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Baalbek: la prova finale

Baalbek: La prova finale di una perduta antica tecnologia

Se una antica perduta e a lungo avanzata tecnologia è esistita sulla Terra, allora le pietre megalitiche di Baalbek sono sicuramente la prova di essa. L’antico sito megalitico di Baalbek vanta pietre perfettamente ben intagliate pesanti fino a 2.000 tonnellate, allineate insieme formano uno dei più grandi misteri antichi di costruzione del pianeta. In realtà, erano forse quelle pietre super-massicce di Baalbek il risultato della loro messa in opera con “bastoni” e “pietre”, come alcuni studiosi suggeriscono? 

Il sito archeologico di Baalbek, situato nella moderna Libano è una delle più misteriose e antiche strutture mai realizzate sul pianeta Terra. Inoltre, esso contiene alcuni delle più grandi e più pesanti pietre del pianeta.

Si trova ad est del Libano, a 86 chilometri nord-est della città di Beirut, nella valle di Beqaa, vicino al confine con la Siria.

Questo affascinante sito – come molti altri in tutto il Pianeta ha sconcertato gli studiosi che non sono stati in grado di capire come e perché questo massiccio ‘santuario’ sia stato eretto.

Come una umanità primitiva migliaia di anni fa, ha trasportato, tagliato, e collocato in posizione pietre enormi, sembra difficile da credere utilizzando solo i primi strumenti del Bronzo.

Secondo gli esperti, la storia di questo antico sito può essere fatta risalire quasi 10.000 anni. Era un’antica città che ha preso il nome dal dio Ba.al. Leggende fenicie suggeriscono che Baalbek sia stato il primo iniziale avamposto in cui Ba.al è arrivato sulla Terra in tempi antichi.

Tuttavia, la verità è che nessuno può dire con certezza quanti anni abbia questo antico sito. Molti credono che Baalbek risalga a decine di migliaia di anni, forse anche circa 20.000 anni, rendendolo uno dei più antichi siti del pianeta.

È interessante notare che sia l’età del sito che la storia non sono in grado di dare una risposta causando così confusione, rimane il fatto che i megalitici blocchi di pietra presso il sito sono semplicemente da capogiro.

L’antico tempio costruito in onore di Giove si trova su una piattaforma che non dovrebbe esistere, almeno non con la tecnologia ‘primitiva‘ utilizzata dai suoi costruttori circa 9.000 – 10.000 anni fa.

In realtà, il Trilithon a Baalbek frantuma tutte le spiegazioni logiche. Esso è composto da tre blocchi super-massicci che misurano 22 metri di lunghezza e 5 metri di altezza aventi una larghezza di 3,5 metri.

La giusta domanda che ci si pone è perché sono così grandi? Bene, il peso di queste pietre massicce è compresa tra le 1000 e 2000 tonnellate.

Quindi, come possono questi antichi costruttori aver raggiunto questo obiettivo? Li hanno davvero tagliati, trasportati e riposti nella giusta posizione queste pietre dal peso di 2000 tonnellate con bastoni e pietre?

La spiegazione ufficiale che gli archeologi suggeriscono è che migliaia di uomini, con una tecnologia semplice come bastoni e pietre, hanno partecipato nella sua costruzione e al trasporto di questi enormi blocchi di pietra. Alcuni altri ricercatori suggeriscono che questo è qualcosa di matematicamente improbabile e quasi impossibile, spostare e sollevare pietre enormi con gruppi di uomini e con strumenti rudimentali. Quindi, se non possedevano la tecnologia come la nostra di oggi, come l’hanno fatto?

I tre blocchi sono posizionati su una fila di sei blocchi di granito, che misurano 10 metri di lunghezza e 4 metri di altezza, il loro peso è stimato a più di 300 tonnellate.

Sembra altamente improbabile che Baalbek sia il risultato dei metodi di costruzione antiche, tra cui bastoni, pietre e migliaia di uomini trascinavano pietre massicce intorno al luogo. Molti suggeriscono che la mancanza di riferimenti per la costruzione del sito, lo rende ancora più discutibile. Perché non ci sono informazioni che ci dicono qualcosa circa i costruttori?

Perché creare qualcosa di così tremendamente imponente senza lasciare spiegazioni? O, un punto di riferimento?

Manca un enorme anello mancante quando si cercano spiegazioni attendibili  su Baalbek.

Questo antico sito vanta pietre perfettamente intagliate pesanti fino a 2.000 tonnellate allineate insieme formano uno dei più grandi antichi misteri di costruzione del pianeta.

E se le domande che cerchiamo su questo antico sito fossero che è stato costruito da una antica civiltà che ha avuto in suo possesso una tecnologia avanzata? Una tecnologia che oggi è andata perduta? Una tecnologia che forse ha anche aiutato a creare molti altri siti megalitici in tutto il pianeta?
Ecco, forse queste sono le domande che dobbiamo porci.
 

La Pietra della Donna Gravida di Baalbek

La pietra della donna incinta

La pietra della donna gravida di Baalbek
-uno dei monoliti più grandi dell’antichità-

di Jorge Alvarez
12 Settembre 2016
dal Sito Web LaBrujulaVerde
traduzione di Nicoletta Marino
Versione originale in spagnolo

Un monolite è un grande blocco di pietra in un solo pezzo.

Può essere di origine naturale, come nei casi di quello australiano di Ayers Rock o la Punta di Ifach spagnola, o frutto del lavoro umano, lavorato con una finalità concreta come sono tra gli esempi classici i menhir preistorici.

All’interno di questo secondo gruppo possiamo suddividerli secondo diverse motivazioni:

Alcuni sono più grandi di altri, però se parliamo di misure dobbiamo porre l’attenzione al Libano dove è stato ritrovato uno dei più grandi costruito dall’Uomo dell’Antichità.

Si tratta di quello che curiosamente è chiamato la Pietra della Donna Gravida, che si trova nella cava di Baalbek.

Situata a circa 86 chilometri da Beirut, era una città di origine cananea dove i Fenici avevano costruito un santuario al dio Ba.al (da cui il nome).

Più tardi, durante l’occupazione greca, la città fu ribattezzata col nome di Heliopolis, sicuramente perché in tempi ellenistici Ba.al fu identificato con Helios, divinità solare.

La Pietra della Donna incinta agli inizi del XX secolo

 Anche i Romani la conobbero così e ai tempi di Augusto sostituirono il culto con quello di Jupiter Heliopolitano conservando però il tempio.

Era stata apportata una modifica rispetto al tempio greco aggiungendo una grande piattaforma o patio di 88 metri di lunghezza e 48 di larghezza, utilizzando tre blocchi di pietra immensi di 750 tonnellate l’uno.

Un quarto blocco avrebbe dovuto essere aggiunto ma rimase abbandonato nella cava dove si stava tagliando.

 
Piano del complesso sacro di Baalbek,  con il tempio de Jupiter nella parte superiore

Questo blocco era destinato a continuare quel trilithon, una struttura tipo dolmen (due monoliti verticali che sostengono un terzo orizzontale come una T) che probabilmente circondava il perimetro del patio.

Non si trova nel posto esatto da dove fu estratto ma fu spostato anche se di un tratto abbastanza corto (ancora dentro la cava che si trova a meno di un chilometro dal tempio) come lo dimostra il fatto che non si trova affondato ma in una curiosa posizione obliqua.

Gli studi portati a termine nel 1996 da un gruppo dell’Università di Linz (Austria) hanno confermato le stime precedenti fatte dall’archeologo Jean-Pierre Adam e sono arrivate alla conclusione che misura 21,5 metri di longitudine per 4,8 di larghezza con una sezione quadrata di 4,2 metri di più, e si calcola che il suo peso sia tra 900 e 1.100 tonnellate.

Senza ombra di dubbio, una delle cose più curiose di questo monolito è il nome.

Gli Arabi lo chiamano Hadjar-el-Qoublé (Pietra del Sud) però tradizionalmente è conosciuto come la Pietra della Donna Gravida.

Perché? E’ una bella domanda e come succede di solito con le denominazioni molto antiche, ci sono varie teorie al riguardo:

  • la più semplice è che si riferisca a qualche credenza locale secondo la quale toccare la sua superficie avrebbe aumentato la fertilità, cosa che succede anche in altri luoghi.
  • Però c’è anche una leggenda che parla di una misteriosa donna in stato di gravidanza che si offerse di muovere la pietra in cambio del mantenimento per se e per il futuro bambino.
  • La terza è quella che dice che la grandezza del blocco era dovuta ai djinns (esseri della mitologia semita, una specie di geni che potevano essere sia maschili che femminili) che sarebbero stati in cinta.

Il secondo monolite ritrovato a Baalbek

Comunque sia, la Pietra della Donna Gravida non è la sola.

Nel 1990 si è trovato un altro ciclopico blocco appena più piccolo (19,5 x 4,4 x 4,5 metri), anche se si crede che è più pesante (1.242 tonnellate). E alcuni anni fa, nel 2014, l’Istituto Tedesco di Archeologia scoperse un terzo blocco dalla dimensioni più grandi degli altri che è considerato il più Grande mai costruito dall’Uomo.

Misura di lunghezza qualcosa come 19,6 metri, però guadagna in larghezza (6 metri) e in sezione (5,5 metri), per cui il peso si aggirerà intorno alle 1.650 tonnellate.

Questi parametri sono oggi il suo vanto ma allora furono la sua condanna poiché si considerarono eccessivi per un trasporto con garanzie; in quel senso assomiglia e allo stesso tempo si differenzia dal famoso Obelisco Incompiuto di Luxor, abbandonato perché si era scheggiato.

 

Il terzo monolite trovato nel 2014

Il giacimento di Baalbek continua a essere scavato e studiato.

Nel 1984 fu inserito nella lista del Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO.

FONTE

Un fortuito ritrovamento

Tradotto un verso sconosciuto dell’Epopea di Gilgamesh

Nel 2011, il museo di Sulaymaniyah (o Slemani), nel Kurdistan iracheno, comprò una serie di 80-90 tavolette d’argilla da un trafficante sconosciuto. Il museo ha cercato questo tipo di accordi per recuperare dei manufatti di valore scomparsi dai siti archeologici e dai musei iracheni, a partire dall’invasione a guida americana, scrive la pubblicazione non profit Ancient History Et Cetera.

Tra le varie tavolette comprate, una risaltava agli occhi di Farouk Al-Rawi, docente presso il Dipartimento di Lingue e Culture del Vicino e Medio Oriente, Università di Londra. La tavoletta d’argilla era ancora incrostata di fango quando Al-Rawi consigliò al museo di comprarla al prezzo di 800 dollari.

Con l’aiuto di Andrew George, preside associato del dipartimento e traduttore de “The Epic of Gilgamesh: A New Translation” (Penguin Classics, 2000), Al-Rawi ha tradotto la tavoletta in soli cinque giorni. Il reperto potrebbe risalire al periodo antico-babilonese (2003 – 1595 a.C.), secondo il museo di Sulaymaniyah. Tuttavia, Al-Rawi e George ritengono che sia un po’ più recente e venne inciso nel periodo neo-babilonese (626-539 a.C.).

Al-Rawi e George hanno presto scoperto che la tavoletta rubata raccontava una storia familiare: la storia di Gilgamesh, il protagonista dell’antico racconto babilonese, “L’epopea di Gilgamesh”, che è ampiamente considerata come il primo poema epico in assoluto, e la prima grande opera di letteratura mai creata. Vista l’epoca in cui venne scritta, la storia fu probabilmente incisa su “tavolette”, ognuna contenente una differente parte del racconto (un po’ come se fossero dei moderni capitoli o versi).

La Foresta dei cedri

Quello che Al-Rawi e George hanno tradotto è una parte precedentemente sconosciuta della quinta tavoletta. Racconta la storia di Gilgamesh, re di Uruk, e di Enkidu, un uomo selvaggio creato dagli dèi per proteggere Gilgamesh nel viaggio verso la Foresta dei cedri (residenza degli dèi), col fine di sconfiggere il suo divino guardiano, il terribile gigante Humbaba.

La nuova tavoletta aggiunge 20 linee finora sconosciute alla storia, fornendo alcuni dettagli su come appariva e risuonava la foresta.

«La nuova tavoletta continua dove altre fonti si fermano. Apprendiamo che la Foresta dei cedri non è un luogo di radure serene e quiete. È piena di uccelli rumorosi e cicale, mentre le scimmie urlano e gridano sugli alberi», ha spiegato George a Live Science.

Il mostruoso Humbaba tratta la cacofonia dei rumori della giungla come se fosse una sorta di intrattenimento, «come Re Luigi ne Il libro della giungla», dice George. Una tale, vivida descrizione dei paesaggi naturali è «molto rara» nella poesia narrativa babilonese, ha aggiunto.

Altri particolari

Altre linee ritrovate del poema confermano i dettagli di altre parti dell’opera. Per esempio, mostra che Enkidu e Humbaba erano amici d’infanzia e che, dopo l’uccisione del gigante, gli eroi della storia sono pieni di rimorsi, almeno per aver distrutto la splendida foresta.

«Gilgamesh e Enkidu tagliarono i cedri per poi tornare a Babilonia, e il nuovo testo reca una linea che sembra esprimere il riconoscimento di Enkidu che aver distrutto la foresta è una cattiva cosa, e farà arrabbiare gli dèi», dice George. Come la descrizione della foresta, questo tipo di consapevolezza ecologica è molto rara nella poesia antica.

La tavoletta, ora ripulita dal fango e totalmente tradotta, è oggi in mostra al museo di Sulaymaniyah. Uno studio su queste scoperte è stato pubblicato nel 2014 sul Journal of Cuneiform Studies.

Live Science

FONTE

I Triliton di Gornaya Shoria (Russia-Siberia)

L’inspiegabile ritrovamento 

Più grandi dei megaliti di Baalbek: Megaliti enormi trovati in Russia sfidano ogni spiegazione

I ricercatori affermano che questi megaliti sono molto più grandi (fino a 2 a 3 volte maggiori) rispetto più grandi megaliti conosciuti al mondo. Studi preliminari suggeriscono che a Gornaya Shoria (Siberia-Russia) ci sono blocchi di pietra che pesano circa tre o quattro mila tonnellate.

I Megaliti di Baalbek sono considerati dagli studiosi mainstream come alcune delle più impressionanti sul pianeta Terra. Tuttavia, vi sono numerosi altri siti che, proprio come Baalbek, sono al di là dell’affascinante e sfidano completamente la nostra comprensione sulle antiche civiltà e le loro capacità edificare tali strutture megalitiche in un lontano passato.

I megaliti di Baalbek sono impressionanti, è la prova finale di sofisticate antiche culture che hanno padroneggiato l’ingegneria e l’architettura, ma rimane un profondo mistero agli occhi degli studiosi tradizionali. L’archeologia Mainstream ha diversi punti di vista quando si tratta di definire l’esatta età del sito. Secondo gli archeologi convenzionali, era un santuario fenicio dedicato al dio Ba.al, era una città greca chiamata Heliopolis (Città del Sole) e sin dai tempi di Augusto, è stata una colonia romana. La verità è che l’età esatta rimane un mistero, ma alcuni ricercatori considerano questo antico sito megalitico vecchio almeno di 12.000 anni, ma potrebbe essere ancora più antico di 20.000 anni.

La grande piattaforma su cui è stato costruito il tempio di Baalbek è maestosa, ma oggi solo poche colonne rimangono in piedi. Si tratta di una costruzione che gli archeologi e gli ingegneri moderni non sono ancora riusciti a spiegare data, storia e l’età che sono stati “ufficialmente” edificati. Alcuni credono che la storia ufficiale abbia sbagliato tutto quando si tratta di Baalbek.

Tuttavia, i megaliti situati in Russia sono ancora più impressionanti di Baalbek e hanno causato confusione tra i ricercatori da quando è stata fatta la loro scoperta. 

Stiamo parlando del sito megalitico di Gornaya Shoria, che si trova nel profondo delle montagne siberiane, dove durante una delle spedizioni al sito, le bussole degli geologi si sono comportate molto stranamente e per qualche sconosciuto motivo le frecce dei loro strumenti sono state deviate dagli stessi megaliti. (fonte)

Questo impressionante sito megalitico, è uno dei più grandi siti mai scoperti in Russia. Situato sul Monte Shoria nel sud della Siberia, il sito contiene alcuni dei più grandi blocchi di pietra con superfici piane, angoli retti, spigoli vivi e che assomigliano a murature ciclopiche mai scoperte prima. I megaliti giganti sono stati trovati e fotografati per la prima volta da Georgy Sidorov che ha esplorato l’area nel 2013. Fin dalla sua scoperta, il sito megalitico ha provocato grande dibattito tra i ricercatori e gli archeologi che non si sono trovati in accordo su tali strutture (artificiali o meno) di pietre misteriose con superfici piane, angoli retti, spigoli vivi.

Studi preliminari suggeriscono che ci sono blocchi interi che pesano circa tre o quattro mila tonnellate. Ciò che rende questo sito, ancora di più interessante è il fatto che questi estremamente pesanti blocchi di pietra sono state impilate fino a quaranta metri di altezza.

Senza dubbio, i metodi utilizzati nei processi di costruzione, nonché l’origine sullo scopo e l’utilizzo delle costruzioni utilizzati di questo antico sito rimangono un mistero, ma la loro bellezza, precisione, e l’importanza rimarrà un oggetto di dibattito negli anni a venire.

Commenti molto interessanti per quanto riguarda il sito megalitico sono state fatte dall’archeologo John Jensen:

Gli eccellenti megaliti sono stati trovati e fotografati per la prima volta da Georgy Sidorov da una recente spedizione alle montagne della Siberia meridionale.

La donna incinta sulla Pietra a Baalbek

Non ci sono misure riportate, ma sulla scala delle rappresentazioni delle figure umane, questi megaliti sono molto più grandi (fino a 2 – 3 volte maggiori) rispetto ai più grandi megaliti conosciuti al mondo. (Esempio: La donna incinta sulla Pietra a Baalbek, Libano pesa circa 1.260 tonnellate). Alcuni di questi megaliti eretti in altezza, potrebbero facilmente pesare di 3.000 a 4.000 tonnellate.

Ci sono pochi commenti sul sito di Valery, quindi le immagini vengono visualizzate qui senza molti commenti, diversamente dalle mie osservazioni limitate”.

Quindi, che cosa sono queste pietre enigmatiche trovate a Gornaya Shoria? Sono queste il risultato di strutture e metodi di costruzione ingegnose dell’antichità dell’uomo? O sono l’incredibile risultato di costruzioni edificate da madre natura?

Mura ciclopiche o no, gli enigmatici megalitici blocchi di pietra di Gornaya Shoria hanno sfidato ancora una volta i tradizionali ricercatori e archeologi costringendoli in un dibattito che cerca di scoprire la verità dietro numerosi e simili siti antichi che si trovano in tutto il mondo.

Ecco alcune immagini del sito megalitico di Gornaya Shoria:

 

Fonte

Traduzione e adattamento Nin.Gish.Zid.Da

Anat “la vergine perfetta”

Le terre che oggi corrispondono a Israele, Libano e Siria meridionale – e che formavano la fascia sud-accidentale dell’antica Mezzaluna Fertile – erano abitate da popoli che possono essere identificati con il nome collettivo di Cananei.

Anche in questo caso, tutto ciò che si sapeva di loro fino a tempi relativamente recenti appariva nei riferimenti (quasi sempre ostili) contenuti nell’Antico Testamento e in qualche rara iscrizione fenicia.

Gli archeologi stavano appena cominciando a capire qualcosa dei Cananei quando si imbatterono in due importanti scoperte: a Luxor e a Saqqara emersero alcuni testi egizi, mentre, presso un importante centro canaanita, vennero alla luce altri importantissimi testi storici, letterari e religiosi. Il luogo di quest’ultimo ritrovamento, che oggi si chiama Ras Shamra e si trova sulla costa siriana, era l’antica città di Ugarit.

La lingua delle iscrizioni di Ugarit, la lingua cananita, era quella che gli studiosi chiamano semitico occidentale, un ramo di quel gruppo di lingue che comprende anche l’antico accadico e l’ebraico moderno. In effetti, chi conosce bene l’ebraico può capire le iscrizioni cananite con relativa facilità, poiché la lingua, lo stile letterario e la terminologia richiamano l’Antico Testamento e la scrittura è la stessa dell’ebraico.

Il pantheon che emerge dai testi canaaniti ha molte analogie con quello greco successivo. Anche qui, al vertice vi è una divinità suprema di nome El, termine che, oltre a indicare il nome personale del dio, significava anche genericamente “maestosa divinità”. Autorità suprema in tutte le vicende, umane e divine, egli era chiamato il Buono, il Misericordioso, ma il titolo che lo contraddistingueva era Ab Adam (“padre dell’uomo”).

Era considerato il “creatore di tutte le cose create, il solo che può concedere la sovranità”. I testi canaaniti (considerati “miti” dalla maggior parte degli studiosi) rappresentavano El come un dio vecchio e saggio, che si teneva lontano dalle faccende quotidiane. La sua dimora si trovava lontano, alle “sorgenti dei due fiumi”, il Tigri e l’Eufrate. Qui, seduto sul trono, egli riceveva chi andava a chiedergli consiglio ed esaminava i problemi e le dispute che gli altri dèi gli sottoponevano.

Su una stele trovata in Palestina è raffigurata un’anziana divinità seduta sul trono, che prende una bevanda dalle mani di un dio più giovane. Il dio seduto indossa un copricapo adorno di corna – un segno distintivo delle divinità, come abbiamo visto, fin dai tempi preistorici – e tutta la scena è dominata dal simbolo della stella alata, un emblema onnipresente che ci abitueremo a incontrare sempre più spesso.

Gli studiosi propendono a credere che la stele rappresenti El, la principale divinità canaanita. 

El, tuttavia, non era sempre rappresentato come un vecchio signore. Uno dei suoi appellativi era Tor (“Toro”), con allusione, secondo gli studiosi, al vigore sessuale del dio e al suo ruolo di padre degli dèi. In una poesia canaanita, intitolata Nascita degli dèi benigni, El si trova su una spiaggia (probabilmente nudo) e due donne lo guardano, affascinate dalle dimensioni del suo pene. Mentre un uccello si crogiolava al sole,  El  ebbe rapporti con le due  donne, e da tali unioni nacquero i due dèi Shabar (“alba”) e Shalem (“conclusione” o “crepuscolo”).

Questi non furono gli unici suoi figli (ne  ebbe, a quanto pare, sette), e nemmeno i principali. Il più importante tra i suoi figli era Baal – che, ancora una volta, oltre che il nome del dio era anche un termine generico che significava “signore”. Come facevano i Greci nei loro racconti, anche i Cananei parlavano di una sfida messa in atto dal figlio contro l’autorità e la sovranità paterna.

Come suo padre El, Ba.al era quello che gli studiosi chiamano un dio delle tempeste, un dio del tuono e del lampo. Uno dei suoi soprannomi  era Hadad (“l’affilato”). Le sue armi erano l’ascia da combattimento e la lancia fiammeggiante. L’animale associato al suo culto era il toro, come nel caso di El, e, come lui, Ba.al era sempre raffigurato con un copricapo conico adorno di un paio di corna.

Un altro nome del dio era Elyon (“supremo”), ovvero principe riconosciuto, erede legittimo. Ma per conseguire questo titolo egli aveva dovuto lottare prima con suo fratello Yam (“principe del mare”), poi con suo fratello Mot. Un lungo e commovente poema, ricostruito da numerosi frammenti di tavolette, comincia proprio con El   che convoca il “Maestro Artigiano” alla sua dimora “alle fonti delle acque, in mezzo alle sorgenti dei due fiumi”.

Attraverso i campi di El egli viene
ed entra nella tenda del Padre degli Anni.
Ai piedi di El egli si inchina, si piega,
si prostra, rendendogli omaggio.

Il Maestro Artigiano viene incaricato di costruire un palazzo sontuoso per Yam, come segno della sua ascesa al potere. Pieno di baldanza per quest’atto, Yam manda subito dei messaggeri all’assemblea degli dèi, chiedendo che Baal si sottometta a lui. Yam ordina ai suoi emissari di mostrarsi spavaldi e di fronte al loro atteggiamento l’assemblea degli dèi si sottomette al volere di Yam e persino El accetta questa nuova gerarchia tra i suoi figli: «Ba.al è il tuo schiavo, o Yam»,
dichiara.
 

La supremazia di Yam, tuttavia ebbe vita breve. Equipaggiato con due “armi divine”, Baal combatté con Yam e lo sconfisse, per poi essere a sua volta sfidato e vinto da Mot (“colui che colpisce”). Ma la loro sorella Anat non volle accettare la sconfitta definitiva di Baal: allora «prese Mot, il figlio di El, e con una lama lo colpì».

La conseguenza dell’eliminazione di Mot fu, secondo la leggenda canaanita, la miracolosa risurrezione di Baal. Gli studiosi hanno cercato di fornire una spiegazione razionale della vicenda ricorrendo all’allegoria: il conflitto rappresenterebbe cioè l’annuale lotta che si svolge nelle regioni medio-orientali tra l’estate calda e asciutta che fa inaridire la vegetazione e l’avvento del piovoso autunno, che fa rivivere o “risuscitare” il mondo vegetale. 

Non vi è dubbio, però, che per i Cananei il racconto non avesse alcun intento allegorico e riportasse invece avvenimenti che si credevano realmente accaduti: la battaglia tra i figli della divinità principale, la falsa sconfitta di uno dei due, che era poi ricomparso ed era diventato l’erede ufficiale, con grande gioia di El:

El, il benevolo, il misericordioso, gioisce.  Posa i piedi sullo sgabello.  Apre la bocca e ride;  Leva la voce e grida:  «Mi siederò e prenderò fiato,  L’anima avrà finalmente pace nel mio petto;  Perché il potente Baal è vivo,  Il Principe della Terra vive ancora!».

Anat, secondo la tradizione canaanita, affiancò dunque suo fratello Baal, il Signore, nella sua lotta all’ultimo sangue con il malvagio Mot; ed è fin troppo evidente, a questo punto, il parallelismo tra questa tradizione e quella greca della dea Atena che sta dalla parte del dio supremo Zeus nella lotta mortale con Tifone. 

Atena, come abbiamo visto, era chiamata “la vergine perfetta”, pur avendo avuto molte storie d’amore clandestine. Analogamente, le tradizioni canaanite (precedenti a quelle greche) utilizzavano l’appellativo “la vergine Anat”, e, ciononostante, non si astenevano dal raccontare le sue svariate storie d’amore, specie con il suo stesso fratello Ba.al.

Un testo, per esempio, descrive l’arrivo di Anat alla dimora di Ba.al: allontanate in fretta le sue mogli, Ba.al si gettò ai piedi della sorella; i due si guardarono negli occhi, e ognuno unse le “corna” dell’altro; poi Egli prende e stringe il ventre di lei … Ella afferra e stringe le sue “pietre”… E così la vergine Anat… concepì e partorì. 

 

Non stupisce, allora che Anat sia spesso raffigurata completamente nuda, per accentuare i suoi attributi sessuali, come in questo sigillo che mostra Ba.al, con l’elmetto in testa, che combatte contro un altro dio. Come la religione greca e i suoi diretti precursori, il pantheon canaanita comprendeva una dea madre, consorte ufficiale della divinità principale, che si chiamava Ashera e corrispondeva alla greca Era. 

Astarte (la biblica Ashtoreth) corrispondeva invece ad Afrodite ed era spesso considerata consorte di Athar; questi era associato a un luminoso pianeta, ed era probabilmente il corrispettivo di Ares, fratello di Afrodite.

Vi erano poi altre divinità minori, maschili e femminili, di cui non è difficile individuare i corrispondenti astrali o cultuali greci.

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