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Il Giochetto …

Vogliono farvi litigare!  

di Marco Cedolin

Quando contro ogni previsione un paio di settimane fa, dopo 88 giorni di tira e molla, confusione e veti presidenziali, il governo Conte vide finalmente la luce, fu subito chiaro a tutti come si sarebbe trattato di un percorso ad ostacoli assai accidentato, dal momento che il suo incedere sarebbe stato ostacolato con tutti i mezzi possibili, leciti ed illeciti. 

Le forze (nazionali e non) che da sempre detestano gli italiani e li vogliono prostrati e con il capo chino sono coscienti di avere ancora fra le proprie mani un potere immenso. Gestiscono praticamente la quasi totalità dell’informazione cartacea e televisiva, gestiscono il 90% degli uomini dello spettacolo, gestiscono i sindacati, gestiscono il sistema bancario e la finanza. Gestiscono in parole povere quasi tutte le leve del potere, anche se in questa occasione, per quello che mi piace considerare uno strano scherzo del destino, non sono riusciti a gestire il voto degli italiani…. 

Il loro unico e vero nemico oggi non è costituito da Salvini o Di Maio, ma dall’opinione pubblica, perché il governo Conte non è in questo momento sostenuto solamente dagli elettori di Lega e 5Stelle, ma anche da molti altri milioni di italiani (come me) che hanno votato altro o non hanno votato affatto e gode di una popolarità mai sperimentata in tempi recenti.  

Di fronte ad una situazione di questo genere, ogni rimbrotto di un politico di opposizione, ogni sparata di un guitto da salotto, di un banchiere o di un imprenditore compiacente, non fanno che rafforzare il sostegno popolare al governo e questo non può che essere chiaro anche a chi ha fatto dell’arroganza e della supponenza una ragione di vita.  

L’unica arma rimasta nelle mani di questi signori (ma si tratta di un’arma potentissima) è il dividi et impera che nella fattispecie deve concretarsi nel dividere Di Maio da Salvini o più precisamente nel provocare un profondo scollamento fra i sostenitori di 5S e della Lega, affinchè si rivoltino gli uni contro gli altri.  

Sapendo che esiste un terreno fertile in questo senso, stanno spendendo ogni energia per far si che tale scollamento si concretizzi. Alimentano polemiche e litigi, ricamando fra le pieghe di ogni affermazione fatta da Salvini, diffondono sondaggi totalmente privi di ogni valenza statistica per indurre l’elettore di 5S a pensare che la Lega stia cannibalizzando il proprio movimento e quello della Lega a fantasticare sul fatto che qualora si tornasse ad elezioni il suo partito diventerebbe la prima forza politica in Italia. Seminano zizzania e malumore in tutte le maniere possibili, 

praticando il “giochetto della questura” dove i due sospettati vengono convocati ciascuno in una stanza e ad entrambi viene fatto credere che il complice ha già confessato facendo il suo nome. Insomma giocano sporco che più sporco non si può, senza porsi alcun problema, sia perché sono totalmente privi di ogni etica e non hanno alcun rispetto per il cittadino, sia perché la posta in gioco è altissima. 

Ora tocca a voi, italiani, elettori di Lega e 5S o meno, decidere se cadere nel tranello che vi riporterà a strisciare con il capo basso o se tenere la testa alta con fierezza e mandarli tutti a quel paese, giudicando il governo per quel poco che riuscirà a fare, ma che sicuramente non hanno mai fatto coloro che l’hanno preceduto.   

http://ilcorrosivo.blogspot.com/ 

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Come l’accedere alle informazioni può far rompere il videogioco alla élite

Wikipedia Commons 

L’accesso alle informazioni ha guidato l’originale rivoluzione nordamericana alla fase finale ora in corso …  

di Tim Ball Maggio 18, 2018 rom Technocracy Website

Filosofo elisabettiano e scienziato, le idee del visconte Francesco Bacone (1561-1626) sono considerate le prime basi della scienza moderna.

Forse il suo commento più noto, “La conoscenza è potere”, è più vero oggi di quando lo disse 400 anni fa. Per quasi tutto il tempo, l’élite del potere controllava le informazioni e quindi controllava le persone.

Ho parlato prima dell’attuale situazione politica negli Stati Uniti come fase finale della rivoluzione americana. Per la seconda volta nella storia degli Stati Uniti le persone hanno trovato un modo per superare il controllo delle informazioni.

Questa capacità ha segnato l’inizio e ha promosso il successo della rivoluzione. Ora, segna la fase finale e garantisce la continuità della rivoluzione.

Tuttavia, come ha detto Benjamin Franklin quando gli è stato chiesto se durante i negoziati si erano stabiliti per una repubblica o una democrazia, ha risposto,

una repubblica, se puoi tenerla …

Le persone ora hanno accesso alle informazioni, se possono tenerle.

Nel corso dei 400 anni, vari tentativi da parte della popolazione di rovesciare l’élite del potere fallirono. La rivoluzione francese, come Macron sta imparando, non ha cambiato nulla.

Il grado del fallimento è dato dal fatto che Giscard D’Estaing divenne presidente perché la famiglia Giscard acquistò la porzione D’Estaing da una famiglia nobile estinta.

Le parole ‘de’ o ‘d’ ‘in un nome francese sono un segno del patrimonio aristocratico . Pochi erano più arroganti e dominarono sul popolo di Charles de Gaulle.

Lo stesso è vero in Inghilterra. Oliver Cromwell eseguì Carlo I nel 1649, ma suo figlio Carlo II fu restituito al trono solo 11 anni dopo, nel 1660.

Marx non ha mai pensato che sarebbe avvenuta una rivoluzione in Russia. Aveva ragione, Putin è solo un altro zar.

Allo stesso modo, in Cina, l’attuale Presidente Xi Jinping, con il suo cambiamento delle regole per permettergli una Presidenza permanente, è solo un altro Imperatore.

Le persone, in particolare persone come John F. Kennedy, acclamano la Magna Carta come un documento rivoluzionario nel progresso della libertà della gente. Non lo era.

Era un piccolo gruppo di élite del potere che controllava la maggior parte della terra dicendo al Re che non li stava trattando correttamente.

Le persone di nuovo nelle loro proprietà erano servi della gleba, essenzialmente schiave del proprietario. Molte di queste terre sono ancora controllate da una manciata di persone.

Una storia del 2010 nel Daily Mail dice:

Più di un terzo della terra britannica è ancora nelle mani di un piccolo gruppo di aristocratici, secondo la più ampia indagine di proprietà in quasi 140 anni.

La proprietà privata della terra era la seconda tappa dell’eccezionalismo nordamericano.

È l’unico paese al mondo formato per rompere quella chiusa a terra. È l’unico paese al mondo che ha la libertà di parola come primo emendamento. Sono cresciuto in Inghilterra sapendo che l’unico posto in quel paese in cui si poteva criticare il governo era all’angolo di Hyde Park.

Da adolescente, ho sentito una battuta sull’angolo che risuona ancora di più con me nell’ambiente di oggi.

Un uomo è in piedi sulla sua scatola di sapone per promuovere una rivoluzione. Fa una serie di promesse precedute dalle parole,

“Vieni alla rivoluzione …”

Alla fine, le promesse diventano meno significative e dice,

“Vieni alla rivoluzione, indosseremo tutti camicie e cravatte!”

Una voce dal retro della folla grida,

“Ma io non voglio indossare una camicia e una cravatta.”

L’oratore risponde,

“Vieni alla rivoluzione, farai ciò che maledettamente fai bene”.

La sfida per i rivoluzionari americani era di portare il loro messaggio alle persone senza accesso ai giornali. Il governo britannico controllava i giornali perché erano di proprietà degli aristocratici fondiari.

Il potere dei giornali era ben noto ai tempi della rivoluzione americana.

La poesia di William Cowper “Progress of error” pubblicata nel 1782 spiega,

Come potrei parlare di te o del tuo potere,
Dio della nostra idolatria, la stampa?
Per te religione, libertà e leggi
Esercitare la loro influenza e far avanzare la loro causa;
Da te piaghe peggiori della terra del faraone,
Diffuso, fai della terra il vestibolo dell’Inferno;
Tu fonte, a cui bevi il buono e il saggio;
Tu molla sempre gorgogliante di infinite bugie;
Come l’albero probatorio morto nell’Eden,
La conoscenza del bene e del male viene da te.

Il punto è che l’élite del potere controlla la stampa, allora e ora.

Allora, come hanno fatto i rivoluzionari americani ad aggirarlo e ottenere informazioni importanti alla gente? Avevano bisogno di sostenere gli spiriti delle persone e di impartire informazioni importanti senza suscitare reazioni da parte degli inglesi.

La risposta è però Pamphlets…(Pamphlets=Opuscolo, libello di contenuto polemico o satirico cosivo mio)

Robert Parkinson ha scritto:

“Gli opuscoli incanalavano e focalizzavano la resistenza coloniale inquadrando il dissenso attraverso appelli alla storia e all’esperienza politica”.

Credo che Benjamin Franklin sia una delle persone più straordinarie che abbia mai vissuto.

La sua gamma di interessi e competenze, unita alla sua capacità di comunicare con le persone a tutti i livelli e le abilità, non ha eguali. Il suo talento principale era quello di vedere gli eventi e anticipare il loro significato. Aveva una visione più ampia, ma mai con gli occhi oltre l’orizzonte come lo è il tratto degli idioti.

Ad esempio, come primo Postmaster General e familiarità con la Corrente del Golfo e il suo impatto sui tempi di navigazione.

Ordinò ai capitani delle navi che trasportavano la posta in Europa di prendere le letture della temperatura dell’acqua, in modo che potessero andare con il torrente che andava ad est ed evitare di andare verso ovest. Ci sono voluti cinque giorni di navigazione.

Non sorprende quindi che Franklin abbia sviluppato l’opuscolo e dimostrato il suo valore nell’escludere le autorità.

In una presentazione del 1923, William Renwick parlò del primo uso di Pamphlet da parte di Franklin negli anni 1750, dando esempi della sua,

“Destrezza e abilità come libellista.”

Venti anni dopo tre importanti opuscoli tra i tanti circolavano a favore della rivoluzione erano,

  • Thomas Jefferson’s – Una visione sommaria dei diritti degli americani britannici (Williamsburg, 1774)
  • Thomas Paine’s – Common Sense (Philadelphia, 1776)
  • John Adams’- Thoughts on Government (Philadelphia, 1776)

Fin dalla rivoluzione americana, la stampa , con il sostegno diretto e il controllo dell’élite del potere, si è riaffermata.

Siamo ora al punto spiegato da AJ Liebling che,

“La libertà di stampa è garantita solo a chi ne possiede una”.

Nel periodo successivo alla Rivoluzione, la Stampa si è espansa nei media, ma tutti i controlli e le condanne del poema di Cowper si applicano.

La stampa e i media avevano ora il controllo determinando chi avrebbe vinto e chi avrebbe perso. Decidono chi vincerebbe e chi perderebbe. In termini arcaici, divennero i produttori di re e gli spacconi del re.

Ciò significa che chiunque sia in cerca di un incarico politico, in particolare la presidenza, ha avuto bisogno del supporto dei media o di un modo per aggirarli.

Non c’è dubbio che Hillary Clinton fosse totalmente convinta che i media avrebbero garantito la sua elezione. Era una certezza con loro dalla sua parte. Era così convinta che anche quando apparvero i segnali di allarme lei li ignorò. In effetti, i media non l’hanno delusa.

Hanno fatto tutto il possibile per farla eleggere, ma ha fallito …

Perché…?

L’elezione di Trump è stata unica in molti modi. Non era un politico. Ha superato un atteggiamento spiegato 2000 anni fa dai graffiti a Pompei che dicevano quando si parlava di leader,

se ci liberiamo di questo branco di cialtroni, prendiamo un altro gruppo di cialtroni.

Significava che nel corso della storia circa il trenta percento delle persone non votava mai.

A quanto pare Trump capì che i politici erano diventati dei professionisti interessati solo a perpetuare la loro carriera. Il risultato di questa professionalità è stato un movimento dal centro in quanto circa il 20% dei democratici si è spostato a sinistra e il 20% dei repubblicani a destra.

Questa polarizzazione si sta verificando in altri paesi come il Regno Unito e la Francia, tra gli altri.

Trump ha beneficiato di tutti questi problemi. Ignorò il 20% a sinistra e a destra, valutando correttamente che non avrebbero mai ascoltato. Si è concentrato sul 60% degli Stati Uniti nel mezzo, politicamente e geograficamente.

La palude ha cercato di deviarlo etichettandolo come un populista. Quell’accusa ti dice tutto ciò che è sbagliato nella palude. Trump stava facendo l’impensabile, ascoltando la maggior parte della gente e recitando per loro.

Gli abitanti della palude sanno cosa è buono per la gente. È impossibile per questo non-politico e il popolo sapere cosa è buono per loro?

Anche Mitch McConnell ha espresso questa opinione.

Ha portato un’alta percentuale di quelli, circa il 30%, che non votano mai. Tuttavia, non avrebbe mai potuto farlo senza la possibilità di aggirare i media e parlare direttamente alle persone.

L’equivalente moderno dell’opuscolo era Internet quello ha permesso la fase finale della rivoluzione. Trump non avrebbe avuto successo se le persone non avessero avuto un altro accesso alle informazioni.

La rete internet,

  • blogging
  • radio del blog
  • rapporti di testimoni oculari
  • filmati,

… ha portato informazioni che fornivano una prospettiva diversa da quella dei media.

Attraverso i social media, le persone sono state in grado di discutere questioni e ascoltare punti di vista dei concittadini come mai prima d’ora. È diventato un libero mercato di idee ed espressioni.

I politici e i media professionisti, collettivamente e correttamente identificati da Trump come la Palude, consideravano la maggior parte delle azioni e del comportamento di Trump “Un-presidenziali”.

Tuttavia, il suo uso di Twitter li ha infastiditi più di ogni altra cosa, perché ha aggirato il loro controllo delle informazioni.

Trump ha capito il potere di Twitter ma probabilmente non era a conoscenza del poema di Cowper. Ciò nonostante, ha fatto eco alle sue parole 236 anni dopo.

Quando gli è stato chiesto di smettere di usare Twitter, ha risposto,

Smetterò di usarlo quando smetterai di dire bugie.

La sua accusa di “notizie false” si traduce nella “infinita sorgente di infinite bugie” di Cowper.

Una misura della minaccia di Internet è data da come i governi totalitari la controllano. La minaccia è evidenziata dalla creazione di neutralità della rete da parte di Obama.

Il termine è una tipica frase priva di significato creata dai politici per dare una questione di gravità, ma non è minacciosa.

Come tutti questi piani liberali, è fatto usando un nucleo di “salva il popolo dai capitalisti”. Ha affermato che le persone venivano sfruttate dai fornitori di Internet (IP) e avrebbe usato il potere del governo per proteggere le persone povere e ignoranti.

Trump ha mantenuto un’altra promessa per la campagna annullando il programma …

Le recenti udienze del Congresso con Mark Zuckerberg erano una facciata di democratici e repubblicani che incolpavano Facebook di pregiudizi, in modo che potessero sostenere che erano necessari controlli governativi.

In quelle udienze, entrambe le parti hanno sottolineato la loro appartenenza alla palude.

Solo noi, in quanto politici professionisti, sappiamo cosa deve essere fatto e non può includere l’accesso libero e senza restrizioni a tutte le informazioni.

La battaglia su Internet e la conoscenza è la stessa della battaglia sulla libertà di parola. È impossibile limitare in alcun modo perché nel momento in cui lo fai, qualcuno sta decidendo cosa possono dire le altre persone.

Bacone aveva ragione:

‘sapere è potere.’

Ma è l’unica proprietà delle persone e ora loro ce l’hanno, non devono mai lasciar andare …

Fonte

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L’era degli imbecilli

L’uomo è un animale intelligente che si comporta come un imbecille 

di Umair Haque 13 Marzo 2018 dal Sito web Eudaimonia traduzione di Claudiordali  Versione originale in inglese  

Il mondo sta diventando catastroficamente stupido. Ecco come non farne parte…  

Ci scommetto che in questi giorni, appena dopo aver letto i titoli dei notiziari e dei giornali, scuotendo la testa avrete borbottato qualcosa come:

“Gesù. Viviamo in un’epoca piena di stupidi incredibilmente catastrofici…” 

Non vi state sbagliando affatto.   

Circa un decennio fa, sulla scia della crisi finanziaria, è successo qualcosa. Siccome il mondo si è ritrovato ancora una volta povero, si è cominciato a riscrivere una vecchia storia.   

Da qualche parte dentro al cuore umano, ci fu un’esplosione e uno strano tsunami cominciò a fremere per tutto il globo: un borbottio e un mormorio formato da ogni forma inimmaginabile di stupidità: 

un mix di follia, beata ignoranza, avidità autodistruttiva, disprezzo spericolato e crudeltà ottusa, ha cominciato a sfilare facendosi passare per illuminazione. 

Per cui, ora c’è uno tsunami di imbecillità che sta roteando per il mondo come una bomba termonucleare al rallentatore. I suoi lampi di follia fanno rabbrividire.   

Si vedono le nuvole dell’idiozia che gli fluttuano attorno. Qui di seguito elenco i cinque tipi di stupidità che distruggono il mondo, perché dovete sapere che in questi giorni, il nostro primo compito come esseri umani è quello di non farci trasformare in imbecilli da questa ondata di follia.  

La stupidità Economica, ossia 

  • il nazionalismo 
  • il populismo e 
  • l’austerità, 

…tre parole che abilmente significano la stessa cosa.  

L’idea è che, 

“non ci sono i soldi per pagarla!”, 

…di qualunque cosa si tratti, 

  • mense scolastiche 
  • assistenza sanitaria 
  • istruzione 
  • parchi pubblici 
  • biblioteche 
  • mezzi di informazione 
  • treni… 

Certo che ci sono i soldi.  

Cosa pensate che significano i tassi d’interesse pari a zero?  

Significa che ci sono tantissimi soldi nelle casse del tesoro dell’economia globale; significa che il bottino accumulato dai vari Jeff Bezos e Bill Gates è così enorme che non si sa più dove metterlo.

Non c’è più posto. 

tutti gli yacht, le ville da lusso e i castelli, sono stati già comprati.

Se non c’è nada da comprare, il tasso d’interesse per i prestiti equivale a zilch, ossia niente di niente.  

Interessi zero non significa solo che, 

“la società può avere dei prestiti gratis e dare a tutti l’assistenza sanitaria, l’istruzione, un’entrata e qualcosa da risparmiare”, 

… significa anche che se non si fa così , l’economia andrà dritta verso l’oblio

perché quel denaro continuerà ad accumularsi, anziché servire per fare qualcosa di utile, vantaggioso e necessario.   

Ora, qual è il principale esempio di austerity? L’America, ovviamente…   

Grazie a quattro decenni di gente che ha distrutto e sta stupidamente distruggendo il suo stesso governo, quella stessa gente vive indegnamente: 

non hanno assistenza sanitaria, liquidazione, pensione, formule di salvataggio e quindi, non hanno mobilità, opportunità, stabilità, sicurezza e quindi, abbastanza ragionevolmente, non hanno più speranza e ottimismo, motivo per cui stanno usando delle droghe ancora più pesanti per intorpidire tutto questo dolore. 

Ma, ecco il punto, 

  • il nazionalista dice, 
  • “prima gli americani!” 
  • … che molto ironicamente vuole dire, 
  • “dopo gli altri!” 

È così stupido da investire nella sua stessa società.

Anzi, vuole cacciare i capri espiatori, escludere la minoranza e disprezzare i deboli.

Robert Mueller su Trump “O ha delle palle enormi, o è mostruosamente stupido” Fonte

Non riesce nemmeno a vedere che “noi prima” e “loro dopo” non sono due opposti, ma molto spesso vanno di pari passo in una corsa verso l’abisso. Bah, solo un vero imbecille potrebbe confondersi.  

Quindi, la prossima (la seconda) forma di stupidità è la stupidità sociale…   

La stupidità sociale sta nell’idea che una società possa funzionare senza un contratto sociale. Che la Uber possa sostituire le ambulanze, che gli hyperloop siano in grado di rimpiazzare gli autobus e… qual è la prossima?  

Che i distributori automatici possano sostituire gli ospedali e le scuole, suppongo. 

“Aspetta, Umair!”, non piangere. “Chi potrebbe essere così stupido da crederci? LOL!” 

Ahimè, a quanto pare… c’è pieno…   

E tutti quei partiti estremisti che stanno nascendo in tutto il mondo? Guardano all’America come un esempio, non come un avvertimento.  

Questo è quello che vogliono diventare. Per cui, i pomposi demagoghi che tirano le fila stanno per tagliare i servizi pubblici, decostruire la governance, distruggere il contratto sociale e sostituirlo con varie forme di autoritarismo, cleptocrazia e feudalesimo, che non sanno cosa sia un contratto sociale e un impegno di fedeltà.    

Agli esseri umani ci sono voluti millenni per sviluppare i cosiddetti contratti sociali, eppure eccoci qui: ogni mese torniamo indietro di secoli.   

Ma non sono solo i demagoghi e gli estremisti che esprimono fedeltà in questi giorni, vero? Ho letto un articolo su The Guardian, dove Elon Musk ha detto che per sopravvivere alla prossima guerra mondiale, dovremo colonizzare Marte. Ahahaha LOL.

Elon, amico mio. Forse, sarebbe meglio provare a prevenirla… la prossima guerra mondiale. Sai cosa intendo? Salvare milioni di vite, invece di scappare via mentre si trasformano in polvere radioattiva.  

Ecco la terza forma di stupidità, quella tecnologica.  

Potremo chiamarla tecno-determinismo – è l’idea che le soluzioni ai nostri problemi possano essere progettate, come ad esempio, andare su Marte. Elon non ha affatto considerato che se gli esseri umani guerrafondai vanno su un altro pianeta, tutto ciò che potrebbe succedere sono solo delle guerre mondiali su Marte, Venere e Plutone.   

Non si possono risolvere i problemi umani con la tecnologia.   

Questo è il motivo per cui,

  • Twitter si è trasformato nel più grande cesso emozionale del mondo  
  • Facebook fa un sacco di soldi a spese della democrazia  
  • YouTube è diventato un posto frequentato da ragazzi che vogliono istruirsi e imparare a dovere argomenti come l’omicidio, il bullismo e la tortura, non da ragazzi che vogliono studiare, per esempio, la letteratura rinascimentale e gli acquerelli.

Questa forma di stupidità, il tecno-determinismo, è molto più grande di quanto si possa pensare. 

Fatemi provare a condensarla. Pensate davvero che si possano vedere i problemi umani senza mai leggere un libro, guardare un’opera teatrale, studiare noi stessi e imparare la storia? 

Se ce la fate, congratulazioni. Siete dei tecno-deterministi, solo che non lo sapete. 

Tuttavia, il determinismo tecnologico non sta solo nella sua ricerca furiosa di soluzioni facili, comode e per cui non c’è bisogno di pensare, far delle considerazioni, riflettere o crescere.  

Questo mi porta alla quarta forma di stupidità. Quella culturale.   

La chiamerò salvazionismo.

  • La salvezza è nel mondo che viene, quindi chi ha bisogno di questo?  
  • L’ascesa di demagoghi e uomini forti.

La salvezza, ossia la sicurezza tra le braccia muscolose di papà.  

La nascita di forme bizzarre di pensiero magico, sia di sinistra che di destra, (la versione di destra è la “scienza razziale” e il determinismo genetico, proprio come ai bei vecchi tempi del Nazismo, mentre la versione di sinistra è l’idea che sta urlando Donald Trump su Twitter) stanno effettivamente risolvendo i problemi di povertà, abuso e violenza?   

La salvezza, amici miei…  

Ovunque voltiamo lo sguardo, vediamo della gente che vuole una via d’uscita da quest’epoca. Non dovrà sorprenderci se cercherà la più semplice e la meno dolorosa. Magari quelli che si drogano d’oppio vi fanno ridere, ma son pronto a scommettere che se doveste guardarvi un po’ più attentamente, beh…    

E questo mi porta alla quinta e ultima forma di stupidità.

È la più grande di tutte ed è psicologica. Il rifiuto.   

Rifiutiamo e neghiamo, profondamente e intensamente… più o meno tutto. Prendiamo di nuovo l’America. Solo poche settimane fa, dei bambini sono stati massacrati con una mitragliatrice. La nazione è diventata isterica, ma ora è già tornata a occuparsi dei principali programmi TV.  

Il rifiuto. Nessuno può fingere di non sapere che dei bambini che si massacrano è una cosa terribile, ma ci si può rifiutare di pensarci, no? 

Potrei estendere questo esempio all’infinito, perché le mie prime quattro forme di stupidità sono anch’esse delle forme di rifiuto. 

Il nazionalismo, l’estremismo, la demagogia, la rinascita del nazismo letterale, il salvazionismo, il determinismo e tutte le altre molteplici e folli forme di stupidità che definiscono quest’epoca piena di idioti globalmente catastrofici, sono delle strategie di rifiuto e negazione.  

Negare a qualcun altro i suoi diritti, la sua dignità, una possibilità, un futuro, la propria appartenenza, il proprio sé.   

Cos’è il rifiuto? La scelta di restare ignoranti, una delusione di massa socialmente costruita e una presuntuosa follia riguardo al mondo, l’umanità, la vita e il prossimo. 

Le cose andranno bene, torneranno alla normalità. Al minimo accenno della più piccola e scomoda verità, incrociamo le dita e gridiamo “LA LA LA LA!!”, cambiamo canale velocemente, iniziamo ad odiare chi dice quelle cose e sicuramente non lo seguiamo più.   

Ora che vi ho messo in una posizione da cui non potete muovervi facilmente, eccovi alcune di quelle verità: 

  • Il clima sta cambiando 
  • La disuguaglianza sta aumentando 
  • La vita giovanile è decadente 
  • L’economia globale è allo sfascio 
  • La democrazia sta lentamente svanendo, se non morendo…

Siamo nella merda più profonda come mondo, specie ed esseri umani. Potrei andare avanti.  

Non intendo deprimervi. Scusate, ma non siete così importanti…

Il punto è che non si tratta di voi. Di cosa si tratta allora? Di questo. Tutto quanto. Il pianeta, la società, la democrazia, la vita, persino la vostra.  

La negazione è un modo per mantenere il nostro egoismo, aggrappandoci davvero all’illusione di essere onnipotenti.

“Se lo ignoro abbastanza a lungo, se ne andrà via!!”

Scusate, magari non vi importa molto, ma la grande verità di quest’epoca è proprio questa.   

Se solo ascoltassimo, in questi giorni il mondo ci sta dicendo qualcosa di importante. 

È che non ci importa affatto. Non in questo modo. Durante l’ultimo secolo abbiamo vissuto male e in maniera tutta sbagliata. 

  • Materialismo 
  • Razionalismo 
  • Individualismo 

E che cos’hanno prodotto? 

  • avidità 
  • brutalità 
  • malizia 
  • competizione… 

E queste, invece, cos’hanno prodotto? A livello umano, sotto i festoni e le guglie scintillanti? 

  • solitudine 
  • amarezza 
  • rabbia 
  • furia 
  • paura 
  • invidia 
  • disuguaglianza, stagnazione, immobilità e declino 
  • disperazione, crudeltà e infelicità senza senso. 

Siamo stati noi a scegliere tutto questo.

Questa mancanza di significato. Questa futilità, questo vuoto. L’abbiamo scelto dicendo che non ci importava nulla tranne che la vittoria, la conquista, la crudeltà, il possesso. Non ci importava niente se non avere il potere di non fare niente. 

Amici miei, questa è la definizione di imbecillità.   

Questa è l’era degli imbecilli 

Il punto è fare in modo che ci importi ancora. 

Della società, della democrazia, della prosperità, della vita, del pianeta, del prossimo… 

A quel punto conteremo di nuovo anche noi.   

Ma se non daremo importanza a queste cose, non ne avremo neanche noi. Svaniremo senza essere ricordati, come la polvere nel vento. Piccole creature cieche che pensavano di essere importanti – troppo divertente. Saremo spazzati via dagli oceani in un batter d’occhio e non ci sarà una stella nell’intero universo che verserà una lacrima…   

Questo è il messaggio di quest’epoca, il messaggio del momento, ma temo che non siamo ancora pronti a sentirlo. 

Cosa significa veramente la parola “stupido”?  

Significa qualcosa del tipo: 

“quello che pensavo fosse importante non lo era; quello che pensavo non lo fosse, lo era. Ho fatto tutto al contrario. Bah! Come sono stato stupido.” 

Non descrive forse il punto in cui ci troviamo oggi?  

Abbiamo reso tutto insignificante, tutto un gioco, una gara, un reality show, incluso noi stessi, continuiamo a farlo, e poi ci chiediamo… 

“ferma!! perché la mia vita non va da nessuna parte ?! Perché non conto niente?!” 

Ah, beh… 

… è perché per te niente ha importanza, incluso e partendo da te. Non ne ha il pianeta, la democrazia, la società, la prosperità, i tuoi nipotini e neppure la tua mente, il tuo cuore, il tuo corpo e la tua anima. 

Una persona del genere è un imbecille, una che non riesce a dare un significato al mondo, ma solo a togliergliene. 

E questo perché ingoiano delle menzogne a cui non credono nemmeno i bambini. 

  • La crudeltà è gentilezza 
  • Lascia il tuo vicino per ultimo 
  • Disprezza i deboli 
  • Odia gli stranieri

Queste bugie ci fanno diventare scemi, perché quando le crediamo vere, vale a dire quasi subito, ogni cosa non conta più eccetto i nostri desideri immediati, ma in questo modo niente conta più davvero, per cui alla fine restiamo sconcertati dalla mancanza di significato del nostro mondo, di noi stessi e delle nostre vite. 

Questo qui – dare, ottenere e ricavare dei significati – è un test che serve a vedere se c’è dell’intelligenza e gli esseri umani lo stanno sbagliando clamorosamente.  

Il mondo è stato inghiottito dagli stupidi, che è un modo per dire: 

ogni cosa non significa niente, proprio perché l’unico tipo di potere che desideriamo è il potere di togliere significato alle cose, anziché dargliene. 

Un mondo egoistico che prova piacere nel massimizzare i robot in carne umana, sarà felice di vedere che tutto brucia per un’altra botta di avidità, invidia, potere e odio.   

A questo livello di stupidità, la totale e assoluta mancanza di significato, vale a dire il totalitarismo, è ciò da cui dovrà cominciare il cambiamento, se vogliamo tornare di nuovo alle nostre vere sensazioni…   

Fonte: http://www.bibliotecapleyades.net 

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Tra Pro e Contro e ancora, Tra Contro e Pro

NEPPURE SE LO SFASCI PROTEGGI LA TUA PRIVACY. TECH-GLEBA.  

di Paolo Barnard 

Giusto per quelli che non lo sanno, il dettaglio è considerevole, è un tragico paradigma davvero.

Allora, siamo tutti spiati dai nostri cellulari, tablet e fra poco dagli schermi Tv e dai Drones. Già scritto ottocento volte come e chi ci analizza, le TECH già pronte ecc. Ma per chi ha in tasca un cellulare Android c’è un… optional poco carino. 

Il vostro Android, ci rivela un articolo su QUARTZ di Keith Collins, manda la vostra esatta posizione a Google anche se voi avete
 
1) disabilitato ogni opzione location service.
 
2) disabilitato ogni App
 
3) tolto persino la SIM
 
4) frantumato il cellulare gettandolo dalla finestra (fonte: privata)
 
La stessa Google ha candidamente dichiarato a QUARTZ che è tutto vero, e che “i possessori degli Android non ci possono fare nulla”. Con la faccia come il c… (finisce per ulo).
 
Ora, uno dice “ormai, sanno anche la lunghezza del tuo mitto (getto d’urina), quindi…”. Wrong. Sbagliato. Vi sfugge un dettaglio mostruoso, ed è che l’opzione ‘unplug them’, cioè che se proprio siamo alla disperazione con ste super TECH gli possiamo staccare la spina, è saltata. Perché oggi già i cellulari li puoi disabilitare, spegnere, persino sfasciare, ma quelli continuano a trasmettere i tuoi dati a qualcuno.
 
E siamo solo agli inizi. Immaginate quando i computers in Artificial Intelligence (A.I.), gli Artificial Neural Systems, i DNA computers e i quantistici non si fermeranno neppure se gli stacchi la spina. Come oggi col tuo IPhone o, peggio, con gli Android. Fantasie?
 
Vi ricordo che pochi mesi fa una A.I. in Texas si è auto insegnata a trarre e ad accumulare energia da elettroliti del vetro, con cui si creano batterie potentissime. Naturalmente questo salto inquietante è ancora sotto controllo umano, ma sappiamo a che velocità stanno viaggiando queste super TECH, e sappiamo soprattutto che (fonte: MIT, Boston) gli stessi uomini che le stanno creando non capiscono più esattamente come funzionano o perché reagiscono in certi modi.
 
Le A.I. non sono ancora arrivate neppure vicino al livello della coscienza umana, anche se nel frattempo ci renderanno GLEBA, ma se butti un bebè dalla finestra… dopo non ti fa lo stesso ciao ciao con la manina. L’Android sì. E lo fa a gente poco bella. Non fatelo il bebè (e non buttatelo dalla finestra per vedere se Barnard ha ragione).
 
 

 Due parole sui “social network” e la libertà

di Enrico Galoppini 

Va bene che ufficialmente sono nati per ritrovare “gli amici di una vita”. Ma se si eccettua chi posta solo foto di mogli, mariti, figli, vacanze, acquisti e manicaretti, va detto che queste reti sociali vengono utilizzate da molti per esprimere le proprie idee. 

Ora, in un ambiente che ogni tre per due si dichiara libero la cosa più banale del mondo sarebbe il poter esprimere liberamente le proprie idee, su qualsiasi argomento.
 
Accade invece che la maggioranza dei moderni, benché inebriata dall’illusione della libertà, non riesce assolutamente a sopportare l’espressione, anche a mezzo di questi strumenti, di idee non conformiste (cioè non conformi al “moralmente corretto“). Al primo comparire di qualche idea “strana” certi psicopoliziotti volontari s’indignano e se la prendono come se gli fosse stata offesa la mamma.
 
Però sono convinti che qui ci sia la libbertà (questa volta con due B). Questo tipo d’individui va preso con le molle: può toglierti “l’amicizia” (cosa di cui m’interessa men che zero) e potrebbe “segnalarti” agli amministratori del giocattolo, che così provvederanno a metterti nel “cattiverio” per un po’ (altra cosa che alla fine non ha nessun valore, prima che qualche “autorità” s’inventi un “rating” per le persone basato sulle idee espresse in pubblico).
 
Ed è quello che sta accadendo ad alcuni miei amici, tra i quali si annoverano studiosi e pensatori di notevole spessore, che però, a causa di omuncoli insignificanti, ogni tanto si vedono precluso l’accesso su Facebook, dove sono ammessi anche animali vestiti e pagliacci in servizio permanente. Questi signori, insomma, stanno in “castigo” per le loro idee, nella speranza che col tempo si autocensurino sempre più (ma non lo faranno!).
 
È per questo che, sebbene a qualcheduno possa sembrare incredibile (dato che non la mando certo a dire), il sottoscritto sta attento a non esprimere pubblicamente tutto quel che veramente pensa su parecchie questioni “calde”. Calde, intendiamoci, solo perché c’è troppa gente – schiava dentro – che per l’appunto si scalda subito per un nonnulla, mentre ci sarebbe un gran bisogno di ragionare a mente fredda… Se ci fosse libertà, s’intende… 
 
 

 ‘Declassificazione’: a censura ai tempi del Web è a colpi di algoritmi

Se il potere vede che le vecchie manipolazioni non han più presa, ricorre all’unica risorsa che sa: reprimere di più, imbavagliare di più. Le ultime sulla censura contro RT e i non allineati 
 
di Leni Remedios.
 
Mi fa francamente sorridere l’ennesima guerra sferrata contro media russi come RT e Sputnik. Se non fosse che mette a rischio centinaia di posti di lavoro (a livello planetario, non solo in RT America) mi farei una grassa risata. La nuova faccia della censura si chiama ‘de-ranking’, ovvero declassificazione. Sabato 18 novembre, durante il Forum per la Sicurezza internazionale ad Halifax, Canada, Eric Schmidt – direttore della compagnia Alphabet, socia in affari con Google – annuncia: Google News combatterà la cosiddetta propaganda russa, perciò nasconderà i contenuti di RT e Sputnik. «Non vogliamo bloccare i siti web, non è il nostro stile di lavoro», ha dichiarato Schmidt. «Non sono un sostenitore della censura, sono un sostenitore della classifica».
 
Ma che diavolo vuol dire tutto questo? Schmidt, in maniera che vuol essere sibillina e che risulta in realtà maldestra, spiega candidamente: in base ad algoritmi specifici che obbediscono a criteri interni, i siti compariranno in fondo alle ricerche. In altre parole, «un’altra forma di censura», come commenta l’avvocato statunitense per i diritti umani Dan Kovalik, che aggiunge: «L’attacco a RT è un attacco a narrazioni diverse su questioni come Siria ed Ucraina», e precisa che «infatti Google ha già iniziato ad usare questo metodo anche con siti alternativi nordamericani. Finiranno per censurare tutti. I cittadini americani dovrebbero esserne allarmati». Una mossa che arriva tra l’altro con eccezionale tempismo, subito dopo la decisione del Ministero della Giustizia statunitense di registrare RT fra gli agenti stranieri.
 
Insomma, una censura a colpi di algoritmi. È un po’ l’equivalente del trafiletto in quarta pagina, rifilato lì come paravento per poter poi dire «non è vero che non ne abbiamo parlato».
 
Ma la logica applicata ai quotidiani cartacei non funziona con internet. Zbigniew Brzezinski – spietato oligarca ma mente fine – avrebbe scrollato la testa di fronte a questo puerile e malcelato tentativo di censura. Too bad and too late. Un intervento fatto male ed arrivato troppo tardi. Come la grottesca comparsata dei tre moschettieri della rete (ossia le tre scimmiette, come li ha chiamati Giulietto Chiesa) ovvero Google, Facebook e Twitter, chiamati a giudizio dalla commissione americana sul Russiagate: voleva forse essere una lezione collettiva, un impatto visuale tremendo che funzionasse da monito per tutti, utenti e compagnie. Invece il risultato è stato per molti versi quasi demenziale: i tre moschettieri, oltre a snocciolare dati a dir poco innocui, ben distanti da quel che i giudici volevano sentire, sembravano scolaretti balbettanti di fronte alla maestra cattiva. Mancava solo che chinassero la testa e recitassero il ‘mea culpa’ all’unisono.
 
Google può pure gettare RT in fondo alle sue ricerche o persino toglierlo. Ma, come si diceva, è troppo tardi. Se volevano fare sul serio i censori, avrebbero dovuto agire prima, in maniera preventiva. Invece la tecnologia viaggia a velocità interstellare, sfugge alle mani dei suoi creatori. Una grande fetta di utenti ormai non aspetta il filtraggio dei motori di ricerca per trovarsi RT in ultima pagina. Ci va direttamente nel sito di RT. Ci va direttamente nel sito di Sputnik, Press TV, Al Manar, Hispan TV, Pandora TV. Se non ci va direttamente, ci pensano le amicizie in comune su Facebook, Twitter etc a segnalarle attraverso la condivisione. Perché negli ultimi anni si è gradualmente abituato (una verità che fa molto male ad ogni establishment di ordine e grado) a un fenomeno inedito: c’è qualcun altro che fornisce una narrazione diversa rispetto a quella monocolore fornita dai mainstream e dai suoi servi, pardon, esecutori.
 
Lo strumento militare introdotto al grande pubblico pensando che si potesse manipolare come si fa con la televisione, sta sfuggendo di mano. Nemmeno il succitato Zbigniew Brzezinski, che nel 1970 scrisse Between Two Ages: America’s Role in the Technetronic Era, avrebbe potuto prevedere un acceleramento simile.
 
I gatekeepers faticano a controllare tutte le informazioni in entrata e in uscita. Neppure la sapiente introduzione di infiltrazione/cooptaggio/inquinamento delle fonti d’informazione indipendente – per non dire la costruzione ad arte di finti personaggi o entità anti-sistema – è servita a scoraggiare il pubblico, che si sobbarca il rischio d’incappare in qualche granchio.
 
Non è certo un processo iniziato ieri con RT. E ahimè non si concluderà con questa vicenda.
 
Chiudono i quartieri generali britannici dell’iraniana Press TV? Press TV si mette in rete e la guardano in tutto il mondo. Ti mettono in fondo alla ricerca Google? Ci pensano gli utenti dei social a moltiplicare le visite rendendo i contenuti virali. Vuoi silenziare i contenuti di un sito scomodo? La notizia rimbalza come un boomerang di pubblicità negativa.
 
Insomma, non sanno più come fare per tenere a bada tutto.
 
E quando un establishment oppressore riconosce che le vecchie tecniche manipolatorie non hanno più presa, in mancanza di una visione strategica, ricorre all’unica risorsa che conosce: reprimere ancora di più, imbavagliare ancora di più, anche a costo di non curarsi della maschera che cala. Sì, il re è nudo, e allora? Mi chiedo fino a che punto la loro sia spudoratezza o disperazione.
 
A livello planetario, l’establishment – o per meglio dire, le correnti variegate che formano l’establishment – non godono più del consenso granitico che avevano, poniamo, nel 2001, all’alba dei fatti dell’11 settembre.
 
Vorrei in ultima attirare l’attenzione sulle parole seguenti di Schmidt, che svelano l’ideologia sottostante a simili operazioni:
 
«Durante l’anno scorso, si è dimostrato che non ci si può fidare delle capacità del pubblico di distinguere da solo fra fake news e notizie reali».
 
Secondo una certa linea di pensiero che attraversa l’establishment contemporaneo, ma che affonda le radici nelle antiche oligarchie, i cittadini sono visti paternalisticamente come pecorelle smarrite ignare di quel che succede e che vanno sviate…pardon…guidate per manina.
 
È qui che le scimmiette digitali del potere si sbagliano. È il pubblico a non fidarsi di te, caro Schmidt. Forse anche perché una grossa fetta di utenti, grazie anche alle testate che vuoi silenziare, è al corrente che proprio tu, che sbraiti contro la presunta propaganda di altri, peraltro mai dimostrata, sei stato consigliere sui servizi digitali nelle campagne elettorali del 2012 per Barack Obama e del 2015 per Hillary Clinton.
 
Eccoci alla chiusura del cerchio. Non c’è neanche più il bisogno di smascherarli, si sputtanano da soli. In questo senso risparmiano un lavoro notevole a noi giornalisti. Grazie, Schmidt, ci risparmi fatica.
 
Mi sembra che non debba aggiungere ulteriori spiegazioni: contrariamente a quanto pensa Schmidt, ho un’elevata ficucia nelle facoltà intellettive dei lettori. 

anticorpi anti-anticorpi

In figura un mio breve schema dell’evoluzione storica della medicina scientifica, con alcuni importanti personaggi e i concetti-chiave.

Pillole di storia della medicina

Pubblicato anche sul blog “Disinformazione
 
Ai miei tempi l’immunologia non esisteva. Dico ai miei tempi intendendo quando studiavo medicina, anni ‘70. Ora sono appena andato in pensione (come docente, mentre continuo a fare ricerca in università). Quando mi sono iscritto all’Università di Trieste, nessuno insegnava Immunologia, la disciplina proprio non esisteva.
 
L’anno in cui mi sono laureato (1976) in alcune università cominciavano a dare i corsi. Cosa è successo? I sistemi di difesa dalle malattie, fino ad allora, erano di competenza della Patologia Generale (la “MIA” materia), quella disciplina che per vocazione indaga le cause e i meccanismi delle malattie e delle reazioni ad esse.
 
Poi, alcuni patologi generali hanno capito che antigeni, anticorpi e linfociti erano un argomento “emergente” e vi ci sono buttati a tuffo, sviluppando una nuova branca, che presto si è resa autonoma. Come si sa, l’università genera cattedre ed è sempre in evoluzione. Nulla di male, anzi. Ma quello che qui interessa è il “successo” dell’Immunologia e il contemporaneo “declino” della Patologia generale.
 
Quest’ultimo presto si spiega: la Patologia Generale è una materia difficilissima perché ha a che fare con la complessità dell’organismo visto come un “sistema” ed è costretta, però, ad un approccio sperimentale riduzionista e per questo dedicato ai dettagli.
 
Altrimenti non si pubblica e non si fa carriera, visto che ai concorsi “pesano” più il numero dei lavori fatti che la qualità (tirando un velo pietoso sugli altri “requisiti” necessari per vincere un concorso universitario).
 
Mangiata la foglia, i patologi si sono buttati a gruppi in settori molto più applicativi e quindi remunerativi in termini di pubblicazioni e di cattedre: oncologia, patologia molecolare, tossicologia, patologia clinica o, appunto, immunologia.
 
L’Immunologia era nata in realtà alla fine del Settecento con gli esperimenti di Jenner (in Cina molto prima!), ma era rimasta come “prassi” piuttosto che come “scienza” finché la chimica del Novecento non consentì di scoprire gli “Anticorpi”.

Ecco il primo grande successo mediatico: trovare un bel nome per un nuovo meccanismo. Un nome facile da capire e da diffondere. E un nemico da combattere: gli “Antigeni”.
 
Nel successo di una teoria medica, come in quello di un prodotto commerciale, pesa moltissimo l’immagine che ne viene fornita. Poco conta se la teoria sta in piedi o il prodotto vale, quel che conta è l’immagine. Gli “anticorpi” erano diventate le armi del nostro corpo che ci proteggono dal “nemico”, il batterio o il virus.
 
Poco conta che lo stesso Pasteur aveva messo in guardia: “il microbo è molto, ma il terreno è tutto”: tale concetto ovvio a dirsi era difficilissimo da mettere in pratica dai patologi. Costoro, come me, si sono dedicati a studiare i meccanismi di base con cui i leucociti uccidono i microbi, ma è veramente un settore poco… remunerativo! Meglio prendersela col microbo, anche con l’aiuto delle case farmaceutiche molto “prolifiche”.
 
Qualche successo pratico ovviamente ci voleva ed era facilmente dimostrabile con antibiotici e, in immunologia, con i sieri e i vaccini.
 
Poi sono venuti i “Linfociti killer”, le “Citochine”, le “Allergie” e via dicendo. Tutti campi in cui l’Immunologia ha guadagnato la sua grande popolarità e la sua fetta di “consumatori”. Tutte parole magiche che spiegavano e divulgavano il verbo della altrimenti arcana scienza moderna. Come non credere che se troviamo il mezzo di aumentare gli anticorpi saremo protetti da tutte le malattie? 
 
Certo, molti problemi clinici, se non tutti, coinvolgono il sistema immunitario e quindi la figura dell’immunologo o allergologo diventa preziosa (anche se “stretta” da altre figure specialistiche come il laboratorista, il dermatologo, il reumatologo ecc…).
 
Per restare sui vaccini, argomento della attualità, il campo si è dimostrato talmente appetibile da attrarre persino figure di scienziati diverse, che prima non se ne erano mai occupate, come i… virologi!
 
Questi avrebbero dovuto occuparsi dei fatti loro (capire i virus e le loro caratteristiche positive e negative nella evoluzione umana) ma a stare solo nei laboratori è faticoso e, a meno che non si faccia il bingo di una nuova grande scoperta da Nobel (esempio l’HIV), non si ricava molto.
 
Quindi i vaccini sono il nuovo business degli immunologi, dei virologi e della farmacologia (il servizio regionale di sorveglianza del Veneto è gestito da immunologi e farmacologi).
 
I poveri medici di base, che fanno un lavoro già di per se difficile, non sono degli scienziati (checché se ne dica) e devono attenersi a quel poco che ricordano dalle lezioni universitarie e “credere” alle società scientifiche che con periodici proclami passano loro il “verbo scientifico”, invero un poco annacquato e semplificato.
 
Purtroppo, o per fortuna, la Natura non si lascia facilmente incanalare negli slogan e nei giochi di parole o di potere. E la Scienza, quella vera, ha sviluppato l’immunologia scoprendo che gli anticorpi non sono così “buoni” come si pensava e che il nostro corpo, proprio per questo, produce SEMPRE degli anticorpi anti-anticorpi, per controllare il pericolo di ogni eccesso!

Poi ha scoperto che non ci sono solo i linfociti “killer” ma ci sono anche quelli “Helper”, “Soppressori” e mille altri tipi diversi che fanno cose diverse. 

 
Poi ha scoperto l’autoimmunità e che buona parte delle malattie del mondo moderno riconoscono come meccanismo patogenetico una eccessiva attivazione del sistema immunitario (e della infiammazione).
 
Poi ha scoperto che gli adiuvanti sono necessari per far funzionare i vaccino ma sono anche usati come benzina sul fuoco in precedenti focolai infiammatori dovuti a molte altre cause.
 
Ma i medici, poveretti, ormai non ci capiscono molto e sono costretti a rivolgersi alla “medicina basata sulle prove di efficacia”; il che significa (semplificando): “se un farmaco funziona statisticamente più di un placebo, inutile chiedersi perché funziona, quello si deve dare” a tutti, pena gravi sanzioni legali. E quindi: giù cortisone, giù antibiotici, giù antivirali, giù anti-TNF, farmaci di “nuova generazione”, che funzionano sempre meglio di quelli vecchi e meno costosi.
 
Guai dubitare della “Scienza”, la quale però timidamente alza la manina e dice: la prova di efficacia su popolazioni omogenee di malati non trova applicazioni facili nella pratica dove le persone sono vere, diverse, e non cavie.
 
Se poi ci si mettono di mezzo gli Ordini dei Medici, che in realtà non hanno alcuna competenza scientifica, a dettar legge e minacciare espulsioni, allora si capisce come i poveri medici siano poco inclini a riprendere criticamente le nozioni di base di immunologia e di farmacologia, così difficili.
 
E poi, i dubbi sono sciolti (anche) dal fatto che medici di medicina generale e pediatri sono specificamente remunerati per l’attività vaccinale e sono controllati dal “sistema sanitario nazionale” che sa esattamente quanti vaccini somministrano. Se ne fanno pochi, rischiano di passare per famigerati anti-vax.
 
A questo punto la storia si complica quando entrano in gioco la politica, la finanza e l’“informazione”: la gente, che paga cospicue tasse, vuole protezione, vuole certezze, vuole sicurezze. Bisogna sfruttare i vaccini! I nostri eroi al potere, ex rottamatori, partono con la campagna per rassicurare che lo stato “c’è” e per salvare posti di lavoro.
 
L’”informazione” viene quindi mobilitata da una parte per instillare paure di epidemie disastrose, dall’altra per far credere che la “Scienza” non sia “democratica” (sic) e che quindi gli oppositori tra la gente, che sospettano istintivamente l’inganno e cominciano a capire cosa ha mosso tutta la manovra (qui mi fermo per non sembrare un complottista), siano dei poveri ignoranti, o… politicamente di destra. Si diffonde, persino negli autogrill, un famoso libro con l’opinione che il vaccino non è un’opinione, altrimenti presentato come l’illuminato parere di un futuro premio Nobel.
 
Si annunciano in TV duecento morti di morbillo in Inghilterra (mai esistiti), i tre poveri morticini italiani da morbillo (contagiati in ospedale, morti non di morbillo ma di altre malattie complicate naturalmente da un’infezione) sono esibiti come trofei ai politici in Senato, pronti a votare secondo ordini di scuderia (in giugno persino si riesuma la notizia di un morto di aprile). Si diffonde la voce che per la pertosse non c’è cura.
 
Si riportano sui mass-media 18.000 (diciottomila) morti di influenza, “nonni” che sarebbero morti perché non si sono vaccinali.
 
Si inventa una nuova parola: il fatidico “gregge”. Parola magica che dovrebbe far capire ancora meglio che chi si rifiuta di vaccinarsi fa il male del popolo. Senza la benché minima prova che la soglia di copertura proclamata (95%) sia valida e applicabile ai 14 vaccini lorenziniani (10 obbligatori e 4 “raccomandati”).
 
Persino Grillo per un po’ viene imbambolato. Ma tant’è: anche se la scienza non è democratica, il gregge deve essere riguardato dai nostri politici democratici.
Si inventano pericoli provenienti dall’immigrazione, quando basterebbe controllare meglio gli immigrati.
 
I medici dubbiosi sono effettivamente minacciati o radiati, i vaccini sono imposti per legge, e chi non si adegua è reietto dalla società di cui la scuola è l’emblema più progredito.
 
I bambini sani non vaccinati sono considerati degli untori, quelli vaccinati che dovrebbero starsene a casa per non infettare gli altri, invece col loro bravo certificato entrano trionfalmente in classe.
 
Il tutto senza uno straccio di prova scientifica che di questi vaccini ci sia veramente bisogno, oggi, in Italia. E che siano efficaci per lo scopo che si propaganda.
 
Questo è un frammento della storia della medicina italiana. Historia magistra vitae. Detto in altri termini: la storia insegna, se ben studiata, ad apprezzare i progressi e non ripetere gli errori.
 
Post scriptum. Ho sempre insegnato anche l’immunologia e che i vaccini sono utili e necessari. Per la cronaca, i dubbi mi sono venuti quando gli Ordini hanno inquisito dei colleghi che avevano perplessità sui vaccini indiscriminati. Allora ho cominciato a ri-studiare l’argomento… 
 

Sulle false notizie Onida si domanda: «Ma chi verifica?»

 Onida e Scorza: Ddl Gambaro, il bavaglio al web è illegale 

Lotta alle fake news, o meglio alla libertà d’opinione: il decreto legge firmato da Adele Gambaro arriva in Senato (commissioni giustizia e affari costituzionali) e riapre la polemica sulla legge-bavaglio, tra profili di incostituzionalità, correttivi legislativi parziali e grossolani, pericoli per la libertà di pensiero.

Costituzionalisti, giornalisti e attivisti, scrive “Terra Nuova”, sono in rivolta contro il Ddl, che vorrebbe regolamentare la circolazione delle informazioni “non veritiere” online. «Proposito teoricamente nobile, ma occorre definire molto bene i confini per non sconfinare nella censura travestita». A proporre una interessante analisi del testo di legge è Valerio Onida, ex giudice della Corte Costituzionale e già presidente della stessa corte, nonché docente universitario, ex presidente della Scuola superiore della magistratura nonché membro del team di “saggi” reclutato da Napolitano per ridisegnare l’assetto costituzionale. «Si tratta di un testo superficiale e non idoneo a normare ciò su cui si propone di intervenire, cioè la “rete”, perché va addirittura a modificare i criteri di punibilità dei reati solo perché il mezzo usato è differente», spiega Onida.

«L’articolo 21 della Costituzione è chiaro, parla di mezzi di diffusione del pensiero, quindi la rete, come la carta stampata, la televisione o la radio, deve avere gli stessi limiti e le stesse garanzie. 

Peraltro – ricorda Onida – le norme esistono già, si tratta solo di individuare tecnicamente le modalità più idonee di applicazione». L’articolo 1 del Ddl Gambaro crea un nuovo tipo di reato, quello riconducibile alla circolazione di informazioni attraverso piattaforme informatiche o mezzi telematici, che viene differenziato nel trattamento rispetto all’analogo reato dell’articolo 656 del codice penale che colpisce “chiunque pubblica o diffonde notizie false, esagerate o tendenziose, per le quali possa essere turbato l’ordine pubblico”. Poi nel testo si introduce la novità della pena anche per informazioni che riguardino dati o fatti manifestamente infondati o falsi. «Ma chi verifica?», si domanda Onida. «Qui si introduce il “controllo pubblico” sulla verità o falsità dei dati ed è inaccettabile. Sulla base di quali criteri assoluti mai si potrà effettuare la verifica? Peraltro, sempre l’articolo 1 introduce una disciplina speciale per la diffamazione, che però è già normata da codici e leggi. Anche qui ci si chiede il perché». 

L’articolo 2, poi, per Onida «introduce aspetti pericolosi di controllo pubblico sulle opinioni e sulle idee. Si legge infatti che la pena (reclusione non inferiore a 12 mesi e ammenda fino a 5.000 euro) è prevista anche per chi “svolge comunque un’attività tale da recare nocumento agli interessi pubblici o da fuorviare settori dell’opinione pubblica, anche attraverso campagne con l’utilizzo di piattaforme informatiche destinate alla diffusione online”. Di qui la preoccupazione di numerosi attivisti, associazioni e movimenti nazionali, aggiunge “Terra Nuova”. «Temo che ci sia il tentativo da parte di un soggetto istituito di silenziare la società civile e le sue iniziative di controinformazione», dice Monica Di Sisto, vicepresidente dell’osservatorio sul commercio e il clima Fairwatch, che sta guidando la campagna Stop Ttip in Italia. «Per punire il procurato allarme o per combattere le notizie false le leggi esistono già». Attenzione: i trattati-capestro come il Ttip, o il suo clone euro-canadese Ceta appena ratificato, hanno testi inaccessibili, riservati, nonostante i trattati coinvolgano pesantemente la vita di tutti, stravolgendo le regole su alimentazione, salute, sicurezza, ecologia.

«Nemmeno i Parlamenti e i governi degli Stati membri sono obbligatoriamente coinvolti nell’andamento delle trattative», aggiunge Di Sisto. «Anche la senatrice Gambaro, per il suo ruolo istituzionale, è chiamata a garantire i diritti costituzionali nella sua forma più ampia e piena». Ritornando al disegno di legge, il professor Onida si sofferma anche sull’articolo 6, che fa riferimento al potenziamento della formazione professionale per i giornalisti per “prevenire il rischio di distorsione delle informazioni o di manipolazione dell’opinione pubblica”. 

«Anche in questo caso si rischia di definire informazione solo ciò che sta bene al potere pubblico, che decide pure come presentarla», aggiunge Onida. E pure l’articolo 7 «ripropone un inaccettabile controllo dall’alto di verità», visto che «si mette in carico ai gestori delle piattaforme informatiche l’obbligo di verificare l’attendibilità e la veridicità dei contenuti diffusi: ma com’è pensabile?».

Per il costituzionalista, «è uno strumento di controllo autoritario e illegittimo». Idem l’articolo 8, l’ultimo, che prevede che la commissione parlamentare per la vigilanza sui servizi radiotelevisivi monitori “gli standard editoriali delle piattaforme informatiche destinate alla pubblicazione e diffusione di informazione con mezzi telematici delle emittenti radiotelevisive pubbliche”. 

«Le ricette proposte dai firmatari del disegno di legge sono anacronistiche, inattuabili, inefficaci e soprattutto ad alto rischio di deriva liberticida», ha scritto dal suo blog sul “Fatto quotidiano” Guido Scorza, docente di diritto delle nuove tecnologie. «Difficile astenersi dal ricordare ai firmatari del disegno di legge – aggiunge Scorza – che era il 2000 quando l’Unione Europea stabilì un principio che è caposaldo di civiltà, libertà e democrazia online diametralmente opposto a quello che loro vorrebbero veder introdotto nel nostro ordinamento: il divieto, per tutti i paesi membri dell’Unione Europea di imporre ai cosiddetti “intermediari della comunicazione” qualsivoglia obbligo generale di sorveglianza sui contenuti pubblicati dai propri utenti». Un divieto, scrive Scorza, che ha una spiegazione semplice e di straordinaria importanza: «Se lo Stato chiede a un soggetto privato di verificare ciò che i propri utenti pubblicano attraverso i propri servizi, questo soggetto, a tutela del proprio portafoglio, inizierà a limitare e restringere la libertà dei propri utenti di dire ciò che pensano online, sacrificando così l’idea che Internet possa rappresentare quella grande agorà democratica – che non significa né Far West, né zona franca senza regole – della quale tutti avvertiamo un gran bisogno».

Giovanni Ziccardi, docente di informatica giuridica all’università di Milano, ritiene il disegno di legge «inopportuno, pericoloso e censorio» perché «nasconde le sue reali intenzioni di controllo del dissenso». Ziccardi lo trova soprattutto impreciso, sia dal punto di vista tecnico che giuridico: «Punta a soffocare il dibattito in rete caricando di responsabilità, burocrazia e sanzioni utenti e provider. Dall’altra parte “salva”, per molti versi, i due principali vettori di odio, notizie false e disinformazione di oggi, cioè molti grandi media e politici. Ed equipara fenomeni eterogenei tra loro che richiedono, invece, regolamentazioni specifiche. Infatti nella relazione introduttiva si fa riferimento a “fake news”, a espressioni che istigano all’odio e alla pedopornografia. Tre universi molto diversi tra loro». 

Vede una «chiara deriva autoritaria» anche Federico Pistono, informatico con master alla Nasa, scrittore e co-fondatore di “Axelera”, che si occupa di divulgazione nell’ambito delle nuove tecnologie. Dice: «O sanno come funziona Internet e vogliono censurarlo o non sanno come funziona e sono incompetenti; in entrambi i casi non va bene: di fatto, si prevedono pene per chi esercita il senso critico». Per esempio, «chi mette un dato vero e una propria opinione che magari molti altri condividono ma che non è mainstream, può venire processato e condannato per quello. Tutto ciò non ha nulla a che fare con l’educazione e la sensibilizzazione della popolazione a verificare le fonti di ciò che legge e a pensare con la propria testa»

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