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Gli emissari di bianco vestiti

Sempre più morti per errori medici…

di Marcello Pamio 

Nel mondo più di 138 milioni di pazienti vengono danneggiati ogni anno, e di questi ben 2,6 milioni se ne vanno aldilà della soglia per colpa dei medici…
A denunciarlo qualche giorno fa proprio l’Organizzazione Mondiale della sanità (OMS).

Errori nella diagnosi, nelle prescrizioni e trattamenti, e l’uso inappropriato dei farmaci sono le tre principali cause che provocano danni anche mortali nei pazienti: così il coordinatore della sicurezza dei pazienti dell’OMS, il dottor Neelam Dhingra-Kumar ha detto venerdì 13 settembre 2019 in una conferenza stampa.

Quindi utilizzo sbagliato di farmaci, errori nelle trasfusioni di sangue, nell’utilizzo dei Raggi X, nelle operazioni chirurgiche, ecc. 

Simili errori «si verificano perché i sistemi sanitari non sono progettati in modo adeguato per affrontare questi errori e imparare da essi», ha detto l’esperto, ammettendo che molte strutture mediche nascondono tali errori, il che spesso non solo impedisce di prendere provvedimenti per evitare che tali errori si ripetano in futuro, ma anche impedisce un conteggio corretto degli errori medici. 

Non a caso le cifre fornite dall’OMS si riferiscono SOLO a paesi con uno stato economico medio e basso (cioè dove vive l’80% della popolazione globale), quindi il numero reale è molto ma molto più alto, tenendo conto anche del fatto che anche nei paesi sviluppati, almeno 1 su 10 dei pazienti sono vittime iatrogene (da «iatros» che significa «medico» e «genos» che vuol dire «che è nato». Quindi errori causati dai medici).

Sempre secondo l’organizzazione sovranazionale con sede a Ginevra, SOLO gli errori relativi a errate prescrizioni di medicinali costano ai sistemi sanitari in tutto il mondo oltre 42 miliardi di dollari, cioè 37 miliardi di euro. Una vera e propria ecatombe sociale, umana ed economica, che però è solo la puntina dell’iceberg.

I media italiani sono stati costretti a parlarne perché l’avvertimento era uscito dall’OMS, ma guarda caso, sono riusciti a sbagliare clamorosamente i calcoli. Quasi tutti hanno infatti titolato: «1 morto ogni 5 minuti per errori medici», ma 2.600.000 di morti ogni anno fanno 5 morti al minuto e NON uno ogni cinque!

Si potrebbe obiettare che si tratta di una quisquilia, ma 1 morto ogni 5 minuti fanno 105.000 morti all’anno, una bella differenza se paragonati ai 2,6 milioni.

Sappiamo benissimo che nel Sistema odierno la “legge è uguale per tutti, ma per qualcuno è un po’ più uguale”, come pure la matematica che è solo un’opinione…

Mettendo nel conteggio pure i milioni di morti causati non da errori nella prescrizione, ma solo dagli effetti collaterali dei farmaci e vaccini, arriviamo ad una conclusione sconvolgente ma assolutamente scontata e facilmente dimostrabile: la medicina allopatica, con tutto l’armamentario chimico e con i suoi emissari di bianco vestiti, sono la prima causa di morte nel mondo!!!

Fonte: https://disinformazione.it/

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Cosa succede se il governo è il tuo dottore?

 

Sei Malato: l’intelligenza artificiale si prepara a subentrare all’assistenza sanitaria

L’IA sta invadendo tutte le aree del settore sanitario: sala esami, diagnosi, prognosi, opzioni ed esclusioni di trattamento, gestione HMO, assegni di assicurazione sanitaria, ecc. La prossima volta che vai in uno studio medico, nota quanti dati stanno raccogliendo su di te! ⁃ Editor TN  

Il paziente soffre di dolori addominali, insieme a sintomi in sedi atipiche, il che rende difficile la diagnosi. Un esame accurato rivela la causa: una forma insolita di appendicite. Tuttavia, il credito non va al radiologo. Invece, una macchina di immagini costruita con la tecnologia dell’intelligenza artificiale, che può attingere alla conoscenza di decine di milioni di scansioni simili, riconosce l’anomalia e fa la diagnosi.

Quello scenario non è più roba da fantascienza. Pressato per ridurre i costi e aumentare la produttività, i produttori di apparecchiature medicali e le società tecnologiche stanno investendo sempre più in AI. Molti di questi sistemi esistono già e la crescita potrebbe aumentare nei prossimi anni, in particolare nel campo delle immagini diagnostiche.

“Basandoci sulla nostra analisi delle capacità dell’IA e sulle discussioni con i dirigenti e gli esperti del settore, stiamo assistendo a numerose applicazioni nell’intero spettro dell’assistenza sanitaria, dalla prevenzione alla diagnosi al follow up”, afferma Michael Jungling, a capo di Morgan Stanley Il team di ricerca e tecnologia medica.

In un recente rapporto, Jungling e i suoi colleghi hanno scoperto che, mentre gli ostacoli allo sviluppo e al dispiegamento dell’IA di MedTech erano in arrivo, comprese le domande sulla regolamentazione e sulla privacy dei dati dei pazienti, l’implementazione efficace dell’IA sul campo potrebbe aumentare la produttività, ridurre i costi di trattamento e guidare la crescita attraverso la catena del valore sanitario.

Morgan Stanley stima che il mercato globale dell’IA nell’assistenza sanitaria potrebbe aumentare da $ 1,3 miliardi oggi a $ 10 miliardi entro il 2024, con un tasso composto annuo del 40%. Per gli investitori, le grandi aziende MedTech e fornitori di attrezzature, così come i fornitori di tecnologia di intelligenza artificiale e gli emergenti perturbanti delle startup potrebbero presentare opportunità.

AI, Machine che apprendono e MedTech

L’IA mira a imitare i processi cognitivi umani, come l’apprendimento e il ragionamento tramite algoritmi e grandi serie di dati. Il metodo più diffuso è l’apprendimento automatico, in cui un modello viene formato su un set di dati, ad esempio le scansioni intestinali di milioni di pazienti, per analizzare e classificare in modo indipendente nuovi set di dati. Più il volume dei dati è complesso e ampio, più aumenta la capacità di ragionamento cognitivo del modello.

L’IA medica ha un grande potenziale, dalla gestione della dialisi all’ottimizzazione del dosaggio del paziente alla diagnosi precoce della malattia. Tuttavia, molto dipende dalla potenza e dal design dell’IA stessa. “Le tempistiche per l’adozione di MedTech abilitato all’IA saranno probabilmente determinate dai vantaggi economici tangibili prodotti dal prodotto e dalla facilità di usabilità e integrazione nei flussi di lavoro esistenti”, afferma Jungling.

Siamo ancora nelle prime fasi. Con distribuzioni relativamente modeste di intelligenza artificiale, come l’intelligenza assistita, che aiuta a ridurre i processi manuali e le attività semplici, ma ripetitive, come la pianificazione degli appuntamenti, lasciando più tempo al personale medico specializzato per lavori specializzati e generatori di entrate.

Forme di intelligenza artificiale più avanzate potrebbero aiutare i professionisti del settore medico a prendere decisioni, valutando le immagini diagnostiche e creando piani di trattamento. Questa forma di intelligenza artificiale, conosciuta come apprendimento automatico senza supervisione, può valutare i dati grezzi non strutturati e cercare i modelli. “Tale funzionalità potrebbe portare a notevoli miglioramenti della produttività, specialmente in contesti clinici in cui la fornitura di professionisti altamente qualificati è limitata”, afferma Jungling.

AI potrebbe alla fine eseguire compiti come la diagnostica senza input da parte dell’utente, ma tali scenari rimangono in fondo alla strada.

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Fonte:  https://www.technocracy.news/

 

Quando l’assistenza sanitaria è gestita dai tecnocrati, non ammalarti!

 Postato da: Dr. Jane Orient, M.D. 

L’intero settore dell’assistenza sanitaria è stato interrotto da cima a fondo dai tecnocrati che ritengono che i loro programmi di IA conoscano meglio il modo in cui trattare rispetto al proprio medico. ⁃ Editor TN

Le persone erano solite sapere chi era il loro dottore. Il suo nome e il numero di telefono erano sul muro o sul frigorifero accanto al telefono. Era lì per te e poteva gestire la maggior parte dei tuoi problemi.

Quando avevo circa 13 anni, mia madre mi portò dal nostro pediatra per il dolore della pancia. Stava per uscire dalla porta, ma si fermò per prendersi cura di me. Ha diagnosticato un’appendicite basata sulla storia e sull’esame fisico. Chiamò il suo chirurgo preferito (“Billy”, una leggenda di Tucson), che venne dal campo da golf per incontrarmi al pronto soccorso. In poche ore, la mia appendice arroventata era in un barattolo. I miei genitori pagarono la bolletta dell’ospedale ($ 150-10 giorni di paga per un operaio edile) poiché fui dimesso pochi giorni dopo.

Oggi, il paziente con dolore addominale potrebbe aspettare per ore per vedere il fornitore di ER, possibilmente un infermiere o un assistente medico che non ha mai visto un caso di appendicite acuta. Probabilmente riceverà una scansione TC, dopo un’altra attesa. Alla fine, il Dott. Un servizio di guardia potrebbe portarla in sala operatoria, si spera prima che l’appendice si rompa. E il conto sarà al di là dei mezzi della gente comune.

Ero in grado di dirigere direttamente i pazienti dal mio ufficio e inviarli con una serie di ordini all’ufficio di ammissione dell’ospedale. Per anni, questo è stato impossibile. L’ospedale è decisamente ostile ai medici indipendenti. Ora c’è un guardiano nel pronto soccorso e la maggior parte dei pazienti è sotto il controllo di un ospedale.

Questo ospedale, ancora cattolico, almeno di nome, è ora di proprietà di un enorme conglomerato nazionale. Recentemente, ha ostacolato tutti gli sforzi per impedirgli di disidratare un paziente fino alla morte nonostante la mancanza di una direttiva anticipata o il permesso dei parenti più prossimi. La madre del paziente ha contestato la diagnosi di morte cerebrale. Il gastroenterologo di sua scelta era disposto e in grado di posizionare un tubo di alimentazione, necessario per trasferire il paziente in una struttura infermieristica specializzata, ma l’ospedale non lo permetteva. Un medico esterno che la madre aveva chiamato è stato rimosso dalla stanza del paziente dalla sicurezza, quando stava semplicemente pregando con la madre. La madre non ha potuto ottenere una telefonata restituita da un medico curante. Chi era il dottore? Apparentemente, il sistema ospedaliero.

Recentemente, un medico mi ha chiamato su sua madre, che era apparentemente prigioniera in un ospedale di fama mondiale. Era preoccupata per lo stato nutrizionale della madre e il calo del livello di ossigeno. Non poteva parlare con il medico curante. “Suonano medici musicali”.

In gran parte guidato dalla politica del governo, il sistema è sempre più in controllo. Un nuovo livello di intrusione viene proposto in California in una legge (SB276) che metterebbe fuori legge tutte le esenzioni mediche per i vaccini, a meno che un funzionario della sanità pubblica non approvi ognuno, sulla base della lista molto ristretta delle controindicazioni accettate dai Centri per il controllo delle malattie e Prevenzione (CDC).

I medici tradizionalmente hanno giurato di non recare danno ai pazienti, e sono responsabili se lo fanno. Ma i funzionari governativi sono immuni dalla responsabilità, anche se hanno la precedenza su un giudizio del medico che un particolare paziente deve affrontare un rischio inaccettabile di danno da un vaccino.

Se non sei d’accordo con il tuo medico privato, puoi licenziarlo o semplicemente rifiutarti di seguire il suo consiglio. Ma cosa succede se il governo è il tuo dottore?

In Arizona, le forze dell’ordine in attrezzature tattiche hanno fatto irruzione in una casa in cui i bambini dormivano, sono entrati con le armi e hanno portato via tre bambini ai loro genitori. La ragione dichiarata: la madre aveva deciso di non seguire il consiglio di un medico per portare il bambino di 2 anni al pronto soccorso per la febbre, perché la febbre si era abbassata e il bambino stava molto meglio subito dopo aver lasciato l’lo studio medico. La preoccupazione principale sembrava essere che il bambino non fosse stato vaccinato.

Gli americani hanno bisogno di difendere il loro diritto di avere un medico indipendente, di scegliere il proprio medico e il tipo di assistenza, e di dare o negare il consenso informato alle cure mediche. Altrimenti, il loro “dottore” sarà un protocollo in un sistema formato da automi intercambiabili. I trattamenti saranno inaccessibili o richiesti, adattati per soddisfare le esigenze e le convinzioni del sistema.

Se il governo è l’autorità suprema per la tua “assistenza sanitaria”, ricorda che i suoi strumenti per verificare se un bambino ha una malattia potenzialmente letale come la meningite includono arieti e fucili d’assalto.

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Fonte: https://www.technocracy.news/

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Il futuro degli ospedali

La tecnologia rimuove un altro grado di umanità
dagli ospedali:
la nuova IA può prevedere con precisione
quando i pazienti moriranno

 
Quando morirai? È una domanda morbosa a cui nessuno è in grado di rispondere con certezza; ma un nuovo algoritmo di intelligenza artificiale (AI) può. 
 
Sviluppato da ricercatori della Stanford University, si dice che l’intelligenza artificiale sia in grado di predire il tempo della morte di un paziente con una precisione terrificante. I test hanno dimostrato che si tratta di circa il 90 percento nella maggior parte dei casi. E come può avvenire questo? Attraverso una forma di intelligenza artificiale chiamata deep learning, in cui una rete neurale artificiale impara setacciando enormi quantità di dati. 
 
Ai fini del loro studio, i ricercatori hanno visionato le cartelle cliniche elettroniche (EHR) di oltre due milioni di pazienti adulti e bambini dall’Ospedale Stanford e dall’ospedale pediatrico Lucile Packard. Dei pazienti che i ricercatori hanno trovato adatti per il loro lavoro, l’IA è stata in grado di predire la mortalità di ciascuno entro i prossimi tre-dodici mesi. E quasi tutte le sue previsioni si sono avverate.
 
Secondo i ricercatori, l’idea alla base della creazione dell’IA era il miglioramento della qualità delle cure di fine vita. Studi precedenti hanno dimostrato che circa l’80 percento degli americani preferirebbe trascorrere i loro ultimi giorni nel comfort delle proprie case. Eppure solo il 20 percento ha potuto godere di questo lusso; l’altro 60 per cento hanno incontrato la loro fine in ospedale. Pertanto, i ricercatori hanno cercato di colmare tale lacuna e hanno elaborato un’intelligenza artificiale da utilizzare insieme alle valutazioni dei medici in merito alle cure palliative. (Articolo correlato: il 75% dei pazienti con cancro terminale giovani o di mezza età sottoposti a trattamenti dolorosi e senza benefici negli ultimi giorni). 
 
“I criteri per decidere quali pazienti beneficiare delle cure palliative possono essere difficili da dichiarare esplicitamente”, hanno affermato i ricercatori. “Il nostro approccio utilizza un apprendimento approfondito per esaminare i pazienti ricoverati in ospedale per identificare quelli che hanno maggiori probabilità di avere esigenze di cure palliative. L’algoritmo affronta un problema con il proxy – per predire la mortalità di un dato paziente entro i prossimi 12 mesi – e usa quella previsione per fare raccomandazioni per l’invio di cure palliative”. 
 
Anche se non si può negare quanto utile sarà l’IA in certi casi, l’utilizzo di questa tecnologia farà indubbiamente rendere gli ospedali più insensibili di quanto non siano già considerati. Tale immagine non è aiutata dai resoconti di pazienti che hanno ricevuto cure meno che stellari. Ci sono state innumerevoli storie dell’orrore nel corso degli anni, con una delle più recenti è quella di una donna che è stata filmata girovagando per il Midtown Campus dell’Università del Maryland Medical Center
 
Il video ora virale mostra una donna vicino a una fermata dell’autobus con nient’altro che calze e un camice da ospedale. Lei appare angosciata e disorientata mentre tossisce lamentandosi. Secondo l’uomo che ha girato il video, la donna non identificata è stata lasciata lì da diversi membri in divisa che, dopo averla lasciata lì da sola, sono tornati al pronto soccorso dell’ospedale. Al momento, un’indagine è ancora in corso e non sono stati rilasciati ulteriori dettagli sull’incidente.
 
E’ davvero questo che ci aspetta dove i pazienti devono affrontare in un ambiente controllato che dovrebbe occuparsi della loro salute? Essere scartato e lasciato fuori al freddo? È già abbastanza grave che i pazienti in emergenza debbano spesso aspettare fino a un’ora prima di essere assistiti. Ora dovranno affrontare il fatto di essere cacciati fuori, sia con la decisione dei dottori che con l’aiuto dell’IA. 
 
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Le fonti includono:  

Il nostro microbioma

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Antibiotici e infezioni ospedaliere, che legame c’è?

di L.J. Devon
Traduzione a cura di: Emanuela Lorenzi
Fonte: naturalnews.com

I ricercatori del Columbia University Medical Center di New York hanno esaminato quello che possono fare gli antibiotici al microambiente che circonda i pazienti. Si tratta dell’ambiente che non si vede a occhio nudo, l’ambiente di microorganismi che è in costante interazione con noi e fra di noi. Il Dr. Daniel Freedberg e i suoi colleghi hanno osservato più da vicino i letti di ospedale nei quali ai pazienti erano stati somministrati antibiotici.

I ricercatori hanno riportato su JAMA Internal Medicine che “gli antibiotici dati a un paziente possono alterare il microambiente locale ed influenzare il rischio di un altro paziente” ed hanno scoperto che un’infezione comune negli ospedali statunitensi che causa diarrea, il clostridium difficile (C. diff), diventa ancora più pervasiva e mortale dopo che un paziente ha assunto antibiotici. La cosa più scioccante è che i pazienti che hanno utilizzato antibiotici si lasciano dietro un microambiente che espone il paziente successivo ad un maggior rischio di infezione da C. diff .

L’utilizzo di antibiotici mette a rischio gli altri
Lo studio mostra che l’uso di antibiotici effettivamente mette gli altri pazienti a rischio in quanto gli antibiotici destabilizzano il terreno e l’ecologia salutare dell’ambiente circostante, riducendo così i microbi buoni che aiutano gli esseri umani a difendersi dalle infezioni.

Il Dr. Freedberg ha sottolineato “Altri studi hanno anche dimostrato che gli antibiotici possono avere un effetto ‘gregge’  – in altre parole, che gli antibiotici possono avere effetti su persone che non assumono antibiotici.” Freedberg e i suoi colleghi hanno esaminato oltre 100.000 coppie di pazienti, confrontando il microambiente che hanno lasciato dietro di sé i pazienti che stavano assumendo antibiotici. La loro ricerca contemplava ogni paziente che avesse occupato il letto per meno di 24 ore, includendo anche ogni paziente che aveva appena avuto una infezione da C. diff.

Dopo aver preso in esame questi fattori, i ricercatori hanno scoperto che 500 pazienti hanno sviluppato un’infezione da C. diff in ospedale come secondi occupanti di letto. Le infezioni da C. diff avevano il 22% di possibilità in più di prodursi nei letti ospedalieri dove il precedente occupante aveva assunto antibiotici. Quando  i microorganismi del C. diff sono esposti agli antibiotici, emettono un’esplosione di spore che si diffonde nel letto ospedaliero, fino al pavimento e nell’ambiente circostante.

“Il paziente successivo che entra nella stanza è quindi molto più esposto alle spore del C. diff,” afferma Freedberg. “Non è semplice sterilizzare la stanza e il letto fra i due pazienti successivi poiché le spore di C. diff sono estremamente resistenti. Per essere eliminate, devono essere immerse in un detergente a base di candeggina per un tempo adeguato.”

Si tratta di una scoperta importante, visto che quasi la metà dei pazienti in terapia intensiva assume antibiotici. Questi pazienti carichi di antibiotici sono letteralmente veicoli della malattia, in grado di diffonderne le spore infettive agli altri.

Le carenze della teoria dei germi e il tentativo della medicina moderna di controllare i microorganismi
La teoria dei germi, che caratterizza il pensiero moderno sulla malattia, consiste nell’idea che gli esseri umani siano qualcosa di separato dai microorganismi e che i germi debbano essere controllati. Se da un lato la teoria dei germi consente di identificare patogeni potenzialmente infettivi e di cercare di mantenere la pulizia e un’adeguata sanitizzazione, dall’altro essa ignora la relazione cruciale che abbiamo con il nostro corpo e con il nostro ambiente microbico. Il nostro microbioma svolge un ruolo centrale nel determinare la nostra resilienza rispetto alla malattia.

Dal punto di vista della teoria dei germi, temiamo ciò che non possiamo vedere e utilizziamo gli antibiotici per annientare questo terreno di micro-ecologia. Questo approccio frettoloso distrugge sia i patogeni infettivi che i microbi buoni che sostengono un buono stato ecologico dentro e intorno a noi.

Danneggiando il terreno dell’ecosistema di batteri buoni, supportiamo e alimentiamo il potere dei patogeni infettivi nel lungo termine. Cercando di isolare noi stessi dai microorganismi, distogliamo anche la nostra attenzione ed energia da quei fattori umorali importanti che consentono al nostro corpo di difendersi in modo resiliente e flessibile dai patogeni.

Le infezioni tentano di approfittare della nostra immunità indebolita. Le sostanze chimiche che ci iniettiamo, mangiamo, respiriamo, beviamo e ci spalmiamo addosso soffocano il microbioma, le ghiandole e gli organi, interferendo con la capacità del nostro organismo di assimilare nutrienti. Non possiamo trascurare ciò di cui ha bisogno il nostro corpo ed annientare al contempo il nostro microbioma con gli antibiotici per poi aspettarci di stare bene.

Fonte:  http://ocp.hul.harvard.edu/contagion/germtheory.html

dolorosi ricordi che affiorano alla mente

chemospill_suitChemioterapia: quel che succede se una goccia cade sulla mano nuda…

Pubblicato: 18 Agosto 2015
Scritto da Cristina Bassi

Se è necessario prendere tutte queste precauzione dall’esterno…che succederà mai quando entra nel corpo? Una bruciatura e una ferita [vedi immagine sotto]: questo il risultato di una perdita di chemioterapia sulla mano nuda.

Come non sorprendersi se le persone sono preoccupate di ciò che potrebbe capitare dentro i loro corpi quando la chemioterapia viene iniettata per endovena? Come non sorprendersi se le infermiere e gli infermieri indossano guanti protettivi? Ma anche perché sorprendersi se una percentuale così alta di oncologi si rifiuta di sottoporsi ai trattamenti che caldeggiano invece per i loro pazienti?

Il paziente ha tutto il diritto di preoccuparsi sul danno che avviene dentro il suo corpo, mentre le viene somministrata per endovena una dose di chemioterapia. Qui potete trovare altre informazioni ed immagini: www.ricmasten.com/PCaOdyssey/Prostate%20spill%20page.html

ANDARE IMMEDIATAMENTE NEL REPARTO DI EMERGENZA

Le informazioni che seguono sono apprese da un sito web di un college medico, specializzato nel trapianto di midollo spinale, accompagnato da un “supporto” di chemioterapia. Questo testo particolare discute delle procedure in loco che devono essere eseguite, sia con l’abbigliamento che con conseguente apparato, quando si verifica una perdita di chemioterapia.

Nella immagine che apre questo articolo, si nota una infermiera che indossa un abbigliamento protettivo come da regolamento, per gestire una simile perdita.

“Tessuti, tamponi, garze e simili che sono contaminati, i guanti esterni e i copri-scarpe, vengono messi nel primo sacco rifiuti chemio, che viene poi chiuso e annodato e collocato in un secondo sacco rifiuti. Il restante abbigliamento protettivo e i guanti restanti, sono collocati nel secondo sacco rifiuti chemio.

 

Una volta rimossi, gli occhialini protettivi possono essere riciclati e vengono messi in un sacco, separatamente, con chiusura a cerniera e mandati in farmacia con il kit relativo alla chemio con perdite.

I sacchi di rifiuti chemio, devono essere sigillati in sicurezza e depositati in containers relativi a rifiuti con pericoli biologici. Dopo ogni caso del genere , di perdite di chemioterapia, occorre poi compilare un rapporto di “incidente medico”’.

Se la pelle entra in contatto con la medicina, bisogna procedere come segue:
• rimuovere i guanti e l’abbigliamento protettivo
• risciacquare molto accuratamente l’area contaminata, con acqua calda
• lavare accuratamente con sapone e sciacquare di nuovo con acqua calda.
• se la pelle non si è lacerata, avvolgere con accuratezza l’area colpita, con delle garza satura di candeggina diluita allo 0,05% e sciacquare con acqua calda.
• se la pelle invece si è lacerata, usare acqua ossigenata al 3% e lavar via poi con acqua calda

  • Annotare la medicina o le medicine con cui si è entrati in contatto, poiché ci potrebbe essere un antidoto specifico.

• Andare immediatamente nel reparto di emergenza.

Ecco questo è ciò che viene pompato nel paziente che si sottopone a trattamento convenzionale. La natura tossica della chemioterapia è tale che molti medici non vi ripongono alcuna fiducia.

La più parte dei pazienti malati di cancro in questo paese, muore di chemioterapia.

La chemioterapia non elimina cancri al seno, al colon o ai polmoni. Questo fatto è stato documentato per oltre un decennio, tuttavia i medici usano ancora la chemioterapia per questi tumori – dr Allen Levin, MD UCSF The Healing of Cancer

Se contraessi il cancro, non andrei mai in un centro oncologico, per il trattamento standard. I pazienti di cancro che vivono lontani da questi centri, hanno più possibilità di vita. Professor Charles Mathe, specialista oncologo francese.

Per quanto ancora possiamo continuare ad autorizzare la chemioterapia come trattamento cruciale contro il cancro?

FULL STORY HERE

fonte: http://www.cancertutor.com/chemospill/

traduzione Cristina Bassi per www.thelivingspirits.net 

La mia storia: una storia d’amore durata quarant’anni. 

Mia moglie (55 anni) è deceduta nel 2006 dopo quattro anni per un oligodendroglioma di secondo grado (un tumore celebrale infiltrante come un blob che si annidava tra i gangli del cervello), chemio e radioterapia sono state le cure; oltre ai soliti flebo di chemio aveva anche delle capsule che doveva prendere a casa per cinque giorni dopo l’infusione della flebo fatta in ospedale. Queste capsule (date solamente dalla farmacia dell’ospedale) riportavano questa dicitura nel bugiardino: “può fare insorgere il cancro, il prodotto deve essere solo ad esclusivo uso e manipolato dal paziente, perché sprigiona raggi X, tenere in un posto chiuso e lontano da tutti, ecc. ecc.” Per la “radioterapia”, ne parlo più avanti.

Non ho mai voluto parlare di questo fatto che ancora oggi dopo nove anni mi fa male, ho letto questo articolo scritto da Cristina Bassi e mi son fatto coraggio per documentare un calvario di dolore durato “quasi” cinque anni. Ancora oggi ripercorro con la mente tutti i passaggi di questa mia tragedia che mi ha lasciato solo, ripromettendomi di documentarla in tutti i particolari, (come ho fatto nella vicenda che mi ha riguardato personalmente QUI uno degli articoli più letti nel mio blog ma, questo è stato più facile mi apparteneva personalmente) troppo dolore mi ha impedito di accennarne solo anche piccoli particolari nelle vicissitudini di mia moglie Lory.

Ora ci provo …
Era una bella e soleggiata domenica della primavera 2001, ci eravamo appena alzati io e mia moglie e dopo la prima colazione, l’ho vista seduta sul divano con la testa tra le mani, pensavo si stesse sfregando gli occhi come si fa quando ci si è appena svegliati, ma non era così la cosa si prolungava e allora preoccupato dissi: Lory hai mal di testa? Non mi rispose e mi fece cenno con la mano come ‘lasciami stare un momento’ … la lasciai stare e preoccupato aspettai un suo cenno.

Quando si riprese mi spiegò che un’energia che saliva dal basso ventre si irradiava allo sterno salendo su nella trachea per finire alla testa lasciandole in bocca un sapore metallico e completamente priva di forza, spossata. Queste crisi si sono ripetute nei giorni successivi e sempre con la stessa intensità ravvicinate sempre più nel tempo. Non indugiammo oltre e prontamente siamo andati in un noto ospedale per patologie neurologiche.

La dottoressa che ha fatto la prima visita, sembrava già conoscesse il tipo di patologia che aveva colpito mia moglie ma, per assicurarsi ancor meglio ci indirizzò dal primario dello stesso ospedale nel suo studio privato, che a sua volta ordinò una risonanza magnetica con liquido di contrasto. La diagnosi tomografica, non lasciava dubbi, lesione di secondo grado

(il massimo è quattro) di oligodendroglioma, un tumore infiltrante (“blob”) nei gangli del cervello che si confondeva con la matria grigia. Per limitare le crisi le fu ordinato un farmaco (Dintoina), non era la soluzione, ma almeno conteneva il malessere. Le crisi si fecero sempre più rare, e dopo sei mesi (consigliato dal medico) fu rifatta la risonanza magnetica; la lesione purtroppo si era estesa creando all’interno della scatola cranica un edema che insieme alla lesione premevano sui ricettori all’interno del cervello, i quali potevano a lungo andare inficiare gli arti, gli occhi e anche la parola.

Non restava molto tempo, bisognava prendere una decisione sul da farsi; ci rivolgemmo (con tutti gli esami fatti) ad un ospedale che al suo interno aveva un reparto molto avanzato di microchirurgia-neurologica (stereotassica). Il primario di questo reparto era specializzato in problemi di epilessia e, una lesione del tipo che ha colpito mia moglie non si differenziava troppo da quello che tutti i giorni praticavano in sala operatoria, sala operatoria completamente buia con solo i monitor da dove i chirurghi operavano.

Una decisione molto sofferta da dover prendere; mia moglie (molto coraggiosa) non aveva dubbi, per non rimanere offesa in qualche parte del corpo come una paralisi, non più cosciente o perdita della vista, confortata dal primario e dall’equipe medica prese la decisione di operarsi ma, solo dopo il matrimonio di nostro figlio e del battesimo del piccolo nipote che è nato a giugno del 2001. Così siamo andati in Germania al matrimonio/battesimo, mia moglie contenta di aver visto il suo nipotino, poteva ora operarsi…

L’operazione è durata nove ore, è andato tutto bene tranne una fastidiosa diplopia che nei giorni successivi è regredita, nessun organo del corpo è stato inficiato dall’operazione; dopo un giorno di stanza intensiva è stata portata al reparto dove in tre giorni ha fatto un incredibile recupero, si è alzata e con grande impeto si tolse il pannolone deambulando fino al bagno ferma sulle sue gambe.

Dimessa dall’ospedale una settimana dopo, ci si è dati un appuntamento per una successiva risonanza magnetica a sei mesi; intanto, le cure imposte dai medici sono state ancora Dintoina e cortisone per fare regredire l’edema post-operatorio. La grande sfida consigliata dai medici chirurghi era quella di rivolgersi ad un istituto ospedaliero specializzato nelle cure post-operatorie, per iniziare un ciclo di chemioterapia che in quel ospedale non venivano praticate.

Questa decisione è stata molto combattuta, nonostante i protocolli canonici, io e mio figlio eravamo moto restii a queste cure virulente ma, mia moglie non aveva dubbi, la paura di rimanere invalida e/o non più mentalmente presente decise per la cura chemioterapica.

Nessuna intenzione da parte mia e mio figlio di usare il plagio per convincerla a non fare la cura, l’abbiamo lasciato libera di gestire la vita che le apparteneva.

Ogni sei mesi veniva fatta una RM e, ogni volta la lesione e l’edema avanzava, non regrediva e, ogni volta venivano (come da protocollo) consigliati cicli di chemio che mia moglie accettava di fare. Il suo corpo deperiva ogni giorno, le sue difese immunitarie erano ridotte al lumicino oltre a perdere peso, inappetenza, stanchezza cronica, debolezza diffusa le impedivano di vivere una vita accettabile.

La lesione non accennava a regredire e non era più possibile continuare con la chemioterapia, i medici oncologici, consigliarono allora la radioterapia, dove nella liberatoria informativa (che mia moglie doveva firmare) c’era scritto che nessuna responsabilità era da imputare agli operatori (che precedentemente ci hanno informato) che i cicli delle radiazioni fatte in loco sulla testa non avrebbero eliminato la lesione ma l’avrebbe solo necrotizzata e che non era diverso dal tumore presente.

Nessuna regressione della lesione si evidenziava nelle successive RM, anzi l’edema interno era cresciuto e comprimeva la fronte occipitale sinistra dove era stata fatta la resezione del tumore; un ulteriore ciclo di chemio è stato ancora intentato ma senza successo.

Quell’estate 2005, come tutti gli anni, siamo andati sul lago nella villa del nostro carissimo amico, mia moglie ormai provata e gonfia per via del cortisone, sembrava ristorarsi dalle lunghe terapie subite in quattro anni, ma la vedevo triste e ormai rassegnata a qualcosa di … che ancora non capivo.

Sempre vestita con il suo pigiama in casa e, non avendola avvicinata mai per rispetto alla sua malattia, un giorno a casa, appena tornati dal lago mi mostrò il suo corpo dove all’interno di una coscia aveva una grossa protuberanza color violaceo, sul fianco sinistro appena sopra il gluteo, una ancor più grossa protuberanza che sporgeva di cinque centimetri per cinque, sotto il braccio destro all’interno del muscolo un’altra protuberanza, così sul fondo della schiena all’inizio della vita.

Ci siamo subito rivolti dove abbiamo fatto le terapie e dove il primario l’aveva in cura, abbiamo mostrato tutte quelle lesioni anomale che aveva sul corpo. Il primario è rimasto basito a quella visione e non sapeva capacitarsi di tali lesioni e non sapendo cosa fare ci ha inviato da un dermatologo. Con stupore il dermatologo ha riconosciuto subito tali lesioni come sarcomi e ancora più stupito che un primario che si occupava di tumori ci avesse inviato da lui.

Il ricovero in ospedale era inevitabile (mia moglie c’è entrata con le sue gambe). la diagnosi e prognosi è stata crudelmente scioccante da parte del primario dell’oncologia: “massimo quattro settimane di vita” e, così precisa è stata, entrata il 24 novembre 2006 è mancata il 23 dicembre dello stesso anno, alla VIDAS, non potendo più essere gestita ne a casa e nemmeno in ospedale perché non c’era più nulla da fare, dove io e mio figlio siamo stati con lei tutto il tempo che gli rimaneva.

Mi fermo qui, quelle quattro settimane fanno parte della mia intimità e, non avrei parole per poterle scrivere, troppo dolore ancora mi pervade pensando ad allora, così ancora presente nella mia mente…

Questa mia testimonianza, è parte del mio vissuto e in nessun caso vuole essere una critica alla sanità e ai suoi protocolli, ci sono persone che con le stesse terapie sono guarite, hanno visto regredire la loro lesione, così come tante persone hanno avuto meno fortuna; rimane il fatto se ne valga la pena soffrire così tanto per dei protocolli (anche se rivisti e corretti), e se veramente ci siano solo queste cure, che tanti medici consigliano ai loro pazienti ma non farebbero mai loro.

Un grande ringraziamento a Cristina Bassi, che con l’articolo in testa e pubblicato nel suo blog, mi ha dato il coraggio di scrivere di mia moglie Lory, mancata nove anni fa ma, che mi sono sempre proposto di scrivere per non dimenticare la donna con cui ho vissuto un grande amore per quarant’anni.

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