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Antonino Pio Imperatore: Una rarità nella vecchia Roma

 

Osama Shukir Muhammed Amin FRCP(Glasg) [CC BY-SA 4.0  (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)

Premessa – ndr – corsivo della premessa mio:

Mi viene sempre detto: “mai una gioia”, ebbene oggi dopo aver pubblicato l’articolo precedente “La Mantide” che divora qualsiasi cosa compreso il suo partner, non certo legato all’insetto ma al suo agire, agire che sembra sia molto in auge nella politica nostrana. 
 

Ebbene, oggi vi voglio parlare di un nostro antenato e più precisamente di un Imperatore Romano del I° secolo d.C. “Antonino Pio”. Ho fatto una ricerca per trovare qualcosa di positivo nella nostra millenaria Storia.

Buona Lettura

Antonino Pio: il più grande imperatore romano di cui non hai mai sentito parlare  

Antonino Pio: il più grande imperatore romano di cui non hai mai sentito parlare

Antonino Pio, sebbene imperfetto, governò per lo più con prudenza, contenzione e moderazione.  

Nel libro della Genesi, Dio accettò di non distruggere Sodoma se Abramo avesse trovato lì 10 persone giuste. Abramo fallì e Dio cancellò la città dalla faccia della terra.

Più recentemente (e molto meno importante), il mio amico ed ex presidente della Fondazione per l’Educazione Economica Larry Reed ha lanciato una sfida simile: mi ha chiesto di identificare un buon imperatore romano, oltre a Marco Aurelio. Mi sono subito sentito un po’ come Abramo, che cercava freneticamente un ago in un pagliaio. Per fortuna, Larry non ha minacciato di distruggere Roma se la mia ricerca fosse fallita.

Imperatori romani

Ma è stato comunque uno sforzo difficile perché la maggior parte degli imperatori romani, almeno in certi punti della loro vita, erano poco più che megalomani omicidi troppo disposti a scatenare guerre a proprio vantaggio e ad eliminare le libertà dei romani. Questo vale anche per gli imperatori più venerati, tra cui Augusto, Adriano e Costantino.

Dopo aver accettato la sfida di Larry e aver riflettuto su di essa, alla fine venne in mente un imperatore: Antonino Pio. Mentre imperfetto, per la maggior parte, Antonino governava con prudenza, contenzione e moderazione. È conosciuto come uno dei cosiddetti “cinque buoni imperatori”, ma il suo nome è sopravvissuto nella relativa oscurità perché la storia è spesso più gentile con conquistatori ambiziosi e grandi costruttori rispetto a quelli che rispettano la libertà e governano con il cuore di un servo. 

“Antonino capì che se avesse governato giustamente per l’imperatore sarebbe stato un grande sacrificio, non una manna.”  

Nato nell’86 d.C., Antonino proveniva da una famiglia influente e ricca. All’inizio della sua vita, ha goduto di una carriera di successo come amministratore pubblico. Ma quando la salute dell’Imperatore Adriano iniziò a vacillare, chiamò Antonino suo erede anche se Antonino non avrebbe voluto l’onore. In effetti, Adriano presumibilmente riconobbe che Antonino era “lungi dal desiderare tale potere”, ma tuttavia credeva che avrebbe “accettato l’ufficio anche contro la sua volontà”.

Non molto tempo dopo, Adriano morì e Antonino divenne imperatore. Quando Antonino assunse l’incarico, disse a sua moglie: “Ora che abbiamo guadagnato un impero, abbiamo perso anche quello che avevamo prima.” Queste parole mostrano che Antonino capì che se avesse governato giustamente per l’imperatore sarebbe stato un grande sacrificio, non un manna.

Regola di Antonino

Antonino si dimostrò un sovrano indulgente e scrupoloso. Uno dei suoi primi atti da imperatore fu l’annullamento di alcuni decreti finali di Adriano. Il malato romano aveva condannato un numero imprecisato di senatori, ma Antonino optò per la misericordia e liberò gli uomini. Secondo alcuni storici, questo è il motivo per cui il Senato ha conferito la denominazione di “Pio” ad Antonino. Ma il nuovo imperatore non risparmiò semplicemente i nemici degli altri. Quando si formò una cospirazione contro di lui, il Senato, non Antonino, perseguì il tentato usurpatore, ma Antonino proibì di indagare sui cospiratori ribelli. Oltre a questi atti di misericordia, Antonino abolì anche l’impiego di informatori e annunciò che nessun senatore sarebbe stato giustiziato durante il suo regno.

Mentre accettava alcuni onori, incluso il cognomen di Pio, ne respingeva altri. Ad esempio, il Senato e il popolo romano adorarono così tanto Antonino che si offrirono di rinominare il mese di settembre dopo di lui, ma rifiutò categoricamente l’onore. Anzi, Antonino sembrava spesso evitare la grandezza del suo ufficio. Vendette terre imperiali, ridusse o eliminò i salari superflui e visse nelle sue ville piuttosto che nelle proprietà imperiali. Non ha mai nemmeno viaggiato oltre la Campania durante il suo regno perché credeva semplicemente di non poter giustificare il drenaggio del tesoro pubblico per i viaggi.

“Mentre molti conflitti sono scoppiati durante il suo lungo regno, molti erano di natura difensiva.”  

“Antonino non cercò di aumentare in modo massiccio il dominio di Roma.”  

Antonino era frugale anche in altri modi. Ha sorvegliato coscienziosamente il tesoro pubblico riducendo contemporaneamente le confische e il carico fiscale dei suoi sudditi. In più di un’occasione, ha scelto di spendere risorse personali per sostenere l’impero. Ad esempio, ha contribuito con denaro per riparare i progetti di costruzione di Adriano e, durante una carestia, ha fornito gratuitamente vino, olio e grano ai romani a proprie spese. Gestì con tanta prudenza le finanze dello stato che, quando morì, lasciò il tesoro pubblico con un enorme surplus: una rarità nella vecchia Roma.

Parte di questo surplus sembra essere correlato all’avversione di Antonino nei confronti dei progetti di vanità e di guerre inutili. Come molti imperatori, era un costruttore, sebbene non quasi al livello degli altri, e i suoi progetti di costruzione non sembrano essere stati progettati per glorificarsi, almeno non apertamente. E mentre sono scoppiati diversi conflitti durante il suo lungo regno, molti erano di natura difensiva. Inoltre, Antonino non ha cercato di aumentare notevolmente il dominio di Roma. Durante il suo mandato si verificarono solo due piccoli avanzamenti, in Britannia e Germania, ma sembra che la sua logica potesse essere stata, almeno in parte, quella di adeguare i confini in modo che i romani potessero difendere più economicamente la frontiera.

Un imperatore virtuoso

A differenza di molti dei suoi predecessori e successori, Antonino sembrava prendersi cura legittimamente dei suoi sudditi e dello stato. Ha istituito una dotazione per sostenere le ragazze orfane e colpite dalla povertà; prestava denaro personale a un tasso di interesse del quattro per cento (un tasso basso al momento) a chi era nel bisogno; non ha avviato alcuna persecuzione cristiana e ha cercato di restituire prestigio e rispetto al Senato. In effetti, il suo unico grande errore è stato il fatto di aver degradato il denario romano d’argento di circa il cinque percento per finanziare una grande celebrazione.

A parte questo passo falso, si potrebbero scrivere volumi sulle virtù di Antonino. La sua vita è forse meglio riassunta dal suo successore, Marco Aurelio, che descrisse Antonino come un uomo radicato, introspettivo e umile, rispettoso delle libertà altrui. Aurelio scrisse: “Sebbene tutte le sue azioni fossero guidate dal rispetto del precedente costituzionale, non avrebbe mai fatto di tutto per corteggiare il riconoscimento pubblico di questo”.

Il biografo di Antonius, Giulio Capitolino, allo stesso modo ha brillantemente registrato:

“Quasi solo di tutti gli imperatori [Antonino] visse del tutto privo di macchia non essendosi mai macchiato del sangue di un cittadino o di un nemico per quanto era in suo potere.“

di Marc Hyden

Marc Hyden è un attivista politico conservatore e uno storico romano dilettante.

Fonte: https://fee.org/

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Galeno di Pergamo

Ricevo dall’amico Di Val Pusteria Dott.Roberto Slaviero e pubblico

CI FACCIAMO UN “GALENOS?“

Il grande medico greco Galeno, nato a Pergamo nel 129 d.C., è stato un grandissimo del passato ed in campo medico ha raggiunto livelli altissimi per ricerca delle cause delle malattie e per le loro cure; noi farmacisti, a tutt’oggi prepariamo rimedi “galenici” in suo onore!

Ci fu un periodo in cui egli visse a Roma, soprattutto alla corte del grande filosofo ed Imperatore Marco Aurelio e si dice che la soluzione da lui creata per ridurre i dolori, a base di Alcool ed Oppio, il GALENUS, piacesse molto anche all’Imperatore.

Il grande Dio Morfeo, deve il suo nome alla sostanza più presente nell’ oppio, ossia la morfina, potentissimo antidolorifico e induttore del sonno.

Fino a poche decine di anni fa, nelle farmacie si trovava ancora il Laudano, ovvero la stessa cosa inventata da Galeno.

Furono i discepoli di Paracelso a modificare una ricetta del grande medico ed alchimista svizzero, aggiungendoci l’oppio!

Mi ricordo da giovane studente in farmacia, che un giorno mio padre Ettore, farmacista, mi mostrò l’armadietto degli stupefacenti chiuso a chiave e mi fece vedere’ la bottiglia del Laudano. E disse:  guarda bene il tutto ed abbi timore e rispetto per queste sostanze “eroiche”!

Per sostanza eroica, si intende una sostanza che in quantità piccolissime, (pochissimi milligrammi), abbatte anche un elefante! Potenze della natura e per questo da rispettare ed anche da temere.

Castaneda insegna …. Don Juan …

Il problema del dolore fisico in una vita vissuta nella materia, è di vitale importanza, e per questo la Dea Natura ci ha fornito strumenti incredibili per sradicarlo; affinché la nostra anima, leggiadra e volatile, non soffra molto nell’esperienza terrena.

I potenti, negli ultimi secoli hanno usato invece il potere dell’oppio, per rincoglionire e sottomettere le popolazioni. Mi vengono in mente ad esempio i colonialismi britannici in Cina nel 19°  secolo, con le guerre dell’oppio.

Cosa credete che siano andati a fare in Afganistan gli occidentali? A portare forse il pensiero libero contro le barbarità dei talebani? L’Afganistan è il più grande produttore di oppio del mondo!

Oggi lo fanno anche legalmente, soprattutto negli Usa, prescrivendo farmaci a base di oppiacei anche per dolori ridicoli. L’onda lunga made in Usa sta arrivando anche in Europa, anzi è già qui; arriverà anche la Marijuana legale etc. etc.

Obbiettivo è che i coloni (i servi della gleba), vivano rincretiniti e lavorino a basso costo e non si interessino della “cosa pubblica”.

Tornando ai tempi di Galeno, egli studiava le ferite dei Gladiatori per imparare i funzionamenti del corpo umano. Aveva abbracciato la scienza di Ippocrate e la teoria degli umori del corpo, quali causa delle malattie.

Un genio incredibile, che affermava che non si può essere medici, se non ci si intende anche di logica, fisica ed etica!

Pensando al momento in cui viviamo, dove solo il denaro ed il volere delle grosse multinazionali farmaceutiche contano, penso che siamo precipitati proprio negli abissi e sarà dura un giorno rialzarsi!

Il nostro caro Galeno frequentava ai tempi di Roma, ai tempi dell’ Imperatore Lucio Settimio Severo, che fu imperatore dopo Marco Aurelio, dal 193 d.C. fino alla morte, i salotti filosofici e letterari della moglie dell’Imperatore, Giulia Domna.

Altro frequentatore di quei salotti fu lo storico e retore Flavio Filostrato, nato a Lemno nel 172 d.C.

A Filostrato, l’Imperatrice commissionò una ricerca e biografia di un filosofo antico di Tiana nella Cappadocia, nato nell’anno 2 d.C., nella allora provincia romana dell’impero e chiamato Apollonio, (Apollonio di Tiana). Nato più o meno negli stessi anni di Jesus, dotato di poteri straordinari; effettuava miracoli ed opere incredibili. Venne anch’egli a contatto (per un periodo) con gli Esseni, viaggiò in Oriente per molti anni, tra Mesopotamia ed India.

A qualcuno sorse il dubbio … ma non è che la storia sia stata leggermente alterata e forse l’Apollonio e Jesus siano la stessa persona?!

Ma va … era un mago stregone, possedeva le arti magiche.

Qualcun altro dice che avendo frequentato anche Tarso … non è che magari sia il famoso Paolo di Tarso, divenuto in seguito San Paolo!? Pensate un po’ se magari si scoprisse che il Jesus esseno non era della stirpe di Davide … apriti cielo!

Frequentò molto Efeso; li proprio ad Efeso c’è ancor oggi la Casa di Maria (l’ho visitata), dove si dice che Maria e Giovanni evangelista vissero per degli anni dopo la morte di Jesus … forse anche con la Maddalena!

Chi lo sa ragazzi, al tempo non c’era Internet o la Treccani e dopo il Concilio di Nicea nel 325 d.C., l’Imperatore Costantino decretò la religione cristiana, religione dell’Impero.

Le dispute su chi era Jesus Cristus furono terribili e fecero fuori diversi Vescovi, non in linea con il nuovo ordine mondiale di Costantino!

Nel 380 poi con l’Editto di Tessalonica gli Imperatori Graziano,Teodosio I° e

Valentinianio II°, decretarono il Cristianesimo niceno il credo ufficiale dell’Impero, proibendo l’Arianesimo e tutti i culti pagani.

Iniziò cosi una persecuzione feroce contro tutti i culti pagani con la distruzione di molti templi … vi viene in mente qualcosa del recente presente … sempre nelle stesse zone Siriane – mesopotamiche? Non parliamo della eliminazione fisica di migliaia di persone. L’Integralismo di tutti i tipi e soprattutto religioso è una disgrazia per l’umanità  !!

Tornando all’ Apollonio mi ha colpito una cosa in particolare; egli fece voto di silenzio per 5 anni! “Parla prima con gli Dei e dopo parla degli Dei “

Vita ascetica secondo la dottrina pitagorica, spesso scalzo, si cibava di bacche e di piante spontanee. si vestiva di tuniche di lino bianche.

  • Pensate se oggi i nostri politici ed economisti facessero almeno un giorno di silenzio alla settimana … che sollievo!
  • Pensate se ognuno di voi facesse un giorno di silenzio sui social … che sollievo!
  • Pensate se ognuno di voi ritornasse col pensiero alla magia della natura e degli Dei della Natura … che sollievo!

Tornando ai secoli passati, Giulia Domna, Imperatrice e moglie dell’Imperatore Severo, era di origine siriana, di Emesa, figlia di Giulio Bassiano, gran Sacerdote della divinità solare El-Gabal!

Fu quella dinastia che trasferì il culto del Deus Sol Invictus nella corte romana;

l’adorazione del Dio monoteista solare!

L’Imperatore Eliogabalo, nipote  di Giulia Domna, tentò di imporre il culto del Sol Invictus all’Impero. Egli morì molto giovane, assassinato: era tra l’altro un personaggio un po’ spinto … ebbe 5 mogli e 2 mariti …Storia

Comunque la corona solare sulle monete romane coniate durò per molto tempo.

Nel 272 l’Imperatore Aureliano ufficializzò il culto solare di Emesa e costruì un tempio sul Quirinale e creò i sacerdoti Pontifices Solis Invict.

La nascita del 25 dicembre dopo il Solstizio invernale, o meglio la rinascita, dopo che il sole si ferma per circa 3 giorni dal 21 al 24 dicembre, è dovuta a questo culto.

Il Cristianesimo ha seguito tale corso storico, con la nascita di Jesus in quei giorni.

Con Costantino nel 330, il Natale Invitto divenne Natale Cristiano!

Poi è arrivato l’Editto di Tessalonica e tale culto venne bandito … unica religione, il Cristianesimo niceno!

La magia dei culti pagani faceva vivere le persone con meno problemi e sensi di colpe a mio parere e forse più libere …

Vabbè … attendiamo l’evento finale dell’Apocalisse già in atto … l’oggetto trascendentale della fine del tempo avviato dall’Onda Temporale zero!

Allora ragazzi … ci facciamo un Galenus per rincoglionirci e non capire nulla del mondo … o ci facciamo un Gin Tonic … più spumeggiante  e forse più stimolante sul pianeta … guardate l’impero inglese … chi ha inventato il Gin Tonic?

Gli ascetismi ed integralismi  eccessivi a me non piacciono … la matrix terrestre è assai più interessante, se vissuta senza paure e timori vari!

A voi la scelta ed auguri … molti integralisti rimarranno stupiti delle rivelazioni finali, credo non manchi molto visto l’andazzo!

In bocca al lupo!

Fonte: http://olisticoaltapusteria.com/

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L’impero che cadrà

La nostra società ha gli stessi sintomi dell’Impero Romano poco prima della caduta Un collasso è inevitabile?

by Anna LeMind
from TheMindUnleashed Website

Sei preoccupato della società in cui vivi oggi? Beh, forse dovresti esserlo …  

Proprio come le civiltà sono cadute prima, la nostra società potrebbe essere diretta al collasso. Con gli ingredienti giusti, il mondo occidentale può cadere vittima dei propri dispositivi e terminare la vita come noi la conosciamo.

La parte agghiacciante è che stiamo vedendo alcuni degli stessi segni che si sono verificati proprio prima della caduta dell’Impero Romano.

I ricercatori dicono,

“Due caratteristiche importanti appaiono tra le società che sono crollate.

L’esaurimento delle risorse a causa della tensione esercitata sulla capacità di carico ecologica e della stratificazione economica della società nelle élite e nelle messe.”

Fondamentalmente, quando la società è ineguale, il collasso è quasi inevitabile.

Mentre la classe superiore consuma troppo, i cittadini comuni si occupano di carestia. Ci sono risorse limitate per la classe lavoratrice.

A complicare le cose, dal momento che le élite non devono lavorare, non sono interessate da questo problema. La classe superiore continua a consumare in modo diseguale, facendo sì che il problema cresca sempre più, andando verso il collasso.

Come puoi facilmente capire da questo, le risorse continuano ad essere esaurite. Tecnologie progettate per conservare energie energetiche nel processo.

Un aumento dell’efficienza del carburante può sembrare una buona cosa, ma mette anche più veicoli sulla strada, veicoli più pesanti e a velocità più elevate.

Ciò aumenta l’utilizzo di energia e in primo luogo annulla i guadagni desiderati dal risparmio di carburante.

Tutto questo è interessante,

ma come arriviamo a queste conclusioni sul collasso della società?

Ricercatori hanno utilizzato iL Human and Nature Dynamical (HANDY), per estrarre dei dati fattorizzati come tassi di natalità, classe e risorse per generare un’equazione matematica che mostra il nostro risultato.

Il Goddard Space Flight Center della NASA ha sponsorizzato lo studio guidato dal Safa Motesharrei della National Science Foundation.

Dallo studio si evince che,

“Una breve panoramica dei crolli dimostra non solo l’ubiquità del fenomeno, ma anche la misura in cui società avanzate, complesse e potenti sono suscettibili di collasso”.

I malvagi stanno già facendo gli straordinari con queste informazioni.

Anche se stiamo attualmente preparando il terreno per il disastro, possiamo ancora cambiare la nostra situazione futura. Secondo la NASA, le chiavi principali della sopravvivenza ruotano attorno all’uguaglianza economica e alla conservazione delle risorse.

Il collasso può essere evitato se l’esaurimento della natura viene ridotto e le risorse vengono utilizzate con saggezza e equità. Sebbene gli imperi siano caduti e riflettano il nostro stile di vita oggi, c’è tempo per cambiare il modo in cui viviamo.

C’è sempre speranza per domani, se prendiamo le giuste decisioni.

Fronte: http://www.bibliotecapleyades.net/

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Come l’ineguaglianza sta uccidendo l’Umanità Il povero rimane Disinformato, il ricco Pianifica l’Armageddon

I media mainstream orientati al business stanno tenendo le persone all’oscuro sulla scelta del World Economic Forum per la “Number 1 Threat” per l’economia globale:

Disuguaglianza.

Negli Stati Uniti, un 5% incredibilmente basso della popolazione ritiene che la disuguaglianza sia un problema importante, anche se soffre dei sintomi fisici e mentali di una società divisa in modo angoscioso.

Forse è una questione di diniego: il Programma di indagine sociale internazionale ha concluso curiosamente che le persone tendono ancora a pensare che la loro società sia meritocratica.

I super-ricchi, d’altra parte, sono ben consapevoli della devastazione che hanno lasciato sulla loro scia, e quindi non si azzardano a isolarsi,

  • bunker di sopravvivenza sotterranei con pareti di 9 piedi
  • porte antiproiettile
  • post di cecchino
  • sensori di viaggio
  • detonatori al peperoncino
  • unità geotermiche
  • filtri anti-chimici
  • dispositivi di sorveglianza a infrarossi,

 … ognuno dei quali può sostenere la vita per alcuni anni.

Atto finale della disuguaglianza 

Nel suo libro “The Great Leveler“, Walter Scheidel documenta i destini ultimi di società disperatamente ineguali nel corso della storia, e non sono carini:

guerre, rivoluzioni, crolli dello stato e piaghe catastrofiche.

Dice l’autore delle inevitabili forze di equalizzazione,

“hanno condiviso una radice comune: violenza e violente interruzioni dell’ordine stabilito”.

Anche se i super-ricchi sopravvivono per un po’ nei loro bunker, possono uscire in un mondo che non potrà più tenerli in vita.

L’articolo continua QUI in lingua inglese

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Il declino di una civiltà

Il Declino di un Impero (prima parte

Come alcuni di voi sanno, io sono un appassionato di storia antica. (non solo l’autore di questo articolo è un “appassionato di storia antica, ma anch’io lo sono – corsivo mio)

Ho pensato che potrebbe essere utile per discutere di ciò che è accaduto a Roma e sulla base di questo, ciò che è probabile accada agli Stati Uniti

Va detto che:

Ci sono alcune somiglianze tra gli Stati Uniti e Roma.

Ma prima di continuare a leggere, vi preghiamo di stare seduti comodamente.

In questo articolo vengono necessariamente esplicitate quelle cose nascoste che non si è mai supposto di parlarne prima d’ora come – religione e politica – e cose che non si avrebbero dovuto mai fare, cioè, il male fatto dai militari.

Ci sono buone ragioni per guardare a Roma piuttosto che a qualsiasi altra civiltà quando si cerca di vedere dove sono diretti negli Stati Uniti.

Tutti sanno e hanno conosciuto il declino della Roma Imperiale, ma poche persone ne conoscono le cause. E, credo, ancora meno si rendono conto che gli Stati Uniti sono ormai sullo stesso percorso per più o meno delle stesse ragioni, che a breve io e voi esploreremo insieme.

Roma ha raggiunto il suo picco di potenza militare intorno all’anno 107, quando Traiano ha completato la conquista della Dacia (territorio dell’attuale Romania moderna).

Con la conquista della Dacia, l’Impero Romano ha raggiunto il massimo del suo picco in termini di dimensioni, ma direi che il suo picco maggiore era già passato oltre misura.

Per certi versi, gli Stati Uniti hanno raggiunto il massimo assoluto del suo picco rispetto al mondo, già nel 1950. Nel 1950 questo paese ha prodotto il 50% del PIL mondiale e l’80% dei suoi veicoli. Ora si tratta di circa il 21% del PIL mondiale e il 5% dei suoi veicoli.

Era proprietario dei due terzi delle riserve auree del mondo; ora ne detiene un quarto.

E’ stato, con un enorme margine, il più grande creditore del mondo, mentre ora è il più grande debitore con un margine enorme.

Il reddito di un americano medio era di gran lunga il più alto del mondo; oggi si colloca sull’ottavo, e sta scivolando sempre più verso il basso.

Ma non sono solo gli Stati Uniti – è la stessa civiltà occidentale che è in declino.

Nel 1910 l’Europa controllava quasi tutto il mondo – politicamente, economicamente e militarmente. Ora sta diventando una Disneyland con edifici reali e uno zoo per i cinesi. E’ ancora più in declino e sta scivolando giù per un pendio rispetto agli Stati Uniti

Come l’America, Roma fu fondata dai profughi – da Troia, almeno come è raccontata nel mito.

Roma, come l’America, è stata governata nella sua storia remota da re. Più tardi, i romani si sono dati un auto-governo, con diverse assemblee e un Senato. Più tardi ancora, il potere è stato devoluto all’esecutivo, che probabilmente senza dubbio non è stato un incidente.

I Fondatori degli Stati Uniti hanno modellato il paese sui fondamenti dell’antica Roma, dalle strade fino all’architettura degli edifici governativi, hanno adottato l’uso dell’aquila, come l’uccello nazionale, l’uso di motti latini, e lo sfortunato uso di fasci – la scure circondata da fascine di legna – come il simbolo del potere statale.

Publio, lo pseudonimo dell’autore di The Federalist Papers, ha preso il suo nome da uno dei primi consoli di Roma. Come è stato per Roma, il valore militare è al centro dell’identità nazionale degli Stati Uniti

Quando si adotta seriamente un modello, si cresce fino ad assomigliargli.

Un notevole e capillare lavoro si è sviluppato confrontando tempi antichi e tempi moderni da parte di Edward Gibbon nella pubblicazione del il declino e la caduta dell’Impero Romano nel 1776 – nello stesso anno sono stati scritti da s ‘Adam Smith, La ricchezza delle nazioni e la Dichiarazione di Indipendenza degli Stati.

Io sono un grande fan di tutti e tre, ma D & F non è solo una grande storia, è una letteratura molto elegante e leggibile. In realtà fa sorridere; comunque Gibbon aveva una sottile ingegno.

Ci sono stati enormi progressi nella nostra comprensione di Roma dal tempo di Gibbon, guidati da scoperte archeologiche. C’erano molte cose che non sapeva, perché era molto più filologo che come storico, e ha basato la sua scrittura su quello che dicevano gli antichi su se stessi.

Non c’era vera scienza dell’archeologia quando Gibbon ha scritto; poco era stato fatto anche per correlare i testi antichi sopravvissuti con quello che era sui monumenti superstiti – anche i monumenti noti – e sulle monete. Per non parlare di scienziati che scavano intorno nelle province di ciò che era rimasto di ville romane, luoghi di battaglia, e questo genere di cose.

Così Gibbon, come la maggior parte degli storici, si possono paragonare a collezionisti del sentito dire.

E come poteva sapere a chi credere tra le antiche fonti?

È come se William F. Buckley, Gore Vidal, HL Mencken, Norman Mailer, e George Carlin abbiano scritto la stessa cosa sullo stesso evento, facendovi intendere che la storia fosse vera.

Oggi è quasi difficile e impossibile dire cosa è realmente accaduto a pochi anni fa … quando in realtà è stata dimentica la storia antica. Ecco perché lo studio della storia è così tendenziosa; così come lo è gran parte di essa, del tipo, “hanno detto/è stato detto.”

In ogni caso, non vogliamo qui fare una lezione sulla storia antica. Ci vogliamo intrattenere un po’ su ipotesi interessanti su ciò che è probabile che accada negli Stati Uniti.

Vorrei iniziare dicendo che io non sono sicuro che il crollo dell’Impero Romano non sia stata una buona cosa.

Ci sono stati molti aspetti positivi a Roma – come ci sono per la maggior parte delle civiltà. Ma a Roma non c’era molto altro, ad esempio io disapprovo, il suo anti-mercantilismo, il suo militarismo e, dopo Cesare, il suo governo centralizzato e sempre più totalitario.

In questa luce, vale la pena considerare se il crollo degli Stati Uniti potrebbe non essere una buona cosa.

Allora perché Roma è caduta?

Nel 1985, un tedesco di nome Demandt ha assemblato 210 motivi. Trovo stupidi alcuni di loro – come la degenerazione razziale, l’omosessualità, e la libertà eccessiva. La maggior parte sono ridondanti. Alcuni di questi motivi sono solo di buon senso – come il fallimento della perdita di fibra morale, e la corruzione.

La Lista di Gibbon è molto più breve. Anche se è piuttosto difficile riassumere i suoi sei grossi volumi in una sola frase, Gibbon, ha attribuito la caduta di Roma a sole due cause, una interna e una esterna:

Rispettivamente, Cristianesimo e invasioni barbariche.

Credo che Gibbon avesse essenzialmente ragione su entrambi.

Tuttavia, a causa della sensibilità della sua epoca, ha sondato il cristianesimo primitivo (cioè, dalla sua fondazione a metà del 4° secolo) molto delicatamente; Ho deciso di farlo meno delicatamente.

Spero che né la mia analisi della religione, né quella delle invasioni barbariche (allora come oggi) disturberà troppo molti lettori.

In ogni caso, pur accettando le idee di base del Gibbon sui cristiani e i barbari, ho deciso ulteriormente di abbattere le ragioni del declino di Roma, in 10 categorie:

  • politico
  • legale
  • sociale
  • demografico
  • ecologico
  • militare
  • psicologico
  • intellettuale
  • religioso
  • economico,

… Ognuno dei quali mi ha toccato.

E, come bonus, verso la fine di questo articolo, vi darò un altro motivo, completamente indipendente, ed estremamente importante per il crollo di Roma e il crollo degli Stati Uniti

Non è necessario essere d’accordo con la mia interpretazione, ma vediamo quali lezioni ci vengono offerte dalla storia di Roma, dalla sua fondazione semi-mitica da Romolo e Remo nel 753 a.C. (una storia che è in conflitto con il racconto di Virgilio di Enea e dei rifugiati troiani) a ciò che è convenzionalmente indicato come la fine dell’impero occidentale nel 476 d.C., quando il bambino-imperatore Romolo Augustolo fu deposto da Odoacre (un generale germanico che era responsabile di quello che passava per l’esercito romano – che per quel tempo era in carenza di personale militare quasi interamente formato da mercenari germanici che non avevano la fedeltà all’idea di Roma).

Sembra un po’ come l’esperienza americana nel corso degli ultimi due secoli:

prima conquista ed espansione

poi dominanza globale

poi slittamento e declino

Politico

Però, è un po’ fuorviante, parlare di una semplice caduta di Roma, e molto più esplicito parlare di una sua graduale trasformazione, con episodi come quelli che i paleontologi descrivono “squilibri punteggiati.”

Ci sono state molte cadute.

Roma repubblicana è caduto nel 31 a.C. con l’adesione di Augusto e l’inizio di quello che è stato chiamato il Principato. Si è quasi disintegrato nei 50 anni della metà del 3° secolo, un periodo di guerra civile costante, l’inizio di gravi incursioni barbariche, e la distruzione della moneta d’argento di Roma, il denaro.

Roma come qualcosa di simile ad una società libera è caduta nel 290 e poi è cambiata di nuovo radicalmente, con Diocleziano e il periodo Dominate (a breve  sarò più preciso su questo). Forse la fine è venuta nel 378, quando i Goti hanno distrutto l’esercito romano ad Adrianopoli e le grosse invasioni sono  iniziate. Forse dovremmo parlare della fine del 410, quando Alarico – un gotico che in realtà era un generale romano – ha condotto il primo sacco di Roma.

Si potrebbe dire che la civiltà non sia davvero crollata fino alla fine degli anni 600, quando l’Islam ha conquistato il Medio Oriente e il Nord Africa tagliando il commercio mediterraneo.

Meglio ancora, è più opportuno parlare del 1453, quando Costantinopoli e l’Impero d’Oriente è caduto.

Forse l’Impero è ancora vivo oggi, sotto forma di Chiesa cattolica – il Papa è il Pontifex Maximus che indossa pantofole rosse, così come quando Giulio Cesare ha ricoperto quella posizione.

Possiamo vedere un lontano riflesso nello specchio a partire nel periodo del Principato, Roma ha subito un trend di accelerazione verso:

assolutismo

centralizzazione

totalitarismo

burocrazia

Credo che si possa discutere che l’America sia entrato nel suo Principato con l’elezione di Roosevelt nel 1933; Da allora, il presidente ha regnato sovrano sul Congresso, come Augusto fece nel Senato Romano.

Nel corso del tempo Roma è caduta sempre più in basso, proprio come hanno fatto gli Stati Uniti

Dopo il terzo secolo, con la costante guerra civile e la distruzione della moneta, il Principato (quando l’imperatore, almeno in teoria, era solo il primo tra gli uguali) ha dato modo al periodo di Dominazione (dalla parola “dominus”, o Signore, riferendosi a un padrone di schiavi), quando l’imperatore divenne un monarca assoluto.

Questo è accaduto con l’ascensione di Diocleziano nel 284 e poi, dopo un’altra guerra civile, Costantino nel 306. Da quel punto in avanti, l’imperatore non ha fatto nemmeno più finta di essere il primo tra uguali ed è stato trattato come un sovrano orientale.

La stessa tendenza è ora in atto negli Stati Uniti, ma siamo ancora lontani dal raggiungimento del suo obiettivo – anche se va notato che il presidente è ora protetto da centinaia e/o addirittura migliaia di guardie del corpo.

Harry Truman fu l’ultimo presidente che in realtà ha avuto il coraggio di uscire dall’ufficio in forma informale a passeggiare per W-DC, come un comune cittadino.

In ogni caso, proprio come il Senato, i consoli, i tribuni e con i loro veti sono diventati anacronismi impotenti, così come lo sono le istituzioni degli Stati Uniti. Nella fase iniziale, a partire dal quarto imperatore, Claudio, nel 41 d.C., i pretoriani (che sono stati istituiti da Augusto) hanno avuto la possibilità di indicare e nominare l’imperatore.

Così probabilmente è vero che oggi gli Stati Uniti, ha i suoi pretoriani:

la NSA, CIA, FBI e, tra gli altri – naturalmente, i militari.

Vedremo in seguito come la controversia elezione presidenziale verrà risolta.

La mia ipotesi è che la massa delle genti (i romani la chiamavano censi capite, o il conteggio delle teste) richiederà un leader forte che possa risolvere la Grande Depressione, la distruzione del dollaro, e la seria guerra in corso.

Bisogna ricordare che la guerra è sempre stata la salute dello stato. Così come sono sempre stati in guerra gli imperatori romani, non da ultimi i loro soldati, da sempre impegnati in guerra. E non è un caso che i cosiddetti grandi presidenti degli Stati Uniti sono stati presidenti di guerra – Lincoln, Wilson e Roosevelt.

Umoristicamente Possiamo aggiungere il presidente di guerra autoproclamato il bambino Bush.

Eroi militari – come Washington, Andrew Jackson, Ulysses Grant, Teddy Roosevelt e Eisenhower – sono sempre facili da eleggere.

La mia ipotesi è che un generale verrà assegnato per l’ufficio alle prossime elezioni, quando saremo in una vera e propria crisi. Il pubblico vuole un generale, in parte perché i militari sono oggi di gran lunga l’istituzione più rinomata della società statunitense.

La sua probabile elezione sarà un errore per diversi motivi, non ultimo che i militari in realtà sono solo una pesante variante armata del servizio postale.

E’ saggio tenere a mente le parole di Gibbon circa i militari:

“Ogni ordine di uomini abituati alla violenza e alla schiavitù saranno dei custodi deboli della costituzione civile.”

Un parallelo politico supplementare con gli Stati Uniti:

fino a Traiano nel 100 d.C., tutti gli imperatori erano culturalmente romani provenienti da vecchie famiglie nobili. Dopo di loro, pochi lo erano.

Gli Stati Uniti ora hanno il suo primo presidente del Kenya – stiamo solo scherzando, naturalmente …

Seconda Parte

Come i romani, siano stati presumibilmente governati da leggi, non dagli uomini.

A Roma, la legge è iniziata con le 12 tavole incise nel 451 a.C., con pochi dettami e abbastanza semplici da essere inscritte sul bronzo dove tutti potevano vederle. Un corpo separato di diritto comune sviluppato da prove, che si teneva a volte al Forum, a volte in Senato.

Quando la legge è stata breve e semplice, il detto “ignorantia legis non excusat” (l’ignoranza della legge non è una scusa) aveva un senso.

Ma, quando il governo e la sua legislazione è diventata più pesante, il detto è diventato sempre più ridicolo. Alla fine, sotto Diocleziano, il diritto è diventato del tutto arbitrario, fatto tutto da decreti dell’imperatore – oggi noi li chiamiamo ordini esecutivi.

Ho citato Diocleziano già più volte. E’ vero che le sue misure draconiane hanno tenuto insieme l’Impero, ma era una questione distruggere Roma per salvarla.

Come negli Stati Uniti, a Roma lo statuto e il diritto comune a poco a poco si trasformò in un labirinto di regole burocratiche.

La tendenza ha avuto una accelerazione sotto Costantino, il primo imperatore cristiano, perché il cristianesimo è una religione trasmessa dall’alto verso il basso, che riflette una gerarchia in cui i governanti sono stati visti come concessioni date loro da Dio.

La vecchia religione romana non ha mai cercato di catturare la mente degli uomini in questo modo. Prima del cristianesimo, chi violava le leggi dell’imperatore non veniva visto come una persona che violava anche le leggi di Dio.

La devolution è simile negli Stati Uniti Vi ricorderete che solo tre delitti sono menzionati nella Costituzione degli Stati Uniti – il tradimento, la contraffazione, e la pirateria.

Ora è possibile leggere nel libro di Harvey Silverglate s ‘, I Tre Crimini del giorno, in cui si sostiene che nella media dei tempi moderni americani, per lo più inconsapevolmente, è in funzione una propria ondata di criminalità personale – perché la legge federale ha criminalizzato oltre 5.000 atti diversi.

Roma divenne sempre più corrotta col passare del tempo, così come gli Stati Uniti

Tacito (56-117 d.C.) ecco cosa dice:

“Più numerose sono le leggi, più corrotta è la nazione”.

Sociale

Insieme ai problemi politici e legali ci sono i problemi sociali.

Il governo romano ha iniziato ad offrire a bocche inutili pane gratuito e più tardi i circhi, verso la fine del Repubblica, dopo le tre guerre puniche (264-146 a.C.). Panem et circenses erano per lo più limitate alla capitale stessa.

Naturalmente erano estremamente distruttive, ma sono state fornite esclusivamente per una ragione pratica: per mantenere la folla sotto controllo.

Roma al suo massimo apice contava di una grande folla di gente intorno ad un milione di abitanti, e almeno il 30% viveva con il sussidio di disoccupazione. Vale la pena notare che il sussidio di disoccupazione è durato più di 500 anni ed è diventato parte del tessuto della vita romana – termina solo quando le spedizioni di grano provenienti dall’Egitto e dal Nord Africa sono state tagliate fuori dai Vandali all’inizio del 5° secolo.

Negli Stati Uniti, ci sono ora più destinatari di benefici statali che di quelli che lavorano.

Programmi come:

Sicurezza sociale

Medicine

aiuto medico

buoni pasto,

… e numerosi altri programmi di welfare assorbono oltre il 50% del bilancio degli Stati Uniti, e che a lungo termine cresceranno rapidamente ancora di più, anche se prevedo che arriveranno al termine o di essere riformati radicalmente entro i prossimi 20 anni.

Riconosco che è una previsione audace, data la longevità del sussidio di Roma.

demografia

L’Impero sembra aver subito un crollo demografico in ritardo nel 2° secolo, durante il regno di Marco Aurelio, almeno in parte, a causa di una piaga che ha ucciso nell’ordine il 10% della popolazione.

Le piaghe antiche sono poco documentate, forse perché erano viste come eventi normali. Ma ci possono essere altre ragioni, più sottili per il calo della popolazione.

Forse la gente non stava solo morendo, inoltre non si stavano riproducendo, che è molto più grave.

La religione cristiana nascente era puritana e ha incoraggiato il celibato. Soprattutto tra i ceppi gnostici del primo cristianesimo, il celibato era parte della formula per la perfezione e la conoscenza di Dio.

Ma, naturalmente, se il cristianesimo fosse stato efficace nel favorire il celibato, ci sarebbero stati più morti. La stessa cosa sta accadendo ora in tutto il mondo sviluppato – in particolare in Europa e in Giappone, ma anche negli Stati Uniti e in Cina.

Dopo la seconda guerra mondiale, le donne americane avevano in media 3,7 figli. Ora è l’1,8; in alcune parti d’Europa, è l’1.3. Parte di questo è dovuto alla urbanizzazione e partecipare ad una comprensione del controllo delle nascite, ma la verità è che una parte crescente semplicemente non può permetterselo; Oggi, è molto costoso avere un bambino.

Credo che un altro elemento importante sia un nuovo movimento religioso, il Greenism, che per molti modi è analogo al primo cristianesimo. E’ ormai considerata antisociale la riproduzione, dal momento che avere figli aumenta le emissioni di anidride carbonica.

Intellettualità

L’essenzialità anti-razionalista del primitivo e avvelenato cristianesimo l’atmosfera intellettuale del mondo classico.

Questo è vero non solo per le religioni in generale, ma per le religioni desertiche del giudaismo, il cristianesimo e l’Islam in particolare – ogni religione è più estrema rispetto al suo predecessore. In tarda antichità, ci fu una battaglia tra la fede dei Padri della Chiesa e la ragione dei filosofi.

Il cristianesimo ha fermato il progresso della ragione, che è cresciuto nel mondo greco-romano fin dai tempi dei razionalisti Ionici,

Anassimandro

Pitagora

Eraclito,

… e altri, fino a:

Aristotele

Archimede

Plinio

La conoscenza di come funzionava il mondo è stata conciliata, anche se lentamente – poi si fermò con il trionfo della superstizione nel 4° secolo. E andò in retromarcia durante tutto il Medioevo, a partire dal 6° secolo.

Si ritiene che il Cristianesimo sia stato utilizzato su tutto ciò che sembra in contrasto con la verità rivelata o anche con le estrapolazioni della verità rivelata, un anatema è il modo di quello che oggi fa molto l’Islam.

La chiesa ha attirato generazioni di uomini da attività intellettuali e scientifiche e verso occupazioni ultraterrene – che non ha aiutato la causa romana. Si può sostenere che, se non fosse per il cristianesimo, il mondo antico avrebbe potuto fare un salto di una rivoluzione industriale (io dico un salto planetario, corsivo mio).

E’ impossibile fare progressi scientifici se il meme in carica sostiene che se non è la parola di un dio, non vale la pena conoscere.

Per quasi 1000 anni, ha sfollato e rivelato credenze, scienze della ragione. Questo ha iniziato a cambiare solo nel 13° secolo con Tommaso d’Aquino, un’anomalia in quanto egli ha abilmente integrato il pensiero razionale degli antichi filosofi – Aristotele in particolare – nel cattolicesimo.

Aquino è stato fortunato che non fu condannato come eretico, invece di essere trasformato in un santo.

Però, il suo pensiero ha avuto alcune conseguenze non volute, che ha portato al Rinascimento, la rivoluzione industriale, e al mondo d’oggi. Almeno fino ad Aquino, da secoli il cristianesimo ha rallentato l’ascesa dell’uomo e all’aumento del razionalismo e la scienza, in aggiunta alla sua complicità nella caduta di Roma.

Tuttavia l’importanza della scienza è cresciuta, la religione – o la superstizione, come descritta da Gibbon – è passata in secondo ordine.

Nel corso degli ultimi 100, anche gli ultimi 50 anni, il cristianesimo è sceso al rango di una storia caratteristica posteriore di Babbo Natale e, sia pure poetica, racconti di saggezza popolare …

Terza Parte Le guerre fatte da Roma.

Le guerre hanno ampliato i confini del paese portandolo alla ricchezza, ma ha anche seminato i semi della sua distruzione, soprattutto le tre grandi guerre contro Cartagine, 264-146 a.C.

Roma iniziò come una repubblica di agricoltori piccoli terrieri, ciascuno con il proprio appezzamento di terreno.

Si doveva essere un proprietario terriero per aderire l’esercito romano; questo era considerato un grande onore, e il non appartenere alla marmaglia. Quando la Repubblica veniva minacciata – e le guerre fin dall’inizio sono diventate una costante ininterrotta – un legionario avrebbe potuto essere impegnato per cinque, dieci o più anni.

La moglie e i successivi figli impegnati nell’azienda avrebbero potuto aver bisogno di denaro preso in prestito per mantenere le cose in corso per non andare in default, quindi, i soldati facendo ritorno a casa alle loro aziende agricole avrebbero dovuto rifondere i creditori, diversamente le aziende sarebbero diventate dei cespugli incolti. Quelli che sono sopravvissuti alle guerre, per un ex legionario potrebbe essere stato difficile ritornare alla vita della fattoria dopo anni anni di saccheggio, saccheggiare e schiavizzare il nemico.

In cima a tutto questo, ci sono state maree di schiavi che si sono resi disponibili a lavorare le proprietà appena confiscate. Così, come l’America, Roma divenne più urbana e meno agraria. Come in America, ci sono stati un numero inferiore di famiglie di agricoltori ma più latifondisti su scala industriale.

La Guerra combattuta  nel lago Mediterraneo romano.

Con le guerre puniche, la Spagna e il Nord Africa divennero province

Pompeo Magno (106-48 a.C.) ha conquistato il Vicino Oriente

Giulio Cesare (100-44 a.C.) conquistò la Gallia, 20 anni dopo

Augusto ha preso l’Egitto

La cosa interessante è che nei primi giorni, la guerra era in realtà molto redditizia.

Si conquistava un posto e si rubava tutto l’oro, bestiame e altri beni mobili e schiavizzando la gente. C’era molta ricchezza che si poteva portare a casa – e poi si poteva mungere la zona per molti anni con le tasse.

Ma le guerre hanno anche contribuito a distruggere il tessuto sociale di Roma con l’annientamento degli agrari, le radici repubblicane del paese hanno corrotto tutto con il costante afflusso del lavoro degli schiavi a basso costo e prodotti alimentari importati gratuitamente.

Le guerre hanno creato ancora più confini lontani, che poi dovevano essere difesi. E alla fine, il contatto ostile con i “barbari” effettivamente liquidati e disegnati come invasori.

Le guerre di Roma hanno cambiato radicalmente la società, proprio come sta facendo l’America. Si stima che a volte l’80-90% della popolazione della città di Roma era nata all’estero. Questo ha una similitudine in molte città degli Stati Uniti.

Però, ho sempre cercato di guardare il lato positivo: dopo ogni disavventura straniera, gli Stati Uniti hanno ottenuto un afflusso di nuove culture esotiche.

Il flusso delle ruberie delle ricchezze da parte di Roma si è conclusa con la conquista della Dacia nel 107. Anticipatamente sono stati fermati i Persiani, una potenza militare comparabile a quella di Roma. Dall’altra parte del Reno e del Danubio, i tedeschi – che vivevano nelle paludi e nelle foreste, formati da piccoli villaggi – i quali non erano degni di essere conquistati. A sud c’era solo il Sahara.

A questo punto, non c’era niente di nuovo da rubare, ma c’erano i costi continui di amministrazione e di difesa delle frontiere.

Era scomodo – e forse non solo una coincidenza – che i barbari cominciarono a diventare davvero problematici di cui solo il cristianesimo lo era iniziando a diventare sempre più popolare, nel 3° secolo.

Il Cristianesimo, nei suoi primi giorni, a differenza di oggi, ha incoraggiato il pacifismo … questa non era la cosa migliore quando si è di fronte a invasioni barbariche.

Ricordate, l’esercito ha iniziato come una milizia di cittadini soldati che hanno fornito le proprie braccia. E alla fine ha accettato di trasformarsi e diventare una forza mercenaria completamente organica e guidata in gran parte da stranieri.

Questo è più o meno come le forze armate degli Stati Uniti si sono evolute.

Ininterrottamente la propaganda ha “Sostenuto le nostre truppe”, le forze armate americane sono ora più rappresentative delle stesse Barrios, ghetti, e roulotte del paese nel suo complesso. E sono isolate da esse, una classe a se stante, come l’esercito tardo-romano.

Anche se l’esercito romano era di grandi dimensioni e avevano un enorme costo, nel periodo della Dominazione, rimane il fatto che era pur sempre una tigre di carta.

Dopo la sua sconfitta nella battaglia di Adrianopoli nel 378, l’impero occidentale si è involuto in una spirale di morte. Le forze armate degli Stati Uniti possono ora essere in una postura analoga, paragonabile alle forze sovietiche del 1980.

Anche se gli Stati Uniti hanno vinto molti impegni e alcune guerre non impegnative, non ha mai vinto una vera e propria guerra dal 1945. Il costo delle sue guerre, tuttavia, è aumentato enormemente. La mia ipotesi è che se si arriva in un’altra grande guerra, non vincerà, anche se nel suo conto sconfiggesse enormi quantità di nemici.

Ricordiamo il piano astuto di Osama Bin Laden, vincere mandando in rovina gli Stati Uniti.

La maggior parte delle attrezzature degli Stati Uniti è solo un bene per combattere un replay della seconda guerra mondiale – mezzi come i $ 2 miliardi spesi per i bombardieri B-2, i $ 350 milioni per gli F-22, e 110 milioni di $ spesi per i V-22 Osprey sono dinosauri ad alto prezzo.

L’esercito ha perso 5.000 elicotteri in Vietnam. Quanti Blackhawks si possono permettere di perdere gli Stati Uniti nella prossima guerra a $ 25 milioni ciascuno?

La seconda guerra mondiale è costato agli US nel 1940 $ 288.000.000.000, in dollari. Le avventure inutili in Iraq e in Afghanistan sono una stima approssimativa pari a $ 4 miliardi di dollari, un importo approssimativamente paragonabile in termini reali.

In futuro – a meno che non cambia completamente la sua politica estera e militare – gli Stati Uniti dovranno probabilmente affrontare decine di attori indipendenti non statali, piuttosto che altri stati-nazione.

Noi non conosciamo veramente chi sono, ma saranno molto efficaci nell’attaccare infrastrutture estremamente costose con  l’hacking computer a quasi costo zero. Essi non avranno bisogno di un B-2 quando una bomba nucleare pakistana rubata può essere caricata su di un cargo. Essi possono prendere con $ 5 milioni un serbatoio di M-1 ordigno incendiario essenzialmente improvvisato a costo zero.

Mentre gli Stati Uniti si avvalgono di bancarottieri come appaltatori della difesa le cui armi hanno un tempo di sviluppo di circa 20 anni, i nemici useranno la guerra open-source, una imprenditoria di sviluppo a basso costo, con armi non convenzionali componenti off-the-shelf.

Questo è in realtà analogo a quello che è successo a Roma di fronte all’invasione dei nomadi.

Nel 450 d.C., un aneddoto riferito da Prisco, ambasciatore Romano alla corte di Attila, dopo aver incontrato un greco che si era unito ai barbari vi darà un sapore della storia che racconta Prisco.

Dopo la guerra gli Sciti sono tornati a vivere rimanendo completamente inattivi, godendo di ciò che hanno guadagnato, molestato, depredato, anche quelli che ne hanno tratto un esiguo profitto o per niente.

I romani, d’altra parte, sono molto suscettibili sulle perdite avute in guerra, perché devono riporre le loro speranze di sicurezza sugli altri, e non sono ammessi, all’utilizzo della braccia a causa dei loro tiranni. E coloro che vengono usati sono provati dalla viltà vissuta con i loro generali, che non possono sostenere la condotta della guerra.

Ma la condizione di questi soggetti in tempo di pace è molto più grave di quanto lo siano i mali della guerra, soggetti alle cospicue  e gravose esazione delle tasse, così uomini senza scrupolo infliggono lesioni ai poveri malcapitati, perché le leggi non sono praticamente valide contro tutte le classi.

Le guerre hanno distrutto Roma, proprio come distruggeranno gli Stati Uniti ..

Ma per quanto riguarda le invasioni barbariche che Gibbon indicava correttamente è forse la causa diretta della caduta di Roma? Abbiamo oggi una analoga situazione? La risposta è un qualificato “sì.”

E’ anche vero che gli stessi Stati Uniti andranno in bancarotta combattendo la “ridicola e chimerica guerra al terrore“, per via del mantenimento di centinaia di basi militari e operazioni in tutto il mondo, sperando forse di entrare in una grande guerra. Ma da un punto di vista culturale, è possibile che il confine meridionale presenterà un problema altrettanto grave.

Il confine USA-Messico è un classico, riguardo al confine, non più stabile e altrettanto permeabile come la linea che divideva il Reno-Danubio, era per i romani.

Il problema ora è che non stanno invadendo delle orde barbariche, ma una popolazione che non ha la fedeltà culturale all’idea di America.

Un sorprendente numero di messicani che attraversano il confine degli Stati Uniti parlano seriamente di una Riconquista, in riferimento al fatto che gli americani hanno rubato il terreno in questione a persone che presumono siano i loro antenati.

In molte parti del sud-ovest, i messicani costituiscono la maggioranza decidendo di non imparare l’inglese – loro non ne hanno bisogno, questa è una cosa nuova per l’immigrazione negli Stati Uniti

La maggior parte sono “illegali”, come si potrebbe dire dei Goti, i Vandali e gli Unni negli ultimi giorni di Roma.

La mia ipotesi è che nel prossimo futuro, ci saranno un sacco di giovani maschi ispanici che riterranno attivamente di non pagare la metà di quello che è il loro reddito per la sicurezza sociale, e le tasse di Obamacare al fine di sovvenzionare vecchie donne bianche nel Nord-Est.

Non sarei sorpreso di vedere parti del sud-ovest in zone “no go” per molte agenzie governative nel corso dei prossimi decenni.

Potranno gli Stati Uniti rimediare e rompere lo schema fatto in passato dall’Impero Romano? Assolutamente; i colori sulla mappa sopra non fanno parte del firmamento cosmico. E non deve avere nulla a che fare con la conquista militare.

Nonostante la presenza di Walmarts, McDonald, e concessionarie Chevrolet in un paese le cui strade sono così impressionanti come i quasi 50.000 miglia di autostrada, così come hanno fatto i romani nel passato, ci sono prove che il paese si stia disintegrando culturalmente.

Anche se ciò che sta accadendo nella zona di confine messicano è la cosa più importante, ci sono crescenti differenze culturali e politiche tra gli stati “blu” e gli stati cosiddetti “rossi”.

Semi-gravi movimenti secessionisti sono al lavoro nel nord del Colorado, Maryland occidentale e Kansas occidentale.

Si tratta di un fenomeno nuovo, almeno da quando è stata combattuta la guerra tra gli Stati del 1861-1865 …

Traduzione e adattamento Nin.Gish.Zid.Da

“PURITANI”

Un salto nel passato per comprendere il presente

Puritani e la fondazione degli Stati Uniti d’America
Tratto da “Storia non romanzata degli Stati Uniti d’America”

di Kleeves

Quanti conoscono la vera storia della nascita degli Stati Uniti d’America?
Non mi riferisco alla propaganda ufficiale, in cui il galeone Myflower salpato il 6 settembre 1620 dall’Inghilterra, con a bordo 100 o 101 o 102 (a seconda delle versioni) Pilgrim Fathers, Padri Pellegrini, sarebbe giunto nel Nuovo Continente dopo due mesi di navigazione. Intendo la vera storia, sconosciuta agli stessi americani, che aiuta a comprendere il passato e il presente dell’impero coloniale americano, dedito a liberalizzare i mercati del mondo, ad arraffare e conquistare risorse di altri paesi, invadere Stati sovrani per esportare la democrazia.
E’ necessario fare un salto nel passato partendo dal Medioevo.

Il  Medioevo europeo
I romani vedevano la società in termini di collettivo; ognuno di loro si sentiva una parte del tutto. Di qui l’organizzazione statale che si diede, altamente collettivista, burocratizzata, militarizzata. Al vertice dell’organizzazione non stava un Parlamento, ma un uomo solo. Le decisioni prese dai Parlamenti sono il frutto di compromessi e mediazioni fra interessi diversi.

L’Impero Romano scoraggiò l’iniziativa privata, perché tutto era regolato dallo Stato! In particolare l’Impero annullò quasi del tutto i traffici commerciali privati, sia per terra che per mare e la figura del commerciante era sempre mal tollerata anche nella Roma repubblicana, divenne sempre più rara in tutto l’impero, sino a scomparire pressoché totalmente.
Il modo di interpretare i rapporti umani in termine di collettivo fu una delle chiavi del clamoroso successo romano: la creazione dell’unico impero mondiale della Storia.

L’altra chiave fu il loro ateismo di fondo, a dispetto della loro complicata impalcatura religiosa. Ciò non impedì ai romani di adottare la religione cristiana, anche se non in toto.

Questa religione si basa sull’intera Bibbia, che contiene due parti, il Vecchio e il Nuovo Testamento, le quali espongono una teoretica che si presta a fare da ideologia razionalizzata-giustificata rispettivamente per una visione individualistica (Vecchio Testamento) è una collettivistica (Nuovo Testamento) della vita e dei rapporti umani.

Non piacevano invece, ai romani le scritture ebraiche, fra le altre cose, la concezione di popolo eletto urtava contro la loro percezione di unità del genere umano, il loro universalismo.

Così per farsi accettare dall’Impero, la religione cristiana, pur mantenendolo nominalmente nel proprio corpo dottrinario, all’atto pratico abbandonò ogni riferimento al Vecchio Testamento e divenne la religione cattolica nella parte occidentale dell’Impero e, più tardi, la religione greco-ortodossa in quella orientale.

Caduto nel 476 l’Impero d’Occidente, iniziò per l’Europa il periodo cosiddetto del Medioevo: un periodo di totale continuità culturale con il passato. Non c’era più un’autorità politica centrale, sostituita parzialmente dalla Chiesa di Roma, ma dal punto di vista della vita di tutti i giorni le cose cambiarono ben poco.
La logica feudale del tempo si adattava abbastanza alla loro concezione: la terra era di Dio, e quindi di tutti; per esigenze pratiche la Chiesa, rappresentante di Dio, ne affidava l’amministrazione ai nobili, che sopraintendevano quindi all’attività di tutti gli altri,che erano considerati uguali, tutti – chi più chi meno – “servi della gleba”.

Emblematica è la teoria medioevale del giusto prezzo, che era il massimo prezzo cui poteva essere venduta una merce, calcolato in base ai contenuti di materie prime, lavorazione e qualità finale.
I traffici privati, così, continuavano ai soliti livelli minimi del tempo dell’Impero, mentre invece quelli interregionali e internazionali, allora gestiti dall’autorità centrale, erano cessati o divenuti sporadici.

Con le Crociate inizia la fine del Medioevo. Le Crociate furono otto, la prima nel 1096 e l’ultima nel 1270. Esse ebbero l’effetto di portare gli europei a un contatto da secoli mai così profondo con il mondo arabo, le sue merci, la sua superiore cultura e le sue superiori cognizioni scientifico-tecnologiche, iniziando così una catena di eventi che avrebbe cambiato il volto non solo dell’Europa, ma del mondo intero. Iniziarono i primi commerci privati, via mare e via terra, per portare in Europa le novità dell’Oriente. Sorsero i primi magazzini, aziende di import-export, e con queste, naturalmente, i primi commercianti e imprenditori.
Attraverso gli arabi arrivarono in Europa alcune invenzioni cinesi di grande portata: la polvere da sparo, le lenti ottiche e i caratteri da stampa mobili, usati in Cina circa dall’anno 700.

Nei due secoli successivi si svilupparono le conseguenze di quelle premesse: i commerci crebbero in modo esponenziale, soprattutto nelle zone dell’Europa settentrionale, le meno influenzate dalla mentalità romana. Aumentò di molto la circolazione del danaro, e di tutti quegli strumenti atti ad agevolarla, come lettere di credito, cambiali, transazioni bancarie. Per l’anno 1500 in Inghilterra il secolare sistema del baratto era stato completamente sostituito dall’uso del danaro; anche paghe e salari erano corrisposti in danaro. Aumentarono di conseguenza i commercianti e gli imprenditori, attorno ai quali si formò una categoria di personaggi collaterali – avvocati, ragionieri, notai, architetti, ecc. Stava nascendo la borghesia.

Lo sviluppo dei commerci creò una forte domanda di ordine, sicurezza dei trasporti, uniformità di leggi e regolamenti.
La scoperta del cannone, un’arma costosa, stava però rafforzando le monarchie. Il perfezionamento dei caratteri da stampa terminato da Gutenberg verso il 1450 permise la diffusione di molti libri in latino.

Grazie all’effetto combinato dello sviluppo dei commerci, del rafforzamento delle monarchie e dell’imporsi di lingue locali le varie ex province dell’impero cominciarono a sentirsi delle entità autonome da ogni punto di vista, economico, politico, culturale e cominciarono a originare gli Stati nazionali europei, i primi dei quali furono le monarchie di Portogallo, Spagna, Francia e Inghilterra.

La Riforma Protestante
Fece la comparsa una nuova mentalità in seno all’Occidente, una mentalità che sul piano economico si esprime col capitalismo.
Lo sviluppo del commercio privato, e delle attività a esso correlate, aveva solo creato tanti commercianti e imprenditori vari; in altre parole, tante persone dedite all’accumulo di ricchezza tramite attività private.

Non era mai stato creato un sistema capitalistico. L’avidità di per sé non crea il capitalismo crea tante persone che, quando le condizioni esterne sono adatte, accumulano potere di acquisto, cessando tale attività quando le condizioni esterne non sono più favorevoli. Un sistema capitalistico si ha invece quando tali condizioni favorevoli sono sistematicamente ricercate, e su di esse è basato il funzionamento della società. L’avidità è una condizione necessaria, ma non sufficiente, per la vita di un sistema capitalistico. Per questo occorre che l’avidità sia giustificata. 

Tale giustificazione fu offerta dalla Riforma Protestante.

Viene da chiedersi se nell’Europa del tempo ci sarebbe stata la Riforma Protestante se contemporaneamente Gutenberg non avesse introdotto i suoi caratteri da stampa mobili, che permettevano di stampare libri a una velocità sino allora impensabile.
Gutenberg cominciò a stampare il primo libro nel 1450 e per l’anno 1500 si calcola che in Europa fossero già in circolazione dai 15 ai 20 milioni di libri. Erano quasi tutti bibbie, compreso il primo, la famosa edizione di Gutenberg finita nel 1455.

Il Vecchio Testamento, quello scheletro nell’armadio che la Chiesa Cattolica si era silenziosamente portato dietro per tanti secoli, era stato scoperto; la mina vagante aveva urtato l’Europa. Iniziava così la Riforma Protestante.
La Riforma Protestante nasce infatti dalla constatazione che tutta l’organizzazione gerarchica e gran parte dei dogmi, dei sacramenti, delle credenze e consuetudini che la Chiesa di Roma aveva trovato nel Nuovo Testamento, nel Vecchio Testamento non trovano riscontro alcuno, anzi in genere sono chiaramente contraddetti.

Con l’avvento della stampa tutte quelle critiche alla Chiesa di Roma ebbero grande risonanza e addirittura si moltiplicarono. Lo scisma che portò alla nascita della religione protestante iniziò con le obiezioni del tedesco Martin Luther (1483-1546), per gli italiani Martin Lutero, che nel 1517 affisse le sue 95 tesi sul portone del duomo di Wittemberg, seguito rapidamente da molti altri teorici, fra i quali particolarmente importanti l’avvocato francese Jean Chauvin (1509-1564), Giovanni Calvino per gli italiani.

La religione protestante si impose rapidamente e in modo uniforme in tutta l’Europa settentrionale a eccezione dell’Irlanda, e a macchia di leopardo nell’Europa centrale; non ebbe invece alcun successo nell’Europa meridionale, in particolare in Portogallo, Spagna e Italia. In Gran Bretagna le cose andarono un po’ diversamente.

Nominalmente entrò nel panorama protestante nel 1534, quando il re Enrico VIII, sottraendola al papa, rivendicò per sé la suprema autorità sulla Chiesa Cattolica inglese, che da allora si chiamò Chiesa Anglicana.
La Riforma protestante fu dunque uno scisma in seno alla religione cattolica dovuto al fatto che una vasta parte dei fedeli, diciamo così, di quest’ultima si accorse che il suo insegnamento non corrispondeva esattamente con la Bibbia.
Mentre il Nuovo Testamento è un corpo dottrinario che implica una visione collettivista della vita e dei rapporti umani, il Vecchio Testamento ne implica una individualista.

Come vuole il Dio del Vecchio Testamento che si comportino gli uomini per essere approvati? Egli non dice “ama il prossimo tuo come te stesso”, ma dà una serie di dettagliate prescrizioni – i comandamenti, che in totale sono 613, dei quali i primi in ordine di tempo sono i Dieci Comandamenti – osservate le quali c’è sicuramente l’approvazione. In questi comandamenti non c’è alcun accenno alla fratellanza di tutti gli uomini, alla loro uguaglianza, al rispetto cui ognuno ha diritto.

Non c’è alcuna condanna dell’egoismo materiale e dell’ingordigia; nessuna condanna dell’accumulazione individuale di ricchezza o di proprietà privata; dello sfruttamento di uomini da parte di altri uomini, sino al punto che la schiavitù è presa come un dato di fatto.

Si può essere malvagi di animo, ma se si riesce a rispettare la forma dei precetti, magari con astuzie e cavilli, l’approvazione non mancherà (specialisti in questo erano quei Farisei coi quali ebbe a scontrarsi Gesù).
Lo “Stato” non esiste; il “bene comune” non esiste.

Contrariamente a quanto insegnato e fatto da Gesù, la ricchezza materiale non è condannata nel Vecchio Testamento, anzi, essa è addirittura considerata come il segno tangibile del favore divino.
Tutto quanto detto sopra fu condensato da Giovanni Calvino in pochi concetti: Non si ha l’obbligo di fare bene agli altri; ognuno deve pensare a sé stesso; l’unico obbligo è quello di seguire alla lettera i Comandamenti; la salvezza avviene per via di predestinazione divina, e la ricchezza materiale è il segno terreno della medesima.

In poche parole, lo scopo della vita è di cercare di diventare ricchi!
Si chiede solo il rispetto formale dei Comandamenti. Fatta la legge trovato l’inganno, e nel rispetto formale dei Comandamenti si può compiere qualunque ingiustizia sostanziale nei riguardi del prossimo.

Infine nel Vecchio Testamento c’è il concetto di popolo eletto, che per definizione è contraddistinto dalla prosperità materiale.
Era questa la nuova interpretazione della vita cercata dai nuovi ricchi dell’Europa del Quattro-Cinquecento. L’avidità di beni materiali aveva trovato una giustificazione, l’ideologia protestante.

La contemporaneità, in pratica, della comparsa nell’Europa del primo Cinquecento del Capitalismo e del Protestantesimo, e il fatto che queste due prassi abbiano la stessa giustificazione ideologica non è certo sfuggito a storici e sociologi, il solo dubbio essendo a quale dei due fenomeni attribuire la parte della causa e a quale quella dell’effetto.

Nell’Europa del Cinquecento i Protestanti, dove arrivarono, spinsero sempre per l’eliminazione della monarchia e in subordine, se ciò non era possibile, per affiancarle almeno un Parlamento, che tramite i requisiti minimi patrimoniali sempre richiesti agli elettori era sempre espressione della borghesia molto agiata.

Il Vecchio e Nuovo Testamento riflettono due modi assolutamente antitetici di vedere la vita. In effetti sono due religioni diverse.
Martin Lutero e i suoi seguaci, dai quali derivarono principalmente la Chiesa Luterana, Battista e la Metodista, cercarono di conciliare il più possibile i due Testamenti. Giovanni Calvino e i suoi seguaci, dai quali ebbero origine una miriade di denominazioni diverse nella forma ma non nella sostanza, fra le quali le più importanti sono la Chiesa Presbiteriana e la Chiesa Riformata, trascurarono nei fatti anche se non nelle parole ogni concetto espresso da Gesù.

Vecchio e Nuovo Testamento non sono logicamente conciliabili e quindi il luteranesimo risulta un corpo dottrinario un po’ confuso, incerto, che dal punto di vista culturale lascia ancora dei disagi esistenziali; il calvinismo invece è una dottrina altamente coerente, logica. Questa differenza spiega il tipo di diffusione che ebbe il Protestantesimo nel Cinquecento. Il luteranesimo, nelle sue varie denominazioni, si diffuse a macchia d’olio su aree vaste dove ogni tanto c’erano zone o città commercialmente sviluppate: esso andava bene ai commercianti e ai ricchi in genere ma non urtava eccessivamente la massa nullatenente ex medioevale. Esso prese piede nella Germania settentrionale, nella penisola scandinava e sulle coste baltiche.

Il calvinismo invece si diffuse in modo molto selettivo, in aree piuttosto ristrette (almeno inizialmente) dove i commerci erano molto sviluppati. Esso attecchì in alcuni centri della Germania settentrionale, della Francia, della Polonia e della Svezia. Le aree di maggior successo furono invece la Svizzera, l’Olanda e la Gran Bretagna, specie in Galles e Scozia. In Inghilterra i calvinisti erano frazionati in varie denominazioni: c’erano i Presbiteriani,i Riformati, i Separatisti e i Puritani. Questi ultimi, inizialmente chiamati i Precisi (Precisians), si distinguevano per l’implacabile interpretazione letterale del Vecchio Testamento e per la sorprendente totale omissione del Nuovo. Essi, tutti commercianti e arricchiti vari, erano l’ala destra del calvinismo europeo.

Con l’arrivo dei Protestanti iniziò in Europa un periodo di sommovimenti e guerre civili che durò sin quasi al Settecento.

I Protestanti volevano o abolire le monarchie o almeno affiancare loro dei Parlamenti eletti dai ricchi. Le diatribe sui dogmi, sulla Trinità, sulla libertà di culto, sull’autorità del Papa e così via erano solo una scusa per provocare, per tirare la corda, e per prepararsi al confronto, anche armato. Le lotte del periodo vedevano sempre da una parte i Protestanti e dall’altra una monarchia, la Chiesa Cattolica.

Durante questo periodo di guerre civili alcune delle frange più estreme del Protestantesimo europeo, che erano tutte calviniste, abbandonarono a varie riprese l’Europa, un po’ perché minacciate dai vincitori del momento e un po’ perché allettate dalla fama di opulenza ormai consolidata delle nuove terre scoperte da Colombo in poi. Alcuni Puritani inglesi prima si trasferirono in Olanda, fra i Presbiteriani olandesi e quindi, avendo trovato anche là degli ostacoli insormontabili, a partire dal 1620 emigrarono nell’America settentrionale, dove furono seguiti da ben più alti numeri di Puritani partiti direttamente dall’Inghilterra.

La colonizzazione dell’America
L’impulso a intraprendere le esplorazioni che avrebbero portato alla scoperta dell’America venne dalla caduta dell’Impero Romano d’Oriente avvenuta nel 1453.

In seguito a questa si interruppero le usuali e vecchie vie di comunicazione che portavano in Europa le merci dell’Estremo Oriente, di quelle “Indie” o “Isole delle spezie” che erano principalmente la Cina, il “Catai” di Marco Polo. In particolare l’Impero Ottomano bloccò entrambe le vie di terra usate per quei traffici: la Via delle steppe dei nomadi, che tagliava l’Asia a metà seguendo più o meno sempre lo stesso parallelo e che arrivava alla penisola di Crimea, ormai nelle mani dei turchi; e la Via della seta, che correva quasi parallela alla precedente, ma più a sud, arrivando in Libano, anch’esso occupato dai turchi.

C’erano anche diverse rotte marinare, che però arrivavano tutte nel Mar Rosso, con un ultimo trasporto via terra sino ad Alessandria d’Egitto. Anche l’Egitto, come tutto il nord Africa del resto, era stato fagocitato dall’Impero Ottomano.
I mercanti di Genova e Venezia avevano così il monopolio di questo traffico di spezie e merci varie che diventava sempre più scarso. Era dunque necessario trovare delle rotte alternative per l’Estremo Oriente. La rotta doveva essere via mare.

Cominciò il Portogallo, con l’idea di raggiungere l’Oriente navigando costantemente verso oriente, circumnavigando cioè l’Africa.
Re Ferdinando di Spagna invece finanziò il tentativo della rotta verso Occidente che era venuto a proporre Cristoforo Colombo un cartografo della concorrenza.

Il 12 ottobre 1492, l’esploratore genovese sbarcò su un’isola dei Caraibi chiamata dagli autoctoni Ganahani e che lui ribattezzò San Salvador, quindi, prima di tornare indietro, toccò Cuba e Hispaniola.

Il Nuovo Continente aveva ormai una importanza commerciale strategica!
La spinta a trovarvi un passaggio che immettesse nel Pacifico, e quindi alle Indie, portò così anche Francia, Inghilterra e Olanda a familiarizzare con le Americhe.

In questi frangenti, verso l’anno 1600, i francesi che stavano esplorando il Canada orientale per cercare un passaggio verso il Pacifico fecero una scoperta di eccezionale importanza: la zona a nord-est dei Grandi Laghi era ricchissima di castori e di animali da pelliccia in genere. La scoperta era importantissima perché le pellicce erano la merce di scambio più ambita dai cinesi, le cui merci a loro volta – il tè e le stoffe – erano le più ricercate dagli europei fra le “spezie” e le “meraviglie” dell’Oriente.

Gran Bretagna, Francia e Olanda cercavano tutte e tre di procurarsi le pellicce nella zona a nord-est dei Grandi Laghi per poi scambiarle in Cina con tè e stoffe.
Iniziava la colonizzazione dell’America.

Per tutto il Cinquecento gli inglesi cercarono di inserirsi nello scacchiere americano, sempre per il passaggio a nord-ovest.

Nel periodo di regno di Elisabetta I (1558-1603) l’Inghilterra era diventata una ragguardevole potenza marinara, e voleva a tutti i costi impossessarsi almeno di una parte delle enormi ricchezze che vedeva affluire nei forzieri dell’Escoriai di Filippo II. Pirati inglesi cominciarono così ad attaccare i galeoni spagnoli che tornavano dalle Americhe. Elisabetta negò ripetutamente, e per iscritto, al re Filippo che la Corona inglese avesse a che fare con quei pirati. In realtà era proprio lei a organizzare le spedizioni!

La regina aveva infatti deciso di cercare di creare dei possedimenti in America settentrionale principalmente per due motivi: sul fronte interno era riuscita a sedare i disordini seguìti alla Riforma Protestante (i gruppi protestanti continuavano a rimanere una minaccia per la Corona) e considerato ciò che volevano probabilmente sarebbero stati i primi a inseguire la ricchezza coloniale; per la politica estera l’eventuale passaggio a nord-ovest poteva solo essere trovato con una ricerca sistematica, che necessitava di una presenza in loco.

Per fare questo, le società mercantili inglesi interessate alle merci dell’Oriente vennero divise dalla Corona in due gruppi: erano entrambi diretti alle “Indie” ma uno cercava di passare da occidente e l’altro da oriente. Il primo gruppo era capitanato dalla London Company e dalla Massachusetts Bay Company, il secondo dalla East India Company.

Il primo gruppo doveva formare colonie sulla costa nord orientale americana, tagliando la strada agli spagnoli; dall’altra parte doveva reperire le importantissime pellicce nella zona dei Grandi Laghi contrastando il più possibile francesi e olandesi. Le pellicce sarebbero state utilizzate dalla East India Company. La East India Company infatti avrebbe subito commerciato con la Cina seguendo la rotta della circumnavigazione dell’Africa e cercando di farsi largo nella numerosa concorrenza di spagnoli, portoghesi, francesi e olandesi.
Un ideale e necessario punto di appoggio per aggredire il mercato cinese era l’attuale India.

La Gran Bretagna, per la presenza dei suoi numerosi calvinisti, aveva cominciato a sentire l’influenza della nuova mentalità: l’economia cominciava a prendere la forma di una libera economia di mercato.
La Corona gradualmente cessò di cercare di dirigere tutti gli aspetti della vita dei cittadini, a cominciare da quello economico; abbandonò la tradizionale preoccupazione medioevale che ognuno avesse di che mangiare e si limitò  a presiedere all’attivismo dei singoli, e il suo ruolo nell’economia generale divenne quello di agevolare il più possibile gli affari di quei singoli che volevano farli, e che facendoli aumentavano il gettito fiscale. La Royal Navy divenne il braccio armato della sua borghesia mercantile: stava nascendo l’Impero Inglese, un impero commerciale dettato dalla volontà di far arricchire le proprie borghesie anche alle spese di altri popoli.

La colonizzazione inglese dell’America avvenne secondo questa filosofia!

Fa parte della retorica di Stato americana che i colonizzatori inglesi fossero persone in cerca di libertà religiosa o politica, o persone in disperate condizioni economiche. Ciò fu vero per una minoranza esigua, che non ebbe mai alcuna influenza nell’andamento delle cose coloniali. La caratteristica comune della maggioranza dei colonizzatori era il livello economico alto del quale godevano in patria. In effetti il costo pro capite del viaggio, che ognuno doveva sostenere di tasca propria, era molto alto.
Erano in genere commercianti, ai quali erano aggregati artigiani, mezzadri di vasti poderi, professionisti vari.

I pochi emigranti inglesi dell’epoca realmente poveri, non potevano pagare il biglietto e venivano imbarcati con la qualifica di Indentured Servant (“servo a tempo”), in base a un contratto nel quale l’individuo si impegnava a lavorare nella colonia alle dipendenze della società organizzatrice per un periodo di sette anni.

I primi colonizzatori comunque non furono troppo rappresentativi del quadro, ora esposto: erano un gruppo di 107 uomini, trasportati su tre vascelli dal capitano John Smith, sbarcati nell’attuale Virginia, dove nel 1607 fondarono la città di Jamestown, pensarono di seguire le orme degli spagnoli e cercarono l’oro, che non c’era. Essi furono aiutati da Pocahontas (1595-1617), la figlia di un capo indiano che sposò un colono garantendo la pace dopo iniziali dissapori.  Per coltivarlo essi per primi importarono schiavi neri.
Nello stesso anno giungeva dall’Inghilterra anche un carico di donne, e la colonia della Virginia (così chiamata in onore di Elisabetta I, la Virgin Queen) cominciava a nascere a tutti gli effetti.

Arrivano i Pellegrini
Nel 1620 arrivò l’avanguardia dei veri fondatori della civilizzazione americana.
Essi, e non gli inglesi di Jamestown che pure furono i primi, sono chiamati dall’iconografia ufficiale americana i Padri Fondatori (Founding Fathers). I nuovi coloni si autodefinivano i Pellegrini (Pylgrims). Destinati dalla London Company alla Virginia e imbarcati sul veliero Mayflower, a causa di una tempesta approdarono nell’attuale Massachusetts, dove la società concesse loro di restare in attesa di definire la posizione con la Corona.

Il quarto giovedì di novembre del 1621 organizzarono una cerimonia di ringraziamento a Dio, dopodiché pranzarono con carne di tacchino; tale giorno è rimasto una festa nazionale statunitense, il Thanksgiving Day (giorno del ringraziamento). In numero di 100 ο 101 ο 102 a seconda delle versioni, appartenevano tutti alla Chiesa Presbiteriana inglese come i Puritani, ma erano chiamati Separatisti.
A dispetto dell’iconografia questo gruppo non ebbe alcuna rilevanza nel fissare le caratteristiche della colonizzazione: erano già pochi, e oltretutto durante il primo inverno la metà circa di loro morì di freddo e fame prima che gli indiani potessero aiutarli.

Arrivano i Puritani
Con l’arrivo, nel 1630, di 2.000 Puritani, seguiti entro il 1640 da altri 18.000, inizia la vera colonizzazione degli Stati Uniti.
I Puritani fondarono la Massachusetts Bay Colony, utilizzando il nome della compagnia con la quale avevano stipulato il contratto di colonizzazione, ossia la Massachusetts Bay Company di Londra, società nella quale molti di loro avevano una compartecipazione azionaria.
Nessuno si era imbarcato come indentured servant. Nello stesso 1630 fondarono la città portuale di Boston. Nei seguenti decenni diedero luogo alle colonie del cosiddetto New England puritano.

La forma di governo adottata nelle colonie era simile a quella inglese di allora.
Al posto del re o della regina c’era un governatore con ampi poteri, quindi un Parlamento bicamerale in cui la Camera Alta, corrispondente alla Camera dei Lord d’Inghilterra, era eletta dal governatore e la Camera Bassa era eletta dal “popolo”.

Questo solo sulla carta; in realtà solo i ricchi potevano votare.

Per poter sia votare sia ricoprire cariche pubbliche occorreva innanzitutto essere maggiorenni, maschi e bianchi; generalmente nel New England occorreva anche essere degli anziani della Chiesa Congregazionalista, così come i Puritani chiamarono, in America, la loro confessione.

I requisiti minimi patrimoniali erano dappertutto molto alti (Massachusetts e Connecticut bisognava avere un’attività che rendesse 40 sterline all’anno, oppure beni immobili valutati almeno la stessa cifra; in Rhode Island 40 sterline e che rendesse almeno la stessa cifra ogni anno; in New Jersey almeno 40 ettari di terreno, più un’attività o dei beni immobili valutati almeno 50 sterline; in Virginia minimo 20 ettari di terreno, più una casa in città; Georgia e nella Carolina del Nord minimo 20 ettari di terreno; nella Carolina del Sud almeno 40 ettari di terreno e una casa in città, ecc.).

Da questo livello di requisiti, traspare quanto si fossero divaricate, fin da subito, le economie dei due “blocchi” coloniali: il New England si dirigeva verso il commercio e le colonie del sud verso il latifondo agricolo.

I Puritani
I Puritani del New England furono in schiacciante superiorità numerica sino alla Guerra di Indipendenza, e mantennero una maggioranza fino al 1880 circa.
Traevano ogni ispirazione dal Vecchio Testamento, o almeno erano convinti di farlo.

L’idea fondamentale era che la ricchezza materiale, e il benessere materiale, compreso quello fisiologico, rappresentava un segno di elezione divina.
Un individuo era eletto se Dio lo predestinava alla virtù di osservare i Comandamenti. Non c’era obbligo alla solidarietà reciproca né a compiere opere di bene. Il rispetto richiesto per i Comandamenti era letterale, cioè formale. La figura di Gesù era totalmente ignorata, benché certamente si definissero “cristiani”.

I Puritani, come tutti gli altri Protestanti, operarono una certa mirata selezione anche nell’ambito del Vecchio Testamento, a ulteriore dimostrazione del principio utilitaristico alla base di tutta l’operazione. Questo si può vedere nella schiavitù, proprietà privata, capitalismo, nell’obliterazione dei debiti, ecc. Accolsero dalle Sacre Scritture quello che più faceva comodo.
Un concetto molto importante per i Puritani, che si rivelò gravido di conseguenze inaspettate, fu quello di popolo eletto.
Al popolo eletto Dio destina una patria opulenta, e i Puritani certamente si diressero in America pensando che fosse la loro Terra Promessa. Gli indiani erano destinati alla distruzione per loro mano così come lo erano stati i cananei per Giosuè e i Giudici. Non solo, ma quando i Puritani scorgeranno un po’ più in là una terra ricca o in qualche modo appetibile penseranno sempre di averne diritto, un diritto che giustificherà anche i mezzi più cruenti, stermini compresi. Naturalmente il rispetto dei Comandamenti era limitato all’ambito del popolo eletto.

I Puritani e la politica
Nelle colonie i residenti avevano un’ampia possibilità di autogoverno.
I governatori badavano a che fossero salvi i principi della legislazione inglese, soprattutto nella forma, e cercavano di intervenire il meno possibile; il loro stipendio era poi fissato dai coloni.
I Puritani poterono così organizzarsi come volevano, tranne che per l’eliminazione della monarchia, che riuscirono a realizzare solo con la Guerra di Indipendenza.

In campo religioso essi non riconobbero più la gerarchia della Chiesa d’Inghilterra, e bandirono tutte le manifestazioni esteriori di culto introdotte arbitrariamente dalla Chiesa Cattolica: i vestimenti rituali, il segno della croce, particolarmente nel battesimo, la genuflessione durante la Comunione, l’uso della fede nel matrimonio, l’osservanza delle festività per i Santi, compresa la celebrazione del Natale.

L’organizzazione politica era basata su due concetti fondamentali: l’uomo singolo che doveva essere assolutamente libero di poter fare la sua fortuna materiale, vincolato solo dai Comandamenti; e la comunità che doveva solo sorvegliare a che i medesimi fossero appunto rispettati.
I Puritani non operavano nessuna distinzione fra autorità politica e religiosa; ogni congregazione era quindi una piccola teocrazia. L’autorità era esercitata da una sorta di consiglio dei saggi o degli anziani, che ricalcava il concetto del Presbiterio di Calvino.

Le colonie inglesi del Nuovo Mondo erano quindi delle oligarchie basate sul danaro; quelle del New England e di alcune del Sud erano anche teocratiche.
I Puritani rappresentavano l’antitesi della democrazia.
Essi non credevano affatto che gli uomini fossero tutti uguali, e tantomeno che avessero tutti gli stessi diritti. Alcuni in effetti potevano anche essere ridotti in schiavitù.

L’accesso a tale oligarchia non poteva essere negato a chi, diventato ricco, dimostrava di essere per definizione uno di loro. Di qui deriva un altro aspetto della loro apparente democraticità, oltre che del loro repubblicanesimo: l’abolizione del concetto di élite per via ereditaria e l’introduzione del concetto di elite aperta, appunto “democratica”.

In pratica, alla nobiltà per diritto divino, indimostrabile, di stampo medioevale i Puritani sostituirono la nobiltà per diritto divino dimostrabile, appunto attraverso la ricchezza materiale. Gli americani attuali accettano di buon grado che i loro dirigenti politici e alti funzionari dello Stato siano quasi tutti uomini estremamente ricchi, e la giustificazione risiede implicitamente in quel ragionamento puritano.

I Puritani e l’economia
I Puritani naturalmente diedero vita ad un sistema capitalista puro. Tale sistema è ancora il sistema, non solo economico, ma sociale in senso lato degli attuali Stati Uniti, dove tutto o quasi è privato o gestito da privati, come ad esempio molte carceri.

Per i Puritani tutto si poteva comprare col danaro, e tutto doveva essere venduto per danaro; sempre nel rispetto formale dei Comandamenti.
Così nel New England c’erano pure gli schiavi: neri comprati dai mercanti di schiavi calvinisti olandesi ma anche indiani e indiane catturati sul luogo e tenuti come domestici o stallieri. Però la schiavitù non ebbe mai nel New England una diffusione paragonabile a quella del Sud: la sua economia era basata sul commercio e la sua agricoltura era floridissima ma suddivisa in tante piccole aziende a conduzione familiare, dove la produzione era diversificata e la mano d’opera richiesta piuttosto specializzata. Nei porti di Boston e New York invece c’erano molti schiavi.

Le tasse saranno sempre la questione primaria nelle colonie: i Puritani non accettavano il principio di affidare al governo la gestione del gettito fiscale; c’erano rischi di una politica di redistribuzione dei redditi.

I Puritani e la morale
La morale dei Puritani consisteva nel rispetto formale dei Comandamenti, che permetteva loro ogni iniquità nella sostanza. In più tale legge valeva solo nell’ambito del popolo eletto dei Puritani: gli altri, in particolare i selvaggi indiani, potevano essere derubati, catturati come schiavi, anche uccisi.
Per esempio i rapporti sessuali con le donne indiane non costituivano reato, neanche da parte di Puritani sposati.

Le donne erano ritenute le “sorelle di Eva tentatrice”, il mezzo preferito dal Maligno per tentare la virtù degli uomini e distoglierli dal loro patto con Dio. Non potevano mostrare in pubblico più della faccia e delle mani, e ciò valeva anche per le bambine di ogni età.

Anche il divorzio, da sempre in uso presso gli americani, era ammesso dai Puritani, che lo praticavano con ancora maggiore frequenza vista la seria proibizione dell’adulterio. I reati sessuali erano puniti con straordinario rigore. Per l’adulterio e l’omosessualità era comminata la pena di morte. L’adulterio si verificava anche nel caso in cui la donna fosse solo fidanzata.

Ogni comunità aveva i suoi watchmen (“sorveglianti”), dipendenti comunali il cui compito era di controllare il comportamento delle persone e di riferire al pastore della chiesa. Erano dei delatori, che origliavano dietro gli angoli e spiavano dalle finestre. Scapoli e zitelle erano naturalmente i più controllati.
I Puritani collegavano la salute fisica con l’intervento divino, e i disordini mentali con quello del Diavolo.

I Puritani e la cultura
Alla scuola i Puritani dedicarono subito una attenzione che precorreva i tempi.
C’erano due necessità, i Comandamenti e gli affari: per seguire i primi occorreva conoscere la Bibbia, e quindi saper leggere, mentre per i secondi oltre a ciò occorreva saper fare i conti. Ogni township quindi aveva almeno una scuola e un maestro, pagati dalla municipalità, e ce n’erano altri nelle città. Il livello di alfabetismo fra i Puritani era senz’altro il più alto delle colonie americane.

Nel 1640 c’erano già nel New England circa 300 pastori diplomati in loco. L’Harvard College, divenuto gradualmente una università, è il più antico college degli Stati Uniti. Sempre come seminari nacquero nel 1701 l’università di Yale, nel 1764 l’università di Brown nel Rhode Island e nel 1769 l’università di Darthmouth nel New Hampshire.

Tali istituzioni garantirono ai Puritani una superiorità culturale schiacciante nell’ambito coloniale sino alla Guerra di Indipendenza.
Il poema più letto dagli americani di tutti i tempi è The Day of Doom (Il Giudizio Universale) pubblicato nel 1662 in Massachusetts dal puritano Michael Wiggleworth, nel quale la teologia calvinista è messa in versi settenari.
Le caratteristiche culturali e psicologiche dei Puritani si sono conservate negli americani: anche per loro tutto deve mirare al raggiungimento della ricchezza.
L’editoria quindi ha un carattere essenzialmente pratico, con prodotti che nei vari generi hanno raggiunto col tempo livelli di eccellenza (i manuali americani sono punti di riferimento nei vari settori). Gli autori di talento, più che indagare la realtà, cioè la verità, mirano a confezionare opere di successo presso il vasto pubblico. Così si sono specializzati nella fiction, nelle opere di evasione, dove di nuovo eccellono di gran lunga su tutti per la capacità di presentare storie e situazioni assurde in modo verosimile. Hollywood riassume tale attitudine tipicamente americana.

L’Indipendenza
Per quanto riguarda l’economia, quella del New England assunse rapidamente dimensioni gigantesche.
La pirateria era praticata in grande stile in tutte le colonie, con l’approvazione dei governatori quando aveva per oggetto mercantili non inglesi.
Ma più di ciò fu la qualità dell’immigrazione puritana a determinarne il successo economico. In varie ondate a partire dal 1630 questa portò in America non un insieme casuale di spiantati, ma una società completa, forse piccola ma organizzata in ogni sua parte. I soci della London Company selezionavano accuratamente i componenti dei viaggi.
Gli altri inglesi che si sistemarono nelle colonie del Sud non erano niente di paragonabile.

Diedero in tal modo origine a colonie ricche ma poco articolate dal punto di vista economico e sociale. La loro unica risorsa era la schiavitù: il 75% delle famiglie possedeva uno o più schiavi.

La guerra d’Indipendenza
I Puritani erano andati in America con uno scopo ben preciso: avere la possibilità di arricchirsi senza costrizione alcuna. Per questo volevano autogovernarsi Il loro obiettivo era dunque, fin dall’inizio, di liberarsi della Corona inglese e dei suoi governatori.
I Puritani del New England si rendevano conto di non potersi ribellare alla madrepatria da soli, senza la collaborazione delle altre colonie, anzi magari con la loro opposizione.

Essi quindi si dedicarono con estrema energia ai loro affari commerciali ma ogni volta, quando se ne presentava l’occasione, non dimenticavano, tramite i loro Parlamenti e la loro propaganda, di attaccare la Corona o i suoi governatori. L’obiettivo era sempre di dimostrare alle altre colonie quanto nociva fosse la presenza della Corona anche per le loro possibilità di arricchimento: avevano già molto, ma avrebbero potuto avere di più.

Tale polemica, presente sin dall’inizio del 1630, andò aumentando mano a mano che l’incremento di popolazione e l’indebolimento sul continente nordamericano di francesi e spagnoli rendevano sempre meno necessaria la protezione dell’esercito di Sua Maestà.

I principali argomenti politici dei Puritani furono gli indiani, la schiavitù negra, i territori dell’Ovest e naturalmente le tasse.

La Corona perseguiva una politica di accomodamento con gli indiani. Questi erano utili come alleati nelle guerre combattute contro i francesi per spodestarli dai Grandi Laghi.

I Puritani invece sostenevano che era meglio sterminare gli indiani, come del resto avevano subito iniziato a fare.
I Puritani si erano accorti presto che alla loro economia gli schiavi neri non servivano; anzi erano di intralcio. Sapevano che erano fondamentali per i latifondisti del Sud e assunsero questo atteggiamento: da una parte li appoggiarono concretamente nel chiedere alla Corona il permesso di tenere gli schiavi nelle colonie americane, dall’altra mantennero nel New England una fronda anti-schiavitù, dando spazio nei giornali e al Parlamento ai pochi sinceri antischiavisti che c’erano.

Dal 1689 al 1763 Francia e Gran Bretagna si combatterono pressoché ininterrottamente. Materia del contendere era il controllo del Mercato dell’Oriente.

Le tasse erano sempre troppe e sempre ingiustificate per i Puritani. Esse servivano alla Corona per coprire le spese di amministrazione delle colonie, per la loro difesa, e per finanziare le guerre.

Nelle colonie del Sud la maggioranza dei bianchi si interessava poco di politica, ma semmai non vedeva altro che svantaggi dall’indipendenza. Nel New England solo i grandi mercanti, finanzieri e imprenditori avrebbero tratto tangibili e immediati vantaggi dall’indipendenza, che avrebbe significato il loro stesso autogoverno.

La svolta avvenne al termine della Guerra dei Sette Anni, (1756-1763). Questa guerra vedeva opposti Gran Bretagna e Prussia e dall’altra Francia, Spagna, Austria e Russia. Si trattava della resa dei conti finale per stabilire il controllo di buona parte del Mercato dell’Oriente.

La Gran Bretagna vinse la guerra  e le condizioni della pace furono fissate dal Trattato di Parigi del 10 febbraio 1763, che stabiliva anche le sorti dei possedimenti nordamericani degli sconfitti.

L’esito della guerra, pur così favorevole, sarebbe però costato alla Gran Bretagna le sue 13 colonie americane. Esso forniva infatti un tremendo impulso alla causa puritana dell’indipendenza.

Nell’America settentrionale non c’era più la temuta Francia, e potenza della Spagna già da tempo era in declino, per cui la presenza dell’esercito inglese non era più necessaria.
Il fatto che ora la Gran Bretagna, dopo aver liberato il nord America dai francesi, bloccasse tuttavia l’espansione ad Ovest alle sue colonie americane (con la scusa di riservare territori agli indiani) i grandi mercanti Puritani, volve adire che la Corona intendeva lasciare il Mercato dell’Oriente alla East India Company, bloccando per sempre la strada verso il Pacifico alle colonie americane.
Fu questo in ultima analisi il vero grande motivo della Guerra di Indipendenza americana: il Mercato dell’Oriente.

Infine le tasse: la Gran Bretagna doveva recuperare le spese sostenute nella guerra in America.

Nel 1764 furono introdotti il Sugar Act e il Currency Act, nel 1765 lo Stamp Act e il Quartering Act, nel 1767 il Townshend Act.
I Parlamenti del New England furono in prima fila nell’esprimere le proteste delle colonie, e la loro abilità consisté nell’indurre il governo inglese a spostare gradualmente la tassazione verso beni di largo consumo, che colpivano la classe povera e media…
La causa dei Puritani cominciava a prendere piede anche negli strati bassi della popolazione.
I grandi mercanti del Massachusetts decisero di spingere sull’acceleratore e incaricarono i loro media (giornalisti, intellettuali, preti dal pulpito) di mantenere viva la polemica con la madrepatria. In tale clima cominciarono a crearsi degli incidenti…

Nel maggio del 1773 alcuni mercantili della East India Company che trasportavano tè furono respinti nei porti di Boston, New York e Philadelphia. Nell’ottobre un altro mercantile veniva incendiato ad Annapolis. Infine il 16 dicembre del 1773 ci fu l’episodio del Boston Tea Party, un gruppo di uomini travestiti da indiani rovesciò in acqua il carico di tè di una nave alla banchina.
Il re Giorgio III era furioso col Massachusetts e ordinò la chiusura del porto di Boston sino a che il danno non fosse stato ripagato, quindi tolse al Massachusetts molti poteri di autogoverno.
Il Massachusetts convocò allora tutti i Parlamenti coloniali per una riunione che si tenne a Philadelphia dal 5 settembre al 26 ottobre del 1774. Fu il cosiddetto Primo Congresso Continentale.
Le colonie si riunirono ancora a Philadelphia durante il Secondo Congresso Continentale. 

Dopo mesi di discussioni, la minoranza indipendentista, i cui leader erano i grossi mercanti puritani John Adams, Samuel Adams e John Hancock, e i grossi piantatori del Sud, James Madison, Alexander Hamilton, Thomas Jefferson e George Washington, riuscì a convincere l’assemblea a decidere per la separazione definitiva dall’Inghilterra.

Alla fine i Puritani erano riusciti nel loro intento: il 4 luglio 1776 veniva così enunciata la Dichiarazione di Indipendenza, anche se più di un terzo della popolazione coloniale era contraria.
Il reale motivo della ribellione era il Mercato dell’Oriente. Per quello era necessario avere a disposizione le pellicce del Canada.
La Gran Bretagna avrebbe vincere la guerra ma ciò che realmente le premeva in America era solo la zona dei Grandi Laghi e bloccare per quanto possibile l’espansione verso il Pacifico ai Puritani.
La Gran Bretagna riconosceva l’indipendenza delle 13 colonie, e inoltre metteva a loro disposizione l’Ohio Territory, però manteneva la proprietà del Canada, chiamato da allora British North America (B.N.A.), disegnandone i confini a sud in modo da comprendere la zona a nord-est dei Grandi Laghi, la zona delle pellicce.

La Dichiarazione d’Indipendenza
I firmatari della Dichiarazione offrono l’esatto quadro dell’élite rivoluzionaria americana: 10 ricchissimi mercanti del New England; 11 grandi latifondisti negrieri del Sud; 12 avvocati; 13 giudici; 4 medici; e quindi un fattore agricolo, un editore-scrittore, un pastore protestante, un politico, un militare e un fabbro.
Il loro intento era quello sempiterno dei Puritani: non importa quanto ricchi, bisognava avere la libertà di poter tentare di arricchirsi di più.

Allo scopo la monarchia inglese non andava più bene. Occorreva l’autogoverno degli imprenditori ricchi; occorreva instaurare un’oligarchia mercantile. E questo dice la Dichiarazione di Indipendenza americana. Quel “popolo” al quale essa attribuisce il diritto di autogoverno non è altro che il corpo elettorale che già eleggeva i Parlamenti coloniali, che per via dei requisiti di ricchezza minima richiesti per il voto era la parte più ricca della popolazione, il 15-25% del totale a seconda della colonia.

Il loro leader era Thomas Jefferson, che come George Mason, era un ricchissimo latifondista della Virginia che impiegava migliaia di schiavi.

La Dichiarazione di Indipendenza americana, e la retorica di Stato che l’ha sempre avvolta, ha ingannato molte persone.

Lo slogan del caso fu il Principio dell’Autodeterminazione dei Popoli. Ma era appunto uno slogan per coprire le mire al Mercato dell’Oriente. Infatti gli americani mai riconobbero quel principio a nessun altro, quando non conveniente sul piano economico.
Vincendo la guerra per l’indipendenza le 13 colonie erano diventate 13 Stati indipendenti. Lo erano sia nei riguardi dell’Inghilterra che l’una nei riguardi dell’altra.

L’economia del New England era di tipo fortemente mercantile, quella del Sud agricola in modo estensivo. Nel Nord predominavano i Puritani, nel Sud c’era un’ampia maggioranza di ex membri della Chiesa d’Inghilterra.
Con una procedura iniziata nel 1777 fra le varie legislature e conclusa nel 1781 i 13 Stati si riunivano ufficialmente in una federazione, chiamata sempre gli Stati Uniti d’America e regolata dagli Articles of Confederation and Perpetual Union.
Gli Stati, così, erano sempre in lite fra loro, generalmente per ragioni di commercio.

Così nel 1787 i 13 Stati si accordarono per modificare tale statuto e il risultato fu una solenne Costituzione redatta a Philadelphia da 55 delegati riuniti in assemblea con la presidenza di George Washington.
Ogni tanto nel tempo vennero fatte delle modifiche, delle puntualizzazioni o degli aggiornamenti, chiamate Emendamenti.

Tali Emendamenti entrano a far parte integrante della Costituzione: i primi dieci, approvati in blocco nel 1791, sono chiamati il Bill of Rights.
La Costituzione degli Stati Uniti non è la Costituzione di uno Stato, ma di una federazione di Stati, ognuno dei quali ha una sua propria Costituzione.
Anche oggi ognuno dei 50 Stati della federazione ha una sua Costituzione.
Al momento dell’adozione della Costituzione federale tali Stati erano tutti delle oligarchie basate sulla ricchezza, funzionanti con un sistema politico repubblicano e un sistema economico liberista. Tutti nelle loro Costituzioni prevedevano requisiti minimi di ricchezza per poter votare, che erano all’incirca quelli già visti.

La Costituzione federale non fa altro che cristallizzare tale sistema negli Stati, impedirgli che nel futuro possa evolvere in quel senso che oggi viene chiamato “democratico” (la parola “democrazia” non è mai citata nella Costituzione, né lo era stata nella Dichiarazione di Indipendenza). 

Molte sono le agevolazioni per la classe mercantile messe al sicuro nella Costituzione: la proibizione di porre tasse sulle merci esportate (Art. I, Sez. 9, par. c) ; la proibizione per uno Stato di diminuire il valore dei debiti contratti (Art. I, Sez. 10, par. a) ; la proibizione di porre barriere tariffarie a merci provenienti da altri Stati (Art. I, Sez. 10, par. b); il divieto di porre tasse federali sul reddito, ma solo pro capite (Art. I, Sez. 9, par. d). Benjamin Franklin, che era anche uno scrittore e inventore, approfittò per far riconoscere (Art. I, Sez. 8, par. h) i diritti d’autore e di brevetto.

La proibizione di porre tasse federali sui redditi ha resistito per 126 anni, e cioè sino al 1913, quando già da decenni si erano formati colossali monopoli posseduti da una sola persona fisica (i vari Carnegie, Colgate, Rockfeller, Vanderbilt, Schiff, Morgan ecc., per gran parte della loro vita non pagarono mai un dollaro di tassa sul reddito).
Ancora oggigiorno alcuni Stati non prevedono tasse statali sui redditi ma solo excise taxes, tasse indirette sul venduto (una specie di IVA; sono però basse, mediamente del 7%).

Gli Stati Uniti erano diventati così una spaventosa plutocrazia: l’economia era dominata da alcuni privati, titolari degli enormi monopoli formatisi negli anni a cavallo del secolo in tutti i settori (acciaio, petrolio, alimentazione, farmaceutica, ecc.) tranne che in quello delle Poste, riservato dalla Costituzione al governo federale.

Secondo Charles Austin Beard (1874-1948), il più grande storico americano di tutti i tempi: «Il movimento per la Costituzione degli Stati Uniti fu originato e realizzato principalmente da quattro gruppi di interessi corporati che erano stati danneggiati dagli Articoli della Confederazione: denaro, titoli pubblici, manifatture, commercio ed armatoria navale.
La Costituzione del 1787 – che alle multinazionali diede il via – è un documento antidemocratico prodotto da qualche decina di portatori di grandi interessi corporati e di già multinazionali.

La Guerra di Secessione
si stava già profilando in quel periodo il grande contrasto intestino che avrebbe portato alla Guerra di Secessione: quello fra il grande capitale liquido del Nord-Est puritano e il grande latifondismo negriero del Sud.
L’Emendamento più importante è il X, di grande valenza politica. Il sistema politico americano non si regge sulla Costituzione del 1787, ma sui poteri che quella silenziosamente lascia alle legislature degli Stati.
Ottenuta l’indipendenza, il Mercato dell’Oriente fu dunque subito il grande obiettivo della politica estera americana; occorreva raggiungere la costa del Pacifico.

L’Ovest costituiva un’occasione di per sé: dal punto di vista economico (enormi estensioni a disposizione degli americani) da quello politico (le nuove colonizzazioni sarebbero servite come valvola di sfogo per le masse di disoccupati e diseredati).
All’Ovest, dunque. Il primo passo fu l’apertura dell’Ohio Territory alla, colonizzazione.

La Guerra di Secessione non era stata provocata dal problema dello schiavismo che scandalizzava il Nord puritano: i motivi erano economici, seppur intrecciati con lo schiavismo.
Dal 1840 al 1860 giunsero nel New England 4 milioni di immigrati (Gran Bretagna e Irlanda), nel Sud invece la rivoluzione industriale non arrivò, non ne aveva bisogno, era il regno del latifondismo schiavista.

Il vero problema era che Nord e Sud avevano due economie completamente diverse: il capitalismo del laissez faire al Nord, ed il latifondismo agrario del Sud, per di più basato sulla schiavitù. I due tipi di economia non potevano coesistere!

Un problema non secondario era l’immigrazione, invocata dal Nord ma avversata dal Sud. Comportava costi federali che non gli competevano e il Sud temeva una immigrazione secondaria dal Nord, che avrebbe portato masse di mano d’opera non necessaria con conseguenti probabili contraccolpi sociali interni.

Il problema fra Nord e Sud era davvero lo schiavismo del Sud, alla fin fine, ma non per ragioni morali: bensì per le ragioni economiche che implicava I politici e i capitalisti del Nord non scatenarono la campagna antischiavista allo scopo preciso di provocare una guerra civile, essi semplicemente volevano esercitare una pressione sul Sud per convincerlo ad allinearsi alla loro politica economica federale.

Il Sud credette che il Nord facesse sul serio con lo schiavismo, che non fosse solo una questione di tariffe, e prese l’iniziativa di secedere dall’Unione.
Fu la guerra più sanguinosa in assoluto per gli Stati Uniti, con il suo milione di morti, metà dei quali civili (nella Seconda Guerra Mondiale i morti saranno 407.316, quasi tutti militari).

Dopo le prime vittorie sudiste, caratterizzate dalle loro cavallerie, la dovizia di uomini e mezzi del Nord ebbe alla fine la meglio.
Durante la guerra su iniziativa del Segretario al Tesoro Salmon P. Chase, poi fondatore della Chase Manhattan Bank ed eminente membro della Chiesa Episcopale, si iniziò a stampare sulla moneta la frase In God We Trust.
Il mondo del Sud fu dunque distrutto nel 1865.

L’esito della Guerra Civile del 1861-1865 accentuò la colonizzazione culturale puritana, soprattutto al Sud dove, finita la guerra, si precipitarono orde di commercianti e imprenditori provenienti dal New England.
I Puritani così cambiavano nome:  diventavano gli americani.

Indiani e neri
Ottenuta l’indipendenza, le 13 ex colonie americane avevano subito affrontato il problema indiano. Era chiaro che gli indiani dovevano scomparire.
Il Congresso scelse una tattica strisciante e attendista: non bisognava lasciare capire agli indiani le intenzioni finali; le tribù andavano messe le une contro le altre sfruttando le loro ataviche rivalità; i loro mezzi di sussistenza andavano erosi lentamente ma costantemente; le tribù dovevano essere illuse di poter contrattare la loro sorte con trattati che in realtà non si aveva alcuna intenzione di rispettare.

Gli indiani erano costantemente provocati: i coloni sterminavano la selvaggina, avvelenavano le sorgenti nascondendo sul fondo carogne di animali, assoldavano individui senza scrupoli perché uccidessero gli indiani.
Finita la Guerra Civile il generale Sherman fu nominato capo delle operazioni militari all’Ovest e la sua prima decisione fu di affamare gli indiani delle pianure sterminando i bisonti. Egli invitò «tutti i cacciatori dell’America del Nord e di Gran Bretagna» a cacciare il bisonte. I bisonti furono in effetti sterminati: ancora nel 1850 erano calcolati sugli 80 milioni e ne rimasero 541 nel 1889, ridotti a due soli esemplari dello zoo di Chicago nel 1911.
Così si estinsero gli indiani americani: nel 1630 erano almeno 5 milioni e al censimento generale dell’anno 1900 se ne calcolarono 250 mila.

Nel periodo della tratta degli schiavi, compreso fra il 1600 circa e il 1860, scomparvero dall’Africa fino a 50 milioni di persone
Il periodo di schiavitù dichiarata, durato nel Sud fino al 1865, fu tremendo: lavori forzati, punizioni con la frusta, morìe, selezioni della razza, smembramenti dei gruppi familiari, padroni che in caso di bisogno faceva strappar loro i denti, assai ricercati per le dentiere

Il fondamentalismo americano
Le Chiese protestanti americane si possono raggruppare in una cinquantina di correnti: Avventisti, Battisti, Luterani, Metodisti, Pentecostali, Presbiteriani, Riformati. Altre Chiese protestanti americane, portando così il numero delle congregazioni indipendenti a circa 140.
I membri attivi delle confessioni protestanti sono 80 milioni, dei quali 70 bianchi.
I Mormoni sono 4 milioni; i Testimoni di Geova sono 700 mila; i membri dell’Esercito della Salvezza 430 mila; gli aderenti a Worldwide Church of God alcune migliaia.

Il maggior raggruppamento protestante è rappresentato dai Battisti, 26 milioni di membri in 90 mila chiese; i Metodisti, 13 milioni e 52 mila chiese; i Luterani, 9,5 milioni di e 19 mila chiese; i Pentecostali, 3,5 milioni di membri e 25.500 chiese; i Presbiteriani, 3,4 milioni di membri con 14 mila chiese; i Riformati, 600 mila membri in 5 con 1660 chiese.

Il numero totale delle chiese protestanti è di 275 mila.
Sono detti Fundamentalists gli americani protestanti che credono nell’interpretazione letterale della Bibbia, cioè del Vecchio Testamento. Sono attualmente circa 20 milioni e sono trasversali a tutte le congregazioni.

Il sistema oligarchico
Gli Stati Uniti non sono uno Stato: sono una federazione di Stati. Tutti gli Stati membri sono oligarchie basate sulla ricchezza,
Il nocciolo duro dell’elettorato, quello che dirige le sorti del paese, è il 25-30% che vota alle elezioni locali: esso vota anche a tutte le altre elezioni e ne determina l’esito. É costituito in grande maggioranza dai cosiddetti W.A.S.P.
Esistono sulla carta una ventina di partiti negli Stati Uniti, all’atto pratico ci sono solo due partiti, il Repubblicano e il Democratico.
Il duopolio non si può rompere. Infatti i partiti repubblicano e democratico esprimono l’establishment oligarchico americano in modo necessario e sufficiente.

Questo accade dal 1787.

Il partito repubblicano è il partito del capitale statico, o soddisfatto è votato da persone abbastanza soddisfatte e sicure della propria situazione materiale. Si tratta in genere di piccoli e medi imprenditori di tutti i settori, di artigiani costruttori e riparatori, di professionisti, negozianti, agricoltori e allevatori, dipendenti fidati di vecchie e solide aziende manifatturiere di dimensioni piccole e medie, con mercato locale o al massimo nazionale. Esso raccoglie inoltre la maggioranza dei pensionati.
Il partito democratico è invece il partito del capitale dinamico, insoddisfatto, fluttuante.

Sono favorevoli al partito democratico generalmente i titolari di redditi altissimi e quelli dei più bassi. Da una parte abbiamo le grandi società per azioni americane (multinazionali) e dall’altra la moltitudine degli operai e dei salariati vari, fra i quali certamente la maggioranza dei dipendenti pubblici.
In effetti tutti i conflitti più gravi nei quali gli Stati Uniti si sono impegnati hanno avuto inizio con presidenti democratici. Il Lincoln della Guerra Civile, il Wilson della Prima Guerra Mondiale, il Roosevelt della Seconda, il Truman della Guerra di Corea e i Kennedy e Johnson della Guerra del Vietnam erano democratici.

Il politica estera
Gli Stati Uniti sono sempre stati il paese più “interventista” dello scenario internazionale.

Prima Guerra Mondiale
All’epoca era presidente Woodrow Wilson, un Presbiteriano, l’“uomo di Wall Street” e cioè del grande capitale. a Wilson faceva comodo pronunciarsi a favore della neutralità; così fece e fu rieletto nel 1916 con lo slogan “He kept us out of war” (“ci ha tenuto fuori dalla guerra”). Le cose cambiarono nel 1917 in conseguenza dell’improvvisa debolezza mostrata dalla Russia, che stava entrando nelle doglie della rivoluzione.

Gli americani amano dire che entrarono in guerra perché un sommergibile tedesco aveva affondato il piroscafo inglese Lusitania, provocando la morte di 1.198 persone. C’era una guerra e ogni nazione affondava le navi dirette verso l’avversario. Prima della partenza del Lusitania il consolato tedesco a New York aveva fatto pubblicare annunci sui giornali avvisando del rischio. Nelle stive della nave veniva trasportato materiale bellico per la Gran Bretagna: infatti il Lusitania era in realtà una nave da guerra ausiliaria della Royal Navy.

C’è invece la quasi certezza che il governo americano fosse alla ricerca di episodi del genere per giustificare un’ipotetica necessità dell’entrata in guerra nei confronti di una opinione pubblica molto intimorita dall’idea di una guerra in Europa contro gli europei. Il motivo della partecipazione americana alla Prima Guerra Mondiale fu soltanto la preoccupazione che venisse pregiudicata la Balance of Power in Europa continentale, con la conseguente fine del sogno americano per il Mercato dell’Oriente.

Seconda Guerra Mondiale
Per gli americani le cose cominciarono a mettersi male a partire dalla fine degli anni Venti. Il Giappone si era industrializzato con una velocità e un successo sorprendenti e già dalla fine dell’Ottocento aveva cominciato a reclamare per sé lo status di potenza dominante nella regione sia dal punto di vista militare sia, naturalmente, commerciale. Nel 1931 il Giappone occupò la Manciuria, regione chiave della e nel 1937 iniziò l’invasione del resto della Cina. Questa era una minaccia mortale alle secolari mire americane sul Mercato dell’Oriente.

Contemporaneamente all’attacco giapponese alla Cina, in Europa cominciava a ripresentarsi con la Germania di Hitler il solito pericolo: la formazione di un Super-Blocco europeo continentale fortissimo dal punto di vista sia commerciale sia militare. In un primo momento, visto il profondo anticomunismo dei nazionalsocialisti, Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia cercarono di dirigere la Germania solo verso la Russia, uno scontro che secondo loro si sarebbe risolto con un nulla di fatto. Era questo, come tutti sanno, il senso degli Accordi di Monaco del 1938. Ma il piano non riuscì e poco dopo in Europa scoppiò la guerra.

Che fare? Intervenire subito su tutti e due i fronti, contro Germania e Italia da una parte e contro il Giappone dall’altra. Franklin Delano Roosevelt lo capì subito, e si adoperò per far entrare il paese in guerra. Non era così facile perché il presidente americano aveva due ostacoli, l’opinione pubblica e una parte del Congresso.

Il senatore Harry Truman: «Se vediamo che la Germania sta vincendo la guerra, allora dovremmo aiutare la Russia; e se la Russia sta vincendo, dovremmo aiutare la Germania, e così fare in modo che si ammazzino fra loro il più possibile»82.

Poco dopo Roosevelt scelse Truman come vicepresidente!

Gli Stati Uniti dovevano intervenire in Europa come in Asia, sperare che vincesse la parte cui si erano legati e cercare di controllare le condizioni di pace affinché in Europa permanesse la situazione precedente, e in Asia il Mercato dell’Oriente venisse lasciato loro. L’unica soluzione era l’entrata in guerra al fianco di Gran Bretagna e Francia, e purtroppo anche della Russia.

Così, mentre si dichiarava neutrale, Roosevelt si adoperava per provocare i belligeranti della parte scelta come avversa. L’11 marzo del 1941, diciotto mesi dopo l’inizio della guerra in Europa, riuscì a far approvare il Lend-Lease Act, che destinava agli avversari di Germania e Italia aiuti per 7 miliardi di dollari (per il Piano Marshall di dieci anni dopo saranno stanziati 12 miliardi di dollari, neanche il doppio e in moneta già inflazionata dalla guerra).

Nel 1940 gli Stati Uniti avevano vietato l’esportazione in Giappone di kerosene per aviazione, petrolio e rottami di ferro; fu questo ad indurre il Giappone alla firma del trattato di mutua difesa con Germania e Italia. Nel 1941, inoltre, in seguito all’occupazione giapponese dell’Indocina, gli Stati Uniti congelarono i beni giapponesi nel loro territorio e bloccarono tutto l’interscambio commerciale. I giapponesi non volevano una guerra con gli Stati Uniti perché abbisognavano delle loro merci, così il 20 novembre 1941 si dichiararono disposti a lasciare l’Indocina e altre posizioni nel Pacifico, e ad abrogare il trattato con Germania e Italia.

L’attacco di Pearl Harbor non fu affatto una sorpresa per Roosevelt. Alle ore 8 di quella domenica l’ufficio OP/20/G di Washington era già a conoscenza dell’attacco programmato a Pearl Harbor per le ore 13.
Inutilmente: il generale Marshall autorizzò l’invio di un messaggio di avvertimento alla base di Pearl Harbor solo alle ore 13 esatte, quando cominciavano a cadere le prime bombe. Furono affondate almeno una ventina di navi (fra cui otto corazzate) e morirono 2.300 uomini, mentre altri settecento circa rimasero feriti.

Gli Stati Uniti entravano finalmente in guerra.

Gli Stati Uniti sono un paese che, in poco più di duecento anni di storia ufficiale, ha compiuto un uguale numero di guerre e interventi armati all’estero, un fenomeno mai documentato prima nella Storia.
Ha provocato centinaia di milioni di morti.

Gli indiani furono sterminati (circa cinque milioni); i neri furono non solo schiavizzati, ma trattati come animali. In conseguenza dello schiavismo americano furono sterminati in Africa circa 40 milioni di individui.
Con i bombardamenti di civili durante la Seconda Guerra Mondiale uccisero tre milioni di persone, in Europa e Giappone. Provocarono poi la morte di un milione di prigionieri di guerra tedeschi, su un totale di tre milioni. Sempre con i bombardamenti sterminarono quattro milioni di persone in Corea e probabilmente sei milioni di persone in Vietnam, Laos e Cambogia.
Il totale di queste vittime, come si è detto in precedenza, è da valutare intorno ai 30 milioni.

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 Ebrei e fondazione dell’economia coloniale americana

 Tratto da “Gli ebrei e la vita economica” di Werner Sombart*, vol. I, 1911

Gli ebrei hanno preso parte molto attiva alla fondazione di tutte le colonie.
Questo è normalissimo, dato che il Nuovo Mondo offriva loro maggiori prospettive di felicità che non la vecchia e tetra Europa.
Si trovano impegnati in tutti i tipi di operazioni nei possedimenti olandesi dell’Oriente. Una parte considerevole del capitale azionario della Compagnia Olandese delle Indie Orientali era in mano agli ebrei e li ritroviamo anche fra i direttori della Compagnia delle Indie Orientali.

Da un capo all’altro l’America si rivela un paese ebraico.

Risultano coinvolti in maniera straordinaria intima nella scoperta dell’America: si direbbe che il Nuovo Mondo sia stato scoperto unicamente in loro onore, con la loro assistenza, che i Colombo siano stati semplicemente gli incaricati d’affari di Israele.

Il denaro ebraico rese possibile le prime due spedizioni di Colombo. Il primo grazie alle sovvenzioni fornite dal consigliere reale Luois de Santangel, il vero protettore della spedizione di Colombo.
Molti ebrei sono imbarcati sulla nave di Colombo e il primo europeo i cui piedi toccano il suolo americano è un ebreo: Luis de Torres.
Ma lo stesso Colombo (il cui vero nome sarebbe Cristobal Colon) è stato di recente rivendicato dagli ebrei come uno di loro”.

Non appena le porte del Nuovo Mondo si dischiusero agli europei, gli ebrei vi si precipitarono in massa. Non a caso, la scoperta dell’America ebbe luogo lo stesso anno in cui gli ebrei vennero espulsi dalla Spagna!
I primi mercanti sono ebrei e i primi stabilimenti industriali nelle colonie americane sono stati fondati da loro.

Nella prima metà del XVII secolo tutte le grandi piantagioni di zucchero sono nella mani di ebrei e difficilmente possiamo avere idea dell’enorme importanza che allora assumeva l’industria e il commercio dello zucchero.

Il presidente Roosevelt parlando dei servigi resi dagli ebrei agli Stati Uniti: “Gli ebrei hanno concorso ad edificare il paese” e l’ex presidente Grover Cleveland affermava: “Tra le nazionalità di cui si compone il popolo americano poche ve ne sono – ammesso che ve ne siano – che abbiamo esercitato maggiore influenza, diretta o indiretta, sulla formazione dell’americanismo moderno”.[1]

Gli ebrei assistono allo svegliarsi dello spirito capitalistico sulle rive dell’Oceano Atlantico, nelle foreste e nelle steppe del Nuovo Continente. Il 1655 viene considerato l’anno del loro arrivo: una nave carica di ebrei provenienti dal Brasile giunge nella baia di Hudson e chiedono di essere ammessi alla Compagnia Olandese delle Indie Occidentali.

Durante il XVII e XVII secolo il “commercio ebraico era la fonte che permetteva all’economia nazionale delle colonie americane di vivere. Dato che l’Inghilterra obbligava le sue colonie ad acquistare nella madrepatria i prodotti manufatti , la bilancia commerciale delle colonie si chiudeva sempre in negativo. Se non avessero ricevuto dall’estero un afflusso continuo di metallo prezioso, vi sarebbe stato il deperimento dell’economia. Era appunto il commercio ebraico a far affluire dall’America Centra e del Sud alle colonie inglesi del Nord.

Durante l’intera fase di formazione degli Stati Uniti l’immigrazione degli ebrei è stata intensa e ininterrotta.

L’influenza dell’alta finanza giudaico-olandese supera i confini del paese, poiché durante il XVII e il XVIII secolo l’Olanda rimane il serbatoio che alimenta le casse di tutti i sovrani europei a corto di denaro.

* Werner Sombart (1863-1941) economista e sociologo tedesco, docente all’Università di Berlino che all’epoca era una delle più prestigiose del mondo

[1]The 250 anniversary of the Settlement of the Jew in the USA”, 1905, p.18

Fonte

Quello che sui libri di scuola non troverai mai! (parte prima

Quello che sui libri di scuola non troverai mai! (parte seconda)

Quello che sui libri di scuola non troverai mai! (parte terza ultima)

Quello che sui libri di scuola non troverai mai! (VIDEO)

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