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Neuralink: La connessione uomo-computer

 

L’attesa è finita: ecco la presentazione Neuralink

La connessione uomo-computer sarà capace di leggere e scrivere una enorme mole di informazioni. Nella presentazione Neuralink la prima, importante visione. 

di Gianluca Riccio

Nella presentazione Neuralink, la startup di Elon Musk che aveva annunciato una conferenza stampa dopo due anni di silenzio, ha illustrato i suoi piani per collegare il nostro cervello a un computer.

Nell’evento annunciato qualche giorno fa è stato mostrato il progetto di una connessione cervello-computer. È discreta, sicura e attivata con una procedura indolore, paragonata a quelle attuate per correggere la vista.

Neuralink ha descritto il minirobot che come una “macchina da cucire” può impiantare connessioni ultrasottili nel nostro cervello. La società conta di iniziare i test su persone in carne e ossa nella prima metà del prossimo anno.

Cosa farà il sistema Neuralink

La connessione uomo-computer sarà capace di leggere e scrivere una enorme mole di informazioni. La sfida più complessa sarà però quella che dovranno vincere gli scienziati di Neuralink per aderire alle visioni di Elon Musk.

È complicato star dietro alla mente creatrice di Tesla motors, The Boring Company, SpaceX e Hyperloop.

L’idea di inserire un dispositivo nella nostra testa che ci permetta di comunicare a velocità inimmaginabili con un computer apparteneva fino a poco fa (salvo che per i transumanisti) al dominio della fantascienza.

Nel suo romanzo del 1984 “Il neuromante” lo scrittore William Gibson ebbe l’idea di quello che chiamò “Microsoft”. Era una minuscola cartuccia inserita in uno slot e connessa al nostro cervello che forniva all’istante conoscenze, ad esempio un nuovo linguaggio.

Nella presentazione Neuralink (cui Musk non ha presenziato) i vertici della società hanno tenuto a precisare che occorrerà molto tempo prima di poter offrire un servizio commerciale,ma sono pronti a parlare pubblicamente del loro lavoro.

“Vogliamo abbandonare questa modalità ‘stealth’ tenuta per due anni e continuare a costruire nel modo tradizionale. Comprese le pubblicazioni scientifiche.” È quanto riferisce Max Hodak, Presidente Neuralink e uno dei fondatori.

“Il signor Musk si è attivato per aiutarci a vincere tutte le sfide ingegneristiche che Neuralink deve affrontare,” gli fa eco Shivon Zilis, progettista. La società conta attualmente 90 dipendenti ed ha ricevuto fondi per 150 milioni di euro.

Il viaggio di Neuralink sarà lungo, ma Musk ha già individuato alcune destinazioni d’uso per questo legame cervello-computer. In campo medico le applicazioni che richiedono una tempistica relativamente più breve. Ridare mobilità alle persone amputate, ridare vista, parola e udito a chi li ha persi. Sarebbero già traguardi straordinari.

Ahia

Le (fastidiose, più che) dolenti note del sistema sono nella procedura di installazione. Occorre attualmente che un chirurgo pratichi un piccolissimo foro sul cranio (spero senza un trapano a manovella) per impiantare le connessioni. Nessun dolore, spiegano alla presentazione Neuralink, ma qualche vibrazione minima basta e avanza definire spiacevole la cosa. La prossima versione dovrebbe adoperare un raggio laser per praticare all’istante incisioni grandi come un capello (gli elettrodi sono grandi un quarto di capello) in modo del tutto istantaneo e indolore.

 

Un piccolo processore sulla superficie del cranio che cattura informazioni da elettrodi e le invia ad un computer.

Per il programma di test saranno coinvolti i neurochirurghi della Stanford University e di altre istituzioni mediche qualificate. Jaimie Henderson, professore di neurochirurgia a Stanford, specialista nel trattamento dell’epilessia ed esperto di stimolazione cerebrale profonda è consigliere scientifico di Neuralink.

La dimostrazione

Nella presentazione Neuralink la visita ai laboratori ha mostrato alla stampa un sistema connesso a cavie e capace di leggere informazioni da 1500 elettrodi. È un numero 15 volte maggiore degli attuali sistemi: è già un avanzamento enorme.

Ovviamente gli scienziati raccomandano cautela. I risultati eccellenti sui topi necessitano di ulteriori test sull’uomo per determinare le reali potenzialità della tecnologia.

Successivamente alla creazione della ‘sede dell’inserimento’ un piccolo robot gestirà i sottilissimi e flessibili collegamenti. Un po’ come una macchina da cucire, posizionandoli uno ad uno in prossimità dei neuroni ed evitando qualunque vaso sanguigno.

 

Ecco il piccolo robot che “cucirà” le connessioni cervello-computer.

La capacità di catturare informazioni da un gran numero di cellule e inviarle wireless ad un computer per analisi è un passo epocale per migliorare la conoscenza del nostro cervello:

Le connessioni

Sono realizzate come una sorta di sottile sandwich di materiale isolante, che incorpora sensori messi in fila come minuscole perle. Questi ‘legami’ possono essere posizionati in diverse aree e a diversa profondità a seconda della tipologia di applicazione. Le prime zone del cervello interessate dai test saranno quelle preposte a linguaggio, movimento, udito o vista.

Le prime perplessità scientifiche risiedono proprio nelle caratteristiche plastiche di questi collegamenti. I “cavi” dovrebbero restare in sede per un dato periodo (in un ambiente salino come quello del cervello, che deteriora molti tipi di plastica).

Non è l’unico dubbio, purtuttavia, ma è chiaro che una ricerca così rivoluzionaria non può che incontrare enormi perplessità, forse resistenze, prima di essere introdotta alla società.

Fonte: https://www.futuroprossimo.it/

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Una nuova trasformazione culturale e antropologica

 

Clonazione umana e mind uploading: un viaggio tra scienza, etica ed effetti collaterali nascosti 

di Enrica Perucchietti 

Clonazione umana: un passo più vicini con la clonazione scimmie 

Nei giorni scorsi è stata data la notizia della clonazione di due scimmie che ha avuto forte risonanza e ha destato clamore. Si tratta della clonazione di due femmine di macaco dalla coda lunga, avvenuta poche settimane fa nei laboratori del Chinese Academy of Science Institute of Neuroscience di Shanghai, in Cina. 

Negli anni Novanta, da quando nacquero la pecora Dolly e il topo Cumulina, gli scienziati non hanno mai smesso di clonare gli animali, riuscendoci con ben 25 specie. Non è neppure la prima volta in assoluto che un primate viene clonato: c’era già stata Tetra, la scimmia nata attraverso la tecnica della scissione embrionale. 

Perché tutto questo clamore, dunque? Da un lato perché a pubblicare il lavoro del team di Qiang Sun è la prestigiosa rivista scientifica «Cell»: un fatto che conferisce autorevolezza alla ricerca, e allo stesso tempo chiarisce la risoluzione di problemi tecnici che finora avevano fatto fallire gran parte dei precedenti tentativi di clonazione di primati non umani e che sembravano pertanto precludere la strada successiva

La clonazione delle due femmine di macaco ha infatti riproposto quello che potrebbe essere il passo successivo, ossia la clonazione degli esseri umani, con i problemi di costi, le controindicazioni ma soprattutto con le sue problematiche etiche.

Clonazione umana: quando gli scienziati guardano alle controindicazioni fisiche 

Ne avevamo avuto un assaggio quando nel 2002 i raeliani, tramite Brigitte Boisselier, presidente di Clonaid, sostennero di aver clonato una bambina, chiamata Eva. L’annuncio bufala venne accolto con scetticismo ma permise di proporre il tema all’interno e fuori dalla comunità scientifica. 

Venne infatti ricordata l’alta incidenza di aborti e di decessi dopo la nascita, oltre che di difetti genetici e di altri problemi di salute nei soggetti animali clonati. La stessa pecora Dolly risultò invecchiare più velocemente rispetto alle sue coetanee. Da tempo il suo creatore, l’embriologo scozzese Ian Wilmut, ha messo in guardia sui pericoli della clonazione (gigantismo, problemi polmonari e disfunzioni del sistema immunitario, obesità, disfunzioni cardiache e polmonari, ecc.;).

Wilmut aveva infatti catalogato i problemi che presentano i cloni arrivando a chiedersi «se ne esista uno interamente normale». Da qui il suo appello contro la clonazione umana: «Nessuno dovrebbe neppure provare a clonare un bambino […] Ci sono abbondanti prove che la clonazione può andare e va male e non c’è motivo di credere che gli stessi problemi non si presentino clonando l’uomo». 

 

 Clonazione umana: scenari futuri al confine con l’etica

Il passaggio alla clonazione umana non è scontato ma date le derive del “progresso” scientifico e tecnologico va preso in considerazione e andrebbe richiesta maggiore trasparenza in questo campo, ponendosi inoltre dei paletti, dei limiti oltre i quali non si dovrebbe eticamente andare, nel rispetto cioè dei princìpi di precauzione, responsabilità e tutela della vita, intesa sempre come fine della ricerca, e mai unicamente come mezzo.

Quali potrebbero essere invece i benefici nel campo medico? La clonazione apre nuovi scenari per la cura di molte malattie umane gravi ad esempio del sistema nervoso (Alzheimer, Parkinson, Ictus). 

Molti in questi giorni hanno però paventato scenari da fantascienza per la possibilità teorica di un distorto utilizzo di queste nuove conoscenze. Clonare un essere umano è inutile e scientificamente immotivato, se non fosse che potrebbe divenire “utile” per motivi non etici, che vanno presi in considerazione, quale la possibilità di avere cloni umani intesi come riserve di organi. Non solo.

La clonazione umana è stata talvolta proposta per migliorare le qualità genetiche dell’umanità: clonando ad esempio individui di grande successo nello sport, nella musica, nelle arti, nella scienza, nella letteratura, e nella politica. E già questo modo di pensare potrebbe condurre a scenari distopici, perché alla base vi è un’idea di distinzione/suddivisione in caste tra persone più o meno capaci e quindi tra coloro che meritano di essere colonati/di sopravvivere e chi viene inteso come normale e quindi ipoteticamente in futuro anche “sacrificabile”. Stiamo camminando sul filo di un rasoio.

Mind uploading e utero artificiale: il futuro distopico è già qui 

Si tratta di preoccupazioni etiche di certo non infondate, se consideriamo ad esempio le ricerche nel campo dell’ectogenesi, cioè dell’utero artificiale o del trasferimento di mente di cui abbiamo parlato ampiamente in opere quali “Utero in affitto” e Il mito dell’immortalità. Per quest’ultimo in particolare, il mind uploading, si sono paventati gli stessi benefici medici nel campo della clonazione. 

Chi ci dice che non si raggiungeranno presto, invece, scenari distopici come quelli immaginati dalla letteratura cyberpunk o ucronica come Non lasciarmi del premio Nobel Kazuo Ishiguro o da film come The Island con cloni umani che fungano da donatori di organi?

Pensate che immaginare in futuro la clonazione umana come sfruttamento di forza lavoro o riserva per trapianti sia così folle? 

Considerando che la bioetica latita e ha permesso anche aberrazioni nel campo scientifico, dovremmo chiederci quante possibilità ha l’idea della clonazione umana, citando la Finestra di Overton, di penetrare nel tessuto dell’opinione pubblica e diventare prima accettabile per poi essere legalizzata e concretizzarsi. Pensiamo ai precedenti. Anche questo significa avere memoria. E chiediamoci: può rappresentare una minaccia per il futuro dell’uomo? 

Dietro il mantra del progresso, l’uomo abbatte la Natura, e si trasforma in macchina…

Dietro il mantra del progresso, l’uomo moderno “fabbrica” (non potendo “creare”) imitazioni illegittime e parossistiche del creato, spacciandole per autentiche e giuste (da qui la retorica vittimistica del politicamente corretto e del pensiero unico). Fabbrica scenari virtuali in cui imprigionare i suoi accoliti, offrendo per il futuro una menzognera immortalità sia essa raggiungibile attraverso il mind uploading o tramite la donazione di organi da cloni. Legittima queste imitazioni con una filosofia fintamente antropocentrica, in cui i valori classici dell’Umanesimo vengono portati alle loro estreme conclusioni finendo di fatto per essere negate e sparire all’orizzonte come in un sofisticato gioco di prestigio.

E se ogni uomo fa la storia con le proprie intenzioni e i propri atti, vedremo come siamo sull’orlo di una nuova trasformazione culturale e antropologica, una vera e propria rivoluzione che intende snaturare l’Uomo della e dalla propria umanità per renderlo una “macchina”, un automa spersonalizzato in cerca di un’immortalità fisica tanto illusoria quanto mendace, oppure un essere da sfruttare, a cui sia stata strappata la sua umanità e il suo valore in quanto uomo. 

L’atteggiamento demiurgico, persino prometeico, di abbattere la natura, riscrivere i confini di ciò che è “umano” per modificare, migliorare e aumentare le proprie capacità è un atteggiamento tipicamente moderno all’insegna dell’idea visionaria di “evoluzione”.

Ricorda il Nulla descritto da Michael Ende ne La storia infinita, un’entità fluida in continua espansione, che avanza inghiottendo porzioni sempre maggiori del regno mitico di Fantàsia. «Il Nulla dilaga, poiché esso è la disperazione che ci circonda»: il non-luogo di Ende è effetto e causa della passività, è un vuoto simile al mito del progresso/evoluzione che divora oggigiorno porzioni sempre maggiori della nostra cultura e tradizione. Il progresso fine a se stesso dilaga e nel suo movimento di corrosione antropologica consuma tutto ciò che è “natura” e tutti i nostri valori.

 

Transumanesimo: oltre la Natura, verso il giorno in cui noi non potremo più dirci umani… 

Ci troviamo di fronte alla radicalizzazione di un pensiero moderno degenere in cui la tecnologia diventa un servizio per appagare i desideri dei ricchi (perché solo i ricchi potranno permettersi di downloadare la propria memoria, farsi clonare o usare cloni e chimere per l’espianto di organi o ancora fabbricarsi figli in uteri artificiali). 

Le nuove tecnologie hanno acquisito un tale potere di suggestione e di condizionamento che sono destinate a modificare i rapporti sociali e politici secondo il volere stabilito dall’alto. Questo cambiamento è già in atto. 

Per ottenere il cittadino perfetto del futuro, gli architetti del mondialismo e della globalizzazione delle menti stanno creando l’Uomo nuovo, dopo aver smantellato, livellato, spersonalizzato e svuotato quello vecchio. Per farlo non basta la manipolazione mentale ormai capillare e sistematica: si deve abolire la Natura

L’Uomo nuovo deve essere padrone del suo destino, vincitore della Natura che per millenni lo ha frenato. La Natura è solo un’invenzione e le sue leggi possono essere violate dalla cultura, dal progresso scientifico, dall’arguzia dell’Uomo. Ecco perché la modernità rispolvera quali suoi eroi i vari Prometeo e Lucifero: l’idea di fondo è che il progresso abolirà definitivamente la Natura, aprendo la strada al Transumanesimo.

E arriverà presto un giorno in cui noi non potremo più dirci umani.

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di Enrica Perucchietti: laureata col massimo dei voti alla Facoltà di Lettere e Filosofia, vive e lavora a Torino come giornalista e scrittrice. È autrice di numerose pubblicazioni. Per Uno editori: “NWO – New World Order“, “Utero in affitto” e “Le origini occulte della musica. VOL 1-2-3

https://unoeditori.com/blog/clonazione-umana-e-mind-uploading-un-viaggio-tra-scienza-etica-ed-effetti-collaterali-nascosti-n104