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“Normale = pazzo”

“Cartels of the Mind”: un film che non c’è mai stato

da Jon Rappoport  27 giu 2016

“I Domini del collettivo cominciano a cadere. L’intera struttura è in decomposizione e comincia a crollare, un’ala qui e un’ala lì, e i robot aprono gli occhi e si spengono le loro macchine fotografiche.”

Diversi anni fa, dopo aver letto un mio articolo, un produttore mi ha contattato per scrivere una sceneggiatura cinematografica. Non era sicuro se voleva che fosse un documentario o solo una peculiarità. Ma lui mi ha fatto capire che fosse “eroico” e che durasse nel tempo.

Abbiamo avuto diverse discussioni. Gli ho inviato delle note. Il titolo provvisorio è “Cartels of the Mind.”

Alla fine ha tintinnato e poi scomparve.

Qui ci sono alcune di queste note preliminari. Non sono sempre sequenziali. E ho recentemente aggiunto uno o due commenti.

Se non è possibile vedere lo sfondo di un crimine, non si è visto il crimine che stai vedendo e gli effetti sensazionali, questo è tutto.

Ci sono persone che con le loro menti vogliono guardare esattamente come è il mondo. La loro mente guarda il mondo come si guardano delle fotografie. Questo è ciò che si sforzano di fare. L’idea che avrebbero potuto inventare qualcosa è così terrificante che invece optano per il mondo così com’è.

Questo è ciò che divertiva i surrealisti. Hanno cominciato a girare le cose a testa in giù, dentro e fuori. Hanno reagito agli esseri umani che si erano trasformati in robot. In telecamere robot.

Lo stato di sorveglianza è basato su di una telecamera robot. Tutto viene bloccato, basandosi sulla premessa che ciò che non è normale è pericoloso.

I cartelli di tutto il mondo diventano i cartelli della mente.

Allo scoppio della seconda guerra mondiale, il CFR (Council on Foreign Relations) ha cominciato a fare progetti per un mondo post-guerra.

La domanda che si pone è questa: potrebbe l’America esistere come nazione autosufficiente, o sarebbe dovuta andare al di fuori dei suoi confini per reperire le risorse vitali?

Com’era prevedibile, la risposta è stata: l’imperialismo.

Gli Stati Uniti non solo hanno bisogno di ottenere le risorse naturali all’estero, avrebbero dovuto intraprendere conquiste senza fine per assicurarsi l’accesso  continuo a queste risorse.

Il CFR, ovviamente, non era solo un piccolo di gruppo di esperti (think tank).

Era collegato ai più alti livelli del governo degli Stati Uniti, attraverso il Dipartimento di Stato. Il fronte per gli interessi dei Rockefeller, in realtà si trovava al di sopra dello stesso governo.

Dietro tutte le sue macchinazioni c’era la presunzione che delle pianificate società erano il futuro del pianeta. Società chiuse e non aperte.

Attraverso guerre, operazioni clandestine, legislazioni, trattati, manipolazioni sul debito delle nazioni, controllo delle banche e della moneta, i paesi avrebbero potuto essere trasformati in “unità gestite” – e poi, con la cancellazione dei confini, combinate in regioni.

Sempre più spesso, le popolazioni dei paesi sarebbero stati disciplinati, tenuti e diretti in balia dello Stato.

E l’individuo? Si sarebbe estinto come altre specie estinte.

Per diversi decenni, la pseudo-disciplina chiamata “scienza sociale” si stava trasformando in risme di studi e relazioni sulle tribù, gruppi sociali, e le cosiddette classi di persone.

Gli specialisti, erano profondamente radicati nelle scienze sociali e nella guerra psicologica che, dopo la prima e seconda guerra mondiale, sono emersi con un nuovo status accademico e nuovo campo di studio: la comunicazione di massa.

Il loro obiettivo? La trasmissione di messaggi che, in conformità con gli obiettivi politici, provocare l’ostilità o l’accettazione pacificata nelle masse.

L’ostilità è stata incanalata in sostegno di nuove guerre; l’accettazione di un maggiore controllo del governo nazionale.

In nessuna di queste parti e formule l’individuo era protetto. Era considerato una wild card, una mina vagante, e aveva bisogno di essere svilito, di fatto un estraneo, e caratterizzato come un criminale che si opponeva alle esigenze della collettività.

Collettività = menti all’interno di una sola mente robot.

Negli anni e decenni passati, questa nozione del collettivo e le sue esigenze, sono diventate una espansa “civiltà umana”. Non importava trovarsi fuori dal campo visivo, nessuno se ne accorgeva che i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri erano sempre più poveri. Questo fatto è stato minimizzato, con al centro della scena la copertura della Storia “curata e condivisa”.

Su ogni livello della società, le persone sono state invitate a pensare a se stesse come parte di un gruppo più grande. L’individuo e le sue speranze, i suoi sogni unici, i suoi desideri e le energie, la sua determinazione e forza di volontà … tutti questi sono stati descritti come reliquie di un passato impraticabile e illusorio.

In molti casi, pionieri solitari che hanno cercato di innovare in direzioni che avrebbero potuto in realtà portare beneficio a tutta l’umanità, sono stati assorbiti in un solo corpo del collettivo, annunciato come collettivo umano … e poi scaricati sul lato della strada con le loro invenzioni, e successivamente dimenticati.

Nella società pianificata, nessuno si eleva al di sopra della massa stessa, ad eccezione di quegli uomini che gestiscono e operano e propagandano per la massa.

Al fine di influenzare l’illusione del successo individuale, come una sorta di valvola di sicurezza per le aspirazioni di milioni di persone, è emerso il culto della celebrità. Ma anche lì, straordinarie storie di ascesa e poi di caduta precipitosa, la gloria e poi l’umiliazione, sono stati e sono presentati come melodrammi cautelativi.

Questo potrebbe succedere anche a te. Se ti vorresti opporre. Si potrebbero subire le conseguenze. Lasciate cadere gli altri. Tenete la mente vuota. Non fare nulla di insolito. Accorciare la capacità di attenzione. Disabilitare il proprio apparato mentale. Allora non sarai mai tentato di distinguerti dalla massa.

L’impeto della tecnocrazia gli ingranaggi e le sue promesse selvagge nella manipolazione genetica, interfacce cervello-macchina, e altri download automatici assicurano senza nessuno sforzo qualcosa di “più grande della vita.” Collegarsi, per salire a nuove altezze.

La libertà? L’indipendenza? Sono vecchi e tremolanti sogni visualizzati su uno schermo per interposta persona.

La grandezza individuale, l’immaginazione, il potere creativo? Un galeone affondato carico del suo tesoro che, dopo un esame più attento, non è mai stato in grado di navigare.

Il Piano è tutto ciò che è importante. Il piano prevede la sorveglianza universale, al fine di mappare la vita di miliardi di persone, mossa dopo mossa, dove sistemi di controllo all’interno dei quali quei miliardi vivono, giorno per giorno la progettazione.

Ma il peggior risultato di tutti è: l’individuo non può nemmeno concepire la propria vita e il futuro in termini di grandi dimensioni. L’individuo risponde a stretto e controllo con una scrollata di spalle, come a dire: “Che differenza fa?”

Ha comprato il pacchetto collettivista. Le sue stesse risorse interne di unicità  sono sommerse sotto strati di consenso e accettazione passiva.

E non fare l’errore su questo consenso della realtà, per l’esaltazione del gruppo, non è araldico in alcun senso. L’impiallacciatura propagandata copre un cinico sfruttamento di ogni uomo, donna e bambino.

L’individuo, legato da una amnesia circa la propria libertà e da ciò che può veramente dire, opta per un posto nella penombra collettiva. Egli può brontolare e lamentarsi, ma si adatta.

Non riesce a ricordare un’altra possibilità.

Ogni impresa in cui si trova si rivela essere una pallida copia della cosa reale.

Le energie profonde di potere e desiderio di libertà rimangono inerti.

Eppure, la lotta continua a vivere. Vive in luoghi nascosti dentro ogni individuo che vuole uscirne fuori, che vuole tornare a se stesso, che vuole gridare su un palco.

La libertà e di nuovo il potere. La frantumazione dell’amnesia.

In questa nazione rubata … E così gli estinti rendimenti individuali.

Piccoli e meschini appetiti e le ossessioni diventano grandi appetiti.

Il domino del collettivo comincia a cadere. L’intera struttura in decomposizione crolla, un’ala qui e un’ala lì, e i robot aprono gli occhi e spengono le loro macchine fotografiche.

La stragrande e appiccicosa membrana chiamata “gente” comincia a disintegrarsi nella mente delle persone che vivono nelle caotiche città.

Viene visualizzato un nuovo messaggio istruttivo:

“Normale = pazzo”.

 Link

(Per leggere la mega-collezione di Jon, “uscita dalla matrice”, clicca qui.)

 Traduzione e adattamento Nin.Gish.Zid.Da 

Negri-Indiani-italioti

Agli schiavi italioti. Con omaggio agli indiani. 

Maurizio Blondet  

Questi pensieri li dedico ai controllori di volo di Fiumicino, che hanno scioperato per vedere la partita Italia Svezia (110 voli cancellati); ai dipendenti dell’ATAC iscritti al sindacato Ugl che lunedì hanno scioperato dalle 20.30 alle 0.30 per vedere l’Italia contro il Belgio. Li dedico ai palermitani dell’Amat, l’azienda trasporti di Palermo, che hanno fatto lo stesso. 

Siete negri. Lo dimostrate col vostro comportamento: negri. Quei negri che Alexis de Tocqueville vide e descrisse nel suo grandissimo saggio “La democrazia in America”, scritto nel 1832
tocqueville 

Alexis De Tocqueville (1805-1859)

“Il Negro degli Stati Uniti ha perduto perfino il ricordo del suo paese; non capisce più la lingua che han parlato i suoi padri; ha abiurato la loro religione e scordato i loro costumi […]. Il Negro non ha famiglia; non sa vedere nella donna altra cosa che la compagna passeggera dei suoi piaceri; e quando nascono, i suoi figli sono suoi eguali”.  

Che ne dite, vi riconoscete? E’ somigliante il ritratto di voi italioti? Di voi negri? Ascoltate ancora: 

“Affondati in questo abisso di mali, il Negro sente appena la sua sciagura; la volenza l’ha posto nella condizione di schiavo, e l’abitudine al servire gli ha dato pensieri e un’ambizione di schiavo; egli ammira i suoi tiranni più che odiarli, e trova la sua gioia e il suo orgoglio nella servile imitazione di quelli che lo opprimono. La sua intelligenza s’è abbassata al livello della sua anima”.

Non ha bisogno, il Negro, di preoccuparsi del domani, di essere previdente o responsabile. “Egli comprende, fin dalle prime nozioni che riceve dall’esistenza, che è la proprietà di un altro, che ha interesse a vegliare sulla sua vita; si rende conto che la cura della propria sorte non gli è devoluta; quindi, l’uso stesso del pensiero gli pare un dono inutile della Provvidenza. Egli gode pacificamente di tutti i privilegi della sua bassezza”.

Che possiate essere cittadini, unirvi ai liberi e forti per riconquistare la sovranità sequestrata di poteri forti globali e dalle euro-oligarchie, è escluso:

“Se il Negro diventa libero, l’indipendenza gli appare una catena più pesante che la stessa schiavitù; perché nel corso della sua esistenza, ha appreso a sottomettersi a tutto, tranne che alla ragione; e quando la ragione diviene la sua sola guida, non sa riconoscere la sua voce”. 

Tocqueville vide la metamorfosi dello schiavo liberato, e vide quel che diventava: il consumista-tipo. 

“Mille bisogni nuovi lo assediano, e lui manca delle conoscenze e dell’energia necessaria per resistere loro. I bisogni sono dei padroni che bisogna combattere, e lui non ha imparato che a sottomettersi e ad obbedire. E’ arrivato dunque al colmo di questa miseria, che la servitù lo abbrutisce e la libertà lo fa perire (…) …Il Negro si piega ai gusti dei suoi oppressori, adotta le loro opinioni ed aspira, imitandoli, a confondersi con essi”.

Una figura che ben conosciamo, vero? Negri siamo un po’ tutti, nella società del consumo-divertimento, nel grande McWorld dell’americanismo planetario. Ma troppi sono più negri di altri. Quelli dell’America, furono resi schiavi con la forza; troppi oggi lo sono volentieri. 

Aggiungo a questo punto che non è mio merito il ritrovamento di tali folgoranti citazioni: è di un intellettuale francese, Nicolas Bonnal, che scrive su Dedefensa. Ringraziate lui. E ne avrete ancor più motivo, perché ha ripescato dal gran volume, quel che Tocqueville capì dei pellerossa, e del destino che li attendava – e che attende nel McWorld chi ha dignità.

Anzitutto, il ritratto dell’Indiano. E’ il contrario del Negro. Tocqueville, che ha conosciuto in Francia l’Ancien Régime, i tempi dell’aristocrazia, lo riconosce subito: “La caccia e la guerra gli sembrano le sole cure degne di un uomo. L’indiano, al fondo della miseria dei suoi boschi, nutre dunque le stesse idee, le stesse opinioni del nobile del Medio Evo nel suo castello”. Uno scandalo intollerabile, più grande democrazia e nella sola superpotenza rimasta. Ed ecco come viene normalizzata una simile nobiltà non omologabile:

“…indebolendo presso gli indiani dell’America del Nord il sentimento della patria, disperdendo le loro famiglie, oscurando le loro tradizioni, interrompendo la catena dei ricordi [cioè la trasmissione vivente della Tradizione, da padre a figlio, da saggio sciamano ad allievo], e cambiando tutte le loro abitudini, ed accrescendo oltre misura i loro bisogni”. In questo modo “La tirannia europea li ha resi più disordinati e meno civilizzati di quanto già erano”. 

Tocqueville vide già applicato il principio del libero commercio globale, con gli effetti dell’interdipendenza e dell’obbligo del superfluo.

“Gli europei hanno introdotto fra gli indiani le armi da fuoco, il ferro e l’acquavite; gli hanno insegnato a rimpiazzare coi nostri tessuti i vestimenti barbari di cui la semplicità indiana s’era fino ad allora contentata. Contraendo gusti nuovi, gli indiani non hanno appreso l’arte di soddisfarli, ed hanno dovuto ricorrere all’industria dei Bianchi”. 

Entrato nell’economia monetaria, il Pellerossa non ha soldi. Ma può guadagnarli? Certo! Egli dispone di quel che Adam Smith chiamò “il vantaggio competitivo”: è un bravissimo cacciatore, migliore di qualunque bianco. Porti dunque le pellicce dei castori, dei visoni e delle volpi – si vendono bene nella lontana Europa – e riceverà il compenso. Naturalmente, detratte le spese e il giusto profitto del Bianco, che conosce i “mercati” e fa all’Indiano il favore di portare le sue pelli sul mercato – e ignora che il margine di profitto che il capitalista si tiene è mille, diecimila volte quel che gli dà in cambio. Non sa, il guerriero, il nobile medievale nella foresta, che la “allocazione efficiente del capitale” consiste nella “riduzione della retribuzione del lavoro”.

Tocqueville poté vedere gli effetti di questo scambio:

“Da quel momento, la caccia non dovette servire solamente ai suoi bisogni, ma anche alle passioni frivole dell’Europa. Non cacciò più le bestie delle foreste per solo nutrirsi, ma al fine di procurarsi i soli oggetti di scambio che poteva darci. Mentre i bisogni degli indigeni si accrescevano così, le loro risorse non cessavano di decrescere”.

E come mai? La selvaggina diventa rara.

“Dal giorno in cui un insediamento europeo si forma nella vicinanza del territorio indiano, la selvaggina entra in allarme. Migliaia di selvaggi erranti nella foresta, senza dimora fissa, non la spaventavano; ma all’istante in cui il rumore continuo dell’industria europea si fa udire in qualche luogo, essa comincia a fuggire e a ritirarsi verso l’Ovest, dove il suo istinto sa che incontrerà dei deserti, ancora senza confini”.

Privato della sua risorsa e mezzo di scambio, all’indiano non resta che entrare nel lavoro salariato. “Dopo una vita agitata, piena di mali e di pericoli, ma allo stesso tempo densa di emozioni e di grandezza, bisogna sottomettersi a una esistenza monotona, oscura e degradata. Guadagnare con lavori penosi e in mezzo all’ignominia il pane che deve nutrirlo, questo è ai suoi occhi l’unico risultato della civiltà che gli si vanta. E anche questo risultato, non è sempre sicuro di ottenerlo”.

Perché non lavorano bene, sono dequalificati, il mercato non li richiede – e quindi non li paga. Occupano terreni che non sfruttano con l’efficienza che il capitalismo monetario richiede e conosce. Quindi? No, non si pensi che a Washington siano pronti a sterminarli, a qualche incivile atrocità. Scrive Tocqueville:

“La condotta degli americani degli Stati Uniti verso gli indigeni respira il più puro amore delle forme e della legalità. Purché gli indiani restino nello stato selvaggio, gli americani non si immischiano minimamente nei loro affari e li trattano da popoli indipendenti. Non si permettono di occupare le loro terre, senza averle debitamente acquisite per mezzo di un contratto; e se per caso una nazione indiana non può più vivere sul suo territorio, essi la prendono fraternamente per mano e la conducono essi stessi a morire fuori del paese dei loro padri”.

Spero si colga il sarcasmo di Tocqueville: profeta, egli vede già quella civiltà della moralità anglo, dell’intervento umanitario per espandere la democracy che ben conosciamo. Anche a lui viene da fare il confronto con gli spagnoli, cattolici, che hanno riempito il Sudamerica di cattedrali e seminai barocchi. “Gli spagnoli, anche con l’aiuto di mostruosità senza esempio e coprendosi di vergogna incancellabile, non sono riusciti a sterminare la razza indiana, e nemmeno a impedirle di condividere i loro diritti; gli americani degli Stati Uniti hanno raggiunto questo doppio risultato con meravigliosa facilità, tranquillamente, legalmente, filantropicamente, senza spargimento di sangue, senza violare uno solo dei grandi principi della morale agli occhi del mondo. Non si potrebbero distruggere gli uomini rispettando meglio le leggi dell’umanità”.

L’hanno fatto ai pellerossa. I filippini, ai giapponesi; l’hanno fatto a tutti noi, di un’altra Europa. L’hanno fatto agli iracheni, agli afghani; ai siriani, da ultimo. Adesso, vogliono farlo al popolo russo.

http://www.maurizioblondet.it/agli-schiavi-italioti-omaggio-agli-indiani/

l’ultima maschera

Tra una maschera e l’altra
Non credo nelle rivelazioni. Non sono altro che ennesime illusioni che proiettano su un traguardo e distolgono lo sguardo da quello che conta: il viaggio. Qui. Ora.

Credo nella catarsi. Nel breve, brevissimo istante in cui trapela uno sguardo vero della fessura lasciata tra una maschera che viene tolta e la successiva che viene indossata, come lampioni che abbagliano ritmicamente, cadendo su una retina stanca e puntata sull’asfalto mentre guidi distrattamente la solita strada buia.

Inondazioni in terreni eternamente aridi, resi aspri e assetati dall’amnesia del quotidiano, dalla cecità causata dall’impossibilità d’intravedere meccanismi cosmici. Così secchi e sterili, ogni goccia non porta ristoro ma si accumula inutile finché non diventa inondazione e porta l’assetato ad odiare ciò di cui più ha bisogno.

Immagine Nin.Gish.Zid.Da

C’è qualcuno dietro l’ultima maschera? Chi siamo in fondo se non le azioni che compiamo mentre siamo mascherati. Ma io continuo a intravedere quegli sguardi veri che trapelano e non riesco a fingere che non esistano, non riesco a fingere che sia solo costante finzione. C’è qualcuno dietro l’ultima maschera ed è lo stesso dietro a tutte le altre. E’ con lui che dobbiamo fare i conti. E’ lui l’unico giudice eterno ed inflessibile. L’unico che non possiamo vedere perché, in quel preciso istante in cui si rivela, siamo chinati a scegliere il prossimo volto da indossare.

Se solo avessimo il tempo e il coraggio di alzare un poco lo sguardo, in quel nanosecondo, e vedere chi c’è nello specchio, la smetteremmo di sguazzare nel letame maleodorante delle nostre scuse. Scuse. Tutto si riduce a questo. Religione, politica, economia, famiglia, legge, scienza, istruzione, a volte persino quello che vogliamo, che crediamo … sono storie che ripetiamo come mantra, ad un unico fedele, noi stessi, al fine di tenerlo in ginocchio in adorazione e non fargli gettare quell’unico fatidico sguardo che sgretolerebbe ogni singola finta battaglia in cui ci impegniamo per non guardare il tutto e quanto siamo piccoli di fronte ad esso.

Credere genera paura. Ecco perché l’unica libertà è l’assenza di paura che coglie chi non ha nulla. Nulla da perdere in tasca e nulla in cui credere nella testa.

Lungo la strada è cambiato qualcosa

La menzogna che viviamo, di Spencer Cathcart

In questo momento potresti essere ovunque, potresti fare qualsiasi cosa, invece sei seduto da solo di fronte a uno schermo. Ma cos’è che ci ferma dal fare quel che vogliamo fare? Dall’essere ciò che vogliamo essere?

Ogni giorno ti svegli nella stessa stanza e segui gli stessi schemi, vivi la stessa giornata del giorno prima. E’ pur vero che un tempo ogni giorno era una nuova avventura. Lungo la strada è cambiato qualcosa.

Prima i nostri giorni non avevano tempo, ora sono schematici. E’ questo che vuol dire crescere? Essere liberi? Ma siamo veramente liberi?

Cibo, acqua, terra. Le uniche cose che ci servono per sopravvivere sono possedute dalle società. Non c’è più cibo per noi sugli alberi, né acqua potabile nei fiumi, né terra dove si possa costruire una casa. Se provi a prendere quello che ha da darti la Terra sarai isolato.

Quindi seguiamo le loro regole. Abbiamo scoperto il mondo attraverso i libri di testo.

Per anni stiamo seduti e ripetiamo quello che ci viene detto. Sottoposti a prove e classificati come soggetti da laboratorio. Cresciuti per non essere mai niente di speciale in questo mondo, per non creare differenze.

Abbastanza intelligenti da fare il nostro lavoro ma non da chiederci il perché lo facciamo. Quindi lavoriamo duro e non abbiamo mai tempo di vivere la vita per cui stiamo lavorando. Finché arriva un giorno in cui siamo troppo vecchi per il nostro lavoro e siamo lasciati a morire.

Saranno i nostri figli a prendere il nostro posto. Per noi il nostro cammino è importante, ma insieme non siamo altro che carburante. Il carburante del l’élite. L’élite che c’è dietro le multinazionali.

E’ il loro mondo e la risorsa più preziosa non è nella terra: siamo noi. Noi costruiamo le loro città, noi mettiamo in moto le loro macchine, noi combattiamo le loro guerre. Dopo tutto, ciò che li guida non sono i soldi: è il potere.

I soldi sono semplicemente l’arma che usano per dominarci. Inutili pezzi di carta da cui dipendiamo per sfamarci, per spostarci, per divertirci. Ci danno i soldi e in cambio noi gli diamo il mondo.

Dove c’erano alberi che pulivano la nostra aria ora ci sono fabbriche che la inquinano. Dove c’era acqua da bere, ci sono rifiuti tossici che puzzano. Dove gli animali correvano liberi, ci sono le imprese agricole che li fanno nascere e li scuoiano per il nostro appetito. Oltre un miliardo di persone muore di fame anche se c’è abbastanza cibo per tutti. Dove va a finire?

Il 70% del grano che coltiviamo è cibo destinato a ingrassare gli animali che mangiamo per cena. Perché dovremmo aiutare chi muore di fame quando non guadagneremmo nulla con ciò? Siamo la piaga che affligge la Terra, devastiamo quello che ci permette di vivere. Vediamo tutto come qualcosa che può essere venduto, come un oggetto da possedere.

Ma cosa accadrà quando avremo inquinato l’ultimo fiume? Quando avremo avvelenato anche l’ultimo respiro d’aria? Quando non avremo più il carburante per i camion che ci portano il cibo? Quand’è che capiremo che i soldi non possono essere mangiati, che non hanno alcun valore? Non stiamo distruggendo il pianeta. Stiamo distruggendo ogni forma di vita su di esso. Ogni anno migliaia di specie si estinguono. E manca poco affinché noi saremo i prossimi.

Se vivi in America c’è il 41% di possibilità di contrarre un cancro.
Una patologia cardiaca uccide un americano ogni tre. Prendiamo medicine per affrontare questi problemi, ma le cure mediche sono la terza causa di morte dopo il cancro e le malattie cardiache. Ci viene detto che tutto può essere risolto dando soldi alla Scienza, così gli scienziati scopriranno un modo per eliminare il problema. Ma le industrie farmaceutiche traggono vantaggio dalle nostre sofferenze.

Pensiamo di correre ai ripari, ma il nostro corpo è il prodotto di ciò che mangiamo, e il cibo che mangiamo è studiato per ottenere profitto. Ci riempiamo di sostanze tossiche. Il corpo degli animali è infestato da medicine e malattie. Ma non vediamo tutto ciò.

Le associazioni che detengono il potere mediatico non vogliono che noi sappiamo, quindi ci inondano di fantasie che spacciano per realtà. E’ divertente pensare che gli umani pensavano che la Terra fosse il centro dell’universo.

Ma, ancora una volta, continuiamo a vederci al centro del pianeta. Indichiamo la nostra tecnologia dicendo che siamo i più intelligenti. Ma veramente computer, macchine e industrie affermano quanto siamo intelligenti? Forse mostrano quanto siamo diventati pigri.

Ci mascheriamo dietro la parola “civilizzazione”, ma quando la togliamo, di noi, cosa resta? Siamo inclini a dimenticare che solo negli ultimi cento anni abbiamo concesso il diritto di voto alle donne, il diritto di equità ai neri. Ci atteggiamo come se fossimo tutti istruiti su tutto, ma sono molte le cose che non riusciamo a vedere. Camminiamo per strada e ignoriamo tutte le cose più piccole. Gli occhi che ci guardano, le storie che vorrebbero condividere. Vediamo tutto come uno sfondo di “me”.

D’altra parte abbiamo paura di non essere soli, di essere parte di qualcosa di più grande. Ma abbiamo fallito nel creare una connessione.

Ci va bene ammazzare maiali, mucche galline, uomini di un’altra terra. Ma non i nostri vicini, non i nostri cani, i gatti, quelli che abbiamo compreso ed amato.

Definiamo le altre creature come stupide e puntiamo il dito contro loro per giustificare le nostre azioni. Ma vi sembra giusto uccidere solo perché possiamo e abbiamo sempre potuto farlo? O proprio questo ci mostra quanto poco abbiamo imparato? Continuiamo a agire attraverso l’aggressività degli uomini primitivi più che attraverso il pensiero e la compassione.

Un giorno la sensazione che chiamiamo “vita” ci lascerà. I nostri corpi marciranno, i nostri averi più preziosi passeranno ad altri. Le azioni compiute in vita saranno le uniche cose a restare di noi. La morte ci circonda sempre, eppure sembra essere lontana dalla realtà di tutti i giorni. Viviamo in un mondo sull’orlo del collasso. Le guerre di domani non avranno vincitori. La violenza non sarà mai la risposta ma ucciderà ogni possibile soluzione.

Se tutti scavassimo tra i nostri desideri più profondi scopriremmo che i nostri sogni non sono così diversi.

Abbiamo tutti lo stesso obiettivo: essere felici. Facciamo il mondo a pezzi senza cercare altro che gioia, senza mai guardare dentro di noi. La maggior parte delle persone più felici sono quelle che hanno di meno. Siamo veramente così felici con i nostri iPhones? Le nostre grosse case, le nostre macchine alla moda?

Siamo disconnessi. Idolatriamo persone che non incontreremo mai. Assistiamo a avvenimenti straordinari sugli schermi e all’ordinario da ogni altra parte.

Aspettiamo che qualcuno ci porti un cambiamento senza mai pensare a iniziare a cambiare noi stessi.

Le elezioni presidenziali possono essere assimilate al lancio di una moneta: sono due facce della stessa medaglia. Scegliamo quale faccia vogliamo e abbiamo l’illusione della scelta, del cambiamento. Ma il mondo è sempre lo stesso.

Non riusciamo a capire che i politici non servono noi; ma servono chi ha dato loro il potere. Ma in un mondo di pecore ci siamo scordati di seguire la strada che ci eravamo prefigurati.

Basta aspettare un cambiamento.
Tu sei il cambiamento che vuoi vedere.
Non siamo arrivati fin qui stando seduti comodi.

La razza umana è sopravvissuta non perché fosse la più veloce, o la più forte, ma perché ha cooperato. Abbiamo eccelso nell’arte di uccidere.

Adesso perfezioniamo l’arte di goderci la vita. Tutto ciò, non per salvare il pianeta. Il pianeta sarà qui indipendentemente dalla nostra sopravvivenza. La terra ha girato per miliardi di anni, e ognuno di noi sarà fortunato a viverne ottanta. Siamo una goccia nell’oceano, ma il nostro impatto dura per sempre.

Spesso mi sarei augurato di vivere in un’era dove non c’erano i computer. Ma ho capito che non c’è nessuna ragione per volere ciò, perché questo è l’unico periodo della storia in cui ho sempre voluto vivere. Perché oggi abbiamo un’opportunità mai avuta prima. Internet ci ha dato il potere di condividere un messaggio e di unire milioni di persone in tutto il mondo. Finché possiamo è nostro dovere usare la tecnologia per unire, più che per combatterci.

Nel bene o nel male, la nostra generazione determinerà il futuro della vita su questo pianeta. Possiamo anche continuare a servire questo sistema di distruzione finché non rimanga di noi alcuna traccia di esistenza; oppure possiamo uscire da questo sonno ipnotico, capire che non stiamo evolvendo ma regredendo.

Questo esatto momento è l’attimo portato da ogni passo, ogni respiro, ogni morte, fino ad adesso. Puoi decidere di scegliere la tua strada, o seguire la via che hai già preso migliaia di altre volte. La vita non è un film, le battute non sono già state scritte, siamo noi gli scrittori.

Questa è la tua storia, la loro storia, la nostra storia.

Spencer Cathcart

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L’illusione della libertà Pdf

La “libertà” nella società capitalistica

L’avvertimento di Gheddafi

Nel 2011, Gheddafi ha avvertito il mondo
che l’ISIS avrebbe invaso l’Europa

Gheddafi ha detto – “Ci sono molti terroristi tra di loro (i rifugiati), tra il 10 e il 50 per mille”

Nel 2011 Gheddafi, suo figlio, e suo cugino hanno messo in guardia il mondo circa i problemi che avrebbe dovuto affrontare l’Europa negli anni a venire – ma nessuno li avrebbe ascoltati.

Gheddafi ci ha messo in guardia sulla crisi dei migranti e il problema che avrebbe portato l’ISIS in Occidente.

Qui di seguito sono selezionate delle citazioni (prese da varie fonti di notizie principali) di Gheddafi e la sua famiglia:

Gheddafi:

“Loro i [jihadisti] vogliono controllare il Mediterraneo per poi attaccare l’Europa.”

“Il Mediterraneo diventerà un mare caotico”.

“Sono scioccato per l’atteggiamento dei miei amici europei. Essi hanno messo in pericolo e danneggiato una serie di grandi trattati per la sicurezza dei loro interessi”.

Cugino di Gheddafi (Ahmed Gheddafi al dam):

“Ci sono molti terroristi tra di loro (i profughi), tra il 10 e il 50 per mille”.

“Stanno andando tutti in tutta Europa. Entro uno o due anni, ci sarà un altro 11 settembre”

“Ora, l’Occidente raccoglierà quello che ha seminato, ‘in grado di difendersi da migliaia di persone senza armi’ e sperimenteranno una rinascita della militanza nazionalista”.

“Nei paesi europei, lo spirito estremista sarà rafforzato, ancora una volta con il proliferare di partiti fascisti”

Il figlio di Gheddafi (Saif):

“Basta dare loro un paio di mesi o al massimo un anno e ci si trova fuori dalla realtà, ma per favore (il giorno che sarò stato fatto prigioniero) non negate tutto questo che vi ho detto.”

“La Libia può diventare la Somalia del Nord Africa, del Mediterraneo. Vedrete i pirati in Sicilia, a Creta e a Lampedusa. Vedrete milioni di immigrati illegali. Il terrore vi camminerà accanto”

Mentre l’Ovest è impegnato attivamente e responsabilmente nel far accettare le religioni secolari, i diritti e le libertà delle donne, è strabico nell’identificare i veri dittatori che sostengono il terrorismo in Arabia Saudita, Turchia e Qatar.

Oggi in Siria, stanno facendo esattamente la stessa cosa.

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Fonte: Godlikeproductions.com

Articolo correlato: “a pochi secondi prima della mezzanotte”

Traduzione e adattamento Nin.Gish.Zid.Da

“Dal Web”

http://www.maurizioblondet.it/stoltenberg-vuole-la-nato-in-guerra/di Maurizio Blondet 16 novembre 2015

Tutto come da programma: il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg ha addirittura sollecitato Parigi ad invocare l’articolo 5, che obbliga i paesi membri dell’alleanza a scendere in guerra a fianco di uno di loro che sia aggredito. Stoltenberg obbedisce come sempre ad ordini americani. Se del “governo” americano non è certo. E‘ certo invece che William Kristol, il guru dei neocon, esige dalle colonne del Washington Post l’invio di truppe di terra: mai sprecare un bell’attentato-strage. Segue l’articolo QUI

https://jonrappoport.wordpress.com/

 Every television newscast: staged reality

by Jon Rappoport
November 16, 2015

Focus on the network evening news. This is where the staging is done well.

First, we have the image itself, the colors in foreground and background, the blend of restful and charged hues. The anchor and his/her smooth style.

Then we have the shifting of venue from the studio to reporters in the field, demonstrating the reach of coverage: the planet. As if this equals authenticity.

Actually, those reporters in the field rarely dig up information on location. A correspondent standing on a rooftop in Cairo could just as well be positioned in a bathroom in a Las Vegas McDonald’s. His report would be identical. Continue HERE

http://www.imolaoggi.it/2014/11/13/dite-addio-a-liberta-di-navigazione-e-di-parola-obama-sta-per-distruggere-internet/

Dite addio a libertà di navigazione e di parola. Obama sta per distruggere Internet.

13 nov – Il presidente americano vuole regolamentare internet come servizio pubblico. Forse non c’è un presidente che ha fatto di più per distruggere tutto ciò che Barack Obama ha distrutto, dalla pace nel mondo ai diritti costituzionali degli americani. E, come ricorda Martin Armstrong sul suo blog, rimarrà in carica altri due anni, un lasso di tempo sufficiente per strascinare il paese in una Terza Guerra Mondiale e ridurre la Costituzione a carta straccia. Segue QUI

http://vaticproject.blogspot.it/2015/11/paris-attack-like-mumbai-and-gladio.html

“… 5. Nelle mani degli Stati di oggi c’è una grande forza che crea il movimento del pensiero nel popolo, questa è la stampa. …. Stampa che permette di esprimere e creare malcontento. … questo strumento mediatico è caduto nelle nostre mani. Attraverso la stampa abbiamo acquisito il potere di influenzare le masse, pur rimanendo noi stessi in ombra, grazie alla stampa abbiamo l’oro nelle nostre mani ….” – Protocolli dei Savi di Sion, scritte 1897

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PARIS ATTACK LIKE MUMBAI AND GLADIO ATTACKS – UPDATED BOOM! CIA Director Met with French Security Chief and Mossad Before Paris Attacks

Posted by Vatic Master 2015-11-16 

Vatic Note:  Boy,  I could not write a vatic note as extensive in analysis as this article and I tell you, it was riveting to say the least.   This was big and he or she shows just how extensive, and long term planning this was.  This is an ongoing project with various intel agencies across Europe, the USA, and Mossad.

They really want us to start WW III against the Muslims and have us kill each other off, so they don’t have to do it after the war, like they did in Russia and post WW II Europe,  and they are willing to kill people to do it.  Both Christians and Muslims should join together and fight these satanist Khazars.   They are the real threat to the globe.

Anyway, you read and see what you think.   This above was my reaction to all of this below.  This is excellent research by the author and is very educational. Check out the dates, times, who was involved, and how many countries were involved.  That includes Mossad and even NATO,  as well.  I then follow up with another article showing again, the involvement of mossad and others in this Paris scheme and it had no connection to Muslims at all.

It was the French and Israel governments and the second article shows it included French Intel personnel.  This is truly a MUST READ all the way through.   If Gladio is real, then treason is the call and everyone involved should be arrested, tried and if convicted receive the death penalty. Continue HERE

  http://www.zengardner.com/knees-jerking-yet-let-dose-truth-set-free/

Are your Knees Jerking Yet? Let a Dose of Truth Set you Free

by Vivek Chaturvedi – Nov 16, 2015
Contributor, ZenGardner.com 

Greetings my fellow worlders….

What a time eh? I mean really, what a time.

The mess that is the middle east finally festers into the “situation” in Paris, and I use those inverted commas with due fore-thought.

To beLIEve the script is to buy the story-line and this is an old, old story line. So old in fact, that if you really dared to catch the visible string and started pulling, your MIND would unravel. The depth of deceit, the time-line, the events that you THOUGHT or rather were made to beLIEve shaped your history and therefore your present and thus your and mine, OUR collective future, more so in the last 4-500 years are ALL a fabric of lies. Continue HERE

Australia, la libertà del quinto continente

Australia: Come il governo possiede le persone 

Jon Rappoport

Ci sono vari modi per calcolare di come il governo possiede la gente. Il più semplice è: attraverso il denaro.

A parte le tasse, questo si tradurrebbe in posti di lavoro pubblici e benessere.

Le persone che ricevono alcuni o tutti i loro redditi attraverso i loro governanti tendono ad essere dalla parte del governo e senza dubbio questi sono proprio i dipendenti dal governo.

Guardate l’Australia, una nazione con una popolazione di 23,1 milioni di persone.

Come riporta The Guardian (8/13), su un totale di 11,5 milioni di posti di lavoro australiani, 1,9 milioni (16,4%, 1 su 6) sono governativi. E questo non include il Dipartimento della Difesa (58.000 posti di lavoro).

Come riportato da Peter Whiteford, in “FactCheck: è la metà o forse due terzi della popolazione australiana che riceve un beneficio dal governo?” il theconversation.com, ci dice che circa il 50% di tutte le famiglie australiane ricevono qualche forma di assistenza governativa in $ australiani

Non ho trovato dati su come molte aziende australiane siano appaltatrici del governo, ma possiamo essere sicuri che il numero e il denaro sono grandi. Tutti i dipendenti stanno ricevendo i soldi del governo.

Poi ci sono numerose “imprese di proprietà statale”, che sono le società interamente controllate dal governo. I loro dipendenti sono in ultima analisi sempre stipendiati attraverso il governo.

È possibile analizzare altri paesi industrializzati e trovare condizioni simili?

No, naturalmente, nessuno che favorisca “il bene collettivo” anzi, vede tutto questo come un problema. Il problema come sempre, per loro, non basta “il sostegno del governo.”

Per gli australiani invece, il governo è la risposta, il benefattore finale, la forza primaria che inventa il futuro.

Mezzo secolo fa, gli intellettuali che non avevano la minima idea di quello che stava succedendo su quello che hanno chiamato governo, Stato. Lo Hanno visto come una forza monolitica decisa a espandere il suo potere per soggiogare l’individuo. Ora, molte di quelle stesse persone, o i loro discendenti, visualizzano il governo come via di fuga dall’ingiustizia.

Questa illusione è sostenuta da gruppi per la moltiplicazione di vittime in cerca di cure speciali da parte dei leader politici.

Sarebbe saggio considerare la dichiarazione Albert Camus ‘nel suo saggio 1951, The Rebel’:

“Lo schiavo inizia chiedendo giustizia e finisce per voler indossare una corona. Egli, a sua volta deve dominare.”

A partire dal 1960, diverse generazioni di persone hanno cominciato ad applicare la New Age e i “pensieri arcobaleno” alla politica. Dal 1990, questa pratica si diffuse al punto che i suoi sostenitori in realtà credevano che lo Stato avrebbe potuto consegnare un mondo di gran lunga migliore.

In un dettagliato articolo del novembre 2013 (indepebdentaustralia.net), spiega di come venga spiata la vita degli individui da parte dell’apparato di sorveglianza dello stato australiano. Murray Hunter scrive: “Le rivelazioni rilasciate da Edward Snowden … sono solo la punta di un iceberg, quando si tratta di sicurezza sulle operazioni di sorveglianza australiane … Attraverso rapidi progressi della tecnologia, l’apparato di sicurezza australiano è cresciuto fino a raggiungere la scala orwelliana”.

L’autore Hunter ha poi descritto il sistema: “Il database governativo australiano è un gruppo elettronico altamente sofisticato per la raccolta di documentazione per la gestione e lo stoccaggio dei record di sistema (s) (EDRMS), e la congruenza dei dati tra i vari enti e livelli di governo riguardo i cittadini. Di conseguenza, i dati raccolti dall’Australian Taxation Office (ATO), la sicurezza sociale (Centrelink), Medicina, immigrazione, costumi e le agenzie di polizia sono integrate con i database relazionali dei sistemi di interrogazione. Tutto ciò è completato da singoli database estremamente dettagliati sui cittadini da parte dell’Agenzia informatica. Che portano ad una storia quasi completa di dettagli personali dei residenti andando indietro di decenni riguardanti il reddito, occupazione, coniugi, figli, prestazioni sociali, prestazioni mediche, e informazioni di viaggio, ecc. Questi sistemi possono essere accessibili da quasi chiunque all’interno del servizio pubblico. Ogni agenzia all’interno del governo è diventata parte della rete per la raccolta dell’intelligence”.

Questo gigantesco apparato è l’opera di un governo che “ha veramente a cuore” la sua popolazione?

“Voi gente lavorate per noi. Vi portate a casa uno stipendio che noi vi diamo (derivato dalle tasse). Sì voi dipendete da noi. Ma questo non basta. Noi abbiamo bisogno di spiare tutti voi  tutto il giorno tutti i giorni.”

la matrice rivelata

I leader politici australiani e le loro enormi burocrazie sono consapevoli di un fatto importante: anche se la dipendenza dallo stato da parte di un cittadino lo rende un sostenitore dello stesso stato, a livello più profondo il cittadino ne risente della sua dipendenza e cercherà la sua libertà. Questo lo rende pericoloso.

L’ammanettamento di un essere umano è una mossa rischiosa. Quando cerca di liberarsi, è imprevedibile.

Lo spostamento a parlare di “Lo Stato” per parlare di “governo” riflette il grado in cui l’individuo è stato banalizzato. Lo Stato una volta che è stato visto come la minaccia preminente per l’individuo libero e indipendente è stato superato. Ma dal momento che quasi nessuno nel mainstream si preoccupa di “libertà e indipendenza”, la parola “governo” è sufficiente alla tranquillità dell’individuo.

Il governo è “l’aiuto benevolo” e il giudice delle popolazioni e delle masse.

Forse nel prossimo mezzo secolo, il governo australiano impiegherà tutti nel paese.

Perché impiegarli tutti nel governo del paese? Lo si fa per un sistema molto efficiente di contabilità (sorveglianza). Tutti sono a bordo. Ognuno viene tracciato. Tutti quelli che sono alla base della piramide sono nel collettivo, ad eccezione di quelli che governano dall’alto.

FONTE 

traduzione wlady