Alabama, oppure a Hackney di Londra, o a Roma ha dovuto fare a gomitate con un immigrato messicano, giamaicano o senegalese per farsi visitare la prostata o curare un dente o mangiare, è un’atomica appesa a un filo di cotone sotto la pancia di un B52, molto, ma molto più pericoloso della sua controparte che viene dai Paesi poveri del mondo. Il perché l’ho già accennato sopra, ma lo ribadisco citando l’immenso Thomas Mann:

“Un linea retta collegò la follia della povertà tedesca alla follia del Terzo Reich… La donna che al mercato chiedeva, con voce spenta, 100 miliardi di marchi per un uovo, aveva perso totalmente la sua capacità di reagire a qualsiasi cosa. Da quel momento, nulla fu così folle o così atroce da poter scioccare quella gente..”. 

Ci stanno ridando il Terzo Reich, in SUPER TECH IN ARTIFICIAL INTELLIGENCE. 

Non fate figli. 

MA I RIMEDI CI SAREBBERO:

http://paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=1874  

MA PURTROPPO IN ITALIA: 

http://paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=1922  

Fonte: http://www.paolobarnard.info/

I bulloni umani della locomotiva

 locomotiva

 Una comprensione più profonda della tecnocrazia

Questo articolo è stato scritto da Jon Rappoport e originariamente pubblicato sul Blog di Jon Rapport

La tecnocrazia è l’agenda di base e il piano per governare la società globale dall’alto, quindi, per comprendere la tecnocrazia dobbiamo vederla da diverse angolazioni. Consideriamo un gruppo di entusiasti ingegneri lungimiranti nel 20esimo secolo, essi lavorano per una società che ha un contratto per la fabbricazione di una locomotiva.

Questa apparecchiatura è un pezzo molto complesso, da un lato i lavoratori sono tenuti a fare i componenti specifici, poi si devono mettere tutti insieme. Questi compiti sono formidabili. Su un altro livello, i vari reparti dell’azienda devono coordinare i loro sforzi. Questo è visto anche come un lavoro tecnologico. Dove la tecnologia è considerata la promotrice di questo importante lavoro.

Quando la locomotiva è finita e consegnata, e quando viene collaudata la sua capacità di trainare le altre carrozze del treno, grande e stimolante sarà la vittoria per averla realizzata.

E poi … i tecnici cominciano a pensare alle implicazioni. Supponiamo che la locomotiva sia stata la stessa società. Supponiamo che la società sia il prodotto finito. Una società non poteva essere messa insieme in modo coordinato? E non poteva la “tecnologia organizzare le cose” ed essere utilizzate per il lavoro?

Perché perdere tempo all’infinito sostenendo le varie fazioni politiche? Perché avrebbero dovuto rimanere in carica? Non è un ovvio che questa sia un atteggiamento perdente? Ovviamente lo è.

Ma gli ingegneri potrebbero tracciare e costruire una società futura dal quale potrebbero trarre beneficio tutti i popoli. La fame, le malattie e la povertà potrebbero essere spazzate via. La loro eliminazione sarebbe parte del progetto senza compromessi.

Questa “visione” ha colpito ingegneri e tecnici come un grosso macigno pesante. Ovviamente! Tutte le società vengono guastate per la stessa ragione: le persone sbagliate in carica, a cui è stata delegata la fiducia.

Armati di questa nuova comprensione, i tecnici di ogni genere hanno cominciato a vedere ciò che era necessario. Una rivoluzione nel modo di pensare l’organizzazione della società. La scienza è il nuovo re. E la scienza avrebbe governato.

Naturalmente, per un mondo progettato per funzionare, alcune decisioni dovrebbero essere fatte sul ruolo dell’individuo. Ogni individuo. Non si potrebbe avere un piano a tenuta, se ogni essere umano fosse libero di perseguire i propri obiettivi. Troppe variabili. Troppa confusione. Troppo conflitto. Beh, questo problema potrebbe essere risolto. Le azioni del singolo saranno su misura per adattarsi alle operazioni coordinate della società pianificata.

L’individuo dovrebbe essere inserito in uno slot pre-ordinato. Sarebbe “uno dei componenti della locomotiva.” La sua vita sarebbe collegata ad altre vite per produrre una forma esemplare.

Sì, questo potrebbe comportare alcuni problemi, ma questi problemi potrebbero essere risolti. Avrebbero dovuto essere elaborati, perché l’obiettivo primario è la formazione di una organizzazione mondiale. Cosa fareste se un bullone (in questo caso un essere umano) in una ruota di una locomotiva è stato inserito della dimensione sbagliata? Si dovrebbe tornare indietro e correggere l’errore. Si potrebbe rifare il bullone.

Tra i tecnocrati sinceri, la visione d’insieme ha sostituito gli evidenti problemi. Ma … altre persone sono entrate nel gioco. La grande scacchiera globalizzata viene vista dalla tecnocrazia come un sistema che potrebbe essere usato per controllare la popolazione. Il controllo è il loro obiettivo. Quello che è successo all’individuo nel processo non è di nessuna preoccupazione per loro. Che l’individuo abbia o non abbia la libertà, lo scopo principale dei Globalisti è quello di eliminare tale libertà.

La cancellazione della fame, la povertà, la malattia? Per i globalisti sono senza senso, in più, quelle realtà sarebbero aggravate dalla malattia, dalla debolezza, e le persone debilitate sarebbero più facili da governare, controllare e gestire.

In sostanza, è stata dirottata una visione decisamente sbagliata di un futuro dell’utopia tecnocratica. Qualcosa di peggio di molto brutto è stato fatto.

In poche parole, questa è la storia della tecnocrazia.

Una locomotiva è una società? No. Questa è stata la prima idea fatalmente incrinata. Tutto ciò che ne seguì fu sempre più psicotico.

Purtroppo, molte persone nel nostro mondo credono nel globalismo, anche se questo (parzialmente) si può chiamare una vaga visione di una convinzione legittima. Essi, il maggior numero delle persone, galleggiano bene sognando su tutte le grandi-storie della copertura propagandistica; non più la povertà; parità di condivisione; la riduzione dell’inquinamento da carbonio; un’economia verde; “sviluppo sostenibile”; cooperazione internazionale; la produzione di ingegneria e consumo di beni e servizi per il miglioramento di ognuno; e tutto questo consegnato da una piattaforma centrale di guide altruistiche.

Se si rintracciano le specifiche che si trovano in queste dichiarazioni, si scopre un sistema deformato di pianificazione che fornisce la miseria e la schiavitù de facto per la popolazione mondiale.

L’utopia collettiva si rivela essere una farsa. Svegliarsi è difficile da fare? La rottura è difficile da fare? Esse devono essere fatte. Una correzione tecnologica praticabile è un bel risultato quando il progetto è una macchina. Ma il trasferimento di quel bagliore della vittoria per tutta la società è un’illusione. Tutto quello che viene definito istruzione è messo al primo punto dell’ordine del giorno.

http://www.alt-market.com/articles/3093-a-deeper-understanding-of-technocracy

Traduzione e adattamento Nin.gish.zid.da

“La disuguaglianza”

La disuguaglianza peggiora sempre di più
Come possiamo mettere fine a tutto ciò?

“Una società con una estrema crescita e estrema diseguaglianza non può sostentarsi per sempre”, scrive Eskow.
“La diseguaglianza interferisce con la crescita economica, ruba alle persone l’opportunità (e con essa la speranza), condanna milioni di persone alla povertà o a condizioni vicine alla povertà e offende quella parte dello spirito umano che cerca l’equità e l’uguaglianza.

Il 1 luglio (2016), all’inizio del fine settimana del Giorno dell’Indipendenza, abbiamo appreso che la diseguaglianza di entrate in questo paese è peggiorata rispetto al mese scorso. La diseguaglianza economica provoca delle cicatrici per tutta la vita e anche per dopo.

Questa è una delle ragioni per cui il Presidente Obama nel 2013 ha detto che,

“l’aumento della diseguaglianza…sfida l’essenza di ciò che siamo in quanto popolo.”

Però questa sfida è diventata più grande ancora.

Gli studi pionieristici sulla diseguaglianza dell’economista Emanuel Saez hanno contribuito a riconfigurare il dibattito.

In una pubblicazione di luglio (U.S. Top One Percent of Income Earners Hit New High in 2015 Amid Strong Economic Growth), Saez ha riscontrato che il divario tra l’1% e il restante 99%, nel 2015 è peggiorata.

I guadagni dell’1% di cui sopra hanno raggiunto quest’anno “un nuovo livello”. L’aumento delle entrate dell’1% del 7.7% è stato quasi il doppio rispetto a tutti gli altri.

Saez ha controllato i dati di diversi anni ed ha riscontrato che:


“Le entrate (secondo l’inflazione) della parte superiore dell1% delle famiglie sono aumentate da $ 990,000 nel 2009 a $1.360,000 nel 2015, una crescita del 37%…(mentre) le entrate della parte inferiore del 99% delle famiglie sono aumentate solo del 7,6% – a partire da $ 45,300 del 2009 a $ 48.800 del 2015. ”
Saez aggiunge che: 

“Il risultato è che l’1% delle famiglie ha preso il 52% della crescita totale delle entrate reali a famiglia tra il 2009 e il 2015.”

E conclude:
“Questo recupero irregolare sfortunatamente è pari all’ampliamento a lungo raggio della diseguaglianza dal 1980, quando l’1% delle famiglia ha iniziato a essere soggetto di quella parte sproporzionata della crescita economica.”

Il 1980 è stato l’anno in cui Ronald Reagan assunse il suo incarico annunciando una nuova era di conservatorismo economico degli Stati Uniti.

Il messaggio di questi numeri non può essere più chiaro di così:
E’ ora che si ponga fine a questa era. Il nostro esperimento di 35 anni di economia conservatrice è fallito.

Le cifre di Saez comprendono un leggero premio di consolazione pari al99%. L’entrata pro-medio è aumentata di un 3,9% l’anno scorso, l’incremento maggiore in 17 anni. E’ un miglioramento naturalmente ma non è sufficiente.

Il 99% è stato sottoposto per decadi al ristagno dei salari e la sua entrata è stata congelata essenzialmente durante la crisi finanziaria del 2008 e del 2013.

Una società con un’estrema diseguaglianza crescente non può essere così per sempre. La diseguaglianza interferisce con la crescita economica, ruba alle persone l’opportunità ( e insieme la speranza), condanna milioni alla povertà o a condizioni molto vicine all’impoverimento e offende quella parte dello spirito umano che cerca costantemente equità e uguaglianza.

Una società come la nostra dove la disuguaglianza è estrema è continuamente instabile specialmente quando il suo sistema politico dà agli individui molto ricchi e alle corporazioni un eccessivo controllo sul governo – andando avanti così e amplificando la propria ricchezza e potere.

Avremo bisogno di anni di lavoro per riparare al danno economico causato da questi livelli di diseguaglianza.

Ed è importante ricordare che sebbene ci basiamo su molte di queste statistiche economiche a base trimestrale o annuale, i danni umani durano molto di più.

I lavoratori che sono sottoposti a un periodo di mancanza di lavoro o a una caduta della loro remunerazione di solito sono costretti a vedere diminuiti i guadagni per il resto della loro vita lavorativa. Questo effetto è molto pronunciato tra i nuovi laureati, che si sono laureati in uno dei peggiori mercati del lavoro della storia.

Le loro entrate con tutta probabilità saranno le stesse per tutta la loro carriera. Mentre allo stesso tempo hanno dovuto farsi carico del grande peso del debito di studio il più costoso di tutta la storia.

Le entrate minori sono legate a una maggiore mortalità infantile, ad una speranza di vita più breve e a una salute mentale e fisica alla pari tra genitori e figli.

I danni economici si trasferiscono di generazione in generazione attraverso i bambini. La povertà può infliggere un danno permanente sulla salute e sulla capacità di guadagnare di un bambino.

La mobilità economica in questo paese è molto bassa; le entrate dei genitori hanno un’enorme influenza sul potere d’acquisto dei ragazzi, e gli studi hanno dimostrato in maniera consistente che gli Statunitensi hanno una crescita minore verso l’alto rispetto ai residenti del Canada.

Che possiamo fare per ridurre la diseguaglianza e curare alcune delle sue ferite profonde e durature?

Eccovi una lista parziale:
Possiamo aumentare i fondi per i programmi contro la povertà che distribuiscono alimenti, rifugi e altri servizi direttamente ai poveri.


Possiamo migliorare il nostro sistema educativo e concedere iscrizioni gratuite presso l’università pubblica a tutti gli studenti che lo meritano.

Possiamo iniziare a affrontare l’ingiustizia razziale sistematica che priva le comunità di colore dei mezzi economici.

Possiamo aumentare il salario minimo che è rimasto molto al di sotto dell’inflazione (e anche molto più indietro della produttività) dal 1968 ($15 l’ora…)

Dobbiamo anche rafforzare il movimento operaio.

Un recente studio del Fondo Monetario Internazionale (FMI) riporta che

“Una diminuzione della densità sindacale va di pari passo con l’aumento delle diseguaglianza delle entrate più alte” e che “che l’apporto sindacale ha molta importanza sulla distribuzione delle entrate”.

Bisogna dare un’assicurazione sulla salute a tutti e essere sicuri che tutti i lavoratori statunitensi abbiano accesso ai programmi di vacanze pagati e altri benefici che già esistono in paesi sviluppati.

Dobbiamo ampliare le iniziative per le imprese di proprietà dei lavoratori.

E soprattutto dobbiamo fare tutto questo con rapidità prima che la diseguaglianza delle entrate – e la perdita della democrazia che va di pari passo – diventi così alta e quindi diventi irreversibile.

Il 4 luglio è arrivato ed è passato.

Però le cicatrici della diseguaglianza continuano privando milioni di noi della libertà di scelta, di crescita e anche di vita.

Il nostro lavoro è appena iniziato…

LINK

di Richard Eskow
06 Luglio 2016
dal Sito Web OurFuture
traduzione di Nicoletta Marino
Versione originale in inglese
Versione in spagnolo
 

L’ideologia della crescita

Oggi, si celebra “La Giornata della Terra” e in occasione dell’inizio della conferenza al Palazzo di Vetro dell’Onu, a New York, dove 165 paesi si sono riuniti sull’accordo di Parigi lo scorso dicembre inerenti al riscaldamento globale, vale la pena fare alcune considerazioni, anche che se pur utopistiche.

Non so cosa i partecipanti metteranno in atto (oltre al rimanere sotto i due gradi per frenare il global warming) per evitare conseguenze catastrofiche. Il leitmotiv è sempre quello: La CO2, dimenticando completamente (se non incentivarla) la sfrenata crescita economica ormai non più comprensibile in un mondo finito, “con un ecosistema già fortemente compromesso”.

L’eclatante menzogna della crescita
come panacea di tutti i mali della società.

Con questo breve saggio intendo smentire con la forza della ragione quei millantatori che presentano la tesi del “creare più lavoro facendo crescere l’economia” come se fosse una panacea per tutti i mali della società.

La crescita del PIL, e il relativo aumento dei consumi, forse risolveranno temporaneamente la crisi occupazionale, ma di certo incrementeranno anche l’impatto ambientale e condanneranno gli esseri umani ad un lavoro totalizzante.

E tutto ciò dovrebbe accadere in un mondo con un ecosistema già fortemente compromesso, dove i lavoratori devono sacrificare 8 ore al giorno della propria unica esistenza per il lavoro, bene che vada, a prescindere dalla propria volontà.

Ma che senso ha far crescere l’economia se poi questa crescita non si traduce in un maggior tempo libero, in un minor inquinamento ambientale o in un qualche incremento di felicità per l’umanità?

Inseguiamo ciecamente la crescita economica, ma ci siamo mai fermati un istante a domandarci se questo processo sia sostenibile?

La risposta non può che essere sì, nel breve termine, e no, nel lungo termine. Viviamo in un mondo finito ed è fisicamente impossibile che la crescita dell’economia possa continuare in modo indefinito.

I principali indicatori ambientali, uno su tutti l’Ecological Footprint, ci dicono chiaramente che abbiamo superato di gran lunga i limiti che sanciscono la sostenibilità.

Assistiamo quotidianamente ai primi segnali di un collasso dell’ecosistema che però, al motto di “più crescita per tutti”, stiamo follemente ignorando.

Pensiamo di essere delle divinità onnipotenti che operano in uno spazio infinito, ma in realtà siamo simili a dei batteri insignificanti intrappolati in una capsula di Petri intenti a consumare il nutrimento di cui disponiamo più velocemente di quanto quest’ultimo riesca a rigenerarsi.

Potremmo continuare a fingere che non esistano limiti dovuti alla finitezza del pianeta sul quale viviamo, ma prima o poi pagheremo a caro prezzo le conseguenze delle nostre illusioni.

Che cosa dovrebbe fare un’economia sana che agisce in un mondo finito?

Inizialmente dovrebbe crescere, per poi tendere asintoticamente verso il limite imposto dalla finitezza del pianeta, esattamente quel limite che sancisce la sostenibilità.

A quel punto si potrebbe agire sull’efficienza, ad esempio concentrandosi sull’incremento della qualità e non della quantità.

Ma si dà il caso che noi abbiamo già superato tale limite, quindi un qualche tipo di decrescita economica è inevitabile.

Sta a noi scegliere se continuare a correre sempre più veloci per scontrarci contro un muro o rallentare per deviare dalla rotta di collisione, salvando l’umanità da un tremendo impatto.

Non tutte le strategie per decrescere sono uguali: si può decrescere in modo stupido provocando gravi ripercussioni sociali, o lo si può fare con intelligenza migliorando le condizioni di vita di tutti gli esseri viventi.

La decrescita infatti non è necessariamente una cosa negativa, come politici ed economisti al servizio del capitale intendono farci credere.

O meglio, non è un male per gli esseri umani in generale, ma lo è senza alcuna ombra di dubbio per tutti coloro che intendono realizzare profitti. Cerchiamo di capire perché.

Che cosa accadrebbe all’economia se non ci fossero più guerre, se gli oggetti durassero a lungo e gli esseri umani smettessero di fumare e non si ammalassero più di cancro?

Miliardi e miliardi di dollari di profitto svanirebbero, il PIL collasserebbe e di certo l’economia crollerebbe sotto il peso delle sue contraddizioni. Un’eclatante crisi occupazione causerebbe ancor più eclatanti problemi sociali.

Ma eliminare le guerre, diminuire le malattie e produrre oggetti durevoli, riducendo anche l’inquinamento ambientale, sarebbe un male o un bene per gli esseri umani?

Bisogna intenderci sui fini delle nostre azioni: vogliamo continuare a far crescere l’economia per salvarla dalle sue contraddizioni, o vogliamo salvare l’umanità dalle contraddizioni dell’odierna economia?

La drastica diminuzione del PIL lascerebbe gran parte delle persone disoccupate… vediamo quindi come si potrebbe risolvere la crisi occupazione senza alcuna necessità di far cresce l’economia.

Il lettore imbevuto dell’ideologia crescitista probabilmente resterà sconcertato scoprendo che esistono almeno tre soluzioni praticabili.

Numero uno: si può ridurre l’orario di lavoro, in modo tale che tutti tornino a lavorare, così come sostenuto in quel famoso motto che andava tanto di moda negli anni ’70.

Numero due: si può istituire un reddito d’esistenza, universale ed incondizionato, in modo tale che tutti abbiano la certezza di poter vivere in modo più che dignitoso, anche senza lavorare.

Numero tre: si possono togliere i mezzi di produzione dalle grinfie dei capitalisti, iniziando ad impiegarli per produrre beni e servizi necessari e di elevata qualità in modo quanto più possibile automatizzato, al fine di distribuirli a tutti, senza pretendere alcun prezzo, guardando alle vere esigenze dei membri della società e non al profitto.

Cerchiamo di analizzare brevemente pregi e difetti di queste soluzioni così “alternative” rispetto al pensiero dominante.

La proposta di ridurre l’orario è senz’altro attuabile ed ha il grande merito di diminuire il tempo dedicato al lavoro che oggi è paradossalmente totalizzante.

Perché dico “paradossalmente”? Perché ciò accade nell’epoca in cui la tecnologia può sostituire grandemente l’uomo nel lavoro, in modo decisamente efficiente e soprattutto automatizzato.

Se le automazioni ed i sistemi informatici possono lavorare al posto degli esseri umani, per quale assurdo motivo continuiamo a lavorare al posto loro?

Ad ogni essere umano dotato di un quoziente d’intelligenza di poco superiore a quello di uno scimpanzé, sembrerebbe ragionevole sfruttare questa grande opportunità… e invece no!

Solo per fare un esempio tra i più eclatanti: nei supermercati non ci sono casse automatiche ma commesse che sprecano la loro vita davanti a calcolatrici semi-automatiche.

In generale, c’è una forte inerzia che c’impedisce di sostituire i lavoratori umani con delle automazioni, perché altrimenti diminuirebbe l’occupazione.

Ma ancora più paradossale, è che il sistema riesca a convincere i lavoratori di dover essere addirittura grati per l’“opportunità” che gli viene concessa, vale a dire l’opportunità di essere schiavi di un lavoro inutile che non è più necessario, perché potrebbe essere svolto da qualche apparato tecnologico.

Simili dinamiche, a mio avviso, rappresentano una follia sociale e devono assolutamente essere eliminate.

Se una macchina è in grado di svolgere un lavoro al posto degli esseri umani, quella macchina deve svolgere quel lavoro.

È compito del sistema economico fare in modo che l’automatizzazione del lavoro rappresenti una dinamica auspicabile, e che quindi possa avvenire senza generare alcun problema sociale.

Diminuendo l’orario di lavoro, si potrebbe ripristinare la piena occupazione a prescindere dal quantitativo di lavoro sottratto all’umanità dalle automazioni; e così si potrebbero arginare le criticità dovute al fenomeno noto come “disoccupazione tecnologica”.

La diminuzione d’orario, però, implicherebbe anche una diminuzione dello stipendio, che, almeno in prima battuta, potrebbe essere facilmente eliminata integrando i salari.

Come? Redistribuendo la ricchezza esistente.

E non mi si venga a dire che “non si può fare”, perché in un mondo dove l’1% della popolazione ha accumulato una ricchezza complessiva pari a quella del restante 99% (fonte Oxfam 2016), redistribuire la ricchezza non solo è possibile ma è doveroso.

Possiamo ora prendere in considerazione la soluzione numero due.

Il reddito d’esistenza, universale ed incondizionato, ha il grande pregio di eliminare l’obbligo del lavoro, pur garantendo a tutti di vivere. Il che, a mio avviso, rappresenta un enorme progresso dal punto di vista sociale.

Tutti gli individui dovrebbero avere la certezza di poter vivere dignitosamente solo ed esclusivamente per il fatto di essere umani, ed il lavoro non dovrebbe essere una costrizione, come invece accade oggi per i più, ma una libera, matura e volontaria espressione dell’essere di ogni individuo.

Con il reddito d’esistenza entrambi gli obiettivi sarebbero immediatamente raggiunti.

Nel futuro le macchine prenderanno sempre di più il posto degli uomini nel mondo del lavoro e ad un certo punto si dovrà accettare l’idea di svincolare il reddito ricevuto dal lavoro effettuato.

Un simile passo, prima o poi, dovrà essere attuato, perché entro qualche decennio il costo delle automazioni scenderà notevolmente, e il lavoro umano potrebbe diminuire a tal punto da non essere più necessario (o quasi).

La concessione di un reddito d’esistenza consentirebbe di eliminare ogni sorta di criticità dovuta all’eccessiva povertà, come ad esempio fame, furti, impossibilità di accedere alle cure mediche e così via; inoltre, i processi produttivi potrebbero essere automatizzati, senza più alcun problema dovuto alla creazione di disoccupazione.

Si può davvero dare un reddito a tutti senza nessun obbligo di lavorare?

Certo che si può fare, o meglio, si sarebbe potuto fare agevolmente se i “lungimiranti” politici non avessero ceduto la sovranità monetaria a banche centrali private ed indipendenti (come nel caso della BCE).

Così come gestito oggi, il denaro è il più grande mezzo di dominio dell’umanità. Ma se il popolo riuscisse a impadronirsi della gestione della moneta, potrebbe compiere un primo grande passo verso la libertà, eliminando debiti immaginari e concedendo un reddito d’esistenza degno di questo nome a tutti gli esseri umani.

Il secondo e assai più importante passo da compiere consiste nel liberare il pensiero dalle logiche del profitto, ponendo al primo posto tra i nostri fini il raggiungimento del benessere di tutti gli esseri viventi.

A quel punto si potrebbe perfino pensare di pianificare l’economia avvalendoci di una rete di calcolatori ed eliminando l’uso del denaro. Arriviamo così alla terza soluzione.

Ci sono beni che non devono avere un prezzo come l’aria o l’acqua, ad esempio, e perché no, anche del buon cibo, un’istruzione elevata, trasporti, cure mediche, un’abitazione e qualche capo di vestiario di qualità.

Alla luce dell’odierna conoscenza scientifico-tecnologica, che cosa c’impedisce di fornire gratuitamente a tutti gli esseri umani un insieme essenziale di beni e servizi, se non una mera questione di volontà?

Di certo non mancano i mezzi e le risorse per farlo, è solo che il nostro agire non guarda a quel fine, così come non guarda all’efficienza, ma pensa solo al profitto.

Ormai siamo abituati all’idea che i mezzi di produzione debbano essere di proprietà privata, e che i loro possessori abbiano il diritto di impiegarli a proprio vantaggio, inseguendo il profitto e sfruttando in modo indiscriminato risorse e altri esseri umani.

Ma se ci fermassimo a riflettere, scopriremmo immediatamente che non c’è niente di più sbagliato di una simile organizzazione sociale.

In nome della proprietà privata e della competizione finalizzati al profitto personale, abbiamo costruito la più distopica delle società, nella quale non ci si preoccupa degli altri ma si pensa a come sottometterli per sfruttali; non si guarda alla sostenibilità ambientale ma a quanto utile in più si può ricavare consumando il petrolio piuttosto che l’energia derivante dalle fonti rinnovabili; la malattia non è un male da eliminare ma una condizione profittevole da ricercare… e così via di assurdità in assurdità.

Le risorse dovrebbero essere comuni, così come i mezzi necessari per trasformarle, ed il fine non dovrebbe essere il profitto ma l’interesse generale.

L’economia non dovrebbe basarsi sul libero mercato ma dovrebbe essere scientificamente pianificata al fine di soddisfare i veri bisogni di tutti gli esseri viventi, con la massima efficienza ed in modo sostenibile.

Non dovrebbero esistere fabbriche dei capitalisti e lavoratori che mendicano il lavoro per sopravvivere, ma fabbriche dell’umanità nelle quali lavorano dei robot che producono ciò che serve agli esseri umani per vivere in libertà.

Capisco che tutto ciò richieda un’evoluzione della coscienza che è ancora di là da venire, ma non per questo una simile soluzione si può escludere dal dominio delle umane possibilità.

Un eclatante punto di criticità risiede nell’attuale paradigma economico capitalistico che deve essere superato.

Ma se vogliamo seriamente risolvere le problematiche non possiamo soltanto limitarci a cambiare l’economia, dobbiamo elevare anche il nostro livello di pensiero, con una nuova concezione socio-economico-culturale.

La diminuzione d’orario a stipendio invariato e/o la concessione di un reddito d’esistenza, sono dei passi necessari per risolvere le odierne problematiche che devono assolutamente essere attuati.

Ma purtroppo funzioneranno solo nel breve termine; nel lungo termine infatti perderanno la loro efficacia, perché non intervengono alla radice dei problemi, eliminando le vere cause delle criticità.

Il loro limite consiste nel restituire ossigeno al sistema capitalistico, mantenendo in essere le sue logiche.

Ad esempio, l’idea di produrre per realizzare profitto resterebbe in essere, con tutte le distorsioni che ne derivano, come un iper-consumo inutile e dannoso.

L’umanità sarebbe un po’ più libera dal lavoro, ma ci sarebbe comunque sfruttamento da parte dell’uomo sull’uomo. E ci sarebbe ancora divario sociale, pur essendo attenuato in qualche misura.

Con la nuova disponibilità di reddito, e la spinta dovuta all’inseguimento del profitto, i consumi tornerebbero a crescere, e con essi l’impatto ambientale.

È chiaro quindi che come minimo si debba ripensare l’approccio alla produzione (e al consumo), svincolandolo dall’idea del profitto e orientandolo all’efficienza e all’utilità.

Ma il sistema capitalistico basato sulla moneta debito non può fare a meno di crescere, perché se non cresce è intrinsecamente condannato a fallire.

Quindi, se s’intende spezzare questo circolo vizioso basato sulla ricerca della crescita per la crescita, è altresì necessario ripensare i fondamenti dell’economia.

I problemi dell’odierna società non possono essere risolti continuando a preservare le logiche del sistema capitalistico, perché da esse sono generate.

Dobbiamo comprendere che il problema non consiste nel lavoro che non c’è, o in quello che mancherà a causa del crescente impiego della tecnologia, ma nella più totale incapacità dell’attuale sistema economico di impiegare le automazioni e i sistemi informatici basati sull’intelligenza artificiale a vantaggio di tutti.

Non si tratta di creare più lavoro in modo da ottenere la piena occupazione, ma di diminuire il lavoro umano delegandolo alle automazioni, per quanto possibile, facendo in modo che gli esseri umani possano comunque usufruire dei beni e dei servizi realizzati e forniti dal sistema.

Non è una questione di far crescere l’economia ma d’iniziare a guardare all’efficienza per assicurare la sostenibilità.

Non ci servono più beni di scarsa qualità per realizzare un maggior numero di vendite, ma meno beni di alta qualità costruiti per durare a lungo, in quantità tali per fare in modo che tutti possano disporne.

Non dobbiamo aumentare i profitti, ma la libertà, l’uguaglianza e la felicità.

Se daremo ancora una volta ascolto agli ideologi della crescita, alimenteremo le disgrazie dei molti per il vantaggio dei pochi.

Mediante un iper-lavoro ed un iper-consumo inutili condanneremo i lavoratori ad una vita da schiavi e comprometteremo ulteriormente l’ecosistema del pianeta sul quale viviamo.
L’unica cosa che dovrebbe crescere non è l’economia, ma la nostra umanità.

Mirco Mariucci

http://utopiarazionale.blogspot.it/2016/04/leclatante-menzogna-della-crescita-come.html

NIENTE di BUONO

Famiglia, tradizioni e cristianità contro  il capitalismo e lo sfruttamento.  Scritto da MMJ

 

Tra poco arriva la Pasqua. È importante dirlo perché le feste come questa, o ad esempio il Natale, ci ricordano l’importanza della famiglia, delle tradizioni, della cristianità che difendono i veri valori e soprattutto sono un baluardo contro il capitalismo e lo sfruttamento.

Ricordatevelo e siatene fieri mentre regalate ovetti di cioccolata Nestlé, fatti con olio di palma e il regalino dentro (per cui NON si è disboscato, NON si ha contribuito all’estinzione di molte specie e alla diminuzione degli spazi degli aborigeni, il giochino dentro NON è stato prodotto in qualche fabbrica del terzo mondo, di certo NON da un lavoratore sfruttato e con materiali sostenibili).

…Mentre affettate l’agnellino (che è solo un animale, NON una vita, quindi va benone etichettarlo, trasportarlo, farlo a pezzi e usarlo a nostro piacere, e così fare per tutte le altre specie non umane, pagando altri perché lo facciano, in altri luoghi nascosti alla nostra vista).

…Mentre ringraziate Gesù, Dio e felici di avere la fortuna di essere tutti cristiani e quindi di condividere certi valori (perché è evidente che essere cristiani oggi NON permette che ci siano discrepanze di valori e anzi, è garanzia che siamo tutti d’accordo su tematiche importanti, d’altronde è una delle religioni più diffuse al mondo NON perché ha usato violenza e si è imposta con la politica e sterminando le altre religioni, ma perché è l’unica vera e, il suo credo, seppur implichi una sudditanza a un entità con cui bisogna per forza essere d’accordo qualsiasi cosa faccia e dica, senza mai metterla in dubbio, NON crea una base psicologica di adesione e sottomissione all’autorità e quindi ci mantiene liberi nel corpo e nell’anima).

…Il tutto mentre vi godete le poche ore libere con i vostri cari sperando che non diano di matto (perché il resto delle ore è portato via dal sistema di sfruttamento del lavoro che ovviamente NON è sostenuto e difeso dalla visione classista della società che dà l’istituzione della famiglia stessa, anzi, questa NON è per niente la base legale per la protezione del patrimonio di padre in figlio e NON replica al suo interno i crismi autoritaristici del sistema.) LINK 

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Sospeso da Goldman Sachs: ha fatto donazione a Trump 

di Maurizio Blondet 

Si chiama Luke Thorburn, ed è l’unico addetto del colosso bancario d’affari ad aver dato un contributo alla campagna del candidato: per 534,58 dollari. Si tenga conto che gli altri dipendenti di Goldman Sachs hanno fatto donazioni per oltre 199 mila dollari a Marco Rubio, 99 mila per Hillary Clinton (le contribuzioni alle campagne dei candidati devono essere pubblicamente dichiarate) . Siccome era l’unico, di lui ha parlato il New York Times: così la banca se n’è accorta, ed ha preso le misure.

Formalmente, la banca non l’ha punito per aver scelto Trump, ma per un altro motivo. Ha scoperto che Luke Thorburn ha con altri un sito, che si chiama “Make Christianity Great Again”, e si propone come un’organizzazione di cittadini che intende “portare Dio al centro delle nostre vite”. Il motto – che evoca quello di Trump, Make America Great Again, appare sui cappellini che l’organizzazione vende per 14.99 http://makechristianitygreatagain.com/ 

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Investimento milionario per la pubblicità dell’olio di palma su tv e giornali per frenare l’emorragia di consumatori che dicono no ai prodotti con l’olio tropicale.

Gli spot dell’olio di palma sulle reti televisive Rai e Mediaset sono iniziati il 28 febbraio 2016 e proseguiranno per tre settimane. Il budget rimane una notizia riservata ma deve ammontare a qualche milione di euro, visto che il programma prevede anche due settimane di inserzioni a tutta pagina sui giornali e altre tre settimane di banner in rete (vedi video sotto). Rispetto alla campagna realizzata nei mesi di settembre/ottobre 2015, promossa solo da Aidepi (Associazione delle industrie del dolce e della pasta Italiane che raggruppa le maggiori aziende italiane di prodotti da forno, gelati, snack, merendine), questa volta il promotore è la nuova associazione “Unione italiana (http://www.oliodipalmasostenibile.it/) per l’olio di palma sostenibile“.

Il numero di aziende sostenitrici e di gruppi industriali è aumentato a dismisura rispetto all’iniziativa dell’autunno. Nella lista troviamo: Ferrero, Unilever, Nestlé e Unigrà, Aidepi, Assitol (Associazione italiana dell’industria olearia che raggruppa le principali aziende del settore che producono olio extravergine di oliva, olio di semi e margarine), Associazioni Prodotti e Preparazioni alimentari aderenti ad Aiipa (Associazione Italiana Industrie Prodotti Alimentari). Si tratta di una santa alleanza che riunisce buona parte delle aziende alimentari che usano olio di palma. Questo elemento deve fare riflettere perché dimostra che gli alimenti contenenti l’olio tropicale sono migliaia e che l’invasione si è estesa a tutti i livelli. La stima di 12 grammi di palma al giorno presenti nel piatto degli italiani (dato fornito dalle stesse aziende) è inquietante. Per un ragazzo arrivare al limite non è difficile, bastano mangiare a colazione 5 biscotti tipo Molinetti Mulino Bianco Barilla (ognuno contiene circa 2.5 g di palma e 0,4 g di burro).
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IL FIGLIO DEL CAPITANO MERYLL, AL SECOLO PAOLO MIELI, CONTINUA LA SUA SOLITARIA BATTAGLIA CONTRO L’AVANZARE DEL “COMPLOTTISMO”

A pagina 42 del Corriere della Sera di oggi è pubblicato un lungo articolo di Paolo Mieli che, prendendo a pretesto l’uscita di un saggio di Vladimiro Satta, cerca maldestramente di “smontare” alcune ricostruzioni storiche proditoriamente definite “dietrologiche” proprio dal figlio del “capitano Meryll”.

La sortita di Mieli ha tutta l’aria di essere una “excusatio non petita”, essendo il nostro un noto tessitore di trame lavorate quasi sempre al riparo di occhi indiscreti. Quelli come Mieli, abituati da anni a manovrare masse rese idiote da una disinformazione scientifica, tremano all’idea che una nuova ondata di consapevolezza possa far crollare il vergognoso castello di menzogne costruito nel tempo da uomini “cerniera” fra mondo dei servizi e sistema mediatico. Fortunatamente, però, grazie all’esplosione di internet, molti cittadini hanno ora strumenti utili per demistificare e denunciare le manipolazioni interessate che il modello “mainstream”, per conto di una oligarchia finanziaria feroce, continuamente promuove. Continua a leggere QUI

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Ma i poveri sono bestie, come suggerisce Eugenio Scalfari? 

I tempi attuali hanno questo di particolare: dovremo viverli sino in fondo e berne la coppa sino alla feccia. Uno dei maestri residui del pensiero italiano (un altro, celebratissimo, è crepato recentemente), il nababbo Eugenio Scalfari, nei giorni scorsi se ne è uscito con tale argomentazione: i poveri soddisfano esclusivamente i loro istinti e voglie primari; non ne hanno di secondari: la ricerca di Dio, ad esempio; collezionare ceramiche Ming; leggere trattati di socialisti tedeschi dell’Ottocento; scrivere per il teatro; occuparsi di lirica et cetera. Il loro mondo (il mondo dei poveri) è chiuso, basico, animale. I poveri, ne consegue, dei bruti. Ovviamente Scalfari ha ragione. Tutta la mia famiglia, ad esempio, in particolar modo i miei ascendenti diretti (nonni materni e paterni), son lì a confermare le sue tesi. Aggiungo di più. I poveri, quelli veri, quelli che ben presto popoleranno la nazione, sono pure brutti, sporchi e cattivi.

Brutti poiché le privazioni imbruttiscono; e un lavoro non intellettuale (lavoro intellettuale: scrivere articoli da quattro soldi con l’aria condizionata, i piedi sul tavolo e le sfogliatelle alla propria destra, ad esempio) non regala tempo per curarsi la barba Villaggio in Fantozzi come un orticello (altro esempio). In quanto brutti i poveri attirano altri brutti: ne nascono, a meno di un terno secco cromosomico, figli brutti. I poveri sono sporchi, poi, perché quando si è brutti, con un lavoro di merda, e la mattina ci si sveglia con una donna laida, grassa e sboccata al fianco (è un esempio pure questo) si va in depressione, e, in depressione, come tutti sanno, non si ha mica voglia di farsi la doccia, profumarsi con essenze che nemmeno si è in grado di comprare o tagliarsi i baffi in maniera cool. Va da sè che un tizio che è brutto, con una moglie brutta, e figli brutti, senza una lira, con un lavoro merdoso e le ascelle che gli puzzano, si incattivisca ogni giorno che passa. Continua a leggere QUI

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A BRUXELLES E A FRANCOFORTE HANNO VOLUTO LA DISTRUZIONE DELL’ITALIA. CON LA COMPLICITÀ DEI NOSTRI POLITICI (di Giuseppe PALMA) 

Volete sapere la verità su cosa è accaduto esattamente in questi anni? Bene, allora Vi presento la mia prima opera narrativa, un racconto.

Chi è abituato a leggermi sa benissimo che scrivo saggi (e ne ho scritti davvero tantissimi), ma questa volta la verità Ve la racconterò con un’opera narrativa, in modo tale che tutti – ma proprio tutti – possano capire cosa è accaduto…

Le donne e gli uomini nati dalla fine degli anni Settanta in avanti sono stati lasciati soli: lo Stato italiano, tradendo la Costituzione e le intenzioni dei Padri Costituenti, ha sottoscritto – da Maastricht a Lisbona – Trattati capestro che hanno ridotto alla disperazione e alla fame almeno una generazione. E in tutto questo la fa da padrone uno strumento di morte e schiavitù, l’€uro, una moneta completamente sbagliata che impone la svalutazione del lavoro a vantaggio esclusivo del capitale internazionale e dei mercati finanziari. Continua a leggere QUI

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Italiani in libia

Non dobbiamo invadere la Libia

di stefano.dandrea

Non dobbiamo aggredire la Libia, sia con il “consenso” del governo di unità nazionale fantoccio, sia senza il consenso del fantomatico fantoccio.
Il terrorismo mediatico che paventa attacchi dell’IS è pura propaganda atlantista e guerrafondaia: vuole spingerci a compiere un atto che oltre ad essere contrario alla Costituzione è folle sotto il profilo della razionalità.

L’IS ha compiuto l’attentato contro la Francia perché quest’ultima lo aveva già bombardato e ha fatto saltare un aereo russo, perché la Russia aveva già bombardato l’IS. L’IS non ha nessun interesse a procurarsi da solo altri nemici, visto che già combatte, su vari fronti, numerose guerre da posizione isolata.

Se aggrediremo la Libia, l’IS diverrà uno dei paladini del “patriottismo libico” (sia pure nella cornice della ideologia “internazionalista” dell’IS), sentimento che si diffonderà nei cittadini libici e nelle tribù contro i membri del governo fantoccio che eventualmente darà il consenso all’aggressione o comunque contro le forze politiche che accetteranno di allearsi con gli invasori per tentare di ottenere il potere o briciole di potere.

Ovviamente, dopo che avremo invaso la Libia, l’IS compirà attentati in Italia. LINK 

Nin.Gish.Zid.Da

integrazione – assimilazione

“Una nazione può sopravvivere alle sue sciocche ambizioni. Ma non può sopravvivere al tradimento dall’interno. Un nemico alle porte è meno temibile, perché egli è conosciuto e porta il suo vessillo apertamente.” – Marco Tullio Cicerone, 106-43 a.C.

Si sta assistendo a cosa verrà mostrato alle generazioni future e la ragione di come è caduto un impero.

Ai livelli attuali di immigrazione e tassi di natalità che scompaiono, i nativi europei sono destinati a diventare una minoranza nel loro paese entro pochi decenni. Questo è già il caso per molte delle più grandi città europee.

Gli europei hanno effettivamente perso il diritto ad esistere come culture e nazioni nei loro paesi d’origine e sono in via d’estinzione.

Milioni di giovani del sud del mondo lasciano la loro famiglia, pagano migliaia di denari ai trafficanti criminali per raggiungere la terra (illegalmente) promessa dai politici europei.

Vengono soprannominati dai media come “rifugiati”, essi attraversano 6-10 paesi, sicuri di raggiungere le nazioni più ricche come la Germania o la Svezia dove sperano di ricevere una vita migliore, a spese del contribuente.

Solo una piccola parte di loro è siriana, al loro ingresso non c’è nessun filtro – controllo, senza documenti e senza alcun legittimo diritto di chiedere asilo. Donne e bambini si vedono raramente, se non nelle singhiozzanti storie raccolte dei media.

Qualsiasi resistenza da parte della popolazione europea che si rifiuta di consegnare i paesi dei loro antenati agli stranieri e spesso radicali, viene penalizzato ed etichettato come “odioso”, “razzista”, e anche “nazista”.

Il livello di sovversione culturale, morale e politico con le ideologie egualitarie e marxiste ha raggiunto livelli del KGB, che lo stesso KGB non si sarebbe mai sognato. Le parole uguaglianza e tolleranza sono menzogne ​​che non servono a nessuno ma solo ad alcuni.

La sinistra, principalmente orchestrata da interessi sionisti, sta distruggendo i nostri paesi dall’interno. Il patriottismo, il tratto più fondamentale di ogni nazione che vuole sopravvivere, è diventato qualcosa di cui vergognarsi.

Il femminismo ha distrutto i valori della famiglia e della natalità. Il nazionalismo sano è stato sostituito con una cultura di colpa, odio di sé, l’apatia, la degenerazione e l’altruismo patologico. Ci è stato detto di abbracciare la “diversità”, in realtà questo significato è semplicemente relegato solo una globale minoranza, si suppone che gli europei stiano per (pure loro) diventare una minoranza nel loro paese. Nessuna società civile è in grado di tenere il passo con il tasso di natalità degli immigrati del terzo mondo, soprattutto quando l’obiettivo principale è l’integrazione, piuttosto che l’assimilazione. Società parallele riproducono la povertà, la criminalità e il radicalismo.

Ovunque, il multiculturalismo non ha mai, in qualsiasi momento, nella storia umana, avuto successo. Se si crede il contrario, si ha una visione ristretta della società. In realtà è il motivo principale per tutti i conflitti.

I crimini commessi dall’Unione europea contro i popoli europei sono direttamente in violazione della Convenzione sul genocidio (1948 delle Nazioni Unite, l’articolo II): (c) sottoporre deliberatamente un gruppo a condizioni di vita intese a provocare la sua totale distruzione fisica, o parziale; (d) misure miranti a impedire nascite all’interno del gruppo; (e) trasferimento forzato di fanciulli da un gruppo ad un altro gruppo.

A causa di questa ingiustizia, in tutta Europa i partiti di estrema destra stanno guadagnando enormi consensi, diventando in alcuni paesi la maggioranza.

Qualsiasi europeo che non farà sentire la sua voce per difendersi dall’invasione straniera perché ha paura delle parole, non merita la sua libertà.

In molti paesi europei, si è ancora ad un punto in cui la nostra libertà di opinione politica potrà ancora essere espressa senza andare in prigione, ma questo cambierà molto presto. Non essere apatico, non essere debole. Sii qualcuno che può essere orgoglioso di definirsi europeo.

Nota dell’autore dell’articolo e del video:

Questo video avrà vita breve nel web, scaricatelo appena possibile.

Tutto questo non mi giova certamente, mi comporta un sacco di tempo e lavoro. A chi vuole sostenermi, lo può fare con BTC a: 1ybX49kKFNN7hKnrzaegnha4Fy9WrFATu

Fonte originale: https://vimeo.com/145271933#embed Video visto e copiato da: http://www.menphis75.com/ 

traduzione e adattamento 

Nin.Gish.Zid.Da

Una prova di “fede”

E fu così che apparve il Papa 

“Le religioni e, sì, anche certamente il ‘sistema economico’ hanno predicato la povertà come via di salvezza, o almeno di una vita ‘più onesta’. La povertà viene promossa come una sorta di prova di fede. Ma il promotore ha sempre avuto il denaro in banca. Il problema è questo: Al fine di raccogliere i frutti spirituali, un povero deve rimanere povero. In caso contrario, come si può continuare a conoscere la vera gloria? La versione moderna di questo è: una vittima è una vittima per sempre. In caso contrario, potrebbe eliminare la necessità di ‘giustizia sociale’ e di truffatori che si spacciano per essa. Non spendere un paio di dollari per ripulire i sistemi di acqua contaminata nei paesi del Terzo Mondo. Non restituire con una crescente e buona azione la terra che è stata rubata. La povertà e la fame sono affascinanti. Essi danno luogo a ideologie umanitarie che hanno fatto fronte al furto e alla distruzione su larga scala.”(La metropolitana, Jon Rappoport)

Lui è qui. Il Papa. E il suo messaggio gesuita segreto è: cerchiamo di sbarazzarsi delle nazioni che sono separate, eliminiamo il privato profitto per la classe media, e torniamo a quei giorni gloriosi del Medioevo; La mia Chiesa fiorisce in quelle condizioni; sappiamo come trattare con la miseria ovunque.

Fa parte del gruppo internazionale facendo incetta intorno alla parola “capitalismo” come se fosse un peccato mortale.

Fare delle distinzioni non è la parte forte del Papa.

Egli ignora le differenze tra mega-società che si allineano con i governi (e la sua Chiesa) per creare un ordine globalista … e il numero incalcolabile di piccole imprese di proprietà di persone che vogliono lavorare per vivere e guadagnare un profitto.

Per il Papa, tutto dovrebbe essere libero, che, tradotto, significa “Il capitalismo.”: Quasi tutti dovrebbero essere poveri.

La migrazione delle popolazioni? Nessun problema. E’ una buona cosa. Dopo tutto, aiuta nel lungo periodo, a cancellare i confini e le nazioni portando così indietro l’orologio a tempi più difficili.

Ed ecco, op, il Papa è a bordo con lui. Lui e Obama vanno d’accordo. Obama ha il compito di rendere sicuri campioni di comunità povere del centro città dove ci sarebbero ampi obiettivi da biasimare.

Obama non ha mai inteso creare posti di lavoro in quelle città interne per trasformarle. Non è mai stato sulla sua agenda. Egli non ha mai inteso parlare di come i posti di lavoro e le aziende siano stati persi lì, come un globalista commerciale ha fatto accordi uno dopo l’altro inviando il lavoro e le fabbriche all’estero. Obama sta sollecitando nuovi accordi commerciali.

Lui e il Papa vogliono dare alla vicenda una gomitata e una strizzatina d’occhio.

Il modus operandi di questi due è quello di aver risolto il “problema scientifico” sul riscaldamento artificiale attivando tagli globali nella produzione di energia (ad eccezione per le loro società favorite), creando così anche una terribile povertà fra i paesi del Terzo Mondo che dovrebbero “beneficiare dalla distribuzione razionale di energia”.

Questi due uomini sanno ben usare gli annunci “umanitari” di fronte ai i loro obiettivi reali. Sanno come giocare quella melodia su e giù per la scala, infondendo la giusta quantità di colpa lungo la strada.

Il Papa e il Presidente sanno bene come scioccare il popolo e stapperanno bottiglie di champagne. Sarà una festa.

Obama: Santità, io sono un dilettante in confronto a lei Quando si tratta di PSYOPS (guerra psicologica). Siete persone che siete state alla ribalta per un paio di migliaia di anni, più o meno. Quindi, avete qualche consiglio da offrirmi …

Papa: Mi fai ridere, non sei un bambino Barack. Facendo il lavoro che fai sei in una posizione molto alta. Tutto è iniziato con l’utopica salvezza messianica, successivamente è stata accantonata su di uno scaffale andandosene per la giustizia sociale, che è stata una delusione, poiché distoglie l’attenzione per il fatto che la maggior parte delle persone vuole solo posti di lavoro e abbastanza soldi per sopravvivere, che è una cosa che mai accadrà …

Nei suoi primi commenti alla stampa dopo l’elezione a Papa, Francesco disse: “Questo è quello che voglio, una chiesa povera per i poveri.”

Con 1,2 miliardi di utenti, una nazione separata (il Vaticano), presumibilmente con una spesa annua di $ 170.000.000.000 … è certamente una povero chiesa.

Parte della citazione (“per i poveri”) del Papa, è precisa. E’ quella del ritorno alla maggiore povertà. Nella ricerca di un mondo, dove i signori feudali si riempiranno le tasche.

C’è solo un problema con l’agenda globalista del Vaticano. Essa non ha abbastanza addentellati con la visione del mega-globalismo aziendale. Come sempre meno persone in tutto il mondo possono permettersi di acquistare ciò che le imprese stanno vendendo, si verificherà una crepa-in alto. Ma per il Papa, questi sono dettagli insignificanti. E’ con le mega-società sulla superficie; ma ad un livello più profondo che il Vaticano vuole ciò che ha sempre voluto: il caos, la povertà, e il controllo dall’alto verso il basso.

Jon Rappoport
LINK

traduzione wlady