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La storia delle maledizioni hanno continuato fino ai giorni nostri

 

Antiche maledizioni: cinque modi per creare calamità nel mondo antico

Fin dai tempi in cui è nata la magia, le persone hanno cercato di manipolare il mondo con mezzi soprannaturali e l’intervento divino – spesso per fini positivi, ma anche per punire o inviare sventura ai nemici. Testimonianze archeologiche mostrano una pletora di antiche maledizioni. La storia delle maledizioni varia certamente tra culture, luoghi, religioni o credenze, e tempi; Tuttavia, tali credenze e pratiche hanno continuato fino ai giorni nostri.

Una maledizione, talvolta chiamata Jinx, Hex o magia nera, può essere verbalizzata, scritta o talvolta gettata attraverso elaborati rituali. L’obiettivo è quello di vedere il danno al ricevente-la sfortuna può accanirsi su di loro, la morte li può prendere, o qualsiasi destino detestabile (o fastidioso) può affliggere loro. Nell’antichità una maledizione era un fenomeno potente, spesso visto come l’ira evocata degli dei o la presenza di forze malvagie.

Invocare dèi e demoni con le tavolette della maledizione greca e romana

Le maledette tavolette compresse nel mondo antico sono come i post di Facebook oggi — erano ovunque e create da quasi tutti. Potrebbero essere sostanzialmente vaghe o incredibilmente specifiche; potrebbero essere politicamente, economicamente o emotivamente guidate. Ma potrebbero anche essere semplici richieste di vendetta o strategie complesse per il dolore e la sofferenza. Le tavolette della maledizione erano le Slam-Books dell’antica Grecia e Roma.

Queste tavolette erano un modo in cui gli abitanti delle antiche società greco-romane tentarono di imbrigliare spiriti malevoli e l’ira di potenti dèi per dannare i loro nemici. Le tavolette più antiche trovate finora risalgono al 5° secolo A.C., anche se ci sono probabilmente reperti sconosciuti che arrivano ancora da più lontano.

Gli incantesimi di rilegatura sarebbero normalmente graffiati nella superficie del metallo sottile, di solito piombo, compresse; Sebbene siano state utilizzate anche pergamene, legno o compresse di cera sottile. Le tavolette sarebbero state arrotolate, le unghie venivano affondate in loro, e furono posizionate sottoterra, al fondo dei pozzi, inchiodate alle pareti del tempio, inserite nelle pareti delle case, o sepolte con i morti. 

Una tavoletta di maledizione avvolto intorno a un osso di pollo. (Martin Bahmann/ CC di SA 3,0)

A volte le tavolette si appellavano agli dei degli inferi, Ade, Hekate, Hermeso Persephone, ma era anche comune per gli dèi di altre culture essere convocati in congiunzione o al posto di questi dèi e Dee. Come antiche civiltà interagivano tra loro, gli dei divennero un po’ fluido, e divinità come Osiride potrebbe essere facilmente evocato dagli egiziani come i greci o romani.

Ma gli dèi non venivano sempre menzionati sulle tavolette delle maledizioni, a volte il testo semplicemente invocava la vittima e la sventura o la morte che doveva colpirlo. Una tavoletta trovata a Londra recita: “Io maledico Tretia Maria e la sua vita e la sua mente e memoria e fegato e polmoni mescolati insieme, e le sue parole, pensieri e memoria; così non sarà in grado di parlare di cose che sono nascoste, né essere in grado di ricordare.

Lo scopo delle compresse maledette variava: alcuni atleti olimpici si affidavano alle arti oscure per vincere, mentre altri scrissero maledizioni destinate a ostacolare la sessualità di qualcuno, come la maledizione del pene del Regno di Amathus a Cipro. C’erano maledizioni destinate a fermare i matrimoni, come la tavoletta della maledizione di Pella, e altri a punire i ladri. Gli dei e i demoni erano spesso chiamati a scatenare ogni sorta di sfortuna, cattiva salute, punizione e morte su nemici, amanti non corrisposti, cattivi vicini e persino parenti.

Fermare i predatori di tombe con la maledizione dei faraoni

Nulla ha instillato più paura nei predatori di tombe in tempi passati rispetto alla possibilità di incontrare una maledizione che avvertiva di conseguenze terribili per prendere le cose da luoghi antichi. Nell’antico Egitto, le maledizioni venivano a volte collocate sugli ingressi della tomba, inscritti nella cappella della tomba e nella parte più pubblica del complesso della tomba, e scritti su muri, false porte, stele, statue e talvolta bare – tutto questo nel tentativo di proteggere il Sacro monumento per non essere disturbato o saccheggiato.

Le iscrizioni a volte parlavano dei defunti che tornavano in vita per vendicarsi, o richiedere che il giudizio fosse preso negli inferi. Chiunque abbia ignorato tali avvertimenti lo farebbe a proprio pericolo. Una maledizione dell’amministratore della XVIII dinastia, Amenhotep, figlio di Hapu minaccia chiunque danneggi la sua tomba con una lunga lista di punizioni. L’autore avrebbe perso le sue posizioni terrene e onori, essere incenerito in una fornace in riti di esecrazione, capovolto e annegare in mare, privato di successori, privi di tomba e senza offerte funerarie, così il loro corpo sarebbe deperito perché sarebbe morto di fame e senza sostentamento, così anche le sue ossa periranno.

 Il sigillo intatto sulla tomba di Tutankhamun, 1922. (Pubblico dominio)  

Storie e voci che circondano le maledizioni poste su tombe e mummie esistono da secoli. Iniziarono intorno al 7° secolo D.C. quando gli Arabi conquistarono l’Egitto e non potevano leggere i geroglifici. Gli scrittori avvertirono la gente di non manomettere le mummie o le loro tombe perché conoscevano la magia praticata dagli ezizi durante le cerimonie funebri. Si credeva che le maledizioni fossero collocate intorno ai siti di sepoltura dai sacerdoti per proteggere sia le mummie che i defunti nella morte. Queste credenze formavano l’idea alla base della cosiddetta ‘maledizione dei faraoni’ – la convinzione che chiunque entrava o disturbava la tomba di una mummia, in particolare quella di un faraone, sarebbe stato soggetto a sfortuna ea morte inevitabile.

Questo tipo di maledizione ottenne l’infamia nel 1922 quando fu aperta la tomba del Faraone Tutankhamon. Le misteriose morti di alcune delle squadre archeologiche e i visitatori prominenti della tomba poco dopo la sua apertura, e la successiva pubblicità, causarono una tempesta di speculazioni sul potere delle maledizioni dei faraoni.

In realtà, maledizioni mortali in tombe reali in Egitto sono rare, come l’idea di invasori o razziatori che scoperchiavano la tomba e dissacravano il contenuto era impensabile e persino pericoloso. Avvertenze o guardie erano più frequentemente utilizzate per preservare la purezza rituale di una tomba, o per la protezione generalizzata.

Garantire la sicurezza dei libri pregiati

Maledizioni, o la minaccia di oggetti maledetti, era un metodo intelligente per proteggere gli oggetti di valore. Durante il periodo medievale, le maledizioni del libro sono state ampiamente utilizzate ed efficaci nel tenere i ladri lontani da Tomi preziosi e pergamene importanti.

La famigerata Bibbia del diavolo, un massiccio manoscritto che la leggenda dice è stato scritto in una sola notte da un Monaco in un patto con il diavolo, è un famoso esempio di un manoscritto medievale detto di essere maledetto e di portare sventura a chi lo possiede.

 Dettaglio del ritratto del diavolo nel Codex Gigas. (Biblioteca nazionale della Svezia) 

La Chiesa cattolica medievale possedeva molti libri preziosi e la pena di deturpare o rubare libri era alta. Le maledizioni scritte nei Tomi avvertivano i ladri di terribili ripercussioni, come la scomunica o la dannazione. Tuttavia, questa pratica risale ai tempi pre-cristiani, ed è stata utilizzata nelle prime biblioteche.

I libri in una raccolta presso la biblioteca di Ninive in Mesopotamia, per esempio, sono stati contrassegnati con varie maledizioni. In quello che si legge come una grave minaccia contro la violazione del copyright, un testo ha l’avvertimento: “chiunque dovrà portare via questa tavoletta, o deve scrivere il suo nome su di essa, fianco a fianco con la mia, può Ashur e Belit rovesciarlo in ira e rabbia, e potrà distruggere il suo nome e posterità nella terra”.

Deturpare i morti per negare loro un una buona vita nell’aldilà

Antiche credenze egiziane circa l’aldilà ha plasmato ogni aspetto della loro cultura e della società, così quando gli esperti hanno trovato una scultura calcarea di una coppia che era stato deliberatamente sfregiato, sapevano che c’era qualcosa di più che un semplice vandalismo in gioco-è stato un atto di vendetta deliberata che ha cercato di maledire la coppia e negare loro un aldilà felice.

La scoperta è stata fatta a Tell EDFU e proviene da una scultura di calcare di 3.500 anni sul Santuario della casa di una Villa, che sarebbe stato utilizzato nel culto degli antenati del proprietario. L’intaglio è stato gravemente danneggiato e ha mostrato una coppia in piedi l’uno accanto all’altro, anche se è Impossibile vedere i loro volti. I geroglifici che una volta identificarono i nomi, lo status e i ruoli della coppia erano stati deliberatamente sfregiati dall’intaglio. Chiunque avesse danneggiato il Santuario cercò di annientare il ricordo della coppia morta.

 

Stele calcarea che mostra un uomo e una donna in piedi uno accanto all’altro, che mostra segni di essere stati sfregiati. (Tell progetto EDFU)  

Lo sregio sulla stele di pietra non fu un atto di vandalismo senza cervello, ma un atto di vendetta premediato. Danneggiando le rappresentazioni del defunto, stavano distruggendo non solo la loro memoria, ma anche la capacità dei loro discendenti di aiutarli nell’aldilà, causando alla fine la loro scomparsa dell’anima o’ il ka’. Nell’antica credenza egiziana, la memoria dei morti doveva essere mantenuta viva dai vivi, altrimenti il defunto avrebbe sofferto nell’aldilà. Questa è una credenza che è ancora comune in molte culture tradizionali fino ad oggi.

Prevenire la dissacrazione o la rimozione dei monumenti

Alcune maledizioni sono state utilizzate per mantenere avidi rivali rubando o vandalizzando importanti monumenti. Ad esempio, un autore ignoto inscrive una maledizione su una stele Assira nel 800 a.C. La stele fu infine spezzata in due-una metà finì nelle mani del British Museum e l’altra nella casa d’aste di Bonhams. Il frammento della stele nella collezione del British Museum è stato trovato in 1879 in Dur-Katlimmu (moderno Sheikh Hamad) in Siria. E’ stato fatto in basalto per commemorare una conquista militare del re Adad-nirari III.

C’è uno script cuneiforme sui lati e sulla parte anteriore del corpo del re. La ristrutturazione del Tempio di Salmanu a Dur-Katlimmu è menzionata nelle iscrizioni e sia una chiamata ai futuri governanti a prendersi cura del sito sacro e una maledizione contro chiunque osava spostare la stele. Essa precisa:

“Chi toglie questa immagine dalla presenza di Salmanu e lo mette in un altro luogo, se lo getta in acqua o lo copre con la terra o lo porta e lo colloca in una casa tabù dove è inaccessibile, possa il Dio Salmanu, il grande Signore, rovesciare la sua sovranità possa il suo nome e il suo seme scomparire nella terra; possa vivere in un contingente insieme alle donne slave della sua terra”.

 

 La parte superiore spezzata (CC BY NC SA 4,0) e le sezioni inferiori (CC BY ND) della stele assira.   

Era prassi comune al momento in cui le iscrizioni dovevano essere indirizzate ai futuri governanti con un appello per la cura e il rispetto di una statua. Non sorprende considerare che i monumenti fossero voluti anche dai re rivali; che cercherebbero di rubarle e di avere il proprio nome inciso sul “Trofeo”. Maledizioni sono state scritte sulle statue per evitare questo.

La pietra runica di Björketorp e la Stentoften Runestone, entrambe situate a Blekinge in Svezia, tengono un avvertimento simile. Le iscrizioni runiche sono state scavate nel 6° o 7° secolo in proto lingua norveggese dicendo a chiunque pensasse di profanare le pietre che saranno “incessantemente (afflitte da) maleficence, (condannato a) morte insidiosa (è) colui che questo rompe” (sulla Stentspesso Runestone) o sarà “incessantemente (afflitto da) maleficenza, (condannato a) morte insidiosa (è) colui che rompe questo (monumento). Profetizzare la distruzione/profezia della distruzione” (sulla pietra runica di Björketorp).

Dopo molti secoli, ci sono ancora persone che credono nel potere delle maledizioni runiche. È anche possibile incontrare persone che dicono di aver sperimentato il potere di questi vecchi simboli.

  

Stentoftastenen, esposto nella Chiesa di Sankt Nicolai, Sölvesborg. (Henrik Sendelbach/CC di SA 3,0)  

Il potere delle maledizioni continua

Le persone maledette credevano di poter chiedere aiuto a praticanti magici, sciamani, capi religiosi, guaritori o stregoni e la maledizione si invertì attraverso rituali di lotta o preghiere. Un modo per evitare di essere maledetto in primo luogo è stato quello di possedere alcuni oggetti, come amuleti, di protezione o di Interdizione.

Mentre le maledizioni e la magia sembrano essere semplicemente superstizioni lasciate dal mondo antico, ci sono molti oggi che ancora si armano con amuleti di protezione contro le maledizioni. Il nostro mondo razionale e scientifico ora si scosta all’idea di maledizioni che sono un pericolo per chiunque, ma la scienza medica dimostra che l’effetto nocebo – una reazione psicogenica avversa a una percezione o aspettativa-rimane un potente psicologico e fisiologico fenomeno. Se credete veramente di essere maledetti, e questa convinzione è abbastanza potente, si può soccombere alla maledizione se esiste in realtà o no.

In questo modo, forse le maledizioni dei tempi antichi restano potenti fino ad oggi.

Immagine principale: demonb oscuro (Luis Louro /Adobe Stock)

https://www.ancient-origins.net/

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Nuovi faraoni e nuovi dei pagani

 

Transumanesimo: i nuovi faraoni e i loro nuovi dei pagani

di: David Goldman 

La ricerca dell’immortalità è vecchia quanto l’esistenza umana, ma ha assunto una forma moderna nel Transumanesimo che è altrettanto superstiziosa e sciocca dei faraoni nell’antico Egitto. Alla fine, altrettanto certamente fallirà. ⁃ Editor TN 

Gli ebrei di tutto il mondo domani ascoltano Parsha Bo (Esodo 10: 1 – 13:16) declamato nella sinagoga, raccontando l’ultima delle piaghe bibliche, l’uccisione del primogenito egiziano e la nostra partenza di mezzanotte dall’Egitto. È un momento solenne nel nostro calendario religioso. I nostri rabbini sottolineano che Dio non ci ha semplicemente liberati dalla schiavitù egiziana, ma ha portato un terribile giudizio contro i loro dei. Signore, ascolta il nostro grido e porta un giudizio contro gli dei pagani che sono adorati oggi!

Dio disse a Mosè: “Passerò attraverso l’Egitto quella notte, e ucciderò tutti i primogeniti in Egitto, uomo e animale. Compirò atti di giudizio contro tutti gli dei dell’Egitto: Io (solo) sono Dio. “(Esodo 12:12). Il rabbino Lord Jonathan Sacks commenta: “Le piaghe non erano intese solo a punire il faraone e il suo popolo per i loro maltrattamenti agli israeliti, ma anche a mostrare loro l’impotenza degli dei in cui credevano. Ciò che è in gioco in questo confronto è la differenza tra il mito – in cui gli dei sono meri poteri, da domare, propiziare o manipolare – e il monoteismo biblico, in cui l’etica (giustizia, compassione, dignità umana) costituisce il punto d’incontro di Dio e l’umanità.”

Qual è stato il risultato dell’idolatria egiziana? L’élite al governo voleva vivere per sempre e ha reso schiavi i miei antenati per costruire grandiose tombe in cui i loro corpi mummificati sarebbero migrati verso un’altra vita, circondati dalla loro ricchezza e da alcuni servitori convenientemente morti. Una parte considerevole della produzione economica dell’Egitto nutriva le fantasie dei Faraoni, di cui oggi ridiamo. Il desiderio di vita eterna non è nuovo, e difficilmente unico per ebrei o cristiani. I Neanderthal seppellirono i loro morti con gravi omaggi. Gilgamesh l’eroe babilonese partì alla ricerca della vita eterna. I faraoni costruirono piramidi con il nostro sudore e il sangue.

Oggi i nostri progressisti opinionisti ridicolizzano il concetto di un Dio eterno e di un mondo a venire, ma credono che presto caricheremo le nostre menti su Internet dove la nostra coscienza continuerà intatta. Ridiamo all’idea che i beati passerebbero l’eternità suonando le arpe seduti sulle nuvole, ma l’opinione illuminata ora crede che manterremo le nostre menti consce nel cloud di Google. Aggiungi a questo un corpo robotico, e presumibilmente possiamo vivere per sempre. Molti miliardari della Silicon Valley lo prendono sul serio.

Secondo Wikipedia:

Il caricamento mentale può essere potenzialmente realizzato con uno dei due metodi seguenti: copia e trasferimento o sostituzione graduale dei neuroni. Nel caso del metodo precedente, il caricamento mentale sarebbe ottenuto mediante la scansione e la mappatura delle caratteristiche salienti di un cervello biologico, e quindi copiando, trasferendo e memorizzando lo stato di informazione in un sistema informatico o in un altro dispositivo computazionale. Il cervello biologico potrebbe non sopravvivere al processo di copia. La mente simulata potrebbe essere all’interno di una realtà virtuale o di un mondo simulato, supportata da un modello di simulazione anatomica del corpo 3D. In alternativa, la mente simulata potrebbe risiedere in un computer che è dentro (o collegato a) un robot (non necessariamente umanoide) o un corpo biologico. 

Questa non è scienza, ma fantascienza. L’urgenza di sfuggire alla morte, tuttavia, rimane potente oggi come lo era quando Mosè si confrontò con Ramses. Una startup tecnologica offre ora un metodo per preservare la disposizione chimica del tuo cervello fino al momento in cui può essere caricata, con l’effetto collaterale minore che dovrai morire nel processo.

Sembra sciocco, ma la corrente principale dell’opinione illuminata ora crede che l’intelligenza artificiale, la manipolazione dei geni e altre mode tecnologiche trasformeranno la razza umana in qualcosa di completamente diverso. Lo scrittore popolare Yuval Harari, uno dei preferiti di Bill Gates, Mark Zuckerberg e Barack Obama, profetizza che ci trasformeremo in caricature fantascientifiche di noi stessi. In una recente intervista, l’autore più venduto ha dichiarato:

Dato il ritmo attuale dello sviluppo tecnologico, è possibile che ci distruggiamo in alcune calamità ecologiche o nucleari. La possibilità più probabile è che utilizzeremo la bioingegneria, l’apprendimento automatico e l’intelligenza artificiale per migliorare noi stessi in un tipo di essere completamente diverso o per creare un tipo di essere totalmente diverso che prenderà il sopravvento. In ogni caso, tra 200 o 300 anni, gli esseri che domineranno la Terra saranno molto più diversi da noi di quanto non lo siamo dagli uomini di Neanderthal o dagli scimpanzé. 

Harari non è pronto a conservare il suo cervello per un futuro caricamento, ma la sua visione di auto-trasformazione umana è la prossima cosa peggiore. Tutta l’indagine metafisica ed esistenziale dei filosofi, tutta l’ispirazione degli artisti, tutta la rivelazione dei profeti è gettata nel cestino del laboratorio del cervello. È una follia, ma ora offre una seria competizione alle fondamenta bibliche della società occidentale.

I nostri nuovi faraoni credono nei metodi per ottenere l’immortalità sciocca come i vecchi. Ed essi nutrono fantasie simili per lo stesso motivo: vogliono trasformarsi in divinità immortali che non hanno più alcun vincolo sulla soddisfazione dei loro appetiti rispetto alle divinità rapaci, concupiscenti e assassine dell’antico paganesimo.

Leggi la storia completa qui .. 

Fonte: https://www.technocracy.news/

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La sfida di risuscitare una lingua antica

 

La lingua parlata in tempi antichi a Babilonia rinasce dopo aver taciuto per duemila anni

Quasi 2000 anni dopo essere caduto in disuso, uno specialista di linguistica presso l’Università di Cambridge, il dott. Martin Worthington, ha imparato a parlare con l’antico babilonese, e non sta solo facendo campagne per farla rivivere come una forma di comunicazione orale, ma anche Ha anche realizzato un film in questa antica lingua.

I principali finanziatori del film diretto dal Dr. Worthington, membro del St John’s College, erano la Philological Society, il Thriplow Benevolent Fund, l’Università di Cambridge e vari college di Cambridge, che consentivano agli studenti di produrre il primo film al mondo nell’antica Babilonia. Secondo un articolo pubblicato su The Telegraph, gli studenti attori “hanno drammatizzato una storia popolare di una tavoletta di argilla del 701 a.C. intitolato ‘Il povero uomo di Nippur‘.”

La vecchia storia racconta la storia di un pastore di capre che picchia il sindaco di una città “tre volte” per vendicarsi di aver ucciso una delle sue capre.

Per due decenni, il dott. Worthington ha studiato l’antica lingua mediorientale usata in passato “dai re babilonesi della Mesopotamia, i faraoni egizi ei potentati del Vicino Oriente”, secondo The Telegraph.

  Tavoletta in terracotta “Inanna preferisce il contadino”. Qui, in questo mito, Enkimdu (dio dell’agricoltura) e Dumuzi (dio del cibo e della vegetazione) cercano di conquistare la mano della dea sumera Inanna. Iscrizione in lingua sumera trovata a Nippur (attuale Nuffar, Governatorato di Al-Qadisiya, Iraq). Prima metà del secondo millennio a. C., Museo dell’antico est, Istanbul. (Osama Shukir Muhammed Amin FRCP (Glasg / CC BY SA 4.0 )

Un articolo pubblicato sul Daily Mail spiega in che modo gli scienziati “hanno creato un archivio unico di registrazioni di diversi lettori di storie e iscrizioni babilonesi e organizzato una conferenza annuale per sei formatori interessati allo studio dell’antica Mesopotamia e dell’antico Egitto”. Le registrazioni del Dr. Worthington con le letture dei miti e poesie babilonesi nella loro lingua originale sono disponibili online all’indirizzo: https://www.soas.ac.uk/baplar/recordings/

E dove molti accademici e cineasti sono spesso portati via dall’ego, in cerca di riconoscimento e ammirazione, gli obiettivi del Dr. Worthington sono esemplari, essendo stati un pioniere nel parlare babilonese nella convinzione che “permette agli studenti di godere della magia di autenticità e connettere con parole un mondo perduto e distante. “E non possiamo non rispettare quell’atteggiamento, dal momento che la ricerca di metodi di insegnamento innovativi e il fatto di dare vita a un curriculum che altrimenti sarebbe piuttosto grigio, definisce grandezza nel campo dell’istruzione.

  George Heath-Whyte interpreta Gimil-Ninurta nell’antica opera babilonese “Il povero uomo di Nippur”. ( Dipartimento di Archeologia, Università di Cambridge 

La sfida di risuscitare una lingua antica

Dal momento che nessuno ha mai provato a parlare la lingua babilonese, usata dagli antichi popoli che dominavano quello che ora è l’Iraq, il dott. Worthington non aveva alcun riferimento per essere in grado di misurare l’accuratezza delle loro vocalizzazioni. Un articolo pubblicato su Heritage Key analizza la sfida di sapere come “il babilonese, o qualsiasi altra lingua morta, suonava” spiegando che l’accuratezza si basa su “strategie e tecniche diverse”. A volte i ricercatori usano parole babilonesi e assire trascritte in alfabeti diversi da quelli cuneiformi, ma spesso “il suono è dedotto pericolarmente da uno studio attento delle combinazioni di lettere e dei modelli di ortografia, usando i testi cuneiformi originali”

Questo piccolo cilindro di terracotta registra le opere eseguite sulle mura della città di Babilonia per ordine del re Nabopolassar. Trovato in Babilonia, Mesopotamia, Iraq. Periodo neobabilonese, 625-605 a. C. British Museum, Londra. (Osama Shukir Muhammed Amin FRCP (Glasg) / CC BY SA 4.0

“Essenzialmente è un lavoro da detective”, ha sottolineato il dott. Worthington, aggiungendo che: “Non sapremo mai con certezza se un babilonese abbia approvato i nostri tentativi di pronuncia, ma guardando da vicino le fonti originali possiamo fare una buona ipotesi. “Il ricercatore ha commentato ai giornalisti del Telegraph che dal 2000 aveva studiato” lettere di spie, trattati tra stati, corrispondenza diplomatica, incantesimi e prescrizioni mediche “. Studenti che cercano di apprendere la lingua nel loro corso universitario di assiriologia dice loro che “le strutture sono molto regolari” e nelle parole di Worthington “la maggior parte degli studenti scopre che ad un certo punto, spesso quando sono in giro da sette mesi, improvvisamente lo” prendono “: le strutture si inseriscono nel suo posto.”

Filmare una vecchia storia

Il Dr. Worthington ha diretto il film, che è stato coprodotto con Kathryn Stevens dell’Università di Durham, e ha avuto la sua anteprima internazionale al St John’s College il 27 novembre. Il film, che è ora disponibile su YouTube, è stato aperto dal più anziano assiriologo del mondo, James Kinnier Wilson, 97 anni, che ha insegnato all’Università di Cambridge per 34 anni.

La trama del film è basata su un antico rilievo del British Museum in cui “due crudeli demoni felini armati di pugnali rappresentano le tre percosse che il sindaco ha dato al povero Nippur”. Secondo le parole del dott. Worthington , “non volevano gli studenti che rappresentano la lotta nel film, quindi hanno usato il sollievo con i suoni dietro “. Per quanto riguarda la ricerca della verità essenziale della vecchia storia, secondo il Dr. Worthington “potrebbe essere interpretato come un’allegoria di come, anche se “il i quadri intermedi “erano là fuori a prenderti, un essere gentile superiore si prendeva cura di te, proprio come fa il re nella storia dando al povero un carro di guerra“.

Sennacherib sul suo carro durante la guerra in Babilonia,  rilievo del suo palazzo a Ninive. (Pubblico dominio

Immagine di copertina: Immagine del rilievo della Tavoletta di Shamash, stanza 55 della British Library. Scoperto a Sippar (presente Tell Abu Habbah), antica Babilonia; risale al IX secolo a.C. e mostra il dio solare Shamash sul suo trono che riceve il re babilonese Nabu-apla-iddina (888-855 a.C.), affiancato da due divinità intercessori. Il testo, in lingua babilonese, racconta come il re costruì una nuova statua per adorare il dio e accordò privilegi al suo tempio. Fonte: Prioryman / CC BY SA 4.0

Autore: Ashley Cowie

Questo articolo è stato originariamente pubblicato su www.ancient-origins.net ed è stato tradotto con il permesso

Fonte: https://www.ancient-origins.es/

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L’oro monoatomico e il Dio della steppa

 

Mauro biglino risponde … Rapporti degli elohim con altre razze, l’oro atomico e il Dio della steppa  

di Mauro Biglino  

Rapporti degli elohim con altre razze e il popolo del Traci 

Qual è il Suo parere in merito alla relazione tra gli Elohim e altre entità o divinità, già esistenti in altre tradizioni, come ad esempio nell’induismo, zoroastrismo, culti sumeri e dell’antico Egitto? Potrebbe trattarsi delle stesse figure divulgate nell’ambito di tradizioni diverse, oppure si tratterebbe di differenti dinastie o stirpi celesti?

Visitando la valle bosniaca delle piramidi, è possibile riscontrare una notevole attinenza tra la Sua ricerca e quella del dottor Sam Osmanagich. Pensa che possa essere verosimile una presenza, in epoche passate, di queste entità nella penisola balcanica? Qualche riferimento al popolo dei Traci, del quale abbiamo una conoscenza piuttosto mitologica?

Per quanto riguarda i rapporti tra gli Elohim e le altre razze, dobbiamo ovviamente fare riferimenti a testi che non siano la Bibbia. Questo perché la Bibbia ci parla esclusivamente degli Elohim, anzi di un Elohim in particolare, YHWH, e della storia del popolo di Israele. 

Se invece prendiamo ad esempio le tradizioni orientali, nella fattispecie dell’India, siamo in presenza di diverse “razze” di cosiddette divinità, i Deva, che erano inoltre in contrasto tra di loro. Se è vero ciò che dicono i Veda, ovvero che l’universo è popolato da 400.000 specie di umanoidi, in molte sono giunte qui sulla Terra. La Terra in sé è un pianeta dalle caratteristiche particolari, e c’è dunque ragione di credere che sia stata visitata da diverse entità appartenenti a “razze diverse”. 

Per quanto riguarda le piramidi di Bosnia, io ritengo assolutamente possibile che possano essere legate ad alcune di queste entità… Di fatto questi umanoidi sono stati presenti in tutto il pianeta. Pensiamo ai nativi del Nord America, che parlano tranquillamente di luoghi di contatto con questi individui. La ricerca di Sam Osmanagich è assolutamente legittima; e il fatto che quelle piramidi siano state datate, se non sbaglio, intorno a 30.000 anni fa è decisamente plausibile. Se questi “signori” visitano la terra, la visitano da alcuni milioni di anni.  

Per quanto riguarda il popolo dei Traci, è interessante notare come vivessero a ridosso dei Carpazi. Io sono stato in Romania, a visitare (ovviamente solo dall’esterno, purtroppo) i Monti Bucegi, all’interno dei quali si trovano gallerie lunghissime che sono state percorse dai romani.  

Il console onorario italiano mi disse, all’epoca della mia visita, che il re dei Traci andava in quelle specifiche gallerie a prendere ordini dal suo capo. Chi poteva essere il capo del re, del sommo comandante dei traci, se non qualcuno ancora più al di sopra di lui? È una vicenda molto curiosa. Adesso lì tutto appare chiuso. Il governo rumeno aveva deciso di divulgare ciò che c’era all’interno: sono intervenuti NATO, CIA, FBI ecc. e hanno messo sotto controllo la zona, per cui nessuno può più entrarci, nessuno può più controllare e nessuno ne può più, di fatto, parlare. Lì, sicuramente, c’è un’altra parte della nostra storia che speriamo ci verrà raccontata, prima o poi.  

Il bene e il male dipendono da Yahweh 

Che interpretazione dà al versetto Isaia 45,7: “Il male dell’umanità potrebbe provenire dal fatto che discendiamo da questo ‘dio della steppa’”? 

In quel versetto, secondo me, Isaia dice chiaramente che l’origine di tutto ciò che c’è di bene e di tutto ciò che c’è di male sulla Terra sta negli Elohim, nella fattispecie YHWH. Dobbiamo tenere presente questo: quando la Bibbia parla di “bene” e di “male” intesi come concetti etici e filosofici, così come li intendiamo noi, ma in senso materiale: vivere bene, liberi dalla sofferenza, o vivere male, nell’indigenza della povertà. È un versetto molto concreto, che a mio parere non richiede interpretazione.

L’oro monoatomico e gli elohim 

È possibile avere notizie recenti sugli studi riguardanti l’oro che gli Elohim chiedevano di estrarre come elemento per prolungare la vita? 

Per quanto riguarda l’oro, gli studi più recenti sono quelli che sta conducendo la medicina circa le funzioni che l’oro monoatomico ha all’interno delle cellule umane, funzioni molto importanti. In questo momento, soprattutto, viene utilizzato come stabilizzatore di certi farmaci, o come strumento che serve a indirizzare certi farmaci in modo mirato sulle cellule malate o su quella parte delle cellule che dev’essere curata.  

La cosa interessante dell’oro monoatomico è appunto questa capacità di funzionare all’interno della biologia in maniera importante, il che potrebbe spiegare il collegamento tra il bisogno – il desiderio – che questi signori avevano di cercare l’oro, ovviamente per utilizzarlo, e la loro lunga vita. Può darsi che l’oro monoatomico influisca sui telomeri, le code dei cromosomi, che con l’andare degli anni si spezzano, innescando l’invecchiamento delle cellule. 

Una seconda funzione dell’oro monoatomico pare essere relativa all’antigravità: l’oro non solo perde peso in se stesso, ma pare che faccia perdere parte del peso anche al contenitore che lo racchiude. Questo spiega, tra l’altro, l’esistenza di un tempio dedicato alla dea Hathor nel Sinai, dove si lavorava l’oro, e dove è stata trovata una grande quantità di polvere bianca – ma niente oro. Questa polvere bianca era anche detta “pane bianco”, ed era utilizzata come alimento per gli dei e per i faraoni. 

In un prossimo futuro, le ragioni che questi signori avevano per cercare l’oro potrebbero diventare molto importanti anche per noi.

Mauro Biglino 

Fonte: https://unoeditori.com/ 

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Amenhotep III il padre di Tutankamon e non Akhenaton

La grande rivoluzione monoteistica di Akhenaton riscritta da archeologi spagnoli

dal Sito Web ElDiario  traduzione di Nicoletta Marino  Versione originale in spagnolo

Il racconto della rivoluzione politico religiosa più antica della storia, l’instaurazione del monoteismo nell’Egitto dei Faraoni di 3300 anni fa, la stanno ricostruendo un gruppo di archeologi spagnoli con a capo Francisco Martín Valentíne Teresa Bedman.

In una intervista a Efe, gli archeologi svelano che durante la loro ultima campagna di scavi a Luxor, nel sud dell’Egitto, tra ottobre e dicembre, hanno ottenuto le prove che confermano “in modo quasi matematico” la tesi della co reggenza tra il faraone Amenhotep III e suo figlio Akhenaton, che sostengono da anni.

Bedman riferisce che quest’anno la missione spagnola ha trovato stele e chiusure di giare che “fanno molta più chiarezza” sugli avvenimenti dell’epoca, una delle più convulse della storia dell’antico Egitto.

Fino ad ora, questo periodo era anche uno dei più oscuri perché i faraoni che vennero dopo ordinarono di cancellare ogni traccia di quei re che si sollevarono contro il clero, istaurarono il monoteismo e si proclamarono dei viventi. 

Akhenaton

Per questo fino ad ora non era stato mai chiaro se Akhenaton aveva fatto la rivoluzione religiosa da solo dopo la morte di suo padre e nemmeno se avevano condiviso il potere fatto che il gruppo spagnolo crede di aver dimostrato con il ritrovamento di alcuni geroglifici nel 2013 e provato adesso

“Se non avete un momento cronologico che sia come un tumulo che dica a tutti ‘questo è così’, può essere messo in discussione. Lo avevamo avuto, lo abbiamo provato e adesso ne diamo conferma.

Sappiamo cosa è successo e quando.(…)

Il tema è grandioso, una volta che lo svilupperemo sarà una pietra miliare dal punto” afferma Martín.

Gli archeologi sono riusciti a precisare che Akhenaton salì al trono nell’anno 28 del regno di suo padre e che condivisero il potere per un decennio. 

Eppure Martín insiste che a partire dall’anno 30 di quell’era, Amenhotep diventa il dio Atone suo figlio lo accompagna come re e sommo sacerdote.

Questi dettagli, fa presente l’egittologo, sono ¡ fondamentali!, perché spiegano una lotta per il potere con il clero che risale agli inizi della dinastia XVIII.

“Si tratta di chi ha il potere, di colui che lo esercita.

Inventarono un sistema grandioso, solo un solo dio che si può vedere e chiedere cose senza l’intermediazione sacerdotale.

Questa è una rivoluzione politica, religiosa e intellettuale di prim’ordine” spiega Martín.

Eppure ci sono delle incognite da svelare…

Per esempio. Gli spagnoli dubitano se effettivamente il sistema fondato da Amenhotep III era monoteista o se invece, ammetteva l’esistenza di altri dei subordinati di Aton. 

Questi ritrovamenti obbligano a togliere dalla cronologia della dinastia XVIII 11 anni, il che vuol dire “ubicare di nuovo” i personaggi più famosi dell’antico Egitto, tra loro Akhenaton, Nefertiti o Tutankamon.

Il gruppo della missione ‘Viisir Amen-HotepHuy’, insieme nella Tomba ‘AT-28), trovata a Asasif (Luxor). PROGETTO VISIR AMEN-HOTEP HUY / IEAE.

“Possiamo affermare con certeza che Amenhotep III, e non Akhenaton, sia stato il padre di Tutankamon.

Questo cambia tutto di 180 gradi, stravolge tutto l’insieme ed è uno dei casi che sono la conseguenza di questa documentazione”, prosegue Martín.

I ritrovamenti della missione spagnola sono frutto degli scavi che iniziarono nel 2009 nella tomba del visir Amenhotep Huy, che fu governatore dell’omonimo faraone e che si oppose drasticamente alla rivoluzione religiosa, il che portò alla sua caduta in disgrazia e forse ad “essere liquidato”.

Dopo secoli, con la restaurazione del politeismo in Egitto, i faraoni riabilitarono la figura del vizire trasformarono la sua tomba in luogo di culto sacro.  

La tomba fu usata anche nei secoli come luogo per la mummificazione- l’unico che si conosce – e poi ha continuato ad essere considerato un luogo “magico”.   

Gli archeologi hanno trovato documenti molto recenti, dei secoli XVIII e XIX che rendicontano sul fatto che si continuavano a fare “incantesimi” e rituali magici in quel luogo, il che dimostra che la tomba ha,

“una vita costante nell’immaginario tebano” e che, in effetti, la “civiltà faraonica non si è interrotta fino ad oggi“.

Fonte: http://www.bibliotecapleyades.net/ 

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Akhenaton: L’ultimo faraone alieno dell’antico Egitto

I testi antichi descrivono l’antica storia dEgitto come l’epoca predinastica, dove gli ‘Dei’ hanno governato l’Egitto per oltre centinaia di anni e, Akhenaton è senza dubbio un antico faraone egiziano che apparteneva a quel periodo storico, se non fosse per l’anomalia di essere sia fuori luogo che di tempo. Alcuni teorici # AncientAlien  interpretano il cranio allungato di Akhenaton come un segno di un patrimonio extraterrestre.

L’Antico Egitto e la sua storia, restano senza dubbio una delle storie più incredibili sulla superficie del pianeta. Non solo per le maestose realizzazioni architettoniche degne di nota, ma anche per la loro incredibile conoscenza nelle diverse scienze, questo è un dettaglio impressionante condiviso da poche altre antiche civiltà in tutto il mondo.

Tuttavia, le Piramidi di Giza e la grande maestosa Sfinge non sono solo gli unici misteri che circondano la civiltà egizia, ma anche la sua lista enigmatica e dettagliata dei loro governanti, in questa lista, uno dei più enigmatici faraoni che si distingue dal resto è Akhenaton.

Akhenaton, nei primi cinque anni del suo regno, era noto come Amenofi IV, fu un faraone della diciottesima dinastia dell’Egitto che ha governato per 17 anni. Era il padre di Tutankhamon, uno dei più famosi faraoni dell’Antico Egitto. Molti considerano Akhenaton come uno dei più grandi e più influenti innovatori religiosi del mondo. Molti lo considerano come il primo monoteista di tutta la storia, un precursore di Abramo, Isacco, Giacobbe e Muhammad noti come come profeti che adoravano un solo Dio.

Tuttavia, molto prima di Akhenaton, altri strani Faraoni hanno governato l’Egitto.

Uno dei più importanti testi antichi che possono dirci di più su questo momento della storia è il Papiro di Torino, che elenca tutti i faraoni che governarono su l’Egitto.

Non solo questa lista include tutti i Faraoni “ufficiali” storici dell’antico Egitto, ma includono anche le divinità o “Dei” che venivano dall’alto e regnarono sulle terre d’Egitto prima del primo faraone mortale, con un periodo che si estende su 13.000 anni. Si tratta di un grande enigma il motivo per cui gli studiosi tradizionali considerano questo antico testo come puro mito, perché la maggior parte dei dettagli dell’antico testo sono stati trascurati e omessi dai libri di storia.

“Essi sembrano non avere antenati o periodi di sviluppo; sembra che siano apparsi durante la notte. “- l’inglese egittologo Toby Wilkinson (fonte)

La Stele di Palermo è un altro antico testo misterioso che cita i governanti pre-dinastici egiziani.

Antichi faraoni alieni? 

Questa antica Stele fa anche riferimento al Dio egiziano Horus, suggerendo che fosse stato fisicamente in carne e ossa un sovrano dell’antico Egitto vissuto migliaia di anni fa. Un altro Dio egiziano, Thot si dice che abbia regnato sulle terre dell’antico Egitto dal 8670-7100 a.C. È anche interessante notare che, nell‘alta storia egiziana Pries Manetone, che ha avuto accesso a un numero illimitato di testi antichi nell’antica Biblioteca di Alessandria, e che ha scritto in 30 volumi la storia dei faraoni dell’Antico Egitto, fa riferimento agli esseri divini che hanno governato durante il periodo pre-faraonico. (Fonte)

Secondo la mitologia egiziana Akhenaton discendeva degli dèi che sono arrivati ​​sulla Terra nel momento dello Zep Tepi e, fino ad oggi, la gente crede ancora che questo faraone, provenga infatti dalle stelle. Secondo i “Testi delle Piramidi”, c’è stato un periodo in cui la Terra è emersa dal caos primordiale e sono apparsi gli dèi. Questo primo tempo si chiama “Zep Tepi”.

Molti ricercatori ritengono che l’antica civiltà egizia sia nata nell’anno 36.900 a.C., quando gli ‘Dei’, che sono venuti dal cielo hanno governato sulla terra dei Faraoni. Si crede che Akhenaton sia uno di loro.

Akhenaton, considerato da molti come un faraone eretico, ha regnato e dominato l’antico Egitto e lo ha portato verso uno stile di vita religioso completamente diverso, cercando di ricostruire la prima e antica religione della  tradizione egiziana: il politeismo.

“C’è un solo Dio, mio padre. Posso avvicinarmi di giorno, di notte.”– Akhenaton

Akhenaton, una volta divenuto faraone ha ordinato e rimosso tutta l’iconografia degli dèi precedenti. Ha permesso solo un unico simbolo, questo simbolo raffigurava il sole, letteralmente il disco solare con curiose braccia o raggi che si dirigevano verso il basso.

L’Aten, o comunemente indicato e illustrato nei testi antichi come una divinità raffigurante il ‘Disco  Solare‘, così come nella storia di Sinuhe dalla 12° dinastia, il re defunto è descritto come un Dio che ascende al cielo e si unisce con il disco solare, il corpo divino si fonde con il suo creatore.

Per analogia, il termine “silver Aten” è talvolta usato per riferirsi alla luna. L’Aten solare è stato ampiamente venerato come un dio durante il regno di Amenhotep III, raffigurato come un uomo dalla testa di falco molto simile a Ra

Tuttavia, Akhenaton era molto più misterioso, il suo strano corpo ha alimentato e suggerito teorie che non possa essere stato un faraone ordinario, ma in realtà un leader misterioso che è arrivato dal cielo.

 L’ultimo faraone Alieno

Anche se Akhenaton è ben noto a causa della forma della sua misteriosa testa,  l’elenco delle caratteristiche che lo contraddistinguono è molto più lunga: un cranio allungato, collo lungo, gli occhi infossati, cosce spesse, lunghe dita, articolazioni del ginocchio tornite all’indietro, una pancia prominente che suggerisce la gravidanza e un evidente seno femminile.

La prima cosa che risulta strana è il cranio allungato, in tutte le statue che lo raffigurano, vediamo questo cranio allungato. In generale, il suo corpo era un misto tra fattezze femminili e quelle maschili. In effetti questo strano fatto non si rileva negli altri faraoni che venivano descritti e raffigurati come forti figure imponenti. Akhenaton tuttavia, non è stato raffigurato in quel modo, ma con un corpo esile, con una strana testa estremamente allungata.

Per quale motivo Akhenaton avrebbe ordinato i cambiamenti che ha fatto fare  nell’iconografia reale per mostrarsi come un Faraone “esile“? Misteriosamente, anche Nefertiti la moglie di Akhenaton è stata raffigurata con un cranio allungato. Avevano qualche anomalia genetica che ha causato l’allungamento della testa e le anomalie sproporzionate e deformi del corpo? Inoltre, che cosa sappiamo di più di questo strano Faraone e le sue origini? E’ possibile che egli sia stato un essere umano ibrido? Con i geni e il DNA di Extraterrestri?

FONTE

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Traduzione e adattamento Ni.Gish.Zid.Da

Il grande Regno di Ramses II

Ramses II ovvero Ramses il Grande

Ramses II (alias Ramesse II, Ramesse II o Sese) è stato il terzo faraone della diciannovesima dinastia. E’ stato uno dei più potenti e influenti faraoni dell’antico Egitto.

Re Ramses II salì al trono d’Egitto poco più che ventenne (intorno al 1279), e regnò per 66 anni fino alla sua morte nel (1213 a.C.). Era il terzo sovrano della diciannovesima  dinastia e regnò incredibilmente per 67 anni, il secondo regno più lungo dei faraoni dell’antico Egitto.

Una serie di problemi di salute (come l’artrite e problemi arteriosi) può aver contribuito alla fine della sua vita, ma per il suo tempo aveva fatto molto, come alcune realizzazioni di architettura, ancora visibili oggi a testimonianza della sua

Biografia:

Ramsesseum dall'aria

I risultati più noti di Ramses il Grande sono i suoi sforzi architettonici, il più notevole è il Ramesseum e gli interessanti templi di Abu Simbel. Ramses II ha realizzato più monumenti architettonici rispetto a qualsiasi altro faraone dell’antico Egitto. Ancora oggi, un numero significativo di tributi architettonici attribuiti a Ramses II dominano ancora il paesaggio dell’Egitto.

Il Ramesseum è un tempio memoriale, un complesso situato vicino a Luxor (vicino a Qurna). Anche se ora è in rovina, il suo interno è ancora riconoscibile per il grande Pilone di Ramesse e utile come documento storico.

Ramses pilone

Pylon è la parola greca che viene usata per l’ingresso di un tempio egizio. Il pilone è iscritto con immagini che mostrano le vittorie di Ramesses nella guerra contro gli Ittiti, e il successivo trattato di pace che ne seguì. Questo pilone, insieme ad altre iscrizioni e templi creati durante il regno di Ramses II, mostra che questo faraone voleva essere ricordato per la sua influenza militare, politico, e la vita religiosa.

Anche nel Ramesseum ci sono i resti di una gigantesca statua di Ramses II. Un tempo, la gigantesca statua era imponente, solo le parti alte misuravano 17.m, ma ora è rimasto solo il busto e la sua base (il busto è in mostra al British Museum). Altri resti trovati sono quelli di 2 grandi statue che raffigurano Ramesse II seduto. (vedi immagine sopra)

I templi di Abu Simbel, sono 2 imponenti templi gemelli di roccia, sono stati costruiti da Ramses II. Essi sono situati in Nubia (Sud Egitto), nei pressi del Lago Nasser, e sono stati eretti per commemorare il suo regno, e quella della sua regina, Nefertari. Scopri di più su Abu Simbel

Abu Simbel

Pi-Ramses, è un’antica città sul delta del Nilo, è stata edificata da Ramesse II e utilizzata per le sue campagne in Siria. Questa città è menzionata nella Bibbia, come un luogo dove gli israeliti furono costretti a lavorare per il Faraone.

Un’altra città antica, è Abydos (nota per le sue iscrizioni mitologiche) è stata utilizzata da Ramses II per registrare la storia del suo regno e quella dei suoi antenati, offrendo alle generazioni future una ricchezza di conoscenza sulle realizzazioni che questi faraoni hanno fatto.

Statua Ramses II a Memphis

 

La nota statua di Ramses II rinvenuta a Memphis è stata pensata e commissionata da Ramses II in persona. Essa vuole mostrare alla gente d’oggi di quanto grande è stato l’impatto di Ramses il Grande con l’uso del materiale illustrativo del suo tempo. Ci sono anche altri siti dove sono state edificate simili grandi statue di Ramses II. 

Ramses II: L’impatto militare

Il regno di Ramses II è stato caratterizzato da numerose battaglie militari e divenne uno dei più famosi faraoni egiziani noto per la sua forza militare. Gran parte del suo regno è avvenuto con l’occupazione e l’assunzione di nuovi territori che sono stati persi in Egitto durante il governo di altri antichi faraoni egiziani (in particolare Akhenaton) preoccupato solo a realizzare una religione monoteista. L’esercito di Ramses II era costituito da 100.000 possenti uomini, enormi per quel periodo di tempo.

La battaglia più famosa di Ramses II è stata la battaglia di Kadesh, che ha avuto luogo nell’omonima città (situata in oggi in Siria). Combattuta nel 1274 a.C. contro gli Ittiti, è stata la più grande battaglia mai fatta con i carri da guerra (vedi immagine sopra). Ramesse ha commesso un errore tattico in questa lotta dividendo le sue forze, la causa della divisione delle sue forze militari ha rischiato di essere spazzato via. Alla fine nessuna delle parti ha guadagnato la vittoria e Ramesse ha dovuto ritirarsi a causa delle difficoltà logistiche.

Il genio militare di Ramses II ha contribuito a proteggere i confini egiziani dagli invasori stranieri, e dalle scorrerie di pirati libici lungo il Mediterraneo. È riuscito a respingere le invasioni degli Ittiti e nubiani.

Inoltre, le sue campagne hanno consolidato e ripristinato il paese Egitto che era stato precedentemente perso a questi imperi. Con questi imperi ha fatto dei trattati di pace dopo la guerra con loro, Ramses II ha contribuito a consolidare i confini egiziani su tutti i lati, consentendo una maggiore stabilità interna. Molte di queste campagne sono state completate nei primi venti anni del suo regno: il grande regno di Ramses II.

Fonte

Traduzione e adattamento: http://ningizhzidda.blogspot.it/