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La poesis è pericolosa

Sesso e potere, la virilità di Cristo. E il Natale ha 5000 anni

Di Salvatori se ne contano tanti: e sono tutto maschi e virili, come Cristo. E’ la tesi “blasfema” di un eminente intellettuale come Francesco Saba Sardi, scomparso nel 2012, autore di decine di libri tra cui “Il Natale ha 5000 anni”, messo all’indice dal Vaticano. 

Chi è, dunque, e come “nasce” un dio? Perché la Chiesa nega la sessualità del messia? In un’intervista a Sonia Fossi per la rivista “Hera”, Saba Sardi spiega la sua visione della religione intesa solo come sistema di potere sui popoli. Triestino, spregiatore dei dogmi, Saba Sardi ha tradotto in sei lingue alcuni tra i più grandi scrittori dell’800 e del ‘900, pubblicando oltre 40 libri su temi che spaziano dalla narrativa alla saggistica, dalla poesia ai viaggi. E’ considerato una delle menti più prestigiose del XX secolo, riconosciuto dal Quirinale tra le maggiori autorità intellettuali italiane. 

“Il Natale ha 5000 anni” racconta la vicenda della nascita e della diffusione del Natale cristiano, illuminando le radici della religiosità in un momento storico di nascente integralismo. Con l’avvento del neolitico, 12.000 anni fa, la nostra civiltà diventa stanziale grazie alla scoperta dell’agricoltura. Per gestire la terra e il lavoro nasce la guerra. E per motivare la guerra viene “inventata” la religione.

Nasce così l’attuale sistema di potere, che in un suo saggio del 2004 Saba Sardi chiama “dominio”. Temi anticipati da “Il Natale ha 5000 anni”, volume popolato di vicende e personaggi che, prendendoci per mano, ci fanno percorrere il

cammino dell’uomo: «Dodicimila anni fa l’umanità dell’Eurasia ha inventato le divinità», riassume Sonia Fossi nell’intervista ripresa dal blog di Gianfranco Carpeoro. Ma è nella crisi generale di 5000 anni fa che Francesco Saba Sardi individua «il sorgere della necessità di speranza che porta l’uomo a desiderare la comparsa del Salvatore, del redentore capace di ricondurci alla fratellanza dei primordi». E così, «la speranza nei Figli del Cielo apparsi in maniera straordinaria, uscendo da grotte, rocce o nascendo da madri vergini, si diffonde per millenni lungo tutti i territori eurasiatici». Sicché, il Cristianesimo «è solo uno dei Natali dei Figli del Cielo». Ma chi è questa volta il Figlio del Cielo? Sempre lo stesso di 5000 anni fa? E cosa rappresenta per noi oggi la religione, la fede, la credenza in entità sovrumane?

“Il Natale ha 5000” anni viene pubblicato per la prima volta nel 1958 per essere poi ritirato dalle librerie. La pubblicazione del 2007 dell’editore Bevivino è in realtà la seconda edizione, precisa Sonia Fossi. Cosa accadde nel 1958? «Nel ’58 il mio libro fu accolto molto bene dal pubblico e molto male dalla “Civiltà Cattolica”». La rivista dei gesuiti, allora diretta da padre Enrico Rosa, «dedicò un intero numero, ben 25 pagine, alla confutazione della tesi esposta nel mio libro, confutazione a cura di padre Rosa». Che cosa ha fatto e cosa può ancora fare paura del suo libro? «Varie cose. Ad esempio, ha fatto paura il fatto che io affermassi che il Cristianesimo è un mitema: ma il mito non è bugia». Il mito è un’affermazione che sorge spontaneamente, spiega Saba Sardi. «Il Natale è un mito che sorge nell’impero eurasiatico quando nell’età neolitica l’umanità passa dal nomadismo alla stanzialità. La società stanziale inventò l’agricoltura, l’allevamento di bestiame, il maschilismo e il potere. La necessità di una società organizzata richiese l’istituzione di una gerarchia che veniva ordinata soprattutto dal cielo con l’idea della divinità».

Su quali elementi – domanda la giornalista – basò la sua confutazione padre Rosa? «La mia tesi è inconfutabile», risponde lo studioso. «Padre Rosa basò la sua confutazione sul fatto che Gesù è una realtà storica e non una figura mitica. 

Ma anche se Gesù fosse una realtà storica questo non avrebbe nessuna importanza, perché fu Paolo di Tarso il fondatore del Cristianesimo e non Cristo». Il Cristianesimo nasce e si diffonde seguendo vari rami, varie tesi come ad esempio la gnostica, per poi arrivare alle edizioni Paoline, e gli scritti di Paolo di Tarso diventano la base su cui si fonda il cattolicesimo per come noi oggi lo conosciamo. 

Come interpretare questo percorso? «E’ chiaro che quando è giunto il momento di scegliere tra i vari rami del Cristianesimo si è pensato di scegliere il Dio monoteista che più conveniva a chi in quel momento gestiva il potere, in questo caso l’imperatore Costantino. Insomma, Paolo di Tarso è stato un autore che ha trovato nell’imperatore Costantino un formidabile editore». 

Quindi l’imperatore Costantino potendo scegliere tra diversi autori decide di editare Paolo di Tarso? «Sì, e da quel momento il Cristianesimo sostituisce la Trinità Capitolina formata da Giove, Marte ed Ercole. Bisogna sottolineare il fatto che le figure e le qualità degli Dei Capitolini non soddisfacevano più gli intellettuali romani dell’epoca. Costantino unificò l’impero donando al popolo romano un Figlio del Cielo, monoteista e nato da un Dio sensibile e più raffinato degli Dei a cui i romani erano abituati fino ad allora».

La narrazione cristica ha però avuto un’immensa fortuna: perché? «La grande forza del Cristo, così come per tutti gli Apparsi, per tutti i Figli del Cielo, consiste soprattutto nell’essere maschio», spiega Saba Sardi. «La gerarchia è maschile. Il potere maschile, il Tyrannos (in lingua turca e in latino: il pene duro), il Tiranno». Attenzione: «Nessun potere può affermarsi se non è incarnato; così, il potere si materializza in una parte del corpo». Al che, «sesso e potere diventano tutt’uno». Si badi: «Non c’è mai stata un’Apparsa. Mai una donna venuta a rivelare il Nuovo Mondo, a promettere l’Età dell’Oro». Da quando sono stati inventati gli Dei, le Dee, le Ninfe, le Valchirie – aggiunge Saba Sardi – sono sempre «al servizio del Signore degli Dei, il Grande Maschio». Il potere è maschio in una civiltà dominata dai maschi, osserva Sonia Fossi. Ma se l’umanità avesse camminato sulla scia dell’energia femminile, questo avrebbe fatto differenza nella nostra evoluzione? «Moltissima differenza. Il potere non è donna. La donna è madre. Nella nebulosità dei nostri ricordi ancestrali si è persa l’idea delle Dee che si auto-generavano senza il ricorso dell’inseminazione maschile come la Madre Terra, metafora del suolo che risorge continuamente da se stesso. Nell’età neolitica la donna venne “domesticata”, ridotta alla condizione di inferiorità e sudditanza». 

«Il Neolitico è stata una tragedia per l’umanità», insiste Saba Sardi. «L’invenzione della stanzialità, nel tempo ha cambiato tutto: il modo di mangiare, la concezione dello spazio. Abbiamo cessato di divertirci. Andare a caccia è divertente, il selvaggio si diverte. 

Zappare non è divertente come non è divertente fare l’impiegato. Abbiamo cessato di divertirci e abbiamo inventato la guerra. La parola ha cessato di essere spontanea: non è la parola che inventa il mondo, ma sono gli oggetti che iniziano a imporre le parole». Il suo libro percorre la storia dei Figli del Cielo, dei mitema. Quali elementi uniscono queste figure al Cristo? «Come abbiamo già detto la maschilità», risponde l’autore. 

«Il fatto che devono affrontare dei pericoli: ad esempio, il Dio egizio Amon Ra – il Sole – deve affrontare il pericolo della notte, come il Cristo deve affrontare il buio, il Diavolo. Il fatto è che sono Apparsi, il Natale è Apparso. Non è sempre necessaria una madre vergine, ma una nascita straordinaria: Mitra nasce da una roccia. Poi, l’Apparso trionfa nell’aldiquà o nell’aldilà; quello che conta è il trionfo attuale o futuro, dopo aver “rinominato” il mondo non più con la parola spontanea, ma come conseguenza dell’essersi impadronito del mondo». In altre parole, attraverso l’evocazione della divinità, «il potere consiste nel darci il pensiero, che è parola».

Tutti i profeti raccontano del ritorno dell’Età dell’Oro, scrive la Fossi, anche se ognuno chiama questo tempo che ci attende con le proprie parole: cosa rappresenta questa visione? «Nostalgia e speranza», dice Saba Sardi. «Speranza che ritorni il tempo felice. Il tempo in cui non si consumava la propria vita lavorando, perché cacciare o raccogliere delle radici nei boschi non è un lavoro». Ed ecco il nostro tempo: «La civiltà per come l’abbiamo costruita ora è un disastro. Abbiamo distrutto la natura, abbiamo ucciso noi stessi». Tornare indietro? «E come? Tornando alla caccia? E’ più probabile che ci penserà la Terra stessa a ripulire l’uomo. L’Apocalisse è la fine del mondo per ricominciare. L’Età dell’Oro è apocalittica. Ci sarà un’epoca di felicità futura perché la nostalgia e la speranza sono tutt’uno. Tutti gli Apparsi, tutti i Figli del Cielo parlano di questo momento, tutti». 

Quindi, figure simili a Cristo esistono almeno da 5000 anni. «Nel Neolitico avviene la rivoluzione razionale, la ratio: il cognito prende il posto del mitema e sostituisce la poesis, l’invenzione, la poesia che è immediatezza e spontaneità, è ciò che sopravvive ancora nei bambini». Quindi le informazioni le abbiamo, ma a causa della nostra razionalità non riusciamo ad utilizzarle? «No, non riusciamo. Tutte le informazioni da cui siamo invasi nella nostra società sono composte da due parti: la prima è costituita da dogmi. Dogma è la fede e l’affermazione fideistica non ha nulla a che fare con la razionalità. 

La seconda parte dell’informazione è composta dalla giustificazione, la riprova. Il Vaticano, ad esempio, informa utilizzando la razionalità dell’informazione religiosa». Ratzinger ha detto di continuo che il Cristianesimo è razionale. «I preti non fanno altro che dare dimostrazione di Dio e delle sue manifestazioni hanno bisogno della riprova». Mentre la scienza «parte da ipotesi che debbono essere provate», la religione «al posto delle ipotesi mette delle certezze aprioristiche», cioè «dogmi che non possono essere smentiti perché smentire i dogmi significa essere degli eretici».

La storia dell’uomo è comunque piena di eretici, di uomini che hanno tentato con tutte le loro forze di smentire questi dogmi. Gente come Giordano Bruno, disposta a pagare con la vita. Oggi, domanda Sonia Fossi, un Giordano Bruno che tipo di opposizione incontrerebbe? «Incontrerebbe un padre Rosa che gli darebbe pubblicamente del bugiardo», risponde Saba Sardi. Ma la Chiesa «è in contraddizione con se stessa: ad esempio, dichiara Cristo una realtà storica, quindi non nega l’incarnazione, ma dell’incarnazione nega la sessualità». 

Infatti, “Il Natale ha 5000 anni” mostra le immagini di antichi dipinti in cui la sessualità di Cristo non viene negata, ma mostrata. Quei dipinti «sono esistiti fino al Concilio di Trento», poi sono stati occultati. «Il Concilio di Trento è da considerarsi lantirinascimento», sostiene lo studioso. La copertina del libro sotto accusa, ad esempio, mostra la “Sacra Famiglia” di Hans Baldung Grien, datata 1511. «L’immagine che ha suscitato, a più riprese, scandalo, mostra il Bambino Gesù sottoposto a manipolazioni genitali. A toccarlo è la nonna, sant’Anna, mentre il bambino tende una mano al mento della madre, Maria, e l’altra scopre l’orecchio dal quale è entrato il Verbo». 

Da cattolici e protestanti «si è cercato in vari modi di spiegare, o meglio esorcizzare, l’atto erroneamente considerato un gesto di libertà senza precedenti nell’arte cristiana, ma le erezioni di Gesù sono illustrate da una folla di dipinti rinascimentali», afferma Saba Sardi. 

«In più di un dipinto l’erezione è talmente palese da aver indotto più volte i censori a mascherarla con pennellate o drappeggi, quando non si è arrivati a distruggere i dipinti “incriminati”». Eppure, aggiunge lo studioso, «la virilità di Gesù è una componente fondamentalissima nella concezione cristiana». Sicché, «negare questa evidenza, negare la sessualità del Cristo, equivale a negare l’Ensarcosi, l’incarnazione del Figlio del Cielo, e dunque a negare il dogma stesso del Dio-uomo; questo equivale dunque a pronunciare una bestemmia».  

Visto che l’esistenza stessa di questi dipinti testimonia il fatto che la Chiesa non ha da sempre negato la sessualità di Cristo – ragiona Sonia Fossi – come siamo arrivati alla negazione? Nel Cristianesimo, Saba Sardi distingue tre fasi: nella prima, la fase Agostiniana, «Dio è Padre, severo e unilaterale: concede la grazia ai suoi figli ma chi non è nelle sue grazie va all’inferno». La seconda è la fase del Rinascimento: «In questa fase Dio Padre viene sostituito dal figlio, che ha ha doti di spontaneità e umanità, ed è davvero di carne e sangue». Poi arriva il Concilio di Trento, che apre la terza fase del Cristianesimo, in cui si torna alla figura del Padre severo e indiscutibile. 

«Naturalmente un residuo del Dio che si incarna nel Figlio, della fase rinascimentale, ha continuato a sopravvivere resistendo fino a Giovanni XXIII, ma adesso si sta tornando a Pio IX, al Sillabo. Perché la concezione dell’uomo che può e deve scegliere è impossibile da conciliare per la Chiesa, quindi si torna al Sillabo: così si pensa, così si parla, così si scrive». La poesis è pericolosa, conclude Saba Sardi: «Il poeta è pericoloso perché non rispetta i dettami del potere, quindi, tutti devono essere ridotti al comune denominatore: il Sillabo e i suoi derivati. I giornali sono il Sillabo, la produttività è il Sillabo. Il poeta è la negazione del Sillabo».

Donna-Mujer-Femme-Woman

IL RISVEGLIO DI UNA PERA

Le cronache di questi giorni e, non solo di questi giorni, sono costellate di innumerevoli e atroci delitti rivolte verso le Donne; uomini che maltrattano e uccidono Donne inermi, violentandole, umiliandole, soggiogandole psicologicamente, sfigurandole e mutilandole, il più delle volte rimanendo impuniti. Questo articolo comincia di come una società vede la Donna, con quali occhi viene dato un giudizio di ‘bellezza’, imprimendo nella mente manipolata di come bisogna apparire. Successivamente, la visione di un video “Il ritorno del Femminile Divino” per chiudere alla fine con “L’Archetipo Governante, i tre tipi di Matriarcato”. Dedicato alle Donne ma sopratutto al sesso opposto, gli Uomini.

Oggi mi è successo qualcosa di orribile.
Mi hanno detto che sono una pera. Si, si, proprio così. Sono una povera pera.

Sembra che noi donne siamo classificate secondo la forma del nostro corpo e delle sue proporzioni.

Se hai spalle larghe e fianchi stretti, sei una mela. Se invece hai poco seno e fianchi larghi sei una pera. Se sei magra e sei una donna con poche curve allora sei …una banana!

E se hai seni e fianchi di misura media e un giro vita molto marcato, allora sei una clessidra!


Quindi, risulta che dopo decine di millenni di evoluzione umana, secondo questo dire, una cameriera non è altro che una volgare pera!

E colmo dei colmi… essere una pera non va bene! Molto male! L’ideale è essere una clessidra. Quindi devo vestirmi per dissimulare e “nascondere” la vera forma del mio corpo e apparire come una clessidra (che è quello che va bene).

Allora devo usare reggiseni imbottiti, giacche con spalline, scollature a V ed evitare pantaloni o gonne strette.

Il mio ragionamento sembra assurdo no?

Però per me, per molti anni, è stata una verità assoluta che era indice di come mi vedevo nello specchio, di come mi vedevano gli altri e di quale abito dovevo indossare ogni giorno. Credevo proprio che era veramente una pera, è ho impiegato tempo a ripristinare la salute mentale e a rendermi conto che ciò che credevo non aveva nessun senso.

Per prima cosa, non sono un frutto, sono una donna, una donna con le sue virtù, i suoi difetti, i suoi dubbi, la sua personalità, la sua storia e le sue idee.

La seconda cosa:

  • Perché “diavolo” devo dissimulare la vera forma del mio corpo?
  • Perché il corpo “tipo clessidra” va bene e il mio no?
  • Chi lo ha deciso?

Se fossi nata all’epoca del Rinascimento, il mio corpo rientrerebbe perfettamente nel canone della bellezza del tempo.

Gli artisti dell’epoca pagherebbero oro per dipingere il mio corpo a pera nella sua nudità, natura e splendore; e le “clessidre” morirebbero di invidia e cercherebbero di apparire una pera come me, indossando stretti corsetti e voluminose crinoline.

Con questo esempio non sto dimostrando quanto siano stupidi i canoni di bellezza o le infinite forme con cui cercano di creare complessi nelle donne.

Dico quanto sia facile metterci un’etichetta e di come lo permettiamo, di come interiorizziamo e assimiliamo quest’etichetta per poi passare ad un’altra e un’altra ancora.

Puttana, negro, checca, calvo, fallito, povero, coglione, ciccione, volgare, vecchio, casalinga stupida, terrorista, pidocchioso, camionista, brutta, effeminato.

Senza dubbio fa male essere etichettati con uno di questi appellativi che non ti fanno ricordare chi dovresti essere o come dovresti essere; che dovresti sembrare un’altra persona o un’altra cosa.

Però in fondo è molto più triste e patetica la reazione che siamo soliti avere di fronte a questi attacchi.

Pensiamo per esempio ad un uomo etichettato come “fallito” che nel linguaggio del nostro Sistema significa “non aver denaro o potere”.

Quale sarebbe la reazione più logica?

La cosa più logica sarebbe che quest’uomo, in un modo o nell’altro, si difendesse dicendo

  • Che non è inferiore a nessuno solo per il fatto di non avere denaro o potere.
  • Che la sua vita e il suo tempo hanno un valore infinito (a differenza del denaro che è solo un pezzo di carta).
  • Che la sua situazione economica non è un motivo di vergogna, ma rabbia e indignazione per quanto i mezzi nel mondo sono distribuiti male.

Eppure, questa reazione non è la più abituale.

In questo caso, la cosa più probabile è che questo nostro ipotetico fallito corra a richiedere un prestito e a comprare qualche oggetto che lo faccia apparire più di successo, più potente; che lo faccia imitare a un giocatore di calcio o a un fortunato uomo d’affari.

In realtà continua ad essere un triste mortale, uno schiavo con l’illusione che il nuovo Iphone X lo farà sembrare un uomo libero.

E cosa succederebbe con una ipotetica donna che è definita “puttana” perché usa a suo piacimento il sesso? Mi farebbe piacere ascoltare questa donna rispondere con fermezza, che il suo corpo è suo e che il valore di una donna non dipende da quello che decida di fare della sua vita sessuale e personale.

Eppure è probabile che la donna in questione reagisca chiamando altre donne puttane, cagne e troie nell’intento di dimostrare quanto lei sia decente e santa.

Si , I due casi che ho riportato sono molto semplici e sembrano due autentiche stupidaggini.

Però queste stupidaggini hanno delle conseguenze gravi e profonde…

Il comportamento dell’uomo del primo esempio, riportato su larga scala, genera ingenti benefici alle corporazioni, che raggiungono quote di denaro e potere inimmaginabili grazie ai nostri complessi, ai nostri mezzi e al nostro affanno di apparire ciò che non siamo.

E la reazione della donna del secondo esempio, ripetuto a livello di massa, si auguro solo che le donne continuino a essere divise e nemiche tra loro; e ciò che è peggio è che ci giudichiamo l’una con l’altra per qualcosa di così sacro come la libertà sessuale.

Questo ci impedisce di non essere più in secondo piano e di abbandonare la posizione di schiave sottomesse ed obbedienti dove la società ci ha sempre tenuto relegate.

Sia chiaro che non sto colpevolizzando nessuna di queste persone.

Sia lui che lei, come la maggior parte di noi, è cresciuto sotto la pesante pietra di chi ci circondava e hanno una programmazione mentale forte che li fa reagire in quel modo. Inoltre hanno una autostima troppo ferita che non rende chiara la visione di una persona e impedisce di ragionare correttamente.

Però la realtà è che quest’uomo e questa donna, senza esserne coscienti, e senza nemmeno volerlo, stanno alimentando due bestie: il potere delle multinazionali e il macismo.

E la cosa peggiore è che queste due conseguenze sono solo la punta dell’iceberg.

Perché le etichettature ci rendono deboli, codardi, ci dividono, mentre cambiare questo mondo che nemmeno ci piace richiede coraggio, forza e unione.

La cosa peggiore è che: ci spersonalizzano, ci tolgono quel poco che abbiamo di esseri umani. Ci trasformano in caricature, in archetipi, in satirici personaggi di questo assurdo e burlesco teatro che è la società in cui viviamo.

Senza un patrimonio, senza un passato, un presente e un futuro. Senza identità, senza idee proprie, senza personalità, senza sogni, senza libertà, senza amore, senza volontà, senza destino.

E così

  • Che possibilità ci resta?
  • Come cambieremo questo Sistema che ci tiene nel più assoluto astio e stanchezza, se sentiamo più vergogna per i nostri chili e delle stupide guerre tra uguali che affliggono il mondo?
  • Come progrediremo in quanto specie se ci preoccupano più i commenti degli altri che l’inarrestabile distruzione di nostra Madre Natura?
  • Che futuro abbiamo se ci scandalizza di più vedere una persona nuda di un animale maltrattato o i nostri simili che hanno fame?

Facciamo allora uno sforzo collettivo.

Abbandoniamo questo uragano di stupidità e di ipocrisia e smettiamola di mettere un’etichetta sull’altra che ci hanno affibbiato o mettendole agli altri. Dobbiamo strapparle, buttarle per terra, pestarle con tutte le nostre forze e bruciarle per sempre.

Togliamoci questa benda fatta di pregiudizi e apparenze che portiamo sugli occhi, e guardiamo il mondo reale, il nostro mondo:

una Terra preziosa che stiamo annichilendo

un cielo azzurro e diafano che stiamo tingendo di grigio fumo

persone che stiamo classificando con stereotipi mentre ognuna di loro è unica, irripetibile e ha un potenziale straordinario.

Per quel che mi riguarda, già da molto tempo mi sono risvegliata da quell’insana cecità e ho smesso di vedere me stessa come una pera.

E ho smesso anche di guardare le altre donne come banane, mele o clessidre. Ho iniziato a vederle solo come donne, o meglio come persone.

Ho iniziato a vedere sguardi, sorrisi, tenacia, energia, forza; compagne di lotta per cambiare la direzione deviare di fronte a questo macello dove ci stanno portando silenziosamente.

di Libre Pensadora
28 Gennaio 2015
dal Sito Web GazzettaDelApocalipsis
traduzione di Nicoletta Marino
Versione in spagnolo

Il ritorno del Femminile Divino

Il video è in lingua inglese – scegliere i sottotitoli

L’Archetipo Governante, i tre tipi di Matriarcato

La Madre Divoratrice

“La madre divorante ‘Consuma’ i suoi figli psicologicamente ed emotivamente e spesso inculcandole sensi di colpa portandoli a chiedere il permesso di diventare indipendenti.”

La Regina dei Ghiacci
“Di come gli uomini e gli animali sono tenuti a servire, e di quanto bene abbia fatto loto essere riusciti a fare il giro del mondo, a piedi nudi come lei.” (Hans Christian Andersen ‘The Snow Queen’)

La Dea Benevola

“Storicamente, i governanti / conquistatori maschili delle terre e delle società, Hanno usurpato il potere della dea in queste società che conquistavano hanno assorbito e distorte queste dee nelle proprie convinzioni che più somigliava loro”. (Nancy creazioni)
Leggi QUI l’intero articolo in lingua spagnola; QUI in lingua inglese

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