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Il marchio di Caino

 

Dèi e altri antenati 

Prima Parte

Non sapremo mai il nome, ammesso che ne abbia avuto uno, dell’ominide di cui Ti.it fu usato da Ninmah nella miscela genetica per creare il lavoratore degli dèi: a causa dei vari tentativi fu infatti utilizzato più di un ominide.

Ma, grazie a ulteriori scoperte su tavolette cuneiformi, sappiamo di chi era l’essenza divina o la lingua di sangue usata in quel processo.

Ha importanza? Forse non molta, tenuto conto dei vari altri antenati genealogici e genetici che l’uomo terrestre ha avuto nel corso del tempo.

Ma se certi geni non muoiono mai, allora la questione è interessante, almeno dal punto di vista dal cosa sarebbe successo se, dato che la storia del genere umano, fin dagli inizi biblici, non è una odissea a lieto fine.

E’ un racconto più straziante di quelli di che Shakespeare od Omero abbiano mai potuto concepire: una creatura mirabile, “l’Adamo”, viene realmente creata per essere uno schiavo; messo in un rigoglioso Eden, il suo soggiorno viene interrotto per aver disobbedito a dio.

Reso in grado di procreare, Adamo è condannato a sbarcare il lunario lavorando la terra arrida, mentre Eva è destinata a partorire nel dolore. Mettono al mondo due figli, e sulla terra ci sono così quattro esseri umani; poi caino (un raccoglitore), geloso di Abele (un pastore), uccide suo fratello, riducendo il genere umano a tre individui…

Schiavitù, disobbedienza, fratricidio: fanno parte del nostro corredo genetico perché abbiamo ereditato in massima parte il DNA del regno animale terrestre o perché la linea di sangue selezionata dagli Anunnaki, i “geni alieni”, era quella di un giovane ribelle che aveva incitato i suoi compagni a uccidere Enlil?

Mentre in alcuni testi, compresi i riferienti alla creazione dell’uomo nell’Epica della Creazione, il dio il cui sangue fu usato venne giustiziato per essere stato il capo dei ribelli, altre versioni dell’Atra –Hasis spiegano che la scelta fu dovuta al fatto che il dio aveva il Te’ema giusto, tradotto con “essenza vitale” o “personalità” 8dal punto di vista genetico).

Dove non sono andati perduti del tutto, i segni cuneiformi che indicano il suo nome venivano letti Wéila (in accadico); nuove scoperte di tavolette effettuate a Sippar negli anni ’90 da archeologi iracheni lo chiamavano Alla in accadico e Nagar in sumero, un nome-epiteto che significa “artigiano del metallo”, specificatamente del rame.

Questo potrebbe suggerire una scelta deliberata (piuttosto che una semplice punizione), in considerazione del fatto anche il Nachash serpente/conoscitore di segreti nel racconto bibblico del giardino dell’eden deriva dalla stessa radice verbale in cui deriva Nechoshet, che in ebraico significa rame.

Il fatto che Nagar (e la sua sposa Allatum) siano elencati tra le divinità di Enki nelle varie liste di dèi rafforza il suo ruolo di capo nella insurrezione contro Enil.

Gli studiosi biblici concordano che l’episodio di Caino e Abele rientri nel conflitto interminabile e universale fra agricoltori e pastori per il controllo di terra e acqua.

Tali conflitti sono descritti nei testi sumeri come parte della storia dei primordi dell’umanità, un tema trattato in un testo chiamato dagli studiosi il mito del bestiame e del grano, in cui Enlil, è la divinità dell’Anshan (grano e agricoltura) ed Enki il dio del Lahar (gregge e pastorizia), ruoli portati avanti dal figlio di Enlil Ninurta, che (come raffigurato sul sigillo cilindrico VA-243, vedi figura) diede l’aratro agli uomini, e dal figlio di Enki Dumuzi, che era un pastore.

Come in altri esempi, la Bibbia ha fuso le due divinità (Enlil ed Enki) in un solo “Jahwe”  che accetta gli agnelli offertigli dal pastore (Abele), ma ignora le offerte dei “frutti della terra” fattegli dall’agricoltore (Caino).

Proseguendo il racconto di caino e Abele, la Bibbia dedica il resto del capitolo 4 della Genesi a caino e ai suoi discendenti. Timoroso di essere ucciso per il suo peccato, Caino riceve da Dio un “segno” protettivo visibile (il “marchio di Caino tanto amato dai predicatori della domenica) che durerà per “sette” generazioni.

(Se era trasmissibile di generazione in generazione, dev’essere stato un marcatore genetico).

Come nel racconto del Diluvio lo stesso “Jahweh”, che ce l’aveva con il genere umano ha cercato di eliminarlo ha poi fatto in modo di salvarlo attraverso Noè, anche qui “Jahweh”, dopo aver ignorato, condannato e punito Caino gli concede protezione e salvezza.

Ancora una volta vediamo che la Bibbia  unisce le azioni di Enki a quelle di Enlil attribuendole a un’unica divinità chiamata Jahweh.

Come viene risposto alla domanda di Mosè (Esodo 3,14), il nome significa “io sono colui che sono, un Dio universale che un volta agisce attraverso/come Enlil e un’altra attraverso/come Enki, o a volte mediante altre entità (dèi) che fungono da suoi emissari.

Continua nella “seconda parte” QUI – la “prima parte” che avete già letto) è solo riportata.

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CAINO

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La sfida di risuscitare una lingua antica

 

La lingua parlata in tempi antichi a Babilonia rinasce dopo aver taciuto per duemila anni

Quasi 2000 anni dopo essere caduto in disuso, uno specialista di linguistica presso l’Università di Cambridge, il dott. Martin Worthington, ha imparato a parlare con l’antico babilonese, e non sta solo facendo campagne per farla rivivere come una forma di comunicazione orale, ma anche Ha anche realizzato un film in questa antica lingua.

I principali finanziatori del film diretto dal Dr. Worthington, membro del St John’s College, erano la Philological Society, il Thriplow Benevolent Fund, l’Università di Cambridge e vari college di Cambridge, che consentivano agli studenti di produrre il primo film al mondo nell’antica Babilonia. Secondo un articolo pubblicato su The Telegraph, gli studenti attori “hanno drammatizzato una storia popolare di una tavoletta di argilla del 701 a.C. intitolato ‘Il povero uomo di Nippur‘.”

La vecchia storia racconta la storia di un pastore di capre che picchia il sindaco di una città “tre volte” per vendicarsi di aver ucciso una delle sue capre.

Per due decenni, il dott. Worthington ha studiato l’antica lingua mediorientale usata in passato “dai re babilonesi della Mesopotamia, i faraoni egizi ei potentati del Vicino Oriente”, secondo The Telegraph.

  Tavoletta in terracotta “Inanna preferisce il contadino”. Qui, in questo mito, Enkimdu (dio dell’agricoltura) e Dumuzi (dio del cibo e della vegetazione) cercano di conquistare la mano della dea sumera Inanna. Iscrizione in lingua sumera trovata a Nippur (attuale Nuffar, Governatorato di Al-Qadisiya, Iraq). Prima metà del secondo millennio a. C., Museo dell’antico est, Istanbul. (Osama Shukir Muhammed Amin FRCP (Glasg / CC BY SA 4.0 )

Un articolo pubblicato sul Daily Mail spiega in che modo gli scienziati “hanno creato un archivio unico di registrazioni di diversi lettori di storie e iscrizioni babilonesi e organizzato una conferenza annuale per sei formatori interessati allo studio dell’antica Mesopotamia e dell’antico Egitto”. Le registrazioni del Dr. Worthington con le letture dei miti e poesie babilonesi nella loro lingua originale sono disponibili online all’indirizzo: https://www.soas.ac.uk/baplar/recordings/

E dove molti accademici e cineasti sono spesso portati via dall’ego, in cerca di riconoscimento e ammirazione, gli obiettivi del Dr. Worthington sono esemplari, essendo stati un pioniere nel parlare babilonese nella convinzione che “permette agli studenti di godere della magia di autenticità e connettere con parole un mondo perduto e distante. “E non possiamo non rispettare quell’atteggiamento, dal momento che la ricerca di metodi di insegnamento innovativi e il fatto di dare vita a un curriculum che altrimenti sarebbe piuttosto grigio, definisce grandezza nel campo dell’istruzione.

  George Heath-Whyte interpreta Gimil-Ninurta nell’antica opera babilonese “Il povero uomo di Nippur”. ( Dipartimento di Archeologia, Università di Cambridge 

La sfida di risuscitare una lingua antica

Dal momento che nessuno ha mai provato a parlare la lingua babilonese, usata dagli antichi popoli che dominavano quello che ora è l’Iraq, il dott. Worthington non aveva alcun riferimento per essere in grado di misurare l’accuratezza delle loro vocalizzazioni. Un articolo pubblicato su Heritage Key analizza la sfida di sapere come “il babilonese, o qualsiasi altra lingua morta, suonava” spiegando che l’accuratezza si basa su “strategie e tecniche diverse”. A volte i ricercatori usano parole babilonesi e assire trascritte in alfabeti diversi da quelli cuneiformi, ma spesso “il suono è dedotto pericolarmente da uno studio attento delle combinazioni di lettere e dei modelli di ortografia, usando i testi cuneiformi originali”

Questo piccolo cilindro di terracotta registra le opere eseguite sulle mura della città di Babilonia per ordine del re Nabopolassar. Trovato in Babilonia, Mesopotamia, Iraq. Periodo neobabilonese, 625-605 a. C. British Museum, Londra. (Osama Shukir Muhammed Amin FRCP (Glasg) / CC BY SA 4.0

“Essenzialmente è un lavoro da detective”, ha sottolineato il dott. Worthington, aggiungendo che: “Non sapremo mai con certezza se un babilonese abbia approvato i nostri tentativi di pronuncia, ma guardando da vicino le fonti originali possiamo fare una buona ipotesi. “Il ricercatore ha commentato ai giornalisti del Telegraph che dal 2000 aveva studiato” lettere di spie, trattati tra stati, corrispondenza diplomatica, incantesimi e prescrizioni mediche “. Studenti che cercano di apprendere la lingua nel loro corso universitario di assiriologia dice loro che “le strutture sono molto regolari” e nelle parole di Worthington “la maggior parte degli studenti scopre che ad un certo punto, spesso quando sono in giro da sette mesi, improvvisamente lo” prendono “: le strutture si inseriscono nel suo posto.”

Filmare una vecchia storia

Il Dr. Worthington ha diretto il film, che è stato coprodotto con Kathryn Stevens dell’Università di Durham, e ha avuto la sua anteprima internazionale al St John’s College il 27 novembre. Il film, che è ora disponibile su YouTube, è stato aperto dal più anziano assiriologo del mondo, James Kinnier Wilson, 97 anni, che ha insegnato all’Università di Cambridge per 34 anni.

La trama del film è basata su un antico rilievo del British Museum in cui “due crudeli demoni felini armati di pugnali rappresentano le tre percosse che il sindaco ha dato al povero Nippur”. Secondo le parole del dott. Worthington , “non volevano gli studenti che rappresentano la lotta nel film, quindi hanno usato il sollievo con i suoni dietro “. Per quanto riguarda la ricerca della verità essenziale della vecchia storia, secondo il Dr. Worthington “potrebbe essere interpretato come un’allegoria di come, anche se “il i quadri intermedi “erano là fuori a prenderti, un essere gentile superiore si prendeva cura di te, proprio come fa il re nella storia dando al povero un carro di guerra“.

Sennacherib sul suo carro durante la guerra in Babilonia,  rilievo del suo palazzo a Ninive. (Pubblico dominio

Immagine di copertina: Immagine del rilievo della Tavoletta di Shamash, stanza 55 della British Library. Scoperto a Sippar (presente Tell Abu Habbah), antica Babilonia; risale al IX secolo a.C. e mostra il dio solare Shamash sul suo trono che riceve il re babilonese Nabu-apla-iddina (888-855 a.C.), affiancato da due divinità intercessori. Il testo, in lingua babilonese, racconta come il re costruì una nuova statua per adorare il dio e accordò privilegi al suo tempio. Fonte: Prioryman / CC BY SA 4.0

Autore: Ashley Cowie

Questo articolo è stato originariamente pubblicato su www.ancient-origins.net ed è stato tradotto con il permesso

Fonte: https://www.ancient-origins.es/

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Mar.duk (“figlio del puro cumulo”)

Mar.duk (“figlio del puro cumulo”): meglio noto come dio nazionale di Babilonia, dove precedenti testi canonici, come l’Epica della Creazione, furono revisionati per garantirgli la supremazia celeste come Pianeta Creatore, cambiando il suo nome da Nibiru a “Marduk”. Era il primogenito di di Ea/Enki, nato su Nibiru e portato sulla Terra da sua madre, Damkina.

Responsabile responsabile della morte del fratello minore Damuzi, Marduk venne sepolto vivo all’interno della Grande Piramide, ma venne risparmiato ed esiliato – e infine si attirò le ire degli altri leader Anunnaki, e in particolare di Enlil, quando infranse un tabù prendendo in moglie una donna terrestre (che gli dette un figlio, Nabu).

Testimone della costante, e tuttavia dell’inutile lotta di suo padre Enki con Enlil per i diritti di successione, abbracciò la lotta per la supremazia della quale suo padre, a suo avviso, era stato ingiustamente privato.

Limitato inizialmente al dominio enkita dell’Egitto (dove secondo ZS, era venerato come Ra), i suoi ripetuti tentativi di stabilirsi anche nei domini enliliti sfociarono in episodi tristemente famosi quale la “Torre di Babele”, guerre brutali, e l’uso di armi nucleari.

In competizione per la successione con Ninurta, figlio di Enlil, riuscì infine a ottenere il “Rango di Cinquanta” – ma solo dopo che la grande civiltà sumera era stata annientata dal vento nucleare. Fu allora che Babilonia divenne una città imperiale, con un importante recinto sacro, dominato da una ziggurat a sette gradoni, l’Esagil: servì come dimora del dio, come quartier generale e infine anche come sua tomba. 

Secondo storici greci e romani dell’epoca, la tomba di Marduk si trovava all’interno dello ziggurat Esagil, attaccata dal re persiano Serse nel 482 a.C.; ZS è perciò giunto alla conclusione che Marduk morì nel 484 a.C.

Nella sua brama di supremazia Marduk non introdusse il monoteismo; una volta ottenuto il Rango di Cinquanta (NB: il Rango di Cinquanta, in successione arriva subito dopo quello di Sessanta che apparteneva ad ANU), invitò gli altri dèi (inclusi gli enliliti) a dimorare nel sacro recinto di Babilonia, ordinando la costruzione di templi residenziali per loro<: infatti, per essere davvero il Supremo, aveva bisogno della presenza degli altri dèi e del loro riconoscimento.

Marduk: nell’astronomia babilonese, il pianeta di provenienza degli Anunnaki, Nibiru, che i babilonesi ribattezzarono “Marduk”. Nel primo millennio a.C., tavolette astronomiche elencate da ZS ne Il Giorno degli dèi, registravano la ricomparsa del pianeta “Marduk” nell’era zodiacale dell’Ariete.

Tratto da: “Le Cronache Terrestri Rivelate”

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ANU & La sacra famiglia degli dèi

ANU

An (“Cielo”); An. Anu (“Colui che appartiene ai Cieli”): sovrano che regnava sul pianeta Nibiru quando i suoi astronauti giunsero sulla Terra. Padre di Enlil, avuto dalla sposa ufficiale Antu, e di Ea/Enki e Ninharsag, avuti da altre mogli. Discendente di una lunga dinastia di sovrani di Nibiru, salì al trono dopo aver deposto Alalu, il sovrano regnante; la loro inimicizia si ripercosse sulle generazioni successive.

In quanto a capo del pantheon, il suo numero di rango era il 60. Secondo ZS, Anu fece almeno tre visite sulla Terra, delle quali esistono testimonianze. La prima fu quando si dovette organizzare una Missione Terra in piena regola; la seconda fu dopo l’ammutinamento degli Anunnaki, quando venne presa la decisione di creare un “lavoratore primitivo”; la terza fu nel 4000 a.C.: una visita di stato insieme alla sua consorte Antu, allorché venne donata la civiltà al genere umano. (p: 23-24)

Antu

 Antu: Sposa ufficiale di An/Anu. Essendone la sorellastra (stesso padre, ma di madre diverse), suo figlio Enlil divenne l’erede legittimo di Anu, pur se non era il primogenito. Accompagnò Anu nel corso della sua visita sulla Terra. (p: 26)

La storia del diretto primogenito alla successione si è perpetrata nel tempo in quasi tutte le storie dei regnanti e patriarchi umani sulla terra; una storia simile la possiamo apprendere dalla Bibbia con Abramo di Ur figlio di Thera che sposò Sarai (Sarah-Sara) sua sorellastra che diede alla luce Isacco diretto discendente, pur non essendo il primogenito, che fu Ismaele nato dalla schiava di Sara, Agar.

Ea/En.ki

Ea (“Colui la cui casa è l’acqua”(: nome epiteto del capo del primo gruppo di cinquanta Anunnaki giunti sulla Terra, ammarato nelle acque del Golfo Persico. Scelto per le sue conoscenze scientifiche, la sua missione era estrarre oro dalle acque del Golfo; ritratto con acqua che fluisce, era il prototipo dell’Acquario.

Era il primogenito di Anu, sovrano di Nibiru, ma non l’erede legale, perché nato dall’unione di Anu con una delle sue concubine; il privilegio della sua successione apparteneva al fratellastro Enlil, la cui madre non era soltanto la sposa ufficiale di Anu, ma anche la sua sorellastra.

Molti dei conflitti sulla Terra derivano proprio dalla rivalità tra i due fratellastri; per mettere pace, Anu garantì a Ea il titolo di En.Ki (“Signore della Retta”), ma il suo numero di rango era il 40, inferiore quindi al 50, numero di rango di Enlil.

Quando i piani iniziali fallirono, gli venne affidata la responsabilità delle operazioni estrattive dell’oro nell’Africa Sud Orientale. Lì scoprì l’esistenza di ominidi geneticamente simili agli Anunnaki – il che lo portò a compiere la sua impresa più importante: la manipolazione genetica necessaria a creare l’Adamo.

In quanto creatore del genere umano, fece fallire il progetto (del fratellastro Enlil) di lasciare perire (la sua creazione) nel Diluvio, dando istruzioni al suo fedele seguace di costruire la famosa Arca.

Il suo “centro di culto” a Sumer era Eridu. Il suo dominio, che divise tra i suoi figli, era l’Africa. Gli Egizi lo chiamavano PTHA (“Lo Sviluppatore”). Descritto nei testi come un playboy, ebbe numerose relazioni adulterine anche con femmine terrestri. La sua autobiografia, ritrovata su tavolette parzialmente danneggiate, è stata usata da ZS per scrivere Il Libro perduto del dio Enki. (p: 84)

En.lil

En.lil (“Signore del Comando”): figlio di Anu e della sua sposa e sorellastra Antu, perciò Erede legittimo al trono di Nibiru; il suo rango numerico era 50. Comandante carismatico, venne inviato a organizzare la Missione terra dopo il fallimento dei primi tentativi di Ea di estrarre l’oro necessario alla sopravvivenza di Nibiru. La sua rivalità con Ea/Enki relativa alla successione venne aggravata dal fatto che erano entrambi innamorati della sorellastra Ninharsag.

Enlil – che aveva avuto da lei un figlio al di fuori del matrimonio – finì con lo sposare l’infermiera Sud (ribattezzata Nin.lil). Riteneva inapropriato alla Missione terra il matrimonio tra i giovani Anunnaki (i Nefilim di cui parla la Bibbia) e le “Figlie dell’uomo” e si oppose all’idea di salvare l’umanità dalle acque del Diluvio..

Ma dopo che Enki lo ebbe costretto ad accettare la sopravvivenza dell’uomo come un dato di fatto, concesse agli uomini agricoltura e sovranità, e venne riverito e amato dai Sumeri che lo chiamavano “Padre Enlil”. La sua città, Nippur, fungeva da centro religioso di Sumer. Il suo “figlio primogenito” Ninurta (la cui madre era Ninharsag) nacque su Nibiru; i suoi figli Nannar/Sin e Ishkur/Adad, invece, nacquero sulla Terra. (p: 91-92).

di Zecharia Sirchin, Tratto dal libro: “Le Cronache Terrestri Rivelate” 2011. Titolo originale: The Earth Chronicles handbook 2009; in memoria di Frieda Rina Sitchin, mia adorata moglie

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Il Diluvio Sumero Accadico

“una terza categoria tra gli umani” a quando la quarta?

Finché gli archeologi non scoprirono tracce delle civiltà mesopotamiche e non decifrarono la letteratura accadica e sumerica, il racconto biblico restò l’unica fonte sull’episodio del Diluvio, confortato solo da sparsi e primitivi riferimenti mitologici. La scoperta dell’accadica Epica di Gilgamesh mise invece il Diluvio biblico in buona compagnia, collocandolo in una prospettiva molto più antica, accanto ad altri testi e frammenti dell’originale sumerico.

Il protagonista mesopotamico del Diluvio era Ziusudra nella versione sumerica (Utnapishtim in quella accadica): dopo il Diluvio egli venne portato nella Dimora Celeste degli dèi e là visse per sempre felice. Quando, nella sua ricerca dell’immortalità, Gilgamesh arrivò alla Dimora Celeste, chiese consiglio a Utnapishtim a proposito della vita e della morte.

Questi rivelò a Gilgamesh – e attraverso di lui a tutta l’umanità che venne dopo il Diluvio – il segreto della sua sopravvivenza, “una faccenda occulta, un segreto degli dèi”: la vera storia, forse, del Diluvio universale. Il segreto di cui parlava Utnapishtim era che prima che il Diluvio si riversasse sulla Terra in tutta la sua violenza, gli dèi tennero una riunione in cui votarono la distruzione dell’umanità.

Il voto e la decisione vennero tenuti segreti. Enki, tuttavia, chiamò Utnapishtim, re di Shuruppak, e lo informò della catastrofe che stava per abbattersi sulla Terra. Dovendo parlare di nascosto agli altri dèi, Enki si rivolse a Utnapishtim da dietro un paravento di canne. Il re dapprima non capì le sue parole, ma poi queste si fecero sempre più chiare: “Uomo di Shuruppak, figlio di Ubar-Tutu:

distruggi la tua casa e costruisci una nave!
Rinuncia a tutto ciò che possiedi, pensa solo alla vita!
Lascia tutti i tuoi averi e metti in salvo l’anima.
A bordo della nave metti il seme di ogni essere vivente.
Questa è la nave che devi costruire;
grande abbastanza da contenere ciò che ti ho detto.”

Il parallelismo con il racconto biblico è più che evidente: in entrambe le versioni sta per arrivare un Diluvio; un solo uomo viene preavvertito; egli deve salvarsi preparando un’apposita imbarcazione, e deve prendere con sé “il seme di ogni  cosa vivente”. E tuttavia la versione babilonese è più plausibile. La decisione di distruggere e il tentativo di salvare non sono propositi contraddittori di una sola divinità, ma atti compiuti da divinità diverse.

Inoltre, la decisione di mettere in guardia e salvare il seme dell’umanità è l’atto di sfida di una divinità (Enki), che agisce in segreto e in contrasto con la decisione unanime degli altri Grandi Dèi. Perché mai Enki si arrischiò a sfidare gli altri dèi? Voleva solo che si conservasse la sua “meravigliosa opera d’arte” oppure agiva sullo sfondo di una nascente rivalità o inimicizia tra sé e suo fratello Enlil?

Effettivamente la vicenda del Diluvio sembra proprio confermare l’esistenza di un conflitto tra i due fratelli. Utnapishtim pose a Enki un’ovvia domanda: come poteva spiegare agli altri cittadini di Shuruppak la costruzione di questo strano vascello (l’arca) e l’abbandono di tutti i suoi beni? Enki gli diede questo consiglio:

Così parlerai a loro:
«Ho appreso che Enlil mi è ostile,
e perciò non posso stare nella vostra città,
né mettere piede nel territorio di Enlil.
Perciò scenderò all’Apsu,
e abiterò con il mio signore Ea».

La scusa, dunque, era che, in quanto seguace di Enki, Utnapishtim non era più ben accetto in Mesopotamia, e perciò doveva costruire un’imbarcazione che lo portasse nel Mondo Inferiore (l’Africa meridionale, come abbiamo visto): là egli avrebbe vissuto tranquillo con il suo signore, Ea/Enki. I versi che seguono accennano a una grande siccità o carestia che in quel momento affliggeva la Mesopotamia: su consiglio di Enki, Utnapishtim doveva far credere ai suoi concittadini che la sua partenza avrebbe posto fine alle loro sofferenze; se egli se ne fosse andato, ogni ricchezza sarebbe ritornata nella loro terra.

Ed effettivamente essi ci credettero, al punto che contribuirono attivamente alla costruzione   dell’arca uccidendo e servendo ogni giorno torelli e pecore e fiumi di “mosto, vino rosso, olio e vino bianco”. Utnapishtim li incoraggiava a lavorare più in fretta; persino i bambini aiutavano a trasportare il bitume che serviva a rendere impermeabile l’imbarcazione.

«Il settimo giorno la nave era finita. Non fu facile metterla in acqua ed essi dovettero spostare le tavole del pavimento sopra e sotto più volte, finché due terzi della struttura non furono entrati nell’acqua» dell’Eufrate. Poi Utnapishtim fece salire a bordo dell’arca tutti i suoi familiari e parenti e «tutte le creature viventi che aveva», come pure «gli animali del campo e le bestie selvatiche del campo».

Spingendosi però un gradino più avanti di Noè, Utnapishtim stipò a bordo anche tutti gli artigiani che l’avevano aiutato a costruire la nave. Egli stesso avrebbe dovuto salire a bordo a un segnale convenuto con Enki, un segnale che avrebbe dato Shamash, il dio preposto al funzionamento dei razzi fiammeggianti. Gli ordini di Enki erano:

Quando, all’imbrunire, Shamash farà tremare [la terra] e dal cielo cadrà una pioggia di eruzioni, sali sulla nave e sbarra l’entrata!

Non sappiamo quale fosse il legame tra quello che sembrerebbe il lancio di un razzo spaziale da parte di Shamash e il momento in cui Utnapishtim doveva salire a bordo dell’arca e chiudersi dentro. Comunque sia, il momento arrivò; il razzo spaziale provocò un “tremore all’imbrunire” e vi fu una pioggia di eruzioni. Utnapishtim «sbarrò tutta la nave» e «affidò la struttura insieme   al suo contenuto» a «Puzur-Amurri, il Nocchiero».

La tempesta arrivò “con le prime luci dell’alba”. Si udì un tuono spaventoso e un’enorme nuvola nera si alzò dall’orizzonte. L’uragano spazzò via i pali che sostenevano gli edifici e i moli; anche le dighe cedettero. Sopraggiunse l’oscurità e «tutto ciò che prima era stato luce ora si fece nero»; «tutta la terra fu scossa come fosse un vaso». Per sei giorni e sei notti infuriò la “tempesta del sud”. E più soffiava, più si faceva impetuosa, sommergeva le montagne, abbatteva i popoli come fossero mandrie…

Quando arrivò il settimo giorno, la tempesta del sud portatrice di inondazioni finalmente placò la furia con la quale, come un esercito, aveva combattuto. Il mare si acquietò, l’uragano si calmò, l’inondazione si arrestò. Guardai il cielo: era tornata la quiete. E tutta l’umanità era ritornata argilla. Si era dunque compiuta la volontà di Enlil e dell’assemblea degli dèi.

A loro insaputa, tuttavia, si era compiuta anche la volontà di Enki: una barca aveva messo in salvo, attraverso la furia delle acque, uomini, donne, bambini e altre creature viventi. Finita la tempesta, Utnapishtim «aprì un portello della nave; la luce mi inondò il volto». Si guardò intorno: «il paesaggio era piatto come un tetto spianato». Allora si sedette e pianse, «calde lacrime mi rigarono il volto». Sulla distesa del mare cercò con gli occhi la costa, ma non la vide.

Poi: Vide che emergeva una regione montuosa; sul Monte della Salvezza la nave si era fermata; il Monte Nisir [“salvezza”] aveva trattenuto la nave, impedendole di muoversi. Per sei  giorni Utnapishtim guardò fuori dall’arca che non poteva muoversi, imprigionata com’era tra le cime del Monte della Salvezza – le bibliche vette dell’Ararat.

Poi, come Noè, mandò una colomba in cerca di una terra dove potersi accampare, ma l’uccello tornò indietro. Fu quindi mandata una rondine, ma anch’essa tornò indietro. Infine fu la volta di un corvo: esso volò via e finalmente trovò un posto adatto. Utnapishtim allora liberò tutti gli uccelli e gli animali che aveva portato con sé, e uscì a sua volta. Subito costruì un altare “e offrì un sacrificio” – proprio come aveva fatto Noè.

Ma ecco che subito emerge nuovamente la differenza tra la singola divinità e la molteplicità di dèi: quando Noè offrì il sacrificio, «Yahweh annusò il profumo allettante»; ma quando fu Utnapishtim a offrire il sacrificio, «gli dèi annusarono il dolce profumo e accorsero come mosche attorno a colui che compiva il sacrificio».

Nella versione della Genesi, fu Yahweh che giurò di non distruggere mai più il genere umano; in quella della Genesi, invece, fu la Grande Dea che giurò:

«Non   dimenticherò…
ricorderò questi giorni, non li dimenticherò mai».

Non era questo, però, il problema più urgente. Quando infatti Enlil arrivò a controllare i risultati del suo piano, certo non aveva per la testa allettanti profumi di cibo. Il suo primo impulso fu quello di infuriarsi quando scoprì che qualcuno era sopravvissuto. «Qualche anima vivente è riuscita a sfuggire? Nessun uomo doveva sopravvivere alla distruzione!». Ninurta, figlio ed erede di Enlil, puntò immediatamente il dito accusatore contro Enki:

«Chi, se non Ea, poteva elaborare un piano di salvezza? È lui che sa ogni cosa!». Lungi dal negare le proprie responsabilità, Enki si lanciò in una delle più eloquenti arringhe difensive del mondo antico. Cominciò con una serie di lodi a Enlil per la sua grande saggezza, e insinuò che proprio per questo non era possibile che egli volesse dimostrarsi “irragionevole”. Quindi,   mescolando smentite a confessioni, continuò:

«Non sono stato io a svelare i segreti degli dèi»;
io ho soltanto lasciato che un uomo, straordinariamente saggio, comprendesse da sé qual era il segreto degli dèi. E se davvero questo terrestre è tanto saggio, Enki suggerì a Enlil, non ignoriamo le sue capacità. «Ora decidi pure che cosa vuoi fare di lui!».

Tutto ciò, dice L’Epica di Gilgamesh, era il “segreto degli dèi” che Utnapishtim rivelò a Gilgamesh. Quindi egli passò a raccontargli l’evento finale. Influenzato dalle argomentazioni di Enki, Enlil salì a bordo della nave.

Tenendomi per mano, mi condusse a bordo;
e condusse a bordo anche mia moglie
facendola inginocchiare al mio fianco.
In piedi tra noi due,
ci toccò la fronte e ci benedisse:
«Finora Utnapishtim è stato solo un uomo;
d’ora in poi lui e sua moglie
saranno per noi come dèi.
Utnapishtim dimorerà nel Luogo Lontano,
alla Bocca delle Acque!».

Così si concluse il racconto di Utnapishtim a Gilgamesh. Quando si fu trasferito nel Luogo Lontano, Anu ed Enlil Gli diedero vita, come un dio, lo elevarono alla vita eterna, come un dio. Ma che ne fu del resto del genere umano? Il racconto biblico finisce dicendo che Dio benedisse l’umanità e le consentì di “crescere e moltiplicarsi”. Anche le versioni mesopotamiche sulla vicenda del Diluvio terminano con alcuni versi che parlano della possibilità, per il genere umano, di procreare.

Anche se parzialmente mutilati, i versi parlano dell’istituzione di “categorie” umane:…Che vi sia una terza categoria tra gli umani: che vi siano tra gli umani donne che partoriscono e donne che non partoriscono. Vi furono anche, a quanto sembra, nuove direttive per i rapporti sessuali:

Regolamenti per la razza umana: che il maschio … alla giovane fanciulla … Che essa … Il giovane uomo alla giovane donna … Quando il letto è preparato, la sposa e suo marito giacciano insieme.

Con l’astuzia, dunque, Enlil era stato battuto. L’umanità era salva e ormai in grado di procreare. Gli dèi avevano aperto la Terra all’Uomo.

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ANUNNAKI: LA SAGA (parte – 23)

Anunnaki (parte 23) fine della saga

Il video parla della distruzione di Sodoma e Gomorra da parte di Ninurta (figlio di Enlil) e Nergal (figlio di Enki).

La parte finale, avviene con un dialogo tra i due fratelli (Enlil & Enki), dove fanno le loro considerazioni da quando sono venuti sulla Terra. Sotto, c’è un piccolo saggio di quello che ho scritto nel 2013, lo si può leggere per intero alla fine su: “Segue QUI”.

“Dialogo tra fratelli”

I due fratelli Enlil e Enki, dopo millenni passati sulla terra 
si interrogano sul passato:

Babili, dove Marduk aveva proclamato la propria sovranità, fu risparmiata dal Vento del Male (vedi guerre atomiche al tempo degli dèi). Il Vento del Male divorò tutte le terre a sud di Babili, colpì anche il cuore della Seconda Regione. Quando subito dopo la Grande Calamità, Enlil ed Enki si incontrarono per controllare i danni della devastazione, Enki considerò presagio divino il fatto che Babili fosse stata risparmiata!

Che Marduk fosse destinato alla supremazia, e confermato dal fatto che Babili è stata risparmiata! Così disse Enki ad Enlil. Deve essere stato il volere del Creatore di Tutte le Cose! Così Enlil replicò.

Fu allora che gli rivelò della visione avuta in sogno e della profezia di Galzu (Misterioso emissario divino che trasmetteva messaggi attraverso i sogni). Se sapevi tutto ciò, perché mai non hai evitato l’uso delle Armi del Terrore? (armi termonucleari) Così gli chiese Enki. Segue QUI

wlady

L’IRA DI “ERRA”

IL CROLLO IMPROVVISO DI SUMER

La misteriosa nascita della civiltà di Sumer quasi 6000 anni or sono trova corrispondenza nell’altrettanto improvviso e misterioso suo declino. Le circostanze di questa fine non vengono di solito affrontate nei libri di storia. Ci spiegano che questa meravigliosa civiltà finì con l’avere una rivale nel vicino e altrettanto misterioso impero di Accad, e che intorno al 2000 a.C. sia i Sumeri sia gli Accadi scomparvero senza un motivo apparente.
Ci viene poi detto che due nuove civiltà, quella babilonese e quella assira, spuntarono dal nulla e assunsero il controllo della Mesopotamia. Tutti questi semplicismi sembrano servire solo ad addormentare la questione. Eppure, esistono abbondantissime documentazioni la caduta di Sumer: Come mai, allora, non compaiono nei libri di storia?
La risposta è questa: la natura del definitivo disastro che colpì i Sumeri disorientò loro quanto oggi disorienta gli studiosi. La descrizione lasciata dai Sumeri della catastrofe è talmente strana che si è scelto di sonsiderarla mitologia. Ma è una realtà archeologica il fatto che la morte di Sumer sia giunta all’improvviso.
Nel 1986 Zecharia Sitchin propose un’ipotesi plausibile relativamente all’uso di armi nucleari a ovest di Sumer, in un’epoca che coincide proprio con il misterioso crollo di quella civiltà. (“all’interno di questo blog abbiamo si è già discusso di questa ipotesi plausibile”), ma intanto proviamo a considerare l’asserzione di Sitchin, secondo il quale i Sumeri vennero decimati dalla ricaduta sulla superficie terrestre di polvere e materiale radioattivo.
Le prove sono racchiuse in diversi testi noti come “lamentazioni” per la distruzione di molte città Sumere. Le traduzioni che seguono sono state pubblicate dal massimo esperto di Sumer, il professor Samuel Kramer.
Sulla terra (Sumer) cadde una calamità,
sconosciuta era all’uomo;
una che mai prima fu vista,
una che non poté essere sopportata.
Una grande tempesta dal cielo…
Una tempesta che uccideva la terra…
Un vento maligno, come un torrente impetuoso…
Una cruenta tempesta unita a un calore divampante…
Priva di giorno la Terra di sole splendente…
la sera le stelle non rilucevano …
Le persone terrorizzate a malapena respiravano, 
le ghermiva il vento maligno
senza concedere loro un altro giorno…
Le bocche erano piene di sangue, 
le teste nel sangue sguazzavano…
Il volto era reso pallido dal vento maligno.
Provocò la desolazione nelle città,
la desolazione entrò nelle case;
le stalle divennero desolate, e vuoti gli ovili…
I fiumi di Sumer fece scorrere
con un’acqua amara;
i campi bene arati diedero gramigna,
nei campi crebbe erba appassita. 

La natura del disastro fu tale che neppure gli dèi poterono farvi fronte. Una tavoletta intitolata Il lamento di Uruk racconta: 

Così gli dèi tutti evacuarono Uruk,
lontano si tennero, 
si nascosero nella montagna,
fuggirono sulle lontane pianure.

In un altro testo, intitolato Il lamento di Eridu, Enki e sua moglie Ninki fuggirono dalla città di Eridu:

Ninki la sua grande signora, volando come un uccello lasciò la sua città…
Padre Enki rimase della città all’esterno…
Per il destino della sua città ferita pianse lacrime amare.

Negli ultimi cento anni sono state rinvenute numerose tavolette sumere contenenti lamentazioni riguardanti Uruk, Eridu, Ur e Nippur. Esse indicavano che tutte le città vennero colpite contemporaneamente dal medesimo fenomeno. Ma non c’è accenno ad azioni di guerra, un argomento assai consueto per i cronisti di Sumer.

Al contrario, il disastro viene presentato non come “distruzione” bensì come “desolazione”. Uno studioso, Thorkild Jacobsen ha tratto la conclusione che Sumer fu colpita non da degli aggressori, bensì da una catastrofe pura e semplice, di natura inspiegabile.

Come i testi spiegano, ciò che colpì le città sumere era un <<evento malvagio>> che recò morte con un invisibile fantasma, cosa <<che mai prima fu vista>>. Nessuna meraviglia che taluni abbiano interpretato questa sciagura come il risultato della ricaduta di polvere e di materiale radioattivo.

Quale alternative potrebbero esserci?  E’ possibile che si sia trattato di una epidemia senza precedenti? Certo, è possibile ma non scordiamo le descrizioni lasciate dai Sumeri, che raccontano di acque diventate amare, di persone che vomitano sangue, di vittime tra gli animali oltre che tra gli uomini, tutte cose che indicano come non si sia trattato di malattie quali oggi le conosciamo.

Inoltre, diversi testi contenenti le lamentazioni, come quelle già citato, fanno riferimento a una <<tempesta>> che si accompagnava all’invisibile fantasma. Coloro che hanno esperienza con l’invisibile radioattività conseguente a una esplosione nucleare non potrebbero descriverla meglio. Vediamo quindi le prove chge si trattò di una esplosione.

SODOMA E GOMORRA 
Per la gran parte di noi è piuttosto familiare il racconto biblico della distruzione operata su Sodoma e su Gomorra dal fuoco e dello zolfo. Ma quanti di noi prendono questo racconto alla lettera? Come è accaduto a molti altri importanti eventi della storia umana, questa storia è stata relegata tra i miti e i simbolismi religiosi.
Ma il resoconto contenuto in Genesi 18-19 descrive un’azione premeditata e gestita portata avanti da un dio che non faceva distinzione tra le persone e la vegetazione della pianura. Si trattò di un evento reale, com’è indicato dalla descrizione del fumo denso che il mattino seguente si levava da quelle zone.
Se leggiamo la storia di Sodoma e gomorra come il resoconto di un testimone oculare, allora dobbiamo pensare che ci fosse stata un’esplosione  talmente potente da poter essere paragonata all’uso di ordigni nucleari, nel 1945, su Hiroshima e su Nagasaki.
La storia viene trattata come un mito per il semplice motivo che i nostri paradigmi non ammettono l’esistenza di armi nucleari migliaia di anni fa. La tentazione di considerare la storia un mito viene poi rafforzata dal riferimento alla moglie di Lot, che si volse a guardare e venne tramutata in una <<statua di sale>>.
Ma il racconto perde molto della sua apparente assurdità quando apprendiamo che diversi studi hanno segnalato che il termine “sale” è un probabile errore di traduzione. Infatti, se leggessimo una versione originale sumera del resoconto, troveremmo la parola NIMUR, che significa sia “sale” sia “vapore”.
Sono ormai stati scoperti numerosi testi antichi che raccontano ciò che la Bibbia racconta, ma che sono stati scritti assai prima. Queste cronache ci forniscono particolari che mancano nell’Antico testamento. Uno dei più antichi testi sumeri anticipa in modo evidente i contenuti della Bibbia laddove descrive la distruzione di città inique mediante il fuoco e lo zolfo.
Il Signore Portatore di Ciò che Arde
e che ha arso l’avversario;
che ha cancellato la landa disobbediente; che ha avvizzito la vita dei seguaci del Mondo del Male;
che ha fatto piovere pietre e fuoco sugli avversari.

Chi erano gli avversari disobbedienti, e qual era il Mondo del Male di cui erano seguaci? Il significato pieno dell’episodio di Sodoma e Gomorra è stato svelato nei particolari di Zacharia Sitchin nel 1985. I fatti che precedettero la distruzione di Sodoma e Gomorra sono questi: una feroce contesa riguardante il dio Marduk, di ritornare nella sua città, Babilonia, e di assumersi il comando degli dèi.

Mentre Enki il padre di Marduk, difese i diritti del suo primogenito, gli altri dèi si schierarono all’opposizione per motivi che ci risultano chiari (motivi che racconterò in un prossimo post). Uno degli dèi di nome Erra, giurò di adoperare la forza contro Marduk. Un lungo testo noto come “l’Epopea di Erra”, descrive cosa successe dopo che il furibondo Erra abbandonò il consiglio degli dèi lanciando la sfida:

La Terra distruggerò,
di loro farò un cumulo di polvere;
le città scardnerò,
le tramuterò in desolazione;
farò scomparire gli animali:
dei mari farò un tumulto
e ciò che in essi vive io decimerò:
la gente farò svanire,
le anime loro si tramuteranno in vapore;
nessuno verrà risparmiato.

Gli dèi, bloccati dalla disputa, chiesero ad Anu di trovare una soluzione al conflitto. Anu approvò l’utilizzo di sette armi potenti per attaccare Marduk, ma Gibil, fratello di Marduk, lo informò del piano di Erra:

Quei sette in una montagna stanno,
in una cavità dentro la terra risiedono.

Da quel luogo con grande fulgore si scaglieranno innanzi dalla Terra al Cielo, rivestiti di terrore.

Un dio di nome Ishum, che significa “portatore di ciò che arde, venne incaricato di unirsi a Erra nel mondo inferiore (l’Africa) per predisporre le armi e indirizzarle sugli obiettivi. Zecharia Sitchin ha individuato questo dio Ninurta. In quaro figlio di Enlil, avuto dalla di lui sorellastra Ninharsag. Ninurta era il rivale diretto di Marduk, figlio di Enki.

Quanto a Erra, sussistono pochi dubbi che questo dio fosse Nergal, un dio sovente menzionato negli antichi testi come il <<dio furioso>>, il violento e, soprattutto, <<colui che brucia>> un dio della guerra e della caccia, nonché un apportatore di pestilenze.

Fu dunque Erra/Nergal, un astioso e geloso fratello di Marduk, che si assunse il compito più aggressivo, giurando di distruggere non soltanto Marduk e i suoi sostenitori, ma anche suo figlio Nabu. Erra chiese che le armi venissero impiegate contro le città di Sodoma e Gomorra, dove si pensava stessero nascosti Marduk e suo figlio Nabu. ma anche contro la base spaziale del Sinai.

Tratto dalle mie letture:
Il Mistero della Genesi Delle Antiche Civiltà (1996)
I pro e i contro e le ritrattazioni successive 
di Alan F. Alford 

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