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Shemsu Hor – ultima parte

 

Shemsu Hor, gli architetti celesti della grande Sfinge, un monumento di 800.000 anni

by Ancient Code

C’è qualcosa che ci dice che la cronologia ufficiale della storia umana è completamente sbagliata. Ci sono scoperte che incriminano, c’erano altre civiltà dprima di noi sulla terra, civiltà che avevano conoscenza e tecnologia di gran lunga superiore a quello che abbiamo oggi, una società sofisticata che potrebbe rispondere ai numerosi enigmi che circondano le nostre civiltà e la storia antica.

Detto questo, devo dire che senza dubbio i seguaci di Horus restano come uno dei più grandi e misteriosi enigmi per i ricercatori e gli storici quando si tratta della storia egiziana. Questi esseri mitici, citati nel papiro di Torino, nella stele di Palermo e in altri testi antichi, raccontano la storia inquietante che alcuni ricercatori mainstream hanno classificato solo come “inquietante” e nient’altro che racconti i mitologici vuoti, la sorprendente verità però è più lontana.

Il riferimento ai misteriosi ‘esseri’ può essere trovato in diversi testi. Impariamo la loro esistenza nell’antico Egitto prima della prima dinastia di Faraoni. Per gli egittologi, questi esseri sono entità mitologiche, il risultato di ‘storie selvagge’ che sono state prese fuori dal contesto da molti, eppure la loro esistenza sembra essere di estrema importanza.

Un recente studio “controverso” della grande Sfinge d’Egitto ha sfidato i principali reperti archeologici sulla sua età, origine e costruttori. Lo studio presentato alla conferenza internazionale di Geoarcheologia e Archaeomineralogia tenutasi a Sofia intitolato: aspetto geologico del problema di datazione la grande costruzione della Sfinge egiziana, suggerisce una teoria controversa e rivoluzionaria indicando che la grande Sfinge d’Egitto potrebbe avere almeno 800.000 anni. (Fonte)

Secondo Manichev e Parkhomenko, gli autori dello studio, “Il problema della datazione della costruzione della grande Sfinge egiziana è ancora valido, nonostante la storia a lungo termine della sua ricerca. L’approccio geologico in connessione ad altri metodi scientifici-naturali permette di rispondere alla domanda circa l’età relativa della Sfinge. L’indagine visiva condotta della Sfinge ha permesso la conclusione circa l’importante ruolo dell’acqua da grandi corpi idrici che parzialmente allagato il monumento con formazione di cavità a taglio d’onda sulle sue pareti verticali.” (Fonte)

“La morfologia di queste formazioni ha un’analogia con simili cavità formate dal mare nelle zone costiere. La somiglianza genetica delle forme di erosione confrontata e la struttura geologica e la composizione petrografica dei complessi rocciosi sedimentari portano alla conclusione che il fattore decisivo di distruzione del monumento storico è l’energia delle onde piuttosto che l’abrasione della sabbia nel processo eolico. La voluminosa letteratura geologica conferma il fatto dell’esistenza di laghi di acqua dolce di lunga durata in vari periodi del Quaternario dal Pleistocene inferiore all’Olocene. Questi laghi sono stati distribuiti nei territori adiacenti al Nilo. Il segno assoluto della cavità superiore grande erosione della Sfinge corrisponde al livello di superficie dell’acqua che ha avuto luogo nel Pleistocene precoce. La grande Sfinge egiziana era già in piedi sull’altopiano di Giza da quel tempo geologico (storico).”

Ciò significa che la storia come la conosciamo, quando si tratta dell’antico Egitto ha bisogno di un aggiornamento urgente, un aggiornamento che può accogliere le nuove teorie e prove postulati dai ricercatori che hanno deciso di interrogare le opinioni ufficiali e cercare spiegazioni alternative.

Ci sono numerosi ricercatori che non sono d’accordo con le opinioni mainstream sull’egittologia. Questi “pensatori alternativi” credono che l’antica civiltà egizia sia molto più vecchia di quella che ci sta dicendo la storia tradizionale, e Gaston Maspero, una delle personalità più influenti dell’Egittologia, ha sollevato una domanda importante nelle vedute principali della storia degli antichi egizi.

Da dove provengono gli antichi egiziani? Qual è la loro vera origine? Maspero è stato in grado di combinare con incredibile abilità un profilo di esploratori con quello di archeologi esperti e ha concluso che le persone che hanno creato questo sofisticato ‘corpus di credenze’ erano già presenti nel moderno Egitto molto prima delle prime dinastie dei faraoni ‘mortali’ governatori delle terre dell’antico Egitto.

Per comprendere l’origine, le credenze e le incredibili storie che stanno dietro agli antichi egiziani, dobbiamo cambiare i nostri metodi di pensiero e guardare la nostra storia da una prospettiva completamente diversa.

Gaston Maspero, ha visitato l’Egitto nel 1880 come parte della missione francese nel paese, e come molti altri prima e dopo di lui, Maspero è stato ipnotizzato dalla bellezza immensa dell’altopiano di Giza, le piramidi e soprattutto la grande Sfinge, un monumento che lo sconcertato. Dopo questo viaggio, Maspero ha fatto enormi sforzi per studiare tutto ciò che riguarda l’antica civiltà egizia…

“… La grande Sfinge Harmakhis ha montato la guardia sulla sua estremità settentrionale fin dai tempi dei seguaci di Horus. Scavata dalla solida roccia all’estremo margine dell’altopiano, sembra alzare la testa in modo che possa essere il primo a vedere attraverso la valle il sorgere del padre, il sole. Solo il generale out-line del leone può ora essere tracciato nel suo corpo indossato dal tempo. La parte inferiore della testa è caduta, in modo che il collo appare troppo sottile per sostenere il peso della stessa testa. – L’alba della civiltà: Egitto e Chaldea, 1894 (fonte)

Alcune delle credenze di Maspero potrebbero sembrare sorprendenti per molti archeologi e ricercatori, ma Maspero semplicemente rifletteva le credenze e gli antichi egiziani in relazione ai loro antenati, sottolineando l’importanza dell’Egitto pre-dinastico e il tempo dei Seguaci di Horus, la razza di esseri semi-divini che governavano le terre dell’antico Egitto prima dei faraoni mortali.

Ma molto prima di Maspero, altri hanno guardato indietro alla storia degli antichi egizi da un punto di vista completamente diverso.

Manetho (III secolo A.C.), era un sacerdote e storico egiziano che visse durante il Regno di Tolomeo I e Tolomeo II. Egli, come molti altri dopo di lui, si riferì a questi dèi e semidei che governarono l’Egitto nella sua opera Aegizitiaca (storia dell’Egitto).

Manetho stabilì quattro dinastie prima di Menes, due degli dei, semidei e una quarta transizione che suggerisce l’origine della civiltà egiziana può essere attribuita a 7 divinità principali: Ptah, RA, Shu, geb, Osiride, Seth e, Horus, che governarono le terre dell’Egitto per un periodo di 12.300 anni. Dopo di loro, una seconda dinastia governò l’antico Egitto guidato da Toth, composto da 12′ faraoni divini’ che governarono più di 1500 anni e dopo di che 30 semidei salivano al potere, questi erano di solito identificati con i seguaci di Horus e sono stati simbolizzati come Falconi e governarono le terre dell’antico Egitto per un periodo di 6.000 anni. Dopo la venuta di questi esseri “ultraterreni”, Chaos governò le terre d’Egitto fino a quando Menes riuscì a ristabilire l’ordine e unificò la terra dell’antico Egitto.

I seguaci di Horus… veri esseri divini che governavano l’antico Egitto? Immagine di credito yigitkoroglu DeviantArt

Il più noto riferimento ai seguaci di Horus si trova nel canone reale di Torino, un papiro frammentato che ci dice, che questi esseri misteriosi governarono l’Egitto per circa 6.000 anni, in un periodo intermedio tra il Regno degli dei e le prime dinastie dei faraoni. Questo prezioso testo antico conservato nel Museo Egizio di Torino, in Italia è anche indicato come il papiro reale di Torino e contiene letteralmente una lista di governanti dell’antico Egitto, prima e dopo ‘i seguaci di Horus’ che hanno governato le terre dell’antico Egitto. L’antico documento contiene una lista dei governanti dell’antico Egitto da Menes (o Narmer) alla travagliata XVII dinastia. Anche se l’inizio e la fine della lista è persa, sul retro del papiro c’è un elenco dettagliato degli antichi governanti Egizi dove vengono visualizzati (prima del ‘primo faraone mortale’), governanti dell’antico Egitto che erano ‘divini’ o ‘semi-divini’ e non erano esseri umani mortali come Menes.

È interessante notare che, secondo il sito Web Gigalresearch, è stato il ricercatore e filosofo Schwaller de lubicz (1887-1961) che, generalmente ha “imposto” la traduzione degli “shemsu Hor” come “seguaci di Horus”, che è stato ripreso allora da migliaia di altri. Egli ha così capito che le persone molto avanzate arrivarono in Egitto in epoca preistorica e improvvisamente hanno portato tutta la conoscenza.

Una delle domande più grandi è… come gli studiosi dovrebbero interpretare il canone reale di Torino? E gli esseri misteriosi che governarono l’Egitto prima del tempo dei faraoni? Erano questi esseri veri, governanti in carne e ossa? O erano solo dei governanti mitologici che non esistevano?

Gli archeologi tradizionali sembrano minare il significato storico di questo testo antico incredibilmente prezioso, ignorando completamente i contenuti che non rientrano nelle loro opinioni della storia. La ragione dietro è semplice, se il testo antico non è d’accordo con la loro versione della storia, deve essere irrilevante, falso, o costituito.

Questo, tuttavia, non è esclusivo di testi antichi che sfidano la storia, la stessa cosa è fatta con i ricercatori che mettono in discussione le viste archeologiche mainstream, in quella lista possiamo trovare i ricercatori come Robert Schoch, John Anthony West, Robert Bauval, Graham Hancock e Semir Osmanagic che hanno interrogato non solo la storia, ma i fondamenti fondamentali della nostra società.

Mentre oggi, nessuno può dire con precisione chi ha costruito le piramidi di Giza né la grande Sfinge, è fermamente creduto e accettato da molti che questi incredibili monumenti dell’altopiano di Giza anteriori l’antica civiltà egiziana da migliaia se non, centinaia di migliaia di anni. È molto possibile, secondo molti ricercatori, che i seguaci di Horus e coloro che hanno governato prima di loro avrebbero potuto creare alcuni dei monumenti più enigmatici che vediamo oggi in Egitto.

Se abbiamo imparato qualcosa dagli antichi testi e autori menzionati in questo articolo è che gli studiosi di oggi sono diventati estremamente selettivi, accettando solo ciò che si inserisce nella loro visione ‘stretta’ della storia umana, rifiutando e rassicurando potenziali teorie che potrebbero rivoluzionare tutto ciò che conosciamo sulla storia dell’umanità. La prova dell’approccio selettivo degli studiosi mainstream è il fatto che gli egittologi di oggi usano ancora la datazione di Manetho, che è considerata perfettamente affidabile per tutto ciò che riguarda le dinastie riconosciute “ufficialmente”, evitando qualsiasi cosa che si riferisce alle dinastie preistoriche.

Fonte e riferimenti:

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Tutankhamon il Re Bambino

Tutankhamon è uno dei faraoni più famosi a governare l’Egitto. Credito immagine di: Shutterstock

5 cose che probabilmente non conoscevi su Tutankhamon

Tutankhamon era un antico faraone egiziano appartenente alla XVIII dinastia d’Egitto e regnò dal 1336 al 1327 a.C. Nei geroglifici, il nome Tutankhamon era tipicamente scritto Amen-tut-ankh.

Il suo nome originale, Tutankhaten significa “immagine vivente di Aton”, mentre Tutankhamon significa “immagine vivente di Amon”.

Sebbene sia formalmente definito che la XVIII dinastia si concluda con il regno di Horemheb, gli egittologi sono convinti che il giovane faraone fosse l’ultimo sovrano di sangue reale della dinastia.

Il suo regno fu segnato dal ritorno alla normalità nel piano socio-religioso dopo l’intermezzo con il monoteismo di Akhenaton.

Tutankhamen rovesciò il radicalismo di suo padre, Akhenaton, e ristabilì l’antico sistema di credenze. Credito immagine di: Shutterstock.

Il ritorno è stato graduale, ripristinando il culto e l’architettura dei templi abbandonati appartenenti a divinità come Amón, Osiride o Ptah, collocando la casta sacerdotale in carica e consentendo la celebrazione dei riti pertinenti.

Quindi, passiamo attraverso alcuni dettagli affascinanti su uno dei faraoni più famosi che hanno governato l’Egitto.

La tomba di Tutankhamon era così piccola che ci vollero secoli per iscoprirla. In particolare, ci sono voluti 3.245 anni fino a quando la sua tomba, trovata il 4 novembre 1922, fu scoperta dall’egittologo inglese Howard Carter.

Il regno di Tutankhamon

Tutankhamon aveva tra gli 8 e i 9 anni quando iniziò il suo regno. Pertanto, le importanti decisioni del governo caddero su due figure più antiche: il padre di Nefertiti, di nome Ay, e un generale militare di nome Horemheb. Il Faraone Ragazzo regnò per un decennio, dal 1333 al 1324 a.C. È considerato il Faraone più giovane a governare l’Egitto.

Il percorso del Re Tut

Nonostante il fatto che molti credano che ci sia un percorso relativo a Tutankhamon, non n’è esiste uno.

Quando Howard Carter entrò per la prima volta nella tomba del Re Tut nel 1922, fu accompagnato dal suo finanziatore George Herbert. Quattro mesi dopo essere entrato nella tomba, Herbert morì di presunto avvelenamento del sangue da una puntura di zanzara infetta. Presto i giornali sono impazziti e iniziarono a scrivere di un percorso, e di come l’Herbert fu vittima del percorso di Re Tut, che era presumibilmente delineato su una tavoletta di argilla appena fuori dalla tomba.

Ma nonostante il fatto che anche altri che visitarono la tomba morirono, non c’è una singola prova che suggerisce che le loro morti fossero collegate a un percorso.

Quando Carter entrò nella tomba dei Re Tut, trovò un tesoro, oggetti funerari inestimabili, tra cui figurine d’oro, gioielli rituali, piccole imbarcazioni che si dice rappresentino il viaggio verso l’aldilà e un santuario fatto per gli organi imbalsamati del faraone.

Ma, oltre a tutti quei tesori, Carter ha scoperto una camera che conteneva due piccole bare con due feti. Secondo il test del DNA, una delle mummie era la figlia nata morta di Tutankhamen, e l’altra probabilmente era la figlia di sua mamma.

I reperti recuperati dalla tomba di Tutankhamon sono considerati alcuni dei tesori archeologici più visti al mondo.

La sua famiglia 

La famiglia e la discendenza di Tutankhamon è un po’ confusa.

Tutankhamon era il figlio di Akhenaton, il marito di Nefertiti, con cui aveva avuto sei figlie. Tuttavia, allo stesso tempo, Akhenaton aveva una “moglie minore” di nome Kira, che dovrebbe essere la madre del famoso faraone.

Tutankhamon era sposato, a sua volta, con Ankhesenpaaten, una delle figlie di Akhenaton e Nefertiti, era la sua sorellastra.

Il nome di Tutankhamon, quasi cancellato dalla storia 

Anche se Tuthankhamun è, e rimarrà uno dei Faraoni più famosi dell’antico Egitto, le prove del suo regno furono cancellate dopo la sua morte, quando il suo successore Horemhe sostituì il nome di Tutankhamon con il suo su innumerevoli monumenti.

Fonte:  https://www.ancient-code.com/

Traduzione e adattamento: Nin.Gish.Zid.Da

Anti-Terra

 

LA MITOLOGIA MESOPOTAMICA

In un testo mesopotamico (K.3558), tradotto da Charles Virolleaud, nel quale vengono descritti i membri del gruppo mulmul, ovvero del nostro sistema solare, nell’ultima riga si legge esplicitamente:

Il numero dei suoi corpi celesti è dodici.

Dodici sono le stazione dei suoi corpi celesti.

Il totale dei mesi della Luna è dodici.

Inoltre, la riga 20 della cosiddetta tavola TE diceva: naphar 12 sheremesh ha.la sha kakkab.lu sha Sin u Shamash ina libbi ittiqu in totale 12 membri a cui appartengono il Sole e la Luna, e dove orbitano i pianeti.

Il conto è presto fatto: Sole, Luna, i nove pianeti oggi conosciuti e il Planet X. Antichi testi mesopotamici, risalenti al 2000 a.C., parlano di una cosmogonia nella quale, appunto, è chiara la presenza di un pianeta che ha le caratteristiche di quello “scoperto” dal dr. Murray, ovvero la provenienza dalla profondità dello spazio, la grandezza e, cosa più strabiliante, la traiettoria opposta a quella degli altri pianeti del nostro sistema solare, cioè retrograda.

Esiste un testo mesopotamico, l’Enuma Elish (“Quando nell’alto”), risalente al 2000 a.C., scritta in caratteri cuneiformi, composta da sette tavole, ciascuna di 115/170 righe, nella quale, in chiave di racconto, si descrive la formazione del nostro sistema solare.

Ne riassumeremo alcune parti, quelle più rilevanti per la nostra ricerca.

Enuma elish la nabu shamamu Quando nell’alto il Cielo non aveva ancora un nome Shaplitu ammatum shuma la zakrat E in basso anche il duro suolo non aveva nome Esistono all’inizio solo tre dèi (o pianeti): Apsu (uno che esiste fin dal principio), Mummu (uno che è nato) e Tiamat (vergine della vita).

Comparvero poi gli altri pianeti in successione dal rimescolamento delle acque primordiali. Abbiamo infine: Apsu (il Sole), Mummu (Mercurio), Lahamu (Venere), Tiamat (il pianeta che darà origine alla Terra), Lahmu (Marte), Kishar (Giove), Anshar (Saturno), Anu (Urano), Ea (Nettuno), Gaga (Plutone).

Il racconto prosegue poi descrivendo la turbolenza (orbite irregolari) dei pianeti e di tutta una serie di contese che portarono ad una relativa pace, interrotta dall’arrivo di Marduk, un nuovo dio, un nuovo pianeta formatosi nel Profondo.

Nella Camera dei Fati, nel luogo dei Destini, un dio fu generato, il più capace e saggio degli dèi; nel cuore del Profondo fu creato Marduk.

Attraente era la sua figura, scintillante il levarsi dei suoi occhi; maestoso era il suo passo, imponente come nei tempi antichi […] Egli era il più alto tra gli dèi, superiore in tutto […]

Superbo fra gli dèi, superava tutti per statura; le sue membra erano enormi, egli era eccezionalmente alto.

Il racconto prosegue con Marduk che entra nel sistema solare e, dopo una serie di correzioni di traiettoria a seguito del passaggio vicino agli altri corpi celesti, si dirige contro Tiamat.

Il Signore distese la sua rete per avvilupparla; il Vento del Male, che gli stava dietro, le scatenò contro.

Quando Tiamat aprì la bocca per divorarlo Egli le spinse contro il Vento del Male, in modo che non potesse più chiudere le labbra.

I feroci Venti di tempesta quindi caricarono il suo ventre; il suo corpo si gonfiò, la bocca si spalancò.

Egli scagliò una freccia che le dilaniò il ventre; penetrò nelle sue viscere e le si conficcò nel grembo.

Dopo averla così domata, egli spense il suo soffio vitale.

Dopo di ciò, Marduk prosegue la sua corsa, e la sua nuova traiettoria orbitale lo riporta a passare da Tiamat; e questa volta è lo stesso Marduk a colpirla, dividendola in due (una metà frantumata formerà la fascia degli asteroidi) mentre uno dei satelliti di Marduk si scontra con la metà separata (che diventerà la Terra) spingendola in un’orbita nuova assieme a Kingu (la Luna), già suo satellite.

Il Signore calpestò la parte posteriore di Tiamat; con la sua arma le tagliò di netto il cranio; recise i canali del suo sangue; e spinse il Vento del Nord a portare la parte ormai staccata verso luoghi che nessuno ancora conosceva.

L’altra metà di lei egli innalzò come un paravento nei cieli: schiacciatala, piegò la sua coda fino a formare la Grande Fascia, simile a un bracciale posto a guardia dei cieli.

Il testo epico afferma chiaramente che Marduk era un invasore proveniente dall’esterno del sistema solare; i Sumeri lo chiamavano Nibiru: “Il pianeta dell’attraversamento”.

I testi mesopotamici affermano che Marduk arrivava fino a regioni sconosciute dei cieli e alle profondità dell’universo. Che il dodicesimo pianeta, il pianeta degli dèi, tornasse, nella sua grandiosa orbita, nelle vicinanze della Terra, rappresentava un punto centrale delle convinzioni astronomiche e religiose del mondo antico.

Le fonti mesopotamiche parlano di un suo periodo orbitale di tremilaseicento anni. Ma le somiglianze con il nostro Planet X si spingono addirittura oltre: alcuni testi riportano descrizioni del pianeta, come venne visto dagli stessi Sumeri

Dio Nibiru:

è colui che senza fatica

continua l’attraversamento nel mezzo di Tiamat

sia Attraversamento il suo nome 

colui che occupa il mezzo

Il grande pianeta:

in apparenza, rosso scuro

il paradiso a metà divide

il suo nome è Nibiru

 L’ERUZIONE DI THERA

Nell’estate del 1628 a.C. l’isola greca di Thera esplose con la potenza di trenta bombe all’idrogeno. Il centro dell’isola scomparve e i frammenti di terreno polverizzati e vaporizzati furono proiettati in cielo per chilometri. Campi e vigneti vennero sostituiti da un cratere largo e profondo che il mare riempì rapidamente.

Le poche zone dell’isola rimaste intorno al bordo del cratere furono coperte in breve tempo dai detriti vulcanici, strati e strati di cenere incandescente. I resti dell’isola, terreni inabitabili per generazioni, forse per centinaia di anni, costituiscono oggi le cinque piccole isole greche note con il nome di Santorini, la più grande delle quali è Thera.

Anche Thera ha le sue rovine del periodo classico: templi, case, edifici pubblici ed un teatro. Ma ormai da molto tempo si sa che sotto gli strati di detriti vulcanici giacciono le prove concrete di una civiltà dimenticata. Negli anni, l’erosione ha portato alla luce tracce di mura e di vasellame, e nel secolo scorso furono scoperti i resti di tre case, una delle quali decorata da pitture.

Non molto lontano, a Creta, si trovavano le imponenti rovine di una grandissima civiltà, dedita alla navigazione e al commercio, di cui prima non si sapeva nulla. La capitale dell’isola era Cnosso, con il suo splendido palazzo: è qui che, nel 1899, Sir Arthur Evans diede inizio a una campagna di scavi. La civiltà di Creta è nota anche come civiltà minoica, dal nome di uno dei suoi re, Minosse, reso famoso dal mito greco del Minotauro.

Anche la potenza di Creta svanì, a quanto pare da un giorno all’altro. Nel giro di una decina d’anni dalla scoperta delle rovine di Creta qualcuno ipotizzò che esistesse un legame fra le due isole. Nei cinquant’anni seguenti furono proposti altri paralleli e, infine, nel 1967, uno dei teorici più entusiasti, l’archeologo greco Spyridon Marinatos, cominciò a cercare sottoterra le prove di questo parallelismo.

Il professor Marinatos condusse a Thera scavi sistematici per sette anni sino alla sua morte, avvenuta in loco nel 1974. In questi sette anni fu fatta la sensazionale scoperta di vari settori di una città vastissima e ciò chiarì due diversi aspetti. Per prima cosa, Marinatos ebbe la prova che Thera era esplosa quando la civiltà dell’Età del Bronzo era al suo apice. In secondo luogo, fu chiaro che esisteva un legame molto stretto fra gli abitanti di Thera e quelli dell’isola minoica. Forse Thera era un avamposto cretese, una colonia o un alleato molto stretto.

In questo modo, fu confermata la teoria di un’Atlantide dell’Età del Bronzo: l’esplosione di Thera causò la decadenza della Creta minoica e la sua “scomparsa”, che però avvenne, come oggi sappiamo, solo molti decenni più tardi. Campioni raccolti sul fondo marino rivelarono che i detriti derivanti dall’esplosione dell’isola erano sparsi in buona parte dell’Egeo meridionale e si calcolò che lo spessore della cenere caduta su Creta era circa di venti centimetri, abbastanza da rendere sterile il terreno. Sul fondale, fu anche trovata una certa quantità di pietra pomice e le prove di una catastrofe estesa: tre palazzi reali, quattro grandi ville di campagna e sei intere città, distrutte contemporaneamente.

Anche gli insediamenti della costa mostravano segni di gravi danni, dovuti agli effetti distruttivi del maremoto, che certamente deve essere seguito a un’eruzione di quella portata.

Le mura erano crollate verso l’esterno e vennero anche trovati i frammenti di vari effetti personali disseminati per un ampio raggio. Si narra che il boato dovuto all’eruzione del vulcano a Thera fu avvertito addirittura a 3.000 km di distanza. Che cosa accadde davvero nel XVII secolo a. C., circa 3600 anni fa, su quell’isola? Che cosa può aver causato uno dei più grandi disastri che la storia ricordi? Limitiamoci a costatare i fatti così come le fonti storiche ci narrano; vedremo più avanti come questa catastrofe possa entrare a far parte di un disegno ben più ampio che non coinvolge soltanto il nostro pianeta.

GLI EGIZI

Gli aspetti della civiltà egizia che c’interessano in questa nostra ricerca riguardo al Planet X sono essenzialmente due: i racconti mitologici che riguardano il Dio Seth e le Grandi Piramidi di Giza.

Nel primo caso siamo in possesso di testimonianze incerte riguardo ad alcuni racconti mitici che ci raccontano che il malvagio Dio Seth, assassino di Osiride (Dio della morte e della resurrezione), dopo essere stato decapitato (secondo alcune fonti si trattò di suicidio) e quindi scacciato, continuò a porre la Terra sotto una minaccia continua, ritornando periodicamente a seminare distruzione e morte. Gli Egizi, inoltre, ci descrivono Seth come un Dio dal capo rosso.

E’ curioso rilevare le analogie tra il malvagio Seth e il Nibiru/Marduk mesopotamico, e tra Osiride e Tiamat. In effetti non è molto per poter affermare che gli Egizi si riferissero ad un pianeta rosso che ritorna ad intervalli regolari in prossimità della terra, ma questo costituisce comunque uno spunto Interessante. Molto più interessanti sono le ricerche riguardo “I feroci Venti di tempesta quindi caricarono il suo ventre”.

IL SISTEMA PLANETARIO PITAGORICO

L’insegnamento pitagorico è molto interessante dal punto di vista storico-filosofico e, sebbene non manchi di elementi mitici e leggendari, può essere valido, ai fini della nostra ricerca, anche dal punto di vista astronomico. I pitagorici ponevano il numero all’origine del mondo.

Nelle loro complesse costruzioni matematiche e geometriche davano particolare importanza al numero 10, somma dei numeri in successione costruiti sul tetraedro perfetto: 1+2+3+4=10. E’ logico che, considerando il numero 10 la perfezione assoluta, lo ricercassero anche nei loro studi sui pianeti e sulle costellazioni. Eccoci arrivati al punto che ci interessa: il sistema planetario pitagorico era costituito di 10 pianeti, ovvero le Stelle fisse, i 5 pianeti del sistema solare allora conosciuti, il Sole, la Luna, la Terra e una misteriosa Anti-Terra.

Il tutto ruotava attorno ad un fuoco centrale. L’importanza di questa concezione astronomica non è soltanto il tentativo incredibilmente moderno di “smontare” la teoria geocentrica, ma anche l’introduzione di un pianeta che non è mai stato trovato neanche in seguito, l’Anti-Terra appunto, antipodale alla nostra Terra e quindi normalmente invisibile, ritenuta responsabile di eclissi ed eventi osservabili sporadicamente dal nostro pianeta.

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I Theuthiani (Ibisiani)

Nel Libro dei Morti degli antichi Egizi, Osiride ad un certo punto prende la parola ed esclama:

“Salve o Thot! Che cos’è questo che è accaduto ai divini figli di Nut? Hanno combattuto, hanno sostenuto la contesa, hanno fatto strage, hanno provocato guai: in verità, in tutto il loro operato i potenti hanno agito contro i deboli. O potenza di Thot, concedi che ciò che il Dio Atum ha decretato (sia compiuto)!

E tu non vedi il male né ti lasci provocare dall’ira quando essi portano alla confusione i loro anni e si accalcano e spingono per disturbare i loro mesi; perché in tutto ciò che ti hanno fatto hanno operato iniquità in segreto.”

Thot è il dio della scienza e della saggezza, in quanto ad Atum egli precede, per così dire, la gerarchia divina, descritto in termini puramente metafisici, è l’entità misteriosa da cui ebbe origine il Tutto: il suo nome potrebbe essere Principio-e-Fine.

Egli è quindi la Presenza e il Segreto Consiglio che si è tentati di identificare con lo stesso cielo stellato e il suo decreto deve avere una perfezione immutabile. Qui però vi sono, a quanto pare, forze che hanno operato iniquità in segreto, forze che appaiono ovunque e che vengono regolarmente denunciate come “prepotenti” o “inique” o l’uno e l’altro insieme, ma queste “forze” non sono inique fin dal principio: si rivelano per tali, diventano prepotenti nel corso del tempo.

E’ il Tempo, solo il Tempo, che trasforma i Titani, già sovrani dell’Età dell’Oro, in “operatori di iniquità” e l’idea di misura, dichiarata o implicita, mostrerà il delitto di questi “peccatori”, la loro trasgressione, trascinando dietro tutte le altre divinità nella loro caduta.

Ma Thot è anche la divinità egizia della luna, sapienza, scrittura, magia, misura del tempo, matematica e geometria, è rappresentato sotto forma di ibis, uccello che vola sulle rive del Nilo, ma anche sotto la forma, meno frequente, di babbuino.

Originario del 3º distretto del Basso Egitto, capitale Damanhur (Hermopolis Parva), comparve già nel periodo predinastico, mentre la città dove venne maggiormente adorato fu Hermopolis Magna (“Città degli Otto”), capitale del 15º distretto dell’Alto Egitto, dove venne rappresentato in sembianza di ibis, di cinocefalo ed anche di toro.

Nella teogonia di Ermopoli, Thot assunse un ruolo di grande rilevanza e fu considerato una delle divinità creatrici del mondo, mentre come divinità lunare venne associato con il sole morto in quanto la luna stessa (Iah), compare raramente nella teologia egizia.

Come i cicli della luna regolavano molti dei rituali religiosi ed eventi civili della società egiziana, così Thot fu considerato anche il primo regolatore di tali attività. Compagna di Thot fu Seshat che con lui divideva il compito di scrivere nomi ed imprese dei defunti sulle foglie dell’albero ished; secondo altre tradizioni sposa di Thot fu anche la dea-rana Heket.

In quanto inventore della scrittura e patrono degli scribi era al servizio anche del dio Ra nelle vesti di segretario e visir, e di Osiride come scriba; nel Duat, il mondo degli inferi, aiutò Osiride giudicando le anime dei morti.

In un dialogo platonico, il Fedro, Thot viene nominato (come Theuth), in un breve apologo proposto da Socrate per contestare l’importanza della scrittura, di cui il dio egizio sarebbe stato l’inventore, a favore dell’oralità, la quale sola permetterebbe all’uomo di “possedere” nella propria memoria quello che la fredda scrittura fissa su supporti materiali. Successivamente venne identificato con il dio greco Ermes o Hermes Trismegistus.

Hermes Trismegistus
Ermete Trismegisto è un personaggio leggendario dell’età ellenistica, a volte considerato come una divinità, altre volte come un uomo, venerato come maestro di sapienza e ritenuto l’autore del Corpus Hermeticum, a lui fu successivamente attribuita la fondazione di quella corrente filosofica nota come ermetismo.

Ermete Trismegisto significa letteralmente «Ermes il tre volte grandissimo», con questo nome si voleva assimilare Ermete, dio greco del Logos a Thot, dio egizio delle lettere, dei numeri e della geometria.

Essendo costume degli egizi iterare l’aggettivo «grande» davanti al nome delle divinità, Ermete era quindi appunto indicato come il “grandissimo” per tre volte (tris-megisto). Entrambi erano al servizio di una divinità superiore (Ermete è messaggero di Zeus, Thot è lo scriba di Osiride), Ermete era dio della parola mentre Thot era dio della parola e della letteratura; entrambi psicopompi, accompagnavano le anime dei defunti nell’oltretomba.

Sia Ermete che Thot erano inoltre, nelle loro rispettive culture, gli dèi della scrittura, della magia e a seguito di un tale processo di assimilazione tra divinità greche ed egizie, avvenuto nell’atmosfera sincretistica dell’Impero romano, Ermete Trismegisto divenne il dio rivelatore della verità e mediatore tra gli uomini e gli dei.

Athanasius Kircher
nel suo Obeliscus Pamphilius, affermava:

“Gli Arabi lo chiamano Idris, dall’ebraico Hadores, i fenici Tauto, gli Egizi Thot ma lo chiamano anche Ptha, e i Greci Ermete Trismegisto”.

Giamblico attribuiva ad Ermete decine di migliaia di opere, di grande antichità ed immensa importanza, anteriori persino a Pitagora e Platone che a quei testi avrebbero attinto. Nei dialoghi Timeo e Crizia lo stesso Platone riferisce che nel tempio di Neith a Sais vi fossero stanze segrete contenenti registrazioni storiche possedute per novemila anni, forse riconducibili ai famosi “Libri di Thot”.

Anche secondo Cirillo di Alessandria e Marsilio Ficino, Platone avrebbe conosciuto in Egitto una sapienza antica risalente all’epoca di Mosè e forse ancora molto più primitiva.

I “Libri di Thot” sono dei mitici libri, 42 in tutto, redatti dal dio egizio Thot e lasciati sulla Terra, nei quali si troverebbero i misteri dei cieli e predizioni di eventi planetari futuri, questi libri profetici sarebbero stati nascosti in biblioteche egiziane segrete ed ora risulterebbero dispersi. Si trattava di una conoscenza infinita e coloro che la padroneggiavano venivano indicati come “Capi della Casa dei Libri” e solo i sacerdoti potevano consultare tali testi.

Secondo alcuni studiosi le 22 figure principali dei tarocchi provengono dai libri redatti dal dio, secondo tale teoria le figure altro non sono che fogli staccati dai libri.

Si pensa che all’interno vi fosse spiegata la precessione degli equinozi, tale evento è un movimento dell’asse terrestre, simile a quello di una trottola, che ne fa cambiare l’orientamento rispetto alla sfera celeste, una rotazione talmente lenta che, per compiere un giro su se stesso, l’asse terrestre impiega quasi 26.000 anni, durante i quali la posizione delle stelle sulla sfera celeste cambia, per poi tornare al punto di partenza.

L’intento degli antichi, sarebbe stato quello di trasmettere ai posteri il modo per calcolare la fine di ogni ciclo precessionale, solitamente accompagnato da catastrofi planetarie. Per questo eressero costruzioni talmente imponenti da resistere al peggiore dei cataclismi, monumenti nelle cui proporzioni matematiche e allineamenti astronomici, era contenuto un messaggio che, in questo modo, sarebbe sopravvissuto al trascorrere dei millenni.

Secondo alcune teorie, questi libri, sarebbero nascosti in una camera segreta situata nel complesso monumentale di Giza, mentre altri sostengono che siano stati spostati nell’attuale Iraq.

Il Maestro e “Guardiano Spirituale”
Si conosce dalle leggende e da quanto ci ha tramandato la tradizione, la persona dell’istruttore (guida, iniziatore) del popolo egiziano nella figura di Ermete Trismegisto.

Oltre ai misteri “Ermetici” che il Trismegisto stabilì nella città sacra di Thoth, Khemenu, Ermete fu iniziato ai misteri solari di Zoroastro e tramandò questi insegnamenti al centro di Eliopolis.

E’ quanto dire che la sua visione del mondo era dominata dall’idea del Male, dove l’uomo, a suo giudizio, doveva innanzi tutto aspirare alla perfezione ed alla purezza morale: compiendo la sua scelta fra i due opposti schieramenti quello di Ahura Mazdao e di Angra-mayniu (tra Osiride-Horus e Seth), dalla scelta dipendeva la sua salvezza individuale ed, indirettamente, quella del Cosmo.

Dall’accordo di queste due dottrine, Ermopolitana e Eliopolitana, incise sul “corpo” spirituale dell’Egitto, da queste “nozze alchemiche” e dalle sue reazioni particolari alla mentalità egiziana scaturì tutta la civilizzazione della vallata del Nilo.

Ermete Trismegisto, che ricevette per missione di orientare l’evoluzione storica dell’Egitto mediante questi due centri iniziatici, non era probabilmente di sangue egiziano e nemmeno umano, e l’impresa che dovette assumersi fu, anche per un super-uomo, prodigiosa. Si trovò di fronte ad un popolo ostinato, insensibile quasi insofferente a qualsiasi forma di governo, passibilmente amorale, indifferente al bene e al male, un popolo infine appassionatamente avvinto, poeticamente e nei suoi sogni romantici, alle dolci gioie della terra, indolente, incapace di astrazioni e di interessi speculativi di qualsiasi sorta.

Il Trismegisto seppe trasformare questa mentalità e questo carattere al punto di renderlo inconoscibile, facendo dell’Egitto la “Luce del Mondo”.

Il modo in cui risolse il problema con mezzi di ordine psicologico, esoterico, pedagogico su scala mondiale, può essere così riassunto: il procedimento iniziale tendeva a staccare dalla terra il pensiero egiziano ed imprimergli un sentimento entusiastico per l’Infinito spaziale e per la Durata senza Limiti.

La vita nell’Al di là, egli diceva, poteva essere, senza alcuna soluzione di continuità, indefinitamente prolungata ed organizzata a volontà, meditante una tecnica sapiente; così l’Egitto, con il suo abituale entusiasmo, si lanciò a corpo morto nell’oceano della magia teurgica ed operatoria.

Avrebbe potuto precipitare molto in basso, tanto profondamente quanto i loro contemporanei di Babilonia, votatisi alla magia nera, ma un colpo di timone del Trismegisto li preservò da questo pericolo, egli incise sul “corpo” dell’Egitto la sublime dottrina di Zoroastro ed insegnò a questo popolo amorale ed “interessato”, l’importanza pratica dell’attitudine morale, conforme alla struttura occulta del Cosmo.

Certamente non tutti gli egiziani erano degli stinchi di santo, tutt’altro, ma la realtà concreta dell’imperativo morale riviveva nelle coscienze della élite che guidava i destini del popolo, e per questa élite, l’ordine morale umano coincideva con l’ordinamento Cosmico. Era la struttura, l’ossatura (occulta) del Cosmo, l’insieme delle linee di forza che lo mantenevano in vita, le leggi spirituali che lo governavano e senza le quali il mondo sarebbe stato sommerso nell’anarchia e nel disordine: era l’Anima stessa del Mondo.

Il Sole, la Luna, i pianeti, procedendo nelle loro orbite, servivano a questo ordine morale, l’incarnavano, lo dirigevano: e la morale umana non era che un particolare aspetto dell’ordinamento cosmico.

Chiunque infrangeva la morale, attaccava frontalmente la Sinarchia Cosmica, diveniva il suo nemico dichiarato ed un alleato in Campo avverso. Grazie a questa prospettiva, così grandiosa quanto concreta, la morale diveniva un legame vivente tra l’Uomo e l’Universo, una fonte d’ispirazione artistica, religiosa e filosofica.

In tal modo, impercettibilmente, l’egiziano si staccava dalla Terra ed era conquistato all’ideale della perfezione morale, e il piano del Trismegisto, vera leva dell’Archimede di ordine psicologico ed esoterico, con le tre tappe della sua realizzazione, riuscì a sovvertire l’Egitto dalla cima alle fondamenta ed iniziarlo al Pleroma e al Cosmo Spirituale.

La civiltà di Theut
Al momento è ancora in fase di studio la loro provenienza, anche se diverse fonti ci indicano la costellazione dell’Aquila come sede originaria, un successivo e breve sviluppo nella vicina costellazione del Cigno, per poi approdare, infine, nella costellazione di Orione, dove probabilmente condividono pianeti con altre razze aliene.

Un Theuthiano medio ha un’altezza che varia dai 2 ai 3 metri e su questi parametri possiamo identificare buona parte di tutta la popolazione, sappiamo che ha l’aspetto di un volatile, ma è dotato di arti, braccia e gambe e che può camminare e levitare; la sua struttura ossea è possente in grado di reggerne la mole, la forza fisica e la considerevole altezza.

Dall’aspetto fisico del tutto quasi umano, si differenzia per la testa a forma di uccello (simile ad un Ibis terrestre) e da una strana capigliatura che si forma nel lungo collo, creando una sorta di ventaglio simmetrico e ben curato. La pelle varia di colore, forse soggetti a mimetismo, sono in grado di cambiare il loro aspetto esteriore in base alle più diverse circostanze climatiche.

Comunicano per via telepatica, ma sono in grado di emettere anche dei suoni e/o parole, attraverso una complessa lingua parlata e scritta. Sembra che non indossino abiti, anche se ci sono testimonianze che riportano di aver percepito questi esseri con indosso bracciali, collane, anelli o ornamenti di un metallo sconosciuto.

Altra caratteristica che ci accomuna è il parto delle femmine, dove i piccoli Theuthiani, una volta formatisi all’interno dell’utero materno, vengono partoriti in un modo simile a quanto avviene nel genere umano.

E’ chiara una forte somiglianza con una componente razziale “umana o umanoide” che si differenzia solamente per il volto decisamente “animale”, questo fa supporre una loro antica genesi, dove a seguito di lontanissime sperimentazioni antropomorfe, si passò successivamente alle ibridazioni umane.

I Theutiani sono cugini degli Horus, probabilmente sono nati da una “costola” di questa seconda e più conosciuta, quanto famigerata, razza aliena.

Nella vasta e complessa tematica della Genesi delle varie razze aliene, seguendo anche le antiche conoscenze terrestri sugli dei ad essi associati, si scopre in realtà che nell’Antico Egitto, si conoscevano due diversi Horus:

  • Horus il Vecchio, figlio di Ra
  • Horus il Giovane, figlio di Osiride e Iside

E’ evidente che Horus il Vecchio, molto probabilmente, corrispondente alla razza aliena degli Horus (conosciuta nei casi di adduzioni), era una delle creature primordiali del Demiurgo Oscuro, razza che successivamente, scendendo a patti con i nuovi signori (gli Adam o Primi Uomini), si rese disponibile a nuove ibridazioni (Umano / Umanoide / Aliene) per la loro sopravvivenza e che porteranno alla nascita dei Theuthiani, ovvero di esseri dalla forma umana ma dall’aspetto ancora “animale”.

Non è da escludere che inizialmente possano aver convissuto e collaborato insieme, questo spiegherebbe l’iniziale sede originaria su Altair (la stella principe della costellazione dell’Aquila) come punto di partenza, arrivando ad una scissione a seguito di contrasti e guerre e che porteranno i Theuthiani a trasferirsi brevemente nella vicina costellazione del Cigno, per poi approdare in quella di Orione, dove più tardi, sopraggiungeranno anche gli Horus, precisamente su Alnitak, la prima stella della Cintura.

Non a caso nell’antichità queste due costellazioni erano spesso unite insieme, mentre proprio sotto di loro se ne trova una terza, quella della Lira, che secondo la leggenda fu lo strumento musicale creato da Ermes/Thot.

Le leggende raccontano che:

“fu la prima lira a essere costruita, inventata da Ermes, il figlio di Zeus e di Maia (Zeus = Primo Uomo / Maia = razza aliena umanoide?).

Ermes fece la lira dal guscio di una testuggine che aveva trovato a brucare fuori dalla sua grotta sul Monte Cillene in Arcadia. Ermes pulì il guscio, fece dei buchi lungo il bordo e vi legò diagonalmente sette corde fatte di budello di mucca, tante quanto il numero delle Pleiadi. Grazie a quella lira Ermes si tirò fuori dai guai in cui s’era cacciato per un’impresa giovanile, che l’aveva portato a rubare del bestiame di proprietà di Apollo.

Infuriato Apollo si presentò a reclamare la sua restituzione, ma quando sentì la bella musica che proveniva dalla lira lasciò che Ermes si tenesse le bestie e in cambio si prese la lira.”

Sappiamo poco della loro società, non esiste un capo supremo dell’intera razza, ma un sistema democratico composto da tante piccole comunità auto-gestite e che riunite formano agglomerati di città.

Un sistema ad incastro e a numero chiuso, ben articolato e ristretto, dove tutti i componenti, pur nella massima libertà di agire e vivere il loro quotidiano, sono costantemente monitorati e sorvegliati.

La discendenza dinastica è maschile, in una società del tutto patriarcale, anche se non sono rari i casi di dinastie di stampo matriarcale.

Interferenze con l’Uomo

Sappiamo che non interagiscono con il Genere Umano sino a quando nessuno di noi raggiunge un alto livello di presa di Coscienza.

Anche se non è da escludere un intervento silenzioso, se vogliamo “indolore”, e che può avvenire durante l’arco della vita di qualsiasi terrestre, non è loro intenzione palesarsi per non intralciare il nostro cammino, anche se facciamo parte del contendere con le altre razze aliene, che invece conducono su di noi le abductions e gli esperimenti a noi conosciuti.

Dal poco che conosciamo, tendono a guarire le “ferite spirituale degli uomini”, chiedendo una sorta di tacito permesso alla Monade della persona coinvolta (soprattutto la parte Spirituale e Animica, escludendo la Mente, in quanto ritenuta corrotta).

Sembra che non inseriscano microchip, mentre dalle rare visite fisiche, dato che interagiscono con noi per lo più a livello spirituale, prelevano del tessuto organico in grado di monitorare il nostro livello di trasformazione genetica e, successivamente, di intervenire per arrestarne una ibridazione condotta dalle razze aliene della Gerarchia Inferiore, operazioni che conducono anche in collaborazione con altre razze aliene.

Una particolarità di queste entità aliene è quella di manifestarsi raramente negli esseri umani, e se ciò avviene, la forma o il nome che assumono, è quello di “Guardiani” o di “Maestri”. Ancora è incerto il compito del guardiano, mentre l’essere maestri si manifesta nella necessità di istruire alcuni uomini su antiche conoscenze e di farli elevare a stadi di sapienza superiore.

Quando avviene tale contatto, spesso non si mostrano mai nella loro forma aliena, ma agiscono attraverso la psiche della persona prescelta grazie ad un gioco di incastri archetipici, andando a pescare la figura più consona alla cultura e allo sviluppo della persona stessa.

Solo dopo un lungo periodo di apprendimento o di particolare ascesi, arrivano a manifestarsi per ciò che sono realmente, in base al diverso livello di coscienza raggiunto.

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Aleister Crowley è senza ombra di dubbio uno dei Maghi più geniali e dotati del secolo passato, e forse, di molta della storia umana conosciuta. Solitamente si è abituati ad accostare la sua figura ad un certo tipo di cultura che tende a collocarlo tra personaggi ambigui, ma questo avviene a causa di una certa ignoranza persistente, purtroppo, anche nei circoli iniziatici e soprattutto a mezzo di dosi massicce di disinformazione e controinformazione di stampo cristiano.

Per bilanciare questa situazione tenteremo di analizzare aspetti poco conosciuti della sua Opera che sicuramente, invece, meritano una grande attenzione da parte di ogni serio ricercatore spirituale, e in modo particolare da chi sente dentro sé una certa attrazione verso il Sentiero Magico.

Tra i vari meriti che vanno attribuiti a questo Iniziato c’è, senza dubbio la riscoperta e la totale riattivazione del Sistema Magico Enochiano.
Questo tipo di Magia è ancora oggi poco conosciuto e poco praticato persino nei gruppi magici più organizzati per vari motivi ed uno di questi è probabilmente la sua complessità e il suo retroterra dottrinale che equilibra una sua spaventosa efficacia, tanto da renderlo piuttosto pericoloso per il praticante non totalmente preparato.

Ma, in sostanza, da dove proviene questo Sistema di Magia?
Si tratta di un episodio abbastanza unico nella storia della Magia moderna (almeno di quella documentata) che si focalizza in un chiaro intervento da parte di Forze Esterne, aliene, se vogliamo, al nostro Piano Dimensionale che tentano di mettersi in contatto con un Operatore terrestre con vari mezzi.

Breve storia del Sistema Magico Enochiano

Siamo nel Sedicesimo secolo e la persona coinvolta è John Dee, matematico, astrologo e mago alla corte della regina Elisabetta I.

Intorno al Marzo del 1581 e.v. Dee fu afflitto da strani incubi notturni, accompagnati da rumori nella stanza. Questo stimolò la sua curiosità, e lo indusse a tentare una comunicazione con le Entità che, credeva, stavano cercando di contattarlo. Sembra che inizialmente si cimentò lui stesso nella canalizzazione di questi Enti, ma successivamente preferì affidarsi ad altri Medium; il termine medium purtroppo oggigiorno è legato alla letteratura spiritica che ne ha usato in modo distorto il significato; qui intendiamo solamente colui che è soggetto alla visione, cioè un individuo che, già internamente predisposto, viene messo in condizione, a mezzo di rituali cerimoniali, di diventare Veggente, cioè di avere una Visione. La lingua inglese ha un termine molto adeguato e bello per questo ruolo operativo: skryer.

Tecniche che sfruttavano questo tipo di operatività per entrare in contatto con Divinità o Esseri extra-dimensionali erano note ed utilizzate sin dai tempi antichi quando venivano addestrate a questo compito speciali sacerdotesse o, in molti casi, i bambini.

In ogni caso il primo Veggente fu un certo Barnabas Saul, che usò per la Visione un cristallo procuratogli da Dee stesso. La loro collaborazione andò avanti pochi mesi.

Tuttavia un anno dopo l’inizio dei fenomeni, e cioè nel Marzo del 1582 e.v., si presentò alla porta di Dee un uomo che si faceva chiamare Edward Kelley; così ebbe inizio la storia di questo tanto discusso Sistema.
La loro collaborazione andò avanti per anni e portò a risultati assolutamente aldilà di ogni aspettativa. Le prime istruzioni che ricevettero furono incentrate su come realizzare alcuni talismani in grado di far funzionare al meglio le tecniche che si apprestavano ad eseguire; furono date indicazione anche per ottimizzare la Visione con l’uso di cristalli e di uno specchio di ossidiana (questi strumenti sono visibili ancora oggi in una sezione del British Museum).

Dopo le istruzioni preliminari si presentarono a Kelley una serie di Entità definite angeliche (da qui poi il termine Enochiano, in riferimento agli angeli che comunicarono in origine con Enoch). Il punto cruciale delle Comunicazioni fu la dettatura di una serie di Chiamate che avrebbero potuto mettere in contatto gli Operatori direttamente con gli abitanti del Piano Dimensionale desiderato (Aethyr è il termine tecnico utilizzato). Queste Chiamate dovevano essere talmente potenti da essere comunicate lettera per lettera all’incontrario, perché altrimenti, dettate normalmente, avrebbero scatenato forze incontrollabili.
Un’altra loro particolarità era quella di non essere composte in nessuna lingua umana conosciuta: si trattava di una lingua completamente nuova, chiamata appunto Angelico o Enochiano, che tuttavia possedeva una grammatica ed una sintassi propria!

Nei mesi successivi avvennero comunicazioni e visioni che formarono le fondamenta di un dottrina complessa con una certa vena apocalittica.

Dopo la morte dei due Maghi elisabettiani il sistema sembrò sparire soltanto per essere riscoperto successivamente da un certo Meric Casaubon che, pubblicò nel 1659 e.v. gli scritti di Dee in un corposo volume dal titolo “True and Faithful Relation of what passed for many years between Dr. John Dee and some spirits”. In realtà Casaubon con la pubblicazione di questo materiale voleva dimostrare come la pratica della Magia potesse portare alla perdizione. Fu soltanto per merito suo, invece, che questo corpus di scritti giunse quasi inalterato ad Elias Ashmole, un Massone[1] che per primo lo rimise in pratica; successivamente, al termine dell’800, fu inserito nel corso d’istruzioni della Golden Dawn, il gruppo magico operativo guidato da MacGregor Mathers che rivoluzionò e rivalutò la Magia portandola ad essere la Scienza e l’Arte che oggi conosciamo ed utilizziamo. Naturalmente all’interno della Golden Dawn l’Enochiano subì grosse modifiche e fu adattato ad un utilizzo rituale codificato che fu opera sostanzialmente dei suoi grandi Iniziati.

Qui incontriamo Aleister Crowley, che entrò nell’Ordine nel novembre del 1898 e.v. , il quale riuscì con il suo ingegno a utilizzare e riconfigurare tutto il materiale in suo possesso per ottenere quello che nessun altro prima di lui aveva osato: l’esplorazione completa di tutti i Trenta Aethyr della Cosmogonia Enochiana a mezzo delle Chiamate ricevute da Dee, che mai prima di allora erano state utilizzate in questo modo.

foto di Sapah Zimii

Gli strumenti operativi di John Dee conservati al British Museum

La Visione e la Voce

Il lavoro di esplorazione degli Aethyr da parte di Crowley culminò nella stesura di un particolareggiato diario intitolato “The Vision and the Voice” (classificato nei testi dell’Astrum Argentinum come Liber 418), che rappresenta probabilmente uno dei testi più belli, più ispirati e più complicati di tutta la letteratura crowleyana.

Il testo fu pubblicato inizialmente nel 1911 e.v. come supplemento della rivista “The Equinox”, che era l’organo ufficiale dell’Ordine dell’Astrum Argentinum, di cui Crowley era divenuto Capo, dopo la sua uscita dalla Golden Dawn. Negli anni successivi, tuttavia, continuò a rifinirlo e ad ampliarne le note fino ad arrivare ad una versione definitiva nel 1920 e.v., pubblicata postuma dal suo discepolo Karl Germer nel 1952 e.v..

Negli anni ’70 anche Israel Regardie si cimentò in una ripubblicazione del testo, aggiungendo, però, molte altre note personali.
Crowley iniziò la pratica dell’esplorazione degli Aethyr già nel 1900 e.v., in Messico, seguendo le istruzione del suo grado all’interno della Golden Dawn. All’epoca era ancora molto giovane, sebbene avesse già raggiunto il grado di Adeptus Minor all’interno dell’Ordine, un grado molto elevato che prevede una intensa preparazione, una notevole pratica ed una grande esperienza nella Magia.

Tuttavia riuscì a lavorare solo con il Trentesimo e il Ventinovesimo Aethyr, che sono i più esterni a contigui al nostro Piano spazio-temporale e si rese presto conto che con quel grado e con quella preparazione non sarebbe riuscito a penetrare gli Aethyr successivi, più sottili e maggiormente difesi da Guardiani.
Bisogna assolutamente spiegare che per effettuare questo tipo di lavoro magico occorre essere padroni delle tecniche di Viaggio Astrale, cioè di separazione del Corpo Sottile dal Corpo Fisico e questo Corpo Sottile deve essere addestrato a spostarsi ed interagire con esseri e oggetti indipendentemente dalla sua controparte fisica.

Crowley non riprese questo tipo di operatività sino al 1909 e.v., ben nove anni dopo i primi esperimenti! In questi nove anni si era dato molto da fare ed aveva raggiunto notevoli traguardi iniziatici, ma soltanto in questo anno, improvvisamente, vagando nel deserto insieme al suo amico e discepolo Victor Neuburg (Frater Omnia Vincam) sentì la necessita di riprendere il discorso lasciato in sospeso.

Nella sua autobiografia (Confessions) afferma che improvvisamente mentre si trovava ad Aumale, in Algeria, una Mano scagliò una saetta nel suo cuore per fargli capire che doveva riprendere l’esplorazione interrotta. E’ un modo di dire tipico di Crowley, sempre molto attento ai messaggi che i Maestri Segreti, nei quali aveva riposto la propria vita, gli inviavano spesso sotto forma di segni o sensazioni.

Casualmente aveva con sé i suoi taccuini magici, dove erano annotate le Chiamate, e anche le sue due precedenti operazioni condotte in Messico.
Iniziò così una delle sue più grandi avventure magiche, nel deserto nei dintorni di Bou Saâda, dove per un periodo di circa quattro settimane camminò ed esplorò l’Universo Enochiano al ritmo di un Aethyr al giorno, in alcuni casi anche due.

Si rese conto solamente in anni successivi di avere un particolare legame con questo tipo di Magia in quanto, indagando le sue incarnazioni passate, scoprì di essere una reincarnazione di Edward Kelley,
Vediamo ora dalle stesse sue parole come procedeva per ottenere la Visione:

“… Avevo con me un grande topazio dorato (sistemato in una Croce del Calvario di sei quadrati[2], fatta in legno, e dipinta di vermiglio), incisa con una Croce Greca di cinque quadrati e provvista di una Rosa con 49 petali.

Di solito tutto questo era tenuto in mano. Dopo aver scelto un posto tranquillo, tale da non essere disturbato, prendevo questa pietra e recitavo la Chiamata Enochiana; una volta certo che le forze invocate erano presenti, disponevo il topazio in modo che fungesse in modo non dissimile dallo specchio nella favola di Alice.”

Continua inoltre spiegando meglio alcuni dettagli riguardo l’esperienza del Viaggio e della Visione:

“Avevo imparato a non preoccuparmi di viaggiare in qualsiasi posto desiderato con il corpo astrale. Avevo realizzato che lo spazio non era una cosa in sé, ma semplicemente una conveniente categoria (una delle molte) riferendoci alla quale noi possiamo distinguere tra un oggetto ed un altro. Quando dico di trovarmi in un determinato Aethyr, intendo semplicemente nello stato caratteristico e peculiare della sua natura. I miei sensi ricevevano quindi le impressioni sottili che erano allenati a registrare, divenendo così conscio dei fenomeni di quei mondi, così come gli uomini normali lo sono di questo. Voglio ricordare che quanto ho visto e sentito è stato ripetuto a Frater O.V. che scriveva le mie parole e occasionalmente osservava fenomeni che lo colpivano in modo particolare…”

Sempre nelle sue Confessions riporta come inizio a comprendere l’universalità delle sue visioni:

“Quando raggiunsi Bou Saàda e arrivai al Ventesimo Aethyr, cominciai a capire che queste visione erano, per così dire, cosmopolite. Esse riconducevano tutti i sistemi e le dottrine magiche in un’armoniosa relazione. Il simbolismo dei culti asiatici; le idee dei Cabalisti, ebrei e greci; gli arcani degli gnostici; il pantheon pagano, da Mithra a Marte; i misteri dell’antico Egitto; le iniziazioni di Eleusi; la saga Scandinava; rituali druidici e celtici; tradizioni messicane e polinesiane; il misticismo di Molinos non meno che quello dell’Islam, tutto al proprio posto, senza la minima tendenza al contrasto.”

Questa dettagliata sintesi di tutte le tradizioni avveniva in armonia con l’incedere di un nuovo Potere, un’Energia di carattere universale che già da qualche anno coinvolgeva non soltanto l’Iniziato che stava lavorando con questo sistema magico, ma il mondo intero… l’avvento dell’Eone di Horus. 

  L’Eone di Horus

Si è già visto come Dee e Kelley avessero notato una certa tendenza apocalittica nelle comunicazioni angeliche ottenute ed il motivo iniziatico di questo risiede nel principio dei cicli temporali. Ormai è noto a tutti come gli indù dividano il tempo cosmico in diversi cicli temporali l’ultimo dei quali sarebbe il famoso Kali Yuga, nel quale la nostra civiltà si troverebbe in pieno.

Ebbene simili divisioni temporali non sono patrimonio esclusivo della cultura orientale, ma anche i saggi occidentali avevano una visione circolare del Tempo, partendo sempre dal presupposto di un’Età Aurea, che avrebbe lentamente degradato e perduto i suoi valori fino a scendere nella corruzione di una Età del ferro.

L’apocalisse adombrata ai maghi elisabettiani era proprio la svolta temporale verso un’epoca diversa, che gli antichi non esitarono a definire Oscura.
Nell’Occultismo dell’Ottocento questo sentore era molto grande e questo probabilmente spiega anche il grande diffondersi di movimenti e grandi Iniziati che si manifestarono sulla nostra Terra in questo periodo. Tra questi naturalmente vi era Crowley, anche se inizialmente non poteva sapere nulla sul grande ruolo che lui stesso avrebbe giocato in tutto questo.

Senza entrare troppo nel dettaglio, perché la vicenda richiederebbe una trattazione a sé e si allontanerebbe troppo dal presente articolo, basti dire che nel 1904 e.v. qualcosa accadde… Nelle parole allegoriche di Crowley “il mondo fu distrutto dal Fuoco”.

In parole semplici i moderni studiosi di Magia vedono nell’Equinozio di Primavera del 1904 e.v. il momento in cui è avvenuto un cambio sostanziale nelle Energie che permeano l’Aura del Pianeta, un cambiamento in armonia con le antiche dottrine dei cicli temporali, ma interpretate alla luce di conoscenze gnostiche.
Crowley riprese un tipo di suddivisione temporale settenario, detto eonico, in cui gli ultimi due Eoni passati e quello che si stava per manifestare erano simbolicamente rappresentati dalle energie delle divinità egizie Iside, Osiride e Horus. In questa data avvenne la cosiddetta instaurazione dell’Eone di Horus. La successione eonica spesso viene legata al fenomeno astronomico della Precessione degli Equinozi.

In ogni ciclo temporale, tradizionalmente, le formule di approccio alla sacralità cambiano in base alle forze predominanti sul Pianeta e chiaramente qui il passaggio stava dalla Formula di Osiride e delle divinità-schiave a quella di Horus, il Figlio Vendicatore.

Considerazioni più tecniche e precise su cosa questo significhi dal punto di vista pratico per chi si incammina in un percorso spirituale le rimando a successive trattazioni e mi riporto rapidamente sul tema enochiano.
Si dice infatti che questo tipo di magia sia estremamente adatta a questo periodo storico/eonico, anzi che le stesse Forze che reggono il Sistema siano forse identiche a quelle che reggono l’Eone.

In ogni caso, come chiunque può capire leggendo anche solo qualche capitolo del testo de “La Visione e la Voce”, l’esperienze vissute da Crowley erano completamente in armonia verso questa nuova interpretazione iniziatica del mondo, di più, lo stavano gradualmente preparando ad esserne il primo portavoce, facendogli conseguire un grado iniziatico elevatissimo, aldilà di ogni immaginazione, aldilà dell’Abisso…

L’esplorazione degli Aethyr costituì infatti una vera e propria ascesa spirituale per Crowley fino ad arrivare ad un punto cruciale per l’evoluzione di ogni Mago, il limite per ogni essere umano incarnato, aldilà del quale si trascende la condizione umana e si risiede al pari dei cosiddetti Maestri Segreti.
Si può citare il noto autore Kenneth Grant che nella sua opera “Aleister Crowley e il dio occulto” ci fornisce una sintetica definizione del termine “Abisso”:

“Il divario tra il reale e l’irreale, cioè tra il fenomeno e noumeno. Attraversare l’Abisso è l’evento più critico sul Sentiero Spirituale e fare il Giuramento dell’Abisso è la più grave responsabilità che sia mai possibile assumersi. Solamente l’abolizione totale dell’ego, o limitata coscienza individuale, rende possibile un attraversamento coronato da successo”.

Crowley in una sua lettera del 1947 e.v. affronta la questione partendo da un altro punto di vista, forse più chiarificatore:

“A proposito della questione sulla Divinità, è veramente difficile rispondere… Tutto dipende dalla definizione della parola Dio, ma io baso la mia affermazione sul fatto che esistono esseri di una intelligenza e di un potere estremamente superiore a qualunque altra cosa possiamo concepire come umano. […]

Dobbiamo entrare in contatto con queste intelligenze, o dobbiamo sviluppare qualità della nostra mente che siano di questo genere. L’esistenza dell’universo stesso è la prova che dobbiamo farlo. Per semplificare, la Magia è il modo per entrare in contatto con questi Esseri, e il Misticismo il modo per sviluppare la mente sino a uno stato equivalente.”

Lui stesso era riuscito attraverso la Magia ad ottenere un Contatto con queste Intelligenze e per mezzo del Misticismo ad elevare la sua Mente ad un grado tale da trascendere la coscienza umana.

Ecco in estrema sintesi un’avventura spirituale eccezionale, conservata integralmente nello stupendo documento che è il Liber 418, più conosciuto come “La Visione e la Voce”, il resoconto di come un essere umano attraverso l’esperienza e la pratica della Magia Enochiana sia riuscito a raggiungere i vertici dell’Iniziazione.

[1] Fondatore tra l’altro del famoso Ashmolean Museum di Oxford.

[2] Si tratta di riferimenti tecnici a precise istruzioni operative della Magia Enochiana.

Fonte: http://www.arcadia93.org/lavisioneelavoce.html 

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LA PRIMA CHIAVE ENOCHIANA

LA SECONDA CHIAVE ENOCHIANA

GLI AETHYRS E LA 19a CHIAVE ENOCHIANA

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Gods of Egypt

Il Dio d’Egitto Movie: l’imbiancatura dell’Antico Egitto Continua

L’eredità di Hollywood è quella di tingere di bianco gli antichi popoli indigeni della Bibbia, continuando nelle loro produzioni, con il prossimo film, “Dei dell’Egitto.” Per quale motivo questo può diventare un problema dal momento che è solo intrattenimento? Perché si vuole perpetuare la menzogna incomprensibile delle 12 tribù di Israele nella Bibbia. Avete notato come Hollywood ritrae tutte le 12 tribù di Israele come origine europea … mentre gli sbandati “senza tribù” sono di origine africana.

Questa pratica è stata anche diffusa in franchising nei fumetti come Marvel Comics; dove Falcon e Power Man (due super eroi neri) avevano precedenti penali, ma sto divagando. Questa pratica di Hollywood di perpetuare falsità confonde le masse ed è molto offensiva per il vero popolo indigeno della terra antica. Chiamatemi pazzo, ma ho pensato che il film “Balla coi lupi” era autentico perché c’erano i veri Indiani d’America ad interpretarlo.

I potenti giocatori di Hollywood nella loro agenda non stanno più in silenzio per opprimere la vera identità dei popoli indigeni antichi. La dura linea di Hollywood è quella di mettere in ruoli chiave attori bianchi (comprese le comparse), altrimenti, nessuno avrebbe potuto partecipare al film. Eppure, “Balla coi lupi” è stato un successo collaudato che ha ottenuto premi Oscar come risultato della fusione di indiani americani in ruoli chiave. Nessuna di queste case cinematografiche di Hollywood produrrà un film importante, con dei ruoli antichi, in questo caso con persone di colore. 

“DEADLINE: L’Esodo era stato visivamente travolgente, si è creato quel mondo antico che ha portato le piaghe d’Egitto in tutto il loro vivo orrore, e tuttavia nessun attore indigeno dei luoghi è stato assunto nei principali ruoli.  Col senno di poi, c’è forse qualcosa che potrebbe essere fatto in modo diverso?”

“SCOTT: Nah.  Alcuni hanno detto, non è Cristo nero?  Certo, avrebbe potuto esserlo.  Dipende da quale parte del Nord Africa proviene, ma come facciamo a saperlo?  La risposta breve grezza e tagliente è che non ho potuto ottenere e montare un film come quello con quel tipo di budget, sarebbero stati $ 145 milioni, e non $ 260.000.000, una cifra di tutto rispetto – per rendere Mosè nero e sua moglie etiope? Con questi presupposti, non avrebbero mai finanziato per fare il film.”

Ridley Scott Intervista

In realtà, Hollywood ha gettato alle masse dormienti un osso, un attore nero Chadwick Boseman nella parte di Thoth, effettivamente conosciuto come il Dio della Conoscenza. Ho inviato le traduzioni delle sue 8 Tavole di Smeraldo dove si fa menzione di esseri serpenti che vivono sulla Terra, da un’altra vibrazione. Tuttavia, Hollywood ha fatto includere un attore nero in un ruolo chiave non criminale … sono forse questi piccoli passi?

La storia biblica, dell’archeologia e della genetica dimostrano persone geograficamente neri che dovrebbero essere rappresentati in questi film. Ridley Scott è stato citato in un’intervista dove ha condiviso che nessuno dei suoi film sarà finanziato senza che tutti gli attori siano bianchi. Questo dimostra non solo le discriminazioni, ma la censura che praticano questi grandi studios. Questa mancanza di diversità rappresenta una macchina propagandistica. Inoltre ci dà anche degli indizi sulle 12 tribù, le quali non sono presenti nella Bibbia.

Il Libro del Deuteronomio ci dice che quando si è rotto il patto con l’Altissimo, le 12 tribù (odiate da tutti) si sarebbero sparse in tutte le direzioni. Bisogna odiare veramente qualcuno per negare deliberatamente la loro rappresentazione quando si conosce la verità di quello che sono. Successivamente, Hollywood avrà in futuro Benedict Cumberbatch che giocherà con Michael Jordan in “The Michael Jordan Story”. Il fatto che Hollywood è anche colpevole (abbastanza frequentemente) di non rappresentare autenticamente gli antichi accadimenti.

“!Non mi dispiace scacciare le stelle bianche del cinema” ‘Exodus’
Ridley Scott 

Quindi, se si fa affidamento a produzioni hollywoodiane per la conoscenza sulla cultura biblica; bisogna comprendere che il parzialmente vero è soprattutto falso. Ci sono alcune correlazioni interessanti a rimorchio. Noi vediamo il sempre presente tema “dell’occhio-che vede tutto” nel film Horus, ogni persona che viene intrattenuta da New York a Timbuktu lo può vedere. C’è ovviamente qualcosa che lo rende interessante, lo vediamo rappresentato in tempi antichi e vediamo anche quanto velocemente i nuovi animatori vengono catturati con il simbolismo di un occhio.

Guardiamo il cast del Dio egiziano

La storia di Osiride, Horus e Set è la storia di numerosi film di Hollywood di successo. Lo abbiamo visto nel film della Disney “Il Re Leone”, dove il re viene tradito e ucciso da suo fratello geloso e poi il figlio vendica la morte di suo padre, sconfiggendo suo zio. L’unica differenza che vedo con il “Dio d’Egitto” è che Osiride è stato omesso da questa rivisitazione. In realtà, sono sicuro che ci saranno più imprecisioni guardandolo. C’è un modo per inviare un messaggio a Hollywood ed è quello di non andare a vedere questo film. Aspetterò fino a quando potrò affittarlo per $ 5.

http://revelationnow.net/2015/11/18/new-gods-of-egypt-movie-whitewashing-of-ancient-egypt-continues/ 

 

Traduzione e adattamento Nin.Gish.Zid.Da 

ANTROPOMORFI (seconda parte)

I Canidi (Anubis)

Il Protettore dell’altro mondo.
Nella religione egizia, Anubi era la divinità che proteggeva le necropoli ed il mondo dei morti, per il quale veniva anche chiamato “Il Signore degli Occidentali”.

Prima divinità dell’Oltretomba, come recitano i “Testi delle Piramidi“, venne successivamente sostituito da Osiride già verso la V dinastia, ma restava il dio protettore del XVII nomos dell’Alto Egitto il cui capoluogo, Khasa, venne chiamato in epoca ellenistica Cinopoli, ossia “Città dei Canidi” per il culto che vi veniva celebrato.

Aveva numerosi titoli che coglievano i vari aspetti della complessa natura del dio, tra i quali:

“Colui che presiede l’imbalsamazione”

“Colui che è sulla montagna” intendendo la montagna ove erano scavati gli ipogei

“Colui della necropoli”

“Colui che è nelle bende” intendendo le bende funerarie ma dall’oscuro significato

Nel primitivo culto zoolatrico, Anubi era raffigurato come un cane dal pelo rossiccio, con grandi orecchie e lunga coda, ma a partire dal Nuovo Regno veniva rappresentato con il corpo di uomo e testa di cane, chiamata poi genericamente testa di sciacallo, per identificare così l’animale che si nutre di carogne e quindi strettamente connesso alla morte.

La testa era raffigurata nera perché questo colore indicava la putrefazione dei corpi, il bitume impiegato nella mummificazione ma anche il fertile limo, simbolo di rinascita, quindi, la comune immagine di questo dio, altro non era che un geroglifico indicante la “natura e le caratteristiche” della divinità.

Le divinità ibride con testa di canide erano diverse e ne citiamo tre:

Anubi, Upuat e Khentamentyu.

Anubi veniva definito nei “Testi delle Piramidi” come quarto figlio di Ra generato con la dea Hesat, dalla testa di vacca.

Le varie teologie, in realtà molto confuse, lo indicavano anche come figlio frutto di un rapporto tra Osiride e Nefti oppure della coppia Nefti-Seth ed era anche indicato come fratello di Osiride mentre, inizialmente, negli antichi testi non venivano citati né genitori né coniuge. La dea Qeb-hwt, anche conosciuta come Kebechet ossia “Colei che versa l’acqua fresca” che ristorava i defunti, era considerata la figlia di Anubi e qualche volta la sorella.

La sua paredra era la dea Inpwt avente anche lei per simbolo il canide ed un centro di culto sempre nel XVII distretto dell’Alto Egitto.

Protettore della sacra terra della necropoli, aveva il compito di accompagnare il Ba del defunto davanti al tribunale supremo degli dei, così come narrato nel “Libro dei morti”, illuminando il cammino con la Luna tenuta nel palmo della mano. In questo caso diveniva la forma sincretica del dio Upuat che significa “Colui che apre la strada” ed era anche assimilato all’altra divinità canide, Khentamentyu, ossia “Colui che è a capo della necropoli”.

Ebbe anche un ruolo importante nel mito di Osiride del quale imbalsamò le spoglie su ordine di Ra, facendone così la prima mummia e divenendo il dio protettore dell’imbalsamazione. Gli stessi imbalsamatori erano suoi sacerdoti e quello che presiedeva ai riti funebri indossava la maschera nera con le sembianze del dio, assumendo egli stesso la personificazione della divinità.

Partecipava inoltre alla psicostasia ove conduceva il defunto nella “Sala delle due verità” e ne pesava il cuore assieme al dio Thot che, come scriba, ne registrava la pesatura.

Procione nella costellazione del Cane Minore
Il Cane Minore (in latino Canis Minor) è una delle 48 costellazioni elencate da Tolomeo ed è anche una delle 88 costellazioni moderne; rappresenta uno dei cani che seguono Orione, il cacciatore.

Il Cane Minore è una piccola costellazione dell’emisfero boreale che consiste principalmente di due stelle,

Procione (α Canis Minoris)
Gomeisa (β Canis Minoris)

Procione (α Canis Minoris) è una stella bianco-azzurra di sequenza principale di magnitudine 0,38 e trovandosi alla distanza di soli 11,4 anni luce è la tredicesima stella più vicina al Sole.

Gomeisa (β Canis Minoris) è una nana bianco-azzurra di magnitudine 2,89 ed è distante 170 anni luce, mentre γ Canis Minoris è una gigante arancione di magnitudine 4,33 distante 398 anni luce. Costituisce il vertice nordorientale dell’asterismo del Triangolo Invernale, ciò rende la costellazione, nonostante le sue piccole dimensioni, immediatamente individuabile anche dalle aree urbane più popolate.

Il Procione, in realtà, è una stella doppia, la componente principale (Procione A o α Canis Minoris A) è una nana sub-gigante giallo-bianca con un massa 1,4 volte quella del sole e 7,5 più volte luminosa, la componente secondaria (Procione B o α Canis Minoris B) è una nana bianca.

Procione B orbita ad una distanza media dalla principale di circa 14,9 UA (2,229 miliardi di km), poco meno di quella che separa Urano dal Sole, sebbene l’eccentricità dell’orbita la porti da una distanza minima di 9 a una massima di 21 UA.

L’età della stella era stimata sui 3 miliardi di anni, ma nuove stime hanno ridotto questo valore a 1,7 ± 0,3 miliardi di anni, ritenendo che la stella nei prossimi 10-100 milioni di anni ultimerà la sua espansione, sino a diventare una gigante rossa di dimensioni da 80 a 150 volte quelle attuali.

Il nome Procione deriva dal greco antico e significa “Prima del Cane”, per il fatto che precede Sirio (la “Stella del Cane”) durante la rotazione della sfera celeste a causa della rotazione della Terra sul proprio asse.

Presso i Romani la stella era nota con la traduzione latina del nome greco Antecanis, gli arabi la conoscevano invece come Al Shira ed Elgomaisa.

Il primo nome deriva dal termine “il Segno Siriano” (l’altro segno era Sirio), il secondo da “la donna dagli occhi annebbiati”, in contrasto con “la donna con gli occhi lacrimanti”, ovvero Sirio. Il nome moderno in arabo di Procione è ghumūş, in Cina è noto con il mandarino nánhésān, “la Terza Stella del Fiume Meridionale”.

Queste due “stelle del cane” sono menzionate nella letteratura sin dall’antichità ed erano venerate sia dai Babilonesi che dagli antichi Egizi.

Un pianeta oscuro scavato nella roccia
Dalle ultime e più recenti ricostruzioni, sembra che tra Procione A e B siano collocati ben 13 pianeti rocciosi.

Solamente il secondo e il terzo pianeta hanno condizioni favorevoli ad ospitare la vita, ed è nel secondo che abita la razza Canide o degli Anubis. Il pianeta ha una grandezza poco più ampia della nostra Terra, ma a confronto risulta essere completamente diverso, in quanto al primo impatto appare come un mondo oscuro, con ampie zone della superficie annerite, completamente rivestito di una intricata rete di catene montuose.

E’ del tutto roccioso, con poche zone pianeggianti e fertili, inoltre sono presenti anche dei “piccoli oceani” sparsi qua e là su tutto il globo, non rivestendo comunque una qualche importanza fondamentale.

L’aspetto ancora più particolare di questo mondo risiede nell’atmosfera, pressoché intrisa di nubi e/o nebbia in modo perenne, questo dovuto al massiccio irradiamento solare che rende il pianeta caldo e umido. Anticamente il pianeta doveva essere molto più simile alla Terra, ma una qualche catastrofe, probabilmente dovuta all’impatto di un planetoide, ne ha bruciato l’intera superficie, sterminando buona parte di tutte le creature in esse presenti.

La conseguente vivacità geologica ha scatenato successivi terremoti ed eruzioni vulcaniche che, nel corso dei millenni, hanno modificato per sempre l’aspetto di questo pianeta, nell’opaco e nero di cui abbiamo testimonianza. Certamente un luogo non adatto alla vita dell’Uomo, ma a quanto pare mondo ideale per questa razza aliena.

Gli Anubis vivono all’interno di alte montagne, in immense costruzioni completamente scavate all’interno della roccia, luoghi che presentano tutti i canoni comuni di una normale convivenza tra i propri simili.

Centri di potere, uffici, negozi, luoghi di incontro, case, si trovano tutte internamente a queste caverne, attraverso un intricato reticolo ben costruito e funzionale. L’interno delle montagne, oltre a rendere più accettabile il clima, quindi più temperato, ha anche la particolarità di rendere sicuro da attacchi esterni e di qualsiasi natura, tutto il loro apparato.

Il pianeta è privo di qualsiasi altra forma di vita animale o vegetale, a parte qualche mostro carnivoro che vive negli oceani o pozze d’acqua sparse nelle risacche, e tutte le materie prime (se si escludono sostanze presenti all’interno del pianeta, come gas o combustibili fossili, etc.), provengono dalle due lune che orbitano attorno o dal terzo pianeta.

Le due lune sono tra i satelliti più affascinanti conosciuti, il primo, grande più o meno quanto la nostra Luna, è completamente ricoperto di acqua.

A causa della sua particolare orbita e della composizione atmosferica, durante il suo lento movimento attorno al pianeta, e la sua posizione rispetto a Procione A, presenta metà della superficie acquatica rivolta verso il pianeta ricoperta di ghiaccio, mentre l’altra metà rivolta verso la stella, allo stato liquido. Questa continua fusione e congelamento delle acque, produce una forte attività atmosferica con la formazione di gigantesche cellule temporalesche che riversano continuamente pioggia o neve su tutta la Luna.

La seconda luna, metà della prima, è un piccolo mondo roccioso privo di atmosfera ma ricchissimo di metalli, gas naturali, etc. Nel terzo pianeta, molto più temperato e simile al nostro, sono presenti forme di vita vegetali e animali in grande quantità e varietà.

Questo mondo è sottoposto ad una forte pressione e sfruttamento da parte degli Anubis, utilizzato come una sorta di immenso e totale “mondo da allevamento”, nel quale ogni materia prima, forma animale o vegetale, esiste in funzione alla sussistenza e alla sopravvivenza della specie.

Un alieno di nome Anubi
La razza aliena degli Anubis, rispetto a tante altre che già conosciamo, è tra le poche che presenta un aspetto simile a quello conosciuto nelle nostre antiche culture terrestri.

Vedere una rappresentazione del dio Anubi degli antichi Egizi è come vedere in fotografia un esemplare di questa razza aliena, per quanto siano pressoché somiglianti. Fisicamente presentano un altezza variabile dai 3 ai 6 metri, più alti sono i maschi, più basse le femmine ed entrambi i sessi, come tutti gli appartenenti alla specie, hanno il colore della pelle di un nero ebano, più lucido nei maschi e leggermente più opaco e rossiccio nelle femmine.

La corporatura è del tutto umana, possente e forte, le uniche differenze che esistono con il genere umano si riscontrano nelle mani e i piedi, a forma più di zampa che di arto umano, anche se in grado di poter tenere oggetti di qualsiasi fattura.

Altra differenza è la testa dalla forma canina, simile a quella di un lupo nei maschi, con il muso allungato in avanti e le orecchie lunghe, mentre al contrario più tondeggiante nelle femmine. Entrambi i sessi presentano una capigliatura somigliante a capelli intrecciati finemente, che diventa quasi rasta nei maschi, di lunghezza variabile, ma che non oltrepassa le spalle.

Questa unione di faccia canide con capelli, conferisce un aspetto a caschetto o di copricapo. Sono simili gli uni con gli altri, ci sono leggerissime differenze tra singoli individui, inoltre il loro abbigliamento non lascia spazio ad ulteriori identificazioni. Quasi del tutto nudi, portano soltanto un gonnellino alla vita, di vario colore a seconda della funzione, mentre ai piedi indossano dei calzari o sandali.

Raramente vestono con delle tuniche, soprattutto quando si svolgono funzioni pubbliche di una certa importanza, al contrario, portano svariati gioielli e bracciali, gli unici che permettono di far riconoscere il livello di appartenenza nella società.

Più ornamenti sono presenti sul corpo, più elevato è il potere, anche carismatico dell’individuo sugli altri della stessa specie.

La loro società è gestita in modo “democratico” da un “Consiglio degli Anziani”, retaggio di una antica tradizione e di quando il popolo dei canidi viveva in un diverso mondo, allo stato brado e dove al posto delle città si trovavano tribù erranti guidate dagli anziani (una società simile a quella degli indiani d’America).

Nel consiglio si accede dopo aver raggiunto l’età della massima maturità ed aver conseguito durante la lunga vita (attualmente 1.600 / 1.900 anni, dato provvisorio) innumerevoli riconoscimenti.

Dotati di grande forza fisica, possiedono anche una straordinaria capacità psichica, con la quale riescono a comunicare tra di loro telepaticamente e a riconoscersi.

Nei più anziani sono presenti anche casi di telecinesi, amplificata con l’utilizzo di una appropriata tecnologia.

Interferenze con l’Uomo
L’intervento della razza Canide sul genere umano è legato alla sua protezione e monitoraggio nei riguardi degli alieni Horus e, a diretti contatti, con entità extra-dimensionali (questi ultimi sopravvivono in Universi paralleli al nostro), se è invece la razza stessa ad intervenire direttamente, la situazione si presenta sotto molteplici aspetti.

Al momento non disponiamo di molti dati al riguardo, sia perché questo genere di interferenza è molto raro, sia perché il lavoro che svolgono è ancora pressoché sconosciuto.

La razza dei Canidi, insieme a quella dei Felini e degli Adam fa parte della potente e temuta “Gerarchia Superiore”. Sappiamo per certo che esiste una collaborazione attiva tra le razze che compongono questa gerarchia e che si aiutano a vicenda per raggiungere determinati obbiettivi.

Come spiegato per la razza Felina, svolgono anch’essi azioni di interventi per rimuovere o inserire nuovi microchip, molto più sofisticati e tecnologicamente avanzati, seguono alcuni tipi particolari di impianto di feti (ibridi umano-alieni) nelle donne, sembra non parassitino a livello di memorie aliene, ma sono responsabili della creazione continua di blocchi di acquisizione di coscienza, soprattutto ad un livello fortemente spirituale.

Essendo tra le prime e più antiche razze create, grazie alla sua particolare evoluzione è sempre stata al vertice di un potere, quasi assoluto e soprattutto militare, interferendo su ogni sviluppo di qualsiasi altra razza aliena presente nella Via Lattea.

Guardiani della Galassia?
Se i Felini Sek sono coloro che hanno suddiviso i centri di poteri, per meglio monitorare e controllare le altre razze aliene e mandare avanti il progetto delle Abductions, gli Anubis sono il braccio armato che detta legge nella Galassia (o buona parte di essa), decretando persino la distruzione delle civiltà nemiche.

Compito della Gerarchia Superiore, come ampiamente scritto, è quello di mandare avanti il “Progetto di Perfezionamento Umano”, ovvero una sorta di missione astro-biologica nel quale sia possibile fondere l’attuale Uomo con le razze aliene, soprattutto quelle della Gerarchia, con l’unico scopo finale di acquisire l’immortalità ed arrivare, attraverso una Coscienza quasi divina, alla conquista Universale.

E’ in questa potente razza aliena che la Gerarchia Superiore ha trovato la propria arma per mettere a tacere ogni voce fuori dal coro, soggiogando con la potenza distruttiva in loro possesso, ogni ribellione.

Dotati di avveniristiche astronavi dalle forme più bizzarre (si pensa che possiedano una flotta di migliaia di astronavi, alcune di grandezza simile ad un planetoide), sono equipaggiate con armamenti per noi sconosciuti, ma in grado di distruggere interi pianeti attraverso armi che utilizzano frequenze vibrazionali, in grado di cuocere il pianeta dall’interno (lo stesso effetto che viene innescato dai forni a microonde, ovviamente su scala planetaria).

Ci sono testimonianze uscite da alcune visualizzazioni di addotti, i quali asseriscono di aver visto in stati di trance interi pianeti distrutti da un calore innaturale e che, oltre a surriscaldare l’atmosfera, provocava anche un incremento esponenziale di terremoti ed eruzioni vulcaniche.

Civiltà dalla natura ambigua, stranamente rispecchia la visione che abbiamo della figura del Cane nella visione delle antiche civiltà della Terra, il quale rappresenta simbolicamente la fedeltà e la vigilanza.

Non di rado viene considerato guardiano dell’aldilà oppure viene sacrificato ai defunti per poter servire loro da guida anche nell’altro mondo. I cani sono considerati in grado di “vedere gli spiriti” e quindi di salvaguardare dai pericoli invisibili. In alcune culture primitive, il cane, a causa della sua intelligenza e della facilità di apprendimento, veniva invece considerato portatore di molti beni per la civiltà umana.

Nell’antichità si citavano l’adulazione e la spudoratezza dei cani, ma si sottolineava il loro attaccamento alla casa e le loro doti di guardiani del gregge, ma nel medioevo Cani infernali accompagnavano Satana, il cacciatore di anime.

Nell’antica Cina il cane è l’undicesimo segno dello zodiaco, ma il suo significato simbolico-mitico ha invece caratteri diversi, perché in primo luogo i cani dovevano scacciare i demoni, ma in alcune regioni venivano ritenuti carne commestibile (quindi portatori di cibo), mentre per la popolazione dello Yao, nella Cina meridionale, diviene progenitore dell’Uomo, attraverso numerose leggende di uomini dalla testa di cane.

Leggi QUI la prima parte 

Tratto da: http://www.bibliotecapleyades.net/ 

http://ningizhzidda.blogspot.it/