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Australia, la libertà del quinto continente

Australia: Come il governo possiede le persone 

Jon Rappoport

Ci sono vari modi per calcolare di come il governo possiede la gente. Il più semplice è: attraverso il denaro.

A parte le tasse, questo si tradurrebbe in posti di lavoro pubblici e benessere.

Le persone che ricevono alcuni o tutti i loro redditi attraverso i loro governanti tendono ad essere dalla parte del governo e senza dubbio questi sono proprio i dipendenti dal governo.

Guardate l’Australia, una nazione con una popolazione di 23,1 milioni di persone.

Come riporta The Guardian (8/13), su un totale di 11,5 milioni di posti di lavoro australiani, 1,9 milioni (16,4%, 1 su 6) sono governativi. E questo non include il Dipartimento della Difesa (58.000 posti di lavoro).

Come riportato da Peter Whiteford, in “FactCheck: è la metà o forse due terzi della popolazione australiana che riceve un beneficio dal governo?” il theconversation.com, ci dice che circa il 50% di tutte le famiglie australiane ricevono qualche forma di assistenza governativa in $ australiani

Non ho trovato dati su come molte aziende australiane siano appaltatrici del governo, ma possiamo essere sicuri che il numero e il denaro sono grandi. Tutti i dipendenti stanno ricevendo i soldi del governo.

Poi ci sono numerose “imprese di proprietà statale”, che sono le società interamente controllate dal governo. I loro dipendenti sono in ultima analisi sempre stipendiati attraverso il governo.

È possibile analizzare altri paesi industrializzati e trovare condizioni simili?

No, naturalmente, nessuno che favorisca “il bene collettivo” anzi, vede tutto questo come un problema. Il problema come sempre, per loro, non basta “il sostegno del governo.”

Per gli australiani invece, il governo è la risposta, il benefattore finale, la forza primaria che inventa il futuro.

Mezzo secolo fa, gli intellettuali che non avevano la minima idea di quello che stava succedendo su quello che hanno chiamato governo, Stato. Lo Hanno visto come una forza monolitica decisa a espandere il suo potere per soggiogare l’individuo. Ora, molte di quelle stesse persone, o i loro discendenti, visualizzano il governo come via di fuga dall’ingiustizia.

Questa illusione è sostenuta da gruppi per la moltiplicazione di vittime in cerca di cure speciali da parte dei leader politici.

Sarebbe saggio considerare la dichiarazione Albert Camus ‘nel suo saggio 1951, The Rebel’:

“Lo schiavo inizia chiedendo giustizia e finisce per voler indossare una corona. Egli, a sua volta deve dominare.”

A partire dal 1960, diverse generazioni di persone hanno cominciato ad applicare la New Age e i “pensieri arcobaleno” alla politica. Dal 1990, questa pratica si diffuse al punto che i suoi sostenitori in realtà credevano che lo Stato avrebbe potuto consegnare un mondo di gran lunga migliore.

In un dettagliato articolo del novembre 2013 (indepebdentaustralia.net), spiega di come venga spiata la vita degli individui da parte dell’apparato di sorveglianza dello stato australiano. Murray Hunter scrive: “Le rivelazioni rilasciate da Edward Snowden … sono solo la punta di un iceberg, quando si tratta di sicurezza sulle operazioni di sorveglianza australiane … Attraverso rapidi progressi della tecnologia, l’apparato di sicurezza australiano è cresciuto fino a raggiungere la scala orwelliana”.

L’autore Hunter ha poi descritto il sistema: “Il database governativo australiano è un gruppo elettronico altamente sofisticato per la raccolta di documentazione per la gestione e lo stoccaggio dei record di sistema (s) (EDRMS), e la congruenza dei dati tra i vari enti e livelli di governo riguardo i cittadini. Di conseguenza, i dati raccolti dall’Australian Taxation Office (ATO), la sicurezza sociale (Centrelink), Medicina, immigrazione, costumi e le agenzie di polizia sono integrate con i database relazionali dei sistemi di interrogazione. Tutto ciò è completato da singoli database estremamente dettagliati sui cittadini da parte dell’Agenzia informatica. Che portano ad una storia quasi completa di dettagli personali dei residenti andando indietro di decenni riguardanti il reddito, occupazione, coniugi, figli, prestazioni sociali, prestazioni mediche, e informazioni di viaggio, ecc. Questi sistemi possono essere accessibili da quasi chiunque all’interno del servizio pubblico. Ogni agenzia all’interno del governo è diventata parte della rete per la raccolta dell’intelligence”.

Questo gigantesco apparato è l’opera di un governo che “ha veramente a cuore” la sua popolazione?

“Voi gente lavorate per noi. Vi portate a casa uno stipendio che noi vi diamo (derivato dalle tasse). Sì voi dipendete da noi. Ma questo non basta. Noi abbiamo bisogno di spiare tutti voi  tutto il giorno tutti i giorni.”

la matrice rivelata

I leader politici australiani e le loro enormi burocrazie sono consapevoli di un fatto importante: anche se la dipendenza dallo stato da parte di un cittadino lo rende un sostenitore dello stesso stato, a livello più profondo il cittadino ne risente della sua dipendenza e cercherà la sua libertà. Questo lo rende pericoloso.

L’ammanettamento di un essere umano è una mossa rischiosa. Quando cerca di liberarsi, è imprevedibile.

Lo spostamento a parlare di “Lo Stato” per parlare di “governo” riflette il grado in cui l’individuo è stato banalizzato. Lo Stato una volta che è stato visto come la minaccia preminente per l’individuo libero e indipendente è stato superato. Ma dal momento che quasi nessuno nel mainstream si preoccupa di “libertà e indipendenza”, la parola “governo” è sufficiente alla tranquillità dell’individuo.

Il governo è “l’aiuto benevolo” e il giudice delle popolazioni e delle masse.

Forse nel prossimo mezzo secolo, il governo australiano impiegherà tutti nel paese.

Perché impiegarli tutti nel governo del paese? Lo si fa per un sistema molto efficiente di contabilità (sorveglianza). Tutti sono a bordo. Ognuno viene tracciato. Tutti quelli che sono alla base della piramide sono nel collettivo, ad eccezione di quelli che governano dall’alto.

FONTE 

traduzione wlady

goyim (seconda parte)

Protocolli dei Savi di Sion (parte seconda )  

 SIAMO despoti
 

21. Chiaramente, solo con un despota può elaborare ampiamente i piani in modo tale da distribuire tutto correttamente tra le varie parti della macchina dello Stato: è inevitabile che da questa conclusione nasca una forma di governo soddisfacente per qualsiasi paese che si concentra nelle mani di una sola persona responsabile. Senza un assoluto dispotismo non può esserci un’esistenza di civiltà che venga esercitata, non dalle masse ma dalle loro guide, qualunque persona possa essere. La folla è selvaggia, e manifesta la sua ferocia in ogni occasione. Nel momento in cui la folla coglie la libertà nelle sue mani si trasforma rapidamente nell’anarchia, che di per sé è il più alto livello della barbarie.

22. Ecco gli animali alcolici, che si inebriano con drink, il diritto ed un uso smodato che arriva con la libertà. Non è fatto per noi e i nostri adepti per camminare su questa strada. I popoli dei goy si divertono con liquori e alcolici; la loro giovinezza è cresciuta nello stupido classicismo e dall’immoralità precoce, in cui sono stati introdotti dai nostri agenti speciali – dai tutor, lacchè, governanti cresciuti nelle case dei ricchi, da impiegati e altri, come le nostre donne nei luoghi di dissipazione frequentati dai goyim. Nel numero di questi ultimi io conto anche le cosiddette “signore della buona società,” seguaci volontarie degli altri nella corruzione e il lusso.

23. Il nostro contrassegno è – Forza e costruire-credere. Solo la forza vince negli affari politici, soprattutto se sono nascosti nei talenti essenziali di statisti. La violenza deve essere il principio, l’astuzia e la finzione la regola per i governi che non vogliono deporre le corone ai piedi degli agenti di qualche nuovo potere. Questo male è l’unico e solo mezzo per raggiungere il fine, il bene. Quindi non dobbiamo fermarci alla corruzione, l’inganno e il tradimento quando dovrebbe servirci al raggiungimento del nostro fine. In politica bisogna saper cogliere la proprietà di altri senza esitazioni se da essi si avvia una sicura sovranità.

24. Il nostro Stato, è in marcia lungo il percorso della pacifica conquista, ha il diritto di sostituire gli orrori della guerra con frasi meno evidenti ma più soddisfacenti della morte, è necessario mantenere il terrore che tende a produrre una cieca sottomissione. Basta solo una spietata severità che è il più grande fattore di forza dello Stato: non solo per il bene del guadagno, ma anche in nome del dovere, per il bene e il raggiungimento della vittoria, dobbiamo mantenere un programma di violenza e di finzione. La dottrina della quadratura dei conti è proprio il mezzo più forte di cui si avvalgono. Quindi, non è dato tanto solo dagli stessi mezzi come la dottrina di severità che noi trionferemo ma, il portare tutti i governi in soggezione al nostro super-governo. E’ abbastanza far sapere a loro che siamo molto spietati per tutti quelli che disobbediscono facendoli cessare.

Con NOI termina la LIBERTÀ

25. I primi che (in tempi antichi passati), tra le masse si sono messi a credere alle parole “Libertà, Uguaglianza, Fraternità,” parole che sono state ripetute ovunque a pappagallo da stupidi sondaggi, volando in su e in giù, queste esche hanno portato via il benessere del mondo, la vera libertà dell’individuo, già così ben custodita contro la pressione della folla. Gli aspiranti saggi dei goyim, gli intellettuali, non hanno potuto fare nulla per quelle parole pronunciate nel loro astrattismo; non hanno visto che in natura non c’è nessuna uguaglianza, non può esserci la libertà: è la natura stessa che ha stabilito l’ineguaglianza delle menti, di personaggi, e le capacità, proprio come immutabilmente ha stabilito la subordinazione alle sue leggi: non hanno mai smesso di pensare che la mafia è una cosa cieca, che tra gli arrivisti eletti a sopportare le regole sono (per quanto riguarda le politiche), gli stessi uomini ciechi come la mafia stessa, che l’adepto, benché sia ​​uno sciocco, si può ancora governare, mentre il non-adepto, anche se fosse un genio, non capisce nulla della politica – a tutte quelle cose che il goy pagano senza alcun riguardo; ma che per tutto il tempo si basavano su queste cose dove la regola dinastica si appoggiava: il padre passa al figlio il corso della conoscenza degli affari politici, in tal guisa che nessuno lo sapesse, ma i membri della dinastia non potevano tradire i governati. Col passare del tempo, il significato del trasferimento dinastico del vero stato delle cose in campo politico è stato perso, e questo ha aiutato a portare al successo la nostra causa.

26. In tutti gli angoli della terra le parole “Libertà, Uguaglianza, Fraternità,” l’ha portata nelle nostre file, grazie ai nostri agenti non vedenti, intere legioni hanno portato i nostri banner con entusiasmo. E per tutto il tempo queste parole erano il verme del cancro, messo al noioso lavoro per il benessere dei goyim, mettendo fine alla pace in tutto il mondo, la tranquillità, la solidarietà distruggendo tutte le fondamenta degli Uniti-GOY. Come si vedrà più avanti, questo ci ha aiutato al nostro trionfo: ci ha dato la possibilità, tra le altre cose, di avere nelle nostre mani la scheda master – la distruzione dei privilegi, o in altre parole l’esistenza dell’aristocrazia dei goyim, quella classe che era l’unico popolo a difesa dei paesi che erano contro di noi. Sulle rovine dell’aristocrazia naturale e genealogica dei goyim abbiamo istituito l’aristocrazia della nostra classe istruita guidata dall’aristocrazia del denaro. Le qualifiche per questa aristocrazia le abbiamo tradotte in ricchezza, ricchezza che dipende da noi, e nella conoscenza, per il quale i nostri anziani ci hanno insegnato fornendoci la forza motrice.

27. Il nostro trionfo è stato reso più facile dal fatto che nelle nostre relazioni con gli uomini, che noi volevamo, abbiamo sempre lavorato sulle corde più sensibili della mente umana, sul conto di cassa, dopo la cupidigia, sulla instabilità per bisogni materiali dell’uomo; e ognuna di queste debolezze umane, presa da sola, è sufficiente a paralizzare qualsiasi iniziativa, perché consegnerà la volontà degli uomini a disposizione di chi ha comprato la loro vita.

28. L’astrazione della libertà ci ha permesso di convincere la folla in tutti i paesi e, che il loro governo non è altro che l’amministratore delle persone che sono i proprietari del paese, e che l’amministratore può essere sostituito come un guanto logoro.

29. E’ questa possibilità di sostituire i rappresentanti del popolo, che ci è stata messa a nostra disposizione, e, per così dire, ci ha dato il potere di nominare.

Seguirà “Il Protocollo n° 2”: Qui sotto un piccolo anticipo

1. È indispensabile per il nostro scopo che le guerre (per quanto possibile), non dovrebbero tradursi in guadagni territoriali: la guerra sarà così portata sul terreno economico, dove le nazioni non mancheranno di percepire nell’assistenza che diamo con la forza del nostro predominio e, questo stato di cose metterà entrambi i lati in balia della nostra AGENZIA internazionale; che possiede milioni di occhi sempre in guardia e senza ostacoli da eventuali limitazioni di sorta. I nostri diritti internazionali potranno poi spazzare via i diritti nazionali (nel senso proprio del diritto), e, esattamente regneranno le nazioni  come il diritto civile degli Stati che governano i rapporti dei loro soggetti tra di loro.…segue…

LINK 

Leggi QUI la prima parte 

http://ningizhzidda.blogspot.it/

Il Voto: “lo scudo della legittimità”

L’atto più violento che si possa commettere

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“Se non vuoi leggere l’articolo guarda e ascolta il video qui sotto riprodotto fedelmente pubblicato dall’autore Mason Massy James.”

Esiste un’illusione subdola che ammalia la maggior parte delle persone e le fa partecipare ad una delle azioni più violente che siano mai state concepite: il voto.

L’illusione di cui parlo ha molte sfaccettature ma può essere semplificata in modo da poterla rendere palese. Tutto nasce dalla favola che, negli attuali regimi democratici, lo stato, il governo, siano la rappresentazione della volontà popolare, volontà che conferisce l’autorità di compiere determinate azioni.

Che queste azioni siano violente od innocue, esse hanno come base giuridica e morale il consenso del popolo acquisito attraverso il processo elettorale. Almeno questo è ciò che ci viene spiegato sin dalla tenera età.

Come già detto, tutto ciò è solo una favola. Se mettiamo da parte per un attimo questa visione romanzata, ci rendiamo conto che nessuna organizzazione o singolo individuo ha alcuna necessità di acquisire potere e autorità se deve compiere azioni benevole, pacifiche e largamente condivise. Al contrario si evince che potere ed autorità servono a coloro che vogliono compiere azioni opposte. E allo stesso modo servono allo stato con l’unico scopo di compiere atti violenti.

Per molti potrà sembrare un’esagerazione o persino un’affermazione blasfema ma, tra gli studiosi di sociologia, politologi e filosofi, quanto appena affermato è una semplice e palese constatazione, riassunta in maniera sublime nelle parole dell’economista, sociologo, filosofo e storico tedesco Max Weber:

“Uno Stato è un’istituzione umana che rivendica il monopolio dell’uso legittimo della forza fisica all’interno di un determinato territorio. […] Lo Stato è considerato l’unica fonte del ‘diritto’ di usare la violenza”.

In effetti, lo stato è l’unica entità alla quale noi concediamo l’autorità di commettere violenza. Questa violenza si palesa solo ed esclusivamente grazie agli elettori, a prescindere dal voto espresso

Questo va specificato perché l’elettore vive un’altra sfaccettatura dell’illusione che gli fa credere di sostenere, con il voto, esclusivamente il candidato, il programma o l’ideologia per la quale egli vota. Una responsabilità circoscritta, quindi, a ciò che l’elettore s’illude di sostenere. La realtà è che la sua azione legittima la formazione del governo in toto e quindi tutte le sue azioni e decisioni

Inoltre, grattando la superficie, queste decisioni si scoprono essere prese da stretti gruppi di persone.

Effettivamente il processo elettorale è intrinsecamente antidemocratico poiché non permette in alcun modo di sostenere o delegittimare alcuna azione o decisione governativa. L’unica sua funzione è legittimare la sovrastruttura statale e, di conseguenza, tutte le sovrastrutture da quest’ultimo supportate che allontanano sempre di più il potere decisionale dal singolo individuo verso potentati di varia natura senza alcun controllo.

Alla luce di questo, votare è l’atto primo che determina la perdita di qualunque sovranità, la perdita di qualunque democrazia nel senso più lato del termine e legittima la violenza necessaria alle sovrastrutture per esercitare il loro potere. Non votare è invece delegittimare quell’autorità che verrebbe meno senza lo scudo fornito dall’illusione di essere espressione della volontà popolare.

Le violenze di cui parliamo sono tali, in grandezza e numero, da far impallidire qualsiasi confronto con qualsiasi crimine mai commesso da singoli individui.
La percezione comune è che lo stato sia quell’entità benevola che garantisce sicurezza e ordine. Purtroppo anche questa è una visione romanzata della verità. Infatti i numeri dicono il contrario: il politologo Rudolph Joseph Rummel ha messo in luce che gli stati, dal ‘900 ad oggi, hanno causato 6 volte più morti fra i propri cittadini che tutte le guerre di quel periodo messe insieme. Significa che è molto più probabile essere uccisi dal proprio governo che in un conflitto con un governo straniero.

In nome di questo permettiamo allo stato di fare a noi quello che noi non faremmo al nostro peggior nemico.

Parlando di conflitti, facciamo solo un piccolo esempio tra innumerevoli: le sanzioni economiche imposte all’Iraq dopo la guerra del Golfo del 1991 hanno impedito all’Iraq di ricostruire i servizi igienico-sanitari, idrici ed elettrici andati distrutti perché proprio scelti e colpiti consapevolmente come obiettivi militari. Queste sanzioni, sostenute e applicate dall’ONU, secondo l’UNICEF e altre organizzazioni internazionali, hanno contribuito alla morte raccapricciante stimata da 3.000 a 5.000 bambini al mese per oltre 8 anni e mezzo.

Tutti gli elettori hanno partecipato attivamente all’azione dei governi che hanno direttamente causato o passivamente permesso le inutili morti di questi bambini dovute a malattie e un basso tenore di vita. Perciò il sangue di centinaia di migliaia di bambini Iracheni innocenti, negli anni successivi alla Guerra del Golfo del ’91, macchia le mani di ogni singolo elettore Americano e ogni singolo elettore di tutti i paesi coinvolti. Italia compresa ovviamente.

Il voto è come un missile sparato contro un bersaglio invisibile, lontano anche migliaia di chilometri. Un metodo pulito di partecipare a distanza di sicurezza alla violenza più orribile che si possa mai immaginare.

Genocidi, persone mutilate, giustiziate, bruciate vive, rese indigenti e lasciate morire di fame e di stenti. Orrori comuni in qualsiasi guerra. Nessun uomo potrebbe compiere azioni simili senza subire ripercussioni etiche o sociali, mentre se compiute da uno stato, sono considerate legittime

È proprio questo scudo di legittimità fornito dallo stato, a sua volta ottenuto dall’attività elettorale, che rende poi gli uomini meno responsabili, intaccando profondamente il loro senso di giustizia e la loro etica, così da trasformarli in perfetti soldati. O killer se vogliamo. Un inganno psicologico, spiegato perfettamente dallo psicologo sociale Milgram nel suo esperimento sull’autorità.
L’elettore è responsabile della creazione di entità che sono riuscite a generare una quantità di morte e distruzione paragonabile solo a catastrofi naturali e che mai un singolo individuo si sarebbe sognato di compiere.

Certo, si può ignorare tutto questo e credere all’ennesima sfaccettatura dell’illusione, ovvero credere che tutti i problemi non siano intrinsechi all’entità stato e al potere, ma siano solo frutto di mala politica, risolvibile con l’elezione di persone più capaci. Eppure è quello che si è sempre fatto finora, senza che mai sia stato posto un freno alle violenze. 

Inoltre questo modo di pensare rappresenta insieme una tremenda condanna e un illogico controsenso: la condanna è ritenere che ci sia necessariamente bisogno della forza per fare coesistere le persone nella società che altrimenti sarebbe persa nella cattiveria, egoismo e violenza, rinunciando a qualsiasi tentativo di, per lo meno, provare a basare la società su altri paradigmi, rispetto all’autorità; il controsenso è ritenere che da una società già giudicata cattiva, egoista e violenta, si possano eleggere degli individui, dargli potere, il diritto di commettere atti violenti e che questi poi li usino per il bene comune.

Per tutti questi motivi, rifiutandosi di votare, si fa molto di più che creare una voce statistica a margine di un foglio di registro. Dal punto di vista pratico è un modo per non illudersi, per non aspettare false soluzioni, per impiegare le proprie energie nel cercare alternative che funzionino piuttosto che puntare continuamente su un numero perdente. Dal punto di vista morale ed etico è un modo di ridurre il proprio livello di responsabilità per gli atti di violenza esercitata dal governo, per i quali un individuo non si sarebbe mai impegnato di persona, e che non si vuole siano commessi in proprio nome. È un modo di esprimere pubblicamente la profondità del proprio credere nel rispetto della vita e nel ripudiare la violenza, esternare la propria fiducia in se stessi, nel prossimo e nel futuro.

Liberamente ispirato a:
Voting Is An Act of Violence
by Hans Sherrer – 1999

http://ningizhzidda.blogspot.it/