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Sodoma & Gomorra

Allora il Signore fece piovere dal cielo zolfo e fuoco

Quello che hanno portato alla luce gli archeologi è la prova legittima di quello che racconta la Bibbia! Un’enorme scoperta che tutti i credenti possono visionare in queste foto e video.

Nel corso della storia numerosi archeologi hanno affermato di aver scoperto le antiche città di Sodoma e Gomorra, ma molti di questi risultati non contenevano prove sufficienti.

Dopo dieci anni, ora, uno archeologo Steven Collins (del Trinity Southwest University del New Mexico), crede che la sua squadra abbia scoperto le antiche città con ampie prove a sostegno della sua affermazione. Le sue scoperte sono una miriade di strutture monumentali di città-stato dell’Età del Bronzo, massicci manufatti in cristalli di gesso, cosparsi di zolfo, e da una sostanza che assomiglia a cenere, sostenendo in tal modo l’affermazione biblica che si trova in Genesi 19: 24-25:

“Allora il Signore fece piovere dal cielo zolfo e fuoco su Sodoma e Gomorra; Distruggendo queste città e tutta la pianura, con tutti gli abitanti delle città e quanto cresceva sul suolo.”

In questo VIDEO in lingua inglese c’è un rapporto dettagliato.

(nell’Immagine sopra – si possono vedere le case di Sodoma, pubblicate il 5 giugno 2014 in Popular Archaeology)

Il ritrovamento delle rovine di Sodoma e Gomorra  (video sottotitolato in lingua inglese)

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L’IRA DI “ERRA”

IL CROLLO IMPROVVISO DI SUMER

La misteriosa nascita della civiltà di Sumer quasi 6000 anni or sono trova corrispondenza nell’altrettanto improvviso e misterioso suo declino. Le circostanze di questa fine non vengono di solito affrontate nei libri di storia. Ci spiegano che questa meravigliosa civiltà finì con l’avere una rivale nel vicino e altrettanto misterioso impero di Accad, e che intorno al 2000 a.C. sia i Sumeri sia gli Accadi scomparvero senza un motivo apparente.
Ci viene poi detto che due nuove civiltà, quella babilonese e quella assira, spuntarono dal nulla e assunsero il controllo della Mesopotamia. Tutti questi semplicismi sembrano servire solo ad addormentare la questione. Eppure, esistono abbondantissime documentazioni la caduta di Sumer: Come mai, allora, non compaiono nei libri di storia?
La risposta è questa: la natura del definitivo disastro che colpì i Sumeri disorientò loro quanto oggi disorienta gli studiosi. La descrizione lasciata dai Sumeri della catastrofe è talmente strana che si è scelto di sonsiderarla mitologia. Ma è una realtà archeologica il fatto che la morte di Sumer sia giunta all’improvviso.
Nel 1986 Zecharia Sitchin propose un’ipotesi plausibile relativamente all’uso di armi nucleari a ovest di Sumer, in un’epoca che coincide proprio con il misterioso crollo di quella civiltà. (“all’interno di questo blog abbiamo si è già discusso di questa ipotesi plausibile”), ma intanto proviamo a considerare l’asserzione di Sitchin, secondo il quale i Sumeri vennero decimati dalla ricaduta sulla superficie terrestre di polvere e materiale radioattivo.
Le prove sono racchiuse in diversi testi noti come “lamentazioni” per la distruzione di molte città Sumere. Le traduzioni che seguono sono state pubblicate dal massimo esperto di Sumer, il professor Samuel Kramer.
Sulla terra (Sumer) cadde una calamità,
sconosciuta era all’uomo;
una che mai prima fu vista,
una che non poté essere sopportata.
Una grande tempesta dal cielo…
Una tempesta che uccideva la terra…
Un vento maligno, come un torrente impetuoso…
Una cruenta tempesta unita a un calore divampante…
Priva di giorno la Terra di sole splendente…
la sera le stelle non rilucevano …
Le persone terrorizzate a malapena respiravano, 
le ghermiva il vento maligno
senza concedere loro un altro giorno…
Le bocche erano piene di sangue, 
le teste nel sangue sguazzavano…
Il volto era reso pallido dal vento maligno.
Provocò la desolazione nelle città,
la desolazione entrò nelle case;
le stalle divennero desolate, e vuoti gli ovili…
I fiumi di Sumer fece scorrere
con un’acqua amara;
i campi bene arati diedero gramigna,
nei campi crebbe erba appassita. 

La natura del disastro fu tale che neppure gli dèi poterono farvi fronte. Una tavoletta intitolata Il lamento di Uruk racconta: 

Così gli dèi tutti evacuarono Uruk,
lontano si tennero, 
si nascosero nella montagna,
fuggirono sulle lontane pianure.

In un altro testo, intitolato Il lamento di Eridu, Enki e sua moglie Ninki fuggirono dalla città di Eridu:

Ninki la sua grande signora, volando come un uccello lasciò la sua città…
Padre Enki rimase della città all’esterno…
Per il destino della sua città ferita pianse lacrime amare.

Negli ultimi cento anni sono state rinvenute numerose tavolette sumere contenenti lamentazioni riguardanti Uruk, Eridu, Ur e Nippur. Esse indicavano che tutte le città vennero colpite contemporaneamente dal medesimo fenomeno. Ma non c’è accenno ad azioni di guerra, un argomento assai consueto per i cronisti di Sumer.

Al contrario, il disastro viene presentato non come “distruzione” bensì come “desolazione”. Uno studioso, Thorkild Jacobsen ha tratto la conclusione che Sumer fu colpita non da degli aggressori, bensì da una catastrofe pura e semplice, di natura inspiegabile.

Come i testi spiegano, ciò che colpì le città sumere era un <<evento malvagio>> che recò morte con un invisibile fantasma, cosa <<che mai prima fu vista>>. Nessuna meraviglia che taluni abbiano interpretato questa sciagura come il risultato della ricaduta di polvere e di materiale radioattivo.

Quale alternative potrebbero esserci?  E’ possibile che si sia trattato di una epidemia senza precedenti? Certo, è possibile ma non scordiamo le descrizioni lasciate dai Sumeri, che raccontano di acque diventate amare, di persone che vomitano sangue, di vittime tra gli animali oltre che tra gli uomini, tutte cose che indicano come non si sia trattato di malattie quali oggi le conosciamo.

Inoltre, diversi testi contenenti le lamentazioni, come quelle già citato, fanno riferimento a una <<tempesta>> che si accompagnava all’invisibile fantasma. Coloro che hanno esperienza con l’invisibile radioattività conseguente a una esplosione nucleare non potrebbero descriverla meglio. Vediamo quindi le prove chge si trattò di una esplosione.

SODOMA E GOMORRA 
Per la gran parte di noi è piuttosto familiare il racconto biblico della distruzione operata su Sodoma e su Gomorra dal fuoco e dello zolfo. Ma quanti di noi prendono questo racconto alla lettera? Come è accaduto a molti altri importanti eventi della storia umana, questa storia è stata relegata tra i miti e i simbolismi religiosi.
Ma il resoconto contenuto in Genesi 18-19 descrive un’azione premeditata e gestita portata avanti da un dio che non faceva distinzione tra le persone e la vegetazione della pianura. Si trattò di un evento reale, com’è indicato dalla descrizione del fumo denso che il mattino seguente si levava da quelle zone.
Se leggiamo la storia di Sodoma e gomorra come il resoconto di un testimone oculare, allora dobbiamo pensare che ci fosse stata un’esplosione  talmente potente da poter essere paragonata all’uso di ordigni nucleari, nel 1945, su Hiroshima e su Nagasaki.
La storia viene trattata come un mito per il semplice motivo che i nostri paradigmi non ammettono l’esistenza di armi nucleari migliaia di anni fa. La tentazione di considerare la storia un mito viene poi rafforzata dal riferimento alla moglie di Lot, che si volse a guardare e venne tramutata in una <<statua di sale>>.
Ma il racconto perde molto della sua apparente assurdità quando apprendiamo che diversi studi hanno segnalato che il termine “sale” è un probabile errore di traduzione. Infatti, se leggessimo una versione originale sumera del resoconto, troveremmo la parola NIMUR, che significa sia “sale” sia “vapore”.
Sono ormai stati scoperti numerosi testi antichi che raccontano ciò che la Bibbia racconta, ma che sono stati scritti assai prima. Queste cronache ci forniscono particolari che mancano nell’Antico testamento. Uno dei più antichi testi sumeri anticipa in modo evidente i contenuti della Bibbia laddove descrive la distruzione di città inique mediante il fuoco e lo zolfo.
Il Signore Portatore di Ciò che Arde
e che ha arso l’avversario;
che ha cancellato la landa disobbediente; che ha avvizzito la vita dei seguaci del Mondo del Male;
che ha fatto piovere pietre e fuoco sugli avversari.

Chi erano gli avversari disobbedienti, e qual era il Mondo del Male di cui erano seguaci? Il significato pieno dell’episodio di Sodoma e Gomorra è stato svelato nei particolari di Zacharia Sitchin nel 1985. I fatti che precedettero la distruzione di Sodoma e Gomorra sono questi: una feroce contesa riguardante il dio Marduk, di ritornare nella sua città, Babilonia, e di assumersi il comando degli dèi.

Mentre Enki il padre di Marduk, difese i diritti del suo primogenito, gli altri dèi si schierarono all’opposizione per motivi che ci risultano chiari (motivi che racconterò in un prossimo post). Uno degli dèi di nome Erra, giurò di adoperare la forza contro Marduk. Un lungo testo noto come “l’Epopea di Erra”, descrive cosa successe dopo che il furibondo Erra abbandonò il consiglio degli dèi lanciando la sfida:

La Terra distruggerò,
di loro farò un cumulo di polvere;
le città scardnerò,
le tramuterò in desolazione;
farò scomparire gli animali:
dei mari farò un tumulto
e ciò che in essi vive io decimerò:
la gente farò svanire,
le anime loro si tramuteranno in vapore;
nessuno verrà risparmiato.

Gli dèi, bloccati dalla disputa, chiesero ad Anu di trovare una soluzione al conflitto. Anu approvò l’utilizzo di sette armi potenti per attaccare Marduk, ma Gibil, fratello di Marduk, lo informò del piano di Erra:

Quei sette in una montagna stanno,
in una cavità dentro la terra risiedono.

Da quel luogo con grande fulgore si scaglieranno innanzi dalla Terra al Cielo, rivestiti di terrore.

Un dio di nome Ishum, che significa “portatore di ciò che arde, venne incaricato di unirsi a Erra nel mondo inferiore (l’Africa) per predisporre le armi e indirizzarle sugli obiettivi. Zecharia Sitchin ha individuato questo dio Ninurta. In quaro figlio di Enlil, avuto dalla di lui sorellastra Ninharsag. Ninurta era il rivale diretto di Marduk, figlio di Enki.

Quanto a Erra, sussistono pochi dubbi che questo dio fosse Nergal, un dio sovente menzionato negli antichi testi come il <<dio furioso>>, il violento e, soprattutto, <<colui che brucia>> un dio della guerra e della caccia, nonché un apportatore di pestilenze.

Fu dunque Erra/Nergal, un astioso e geloso fratello di Marduk, che si assunse il compito più aggressivo, giurando di distruggere non soltanto Marduk e i suoi sostenitori, ma anche suo figlio Nabu. Erra chiese che le armi venissero impiegate contro le città di Sodoma e Gomorra, dove si pensava stessero nascosti Marduk e suo figlio Nabu. ma anche contro la base spaziale del Sinai.

Tratto dalle mie letture:
Il Mistero della Genesi Delle Antiche Civiltà (1996)
I pro e i contro e le ritrattazioni successive 
di Alan F. Alford 

wlady

Tiamat: La Roccia della Genesi

Si ritiene che le rocce della Luna abbiano circa 4,25 miliardi di anni; particelle di suolo hanno fornito una datazione ancora più antica: 4,6 miliardi di anni. La Luna, come concordano tutti i circa 1500 scienziati che hanno studiato le rocce e i campioni di suolo, è nata nello stesso periodo in cui si è formato il Sistema Solare.

Ma poi, circa 4 miliardi di anni fa, si è verificato un evento catastrofico. Nel suo articolo Cratering in the Solar System, pubblicato nelle pagine dello “Scientific American” (gennaio 1977), William Hartman ha riportato che “diversi analisti delle missioni Apollo hanno scoperto che l’età di molti campioni di rocce lunari non va oltre i 4 miliardi di anni; esistono ben poche rocce di età più antica”.

Le rocce e i campioni di suolo, che contenevano il vetro formatosi a seguito di impatti violenti, hanno 3,9 miliardi di anni. “Sappiamo che un cataclisma di grande portata, un intenso bombardamento, ha distrutto le rocce più anriche e la superficie dei pianeti”, ha affermato Gerald J. Wasserburg della Caltech, alla vigilia dell’ultima missione Apollo.

Restava allora la domanda: cosa è successo fra la nascita della Luna, (circa 4,6 miliardi di anni fa) e i 4 miliardi di anni fa, data della catastrofe? Ecco dunque che la roccia scoperta dall’astronauta David Scott e ribattezzata “Roccia della Genesi” non risaliva al periodo di formazione della Luna. Bensì al periodo della catastrofe che la colpì circa 600 milioni di anni dopo. Il nome resta comunque appropriato.

Infatti la narrazione della Genesi non è quella della nascita del Sistema Solare, bensì della Battaglia Celeste di Nibiru/Marduk con Tiamat (la Terra dei primordi), avvenuta proprio 4 miliardi di anni fa.

Non soddisfatti dalle diverse teorie sull’origine della Luna, alcuni hanno cercato di selezionare le migliori in base a determinati criteri. Una “Tavola della Verità”, preparata da Michael J. Drake del Lunar and Planetary Laboratory dell’University of Arizona, metteva in pole position la teoria della formazione contemporanea.

I risultati delle analisi di Johpn A. Wood soddisfacevano tutti i criteri tranne quello del momento angolare e della fusione della Luna, ma in linea di massima restava la migliore. Il consenso attualmente è ancora focalizzato sulle teorie della formazione contemporanea, pur se alcuni elementi sono stati presi a prestito dalle teorie del gigantesco impatto e della fusione.

Stando alle teorie presentate alla conferenza del 1984 da A.P. Boss del Canergie Institute e da S.J. Peale dell’Università della California, la Luna viene realmente considerata come “figlia” della terra, costituita della stessa materia primordiale; tuttavia la nube primordiale entro la quale si verificò la formazione contemporanea fui soggetta a bombardamenti da parte di planetisimali che, disintegrarono la Luna in formazione e, in altri casi, aggiunsero nuova materia alla massa (vedi immagine sotto)

Proto Luna
Il risultato sarebbe stato una Luna di dimensioni ancora maggiori che avrebbe attratto e inglobato altri corpi celesti più piccoli che si stavano formando all’interno dell’anello intorno alla terra: una Luna simile, seppur diversa dal nostro pianeta.
 
Dopo essere passata da una teoria all’altra, la scienza ora accetta quale teoria per l’origine della Luna lo stesso processo che ha dato ai pianeti esterni i sistemi a più satelliti. Resta ancora da spiegare come mai, una Terra troppo piccola, si è ritrovata con una Luna troppo grande. Per trovare la risposta, dobbiamo ritornare alla cosmogonia sumera. Il primo aiuto che si offre è l’affermazione che la Luna non è nata come satellite della Terra, bensì di Tiamat, un pianeta di dimensioni maggiori.
 
Poi – millenni prima che la civiltà occidentale scoprisse i satelliti che ruotano intorno a Giove, Saturno, Urano e Nettuno – i Sumeri già attribuivano a Tiamat una schiera di satelliti, “undici in tutto”. Collocavano Tiamat proprio dietro Marte, il che farebbe di lei un pianeta esterno, che acquisì la “schiera celeste” degli altri pianeti esterni.
 
Quando paragoniamo le più recenti teorie con la cosmogonia sumera, scopriamo non solo che gli scienziati contemporanei sono giunti alle stesse conclusioni che facevano parte delle conoscenze scientifiche sumere, ma che hanno persino usato una terminologia molto simile.
 
Proprio come hanno affermato le ultime teorie, la cosmogonia sumera descrive un Sistema Solare giovane e instabile, dove planetesimali e forze gravitazionali emergenti disturbano l’equilibrio planetario e, a volte, fanno crescere a dismisura i satelliti.
 

Ne Il Pianeta degli dèi Zecharia Sitchin ha descritto così le condizioni celesti: “Terminata la grande rappresentazione della nascita dei pianeti, gli autori della creazione alzano il sipario sul secondo atto, quello che mette in scena i tumulti celesti. La nuova famiglia di pianeti era tutt’altro che tranquilla: ognuno gravitava verso l’altro e tutti convergevano verso Tiamat, disturbando e mettendo in pericolo i corpi primordiali”. Nelle parole poetiche dell’Enuma Elish leggiamo:

I divini fratelli si coalizzavano;
disturbavano Tiamat andando avanti e indietro.
Turbavano il “ventre” di Tiamat
coi loro strani movimenti nelle dimore del cielo.
Apsu non riusciva a frenare mil loro clamore;
Tiamat era ammutolita dal loro comportamento.
Essi compivano atti detestabili
e si comportavano in maniera odiosa.

“Siamo qui in presenza di evidenti riferimenti a orbite erratiche”, così aveva scritto ZS ne Il Pianeta degli dèi. I nuovi pianeti “andavano avanti e indietro”; si avvicinavano troppo l’uno all’altro (“si coalizzarono”); interferivano con l’orbita di Tiamat e si accostavano troppo al suo “ventre”; i loro modi erano “odiosi”; la loro spinta gravitazionale era “arrogante”, eccessiva, non teneva in considerazione le orbite degli altri.

Avendo abbandonato le prime idee di un sistema solare che si stava raffreddando lentamente e che gradualmente si condensava dalla nube primordiale, l’attenzione degli studiosi si focalizzò nella direzione opposta.

“Dal momento in cui computer più sofisticati consentono di simulare il comportamento dei pianeti per un periodo di tempo prolungato” scrisse Richard A. Kerr sulle pagine di “Science” (Research News, 14 aprile 1989), “ovunque emerge il caos”. E citò gli studi di Gerald J. Sussman e Jack Wisdom del Massachusetts Institute Technology che erano riusciti ad andare a ritroso nel tempo, scoprendo che “molte orbite fra Urano e Nettuno erano diventate caotiche e che anche il comportamento orbitale di Plutone era caotico e imprevedibile”. J. Laskar del Bureau des Longitudes di Parigi scoprì il caos in tutto il sistema solare “ma in particolare fra i pianeti interni incluso la terra”.

George Wetherill, aggiornando i suoi calcoli della collisione multipla di circa 500 pianetesimali (“Science”, 17 maggio 1985), descrisse il processo nella zona dei pianeti terrestri come l’accrezione di numerosi “fratelli e sorelle” entrati in collisione per formare “pianeti temporanei”. Il processo di accrezione (“schiantarsi l’uno contro l’altro, spezzarsi e catturare materia dagli altri, fino quando alcuni sono cresciuti fino al pinto di diventare pianeti rocciosi), fu “una vera e propria battaglia regale” che durò per i primi 100 milioni di anni del sistema solare.

Le parole dell’eminente studioso sono straordinariamente simili a quelle dell’Enuma Elish. Parla di “molti fratelli e sorelle” che vagano, che entrano in collisione, che disturbano le orbite degli altri, mettendone a repentaglio la stessa esistenza. I tempi antichi parlano di “fratelli divini” che”disturbano”, “infastidivano” e “andavano avanti e indietro” nei cieli, proprio nella zona in cui si trovava Tiamat, vicino al suo “ventre”. Wetherill usò l’espressione “battaglia regale” per descrivere il conflitto tra “fratelli e sorelle”.

La narrativa sumera usa la stessa parola “battaglia” per descrivere ciò che avvenne e ha immortalato gli eventi della Genesi nella Battaglia Celeste.

Ancora oggi suscitano perplessità le dimensioni sproporzionate della Luna rispetto alla Terra, ma, a dire il vero, le nutrivano anche gli autori dell’Enuma Elish. (epica della creazione sumera). Dettero voce agli altri pianeti che, preoccupati, osservavano le dimensioni crescenti e la massa di Kingu.

Essa esaltò Kingu, 

il primogenito fra i suoi dèi

in mezzo a loro lo rese grande,

l’alto comando della battaglia

mise nelle sue mani, 

così da imbracciare le armi per lo scontro,

così da essere il capo della battaglia,

la battaglia per la supremazia lei affidò nelle sue mani.

Lo aveva fatto entrare nella sua schiera.

E così gli disse: “Per te ho compiuto un sortilegio”.

“Ti ho fatto grande nell’assemblea degli dèi.

Invero tu sei il Supremo. 

Secondo questa cosmogonia, a causa delle perturbazioni e delle condizioni caotiche presenti nel sistema solare, una delle undici lune di Tiamat crebbe fono a raggiungere dimensioni insolite. Purtroppo dai testi antichi non è chiaro quali conseguenze ebbe la creazione di questa luna così grande; i versi enigmatici, dove alcune delle parole sono state fatte oggetto di diverse interpretazioni e traduzioni, sembrano dire che “esaltando” Kingu, “fece placare il fuoco” (secondo E.A. Speiser) o “acquietare il dio del fuoco” (secondo A. Heidel) e umiliare “l’arma del potere ce è così potente nel suo movimento” – un probabile riferimento alla spinta gravitazionale che perturbava.

Qualunque sia stato l’effetto calmante di Kingu su Tiamat e sulla sua schiera, risultò comunque deleterio per gli altri pianeti; fu particolarmente destabilizzante l’azione di elevare Kingu allo stato di pianeta. Era stato dunque questo peccato di Tiamat  a mandare su tutte le furie gli altri pianeti, tanto da invocare Nibiru/Marduk affinché mettesse fine a Tiamat e al suo consorte presuntuoso?

Nella Battaglia Celeste che seguì, Tiamat venne divisa in due: una metà venne ridotta in frammenti (braccialetto martellato – fascia degli asteroidi?), l’altra metà, accompagnata da Kingu, venne scagliata in un’altra orbita (oltre Marte dove prima dimorava) e, sarebbe diventata la terra con la sua Luna. La sequenza degli eventi si conforma ai punti salienti delle varie teorie moderne su origine, evoluzione e destino finale della Luna.

Anche se restano enigmatiche la natura “dell’arma del potere che è così potente nel suo movimento” o quella del “dio del fuoco” che ha fatto crescere in maniera sproporzionata Kingu, resta comunque chiara la sorpresa per le insolite dimensioni della Luna (in proporzione a tiamat).

La descrizione è molto minuziosa. Ed è da sottolineare il fatto che non è la cosmogonia sumera a supportare la moderna scienza, bensì la scienza moderna a corroborare le conoscenze degli antichi.

Dalle mie letture:“L’altra Genesi”

http://ningizhzidda.blogspot.it

Caino il giovane ribelle

Dei e altri antenati

Prima parte

Non sapremo mai il nome, ammesso che ne abbia avuto uno, dell’ominide il cui Ti.it fu usato da Ninmah nella miscela genetica per creare il lavoratore degli déi: a causa dei vari tentativi fu infatti utilizzato più di un ominide. Ma grazie a ulteriori scoperte di tavolette cuneiformi, sappiamo di chi era “l’essenza” divina o linea di sangue usata in quel processo.

Ha importanza? forse non molta, tenuto conto dei vari altri antenati genealogici e genetici che l’uomo terrestre ha avuto nel corso del tempo. Ma se certi geni non muoiono mai, allora la questione è interessante, almeno dal punto di vista del cosa sarebbe successo se, dato che la storia del genere umano, fin dagli inizi biblici, non è una odissea a lieto fine. 

E’ un racconto più straziante di quelli che Shakespeare od Omero abbiano mai potuto concepire: una creatura mirabile, “l’Adamo”, viene realmente creata per essere uno schiavo, messo in un rigoglioso Eden, il suo soggiorno viene interrotto per aver disobbedito a Dio. Messo in grado di procreare, Adamo è condannato a sbarcare il lunario lavorando la terra arrida, mentre Eva è destinata a partorire nel dolore.

Mettono al mondo due figli, e sulla Terra ci sono così quattro esseri umani; poi Caino (un agricoltore), geloso di Abele (un pastore), uccide suo fratello, riducendo il genere umano a tre individui. Schiavitù, disobbedienza, fratricidio: fanno parte del nostro corredo genetico perché abbiamo ereditato in massima parte il DNA del regno animale terrestre o perché la linea di sangue selezionata dagli Anunnaki, i “geni alieni”, era quella di un giovane ribelle che aveva incitato i suoi compagni a uccidere Enlil.

Mentre in alcuni testi, compresi i riferimenti alla creazione dell’uomo nell’epica della creazione, il dio il cui sangue fu usato venne giustiziato per essere stato il capo dei ribelli, altre versioni dell’Atra-Hasis spiegano che la scelta fu dovuta al fatto che Dio aveva il Te’ema giusto, tradotto con “essenza vitale” o “personalità” (dal punto di vista genetico).

Dove non sono andati perduti del tutto, i segni cuneiformi che indicano il suo nome venivano letti Wèila (in accadico); nuove scoperte di tavolette  effettuate a Sippar negli anni 90 da archeologi iracheni lo chiamavano Alla in accadico e Nagar in sumero, un nome-epiteto che significa “artigiano del metallo”, specificatamente artigiano del rame.

Questo potrebbe suggerire una scelta deliberata (piuttosto che una pura e semplice punizione), in considerazione del fatto che anche Nachash serpente/conoscitore di segreti del racconto biblico del Giardino dell’Eden deriva dalla stessa radice verbale da cui deriva Nechoshet, che in ebraico significa rame. Il fatto che Nagar (e la sua sposa Allatum) siano elencati fra le divinità di Enki nelle varie liste di déi rafforza il suo ruolo di capo della insurrezione contro Enlil.

Gli studiosi biblici concordano che l’episodio di Caino e Abele rientri nel conflitto interminabile e universale fra agricoltori e pastori per il controllo di terra e acqua. Tali conflitti sono descritti nei testi sumeri come parte della storia dei primordi dell’umanità, un tema trattato in un testo dagli studiosi il mito del bestiame e del grano, in cui Enlil è la divinità dell’Anshan (grano e agricoltura) ed Enki il dio del Lahar (gregge e pastorizia), ruoli portati avanti dal figlio di Enil Ninurta, che come raffigurato sul sigillo cilindrico VA-243, (vedi immagine sotto) diede l’aratro agli uomini, e al figlio di Enki Dumuzi, che era pastore la pastorizia.

Come in altri esempi, la Bibbia ha fuso le due divinità (Enli ed Enki) in un solo “Jahweh” che accetta gli agnelli offertogli dal pastore (Abele), ma ignora le offerte dei “frutti della terra” fattegli dall’agricoltore (Caino). Proseguendo il concetto di Caino e Abele, la Bibbia dedica il resto del capitolo 4 della Genesi a Caino e ai suoi discendenti.

Timoroso di essere ucciso per il suo peccato, Caino riceve da Dio un “segno” protettivo visibile (il “marchio di Caino” tanto amato dai predicatori della domenica) che durerà per “sette” generazioni. (Se era trasmissibile di generazione in generazione, dev’essere stato un marcatore genetico). Come nel racconto del Diluvio lo stesso Jahweh, che ce l’aveva con il genere umano e ha cercato di eliminarlo ha poi fatto in modo di salvarlo attraverso Noè, anche qui Jahweh, dopo aver ignorato, condannato e punito Caino gli concede protezione e salvezza. Ancora una volta vediamo che la Bibbia unisce le azioni di Enki e quelle di Enlil attribuendole a un’unica divinità Jahweh.

Come viene risposto alla domanda di Mosè (Esodo 3,14), il nome significa “io sono quel che sono”, un Dio universale che una volta agisce attraverso/come Enlil e un’altra attraverso/come Enki, o a volte mediante altre entità (“déi”) che fungono da suoi emissari.

Seconda parte

Protetto da una divinità ben disposta nei suoi confronti, Caino vagò fino a raggiungere “il paese di Nod, a est di Eden”. Li conobbe sua moglie ed ebbe un figlio. Enoch (=”Fondatore” o “Fondazione”), e costruì una città che chiamò “Enoch” in onore del figlio.

Poi, << a Enoch naque Irad, Irad generò Mecuiael e Mecuiaèl generò Metsuaèl e Metsuaèl generò Lamech >>. Al raggiungimento della settima generazione (Adamo, Caiono-Enoch- Irad-Mecuiaèl-Metsuaèl-Lamech) la Bibbia diventa generosa, e perfino piena di elogi, nelle informazioni sulla linea di Caino e le sue conquiste.

Lamech si prese due mogli:

una chiamata Ada e l’altra Zilla.

Ada partorì Iabal: egli fu padre

Di quanti abitano sotto le tende presso il bestiame.

Il fratello di questi si chiamava Iubal: Egli fu

il padre di tutti i suonatori di cetra e di flauto.

Zilla a sua volta partorì Tubalkàin,

il fabbro, padre di quanti lavorano il rame e il ferro.

La sorella di Tubalkàin fu Naama.

Questi risultati di sette generazioni nel lignaggio di Caino furono celebrati da Lamech con una canzone, citata dalla Bibbia, combinava le “sette volte” di caino con l’invocazione di un enigmatico “settanta volte sette” da parte di Lamech formando un triplo sette simbolico (7-7-7).

Nonostante la sua brevità, il racconto della linea di Caino nella Bibbia descrive una civiltà progredita che, partendo con un lavoratore della terra e passando attraverso una fase beduina di pastori nomadi che vivevano in tende, arrivò a gestire con successo la transazione della vita contadina a quella urbana, che vantava la presenza di musicisti e di esperti in metallurgia.

Dove sorse una simile civiltà se non nell’Edin antidiluviano o nella futura Sumeria? La Bibbia evita di dirci dove si stabilì Caino, limitandosi a dichiarare che andò << a est di Eden >>, << verso il paese di Nod >> (=”vagabondaggio”). Sta a noi indovinare di quanto si spostò Caino << a est di Eden >>: giunto fino alle terre delle montagne di Zagros che in seguito divennero Elam, Gutium e Media? Lui e la sua famiglia continuarono a vagare verso est sull’altipiano iraniano fino alla regione di Luristan dove si lavorano i metalli e alla valle dell’Indo ricca di bestiame? Quei viandanti arrivarono fino all’estremo Oriente? E magari attraversarono perfino l’Oceano Pacifico, raggiungendo le Americhe?

Non è una domanda assurda, dato che in un passato remoto l’uomo in qualche modo arrivò nelle Americhe, migliaia di anni prima del Diluvio. L’enigma consiste nel chi, come e quando. Gli studiosi in genere sono partiti dal presupposto che i Sumeri (e i loro successori in Mesopotamia) non fossero interessati a una “linea perduta” di Cainiti e pertanto non l’abbiano documentata.

E tuttavia è inconcepibile che la parte biblica relativa alla migrazione di Caino, ai suoi discendenti e alle loro impressionanti conquiste non si sia basata su qualche documento scritto mesopotamico. A dire il vero, una tavoletta di questo genere, attualmente nell’archivio del British Museum/catalogata BM 74329), trascritta (vedi figura sotto), tradotta e citata da A.R. Millard e W.G. Lambert sulla rivista Kadman (volume VI), parla di un gruppo di esiliati che erano “aratori” (come Caino, che era un “coltivatore della terra”).

Costoro vagarono fino a raggiungere un paese chiamato Dunnu (il “paese di Nod della Bibbia”?), dove il loro capo, di nome Ka’in (!), costruì una città il cui simbolo era costituito da due torri gemelle:

Egli costruì a Dummu

una città con due torri gemelle,

Ka’in destinò a se stesso

la signoria della città. 

L’indizio su una città famosa per le sue torri gemelle è particolarmente interessante. Un arrivo precoce di esseri umani nelle Americhe attraverso l’Oceano Pacifico non è solo la conclusione scientifica più recente, ma anche in sintonia con le tradizioni locali dei nativi sia del Sud che del Nord America.

In Mesoamerica l’arrivo leggendario riguardava imbarcazioni provenienti da una terra ancestrale di Sette Grotte e Sette Santuari (vedi figura sopra, da un codice Nauarl preazteco). Mettendo in evidenza i parallelismi con il 7-7-7 nella linea di Caino/Lamech, dove sono messi ben in evidenza nei libri scritti dallo scomparso Professore Zecharia Sitchin, sia “Gli dei dalle Lacrime d’oro” che “Gli Architetti del tempo”. Il professore si chiedeva se il nome della capitale azteca Tenoch-titlan (= Città di Tenoch), oggi Città del Messico, potesse aver davvero avuto il significato di (“Città di Enoch”), una città con il suo tempio azteco con due torri gemelle all’epoca dell’arrivo degli spagnoli (vedi figura sotto).

Un’altra domanda che si fa ZS è: se il marchio di Caino, che doveva essere notato e riconosciuto a prima vista, avrebbe potuto essere l’assenza di peli sul viso degli uomini mesoamericani. 

Le Analogie  del testo con la storia biblica dei personaggi di Caino e della città che costruì sono evidenti, ma l’ipotesi è che tutto questo sia avvenuto nell’ambito geografico del Vicino Oriente. Ciononostante l’ipotesi di un salto transpacifico nelle Americhe si rifiuta di svanire, dal momento che il dettaglio di quattro fratelli che sposarono le loro sorelle e fondarono una città è il nucleo delle principali leggende degli inizi delle popolazioni native del Sudamerica.

Lì (come illustrato dettagliatamente in Gli Dei dalle Lacrime d’oro) la leggenda parlava dei quattro fratelli Ayar che sposarono le loro sorelle, continuarono a peregrinare e fondarono la grande città di Cuzco con il suo Tempio. Trovarono il luogo giusto per questo “Ombelico della Terra” con l’aiuto di una verga d’oro che avevano ricevuto dal Dio Viracocha (= “creatore di tutto”).

Pur restando confusi da queste somiglianze, c’è una cosa che può essere affermata con certezza: se le leggende (e i popoli) hanno viaggiato, l’hanno fatto dal Vicino Oriente alle Ande, e non viceversa. Se le cose sono andate così, allora siamo in presenza di un segmento di umanità che potrebbe essere sopravvissuto al Diluvio senza l’Arca di Noè, procurando un lignaggio genetico umano evitando di ricorrere ai matrimoni misti.

La Storia “mitologica” (?) ha dato poche informazioni riguardo alla discendenza di Caino, ha speso solo poche parole, dicendo che andò a est di Eden, mentre la Bibbia ha dato molta rilevanza alla stirpe di Set il terzogenito nato dopo il fratricidio di Abele. Gli dèi hanno messo un marchio su Caino e una “fatua numerica” 7-7-7 assolvendolo dal peccato mortale, diventando molto generosi nei suoi confronti.

Dalle mie letture: prosa e considerazioni del libro “Quando i Giganti abitarono la Terra” di Zercharia Sitchin p:191-192-193-194-195196-197-198 

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IL PRIMOGENITO & IL DIRITTO DI SUCCESSIONE

VESPE, SCIMMIE E PATRIARCHI BIBLICI

Tratto dalle mie letture: “L’altra Genesi”

Buona parte dei primi avvenimenti sulla Terra, in particolare le prime guerre, scaturivano dal Codice di Successione degli Anunnaki che privava il figlio primogenito del diritto alla successione, diritto che ha privato Enki figlio di Anu ma non figlio della sua sorellastra Antu, come invece (se pur secondo genito), toccò a Enlil.

Così, se il sovrano aveva un altro figlio maschio dalla sua sorrellastra, (nelle leggi Anunnaki), questi aveva il diritto di successione. Le stesse regole di successione adottate dai Sumeri, sono riportate nelle storie dei Patriarchi ebrei.

La Bibbia racconta che Abramo (che proveniva dalla città di UR, capitale sumera) chiese a sua moglie Sara (nome che significa “principessa”)di identificarsi non come sua moglie, bensì come sua sorella, quando avessero incontrato sovrani stranieri. Dice, infatti, Abramo (Genesi 20,12): <<Inoltre essa è veramente mia sorella figlia di mio padre ma non figlia di mia madre, ed è divenuta mia moglie>>.

Il successore di Abramo non fu il primogenito Ismaele, figlio di Agar, l’ancella (schiava) di Sara, bensì Isacco, figlio della sorellastra Sara, pur se nato molto tempo dopo. Nell’antichità queste regole venivano seguite con grande rigore in tutte le corti regali, sia in Egitto, nel Vecchio Mondo, sia nell’impero Inca, nel Nuovo Mondo..

Ciò suggerisce una certa “linea di sangue” o genetica, che sembra contraria alla credenza che non ci si deve accoppiare con i parenti stretti. Ma gli Anunnaki sapevano qualcosa che la scienza contemporanea ancora non ha scoperto? 

Nel 1980 un gruppo guidato da Hannah Wu all’Università di Washington notò che, avendone la possibilità, le femmine di scimmia preferiscono accoppiarsi con fratellastri. <<L’aspetto entusiasmante di questo esperimento>>, recitava l’articolo, <<è che pur se i fratellastri preferiti avevano o stesso padre, avevano madri diverse>>. La rivista <<Discover>> (dicembre 1988) riportò la notizia di studi che dimostravano che <<maschi di vespe normalmente si accoppiavano con le loro sorelle>>.

Poiché un maschio di vespa feconda molte femmine, è stato notato che i maschi preferivano accopiarsi con sollelastre: stesso padre, ma madri diverse. Sembra quindi, che il Codice degli Anunnaki abbia radici più profonde di quanto non si creda.

Cosa ci viene taciuto (o ancora non scoperto)? Perché ci viene detto che l’accoppiamento con persone della stessa famiglia può portare a gravi problemi genetici? Quando in natura questa pratica della discendenza viene prediletta da animali, insetti e non solo, anche in tutti i reami sparsi sulla Terra e/o dinastie blasonate borghesi?

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