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AI – il prossimo passo della civiltà

 L’IA distruggerà la razza umana?  Credito dell’immagine: Shutterstock

Elon Musk avverte: l’Intelligenza Artificiale è altamente probabile che distrugga gli umani

Nonostante il fatto che ci siano molti che accolgono l’intelligenza artificiale dicendo che è il prossimo passo per la nostra civiltà, ci sono molti esperti in materia che hanno emesso un forte avvertimento quando si tratta di AI.

Elon Musk, fondatore di Tesla e SpaceX sostiene che l’Intelligenza Artificiale è altamente probabile che sia una minaccia per le persone.

L’uomo dietro SpaceX e Tesla desideravano che una manciata di grandi aziende finissero per controllare i sistemi di IA con un livello di potenza “estrema”.

Questo, secondo Musk, non è una buona idea e può risultare estremamente pericoloso per la nostra civiltà.

Il Rolling Stone riferisce che dopo aver fatto vedere il documentario sull’intelligenza artificiale al personale di Neuralink, ha detto che “forse c’è una probabilità del 5-10% di successo [di rendere l’intelligenza artificiale sicura]”. 

Mr. Musk avverte che dobbiamo procedere con attenzione quando si tratta di AI, ed è stato detto e chiesto alle compagnie che sviluppano sistemi di IA di rallentare al fine di garantire che non creino involontariamente qualcosa di estremamente pericoloso per gli umani. 

Ha detto a Rolling Stone che “Tra Facebook, Google e Amazon – e probabilmente Apple, – ma sembrano preoccuparsi più della privacy – quando in realtà hanno più informazioni su di te di quanto tu possa ricordare”. 

“C’è molto rischio nella concentrazione del potere. Quindi, se l’AGI [intelligenza artificiale generale] rappresenta un livello estremo di potere, dovrebbe essere controllato da poche persone su Google senza sorveglianza?” 

E probabilmente Musk ha ragione, sai, non possiamo lasciare una tecnologia potenzialmente pericolosa per la civiltà nelle mani di poche aziende, giusto? Questo è il motivo per cui Mr. Musk crede che dovremmo regolare proattivamente lo sviluppo dell’IA.

L’ultima volta che Mr. Musk ha parlato delle minacce che l’Intelligenza Artificiale rappresenta ha detto: “Ho un’esposizione all’IA più all’avanguardia di molti e penso che le persone dovrebbero essere davvero preoccupate. Continuo a far suonare il campanello d’allarme ma fino a quando la gente non vedrà i robot andare in strada a uccidere la gente, non sapranno come reagire perché sembra così etereo”.

Il presidente della Russia, Vladimir Putin condivide, in parte, la sua opinione, ma allo stesso tempo vede l’IA come una “opportunità colossale”

In una dichiarazione agli studenti, il leader russo ha affermato che qualsiasi paese che conduce la ricerca sull’intelligenza artificiale dominerà il pianeta. E avranno un sacco di potenziali vantaggi sia nel bene che nel male.  

Putin non poteva essere più esplicito e assicura che “l’intelligenza artificiale è il futuro, non solo per la Russia ma per tutta l’umanità”. 

Voleva anche, ed era sua intenzione, di avvertire dei possibili pericoli che, come sappiamo, sono difficili da prevedere:

L’intelligenza artificiale offre opportunità colossali, ma anche minacce difficili da prevedere. 

Putin ha avvertito che questa tecnologia aiuterà a progredire nella ricerca medica e in tutti i tipi di industrie, ma il vero timore è che possa anche essere la chiave di volta di una possibile guerra.

Subito dopo le dichiarazioni di Putin, Elon Musk ha usato il suo account Twitter per chiarire che è molto preoccupato, assicurando che tutto ciò ci porterà verso la terza guerra mondiale. 

Fonte:  https://www.ancient-code.com/

Traduzione e adattamento: Nin.Gish.Zid.Da  

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Baracuda con le chiavi della vita sulla Terra

Tra Pro e Contro e ancora, Tra Contro e Pro

NEPPURE SE LO SFASCI PROTEGGI LA TUA PRIVACY. TECH-GLEBA.  

di Paolo Barnard 

Giusto per quelli che non lo sanno, il dettaglio è considerevole, è un tragico paradigma davvero.

Allora, siamo tutti spiati dai nostri cellulari, tablet e fra poco dagli schermi Tv e dai Drones. Già scritto ottocento volte come e chi ci analizza, le TECH già pronte ecc. Ma per chi ha in tasca un cellulare Android c’è un… optional poco carino. 

Il vostro Android, ci rivela un articolo su QUARTZ di Keith Collins, manda la vostra esatta posizione a Google anche se voi avete
 
1) disabilitato ogni opzione location service.
 
2) disabilitato ogni App
 
3) tolto persino la SIM
 
4) frantumato il cellulare gettandolo dalla finestra (fonte: privata)
 
La stessa Google ha candidamente dichiarato a QUARTZ che è tutto vero, e che “i possessori degli Android non ci possono fare nulla”. Con la faccia come il c… (finisce per ulo).
 
Ora, uno dice “ormai, sanno anche la lunghezza del tuo mitto (getto d’urina), quindi…”. Wrong. Sbagliato. Vi sfugge un dettaglio mostruoso, ed è che l’opzione ‘unplug them’, cioè che se proprio siamo alla disperazione con ste super TECH gli possiamo staccare la spina, è saltata. Perché oggi già i cellulari li puoi disabilitare, spegnere, persino sfasciare, ma quelli continuano a trasmettere i tuoi dati a qualcuno.
 
E siamo solo agli inizi. Immaginate quando i computers in Artificial Intelligence (A.I.), gli Artificial Neural Systems, i DNA computers e i quantistici non si fermeranno neppure se gli stacchi la spina. Come oggi col tuo IPhone o, peggio, con gli Android. Fantasie?
 
Vi ricordo che pochi mesi fa una A.I. in Texas si è auto insegnata a trarre e ad accumulare energia da elettroliti del vetro, con cui si creano batterie potentissime. Naturalmente questo salto inquietante è ancora sotto controllo umano, ma sappiamo a che velocità stanno viaggiando queste super TECH, e sappiamo soprattutto che (fonte: MIT, Boston) gli stessi uomini che le stanno creando non capiscono più esattamente come funzionano o perché reagiscono in certi modi.
 
Le A.I. non sono ancora arrivate neppure vicino al livello della coscienza umana, anche se nel frattempo ci renderanno GLEBA, ma se butti un bebè dalla finestra… dopo non ti fa lo stesso ciao ciao con la manina. L’Android sì. E lo fa a gente poco bella. Non fatelo il bebè (e non buttatelo dalla finestra per vedere se Barnard ha ragione).
 
 

 Due parole sui “social network” e la libertà

di Enrico Galoppini 

Va bene che ufficialmente sono nati per ritrovare “gli amici di una vita”. Ma se si eccettua chi posta solo foto di mogli, mariti, figli, vacanze, acquisti e manicaretti, va detto che queste reti sociali vengono utilizzate da molti per esprimere le proprie idee. 

Ora, in un ambiente che ogni tre per due si dichiara libero la cosa più banale del mondo sarebbe il poter esprimere liberamente le proprie idee, su qualsiasi argomento.
 
Accade invece che la maggioranza dei moderni, benché inebriata dall’illusione della libertà, non riesce assolutamente a sopportare l’espressione, anche a mezzo di questi strumenti, di idee non conformiste (cioè non conformi al “moralmente corretto“). Al primo comparire di qualche idea “strana” certi psicopoliziotti volontari s’indignano e se la prendono come se gli fosse stata offesa la mamma.
 
Però sono convinti che qui ci sia la libbertà (questa volta con due B). Questo tipo d’individui va preso con le molle: può toglierti “l’amicizia” (cosa di cui m’interessa men che zero) e potrebbe “segnalarti” agli amministratori del giocattolo, che così provvederanno a metterti nel “cattiverio” per un po’ (altra cosa che alla fine non ha nessun valore, prima che qualche “autorità” s’inventi un “rating” per le persone basato sulle idee espresse in pubblico).
 
Ed è quello che sta accadendo ad alcuni miei amici, tra i quali si annoverano studiosi e pensatori di notevole spessore, che però, a causa di omuncoli insignificanti, ogni tanto si vedono precluso l’accesso su Facebook, dove sono ammessi anche animali vestiti e pagliacci in servizio permanente. Questi signori, insomma, stanno in “castigo” per le loro idee, nella speranza che col tempo si autocensurino sempre più (ma non lo faranno!).
 
È per questo che, sebbene a qualcheduno possa sembrare incredibile (dato che non la mando certo a dire), il sottoscritto sta attento a non esprimere pubblicamente tutto quel che veramente pensa su parecchie questioni “calde”. Calde, intendiamoci, solo perché c’è troppa gente – schiava dentro – che per l’appunto si scalda subito per un nonnulla, mentre ci sarebbe un gran bisogno di ragionare a mente fredda… Se ci fosse libertà, s’intende… 
 
 

 ‘Declassificazione’: a censura ai tempi del Web è a colpi di algoritmi

Se il potere vede che le vecchie manipolazioni non han più presa, ricorre all’unica risorsa che sa: reprimere di più, imbavagliare di più. Le ultime sulla censura contro RT e i non allineati 
 
di Leni Remedios.
 
Mi fa francamente sorridere l’ennesima guerra sferrata contro media russi come RT e Sputnik. Se non fosse che mette a rischio centinaia di posti di lavoro (a livello planetario, non solo in RT America) mi farei una grassa risata. La nuova faccia della censura si chiama ‘de-ranking’, ovvero declassificazione. Sabato 18 novembre, durante il Forum per la Sicurezza internazionale ad Halifax, Canada, Eric Schmidt – direttore della compagnia Alphabet, socia in affari con Google – annuncia: Google News combatterà la cosiddetta propaganda russa, perciò nasconderà i contenuti di RT e Sputnik. «Non vogliamo bloccare i siti web, non è il nostro stile di lavoro», ha dichiarato Schmidt. «Non sono un sostenitore della censura, sono un sostenitore della classifica».
 
Ma che diavolo vuol dire tutto questo? Schmidt, in maniera che vuol essere sibillina e che risulta in realtà maldestra, spiega candidamente: in base ad algoritmi specifici che obbediscono a criteri interni, i siti compariranno in fondo alle ricerche. In altre parole, «un’altra forma di censura», come commenta l’avvocato statunitense per i diritti umani Dan Kovalik, che aggiunge: «L’attacco a RT è un attacco a narrazioni diverse su questioni come Siria ed Ucraina», e precisa che «infatti Google ha già iniziato ad usare questo metodo anche con siti alternativi nordamericani. Finiranno per censurare tutti. I cittadini americani dovrebbero esserne allarmati». Una mossa che arriva tra l’altro con eccezionale tempismo, subito dopo la decisione del Ministero della Giustizia statunitense di registrare RT fra gli agenti stranieri.
 
Insomma, una censura a colpi di algoritmi. È un po’ l’equivalente del trafiletto in quarta pagina, rifilato lì come paravento per poter poi dire «non è vero che non ne abbiamo parlato».
 
Ma la logica applicata ai quotidiani cartacei non funziona con internet. Zbigniew Brzezinski – spietato oligarca ma mente fine – avrebbe scrollato la testa di fronte a questo puerile e malcelato tentativo di censura. Too bad and too late. Un intervento fatto male ed arrivato troppo tardi. Come la grottesca comparsata dei tre moschettieri della rete (ossia le tre scimmiette, come li ha chiamati Giulietto Chiesa) ovvero Google, Facebook e Twitter, chiamati a giudizio dalla commissione americana sul Russiagate: voleva forse essere una lezione collettiva, un impatto visuale tremendo che funzionasse da monito per tutti, utenti e compagnie. Invece il risultato è stato per molti versi quasi demenziale: i tre moschettieri, oltre a snocciolare dati a dir poco innocui, ben distanti da quel che i giudici volevano sentire, sembravano scolaretti balbettanti di fronte alla maestra cattiva. Mancava solo che chinassero la testa e recitassero il ‘mea culpa’ all’unisono.
 
Google può pure gettare RT in fondo alle sue ricerche o persino toglierlo. Ma, come si diceva, è troppo tardi. Se volevano fare sul serio i censori, avrebbero dovuto agire prima, in maniera preventiva. Invece la tecnologia viaggia a velocità interstellare, sfugge alle mani dei suoi creatori. Una grande fetta di utenti ormai non aspetta il filtraggio dei motori di ricerca per trovarsi RT in ultima pagina. Ci va direttamente nel sito di RT. Ci va direttamente nel sito di Sputnik, Press TV, Al Manar, Hispan TV, Pandora TV. Se non ci va direttamente, ci pensano le amicizie in comune su Facebook, Twitter etc a segnalarle attraverso la condivisione. Perché negli ultimi anni si è gradualmente abituato (una verità che fa molto male ad ogni establishment di ordine e grado) a un fenomeno inedito: c’è qualcun altro che fornisce una narrazione diversa rispetto a quella monocolore fornita dai mainstream e dai suoi servi, pardon, esecutori.
 
Lo strumento militare introdotto al grande pubblico pensando che si potesse manipolare come si fa con la televisione, sta sfuggendo di mano. Nemmeno il succitato Zbigniew Brzezinski, che nel 1970 scrisse Between Two Ages: America’s Role in the Technetronic Era, avrebbe potuto prevedere un acceleramento simile.
 
I gatekeepers faticano a controllare tutte le informazioni in entrata e in uscita. Neppure la sapiente introduzione di infiltrazione/cooptaggio/inquinamento delle fonti d’informazione indipendente – per non dire la costruzione ad arte di finti personaggi o entità anti-sistema – è servita a scoraggiare il pubblico, che si sobbarca il rischio d’incappare in qualche granchio.
 
Non è certo un processo iniziato ieri con RT. E ahimè non si concluderà con questa vicenda.
 
Chiudono i quartieri generali britannici dell’iraniana Press TV? Press TV si mette in rete e la guardano in tutto il mondo. Ti mettono in fondo alla ricerca Google? Ci pensano gli utenti dei social a moltiplicare le visite rendendo i contenuti virali. Vuoi silenziare i contenuti di un sito scomodo? La notizia rimbalza come un boomerang di pubblicità negativa.
 
Insomma, non sanno più come fare per tenere a bada tutto.
 
E quando un establishment oppressore riconosce che le vecchie tecniche manipolatorie non hanno più presa, in mancanza di una visione strategica, ricorre all’unica risorsa che conosce: reprimere ancora di più, imbavagliare ancora di più, anche a costo di non curarsi della maschera che cala. Sì, il re è nudo, e allora? Mi chiedo fino a che punto la loro sia spudoratezza o disperazione.
 
A livello planetario, l’establishment – o per meglio dire, le correnti variegate che formano l’establishment – non godono più del consenso granitico che avevano, poniamo, nel 2001, all’alba dei fatti dell’11 settembre.
 
Vorrei in ultima attirare l’attenzione sulle parole seguenti di Schmidt, che svelano l’ideologia sottostante a simili operazioni:
 
«Durante l’anno scorso, si è dimostrato che non ci si può fidare delle capacità del pubblico di distinguere da solo fra fake news e notizie reali».
 
Secondo una certa linea di pensiero che attraversa l’establishment contemporaneo, ma che affonda le radici nelle antiche oligarchie, i cittadini sono visti paternalisticamente come pecorelle smarrite ignare di quel che succede e che vanno sviate…pardon…guidate per manina.
 
È qui che le scimmiette digitali del potere si sbagliano. È il pubblico a non fidarsi di te, caro Schmidt. Forse anche perché una grossa fetta di utenti, grazie anche alle testate che vuoi silenziare, è al corrente che proprio tu, che sbraiti contro la presunta propaganda di altri, peraltro mai dimostrata, sei stato consigliere sui servizi digitali nelle campagne elettorali del 2012 per Barack Obama e del 2015 per Hillary Clinton.
 
Eccoci alla chiusura del cerchio. Non c’è neanche più il bisogno di smascherarli, si sputtanano da soli. In questo senso risparmiano un lavoro notevole a noi giornalisti. Grazie, Schmidt, ci risparmi fatica.
 
Mi sembra che non debba aggiungere ulteriori spiegazioni: contrariamente a quanto pensa Schmidt, ho un’elevata ficucia nelle facoltà intellettive dei lettori. 

L’intelligenza artificiale sarà la guerra del futuro

Il visionario transhumanista avverte che l’Europa è in ritardo per la “guerra dell’A.I. (Intelligenza Artificiale)”

Sembra che l’Europa non sia disposta a contendersi per la leadership globale dell’A.I., secondo un esperto francese sul transhumanisme può arrivare in ritardo al tavolo delle trattative.

Laurent Alexandre, imprenditore francese e visionario transhumanista, ha detto a Sputnik France che l’Europa sembra incapace di comprendere la natura dell’intelligenza artificiale e il suo ruolo nel futuro dell’umanità.

“Ci sono quattro entità geopolitiche: gli Stati Uniti con la sua Silicon Valley che hanno capito tutto, la Cina che si sta rapidamente affermando e la Russia che ha compreso l’equazione geopolitica anche se le manca il potere informatico della Silicon Valley o della Cina che, colui che raggiunge la leadership nell’intelligenza artificiale dominerà il mondo … E poi c’è l’Europa che non ha capito nulla e manca sia del potere tecnologico dell’US o della Cina e la visione geopolitica di Putin. In termini di tecnologia, Laurent ha detto: l’Europa non ha ancora realizzato che l’intelligenza artificiale è la guerra del futuro, l’Europa pensa che sarà in pace per i prossimi mille anni e ritorneranno a confrontarsi tra cervelli biologici e le entità geopolitiche”.

Il Presidente Google: la Cina “dominerà” gli Stati Uniti nell’AI entro il 2030  

Ha sottolineato che l’intelligenza artificiale è pronta a superare in alcune aree l’intelligenza umana, in quanto anche “l’A.I. non auto-consapevole può diagnosticare il cancro in modo più efficiente del miglior oncologo al mondo”.

Inoltre ha osservato che: 

“L’intelligenza e il rapido pensiero otterrà più soldi e opportunità di lavoro, mentre altri potranno trovarsi in un vicolo stretto. A causa del fatto di non aver migliorato le loro scuole tenendo conto della difficile situazione di coloro che sono meno capaci di riuscirci, affrontando il rischio dell’emersione degli “Dei” e delle “persone inutili”: l’emergere di un’aristocrazia intellettuale di minime dimensioni che governerebbe il mondo in cui un’orda di naufraghi deve combattere fondamentalmente con un reddito universale”.

PER SAPERNE PIÙ: ‘Invocazione del Demone’, ‘Torre di Babele’: Dibattito su Dio A.I. E Riscaldamento

Laurent ha anche affermato che i transhumanisti finiranno per diventare la maggioranza e, perché trasformeranno le tecnologie che aumenteranno il cervello prima dei “bio-conservatori”, i primi acquisiranno il primato mondiale del potere demografico e successivamente quello politico nel mondo.

Ha aggiunto che i conservatori come Alain Finkielkraut, che hanno affermato che Internet è la creazione peggiore dell’umanità, non contribuiscono al progresso. 

Laurent ha spiegato:

“Il tipo di conservatorismo spinto da Finkielkraut è inutile e sarà eliminato dal progresso tecnologico … Non possiamo lasciare che l’élite intellettuale ignori la situazione di milioni di persone meno dotate. Dobbiamo diminuire la diseguaglianza intellettuale: bisogna ridistribuire l’intelletto per evitare disuguaglianze”.

Fonte: https://sputniknews.com/

Traduzione e adattamento: Nin.Gish.Zid.Da 

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Baracuda con le chiavi della vita sulla Terra

2017 YTD RETURN. E CAPITE PERCHE’ TECH-GLEBA CI SARA’. 

2017 YTD RETURN, tre semplici cose. Ma dovete capirle.

Il 2017 è quest’anno, fin lì ci arriva anche Stefano Fassina.

YTD significa Year To Date. Tradotto è: dall’inizio dell’anno (YEAR) alla (TO) data di oggi 29 ottobre (DATE).

RETURN è la percentuale di profitti realizzati da un investitore nelle azioni di un’azienda nel periodo appena citato.

Ora, con questa nozione, prendiamo il settore di cui vi parlo da quasi un anno, perché sta letteralmente cambiando il Pianeta come mai nella Storia: le TECH in Artificial Intelligence.

Il postulato N. 1 che io vado spingendo da tempo, è che gli investitori, cioè soprattutto gli squali della mega-finanza, si stanno buttando sulle aziende TECH perché sanno che esse – grazie all’Artificial Intelligence, ai computer quantistici, a nuovi materiali e farmaci incredibili, e grazie alla robotica o ai Drones commerciali, armi e tanto altro – sono sulla strada per diventare i Padroni Privati della vita sulla Terra con in mano le Chiavi.

Il postulato N. 2 di cui vi avviso, è che se è vero che i barracuda della finanza mondiale si sono gettati in questo settore, essi poi pretenderanno un ricavo alto sugli investimenti, per cui queste Chiavi della vita sulla Terra – ovviamente nei settori cruciali di Salute, Ambiente, Energia, Difesa o Commerci, e non le stupide App per il popolino – avranno prezzi talmente alti da creare un mondo con miliardi di umani in TEC-GLEBA e con un’elite ricca come mai nella Storia.

Ma allora, sto Barnard dice la verità sul lucro della mega-finanza sulle aziende TECH in Artificial Intelligence?

Ok, sopra c’è la foto dello YTD RETURN in queste aziende, cioè della percentuale di profitti realizzati dagli investitori dal primo gennaio 2017 a oggi 29 ottobre 2017. Sono listate le 19 maggiori aziende TECH in Artificial Intelligence, e (IBM a parte) potete capire voi stessi anche solo con uno sguardo, quanto si stanno impennando i profitti di chi ha ficcato milioni in questi colossi.

Dal minor profitto della Cisco Systems (relativamente, perché ha dato un +16,7%), si sale lungo Intel, Alphabet di Google, SAP SE, SoftBank, Oracle, Microsoft, Apple, Baidu, Salesforce, Amazon, Tesla, Facebook, Netflix, Samsung, PayPal, Tencent, e nella stratosfera troviamo Alibaba.

Per darvi un’idea, Jack Ma con sta sua azienda TECH dal nome buffo, Alibaba, ha reso un incredibile YTD RETURN sulle sue azioni del +98,8%.

E QUESTA E’ LA SITUAZIONE AD OGGI, QUANDO ANCORA TUTTA LA NUOVA GENERAZIONE DI TECH IN A.I, QUANTISTICA ecc. CHE RIBALTERA’ IL PIANETA, DEVE ANCORA USCIRE.

Allora, siccome uscirà e di questo esiste la certezza sia scientifica che finanziaria, voi dovete chiedervi due cose: quanto s’impenneranno i YTD RETURNS, dato che vi sarà la frenesia mondiale per acquisire le TECH, le cure, i farmaci, i robot, i Drones commerciali, le armi ecc.; e quanto dovranno pagarle i popoli per garantire quelle impennate nella tasche degli investitori.

Tutto qui.

E la risposta è già oggi sulle pagine dei quotidiani. Gli Stati non possono più spendere, per cui venderete un polmone, e forse ce la farete, con famiglia, per qualche annetto. Questa, badate, è roba confronto a cui il disastro delle Austerità UE vi sembrerà un sorbetto al limone. Fa rima con polmone.

Non fate figli.

MA I RIMEDI CI SAREBBERO:

http://paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=1874

MA PURTROPPO IN ITALIA:

http://paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=1922

Fonte: http://paolobarnard.info/

Letture per il fine settimana

 
 
 
 
 

Un paranoico androide

Getty Images

Come Google ti sta registrando segretamente attraverso il tuo cellulare  monitorando milioni di conversazioni ogni giorno per memorizzare i file audio di carattere personale

di Margi Murphy
22 agosto 2017 
dal sito web TheSun

 Se si esegue il software Android sullo smartphone, Google potrebbe averti registrato ogni giorno – senza che tu lo sappia

UN ANDROIDE PARANOICO

Potresti aver innescato accidentalmente

il dispositivo di ascolto,

consentendogli di registrare tutto quello che dici,

come pettegolezzi, gossip truculenti e altro ancora …

Lo sapevi che Google ti sta registrando senza che tu ne sia a conoscenza e la tua approvazione?

Il gigante tecnologico ha effettivamente trasformato milioni di smartphone degli utenti in dispositivi di ascolto che possono catturare conversazioni intime – anche quando non sei presente in casa dove hai lasciato il tuo smartphone

Se possiedi un telefono Android, è probabile che tu abbia usato Google Assistant (Google Now), simile a quello di Apple

Google dice che si accende e inizia la registrazione solo quando pronunciate le parole “OK Google”.

Ma un’indagine su Sun ha scoperto che l’assistente virtuale è un po’ duro d’udito. In alcuni casi, semplicemente dicendo “OK” nella conversazione, la richiesta fa accendere il telefono che registra circa 20 secondi di audio.

Si accende regolarmente il microfono mentre stai andando sulle tue attività quotidiane.

Ecco come Google Assistant memorizza ciò che stai dicendo 

Una volta effettuata la registrazione di Google, i file audio vengono caricati sui server del computer, spesso chiamati “la nuvola”.

Questi file sono accessibili da assolutamente ovunque nel mondo – a patto che tu abbia una connessione a Internet. Ciò significa che qualsiasi dispositivo firmato nel proprio account Gmail o Google può accedere alla libreria dei tuoi segreti più profondi e più intimi.

Quindi, se sei con un computer portatile in questo momento e sei iscritto a Gmail, puoi ascoltare.

Getty Images  Apple mantiene anche le registrazioni vocali di Siri – ma dice che Sun lo anonimizza dopo 18 mesi

Le registrazioni durano circa 10-20 secondi in media e viene salvata una versione di testo della conversazione.

Il gigante della Silicon Valley afferma nei suoi termini e condizioni che mantiene queste registrazioni, per

“migliorare il riconoscimento vocale nei confronti di tutti i prodotti Google che utilizzano la tua voce”.

Dopo che Sun Online ha presentato esempi di difetti di riconoscimento vocale a Google, un portavoce ha dichiarato:

“Processiamo solo ricerche vocali dopo che il telefono ritiene che venga rilevata la parola” OK Google “. Gli snippet audio vengono utilizzati da Google per migliorare la qualità del riconoscimento vocale in tutta la ricerca”.

Recentemente è stato lanciato un assistente intelligente, Google Home.

Le registrazioni di canzoni fatte dal pubblico per il pubblico aiuteranno la sua intelligenza artificiale che gestisce Google Home, insegnandole come comunicano naturalmente gli esseri umani.

In parole povere:

è una classe di lingua gratuita per il suo software …

Come Google scopre esattamente ciò che conosce di te

  • In primo luogo, devi essere iscritto con tuo account Gmail o Google.
  • Una volta che hai fatto questo, digitare “history.google.com/history” nel tuo browser web.
  • Sarai portato in un hub che contiene l’intera impronta digitale, quindi fai attenzione, potrebbe fare qualche losca lettura.
  • Ciò include le ricerche di Google Maps e i video di YouTube che hai guardato.
  • Fai clic su “Controlli attività” sul lato sinistro della pagina.
  • In “Attività Web e App”, fai clic su “Gestisci attività”.
  • Se Google tiene le schede su di te, ci dovrebbe essere un flusso di pagine web e ricerche mappate che vengono visualizzate in ordine cronologico.
  • È possibile eliminare casualmente le ricerche oppure selezionare tutte le ricerche per farle scomparire.

Ma Google è, innanzitutto, un’azienda pubblicitaria e il suo prodotto più grande è un servizio di mirata pubblicità, che vende ai più grandi marchi del mondo.

Migliaia di ricerche web annuali, dati di posizionamento e di posta elettronica permettono di raggiungere la popolazione con marketing specializzato – e non vi è alcuna ragione per cui non potrebbe fare altrettanto con i tuoi dati vocali.

Quindi, ora per l’importante domanda:

come posso ascoltare i file audio che Google ha dalla mia vita?

Come posso ascoltare l’audio che Google ha registrato dal mio telefono?

È abbastanza facile.

A differenza di Apple, che non pubblica alcun dato vocale che memorizza attraverso Siri, Google è piuttosto trasparente, dandovi l’accesso completo al tuo audio.

  1. In primo luogo, devi essere iscritto al tuo account Gmail o Google.
  2. Una volta che hai fatto questo, digitare “history.google.com/history” nel tuo browser web.
  3. Sarai portato in un hub che contiene l’intera impronta digitale, quindi fai attenzione, potrebbe fare qualche indesiderata lettura.

Visita history.google.com/history  per trovare un hub che è praticamente un racconto sulla tua vita digitale Google 

Puoi controllare l’attività web facendo clic qui Google 

Scorri verso il basso sui controlli attività per trovare la sezione intitolata Voice & Audio Google 

Dovresti vedere un elenco  di tutti i file audio qui 

  • Ciò include le ricerche di Google Maps e i video di YouTube che hai guardato.
  • Sotto la scheda Attività vocale e audio, troverai un elenco di registrazioni in ordine cronologico.
  • Prima di iniziare l’ascolto, potrebbe essere necessario collegare le cuffie.

Potrai ascoltare i suoni della strada mentre hai comprato il giornale o quando hai fatto una piccola conversazione alla fermata dell’autobus.

Ma potrebbero esserci anche un sacco di pettegolezzi che non vorresti che qualcun altro sentisse. Sarete scioccati nell’ascoltare ciò che viene raccolto.

Il Sun Online ha scoperto le registrazioni da quando il proprietario del telefono non era in camera – e ha anche rivelato un interludio romantico tra due colleghi misteriosi.

Come posso spegnerlo?

È possibile impedire a Google di memorizzare tante informazioni in futuro.

Tornare a “Controlli attività” e in “Attività Web e App” dovresti vedere un campo azzurro.

È possibile disattivarlo, ma essendo avvisato. Ufficialmente hai semplicemente “interrotto” le registrazioni – pertanto continua a controllare regolarmente per assicurarti che i termini e le condizioni non cambino in futuro e che tu non venga automaticamente iscritto quando arriva un nuovo aggiornamento di Android.

Gli utenti di iPhone Apple non sono migliori.

Il gigante tecnologico memorizza anche le registrazioni vocali per migliorare il suo assistente Siri, ma non è possibile accedervi.

Apple dice che dopo 18 mesi le registrazioni sono anonime, quindi nessuno potrebbe capire chi sta parlando.

Fonte:  http://www.bibliotecapleyades.net/

Traduzione e adattamento: Nin.Gish.Zid.Da

Qualcosa di unico nella storia – noi l’utente prodotto

 

Il Duopolio Facebook e Google

dal Sito Web PijamaSurf  traduzione di Nicoletta Marino Versione originale in spagnolo

Facebook e Google si stanno trasformando nei due grandi imperi globali e di conseguenza sta distruggendo il giornalismo tradizionale in gran parte del mondo.

Il dominio di Google e Facebook continua a crescere, mentre i mezzi di comunicazione che non sono nello specifico anche società tecnologiche sono nel caos. 

Il sito Poynter riporta che questa settimana, la società Time Inc. ha annunciato che licenzierà 300 persone per cercare di essere più efficiente.

Questa settimana anche l’Huffington Post ha dichiarato che licenzierà 39 membri del suo staff, e Verizon, la società a cui appartiene questo giornale, acquisterà Yahoo. Lo stesso avviene per il popolare sito di notizie Vocativ che ha comunicato che non terrà più il suo staff editoriale, che si tratta di una decisione strategica per accentrarsi solo sulla produzione di video. 

Due settimane fa, il New York Times ha annunciato che ridurrà la sua squadra editoriale, per concentrarsi su un contenuto visivo. Si potrebbero citare altri casi, come per esempio quello del The Guardian, che negli ultimi mesi ha chiesto ai suoi utenti delle donazioni.

Il tema è inerente a come questi media vivono la pubblicità digitale. 

Facebook e Google però, che controllano in gran parte la popolarità di tutti i media digitali, dirigono il traffico e possiedono anche la maggior parte della torta pubblicitaria. 

Diversi rapporti del primo quarto dell’anno mostrano che Facebook e Google incamerano il 71% del denaro che si spende in pubblicità on-line; tutte le altre società incamerano il 29%.

Nel 2015 era solo il 64%, c’è quindi una marcata tendenza verso il duopolio. 

Evidentemente, come è risultato chiaro con cose come la cosiddetta cassa di risonanza e la bolla sui filtri che abbiamo visto con le ultime elezioni negli Stati Uniti, questo squilibrio di potere è pericoloso e riguarda tutti gli strati politici e sociali.

Tutto ciò ha l’effetto di ridurre drasticamente la qualità dell’informazione che si genera sui giornali, poiché sempre più persone producono contenuti gratuiti e il contenuto virale è quello che predomina, quindi ci sono pochi incentivi per investire in contenuto di qualità. 

E’ indubbio, che questo potrà essere uno dei grandi problemi che affronteremo in futuro come società.

Quando i mezzi di comunicazione sono prima di tutto una società di tecnologia, dobbiamo essere fiduciosi nella scelta che fanno gli algoritmi e nella loro capacità di darci ciò che è rilevante. 

Fintanto che questi algoritmi sono programmati di base solo per incrementare i guadagni delle suddette compagnie, ci troviamo di fronte alla totale disumanizzazione delle notizie. 

Per tutto questo e per il fatto che i loro algoritmi sono segreti ed esistono delle scappatoie legali che consentono di non rendere conto di nulla, le accademiche Ellen P. Goodman e Julia Powles hanno definito Google e Facebook,

“gli imperi più potenti e furtivi che siano mai esistiti nella storia dell’umanità” in questo articolo del The Guardian (uno di quegli articoli che forse vedremo nei prossimi anni).

Queste professoresse universitarie fanno un’interessante analogia:

Facebook e Google non si possono definire: sono piattaforme, sono media, sono reti sociali, sono motori di ricerca, etc…

Quello che possiamo dire è che noi siamo i media, il contenuto di questi giganti e noi gli utenti, siamo anche i loro prodotti e questo è qualcosa di unico nella storia. 

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