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La prospettiva femminile sull’amore nell’antica Mesopotamia

 

Il “Piacere di Burney”, che si crede rappresenti o Ishtar, la dea mesopotamica dell’amore e della guerra, o sua sorella maggiore Ereshkigal, regina degli Inferi (aprox. Sec. 19 o 18 AC) BabelStone

Nell’antica Mesopotamia il sesso tra gli dèi scosse il Cielo e la terra

di Louise Pryke 

22 Aprile 2018 

dal Sito Web TheConversation 

traduzione di Nicoletta Marino 

Versione originale in inglese  

La sessualità era fondamentale nella vita dell’antica Mesopotamia, un’area delll’antico Vicino Oriente che si descrive come la culla della civiltà occidentale e che oggi caorrisponde aprrimativamente a:  

  • Irak 
  • Kuwait 
  • Parti della Siria 
  • Iran 
  • Turchia  

Non era solo così per gli uomini normali ma anche per i re e le divinità.  

Le divinità mesopotamiche hanno molte esperienze come gli esseri umani: si sposano con loro, procreano e condividono le case e i doveri famigliari.

Eppure quando l’unione d’amore non continuava, le conseguenze erano terribili sia in cielo che n terra.

Gli studiosi hanno osservato le similitudini tra il “sistema di matrimonio” divino che si trova nelle antiche opere letterarie e il corteggiamento storico degli esseri mortali anche se è difficile distinguere i due più famosi nei cosiddetti “matrimoni sacri” che videro i re mesopotamici sposarsi con divinità

IL Sesso divino 

Gli dei, essendo immortali e in genere appartenenti a uno status superiore a quello umano, non avevano relazioni sessuali in senso stretto, eppure gli aspetti pratici del tema sembrano aver frenato poco il loro entusiasmo.

Le relazioni sessuali tra le divinità mesopotamiche furono di ispirazione per una ricca varietà di narrativa. 

Esse comprendono miti sumeri come Enlil e Ninlil e Enki e Ninhursag, dove essi vedeva che le complicate interazioni sessuali tra divinità sono intrise di astuzia, inganni e travestimenti.

La dea Ishtar come raffigurata nei Miti e nelle leggende di Babilonia e Assiria, 1916, di Lewis Spence. Wikimedia

In tutti i miti, una divinità maschile adotta un travestimento e poi cerca un approccio sessuale verso la divinità femminile o di evitare la ricerca del suo amante.

Nel primo caso, la dea Ninlil segue il suo amante Enlil fino negli Inferi e cerca dei favori sessuali per ottenere informazioni sul luogo di Enlil.

Usare una falsa identità in questi miti si usa per lasciare intendere le aspettative sociali per il sesso e la fedeltà.

Il tradimento sessuale potrebbe significare la fatalità non solo per gli amanti errantima per tutta la società. Quando la Regina degli Inferi, Ereshkigal, è abbandonata dal suo amante Nergal, lei minaccia di far resuscitare i morti a meno che non gli sia restituito, allusione al suo diritto alla sazietà sessuale.

La divinità Ishtar fa la stessa minaccia visto il rifiuto romantico del re di Uruk nell’Epopea di Gilgamesh.

E’ interessante osservare che sia Ishtar sia Ereshkigal, che sono sorelle, utilizzano una delle minacce più potenti a loro disposizione per affrontare i temi del cuore.

Le trame di questi miti mettono in risalto il potenziale che ha l’inganno per creare l’alienazione tra gli amanti durante il corteggiamento.

L’andamento poco soave del corso dell’amore in questi miti e il loro complicato uso di immagini letterarie, ha fatto sì che si realizzino paragoni accademici con le opere di Shakespeare.

Amore per la poesia

Gli antichi autori della poesia d’amore sumeri, che rappresentano le gesta delle coppie divine, mostrano una grande quantità di conoscenze pratiche sulle fasi dell’eccitamento sessuale femminile.

Alcuni eruditi pensano che questo tipo di poesia può aver avuto storicamente un proposito educativo: 

insegnare il coito a giovani amanti senza esperienza dell’antica Mesopotamia. 

Si è anche pensato che i testi avevano intenti religiosi o possibilmente di potenza magica.

Vari testi scrivono sul corteggiamento di una coppia divina Inanna (l’equivalente semita di Ishtar) e del suo amante, la divinità pastore Dumuzi.

La vicinanza degli amanti si vede attraverso una sofisticata combinazione di immagini di poesia e sensualità…

La riproduzione di un antico sigillo a cilindro sumero mostra Dumuzid mentre è torturato negli Inferi dai demoni  Museo Britannico

In uno dei poemi, gli elementi dell’eccitazione dell’amante femmina sono catalogati, dall’aumento della lubrificazione della sua vulva fino al “tremito” del suo climax.

Il compagno maschio si vede mentre si diletta della forma fisica della sua compagna e le parla amabilmente. La prospettiva femminile sull’amore si enfatizza nei testi con la descrizione delle fantasie erotiche della dea.

Queste fantasie sono parte dei preparativi della dea per la sua unione e forse contribuiranno alla sua soddisfazione sessuale.

I genitali femminili e maschili si potrebbero celebrare in poesia, la presenza del vello pubico scuro nella vulva dela dea è descritto poeticamente con un simbolismo dato da uno stormo di uccelli su un campo ben irrigato” o una porta stretta circondata da lapislazzuli dal nero lucente.

La rappresentazione dei genitali può anche aver avuto una funzione religiosa: 

Gli inventari dei templi hanno rivelato modelli votivi di triangoli pubici, alcuni in argilla altri in bronzo. 

Sono state trovate delle offerte votive con la forma di una vulva nella città di Assur di prima del 1000 a.C. 

Una Dea felice, un regno felice

Il sesso divino non era il dominio esclusivo degli dei ma poteva comprendere il re umano.

Pochi temi della Mesopotamia hanno catturato tanto l’immaginazione come il concetto del matrimonio sacro. In questa tradizione, lo storico re mesopotamico si sarebbe sposato con la dea dell’amore Ishtar.

Esiste una prova letteraria di tali matrimoni nella Mesopotamia molto antica, prima del 2300 a.C. e il concetto continuò in periodi molto più tardivi.

La relazione tra i re storici e le divinità mesopotamiche fu considerata cruciale per la continuazione positiva dell’ordine terrestre e cosmico.

Per il monarca mesopotamico, quindi, per realizzare la relazione sessuale con la dea dell’amore probabilmente ci volle una certa quantità di vigore.

 

 Nell’antica Mesopotamia, la vulva di una dea poteva paragonarsi con uno stormo di uccelli. Shutterstock.com

Alcuni eruditi hanno detto che questi matrimoni implicano una espressione fisica tra il re e un’altra persona (come una sacerdotessa) che incarna la dea.

L’opinione generale adesso è che se ci fosse stata una forma fisica per un rituale sacro per il matrimonio, sarebbe stato a livello simbolico invece che carnale, con il re che condivideva forse il suo letto con una statua della dea. 

Le immagini agricole si usavano per descrivere l’unione della dea con il re. Il miele, per esempio è descritto come dolce come la bocca e la vulva della dea.

Una canzone d’amore della città di Ur del 2100-2000 a.C è dedicata a Shu-Sin, al re e Ishtar:  

Nell’alcova inzuppata di miele, lasciaci godere più volte del tuo incanto, o dolce. Signore permettimi di farti le cose più dolci. Mio prezioso dolce lascia che ti porti del miele.

Il sesso in questa poesia d’amore è descritta come un’attività piacevole che migliora i sentimenti amorosi intimi.

Si considerava che questa sensazione di maggior vicinanza avrebbe portato allegria al cuore della dea, il che portava buona fortuna e abbondanza a tutta la comunità, forse dimostrando una versione mesopotamica antica del proverbio “sposa felice, vita felice“.

La presentazione diversa del sesso divino crea qualcosa di misterioso sulle cause dell’enfasi culturale della copulazione cosmica.

Sebbene la presentazione del sesso e del matrimonio divino nell’antica Mesopotamia probabilmente servì a molti propositi, alcuni elementi delle relazioni intime tra gli dei mostrano una certa vicinanza alle unioni umane.

Sebbene la disonestà tra gli amanti potrebbe portare all’alienazione, le interazioni sessuali positive portarono numerosi benefici inclusa una maggiore intimità e una felicità duratura.

Mettere in discussione la storia come la conosciamo

 

The Sumerian King List 

Impossibile Cronologia. E perché la storia è sbagliata 

da Ivan  

Cronologia impossibile

Gli archeologi hanno reso possibile volentieri o nolenti, di mettere in discussione la storia come la conosciamo grazie alle numerose scoperte che sono state fatte in passato.

Stranamente, ci sono parecchi testi antichi che parlano di tempi in cui Giganti, eroi, dei e semidei governavano sulla Terra. Questi esseri misteriosi, considerati dai ricercatori come miti, dominarono sul pianeta Terra per centinaia e persino migliaia di anni, e la loro eredità fu scritta in antichi testi come la lista dei re sumeri, il Papiro di Torino, la pietra di Palermo e numerosi pensatori e ricercatori come Eusebio di Casarea e George Syncellus hanno studiato questi cosiddetti “miti” arrivando a conclusioni interessanti che sfidano la storia mainstream.

Secondo Eusebio di Cesarea, che era uno storico romano, esegeta, e polemitizio cristiano di origine greca, una dinastia di dei governò l’Egitto per 13,9 mila anni: il primo fu il dio Vulcano, il dio che scoprì il fuoco, dopo di lui Sosis del Sole, Iis e Osiride di Saturno, fratello di Osiride, e Horus figlio di Iasi e Osiride. furono seguiti da una dinastia di eroi e semidei che governarono per 11.025 anni. Questo lo rende un totale di 24.925 anni di regno. Circa il 3000 a.C., il primo faraone “umano” avrebbe preso il dominio come faraone egiziano.

Secondo George Syncellus, sei dinastie di dei regnarono per 11.985 anni. Il dio del fuoco Efhaestus, Helios o Sol, Agatodemon, Cronus o Saturno, Osiride e Iasi e il fratello di Osiride Typhon. I primi 9 semidei sono Horus figlio di Iasi (Iside, corsivo mio) e Osiride), Ares, Anubis, Eracle, Apollo, Amon Titoes, SOSUS e zeo, e questi 9 semidei coprirono un periodo di circa 2645 anni di regno nell’antico Egitto. Le successive dinastie di semidei, spiriti ed eroi coprirono migliaia di anni di dominio egiziano. tutto questo, secondo Syncellus, molto prima che il primo faraone ufficiale governasse l’antico Egitto come ci dice la storia tradizionale.

Perché la storia e i ricercatori hanno ignorato il Papiro di Torino e la sua cronologia? Proprio come la Lista dei Re Sumeri, che si ritiene impossibile.

“1-39 Dopo che la regalità scese dal cielo, la regalità era a Eridug. A Eridug, Alulim divenne re; ha governato per 28800 anni. Alaljar regnò per 36000 anni. 2 re; hanno governato per 64800 anni. Poi Eridug cadde e la regalità fu portata a Bad-Tibira. In Bad-tibira, En-men-lu-ana regnò per 43200 anni. En-men-gal-ana regnò per 28800 anni. Dumuzid, il pastore, regnò per 36000 anni. 3 re; hanno governato per 108000 anni. Poi Bad-tibira cadde (?) e la regalità fu portata a Larag. A Larag, En-sipad-zid-ana regnò per 28800 anni. 1 re; ha governato per 28800 anni. Poi Larag cadde (?) e la regalità fu portata a . En-men-dur-ana divenne re; ha governato per 21000 anni. 1 re; ha governato per 21000 anni. Poi cadde (?) e la regalità fu portata a Curuppag. A Curuppag, Ubara-Tutu divenne re; ha governato per 18600 anni. 1 re; ha governato per 18600 anni. In 5 città 8 re; hanno governato per 241200 anni. Poi il diluvio spazzato sopra.

Dai restanti pezzi della lista inestimabile chiamata papiro torinese, è possibile stabilire nove dinastie appartenenti ai faraoni predinastici, tra cui: i Venerabili di Memphis’, ‘i Venerabili del Nord’ e, infine, gli Shemsu Hor (i Compagni, o Seguaci, di Horus) che governarono fino al tempo di Menes.

 

Il Papiro di Torino: Venerables Shemsu-Hor, 13.420 anni; Regna prima dello Shemsu-Hor, 23.200 anni; Totale 36.620 anni’.

Le ultime due righe della colonna, che sembrano rappresentare un curriculum dell’intero documento sono estremamente interessanti e ci ricordano alla Lista dei re sumeri. Hanno letto:

‘… Venerabili Shemsu-Hor, 13.420 anni; Regnano prima degli Shemsu-Hor, 23.200 anni; Totale 36.620 anni’.

La lista dei re sumera ha un’altra storia incredibile da raccontare, e proprio come il Papiro di Torino, è stata etichettata come impossibile dalla comunità archeologica e storica. L’esemplare meglio conservato della Lista dei Re Sumeri è chiamato Prisma weld-Blundell, che è un prisma verticale inciso in argilla e cuneiforme ospitato nel Museo Ashmoleano. Il Prisma Weld-Blundell fu scritto in cuneiforme intorno al 2170 a.C. da uno scriba che firmò come Nur-Ninsubur dalla fine della dinastia Isin. Questo incredibile documento fornisce un elenco completo dei re sumeri fin dall’inizio, prima del grande diluvio, e dei 10 re che hanno vissuto prima del Diluvio che hanno vissuto per migliaia di anni. Il prisma di argilla è stato trovato a Larsa, casa del quarto re antediluviano Kichunna, a pochi chilometri a nord.

“In 5 città 8 re; hanno governato per 241200 anni. Poi il diluvio spazzato via tutto.
“Dopo che il diluvio ha travolto tutto, e la regalità era discesa dal cielo, la regalità era a Kic. A Kic, Jucur divenne re; ha governato per 1200 anni…”

Cosa ci manca e perché gli archeologi e gli studiosi tradizionali hanno deciso di ignorare questi preziosi testi antichi che registrano la vera storia e il suo inizio?

Fonte: https://www.ancient-code.com/

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Diventare umani nell’epopea di Gilgamesh

 

Parte di una tavoletta di argilla neo-assira contenente tre colonne di iscrizione cuneiforme dal tablet 6 di The Epic of Gilgamesh. Per gentile concessione dei Trustees del British Museum.

Tra divinità e animali – Diventare umani nell’epopea di Gilgamesh

by Sophus Helle February 19, 2019 from AEON Website  Spanish version 

L’Epopea di Gilgamesh è un poema babilonese composto nell’antico Iraq, millenni prima di Omero.

Racconta la storia di Gilgamesh, re della città di Uruk. Per frenare la sua energia irrequieta e distruttiva, gli dei creano un amico per lui, Enkidu, che cresce tra gli animali della steppa.

Quando Gilgamesh viene a conoscenza di questo uomo selvaggio, ordina che venga estratta una donna di nome Shamhat per trovarlo.

Shamhat seduce Enkidu, e i due fanno l’amore per sei giorni e sette notti, trasformando Enkidu dalla bestia all’uomo . La sua forza è diminuita, ma il suo intelletto si espande e diventa capace di pensare e parlare come un essere umano.

Shamhat ed Enkidu viaggiano insieme in un campo di pastori, dove Enkidu impara le vie dell’umanità.

Alla fine, Enkidu si reca da Uruk per affrontare l’abuso di potere di Gilgamesh, ei due eroi lottano l’uno con l’altro, solo per formare un’amicizia appassionata.

Questa, almeno, è una versione dell’inizio di Gilgamesh, ma in effetti l’epopea è passata attraverso diverse edizioni.

È iniziato come un ciclo di storie in lingua sumera, che sono state poi raccolte e tradotte in una singola epopea in lingua accadica.

La prima versione dell’epopea fu scritta in un dialetto chiamato Old Babylonian , e questa versione fu successivamente rivista e aggiornata per creare un’altra versione, nel dialetto standard babilonese , che è quella che la maggior parte dei lettori incontrerà oggi.

Gilgamesh non solo esiste in una serie di versioni diverse, ciascuna versione è a sua volta composta da molti frammenti diversi. Non esiste un singolo manoscritto che trasporta l’intera storia dall’inizio alla fine.

Piuttosto, Gilgamesh deve essere ricreato da centinaia di tavolette di argilla che sono diventate frammentarie nel corso dei millenni.

La storia ci viene presentata come un arazzo di frammenti, messo insieme dai filologi per creare una narrativa approssimativamente coerente (circa quattro quinti del testo sono stati recuperati). Lo stato frammentario dell’epica significa anche che viene costantemente aggiornato, poiché gli scavi archeologici – o, troppo spesso, illegali – portano alla luce nuove tavolette, facendoci riconsiderare la nostra comprensione del testo.

Nonostante abbia più di 4000 anni, il testo rimane in evoluzione, cambiando ed espandendosi ad ogni nuova scoperta.

La scoperta più recente è un minuscolo frammento che era stato trascurato nell’archivio del museo della Cornell University di New York, identificato da Alexandra Kleinerman e Alhena Gadotti e pubblicato da Andrew George nel 2018 (un altro frammento del vecchio Gilgameš babilonese).

All’inizio, il frammento non sembra molto:

16 linee spezzate, la maggior parte delle quali già note da altri manoscritti.

Ma lavorando sul testo, George notò qualcosa di strano.

La tavoletta sembrava conservare parti sia della versione babilonese antica che della versione standard babilonese, ma in una sequenza che non si adattava alla struttura della storia come era stata intesa fino ad allora.

Il frammento proviene dalla scena in cui Shamhat seduce Enkidu e fa sesso con lui per una settimana.

Prima del 2018, gli studiosi credevano che la scena esistesse sia in una versione babilonese sia in una versione standard babilonese, che forniva resoconti leggermente diversi dello stesso episodio:

Shamhat seduce Enkidu, fanno sesso per una settimana, e Shamhat invita Enkidu a Uruk.

Le due scene non sono identiche, ma le differenze potrebbero essere spiegate come risultato dei cambiamenti editoriali che hanno portato dall’antico babilonese alla versione standard babilonese.

Tuttavia, il nuovo frammento sfida questa interpretazione. Un lato della tavoletta si sovrappone alla versione standard babilonese, l’altra alla versione antico babilonese.

In breve, le due scene non possono essere versioni diverse dello stesso episodio:

la storia includeva due episodi molto simili, uno dopo l’altro.

Secondo George, sia l’antica versione babilonese che quella standard babilonese funzionavano così:

Shamhat seduce Enkidu, fanno sesso per una settimana, e Shamhat invita Enkidu a venire su Uruk. I due poi parlano di Gilgamesh e dei suoi sogni profetici.

Poi, si scopre, hanno fatto sesso per un’altra settimana, e Shamhat invita di nuovo Enkidu a Uruk.

All’improvviso, la maratona d’amore di Shamhat e Enkidu era stata raddoppiata, una scoperta che il Times pubblicizzò con il titolo “Ancient Sex Saga Now Twice As Epic“.

Ma in realtà, c’è un significato più profondo per questa scoperta.

La differenza tra gli episodi può ora essere compresa, non come cambiamenti editoriali, ma come cambiamenti psicologici che Enkidu subisce quando diventa umano. Gli episodi rappresentano due fasi dello stesso arco narrativo, dandoci una visione sorprendente di cosa significasse diventare umani nel mondo antico.

La prima volta che Shamhat invita Enkidu a Uruk, descrive Gilgamesh come un eroe di grande forza, paragonandolo a un toro selvaggio.

Enkidu risponde che verrà davvero a Uruk, ma non farà amicizia con Gilgamesh:

lo sfiderà e usurpherà il suo potere.

Shamhat è costernato, esorta Enkidu a dimenticare il suo piano e descrive invece i piaceri della vita di città:

musica, feste e belle donne.

Dopo aver fatto sesso per una seconda settimana, Shamhat invita di nuovo Enkidu a Uruk, ma con un’enfasi diversa.

Questa volta non si sofferma sulla forza rialzista del re, ma sulla vita civile di Uruk:

“Laddove gli uomini sono impegnati in lavori di abilità, anche tu, come un vero uomo, farai un posto per te stesso.”

Shamhat dice ad Enkidu di integrarsi nella società e trovare il suo posto all’interno di un tessuto sociale più ampio.

Enkidu è d’accordo:

‘il consiglio della donna ha colpito a casa nel suo cuore’.

È chiaro che Enkidu è cambiato tra le due scene.

La prima settimana di sesso avrebbe potuto dargli l’intelletto per conversare con Shamhat, ma pensa ancora in termini animali:

vede Gilgamesh come un maschio alfa da sfidare.

Dopo la seconda settimana, è diventato pronto ad accettare una visione diversa della società. La vita sociale non riguarda la forza e le affermazioni del potere, ma anche i doveri e le responsabilità della comunità.

Posto in questo graduale sviluppo, la prima reazione di Enkidu diventa tanto più interessante, come una sorta di passo intermedio sulla via dell’umanità.

In poche parole, quello che vediamo qui è un poeta babilonese che guarda la società attraverso gli occhi ancora selvaggi di Enkidu. È una prospettiva non completamente umana sulla vita di città, che è vista come un luogo di potere e orgoglio piuttosto che abilità e cooperazione.

Cosa ci dice questo?

Impariamo due cose principali.

  • Primo, che l’umanità per i Babilonesi era definita attraverso la società. Essere umani era un affare chiaramente sociale, e non solo ogni tipo di società:

era la vita sociale delle città che ti rendeva un ‘vero uomo’.

La cultura babilonese era, in fondo, una cultura urbana.

Città come Uruk, Babilonia o Ur erano i mattoni della civiltà e il mondo fuori dalle mura della città era visto come una terra incolta pericolosa e incolta.
  • Secondo, impariamo che l’umanità è una scala mobile.Dopo una settimana di sesso, Enkidu non è diventato completamente umano. C’è uno stadio intermedio, in cui parla come un umano ma pensa come un animale.

Anche dopo la seconda settimana, deve ancora imparare come mangiare il pane, bere birra e indossare i vestiti. In breve, diventare umani è un processo passo-passo, non un o / o binario.

Nel suo secondo invito a Uruk, Shamhat dice:

“Ti guardo, Enkidu, sei come un dio, perché con gli animali ti trovi in ​​mezzo alla natura?”

Gli dèi sono qui raffigurati come il contrario degli animali, sono onnipotenti e immortali, mentre gli animali sono ignari e destinati a morire.

Essere umani deve essere posizionato da qualche parte nel mezzo:

non onnipotente, ma capace di lavoro qualificato; non immortale, ma consapevole della propria mortalità.

In breve, il nuovo frammento rivela una visione dell’umanità come un processo di maturazione che si svolge tra l’animale e il divino.

Uno non è semplicemente nato umano:

essere umani, per gli antichi babilonesi, significava trovare un posto per se stessi all’interno di un campo più ampio definito dalla società, dagli dei e dal mondo animale. 

Fonte: https://www.bibliotecapleyades.net/

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                                       Il mito di Gilgames

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La Caverna Cosmica

 

Mithra e il sacrificio del Toro

All’equinozio di primavera cadeva per il mithraismo la nascita del mondo e il suo futuro rinnovarsi alla fine del Grande Anno.

Il mito narrava che Mithra, più riluttante, aveva ucciso un toro focoso per ordine del Sole, affondandogli un coltello sacrificale nel collo.

Ma lo spirito maligno Ahriman aveva cercato di contrastare il sacrificio-creazione mandando contro l’animale tutte le creature immonde per avvelenare in lui la fonte della vita: Lo scrorpione, che lo aveva punto ai testicoli cercando di divorarli, la formica e, secondo alcune interpretazioni, anche il serpente.

Ma grazie al Cane – simbolo nel contesto, delle forze benefiche – che gli aveva leccato la ferita neutralizzando i veleni maligni, il toro riuscì a generare dal suo corpo tutte le erbe e le piante salutari: dal midollo il grano, che spuntò sulla coda in forma di spiga, dal sangue la vite, e infine dal seme, raccolto e purificato dalla Luna, gli animali utili.

Quando la sua missione creatrice e salvatrice fu compiuta, il dio suggellò la sua amicizia con il Sole in un banchetto nella Caverna Cosmica, dividendo con lui la carne del toro: quel banchetto costituiva il modello dei pasti rituali dove i fedeli, ornati di maschere che indicavano i sette gradi iniziatici, servivano il capo della confraternita.

La vita del cosmo sarebbe stata segnata dalla lotta tra le forze del bene, guidate da Mithra, e quelle distruttive, guidate da Ahriman, sino alla fine del Grande Anno Allora sarebbe riapparso un toro annunciando <<l’apocalisse>> mentre Mithra sarebbe sceso sulla Terra separando i buoni dai malvagi, e immolando l’animale divino.

Poi mescolando il grasso del toro al vino, avrebbe offerto lo haoma, bevanda di immortalità, ai giusti che sarebbero resuscitati con i loro corpi mentre sarebbe caduto dal cielo un fuoco che avrebbe annientato Ahriman e la sua armata con i malvagi; e da quell’istante il cosmo avrebbe goduto di una felicità perfetta.

Di là dal velo del mito, nel mithraismo la tauroctnonia e l’allegoria della creazione attraverso il sacrificio, dove Mithra e il toro attuano, nelle funzioni di sacrificatore e di sacrificato, la loro opera.

Dalla rvisitazione di tutti questi miti primaverili emerge un motivo riccorrente: un sacrificio cui succede una creazione-rinascita, simboleggiati dal sole che incrocia e poi supera la linea dell’equatore celeste passando da nord a sud.

Scrive a questo proposito Hugo Winckler: <<Al tempo dell’equinozio nel segno dei Gemelli la più notevole figura astrale del cielo meridionale, la Croce del Sud, era visibile nel cielo di Babilonia … perciò la croce è segno dell’adempimento … l’ultimo segno grafico della scrittura alfabetica è una croce e ha come nome “adempimento” … perciò il mito del dio dell’anno si conclude al termine della sua orbita col “dio appeso alla croce”

Tratto dalle mie letture

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La città perduta di Z

La città perduta di Z e la sua misteriosa connessione con i potenti Atlantidei

by Ivan

Ci sono un certo numero di città antiche – considerate miti dalla maggior parte degli autori – che alcuni credono esistessero prima della storia scritta, in diversi luoghi sulla Terra.

The Lost City of Z, proprio come Atlantis è uno di questi luoghi misteriosi.

La persona più famosa che abbia mai cercato questa città perduta era un uomo di nome Percy Harrison Fawcett, un rinomato esploratore che cercò di scoprire la città a lungo sperata di rimanere nascosta da qualche parte nella giungla amazzonica.

Secondo miti e leggende, la città perduta di Z sarebbe stata eretta in tempi molto antichi dai discendenti di Atlantide. Si ritiene che gli Atlantidei sopravvissero alla distruzione della loro casa e fuggirono in diverse regioni della Terra, e alcuni di essi finirono in Amazzonia, dove alla fine si stabilirono.

Fawcett fece otto spedizioni, scomparendo nell’ultima in strane circostanze.

Ha trovato la città perduta di Z nella giungla amazzonica? La città perduta di Z potrebbe essere collegata a El Dorado e Atlantis? E cosa è successo esattamente a Fawcett nella sua ultima spedizione?

Nessuno sembra avere risposte per queste domande.

Ma da dove provengono storie di città massicce fatte di oro, abitate da esseri potenti?

Possiamo dire che parte delle storie proviene dal vecchio continente. In altre parole, quando gli esploratori europei iniziarono ad arrivare nelle Americhe, i miti e le leggende di creature soprannaturali e tribù pseudo-umane lentamente lasciarono il posto a storie di enormi città antiche nascoste nel cuore della giungla.

Ma qual è esattamente la ragione?

Alcuni autori sostengono che grazie all’abbondanza di comunità indigene affrontate dagli europei e ai loro esuberanti riti religiosi hanno alimentato le fantasie europee che si sono diffuse rapidamente.

Pensando a una grande civiltà la cui ricchezza non si può immaginare è stata rapidamente riconosciuta come un’idea comune. Un’idea che sarebbe poi divenuta nota a molti autori, diventata nota come la leggenda di El Dorado e che, peraltro, soddisfaceva la delirante fame d’oro dei primi, e di molti dei seguenti, visitatori del continente.  

The Lost City of Z e Col. Percy Harrison Fawcett 

Il Col. Percy Harrison Fawcett era un esploratore britannico che nel 1912 nominò la Città Perduta di Z dopo aver trovato un antico documento intitolato Manoscritto 512, conservato nella Biblioteca Nazionale del Brasile. Si ritiene che la sua convinzione sia stata alimentata in parte a causa della riscoperta della città perduta di Machu Picchu nel 1911.

Quello che vedi qui è la prima pagina del testo originale brasiliano intitolato Manoscritto 512.

Il documento-Manoscritto 512-si crede sia stato scritto da Bandeirantes portoghese, João da Silva Guimarães, che presumibilmente scoprì le rovine di una possente città antica, contenente archi, statue e templi coperti di geroglifici, nel profondo della giungla amazzonica nel 1753 Mentre Guimarães ha descritto la città in modo molto dettagliato, non è riuscito a dare la sua posizione.

L’enigmatico manoscritto è completato da dettagli curiosi, come la documentazione della scoperta di un sacchetto di monete d’oro con la sagoma di un arciere e una corona, o la riproduzione di geroglifici copiati da vari angoli della città, che alcuni dicono nuda come una strana somiglianza con lettere greche e fenicie.

In un certo senso, Fawcett era ossessionato dalle città perdute.

Durante i suoi viaggi, Fawcett aveva sentito parlare di un’antica città sotterranea segreta situata “da qualche parte” nella giungla del Cile, che, secondo racconti, leggende e resoconti, era fatta di strade lastricate d’argento e tetti d’oro.

Fawcett scrisse della Lost City of Z in una lettera a suo figlio nel 1912:

Mi aspetto che le rovine siano di carattere monolitico, più antiche delle più antiche scoperte egiziane. A giudicare dalle iscrizioni trovate in molte parti del Brasile, gli abitanti usavano una scrittura alfabetica associata a molte antiche scritture europee e asiatiche. Ci sono anche voci di una strana fonte di luce negli edifici, un fenomeno che riempì di terrore gli indiani che sostenevano di averla vista.
Il posto centrale che chiamo “Z” – il nostro obiettivo principale – è in una valle sormontata da alte montagne. La valle è larga circa dieci miglia, e la città è al centro di essa, avvicinata da una carreggiata di pietra a canna. Le case sono basse e senza finestre, e c’è un tempio piramidale. Gli abitanti del posto sono piuttosto numerosi, hanno animali domestici e hanno miniere ben sviluppate sulle colline circostanti. Non molto lontano c’è una seconda città, ma le persone che vi abitano sono di ordine inferiore a quelle di “Z”. Più a sud c’è un’altra grande città, metà sepolta e completamente distrutta.

Il mistero dietro la scomparsa di Fawcett

Allora, cosa è successo a uno dei più famosi esploratori della storia?

Nel 1921, la prima spedizione a trovare la città perduta di Z fu assemblata da Fawcett. La sua ricerca di Z è culminata con la sua scomparsa e l’apparizione di molti miti e storie che circondano la sua fede.

La sua ultima spedizione è stata fissata a marzo nell’aprile del 1925, questa volta finanziata da giornali e società come la Royal Geographic Society e i Rockefeller. Fawcett era certo che la sua spedizione sarebbe culminata con la scoperta della mitica città.

Nel maggio del 1925, le spedizioni avevano raggiunto il bordo di un territorio inesplorato, esplorando un’area che nessuno straniero aveva mai osato attraversare.

Le convinzioni di Fawcett erano fortemente influenzate da quello che gli indiani gli avevano raccontato sulle presunte città perdute disseminate nella giungla amazzonica. Perfino la sua penultima lettera – nove giorni prima che misteriosamente sparisse, menziona una di queste storie.

Corrispondenza del colonnello Fawcett datata 20 maggio 1925

“Ho visto il capo indiano Roberto e ho parlato con lui.
Sotto l’influenza crescente del vino che ha corroborato, tutto il mio amico di Cuyaba mi ha detto, e altro ancora. A causa di ciò che suo nonno gli aveva detto, voleva sempre fare il viaggio verso la cascata, ma ora è vecchio. È dell’opinione che i cattivi indiani siano numerosi lì, ma si è impegnato a dichiarare che i suoi antenati avevano costruito le vecchie città. Questo sono incline a dubitare, perché lui, come gli indiani Mechinaku, è di tipo marrone o polinesiano, il tipo giusto è rosso che associo alle città”.

La squadra ha viaggiato in un territorio che nessuno aveva mai visto. Hanno affrontato molti pericoli, ma non si arresero. Alla fine raggiunsero un’area chiamata “Dead Horse Camp” quando Fawcett rimandò i dispacci per altri cinque mesi, fermandosi infine dopo il quinto. In questa spedizione, avrebbe inviato una lettera a sua moglie dicendo (datata 29 maggio 1925):

“Mia cara Nina,
Il tentativo di scrivere è irto di molte difficoltà, grazie alle legioni di mosche che lo infastidiscono dall’alba al tramonto – e talvolta per tutta la notte! I peggiori sono quelle piccole che sono più piccole di una capocchia di spillo, quasi invisibili, ma pungono come una zanzara. Le nuvole di loro sono sempre presenti. Milioni di api si aggiungono alla pestilenza, e altri insetti in abbondanza, orrori pungenti che si impadroniscono di tutte le mani. Persino le reti per la testa non le tengono fuori, e come per le zanzariere, i parassiti volano attraverso di loro! È piuttosto esasperante.
Speriamo di attraversare questa regione in pochi giorni, restiamo qui per un po ‘di tempo per accamparci e per il ritorno dei peoni, che sono ansiosi di tornare, perché ne hanno abbastanza – e non li biasimo. Andiamo avanti con otto animali: tre muli da sella, quattro muli da carico e una madrinha, un animale leader che tiene uniti gli altri. Jack è in forma e si sta rafforzando ogni giorno, anche se soffre un po’ per gli insetti.
Io stesso sono morso o punto dalle zecche e questi piccoli insetti, chiamati seni, su tutto il corpo. È Raleigh di cui sono preoccupato. Ha ancora una gamba fasciata in una benda ma non tornerà indietro. Finora abbiamo cibo in abbondanza e non c’è bisogno di camminare, ma non sono sicuro per quanto tempo durerà. Potrebbe esserci poco da mangiare per gli animali mentre ci dirigiamo più in là. Non posso sperare di alzarmi in piedi in questo viaggio meglio di Jack o Raleigh – i miei anni in più raccontano, anche se faccio del mio meglio per rimediare con entusiasmo – ma io dovevo farlo

Calcolo che contatterò gli indiani in circa una settimana, forse dieci giorni, quando dovremmo essere in grado di raggiungere la tanto discussa cascata.

Eccoci al Dead Horse Camp, Lat. 110 43 ‘S e 540 35’ O, il punto in cui il mio cavallo morì nel 1920. Restano solo le sue ossa bianche. Possiamo lavarci da soli qui, ma gli insetti lo rendono una questione di grande fretta. Tuttavia, la stagione è buona. È molto freddo di notte e fresco al mattino, ma gli insetti e il calore ritornano in pieno vigore a metà giornata, e da allora fino a sera è pura miseria in campo.

Non devi temere alcun fallimento …”

Quelle erano le ultime parole del Col. Percy Harrison Fawcett.

Passarono due anni e di Fawcett e la sua squadra non si è sentito nulla.

Ciò ha comportato l’avvio di molte spedizioni per trovarle.

Misteriosamente, ogni spedizione ha subito lo stesso destino di Fawcett.

La scomparsa di Fawcett ha portato a un totale di 13 spedizioni in cui più di cento persone hanno perso la vita, tentando di trovare non solo Fawcett ma anche la leggendaria città perduta di Z.

Nessuno sa cosa sia successo esattamente a Fawcett, alla sua spedizione ea più di cento persone che hanno tentato di cercarlo.

Alla fine furono proposte numerose teorie.

Alcuni dicono che Fawcett e la sua squadra sono stati uccisi da una tribù amazzonica, mentre le lontre suggeriscono che potrebbero essere stati affamati, affogati o sofferti di una malattia. Ci sono alcuni che dicono anche che potrebbero essere stati derubati e uccisi dai banditi nella regione.

Immagine in evidenza Credito: Leon Tukker. Pubblicato con permesso.

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Antiche Civiltà hanno sperimentato cose incredibili?

I testi suggeriscono che di 12.000 anni fa una bomba atomica è esplosa sulla terra distruggendo la civiltà? 

Questo testo di 12.000 anni fa rivela che in un lontano passato una bomba atomica esplose sulla Terra? 

Più di 12.000 anni fa, un evento incredibile ha lasciato un segno nell’antica civiltà indù. 

Innumerevoli testi antichi descrivono storie affascinanti che molti autori credevano, accadute migliaia di anni fa sulla Terra. Mentre molte antiche civiltà in tutto il mondo hanno lasciato un segno nella storia con innumerevoli scritture, monumenti e oggetti antichi che ci costringono a rivalutare ciò che sappiamo della storia, molti di questi racconti sono percepiti con la nozione di incredulità dagli studiosi mainstream. Alcuni chiamano questi racconti come mitologia, alcuni si riferiscono ad esso come al folklore, ma la verità è che ci sono innumerevoli testi antichi che indicano come antiche civiltà in tutto il mondo abbiano sperimentato cose incredibili, e si sono assicurati di documentarle nel modo migliore possibile. 

Per quanto possa sembrare discutibile, molte persone in tutto il mondo credono che ci sia un’alta probabilità che nel lontano passato, decine di migliaia di anni fa, l’umanità fosse stata visitata da esseri, non della Terra. Molte persone credono ancora che siamo stati visitati ancora oggi, e ci sono ampie prove che suggeriscono che siamo continuamente visitati dalle civiltà, non della Terra. Oggi, le prove delle visite possono essere trovate in innumerevoli immagini, video e registrazioni messe a disposizione del pubblico. Ci sono innumerevoli video e immagini di presunti avvistamenti UFO. Alcuni potrebbero non essere reali, ma alcuni potrebbero essere veritieri. 

Tuttavia, come avrebbe potuto l’umanità antica, migliaia di anni fa, documentare ciò che avevano visto? Immaginate di vivere 10.000 anni fa da qualche parte in India, e alzi lo sguardo verso il cielo e vedi quello che oggi si chiama UFO. Come potresti documentare meglio questa esperienza? 

Le antiche civiltà di tutto il mondo hanno fatto ricorso all’arte rupestre, ai petroglifi, ai geoglifi, all’arte della ceramica e persino alla scrittura. Dagli dei che discesero dal cielo, menzionati in numerose antiche culture in tutto il mondo, a incredibili “dischi” volanti menzionati dagli antichi egizi migliaia di anni fa, prove che suggeriscono che siamo stati visitati da antichi alieni si possono trovare tutt’intorno a noi. 

Possibili prove scritte di antichi contatti alieni e di tecnologie avanzate esistenti sulla Terra migliaia di anni fa possono forse essere trovate se diamo un’occhiata al Mahabharata e al Ramayana. 

Si ritiene che questi antichi testi documentino incredibili tecnologie e storie di ciò che molti credono siano la prova che gli alieni siano tra noi in carne e ossa. 

Il Mahabharata è una delle due grandi epopee sanscrite nell’antica India, l’altra è il Ramayana.

Consiste di 100.000 versi divisi in 18 parti o libri equivalenti a otto volte l’Iliade e l’Odissea combinati.

 Il sacrificio del serpente di Janamejaya. Credito dell’immagine: Wikimedia Commons.  

Questi antichi testi sono più di una narrazione storica.  

È una combinazione di fatti, storie di leggende e miti. 

Una vasta collezione di discorsi didattici scritti in una lingua meravigliosa, che alimentano tutta la mitologia indù e creano una delle principali religioni mondiali: l’induismo. 

Tra questi testi storici, vediamo una storia di un evento devastante che si è verificato migliaia di anni fa. Questo evento, incomparabile a qualsiasi altro storico anche nella storia antica, sembra molto familiare agli eventi che hanno scosso la storia moderna: l’uso di bombe atomiche. 

Lo storico Kisari Mohan Ganguli, sostiene che il Mahabharata e il Ramayana sono pieni di descrizioni di grandi olocausti nucleari che sembrano avere proporzioni incredibilmente più alte di quelle di Hiroshima e Nagasaki.  

Curiosamente, quando uno studente chiese al Dr. Oppenheimer se il primo ordigno nucleare esploso fosse quello di Alamogordo. durante il Progetto Manhattan, ha risposto … Beh. Nei tempi moderni, , certo 

Quindi, cosa dice quel testo antico? E come si può essere sicuri che descriva effettivamente un evento nucleare, che si è svolto sulla Terra migliaia di anni fa? 

 Un’illustrazione manoscritta della Battaglia di Kurukshetra, combattuta tra i Kaurava e i Pandava, registrata nell’epopea di Mahabharata. Credito dell’immagine: Wikimedia Commons. 

L’antico testo indù, il Mahabharata:  

“Gurkha, vola con un Vimana veloce e potente,
lanciato come un singolo proiettile
carico del potere dell’universo.
 

Una colonna incandescente di fumo e fiamme,
brillante come diecimila soli,
è aumentato con tutto il suo splendore. 
 

Era un’arma sconosciuta,
un fulmine di ferro,
un gigantesco messaggero di morte,
che ha ridotto in cenere
l’intera razza dei Vrishnis e degli Andhaka. 
 

I cadaveri erano così bruciati
da essere irriconoscibili. 

Capelli e unghie cadevano;
Le ceramiche si sono rotte senza causa apparente,
e gli uccelli diventarono bianchi. 
 

… Dopo poche ore
tutti i prodotti alimentari erano infetti …
… per sfuggire a questo fuoco
i soldati si gettarono nei torrenti
per lavarsi togliendosi il loro equipaggiamento.”

Un secondo passaggio:  

“Dense frecce fiammanti,
come una grande doccia,
emesso sulla creazione,
che comprende il nemico.
Una densa oscurità si insinuò rapidamente sui padroni di Pandava.
Tutti i punti di orientamento erano persi nell’oscurità.
Il vento feroce cominciò a soffiare
Le nuvole ruggirono verso l’alto,
inondando di polvere e ghiaia. 

Gli uccelli gracchiarono follemente … gli stessi elementi sembravano disturbati.  Il sole sembrava oscillare nei cieli La terra tremò, bruciato dal terribile calore violento di quest’arma.  

Gli elefanti hanno preso fuoco
e correvano avanti e indietro in delirio …
su una vasta area,
altri animali si accasciarono a terra e morirono.
Da tutti i punti cardinali, 
le frecce fiammanti piovevano continuamente e ferocemente.”- Il Mahabharata 

Il testo sopra descritto descrive un evento violento e terribile, che molti autori sostengono, può essere paragonato solo a una bomba nucleare che esplode sulla Terra. 

Tuttavia, ci sono molti altri riferimenti nel Ramayana che sembrano molto simili a quelli descritti nel testo sopra.  

Ma ci sono prove, oltre ai testi che sostengono la teoria che un ordigno nucleare è detonato sulla Terra migliaia di anni fa?  

Secondo i teorici degli antichi astronauti, c’è.  

Le prove, si noti che i teorici degli antichi astronauti, sono state trovate nel 1992, quando i ricercatori hanno scoperto nel Rajasthan, a 16 chilometri a ovest di Jodhpur, uno strato di cenere radioattiva, che copre un’area di circa otto chilometri quadrati.  

La radiazione era presumibilmente così intensa che oggi contamina ancora l’area.  

Gli antichi siti archeologici di Harappa e Mohenjo-Daro sono trattati come un altro importante elemento di prova: lì gli esperti hanno scoperto scheletri sparsi in tutta la zona quasi come se un evento improvviso ed estremamente distruttivo fosse avvenuto lì, devastando intere città.  

“(Era un’arma) così potente che potrebbe distruggere la terra in un istante Un grande suono in ascesa con fumo e fiamme E su di esso vi si trovava la morte …” – Il Ramayana

Quindi cosa è successo veramente migliaia di anni fa? Che cosa ha documentato l’uomo antico in questi antichi testi? È davvero possibile che un ordigno simile a una bomba atomica sia esploso sulla Terra, circa 12.000 anni fa?

Il Mahabharata e il Ramayana descrivono davvero le armi nucleari? Se sì, da dove venivano queste armi? Gli dei?

Se una bomba atomica è realmente esplosa in passato, avrà lasciato la prova visibile di un cratere? I teorici degli antichi astronauti dicono di sì e indicano un cratere con 2154 metri di diametro, situato a 400 chilometri da Mumbai. 

La data in cui il cratere si è formato, secondo gli esperti, va da 12.000 a 50.000 anni fa. 

Credito immagine in evidenza: Shutterstock 

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L’Astra Brahmashirsha il gigantesco messaggero di morte

Antiche e potenti armi nucleari?
Descritte in antichi testi millenari

I testi antichi descrivono le armi potenti che gli dèi usavano sulla Terra migliaia, persino forse decine di migliaia di anni fa. “… Una colonna incandescente di fumo e di fiamma, luminosa più di dieci mila soli, si alzò in tutto il suo splendore. Era un’arma sconosciuta e un fulmine di ferro, un gigantesco messaggero di morte, che ridusse in cenere l’intera razza … “

E se le civiltà antiche avessero interpretato erroneamente i visitatori alieni come “dei”?

Quando diamo un’occhiata alla storia e leggiamo attraverso gli innumerevoli testi antichi lasciati da civiltà diverse in tutto il pianeta, notiamo una grande quantità di informazioni, che menzionano gli dei – che discendevano dal cielo – portando armi potenti sulla Terra, cose che gli antichi non avevano mai visto prima.

Ma queste “antiche armi” sono solo forse parte del folklore e dei miti? Che cosa accadrebbe se questi testi antichi non le descrivessero come mito e leggende, ma le armi reali, portate da civiltà straniere avanzate che furono interpretati come dèi?

Curiosamente, un recente studio – intitolato “Specie Indigene Tecnologiche” presentato da Jason Wright, assistente di astrofisica e astronomia della Pennsylvania State University, suggerisce che il nostro pianeta e altri corpi celesti nel nostro sistema solare siano stati abitati, nel lontano Passato da stranieri antichi. Il professor Wright suggerisce che le descrizioni tecniche extraterrestri potrebbero essere estremamente vecchie, limitando i luoghi che potrebbero ancora essere trovati sotto le superfici di Marte e la Luna, o nel sistema solare esterno.

Se diamo un’occhiata alla mitologia antica greca e indù, le armi degli dei sono degli attrezzi profondamente mortali capaci di incenerire dei nemici e di sottomettere intere civiltà.

L’attrezzo creato dall’antico Dio Hindu Vishnu era il Narayanastra – l’arma personale del Signore Vishnu.

Questa Astra (“arma” in sanscrito) a sua volta spara una potente quantità di missili mortali contemporaneamente. L’intensità della portata aumenta con un aumento della resistenza. L’unico modo di difendersi verso questo missile è quello di mostrarsi totalmente remissivi prima che i missili colpiscano. Questo a sua volta, farà sì che questa arma si arresti risparmiando l’obiettivo.

È interessante notare che se questa arma venisse utilizzata SOLO due volte invece di una, potrebbe allora distruggere entrambi gli eserciti.

Forgiata dal Signore Brahma era il Brahmastra. Questa arma feroce è descritta in un certo numero di purana – un vasto genere di letteratura indiana su una vasta gamma di argomenti – come arma molto distruttiva. Si dice che quando il Brahmastra veniva usato, non c’era né un contrattacco né una difesa che potesse fermarlo.

Il Brahmastra non ha mai perso la sua efficacia e veniva utilizzato con un intento molto specifico contro un nemico o un esercito individuale, in quanto il bersaglio era sottoposto a una distruzione completa.

Tuttavia, forse il dettaglio più importante del Brahmastra era il suo danno collaterale. Secondo i testi antichi, la terra in cui l’arma fu usata, tutta la vita dentro e intorno a essa esistita, diventava BARRATA. Gli uomini e la donna esposti ad essa sono diventati infertili. Dopo l’uso dell’arma, le piogge diminuirono e sulla terra crebbero fessure.

Infatti, il Brahmastra è menzionato negli epici e nei Veda come arma di ultima istanza e non è mai stata usata per combattere.

Nell’antico Mahabharata, si dice che questa arma sia un singolo proiettile carico di tutto il potere dell’universo.

L’evoluzione di questa arma terrificante è l’Astra Brahmashirsha. Si dice che l’astra di Brahmashirsha sia quattro volte più forte del Brahmastra. Nel Mahabharata, si spiega che quando questa arma fu evocata e usata ci sarebbero state fiamme, tuoni e la caduta di mille meteoriti, accompagnati da un gran frastuono e tremolio della terra.

Un’altra arma terribile – che ha lasciato scenari apocalittici – era il Pashupatastra. Pashupatastra è l’arma più distruttiva, potente e irresistibile di tutte le armi menzionate nella mitologia indù. Si dice che questa terribile arma antica sia in grado di distruggere ogni forma di vita.

Una narrazione dalla traduzione di Kisari Mohan Ganguli di Mahabharata riguardo al potere di Pashupatastra:

O tu delle braccia potenti, quell’arma (Pashupatastra) è superiore al Brahma, alla Narayana, all’Indra, all’Agneya e alle armi Varuna. In verità, è in grado di neutralizzare ogni altra arma dell’universo. Fu con quell’arma in tempi antichi che l’illustre Mahadeva aveva bruciato e consumato in un momento la tripla città delle Asura. Con la massima facilità, Mahadeva, usando quella singola freccia, ha raggiunto tale obiettivo. Quell’arma, sparata dalle braccia di Mahadeva, può, senza dubbio, consumare in metà del tempo, con l’innesco di uno scintillio degli occhi, tutto l’universo con tutte le sue creature mobili e immobili. Nell’universo non esiste nessuno che non possa essere ucciso da quell’arma compreso anche le divinità, incapaci di salvarsi.

Guardando la versione tradotta del Mahabharata, molti sono d’accordo che evidentemente descrive di come gli ‘Dei’ usavano armi avanzate sulla Terra decine di migliaia di anni fa. Gli eventi catastrofici che hanno scosso i continenti sono descritti nel modo seguente:

Gurkha, battendo un rapido e potente Vimana, ha lanciato un singolo proiettile carico di tutto il potere dell’Universo. Una colonna incandescente di fumo e di fiamma, luminosa di diecimila soli, si alzò in tutto il suo splendore. Era un’arma sconosciuta e un fulmine di ferro, un messaggero gigantesco di morte, che ridusse in cenere l’intera razza dei Vrishnis e degli Andhakas.

I cadaveri erano così bruciati da essere irriconoscibili. I capelli e le unghie caddero. La ceramica si è rotta senza alcuna causa apparente e gli uccelli sono diventati bianchi. Dopo poche ore, tutte le fonti alimentari sono state infettate …, per sfuggire a questo fuoco; I soldati si gettarono in torrenti per lavare se stessi e tutte le loro attrezzature.

Dopo aver letto quanto sopra, non si nota una somiglianza con le armi che abbiamo oggi? È come se la storia si ripetesse. Questi antichi testi indù descrivono ciò che oggi può essere interpretato come la bomba nucleare.

Le terribili conseguenze descritte dall’uso di armi antiche quali Brahmashirsha Astra, Pashupatastra e Brahmastra sono estremamente simili a quelle dopo la detonazione di una bomba nucleare. Ci sono scienziati che stimano che se ci fosse una guerra nucleare che causi 100 esplosioni nucleari come quelle di Hiroshima sulle città, potrebbero significativamente causare una  perdita di vite in decine di milioni dai soli effetti climatici a lungo termine. L’ipotesi climatologica è che se ogni città avesse un fuoco causato da una esplosione, un’enorme quantità di fuliggine potrebbe essere gettata nell’atmosfera che potrebbe ricoprire la terra, tagliando la luce solare per anni e provocando la rottura delle catene alimentari, in quello che si chiama un inverno nucleare.

Cosa succederebbe se … gli antichi non avessero descritto leggende e miti quando parlavano della Brahmashirsha Astra, del Pashupatastra e del Brahmastra, ma di armi reali portate sulla Terra dagli Dei, che avrebbero potuto essere carne e sangue alieno?

Manoscritto illustrazione della battaglia di Kurukshetra
Credito immagine: WikimediaCommons. 

Chiediti, quali sono le definizioni di “Dio” e quelle di un alieno? Nessuno può dire che questi due termini non possono essere combinati o che un significato simile non li definisca.

Fermiamo l’immagine per un secondo, come se fossimo dei viaggiatori di oggi nell’antico Egitto di 2000-3000 anni fa, arrivando in aerei jet, elicotteri, e con le nostre tavolette, smartphone e armi potenti.

Come interpreterebbero quelle antiche persone in Egitto? Ci considererebbero come uomini comuni?

Credo che ci farà distinguere dal resto, dandoci una nozione di potere, semplicemente perché gli antichi umani allora non avrebbero riconosciuto la nostra tecnologia, non lo avrebbero capito, quindi è molto probabile che gli antichi popoli ci avrebbero categorizzato Come “Dei” che venivano a visitarli dal cielo, in un volare di uccelli con ali scintillanti, producendo fumo, fuoco e rumore estremo durante l’atterraggio … Molto come le descrizioni degli dèi antichi in Mesoamerica e in Asia, quando i serpenti o i Dragoni piumati arrivarono dalle stelle, Creando caos e danni nell’atterraggio.

Curiosamente, il ricercatore scientifico del progetto di Manhattan, il Dott. J. Robert Oppenheimer, che apparentemente aveva familiarità con gli scritti antichi sanscriti sapeva che avevano avuto esplosioni atomiche nel passato lontano sulla Terra.

In un’intervista condotta dopo aver visto il primo test atomico, ha citato la Bhagavad Gita:

“Ora sono diventata la morte, il distruttore dei mondi. Suppongo che tutti ci siamo sentiti così.”

Inoltre, quando uno studente ha chiesto al dottor Oppenheimer se il primo dispositivo nucleare è stato fatto in quel di Alamogordo. Durante il Progetto Manhattan, ha risposto … beh … sì. In tempi moderni, sì, naturalmente.

Ma dove sono le prove se tali armi esistevano nel lontano passato?

Nel Pakistan moderno, nelle vicinanze delle rive del fiume Indus, possiamo trovare uno dei siti archeologici più enigmatici della superficie del pianeta, che una volta apparteneva ad una delle più antiche civiltà del pianeta, la Valle dell’Indo Civiltà- Mohenjo-Daro.

Insieme a Harappa si trovano circa settanta chilometri più a nord-est, Mohenjo-Daro e Harappa sono due delle più antiche città appartenenti alla civiltà della Valle dell’Indo.

È interessante notare che, proprio come l’antica civiltà sumera, la Valle dell’Indo sembrava essere emersa improvvisamente, senza alcuna traccia di una precedente evoluzione prima dell’apparizione di Harappa e Mohenjo-Daro.

Ma se l’apparenza di una tale civiltà sorprendente rimane un mistero, la loro scomparsa è ancora più affascinante fu inizialmente attribuita all’arrivo di persone invasive di origine indoeuropea.

Curiosamente, gli esperti hanno trovato diversi resti scheletrici a Mohenjo Daro. Secondo gli esperti, la morte è arrivata molto rapidamente.

È interessante notare che esiste un cosiddetto epicentro di circa 45 metri di diametro al centro della città in cui il terreno e gli edifici sembrano essere cristallizzati come se fossero esposti ad una fonte di calore massiccia.

Negli edifici situati vicino al centro della città, i ricercatori hanno scoperto che i mattoni delle pareti che si affacciano verso l’esterno e che guardano lontano dall’epicentro sono anch’esse fuse.

Tuttavia, secondo i ricercatori, questo potrebbe essere stato raggiunto solo  esponendo gli edifici ad una temperatura di oltre 1500° C.

Che tipo di armi avrebbe potuto causare tali effetti devastanti sia alle persone che agli edifici circostanti?

È possibile e che, come alcune persone sostengano, Mohenjo-Daro sia stata davvero distrutta da un’esplosione nucleare.

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Traduzione e adattamento: https://ningizhzidda.blogspot.it/

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