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«Nel mezzo del cammin di nostra vita “ci ritrovam” per una selva oscura, ché la diritta via era smarrita.»

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 Negli anni 90 l’Italia era la quinta potenza mondiale. Eppure la costituzione era la stessa di adesso…Meditate…

di jedanews.it

Dell’Italia nel dopoguerra non era rimasto quasi più nulla, una nazione che aveva il PIL del Bangladesh, e che doveva decidere in che direzione andare per risollevarsi.

Da quando i padri fondatori, seduti sulle macerie hanno stilato la Costituzione più bella del mondo che garantisce i diritti umani fondamentali, e i nostri nonni e padri si sono sacrificati spaccandosi la schiena per una nazione migliore, l’Italia in 35 anni è risorta dai cumuli di macerie diventando la quinta potenza mondiale e il primo Paese al mondo per risparmio privato e per ricchezza privata pro-capite. Fino ad arrivare al 1994, quando le agenzie di rating ci definivano “Economia leader d’Europa”, quando “stracciavamo” la Germania sia in produzione che export. Un paese sovrano di se stesso ricco, ricchissimo, diritti garantiti, Stato sovrano, Parlamento sovrano, Costituzione sovrana. Una legislazione del lavoro che era invidiata da tutto il Pianeta.

Eppure la Costituzione era quella di adesso, la stessa che ora viene considerata un problema dai nuovi pseudo padri costituenti che (sotto pressione delle élite finanziarie mondiali) vorrebbero renderla carta straccia a colpi di referendum.
Vogliono farci credere che basta una riforma costituzionale per risollevare l’ Italia, che la seconda parte della nostra bella Costituzione vada rivista, superando sistemi che hanno perso il loro significato storico (vedi Bicameralismo). È però un dato di fatto che il Bicameralismo perfetto, abbinato ad un sistema elettorale di tipo proporzionale, non ha impedito all’Italia di diventare quinta potenza economica al mondo, e di avere tra i migliori sistemi di tutela sociale e civile per i lavoratori e le famiglie.

La legge sul divorzio, quella sull’aborto, lo Statuto dei lavoratori, la riforma del diritto di famiglia, il Sistema sanitario nazionale, furono tutte leggi approvate con l’attuale sistema costituzionale.

Ma allora se Costituzione non è il problema dell’ Italia, qual’ è il VERO problema? Perché negli ultimi anni siamo scesi così in basso pur avendo la Costituzione più bella del mondo?

Nel 1993 dei tecnocrati europei che nessun italiano ha mai eletto avevano creato il Trattato di Maastricht, poi nel 2007 quello di Lisbona, fino ad arrivare all’Unione Europea (che una volta erra Comunità Europea) con la conseguente creazione della moneta unica, tutti fattori che  lentamente negli anni hanno esautorato il Parlamento del tutto, hanno tolto all’Italia la sovranità monetaria, e hanno persino violato già in parte la nostra Costituzione.

Cari politici, ma se la costituzione è la stessa dei “tempi d’oro”, i sistemi politici lo stesso, forse il problema non sarà rappresentato dalle cose che oggi abbiamo di diverso da quei tempi, ovvero l’austerity e l’Euro ?

Fonte diretta: http://www.jedanews.it/blog/storia-2/italia-potenza-mondiale-costituzione/

Lo dicono Loro:

Carpeoro: Renzi è finito. E’ solo, nessuno si fida più di lui

napolitano1Napolitano è stato il garante di Renzi nei confronti del sistema economico-finanziario europeo e degli altri capi di Stato: nessuna sorpresa, quindi, che oggi si schieri con Renzi. Ma il problema è che il referendum è solo lo strumento per far fuori Renzi. E un sostituto di Renzi già pronto in realtà non c’è, neanche il leader grillino Di Maio. Quindi passerebbe un altro annetto: prima di eliminarlo vogliono che Renzi rantoli, per un bel po’ di tempo. E Napolitano, che è stato il suo garante nazionale e internazionale, non ci sta. Ma questo cosa cambia? Il voto del 4 dicembre non cambia niente, gli italiani sono destinati a subire le stesse cose che subivano prima del referendum.

Le cose cambieranno solo per Renzi. Perché anche il potere, nel senso più deteriore del termine, richiede una rete di complicità. E Renzi ha commesso un errore: al di là del sostegno che gli ha dato Napolitano, in questo momento è politicamente solo. Non ha più nessuna complicità: i possibili complici li ha “solàti” tutti. Berlusconi, Letta, D’Alema, Bersani: non ha mantenuto nessuno degli impegni che, con loro, aveva preso verbalmente. E quindi adesso è drammaticamente solo, sta precipitando in un dirupo e non trova nessun appiglio per fermare la caduta. Continua QUI

Dietro questa riforma c’è il golpe di Napolitano

di Paolo Becchi – 30/11/2016

0-16283“La revisione della Costituzione ha un obiettivo politico ben preciso: è il tentativo di portare a compimento in modo legale quel colpo di Stato architettato nell’estate del 2011 dall’allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano con il sostegno della Banca centrale europea (BCE). Non bisogna infatti dimenticare che la mente della riforma in corso non è certo Renzi, che è un mero esecutore, ma Napolitano, che sino alla sua peraltro meramente formale uscita di scena è stato il vero Capo del Governo, rispetto al quale prima Monti, poi Letta e infine Renzi sono stati solo dei docili strumenti. […] La riforma costituzionale e la legge elettorale, il cosiddetto Italicum, sono strettamente legate, e hanno un unico obiettivo: realizzare ciò che Napolitano si è prefissato già dal 2011, vale a dire l’instaurazione di un regime postdemocratico, in cui il potere sarà affidato a un Primo ministro dotato, all’interno, di poteri pressoché assoluti e, all’esterno, completamente sottoposto ai diktat dell’Unione europea e della finanza globale. […] Al posto di un governo democratico si vuole dunque un governo oligarchico che sappia applicare con rapidità le direttive di Bruxelles, come JP Morgan, nel documento che di seguito citiamo, invitava a fare: le costituzioni del dopoguerra come la nostra avevano una connotazione troppo pericolosamente socialdemocratica, per questo devono essere cambiate. Ricordate? Era stata proprio la società finanziaria americana, nel 2013, a dare le indicazioni fondamentali all’Italia: le costituzioni mostrano una forte influenza socialista, aveva scritto, «che riflette la forza politica che i partiti di sinistra hanno guadagnato con la sconfitta del fascismo». E ancora: Continua QUI

Il “no” supererà qualsiasi sondaggio

 Scritto il 29 novembre 2016 by Federico Dezzani

renzi-genova-2-220x150Il voto sulla riforma Boschi si avvicina ed il mondo politico, premier in testa, è totalmente assorbito dalla campagna referendaria. Non spenderemo neppure una parola nel tentativo di influenzare o mobilitare gli italiani: abituati a giocare d’anticipo, diremo soltanto che il “no” alla riforma Boschi vincerà, e lo farà con un margine superiore a quello previsto da qualsiasi sondaggio: 60% contro il 40% per il “sì”. Alla base del nostro ragionamento c’è il referendum abrogativo dell’aprile 2016, che portò alle urne 16 milioni di persone, espressesi all’85% contro il governo: per Matteo Renzi, “il fuoriclasse” della politica (De Benedetti dixit) che ha trasformato il referendum in un plebiscito sulla sua persona, è impossibile anche solo pareggiare quella cifra.

Il “no”? Vincerà col 60%

Vaga, il premier Renzi, inquieto e spaesato, aspettando il fatidico 4 dicembre: l’errore di aver trasformato il referendum sulla riforma Boschi in un plebiscito, un sì o un no sull’azione di governo, gli ha tolto ormai da mesi il sonno. La sconfitta di Hillary Clinton, la candidata per cui il presidente del Consiglio (unico in Europa) si era speso pubblicamente, gli sottrae poi qualsiasi appiglio cui aggrapparsi il giorno dopo il referendum, quel fatidico 5 dicembre che segnerà, se non la fine, perlomeno una durissima battuta d’arresto alla carriera del premier. Continua QUI

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Qualche riflessione sul referendum di Pietro De Sarlo

Comunque vadano a finire le cose questa campagna elettorale sarà ricordata come la più spregevole della storia della Repubblica. Come altro si può definire una campagna elettorale che ha sdoganato una volta per tutte il clientelismo? Il Devoto – Oli lo definisce un “sistema di rapporti tra persone basato su favoritismo (soprattutto in campo politico), in nome di un reciproco interesse”.

Nei tempi della mia gioventù questa pratica era vissuta come abietta, contraria al senso stesso della politica come aspirazione nobile a spendersi per il bene della collettività. Era una pratica gestita dai sottopancia, di nascosto, nei vicoli e chi la praticava la negava e se ne vergognava. Ora non un sottopancia ma il Presidente della Regione Campana incita una platea numericamente, e forse non solo numericamente, nutrita di sindaci ad offrire pizze, totani e frittelle e con orgoglio proclama, riferendosi ad uno dei sindaci presenti: ”Come sa fare lui la clientela lo sappiamo. Una clientela organizzata, scientifica, razionale come Cristo comanda. Che cosa bella!”. Ecco, che cosa bella la clientela! Altro che la tensione morale ed etica e la preoccupazione di fare una costituzione moderna e rispettosa dei principi di democrazia e dei diritti inalienabili degli esseri umani dei nostri Padri Costituenti.

Complimenti! L’esaltazione del do ut des come sistema di Governo. Anzi, che dico! Il Governo non serve più: basta il sottogoverno! Continua QUI

«L’Italia politica di questo tipo è finita….»

Serve una rivoluzione: non pagare le tasse, non votare più

Renzi è spacciato, perché ormai è solo. E’ completamente isolato, perché nessuno si fida più di lui: «Persino tra gangster, lo sgarro è un’infrazione grave. E Renzi non ha mai mantenuto la parola data. Lo stesso Napolitano, suo garante internazionale, non se l’è sentita di fargli da garante massonico: in massoneria, Renzi non lo fanno entrare. E il suo isolamento è ormai percepito da tutti». Questo, politicamente, fa di lui un “morto che cammina”, comunque vada il referendum: «Anche se dovesse vincere, cosa improbabile, resterà solo. E se sei isolato, dove vai?».

Così l’avvocato Gianfranco Carpeoro, autore del saggio “Dalla massoneria al terrorismo”, in diretta streaming con Fabio Frabetti di “Border Nights” a una settimana dal voto che rischia di rivelarsi un referendum su Renzi, anziché sul futuro dell’Italia, in ogni caso vincolata ai diktat di Bruxelles. Per Carpeoro, non cambierà niente: «L’unico modo per non accettare cosa dice l’Europa è prendere una posizione eversiva e rivoluzionaria». Ovvero: «Non pagare più le tasse per un anno, non andare più a votare in massa, mettendo questi politici nudi di fronte alle loro responsabilità».

Carpeoro esprime un giudizio nettissimo: il referendum è solo «lo strumento per fare fuori Renzi, anche se questo non è nemmeno onestamente dichiarato». Ma un sostituto già pronto «ancora non c’è, nemmeno il grillino Di Maio». E che c’entra, tutto questo, con l’avvenire del paese? «Nulla. Gli italiani si riempiono la bocca della Costituzione, della democrazia.

Ma, se vai a vedere la sostanza, in Italia già da anni non c’è democrazia». Si dice che se vincesse il Sì saremmo costretti a subire la “dittatura” dell’Ue? «Ma perché, negli ultimi dieci anni cosa è successo, col vecchio sistema?». L’Italia bicamerale ha sottoscritto al 100% tutte le volontà dell’Unione Europea. Per questo, Carpeoro scommette che il voto del 4 dicembre non cambierà assolutamente niente: al limite, accelererà la fine politica di Renzi – irrilevante, per la comunità nazionale, vista l’assenza di vere alternative politiche.
L’unico piano-B davvero democratico? Una scelta «eversiva e rivoluzionaria», di ribellione sistemica. «E le posizioni eversive e rivoluzionarie non c’entrano nulla con le leggi. Quando uno deve fare eversione e rivoluzione, non si può preoccupare di che legge elettorale ha, o di com’è fatta la Costituzione – tanto, comunque, uno Stato che fa una rivoluzione, la Costituzione poi se la cambia».
Certo, «le rivoluzioni possono essere violente o meno, delicate o dalle tinte forti – e io sono contro la violenza», sottolinea Carpeoro. Ma, aggiunge, «penso che gli italiani possano dare uno scossone forte a questo sistema solo con atti realmente rivoluzionari», come appunto il boicottaggio fiscale dimostrativo e l’astensionismo di massa dichiarato. «Io sono su questa posizione, una posizione che metta gravemente in discussione l’equilibrio, il futuro e le capacità dell’Italia. Evitiamo i pannicelli caldi, il dire “resta la vecchia Costituzione, o arriva quella nuova”: cosa vuoi che cambi?».
Non è stata certo la Costituzione vigente a mettere l’Italia al riparo dal massacro sociale dell’austerity indotta dall’Ue e dall’Eurozona. Dunque, perché insistere su temi come «il bicameralismo perfetto o imperfetto, la nomina dei senatori?». Una presa di posizione estremamente esplicita: «Basta, non voglio essere coinvolto in questa pantomima che serve solo per capire chi si siede sulla sedia più bella», conclude Carpeoro. «L’Italia politica di questo tipo è finita. Poi magari la gente ne prenderà atto tra dieci anni, ma è già finita adesso».
Leggi anche:
CHI NON HA SAPUTO OPPORSI

Almanacco di novembre 2016

 

 DALLA PADELLA ALLA BRACE

di Cinzia Palmacci 

Se c’è qualcuno che sta aspettando come l’avvoltoio sulla carcassa che il “no” al referendum porti anche Renzi alla disfatta, questo è il Movimento 5 stelle. I grillini si sono spesi fino all’ultima energia tra tour turistici su e giù per l’Italia, slogan e striscioni, ed ora il movimento di Beppe Grillo spera che un esito negativo al referendum sia l’occasione imperdibile per occupare gli scranni di Palazzo Chigi. Questa prospettiva ci rammenta un po’ troppo le recenti elezioni presidenziali americane tra Clinton e Trump, la padella e la brace. In Italia tra PD e M5stelle ci sentiamo particolarmente empatici con gli americani (mal comune mezzo gaudio). Continua a leggere QUI

PIECZENIK: “Mai più 11 Settembre, mai più false flag”.
E invece Obama..

di Maurizio Blondet

Steve Pieczenik  ha postato un altro dei suoi video. Si rallegra della vittoria di Trump, che attribuisce alla mobilitazione dei “16 servizi di intelligence”, ed elenca “ciò che il popolo americano non vuole più”: “Non più false flag,  non più 11 Settembre, non più Sandy Hook, Sparatorie di Orlando, o altri imbrogli, propaganda e stronzate! Quel che vogliamo oggi è la verità”. Abbiamo già spiegato che Pieczenik è un esponente dello “Stato profondo”, l’uomo che al tempo del rapimento Moro fu mandato in Italia dal Dipartimento di Stato per assicurarsi che Moro non tornasse a casa; a modo suo un servitore dello Stato – e di quegli apparati nazionali  che i neocon hanno sbattuto fuori l’11 Settembre, prendendo a forza il comando della politica estera Usa nella “lotta al  terrorismo islamico”, per il bene di Israele. Se evoca oggi “Mai più 11 Settembre”, sta avvertendo: sappiamo che siete stati voi,  possiamo riaprire l’inchiesta.  Continua QUI

Cosa accadrà adesso con Trump allo Studio Ovale?
(se ci arriverà..)

1° Quanto ci è costata la disfatta della Clinton- 2° Riuscirà Trump a sedersi sulla poltrona dello studio ovale?- 3° I futuri uomini del presidente- 4° Ombre e strategie- 5° Una primavera colorata anche in USA? -6° Trump o Campi FEMA

1° QUANTO CI E’ COSTATA LA DISFATTA DALLA CLINTON 

Nei giorni scorsi abbiamo lodato la scelta di milioni di elettori americani; proprio quegli americani che sono ridotti allo stremo da politiche globaliste che hanno messo in ginocchio le fasce più deboli della popolazione americana e indebolendo considerevolmente la classe media americana. Festeggiare le facce avvilite di Renzi, Junker, Hollande e tutta la macchina del fango che per mesi hanno imbrattato la figura del tycoon dipingendolo come rozzo, razzista, omofobo, sessista ecc è una soddisfazione impareggiabile, anche perché i televisionari di tutto il mondo cominciano a chiedersi che lavoro svolgano i contapalle a pagamento di TV e giornali. La vittoria di Trump sembra aver shockato anche Mario Monti, ospite di Omnibus su La7 che paventa imminenti crisi per l’Europa e per la globalizzazione (…) Continua QUI

 “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”.
E i robot?

di Dario Tamburano

Nei prossimi vent’anni un lavoratore su due rischia di essere sostituito da un robot. Se i robot lavoreranno per noi, e non é detto, dovremo reinventarci la vita che oggi ha il lavoro scolpito nel DNA culturale della razza umana.

Elon Musk, il futurista icona della Silicon Valley fondatore e CEO di SolarCity, Tesla e SpaceX (e cofondatore di Paypal), afferma che più i robot occuperanno i posti di lavoro, più le persone dovranno essere mantenute da un “Universal Basic Income“, un reddito universale di cittadinanza. Ovvero detto in altre parole i cittadini saranno, in tutto o in parte mantenuti grazie al plusvalore e quindi alla ricchezza prodotta dai robot. Talvolta addirittura Musk nella sua telefonata sembra un pò spaventato nel tratteggiare il futuro, ma sulla robotica è ottimista.

Tralasciamo per ora di esaminare il rischio che i robot invece, non solo rendano inutili le nostre braccia ed i nostri cervelli, ma che facciano sì che nell’opinione di qualche entità… i miliardi di umani appaiano solo come inutili bocche da sfamare che consumano risorse. Continua QUI

Due terzi dei lavoratori stanno per essere sostituiti
dai Robots in via di sviluppo:
Rapporto

di Jake Anderson

Un nuovo rapporto allarmante delle Nazioni Unite è l’ultimo di una litania di studi che suggeriscono che la venuta dell’età d’automazione e la forza lavoro dominata dai robot ci coinvolgerà velocemente molto più di quanto si possa pensare. Ora, l’ONU sostiene che i due terzi della forza lavoro umano nei paesi in via di sviluppo saranno sostituiti dall’automazione.

Secondo l’Onu, sarà necessario una base di reddito universale per tappare il buco del 75% degli esseri umani lasciati senza lavoro.

Precedentemente, l’Anti-Media ha riportato previsioni che la metà della forza lavoro americana entro i prossimi due decenni potrebbe essere sostituita dall’automazione. Le statistiche di un altro rapporto, ha suggerito che un software automatizzato potrebbe sostituire 1,7 milioni di camionisti dei loro posti di lavoro entro un decennio. L’articolo continua QUI in lingua inglese.

Cosa penserebbe Pasolini di Facebook,
dove tutti credono di avere ragione

Che qualche cosa stesse succedendo nella lingua italiana negli anni del grande sviluppo economico del Dopoguerra, fu avvertito assai bene da uno scrittore sensibile come Pasolini, a cui si deve l’ultimo clamoroso intervento nella ‘questione della lingua’». 

Così inizia il capitolo di un celebre manuale di storia della lingua italiana, di Claudio Marazzini, che dedica uno spazio apposito all’emergere del cosiddetto italiano tecnologico, e agli sforzi con cui il poeta di Casarsa cercò di comprendere il mutamento in atto. 

E adesso, invece? Che direbbe dell’appiattimento surreale causato dai social media? Come indagherebbe la massima democrazia portata da Internet che coincide però anche con la massima approssimazione? Sono domande che mi pongo da anni: Pasolini avrebbe avuto un account Facebook?; si sarebbe messo in gioco scrivendo un fatidico “stato”?; avrebbe avuto voglia di riassumere un pensiero nei 140 caratteri di Twitter?  

Gli stessi quesiti li ho posti anche ad Andrea Di Consoli. Scrittore, giornalista, saggista, autore televisivo per la Rai. Persona dall’intelligenza camaleontica e in grado di adoperare più linguaggi. Proprio come Pasolini, che si destreggiava contemporaneamente fra poesie, romanzi, sceneggiature, opere critiche, articoli e libelli politici. Continua QUI

Nin.Gish.Zid.Da 

“Una suocera inascoltata che dà consigli non richiesti”

La relazione del primo incontro inaugurale a Treviso dell’Istituto Studi delle Venezie con il costituzionalista prof.Luca Antonini che ha esaurientemente spiegato i punti della riforma costituzionale oggetto del prossimo referendum del 4 dicembre

 L’INCONTRO: “UN PAESE AL BIVIO:  CAPIRE LA RIFORMA COSTITUZIONALE”

Il prof. Luca Antonini spiega la riforma costituzionale oggetto del Referendum del 4 dicembre 2016

Primo incontro inaugurale a Treviso dell’Istituto Studi delle Venezie con il costituzionalista prof. Luca Antonini che ha esaurientemente spiegato i punti “controversi” della riforma costituzionale oggetto del prossimo referendum del 4 dicembre

Il presidente dell’Istituto apre i lavori a Treviso con il prof. Luca Antonini e il dott. Vittorio Zanini

Si è svolto nei giorni scorsi a Treviso, il primo incontro inaugurale dell’Istituto Studi delle Venezie, avente come relatore il prof. Luca Antonini noto costituzionalista con cattedra presso l’ateneo di Padova e già membro della commissione di saggi nel governo Letta. Il presidente Giampiero Sammartini ha fatto gli onori di casa presentando il gruppo promotore dell’istituto, che vede tra gli altri Vittorio Zanini, Loreta Baggio, Antonio Serena e Paride Orfei; illustrando la mission culturale dell’iniziativa ed anticipando alcuni eventi che saranno organizzati nei prossimi mesi, passando poi la parola all’illustre ospite.

L’intervento del prof. Luca Antonini
Sintesi a cura di Andrea Cometti
 
 

La nostra Costituzione ci ha permesso fino al 2004 di essere la 6^ potenza mondiale e la constatazione della necessità di abolire il bicameralismo perfetto, non deve trarre in inganno sulle conseguenze che tale riforma porterà ai cittadini italiani in termini di libertà e democrazia: Chesterton ammoniva che dietro ogni verità, c’è il rischio di una “Verità impazzita” e il secolo scorso con il nazismo e il comunismo “staliniano” l’umanità ne ha avuto degli esempi tristemente concreti. Il rischio con il referendum proposto dal duo Renzi-Boschi del 4 dicembre è drammaticamente lo stesso!

Incominciando un’analisi dettagliata della riforma e una cronistoria della stessa in relazione, al ruolo del nuovo Senato, il prof. Antonini condivide in pieno la metafora espressa dal collega prof. Michele Ainis, che lo ha definito in maniera azzeccata: “Una suocera inascoltata che dà consigli non richiesti”. Non tutti ricordano che già il governo Letta aveva pronta la riforma, espressione di un gruppo autorevole di saggi in prevalenza giuristi e costituzionalisti (di cui Antonini faceva parte), che contava sull’appoggio di buone maggioranze parlamentari, ma l’arrivo di Matteo Renzi, nei modi che sappiamo soprattutto nei confronti di Enrico Letta ne determinò la fine prematura.

Matteo Renzi, che mai è stato eletto dal popolo in elezioni politiche nazionali democratiche, ha fatto riscrivere in peggio e senza qualità la proposta di riforma (ad esempio l’art. 70 che passa da “nove” parole a molte pagine). Si può notare che nessun vero costituzionalista si attribuisce il nuovo testo per il semplice motivo, che è stato scritto su commissione dai “funzionari ministeriali” per il ministro Boschi, che come preparazione giuridica vale come un mediocre praticante avvocato. Rispetto l’aria che si respirava nella commissione Letta, con i 40 migliori saggi d’Italia, aria in cui traspariva tutto il peso anche di cultura giuridica dei “Costituenti”, il rischio è quello, mutuando una battuta del console di Serbia Loreta Baggio, presente in sala: “Di fare confusione tra una Chiesa e una Cattedrale”.

Entrando nel dettaglio, si nota subito un “incrocio perverso” con legge elettorale e un premio di maggioranza al 55% al secondo turno, che significherebbe: ”far governare il paese da un partito che a mala pena riesce a raggiungere il 20% dei consensi”. Il contrappeso del Senato, inesistente perché annullato da un ruolo, appunto, di “Suocera non richiesta” è aggravato dal fatto che il 55% dei deputati risulterà sempre maggioritario nelle sedute comuni (elezione del Presidente della Repubblica, dei membri del CSM e componenti della Corte Costituzionale, tanto per gradire). E non ci sarebbe nemmeno il paventato vantaggio in termini di tempi più ristretti, perché di fatto si allungherebbero oltre quelli odierni dei decreti legge convertiti a colpi di maggioranza.

Per quanto riguarda le 20 regioni d’Italia, la riforma accentra materie delicatissime, come la sanità, con nefaste conseguenze per le eccellenze regionali, tra le migliori del mondo, causando di fatto un appiattimento sui sistemi meno efficienti e più costosi delle regioni del sud d’Italia; (e non il contrario) inoltre la riforma incredibilmente non tocca minimamente le regioni a statuto speciale allargando la forbice già anacronistica tra le stesse e quelle a statuto ordinario.

In conclusione, secondo il prof. Luca Antonini questa riforma costituzionale, oggetto del referendum del 4 dicembre (che cambia in un sol colpo un terzo delle norme in Costituzione, di fatto stravolgendola), se vincesse il “Si” ci sarebbe un rischio concreto di “deriva antidemocratica” che metterebbe a lungo in mano a chi l’ha concepita, un potere straordinario destinato a durare 30-40 anni prima di poter essere nuovamente cambiata.

Allegata la relazione della serata e l’intervento del prof. 

Luca Antonini in formato Pdf

Luca Antonini è professore ordinario dell’Università di Padova, facoltà di Giurisprudenza, dove oltre agli insegnamenti di Diritto costituzionale, Diritto costituzionale tributario, Diritto dell’economia, Giustizia costituzionale, ha sviluppato negli anni un’intensa attività di ricerca che lo ha portato a diventare uno dei principali consulenti del Governo e del Parlamento sui temi delle riforme istituzionali, del sistema fiscale, dell’innovazione amministrativa, dei costi e fabbisogni standard. Ha contribuito alle principali riforme attuate nell’ultimo decennio. Segue inoltre diverse Regioni, Enti locali e altri Enti sia riguardo al contenzioso che ai progetti di sviluppo istituzionale.

In redazione il 02 Ottobre 2016

Dal web …

Scritto da Zret  26 settembre, 2016

Decomposizione

Qualcuno ha scritto ”Sii tu il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”. E’ un consiglio quanto mai inattuale, visto che oggigiorno la stragrande maggioranza degli uomini non vuole alcun cambiamento, anzi moltissimi sono non soddisfatti, ma entusiasti del mondo orribile che è stato costruito. Segue QUI

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28 settembre 2016 Traduzione by NoGeoingegneria 

Ecologisti, per favore sganciatevi dal racket bipolare del Cambiamento climatico!

Il miglior esempio di (…) grossolanità neoliberale è, senza dubbio, il dibattito su come affrontare il cambiamento climatico. I progressisti si sono buttati subito sulla questione argomentando che, se qualcosa si deve fare, questo deve prendere la forma della creazione di un semi-mercato per le esternalità negative (uno schema di scambio per le emissioni), poiché solo i mercati “sanno” quale prezzo assegnare in modo giusto alle cose buone e a quelle cattive.” (Yanis Varoufakis) Segue QUI

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di LIBRE Scritto il 28/9/16 
Non esistono multinazionali innocenti, ricattano il mondo

La Apple ha rubato 13 miliardi di tasse ai cittadini europei secondo la Commissione Ue, ma è solo la punta dell’iceberg. Tutte le multinazionali hanno come ragione sociale l’elusione e l’evasione dalle leggi e dal rispetto dei diritti sociali e delle norme ambientali, esistono precisamente per questo scopo. E tutti i governi che praticano il libero mercato sono con esse complici. Il governo irlandese è sotto accusa perché non faceva pagare tasse solo alla Apple. Se avesse esteso a tutte le aziende il trattamento di favore riservato a quella della Mela, e ricordiamo che la tasse sui profitti in quel paese sono già abbassate ad un ridicolo 12,5%, se tutte le imprese in Irlanda fossero state fisco esenti, la Ue non avrebbe potuto dire nulla. Come non dice nulla sul trasferimento della sede Fca in Olanda e su tanti altri casi simili. Ogni paese Ue può essere un paradiso fiscale per ricchi e multinazionali, purché non faccia favoritismi, il privilegio deve essere uguale per tutti. Per questo il Lussemburgo dell’attuale presidente della Commissione, Juncker, è sotto accusa. Segue QUI

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Maurizio Blondet 28 settembre 2016
CHI HA FAVORITO LA STAMPANTE DI DRAGHI? INDOVINATE….

Sono diciotto mesi che la BCE “crea denaro”, e niente: né rilancio dell’economia, né crescita del credito, né l’auspicato aumento dell’inflazione, che in questa fase è necessario perché l’inflazione è come il lubrificante nel motore. Diciotto mesi di interessi negativi sui depositi, acquisto a manetta di titoli di debito pubblico e privato, rifinanziamento a lungo termine di banche, e la ripresa economica non c’è. O, diciamo, è timida, ineguale (l’Italia resta a zero), insufficiente e imperfetta.  Segue QUI

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di Nino Galloni settembre 28 2016

PONTE, RICATTI E RICOTTE 

L’uscita di Renzi sul Ponte sullo Stretto ha sollevato una rissa di commenti a proposito e a sproposito che sarebbe troppo penoso tentare di riassumere qui.
Tuttavia occorrerebbe almeno soffermarsi su due espressioni del Presidente che mal ne celano i messaggi. Egli infatti ha parlato di Napoli Palermo e di Calabria (da liberare dal suo isolamento).
Perché Napoli Palermo e non Torino Trapani? O, meglio, Pechino Tunisi via Mosca Mazara del Vallo come negli studi dell’Enea, di valenti studiosi, dei seguaci di Lyndon LaRouche? Segue QUI

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di Michele Rallo
Posted on settembre 26, 2016 by il discrimine

Renzi contro l’Europa? Come diceva Totò: “Ma mi faccia il piacere!”

Poveretto, dev’essere proprio allo sbando. Evidentemente i sondaggi per il referendum (quelli veri, quelli che affluiscono al ministero degli Interni) devono essere disastrosi. Disastrosi per lui, s’intende.

Non è servita la militarizzazione della RAI (oramai ridotta ad un megafono della propaganda governativa), non è servita la nuova campagna – inventata di sana pianta – sulle tasse che scendono, non è servito lo scandaloso “aiutino” dell’ambasciatore americano, non è servito nemmeno il servizievole impegno del presidente di Confindustria, giunto al punto di sconfessare praticamente le previsioni (realistiche) del proprio Centro Studi a pro di quelle (fantasiose) del Governo. Segue QUI

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TOPICS:2030 Agenda September 28, 2016

Forget Agenda 21: UN’s 2030 Agenda Will “Transform the World”

By Daisy Luther 

If you think Agenda 21 was bad, you ain’t seen nothing yet. Wait until you learn what the creepily utopian 2030 Agenda has in store for us all.

Once again Germany has stepped forward with their ideas of how to speed up the arrival of a one-world government.

While all eyes were on Obama and his creepily NWO speech, the German Foreign Minister Frank-Walter Steinmeier gave an address which went largely un-noticed. It was a lengthy speech – you can read his entire address here – but these are some takeaway points: Follows HERE

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Daisy Luther
Tuesday, 27 September 2016 00:25

Deutsche Bank Is Going Under: The Real Reason Germans Were Told To Prepare For A National Crisis? 

This article was written by Daisy Luther and originally published at DaisyLuther.com

There is a very real possibility that Deutsche Bank is going down.

If the most prominent bank in Germany fails, the effect on Europe will be profound, and I don’t think the United States will escape the effects. The ripples will turn into a tsunami as they travel across the Atlantic. Already, the bank’s troubles have stressed the American stock market.

Angela Merkel has stated that Deutsche Bank will not be getting a bailout from the European Central Bank – the lender of last resort for European banks.

The Department of Justice recently issued a $14 billion fine to the bank to settle a mortgage-backed securities probe…and the bank has no intention of paying. Follows HERE  (Also read the comments, very interesting)

Per la Germania il TTIP è definitivamente “fallito”. Sarà vero?

IL CIUCHINO DI TROJA

La Germania: il TTIp è morto.
Cremaschi: merito del Brexit

La notizia è volata anche sui media mainstream, telegiornali compresi: dopo Donald Trump, anche il numero due del governo tedesco, Sigmar Gabriel, leader dell’Spd che sorregge la super-coalizione (larghe intese) guidata da Angela Merkel, “boccia” senza appello il famigerato Ttip, cioè il Trattato Transatlantico sul commercio Usa-Ue sviluppato in anni di trattative segrete, condotte a porte chiuse dai responsabili delle principali 1500 lobby statunitensi ed europee, dietro il paravento della Casa Bianca e della Commissione Europea. 

Trattato che, come trapelato, avrebbe messo fine alle storiche garanzie europee sulla salute, la qualità dell’agricoltura, la sicurezza del cibo e le tutele sul lavoro, autorizzando le multinazionali a “piegare” al loro volere – con pensanti sanzioni – qualsiasi governo si opponesse al loro business. Sarebbe stata la fine dello Stato di diritto, sotto molti aspetti. Ma ora l’incubo sembra dissolversi: «Il governo tedesco dichiara morto il Ttip, grazie alla Brexit», scrive Giorgio Cremaschi, ricordando tra l’altro che il governo Renzi «era il più servile verso il terribile trattato», da approvare a scatola chiusa. Motivo in più per «votare No alla sua controriforma costituzionale».

Il vicepremier della Germania Gabriel, socialdemocratico, ha dichiarato che il Ttip non si farà più, scaricando le responsabilità del fallimento del trattato sulle eccessive pretese degli Stati Uniti, per le loro multinazionali, scrive Cremaschi sulla sua pagina Facebook. «La verità è che dopo la Brexit i negoziati per il Ttip non sono neppure cominciati. Doveva esserci una sessione decisiva proprio alla fine di giugno e il nostro ministro Calenda si era sperticato sulla necessità di giungere ad un accordo. Il governo Renzi si era mostrato il più servile, il più colonizzato d’Europa». Francia e Germania invece «avevano già frenato sull’intesa». Ma il precedente accordo tra Canada e Ue, con molti dei contenuti del Ttip, «spingeva comunque verso il disastro». Poi, «per fortuna il popolo britannico ha votato No alla Ue ed è saltato tutto: grazie alla Brexit si sono fermati, a dimostrazione che il voto britannico è stato un grande segnale positivo per la libertà e i diritti dei popoli».

Certo non è finita, ammette Cremaschi. Ma «il liberismo sfrenato del Ttip era troppo favorevole agli interessi delle multinazionali Usa: per questo quelle tedesche e francesi alla fine hanno festeggiato il suo fallimento». Ma questo, aggiunge l’ex leader sindacale Fiom, non vuol dire che «le aggressioni al lavoro, allo stato sociale e all’ambiente in Europa finiranno». I poteri economici e finanziari della Ue (e i loro politici di complemento) «continueranno a fare danni finché i popoli europei non li fermeranno». Intanto, però – grazie alla Brexit – «una catastrofe è stata evitata», sintetizza Cremaschi. «Ora dobbiamo evitarne un’altra: la distruzione della nostra Costituzione». Il fronte del Sì al referendum «è fatto dalle stesse forze e interessi che erano favorevoli al Ttip e che avevano demonizzato la Brexit». Sconfiggerli «sarà un passo avanti per l’Italia e l’Europa», visto che «i No dei popoli fanno bene alla democrazia».

http://www.libreidee.org/2016/08/la-germania-il-ttip-e-morto-cremaschi-merito-del-brexit/

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Il trattato CETA applicato provvisoriamente a tempo indeterminato. L’UE beffa parlamenti e cittadini

E’ il contestatissimo gemello del TTIP. Per l’entrata in vigore serve il sì del Parlamento Europeo e di tutti i parlamenti nazionali e regionali, ma Bruxelles seppellisce la democrazia senza compilare il certificato di morte.

Il contestatissimo trattato di libero scambio CETA fra UE e Canada – il gemello minore del TTIP – troverà presto attuazione provvisoria a tempo indeterminato (cioè anche in perpetuo) per dribblare l’indispensabile approvazione da parte dei parlamenti nazionali e del Parlamento Europeo: questo, almeno, è il piano della Commissione Europea rivelato dalla testata giornalistica Politico. Si creerà così un precedente per l’applicazione dell’indigeribile TTIP e soprattutto (come nel caso del referendum olandese sui rapporti fra UE ed Ucraina) l’Unione Europea renderà completamente ininfluente la volontà espressa dai cittadini o dai loro rappresentanti. Ovvero, seppellire la democrazia senza compilare il certificato di morte.

Come il TTIP, il CETA antepone i profitti ai cittadini e all’ambiente, apre alla privatizzazione dei servizi pubblici, permette alle grandi società di far causa ai Governi in caso di leggi contrarie ai loro interessi.

Le trattative per il CETA sono state condotte dalla Commissione Europea. Per l’entrata in vigore è richiesta l’approvazione del Consiglio UE (formato dai ministri degli Stati membri), del Parlamento Europeo e di tutti i 38 parlamenti nazionali e regionali dell’UE, poiché durante il summit UE del luglio scorso i capi di stato e di governo hanno riconosciuto che il CETA è un trattato commerciale “misto”, ovvero tocca anche materie di competenza degli Stati membri e non solo dell’UE. La Commissione Europea avrebbe preferito definire il CETA come un trattato di esclusiva competenza UE: in questo caso l’approvazione dei parlamenti nazionali e regionali non sarebbe stata necessaria.

Per la cronaca, il ministro italiano Calenda si è adoperato per evitare che il CETA debba ricevere l’approvazione dei parlamenti nazionali e regionali. Sembra che Bruxelles abbia trovato il modo di accontentarlo.

Per applicare provvisoriamente il CETA a tempo indeterminato basterà il sì da parte della maggioranza qualificata del Consiglio UE, che potrebbe arrivare già in ottobre. In base ad un documento interno UE di cui Politico ha diffuso il leak, l’unico ostacolo è ora stabilire se escludere dall’applicazione provvisoria del CETA alcune parti del trattato, e quali: vari Stati vorrebbero lasciare da parte il capitolo relativo agli investimenti, che come il TTIP contiene il sistema ICS: si tratta della clausola ISDS (la possibilità di far causa ai Governi in caso di leggi che danneggiano i profitti) con ritocchi esclusivamente cosmetici. In base a questo stesso leak, soltanto la Germania desidera che il Parlamento Europeo approvi il CETA prima dell’applicazione provvisoria.

In Italia nessuno sta parlando di tutto questo. In Germania, dove si susseguono iniziative e dimostrazioni contro il CETA, 100.000 cittadini hanno firmato un ricorso con lo scopo di far dichiarare incostituzionale il trattato.

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Tre Motivi Per Dire NO al CETA 
(Il TTIP Uscito dalla Porta Rientra dalla Finestra) 
È di questi giorni la notizia che il governo tedesco considera “fallito” il TTIP. Ma prima di esultare bisogna fare estrema attenzione: quello che è uscito dalla porta può sempre rientrare dalla finestra, le forze che lo hanno voluto sono sempre vive e operanti. Questo post di Nick Dearden spiega perché dobbiamo temere il CETA, l’accordo tra Canada e UE, tanto quanto il fallito TTIP, e perché il secondo può di fatto rientrare in scena tramite il primo.

di Nick Dearden, 15 agosto 2016La scorsa settimana ero con gli attivisti di tutto il mondo che sono venuti in Canada per il World Social Forum. Un tema cruciale di discussione riguardava gli accordi di libero commercio in stile “TTIP” e come possiamo fare a fermarli. Per noi in Europa il più importante al momento è il CETA – l’accordo commerciale tra Canada e UE (formalmente il Comprehensive Economic & Trade Agreement), che potrebbe diventare legge già all’inizio del prossimo anno, a meno che non riusciamo a fermarlo.I nostri alleati in Europa e in Canada ci hanno fornito delle motivazioni forti per essere più attivi contro il CETA.

1. Il CETA è sostanzialmente il TTIP che, uscito dalla porta, rientra dalla finestra

Molte aziende USA oggi operano in Canada perché le due economie sono fortemente integrate a seguito della ratifica di un altro grande accordo commerciale stretto 20 anni fa, il NAFTA. L’infame sistema di un tribunale sovranazionale, che permette che aziende estere facciano causa ai governi su più o meno qualsiasi cosa non gradiscano, è incluso nel CETA tanto quanto nel TTIP. Nel CETA c’è una versione in parte riformata, ma non abbastanza riformata da impedire le cose che non accettiamo, ad esempio il fatto che le aziende possano fare causa ai paesi che fanno leggi sulla protezione ambientale, che introducono regolamentazioni sulla protezione sociale, ecc.

Quindi se il CETA entra in vigore, centinaia di aziende con sede negli Stati Uniti potranno comunque fare causa ai paesi europei tramite il Canada, con o senza il TTIP. E non facciamo finta che le stesse multinazionali canadesi non abbiano già fatto aggressivamente ricorso a questo sistema!

2. La legge canadese può minacciare i nostri sistemi di protezione

Il CETA ha meno risonanza pubblica del TTIP, forse perché il Canada non sembra così “grosso e cattivo” come l’economia USA. Ma il Canada ha certe regolamentazioni spaventose, che rappresentano una vera minaccia per le nostre leggi. Per esempio, il Canada è il terzo più grande produttore di organismi geneticamente modificati al mondo. Si sono appena inventati il salmone OGM a quanto ci dicono, che non richiederebbe alcuna specifica etichetta. Hanno anche condizioni terribili sulla tutela del benessere degli animali.

Se i produttori britannici dovessero competere con questi colossi dell’agrobusiness usando le loro tecniche andrebbero subito in rovina o dovremmo sopportare a una corsa al ribasso sugli standard di qualità.3. I nostri negoziatori hanno detto “sì” al petrolio da sabbie bituminose per avere accesso al mercato degli appalti locali canadesi

Sembra ora abbastanza chiaro che l’accordo sul CETA è stato fatto più o meno così: in primo luogo l’Europa ha messo da parte le proprie obiezioni sui combustibili fossili più inquinanti del pianeta, le sabbie bituminose, che stanno trasformando ampie zone del Canada in devastati paesaggi lunari. Questo passaggio è già avvenuto. In cambio, le grandi imprese europee potranno avere accesso al grande mercato degli appalti locali in Canada. Il Canada ha ancora forti servizi e protezioni pubbliche che permettono alle autorità locali di usare il proprio potere d’acquisto per sostenere, ad esempio, agricoltori locali o aziende locali che forniscono prodotti a scuole e ospedali. Ma tutto questo potrebbe finire con il CETA. Non è una sorpresa che decine di enti governativi locali hanno chiesto al governo canadese di essere esclusi dal trattato.

Questo si lega a un altro motivo di preoccupazione per i canadesi, che potrebbe colpire i loro piccoli agricoltori. Il Canada usa acquisti pubblici di prodotti agricoli per garantire agli agricoltori una stabilità dei prezzi. I canadesi temono che questo sistema sia messo in pericolo dal CETA, sotto il quale esso potrebbe essere considerato come una forma di protezione sleale; gli agricoltori potrebbero così finire ancora di più in balia del “libero” mercato.

Quello che vediamo nel CETA, a quanto pare, è che i governi europei e il governo canadese stanno mettendo a rischio le proprie protezioni ambientali e sociali per favorire gli interessi delle grandi imprese di entrambi i lati dell’Atlantico. È quello che abbiamo sempre pensato.

Se i nostri governi vogliono proteggere gli interessi delle loro aziende, i popoli di Europa e Canada devono sollevarsi e affermare il proprio interesse – e fare in modo che questo mostruoso trattato non diventi mai legge.

Almanacco di agosto 2016

Perché gli strateghi dell’orrore hanno tanta paura di Trump

Basta guardare chi “spara” su Trump per convincersi che “The Donald” sia davvero l’unica alternativa possibile alla “guerra infinita”, inaugurata dalla élite Usa all’indomani dell’11 Settembre, casus belli della spaventosa strategia della tensione diffusa senza tregua, a livello internazionale, attraverso sigle che vanno da Al-Qaeda all’Isis, passando per le carneficine in Afghanistan, Iraq, Somalia, Yemen, Libia e Siria. «Nessuno di noi voterà per Trump», hanno annunciato 50 ex funzionari repubblicani della sicurezza nazionale, schierati con la Clinton. Tra questi l’ex direttore della Cia, Michael Hayden, l’ex presidente della Banca Mondiale, Robert Zoellick, e il famigerato John Negroponte, grande stratega del terrore in Centramerica, coi finanziamenti occulti ai Contras e l’occultamento degli abusi contro i diritti umani commessi da agenti addestrati dalla Cia in Honduras negli anni ‘80. Per Hillary Clinton, una tifoseria da film dell’orrore. «Non sappiamo perché Trump apprezzi Putin», ha detto Hillary. L’annuncio della Clinton, secondo un analista americano come Stephen Lendman, «spiega molto del perché il partito della guerra degli Stati Uniti stia temendo Trump». – Continua QUI

PERCHE’ L’ISIS E’ FUNZIONALE AI PROGETTI DEI MASSONI MONDIALISTI

I padroni sono indispettiti perché il popolino non si beve più senza discutere tutte le frescacce che i mezzi di comunicazione propinano in nome della “libertà di stampa e di espressione”. La libertà di stampa è una emerita barzelletta, buona per adornare di legittimità ipocrita un sistema nel suo complesso dittatoriale come e peggio degli altri. La differenza fra la “democrazia occidentale” e le dittature propriamente dette consiste nel fatto che mentre i tiranni possono mentire senza dare spiegazioni, i governanti dei “Paesi liberi” devono invece sforzarsi di costruire “menzogne credibili” a reti unificate. Anche il cosiddetto pluralismo politico-partitico è parimenti una barzelletta, un teatrino che offusca menti labili e facilmente impressionabili. Come fate a non vedere che il voto garantisce l’alternanza fra uguali? Cosa cambia se al potere va il Pd di Renzi o il centrodestra di Berlusconi? La politica è come un casting: gli sceneggiatori scrivono testi che poi qualche pagliaccio- di destra o di sinistra poco importa- sarà chiamato a recitare. – Continua QUI

La Nato annette l’Unione Europea
Fonte: L’interferenza

L’Unione europea non nasce soltanto dal “sogno” di Aldo Spinelli e di Jean Monnet, di Schuman e di Spaak come ci viene sempre raccontato…”* Perché se la componente ideologica fondata sulla mitica solidarietà tra i popoli europei ha avuto un ruolo politico nel motivare attivisti federalisti e nel restituire alle grandi masse la speranza di un futuro finalmente di pace e di riscossa sociale è anche vero che la costruzione materiale, amministrativa, con un progetto non evasivo ma concreto da realizzarsi ponendo pietra su pietra, a passi lenti ma decisi, non è certo opera di democratici che aspiravano a costruire strumenti di partecipazione popolare dal basso verso l’alto ma di alti rappresentanti della politica liberale dipendenti direttamente dal dipartimento di stato americano. – Continua QUI

L’ITALCAFONE: DA POPOLO A PLEBAGLIA IN GIRO PER L’ EUROPA

Roberto Pecchioli

Le cronache estive abbondano di notizie enfatizzate ad arte per sopperire alla scarsità di informazioni importanti. Nell’anno di grazia 2016, purtroppo, tra guerre al portone di casa, sbarchi di finti profughi, proteste di cittadini infastiditi non dal loro arrivo, ma dalla vicinanza fisica alle loro abitazioni od ai luoghi di vacanza, crisi bancaria e giochi olimpici con annesse nuotatrici italiane lesbo, le “news” (chiamarle così fa tanto cosmopolita…) abbondano. Ciononostante, nella cronaca che una volta si sarebbe definita bianca, quella, per intenderci, da chiacchiere leggere sotto l’ombrellone, una notizia colpisce e costringe a qualche riflessione. Nell’isola di Formentera, la sorellina minore della vicina Ibiza, e meta turistica quasi altrettanto gettonata, cresce l’ostilità contro i turisti italiani, con liti e scritte sui muri “fuera los italianos”.

Sappiamo tutti per esperienza personale quanto le giovani generazioni europee vivano in maniera totalizzante i periodi di vacanza, di cui parlano per mesi prima e dopo, a cui affidano sogni e desideri, e durante le quali dormono pochissimo o non dormono affatto per giorni e giorni, pur di cogliere tutte le occasioni di un divertimento elevato a scopo della vita. Molti inglesi si distinguono in negativo per l’ubriachezza e per le continue risse, tedeschi e nordici sfogano nell’Europa meridionale le pulsioni represse dalle loro parti e sembrano godere nell’infrangere quelle regole che per tutto l’anno in patria seguono come soldatini. – Continua QUI 

RENZI E’ AL CAPOLINEA MA I GRILLINI NON SEMBRANO MIGLIORI

I freddi dati smentiscono l’inutile e falsa narrazione renziana del “Paese che riparte”, “dell’Italia che ce la fa” e altre simili amenità. L’Italia è ferma, crescita zero e disoccupazione galoppante. Renzi, come avevamo ampiamente previsto, ha completato il lavoro iniziato da due farabutti come Mario Monti ed Enrico Letta. Monti, Letta e Renzi sono tre figliocci di Giorgio Napolitano, personaggio luciferino legato a doppio filo alle peggiori massonerie mondialiste guidate da assassini lucidi come Henry Kissinger e milionari senza scrupoli tipo David Rockefeller. 

L’Italia è stata dolosamente distrutta nel nome di un progetto folle e antiumano preparato nel segreto dei templi più inaccessibili e neri. Da anni oramai pochi pensatori liberi provano a spiegare genesi, ratio e svolgimento di un dramma epocale ammantato da crisi economica; eppure, nonostante gli sforzi, in quanti hanno finalmente aperto gli occhi? L’1% ad essere ottimisti. – Continua QUI