Archivi tag: globalismo

Almanacco di gennaio 2017

INDIA: LA “MANINA” USA DIETRO LA GUERRA AL CONTANTE

Di Maurizio Blondet

raghuran-rajanEsiste un segretariato dell’ONU, United Nations Capital Development Fund (UNCPD) di cui pochissimi conoscono l’esistenza. Ma lo conoscono bene Master Card Foundation e la Bill and Belinda Gates Foundation, perché ne sono divenuti i più generosi donatori. Il motivo: l’UNCPD è la centrale ideologica occulta del progetto di abolizione mondiale del contante. E’ l’ente – con Bill Gates e le finanziarie che emettono carte di credito, come Master Card – del crudele esperimento sociale che ha luogo in India, la prima cashless society a spese di un miliardo di poveri, che non hanno, ne possono avere, un conto in banca. Ricostruire chi e come ha indotto quell’esperimento in corpore vili, è un istruttivo compendio dei metodi con cui gli interessi americani si impongono dietro le quinte. Continua QUI

Bauman: addio umanità, schiavizzata da un’élite di parassiti

timthumb-php«Le opere di Bauman, che, per quanto fortunate editorialmente, sono state cibo per pochi, purtroppo, sono un tesoro cui attingere per comprendere le ingiustizie del tempo presente, denunciarle, e se possibile, combatterle». Così Angelo d’Orsi ricorda su “Micromegaall’indomani della sua scomparsa, il grande sociologo polacco Zygmunt Bauman, massone progressista e celebrato teorico della “società liquida”: «Il messaggio che ci affida è appunto di non smettere di scavare sotto la superficie luccicante del “mondo globale”, come ce lo raccontano media e intellettuali mainstream, che non solo hanno rinunciato al ruolo di “legislatori”, trasformandosi compiutamente in meri “interpreti”, ossia tecnici, ma sono diventati laudatores dei potenti».

Nato a Poznan nel 1925, Bauman aveva attraversato il “tempo di ferro e di fuoco” dell’Europa fra le due guerre, «tra nazismo, stalinismo, cattolicesimo oltranzista, antisemitismo». Di origine ebraica, «si era allontanato dalla sua terra, per sottrarsi proprio a una delle tante ondate di furore antiebraico, che da sempre la animano». Era stato comunista militante, poi allontanatosi dal marxismo canonico, fino alla “scoperta” di un grande italiano, Antonio Gramsci, «che lo aveva aiutato a leggere il mondo con occhi nuovi», rispetto alla vulgata marxista-leninista e alle scienze sociali angloamericane. Continua QUI

PIG PHARMA

 pigLa crociata forcaiola contro chi mette in discussione l’utilità dei vaccini ha raggiunto il diapason con la decisione del ministro Lorenzin di rendere gratuite le salvifiche punture esentandole dal ticket. È davvero un mistero questa faccenda. Solo pochi giorni fa avevano spiegato che non c’è alcuna emergenza vaccini, benché taluni scrivano libri e tengano convegni per arruolare altre truppe da mandare al fronte contro i malnati-genitori-obiettori-di-coscienza. Ma prescindiamo. Nonostante il fenomeno sia evidentemente montato ad arte e mediatico, la ministra ci è cascata.

In un periodo in cui cade a tocchi la sanità pubblica e i partiti (soprattutto di sedicente sinistra) non vedono l’ora di smantellarla per consegnarla al lucro speculativo del privato, ecco che – tra tutte le prestazioni ben più importanti e necessitanti di uno sgravio di prezzo – i palazzi del potere ci regalano i vaccini per i bambini. Ma l’ha detto la comunità scientifica internazionale, sapete. Eh, sì! Amici miei, parliamo di roba grossa, cioè dei detentori di quelle conoscenze esoteriche su come va il mondo; autori autorevoli e autoritari con i quali non possiamo metterci a discutere perché la scienza non è democratica. E noi siamo dei cretini di ritorno senza diritto di parola. Continua QUI

Meningite: epidemia di un business…

Marcello Pamio – 9 gennaio 2017

Toscana sempre sul podio

Nella nota regione rossa del piddì accadono le cose più incredibili: dal burattinaggio dell’ex premier, ai bambini vegani malnutriti (che vegani non lo sono mai) tutti ricoverati al Meyer di Firenze, per arrivare alle stranissime epidemie di meningite…

Andiamo per ordine altrimenti non è possibile seguire il filo rosso.

Menarini Industrie

A Firenze ha sede la Menarini Industrie Farmaceutiche Riunite.

Anche se pochi la conoscono stiamo parlando della prima azienda farmaceutica italiana con 16.600 dipendenti, 14 stabilimenti produttivi nel mondo e vendite in 100 Paesi.

Il fatturato della società gestita della famiglia Aleotti supera i 3,3 miliardi di euro all’anno.

La famiglia ha avuto qualche problema giudiziario, visto che il tribunale di Firenze ha condannato a 10 anni e 6 mesi Lucia Aleotti, presidente della società, e a 7 anni e sei mesi il fratello Alberto Giovanni, vicepresidente, a conclusione del processo che li vedeva a giudizio per accuse di frode fiscale, riciclaggio e corruzione. Alla società infine sono stati confiscati oltre un miliardo di euro. Continua QUI

Disastro Minniti-Gentiloni in Libia:  una politica estera allo sbando

by Federico Dezzani

 ed-img8974887-675x423-220x150Ma per l’Italia è preferibile un governo nel pieno dei poteri o il vuoto istituzionale? A giudicare dai primi passi in politica estera del governo Gentiloni, sembrerebbe più conveniente un esecutivo vacante: i danni inflitti al Paese sarebbero minori. Tipico è il della Libia, dove il “governo-fotocopia” di Matteo Renzi, indissolubilmente legato all’era di Barack Obama ed incapace di adeguarsi ai mutamenti in corso, si ostina ad appoggiare l’effimero governo d’unità nazionale di Faiez Al-Serraj, un fantoccio angloamericano che controlla a stento qualche palazzo di Tripoli. L’insediamento di Trump, isolazionista ed interessato a trovare un modus vivendi con la Russia, spianerà al generale Khalifa Haftar che, sostenuto da Mosca e dal Cairo, si candida a diventare il nuovo dominus della Libia, relegando così ai margini l’Italia. Continua QUI

LA CIA E’ DIVENTATA UNA AGENZIA DI BARZELLETTE

cia Cosa succede nel mondo? Il 2016 ha lasciato in eredità alcuni importanti cambiamenti geopolitici che il 2017 necessariamente consoliderà. La vittoria dei sostenitori dell’uscita della Gran Bretagna dalla Ue e la sorprendente sconfitta del candidato dell’establishment Hillary Clinton a vantaggio dell’istrionico Donald Trump provano l’avvenuto mutamento di equilibri che sembravano granitici. Il vecchio sistema, quello che ha costruito, diretto e pianificato una globalizzazione affamante e assassina è all’angolo, ma non ancora sconfitto.

Troppi sono i segmenti di potere che resistono con le unghie e con i denti affinché nulla cambi. Il mondo di oggi, fondato su un libero commercio che alimenta diseguaglianze insostenibili, è perfettamente funzionale agli interessi di una élite apolide che controlla in maniera soffocante il sistema finanziario, il flusso delle notizie e i servizi segreti.

A proposito, avete notato come la Cia abbia divulgato un risibile resoconto in grado di svelare le pressioni e le influenze degli hacker russi finalizzate a favorire l’elezione di Trump? La Cia, istituzione che da sempre fomenta in ogni angolo del pianeta insurrezioni contro i rappresentanti di Paesi che perseguono politiche contrarie agli interessi americani, ha il coraggio di puntare il dito contro qualche “smanettone” presuntivamente affascinato da Putin.

Ma vi rendete conto della spregiudicatezza di una operazione di bassa cucina partorita da una agenzia di intelligence che nel recente passato, in combutta con gli 007 inglesi, costruiva di sana pianta allarmi inesistenti riguardanti le famose “armi di distruzioni di massa” nella immaginaria disponibilità del pericolosissimo Saddam? Con buona pace del direttore della Cia John Brennan, non è Trump che “mette in pericolo la sicurezza degli Usa”; sono semmai alcuni riservati cenacoli massonici sovranazionali, legati a doppio filo proprio alle principali agenzie di intelligence, a minare la stabilità del mondo intero.Continua QUI

L’impero atlantico della menzogna, un esercito di professionisti mercenari dell’informazione

di Marcello D’Addabbo

0-21158In Germania il caso Ulfkotte è ormai esploso in tutta la sua enormità. Nei talk show risuonano le parole del corrispondente esteri del più prestigioso quotidiano tedesco, “Frankfurter Allgemeine Zeitung«per diciassette anni sono stato pagato dalla CIA, io e altri centinaia abbiamo lavorato per favorire la Casa Bianca»

Questo è l’inquietante quadro descritto nel libro che Udo Ulfkotte ha da poco pubblicato in patria dal titolo eloquente: Giornalisti comprati. Il libro descrive il controllo dei media tedeschi, e occidentali in genere, attraverso una fitta rete di corruzione e di pressioni esercitate da parte degli americani mediante apparati di intelligence, ambasciate Usa, fondazioni, lobby e istituzioni atlantiste (sono citate tra le tante il Fondo Marshall, l’Atlantic Bridge e l’Istituto Aspen). Continua QUI

La verità dei media alternativi di internet che nessuno vuole ascoltare (parte 2)

comp-1_000005Nella prima parte di questo articolo la veritàche nessuno vuole ASCOLTARESU GLI ALTERNATIVI MEZZI DI INTERNET (I), abbiamo spiegato le ragioni per le quali i media alternativi sono diventati un meccanismo di controllo psicologico, appositamente progettato per incanalare gli individui “pericolosi per il potere”, cioè coloro che non seguono le correnti di pensiero del sistema maggioritario.

Inoltre abbiamo indicato la più che possibile esistenza di una rete globale coordinata di media alternativi e diretti dagli Stati Uniti e gli anglo – sassoni mondiali in generale, la cui funzione principale sarebbe di generare la corrente principale , il “pensiero alternativo” controllato, che riunisce gli individui sparsi che cercano risposte, qualcosa che potrebbe essere descritto come un enorme “gregge alternativo , ” guidato da pastori eretti in “guru verità e risveglio”. Continua QUI a leggere l’articolo in lingua spagnola.

Come i globalisti predicono il tuo comportamento

by Brandon Smith

crystalball1I globalisti sembrano avere un’ossessione globale per la raccolta dei dati. Come abbiamo visto con le rivelazioni provenienti da più governi delatori, l’istituzione passa la maggior parte del suo tempo, energia e manodopera nella raccolta di informazioni non solo su minacce note per la loro supremazia, ma le informazioni di tutti attraverso protocolli di sorveglianza FISA-based. Questo perché l’istituzione vede ogni individuo come una potenziale minaccia.

Così, il sistema, senza mandato, è programmato per raccogliere dati da ovunque, non necessariamente da analizzare sul posto, ma da analizzare successivamente nel caso in cui una persona specifica sale a un livello che pone danno alla legittima struttura di potere globalista.

C’è stato un tempo non molto tempo fa, quando questo concetto è stato considerato dal mainstream “teoria della cospirazione”, ma con esposizioni multiple da Wikileaks a Edward Snowden è ormai risaputo che il governo (e i globalisti) spia su di noi in massa. Tuttavia, non credo che molte persone capiscano le implicazioni e/o più usi per questa completa e spettrosa sorveglianza. Questo è il motivo per cui a volte si sente dire che “se non stai facendo niente di male, allora non hai niente di cui preoccuparti …” Continua QUI l’articolo in lingua inglese.

I bulloni umani della locomotiva

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 Una comprensione più profonda della tecnocrazia

Questo articolo è stato scritto da Jon Rappoport e originariamente pubblicato sul Blog di Jon Rapport

La tecnocrazia è l’agenda di base e il piano per governare la società globale dall’alto, quindi, per comprendere la tecnocrazia dobbiamo vederla da diverse angolazioni. Consideriamo un gruppo di entusiasti ingegneri lungimiranti nel 20esimo secolo, essi lavorano per una società che ha un contratto per la fabbricazione di una locomotiva.

Questa apparecchiatura è un pezzo molto complesso, da un lato i lavoratori sono tenuti a fare i componenti specifici, poi si devono mettere tutti insieme. Questi compiti sono formidabili. Su un altro livello, i vari reparti dell’azienda devono coordinare i loro sforzi. Questo è visto anche come un lavoro tecnologico. Dove la tecnologia è considerata la promotrice di questo importante lavoro.

Quando la locomotiva è finita e consegnata, e quando viene collaudata la sua capacità di trainare le altre carrozze del treno, grande e stimolante sarà la vittoria per averla realizzata.

E poi … i tecnici cominciano a pensare alle implicazioni. Supponiamo che la locomotiva sia stata la stessa società. Supponiamo che la società sia il prodotto finito. Una società non poteva essere messa insieme in modo coordinato? E non poteva la “tecnologia organizzare le cose” ed essere utilizzate per il lavoro?

Perché perdere tempo all’infinito sostenendo le varie fazioni politiche? Perché avrebbero dovuto rimanere in carica? Non è un ovvio che questa sia un atteggiamento perdente? Ovviamente lo è.

Ma gli ingegneri potrebbero tracciare e costruire una società futura dal quale potrebbero trarre beneficio tutti i popoli. La fame, le malattie e la povertà potrebbero essere spazzate via. La loro eliminazione sarebbe parte del progetto senza compromessi.

Questa “visione” ha colpito ingegneri e tecnici come un grosso macigno pesante. Ovviamente! Tutte le società vengono guastate per la stessa ragione: le persone sbagliate in carica, a cui è stata delegata la fiducia.

Armati di questa nuova comprensione, i tecnici di ogni genere hanno cominciato a vedere ciò che era necessario. Una rivoluzione nel modo di pensare l’organizzazione della società. La scienza è il nuovo re. E la scienza avrebbe governato.

Naturalmente, per un mondo progettato per funzionare, alcune decisioni dovrebbero essere fatte sul ruolo dell’individuo. Ogni individuo. Non si potrebbe avere un piano a tenuta, se ogni essere umano fosse libero di perseguire i propri obiettivi. Troppe variabili. Troppa confusione. Troppo conflitto. Beh, questo problema potrebbe essere risolto. Le azioni del singolo saranno su misura per adattarsi alle operazioni coordinate della società pianificata.

L’individuo dovrebbe essere inserito in uno slot pre-ordinato. Sarebbe “uno dei componenti della locomotiva.” La sua vita sarebbe collegata ad altre vite per produrre una forma esemplare.

Sì, questo potrebbe comportare alcuni problemi, ma questi problemi potrebbero essere risolti. Avrebbero dovuto essere elaborati, perché l’obiettivo primario è la formazione di una organizzazione mondiale. Cosa fareste se un bullone (in questo caso un essere umano) in una ruota di una locomotiva è stato inserito della dimensione sbagliata? Si dovrebbe tornare indietro e correggere l’errore. Si potrebbe rifare il bullone.

Tra i tecnocrati sinceri, la visione d’insieme ha sostituito gli evidenti problemi. Ma … altre persone sono entrate nel gioco. La grande scacchiera globalizzata viene vista dalla tecnocrazia come un sistema che potrebbe essere usato per controllare la popolazione. Il controllo è il loro obiettivo. Quello che è successo all’individuo nel processo non è di nessuna preoccupazione per loro. Che l’individuo abbia o non abbia la libertà, lo scopo principale dei Globalisti è quello di eliminare tale libertà.

La cancellazione della fame, la povertà, la malattia? Per i globalisti sono senza senso, in più, quelle realtà sarebbero aggravate dalla malattia, dalla debolezza, e le persone debilitate sarebbero più facili da governare, controllare e gestire.

In sostanza, è stata dirottata una visione decisamente sbagliata di un futuro dell’utopia tecnocratica. Qualcosa di peggio di molto brutto è stato fatto.

In poche parole, questa è la storia della tecnocrazia.

Una locomotiva è una società? No. Questa è stata la prima idea fatalmente incrinata. Tutto ciò che ne seguì fu sempre più psicotico.

Purtroppo, molte persone nel nostro mondo credono nel globalismo, anche se questo (parzialmente) si può chiamare una vaga visione di una convinzione legittima. Essi, il maggior numero delle persone, galleggiano bene sognando su tutte le grandi-storie della copertura propagandistica; non più la povertà; parità di condivisione; la riduzione dell’inquinamento da carbonio; un’economia verde; “sviluppo sostenibile”; cooperazione internazionale; la produzione di ingegneria e consumo di beni e servizi per il miglioramento di ognuno; e tutto questo consegnato da una piattaforma centrale di guide altruistiche.

Se si rintracciano le specifiche che si trovano in queste dichiarazioni, si scopre un sistema deformato di pianificazione che fornisce la miseria e la schiavitù de facto per la popolazione mondiale.

L’utopia collettiva si rivela essere una farsa. Svegliarsi è difficile da fare? La rottura è difficile da fare? Esse devono essere fatte. Una correzione tecnologica praticabile è un bel risultato quando il progetto è una macchina. Ma il trasferimento di quel bagliore della vittoria per tutta la società è un’illusione. Tutto quello che viene definito istruzione è messo al primo punto dell’ordine del giorno.

http://www.alt-market.com/articles/3093-a-deeper-understanding-of-technocracy

Traduzione e adattamento Nin.gish.zid.da

Almanacco di dicembre 2016

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MANIFESTO SINTETICO 

Questo Progetto sta nascendo dalla consapevolezza che il destino è nelle nostre mani, che un mondo migliore potrebbe ancora esistere se solo comprendessimo il potere di ogni nostra scelta e del suo effetto su tutto ciò che ci circonda.  Fonte

Non per scadere nel complottismo (Deviance Project) [VIDEO]

Prima di guardare il video qui sotto, consigliamo vivamente di leggere integralmente il presente articolo.

Questo video è una raccolta molto parziale e generale di dichiarazioni fatte da importanti esponenti ufficiali ed autorevoli della politica, dell’economia, del giornalismo, della medicina, ecc. Queste stesse dichiarazioni fatte da perfetti sconosciuti sarebbero facilmente etichettate come becero “complottismo”, ed è proprio questo concetto che dovrebbe avviare la riflessione alla base del video.

Tra le fonti utilizzate ci sono documentari come Zeitgeist, Zero Privacy, XIII Emendamento, Anatomia di un Grande Inganno; spezzoni di telegiornali, trasmissioni di approfondimento, dichiarazioni politiche ufficiali. Continua QUI (Il video è all’interno dell’articolo) 

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IL CAPITALISMO TERMINALE DA’ LAVORI DI M. IN BASSO E IN ALTO

cireurIn Francia esiste, dal 2012,  la “Rete dei Lustrascarpe”. Les Cireurs.  Associa i lustrascarpe in franchising:   coloro che aderiscono hanno diritto di usare  il logo  e l’insegna.  Non hanno salario- sono “auto-imprenditori” – ma una paga oraria (su cui pagano in prelievo fiscale del 23%).  Pagano di tasca loro materiale e abbigliamento (un grembiule di cuoio, essenzialmente); se non hanno soldi  per cominciare a lanciarsi nell’auto- imprenditoria, possono chiedere un prestito  alla Rete Les Cireurs,  che pratica interessi fra il  6 e l’%. In compenso,  la struttura di franchising si occupa di contattare i grandi centro commerciali perché consentano ai loro “artigiani” di lavorare in un angolino.  Propone alle aziende  abbonamenti: “Lustrascarpe in ufficio! Date ai vostri collaboratori un momento di distensione utile. Uno dei nostri mastri lustrascarpe verrà nei vostri uffici con la frequenza che desiderate per darvi il suo servizio!”.    Altro servizio, il lustrascarpe a domicilio, che viene a ritirare le scarpe infangate e ve le riporta lucide, e dentro un sacchetto  di carta  col logo. Continua QUI

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Post referendum, sta per arrivare la troika

State pronti: il gruppo finanziario JP Morgan, l’Ue e gli Usa non hanno ottenuto il risultato sperato, giacché in Italia ha vinto il No al referendum costituzionale. Non è passata la loro linea, supportata dal nostro partito governativo atlantista ed euroservo, atta a destrutturare lo Stato nazionale, a desovranizzare e a spoliticizzare la politica, di modo che il fanatismo economico finanziario possa svilupparsi senza residui ostacoli e senza i lacci e i lacciuoli degli Stati.

Il piano dei signori globalisti neofeudali e neo-oligarchici è fallito. Ora stanno lavorando per ottenere per altra via il loro obiettivo, cioè distruggere la sovranità nazionale, la Costituzione e i diritti sociali: stanno lavorando per imporre un “governo tecnico” (si legga: colpo di Stato finanziario ) all’Italia, con tanto di troika in casa. Questo è il domani che ci aspetta. Con la vittoria del no abbiamo vinto la battaglia. Ma la guerra continua e i signori dell’èlite plutocratica mondialista stanno riorganizzando il conflitto.

È notizia di oggi, prontamente negata e smentita: come nei tradimenti amorosi, i colpevoli agiscono negando fino alla fine. Padoan chiederà un prestito miliardario al fondo salva stati: l’Italia come la Grecia entra nel girone dell’indebitamento, con annesso ingresso della troika nel Paese e distruzione in un colpo solo della Costituzione e della sovranità nazionale. Ciò che non sono riusciti a fare – la riforma costituzionale – lo faranno ora con una giunta militare di tipo economico, con una dittatura finanziaria il cui compito sarà la distruzione finale della sovranità nazionale con annesse “riforme” di adeguamento dell’Italia alla linea europea: distruzione dello stato sociale, tagli salariali, ulteriori aggressioni al mondo del lavoro e dei diritti sociali. I signori del mondialismo continuano nella loro lotta di classe ai danni delle masse precarizzate che subiscono in silenzio. Fonte  

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rothSfatiamo un mito: i Rothscild e Big Pharma ci temono

Attenti all’Uomo Nero: se lo fate diventare un’ossessione, potreste arrivare a crederlo invincibile, proprio come vuole lui. Ma la realtà è un’altra: persino i super-campioni del massimo potere sono vulnerabili.

E’ per questo che si affannano tanto a controllarci: i loro immensi privilegi non sono affatto al sicuro. Ci temono, gli Uomini Neri, anche se noi non ce ne rendiamo conto. Lo sostiene Paolo Barnard, autore di devastanti denunce proprio contro l’oligarchia planetaria: libri, reportage, inchieste, saggi taglienti e profetici come “Il più grande crimine”, che mette a fuoco – con largo anticipo sulla cronaca – la genesi europea della “dittatura” tecnocratica dell’euro, progettata dalla destra economica in combutta con la sinistra “rinnegata”, reclutata segretamente dall’élite per demolire la democrazia sociale in Occidente.

Lo stesso Barnard, oggi, avverte: «Nell’immaginario di tanto pubblico c’è un errore tragico, che peraltro devasta le reali possibilità delle opinioni pubbliche di migliorare la propria vita. Si pensa, infatti, che gli agglomerati della ricchezza privata siano padroni del mondo. I Rothschild! Le multinazionali! I big media! Balle. Non lo sono». Continua QUI 

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IL DIAVOLO VESTE SMART

Il diavolo è capace di trarre in inganno e stringere un patto faustiano che solo nel tempo rivelerà i suoi effetti.

Una rivoluzione annunciata da tempo: stanno per arrivare i contatori ‘smart’ per dare il via alle nostre case ‘intelligenti’. Enel lancia la “E-goodlife” che, sfruttando l’Internet delle cose, promette la possibilità di raggiungere “la piena efficienza energetica” in casa e un maggior livello di “sicurezza”.

Spiega Nicola Lanzetta, responsabile mercato Italia Enel: “Da 30 anni a questa parte il personal computer ci ha permesso di avere su un unico device tutto ciò che riguarda la nostra vita quotidiana come persone; con e-goodlife questo concetto si trasferisce alla casa: è un ‘home computer’ che consente di gestire la nostra abitazione in modo intelligente da smartphone o tablet”.

Si tratta di un kit composto da una serie di dispositivi smart: prese intelligenti, rilevatori di consumi, sensori di movimento, sensori che indicano se le porte e le finestre sono aperte e chiuse, una webcam che monitora cosa succede all’interno della casa. Tutte le informazioni e le funzioni di questi dispositivi sono accessibili attraverso un’app, che consente di controllare la casa da remoto e gestire al meglio i consumi elettrici, il frigo, la lavatrice… e anche i propri cari,

Sul SITO ENEL leggiamo: Per noi di Enel Energia casa è questo e molto altro ancora. La gestione della quotidianità a volte richiede abilità circensi e pianificazioni a tavolino degne dei grandi maestri di strategia. Lo sa chi deve occuparsi dell’organizzazione di una famiglia, chi per lavoro è costretto a spostarsi frequentemente, chi esce col buio la mattina presto e torna a casa ad ora di cena, chi non ha mai il tempo di godersi un po’ di relax. Allora, che male c’è ad alleggerirsi la vita? Così abbiamo creato e-goodlife che, grazie ai dispositivi presenti nel kit, a un sistema di notifiche totalmente personalizzabile e una serie di servizi aggiuntivi disponibili tramite app dedicata, rende la gestione della casa e delle attività quotidiane semplici e a portata di click! Poi dicono che la tecnologia non aiuta la vita. Non l’aiuta solamente, la risolve! 

Il Grande Fratello entra a casa tua in veste smart.
La casa sempre a portata di telefonino
Continua QUI

“la porta blindata che ci separa dalla realtà”

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Una pacifica tribù globale grazie alla tecnologia

Scritto da MMJ in novembre 25th, 2016. scritto in collaborazione con Chiara Lyn

Una delle più comuni critiche che si fanno alla vita degli uomini preistorici o non civilizzati è quella delle faide tribali. Anche se ci sarebbe molto da scrivere in proposito e verificare quante di queste faide siano endemiche e inerenti a quelle società, e quante in realtà siano state innescate dal contatto con l’uomo civilizzato che ha mutato gli equilibri delle zone in cui ha messo piede, facciamo finta che l’uomo non civilizzato abbia davvero questa mancanza: il vedere SOLO la sua tribù come una famiglia e tutte le altre come possibili nemici.

Dopo questa (già fallace) premessa, di solito l’argomentazione successiva è quella di cercare di dimostrare che invece l’uomo civilizzato, grazie alla tecnologia, si è globalizzato e ha (potenzialmente) messo in contatto tutti gli uomini su questo pianeta fornendoci la possibilità di diventare un’unica grande “tribù” con conseguente prosperità, pace e amore globali.

Diciamo la verità, le capacità tecniche di connettere tutti gli uomini esistono, ma la realtà è ben differente da quella romanzata appena descritta. Più che una umanità unita in “una sola tribù”, vediamo un mondo fatto da infinite tribù divise in stati, generi, classi sociali, famiglie, ecc. per ognuna delle quali esiste un conflitto.

Le cosiddette faide tribali non sono state assolutamente disinnescate dalla civilizzazione, anzi, sono  aumentate esponenzialmente mettendo in conflitto addirittura persone vicine, di fatto “della stessa tribù”, separate e portate a competere dalla civiltà stessa e dalle regole su cui si basa, arrivando a creare un moderno tribalismo dalle conseguenze ben peggiori rispetto a quelle (anche ingigantite) dell’uomo non civilizzato che non era certo solito recintare, dividere, distruggere l’ambiente in cui viveva, competere con il proprio vicino, creare eserciti, soggiogare e schiavizzare, torturare, incarcerare…

Di fronte a questa argomentazione l’ultima linea di difesa alla civiltà ed alla tecnologia come mezzo per arrivare ad una “tribù globale”, è indicare come responsabili del loro fallimento e delle estreme divisioni che vediamo oggi, solo alcuni aspetti, quelli divenuti ormai palesemente negativi e deleteri come il capitalismo e la competizione economica.

In pratica la linea di difesa è affermare che questa “globalizzazione tribale” non funziona solo perché esiste un sistema economico competitivo, mentre la tecnologia che ci mette in contatto, di per sé e al netto della competizione economica, potrebbe davvero regalarci lo status di “tribù globale” con annessi e connessi.

C’è un grosso problema in questa affermazione: le tecnologie che ci hanno permesso di connetterci tra noi, mettendo in comunicazione anche chi vive in due parti opposte del globo, è essa stessa frutto di una separazione profonda. Senza aver schiavizzato altri popoli in passato, senza il ricatto economico nel presente, senza la predazione selvaggia della terra per ottenere le preziosissime risorse, senza il deturpamento di interi habitat, l’uccisione e l’abuso di animali usati come test, senza lo sfruttamento comunque di qualcuno, non ci sarebbe e non ci sarebbe mai stata alcuna tecnologia. Ogni oggetto tecnologico intorno a noi è frutto di processi produttivi e, ripercorrendo a ritroso questo processo, si finisce inevitabilmente al capezzale della miniera in cui il piccolino scava a mani nude, con il fucile del soldato puntato sulla schiena o si finisce fatalmente al centro di una foresta che non c’è più, o in fondo ad un oceano che non ha più i suoi coralli. Il costo della tecnologia che produciamo è altissimo, direi inestimabile. Eppure, a giudicare dagli scontrini, la tecnologia sembra sempre piuttosto economica, solo perché il vero costo, in questo momento, lo sta pagando qualcun altro lontano da noi, o altri soggetti che non hanno voce. Ma anche la parte privilegiata di questo mondo che utilizza le tecnologie paga caro parte di quel costo nascosto in termini di de-umanizzazione, meccanizzazione del pensiero, stress e malattia.

Inoltre, la tanto millantata unione che la tecnologia ci pone dinnanzi, a guardarla a mente lucida, altro non è che un insieme di esseri umani rinchiusi in loculi di cemento omologanti che chiamiamo case, che digitano spasmodicamente il proprio malcontento, la propria solitudine, la propria vanità, il proprio ego su tastiere di plastica o su un display.

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La comunicazione, in questo senso, sembra apparentemente amplificata, potenziata, globalizzata, ormai i traduttori on line permettono di superare ogni barriera linguistica. Di fatto però, abbiamo dimenticato come si percepisce chi abbiamo di fronte, abbiamo dimenticato il “sentire” chi abbiamo di fronte, il percepirne i bisogni immediati, il percepirne lo stato d’animo, e persino (al contrario di quanto accadeva agli uomini non civilizzati) il guardarlo negli occhi.

Guardiamo un telegiornale pensando che quella sia la realtà che ci circonda, ci pensiamo in contatto con la notizia, ci sentiamo in quel luogo, accanto alle vittime e ci convinciamo di sapere cosa sia davvero accaduto. Guardiamo un documentario e pensiamo di essere in quella savana, pensiamo di conoscere ogni segreto della leonessa che va a caccia, sappiamo a che velocità corre, a quanti mesi i suoi cuccioli saranno svezzati, ma nessuno sa che odore hanno, nessuno sa che rumore fanno i suoi passi, nessuno è stato veramente lì. Chattiamo con persone sconosciute al di là dell’oceano, illusi di avere un vero dialogo, come lo avremmo con una persona di fronte a noi, ma non possiamo avvertire il ritmo del suo respiro, lo sguardo, la gestualità.

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Pensiamo quindi di essere più informati, ma siamo solo pieni di frammenti di nozioni; pensiamo di poter esperire e conoscere più luoghi, ma non è tanto diverso rispetto a vederli in cartolina; pensiamo di comunicare con più persone, ma lo facciamo solo per finta. Pensiamo di fare tutte queste cose veramente, ma è solo un gioco virtuale perché ad ognuna di queste esperienze mancano dei tasselli fondamentali e questa mancanza le rende tutte finte.
Nessuno vive più esperienze dirette. Tutto, ormai, viene filtrato dalla tecnologia. Tutto è dietro un rassicurante vetro dello schermo. Vicino, sì, ma sempre più lontano.

La tecnologia è diventata il trampolino con il quale lanciamo i nostri alter ego nel mondo virtuale. E il mondo reale, di conseguenza, si sta svuotando giorno dopo giorno della nostra presenza. Non stiamo parlando di un modo sbagliato di usare una tecnologia neutra o addirittura buona, stiamo parlando di quello che l’uso della tecnologia produce intrinsecamente nella società per il modo stesso in cui funziona, per il modo stesso in cui viene prodotta.

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La tecnologia non ci connette con il resto del mondo. La tecnologia è la porta blindata che ci separa dalla realtà.

Ecco allora il paradosso: l’essere umano cerca di imitare e migliorare la sua stessa natura e la natura intorno a sé, fallendo miseramente già al primo passo che compie, perché allontanarsi dalla natura, violentarla, analizzarla, farla propria, adattarla, fare lo stesso a persone ed animali, non potrà mai portare ad alcuna connessione, ad alcuna prosperità, ad alcuna pace. Non ci si connette a ciò che si usa: lo si domina. Quello che abbiamo fatto è semplicemente tentare di connettere attraverso mezzi che separano. E tragicamente commettiamo lo stesso errore in tutti i settori che portano avanti quello che nelle nostre teste suona come “progresso” ma che in realtà è solo un rotolare giù da un dirupo dopo un inciampo, un passo falso che non abbiamo il coraggio di ammettere di aver compiuto.

http://www.masonmassyjames.it/blog/una-pacifica-tribu-globale-grazie-alla-tecnologia2/