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L’enigma Anunnaki

L’enigma dietro gli Anunnaki, creatori della nostra civiltà 

Gli Anunnaki (anche trascritti come Anunaki, Anunna, Ananaki) sono un gruppo di divinità che appaiono nelle leggende mitologiche degli antichi Sumeri, Accadi, Assiri e dei Babilonesi.

Gli Anunnaki sono le divinità più influenti del pantheon, erano i discendenti di An, il dio dei cieli, e la loro funzione primaria è quella di giudicare le sorti dell’umanità.

Secondo la mito-patia mesopotamica, gli Anunna erano, inizialmente, gli dei più potenti del cielo che sono vissuti con Anu.

Nel poema Enûma Elish, è stato Marduk che ha creato l’umanità e poi ha diviso l’Anunna tra cielo e terra e ha assegnato loro i vari compiti. Allora gli Anunna, riconoscenti a Marduk, fondarono Babilonia e costruirono un tempio in loro onore chiamato Esagila.

La reinvenzione del termine Anunnaki attraverso la sua forma accadica, Anunnaki, è emersa nel 1964 dopo la pubblicazione sull’antica Mesopotamia: “ritratto di una civiltà morta” dell’assiriologo Adolph Leo Oppenheim, che ha popolarizzato questo concetto.

Successivamente, è stato Zecharia Sitchin che ha ulteriormente diffuso il termine degli Anunnaki.

Immagine: Abaddon- la caduta di Ur da berov 

I primi usi conosciuti del termine Anunnaki provengono da iscrizioni scritte durante il regno di Gudea e dalla terza dinastia di Ur.

Nei primi testi il ​​nome viene applicato alle più importanti e potenti divinità dell’antico pantheon sumero: i discendenti dal cielo-dio An.

Zecharia Sitchin, dagli anni ’70, pubblica una dozzina di libri conosciuti come Cronache della Terra  che si sono ulteriormente occupati nello studio degli antichi Anunnaki.

Nei libri pubblicati da Sitchin, le tavolette d’argilla sumeriche scritte in carattere cuneiforme e i testi biblici, sono stati tradotti nella loro scrittura originale, rivelando dettagli affascinanti che rapidamente hanno guadagnato popolarità tra i lettori.

Nel libro Il 12° pianeta, l’autore descrive l’arrivo degli Anunnaki sulla Terra circa 450.000 anni fa da un presunto pianeta chiamato Nibiru. Gli Anunnaki erano esseri molto alti, circa 3 metri di altezza, pelle pallida, capelli lunghi e barba, si sarebbero insediati in Mesopotamia e, mediante l’ingegneria genetica, accelerarono l’evoluzione del Neanderthal a Homo Sapiens contribuendo alla loro genetica e quindi creando l’umanità.

La storia di come gli Anunnaki hanno creato l’umanità è abbastanza simile alla creazione divina dell’uomo da parte di Dio scritto nella Bibbia. La storia dice che Enki ha preso dell’argilla e gli ha dato forma, nonostante il suo primo tentativo non sia riuscito.

I primi uomini consideravano gli antichi Anunnaki come dei, perché erano estremamente intelligenti per via delle loro tecnologie possedute che l’umanità non aveva mai visto prima.

Alcuni autori sostengono che la prova dell’esistenza degli Anunnaki può essere trovata nella Bibbia, dove vengono chiamati “Nefilim”, anche se alcune altre traduzioni li chiamano “giganti”.

Secondo gli scritti di Sitchin, la tecnologia e il potere degli Anunnaki sono ancora lontani dalla nostra portata, poiché gli Anunnaki 450.000 anni fa avevano la capacità di viaggiare nello spazio e la scienza dell’ingegneria genetica.

Si ritiene che gli antichi Anunnaki avessero notevolmente contribuito allo sviluppo della Terra con la loro tecnologia ancora sconosciuta e che fossero coinvolti nella costruzione di piramidi e in numerosi luoghi megalitici in tutto il mondo.

Le ipotesi di Sitchin sono state duramente criticate e licenziate da scienziati, storici e archeologi che non condividevano le sue “traduzioni” di testi antichi e la sua incomprensione della fisica.

Quindi chi erano gli Anunnaki? Erano solo parte di una grande mitologica leggenda antica? O, come molti autori affermano, è possibile che le antiche divinità mesopotamiche siano infatti quelle responsabili della creazione della nostra civiltà?

Immagine in primo piano di DElevit

Fonte: https://www.ancient-code.com/

Traduzione e adattamento: Nin.Gish.Zid.Da 

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LA MITOLOGIA MESOPOTAMICA

In un testo mesopotamico (K.3558), tradotto da Charles Virolleaud, nel quale vengono descritti i membri del gruppo mulmul, ovvero del nostro sistema solare, nell’ultima riga si legge esplicitamente:

Il numero dei suoi corpi celesti è dodici.

Dodici sono le stazione dei suoi corpi celesti.

Il totale dei mesi della Luna è dodici.

Inoltre, la riga 20 della cosiddetta tavola TE diceva: naphar 12 sheremesh ha.la sha kakkab.lu sha Sin u Shamash ina libbi ittiqu in totale 12 membri a cui appartengono il Sole e la Luna, e dove orbitano i pianeti.

Il conto è presto fatto: Sole, Luna, i nove pianeti oggi conosciuti e il Planet X. Antichi testi mesopotamici, risalenti al 2000 a.C., parlano di una cosmogonia nella quale, appunto, è chiara la presenza di un pianeta che ha le caratteristiche di quello “scoperto” dal dr. Murray, ovvero la provenienza dalla profondità dello spazio, la grandezza e, cosa più strabiliante, la traiettoria opposta a quella degli altri pianeti del nostro sistema solare, cioè retrograda.

Esiste un testo mesopotamico, l’Enuma Elish (“Quando nell’alto”), risalente al 2000 a.C., scritta in caratteri cuneiformi, composta da sette tavole, ciascuna di 115/170 righe, nella quale, in chiave di racconto, si descrive la formazione del nostro sistema solare.

Ne riassumeremo alcune parti, quelle più rilevanti per la nostra ricerca.

Enuma elish la nabu shamamu Quando nell’alto il Cielo non aveva ancora un nome Shaplitu ammatum shuma la zakrat E in basso anche il duro suolo non aveva nome Esistono all’inizio solo tre dèi (o pianeti): Apsu (uno che esiste fin dal principio), Mummu (uno che è nato) e Tiamat (vergine della vita).

Comparvero poi gli altri pianeti in successione dal rimescolamento delle acque primordiali. Abbiamo infine: Apsu (il Sole), Mummu (Mercurio), Lahamu (Venere), Tiamat (il pianeta che darà origine alla Terra), Lahmu (Marte), Kishar (Giove), Anshar (Saturno), Anu (Urano), Ea (Nettuno), Gaga (Plutone).

Il racconto prosegue poi descrivendo la turbolenza (orbite irregolari) dei pianeti e di tutta una serie di contese che portarono ad una relativa pace, interrotta dall’arrivo di Marduk, un nuovo dio, un nuovo pianeta formatosi nel Profondo.

Nella Camera dei Fati, nel luogo dei Destini, un dio fu generato, il più capace e saggio degli dèi; nel cuore del Profondo fu creato Marduk.

Attraente era la sua figura, scintillante il levarsi dei suoi occhi; maestoso era il suo passo, imponente come nei tempi antichi […] Egli era il più alto tra gli dèi, superiore in tutto […]

Superbo fra gli dèi, superava tutti per statura; le sue membra erano enormi, egli era eccezionalmente alto.

Il racconto prosegue con Marduk che entra nel sistema solare e, dopo una serie di correzioni di traiettoria a seguito del passaggio vicino agli altri corpi celesti, si dirige contro Tiamat.

Il Signore distese la sua rete per avvilupparla; il Vento del Male, che gli stava dietro, le scatenò contro.

Quando Tiamat aprì la bocca per divorarlo Egli le spinse contro il Vento del Male, in modo che non potesse più chiudere le labbra.

I feroci Venti di tempesta quindi caricarono il suo ventre; il suo corpo si gonfiò, la bocca si spalancò.

Egli scagliò una freccia che le dilaniò il ventre; penetrò nelle sue viscere e le si conficcò nel grembo.

Dopo averla così domata, egli spense il suo soffio vitale.

Dopo di ciò, Marduk prosegue la sua corsa, e la sua nuova traiettoria orbitale lo riporta a passare da Tiamat; e questa volta è lo stesso Marduk a colpirla, dividendola in due (una metà frantumata formerà la fascia degli asteroidi) mentre uno dei satelliti di Marduk si scontra con la metà separata (che diventerà la Terra) spingendola in un’orbita nuova assieme a Kingu (la Luna), già suo satellite.

Il Signore calpestò la parte posteriore di Tiamat; con la sua arma le tagliò di netto il cranio; recise i canali del suo sangue; e spinse il Vento del Nord a portare la parte ormai staccata verso luoghi che nessuno ancora conosceva.

L’altra metà di lei egli innalzò come un paravento nei cieli: schiacciatala, piegò la sua coda fino a formare la Grande Fascia, simile a un bracciale posto a guardia dei cieli.

Il testo epico afferma chiaramente che Marduk era un invasore proveniente dall’esterno del sistema solare; i Sumeri lo chiamavano Nibiru: “Il pianeta dell’attraversamento”.

I testi mesopotamici affermano che Marduk arrivava fino a regioni sconosciute dei cieli e alle profondità dell’universo. Che il dodicesimo pianeta, il pianeta degli dèi, tornasse, nella sua grandiosa orbita, nelle vicinanze della Terra, rappresentava un punto centrale delle convinzioni astronomiche e religiose del mondo antico.

Le fonti mesopotamiche parlano di un suo periodo orbitale di tremilaseicento anni. Ma le somiglianze con il nostro Planet X si spingono addirittura oltre: alcuni testi riportano descrizioni del pianeta, come venne visto dagli stessi Sumeri

Dio Nibiru:

è colui che senza fatica

continua l’attraversamento nel mezzo di Tiamat

sia Attraversamento il suo nome 

colui che occupa il mezzo

Il grande pianeta:

in apparenza, rosso scuro

il paradiso a metà divide

il suo nome è Nibiru

 L’ERUZIONE DI THERA

Nell’estate del 1628 a.C. l’isola greca di Thera esplose con la potenza di trenta bombe all’idrogeno. Il centro dell’isola scomparve e i frammenti di terreno polverizzati e vaporizzati furono proiettati in cielo per chilometri. Campi e vigneti vennero sostituiti da un cratere largo e profondo che il mare riempì rapidamente.

Le poche zone dell’isola rimaste intorno al bordo del cratere furono coperte in breve tempo dai detriti vulcanici, strati e strati di cenere incandescente. I resti dell’isola, terreni inabitabili per generazioni, forse per centinaia di anni, costituiscono oggi le cinque piccole isole greche note con il nome di Santorini, la più grande delle quali è Thera.

Anche Thera ha le sue rovine del periodo classico: templi, case, edifici pubblici ed un teatro. Ma ormai da molto tempo si sa che sotto gli strati di detriti vulcanici giacciono le prove concrete di una civiltà dimenticata. Negli anni, l’erosione ha portato alla luce tracce di mura e di vasellame, e nel secolo scorso furono scoperti i resti di tre case, una delle quali decorata da pitture.

Non molto lontano, a Creta, si trovavano le imponenti rovine di una grandissima civiltà, dedita alla navigazione e al commercio, di cui prima non si sapeva nulla. La capitale dell’isola era Cnosso, con il suo splendido palazzo: è qui che, nel 1899, Sir Arthur Evans diede inizio a una campagna di scavi. La civiltà di Creta è nota anche come civiltà minoica, dal nome di uno dei suoi re, Minosse, reso famoso dal mito greco del Minotauro.

Anche la potenza di Creta svanì, a quanto pare da un giorno all’altro. Nel giro di una decina d’anni dalla scoperta delle rovine di Creta qualcuno ipotizzò che esistesse un legame fra le due isole. Nei cinquant’anni seguenti furono proposti altri paralleli e, infine, nel 1967, uno dei teorici più entusiasti, l’archeologo greco Spyridon Marinatos, cominciò a cercare sottoterra le prove di questo parallelismo.

Il professor Marinatos condusse a Thera scavi sistematici per sette anni sino alla sua morte, avvenuta in loco nel 1974. In questi sette anni fu fatta la sensazionale scoperta di vari settori di una città vastissima e ciò chiarì due diversi aspetti. Per prima cosa, Marinatos ebbe la prova che Thera era esplosa quando la civiltà dell’Età del Bronzo era al suo apice. In secondo luogo, fu chiaro che esisteva un legame molto stretto fra gli abitanti di Thera e quelli dell’isola minoica. Forse Thera era un avamposto cretese, una colonia o un alleato molto stretto.

In questo modo, fu confermata la teoria di un’Atlantide dell’Età del Bronzo: l’esplosione di Thera causò la decadenza della Creta minoica e la sua “scomparsa”, che però avvenne, come oggi sappiamo, solo molti decenni più tardi. Campioni raccolti sul fondo marino rivelarono che i detriti derivanti dall’esplosione dell’isola erano sparsi in buona parte dell’Egeo meridionale e si calcolò che lo spessore della cenere caduta su Creta era circa di venti centimetri, abbastanza da rendere sterile il terreno. Sul fondale, fu anche trovata una certa quantità di pietra pomice e le prove di una catastrofe estesa: tre palazzi reali, quattro grandi ville di campagna e sei intere città, distrutte contemporaneamente.

Anche gli insediamenti della costa mostravano segni di gravi danni, dovuti agli effetti distruttivi del maremoto, che certamente deve essere seguito a un’eruzione di quella portata.

Le mura erano crollate verso l’esterno e vennero anche trovati i frammenti di vari effetti personali disseminati per un ampio raggio. Si narra che il boato dovuto all’eruzione del vulcano a Thera fu avvertito addirittura a 3.000 km di distanza. Che cosa accadde davvero nel XVII secolo a. C., circa 3600 anni fa, su quell’isola? Che cosa può aver causato uno dei più grandi disastri che la storia ricordi? Limitiamoci a costatare i fatti così come le fonti storiche ci narrano; vedremo più avanti come questa catastrofe possa entrare a far parte di un disegno ben più ampio che non coinvolge soltanto il nostro pianeta.

GLI EGIZI

Gli aspetti della civiltà egizia che c’interessano in questa nostra ricerca riguardo al Planet X sono essenzialmente due: i racconti mitologici che riguardano il Dio Seth e le Grandi Piramidi di Giza.

Nel primo caso siamo in possesso di testimonianze incerte riguardo ad alcuni racconti mitici che ci raccontano che il malvagio Dio Seth, assassino di Osiride (Dio della morte e della resurrezione), dopo essere stato decapitato (secondo alcune fonti si trattò di suicidio) e quindi scacciato, continuò a porre la Terra sotto una minaccia continua, ritornando periodicamente a seminare distruzione e morte. Gli Egizi, inoltre, ci descrivono Seth come un Dio dal capo rosso.

E’ curioso rilevare le analogie tra il malvagio Seth e il Nibiru/Marduk mesopotamico, e tra Osiride e Tiamat. In effetti non è molto per poter affermare che gli Egizi si riferissero ad un pianeta rosso che ritorna ad intervalli regolari in prossimità della terra, ma questo costituisce comunque uno spunto Interessante. Molto più interessanti sono le ricerche riguardo “I feroci Venti di tempesta quindi caricarono il suo ventre”.

IL SISTEMA PLANETARIO PITAGORICO

L’insegnamento pitagorico è molto interessante dal punto di vista storico-filosofico e, sebbene non manchi di elementi mitici e leggendari, può essere valido, ai fini della nostra ricerca, anche dal punto di vista astronomico. I pitagorici ponevano il numero all’origine del mondo.

Nelle loro complesse costruzioni matematiche e geometriche davano particolare importanza al numero 10, somma dei numeri in successione costruiti sul tetraedro perfetto: 1+2+3+4=10. E’ logico che, considerando il numero 10 la perfezione assoluta, lo ricercassero anche nei loro studi sui pianeti e sulle costellazioni. Eccoci arrivati al punto che ci interessa: il sistema planetario pitagorico era costituito di 10 pianeti, ovvero le Stelle fisse, i 5 pianeti del sistema solare allora conosciuti, il Sole, la Luna, la Terra e una misteriosa Anti-Terra.

Il tutto ruotava attorno ad un fuoco centrale. L’importanza di questa concezione astronomica non è soltanto il tentativo incredibilmente moderno di “smontare” la teoria geocentrica, ma anche l’introduzione di un pianeta che non è mai stato trovato neanche in seguito, l’Anti-Terra appunto, antipodale alla nostra Terra e quindi normalmente invisibile, ritenuta responsabile di eclissi ed eventi osservabili sporadicamente dal nostro pianeta.

Per saperne di più, QUI

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Il ritorno degli Anunnaki

Si crede che gli Anunnaki possano essere stati i creatori dell’essere umano. Questi possenti Dei hanno lasciato la Terra in un lontano passato, dicendo che un giorno sarebbero tornati. Curiosamente, se guardiamo in tutto il mondo alle antiche culture, la maggior parte di loro raccontano di Dei-Creatori, Dei-creatori che hanno promesso che un giorno sarebbero tornati.

Secondo alcuni ricercatori e autori di libri, gli Anunnaki sarebbero dovuti tornare sulla Terra al fine di “correggere ciò che avevano fatto male” al fine di accelerare un risveglio spirituale e l’evoluzione della coscienza umana.

Secondo una recente intervista con Stan Deyo gli Anunnaki potrebbero essere di ritorno sulla Terra, Stan ha detto che la NASA e il Pentagono ritengono che gli Annunaki torneranno con l’arrivo del pianeta Nibiru.

Ma … non è stato detto che Nibiru, gli Anunnaki e tutto quello che riguarda gli antichi astronauti sono inesistenti?

Nella mitologia sumera, gli Anunnaki erano un gruppo di dei e dee che nel bene e nel male sono venuti sulla Terra e, infine, hanno creato la razza umana.

L’esistenza dell’antica civiltà Anunnaki – Extraterrestri che sono venuti sulla Terra nel lontano passato, è stato a lungo conteso dai ricercatori, ma la loro esistenza e l’arrivo sul pianeta Terra è ben documentato in molti testi antichi da numerosi autori in tutto il mondo, ma che la storia ufficiale ha completamente ignorato.

È interessante notare, ci sono alcune culture africane le quali credono che gli esseri extraterrestri, abbiano e stiano visitando la Terra da decine di migliaia di anni, per esempio, le leggende Zulu parlano di un tempo in cui “i visitatori dalle stelle” sono venuti a scavare l’oro e altre risorse naturali. Queste miniere sono state costruite da schiavi creati dai “Esseri Supriori”.

Secondo alcune fonti e interpretazioni, questi dei venivano da Nibiru.

Gli Assiri e i Babilonesi chiamavano il pianeta X ‘Marduk’. I Sumeri hanno lasciato scritto che un anno (SAR) sul pianeta Nibiru, è l’equivalente in tempo di 3.600 anni sulla Terra.

No, dici che  Nibiru non esiste?

Beh, ci sono numerosi indicatori che suggeriscono vi sia un pianeta massiccio ai bordi più esterni del nostro sistema solare.

  • Secondo il Washington Post: “Un corpo celeste probabilmente grande come il pianeta gigante Giove è così vicino alla Terra che farebbe parte di questo sistema solare, è stato trovato nella direzione della costellazione di Orione da un orbitante satellite astronomico USA con a bordo un telescopio a infrarossi  … Gerry Neugebauer, chief scientist IRAS ha detto ‘tutto quello che posso dirvi è che non sappiamo di cosa si tratta’,”
  • R. Harrington nel 1988 ha scritto un articolo molto interessante nell’Astronomical Journal. Harrington ha menzionato che un pianeta tre o quattro volte le dimensioni della Terra esiste, la posizione è di tre o quattro volte più lontano dal Sole di Plutone. Secondo i modelli matematici che sono stati presentati, si ritiene che il Planeta X o Nibiru, abbia un’orbita di 30 gradi estremamente ellittica.
  • Nel 2008, i ricercatori giapponesi hanno annunciato che secondo i loro calcoli, ci dovrebbe essere un pianeta “sconosciuto” ad una distanza di circa 100 AU (unità astronomiche), che ha una dimensione fino a due terzi del pianeta Terra.

Molti sostengono come suggerito sopra che un pianeta come Nibiru potrebbe esistere

Secondo i testi antichi si ritiene che l’aspettativa di vita media degli Anunnaki era di 120 SARS, che è di 120 x 3.600 o 432.000 anni.

L’elenco dei re sumeri è forse uno dei più importanti testi antichi che descrive perfettamente un momento nella storia in cui letteralmente gli ‘Dei’ hanno governato la Terra da migliaia di anni. (Qui per saperne di più circa l’antica Lista dei re sumeri.)

“Dopo la regalità discesa dal cielo, il regno era in Eridu. In Eridu, Alulim divenne re; regnò 28800 anni. Alaljar regnò per 36.000 anni. 2 re; hanno governato per 64800 anni.” 

Uno dei dettagli più interessanti circa la lista reale sumerica è il fatto che, la prima lista descrive otto re che governarono la Terra per un totale di 241,200 anni, dal momento che la regalità originale era ‘discesa dal cielo’ fino al momento del ‘diluvio universale’, che ha colpito la Terra, ancora una volta, dopo il Diluvio “la regalità è ridiscesa dal cielo”.

DNA: La prova degli Dei? 

Secondo ricercatori provenienti dal Kazakistan: “La nostra ipotesi è che una civiltà extraterrestre più avanzata si era impegnata nella creazione di una nuova vita e diffusa sui vari pianeti. La Terra è solo uno dei pianeti”.

I ricercatori indicano che: “Quello che vediamo nel nostro DNA è un programma composto da due versioni, un codice strutturato gigante, e un semplice codice di base.”

Il gruppo di ricercatori crede al fatto che la prima parte di codice del DNA non è stato scritto sulla Terra e secondo loro è verificabile. In secondo luogo e, soprattutto, i soli geni non sono sufficienti a spiegare il processo di evoluzione, una evoluzione/brusca … ‘gioco’ ci deve essere qualcosa di più.

Secondo Makukov: “Prima o poi”, “dobbiamo accettare il fatto che tutta la vita sulla Terra porta il codice genetico dei nostri cugini extraterrestri e che l’evoluzione non è quello che pensiamo che sia”.

Le implicazioni di queste scoperte scientifiche rafforzano rivendicazioni da parte di altri individui e osservatori che affermano di aver avuto contatti con gli alieni che sembrano come gli esseri umani. alieni simili a quelli umani avrebbero potuto fornire una parte del materiale genetico necessario per l’evoluzione umana.

Citazione di News.Discovery: Questa interpretazione li porta a una conclusione inverosimile che: il codice genetico, “sembra sia stato inventato al di fuori del sistema solare già parecchi miliardi di anni fa.” Questa affermazione sostiene l’idea della panspermia, l’ipotesi che la Terra sia stata seminata con la vita interstellare. Johnny Appleseed ha dichiarato che questo è certamente un nuovo e coraggioso approccio di conquista della galassia, uno sforzo fatto da parte di esseri superiori …

Teorie alternative?

Secondo Gregg Braden – un autore americano di letteratura New Age, che ha scritto sul fenomeno 2012 e divenne noto per la sua affermazione che la polarità magnetica della Terra era sul punto di invertirsi, affermando inoltre che, abbiamo solo 20 dei 64 codoni nel nostro DNA. Ci si deve chiedere: “Perché la fonte della creazione ha limitato le nostre capacità genetiche disattivando la maggior parte del nostro DNA?”

Una teoria è che il nostro DNA è stato limitato dagli Anunnaki per tenerci in stato di sottomissione, di controllo, e conformi con i nostri padroni Anunnaki.

Molti ritengono che gli Anunnaki siano stati coloro che ci hanno controllato per milioni di anni, e conoscono la vera genetica dell’uomo. Molti autori sostengono che gli Anunnaki potrebbero essere gli dei citati in numerose culture che hanno promesso un giorno sarebbero tornati – avendo il controllo totale su di noi dal momento che sono i creatori dell’uomo.

Simon Parkes – un ricercatore di UFO – dice che abbiamo 12 filamenti di DNA e ogni filo è legato ad una specifica razza galattica. Ipoteticamente, se saremo in grado di trovare un modo per accendere ai latenti codoni nel nostro DNA, potremmo praticamente e istantaneamente fare qualsiasi cosa, come ad esempio curando ogni persona sul pianeta, così come la guarigione del nostro pianeta.

Foto di presentazione di YURISHWEDOFF

Fonte diretta: http://www.ancient-code.com/   

Traduzione e adattamento Nin.Gish.Zid.Da

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Il Sole Nero – Nana Bruna

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Riguardo alla scoperta di Urano e Nettuno e, in seguito, a quella di Plutone (oggi declassato dagli astronomi a Satellite) nel 1930, nel 1972, lavorando alla traiettoria della cometa di Halley, Josep Brady del Lawrance Livermore Laboratory California, si rese conto che l’orbita di Halley era perturbata.

I suoi calcoli lo indussero a ipotizzare l’esistenza del pianeta X a una distanza di 64 UA, con un periodo orbitale di 1.800 anni terrestri. Poiché lui e tutti gli altri astronomi alla ricerca del Pianeta X pensano che abbia un’orbita eliocentrica, ne misurarono la distanza dal Sole considerando metà del suo asse maggiore (vedi figura sotto “a”)

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Ma secondo le prove dei Sumeri, Nibiru orbita intorno al Sole come una cometa, con il Sole a un fuoco stremo, così che la distanza dal Sole corrisponderebbe a quasi tutto l’asse maggiore (vedi figura sopra distanza “b”).

Il fatto che Nibiru stia tornando verso il suo perielio giustifica forse il fatto che l’orbita calcolata da Brady (1.800 anni) è l’esatta metà del periodo orbitale di 3.600 anni terrestri, che i Sumeri attribuiscono a Nibiru?

Brady è giunto a diverse conclusioni che corroborano in pieno i dati sumeri: il pianeta ha un’orbita retrograda fortemente inclinata rispetto a tutti gli altri pianeti (eccezion fatta per Plutone).

Per un certo periodo gli astronomi si sono chiesti se Plutone potesse essere causa delle perturbazioni delle orbite di Urano e Nettuno. Ma nel giugno del 1978 James W. Christie dell’U.S. Naval Observatory. Washington, D.C., scoprì che Plutone ha un satellite (chiamato Caronte) e che Plutone è molto più piccolo di quanto non si pensasse il che lo escludeva quale causa delle perturbazioni.

Inoltre, l’orbita di Caronte attorno a Plutone ha anche rivelato che il pianeta, è inclinaro come Urano. Questa scoperta ha rafforzato il sospetto che una singola forza esterna – un invasore – abbia colpito Urano, abbia colpito e spostato Plutone, causando l’orbita retrograda di Tritone (satellite di Nettuno).

Incuriositi da queste scoperte due colleghi di Christie, dell’U.S. Naval Observatory – Robert S. Harrington (che ha collaborato con Christie all’identificazione di Caronte) e Thomas C. Van Flandern – effettuarono una serie di simulazioni al computer, giungendo alla conclusione che doveva esserci un “invasore”, un pianeta grande da due a cinque volte la Terra in un’orbita inclinata, con un semiasse di <<meno di 100 UA>> (<<Icarus, vol. 39, 1979).

Questo rappresentava un altro passo avanti nella conferma, da parte della scienza moderna, delle conoscenze degli antichi. Il concetto di un invasore, causa di tutte le anomalie del sistema solare, concordava pienamente con la narrazione sumera di Nibiru; e la distanza di 100 UA (unità astronomiche), se raddoppiata a causa della posizione focale del Sole, collocherebbe il pianeta X esattamente laddove i Sumeri lo avevano collocato.

Nel 1981, con in mano i dati di Giove e Saturno forniti dal Pioneer 10 e 11, Van Flandern e quattro colleghi dell’U.S Naval Observatory riesaminarono le orbite di questi due pianeti e quelli degli altri pianeri esterni.

Parlando all’American Astronomical Society, Van Flandern presentò nuove prove, basare su complesse equazioni gravitazionali, del fatto che un corpo grande almeno il doppio della Terra è in orbita intorno al Sole a una distanza di 2,5 miliardi di chilometri oltre Plutone, con un periodo orbitale di 1000 anni.

Il Detriit Nwes del 16 gennaio 1981 pubblicò la notizia in prima pagina, insieme alla raffigurazione sumera del sistema solare, ripresa da Il Pianeta degli Dei, e a un sunto della tesi principale del libro (vedi immagine sotto).

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Anche la NASA si mise alla ricerca del Pianta X sotto la direzione di John D. Anderson del JPL (allora sperimentatore della meccanica celeste delle sonde Pioneer). In un comunicato del 17 giugno 1982 dell’Ames Research Center intitolato I Pioneer possono trovare il Decimo Pianeta, (oggi nono pianeta per il declassamento di Plutone), la NASA divulgò la notizia che le due sonde erano sulle tracce del pianeta X.

<<Persistenti irregolarità>> nelle orbite di Urano e Nettuno fanno pensare che realmente vi si trovi un oggetto misterioso, ben al di là dei pianeti più esterni>>, recitava il comunicato NASA. Poiché le sonde Pioneer viaggiavano in direzione opposta, sarebbero state in grado di determinarne la distanza: se una di loro avesse avvertito una forza di attrazione più forte, allora il corpo misterioso sarebbe stato vicino e avrebbe dovuto essere un pianeta; se entrambe le sonde avessero avvertito la stessa forza di attrazione, allora il corpo celeste si sarebbe trovato fra 75 e 170 miliardi di chilometri di distanza e avrebbe potuto essere una “stella scura” o una “nana bruna”, ma non un altro membro del sistema solare.

Tratto da alcuni spunti del libro “L’altra Genesi“. p: 366-367-368-369 di Zecharia Sitchin 1991 (Genesis Revisited)

Articolo di settembre 2015: Anni di Censura sul ‘Pianeta Alato’

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Articolo correlato da Redazione Segnidalcielo

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Se una Stella Nana Bruna, ovvero un “piccolo” sistema stellare, dovesse spingersi verso le zone poste all’interno del nostro Sistema Solare, ci troveremmo di fronte ad un problema inaffrontabile. Il pianeta orbitante nella zona più estrema di questa Stella Oscura arriverebbe, di logica conseguenza, a spingersi decisamente a ridosso delle orbite a noi circostanti, forse proprio tra Marte e Giove, influenzando cosi, con il suo potente effetto “magnetico-gravitazionale”, i pianeti della parte interna del sistema solare compresa la Terra.

L’allarmante cambiamento climatico che degenera senza tregua è reale; il global warming è legato a qualcosa di “estremo” proveniente dallo Spazio, un nodo da sciogliere ben più grande del semplice aumento della quantità di biossido di carbonio concentrato nell’atmosfera terrestre. L’intero Sistema Solare sta mutando in perfetta sintonia col pianeta Terra.

I Sumeri e gli egiziani credevano che il pianeta Nibiru avesse un’orbita ellittica e non una normale orbita orizzontale. Anche il popolo Maya ha predetto l’esistenza di Nibiru, ma come una energia oscura sotto forma di un pianeta che si avvicinerà alla Terra in un lontano futuro.

Il corposo e interessante articolo continua QUI nel sito segnidalcielo.it

Piramidi & Serpenti

L’eredità di Sumer

Tutti i segni, tutti i misteri, tutte le eredità del passato, provengono da Sumer.

La scrittura Vinca e Sumer

La cultura Vinca fu una cultura preistorica che si sviluppò nella penisola Balcanica tra il VI e il III millennio a.C. Nel VI millennio a.C. questa cultura occupava la zona delimitata dai Carpazi a nord, dalla Bosnia a ovest, dalla pianura di Sofia a est e dalla valle di Scopije a sud.

  • La cultura toccò il corso del Danubio, nelle attuali Serbia, Romania, Bulgaria e Macedonia. 
  • Esempi di scrittura Vinca furono trovati nel 1875, nel 1908, e nel 1961 in varie zone della Romania e della Serbia, vengono datate al V millennio a.C.
  • Gli studiosi ritengono questa scrittura precedente al cuneiforme anche se non tutti identificano i segni Vinca come una vera e propria scrittura.

  • Gli assiriologi tacciono sul legame tra scrittura Vinca e lingua sumera! Esiste invece traccia del farro che i sumeri conoscessero la scrittura Vinca Una tavoletta BILINGUE cuneiforme e Vinca! 
  • Lista di segni Vinca come ritrovati su diversi manufatti. Guardate cosa succede se specchiamo verticalmente i segni:

  • Confrontiamo i segni Vinca con la parte bassa della tavoletta sumera: 

  • Non solo alcuni simboli Vinca sono uguali ai pittogrammi sumeri del VI millennio!!!

Le Tavole Tartaria

  • Considerate a lungo un mistero, le tavole Tartaria sono tre reperti di piccole dimensioni con segni simili a pittogrammi, datate alla cultura Vinca.
  • Rinvenute in Romania 

  • Le tavole Tartaria sembrerebbero la più antica testimonianza della cultura Gheto-Dacia, l’antico popolo da cui ha avuto origine la cultura rumena. Il contenuto della placca orizzontale è stato decifrato usando la lingua sumera!!! 

BAB-SARRU/RABU-DU-KI-USU-GIRA-PATESI-III-BANSUR-MU-NANNAR-RABU/ZU-II-DINGIR-IIDINGIRANA 

La Porta del grande re, che conduce i 4 distretti del paese ai potenti Dei della Luna e del Fuoco, dei principi che servono il grande tavolo per le offerte dedicate alla triade sacra e al rinomato Dio della Luna del Nord, colui che fa abbondare cibo e bevande dopo la scomparsa dei due Dei e delle due Dee

  • La tavola rotonda invece è stata decifrata così:

4 NUN KA SA UGULA PI IDIM KARA I

Dei 4 capi (principi), per il viso del Dio Aue, uno, il più anziano (in virtù) della sua profonda saggezza è stato bruciato

I 10 Pianeti – Sumer e Perù

  • Il sigillo sumero VA243 mostra una stella con 11 corpi celesti – secondo Zacharia Sirchin sono il Sole con i 9 pianeti del Sistema Solare più Nibiru e la Luna

  • Secondo Sitchin NIBIRU AVREBBE UNA ORBITA MOLTO ELITTICA che lo fa passare all’altezza della fascia degli asteroidi, dividerebbe quindi il Sistema Solare in due zone: Una composta da 5 pianeti: Plutone-Urano-Nettuno-Nettuno-Saturno-Giove 
  • Una composta da 4 pianeti: Marte-Terra-Mercurio-Venere

  • Ma il sigillo VA243 non è l’unico reperto a mostrare questa situazione, anzi, la testimonianza più dettagliata sta in Perù!!
  • Nel muro di CORICANCHA, il tempio del Sole di Viracocha, sta un pannello dorato che mostra un ‘uovo’, una orbita ellittica che divide due zone: Una con 5 pianeti e una con 4 pianeti!!! 

  • Gli studiosi ci dicono che quella ellisse è ‘l’uovo primordiale’ da cui escono le stele, l’uomo e la donna, e tutti gli elementi presenti nel pannello. Ma non spiegano perché nell’ellisse è presente UN ALTRO PIANETA.  

Questo è l’intero pannello:

Ma dal pannello del Coricancha notiamo anche un altro particolare: è diviso in due registri – quello alto tutto con elementi ‘terreni’.

E cosa vediamo in basso (registro terreno) a sinistra?

Ma perché gli assiriologi ci dicono che i 7 pallini sono le Pleiadi? Nella cultura sumera non esiste nessun riferimento alle Pleiadi. Se i pallini nel Corichancha si trovano nel registro ‘terreno’ allora ha ragione Sitchin nel dire che erano la rappresentazione del pianeta Terra??!!

Ricordiamoci che nella tavola accadica WAK8535 compaiono 7 pallini in fila con la scritta:

IL DIO ENLIL VIAGGIA TRA I PIANETI

I sette pallini rappresentano la terra
perché la Terra è il 7° pianeta arrivando
dall’esterno del Sistema Solare.
Sia il sigillo VA243, sia il pannello dei
Coricancha ci confermano che nell’antichità
il Sistema Solare era conosciuto nella sua interezza,
compreso NIBIRU.

Piramidi e Serpenti

Il sito archeologico di Giza (Egitto) mostra 3 piramidi disposte in questa maniera:due in linea retta e una spostata leggermente a sinistra. Il sito di Teotihuacan (Messico) ci mostra 2 piramidi e un tempio (il piccolo tempio di Quetzalcoatl) allineate allo stesso modo. 

Nella provincia di Xian’yan (Cina) sono sparse decine di piramidi, alcune delle quali sono disposte allo stesso modo. Tutti e 3 questi posti sono legati

univocamente tramite le loro divinità al serpente, o ai serpenti, spesso intrecciati a un bastone o tra di loro.

Ma quale è l’origine del serpente? perché lo troviamo in Egitto, in Cina, e in Messico?

IL SERPENTE VENIVA DA SUMER!!

I serpenti intrecciati erano il simbolo di Ningishzidda adorato in Egitto come THOT, adorato in Messico come KUKULCAN e il serpente singolo era il simbolo di suo padre ENKI, adorato in Cina come FUXI!

Il Video che ho trascritto qui è stato creato da:

 Alessandro Demontis
Per approfondimenti visita il sito:
“Shirine of the Lord Ningishzzidda”
http://gizidda.altervista.org

Articolo correlato: Alla ricerca di Planet 9 di Tommaso Maccacaro che nel suo articolo su altrogiornale.org ci dice che:

“Si può quindi dire che vi sono alcune evidenze – certamente non conclusive – a favore dell’esistenza di Planet X (che ora dovremmo chiamare Planet 9); che le ricerche osservative condotte finora non hanno dato esito positivo ma che vi sono ancora margini per poterlo individuare.”

3,8 miliardi di anni fa

La saliva di Tiamat

IL SEME DELLA VITA

Di tutti i misteri con cui si confronta l’Umanità alla ricerca della conoscenza, il più grande è, senza dubbio, il mistero chiamato “Vita”.

La teoria evoluzionistica spiega come si è evoluta la vita sulla terra, dalle prime forme unicellulari fino all’Homo sapiens. Ma non spiega come ebbe inizio. Oltre alla domanda”siamo soli nell’universo?”

Secondo i Sumeri la vita venne introdotta nel sistema solare da Nibiru che donò <<il seme della Vita>> alla Terra nel corso della Battaglia celeste con Tiamat.

Da tempo la scienza moderna è giunta alle stesse conclusioni. Per immaginare la nascita della vita primitiva gli scienziati dovevano determinare o, almeno, ipotizzare le condizioni sulla terra primordiale.

Aveva acqua? Aveva un’atmosfera? E c’erano già i mattoni della vita: combinazioni molecolari di idrogeno, carbone, ossigeno, nitrogeno, zolfo e fosforo? L’aria secca era composta al 79% di nitrogeno (N2), al 20% di ossigeno (02) e all’1% di argo (Ar), più tracce di altri elementi (oltre all’aria secca, l’atmosfera contiene vapor acqueo).

Questo non riflette la relativa abbondanza di elementi nell’universo, dove l’idrogeno (87%) e l’elio (12%) compongono il 99% di tutti gli elementi. Perciò, fra le altre ragioni, si ritiene che l’attuale atmosfera terrestre non sia quella originaria del pianeta.

Sia l’idrogeno che l’elio sono estremamente volatili e la loro ridotta presenza nell’atmosfera, nonché la scarsità di gas “nobili”, come il neon, l’argo, il cripton e lo xeno (in relazione alla loro abbondanza nel cosmo), ha suggerito agli scienziati che la terra abbia vissuto un “episodio termico” più di 3,8 miliardi di anni fa – un evento con il quale noi tutti abbiamo una certa familiarità. 

In linea di massima gli scienziati ritengono che l’atmosfera si ricostituì inizialmente con i gas fuoriusciti dalle convulsioni vulcaniche della terra ferita. Quando le nubi formatesi a seguito di queste eruzioni offuscarono la terra, formando una sorta di scudo, e l’atmosfera iniziò a raffreddarsi, il vapore acqueo si condensò e ricadde sulla Terra sotto forma di piogge torrenziali.

L’ossidazione di rocce e di minerali fornì la prima riserva di grandi quantità di ossigeno sulla Terra; la vita vegetale poi apportò all’atmosfera altro ossigeno e anidride carbonica (CO2) e, grazie all’aiuto di bacteri, ebbe così inizio il ciclo di nitrogeno.

E’ interessante notare che anche in questa circostanza i testi antichi resistono magnificamente allo scrutinio della scienza contemporanea.

La quinta tavoletta dell’Enuma Elish, pur se molto danneggiata, paragona a saliva la lava che sgorgava da Riamat e fa risalire l’attività vulcanica a un periodo antecedente alla fomazione stessa di atmosfera, oceani e continenti. La <<saliva>> dice il testo, <<giaceva in strati>> man mano che fuoriusciva.

Vengono descritte le fasi <<di freddo>> e <<dell’assemblaggio delle nubi di acqua>>; quindi si sollevavano le <<fondamenta>> della Terra e si riunirono gli oceani – proprio come affermano i versetti della genesi. Fu solo a seguito di questi eventi che la vita fece la propria comparsa sulla terra: erba verde sui continenti e vita animale nelle acque.

Ma le cellule viventi, anche le più semplici, non sono composte di singoli elementi chimici, bensì da molecole complesse di diversi composti organici. Come si sono formate? poiché molti di questi composti sono stati trovati anche in altri punti del sistema solare, si è pensato che si siano composti naturalmente, con il trascorrere del tempo, molto tempo. 

Nel 1953 due scienziati dell’Università di Chicago, Harold Uery e Stanley Miller, eseguirono quello che venne definito <<un esperimento sbalorditivo>>. In un recipiente a pressione mescolarono semplici molecole organiche di metano, ammoniaca, idrogeno e vapor acqueo, dissolvendo poi la mistura in acqua per simulare il brodo primordiale e sottoposero la mistura a scintille elettriche, così da riprodurre i fulmini primordiali.

L’esperimento produsse diversi aminoacidi e idrossidi-acidi, i mattoni delle proteine, essenziali per costituire la materia vivente. Altri ricercatori, in seguito, hanno sottoposto misture simili a luce ultravioletta, a radiazioni ionizzanti, o al calore, per simulare l’effetto dei raggi del Sole, e hanno ripetuto l’esperimento anche nell’atmosfera primitiva e sul brodo primordiale, ottenendo gli stessi risultati.

Ma una cosa era dimostrare che la natura stessa era in grado, in certe condizioni, di creare i mattoni della vita, anche complessi composti organici; un’altra era soffiare la vita in questi composti, che restavano inerti nelle camere di compressione. Per “vita” si intende la capacità di assorbire nutrienti (di qualsiasi natura) e di replicarsi, non solo di “esistere”.

Anche la narrazione biblica della creazione riconosce che, quando l’essere più complesso sulla Terra, l’uomo, venne plasmato con l’argilla, fu comunque necessario l’intervento divino per “soffiargli lo spirito di vita”. Senza di quello sarebbe stato inanimato, infatti, non era ancora “vivente”.

Negli anni Settanta e Ottanta la biochimica ha svelato molti dei segreti della vita. Sono state esplorate le parti più recondite delle cellule, è stato scoperto il codice genetico che governa la replicazione, e sono state sintetizzate molte delle complesse componenti degli esseri unicellulari o le singole cellule di organismi più evoluti.

Seguendo la ricerca Stanley Miller, Università della California, san Diego, commentò che <<abbiamo imparato a fare composti organici da elementi inorganici; il passo successivo è imparare come essi si organizzano in una cellula replicante>>.

Il brodo primordiale presuppone la presenza, nell’oceano, di una moltitudine di queste prime molecole organiche che cozzano l’una contro l’altra sulla scia di onde, correnti o cambi di temperatura e, infine, attraendosi, dando così forma ai gruppi dei quali si sono sviluppati, infine, i polimeri, molecole disposte a catena che compongono la materia vivente.

Ma cos’è che ha dato a queste cellule la memoria genetica per sapere, non solo come combinarsi, ma anche come replicare e far crescere, infine, dei corpi? La necessità di coinvolgere il codice genetico nella transizione della materia organica inanimata a una animata ha condotto all’ipotesi della vita dall’argilla

Il lancio di questa teoria è attribuito all’annuncio, compiuto nell’aprile del 1985, da ricercatori dell’Ames Research Center, un centro della NASA a Montainview, California. In realtà, però, l’idea che l’argilla sulle spiagge di mari antichi avesse giocato un ruolo importante nell’origine della Vita sulla terra venne divulgata nel corso della Pacific Conference on Chemistry nell’ottobre del 1977.

James A. Lowless, che dirigeva un’equipe di ricercatori all’Ames, illustrò di esperimeti nei quali, semplici aminoacidi (i mattoni chimici delle proteine) e nucleoridi (i mattoni chimici dei geni), iniziarono a formarsi in catene, non appena furono depositati su argille che contenevano tracce di metalli, come zinco o nickel, e dove poi si seccarono.

I ricercatori fecero una scoperta interessante: tracce di nickel restavano solo sui venti tipi di aminoacidi comuni a tutta la materia vivente sulla terra, mentre le tracce di zinco aiutavano a legare i nucleotidi, il che dava un composto analogo”all’enzima cruciale” (chiamato DNA polimerasi) che tiene insieme i pezzi di materiale genetico in tutte le cellule viventi.

Nel 1985 gli scienziati dell’Amer Research Center hanno riferito di notevoli progressi compiuti nella comprensione del ruolo dell’argilla nei processi che avevano portato la vita sulla Terra. Scoprirono infatti che l’argilla ha due proprietà essenziali: la capacità di immagazzinare e di trasformare l’energia.

Nelle condizioni primordiali questa energia avrebbe potuto provenire, fra lew altre possibili fonti, dal decadimento radioattivo. Usando l’energia immagazzinata, l’argilla avrebbe potuto fungere da laboratorio chimico dove le materie prime organiche venivano trasformate in molecole più complesse.

Prima parte del capitolo settimo “IL SEME DELLA VITA” dal libro “L’Altra Genesi” 

Seguirà prossimamente la seconda parte

Nin.Gish.Zid.Da 

 

ANTROPOMORFI (terza parte)

I SAUROIDI

“Questo pianeta è il nostro, siamo noi i veri terrestri, non voi.”

La figura mitologica del Serpente
I nativi americani Hopi raccontano dell’esistenza di una razza di uomini rettile che vivrebbe sottoterra chiamata Sheti o “Fratelli Serpente”, mentre nella mitologia precolombiana, l’Eva primordiale di nome Bachue si trasformò in un grande serpente, a lei ci si riferiva anche come “Il Serpente del Cielo”.

Quetzalcoatl, ovvero il serpente con le piume (anche chiamato Viracocha o Kontiki), era il nome azteco del dio Serpente piumato dell’antica Mesoamerica, una delle divinità più importanti per molte civiltà messicane e centro americane.

La divinità del serpente piumato rivestì una certa importanza, sia nell’arte che nella religione, in gran parte del territorio mesoamericano per quasi 2.000 anni, dall’età pre-classica fino alla conquista spagnola: tra le civilizzazioni che praticavano il culto del serpente piumato ricordiamo, 

  • gli olmechi
  • i mixtechi
  • i toltechi
  • gli aztechi
  • i maya

In Asia, invece, nelle scritture e leggende indiane, i Naga (Devanagari) erano esseri a forma di serpente che si riteneva vivessero sottoterra, pur avendo contatti anche con gli uomini, in alcune versioni, si riferiva che tali esseri avessero vissuto su di un continente che si sarebbe poi inabissato nelle acque dell’Oceano Indiano; i testi indiani riferiscono anche di un’altra razza di uomini serpente chiamata Sarpa (Devanagari). 

Nella cultura cinese, vietnamita, coreana e giapponese, si conoscono le storie dei Long (Yong in Coreano, Ryu in giapponese ) o dragoni, forme a metà tra il piano fisico e il piano astrale, ma raramente descritte in forma umanoide, e che possono assumere una forma tra l’umano e il rettiliano, mentre i Giapponesi raccontavano le storie sui Kappa, un popolo di rettili umanoidi. In Cina, Corea e Giappone, i reami sottomarini erano mitologicamente popolati da Re Dragoni e i loro discendenti sono considerati, ancora oggi umani, discendenti da una razza di dragoni, tanto che questa discendenza viene spesso rivendicata dagli Imperatori Asiatici, che si credeva fossero in grado di mutare volontariamente da una forma umana ad una forma di drago, forma ritenuta, presso le tradizioni asiatiche, migliore rispetto alla forma del diavolo. 

Nel Medio Oriente sono conosciuti i Jinn, uomini serpente o dragoni di cui si parla fin dai tempi più antichi, mentre nella Genesi ebraica, Dio punì il serpente per aver convinto con l’inganno Eva a mangiare il frutto della conoscenza:

«Allora il Signore Dio disse al serpente: poiché tu hai fatto questo, sii tu maledetto più di tutto il bestiame, e più di tutte le bestie selvatiche; sul tuo ventre camminerai e polvere mangerai per tutti i giorni della tua vita.»

Questo passo della Bibbia suggerirebbe che i serpenti avessero originariamente le gambe.

Nella mitologia sumera il termine Anunnaki (o Anunnaku), ossia “figli di An”, indicava l’insieme degli dèi sumeri ed essi erano costituiti in un’assemblea, presieduta da An, dio del cielo.

Tale assemblea si componeva dei sette supremi, di cui facevano parte i quattro principali dei creatori (An, Enlil, Enki, Ninhursag), con l’aggiunta di Inanna, Utu e Nanna e di 50 dei minori, detti anche Igigi.

Alcuni sostengono, tra cui Zecharia Sitchin, di aver individuato in tavolette sumere il riferimento a una razza aliena (gli Anunnaki) che avrebbe creato la razza umana (mischiando i propri geni con quelli dell’Homo Erectus) allo scopo di utilizzare gli uomini come schiavi in alcune miniere in Africa. Secondo altri, gli Anunnaki però avrebbero sembianze umane (sarebbero discendenti o facente parte della razza aliena Umanoide) e oggi abiterebbero il loro pianeta Nibiru.

Secondo Sitchin le tavolette attesterebbero che il popolo Sumero dalla “Testa Nera” sarebbe stato creato da questi esseri mescolando “l’essenza di vita” di “uomini e bestie” e il “Popolo dalla Testa Nera” sarebbe stato schiavo dei Sumeri, una casta gerarchicamente al di sotto dei loro creatori.

L’esistenza di uomini serpente secondo Sitchin sarebbe provata dalla concezione di regalità e dal suo collegamento alla figura del drago, definita in Babilonia come ‘Sir’ o dragoni (ossia “grande serpente”, dal sanscrito sarpa, parola che originariamente descriveva il grande “Dio-Dragone”, creatore e governatore della antichissima cultura dravidica).

Secondo Laurence Gardner, sarebbe esistita una “Linea del Sangue dei Dragoni”, una variante del Sacro Graal collocata nell’antica Sumeria quando gli Anunnaki sarebbero discesi sulla regione creando una linea di sangue reale attraverso una manipolazione genetica.

In Africa, l’antico dio egiziano Sobek veniva riprodotto come un uomo con la testa di coccodrillo, mentre nel Mali si trova ancora oggi una popolazione, i Dogon, che possiede un mito di fondazione che comprende un uomo rettile: i Dogon dicono di discendere dal dio Amma, proveniente dalla stella Po Tolo (Sirio B).

In Europa, il primo re mitico di Atene, Cecrope, era mezzo uomo e mezzo serpente e nella mitologia greca, avevano servitori serpenti i Titani e i Giganti e, talvolta, i Giganti stessi venivano raffigurati in forma “anguiforme”, ossia con le gambe formate da terminazioni serpentiformi, come il gigante Klyteros, raffigurato nel fregio della Gigantomachia sull’Altare di Pergamo.

Anche il vento Borea (Aquilone per i Romani) veniva descritto in questa forma. Si narra, ad esempio, che al matrimonio di Giove e Giunone ci fu una gara tra tutte le gerarchie divine nell’offrire alla coppia i doni più preziosi. La Terra non aveva voluto essere da meno e regalò degli alberi da frutto molto particolari: infatti ogni primavera sui loro rami nascevano delle mele d’oro.

Questi alberi erano custoditi in un meraviglioso giardino affidato a quattro ninfe, le Esperidi, le quali avevano posto a guardia del cancello d’entrata un drago con cento teste. Ogni volta che qualcuno si avvicinava al giardino con l’intenzione di rubare i pomi, le teste del drago iniziavano a gridare con cento tonalità diverse facendo fuggire via anche il più coraggioso degli uomini.

Ma una delle dodici fatiche date a Ercole da Euristeo chiedeva proprio di rubare quelle mele, ed Ercole grazie al consiglio di Prometeo di farsi aiutare da Atlante e grazie ad Atlante stesso, riuscì ad uccidere il drago e a rubare le mele; infine Era pose il drago nel cielo nella costellazione del Dragone in modo che tutti potessero ricordarlo.

Nei bestiari e nelle leggende greche ed europee, il basilisco (dal greco βασιλίσκος basilískos, “piccolo re” da βασιλεύς basiléus, “re”; in latino rēgulus) è una creatura mitologica citata anche come “re dei serpenti”, che si narra abbia il potere di uccidere con un solo sguardo diretto negli occhi.

Secondo Solino e la Naturalis Historia di Plinio il Vecchio, il basilisco sarebbe un piccolo serpente, lungo meno di venti centimetri e nonostante questo sarebbe la creatura più mortale in assoluto. È infatti velenosissimo ed è in grado di uccidere con il solo sguardo.

Secondo alcune leggende medioevali, se un cavaliere cercava di colpire il basilisco con la lancia, il veleno vi si infiltrava immediatamente uccidendo cavallo e cavaliere. Il basilisco vivrebbe nel deserto da lui stesso creato, perché ha la capacità di seccare gli arbusti oltre che con il contatto, con il solo sguardo. A Plinio si rifece Isidoro da Siviglia, che lo definiva come il re dei serpenti, i quali lo temono per il suo soffio velenoso e per il suo sguardo mortale.

Alessandro Neckham attorno al XII secolo, fu il primo a riferire la teoria secondo la quale non era lo sguardo del basilisco a uccidere direttamente, ma la corruzione dell’aria che esso provocava. Viene chiamato “re” a causa della cresta a forma di mitra che ha sulla testa oppure, secondo Plinio, a causa di un marchio biancastro sulla sommità del capo.

Nell’iconografia dell’arte occidentale vi sono, inoltre, rappresentazioni di una donna con una coda di serpente, qualche volta con piedi da rettile, come nel quadro il Giudizio Universale di Hieronymus Bosch, tanto che nel Medioevo il Diavolo veniva spesso raffigurato con caratteristiche rettiliformi, così come i demoni nella maggior parte dell’iconografia.

Una leggenda: Rettiliani e Draconiani
Supponiamo che sul pianeta Terra in un periodo compreso tra i 245 e i 65 milioni di anni fa (probabilmente tra i 160 – 115 milioni di anni), in piena “Era dei Dinosauri” e tra le variegate razze di Sauri che popolavano il pianeta, si sia sviluppata una razza intelligente, capace di dar vita ad una prima civiltà terrestre.

Supponiamo, inoltre, che attorno a 65 milioni di anni fa un cataclisma di proporzione gigantesche abbia scosso l’intero pianeta, sterminando i Dinosauri e costringendo questa civiltà ad abbondare il pianeta e a trasferirsi verso altri sistemi solari. Infine, supponiamo che comunque, non tutte le forme di vita scomparvero, poche sopravvissero e tra queste, anche alcuni superstiti di questa civiltà di Sauri intelligenti che, per vivere all’inverno nucleare che seguì, si rifugiarono nel sottosuolo, contribuendo poi milioni di anni dopo, ad alimentare il mito della Terra Cava o del regno perduto di Agharti.

Secondo la tradizione induista, esiste un grande regno sotterraneo, dove dimorerebbe il Re del Mondo, colui che da Shamballah (in sanscrito “Città degli Smeraldi”), la capitale di questo grande luogo mitico, domina le menti dei grandi, dei re, degli imperatori e dei capi di stato di tutto il mondo.

Qui vivono esseri superiori, da tempo immemorabile, esseri capaci di cose inaudite, in grado di usare ancora quell’energia che noi, uomini di superficie, abbiamo ormai dimenticato ad usare, un’energia che, volendo, può essere ancora risvegliata, in quanto è presente ancora in tutti noi, ma è “addormentata”.

La capitale di questo regno, che dovrebbe trovarsi in profondità sotto il deserto del Gobi, in Asia, è solo il centro dato che dovrebbe estendersi, attraverso un’immensa rete di gallerie, sotto tutta la superficie del globo, collegando tra loro i diversi continenti. Agharti è questo, un’estesissima rete di gallerie sotterranee abitate da questi esseri, terrestri, che ancora oggi vivono nelle profondità della Terra e che per comodità chiameremo i Rettiliani, dato che è un termine comune agli studiosi di questa teoria.

Ma la razza dei Sauri che era fuggita dalla Terra, si evolse in modo se stante, i “Draco o Draconiani” (gli alieni Sauroidi), andando alla conquista del Cosmo. Per milioni di anni vagarono nella Galassia, entrando in contatto con altre civiltà, sfamando la loro voracità attraverso la conquista e nel predominio dei mondi altrui.

Infine, stabilirono la loro nuova patria nel sistema solare della stella Thuban, nella costellazione del Dragone, da qui continuarono le loro scorribande galattiche arrivando a conoscere le entità luciferine, che divennero ben presto un fedele alleato. Da questa ricostruzione è facile capire come nel loro lungo peregrinare, milioni di anni fa, le due razze entrarono in contatto, più o meno quando i Sauri si erano già da tempo insediati tra i pianeti della costellazione di Orione e, ancor prima, avevano preso contatti con la razza degli Horus, con la quale iniziarono un importante collaborazione futura.

Dapprima, questo vampirismo dei Luciferini iniziò in modo subdolo e silenzioso, poi quando i Sauroidi si evolsero tanto da arrivarne a scoprirne la presenza, iniziarono uno scambio di informazioni, sino a stipulare un patto di mutuo soccorso reciproco.

I Sauri avevano bisogno di acquisire maggiore conoscenza del creato e dell’Universo, sfamando la loro voracità di conquista grazie ad un maggiore sapere, mentre il Luciferino trovava in esso una forza impressionante e un contenitore dove vivere e nel quale sarebbe stato in grado di trarne molta energia, seppur per un tempo limitato (il mito del “Frutto della Conoscenza” di cui i Serpenti furono i portatori e che poi doneranno anche all’Uomo attuale, ovvero la “Conoscenza Luciferina”).

Ma quando entrambi scoprirono che nella Galassia (e in tutto l’Universo) erano stati creati esseri intelligenti dotati di una energia inesauribile, un energia eguagliabile a quella di Dio, decisero di cambiare i piani e di andare a sfruttarla per altri scopi e a loro vantaggio.

Trovata una variante ibrida dell’Uomo (Giganti o Nephilim) su un pianeta meraviglioso e dal quale curiosamente provenivano (l’Eden o la Terra), dopo aver compreso che non era possibile assoggettarlo al proprio volere, decisero di comune accordo con altre razze aliene, che nel frattempo si erano unite al progetto, di creare un contenitore più piccolo in grado di contenere ugualmente quell’energia per poi sfruttarla.

Fu così che apparve sulla scena l’attuale Essere Umano, sintesi di una operazione genetica che vide l’unificazione del genoma alieno, con quello dei Giganti e delle scimmie. Tutta questa parte è approfondita in diversi studi paralleli e analoghi, ma già è possibile trarre molti spunti di riflessione.

I Sauroidi, che nella mitologia sono i Serpenti, concessero all’uomo nel Giardino dell’Eden (il pianeta Terra), il “Frutto della Conoscenza”, in realtà questo frutto è ciò che portavano dentro di se da molto tempo, la “Conoscenza Luciferina”, questa entità di luce generata dalla stessa materia di cui sono formate le stelle. In questo ritorno al pianeta di origine, ma che da tempo avevano dimenticato, ripresero contatti anche con la razza dei Rettiliani, rimasta nel sottosuolo Terrestre e che aveva visto svilupparsi in superficie, la venuta dei mammiferi e delle altre forme ibrido-umane.

Superata una prima diffidenza iniziale che spesso è sfociata anche in aperti conflitti, attualmente è in atto un programma di riunificazione, dato che gli obbiettivi finali e le origini sono comuni.

I Sauroidi continuano a vivere in varie colonie, la principale si trova su Thuban nella costellazione del Dragone, le altre a Bellatrix nella costellazione di Orione, Zeta Reticoli in quanto fondatori del “Nuovo Ecosistema Alieno” che coinvolge la razza dei Grigi, e su Sirio, in un pianeta esterno al sistema binario, il quale è occasione di scontro e di veri e propri conflitti con la razza degli Umanoidi.


La costellazione del Dragone
Il Dragone (in latino Draco) è una costellazione settentrionale, è una delle 88 moderne costellazioni ed era anche una delle 48 elencate da Tolomeo.

Quella del Dragone è una delle costellazioni più grandi della volta celeste, si presenta completamente circumpolare fino alle latitudini temperate boreali, come le regioni del Mediterraneo. Il gruppo della testa è rappresentato da quattro stelle, tra cui le più luminose chiamate Eltanin e Rastaban, la prima stella riveste una grande importante storica, poiché fu misurando la parallasse di questo astro che James Bradley scoprì nel 1725 il fenomeno dell’aberrazione della luce, che costituisce una delle prime prove della rotazione della Terra attorno al Sole.

Inoltre tra 1.5 milioni di anni, la stella che attualmente si trova a 148 anni luce da noi, transiterà a soli 28 anni luce, a questo punto sarà la stella più brillante del cielo (ovviamente dopo il Sole), arrivando a rivaleggiare con Sirio. Il resto della costellazione si snoda attorno al polo nord celeste, insinuandosi tra l’Orsa Maggiore e quella Minore, circondando quest’ultima sui lati est, sud ed ovest.

Circa 2.700 anni fa, il polo nord celeste si trovava in direzione di questa costellazione e in particolare nella parte della coda, all’altezza della stella Thuban, che all’epoca era considerata la Stella Polare.

Thuban (α Draconis/ Alpha Draconis) è una stella della costellazione del Dragone (Draco, in latino), nell’emisfero boreale e in buone condizioni atmosferiche è individuabile dato che si trova immediatamente sopra l’asterismo del Grande Carro dell’Ursa Major.

Per la precessione degli equinozi, Thuban è stata la stella di riferimento del polo nord dal 3.942 a.C., prendendo il posto di θ Bootis fino al 1.793 a.C., quando venne soppiantata da κ Draconis; il momento in cui è stata più vicina al polo nord è stato nel 2.787 a.C., quando si è trovata a soli 2 gradi e mezzo dal polo. Nonostante la vicinanza al polo è stata usata come punto di riferimento fino circa al 1.900 a.C. quando la più brillante Kochab (β Umi) entrò nella zona del polo nord, allentandosi lentamente negli ultimi 4.800 anni.

Arriverà al massimo di lontananza dal polo nord intorno nel 10.000 d.C., per poi riavvicinarsene gradualmente e tornare ad essere la stella polare nel 20.346 d.C. Thuban, attualmente, ha finito la fusione dell’idrogeno ed è passata alla fusione dell’elio, è quindi una stella gigante brillante circa 250 volte più del Sole e distante circa 300 anni luce, inoltre è una stella binaria, con un periodo di orbita di 51 giorni e la compagna è probabilmente una nana rossa o bianca.

Poche indicazioni abbiamo sui pianeti che compongono questo sistema solare, anche perché la stella essendo una gigante ha inglobato molti di essi durante la sua espansione.

Attualmente presenta pochi mondi, il primo è un gigante roccioso, grande la metà del nostro Giove dove vivono i Sauroidi. Il pianeta, che si trova ad una considerevole distanza dalla stella, ne subisce comunque tutti gli effetti, in quanto il pianeta è arido e caldo e i Sauri vivono nel sottosuolo, ancora ricco di materie prime e in parte di acqua. La sua superficie è per buona parte interamente ricoperta di rocce, mentre vaste aeree sono soggette a continue e spettacolari eruzioni vulcaniche.

Praticamente è un ambiente simile ad un Inferno, deserto e caldissimo, ma base ideale per lo svernamento di questa razza che comunque è riuscita a creare nelle viscere del pianeta, un intricato complesso di città altamente funzionale e sofisticato, sfruttandone ogni proprietà geotermica. Seguono piccoli pianeti, residui di giganti gassosi, nutrite fasce di asteroidi e meteore.

Altre fonti di sostentamento, invece, provengono da un pianeta ancora più esterno, un tempo ricoperto di ghiacci mentre attualmente ricoperto da un vasto oceano allo stato liquido, con un clima temperato ai poli e caldo umido all’equatore, nel quale vivono moltissime specie animali.

Da questo mondo, i Sauri, prelevano l’acqua di cui hanno bisogno e il cibo ittico che vi viene coltivato, nonché viene utilizzato, addirittura, come un vero e proprio luogo di villeggiatura per le classe più abbienti.

Chi sono i Sauroidi
I Sauroidi (anche se spesso vengono erroneamente chiamati “Rettiloidi”) sono in realtà anfibi, tra i quali non è evidente la presenza di sessi e se ne possono riconoscere di due tipi.

Il primo è alto circa 2,80 m, ha cinque dita nelle mani e nei piedi, più sull’avambraccio distante dalla mano, un’unghia rostrata simile al dito che i gatti hanno nelle zampe posteriori, ma con una struttura chitinosa molto dura. La pelle, che sembra sempre umida e traslucida, è di colore verde-marrone e vista da vicino, appare dotata di scaglie, le quali se esaminate attentamente, si rivelano più morbide del previsto.

Sul torace, alcuni esemplari, presentano inoltre un piumaggio, raro da vedersi, perché spesso ricoperto da una tuta o divisa che indossano, questo piumaggio dal colore cangiante con alcune striature azzurre e verdi, si confonde perfettamente con le scaglie presenti. Sembra che questo piumaggio sia presente in un alcune razze di alto lignaggio, probabilmente denotano l’appartenenza ad una casta altolocata o di regnanti.

La pelle diventa progressivamente rossa nella zona ventrale e nei polpastrelli delle mani, in quelle zone si fa addirittura più sottile e si può veder scorrere una linfa rossa all’interno di un intricato quanto mai affascinante sistema sanguigno, soprattutto quando l’alieno sembra comportarsi in modo collerico. Le dita delle mani e dei piedi sono abbondantemente palmate.

Il cranio sui lati destro e sinistro è caratterizzato dalla presenza di due superfici cornee, tondeggianti e poco sporgenti, mentre al centro esiste una struttura più morbida, sotto la quale si vede pulsare la linfa; questa struttura sembra una spina dorsale in rilievo e percorre, bene in evidenza, tutta la lunghezza della testa, del collo, del dorso e della grossa coda.

Disponiamo di pochi dati anatomici sulla lingua, che sembra, però, anch’essa tozza e bifida.

Gli occhi sono dotati di una sotto-palpebra (membrana nittitante) che scorre in diagonale, dal basso verso l’alto e dal naso verso l’esterno. Le pupille sono verticali e le iridi cambiano di colore, dal giallo verde al rosso vivo, a quanto pare secondo l’umore. L’orecchio esterno è inesistente, mentre l’orecchio interno sembra chiudibile a comando.

L’aspetto generale viene descritto come quello di un “drago” o a volte, come quello di un “coccodrillo in piedi”, anche se il viso (o muso?) è arrotondato come quello di un serpente, con labbra sottili e narici poste in fondo al setto nasale, ma laterali, piuttosto che frontali come le nostre. La grossa e tozza coda viene utilizzata come terzo punto di appoggio quando il Sauroide sta fermo sulle due corte e tozze gambe.

Altre volte, viene utilizzata come vera e propria arma per attaccare il nemico, soprattutto nelle battaglie agonistiche per la supremazia del più forte. Ci sono rapporti su “draghi” di varie dimensioni e pare che queste dipendano dall’età, cioè che essi continuino a crescere sempre, senza un vero e proprio limite massimo. Il secondo tipo è rappresentato da Sauroidi senza coda, alti circa 2 m, con pelle traslucida, occhi a palla che conferiscono rigidità allo sguardo (perciò li chiameremo “Rane”) e denti verticali, lunghi e sottili, che ricordano i fanoni delle balene.

Sulla testa hanno come dei piccoli corni che, da lontano, ricordano una capigliatura a spazzola; non si tratta tuttavia di capelli, ma di molte escrescenze cornee ravvicinate.

Questi esseri sono talmente simili l’uno all’altro da rendere impossibile l’identificazione di differenze, anche quando se ne vedono diversi contemporaneamente. Sono caratterizzati da un abito simile alla divisa dei militari nazisti dell’ultima guerra mondiale, spesso presentando dei simboli simili a quelli dell’alfabeto runico e, anche tra di loro, non si nota la presenza di sessi.

Conosciamo poco della loro dieta, anche se è ben nota la loro voracità, alcuni sostengono che i Sauri userebbero gli umani anche come cibo. Fortemente indipendenti e autoritari, soggetti a colleriche reazioni, da sempre si sono imposti una guida o re supremo, definito anche “Re del Mondo”, colui che ha la facoltà di imporre le sorti a tutta la popolazione e prendere le decisioni più importanti, soprattutto riguardo le conquiste da intraprendere su altri mondi (stessa carica di “Re del Mondo” è comune anche nei Rettiliani terrestri).

Comune a molte razze aliene è la struttura piramidale, dove al vertice si trova questo Re e a scendere tutto un intricato sistema di sottocomandanti, una componente strutturale simile al nostro feudalesimo medievale con al comando una sorta di “Barone”. Tutti i “Baroni” formano una “Suprema Casta o Consiglio”, seconda carica più importante dopo quella del “Re”.

Ogni “Barone” comanda un proprio territorio, non solo nel pianeta-capitale, ma anche negli altri pianeti colonizzati sparsi per la Galassia. Sotto di lui e ai suoi servigi, si trova una popolazione composta da funzionari, amministratori, sacerdoti, istruttori, scienziati, ginnasti, operai e schiavi che compongono il tessuto sociale.

Ogni baronia è fortemente autarchica e il suo potere è dovuto non solo allo sfruttamento delle risorse, sia planetarie o sauriane (nel nostro caso si direbbe in materie prime e umane), ma anche alla capacità di conquista di altri mondi e lo sfoggio di potenza e autorevolezza, con la conseguente capacità distruttiva e di saccheggio più totale.

Interferenze con l’Uomo

Grande capacità dei Sauroidi, durante le adduzioni, è quella di manipolare il tempo, creando quella condizione meglio conosciuta come “missing time”.

Questi vuoti di tempo, che possono variare da pochi secondi a qualche minuto, sono tipici di quelle adduzioni dove si rende necessaria un interruzione temporale, in grado di creare un buco quantico e nel quale l’alieno può agire indisturbato. Comune a molti addotti è la visione, nelle paralisi apparenti o nei sogni, di serpenti viscidi dallo strano comportamento, di solito di colore marrone, spesso anche di draghi dalle fattezze possenti e dagli occhi rossi, sino ad arrivare alla visione indistinta di ombre o di aloni olografici in movimento.

Spesso nei ricordi più vividi è sovente rammentare un respiro pesante, profondo e rumoroso, accompagnato da sibili e grugniti.

Artefice sin dai primi tempi del vasto progetto di manipolazione genetica su vasta scala, è la razza che per prima arrivò sulla Terra, dopo averla abbandonata milioni di anni prima per motivi di sopravvivenza, nel quale attuò un iniziale piano di nuova conquista e ricerca insieme alla razza aliena degli Horus, a quel tempo all’interno dei vertici della “Gerarchia Superiore”.

Non è un caso che la figura del Serpente o del Drago, sia presente insieme a quella dell’Aquila o del Falco (ma anche del Leone o gli Uomini Pesce), in quanto erano le principali divinità presenti in quel periodo sul nostro pianeta e direttamente responsabili di quanto è stato realizzato.

Durante i vari millenni di permanenza sulla Terra sono cambiate molte cose, non soltanto il progetto di ibridazione umano-aliena per il controllo futuro delle Anime, ma anche la composizione gerarchica delle varie razze aliene. Un tempo potenti e temuti, persero ben presto potere per essere declassati anche da altre civiltà più recenti, ritenuti troppo collerici, voraci e pericolosi, fu necessario ridimensionare il loro potere, per meglio contenere la loro “fame”.

Inoltre, il grande errore imputato ai Sauri fu quello di aver concesso ai Luciferini di entrare all’interno dei contenitori umani, regalando, involontariamente, quello che comunemente nelle nostre religioni è meglio conosciuto come il “Frutto della Conoscenza”.

Il passaggio dei Luciferini, dal Sauroide all’Umano, dette una spinta a quest’ultimo in fatto di intelligenza, portandolo ben presto ad una maggiore consapevolezza di se, attuando, al tempo stesso, un forte parassitaggio condizionando il comportamento umano (vedi la religione, la politica, l’economia).

I Sauri, inoltre, non sono stati da meno in tutta questa operazione, intervenendo molto spesso di persona sulla Terra, portando e regalando importanti conoscenze all’Uomo. E’ molto probabile che questo sviluppo dell’Uomo, sia stato deciso per avere esseri viventi più “svegli e meno dormienti”, in grado di regalare molta più energia, rispetto ad un soggetto più spento o peggio ancora ridotto ad un automa.

Sia i Luciferini che i Sauri, hanno bisogno di grandi risorse energetiche per sopravvivere che solo gli umani sono in grado di dare, per questo sono stati tra i primi a creare i macchinari necessari per strappare le Anime dagli addotti ed immetterli per breve tempo all’interno dei loro corpi per auto-rigenerarsi.

La sua invadenza, non solo nelle gerarchie aliene è ovviamente opprimente, ma anche sulla civiltà umana, perché non a caso il Serpente nella nostra cultura è associato al diavolo e di quanto più malefico possa esistere.

In lui si ritrova uno dei tanti demoni che vogliono rapirci l’Anima, che vivono negli inferi, profusori di versi aberranti, affamati di potere ma anche della nostra carne, del nostro sangue, nonché della nostra energia animica.

Nelle ricostruzioni delle adduzioni, la parte mistico-religiosa di questo essere ha assunto componenti più scientifiche, facendo notare la sua vera natura, la tecnologia che dispone, le grandi capacità tattiche, ma anche una frustrazione latente dovuta ad un ridimensionamento del suo potere, che spesso l’ha portato in aperto contrasto e in lotta con le altre razze.

Infondo si considera padrone di questo mondo, perché qui è nato, ed aspetta un passo falso delle altre razze aliene per riscattare questo diritto.

E’ ovvio pensare che considera l’Uomo di sua esclusiva proprietà, prospettando per lui un futuro di schiavitù a livello sociale ed energetico.

Moderne teorie cospirazioniste
Alcune teorie della cospirazione hanno sostenuto la presenza sulla Terra di stirpi di “rettiliani” di origine extraterrestre, in alcuni casi in grado di mutare la propria forma.

Secondo tali teorie sarebbero per esempio rettiliani gli alieni provenienti dalla costellazione del Drago, che sarebbero le “eminenze grigie”, i padroni nascosti degli alieni più famosi, i cosiddetti Grigi, provenienti dal sistema di Orione, Zeta Reticuli e Bellatrix.

Di extraterrestri rettiliani racconta Herbert Schirmer, che sostiene di essere stato rapito ad Ashland nel 1967 da esseri umanoidi, alti tra 1,4 e 1,8 m, rivestiti da una tuta aderente, con testa sottile e allungata e pelle grigio-bianca; la bocca sarebbe stata simile ad una fenditura e non si sarebbe mossa mentre parlavano e i loro occhi sarebbero stati inclinati. Sulle tute Schirmer avrebbe visto un emblema a forma di “serpente alato”.

Secondo sempre Schirmer tali esseri proverrebbero da un’altra galassia e sarebbero provvisti di basi sul nostro pianeta.

John Rhodes raccolse insieme le testimonianze dei presunti contatti tra esseri umani e rettiliani umanoidi, ha fondato nel 1997 un apposito centro di ricerca ed è apparso in televisione e alla radio per illustrare le sue scoperte e le presunte prove scientifiche di sostegno alle sue teorie.

Rhodes afferma che i rettiliani umanoidi discenderebbero dai dinosauri e sarebbero quindi un sottoprodotto dell’evoluzione terrestre. Rhodes per avvalorare le proprie tesi cita le teorie di Dale Russel degli anni ottanta, relative alla descrizione di quale sarebbe potuta essere l’evoluzione dei dinosauri in una specie intelligente. Secondo Rhodes l’attenzione umana sarebbe intenzionalmente spostata dai mondi sotterranei allo spazio profondo, proprio allo scopo di mantenere segreti gli argomenti riguardanti le dimore dei popoli sotterranei e le loro antiche civiltà.

Secondo David Icke, come pubblicato nel suo libro “The Biggest Secret: The Book That Will Change the World” (in italiano “Il più grande segreto: Il libro che cambierà il mondo”) gli umanoidi rettiliani sarebbero una forza occulta che manipolerebbe e controllerebbe l’umanità.

La razza sarebbe costituita da esseri alti 2,13 m e bevitori di sangue e proverrebbe dal sistema stellare Alpha Draconis.

Antropomorfi, prima parte QUI

Antropomorfi, seconda parte QUI

Tratto da: http://www.bibliotecapleyades.net/ 

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