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IL RISVEGLIO DI UNA PERA

Le cronache di questi giorni e, non solo di questi giorni, sono costellate di innumerevoli e atroci delitti rivolte verso le Donne; uomini che maltrattano e uccidono Donne inermi, violentandole, umiliandole, soggiogandole psicologicamente, sfigurandole e mutilandole, il più delle volte rimanendo impuniti. Questo articolo comincia di come una società vede la Donna, con quali occhi viene dato un giudizio di ‘bellezza’, imprimendo nella mente manipolata di come bisogna apparire. Successivamente, la visione di un video “Il ritorno del Femminile Divino” per chiudere alla fine con “L’Archetipo Governante, i tre tipi di Matriarcato”. Dedicato alle Donne ma sopratutto al sesso opposto, gli Uomini.

Oggi mi è successo qualcosa di orribile.
Mi hanno detto che sono una pera. Si, si, proprio così. Sono una povera pera.

Sembra che noi donne siamo classificate secondo la forma del nostro corpo e delle sue proporzioni.

Se hai spalle larghe e fianchi stretti, sei una mela. Se invece hai poco seno e fianchi larghi sei una pera. Se sei magra e sei una donna con poche curve allora sei …una banana!

E se hai seni e fianchi di misura media e un giro vita molto marcato, allora sei una clessidra!


Quindi, risulta che dopo decine di millenni di evoluzione umana, secondo questo dire, una cameriera non è altro che una volgare pera!

E colmo dei colmi… essere una pera non va bene! Molto male! L’ideale è essere una clessidra. Quindi devo vestirmi per dissimulare e “nascondere” la vera forma del mio corpo e apparire come una clessidra (che è quello che va bene).

Allora devo usare reggiseni imbottiti, giacche con spalline, scollature a V ed evitare pantaloni o gonne strette.

Il mio ragionamento sembra assurdo no?

Però per me, per molti anni, è stata una verità assoluta che era indice di come mi vedevo nello specchio, di come mi vedevano gli altri e di quale abito dovevo indossare ogni giorno. Credevo proprio che era veramente una pera, è ho impiegato tempo a ripristinare la salute mentale e a rendermi conto che ciò che credevo non aveva nessun senso.

Per prima cosa, non sono un frutto, sono una donna, una donna con le sue virtù, i suoi difetti, i suoi dubbi, la sua personalità, la sua storia e le sue idee.

La seconda cosa:

  • Perché “diavolo” devo dissimulare la vera forma del mio corpo?
  • Perché il corpo “tipo clessidra” va bene e il mio no?
  • Chi lo ha deciso?

Se fossi nata all’epoca del Rinascimento, il mio corpo rientrerebbe perfettamente nel canone della bellezza del tempo.

Gli artisti dell’epoca pagherebbero oro per dipingere il mio corpo a pera nella sua nudità, natura e splendore; e le “clessidre” morirebbero di invidia e cercherebbero di apparire una pera come me, indossando stretti corsetti e voluminose crinoline.

Con questo esempio non sto dimostrando quanto siano stupidi i canoni di bellezza o le infinite forme con cui cercano di creare complessi nelle donne.

Dico quanto sia facile metterci un’etichetta e di come lo permettiamo, di come interiorizziamo e assimiliamo quest’etichetta per poi passare ad un’altra e un’altra ancora.

Puttana, negro, checca, calvo, fallito, povero, coglione, ciccione, volgare, vecchio, casalinga stupida, terrorista, pidocchioso, camionista, brutta, effeminato.

Senza dubbio fa male essere etichettati con uno di questi appellativi che non ti fanno ricordare chi dovresti essere o come dovresti essere; che dovresti sembrare un’altra persona o un’altra cosa.

Però in fondo è molto più triste e patetica la reazione che siamo soliti avere di fronte a questi attacchi.

Pensiamo per esempio ad un uomo etichettato come “fallito” che nel linguaggio del nostro Sistema significa “non aver denaro o potere”.

Quale sarebbe la reazione più logica?

La cosa più logica sarebbe che quest’uomo, in un modo o nell’altro, si difendesse dicendo

  • Che non è inferiore a nessuno solo per il fatto di non avere denaro o potere.
  • Che la sua vita e il suo tempo hanno un valore infinito (a differenza del denaro che è solo un pezzo di carta).
  • Che la sua situazione economica non è un motivo di vergogna, ma rabbia e indignazione per quanto i mezzi nel mondo sono distribuiti male.

Eppure, questa reazione non è la più abituale.

In questo caso, la cosa più probabile è che questo nostro ipotetico fallito corra a richiedere un prestito e a comprare qualche oggetto che lo faccia apparire più di successo, più potente; che lo faccia imitare a un giocatore di calcio o a un fortunato uomo d’affari.

In realtà continua ad essere un triste mortale, uno schiavo con l’illusione che il nuovo Iphone X lo farà sembrare un uomo libero.

E cosa succederebbe con una ipotetica donna che è definita “puttana” perché usa a suo piacimento il sesso? Mi farebbe piacere ascoltare questa donna rispondere con fermezza, che il suo corpo è suo e che il valore di una donna non dipende da quello che decida di fare della sua vita sessuale e personale.

Eppure è probabile che la donna in questione reagisca chiamando altre donne puttane, cagne e troie nell’intento di dimostrare quanto lei sia decente e santa.

Si , I due casi che ho riportato sono molto semplici e sembrano due autentiche stupidaggini.

Però queste stupidaggini hanno delle conseguenze gravi e profonde…

Il comportamento dell’uomo del primo esempio, riportato su larga scala, genera ingenti benefici alle corporazioni, che raggiungono quote di denaro e potere inimmaginabili grazie ai nostri complessi, ai nostri mezzi e al nostro affanno di apparire ciò che non siamo.

E la reazione della donna del secondo esempio, ripetuto a livello di massa, si auguro solo che le donne continuino a essere divise e nemiche tra loro; e ciò che è peggio è che ci giudichiamo l’una con l’altra per qualcosa di così sacro come la libertà sessuale.

Questo ci impedisce di non essere più in secondo piano e di abbandonare la posizione di schiave sottomesse ed obbedienti dove la società ci ha sempre tenuto relegate.

Sia chiaro che non sto colpevolizzando nessuna di queste persone.

Sia lui che lei, come la maggior parte di noi, è cresciuto sotto la pesante pietra di chi ci circondava e hanno una programmazione mentale forte che li fa reagire in quel modo. Inoltre hanno una autostima troppo ferita che non rende chiara la visione di una persona e impedisce di ragionare correttamente.

Però la realtà è che quest’uomo e questa donna, senza esserne coscienti, e senza nemmeno volerlo, stanno alimentando due bestie: il potere delle multinazionali e il macismo.

E la cosa peggiore è che queste due conseguenze sono solo la punta dell’iceberg.

Perché le etichettature ci rendono deboli, codardi, ci dividono, mentre cambiare questo mondo che nemmeno ci piace richiede coraggio, forza e unione.

La cosa peggiore è che: ci spersonalizzano, ci tolgono quel poco che abbiamo di esseri umani. Ci trasformano in caricature, in archetipi, in satirici personaggi di questo assurdo e burlesco teatro che è la società in cui viviamo.

Senza un patrimonio, senza un passato, un presente e un futuro. Senza identità, senza idee proprie, senza personalità, senza sogni, senza libertà, senza amore, senza volontà, senza destino.

E così

  • Che possibilità ci resta?
  • Come cambieremo questo Sistema che ci tiene nel più assoluto astio e stanchezza, se sentiamo più vergogna per i nostri chili e delle stupide guerre tra uguali che affliggono il mondo?
  • Come progrediremo in quanto specie se ci preoccupano più i commenti degli altri che l’inarrestabile distruzione di nostra Madre Natura?
  • Che futuro abbiamo se ci scandalizza di più vedere una persona nuda di un animale maltrattato o i nostri simili che hanno fame?

Facciamo allora uno sforzo collettivo.

Abbandoniamo questo uragano di stupidità e di ipocrisia e smettiamola di mettere un’etichetta sull’altra che ci hanno affibbiato o mettendole agli altri. Dobbiamo strapparle, buttarle per terra, pestarle con tutte le nostre forze e bruciarle per sempre.

Togliamoci questa benda fatta di pregiudizi e apparenze che portiamo sugli occhi, e guardiamo il mondo reale, il nostro mondo:

una Terra preziosa che stiamo annichilendo

un cielo azzurro e diafano che stiamo tingendo di grigio fumo

persone che stiamo classificando con stereotipi mentre ognuna di loro è unica, irripetibile e ha un potenziale straordinario.

Per quel che mi riguarda, già da molto tempo mi sono risvegliata da quell’insana cecità e ho smesso di vedere me stessa come una pera.

E ho smesso anche di guardare le altre donne come banane, mele o clessidre. Ho iniziato a vederle solo come donne, o meglio come persone.

Ho iniziato a vedere sguardi, sorrisi, tenacia, energia, forza; compagne di lotta per cambiare la direzione deviare di fronte a questo macello dove ci stanno portando silenziosamente.

di Libre Pensadora
28 Gennaio 2015
dal Sito Web GazzettaDelApocalipsis
traduzione di Nicoletta Marino
Versione in spagnolo

Il ritorno del Femminile Divino

Il video è in lingua inglese – scegliere i sottotitoli

L’Archetipo Governante, i tre tipi di Matriarcato

La Madre Divoratrice

“La madre divorante ‘Consuma’ i suoi figli psicologicamente ed emotivamente e spesso inculcandole sensi di colpa portandoli a chiedere il permesso di diventare indipendenti.”

La Regina dei Ghiacci
“Di come gli uomini e gli animali sono tenuti a servire, e di quanto bene abbia fatto loto essere riusciti a fare il giro del mondo, a piedi nudi come lei.” (Hans Christian Andersen ‘The Snow Queen’)

La Dea Benevola

“Storicamente, i governanti / conquistatori maschili delle terre e delle società, Hanno usurpato il potere della dea in queste società che conquistavano hanno assorbito e distorte queste dee nelle proprie convinzioni che più somigliava loro”. (Nancy creazioni)
Leggi QUI l’intero articolo in lingua spagnola; QUI in lingua inglese

http://www.bibliotecapleyades.net/ 

Lungo la strada è cambiato qualcosa

La menzogna che viviamo, di Spencer Cathcart

In questo momento potresti essere ovunque, potresti fare qualsiasi cosa, invece sei seduto da solo di fronte a uno schermo. Ma cos’è che ci ferma dal fare quel che vogliamo fare? Dall’essere ciò che vogliamo essere?

Ogni giorno ti svegli nella stessa stanza e segui gli stessi schemi, vivi la stessa giornata del giorno prima. E’ pur vero che un tempo ogni giorno era una nuova avventura. Lungo la strada è cambiato qualcosa.

Prima i nostri giorni non avevano tempo, ora sono schematici. E’ questo che vuol dire crescere? Essere liberi? Ma siamo veramente liberi?

Cibo, acqua, terra. Le uniche cose che ci servono per sopravvivere sono possedute dalle società. Non c’è più cibo per noi sugli alberi, né acqua potabile nei fiumi, né terra dove si possa costruire una casa. Se provi a prendere quello che ha da darti la Terra sarai isolato.

Quindi seguiamo le loro regole. Abbiamo scoperto il mondo attraverso i libri di testo.

Per anni stiamo seduti e ripetiamo quello che ci viene detto. Sottoposti a prove e classificati come soggetti da laboratorio. Cresciuti per non essere mai niente di speciale in questo mondo, per non creare differenze.

Abbastanza intelligenti da fare il nostro lavoro ma non da chiederci il perché lo facciamo. Quindi lavoriamo duro e non abbiamo mai tempo di vivere la vita per cui stiamo lavorando. Finché arriva un giorno in cui siamo troppo vecchi per il nostro lavoro e siamo lasciati a morire.

Saranno i nostri figli a prendere il nostro posto. Per noi il nostro cammino è importante, ma insieme non siamo altro che carburante. Il carburante del l’élite. L’élite che c’è dietro le multinazionali.

E’ il loro mondo e la risorsa più preziosa non è nella terra: siamo noi. Noi costruiamo le loro città, noi mettiamo in moto le loro macchine, noi combattiamo le loro guerre. Dopo tutto, ciò che li guida non sono i soldi: è il potere.

I soldi sono semplicemente l’arma che usano per dominarci. Inutili pezzi di carta da cui dipendiamo per sfamarci, per spostarci, per divertirci. Ci danno i soldi e in cambio noi gli diamo il mondo.

Dove c’erano alberi che pulivano la nostra aria ora ci sono fabbriche che la inquinano. Dove c’era acqua da bere, ci sono rifiuti tossici che puzzano. Dove gli animali correvano liberi, ci sono le imprese agricole che li fanno nascere e li scuoiano per il nostro appetito. Oltre un miliardo di persone muore di fame anche se c’è abbastanza cibo per tutti. Dove va a finire?

Il 70% del grano che coltiviamo è cibo destinato a ingrassare gli animali che mangiamo per cena. Perché dovremmo aiutare chi muore di fame quando non guadagneremmo nulla con ciò? Siamo la piaga che affligge la Terra, devastiamo quello che ci permette di vivere. Vediamo tutto come qualcosa che può essere venduto, come un oggetto da possedere.

Ma cosa accadrà quando avremo inquinato l’ultimo fiume? Quando avremo avvelenato anche l’ultimo respiro d’aria? Quando non avremo più il carburante per i camion che ci portano il cibo? Quand’è che capiremo che i soldi non possono essere mangiati, che non hanno alcun valore? Non stiamo distruggendo il pianeta. Stiamo distruggendo ogni forma di vita su di esso. Ogni anno migliaia di specie si estinguono. E manca poco affinché noi saremo i prossimi.

Se vivi in America c’è il 41% di possibilità di contrarre un cancro.
Una patologia cardiaca uccide un americano ogni tre. Prendiamo medicine per affrontare questi problemi, ma le cure mediche sono la terza causa di morte dopo il cancro e le malattie cardiache. Ci viene detto che tutto può essere risolto dando soldi alla Scienza, così gli scienziati scopriranno un modo per eliminare il problema. Ma le industrie farmaceutiche traggono vantaggio dalle nostre sofferenze.

Pensiamo di correre ai ripari, ma il nostro corpo è il prodotto di ciò che mangiamo, e il cibo che mangiamo è studiato per ottenere profitto. Ci riempiamo di sostanze tossiche. Il corpo degli animali è infestato da medicine e malattie. Ma non vediamo tutto ciò.

Le associazioni che detengono il potere mediatico non vogliono che noi sappiamo, quindi ci inondano di fantasie che spacciano per realtà. E’ divertente pensare che gli umani pensavano che la Terra fosse il centro dell’universo.

Ma, ancora una volta, continuiamo a vederci al centro del pianeta. Indichiamo la nostra tecnologia dicendo che siamo i più intelligenti. Ma veramente computer, macchine e industrie affermano quanto siamo intelligenti? Forse mostrano quanto siamo diventati pigri.

Ci mascheriamo dietro la parola “civilizzazione”, ma quando la togliamo, di noi, cosa resta? Siamo inclini a dimenticare che solo negli ultimi cento anni abbiamo concesso il diritto di voto alle donne, il diritto di equità ai neri. Ci atteggiamo come se fossimo tutti istruiti su tutto, ma sono molte le cose che non riusciamo a vedere. Camminiamo per strada e ignoriamo tutte le cose più piccole. Gli occhi che ci guardano, le storie che vorrebbero condividere. Vediamo tutto come uno sfondo di “me”.

D’altra parte abbiamo paura di non essere soli, di essere parte di qualcosa di più grande. Ma abbiamo fallito nel creare una connessione.

Ci va bene ammazzare maiali, mucche galline, uomini di un’altra terra. Ma non i nostri vicini, non i nostri cani, i gatti, quelli che abbiamo compreso ed amato.

Definiamo le altre creature come stupide e puntiamo il dito contro loro per giustificare le nostre azioni. Ma vi sembra giusto uccidere solo perché possiamo e abbiamo sempre potuto farlo? O proprio questo ci mostra quanto poco abbiamo imparato? Continuiamo a agire attraverso l’aggressività degli uomini primitivi più che attraverso il pensiero e la compassione.

Un giorno la sensazione che chiamiamo “vita” ci lascerà. I nostri corpi marciranno, i nostri averi più preziosi passeranno ad altri. Le azioni compiute in vita saranno le uniche cose a restare di noi. La morte ci circonda sempre, eppure sembra essere lontana dalla realtà di tutti i giorni. Viviamo in un mondo sull’orlo del collasso. Le guerre di domani non avranno vincitori. La violenza non sarà mai la risposta ma ucciderà ogni possibile soluzione.

Se tutti scavassimo tra i nostri desideri più profondi scopriremmo che i nostri sogni non sono così diversi.

Abbiamo tutti lo stesso obiettivo: essere felici. Facciamo il mondo a pezzi senza cercare altro che gioia, senza mai guardare dentro di noi. La maggior parte delle persone più felici sono quelle che hanno di meno. Siamo veramente così felici con i nostri iPhones? Le nostre grosse case, le nostre macchine alla moda?

Siamo disconnessi. Idolatriamo persone che non incontreremo mai. Assistiamo a avvenimenti straordinari sugli schermi e all’ordinario da ogni altra parte.

Aspettiamo che qualcuno ci porti un cambiamento senza mai pensare a iniziare a cambiare noi stessi.

Le elezioni presidenziali possono essere assimilate al lancio di una moneta: sono due facce della stessa medaglia. Scegliamo quale faccia vogliamo e abbiamo l’illusione della scelta, del cambiamento. Ma il mondo è sempre lo stesso.

Non riusciamo a capire che i politici non servono noi; ma servono chi ha dato loro il potere. Ma in un mondo di pecore ci siamo scordati di seguire la strada che ci eravamo prefigurati.

Basta aspettare un cambiamento.
Tu sei il cambiamento che vuoi vedere.
Non siamo arrivati fin qui stando seduti comodi.

La razza umana è sopravvissuta non perché fosse la più veloce, o la più forte, ma perché ha cooperato. Abbiamo eccelso nell’arte di uccidere.

Adesso perfezioniamo l’arte di goderci la vita. Tutto ciò, non per salvare il pianeta. Il pianeta sarà qui indipendentemente dalla nostra sopravvivenza. La terra ha girato per miliardi di anni, e ognuno di noi sarà fortunato a viverne ottanta. Siamo una goccia nell’oceano, ma il nostro impatto dura per sempre.

Spesso mi sarei augurato di vivere in un’era dove non c’erano i computer. Ma ho capito che non c’è nessuna ragione per volere ciò, perché questo è l’unico periodo della storia in cui ho sempre voluto vivere. Perché oggi abbiamo un’opportunità mai avuta prima. Internet ci ha dato il potere di condividere un messaggio e di unire milioni di persone in tutto il mondo. Finché possiamo è nostro dovere usare la tecnologia per unire, più che per combatterci.

Nel bene o nel male, la nostra generazione determinerà il futuro della vita su questo pianeta. Possiamo anche continuare a servire questo sistema di distruzione finché non rimanga di noi alcuna traccia di esistenza; oppure possiamo uscire da questo sonno ipnotico, capire che non stiamo evolvendo ma regredendo.

Questo esatto momento è l’attimo portato da ogni passo, ogni respiro, ogni morte, fino ad adesso. Puoi decidere di scegliere la tua strada, o seguire la via che hai già preso migliaia di altre volte. La vita non è un film, le battute non sono già state scritte, siamo noi gli scrittori.

Questa è la tua storia, la loro storia, la nostra storia.

Spencer Cathcart

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