Crea sito

Siamo sulla cuspide di cambiamenti colossali

Brookings: chiunque vincerà la corsa all’IA governerà il mondo

Il Brookings Institution è un think tank di vecchia generazione strettamente allineato con la Commissione Trilaterale che originariamente concepì il Nuovo Ordine Economico Internazionale; oggi questo è noto come sviluppo sostenibile, noto anche come tecnocrazia.
 
L’implicazione di base è che ci sarà un vincitore nell’intelligenza artificiale che governerà il mondo. Non importa davvero chi lo sta controllando, perché tutto il mondo soccomberà. ⁃ Editor TN

Un paio di anni fa, Vladimir Putin ha avvertito i russi che il paese che ha guidato le tecnologie che usano l’intelligenza artificiale dominerà il mondo. Aveva ragione a essere preoccupato. La Russia è ora un giocatore minore, e la gara sembra ora essere principalmente tra gli Stati Uniti e la Cina. Ma non contare ancora l’Unione Europea; l’UE è ancora un quinto dell’economia mondiale e ha sottovalutato i punti di forza. La leadership tecnologica richiederà ingenti investimenti digitali, rapida innovazione dei processi aziendali e sistemi fiscali e di trasferimento efficienti. La Cina sembra avere il vantaggio nel primo, gli Stati Uniti nel secondo e l’Europa occidentale nel terzo. Uno su tre non lo farà, e anche due su tre non saranno sufficienti; chi fa tutti e tre i migliori dominerà il resto.

Siamo sulla cuspide di cambiamenti colossali. Ma non devi accettare la parola del signor Putin, né la mia. Questo è ciò che dice Erik Brynjolfsson, direttore della MIT Initiative on the Digital Economy e uno studente serio sugli effetti delle tecnologie digitali:

“Questo è un momento di scelta e opportunità. Potrebbero essere i migliori 10 anni davanti a noi che abbiamo mai avuto nella storia umana o uno dei peggiori, perché abbiamo più potere di quanto non abbiamo mai avuto prima”.

Per capire perché questo è un momento speciale, dobbiamo sapere come questa ondata di tecnologie è diversa da quelle precedenti e come è la stessa. Dobbiamo sapere cosa significano queste tecnologie per persone e aziende. E dobbiamo sapere cosa possono fare i governi e cosa stanno facendo. Con i miei colleghi Wolfgang Fengler, Kenan Karakülah e Ravtosh Bal, ho cercato di sminuire le ricerche di studiosi come David Autor, Erik Brynjolfsson e Diego Comin fino alle lezioni per i laici. Questo blog utilizza il lavoro per prevedere le tendenze nel prossimo decennio.

4 CENNI, 3 FATTI

È utile pensare al cambiamento tecnico come avvenuto in quattro ondate dal 1800, provocato da una sequenza di “tecnologie di uso generale” (GPT). I GPT sono meglio descritti dagli economisti come “cambiamenti che trasformano sia la vita familiare che i modi in cui le aziende conducono affari”. I quattro GPT più importanti degli ultimi due secoli sono stati il ​​motore a vapore, l’energia elettrica, la tecnologia dell’informazione (IT) e artificiale intelligenza (AI).

Tutti questi GPT hanno ispirato innovazioni complementari e cambiamenti nei processi aziendali. I fatti solidi e rilevanti sul progresso tecnologico hanno a che fare con il suo ritmo, i suoi prerequisiti e i suoi problemi:

  • Il cambiamento tecnologico sta diventando più veloce. Mentre il ritmo dell’invenzione potrebbe non aver accelerato, il tempo tra l’invenzione e l’implementazione si è ridotto. Sebbene i ritardi di implementazione medi siano difficili da misurare con precisione, non sarebbe una grossolana semplificazione affermare che sono stati dimezzati con ogni ondata GPT. Sulla base delle prove, il tempo tra l’invenzione e l’uso diffuso è stato ridotto da circa 80 anni per il motore a vapore a 40 anni per l’elettricità e quindi a circa 20 anni per l’IT (Figura 1). Vi sono ragioni per ritenere che il ritardo nell’implementazione delle tecnologie legate all’IA sarà di circa 10 anni. Con l’accelerazione del cambiamento tecnologico e i vantaggi della prima mossa come sempre, la necessità di investimenti grandi e coordinati sta crescendo.
  • Saltare è praticamente impossibile. Mentre una tecnologia per scopi speciali come i telefoni di rete fissa può essere saltata a favore di una nuova tecnologia che fa la stessa cosa, ad esempio, i telefoni cellulari, è difficile per i paesi scavalcare le tecnologie di uso generale. Perché un paese ne superi un altro, deve prima recuperarlo. Il progresso tecnologico è un processo cumulativo. Le innovazioni dei processi aziendali necessarie per utilizzare il motore a vapore erano necessarie per consentire alle aziende di sfruttare l’energia elettrica. Più ovviamente, l’elettricità era un prerequisito per la tecnologia dell’informazione. I regolamenti che facilitano o ostacolano il progresso tecnico, l’istruzione e le infrastrutture e gli atteggiamenti nei confronti del cambiamento sociale che accompagna le nuove tecnologie contano tanto quanto le tecnologie, sottolineando la necessità di politiche complementari che modellano l’economia e la società.
  • L’automazione sta riducendo la quota di lavoro, non lo spostamento del lavoro. Mentre oggi la preoccupazione più comunemente espressa è che la diffusione dell’intelligenza artificiale sostituirà i lavoratori con macchine intelligenti, gli effetti dei precedenti GPT sono meglio sintetizzati riducendo la quota di guadagni della manodopera nel valore aggiunto. Ma l’ evidenza suggerisce anche che dagli anni ’70 l’automazione in economie relativamente avanzate ha messo sotto pressione i guadagni della manodopera. In altre parole, la preoccupazione non dovrebbe essere la disoccupazione diffusa, ma il fatto che i redditi stiano diventando sempre più distorti a favore del capitale sul lavoro. Ciò significa che i paesi che hanno accordi efficaci per affrontare le preoccupazioni distributive hanno un vantaggio rispetto a quelli che non lo fanno.

Leggi la storia completa qui …

Fonte: https://www.technocracy.news/

Quando le immagini del presente ci riportano al passato

Video: Ponti crollati e ponti bombardati L’immagine è veramente apocalittica. Sembra che una bomba sia caduta su questo tratto di strada, che è un’importante arteria: è così che un giornalista descrisse il ponte Morandi a Genova subito dopo il crollo, distruggendo la vita di decine di persone.

Queste parole richiamano alla mente altre immagini, quelle di circa 40 ponti serbi distrutti dai bombardamenti della NATO nel 1999 – tra questi il ​​ponte sul Morava nella Serbia meridionale, dove due missili hanno colpito un treno e massacrato i passeggeri. Per 78 giorni, decollati per lo più dalle basi italiane fornite dal governo D’Alema, 1.100 aerei hanno fatto 38.000 sortite, lanciando 23.000 bombe e missili. Distrussero sistematicamente strutture e infrastrutture serbe, causando migliaia di vittime civili. 54 aerei italiani hanno partecipato agli attacchi, effettuando 1378 sortite e attaccando obiettivi indicati dal comando USA.

“Tenendo conto del numero di aerei coinvolti, eravamo secondi solo agli Stati Uniti. L’Italia è un paese importante, e non dovrebbe esserci sorpresa per l’impegno che mostriamo in questa guerra”, ha dichiarato D’Alema.

Nello stesso anno in cui prese parte alla demolizione finale dello stato jugoslavo, il governo D’Alema smantellò la proprietà pubblica della Società Autostrade (anch’essa responsabile del ponte Morandi), consegnandone una parte a un gruppo di detentori di azioni e elencando il resto in Borsa. Il ponte Morandi crollò fondamentalmente sotto la responsabilità di un sistema centrato sul profitto, lo stesso sistema che è al centro dei potenti interessi rappresentati dalla NATO.

Fonte: PandoraTV

Il confronto tra le immagini del ponte Morandi crollato e dei ponti serbi bombardati, che a prima vista potrebbero sembrare forzati, è invece ben fondato.

Prima di tutto, la terribile scena delle vittime sepolte sotto le macerie dal collasso dovrebbe farci riflettere sull’orribile realtà della guerra, che i principali media ci presentano come una sorta di “gioco di guerra”, con il pilota che punta al ponte e la bomba telecomandata che la fa a pezzi.

In secondo luogo, dovremmo ricordare che il 28 marzo la Commissione europea ha presentato un piano d’azione che prevede la riparazione e il mantenimento delle strutture dell’UE, compresi i ponti, ma non per renderli più sicuri per la mobilità civile, ma più efficienti per la mobilità militare [2 Vedi questo].

In realtà, questo piano è stato deciso dal Pentagono e dalla NATO, che ha chiesto che l’UE “migliori le infrastrutture civili in modo che siano meglio adattate alle esigenze militari” – in altre parole, per poter spostare i carri armati, cannoni semoventi e altri veicoli militari pesanti il ​​più rapidamente possibile da un paese europeo all’altro, per muoversi contro “l’aggressione russa”. Ad esempio, se un ponte non è in grado di sostenere il peso di una colonna di carri armati, dovrà essere rinforzato o ricostruito.

Potremmo credere che in questo caso, se il ponte sarà rafforzato, sarà quindi anche più sicuro per i veicoli civili. Ma la domanda non è così semplice.

Queste modifiche saranno fatte solo per la mobilità militare sulle arterie di terra più importanti, e l’enorme spesa sarà assunta da ciascun paese, che sarà obbligato a sottrarre il costo dalle sue risorse per il miglioramento generale delle sue infrastrutture.

Un contributo finanziario dell’UE è previsto per una somma di 6,5 miliardi di euro, ma – come specificato da Federica Mogherini, responsabile della “politica di sicurezza” dell’UE – solo per “assicurare che le infrastrutture di importanza strategica siano adattate alle esigenze militari”.

Ma il tempo vola – entro settembre, il Consiglio europeo dovrà specificare (su ordine della NATO) l’elenco delle infrastrutture che devono essere potenzialmente destinate alla mobilità militare. Il ponte Morandi sarà elencato e ricostruito in modo che i carri armati USA e NATO possano tranquillamente transitare sui capi del popolo di Genova?

Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Il Manifesto.

Tradotto da Pete Kimberley

Manlio Dinucci è un ricercatore associato del Centro di ricerca sulla globalizzazione.

La fonte originale di questo articolo è Global Research

Copyright © Manlio Dinucci, Global Research, 2018

®wld

ESAUTORAZIONE di uno Stato sovrano

Perché il ponte Morandi era in mano ai Benetton? Risposte:

Il 7 febbraio 1992, veniva firmato il Trattato di Maastricht, che entrerà in vigore l’anno successivo, nel 1993. Il ’93 è l’anno in cui il governo Ciampi istituisce il Comitato Permanente di Consulenza Globale e di Garanzia per le Privatizzazioni; sempre in quell’anno gli accordi del ministro dell’industria Paolo Savona* con il Commissario europeo alla concorrenza Karel Van Miert e quelli del ministro degli Esteri Beniamino Andreatta con Van Miert, impegnano l’Italia a fare la messa in piega alle aziende di Stato perché divengano appetibili per gli investitori privati”.

A partire dal governo Ciampi del ‘93, come si è detto, le tappe furono serrate: 1) i già citati accordi Italia-Van Miert, che stipulavano la ricapitalizzazione della siderurgia italiana a patto che la si privatizzasse, e l’azzeramento del debito delle aziende di Stato per lo stesso fine, cioè la svendita ai privati. 2) 1997-2000, il grande salto nella svendita dei beni pubblici col centrosinistra, che stabilisce il record europeo delle privatizzazioni (ENI, S. Paolo Torino, Banco di Napoli, SEAT, Telecom, INA, IMI, IRI con SME, Alitalia, ENEL, Comit, Autostrade ecc.)”.

L’Italia doveva farsi la messa in piega, svendersi cioè ai capitali privati, pena l’esclusione dall’euro, come stipulato nero su bianco dagli accordi del Comitato Permanente di Consulenza Globale e di Garanzia per le Privatizzazioni di Ciampi e celebrato poi dal Libro Bianco delle privatizzazioni di Vincenzo Visco”.

E’ così che il ponte Morandi finì poi nelle mani di uno scherano speculatore privato e con termini di concessione scandalosi ma pienamente approvati da Bruxelles nel suo furore d’imporre le privatizzazione all’Italia che ambiva ad entrare nell’Eurozona.

Da allora:

Lo Stato italiano perse ogni possibilità di tutelare l’Interesse Pubblico nella maggioranza degli snodi di sopravvivenza vitali dei suoi cittadini. E qui trovate i veri colpevoli di questa strage, perché…

… è compito dello Stato vigilare in prima istanza, e CON SPESA SOVRANA, sui propri figli e se esso abdica a queste prerogative, la prima colpa di catastrofi come questa è sua, e in particolare della forza sovranazionale che gli impose quella ignobile abdicazioneInfatti…

… i Benetton sono entità speculative private, e quando gli speculatori sono lasciati liberi di agire da uno Stato evirato, non puoi né devi aspettarti alcun riguardo per le vite umane. Gli speculatori privati sono bestie da millenni, e tali rimarranno in eterno. Gli Stati moderni nacquero proprio per controllarli, ma per farlo devono rimanere SOVRANI. Noi fummo evirati quel 7 febbraio 1992. Quindi ripeto con forza…

se lo Stato mette nelle mani di speculatori privati gli snodi di sopravvivenza vitali dei suoi cittadini – come la Sanità o le Infrastrutture essenziali – ma sa di non aver più i mezzi sovrani per COSTRINGERLI all’INTERESSE PUBBLICO esso è scientemente complice della loro immoralità da profitto, e quindi è il primo colpevole dei conseguenti drammi. Ma…

… lo è ancor più lo strapotere a Bruxelles che ve lo costrinse. E allora chi ha uno straccio di morale non si nasconda dietro ai cavilli di certa stampa: la responsabilità materiale e morale per i (tantissimi) morti che sono seguiti a quella CRIMINALE ESAUTORAZIONE di uno Stato sovrano sono solo di chi la volle in Europa, e dei ‘padri’ italiani dell’euro. 

* Paolo Savona a quei tempi fervido architetto del “privato è meglio, lo Stato non spenda”, nonché membro dell’Aspen Institute assieme a John Elkann, Mario Monti, Emma Marcegaglia, Giulio Tremonti, Enrico Letta, Romano Prodi, Giuliano Amato,Corrado Passera, et al.

(I virgolettati sono tratti dal volume Il Più Grande Crimine, Paolo Barnard, 65 note bibliografiche, MABED Ed. 28 agosto 2013, Amazon Media EU S.à r.l.)

www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=2100

®wld