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La stazione MUOS americana di Niscemi

 

Video: Funzionalità aerospaziali offensive statunitensi dirette contro l’intero pianeta: il sistema di comunicazioni satellitari MUOS in America 

 Di Manlio Dinucci 

Ricerca globale, 13 novembre 2018  

“Il M5S (5 Star Movement) si è diviso sul maxi-radar siciliano”, titolava il Corriere della Sera, diffondendo così una maxi falsa notizia – non sulla direzione del Movimento a 5 stelle, che, dopo aver vinto un consenso elettorale con il “No MUOS” in Sicilia, ora sta facendo marcia indietro – ma sull’oggetto stesso della controversia.  

Definendo la stazione MUOS di Niscemi come un “maxi-radar”, stanno ingannando l’opinione pubblica facendogli credere che si tratti di un dispositivo di scansione elettronica legato alla Terra, e quindi difensivo. Al contrario, il MUOS (Mobile User Objective System) è un nuovo sistema di comunicazione satellitare che estende la capacità offensiva degli Stati Uniti all’intero pianeta. 

Il sistema, sviluppato da Lockheed Martin per la US Navy, è composto da una configurazione iniziale di quattro satelliti (più uno in riserva) in un’orbita geostazionaria, e collegati a quattro stazioni terrestri – due negli Stati Uniti (Hawaï e Virginia ), uno in Sicilia e uno in Australia. Le quattro stazioni sono collegate da una rete di cavi in ​​fibra ottica terrestri e sottomarini (la stazione di Niscemi è collegata direttamente alla stazione in Virginia). 

Il MUOS, che è già in funzione, diventerà pienamente operativo nell’estate del 2019, raggiungendo una capacità 16 volte superiore a quella dei sistemi precedenti. Trasmetterà simultaneamente messaggi codificati ad altissima frequenza di materiale vocale, video e dati. Quindi sottomarini e navi da guerra, cacciabombardieri e droni, veicoli militari e unità terrestri degli Stati Uniti e dei loro alleati, saranno quindi collegati a un’unica rete di comando e controllo sotto gli ordini del Pentagono, mentre sono operando in qualsiasi parte del mondo, comprese le regioni polari.

Quindi la stazione MUOS di Niscemi non è un “maxi-radar siciliano” che custodisce l’isola, ma un elemento essenziale della macchina da guerra planetaria degli Stati Uniti.

Guarda il Video: Il circuito della morte nel “Mediterraneo allargato”

 

Lo stesso ruolo è svolto dalle altre principali basi USA e NATO in Italia. La Stazione Aeronavale di Sigonella, a pochi chilometri da Niscemi, è la base per il lancio di operazioni militari principalmente in Medio Oriente e in Africa, condotte da forze speciali e droni. 

La JTAGS (Joint Tactical Ground Station), una stazione satellitare statunitense dello “scudo antimissile” schierata a Sigonella – una delle cinque con portata globale (le altre sono situate negli Stati Uniti, Arabia Saudita, Corea del Sud e Giappone) – serve non solo per la difesa antimissile, ma anche per le operazioni di attacco comandate da posizioni avanzate. 

Il Comando Forze Alleate Alleate a Lago Patria (Napoli), è sotto l’ordine di un ammiraglio statunitense che comanda contemporaneamente le Forze navali statunitensi in Europa (con la Sesta flotta di Gaeta nel Lazio) e le Forze navali USA per l’Africa, di cui la sede è a Napoli-Capodichino. 

Camp Darby, il più grande arsenale degli Stati Uniti al di fuori della patria, fornisce gli Stati Uniti e le forze alleate per le loro guerre in Medio Oriente, Asia e Africa. 

La 173a Brigata Aviotrasportata degli Stati Uniti con sede a Vicenza, opera in Afghanistan, Iraq, Ucraina e altri paesi dell’Europa orientale. 

Le basi di Aviano e Ghedi – i siti di schieramento di combattenti statunitensi e italiani sotto il comando USA e dotati di bombe nucleari B61, che dal 2020 saranno sostituite da B61-12 – sono parte integrante della strategia nucleare del Pentagono. 

Per inciso, Luigi Di Maio e gli altri dirigenti del M5S [1] ricordano che hanno preso un impegno solenne con l’ICAN (Campagna internazionale per l’abolizione delle armi nucleari) per garantire che l’Italia aderisca al Trattato delle Nazioni Unite, liberando così l’Italia dalle armi nucleari USA ?

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Questo articolo è stato originariamente pubblicato in italiano su Il Manifesto. 

Tradotto da Pete Kimberley 

Manlio Dinucci è un ricercatore associato del Centro di ricerca sulla globalizzazione. 

Nota 

[1] Il Movimento 5 Stelle è, insieme alla Lega, un partito governativo, in cui Luigi Di Maio è Vice Presidente del Consiglio dei Ministri. 

La fonte originale di questo articolo è Global Research 

Copyright © Manlio Dinucci, Global Research, 2018

Fonte: https://www.globalresearch.ca/

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La legge di Sun Tzu

Sardegna: alla sbarra otto ex comandanti
che hanno guidato il Poligono di Quirra
Veleni Quirra, dopo 2 anni di stop riprende il processo: Comuni non saranno chiamati a risarcire  

di Monia Melis

Alla sbarra otto ex comandanti (generali e colonnelli) che hanno guidato il Poligono tra il 2001 e il 2012 con l’accusa di “omissione dolosa aggravata di cautele contro infortuni e disastri”. Emesso il decreto di citazione come responsabile civile per il ministero della Difesa. Ora in tanti chiedono indennizzi, ma soprattutto verità e responsabilità  

Fermi un lungo giro durato quasi due anni. Riprende il processo sui “veleni di Quirra”: al centro c’è il presunto inquinamento causato dalle esercitazioni militari e civili all’interno del Poligono interforze sperimentale del salto di Quirra, nella Sardegna sud-orientale. Qui, dagli anni cinquanta, gli eserciti europei e Nato hanno sperimentato armi, proiettili e missili da guerra sotto la regia della Difesa. Alla sbarra, ed è il primo caso nazionale, ci sono otto ex comandanti (generali e colonnelli) che hanno guidato il Poligono tra il 2001 e il 2012 con l’accusa di “omissione dolosa aggravata di cautele contro infortuni e disastri”. In sostanza non avrebbero fatto nulla per evitare “un persistente e grave disastro ambientale con enorme pericolo chimico e radioattivo per la salute”. A rischio allevamenti, pastori, abitanti e dipendenti militari e civili: chi viveva attorno alle aree ad “alta intensità militare” contaminate da sostanze tossiche tra cui il torio. I pascoli erano non solo confinanti ma all’interno del perimetro della base militare.  

Responsabilità civile:
solo della Difesa non dei Comuni 

Oggi la prima decisione del giudice monocratico del tribunale di Lanusei, Nicole Serra: i Comuni non compariranno come responsabili civili, pur avendo autorizzato il pascolo all’interno del poligono militare. Emesso, invece, il decreto di citazione come responsabile civile per il ministero della Difesa, già citato nella fase preliminare dell’inchiesta. Ora in tanti – allevatori soprattutto – chiedono indennizzi, ma soprattutto verità e responsabilità. Sullo sfondo la dismissione progressiva delle servitù militari in Sardegna – con un dibattito continuo tra Regione e governo – resta ancora un’incompiuta. Mentre a La Maddalena, nell’area tutelata da un Parco nazionale, si programma la modifica di un pontile per consentire l’attracco delle portaerei della Marina.  

Danno di immagine sì, risarcimento no  

Lo stop che ha sospeso di fatto il procedimento era arrivato a fine 2014 quando la Regione Sardegna aveva chiesto di essere ammessa come parte civile. Un passaggio che aveva sollevato una questione di legittimità costituzionale sulla richiesta di risarcimento per danno ambientale riservato, secondo il Testo unico ambientale, allo Stato. Da lì il rinvio alla Consulta che solo lo scorso giugno ha sciolto il dilemma e rigettato la questione: il risarcimento eventuale spetta solo al ministero dell’Ambiente e quindi allo Stato. Un risultato quasi scontato per molti legali che seguono la vicenda giudiziaria. Si riprende dunque dopo la sospensione – che ha congelato tutto, termini di prescrizione inclusi – in un clima e una tensione dell’opinione pubblica differente. L’inchiesta e il processo nel tempo avevano infatti scatenato reazioni opposte in Sardegna e diviso soprattutto i due paesi su cui cade la servitù: Perdasdefogu, all’interno, e Villaputzu, nella costa orientale. Tra chi denuncia le morti sospette di tumore e leucemia e chi difende la presenza dei militari in nome dell’economia del territorio e delle buste paga. In mezzo ci sono 12mila e 700 ettari di servitù oltre al tratto di mare in cui si sono sperimentati negli anni razzi terra aria e anticarro – anche i Milan francesi.  

L’inchiesta e il presidio  

L’inchiesta giudiziaria era stata aperta nel dicembre 2010 dall’allora procuratore di Lanusei, Domenico Fiordalisi, ora trasferito a Tempio Pausania. Tutto è partito dalle morti sospette per tumori e leucemie tra gli abitanti della minuscola frazione di Quirra, a ridosso del distaccamento a mare. L’incidenza più alta era tra i pastori come rivelò un’indagine sul campo dei veterinari della Asl. Ma le prime denunce non formali risalivano ad anni addietro, raccolte dai comitati popolari che censivano malformazioni e malattie della cosiddetta “sindrome di Quirra”. Tra i venti indagati della prima fase anche docenti universitari e tecnici accusati di omissioni, falso ideologico e altro, il rinvio a giudizio – invece – è arrivato solo per le alte sfere militari che hanno guidato il poligono nell’arco di dieci anni: Fabio Molteni, Alessio Cecchetti, Roberto Quattrociocchi, Valter Mauloni, Carlo Landi, Paolo Ricci, Gianfranco Fois e Fulvio Ragazz. Decine le parti civili: 40 quelle ammesse, tra loro Comuni, parenti di civili e militari morti di leucemia o tumori, comitati e anche gli allevatori in protesta della Coldiretti. FONTE

Mariella Cao:
“Salto di Quirra, il poligono della morte”

FONTE: http://www.nogeoingegneria.com/news/sardegna-alla-sbarra-otto-ex-comandanti-che-hanno-guidato-il-poligono-di-quirra/

Questo per quello che riguarda la Sardegna, in Sicilia c’è il Mous:

“Numerosi esperti internazionali hanno documentato che i fasci emessi dalle parabole del MUOS costituiranno un serio pericolo per la salute delle popolazioni che vivono nei pressi delle infrastrutture militari e per la sicurezza del traffico aereo, civile e militare.” Continua a leggere QUI

QUANTE SONO LE BASI USA IN ITALIA?

“Solo per fare qualche esempio, nelle basi NATO di Aviano nel Friuli e Ghedi in Lombardia, sono presenti novanta testate atomiche e noi sappiamo che un referendum ha stabilito – nel nostro paese – la messa al bando dell’energia atomica per usi civili, figuriamoci per usi militari. Va precisato che le armi nucleari e i vettori custoditi in alcune basi sono nelle condizioni di portare distruzione anche oltre i confini italiani, in altre parole ben al di là di quei limiti che la Costituzione considera come “riferimento” per il concetto di difesa. Sono così violati gli articoli 11 (primo e secondo comma), l’articolo 78 e l’articolo 87 (nono comma), e ci troviamo di fronte ad una deroga al principio del ripudio della guerra ed alle prerogative del Parlamento ed alle procedure costituzionali previste per lo stato di guerra. Va detto in ogni caso, per onestà, che dopo la partecipazione diretta dell’Italia, intesa quest’ultima non come somma indistinta d’individui, bensì come espressione delle congreghe governative rappresentative dei poteri forti (talmente forti da essere totalmente “asserviti agli interessi” dei Padroni d’Oltre Oceano!), alla cosiddetta “Guerra del Kosovo”, essa, da un punto di vista istituzionale è già completamente compromessa, sporcata, infangata dal lordume guerrafondaio tipico d’ogni capitalismo che si rispetti.”  Leggi QUI il corposo articolo