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Il 2019 sarà un anno in cui vivremo pericolosamente.

 

 L’anno che vivremo pericolosamente a livello globale

 di Iosu Perales 14 Gennaio 2019 dal Sito Web AlaiNet traduzione di Nicoletta MarinoVersione originale in spagnolo

Il mondo sta andando verso la destra, più esattamente verso un’estrema destra alimentata dall’ascesa e più diffusione di idee anti immigrazione, xenofobe e di attacchi alla libertà e alla democrazia.

La mappa europea dell’estrema destra si avvicina inoltre all’antierupeismo.

Alcuni dati:

  • Alternativa per la Germania ha un 12,6% di appoggi elettorali raccolti nelle ultime elezioni a cui ha partecipato.

  • il Partito Populare Danese il 21,1%
  • il Fronte Nazionale francese il 21,3%
  • il Partito del Popolo Svizzero il 29,4%
  • Democratici Svedesi il 12,9%
  • Il partito polacco Legge e Giustizia il 37,6%
  • Il Movimento per una Ungheria Migliore il 19,1%
  • Il Partito Liberale di Austria il 26,0%
  • L’italiano Lega Nord il 17,4%
  • Il Partito per l’Indipendenza del Regno Unito l’1,8%

  • Il Partito per la Libertà, olandese, il 13,1%

Inoltre in Andalusia VOX ha ottenuto il 10,97%

Questo è un elenco significativo che dovremmo completare con le percentuali di altri partiti di estrema destra che sono presenti in Europa Non si tratta più di un problema francese, adesso è un problema di tutta l’Europa democratica.

Per questo vedremo cosa uscirà fuori dalle elezioni del parlamento europeo del 2019. Una contea che già sta dando a vedere lo scambio e la configurazione di una Internazionale di Estrema Destra, il che potrebbe avere gravi conseguenze se ottenesse buoni risultati. 

La cosa grave di questo nuovo scenario è che in Europa i muri per contenere l’estrema destra sono molto danneggiati. La socialdemocrazia non ha capacità di risposta.

Esempi eclatanti sono:

  • la scomparsa del partito greco Pasok

  • la brutale caduta del Partito Socialista francese il cui candidato Benoit Hamon ha ottenuto un 6% alle presidenziali del 2017
  • il Partito Laburista Olandese nel 2017 è passato da trentotto rappresentanti a nove.
  • lo stesso PSOE ha perso quasi al metà dei voti del 2008.

Sono ugualmente umilianti altri esempi.

Molti votanti della sinistra moderata stanno dando il loro voto a forze di estrema destra visto lo stato di frustrazione e di senso di abbandono che provano.

Dodici anni fa l’Unione Europea era un club per progressisti, oggi ci sono appena cinque governi con tratti di sinistra.

In America Latina la vittoria elettorale del fascista Jair Bolsonaro, una misto tra Trump e Pinochet, cambia il bilanciamento di forze e ci avverte:

  • Da una parte la militarizzazione del Brasile e ne consegue l’incriminazione dei movimenti sociali

  • Dall’altra parte, la continuità della brutta influenza nord americana in America Latina.

Il pericolo di contagiare altri paesi del continente è una possibilità reale.

Sarebbe un male leggere separatamente, in modo frazionato ciò che sta succedendo in diverse parti del pianeta. Dalla fine della II Guerra Mondiale non abbiamo vissuto un momento più pericoloso dell’attuale: questo merita una riflessione.

Certo è che il mondo, da quando è arrivato alla presidenza degli USA Donald Trump, è più caotico e imprevedibile.

Ciò che sta succedendo ci porta a due piani di analisi:

  • L’ambito nazionale che ci porterebbe ad approfondire paese per paese sulle cause precise di questa svolta verso la destra.  

  • L’ambito mondiale, che mostra uno stato generale sfavorevole alla pace, che fomenta il moltiplicarsi dei conflitti e lo scontro bellico il che produce una associazione tra globalizzazione economica e globalizzazione armata.

Il declino elettorale tocca le forze politiche di quella che potremmo definire destra civile …

Viviamo la punizione delle forze politiche che dopo la seconda guerra mondiale decisero di comune accordo per lo stato sociale e che sono state neutralizzate da un neoliberalismo di confronto estremo e in più adesso patiscono il castigo elettorale per mano di forze neofasciste.

Certo è che i conservatori e i socialdemocratici sono molto responsabili di essere entrati in una globalizzazione che genera disagi e insicurezza ed è il terreno su cui crescono partiti con programmi settari, esclusivisti e conflittuali.

L’estrema destra è un pericolo per la forza che può arrivare a realizzare da sola.

Però lo è anche per la pressione e la spinta che possono avere sulle destre tradizionali tentate di fare proprio il programma politico estremista per non perdere consenso di voti Il caso dell’Andalusia è molto chiaro.

L’Europa che si sta delineando fa suonare tutti gli allarmi.

Se già l’unione politica è quasi una chimera, d’ora in poi la sovranità condivisa subirà aggressioni e un’unione del contenuto sociale diventerà impossibile.

Però, ad essere sinceri, mi preoccupa più l’aumento delle tensioni globali che ci possono portare vicino a una terza guerra mondilae

Sapete perchè…?

Perchè,

  • mai come adesso, negli ultimi settanta anni, il clima generale mondiale è stato tanto favorevole agli attacchi verso la democrazia e la pace.

  • mai come adesso, si erano visti tanti paesi con una estrema destra in auge.
  • mai come adesso, i tamburi di guerra hanno suonato in tanti luoghi allo stesso tempo.
  • mai come adesso, gli Stati Uniti avevano avuto un presidente così eccentrico e provocatore che si vanta di tenere il pulsante nucleare sulla sua scrivania.
  • mai come adesso il sionismo spinge per ingaggiare una guerra con l’Iran…

A questo si aggiungono gli interessi di un’industria bellica, cioé delle guerre che diventano indefinite.

Il mondo è così globalizzato, collegato, che la sorte della sua stabilità o instabilità si sta giocando su scacchieri che anche se ci sembrano lontani hanno influenza sulle nostre vite:

Medio Oriente e in particolare la lotta tra Israele e Iran può terminare trascinando le grandi potenze a intervenire direttamente.

Il 2019 sarà un anno in cui vivremo pericolosamente.

Come è risaputoo, il sionismo israeliano anela a lanciare un attacco contro l’Iran, bombardando prima il territorio siriano e ampliando poi il conflitto verso il suo nemico principale. Se succede ci sono molte possibilità che la Russia intervenga militarmente e che gli Hezbolla libanesi aprano un altro fronte con Istraele.

Rimane da conoscere il gioco finale degli Stati Uniti che non lasceranno da solo il loro alleato sionista.

Sono i due grandi fattori quelli che causano tanta instabilità bellica:

  • il neoliberalismo di guerra che disputa il controllo delle materie prime.  

  • la geopolitica che cerca il predominio su ampie regioni strategiche, dotate di armi nucleari.

Le tendenze autoritariste delle potenze che si disputano egemonie sono una realtà.

L’ascesa dell’estrema destra in Europa e in America richiedono delle misure nazionali ma anche altre misure a livello globale, mondiale. 

Sono due fatti che pregiudicano la risoluzione dei conflitti su scenari terzi (Medio Oriente, Asia centrale…) con il dialogo e la negoziazione.

La destra radicale capisce solo la violenza e può canalizzare la sua islamofobia solo con altre guerre.

Urge che le relazioni internazionali impongano il multilateralismo e le negoziazioni come strumento per superare i conflitti.

I grandi paesi, le grandi potenze, se lasciate libere, con il loro libero arbitrio, sono un pericolo per la pace mondiale e lo sono ancora di più se sono governate da un tipo squilibrato come Donald Trump, che sicuramente cerca un nuovo ordine geo-economico e geo-politico, a qualsiasi prezzo. 

E’ chiaro che la Cina ha qualcosa da dire e in riguardo alla guerra commerciale già in atto.
 
 
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Articolo correlato:
 
 

© Global Look Press Christoph Meyer/DPA © Reuters/Kevin Lamarque © Reuters/Christian Hartmann

di George Gallowa  
09 Gennaio 201 dal Sito Web RT 
traduzione di Claudiordali 

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EU: Più piccioni con una Fava

 

 

NOVITA’ IN CORSO NELL’EURO-DITTATURA (Spartizioni e maskirovka).

 

Di Maurizio Blondet  

 

Chi, fra i media e i politicanti, vi racconta che nella UE vige “Lo stato di diritto”, quella libertà sotto legge che invece “sovranisti” e “populisti” starebbero distruggendo, dovrebbe leggere il documento dell’ombdusman europoide il quale attesta: la nomina di Martin Selmayr a segretario generale (ossia il burocrate di carriera che assiste il Commissario, un politico, nel nostro caso Juncker) è stata fatta in modo estremamente irregolare, senza concorso e con forzature e violenze delle norme, da interessare il codice penale – se appunto in Europa vigesse il diritto. 

 

Della questione abbiamo già parlato in un articolo del marzo 2018:  

 

https://www.maurizioblondet.it/la-ue-dittatore-non-vi-avvertito/ 

 

Dato il sempre più evidente effetto disabilitante dell’alcolismo di Juncker, che la cosca dominante tedesca aveva fatto “eleggere” anni fa, la medesima cosca tedesca ha pensato di affiancargli un segretario generale attivo, giovane, capace di sostituire in tutto il sempre più vacillante e vaneggiante ubriacone. La scelta non poteva che cadere su Selmayr, perché già di fatto era insieme il badante e vero capo del governo europeo. Abbiamo infatti appreso da Libération che Juncker “non ha mai presieduto una sola volta le riunioni di gabinetto”, ossia l’atto più altamente politico, il consiglio dei ministri – e in queste appariva a spadroneggiare, sulla poltrona dell’alcolizzato, il Selmayr: senza che nessuno dei presenti”ministri” sollevasse un sopr4acciglio. Si potrebbe addirittura sostenere che tutte le decisioni del “governo europeo” non presiedute da Juncker siano invalide.

 

Se ci fosse un giudice a Berlino, volevo dire a Bruxelles.

 

Non c’è. Però c’è l’ombdusman. E’ una bella istituzione. Tale ombdusman ha effettivamente scritto nero su bianco che Selmayr è stato fatto segretario generale “senza concorso né competizione”, che sono obbligatori; senza che fosse “reso pubblico che il posto era vacante” (notate: un “posto” che dà il potere su 33 mila dipendenti e su tutti i dossier che contano, per cui è ovviamente il segretario a fare le pulci ad ogni bilancio nazionale – e quelli dell’Italia a Selmayr non sono mai piaciuti). Anzi di più: che quel posto fosse vacante, perché il precedente segretario (di nome Italiener…) aveva lasciato la poltrona nel gennaio 2018, “questa informazione era conosciuta solo dal presidente [Juncker] e da mister Selmayr [il badante teutonico].

https://www.ombudsman.europa.eu/en/recommendation/en/102651

 

 

Vedete, dirà l’europeista, che un giudice a Berlino (a Bruxelles) c’è dopo tutto? Visto che denuncia questo trucco così terronico fra Juncker e Selmayr, che i concorsi truccati di cui ci si lamenta in Italia in certe università o nelle regioni meridionali, sono al confronto modelli di trasparenza e legalità svedese? E invece no, ingenuo europeista: perché dopo questa denuncia dell’ombdusman, mica succede niente. Specificamente, Selmayr mantiene il posto potentissimo di segretario generale (e agente degli interessi tedeschi), non viene obbligato a lasciarla poltrona perché venga aggiudicata con un vero concorso. 

 

Questo è “lo stato di diritto” nella UE. Quello della orwelliana Fattoria degli Animali, ma con una furbesca creatività “meridionale” da parte tedesca, da far sembrare la Regione Sicilia una raccolta di ingenui legalisti.

https://www.maurizioblondet.it/la-ue-dittatore-non-vi-avvertito/

 

Ma tranquilli: “Ciò che azzererà Selmayr non saranno le circostanze della sua nomina, bensì la nomina di un Presidente della Commissione tedesco, sempre più probabile”, scrive Wolfgang Munchau, il corrispondente da Bruxelles per il Financial Times. 

 

Difatti, vista la proossima decadenza di Juncker, la Merkel ha già scelto il nuovo presidente della Commissione, che ovviamente sarà “eletto” regolarmente dai suoi stati-satelliti. Ecco presentato il nuovo candidato del Partito Popolare Europeo (PPE): si chiama Manfred Weber, bavarese, anti—italiano, sarà messo lì per imporre alla BCE di “terminare l’acquisto di titoli pubblici al più presto possibile”, e impedire ogni timida unione bancaria che obblighi la Germania a contribuire, in caso di crisi, per esempio accettando una assicurazione europea sui depositi fino a 100 mila euro anche per gli euro depositati nelle banche del Sud.

 

Più precisamente: Weber perseguirà l’indurimento di quella politica “europeista” ma in realtà anti-UE, di stampo tedesco, che persino il direttore generale di Bankitalia Salvatore Rossi – con insolita franchezza – un fallimento. 

 

“Lo scopo originario dell’Unione bancaria è stato accantonato”, ha riconosciuto il direttore: la sfiducia tra i Paesi dell’Eurozona ha definitivamente affossato l’assicurazione comune sui depositi, cioè l’obiettivo di tutti gli ultimi governi italiani. 

 

Viviamo “la chiara sconfitta di una strategia europea che ha accomunato gli esecutivi Monti, Letta, Renzi e Gentiloni …” , che hanno ceduto tutto ai tedeschi per la speranza di ottenere una “unione bancaria” che Berlino non ha mai e poi mai lasciato sperare, anzi è stato ben chiaro: Nein. 

 

Bankitalia: la UE è fallita 

 

Bankitalia dunque certifica il fallimento dei governi da Monti a Gentiloni, dei sacrifici che hanno imposto al Paese inutilmente . Dando ragione dunque ai Savona, Bagnai, Borghi.

 

Ha detto: “in sostanza, le nostre banche sono divenute europee solo in un senso, ovvero in quanto vigilate e sottoposte a risoluzione a livello europeo”, ma non saranno soccorse in caso di crisi: perché in quel caso, ogni paese dell’eurozona è lasciato a se stesso – ma non libero di inventare i mezzi non-convenzionali, perché sotto la sorveglianza di Francoforte. “Alle banche è stata imposta una camicia di forza volta a garantire che, in caso di fuga dai titoli di Stato emessi da un sovrano, le banche di quel paese non verranno salvate dai contribuenti, di quello stesso paese o di altri”. Traduzione: quel tanto di Unione Bancaria accettata da Berlino “è servita esclusivamente ad impedire che lo Stato Italiano salvasse le Banche Italiane”, imponendo la spoliazione dei depositanti “, “un vero e proprio prelievo forzoso contro le famiglie, contro le imprese e solo nell’interesse delle grandi banche” (citazione di Renato Brunetta).

 

Leggere per credere fino a che punto il direttore condivide le valutazioni di qusto governo, naturalmente senza dirlo:

 

https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/interventi-direttorio/int-dir-2018/rossi-30.08.2018.pdf

 

Ora, dopo simili enunciazioni, persino l’opposizione del PD ed altre “sinistre” dovrebbe riconoscere le buone ragioni del governo “sovranista populista”, e in Europa unirsi ad esso per contestare l’austeritarismo fallimentare. Invece gongola che l’Europa lo farà cadere, e torneranno di nuovo al potere loro – per continuare a fare la politica di austerità di Monti , Renzi, Letta e Gentiloni, già certificata fallimentare – dal direttore dei Bankitalia, mica da Borghi. Che signifca: l’ultimo saccheggiodei risparmi italiani per “salvare” l banche. 

 

Naturalmente accetteranno il nuovo presidente della Commissione “eletto” per volontà della Merkel. 

 

La quale, facendo eleggere Manfred Weber, prenderà più piccioni con una fava. Sanerà la sua malconcia relazione con il partito democristo-bavarese, CSU, a cui Weber appartiene. Spera di portare via voti ai partiti populisti europei, e specialmente al tedesco AfP, che nei sondaggi appare ormai il secondo partito, ma anche alla nuovissima formazione (Aufstehen, “alzarsi in piedi”) , anti-immigrati da “sinistra”, fondata da Sahra Wagenknecht, copresidente del gruppo della Linke, il partito della sinistra radicale tedesca. 

 

Merkel deve aver visto questo sondaggio: quale è la prima preoccupazione degli elettorati in Eurpèa? “L’immigrazione”. E la seconda? “Il terrorismo”. Solo gli italiani rispondono “La disoccupazione”

 

 

 

Quindi, ecco l’opportuno riposizionamento del PPE e guida germanica: anche il leader del PP e prossimo presidente , il sullodato Weber, è su posizioni esplicitamente anti-immigrati, anzi identitarie e religiose : ecco una delle sue frasi celebri con cui si fa propaganda , e guardate su che sfondo l’ha fatta stampare – una chiesa, un crocifisso. E la frase suona così:

 

“Se vogliamo difendere il nostro modo di vita dobbiamo sapere cosa ci determina. L’Europa necessita di un dibattito sulla identità e la cultura dominante”. 

 

Insomma avremo uno che promuove altri anni di austerità tedesca alla Monti, l’egemonia economica e il surplus tedesco, ma in veste di Crociato e Nostalgico della Vittoria di Vienna contro li turchi. 

 

Ha infatti, lo credereste?, “forti relazioni con membri dell’Europa centrale e dell’Est , il cui peso nel PPE è cresciuto”: polacchi, ungheresi, austriaci, gruppo di Visegrad… 

 

Assisteremo a incontri di Weber con Orban, salutati di nostri media che hanno demonizzato l’incontro di Salvini, come il nuovo e vero europeismo ? A una politica di cristianesimo anti-musulmani che sarà elogiata ed imitata dal PD e dalla Boldrini? 

 

Certo è che gli europeisti di ieri, da Mogherini a Tusk, sentono un effetto di spiazzamento, ma già si adeguano. Donald Tusk, che ora che è in scadenza può dire la verità, ha notato: “Le posizioni di Merkel e Orban sono reciprocamente compatibili”. Il partito Fidesz potrà rimanere nel PPE….   

 

https://uk.reuters.com/article/uk-eu-merkel/merkel-backs-bavarian-ally-as-centre-rights-eu-commission-candidate-media-idUKKCN1LF2OF 

 

Una bella gara fra un sovranista piccolo e la politica super-sovranista di Berlino: sovrana non solo a casa sua, ma in casa d’altri. 

 

Una sola preoccupazione: una campagna di Weber come capo del PPE e presidente di Commissione anti-immigrati e identitario non andrà in rotta di collisione con l’impegno di Macron di combattere contro “il populismo”? C’è chi se lo domanda.  

 

http://www.votewatch.eu/blog/does-weber-have-enough-support-to-become-president-of-the-european-commission/ 

 

Infatti Macron ha già protestato: “Uno non può sostenere Merkel e Orban allo stesso tempo”; ha strillato secondo Spiegel.  

 

http://www.spiegel.de/politik/ausland/emmanuel-macron-zu-manfred-weber-man-kann-nicht-gleichzeitig-merkel-und-orban-unterstuetzen-a-1226935.ht

 

Ma sì che si può. Merkel non ha imparato la lezione del suo creatore, Attali? “Non possiamo lasciare la nazione ai nazionalisti”

https://www.maurizioblondet.it/la-caduta-di-macron-decisa-dai-suoi-creatori/

 

Il nuovo europeismo è “bandiera sangue e suolo” più globalizzazione, “cristianesimo” e niente Unione Bancaria, i Templari più la Troika e la disoccupazione di massa. Basta che non siano Salvini e Di Maio. Basta che il Sud resti in recessione profonda e disoccupazione. Basta rispettare il 3%.  

 

 

Fonte: https://www.maurizioblondet.it/ 

 

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Magaldi – Nascerà il Pdp, Partito Democratico Progressista

Magaldi: smascheriamo insieme i bari della politica italiana

Smascherare i bari della politica? Facilissimo: basta vedere chi votò per Mario Monti, il devastatore dell’Italia inviato a Roma nel 2011, tramite Napolitano. Una missione speciale, la sua, per conto dei super-poteri oligarchici che hanno fatto dell’Ue una fabbrica di diktat, trasformando i Parlamenti in “bivacchi di manipoli” dormienti, ancora impegnati a recitare la liturgia di una democrazia che ormai non esiste più, non conta, non decide più niente.
 
Se ne vergognano, gli ex sostenitori di Monti? «Certamente se ne vergogna Bersani, che infatti nella sua nuova formazione politica ha inserito un riferimento all’articolo 1 della Costituzione “fondata sul lavoro”, ben sapendo di aver votato a favore della riforma Fornero, massimo attentato politico nella storia recente contro il mondo del lavoro e dei lavoratori».
 

Parola di Gioele Magaldi, autore del bestseller “Massoni” e presidente del Movimento Roosevelt, che ora annuncia un conto alla rovescia: quello della nascita di un nuovo soggetto politico destinato, spera, a sconvolgere la “palude” italiana, intasata di replicanti finto-progressisti e finto-ribellisti, per fornire agli elettori una vera chance di cambiamento in senso sovranistico e democratico, lontano dalla “dittatura” di Bruxelles e dei suoi corifei nazionali.

Berlusconi? Ancora una volta incerto e ambiguo, nell’elogiare – forse in funzione anti-Salvini – la Pax Europea di cui avremmo beneficiato. Niente di più falso, sostiene Magaldi, in collegamento con David Gramiccioli ai microfoni di “Colors Radio”: questa Ue, che doveva unire il continente – accusa il leader del Grande Oriente Democratico – ha letteralmente frantumato l’Europa, provocano una feroce crisi economica e pericolose rivalità tra Stati. Il Pd renziano? Minestra riscaldata: lo stesso Renzi ha commesso errori madornali come quello sul referendum, e il suo destino è comunque segnato.

In ogni caso, aggiunge Magaldi, anche una quota rilevante di elettorato Pd è delusa e disorientata, nonostante l’overdose di camomilla somministrata dal Gentiloni di turno, vero e proprio clone del dimenticabile Enrico Letta.
 
«In Italia – sostiene Magaldi – esistono praterie sconfinate, sul piano politico, per chi voglia provare a cambiare davvero il corso delle cose: manca solo uno strumento chiaro e preciso, finalmente a disposizione degli elettori». Proprio per questo, aggiunge, nascerà il Pdp, Partito Democratico Progressista: un programma netto, destinato a smascherare l’ipocrisia generale e la reticenza dei partiti di oggi, incluso il Movimento 5 Stelle.

«A Roma il movimento di Grillo non ha dato buona prova di sé, e c’è da temere che sarebbe così anche su scala nazionale, se dovesse governare l’Italia». Per un motivo semplice, dice Magaldi: «I 5 Stelle non avevano un vero programma per la capitale, così come non hanno un vero programma per il paese».

 
Per “vero programma”, spiega Magaldi, si intende qualcosa di esplicito e inequivocabile: aprire una vertenza storica con l’Ue, minacciando di sbattere la porta. Obiettivo: ripristinare la democrazia in modo sostanziale, quella dei diritti del lavoro, svuotata dalla tecnocrazia euro-tedesca, che Magaldi definisce “paramassonica”, dettata dalle strutture di potere apolidi che hanno fabbricato l’attuale globalizzione asimmetrica, che concentra i poteri e fa sparire i diritti, spingendo i cittadini verso una precarietà universale, senza speranza.
 
Un esito inaccettabile, da rovesciare a partire dalle fondamenta, riscrivendo le regole: l’economista Nino Galloni è uno dei cervelli del movimento fondato da Magaldi per sollecitare il risveglio della politica italiana, di cui però ancora non si vede traccia. E dunque, se i partiti continuano a dormire, non resta che scendere in campo direttamente: è questo il ragionamento alla base del varo (imminente, pare) del Pdp, aperto a «chiunque ami sinceramente la democrazia, cioè la legittima quota di sovranità assegnata ad ogni cittadino».
 

La percezione della realtà

Modi di manipolazione della élite globalizzata
Percezione della realtà

by Kalee Brown
March 07, 2017
from Collective-Evolution Website

1. marketing di massa

Ora in Nord America è praticamente impossibile sfuggire agli annunci di marketing di massa.

Anche se si vive in una zona rurale, alla fine sei destinato a incontrare l’insegna del gigante McDonald. Ci è stato detto che cosa mangiare, quali vestiti indossare, e anche quali farmaci prendere attraverso la pubblicità! Anche se è illegale per Big Pharma pubblicizzare farmaci in altri paesi, è completamente legale in Nord America.

Gli annunci sono spesso fuorvianti, sopravvalutando i benefici e omettendo completamente i rischi o potenziali effetti collaterali (o semplicemente mettendoli in minuscole diciture illeggibili).

La FDA ha fatto un passo in più, inviando alle aziende farmaceutiche lettere di avvertimento o addirittura a costringerle ad adottare i loro annunci, annunci falsi e forvianti, aumentando così gli effetti dei loro farmaci (fonte). Che si tratti di una pubblicità per farmaci contro il cancro, farmaci da banco, o anche un annuncio mirato a genitori per i loro figli per le pillole ADHD, sono spesso una forma di pubblicità ingannevole.

Perché tutti pensiamo di possedere le stesse cose? Tutti vogliono il nuovo iPhone, l’ultimo paio di Nike, e altro ancora. Viviamo in un mondo consumistico, un fatto che è diventato così palesemente evidente che gli adolescenti del Nord America (e anche qui in Europa – corsivo mio) stanno cominciando a guardarsi come cloni l’un l’altro.

Ciò solleva la questione: 

Quanto di quello che ti piace indossare o mangiare è in realtà perché ti piace, e quanto ti piace, perché ti è stato indotto a piacerti?

2. La definizione delle norme sociali

Dopo il diploma di scuola superiore, la società ci incoraggia ad andare all’università, ottenere un costante lavoro, sposarsi, comprare una casa, avere dei figli, e a risparmiare un sacco di soldi per la pensione. Se questi obiettivi veicolati della società non vengono espletati, saremo ritenuti dei falliti infruttuosi.

Decidiamo di sposarci ancora prima di aver incontrato la persona giusta e conseguentemente vogliamo e pretendiamo di avere figli quando non sappiamo nemmeno cosa noi stessi siamo ancora. In realtà, la gente sembra essere più preoccupata a realizzare questi obiettivi piuttosto di godersi la vita e vivere il momento in cui si manifesta.

Chi è che ha creato questa linea sociale-temporale e perché si sente il bisogno di seguirla?

Sposati o single, gay o etero, ricco o povero – queste norme hanno creato le etichette che usiamo per differenziarci l’un dall’altro. Cominciamo a identificarci con loro, legandoci a “chi siamo”, quando la risposta a questa domanda non può essere spiegata da queste illusioni fisiche.

L’élite ha sostanzialmente costretto la società alla Sindrome di Stoccolma; siamo così coinvolti in queste norme che nemmeno ce ne rendiamo conto siamo intrappolati e imprigionati da loro, e iniziamo ad amarli. Nel momento in cui qualcun altro devia dalla norma, lo consideriamo “pazzo”, quando in realtà si è appena svegliato!

Tutti gli annunci dei sistemi in atto ci incoraggiano a proseguire su questa strada e a idolatrarli. Non fraintendetemi – non c’è niente di sbagliato con l’andare a scuola, sposarsi, avere figli, e lavorare molto.

Se si è felici e completamente connessi a se stessi e all’ambiente circostante, allora è chiaro che questo funziona per voi. Ma i tassi di divorzio e di suicidio crescenti suggeriscono che forse queste pressioni sociali non funzionano per tutti.

3. La classificazione delle informazioni e il mantenimento dei segreti

L’élite è molto abile nel tenerci al buio, soprattutto perché molte persone non sono al corrente di quello che sono “l’elite” (o il governo ombra). Documenti su documenti sono conservati e classificati, in particolare gli file UFO e i bilanci dei programmi neri.

Alcuni anni fa, Edward Snowden, un ex appaltatore dell’intelligence, ha fatto trapelare la prima documentazione comprovante l’esistenza operativa di bilanci neri (1) (programmi che sono estremamente classificati riguardanti la tecnologia, le informazioni, e altro ancora).

Nell’anno fiscale 2013, un esborso di $ 52,6 miliardi sono stati accantonati per operazioni di bilancio neri. Tenete a mente che questo è solo una parte del numero riportato; alcune evidenze suggeriscono che questo numero è molto più alto.

Ad esempio, l’ex ministro della difesa nazionale del Canada, Paul Hellyer, ha detto nel corso del 2008:

E’ ironico pensare che gli Stati Uniti stiano per iniziare una guerra devastante solo per la presunta ricerca di armi di distruzione di massa, quando gli sviluppi più preoccupanti in questo campo si stanno verificando nel loro giardino.

E’ ironico pensare che gli Stati Uniti debbano combattere guerre mostruosamente costose con la presunzione di portare la democrazia in quei paesi, quando essa stessa non può più pretendere di essere chiamata una democrazia, quando migliaia di miliardi, e voglio dire migliaia di miliardi di dollari sono stati spesi per progetti che entrambi Congresso e il comandante in capo hanno stabilito. (2) Questi progetti sono quelli che vengono effettuati attraverso il bilancio nero. Ci sono altri programmi di governo progettati per mantenere le invenzioni e le informazioni all’oscuro, come l’Invention Secrecy Act.

Anche la scienza non può essere sempre attendibile quando le informazioni alla fonte vengono falsificate, così come un enorme 50% della letteratura scientifica è stimata essere falsa.

E questo non è solo legato ai casuali studi scientifici; questo include articoli di valutazione reciproca e studi governativi. Ad esempio, l’informatore del CDC Dr. William Thompson ha chiesto scusa pubblicamente per la falsificazione sulla ricerca, gran parte della quale è stato considerata “pro-vaccino.”

Anni dopo, è uscito ammettendo quello che aveva fatto, e confermando che il collegamento vaccino-autismo è molto reale. 

4. Istruzione 

Il moderno sistema di istruzione è pieno di propaganda che avvantaggia solo l’élite.

Per esempio, molte persone crescono pensando che il Nord America sia stato fondato dagli inglesi. In realtà, quando gli europei si sono impossessati dell’America, ha rappresentato forse il più grande genocidio della storia. L’antropologo e etnostorico americano Henry F. Dobyns stima che oltre 100 milioni di persone abitavano nelle Americhe prima dell’arrivo degli europei (fonte). Altri studiosi hanno stimato che il numero sia stato superiore a partire da 10 milioni.

Ad esempio, William M. Denovan, Professore Emerito di Geografia presso l’Università del Wisconsin-Madison, ritiene che ci siano stati circa 54 milioni di abitanti (fonte).

Non c’è da meravigliarsi che così tante persone sentano il bisogno di proseguire gli studi oltre la scuola superiore, dal momento che in realtà non apprenderebbero altrimenti competenze preziose.

Ai bambini viene insegnato a seguire l’autorità, conformarsi, e memorizzare le informazioni in contrasto con il pensiero e la primaria realtà.

Il video seguente illustra il problema con l’istruzione moderna:

Un altro esempio è l’educazione fornita alla facoltà di medicina.

Ai medici non vengono insegnate i vari tipi di misure preventive a malapena sono informati sulla corretta alimentazione.

I Rockefeller, che dominano i mercati farmaceutici, hanno effettivamente contribuito a disegnare il curriculum della scuola medica, non a migliorarla, ma piuttosto per spingere l’uso di più farmaci al fine di aumentare i loro profitti.

Le aziende farmaceutiche, piuttosto che riferirsi a medici qualificati e imparziali, divulgano un sacco di informazioni che vengono insegnate all’MD, e Big Pharma che spesso influenzano professori medici e fondi programmati per universitari.

Ad esempio, 1.600 professori di Harvard hanno dichiarato che essi o un membro della famiglia ha legami con le aziende farmaceutiche che potrebbero pregiudicare i loro insegnamenti e la ricerca.

L’industria farmaceutica ha donato più di $ 11,5 milioni di Harvard nel 2008 per,

“classi di ricerca e di formazione continua.”

Molti studenti di Harvard hanno espresso preoccupazione per questo ed ha anche fatto notizia corrente quando uno studente è stato sminuito dal suo professore per aver chiesto circa gli effetti collaterali di un farmaco che illegittimamente il professore lo stava promuovendo in classe.

Questo è stato anche un problema diffuso all’interno della psichiatria.

Come il dottor Irwin Savodnik di UCLA, spiega,

“Lo stesso vocabolario della psichiatria è ora definito a tutti i livelli da parte dell’industria farmaceutica.”

Questo è in parte il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM), perché è il maggior testo diagnostico di riferimento in uso da parte degli psichiatri negli Stati Uniti per curare i loro pazienti, fortemente sbilanciato verso l’uso di droghe farmaceutiche, invece di terapia.

5. notizie false 

Non è un segreto che la media dei mainstream di controllo d’élite (MSM).

Abbiano orchestrato l’evento 9/11, dove è stato segnalato come un “attacco terroristico”, per coprire i dati elettorali falsificati, e per noi ad essere alimentati con propaganda a tutti i livelli, in particolare quando si tratta di guerra. Se si da uno sguardo solo ai MSM, è probabile farsi un’idea di quello che sta realmente accadendo in Siria, con la Russia, o per quanto riguarda qualsiasi conflitto di guerra in terra straniera.

La Operation MOCKINGBIRD della CIA è il programma di governo con riferimento al suo interesse e le relazioni con l’MSM.

Il MOCKINGBIRD derivava dal precursore della CIA, l’Ufficio per i Servizi Strategici (OSS, 1942-1947), che, durante la seconda guerra mondiale, ha creato un rapporto di lavoro con giornalisti ed esperti di guerra psicologica che operano principalmente nel teatro europeo.
Questo segmento in diretta di sabato notte censurato riassume perfettamente come l’MSM è controllato e gestito dalla Élite:

6. Industria & Intrattenimento
Molto di ciò che compriamo, come ci sentiamo, e ciò che ha valore è determinato dal settore dello spettacolo.

La società tende a idolatrare celebrità, osservando ogni loro mossa sul reality show televisivi e nelle riviste consentendo loro di ispirare le nostre scelte, in particolare le nostre abitudini di acquisto.

C’è un sacco di strano simbolismo occulto nella élite, si trovano in video musicali e film, che, se siete interessati, li potete leggere su Vigilant Citizen.

E’ stato anche ipotizzato che il Monarch Mind Control, sia un’estensione del programma governativo MK Ultra, ed è stato utilizzato da Hollywood (leggi il nostro articolo CE qui).

Non molte persone sono al corrente che, la CIA ha un intero dipartimento dedicato al mondo dello spettacolo.

È gestito attraverso la Entertainment Industry Liaison Office della CIA, che collabora in qualità di consulente con i registi. La CIA non si limita a offrire una guida per i registi, offre anche il denaro.

Nel 1950, l’agenzia ha acquistato i diritti per La fattoria degli animali di George Orwell e quindi finanziato nel 1954 la versione animata britannica del film. Si dice che il suo coinvolgimento ha avuto una lunga durata, ma solo negli ultimi dieci anni quelle voci sono state motivate.

Il legame tra Hollywood e la CIA non è qualcosa di nuovo.

7. Gli alimenti

Una innumerevole quantità di persone non indugia sul consumo in alimenti che sono terribili per i nostri corpi e che hanno una bassa frequenza. Il cibo è stato progettato per eccitarci; dovremmo averne un beneficio sulla nostra salute, non tagliare gli anni della nostra vita.

Ciò solleva la questione:

Stiamo mangiando alimenti che sono malsani perché ci piace il gusto o perché siamo stati manipolati in questo modo?

Siamo circondati da pubblicità di prodotti alimentari (la maggior parte dei quali è terribile per noi), il cibo è stato spostato dall’essere un mezzo di sostentamento verso un’industria globale.

Le aziende svolgono un ruolo significativo nella definizione di ciò che è sano e ciò che dovrebbe essere considerato legale o illegale per quanto riguarda il settore alimentare.

Per esempio, la piramidale guida alimentare USDA afferma che si dovrebbe mangiare 2-3 porzioni di latte, yogurt e formaggio, nonostante il fatto che solo il 75% delle persone in realtà può digerire il latte correttamente, così come 2-3 porzioni di carne, pollame, pesce, fagioli secchi, uova, e noci al giorno.

Walter Willett del Dipartimento di Nutrizione dell’Università di Harvard afferma che “gli individui possono essere molto sani, senza il consumo di tutti i latticini”, e numerosi studi hanno dimostrato che il consumo di carne può causare il cancro, le malattie cardiache, l’obesità, e molte altre complicazioni di salute. Tuttavia, secondo le linee guida USDA, dice che è errato.

Quindi, da dove viene lo scollamento tra il governo e la scienza?

Ebbene, il governo ha legami pesanti nell’industria lattiero-casearia, il governo ha contribuito e sostenuto i fornitori a produrre di più la loro produzione a base di latticini, ed ha implementato nei programmi scolastici i benefici del latte.

Dai un’occhiata a questo video qui sotto l’implicazione e i legami del governo per l’industria lattiero-casearia:

L’USDA ha legami pesanti in molte pubblicità e campagne che incoraggiano i consumatori ad acquistare carne.
Il governo degli Stati Uniti spende 38000000000 $ all’anno per sovvenzionare le industrie della carne e latticini, rispetto a solo il 0,04% di quella su frutta e verdura.
Se il governo non avesse beneficiato delle vendite di carne e latticini, la nostra assunzione raccomandata di prodotti animali apparirebbe molto diversa. 

8. Sistema Finanziario.

Quando tutto si riduce ad esso, le élite hanno il controllo del sistema finanziario, e le finanze per controllarci. Viviamo in una società che non funziona al di fuori del denaro che circola in tutto essa.

Il denaro è alla base di tutti i sistemi sociali, ed è una delle motivazioni principali che stanno dietro le azioni della élite.

“Un potere aumentato fino al maggiore apice del governo rispetto alle persone stesse, composto da molti e vari, e potenti interessi, combinati in una massa, e tenuti insieme dalla forza di coesione del vasto surplus nelle banche.” 

John C. Calhoun 7° Vice Presidente degli Stati Uniti 

Il seguente video è tratto dal documentario Thrive, creato da Foster Gamble, l’erede della Procter & Gamble Corporation:

 

Pensieri finali 

Il controllo da parte della élite ha tanti aspetti nella nostra vita, a volte può anche essere difficile pensare che la nostra vita non sia più la nostra.

Tuttavia, è importante che non sostituiamo questo con la paura. Educandoci l’un l’altro, possiamo cominciare a riconoscere come questi sistemi ci riguardano e di guardare le cose in modo oggettivo.
Se vi trovate circondati da cartelloni pubblicitari o state ascoltando la propaganda veicolata dalle notizie, chiedetevi:

Come tutto questo può interessarmi a prendere decisioni per la mia vita?

Sollevando la nostra coscienza, aumentando la nostra vibrazione, ed educare noi stessi, ed messere in grado di proteggerci da questo tipo di manipolazione e controllo della frequenza …!

Traduzione e adattamento: Nin.Gish.Zid.Da 

CETA – Il tritacarne umano

IL CETA E’ UN FRUTTO AVVELENATO
DELLA GLOBALIZZAZIONE
di
Cinzia Palmacci

Il Ceta (Comprehensive Economic and Trade Agreement), sul cui varo è impegnato il Consiglio europeo, è l’Accordo economico e commerciale globale tra la Ue e il Canada. Obiettivo del trattato è eliminare al 99% i dazi doganali e altri ostacoli alle reciproche esportazioni e all’accesso agli appalti pubblici, aprire il mercato dei servizi, offrire agli investitori condizioni prevedibili e prevenire le copie illecite di innovazioni e prodotti tradizionali dell’Ue.

Il Ceta una volta applicato, sostiene la Commissione europea, offrirà alle imprese europee nuove e migliori opportunità commerciali in Canada e sosterrà la creazione di posti di lavoro in Europa. Questa l’ambiguità del motivo per cui il 15 febbraio il Parlamento europeo ha ratificato l’accordo di libero scambio tra Canada e UE. Dopo il voto della Commissione e del Consiglio UE che avevano già approvato il CETA, adesso è arrivato anche il via libera da parte del Parlamento Europeo.

Gli eurodeputati hanno votato in gran segreto, approvando con 408 voti in favore, 254 voti contrari e 33 astensioni. La loro decisione avrà ripercussioni serie non solo sull’ambiente ma anche sulla nostra salute. Un accordo votato in segretezza, e ciò lascia pensare. Ma perché nascondere le votazioni? Perché i rischi per la salute e i vantaggi illusori di questo trattato scellerato non sono di poco momento. Consideriamone i principali:

·Il rischio di ingresso di OGM e pesticidi attualmente vietati

·Importazione di prodotti derivati da animali trattati con ormoni della crescita

·Equivalenza delle misure sanitarie e fitosanitarie di Europa e Canada

·Glifosato, uno dei timori più fondati

·Nelle mani del controllore senza controllo

·Crescita economica irrisoria per l’Europa e perdita di posti di lavoro

·L’Investment Court System (ICS), il sistema di tutela degli investimenti delle multinazionali

“Questo accordo commerciale rischia di minare la democrazia e lo stato di diritto in Europa, a vantaggio di una manciata di multinazionali”, ha detto Federica Ferrario di Greenpeace Italia. Mentre Monica Di Sisto, portavoce della Campagna Stop TTIP Italia  dichiara “Oggi è stata scritta una pagina oscura per la democrazia in Europa, ma non tutto è compromesso.

La battaglia della società civile si sposta adesso a livello nazionale. Monitoreremo gli impatti dell’accordo, dimostrando che avevamo ragione a criticarne l’impianto, e spingeremo il Parlamento italiano a bloccare questo trattato dannoso per i nostri cittadini e lavoratori. I parlamentari europei, in particolare socialdemocratici e popolari, hanno abdicato al loro ruolo di garanti dei diritti e dell’ambiente”.

L’accordo CETA dovrà essere anche ratificato dai Parlamenti nazionali e regionali. Il trattato potrebbe applicarsi provvisoriamente dal primo giorno del mese successivo alla data cui entrambe le parti si sono reciprocamente notificate il completamento di tutte le procedure necessarie. Per i deputati tale data dovrebbe essere non prima del 1° aprile 2017. Intanto, sono in molti a pensare che il Ceta possa costituire un escamotage per superare i veti sul Ttip, l’accordo commerciale Usa-Europa tanto caldeggiato da Obama.

CETA prodotto insano della globalizzazione

Tutti i temi più importanti che riguardano la nostra vita, vengono decisi da pochi e a nostra insaputa. I governi cosiddetti democratici non si prendono la briga di chiedere il nostro parere e nemmeno di informarci. Ci mettono di fronte al fatto compiuto. Dai media la versione ufficiale è sempre tranquillizzante. Nulla di strano e tantomeno pericoloso, il CETA confermerebbe semplicemente l’abolizione delle dogane, l’accesso di imprese europee al mercato canadese con bandi e appalti in loco, e la salvaguardia della proprietà intellettuale nonché delle denominazioni di provenienza dei prodotti agricoli.

Questa la risposta ufficiale. In realtà si tratta di un’altra trappola che ha un solo scopo: mettere in atto il programma del TTIP. Se quest’ultimo, infatti, è stato soggetto a pesanti critiche e proteste in diverse nazioni che ne hanno bloccato l’entrata in vigore, invece il CETA è riuscito a sfuggire a qualsiasi controllo. Pochi ne hanno sentito parlare: sparute proteste, trattative in corso. Sarà quindi l’accettazione del CETA a farci accettare automaticamente anche il TTIP.

Il CETA è un’ulteriore arma segreta che ha il compito di preparare il terreno al TTIP. Ciò significa che le nostre leggi e regolamentazioni contro le tecnologie OGM di Monsanto, l’inquinamento dell’ambiente, la tecnica del fracking, la privatizzazione dell’acqua e delle istituzioni educative, culturali e sanitarie, l’eventuale diminuzione degli stipendi, e molte altre spiacevoli cose ancora, continuano ad essere in pericolo.

Infatti, qualora i regolamenti europei che riguardano l’ambiente, la sanità e gli ambiti sociali dovessero in qualche modo ostacolare gli affari delle grandi multinazionali, queste possono, per mezzo del CETA, citare in giudizio i governi europei tramite le loro filiali canadesi e il gioco è fatto. Il pacchetto CETA contiene anch’esso un meccanismo del tipo “Investor State Dispute Settlement” (ISDS), in base al quale un tribunale segreto internazionale può infliggere ai governi delle nazioni che non rispettino l’accordo delle punizioni draconiche in pagamenti di miliardi.

È ovvio che, alla fine, dovremo pagare noi, i contribuenti, tramite le tasse. Il sistema dell’ISDS sarà lo strumento più diabolico delle multinazionali, quello che ignora le leggi e calpesta le istituzioni delle nazioni democratiche. Di conseguenza è fuorilegge per sua natura e come tale non dovrebbe mai essere ammesso. Il che significa: se il CETA, o un altro di questi accordi segreti, dovesse entrare in vigore, le nazioni europee interessate sarebbero vittima di un colpo di Stato.

Questa non è che la punta dell’iceberg, di un vero complotto di banche e multinazionali sotto l’egida degli USA, caratterizzato da attacchi paralleli sferrati alle nazioni che vanno inquadrate nel loro piano di potere. Attacchi che si basano su: spionaggio ad alto livello con relative azioni di intercettazione; liberalizzazione e privatizzazione dell’economia; organizzazione di disordini intestini tramite i servizi segreti; destituzione di governi non amici con relativa sostituzione di governanti corrotti; interventi armati con conseguente violazione dei diritti sovrani delle nazioni interessate.

L’obiettivo è: divenire l’unica potenza incontrastata del pianeta. Il miliardario Warren Buffet diceva nel corso di un’intervista del 2006: “È in atto una guerra delle classi sociali, è vero. Ma è la mia classe, quella dei ricchi, che fa la guerra. E la stiamo vincendo noi.” L’autore Jürgen Roth scrive: “A Bruxelles non c’è soltanto l’European Round Table of Industrialists (ERT), ma anche il non meno potente Business Europe, dietro a cui si nascondono le lobbies delle associazioni dei datori di lavoro europei (…) L’ufficio si trova in una delle migliori zone della città, a Rond Point Schumann, dov’è la sede della Commissione Europea. (…) Quasi nessuno parla poi dell’ufficio dell’EFR European Financial Services Round Table. Questo è di certo il gruppo più influente di Bruxelles, soprattutto a causa del suo potere finanziario. I membri dell’EFR sono i dirigenti delle banche e delle compagnie assicurative più influenti”.

C’è altro da aggiungere per capire chi pilota veramente l’Unione Europea? E’ questa l’Europa “unita” che vogliamo? Quella che fa l’interesse delle lobbies e delle multinazionali a discapito della democrazie e delle sovranità nazionali? Di questo passo la democrazia sarà solo una delle tante cose ad essere compromessa, oltre alla nostra salute, sicurezza e benessere.

Ci conviene ancora rimanere in questo tritacarne che chiamano Unione Europea? Già, perché l’unica unione rimasta è solo quella degli interessi delle lobbies e dell’oligarchia al potere. Guardare positivamente all’elezione di Trump come ad un’inversione di marcia è giusto, ma prima prenderemo delle contromisure per salvaguardare i nostri Paesi europei, e prima potremo riappropriarci della nostra sacrosanta sovranità nazionale. Questa globalizzazione che fa solo gli interessi di pochi ha fatto il suo tempo, e l’esperimento è fallito.

di Cinzia Palmacci

Fonte: http://www.ilcorrieredelleregioni.it/

La fregatura del leviatano

La realtà supera la fantasia

Il Grande Fratello ci Guarda
Libro di Giuseppe Balena

Introduzione

Quando nel lontano 2006 ho deciso di iscrivermi a Facebook non immaginavo che un semplice gesto avrebbe potuto cambiare e influenzare la mia vita e quella di qualche miliardo di persone nel mondo. In quel periodo avevo appena riletto il romanzo 1984 di George Orwell. Una frase di quel libro mi era rimasta conficcata nel cervello e mi aveva sconvolto:

«Fino a che non diventeranno coscienti del loro potere,
non saranno mai capaci di ribellarsi
e fino a che non si saranno liberati,
non diventeranno mai coscienti del loro potere».

Le grandi abilità linguistiche e narrative di Orwell, d’improvviso, avevano proiettato un fascio luminoso e accecante.

Quando decisi di iscrivermi a Facebook, lo feci quasi per scherzo perché in quel periodo se ne parlava tantissimo, ma l’idea di dover condividere pensieri, foto e contatti su una piattaforma mondiale mi aveva fatto riflettere: l’immagine della prima home page del Social proiettata sullo schermo del computer mi fece pensare proprio a quello del Grande Fratello che “comandava” le vite dei personaggi del romanzo.

Ci veniva offerta una grande opportunità e per giunta gratuitamente: rintracciare i nostri amici, chattare, scambiare foto e video e soprattutto divulgare i nostri pensieri in una piazza virtuale di proporzioni imprecisate; in altre parole, il mondo virtuale sulla punta del nostro mouse. Tutto completamente a disposizione… ma cosa c’era da dare in cambio?

Quando un venditore di enciclopedie ci ferma per strada non dice che vuole vendere qualcosa, saluta e mette all’avventore in mano un piccolo regalo in modo tale che si senta obbligato e quindi non possa rifiutare l’offerta che successivamente gli verrà fatta. Piccoli stratagemmi di marketing spicciolo.

Facebook ci metteva in mano uno strumento straordinario e pochi hanno pensato all’inizio cosa in realtà chiedeva in cambio. La “fregatura” non era immediata né evidente, ma c’era: si trattava di barattare la nostra privacy per l’atavica e narcisistica voglia di notorietà e di apparire. Era il sogno di poter allungare all’infinito i famosi quindici minuti di notorietà di cui parlava Andy Warhol.

Ecco perché goliardicamente decisi di iscrivermi a Facebook con il doppio nome di Giuseppe Winston Balena Smith, proprio come il protagonista di 1984. Da allora non l’ho più cambiato.

Il libro che avete tra le mani nasceva inconsapevolmente in quel lontano 2006 e si è sedimentato lentamente negli anni come un puzzle che si ricompone pezzo dopo pezzo. Questo volume ha l’ambizione di analizzare nel dettaglio le azioni manifeste e nascoste “grazie” alle quali si esercita il controllo sociale nei confronti di tutti noi.

L’intento è di tracciare le linee della storia del controllo e della sorveglianza sociale, ma è anche idealmente quello di offrire un indice critico degli strumenti utilizzati nell’epoca in cui viviamo.

Ci sono, poi, i soggetti che, come vedremo, secondo i contesti di riferimento possono essere anche dei calembour: controllori, controllati, controllori, controllati e ibridi.

Il contesto di riferimento, invece, può essere classificato essenzialmente in privato, pubblico o ibrido. Dalla combinazione di questi elementi derivano infinite combinazioni che si manifestano in maniera più o meno palese nel quotidiano e che saranno illustrate e analizzate nel libro. In particolare si porrà l’attenzione sulle tecniche del controllo nella vita quotidiana e come queste siano subdole, invisibili ed enormemente estese.

Il libro propone, in prima battuta, un excursus storico cercando di rintracciare il momento dell’inizio sistematico e le ragioni del controllo sui cittadini.

L’analisi, inoltre, si estenderà da un lato ai soggetti principali che effettuano il controllo e dall’altra alla tipologia dei soggetti controllati, con particolare attenzione poi ai nuovi soggetti spuri e intermedi.

Un passaggio importante e cruciale nella trattazione riguarderà la distinzione e l’applicazione nella pratica dei concetti di controllo e sorveglianza e come questi si siano progressivamente adattati in maniera straordinaria rispetto all’evoluzione storica, sociale, economica, politica e antropologica.

Un ruolo centrale è detenuto dalla tecnologia e in particolare dall’avvento e dal massiccio utilizzo del computer in ambito domestico prima, accompagnato dall’utilizzo di Internet, e dall’irruzione sulla scena dei cellulari e in particolare, poi, degli smartphone e dell’enorme carico di applicazioni che girano sugli stessi.

La rivoluzione di Internet e del Web è abbastanza recente nella storia dell’umanità, ma già forse vecchia se ne si considera l’evoluzione rapidissima.

Vediamone alcune date importanti:

1969: collegamento dei primi computer tra quattro università americane;
1971: la Rete Arpanet connette tra loro 23 computer;
1972: Ray Tomlinson propone l’utilizzo del segno @ per separare il nome utente da quello della macchina;
1980: primo “hack” della storia di Internet e sperimentazione sulla velocità di propagazione delle email;
1982: definizione del protocollo tcp/ip e del concetto di “Internet”;
1983: appaiono i primi server con i nomi per indirizzarsi ai siti;
1984: la Rete conta ormai mille computer collegati;
1985: assegnati i primi domini nazionali;
1987: a Internet sono connessi 10 mila computer. Il 23 dicembre viene registrato il dominio “cnr.it”, il primo con la denominazione geografica dell’Italia, ossia il sito del Consiglio Nazionale delle Ricerche;
1989: sono connessi a Internet 100 mila computer;
1993: apparizione del primo browser pensato per il Web;
1996: sono connessi a Internet 10 milioni di computer;
2000: gli utenti di Internet sono 200 milioni in tutto il mondo;
2008: gli utenti di Internet sono circa 600 milioni in tutto il mondo;
2009: gli utenti di Internet sono circa 1 miliardo in tutto il mondo;
2011: gli utenti di Internet sono circa 2 miliardi in tutto il mondo;
2015: gli utenti di Internet sono oltre 3,3 miliardi in tutto il mondo.

Un nodo cruciale che ha segnato il punto di svolta per l’esercizio del controllo, come vedremo, è stato il passaggio dal cellulare allo smartphone. Il telefono cellulare fu inventato da Martin Cooper, direttore della sezione ricerca e sviluppo della Motorola e fece la sua prima telefonata il 3 aprile 1973. Dopo dieci anni la Motorola decise di produrre un modello in versione commerciale dal costo di 4.000 dollari.

Il primo smartphone, chiamato “Simon”, fu progettato dalla ibm nel 1992 e commercializzato dalla BellSouth a partire dal 1993. Oltre alle comuni funzioni di telefono incorporava il calendario, la rubrica, l’orologio, il block notes, le funzioni email e i giochi, mentre per poter scrivere direttamente sullo schermo era disponibile un pennino. Come si può notare sia per Internet sia per la genesi storica dal cellulare allo smartphone, il tutto si è concentrato a cavallo degli anni Settanta: un’evoluzione vorticosa concentrata in circa quarant’anni di storia.

Se spostiamo poi lo sguardo al mondo dei Social Network, alcune cifre parlano da sole e sono impressionanti:

su Facebook sono attivi circa 500 mila utenti al secondo;
Facebook pubblica circa 41 mila post (messaggi di stato, condivisioni, immagini e così via) ogni secondo, mentre ogni minuto si cliccano 1,8 milioni di “mi piace” e 350 gb di dati passano per i server; ogni dieci secondi vengono caricati su YouTube più di 50 ore di video, in pratica il corrispettivo di circa 40 anni di contenuti al giorno; in un minuto vengono scambiati circa 278 mila messaggi su Twitter; su Instagram vengono postate circa 3.600 foto al secondo.

A questo scenario bisogna aggiungere che il numero dei siti continua a crescere: ne nascono, infatti, ogni minuto in media 571. Per quanto riguarda, invece, la registrazione dei domini, ogni 60 secondi ne vengono approvati in media 70. Sono, invece, circa 204 milioni le email spedite in media ogni minuto.

Ciò che a livello tecnologico oggi diamo quasi per scontato, in realtà ha una vita relativamente recente, sebbene sia stato in parte “profetizzato” da opere letterarie e film. Basti pensare, solo per citare alcuni esempi, a libri come 1984 di George Orwell e Il mondo nuovo di Aldous Huxley o alle pellicole cinematografiche come Minority Report o The Truman Show.

L’altro aspetto correlato al controllo è di natura giuridica e riguarda il deficit nell’ambito della normativa della privacy; ai proclami di tutela giuridica della privacy corrisponde, invece, un’erosione continua e impalpabile della stessa nella vita quotidiana. Da un lato, quindi, si spinge verso misure spesso eccessivamente rigide di tutela della privacy, mentre dall’altro si manifesta una costante e inesorabile strategia del controllo.

Un aspetto cruciale riguarda, quindi, il rapporto tra privacy e controllo; questi due elementi costituiscono un complicato sistema di vasi comunicanti strettamente dipendenti e non sempre o quasi mai in equilibrio.

I dati allarmanti che tracciano poi anche una direzione futura segnalano alcuni pericoli che sarà bene tenere in considerazione: spesso siamo tutti noi a fornire gli strumenti idonei per esercitare un controllo su noi stessi e in questo caso sul banco degli imputati c’è certamente la tecnologia. Pur di avere la comodità di determinati servizi che ci rendono la vita “più tecnologica” rinunciamo spontaneamente alla nostra privacy, forse senza nemmeno accorgercene, prestando il fianco alla possibilità remota o, spesso, alla certezza di essere controllati.

È in corso un avanzamento inarrestabile di questo processo. Il controllo e la sorveglianza sulla popolazione sono essenzialmente fenomeni sociali che incidono però profondamente sulla sfera personale. Si intrecciano, pertanto, una dimensione comunitaria e una individuale, influenzandosi reciprocamente. Basterebbe analizzare, per esempio, le ragioni per le quali ogni utente si iscrive a un Social Network: nella maggior parte dei casi è per spirito emulativo, ossia perché gli amici o i conoscenti l’hanno già fatto o perché se ne parla diffusamente.

Entrano in gioco alcune dinamiche descritte, per esempio, da Gustave Le Bon nel suo saggio Psicologia delle folle:

«Dal solo fatto di essere parte di una folla, un uomo discende da generazioni su una scala di civiltà. Individualmente, potrebbe essere un uomo civilizzato; nella folla diviene “barbaro” in preda all’istinto. […] Un individuo nella folla è un granello di sabbia fra altri granelli di sabbia, mossi dalla volontà del vento».

Le Bon fu il primo a studiare scientificamente il comportamento delle folle, cercando di identificare i caratteri peculiari e le tecniche per guidarle, suggestionarle e controllarle. Applicando un paradigma di studio scientifico derivato dall’approccio clinico, Le Bon ha utilizzato i concetti di contagio e suggestione per spiegare i meccanismi della folla che portano all’emergere dell’emotività, dell’istinto e dell’inconscio, altrimenti repressi nella sfera individuale.

Nella sua opera più famosa ha analizzato il ruolo delle masse in un’accezione negativa: la massa viene intesa come una forza di distruzione, priva di una visione d’insieme, indisciplinata e portatrice di decadenza, esaltando invece la minoranza come forza capace di creare. Nella sua visione la massa, permeata da sentimenti autoritari e d’intolleranza, crea un inconscio collettivo attraverso il quale l’individuo si sente deresponsabilizzato e privato dell’autocontrollo.

Secondo Le Bon, infatti, le folle sono influenzate da fattori che determinano le opinioni e le credenze quali fattori remoti e fattori immediati. I fattori remoti sono: la razza, le tradizioni, il tempo, le istituzioni politiche e sociali, l’istruzione e l’educazione. I fattori immediati, invece, si sovrappongono a quelli remoti e sono contingenti, ossia non stratificati nel corso del tempo e determinano, pertanto, le azioni attive delle folle nell’immediato. Tra questi ultimi, un posto importante è occupato dalle immagini, dalle parole e dalle formule.

Sono proprio questi gli elementi sui quali si fa leva per innescare i meccanismi del controllo. Se proviamo, infatti, ad analizzare le principali forme di controllo, queste si rifanno e utilizzano tali categorie.

La griglia concettuale proposta da Le Bon, dunque, può essere considerata un filtro interpretativo soprattutto della società ipertecnologica in cui stiamo vivendo.

Facebook, per esempio, utilizza proprio le parole e le immagini come elementi fondanti del suo funzionamento. Il controllo tramite le telecamere pubbliche, invece, utilizza le riprese video e quindi le immagini. Il controllo tramite la tecnologia RFID, che avremo modo di analizzare in maniera approfondita, utilizza il concetto di formula, ossia un meccanismo che regola una funzione ben precisa: se dispongo di un dispositivo di qualsiasi natura con un RFID posso pagare istantaneamente passando la mia tessera vicino all’apposito lettore, ma allo stesso tempo saranno facilmente rintracciabili le mie transazioni finanziarie.

Attualizzando il pensiero di Le Bon, dunque, la massa stratifica le proprie opinioni seguendo schemi ben precisi e collaudati che dipendono da fattori endogeni ed esogeni, alcuni standardizzati e altri modificabili.

Con gli studi di Le Bon viene attualizzato e reso moderno il rapporto delle folle con l’entità sovraordinata che dovrebbe gestirle. Una comunità ha una connotazione precisa ed è strettamente legata al concetto di nazione, ossia ha una certa identità che si coagula intorno ai concetti fondanti proprio dello Stato. La folla, invece, non è identitaria e non è facilmente governabile e identificabile dalle strutture statali che seguono invece logiche e dinamiche particolari.

Nel Novecento, in particolare, le folle si sono sostituite progressivamente alle comunità. In questo passaggio e in questa mutazione genetica della società risiede il seme del cambiamento anche delle forme di controllo esercitate dal Leviatano.

Uno schema, evidenziato nel libro La società postpanottica di Massimo Ragnedda, può riassumere in maniera esaustiva i punti chiave che hanno determinato i passaggi verso la situazione attuale:

Premodernità Modernità Postmodernità
Autocentrato Eterocentrato Extracentrato
Capo tribù, famiglia o signore feudale Stato nazione Multinazionali
Norme e sanzioni imposte dalla tribù Norme e sanzioni imposte dallo Stato Norme imposte dalle multinazionali e sanzionate dagli Stati
Soggettivo Oggettivo Virtuale
Personificato dal capo tribù Personificato dallo Stato Avvicinamento virtuale dello Stato al cittadino ma in mano alle multinazionali
Evidente e assoluto Evidente ma non assoluto Non evidente ma potenzialmente assoluto
Autarchico e legittimo Centrale e legittimo Decentrato e illegittimo
Tradizione (sguardo orientato al passato) Giurisprudenza (sguardo orientato al presente) Previsione (sguardo orientato al futuro)

La postmodernità è lo scenario nel quale germogliano e crescono in maniera impressionante il controllo e la sorveglianza delle persone. L’epoca verso la quale stiamo correndo in maniera folle e spesso sconsiderata è l’immediata conseguenza della modernità e della sua crisi. Questo concetto risulta centrale: la postmodernità nasce già intrinsecamente nella sua essenza come involuzione della modernità e come decadenza culturale, politica, sociale ed economica di essa.

La cornice di riferimento è la nascita di quella che Bauman ha definito come “società liquida”.

L’elemento fondamentale è l’incertezza. Questo sistema crea effetti particolari e unici: la globalizzazione, l’industria della paura, lo smantellamento delle sicurezze e una vita liquida sempre più frenetica e costretta ad adeguarsi alle attitudini del gruppo per non sentirsi esclusi. Dai rifiuti industriali si passa così ai rifiuti umani.

L’esclusione sociale elaborata da Bauman non si basa più sull’estraneità al sistema produttivo o sul non poter comprare l’essenziale, ma sul non poter comprare per sentirsi parte della modernità. Secondo Bauman il povero, nella vita liquida, cerca di standardizzarsi agli schemi comuni, ma si sente frustrato se non riesce a sentirsi come gli altri, cioè se non riesce a sentirsi accettato nel ruolo di consumatore. In tal modo, in una società che vive per il consumo, tutto si trasforma in merce, incluso l’essere umano. La società, pertanto, crea i rifiuti dai prodotti in eccesso e i rifiutati come individui di scarto per il mancato processo di omologazione.

Ecco che avanza il postmodernismo caratterizzato da un’economia estesa globalmente, invasa dalla pubblicità e della televisione che agiscono come fattori condizionanti e costellata da un enorme flusso di notizie ormai incontrollabili provenienti dal Web.

Cerchiamo di fare uno sforzo di immaginazione: in questa cornice appena descritta proviamo a dipingere un quadro di una società a metà strada tra il romanzo 1984 e la pellicola Minority Report, entrambi nella doppia versione romanzata e cinematografica.

Proviamo a immaginare una vita senza privacy, una vita trasparente dove ognuno può sapere tutto di ogni singolo individuo. Un incubo dove tutto viene tracciato e registrato da quando uno mette il piede fuori dal letto fino a quando lo rimette dentro. In mezzo un’intera giornata dove ogni azione, o quasi, lascia una traccia indelebile. Il cellulare, il navigatore satellitare, il computer, le telecamere, il bancomat: ogni singolo momento è monitorato.

Qualcuno potrebbe scandalizzarsi, gridando all’esagerazione. È curioso invece notare come ci siano alcune situazioni reali che, spesso, vanno ben oltre quelle prospettate nelle trame narrative di Orwell o Huxley.

Tutto questo non può essere vero perché in fondo la nostra vita negli ultimi quarant’anni è sicuramente migliorata: questo scenario può essere solo frutto della fantasia, non può essere la realtà.

Invece, non è così: la realtà potrebbe superare la fantasia.

FONTE https://www.macrolibrarsi.it/speciali/introduzione-il-grande-fratello-ci-guarda-libro-di-giuseppe-balena.php

Giuseppe Balena nato a Matera nel 1975. Vive e lavora a Ferrandina (MT) come giornalista, scrittore e comunicatore web. Laureato nel 2001 in Scienze Politiche presso l’Università degli Studi di Bari. Da luglio 2015 è redattore per la rivista «Mistero» dell’omonima trasmissione televisiva di Italia Uno. Già redattore per testate giornalistiche cartacee e online.

Fonte attiva diretta: http://www.nogeoingegneria.com/

Inimica Vis – I nemici si trattano da nemici, e si combattono

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L’IMPOSSIBILE TRINITÀ

L’impossibile trinità della globalizzazione. Democrazia sovranità e globalizzazione economica sono reciprocamente incompatibili. Lo sapevamo in molti e adesso ci arrivano con il consueto ritardo alcuni economisti di Roberto Pecchioli

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L’impossibile trinità della globalizzazione

Democrazia, sovranità e globalizzazione economica sono reciprocamente incompatibili. Lo sapevamo in molti, e da tempo. Adesso ci arrivano, con il consueto ritardo, anche alcuni economisti di primo piano. Uno di loro è il turco, ebreo sefardita con cattedra ad Harvard, Dani Rodrik.  Il professorone passa per un rivoluzionario, nel mondo accademico dell’economia e della finanza, per avere enunciato un principio, anzi un trilemma dell’impossibilità che il senso comune aveva elaborato da tempo.

Non si possono avere tutti insieme, teorizza Rodrik, tre “benefici”: l’integrazione economica globale, un sistema politico in cui il popolo conti e decida e la sovranità nazionale. Forme diverse di combinazione possono funzionare per due dei tre elementi del trilemma, ma tertium non datur. La prima reazione, dinanzi alle idee di Rodrik , è di fastidio. Come tutta la corporazione degli economisti, sta bene attento a non uscire dal filone vincente, mainstream; per lui, la globalizzazione economica è comunque un bene ed ha portato grandi vantaggi a tutto il mondo. Ci permettiamo di dissentire, in ottima e numerosa, pur se non accademicamente corretta compagnia.

Ma veniamo alla polpa, a quello che nel discorso di Dani Rodrik è invece coraggioso ed interessante. Innanzitutto, l’onesta ammissione di essersi sbagliato, caso raro tra i membri della sua professione. Come gli scienziati della natura, fisici, biologi, chimici, che nel loro campo, peraltro, conseguono risultati tangibili, gli economisti sono usi a discutere da pari a pari con Dio, anzi ad istruire il Padreterno con i loro istogrammi fallimentari , i modelli matematici  e le teorizzazioni nel chiuso di una stanza . I risultati sono sotto gli occhi di tutti, a meno di non far parte dell’1 per cento dei super ricchi e del 10 per cento dei privilegiati loro maggiordomi nei vari settori.

Rodrik, al contrario, afferma di avere sottovalutato l’Unione Europea, che, riconosce, è fallita proprio nel tentativo di combinare l’iper globalizzazione (il mercato unico continentale) con un ordinamento  democratico, dunque fondato sul potere dei popoli.  Ricade anch’egli, peraltro, nella sindrome di onnipotenza, asserendo che l’UE  intendeva creare “un demos ed un ordinamento politico”. Premesso che il demos, il popolo, non si crea, semmai lo si può distruggere, e che non esiste un popolo europeo, ma una civiltà plurale del nostro piccolo continente, l’ordinamento europoide si è dimostrato dittatoriale, nemico della volontà popolare non meno che della partecipazione. La sovranità, ce l’ha sottratta senza chiedere permesso alcuno e – motivo della sua crescente impopolarità – senza offrire in cambio né maggiore ricchezza, né, tanto meno, sicurezza. Quanto ad un progetto alto e generale per cui lavorare ed eventualmente sacrificarsi, morire per Maastricht – titolo autentico di un  libro di Enricostaisereno Letta – non è l’aspirazione di nessuno. E’, piuttosto, incubo quotidiano per milioni di persone.

Creare un popolo, poi, non è davvero cosa per economisti, specialisti di quella scienza triste, come la chiamò Thomas Carlyle, cui è arduo attribuire lo statuto stesso di scienza, a meno di non prendere per oro colato l’ipotesi di Popper – un liberale a ventiquattro carati – sul criterio di falsificabilità. La sincera ammissione di uno del gruppo- Rodrik è un cattedratico di quelli che contano-  sul fatto che volessero/vogliano creare un popolo europeo e sottometterlo ad un unico ordinamento è di quelle che pesano, ma dimostra anche l’indifferenza, se non l’ostilità manifesta di questi signori a due punti del trilemma. Non hanno alcuna simpatia per la democrazia, intesa come partecipazione del popolo al proprio destino ( Moeller Van den Bruck) né tanto meno per la sovranità dei popoli e delle nazioni.

Diciamola tutta: odiano i popoli e lavorano per abolirli, ecco perché il trilemma è in realtà un semplice dilemma: o globalizzazione, o sovranità, qualunque sia l’ordinamento politico concreto con cui ogni popolo esercita il proprio diritto su se stesso. Del resto, agli economisti, e soprattutto ai loro mandanti e padroni, un elemento costitutivo della sovranità giuridica proprio non va giù, ed è il territorio. Abbattono le frontiere, con l’aiuto determinante della tecnica e della tecnologia informatica, non possono che lavorare per fiaccare i popoli e l’istintivo desiderio di ciascuno di comandare nella propria casa e godere dei frutti del lavoro svolto.

Nella costruzione teorica di Rodrik si ravvisa un’autocritica che non va oltre un tremulo riformismo. Come una volta la Chiesa faceva due passi avanti ed uno indietro, per prudenza e per assorbire le spinte e controspinte del tempo, il professore di Harvard e Princeton rimprovera alla globalizzazione non di esistere o di fare il male che fa, ma di essere semplicemente troppo veloce.  Anche per lui gli Stati nazione sono un problema, forse devono scomparire, ma con calma, senza fretta, sciogliersi lentamente in una sorta di non meglio definito federalismo globale. Essi infatti, insiste, generano rischio sovrano, ed il malfunzionamento del sistema finanziario globale è legato proprio ai “costi di transazione”, così li definisce, indotti dai diversi ordinamenti e dalla fastidiosa sovranità pretesa da nazioni, governi e popolazioni. Insomma, una critica onesta e sicuramente animata da buone intenzioni, ma profondamente interna al sistema.

Tocca accontentarsi, però, se il quotidiano di Confindustria e Bibbia liberista dello Stivale, Il Sole-24 Ore, ha attaccato i libri di Rodrik, in particolare La globalizzazione intelligente, chiedendosi con il sarcasmo e la superiorità insolente di chi tutto sa e conosce gli arcana imperii, se la ricetta da lui prescritta dopo la diagnosi del trilemma sia il semplice ritorno agli Stati nazionali. Rodrik, invero, si limita a constatare che sussiste il diritto per gli Stati di proteggere i loro sistemi sociali ( noi aggiungiamo anche tutti gli altri fattori  della comunità nazionale) , ma tanto basta ai più allineati – embedded, incorporati, integrati, è il termine inglese inventato per definirli – per scandalizzarsi ed affidare una piccata replica ad una gentile economista ultraliberista come Rosa Maria Lastra. L’illustre cattedratica è docente a Londra, associata al comitato scientifico della London School of Economics (wow !), consulente del Fondo Monetario Internazionale, della Banca Mondiale e della Federal Reserve americana.  Insomma, una il cui curriculum vitae fa scorrere brividi di terrore lungo la schiena.

Questo è il virgolettato attribuito alla nuova lady di ferro del liberismo duro e puro: “La dicotomia tra mercati internazionali e leggi nazionali può essere meglio affrontata proprio attraverso l’internazionalizzazione delle regole e delle istituzioni che governano i mercati mondiali. La risposta è quella di più leggi internazionali e meno nazionali. Il Fondo Monetario Internazionale, istituzione al centro del sistema monetario e finanziario internazionale (e che paga assai profumatamente la dolce signora, N.d R.) è nella migliore posizione per diventare uno sceriffo globale della stabilità”.

Sceriffo globale della stabilità, dice proprio così, e dobbiamo ringraziare la studiosa – Lastra è un cognome che evoca il cimitero – per la sincerità. Si scrive globalizzazione, si legge Nuovo Ordine Mondiale, governo mondiale, più Trattati Transatlantici (TTIP), più delocalizzazioni produttive, meno diritti sociali, una lastra di marmo cala sui popoli e sulle persone che vivono e vestono panni. Altro che democrazia o trilemmi impossibili.

Invero, già negli anni Sessanta del Novecento, due economisti che lavoravano separatamente, Robert Mundell e Marcus Fleming, elaborarono un primo trilemma, chiamato trinità impossibile o trio inconciliabile, rispetto alla possibilità della costruzione di un sistema finanziario “stabile”, magica parola che sembra possedere effetti erotici se a pronunciarla sono economisti o finanzieri embedded.  I due dimostrarono che, dati tre obiettivi, un tasso fisso di cambio, l’indipendenza nazionale in materia monetaria e la mobilità dei capitali, un’autonoma  economia  aperta  non può conseguire che due soli traguardi, rinunciando al terzo.  Vivevamo, all’epoca, nel pieno del sistema di cambi (semi) fissi di Bretton Woods, vigeva il gold standard, ovvero la teorica convertibilità in oro del dollaro dominante, e le banche centrali di molti Stati tra cui il nostro erano ancora controllate dal potere pubblico.  I padroni globali, quelli che perseguono con tenacia il governo mondiale, hanno fatto tesoro della lezione dei due studiosi di mezzo secolo fa.

Il sistema è ora completamente saltato, la politica monetaria è saldamente e per legge in mano ai banchieri privati, quella economica è di pertinenza dei mercati dominati da poche decine di grandi attori globali e   fondi giganteschi come Vanguard, Black Rock, il fondo sovrano del Qatar. Le leggi degli Stati valgono pochissimo e vengono continuamente bypassate dal sistema finanziario degli investimenti, che, dicono, vota tutti i giorni. Il grande padrone, il leviatano universale è il falso principio del debito “sovrano” degli Stati. Ecco che cosa è rimasto di sovrano, a tutti noi, il debito !

Karl Polanyi, nel fondamentale trattato La Grande Trasformazione, scrisse in piena Seconda Guerra Mondiale, era il 1944, che nessun sistema poteva reggersi sull’idea esclusiva di un mercato autoregolato. La prima globalizzazione, quella degli anni successivi al primo conflitto, la guerra civile europea che innescò il secolo americano, aveva stravolto in profondità le vite di milioni di persone, e la ricchezza enorme creata per pochi scatenò drammi terribili, degrado umano, miseria diffusa, fine della coesione sociale. Per la prima volta nella storia, il mercato era diventato il fondamento dei rapporti economico sociali. Esito, la moltiplicazione di quella società degli abissi, l’universo di dannati che all’inizio del Novecento indagò personalmente uno scrittore come Jack London, anticipando le ricerche sul campo che fecero poi la fortuna dei fondatori di una nuova scienza, l’antropologia culturale.

Lo sbocco finale fu una guerra tremenda, la seconda, le cui ferite ed i cui esiti ancora gravano sulle spalle di miliardi di esseri umani.   Durante il primo conflitto mondiale, Georges Clémenceau, primo ministro francese, pronunciò una celebre frase, diventata aforisma: La guerra è una cosa troppo seria per lasciarla ai militari.  Aveva ragione, ma al termine di quella che Benedetto XV chiamò nel 1917 (l’ anno di Caporetto) inutile strage, fu tra i protagonisti di quel folle trattato di Versailles che,  umiliando la Germania, gettò la basi per il secondo, successivo conflitto.

La vita dei popoli, delle nazioni e degli Stati, nondimeno, è bene troppo prezioso per consentire che sia in mano a soggetti fittizi come i mercati, dietro i quali non si nasconde neanche più la peggiore genìa dell’umanità: i banchieri e gli usurai globali, quelli che promuovono guerre, alimentano conflitti, diffondono odio e povertà per i loro fini, che sono ormai chiari e riguardano il dominio globale sulle nostre vite e sul creato.

Ringraziamo Rodrik e i sempre meno rari uomini del sistema che mettono in guardia dalle degenerazioni della globalizzazione economica e finanziaria, c’è bisogno anche di loro, ma non sussiste alcun trilemma. Con la globalizzazione, crolla qualunque forma di democrazia, diretta, rappresentativa, partecipativa, nazionale, popolare e qualunque altro aggettivo possiamo inventare, e muore ogni sovranità dei popoli, delle nazioni e degli Stati. La posta in gioco è quella. O a favore, o contro la globalizzazione. A parte il gatto di Schroedinger, vivo e morto nello stesso momento, non vi è una terza possibilità tra la vita e la morte.

I popoli hanno riflessi di vita. Non possiamo affidare noi stessi, vita e natura, al tornaconto di una oligarchia profondamente antiumana, l’“inimica vis”, una forza brutale e nemica, come scrisse della massoneria Papa Leone XIII già nel 1892, l’anno dopo la Rerum Novarum, la grande enciclica che definì la dottrina sociale cattolica. I nemici si trattano da nemici, e si combattono.

Del resto, l’impossibile trinità della globalizzazione è così evidentemente contro tutti e contro ciascuno che il vero sbigottimento è dover gridare nel deserto, o quasi, per avvertire del pericolo. Ma questo è il tempo previsto da Gilbert Keith Chesterton in cui fuochi devono essere attizzati per dimostrare che due e due fanno quattro, e spade devono essere sguainate per dimostrare che l’erba è verde in estate.

di Roberto Pecchioli

Fonte diretta: http://www.ilcorrieredelleregioni.it/index.php?option=com_content&view=article&id=10410:limpossibile-trinita&catid=40:economia&Itemid=57