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Lungo la strada è cambiato qualcosa

La menzogna che viviamo, di Spencer Cathcart

In questo momento potresti essere ovunque, potresti fare qualsiasi cosa, invece sei seduto da solo di fronte a uno schermo. Ma cos’è che ci ferma dal fare quel che vogliamo fare? Dall’essere ciò che vogliamo essere?

Ogni giorno ti svegli nella stessa stanza e segui gli stessi schemi, vivi la stessa giornata del giorno prima. E’ pur vero che un tempo ogni giorno era una nuova avventura. Lungo la strada è cambiato qualcosa.

Prima i nostri giorni non avevano tempo, ora sono schematici. E’ questo che vuol dire crescere? Essere liberi? Ma siamo veramente liberi?

Cibo, acqua, terra. Le uniche cose che ci servono per sopravvivere sono possedute dalle società. Non c’è più cibo per noi sugli alberi, né acqua potabile nei fiumi, né terra dove si possa costruire una casa. Se provi a prendere quello che ha da darti la Terra sarai isolato.

Quindi seguiamo le loro regole. Abbiamo scoperto il mondo attraverso i libri di testo.

Per anni stiamo seduti e ripetiamo quello che ci viene detto. Sottoposti a prove e classificati come soggetti da laboratorio. Cresciuti per non essere mai niente di speciale in questo mondo, per non creare differenze.

Abbastanza intelligenti da fare il nostro lavoro ma non da chiederci il perché lo facciamo. Quindi lavoriamo duro e non abbiamo mai tempo di vivere la vita per cui stiamo lavorando. Finché arriva un giorno in cui siamo troppo vecchi per il nostro lavoro e siamo lasciati a morire.

Saranno i nostri figli a prendere il nostro posto. Per noi il nostro cammino è importante, ma insieme non siamo altro che carburante. Il carburante del l’élite. L’élite che c’è dietro le multinazionali.

E’ il loro mondo e la risorsa più preziosa non è nella terra: siamo noi. Noi costruiamo le loro città, noi mettiamo in moto le loro macchine, noi combattiamo le loro guerre. Dopo tutto, ciò che li guida non sono i soldi: è il potere.

I soldi sono semplicemente l’arma che usano per dominarci. Inutili pezzi di carta da cui dipendiamo per sfamarci, per spostarci, per divertirci. Ci danno i soldi e in cambio noi gli diamo il mondo.

Dove c’erano alberi che pulivano la nostra aria ora ci sono fabbriche che la inquinano. Dove c’era acqua da bere, ci sono rifiuti tossici che puzzano. Dove gli animali correvano liberi, ci sono le imprese agricole che li fanno nascere e li scuoiano per il nostro appetito. Oltre un miliardo di persone muore di fame anche se c’è abbastanza cibo per tutti. Dove va a finire?

Il 70% del grano che coltiviamo è cibo destinato a ingrassare gli animali che mangiamo per cena. Perché dovremmo aiutare chi muore di fame quando non guadagneremmo nulla con ciò? Siamo la piaga che affligge la Terra, devastiamo quello che ci permette di vivere. Vediamo tutto come qualcosa che può essere venduto, come un oggetto da possedere.

Ma cosa accadrà quando avremo inquinato l’ultimo fiume? Quando avremo avvelenato anche l’ultimo respiro d’aria? Quando non avremo più il carburante per i camion che ci portano il cibo? Quand’è che capiremo che i soldi non possono essere mangiati, che non hanno alcun valore? Non stiamo distruggendo il pianeta. Stiamo distruggendo ogni forma di vita su di esso. Ogni anno migliaia di specie si estinguono. E manca poco affinché noi saremo i prossimi.

Se vivi in America c’è il 41% di possibilità di contrarre un cancro.
Una patologia cardiaca uccide un americano ogni tre. Prendiamo medicine per affrontare questi problemi, ma le cure mediche sono la terza causa di morte dopo il cancro e le malattie cardiache. Ci viene detto che tutto può essere risolto dando soldi alla Scienza, così gli scienziati scopriranno un modo per eliminare il problema. Ma le industrie farmaceutiche traggono vantaggio dalle nostre sofferenze.

Pensiamo di correre ai ripari, ma il nostro corpo è il prodotto di ciò che mangiamo, e il cibo che mangiamo è studiato per ottenere profitto. Ci riempiamo di sostanze tossiche. Il corpo degli animali è infestato da medicine e malattie. Ma non vediamo tutto ciò.

Le associazioni che detengono il potere mediatico non vogliono che noi sappiamo, quindi ci inondano di fantasie che spacciano per realtà. E’ divertente pensare che gli umani pensavano che la Terra fosse il centro dell’universo.

Ma, ancora una volta, continuiamo a vederci al centro del pianeta. Indichiamo la nostra tecnologia dicendo che siamo i più intelligenti. Ma veramente computer, macchine e industrie affermano quanto siamo intelligenti? Forse mostrano quanto siamo diventati pigri.

Ci mascheriamo dietro la parola “civilizzazione”, ma quando la togliamo, di noi, cosa resta? Siamo inclini a dimenticare che solo negli ultimi cento anni abbiamo concesso il diritto di voto alle donne, il diritto di equità ai neri. Ci atteggiamo come se fossimo tutti istruiti su tutto, ma sono molte le cose che non riusciamo a vedere. Camminiamo per strada e ignoriamo tutte le cose più piccole. Gli occhi che ci guardano, le storie che vorrebbero condividere. Vediamo tutto come uno sfondo di “me”.

D’altra parte abbiamo paura di non essere soli, di essere parte di qualcosa di più grande. Ma abbiamo fallito nel creare una connessione.

Ci va bene ammazzare maiali, mucche galline, uomini di un’altra terra. Ma non i nostri vicini, non i nostri cani, i gatti, quelli che abbiamo compreso ed amato.

Definiamo le altre creature come stupide e puntiamo il dito contro loro per giustificare le nostre azioni. Ma vi sembra giusto uccidere solo perché possiamo e abbiamo sempre potuto farlo? O proprio questo ci mostra quanto poco abbiamo imparato? Continuiamo a agire attraverso l’aggressività degli uomini primitivi più che attraverso il pensiero e la compassione.

Un giorno la sensazione che chiamiamo “vita” ci lascerà. I nostri corpi marciranno, i nostri averi più preziosi passeranno ad altri. Le azioni compiute in vita saranno le uniche cose a restare di noi. La morte ci circonda sempre, eppure sembra essere lontana dalla realtà di tutti i giorni. Viviamo in un mondo sull’orlo del collasso. Le guerre di domani non avranno vincitori. La violenza non sarà mai la risposta ma ucciderà ogni possibile soluzione.

Se tutti scavassimo tra i nostri desideri più profondi scopriremmo che i nostri sogni non sono così diversi.

Abbiamo tutti lo stesso obiettivo: essere felici. Facciamo il mondo a pezzi senza cercare altro che gioia, senza mai guardare dentro di noi. La maggior parte delle persone più felici sono quelle che hanno di meno. Siamo veramente così felici con i nostri iPhones? Le nostre grosse case, le nostre macchine alla moda?

Siamo disconnessi. Idolatriamo persone che non incontreremo mai. Assistiamo a avvenimenti straordinari sugli schermi e all’ordinario da ogni altra parte.

Aspettiamo che qualcuno ci porti un cambiamento senza mai pensare a iniziare a cambiare noi stessi.

Le elezioni presidenziali possono essere assimilate al lancio di una moneta: sono due facce della stessa medaglia. Scegliamo quale faccia vogliamo e abbiamo l’illusione della scelta, del cambiamento. Ma il mondo è sempre lo stesso.

Non riusciamo a capire che i politici non servono noi; ma servono chi ha dato loro il potere. Ma in un mondo di pecore ci siamo scordati di seguire la strada che ci eravamo prefigurati.

Basta aspettare un cambiamento.
Tu sei il cambiamento che vuoi vedere.
Non siamo arrivati fin qui stando seduti comodi.

La razza umana è sopravvissuta non perché fosse la più veloce, o la più forte, ma perché ha cooperato. Abbiamo eccelso nell’arte di uccidere.

Adesso perfezioniamo l’arte di goderci la vita. Tutto ciò, non per salvare il pianeta. Il pianeta sarà qui indipendentemente dalla nostra sopravvivenza. La terra ha girato per miliardi di anni, e ognuno di noi sarà fortunato a viverne ottanta. Siamo una goccia nell’oceano, ma il nostro impatto dura per sempre.

Spesso mi sarei augurato di vivere in un’era dove non c’erano i computer. Ma ho capito che non c’è nessuna ragione per volere ciò, perché questo è l’unico periodo della storia in cui ho sempre voluto vivere. Perché oggi abbiamo un’opportunità mai avuta prima. Internet ci ha dato il potere di condividere un messaggio e di unire milioni di persone in tutto il mondo. Finché possiamo è nostro dovere usare la tecnologia per unire, più che per combatterci.

Nel bene o nel male, la nostra generazione determinerà il futuro della vita su questo pianeta. Possiamo anche continuare a servire questo sistema di distruzione finché non rimanga di noi alcuna traccia di esistenza; oppure possiamo uscire da questo sonno ipnotico, capire che non stiamo evolvendo ma regredendo.

Questo esatto momento è l’attimo portato da ogni passo, ogni respiro, ogni morte, fino ad adesso. Puoi decidere di scegliere la tua strada, o seguire la via che hai già preso migliaia di altre volte. La vita non è un film, le battute non sono già state scritte, siamo noi gli scrittori.

Questa è la tua storia, la loro storia, la nostra storia.

Spencer Cathcart

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La “libertà” nella società capitalistica

Piccola Filosofia

Piccola Filosofia

Esprimere quello che ci ferisce
Quando ci feriscono con una parola o un gesto maldestro, è importante farlo sapere pacatamente rendendo noto il nostro punto di vista o la nostra sensibilità. Se la saggezza ci spinge talvolta a non reagire a caldo, non bisogna comunque tardare a farlo, per non aggravare il malessere.
L’indulgenza verso gli altri
Se giudicassimo le nostre azioni con la stessa severità con la quale giudichiamo quelle degli altri, è probabile che ci troveremo detestabili.
La famiglia
Non bisogna dimenticare che, anche se lontana, la famiglia, pur con i suoi fallimenti, il suo passato, è essenziale per il nostro equilibrio. Rappresenta la nostra culla, le nostre radici, quelle che ci hanno permesso di crescere.
Raccolti
Per ricevere, bisogna dare. Per essere amati, bisogna amare. Per essere ascoltati, bisogna aver saputo ascoltare. Per essere circondati, bisogna essere aperti e generosi. Per essere capiti, bisogna a nostra volta essere tolleranti. Per vivere in un’atmosfera serena, bisogna a nostra volta essere calmi e sereni … Così è la vita: ciascuno raccoglie quello che semina.
Cercare dentro di noi
I rapporti che intratteniamo con gli altri sono il riflesso dei nostri conflitti o delle nostre contraddizioni interiori. Da qui l’utilità di cercare sempre dentro di sé la vera origine della collera o di un conflitto.
I più semplici
Non avere un atteggiamento di superiorità verso i più semplici, i più giovani o i meno colti di noi. Ognuno in funzione del proprio passato, della propria storia, delle proprie ferite, si è forgiato una filosofia personale. Perché questa dovrebbe valere meno della nostra? Il buon senso e l’amore sono dappertutto. Ogni persona può insegnarci e arricchirci, se sappiamo ascoltarla. 
 
di Catherine Rambert “Piccola Filosofia del Mattino”
p: 49-50-51-52-53-54 

Inchiostro simpatico

inchiostro-invisibileNotare come una parola gentile e sincera riscalda il cuore e da a lungo conforto.
Quando si aiuta qualcuno ne abbiamo di ritorno una forma positiva. E ci viene voglia di ricominciare.
Smettiamola di essere sempre più esigenti con i nostri cari. Teniamoli bene e siamo indulgenti con loro.
L’amore vero va di pari passo con il rispetto dell’altro. Bisogna essere fieri di chi si ama.
In un conflitto, accettate di tendere la mano per primi per arrivare alla sua soluzione.
Fare pace dopo un litigio. Accettare di abbassare la guardia, rifiutare di cercare chi ha torto e chi ha ragione, smettere di ricercare i rimproveri … Sapere dire: <<La smettiamo, adesso?>>, e sorridere. Questo è il modo migliore di disarmare l’altro.

L’uomo e l’odio, reattivo/endogeno

Atalanta_e_Ippomene
Chi è l’uomo
La domanda: “Chi è l’uomo”, porta immediatamente al nocciolo d’ogni problematica. Se infatti l’uomo fosse una cosa si potrebbe domandare che cosa è, li si potrebbe definire come si fa con un oggetto naturale o un prodotto industriale. Ma l’uomo non è una cosa, né può essere definito come tale , anche se molto spesso come tale viene visto.
Di lui si dice che è operaio, direttore, medico, eccetera, ma così facendo ci si limita a indicarne la funzione sociale; in altre parole, l’uomo viene definito sulla scorta della sua posizione in seno alla società.
L’uomo però non è una cosa, bensì un essere vivente coinvolto in un perenne processo di sviluppo. E in ogni istante della sua esistenza non è ciò che potrebbe essere e magari diventerà.
L’uomo non può essere definito come un tavolo o un orologio; e dall’altro canto, non è del tutto indefinibile. Di lui si può dire qualcosa di più del fatto che non è una cosa bensì un processo vivente. L’aspetto fondamentale, ai fini di una definizione, è che l’uomo può spingersi col pensiero al di là del soddisfacimento dei propri bisogni.
Per lui il pensiero, al contrario di quanto accade nell’animale, non è solo il mezzo per procacciarsi i beni desiderati, ma anche un mezzo per scoprire la realtà del proprio essere e del mondo circostante, indipendentemente da predilezioni e ripugnanze.
In altre parole, l’uomo non è dotato solo di intelligenza, come l’animale, bensì anche della ragione la quale gli permette di riconoscere la verità. E se l’uomo si lascia guidare dalla propria ragione, opera per il proprio bene sia in senso materiale che spirituale.
L’esperienza insegna tuttavia che molti, accecati da brama e vanità, nella loro esistenza privata non agiscono secondo ragione. Peggio: le nazioni agiscono ancor meno secondo ragione perché i demagoghi hanno buon gioco con i cittadini e riescono a far loro dimenticare che, se ne seguono i consigli, condannano alla distruzione la polis e il mondo tutto quanto.
Molti popoli sono andati in perdizione perché non sono stati capaci di sbarazzarsi di passioni irrazionali che ne condizionavano il fare e perché si sono dimostrati incapaci di lasciarsi guidare dalla ragione. E in questo consisteva il grande compito dei profeti veterotestamentari.
Essi non prevedevano il futuro, come comunemente si ritiene facciano i profeti, ma proclamavano la verità, e quindi indirettamente richiamavano l’attenzione sulle conseguenze future dell’agire presente del popolo.
Non essendo l’uomo una cosa che possa essere descritta in un certo senso dal di fuori, lo si può definire solo a partire dall’esperienza personale del suo essere. Sicché la domanda: “Chi è l’uomo?” porta subito all’altra: “Chi sono io?”. E se non voglio cadere nell’errore di trattare l’uomo come cosa, la risposta può suonare soltanto: sono un uomo.
Ma la maggior parte dei nostri simili non hanno sperimentato questa identità: si fanno mille immagini illusorie di se stessi, delle loro qualità, della loro identità. E a volte capita che rispondano: “Sono un insegnante”, “Sono un operaio”, “Sono un medico”; ma questa informazione sull’attività di un individuo nulla ci dice circa lui stesso, e non comporta risposta alcuna alla domanda: “Chi è lui?”, “Cgi sono io?”.
E qui sorge un’altra difficoltà. Ciascuno segue, sotto il profilo sociale, morale, psicologico, eccetera, un preciso indirizzo. Quando e come posso sapere se l’indirizzo che l’altro ha fatto proprio costituisce un orientamento definitivo, o che l’altro può cambiare strada sotto l’influsso di esperienze determinanti?
C’è nell’uomo un punto fisso, tale per cui sia lecito affermare, a ragion veduta che è quale è e mai sarà diverso? In termini statistici, è forse possibile affermarlo a proposito di molti individui: ma si può dire di ciascuno, e ciascuno dirlo a se stesso, il giorno della morte, che avrebbe potuto essere diverso se avesse vissuto più a lungo?
L’uomo può essere definito anche in altra maniera. A condizionarlo sono due tipi di passioni e impulsi, l’uomo di origine biologica e sostanzialmente uguale a tutti gli individui. Esso comprende il bisogno di sopravvivenza, e dunque quello di placare fame e sete, di protezione, di qualche forma di struttura sociale e, sia pure in misura meno impellente, di sessualità.
Le passioni dell’altro tipo non hanno ragioni biologiche e non sono le stesse in tutti gli individui. Derivano da strutture sociali di vario genere, e tra esse vanno annoverate l’amore, l’amicizia, la solidarietà, l’invidia, l’odio, la gelosia, la competitività, la brama di possesso, eccetera.
Quanto all’odio, dobbiamo distinguere tra odio reattivo ed endogeno, concetti in cui ci si serve nell’esempio della depressione endogena in contrapposizione alla depressione reattiva. L’odio reattivo è la reazione a un’aggressione o a una minaccia contro il proprio io o il proprio gruppo, e per lo più scompare una volta cessato il pericolo. L’odio endogeno è un tratto caratteriale: un individuo animato da un odio del genere è continuamente alla ricerca della possibilità di sfogarlo.
In contrapposizione alle passioni di origine biologica, quelle che hanno origine sociale sono un prodotto della struttura sociale del momento. In una società in cui una minoranza sfruttatrice eserciti il dominio su una maggioranza misera e ribelle, ci sarà odio da tutte e due le parti.
Che gli sfruttati odino, è ovvio; quanto alla minoranza dominante, essa odia per paura della vendetta degli oppressi, ma anche perché deve odiare le masse per soffocare il proprio sentimento di colpa e comprovare la legittimista del proprio comportamento oppressivo.
L’odio non può scomparire finché manchino giustizia e uguaglianza; e allo stesso modo non c’è verità finché si debba mentire per giustificare la violenza dei principi di uguaglianza e giustizia.
Tratto dalle mie letture: “L’amore per la vita” di Erich Fromm 

libertàaaaa

La libertà consiste nel fare tutto quello che permette la lunghezza della catena.
(Cavanna)

Mi dicono: se trovi uno schiavo addormentato, non svegliarlo, forse sta sognando la libertà. Ed io rispondo: se trovi uno schiavo addormentato, sveglialo e parlagli della libertà.

La vita senza libertà, è come un corpo senza lo spirito.  (Khalil Gibran)

La libertà è la possibilità di dubitare, la possibilità di sbagliare, la possibilità di cercare, di esperimentare, di dire no a una qualsiasi autorità, letteraria artistica filosofica religiosa sociale, e anche politica.
(Ignazio Silone)

La metà della vita di un uomo è passata a sottintendere, a girare la testa e a tacere.
(Albert Camus)

Quando perdiamo il diritto di essere differenti, perdiamo il privilegio di essere liberi.
(Charles Hughes) 

È dubbio se gli oppressi abbiano mai lottato per la libertà. Essi lottano per l’orgoglio e il potere – potere di opprimere gli altri. Gli oppressi vogliono soprattutto imitare i loro oppressori; vogliono vendicarsi.
(Eric Hoffer)

L’uomo crede di volere la libertà. In realtà ne ha una grande paura. Perché? Perché la libertà lo obbliga a prendere delle decisioni, e le decisioni comportano rischi.
(Erich Fromm)

Non è la libertà che manca. Mancano gli uomini liberi.
(Leo Longanesi) 

Io so questo: che chi pretende la libertà, poi non sa cosa farsene.
(Pier Paolo Pasolini)

Nel mondo attuale per libertà s’intende la licenza, mentre la vera libertà consiste in un calmo dominio di se stessi. La licenza conduce soltanto alla schiavitù.
(Fëdor Michajlovič Dostoevskij) 

Se la libertà significa qualcosa, allora significa il diritto di dire alla gente cose che non vogliono sentire.
(George Orwell) 

Per me la libertà non esiste dal momento che sono una creatura e non un creatore, conseguentemente delimitato dalla volontà di quest’ultimo. Poi, all’atto pratico, vivendo assieme ad altre creature obbligatoriamente devo limitare la mia libertà nel rispetto di queste. Giorgio Andretta

Il bambino nasce libero come una farfalla, anche se non ha chiesto di divenire in questo mondo, sono le corde invisibili della sua specie a legarlo per tutta la vita, appena tagliato il cordone ombelicale ci sono le prime imposizioni della schiavitù, fino alla sua morte, pochi hanno scelto “liberamente” il momento del trapasso alla vera libertà dopo una vita psicologicamente impostata da altri. wlady 

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DEMOCRAZIA: orgoglio ed arroganza

votare

L’esperimento democratico è finito.  La politica ingannevole della maggioranza, anche 

“Ed è questa parola “maggioranza” che incapsula il fallimento della democrazia, perché non è ancora stata in possesso della visione e della saggezza necessarie per portare la società verso un obiettivo più “meritorio”’.

by Julian Rose

In Occidente abbiamo vissuto con questa cosa chiamata ”democrazia” per qualche secolo. È stato un esperimento importante, ma uno che, alla fine, è riuscito ad inghiottire la sua stessa coda piuttosto che portare la società in un luogo migliore. Ora il suo tempo è finito e abbiamo il compito di sostituirla con qualcosa di genuinamente migliore.

La definizione più nota di democrazia – ma in nessun caso la prima- è racchiusa nel Gettysburg Address del 1863, che proclama la democrazia come “governo della gente, fatto dalla gente, per la gente”, che – e forse per una buona ragione-  pone un forte accento su “la gente”.

Ma in questo c’è anche la sua debolezza; la gente (si è poi scoperto) aveva altre ambizioni, che questa forma di autogoverno non era invece equipaggiata a soddisfare. Neppure voleva in qualche modo essere responsabile di decidere e gestire tutti gli intrecci dell’esperimento che aveva firmato. La maggioranza, eccoci…

Ed è questa parola “maggioranza” che incapsula il fallimento della democrazia, perché, come alcuni di noi avranno notato,la maggioranza non è ancora stata in possesso della visione e della saggezza necessarie per portare la società verso un obiettivo più “meritorio”’. Al meglio, la maggioranza ha creato una certa forma di giustizia sociale,  che non esisteva con la leadership di un re o una regina,  a meno che questi non avessero una coscienza sociale. 

Quindi la democrazia è diventata simile ad una polizza assicurativa personale, che è uno firma  e di cui paga la copertura annuale, attraverso la tassazione. In cambio si è ottenuta una certa garanzia: si avrebbero “inalienabili diritti”,  sostenuti dalla “legge”. Una legge presumibilmente fatta per sostenere questa forma di auto-governo, ma in realtà che ha prodotto una nicchia che assorbe  un confortevole reddito, sempre legata a quell’elemento elitario, di sfruttamento, che era ben aleggiante intorno prima dell’esperimento democratico.

Cosi poi ha finito con l’essere: ciò che la maggioranza in realtà vuole e che in realtà si basa su un interesse personale e non sulla visione di una società migliore per tutti. Quindi dai alla maggioranza il diritto di decidere su chi desidera che governi il tuo paese e colui che sarà effettivamente eletto da questa maggioranza, sarà quello che per primo deraglierà…. affermando “di avere a cuore i tuoi interessi”. Appunto gli interessi della maggioranza…

Una società sotto il mantello della “democrazia”, quindi , non evolve mai. Al contrario ruota intorno ai desideri e le paure dell’elettorato. Il desiderio “che qualcuno si prenda cura di noi” e la paura che questo non accada.”

La maggioranza elegge semplicemente una banda di  baby-sitter, così da poter uscire e andare a giocare, lasciando ad altri la vera responsabilità per la forma e la funzione della società; cosi la si lascia in mano soprattutto a coloro che si divertono a flirtare col potere che a loro è stato garantito.

L’elettorato poi si lamenta a gran voce se le cose fatte da coloro a  cui ha consegnato il potere, non vanno in porto nè sono all’altezza delle aspettative delle seduttive promesse pre-elettorali .

È uno schema che costantemente si ripete, che non mostra segno di ridursi di intensità. Ciò che è in azione cosi è la “regola della massa”: la voce inconsapevole,  senza direzione, di una maggioranza che soccombe prontamente ai poteri dei persuasori occulti.

La “gente”, quando questo significa “una maggioranza della gente”, in tutta la storia non è mai stata ne è ora in possesso della saggezza e della visione che sono prerequisiti necessari per una società in evoluzione. Una società a cui si chieda di innalzare il livello di consapevolezza, di coscienza e di responsabilità.

L’esperimento democratico è così un mezzo totalmente inappropriato per uscire dal casino in cui attualmente siamo ed andare oltre- . È semplicemente ingenuità in mostra, quella delle manifestazioni in cui ci sono cartelli che dicono che questo e quell’altro non è democratico: “il TTIP non è democratico”, “il nuovo ordine mondiale non è democratico”, “evitare le tasse non è democratico” etc. etc…

Negli anni, la democrazia si è formata intorno ad un’alleanza irremovibile con il capitalismo. Il capitalismo in genere viene considerato come “democrazia in azione”, particolarmente in relazione al fatto del libero mercato, dicendo che si autoregola, poiché sarebbe  una voce silente della gente.  Infatti è “nel mercato” che la maggioranza ha riposto la sua fede e ha lasciato operare coloro che affermano di saper gestire tutte le sue varie tortuosità, seguendo regole nefaste di competizione ed avidità, che dominano l’economia globale neo-liberale: il gioiello sulla corona dell’impero capitalista.

democracy

Una economia in cui negozi di caramelle delle multinazionali, nel terzo mondo, possono dare alla maggioranza esattamente quel che vogliono: “abiti a poco prezzo” , “cibo a poco prezzo”, “macchine a poco prezzo”. Ecco cari amici, questa è la nostra famosa democrazia in azione… E quelli che dicono che questo “non è democrazia”,

mancano di rendersi conto che la maggioranza ha votato coloro che condonano e che seguono queste politiche altamente sfruttatrici. Quelli votati tramite l’elezione determinata dalla maggioranza: la pietra miliare ammaccata dell’esperimento democratico.

Non solo questo, ma quando tutto questo è messo in discussione da qualcuno che promuove il comunismo, la risposta è “ma il comunismo non è democrazia”. Così intenzionalmente o meno, sì mantiene la bandiera della democrazia come se fosse un simbolo di una società libera e progressiva.

Come la religione e come la mafia, la democrazia ha fornito una formula che offre protezione per coloro che prescrivono un sistema deformato di controllo di pochi. Mette dei bei brillantini su ciò che in realtà è un gioco sofisticato di duplice inganno. Un inganno che ha le sue radici nel fatto che l’elettorato ha abdicato al controllo sul proprio destino e ha invece scelto di giocare il ruolo di vittima, in un sistema che ha contribuito a mettere in atto.

Oggi si stanno lentamente aprendo gli occhi su cio’ che ci siamo rifillati. Che sia sotto il nome di Conservatore, Socialista, Liberale, Democratico, Repubblicano o altro ancora…non fa la minima differenza: sono semplicemente delle varianti di intrattenimento dello stesso tema, quel che rimane gestito e controllato da una elite nell’ombra, che tira tranquillamente le fila del potere e che consentirà che siano giocati solo quei giochi rigorosamente previsti nei suoi termini, senza andare oltre.

Dunque partendo da questo, dove possiamo andare noi?

Quel “noi” che qui intendo, è una esigua minoranza in grado di produrre un pensiero razionale, informato, con visione e saggezza. Questo gruppo non può esercitare nessuna seria autorità sulla società in cui siamo, perché in una democrazia una minoranza non può formare la maggioranza necessaria per diventare un corpo amministrativo eletto.

Ma almeno non lo stiamo negando: ci fosse un consiglio di saggi al timone degli affari regionali, nazionali e globali, il mondo sarebbe un luogo diverso. I sistemi di valore sarebbero preservati . Anziché essere il denaro, il potere,  l’egoismo e l’interesse personale a dominare la scena, ci sarebbero i valori umani, una profonda etica ed una giustizia genuina, come prerogative di una società eclettica e multirazziale.

Ci sono ancora società tribali che operano su un tale sistema e sono chiamate “primitive” e vengono collegate in modo vendicativo ad un mondo spaventoso di voodoo, stregoni e sciamani ribelli. Si è fatto ogni tentativo per spazzarli dalla cartina geografica, sia fisicamente che “democraticamente” con il nostro sistema di valori occidentali, ovvero attraverso una visione altamente giudicante di questa forma antica, testata nel tempo, della “leadership dei saggi”.

Nel ritrovare le nostre vere fondamenta spirituali, i nostri pensieri naturalmente ritornano a questa forma di società gestita da saggi, perché è una risposta organica ai nostri bisogni più profondi, veri e non superficiali. Non stupiamoci se le tribù indiane del Nord America sono state spazzate via o spinte in “riserve speciali”, come è successo anche alle tribù native sudamericane e agli Aborigeni in Australia. La democrazia che le ha soppiantate non avrebbe potuto avere traccia, senza queste culture così profondamente radicate e in sintonia con la natura.

Il libero mercato capitalista ha avuto bisogno di sfruttare i loro sacri territori e depredarli di uranio, oro e altri preziosi metalli che, mentre stavano nel sottosuolo, informavano la geografia vibrazionale dei loro siti sacri. 

La presunta “civiltà”,  che ha saccheggiato i territori dei nativi, è stata una macchinazione ampiamente giudeo cristiana, ovvero con forti pregiudizi euro-centrici  e una propensione per la “grandeur” e una vergognosa ricchezza materiale. Nelle origini pagane o tribali dell’antichità, un simile dispiegamento di grandezza e vergognosa importanza di sè, non ha mai avuto un posto cosi rilevante.

Ma è da questa tradizione, che la più parte delle persone che stanno leggendo questo articolo, probabilmente sono state educate, o meglio “indottrinate”. 

Insieme a questo orgoglio ed arroganza, ci sono state alcune avventure idealistiche in varie parti del mondo, in territori che in qualche modo ricordano la “leadership dei saggi”. E queste appartengono alla categoria definita “dittatura”. Fidel Castro di Cuba, Federico il Grande di Prussia, Mustafa Kamal Atutuk della Turchia, il re del Bhutan…per citare alcuni esempi.

La dittatura è molto meno complicata della nostra forma di democrazia, ma solo se è”benigna” puo’ essere ritenuta genuinamente superiore. Un numero di grandi leader spirituali, hanno avuto questo ruolo di dittatore benevole durante i tempi di crisi nazionale. I loro seguaci hanno visto le loro qualità che combinano amore e leadership e  di conseguenza si sentono felici di vivere alla loro guida. I grandi leader incoraggiano sempre il meglio da tirar fuori dalla umanità, bypassando il potere e prestigio personali, per essere piuttosto un esempio al comando.

Questa forma di “essere un esempio al comando”, si avvicina molto di più ai principi universali spirituali, di quanto non abbia fatto mai alcuna democrazia. 

Se ciò avviene in modo radicato ed unito al “livello di autodeterminazione del villaggio” nonché ad un consiglio di anziani saggi, questo costituisce con ogni probabilità il miglior modello che abbiamo a disposizione per guidare l’umanità fuori della crisi che ora incombe su di noi e che è solo probabile peggiori. Questo fino a quando una maggioranza di essere umani finalmente saprà riconoscere se stessa come entità divina e quindi potrà rispondere solo al Supremo.

Ciò nonostante è d’ obbligo investire ora tempo ed energia, sia per chi è desideroso che per chi è in grado di vedere il quadro più grande della situazione, per riflettere a fondo sui fondamenti principali che è necessario porre in essere per creare il mondo che sappiamo deve sostituire l’attuale fatiscente distopia.

E’ imperativo ora porre le fondamenta della vita futura persino prima che il fiasco presente abbia raggiunto il suo massimo. Questo è il vero significato del prenderci responsabilità per i nostri destini

by Julian Rose

Julian è uno dei primi pionieri nella agricoltura biologica in UK , un’ attivista internazionale, attore e autore  di ‘In Defence of Life – A Radical Reworking of Green Wisdom

fonte: http://www.zengardner.com/democratic-experiment-finished/

traduzione e adattamento Cristina Bassi

dallo stesso autore:

Le “Arche della Resistenza”. Come superare la “zona comfort” e inoltrarsi nel cambiamento 

Transumanesimo versus Coscienza del Potere Divino in noi

Forse ti svegli, ma ti alzerai dal letto? 

 

http://ningizhzidda.blogspot.it/