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Professor Barbero, la pianti di dire la verità sull’Europa

Oh, Barbero! Che hai fatto

Lo storico piemontese Alessandro Barbero è l’intellettuale italiano oggi maggiormente coccolato dai media. Non è divisivo come Vittorio Sgarbi e Diego Fusaro, non si acconcia da hipster come Massimo Cacciari e non si improvvisa tuttologo di calcio come Mughini. Barbero buca il video con il suo aplomb anglosassone ed i suoi occhiali da secchione; sa catturare l’attenzione anche dello spettatore più pigro grazie ad una voce entusiasta e così “chiara e distinta” da far impallidire le idee di Cartesio. E’ simpatico, Barbero, anche quando ti dice cose che non avresti mai immaginato e ti fa sentire ignorante. 

Non solo. Barbero è riuscito ad imporsi come il conferenziere più amato dagli italiani anche sul web, dove spopolano i suoi video-pipponi lunghi due ore su figure storiche come Carlo Magno e Napoleone. Roba che Paolo Mieli non ci dorme la notte, per l’invidia!  

Ecco perchè il medievalista torinese è riuscito in questi anni ad uscire dalle polverose stanze dell’Accademia per entrare nei salotti buoni della televisione. Non è raro vederlo come conduttore a Rai Storia oppure a fianco di Piegiorgio Odifreddi a riempire i teatri. Insomma, Barbero è uno storico che sembra venire dal mondo anglosassone: uno storico che ce l’ha fatta. 

Eh già, perchè mentre in Italia l’allegra brigata del Ciccap è riuscita a convincerci tutti che al primo potere ed al quarto potere devono sedere solo i positivisti in stile Piero Angela and Son, altrove anche i classicisti, i filosofi e gli storici hanno un ruolo che non rimane relegato ai banchi di scuola. Boris Johnson – pochi lo sanno – è un classicista, Noam Chomsky un filosofo ed un sociologo, Henry Kissinger, uno storico. 

Barbero, dunque, è uno dei pochissimi umanisti che in questo Paese non è costretto a sbarcare il lunario dando ripetizioni di latino agli studenti del ginnasio. 

Fino a quando… 

Fino a quando, poco prima di natale, Massimo Bernardini non ha commesso il passo falso di intervistarlo sulla democrazia. In quel di Reggio Emilia, per l’esattezza al Teatro Asioli di Correggio, il conduttore di Tv Talk ha (mal)pensato di portare Barbero sulla strada dell’europeismo convinto. Un dialogo che nelle intenzioni del giornalista doveva condurre il pubblico emiliano (e come tale di sinistra per definizione) nel petaloso mondo dell’invincibile Europa, dell’euro irreversibile, e dell’antisovranismo militante. 

Qualcosa, però, è andato storto. 

Non senza lo stupore dell’intervistatore e del pubblico, sull’Eurosistema Barbero ha avuto l’ardire di dire la verità. 

Dopo aver chiarito la funzione principale dei parlamenti in una democrazia moderna (legiferare e controllare l’operato dei governi), il dialogo è andato circa così: 

Barbero. “La costituzione vuol dire: eleggiamo un parlamento! dalla rivoluzione francese in poi i popoli hanno voluto le costituzioni ed in esse il ruolo del Parlamento è chiarissimo. Il popolo ha detto eleggiamo un parlamento. Ed il governo? Il governo deve rispondere al parlamento!!! 

Su queste cose c’è una confusione enorme oggi, anche nel nostro Paese. Storicamente, la differenza tra PARLAMENTO e GOVERNO è chiarissima. Il governo prende le deicisioni dopo essere stato nominato da un Presidente della Repubblica (una volta era il Re). Non è un dettaglio da niente… il presidente della repubblica, che è un po’ come l’equivalente del Re, nomina il governo. Ma il governo deve avere l’approvazione del parlamento eletto dal popolo. Il parlamento serve a quello! Quando il parlamento non vota la fiducia, il governo cade. 

Ora, io come molti non ho le idee chiarissime di come funzioni l’Europa, ma non mi sembra proprio che funzioni così… 

Non mi sembra che tutti i giorni la commissione europea prenda le decisioni e debba poi andare tutti i giorni in Parlamento col rischio di cadere perchè ai rappresentanti del popolo non va bene… 

A me non sembra che funzioni così (e se funziona così riesce a non farlo vedere molto bene), e la gente questo lo percepisce”. 

Giornalista. “Però da 40 anni noi stiamo votando direttamente questo Parlamento Europeo. Tutti gli europei votano il parlamento, mandiamo rappresentati dal 1979”. 

Barbero. “Ma – chiedo per sapere… – il Parlamento Europeo, può far cadere il governo europeo?” 

A questo punto, sul teatro Asioli cala il gelo.  

Bernardini non risponde. 

Il pubblico non fiata. 

In pochi secondi, in una riga dattiloscritta, seppur con educazione e attraverso la forma dubitativa della domanda, Alessando Barbero – storico dei media ufficiali – dice quello che tutta la controinformaione degna di questo nome urla da anni fino a farsi uscire le vene dal collo, e cioè che 

L’UNIONE EUROPEA NON E’ UNA DEMOCRAZIA 

Insomma, il Re è nudo, solo che stavolta a dirlo non è stato un bambino, ma uno dei più grandi accademici italiani.

Allora faccio un appello allo stimato storico torinese: professore si fermi qua! 

Professore si fermi ora!

Vuole continuare ad andare da Piero Angela? Vuole rimanere in cima alle classifiche dei libri e pubblicare per Sellerio, Laterza e tutta la compagnia? Vuole continuare ad essere invitato dai media che contano e ad essere osannato nei teatri? 

Allora la pianti di dire la verità sull’Europa. E’ pericolosissimo! A sto punto, non mi stupirei se la sbattessero fuori dall’Università.  Ma cosa le è saltato in mente? Preghiamo. 

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Accipicchia! Nel silenzio generale dei media e dei politici italiani

Fiat, vaccini, 5G e Tav: la politica italiana non se ne occupa

Il non-governo giallorosso non ha speranze di galleggiare ancora a lungo nell’acqua alta dove nuota lo squaletto Renzi, ma sulla spiaggia opposta non è che splenda il sole: attorno all’ombrellone di Salvini si attarda nonno Silvio, scortato dalla Meloni, senza che il pubblico percepisca la possibilità di un’epocale alternativa al lento e inesorabile sfacelo di cui l’Italia è vittima, in ossequio alla nuova legge di un mondo senza più politica.

Tralasciando il pietoso equivoco 5 Stelle, che puzzava d’imbroglio fin dall’inizio (spettacolare manipolazione degli elettori, col pieno concorso dei militanti di base disposti ad avallare qualsiasi diktat), l’impotenza generale di fronte alla desolazione di Venezia o la resa di Taranto ai furbetti globali dell’acciaio non fanno che dimostrare una volta di più l’assenza di idee, dopo l’eutanasia delle ideologie, che siano capaci di generare qualcosa che assomigli a uno straccio di governance del sistema.

E intanto continua a piovere sul bagnato: basta dare un’occhiata agli slogan archeologici – Dio, patria e famiglia – con cui il sedicente outsider Diego Fusaro, filosofo mediatico e grillo parlante corteggiato dalle televisioni, tenta di raccontare la sua rivoluzionaria prospettiva politica ottocentesca, o forse medievale, o forse adatta solo a menare il can per l’aia, ridicolizzando volutamente l’idea stessa che possa esistere, un giorno, un’opposizione sistemica.

Nel vecchio film, quello finito con le nozze mostruose tra Di Maio e il fratello di Montalbano, o meglio tra l’esodato Renzi e l’ex guastatore Grillo insidiato politicamente dall’indagine sul figlio per presunto stupro, a tener banco era stato un totem come il progetto cimiteriale del Tav Torino-Lione, infrastruttura con cantieri mai davvero decollati (forse al 5%) e comunque destinata a trasformarsi in una spettacolare, costosissima cattedrale nel deserto.

L’argomento, che – come tanti altri, poi abbandonati – era servito ai 5 Stelle solo per fare il pieno di voti, è stato usato per la rissa finale con Salvini, per poi essere archiviato nel silenzio generale.

La notizia, sfuggita ai radar, è che l’Italia spenderà comunque miliardi per una linea ferroviaria virtualmente superveloce ma destinata a trasportare pochissime merci necessariamente lente. Una ferrovia-doppione, completamente inutile benché rischiosa e devastante per l’ambiente, che ci si ostina ad approntare lungo una direttrice commerciale desolatamente abbandonata, lontanissimo dalle rotte mercantili.

Un favoloso binario morto, buono solo per il business dei costruttori (pochissimi posti di lavoro, temporanei), e imposto a una popolazione che ha inutilmente dimostrato, in ogni sede, la sciagurata natura di un ecomostro che indurrà migliaia di italiani a prendere in considerazione l’idea di scappare, lasciando le proprie case.

La non-politica del Belpaese, europeista o sovranista non importa, ha evitato accuratamente di affrontare ogni altro tema vitale per le famiglie, dall’obbligo vaccinale imposto (stile Corea del Nord) senza emergenze sanitarie e senza spiegazioni, e il misteriosissimo avvento del wireless 5G, che avanza in semi-clandestinità abbattendo alberi secolari nelle piazze delle città.

Logico che i media, a reti unificate, ignorino il convegno organizzato in Parlamento dai sindaci e dai comitati di cittadini giustamente allarmati per l’introduzione, senza precauzioni, di una tecnologia invasiva di cui non si conosce ancora l’impatto sull’organismo.

Quanto ai vaccini polivalenti, che secondo la Regione Puglia hanno causato problemi di salute a 4 bambini su 10, sul tema cala semplicemente il sipario, anche se – per la prima volta nella storia – qualcosa come 130.000 bimbi, nel 2019, non hanno potuto accedere né ai nidi né alle scuole dell’infanzia. In compenso, i riflettori abbagliano l’epica sfida per le regionali in Emilia Romagna, dove la Lega potrebbe strappare al Pd la storica roccaforte, un tempo “rossa”.

Accipicchia, questa sì che è una notizia: non come l’insignificante sorte della Fiat, che gli Agnelli-Elkann hanno ceduto ai francesi, nel silenzio generale dei media e dei politici italiani di ogni parrocchia.

(Giorgio Cattaneo, Libreidee, 23 novembre 2019).

Fonte: https://www.libreidee.org/

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Quello che all’estero pensano di noi italiani

Wikimedia Commons, di Saffron Blaze  

Il Populismo si lega naturalmente alla tecnocrazia in Italia  

Postato da: Carlo Accetti,

Il movimento populista italiano continua ad abbracciare la tecnocrazia per formare un’alleanza naturale chiamata “tecnopopulismo”. I primi articoli di TN sono apparsi a metà 2018, e ora il globalista Financial Times l’ha notato. 

Il tecnopopulismo è la tendenza più pericolosa nella società moderna perché i populisti generalmente rifiutano la globalizzazione ma poi si rivolgono alla tecnocrazia per gestire le loro società distrutte, non rendendosi conto che la tecnocrazia è la massima espressione della globalizzazione. 

Guarda anche:  

Il tecnopopulismo nasce in Italia fondendo tecnocrazia e populismo  

Instabilità globale e ascesa del tecnopopulismo  

L’argomento del tecnopolimismo come soluzione ai problemi economici 

⁃ Editor TN

Il nuovo governo di coalizione italiano, composto dal Movimento a cinque stelle e dal Partito democratico, è stato elogiato a livello internazionale in una pletora di improbabili complimenti da Jean-Claude Juncker, presidente uscente della Commissione europea e presidente degli Stati Uniti Donald Trump in Vaticano.

Questa alleanza di ex nemici giurati non può essere spiegata semplicemente come uno sforzo per mantenere la Lega nazionalista di estrema destra di Matteo Salvini fuori dal potere. Piuttosto, il nuovo esperimento politico italiano rappresenta anche una sintesi delle due forze principali che hanno definito la politica europea negli ultimi dieci anni: populismo e tecnocrazia.

Il movimento a cinque stelle è un partito populista per antonomasia. È cresciuto per la prima volta alla ribalta attraverso le veemente denunce del suo fondatore e leader carismatico Beppe Grillo sulle élite politiche (la casta) e rimane impegnato in una forma dal basso verso l’alto di democrazia diretta, che mette da parte il ruolo del Parlamento e delle istituzioni intermedie.

Tuttavia, il partito chiede ora un “governo responsabile” per evitare uno scontro con l’UE sul prossimo bilancio. Grillo ha anche suggerito che la squadra di governo dovrebbe essere composta da “tecnici” indipendenti, sebbene alla fine solo alcuni ministeri chiave non siano stati assegnati a funzionari esplicitamente partigiani.

Il PD è stato storicamente il partito della proprietà e della stabilità istituzionali. Si schierò dalla parte del sistema giudiziario del paese nella sua lotta contro l’ex primo ministro Silvio Berlusconi e fu uno dei principali sostenitori del governo tecnocratico di Mario Monti dopo la crisi economica del 2011. Tuttavia, ora chiede una “svolta radicale” nel modo in cui il paese è gestito e ha proposto che il nuovo dirigente sia etichettato come “governo della novità”.

Ciò che sta prendendo forma in Italia è un incrocio paradossale di populismo e tecnocrazia – o tecno-populismo. Coniuga un appello contro l’establishment e chiede un radicale cambiamento politico con rivendicazioni di responsabilità istituzionale e competenza fiscale, volte a rassicurare i partner internazionali e gli investitori globali. Ciò che li tiene insieme è ciò a cui entrambi si oppongono.

Lungi dall’essere in contrasto tra loro, populismo e tecnocrazia sono in realtà due facce della stessa medaglia. Come ha sottolineato lo scienziato politico Jan-Werner Müller, “il populismo sostiene che esiste solo una volontà autentica del popolo”, mentre “la tecnocrazia sostiene che esiste solo una soluzione politica corretta”. Condividono quindi una tensione profondamente anti-politica: ognuno afferma di possedere una sorta di “verità” che rende superflua la politica parlamentare e li porta a vedere gli avversari come nemici.

Non è un caso che sia il sig. Grillo sia l’ex primo ministro del PD, Matteo Renzi, abbiano descritto il sig. Salvini come un “barbaro”. Eppure Five Star sta appena uscendo da una coalizione con la Lega, e il governo di Renzi una volta ha fatto affidamento sui voti del centro-destra per mantenere il “pericoloso” Movimento a cinque stelle fuori dal potere.

In un sistema in cui il populismo e la tecnocrazia sono le uniche opzioni disponibili, ogni governo è tenuto a presentarsi come un modo per evitare la catastrofe, poiché l’opposto di “una volontà autentica del popolo” o “una soluzione politica corretta “Deve essere un errore politico o una cattiveria.

Leggi la storia completa qui … 

Fonte: https://www.technocracy.news/ 

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1984: un mondo che sembra molto simile al libro

 

1984 compie 70 anni in un mondo che sembra molto simile al libro  

 di John Vibes 

12 maggio 2019
dal sito web TruthTheory

Questo mese, il leggendario romanzo di George Orwell Nineteen Eighty-Four (“1984“) compie 70 anni e gli avvertimenti contenuti nella storia sono ora più importanti che mai …

Le previsioni di Orwell erano così azzeccate su questo sembra quasi che fosse usato come un qualche tipo di manuale di istruzioni accidentali per aspiranti tiranni.

Nel mondo di Nineteen Eighty-Four, c’è uno stato di sorveglianza onnicomprensivo che tiene d’occhio tutti, alla ricerca di possibili ribelli e punti di resistenza.

La censura è la norma in questo mondo, ed è così estrema che gli individui possono diventare “impersonali” che sono essenzialmente cancellati dalla società perché le loro idee erano considerate pericolose dall’establishment.

Questa è un’idea molto familiare agli attivisti e ai giornalisti indipendenti che vengono rimossi dalla conversazione pubblica per parlare del governo e della corruzione aziendale sui social media.

Orwell è famoso per aver coniato il termine “doppio linguaggio”, che è un modo per descrivere,

il linguaggio eufemistico che il governo usa per iripulire le loro azioni più sporche.

Ad esempio, nella storia di Orwell,

il ministero della propaganda era chiamato il Ministero della Verità, proprio come oggi l’agenzia governativa che era nota come “Il Dipartimento della Guerra” è ora chiamata “Dipartimento della Difesa”.

C’era anche una guerra senza fine nella storia di Orwell, le cui condizioni sarebbero cambiate regolarmente, mantenendo la popolazione generale confusa sui conflitti, così hanno rinunciato a cercare di capire cosa sta realmente accadendo.

Alcune di queste predizioni erano semplicemente riconoscimenti di modelli nella storia umana, dal momento che l’idea di “impersonalità” e di propaganda di guerra non è una novità.

Tuttavia, Orwell ha avuto un’incredibile comprensione di come la tecnologia avrebbe progredito nel corso del ventesimo secolo, e fu in grado di immaginare in che modo la tecnologia sarebbe stata utilizzata da coloro che erano al potere per controllare le masse.

Le previsioni tecnologiche fatte nel libro erano davvero inquietanti, dato che forniscono una descrizione abbastanza accurata del nostro mondo moderno.

Orwell descrisse i “teleschermi”, che fungevano sia da dispositivo di intrattenimento che da dispositivo di comunicazione a due vie.

Questo tipo di tecnologia era predetto da molti futuristi all’epoca, ma la previsione di Orwell era unica perché suggeriva che questi dispositivi sarebbero stati usati dal governo per spiare le persone, attraverso microfoni e telecamere incorporate nei dispositivi.

Sfortunatamente, proprio come nel libro di Orwell, le persone nel mondo moderno sono così distratte dall’intrattenimento e divise dalla politica da non avere idea di vivere in un tirannico stato di polizia.

Questo stato di polizia era anche un forte deterrente nel mondo di Ottantaquattro, perché sebbene molti dei cittadini nel libro avessero un’opinione positiva del “Grande Fratello“, era ancora qualcosa che temevano, ed era una forza che li ha tenuti sotto controllo.

Naturalmente, questo non è molto diverso dall’atteggiamento che l’americano o l’europeo medio ha di fronte,

  • brutalità della polizia
  • corruzione del governo…

Molte delle idee sul potere e l’autorità che sono state espresse nel classico di Orwell sono senza tempo e vecchie come la storia, ma la sua analisi di come la tecnologia avrebbe amplificato la natura distruttiva del potere era incredibilmente unica, specialmente per il suo tempo …

Fonte: https://www.bibliotecapleyades.net/

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Nemmeno un solo: Perché?

 

 Il sistema educativo come strumento di controllo del pensiero

di Vicente Berenguer03 Gennaio 2019 dal Sito Web Sott traduzione di Nicoletta Marino Versione originale in spagnolo 

La società grigia nella quale viviamo, Società alienata, robotizzata. Chiunque vada un poco aldilà delle apparenze può percepirlo. Il sistema ha vinto, o almeno vince al momento. Il sistema ha annullato nelle persone la capacità di critica, la capacità di riflettere, e se non cambia nulla la società è perduta.

Perché? Questa è la domanda più basilare che uno può fare, però l’annichilire la riflessione a questo estremo che sentire oggi un “perché” diventa un compito complicato. 

La società non fa domande, le persone non si interrogano, non vanno oltre, non esplorano possibilità e tantomeno le concepiscono nella loro mente:

accettano solo…

Ma niente è per caso e questo annichilirsi del pensiero viene da lontano, viene dal sistema educativo, iniziando certo dalla scuola.

Perché il sistema educativo così come è impiantato (così come lo hanno voluto) oltre ad essere lo strumento che dovrebbe dare cultura ai cittadini con i contenuti, è lo strumento con cui si annulla il pensiero, è la forma con cui si allontanano i bambini, gli adolescenti, gli adulti … dal pensiero, dalla critica, per portare tutti ad accettare quello che si dice loro, ad accettare le norme, ma non li si porta verso un processo di riflessione perché deve essere così… 

Il sistema educativo così come è disegnato è uno dei principali strumenti del sistema dopo l’indottrinamento, dopo la rigidità mentale.  

Non si fomenterà la critica, non si fomenterà la proposizione di soluzioni alternative, non si fomenterà la creatività. 

Si proporranno invece problemi con una unica soluzione:

Il bambino, l’adolescente o chicchessia deve trovare la soluzione che già esiste o la deve memorizare ma non deve mai cercare alternative poiché non esistono, non ci sono né possono esserci alternative o soluzioni proprie.

Pertanto non si tratta di fomentare l’espansione della mente ma di restringerla; non si tratta che la persona mette in questione le norme o quello che si dice, ma si tratta che il tutto sia accettato poiché non c’è alternativa, non c’è altra possibilità a quanto già detto.  

Si tratta quindi di “tagliare le ali” al pensiero fin dalla più tenera età; si tratta di costruire pezzi per il sistema…  

Quindi la creatività, la riflessione e la critica sono soffocate da subito per avere dei cittadini docii e dalla mente semplice, persone che già da aulte saranno incapaci di muovere critica alcuna né di porsi per una questione qualsiasi o norma nemmeno un solo:

Perché?

Il risultato quindi è dato da cittadini che non si fanno domande, perchè nemmeno sanno di cosa si parla e accettano quello che si dice loro. 

E così le cose da contingenti diventano necessarie:

  • È necessario che il modello economico quello che sia poiché non c’è alternativa possibile

  • È necessario che sia gente che viva da re e altre persone che vivano come cani abbandonati poiché così deve essere
  • È necessario che ci governino persone senza scrupoli
  • È necessario che siano rieletti perchè così è la vita e è quello che abbiamo

…e che non ci sono altre possibilità oltre quelle che ci propongono, cioé c’è una sola possibilità.  

Così la massa è una vera massa, una massa malleabile e totalmente indottrinabile, una massa che non fa domande e che non se le pone, una massa superficiale senza una traccia di spirito critico. 

Insomma, una massa come quella che abbiamo… 

Fonte: https://www.bibliotecapleyades.net/ 

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La presunzione nel credere di sapere

 

Sistemi di credenze e il potere dell’autorità  

Waking Times

Contributo di Julian Wash  

Oggi vorrei ritornare alla vostra consapevolezza un aspetto della condizione umana che aderisce alla natura astratta della credenza. Le convinzioni sono di molte forme e dimensioni eppure condividono qualcosa in comune: sono inafferrabili e intangibili.

Sebbene non possiamo “toccare” una credenza, certamente ha un modo per toccarci. La nostra convinzione modifica il modo in cui pensiamo, come agiamo e sentiamo. Prendo il mio cappello di carta tacca verso coloro che hanno inventato questo sistema di ordine sociale così tante lune fa. Che concetto davvero. Immagina di sederti attorno a un tavolo della riunione dell’età della pietra discutendo di questa idea. Avrei sicuramente riso. “Vuoi dire che puoi convincere la gente ad accettare qualcosa come verità anche se non è reale? Dai amico. Ti dico che cosa è reale? Qualcosa chiamato fuoco! Ora è qualcosa in cui puoi credere! “

Oh mio Dio, come avrei perso la barca. Non solo il concetto ha fatto crescere le gambe, ma le ali sono germogliate. Si scopre che tutti vogliono credere in qualcosa. Per prima cosa è divertente. Come sarebbe il Natale senza Babbo Natale? Per un altro ci fa sentire speciali in qualche modo. Ma come si trova la verità in una credenza? La risposta è davvero semplice. Facciamo finta.

Nei paragrafi seguenti prenderò uno sguardo un po ‘giocoso (se non cinico) su alcuni dei sistemi di credenza ermeticamente chiusi che dominano le nostre vite. C’è un percorso tortuoso che bisogna attraversare che divide il nostro luogo di conoscenza da un mondo di finzione. Questa pista può diventare un po’ precaria e addirittura scivolosa a volte. Quindi selliamo i nostri leali mustang e vediamo dove ci portano. Queste maestose creature sono sicure, certe e molto aggraziate nel loro passo. Inoltre, sento che potrebbero sapere qualcosa che abbiamo dimenticato.

Nato per correre

Questo posso raccontarti del mustang: sono nati per correre e siamo nati per cavalcare. Dove finisce il sentiero, ne inizia uno nuovo e le immagini e i suoni sono qualcosa da vedere. Il cavaliere apprende la via del cavallo e del cavallo sulla via del cavaliere. È una relazione di equilibrio e armonia. C’è un trasferimento di energia da un’entità all’altra, mentre i nostri pensieri iniziano a vagare liberi con un selvaggio abbandono e il mustang si blocca delicatamente nella cortesia della sella. In questo viaggio, non è dove vai, ma dove ti porta.

Siamo esseri che amano la libertà. Tu, io e le persone che non incontriamo o vediamo mai perché vivono lontano un oceano. Al livello più profondo siamo tutti spiriti liberi. A tal fine non siamo diversamente dal mustang. Ma ho la sensazione che ci sia un po’ di meno che suggerirebbe che non meritiamo questa libertà. Credo che guadagnino molto dalle strutture di credenza alle quali ci sottomettiamo. E così siamo incoraggiati a credere in quelle idee e concetti che mettono i polsini sulle nostre mani e sui nostri piedi. Sblocchiamo la nostra mente e consegniamo un’altra chiave. Non perché siamo folli, ma perché ci fidiamo.

Si può credere che sia caldo fuori o che le parole di un altro siano vere. Ma la credenza fa un balzo in avanti quando viene investita in un’ideologia o istituzione esterna. Queste credenze devono essere insegnate e apprese. Riesci a vedere come qualcuno potrebbe essere agitato in remoto dal sistema di credenze che seguono? È qui che troviamo l’abisso tra lo spirituale e i credenti. La mente spirituale cerca la verità e passa molte, molte notti sole meditando e chiedendo. Non è sufficiente che una lezione venga insegnata e consegnata a loro – deve essere percepita nel cuore stesso del loro essere.

Le influenze esterne sono ovunque. Siamo stati tutti condizionati a “credere” che siamo solo un piccolo punto nel macrocosmo. Ok, a loro dico – prova a rimuovere quel “puntino” e vedi cosa succede. Scoprirai che lascia un buco in questo macrocosmo, una lacrima nel tessuto etereo di tutto ciò che è e sarà sempre. La lacrima sarebbe sicuramente al centro dell’attenzione per tutti da notare. Non c’è nulla di insignificante in questo.

E dobbiamo “credere” che la libertà non sia libera, dicono. Non è quello che mi dice il mustang. E dobbiamo “credere” in una religione inventata o affrontare costernazione o dannazione eterna. Dobbiamo “credere” nei nostri insegnanti e nei concetti di istruzione superiore. Soprattutto, i creatori di credenze vogliono che crediamo in tutte le cose al di fuori di noi stessi. Questa è la vera dottrina sociale. Dobbiamo credere che senza la nostra leale adesione a quei costrutti sintetici che ci modellano, siamo molto piccoli e insignificanti. Effettivamente, unisciti all’esercito e fai parte di qualcosa di più grande di te – o almeno così ti diranno. Ma te lo dirò ancora e ancora – non c’è nulla di “più grande” del bello, singolare te.

Il concetto di religione

La leggenda del tardo rock John Lennon forse lo ha detto meglio. Nella sua canzone intitolata giustamente, “Dio”, afferma “Dio è un concetto mediante il quale misuriamo il nostro dolore”. Esattamente ciò che intendeva questo versetto è ovviamente una questione di interpretazione. Ma riferirsi a Dio come a un “concetto” è ciò che trovo particolarmente intrigante. Lennon continua a parlare di molte ideologie e icone in cui non “crede”. Persino i Beatles hanno fatto la lista. Verso la fine della traccia scrive: “Io credo solo in me … e in quella realtà”. Queste sono parole profondamente perspicaci da parte di qualcuno che ha chiaramente compreso le illusioni che ci accecano e ci legano. Quando crediamo in qualcosa al di fuori di noi, siamo subordinati all’autorità di quella credenza. Qualcuno ha il controllo di quel sistema di credenze e non sei tu.

“Quindi vedi che sono venuto a dubitare di tutto ciò che una volta ritenevo vero.” Queste sono le parole potenti di Paul Simon da “La canzone di Kathy”. Simon continua dicendo: “Io sto solo senza credenze – l’unica verità che so è te. “I cantautori di ieri sono venuti al nostro salvataggio poetico e filosofico. La musica era forse l’ultimo condotto per elevare le masse in una coscienza superiore. Da allora ci siamo spostati su un suono diverso e un messaggio diverso. Sembrerebbe che la filosofia appartenga a un’epoca passata dei bambini della seconda guerra mondiale e ai veterani del Vietnam. La musica che sento oggi è spesso pensierosa e complessa o spietatamente adolescenziale. Inoltre fornisce un’istantanea di dove siamo oggi, ma offre poco antidoto o risoluzione. Il nuovo suono sembra concedere l’idea che siamo già fregati. Potrebbero avere ragione

Nel senso più fondamentale, finché crediamo in un’autorità esterna, noi cediamo consapevolmente o inconsapevolmente a coloro che lo governano. Questo dà potere a un’entità fuori di te. Come nel caso di una struttura religiosa, troviamo non solo il potere individuale ma il potere collettivo di milioni. Perché questo mi riguarda? Confidiamo nella saggezza di coloro che comandano questo potere e questa influenza? Sappiamo che c’è una preoccupazione continua riguardo alle scorrettezze religiose. La collusione con governi malvagi, orrende inchieste, stupri e omicidi e tutta una serie di altre atrocità indicibili dovrebbe offrire una pausa e una riserva. Personalmente, non avrò nulla a che fare con le istituzioni che servono come agenti per l’intervento divino. Se c’è un diavolo in una casa come questa, lo troverai. I miei pensieri appartengono a me. Non mi è stato assegnato il mio modo di pensare. 

Istruzione e governo

L’educazione istituzionalizzata ci insegna come essere conformi. Non pensare per un momento che ci sia un vero scopo al di là di questo. Una volta un insegnante di scuola elementare ha ammesso candidamente: “Sei tutte le menti vuote che hanno bisogno di essere riempite”. Sì, vi è un’istruzione rudimentale che si qualifica vagamente come insegnamento. Ma il vero obiettivo è indottrinare e far rispettare la sottomissione e trasformare la popolazione in api lavoratrici. Ci sono molti bambini dotati che alla fine escono da questo sistema perché hanno problemi con la conformità. Non ho nulla ma disdegno per l’educazione moderna. Coloro che alla fine conseguiranno un diploma avanzato saranno ben conditi e in sintonia con la conformità e la conformità di questa istituzione. Queste sono le stesse persone che alla fine vengono scelte per attuare importanti cambiamenti politici nella società.

In che misura dovremmo credere? Dispositivi come la propaganda sono stati a lungo usati dal governo per influenzare le masse. Le persone “credono” in ciò che viene detto perché si sono sottomessi a questa autorità esterna. Questo potere è così persuasivo che può incoraggiare le persone ad arruolarsi nei servizi armati. Viene detto che sono i difensori della “libertà” e tuttavia devono rinunciare a gran parte della propria libertà per poter servire in questa veste.

La Dinamica della credenza

Ciò in cui credo non può essere ciò in cui credi e io sono d’accordo. In realtà, sono grato per questo. Abbiamo il diritto di credere in ciò che vogliamo, ma dovremmo capire che le convinzioni non sono la stessa verità. Le credenze sono malleabili e possono cambiare nel tempo. La verità è universale e resisterà ai secoli. Il problema sembra essere che molti credono nella stessa luce della verità. Come è successo?

Una volta arresi a un sistema di credenze esterno, siamo onorati di servirlo. Nel senso più semplice, questo significa che se ti chiami mormone, allora devi anche dire addio al caffè. Questo sicuramente significherebbe la mia morte mentre bevo le cose come se la mia vita dipendesse da ciò. Così sia. La mia credenza lo permette. Mi astengo dalla carne – il mormone no. Consiglierei a questa ideologia di non darmi lezioni su questioni di moralità. Se forse sono aperti alla vera illuminazione, suggerirei di chiudere il loro libro e aprire la loro mente. Se lo fanno, vedranno come la loro struttura non è diversa dalle altre. Come tutte le fedi, predicano la pace e l’amore mentre marciano i loro figli verso la guerra. C’è una tale ipocrisia e inganno dietro i pulpiti di velluto della vergogna.

La spiritualità è anche un sistema di credenze anche se personale. Questo significa che ne sei l’autorità. Non stai cedendo il tuo potere a un altro. Non suggerisce che la tua convinzione sia quella giusta o l’unica. Suggerisce comunque di aver trovato una credenza che soddisfa i tuoi bisogni, e questo è davvero potente. Vivi con una conoscenza interiore e una pace interiore. Puoi separarti dallo spettacolo che ti circonda. Da questo punto di vista, tutti i rumori del mondo si esibiscono sul palco. A volte potresti sentirti uno degli attori, ma i consapevoli spiritualmente sono più in sintonia con gli osservatori. Potrebbero sentirsi affascinati e commossi dalla storia, ma sanno che è solo uno spettacolo.

Pensiero finale

La mia realtà non è stata pre-incartata in un pacchetto con un bel fiocco su di esso. Non fui catturato da un sermone in fiore o evocato da un predicatore che diffondeva bibbia predicando la paura. Ho combattuto a lungo e duramente per la verità e la filosofia con cui vivo. Ho dovuto prima disimparare ciò che era stato cucito nella mia giovane psiche in un’epoca così impressionabile. Non è un compito facile da nessuna misura. Dovevo perdonare e dimenticare gli insegnamenti cattolici e districarmi dal labirinto che mi teneva. Avevo sentimenti di colpa che non erano dissimili dal dolore del divorzio. Ho imparato a lasciar perdere.

Credo in te e credo in me. Molto oltre questo è una vera portata nel mio mondo. Ciò che chiamiamo credenza è semplicemente una presunzione, un’opinione o una comprensione. D’altra parte, la parola “verità” suggerisce uno stato di conoscenza, una risonanza in armonia al centro di chi e cosa siamo. Eppure usiamo queste parole liberamente e in modo intercambiabile.

Ah, ahimè, vedo che siamo tornati. C’erano un paio di parti scivolose, ma il tuo mustang resisteva e rimaneva fedele al suo corso. Quando il cavaliere si lega al cavallo, c’è una sinergia che giova a entrambi. Non avevi davvero nulla da temere mentre il sentiero si affievoliva e si restringeva in una nuova scia di tua creazione.

La luna è alta ora, la salvia è argentea e dolce, ma l’ombra di un Saguaro evoca l’immagine di un uomo ferito. E penso a me stesso, se solo potesse vedere la luce dall’altra parte. Se solo.

Fonte: https://www.wakingtimes.com/

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Il Giochetto …

Vogliono farvi litigare!  

di Marco Cedolin

Quando contro ogni previsione un paio di settimane fa, dopo 88 giorni di tira e molla, confusione e veti presidenziali, il governo Conte vide finalmente la luce, fu subito chiaro a tutti come si sarebbe trattato di un percorso ad ostacoli assai accidentato, dal momento che il suo incedere sarebbe stato ostacolato con tutti i mezzi possibili, leciti ed illeciti. 

Le forze (nazionali e non) che da sempre detestano gli italiani e li vogliono prostrati e con il capo chino sono coscienti di avere ancora fra le proprie mani un potere immenso. Gestiscono praticamente la quasi totalità dell’informazione cartacea e televisiva, gestiscono il 90% degli uomini dello spettacolo, gestiscono i sindacati, gestiscono il sistema bancario e la finanza. Gestiscono in parole povere quasi tutte le leve del potere, anche se in questa occasione, per quello che mi piace considerare uno strano scherzo del destino, non sono riusciti a gestire il voto degli italiani…. 

Il loro unico e vero nemico oggi non è costituito da Salvini o Di Maio, ma dall’opinione pubblica, perché il governo Conte non è in questo momento sostenuto solamente dagli elettori di Lega e 5Stelle, ma anche da molti altri milioni di italiani (come me) che hanno votato altro o non hanno votato affatto e gode di una popolarità mai sperimentata in tempi recenti.  

Di fronte ad una situazione di questo genere, ogni rimbrotto di un politico di opposizione, ogni sparata di un guitto da salotto, di un banchiere o di un imprenditore compiacente, non fanno che rafforzare il sostegno popolare al governo e questo non può che essere chiaro anche a chi ha fatto dell’arroganza e della supponenza una ragione di vita.  

L’unica arma rimasta nelle mani di questi signori (ma si tratta di un’arma potentissima) è il dividi et impera che nella fattispecie deve concretarsi nel dividere Di Maio da Salvini o più precisamente nel provocare un profondo scollamento fra i sostenitori di 5S e della Lega, affinchè si rivoltino gli uni contro gli altri.  

Sapendo che esiste un terreno fertile in questo senso, stanno spendendo ogni energia per far si che tale scollamento si concretizzi. Alimentano polemiche e litigi, ricamando fra le pieghe di ogni affermazione fatta da Salvini, diffondono sondaggi totalmente privi di ogni valenza statistica per indurre l’elettore di 5S a pensare che la Lega stia cannibalizzando il proprio movimento e quello della Lega a fantasticare sul fatto che qualora si tornasse ad elezioni il suo partito diventerebbe la prima forza politica in Italia. Seminano zizzania e malumore in tutte le maniere possibili, 

praticando il “giochetto della questura” dove i due sospettati vengono convocati ciascuno in una stanza e ad entrambi viene fatto credere che il complice ha già confessato facendo il suo nome. Insomma giocano sporco che più sporco non si può, senza porsi alcun problema, sia perché sono totalmente privi di ogni etica e non hanno alcun rispetto per il cittadino, sia perché la posta in gioco è altissima. 

Ora tocca a voi, italiani, elettori di Lega e 5S o meno, decidere se cadere nel tranello che vi riporterà a strisciare con il capo basso o se tenere la testa alta con fierezza e mandarli tutti a quel paese, giudicando il governo per quel poco che riuscirà a fare, ma che sicuramente non hanno mai fatto coloro che l’hanno preceduto.   

http://ilcorrosivo.blogspot.com/ 

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