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L’obiettivo dei tecnocrati è un sistema economico e non un sistema politico. Vogliono una “dittatura scientifica

Sai cosa significa “tecnocrazia”? In caso contrario, è tempo che ne venga a conoscenza, perché stiamo attualmente esaminando ciò che l’esperto di tecnocrazia  Patrick Wood afferma essere  un colpo di stato mentre i tecnocrati conquistano il mondo, letteralmente.

Wood è stato intervistato questa settimana da  Spiro Skouras di Activist Post e ha dichiarato:

Il mondo intero in questo momento sta lavorando per le stesse questioni che stiamo lavorando nel nostro paese. Cioè, il grande panico del 2020 …

I tecnocrati che stanno spingendo la tecnocrazia a livello globale sono finalmente riusciti a far scattare la trappola su tutto il pianeta.

E nel processo, hanno chiuso l’intero sistema economico globale.

In tutto il mondo e in altri paesi le persone guardano in America per salvare il mondo … e non sarà il nostro governo a farlo, sono i cittadini americani come te e me …

 

La tecnocrazia non è poi così nuova, è in circolazione dagli anni ’30 qui negli Stati Uniti

Nella loro pubblicazione  The Technocrat  pubblicata nel 1938, hanno definito la “tecnocrazia” come:

la scienza dell’ingegneria sociale, l’operazione scientifica dell’intero meccanismo sociale per produrre e distribuire beni e servizi all’intera popolazione di questo continente.

Wood spiega che la tecnocrazia non è stata sviluppata come una struttura politica.

Non era un sistema politico. Odiavano i politici. Volevano eliminare l’intera struttura politica e gestire semplicemente l’economia.

 

Volevano farlo usando quella che chiamano questa scienza “ingegneria sociale”.

Il signor Wood fornisce alcuni esempi di tecnocrati contemporanei che sono coinvolti nella “scienza dell’ingegneria sociale”:

  • Dr. Anthony Fauci
  • Al Gore
  • Robert McNamara, il segretario alla Difesa durante la guerra del Vietnam
  • Bill Gates
  • Elon Musk
  • Eric Schmidt (Google)
  • Jeff Bezos (Amazon.com)

Wood dice:

Queste persone non sono comunisti. Non sono socialisti e non sono marxisti.

 

Sono tecnocrati. (che credono nell’ingegneria sociale)

Gli obiettivi dei tecnocrati oggi sono incorporati negli obiettivi delle Nazioni Unite sullo “sviluppo sostenibile” e fanno parte  dell’agenda del  Nuovo Ordine Mondiale, che è principalmente un sistema economico e non un sistema politico. 

Sia Spiro che il signor Wood fecero riferimento al discorso di addio del presidente Dwight Eisenhower alla fine dei suoi 8 anni in carica, il 17 gennaio 1961, dove avvertì del pericolo dei tecnocrati. Una citazione:

Oggi, l’inventore solitario che armeggia nel suo negozio è stato messo in ombra dalle task force di scienziati. Allo stesso modo, nei laboratori e nei campi di prova l’università libera, storicamente la fonte di idee libere e scoperte scientifiche, ha vissuto una rivoluzione nella conduzione della ricerca. In parte a causa dell’enorme costo della ricerca, un contratto governativo diventa praticamente un sostituto della curiosità intellettuale.

Per ogni vecchia lavagna ci sono ora centinaia di nuovi computer elettronici. La prospettiva del dominio degli studiosi della nazione sull’occupazione federale, sugli stanziamenti di progetti e sul potere del denaro è sempre presente e deve essere molto considerato.

Tuttavia, nel rispetto della ricerca scientifica e della scoperta, come dovremmo, dobbiamo anche essere attenti al pari e all’opposto pericolo che la politica pubblica e possa diventare essa stessa prigioniera di un’élite tecnologica scientifica.

Guarda il discorso completo:

 

Il signor Wood approfondisce il fatto che l’obiettivo dei tecnocrati è un sistema economico e non un sistema politico. Vogliono una “dittatura scientifica”.

 

Questa fu la forza trainante del movimento eugenetico negli Stati Uniti negli anni ’30 e ’40, e portò a imporre leggi di sterilizzazione forzata alle donne “geneticamente inferiori” che i tecnocrati non volevano continuare a sostenere. 

 

Questo è il risultato dell’ingegneria sociale da parte dei tecnocrati.

 

Lo vedo ancora oggi alle Nazioni Unite, e lo vedo ancora ogni volta che Bill Gates parla dovunque, ti guardano come bestiame guidato in una gigantesca mangiatoia in cui tutto il tuo cibo è premiscelato, e tu sei alimetato forzatamente, e ottieni la tua razione con questa cosa, o quella cosa, e vieni marchiato e vieni spinto a questo recinto e/o spinto a quell’atro recinto.

 

Questa è l’ingegneria sociale nella loro mente. Questa è solo una continuazione di ciò che succede da quasi cento anni.

A loro non importa dell’individualità della vita umana.

 

Ascolta l’intervista completa: (Nota: l’intervista originale sul canale YT di Spiro è stata vietata da YouTube. Https://youtu.be/HKdsL57SUZo)

 

https://www.bitchute.com/video/Hp1nrC5CAswn/ 

 

Patrick Wood offre alcune soluzioni. Ha fondato un sito web chiamato “Citizens for Free Speech“, in quanto crede che la prima cosa che deve andare ad abolire la Costituzione degli Stati Uniti sia abolire il Primo Emendamento, la libertà di parola.

 

Questo è già stato soppresso dai tecnocrati e dalle loro piattaforme dei social media, poiché anche i risultati di ricerca di Google ora sono orientati solo alla loro visione del mondo. Vedere:

La Ricerca di Google è il più grande strumento di lavaggio del cervello e di controllo mentale nella storia dell’umanità

Crediamo che la maschera facciale e gli ordini di allontanamento sociale siano un attacco al Primo Emendamento e che i membri della sua organizzazione  Citizens for Free Speech  indossino piccoli cartelli che assomigliano a questo per protestare indossando una maschera:

 

“Le persone vengono da noi a migliaia ogni mese.” 

 

Pubblicato su: https://www.technocracy.news/

 

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Leggi anche:

ASSOCIAZIONE A DELINQUERE PLANETARIA CON L’ITALIA COME EPICENTRO (di Marco Santero) 

 

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Tra Pro e Contro e ancora, Tra Contro e Pro

NEPPURE SE LO SFASCI PROTEGGI LA TUA PRIVACY. TECH-GLEBA.  

di Paolo Barnard 

Giusto per quelli che non lo sanno, il dettaglio è considerevole, è un tragico paradigma davvero.

Allora, siamo tutti spiati dai nostri cellulari, tablet e fra poco dagli schermi Tv e dai Drones. Già scritto ottocento volte come e chi ci analizza, le TECH già pronte ecc. Ma per chi ha in tasca un cellulare Android c’è un… optional poco carino. 

Il vostro Android, ci rivela un articolo su QUARTZ di Keith Collins, manda la vostra esatta posizione a Google anche se voi avete
 
1) disabilitato ogni opzione location service.
 
2) disabilitato ogni App
 
3) tolto persino la SIM
 
4) frantumato il cellulare gettandolo dalla finestra (fonte: privata)
 
La stessa Google ha candidamente dichiarato a QUARTZ che è tutto vero, e che “i possessori degli Android non ci possono fare nulla”. Con la faccia come il c… (finisce per ulo).
 
Ora, uno dice “ormai, sanno anche la lunghezza del tuo mitto (getto d’urina), quindi…”. Wrong. Sbagliato. Vi sfugge un dettaglio mostruoso, ed è che l’opzione ‘unplug them’, cioè che se proprio siamo alla disperazione con ste super TECH gli possiamo staccare la spina, è saltata. Perché oggi già i cellulari li puoi disabilitare, spegnere, persino sfasciare, ma quelli continuano a trasmettere i tuoi dati a qualcuno.
 
E siamo solo agli inizi. Immaginate quando i computers in Artificial Intelligence (A.I.), gli Artificial Neural Systems, i DNA computers e i quantistici non si fermeranno neppure se gli stacchi la spina. Come oggi col tuo IPhone o, peggio, con gli Android. Fantasie?
 
Vi ricordo che pochi mesi fa una A.I. in Texas si è auto insegnata a trarre e ad accumulare energia da elettroliti del vetro, con cui si creano batterie potentissime. Naturalmente questo salto inquietante è ancora sotto controllo umano, ma sappiamo a che velocità stanno viaggiando queste super TECH, e sappiamo soprattutto che (fonte: MIT, Boston) gli stessi uomini che le stanno creando non capiscono più esattamente come funzionano o perché reagiscono in certi modi.
 
Le A.I. non sono ancora arrivate neppure vicino al livello della coscienza umana, anche se nel frattempo ci renderanno GLEBA, ma se butti un bebè dalla finestra… dopo non ti fa lo stesso ciao ciao con la manina. L’Android sì. E lo fa a gente poco bella. Non fatelo il bebè (e non buttatelo dalla finestra per vedere se Barnard ha ragione).
 
 

 Due parole sui “social network” e la libertà

di Enrico Galoppini 

Va bene che ufficialmente sono nati per ritrovare “gli amici di una vita”. Ma se si eccettua chi posta solo foto di mogli, mariti, figli, vacanze, acquisti e manicaretti, va detto che queste reti sociali vengono utilizzate da molti per esprimere le proprie idee. 

Ora, in un ambiente che ogni tre per due si dichiara libero la cosa più banale del mondo sarebbe il poter esprimere liberamente le proprie idee, su qualsiasi argomento.
 
Accade invece che la maggioranza dei moderni, benché inebriata dall’illusione della libertà, non riesce assolutamente a sopportare l’espressione, anche a mezzo di questi strumenti, di idee non conformiste (cioè non conformi al “moralmente corretto“). Al primo comparire di qualche idea “strana” certi psicopoliziotti volontari s’indignano e se la prendono come se gli fosse stata offesa la mamma.
 
Però sono convinti che qui ci sia la libbertà (questa volta con due B). Questo tipo d’individui va preso con le molle: può toglierti “l’amicizia” (cosa di cui m’interessa men che zero) e potrebbe “segnalarti” agli amministratori del giocattolo, che così provvederanno a metterti nel “cattiverio” per un po’ (altra cosa che alla fine non ha nessun valore, prima che qualche “autorità” s’inventi un “rating” per le persone basato sulle idee espresse in pubblico).
 
Ed è quello che sta accadendo ad alcuni miei amici, tra i quali si annoverano studiosi e pensatori di notevole spessore, che però, a causa di omuncoli insignificanti, ogni tanto si vedono precluso l’accesso su Facebook, dove sono ammessi anche animali vestiti e pagliacci in servizio permanente. Questi signori, insomma, stanno in “castigo” per le loro idee, nella speranza che col tempo si autocensurino sempre più (ma non lo faranno!).
 
È per questo che, sebbene a qualcheduno possa sembrare incredibile (dato che non la mando certo a dire), il sottoscritto sta attento a non esprimere pubblicamente tutto quel che veramente pensa su parecchie questioni “calde”. Calde, intendiamoci, solo perché c’è troppa gente – schiava dentro – che per l’appunto si scalda subito per un nonnulla, mentre ci sarebbe un gran bisogno di ragionare a mente fredda… Se ci fosse libertà, s’intende… 
 
 

 ‘Declassificazione’: a censura ai tempi del Web è a colpi di algoritmi

Se il potere vede che le vecchie manipolazioni non han più presa, ricorre all’unica risorsa che sa: reprimere di più, imbavagliare di più. Le ultime sulla censura contro RT e i non allineati 
 
di Leni Remedios.
 
Mi fa francamente sorridere l’ennesima guerra sferrata contro media russi come RT e Sputnik. Se non fosse che mette a rischio centinaia di posti di lavoro (a livello planetario, non solo in RT America) mi farei una grassa risata. La nuova faccia della censura si chiama ‘de-ranking’, ovvero declassificazione. Sabato 18 novembre, durante il Forum per la Sicurezza internazionale ad Halifax, Canada, Eric Schmidt – direttore della compagnia Alphabet, socia in affari con Google – annuncia: Google News combatterà la cosiddetta propaganda russa, perciò nasconderà i contenuti di RT e Sputnik. «Non vogliamo bloccare i siti web, non è il nostro stile di lavoro», ha dichiarato Schmidt. «Non sono un sostenitore della censura, sono un sostenitore della classifica».
 
Ma che diavolo vuol dire tutto questo? Schmidt, in maniera che vuol essere sibillina e che risulta in realtà maldestra, spiega candidamente: in base ad algoritmi specifici che obbediscono a criteri interni, i siti compariranno in fondo alle ricerche. In altre parole, «un’altra forma di censura», come commenta l’avvocato statunitense per i diritti umani Dan Kovalik, che aggiunge: «L’attacco a RT è un attacco a narrazioni diverse su questioni come Siria ed Ucraina», e precisa che «infatti Google ha già iniziato ad usare questo metodo anche con siti alternativi nordamericani. Finiranno per censurare tutti. I cittadini americani dovrebbero esserne allarmati». Una mossa che arriva tra l’altro con eccezionale tempismo, subito dopo la decisione del Ministero della Giustizia statunitense di registrare RT fra gli agenti stranieri.
 
Insomma, una censura a colpi di algoritmi. È un po’ l’equivalente del trafiletto in quarta pagina, rifilato lì come paravento per poter poi dire «non è vero che non ne abbiamo parlato».
 
Ma la logica applicata ai quotidiani cartacei non funziona con internet. Zbigniew Brzezinski – spietato oligarca ma mente fine – avrebbe scrollato la testa di fronte a questo puerile e malcelato tentativo di censura. Too bad and too late. Un intervento fatto male ed arrivato troppo tardi. Come la grottesca comparsata dei tre moschettieri della rete (ossia le tre scimmiette, come li ha chiamati Giulietto Chiesa) ovvero Google, Facebook e Twitter, chiamati a giudizio dalla commissione americana sul Russiagate: voleva forse essere una lezione collettiva, un impatto visuale tremendo che funzionasse da monito per tutti, utenti e compagnie. Invece il risultato è stato per molti versi quasi demenziale: i tre moschettieri, oltre a snocciolare dati a dir poco innocui, ben distanti da quel che i giudici volevano sentire, sembravano scolaretti balbettanti di fronte alla maestra cattiva. Mancava solo che chinassero la testa e recitassero il ‘mea culpa’ all’unisono.
 
Google può pure gettare RT in fondo alle sue ricerche o persino toglierlo. Ma, come si diceva, è troppo tardi. Se volevano fare sul serio i censori, avrebbero dovuto agire prima, in maniera preventiva. Invece la tecnologia viaggia a velocità interstellare, sfugge alle mani dei suoi creatori. Una grande fetta di utenti ormai non aspetta il filtraggio dei motori di ricerca per trovarsi RT in ultima pagina. Ci va direttamente nel sito di RT. Ci va direttamente nel sito di Sputnik, Press TV, Al Manar, Hispan TV, Pandora TV. Se non ci va direttamente, ci pensano le amicizie in comune su Facebook, Twitter etc a segnalarle attraverso la condivisione. Perché negli ultimi anni si è gradualmente abituato (una verità che fa molto male ad ogni establishment di ordine e grado) a un fenomeno inedito: c’è qualcun altro che fornisce una narrazione diversa rispetto a quella monocolore fornita dai mainstream e dai suoi servi, pardon, esecutori.
 
Lo strumento militare introdotto al grande pubblico pensando che si potesse manipolare come si fa con la televisione, sta sfuggendo di mano. Nemmeno il succitato Zbigniew Brzezinski, che nel 1970 scrisse Between Two Ages: America’s Role in the Technetronic Era, avrebbe potuto prevedere un acceleramento simile.
 
I gatekeepers faticano a controllare tutte le informazioni in entrata e in uscita. Neppure la sapiente introduzione di infiltrazione/cooptaggio/inquinamento delle fonti d’informazione indipendente – per non dire la costruzione ad arte di finti personaggi o entità anti-sistema – è servita a scoraggiare il pubblico, che si sobbarca il rischio d’incappare in qualche granchio.
 
Non è certo un processo iniziato ieri con RT. E ahimè non si concluderà con questa vicenda.
 
Chiudono i quartieri generali britannici dell’iraniana Press TV? Press TV si mette in rete e la guardano in tutto il mondo. Ti mettono in fondo alla ricerca Google? Ci pensano gli utenti dei social a moltiplicare le visite rendendo i contenuti virali. Vuoi silenziare i contenuti di un sito scomodo? La notizia rimbalza come un boomerang di pubblicità negativa.
 
Insomma, non sanno più come fare per tenere a bada tutto.
 
E quando un establishment oppressore riconosce che le vecchie tecniche manipolatorie non hanno più presa, in mancanza di una visione strategica, ricorre all’unica risorsa che conosce: reprimere ancora di più, imbavagliare ancora di più, anche a costo di non curarsi della maschera che cala. Sì, il re è nudo, e allora? Mi chiedo fino a che punto la loro sia spudoratezza o disperazione.
 
A livello planetario, l’establishment – o per meglio dire, le correnti variegate che formano l’establishment – non godono più del consenso granitico che avevano, poniamo, nel 2001, all’alba dei fatti dell’11 settembre.
 
Vorrei in ultima attirare l’attenzione sulle parole seguenti di Schmidt, che svelano l’ideologia sottostante a simili operazioni:
 
«Durante l’anno scorso, si è dimostrato che non ci si può fidare delle capacità del pubblico di distinguere da solo fra fake news e notizie reali».
 
Secondo una certa linea di pensiero che attraversa l’establishment contemporaneo, ma che affonda le radici nelle antiche oligarchie, i cittadini sono visti paternalisticamente come pecorelle smarrite ignare di quel che succede e che vanno sviate…pardon…guidate per manina.
 
È qui che le scimmiette digitali del potere si sbagliano. È il pubblico a non fidarsi di te, caro Schmidt. Forse anche perché una grossa fetta di utenti, grazie anche alle testate che vuoi silenziare, è al corrente che proprio tu, che sbraiti contro la presunta propaganda di altri, peraltro mai dimostrata, sei stato consigliere sui servizi digitali nelle campagne elettorali del 2012 per Barack Obama e del 2015 per Hillary Clinton.
 
Eccoci alla chiusura del cerchio. Non c’è neanche più il bisogno di smascherarli, si sputtanano da soli. In questo senso risparmiano un lavoro notevole a noi giornalisti. Grazie, Schmidt, ci risparmi fatica.
 
Mi sembra che non debba aggiungere ulteriori spiegazioni: contrariamente a quanto pensa Schmidt, ho un’elevata ficucia nelle facoltà intellettive dei lettori.