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Ipotesi di Simulazione

 

Gli scienziati affermano: stiamo vivendo una simulazione al computer

Postato da: Dan Falk

La mente dei Technocrati che è affidata a tali vane speculazioni non dovrebbe mai essere attendibile per fornire soluzioni scientifiche che potenzialmente interessino tutta la società. È tempo che le persone razionali “dicano semplicemente no” ai loro piani e ai loro sogni. ⁃ Editor TN

E se tutto intorno a noi – la gente, le stelle in alto, il terreno sotto i nostri piedi, persino i nostri corpi e le menti – fosse un’illusione elaborata? E se il nostro mondo fosse semplicemente una simulazione iper-realistica, con tutti noi solo personaggi in una specie di sofisticato videogioco?

Questo, naturalmente, è un concetto familiare di libri e film di fantascienza, tra cui il film di successo del 1999 “The Matrix”. Ma alcuni fisici e filosofi dicono che è possibile vivere davvero in una simulazione, anche se questo significa mettere da parte ciò che sappiamo (o pensiamo di sapere) sull’universo e sul nostro posto in esso.

“Se viviamo in una simulazione, allora il cosmo che stiamo osservando è solo un piccolo pezzo della totalità dell’esistenza fisica”, ha detto il filosofo di Oxford Nick Bostrom in un articolo del 2003 che ha iniziato la conversazione su ciò che è diventato noto come ipotesi di simulazione. “Mentre il mondo che vediamo è in un certo senso ‘reale’, non si trova al livello fondamentale della realtà”.

Simulare mondi e esseri

Rizwan Virk, fondatore del programma PlayLabs del Massachusetts Institute of Technology e autore di “The Simulation Hypothesis”, è tra coloro che prendono sul serio l’ipotesi della simulazione. Ricorda di aver giocato a un gioco di realtà virtuale così realistico che ha dimenticato di trovarsi in una stanza vuota con un auricolare acceso. Ciò lo portò a chiedersi: siamo sicuri di non essere radicati in un mondo creato da esseri più tecnologicamente esperti di noi stessi?

Quella domanda ha senso per Rich Terrile, un informatico del Jet Propulsion Laboratory della NASA a Pasadena, in California. Dettagliate come sono, le migliori simulazioni di oggi non coinvolgono le menti artificiali, ma Terrile pensa che la capacità di modellare gli esseri senzienti potrebbe presto essere alla nostra portata. “Siamo all’interno di una generazione di essere quegli dei che creano quegli universi”, dice.

Non tutti sono convinti. Durante un dibattito del 2016 all’American Museum of Natural History di New York, la fisica della Harvard University Lisa Randall ha detto che le probabilità che l’ipotesi della simulazione sia corretta sono “effettivamente zero”. Per i principianti, non ci sono prove che il nostro mondo non sia la matrice di stelle e galassie che sembra essere. E si chiede perché gli esseri avanzati si prenderebbero la briga di simulare l’Homo sapiens. “Perché simularci? Voglio dire, ci sono così tante cose da simulare”, ha detto. “Non so perché questa specie più alta dovrebbe disturbarsi con noi.”

Echi di Genesi

Eppure, c’è un anello familiare all’idea che c’è un simulatore, o un creatore, che si preoccupa per noi. Allo stesso modo, l’idea che un essere superiore forgia un universo simulato paragona la nozione di una divinità che crea il mondo – per esempio, come descritto nel Libro della Genesi.

Alcuni pensatori, incluso Terrile, accolgono l’analogia con la religione. Se l’ipotesi della simulazione è corretta, dice, “c’è un creatore, un architetto – qualcuno che ha progettato il mondo”. È un’idea antica riformulata in termini di “matematica e scienza piuttosto che solo fede”.

Ma per altri studiosi, incluso il fisico dell’Università del Maryland, Sylvester James Gates, la somiglianza tra l’ipotesi della simulazione e la credenza religiosa dovrebbe essere presa come un avvertimento che siamo fuori strada. La scienza, come ha detto in una recente intervista radiofonica, ci ha portato “lontano da questa idea che siamo burattini” controllati da un’entità invisibile. L’ipotesi della simulazione, ha detto, “inizia a sembrare una religione”, con un programmatore che sostituisce dio.

Chi, o cosa, è l’entità divina che potrebbe aver creato un universo simulato? Una possibilità, sostenitori dell’ipotesi della simulazione, è che si tratta di una razza di esseri avanzati – alieni spaziali. Ancor più inclinazione alla mente è la possibilità che siano i nostri discendenti – “i nostri sé futuri”, come dice Terrile. Cioè, gli esseri umani che vivono centinaia o migliaia di anni nel futuro potrebbero sviluppare la capacità di simulare non solo un mondo come il nostro, ma i corpi e le menti degli esseri al suo interno.

Leggi la storia completa qui …

Fonte: https://www.technocracy.news/

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Geostorm, trailer ma non troppo

POSSEDERE IL CLIMA E DISTRUGGERE IL MONDO – IL FILM GEOSTORM

La Warner Bros. ha diffuso online il secondo trailer ufficiale di ‘Geostorm’. Uscirà il 1 novembre nei cinema italiani il thriller apocalittico che segna il debutto alla regia di Dean Devlin, scrittore e produttore di Independence Day.

Geostorm fa parte di una lunga tradizione di disaster movie americani. Lo schema è frequentemente questo: il clima impazzisce, le città vengono distrutte, qualche eroe corre contro il tempo per salvare il pianeta.

Milioni di persone potranno ‘godersi’ i brividi delle scene catastrofiche in cui si divulga ad una massa di spettatori il (per loro) nuovo concetto del possesso e controllo delle forze della natura (meteo-clima), trasformato in arma e minaccia globale.

Curiosità: alcune scene ambientate alla NASA, sono state realmente girate presso il NASA Facility di New Orleans. Quindi la NASA è favorevole alla diffusione di questo film.

Un giornalista di ‘Motherboard’ ha contattato e intervistato alcuni esperti di geoingegneria, una tecno-scienza dichiarata in fase embrionale. Nell’articolo che segue possiamo leggere le loro risposte.

Quanto preoccupati si deve essere nella vita reale di ‘Geostorm?’

 di Carl Franzen 

Cosa sarebbe se ci fosse un network di satelliti a poter controllare il tempo intorno al globo? Cosa sarebbe se qualcuno (o qualcosa) potesse prendere il controllo di quei satelliti (o qualcosa del genere?) ed inizia ad utilizzarli per devastare, creando tornado giganti e congelando aerei in volo? Questa è la premessa emozionante di Geostorm , un nuovo thriller catastrofico di Hollywood del ragazzo che ha prodotto Independence Day, che vede protagonista Gerard Butler ed esce negli Stati Uniti il 20 ottobre, secondo il nuovo trailer. E si legge nelle descrizione del trailer: “I leader di tutto il mondo si sono riuniti per creare una fitta rete di satelliti per controllare il clima globale e mettere tutti al sicuro“.

Mettendo da parte la confusione tra meteo e clima (due cose correlate ma diverse), l’idea dell’uomo di alterare deliberatamente il clima per creare condizioni più favorevoli ha un suo fondamento nella realtà di una scienza fiorente, chiamata geoingegneria.

Gli scienziati hanno proposto una serie di schemi per rallentare il riscaldamento della Terra, tra cui spruzzare particelle riflettenti nell’atmosfera, illuminando nuvole con acqua salata, e concimando il plancton che consuma l’anidride carbonica

Ci sono alcune preoccupazioni su queste idee, che potrebbero ritorcersi contro in modo terribile. Ma se la geoingegneria procedesse nella vita reale (ndr: lo sta facendo) potrebbe avverarsi una cosa del genere come un ‘Geostorm’?

“La relazione di Geostorm con scienza e politica della geoingegneria sembra realistico quanto lo era ‘The day after tomorrow’ con scienza e politica del cambiamento climatico globale”, risponde in una e-mail David Keith, professore con doppi mandati accademici, in fisica applicata e politica pubblica presso la Harvard University. “Cioè, non v’è quasi alcuna relazione”.

Keith dovrebbe saperlo essendo lui stesso parte di un gruppo che sperimenta la geoingegneria lanciando aerosol riflettenti entro la fine dell’anno, aggiungendo che si tratta di un processo “che si muove intrinsecamente lento”. “Nulla cambia prima di un anno e poco cambia in 10 anni”, ha spiegato Keith. “Non c’è proprio nessuna manopola magica per regolare e poter far apparire improvvisamente un temporale (o non far apparire) in un luogo specifico.” (ndr che il luminare legga qui: aerosol tempeste

“I tornado multipli  e un enorme muro di acqua dal mare sono impossibili, data la mia comprensione della fisica del clima.”  (ndr invece sono stati avvistati)

Alan Robock, professore di scienze ambientali presso la Rutgers è d’accordo che non dobbiamo preoccuparci troppo di un reale Geostorm. La tecnologia ritratta nel film, per quanto posso vedere dal trailer, non esiste, e non conosco nessun modo attuale di controllare il tempo nella maniera indicata.“ dice Robock in una e-mail.

“E’ pura fantascienza. Tornado multipli e un enorme muro di acqua dal mare sono impossibili, data la mia comprensione della fisica del clima, e chiaramente sono stati inventati per rendere il film eccitante”.

Tuttavia, Robock, che di recente ha contribuito a creare simulazioni di geoingegneria al computer rendendo l’oceano più riflessivo spruzzandoci dentro schiuma, ha avvisato che la geoingegneria reale potrebbe essere utilizzata per il male. (link CIA-Robock)

“Se la tecnologia sarà mai sviluppata, potrebbe essere usata per scopi malvagi, e c’è una lunga storia di tentativi di controllare il tempo e il clima per scopi militari”, ha scritto Robock. “Se questo film su questo argomento dovesse spaventare la gente, non credo che sarebbe una brutta cosa”.

David Grinspoon, scienziato senior presso il Planetary Science Institute, un gruppo noprofit dedicato a promuovere l’esplorazione del sistema solare, condivide questa preoccupazione. Ma lui dice che non sarebbe andato fatto vedere nel trailer Geostorm. “Sarebbe difficile da usare come arma perché non sarebbe in grado di limitare gli effetti su una posizione molto specifica” ha detto Grinspoon in una e-mail (ndr: mi pare che queste preoccupazioni siano poco nella logica di certi poteri).

“Se un pazzo volesse prenderne il controllo e armeggiare per distruggere il mondo intero, sì questa è una preoccupazione realistica”.

Tutti gli esperti contattati da Motherboard hanno sostenuto che l’umanità deve esercitare cautela se si persegue un qualsiasi schema di geoingegneria.

FONTE https://motherboard.vice.com/en_us/article/9kw3we/geostorm-irl (Traduzione NoGeoingegneria)

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Fonte attiva:  http://www.nogeoingegneria.com/ 

Il silenzio

Qualè il nostro rapporto con il silenzio?

Se vivete in una città moderna, trovare un posto tranquillo diventa una sfida.


Il ronzio del traffico, aerei, sirene e il rumore di fondo sono probabilmente la base musicale della vostra vita quotidiana. Non vi è tregua nemmeno davanti a al computer, anche con su le cuffie: nella navigazione in internet, sarete interrotti da annunci da riproduzione automatica o segnali acustici rivelatori che annunciano un nuovo messaggio.

La maggior parte delle persone sembrano adattarsi alla cacofonia, ma quale  prezzo si sta pagando?

Cominciando con un inno alla seminale di John Cage la silenziosa composizione 4’33, di cui l’esperienza di Austin Chronicle, per le immagini e i suoni di questo film, Koyaanisqatsi ricorda aver visto il film per la prima volta nell’1982, descrive di come il silenzio delicatamente si intreccia creando un’esperienza contemplativa e cinematografica che si sta facendo strada attraverso le menti frenetiche e tra gli spazi tranquilli dei cuori.

Il documentario è un’opera di devozione, alla ricerca del silenzio in un’esplorazione meditativa del nostro rapporto con il silenzio e l’impatto del rumore sulle nostre vite.

Dai Padri del Deserto alle madri del III secolo d.C., è diventato un modello per l’inizio del monachesimo cristiano fino a John Cage 4’33 “, che è andato ad ispirare una generazione di artisti, l’umanità è stata a lungo affascinata dal silenzio.

Eppure nella nostra corsa verso la modernità, in mezzo a tutta l’innovazione tecnologica e alla rapida crescita delle nostre città, il silenzio è ora rapidamente passato nella leggenda.

Il rumore è causa di comportamenti aggressivi e centinaia di migliaia di attacchi di cuore in tutto il mondo, non c’è aspetto della vita umana che il rumore non leda. Il silenzio è ora molto più che una risorsa, un sollievo più che mai importante per il rinnovamento agli attacchi sensoriali della nostra vita moderna.

“Il silenzio è pieno di immagini che brillano di un tipo meraviglioso quasi ultraterreno che qualcuno potrebbe associare a un film di Terrence Malick … Questo film non si limita a raccontare una storia, testimonia la pura bellezza del nulla – tutto -. Quando intriso di silenzio”

The Huffington Post

L’apprezzamento del Silenzio

In Giappone, una delle soluzioni più insolite è quella di immergersi nel verde della foresta e partecipare a delle sessioni di terapia per combattere lo stress.

In ultima analisi, la cultura moderna può essere ostacolata da uno stile di vita tranquillo, diversamente da come le persone che vengono colpite e stimolate dal mondo digitale trascorrendo la maggior parte dei loro momenti liberi.

Nel film, la cerimonia del tè illustra l’apprezzamento culturale del Giappone per il silenzio, mentre in Occidente, spesso ha più importanza essere forti e cimentarsi ad esprimere se stessi.

Tutto il documentario è coinvolgente e stimolante.

Tuttavia, il suo stile meditativo, potrebbe richiedere un po’ di tempo per abituarcisi; siamo così sovrastati dall’adrenalina di un film d’azione per tenerci occupati che la riconnessone con la nostra parte tranquilla può essere molto ardua e un duro lavoro.

by Sandrine Ceurstemont
June 21, 2016
from PreventDisease
Website
Spanish version 
Versión original en ingles

LINK 

Traduzione e adattamento Nin.Gish.Zid.Da

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“zaRDoz”

L’articolo qui sotto esposto pubblicato da nogeoingegneria.com, ben si adatta ad un film di fantascienza degli anni 70, diretto da Johon Boorman il film è interpretato da Sean Connery. (breve video)

Il film si ambienta in un ipotetico anno 2293:

La civiltà è gravemente regredita su tutto il pianeta Terra, in balia di orde di Sterminatori che, incitati e armati da una misteriosa divinità chiamata Zardoz, trucidano senza pietà una moltitudine di disgraziati che vivono nel terrore. Zardoz è una contrazione di wiZARD of OZ, il Mago di Oz, personaggio della letteratura infantile che parla con voce contraffatta nascondendosi dietro una maschera.”

Una stretta comunità (“immortale”) vive sotto una cupola chiamata Vortex:

“Il Vortex è una comunità chiusa di “privilegiati” immortali, un ambiente paradisiaco che una barriera invisibile separa dal pianeta devastato e violento.” (Wikipedia)

(Immagine: R. Buckminster Fuller)

 VIVERE IN UNA BOLLA, È IL FUTURO?

In molti vedono in Fuller il padre del movimento per la sostenibilità abitativa. Nel 1960 Fuller progettò una cupola di due miglia di diametro per racchiudere il centro di Manhattan in un clima controllato. Calcolò che il suo costo sarebbe stato ammortizzato nel giro di dieci anni, semplicemente risparmiando sui costi di rimozione della neve. Il progetto si rivelò impraticabile, ma qualcuno pensa che oggi, con le nuove tecnologie, sarebbe possibile realizzare qualcosa di simile.

In risposta alla qualità dell’aria cattiva che colpisce molte città dei paesi in via di sviluppo come l’India e la Cina, lo studio di architettura internazionale Orproject propone ad esempio la costruzione di un parco all’interno della città come una sorta di mega serra con orto botanico. Si tratta del “Bubbles Biodiversity Parks” ed è stato recentemente premiato.

Mi chiedo però se creare un luogo dove rifugiarsi dall’inquinamento urbano sia la soluzione giusta.
Un progetto che non risolve le cause dell’inquinamento ma di certo fa riflettere molto sul futuro di alcune città. E Fuller è stato un precursore non soltanto di un concetto abitativo ma di una riflessione, quella sulla sostenibilità delle nostre città, che oggi è di grandissima attualità. ARTICOLO INTEGRALE

(Immagine: R. Buckminster Fuller)

Scrive Mario Giuliacci su questo progetto: No, non è fantascienza: più semplicemente è un ambizioso progetto degli anni ’60, poi mai realizzato. Nell’intento del suo progettista, R. Buckminster Fuller, la cupola (nell’immagine) avrebbe regolato le condizioni meteo e limitato le concentrazioni di inquinanti in un’ampia fetta di Manhattan compresa tra la 62-esima e la 22-esima. Se costruita, sarebbe stata alta circa un chilometro e mezzo e in superficie avrebbe avuto un diametro di circa 3 chilometri, avvolgendo così più o meno 9 chilometri quadrati di tessuto cittadino.

Più di recente una soluzione simile è stata ipotizzata per proteggere la città di Pechino dagli eccessivi picchi di smog: una società inglese, la Orproject, ha infatti studiato per la capitale cinese un sistema costituito da una serie di cupole di ETFE (particolare materiale plastico già utilizzato per la piscina olimpica di Pechino 2008) dotate di filtri a energia solare la cui funzione sarebbe proprio quella di ripulire l’aria all’interno delle cupole. FONTE

Fuller nacque il 12 luglio 1895.

Cupole geodetiche

Fuller è famoso principalmente per le sue cupole geodetiche, che sono parte anche delle moderne stazioni radar, di edifici civili e tensostrutture. La loro costruzione si basa sull’estensione di alcuni principi base dei solidi semplici, come il tetraedro, l’ottaedro e solidi con numero di facce maggiore che possono considerarsi approssimazione della sfera. Le strutture così concepite sono estremamente leggere e stabili. La cupola geodetica è stata brevettata nel 1954, ed è stata una parte fondamentale del processo creativo di Fuller teso all’esplorazione della natura per inventare nuove soluzioni di design.

Un nuovo stato allotropico del carbonio, quello dei (fullereni), e una particolare molecola di quell’allotropo (buckminsterfullerene) hanno ricevuto il suo nome. Tale stato ed il suo nome, è legato al fatto che il carbonio a livello molecolare assume in natura, nei fullereni, una struttura cava, sferica o cilindrica, del tutto analoga alle sue strutture.

In epoca di Guerra Fredda furono installate numerosissime cupole geodetiche di protezione alle grandi antenne Radar del “NORAD” in zone artiche; le cupole erano standardizzate al massimo per essere installate da personale non specializzato in zone impervie ed in condizioni atmosferiche estreme, in due o tre giorni.

Fuller documentò la sua vita ogni 15 minuti dal 1915 al 1983. Chiamò questi documenti “Dymaxion Chronofile”, come naturale cronologia della sua vita come “progetto”. Si ritiene che la sua sia la vita maggiormente documentata della storia. FONTE

Leggi anche:  

Il complotto di Chernobyl

Il complotto di Chernobyl – Il Woodpecker russo 

 A circa 10 chilometri a sud dalla centrale nucleare:
Chernobyl-2 

Nel trentennale del disastro di Chernobyl,  arriva in anteprima al festival Il complotto di Chernobyl, il film di Chad Gracia vincitore del Gran Premio della Giuria a Sundance 2015. 

E se non fosse stato solo un incidente?

Wonder Pictures presenta l’anteprima de Il complotto di Chernobyl – The Russian Woodpecker, di Chad Gracia. Il film, già vincitore del Gran Premio della Giuria a Sundance 2015, a 30 anni dall’esplosione del reattore a Chernobyl getta una nuova luce sulle origini e le motivazioni dietro il disastro.

Presentato in anteprima italiana a Biografilm 2015, dove ha vinto il premio Premio Hera “Nuovi Talenti” per la migliore opera prima, Il complotto di Chernobyl sarà distribuito nei cinema italiani da I Wonder Pictures a partire dal 7 aprile.

Il complotto di Chernobyl – The Russian Woodpecker (Ucraina, Stati Uniti, Regno Unito/2015/82′) di Chad Gracia 30 anni fa l’incidente di Chernobyl ha risvegliato nel mondo l’attenzione sui rischi dell’energia nucleare. Ancora oggi è l’unico grande disastro nucleare riconosciuto ufficialmente come causato da un errore umano. Ma se non si fosse trattato di un errore? Fedor nel 1986 aveva solo quattro anni. Quando sceglie d’indagare su quella catastrofe, arriva a scoprire la Duga, una gigantesca antenna che doveva interferire con le comunicazioni occidentali e infiltrarle di propaganda sovietica. Una struttura che non ha mai funzionato e che, forse, non è estranea allo scoppio del reattore… Nel bel mezzo della rivoluzione ucraina, Fedor porta alla luce una verità pericolosa per sé e per chi gli sta accanto, in un thriller politico scandito dal rumore inquietante e cadenzato della minacciosa Duga, simile in tutto e per tutto a quello di un grosso picchio.

L’anteprima è a ingresso gratuito ed è realizzata in collaborazione tra I Wonder Pictures, Festival Internazionale del Giornalismo e Cinema Postmodernissimo di Perugia.

FONTE http://www.festivaldelgiornalismo.com/programme/2016/the-russian-woodpecker

Il film è stato presentato in anteprima mondiale al Sundance Film Festival e in anteprima italiana a Biografilm Festival di Bologna. Sarà distribuito nelle sale italiane a partire dall‘8 aprile 2016, con un’anteprima il 7 aprile al Festival del Giornalismo di Perugia.

Pagina sul film http://www.russianwoodpecker.com/about/ 

NOTA

L’inclusione delle proteste euromaidan nel film. 

Durante la produzione del film, il direttore della fotografia Artem Ryzhkov è stato ferito da un cecchino a euromaidan e la sua attrezzatura è stata distrutta. Due persone in piedi accanto a lui quel giorno sono stati uccisi in quel momento.

ESTRATTO DEL LIBRO  PIANETA TERRA ARMA DI GUERRA di ROSALIE BERTELL (testo inedito)

Riscaldatori della ionosfera: HAARP e Woodpecker

Uno dei prodotti delle ricerche di Tesla, la tecnologia del riscaldatore ionosferico, fu il cosiddetto Picchio (“Woodpecker”) russo, che probabilmente è in grado di scatenare terremoti. Negli anni 1970, in una inusuale collaborazione fra americani e sovietici durante la Guerra Fredda, gli Stati Uniti diedero ai sovietici un gigantesco magnete, che di fatto divenne una parte del loro Progetto Woodpecker. Nel 1974, nell’ambito degli Accordi di Vladivostock, gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica presero la decisione congiunta di sciogliere la calotta polare artica.11 Non si tratta di un accordo bilaterale registrato dell’ONU, perciò non divenne mai accessibile a coloro i quali – più tardi – furono messi in allarme dal rapido scioglimento dei ghiacci e delle nevi polari, e dalla situazione degli orsi polari che ne è risultata. Per il pubblico, lo scioglimento della calotta polare artica è diventato un segnale forte e inquietante del cambiamento climatico, talmente forte che negli Stati Uniti ai media è stato richiesto di non parlare mai di orsi polari! A causa del segreto militare la gente è stata indotta a pensare che il controllo industriale delle emissioni di CO2 riporterebbe tutto a posto nell’Artico!


Il sovietico Woodpecker (simile a quello che in seguito negli USA fu HAARP) era uno strumento di Tesla situato in Ucraina, in quella che in seguito, nel 1986, divenne la zona non accessibile del disastro del reattore nucleare di Chernobyl (che forniva energia per il Woodpecker). Secondo Tom Bearden, un semplice guasto per il Woodpecker (oppure per HAARP) potrebbe essere una catastrofe per la sua fonte di energia, cioè in questo caso per il reattore di Chernobyl. Inviando un’onda scalare invertita sull’onda Woodpecker osservata negli Stati Uniti, il Woodpecker fu messo fuori uso, il che a sua volta fece guastare il reattore di Chernobyl, che gli forniva energia.12

Lo stesso tipo di onde scalari invertite potrebbe interferire con il sistema energetico scalare che controlla il sistema di retroazione Sole-Terra, Sole-Luna e Terra-Luna. Inoltre:

“Se il sistema di scambio di radiazione scalare ad anello concluso Terra-Sole fosse inavvertitamente “pizzicato” nell’anello di retroazione dalla Terra al Sole, così che fosse stimolata una grande risonanza scalare, … il Sole potrebbe emettere una potentissima “eruttazione” risonante, che semplicemente spazzerebbe via tutta la vita sulla Terra in una tempesta di fuoco”.13

“Particolarmente sensibili sono le risonanze dei sistemi Sole Terra, quella Sole-Luna e quella Terra-Luna.”14

Il Woodpecker originale fu abbandonato nel 1989 e si può ancora vederlo, come una mastodontica schiera di torri di trasmissione a poca distanza dal reattore nucleare rovinato…

Il riscaldatore della ionosfera sovietico fu chiamato “Picchio” (“Woodpecker”) dagli osservatori USA che constatarono che i caratteristici suoni pulsati che emetteva assomigliavano al battito di un picchio sul tronco. Una persona potrebbe riconoscere l’attività di influsso sul tempo locale provocata da HAARP o da Woodpecker, osservando delle nuvole che hanno la forma dei raggi di una ruota di bicicletta, oppure delle pale di un ventilatore: si chiamano nuvole radiali (“radial clouds”). Un altro indicatore sarebbero delle inconsuete interruzioni di corrente e l’insolita comparsa di punti bianchi sugli schermi dei televisori. I punti rimarrebbero visibili per circa due minuti e comparirebbero a distanza di tre-dieci minuti, e alla fine lo schermo diventerebbe scuro. Altri effetti riferiti sono: cavi elettrici che schioccano all’interno delle pareti, rumori di canto e di suoni a bocca chiusa (“humming”) provenienti da cavi all’interno delle pareti, un forte odore di ozono, lampadine a incandescenza che si fulminano, caffettiere che ronzano, ecc.; tutti fenomeni che possono manifestarsi immediatamente prima dell’interruzione di corrente. Talvolta le lampadine a incandescenza sfarfallano e poi si assestano su una debole luminosità arancione, poi la luce si fa molto chiara e le lampadine cessano di funzionare. Alcune persone riferiscono di aver visto un bagliore verde nel cielo notturno, oppure si parla di una netta deviazione della corrente a getto, che fa arrivare aria fredda dal Nord. È stato riferito di anomali rumori tonanti nell’aria, oppure di “scosse dell’aria”. Altri indicatori si possono trovare nell’Appendice I dell’edizione del 1986 del libro di T. Bearden Fer de Lance. (L’Appendice è riportata nell’edizione del 2002.)

…..12 Thomas Bearden, Fer de Lance: A briefing on Soviet Scalar Electromagnetic Weapons (“Fer de Lance. Un’informativa sulle armi elettromagnetiche scalari sovietiche”), Cheniere Press, Santa Barbara, California, 1986. Con aggiorn. 2002, pp 129-134. Secondo Bearden, i sovietici stavano per avviare un processo che avrebbe causato un grande terremoto lungo l’intera faglia di San Andrea, per distruggere l’intera costa occidentale degli USA.

Un gruppo di scienziati USA ha identificato l’attacco e inviato un impulso-replica gigante coniugato in direzione inversa (“a giant conjugate replica pulse backtracking”) verso il trasformatore (trasmettitore?) [sic, N.d.T.] sovietico, facendolo incendiare e distruggendo anche la sua fonte di energia: il reattore di Chernobyl.

FONTE http://www.nogeoingegneria.com/timeline/storia-del-controllo-climatico/pianeta-terra-arma-di-guerra/

CernobylL’ORA DI CHERNOBYL

Il tempo della “atomnaja stanzija” di Chernobyl non si è fermato. E così il cronista che ha vissuto i giorni della catastrofe va a rileggere il diario dell’epoca per tornare a riflettere su quella che era stata una catastrofe annunciata. Proprio perché quanto avvenne all’una di notte del 26 aprile 1986, in uno sconosciuto villaggio dell’Ucraina sovietica, era già stato narrato, con tremenda e diabolica forza anticipatrice, da un fine artista come il regista Andreij Tarkovskij il quale, con il film “Stalker”, aveva descritto una catastrofe epocale che aveva isolato dal mondo un’intera regione. Allora si parlò del film come di un viaggio spirituale di conoscenza in un panorama di fantascienza. E tutto fu incasellato nella cineteca delle opere da non dimenticare. 

Ma proprio nel giorno dell’apocalisse nucleare nessuno ricordò l’ammonimento di Tarkovskij. Perché in quella notte le “autorità” dell’Ucraina sovietica tennero nascosta la notizia a tutti. Alla gente del posto che aveva, forse, sentito il “botto” fu detto che si era trattato di un semplice incidente e che, comunque, ogni cosa era sotto controllo. Cominciava, invece, proprio in quei momenti il tempo di Chernobyl. Con la vicenda che fu nascosta anche dalle fonti più autorevoli del Cremlino, a partire da Gorbaciov.

Nessuna notizia, nessun allarme. Furono solo alcune emittenti occidentali che, dal nord Europa, lanciarono un primo allarme. Ma nell’Urss ufficiale non si credette a niente. Il cronista rilegge gli appunti di quelle ore. Non trova una riga sulla Pravda e resta ancora attonito ricordando che, nella serata del 29 aprile, lo speaker del telegiornale centrale Vremija annunciò: “La propaganda borghese sta alzando molta polvere su chernobyl” e andò poi avanti dicendo che erano “false le notizie su migliaia di morti”. Disse allora che “le vittime sono solo due e i ricoverati 197”. Per il resto la tv presentò una foto della centrale dopo l’esplosione affermando che “come si vede i danni sono minimi”. Tutto si svolse, quindi, con una perfetta sceneggiatura. Il perché era semplice: il paese si stava preparando alla Festa del Primo maggio. E così le strade delle città e dei villaggi dell’intero paese erano già coperte di bandiere. E a Kiev – ad appena 150 chilometri da chernobyl – si doveva svolgere la tradizionale parata con donne, bambini e uomini in festa.E fu proprio l’organo del Cremlino – Izvestija – che nell’edizione serale del 1 maggio titolò su una Ucraina “felice, colorata dai tulipani e dal rosso delle bandiere”. Ma la domanda che si poneva già allora a livello generale era questa: perché Gorbaciov tace? L’informazione, la chiarezza, la glasnost e la sincerità non sono forse i suoi cavalli di battaglia? Tutto, invece, veniva ovattato mentre su tutta l’Europa si diffondeva l’allarme per il rischio di contaminazione radioattiva. Tra la popolazione si registrava la corsa all’accaparramento di scorte alimentari. Il Cremlino si vedeva costretto ad emanare una serie di disposizioni che proibivano la vendita delle verdure e la somministrazione di latte fresco alle gestanti e ai bambini. E così, a poco a poco, si scopriva la tragica realtà: la nube radioattiva proveniente da chernobyl contaminava già in maniera seria 150.000 km quadrati attorno alla centrale, un’area popolata da circa di 7 milioni di persone. Venti e piogge la spingevano fino all’Europa Occidentale. Con l’area attorno alla centrale – un raggio di 30 km – che veniva a poco a poco evacuata mentre la nube radioattiva contaminava in maniera seria 150.000 km quadrati attorno alla centrale….

Seguirà un articolo di approfondimento.

Fonte

“ZERO GIORNI”

Zero Days, il documentario sulla guerra informatica

Di Valerio Porcu  

La vicenda di Stuxnet ha svelato al mondo l’entità della guerra informatica, la potenza degli strumenti che alcuni stati usano per colpirsi a vicenda senza esplosivi né proiettili. Una realtà ancora misteriosa per molti, che Gibney prova a raccontare nel suo nuovo documentario.

Ieri è stato diffuso il primo trailer di Zero Days, atteso documentario del registra premio Oscar Alex Gibney, dedicato alle armi informatiche e in particolare alla storia di Stuxnet. Un lungometraggio che include interviste e racconti, usati come pennellate per dipingere il panorama della cyberwar che si svolge ogni giorno, ignorata dalla maggior parte di noi.

Il trailer è montato come un mosaico e mostra frammenti brevissimi del documentario completo. Ciò non di meno ci dà l’idea del prodotto completo: Zero Days cerca di spiegare allo spettatore che cosa è stato Stuxnet – il termine virus probabilmente non rende l’idea – e quanto siano grandi i rischi delle armi informatiche.

Lo spettatore di Zero Days scopre così anche gli stati sovrani producono virus informatici, che hanno veri e propri eserciti di programmatori, che le armi informatiche possono sfuggire al controllo e colpire anche bersagli diversi da quelli previsti – in questo senso non sono molto diverse dalle armi biologiche.

Zero Days è in altre parole “uno sguardo terrificante alla ciberguerra e la minaccia degli hacker al soldo degli stati”, come lo ha definito Scott Roxborough su The Hollywood Reporter. Sì perché questo documentario non si ferma alla storia di Stuxnet, ma mette lo spettatore di fronte a rischi concreti, a ciò che potrebbe accadere dopo un attacco alla rete elettrica, al sistema dei trasporti, a quello bancario e così via.

Il film di Gibney è in concorso alla Berlinale, ed è già tra i documentari più importanti del 2016 – se non altro perché il regista si è già distinto in passato con Taxi to the Dark Side, che ha vinto un Oscar. A proposito di questo premio, vale la pena ricordare che l’anno scorso a vincerlo fu Citizenfour di Laura Poitras, dedicato alla storia di Edward Snowden e ai giornalisti che hanno collaborato con lui.

Al momento non ci sono informazioni riguardo alla distribuzione italiana.

Perché dedicare un documentario a un virus informatico? Perché Stuxnet (sviluppato dai servizi segreti statunitensi in collaborazione con quelli israeliani, sebbene nessuno abbia mai ufficialmente confermato la cosa) è stato il primo virus a essere creato da uno Stato sovrano e con lo scopo esplicito di essere non un porta d’accesso a informazioni riservate ma una vera e propria arma: fu Stuxnet, infatti sabotare e creare danni fisici alla centrale nucleare di Natans, in Iran, negli anni del governo di Ahmadinejad.

In Zero Days, Gibney ne ricostruisce la scoperta, per poi raccontarne la genesi, lo scopo e le conseguenze con l’aiuto di testimonianze di rappresentati governativi, esperti di intelligence, di sicurezza informatica, e con la testimonianza di un’agente della NSA che rivela dettagli inediti sull’operazione…In attesa di sapere se lo vedremo in Italia, ecco il trailer di Zero Days.  

 TRAILER E FONTE 

QUI

Preparatevi ad essere ”molto, molto paranoici” dopo aver visto il film, scrive Jessica Kiang. 

Alex Gibney,  «spesso le operazioni sotto copertura hanno fallito» 

Intervista. Alla Berlinale «Zero Days» di Alex Gibney, che racconta l’alleanza fra Usa e Israele per boicottare i piani nucleari dell’Iran. «Netanyahu non ha mai davvero voluto bombardare l’Iran, in realtà i suoi proclami erano mirati a costringere l’America a partecipare a questa missione»

«La luce del sole è il disinfettante definitivo», questo pensa Alex Gibney delle operazioni top secret portate avanti dal governo americano. Il suo documentario Zero Days, in concorso a Berlino, affronta infatti proprio la necessità di iniziare un dibattito che coinvolga le massime istituzioni su una delle nuove tecnologie usate per condurre i conflitti globali senza «boots on the ground»: la guerra cibernetica. Le altre, dice il giornalista del NY Times che ha partecipato al film David Sanger, sono «le forze speciali con i loro interventi rapidi e mirati e i droni».

Come dimostra Zero Days, le complesse trame da film di spionaggio elaborate nelle stanze dell’NSA, della CIA e così via, molte volte si rivelano controproducenti: «se si guarda al passato in cerca di eventi ricorrenti, spesso le operazioni sotto copertura hanno avuto conseguenze inattese — dice Gibney — come quando si sono armati i mujaheddin afghani contro i sovietici. Conseguenze che si rivelano assai più problematiche di ciò che si intendeva risolvere».

Nel caso di Zero Days si parla di un’arma — i virus cibernetici — «i cui effetti non siamo davvero ancora in grado di comprendere, ma che pongono una minaccia radicale ed esistenziale», spiega il regista. A dare un contesto alle ricerche di Gibney e alle dichiarazioni delle sue «gole profonde» ci sono alcuni dei documenti resi pubblici da Edward Snowden che, dice Gibney, «hanno aggiunto dettagli importanti». Lui e Julian Assange, pensa infatti il regista, «hanno reso al mondo un servizio notevole».

Il virus stuxnet su cui il film si concentra è una «creatura» del lavoro congiunto delle intelligence americana e israeliana per compromettere la centrale nucleare iraniana: «Netanyahu non ha mai davvero voluto bombardare l’Iran — spiega Yossi Melman, giornalista di Haaretz che appare nel film — i suoi proclami erano mirati a costringere l’America a partecipare a questa operazione segreta congiunta». Ma da allora, e a causa della perdita di controllo sul virus che lo ha reso analizzabile da tutti, «abbiamo assistito a un moltiplicarsi degli attacchi cibernetici — dice Sanger — non ultimi il recente black out di internet in Turchia e le operazioni di hacking della Corea del Nord».

In Zero Days viene intervistato anche il generale Michael Hayden, ex direttore di CIA e NSA: «Se perfino un veterano dello spionaggio come lui sostiene la necessità di maggiore chiarezza — conclude Gibney — potete farvi un’idea di quanto lontani ci siamo spinti». FONTE

Alex Gibney

Philip Alexander Gibney, noto come Alex Gibney, è un regista, sceneggiatore e produttore cinematografico statunitense, vincitore dell’Oscar al miglior documentario con Taxi to the Dark Side

http://www.nogeoingegneria.com/librifilms/zero-days-il-documentario-sulla-guerra-informatica/

Gods of Egypt

Il Dio d’Egitto Movie: l’imbiancatura dell’Antico Egitto Continua

L’eredità di Hollywood è quella di tingere di bianco gli antichi popoli indigeni della Bibbia, continuando nelle loro produzioni, con il prossimo film, “Dei dell’Egitto.” Per quale motivo questo può diventare un problema dal momento che è solo intrattenimento? Perché si vuole perpetuare la menzogna incomprensibile delle 12 tribù di Israele nella Bibbia. Avete notato come Hollywood ritrae tutte le 12 tribù di Israele come origine europea … mentre gli sbandati “senza tribù” sono di origine africana.

Questa pratica è stata anche diffusa in franchising nei fumetti come Marvel Comics; dove Falcon e Power Man (due super eroi neri) avevano precedenti penali, ma sto divagando. Questa pratica di Hollywood di perpetuare falsità confonde le masse ed è molto offensiva per il vero popolo indigeno della terra antica. Chiamatemi pazzo, ma ho pensato che il film “Balla coi lupi” era autentico perché c’erano i veri Indiani d’America ad interpretarlo.

I potenti giocatori di Hollywood nella loro agenda non stanno più in silenzio per opprimere la vera identità dei popoli indigeni antichi. La dura linea di Hollywood è quella di mettere in ruoli chiave attori bianchi (comprese le comparse), altrimenti, nessuno avrebbe potuto partecipare al film. Eppure, “Balla coi lupi” è stato un successo collaudato che ha ottenuto premi Oscar come risultato della fusione di indiani americani in ruoli chiave. Nessuna di queste case cinematografiche di Hollywood produrrà un film importante, con dei ruoli antichi, in questo caso con persone di colore. 

“DEADLINE: L’Esodo era stato visivamente travolgente, si è creato quel mondo antico che ha portato le piaghe d’Egitto in tutto il loro vivo orrore, e tuttavia nessun attore indigeno dei luoghi è stato assunto nei principali ruoli.  Col senno di poi, c’è forse qualcosa che potrebbe essere fatto in modo diverso?”

“SCOTT: Nah.  Alcuni hanno detto, non è Cristo nero?  Certo, avrebbe potuto esserlo.  Dipende da quale parte del Nord Africa proviene, ma come facciamo a saperlo?  La risposta breve grezza e tagliente è che non ho potuto ottenere e montare un film come quello con quel tipo di budget, sarebbero stati $ 145 milioni, e non $ 260.000.000, una cifra di tutto rispetto – per rendere Mosè nero e sua moglie etiope? Con questi presupposti, non avrebbero mai finanziato per fare il film.”

Ridley Scott Intervista

In realtà, Hollywood ha gettato alle masse dormienti un osso, un attore nero Chadwick Boseman nella parte di Thoth, effettivamente conosciuto come il Dio della Conoscenza. Ho inviato le traduzioni delle sue 8 Tavole di Smeraldo dove si fa menzione di esseri serpenti che vivono sulla Terra, da un’altra vibrazione. Tuttavia, Hollywood ha fatto includere un attore nero in un ruolo chiave non criminale … sono forse questi piccoli passi?

La storia biblica, dell’archeologia e della genetica dimostrano persone geograficamente neri che dovrebbero essere rappresentati in questi film. Ridley Scott è stato citato in un’intervista dove ha condiviso che nessuno dei suoi film sarà finanziato senza che tutti gli attori siano bianchi. Questo dimostra non solo le discriminazioni, ma la censura che praticano questi grandi studios. Questa mancanza di diversità rappresenta una macchina propagandistica. Inoltre ci dà anche degli indizi sulle 12 tribù, le quali non sono presenti nella Bibbia.

Il Libro del Deuteronomio ci dice che quando si è rotto il patto con l’Altissimo, le 12 tribù (odiate da tutti) si sarebbero sparse in tutte le direzioni. Bisogna odiare veramente qualcuno per negare deliberatamente la loro rappresentazione quando si conosce la verità di quello che sono. Successivamente, Hollywood avrà in futuro Benedict Cumberbatch che giocherà con Michael Jordan in “The Michael Jordan Story”. Il fatto che Hollywood è anche colpevole (abbastanza frequentemente) di non rappresentare autenticamente gli antichi accadimenti.

“!Non mi dispiace scacciare le stelle bianche del cinema” ‘Exodus’
Ridley Scott 

Quindi, se si fa affidamento a produzioni hollywoodiane per la conoscenza sulla cultura biblica; bisogna comprendere che il parzialmente vero è soprattutto falso. Ci sono alcune correlazioni interessanti a rimorchio. Noi vediamo il sempre presente tema “dell’occhio-che vede tutto” nel film Horus, ogni persona che viene intrattenuta da New York a Timbuktu lo può vedere. C’è ovviamente qualcosa che lo rende interessante, lo vediamo rappresentato in tempi antichi e vediamo anche quanto velocemente i nuovi animatori vengono catturati con il simbolismo di un occhio.

Guardiamo il cast del Dio egiziano

La storia di Osiride, Horus e Set è la storia di numerosi film di Hollywood di successo. Lo abbiamo visto nel film della Disney “Il Re Leone”, dove il re viene tradito e ucciso da suo fratello geloso e poi il figlio vendica la morte di suo padre, sconfiggendo suo zio. L’unica differenza che vedo con il “Dio d’Egitto” è che Osiride è stato omesso da questa rivisitazione. In realtà, sono sicuro che ci saranno più imprecisioni guardandolo. C’è un modo per inviare un messaggio a Hollywood ed è quello di non andare a vedere questo film. Aspetterò fino a quando potrò affittarlo per $ 5.

http://revelationnow.net/2015/11/18/new-gods-of-egypt-movie-whitewashing-of-ancient-egypt-continues/ 

 

Traduzione e adattamento Nin.Gish.Zid.Da