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La cura del Giurassico D’Alema

D’Alema: gli italiani non fanno più figli. Chissà come mai…

Perché mai gli italiani non fanno più figli? Non se lo chiede, Massimo D’Alema, mentre ripropone tranquillamente il più classico teorema mondialista: il nostro futuro saranno i migranti, unica risposta all’impoverimento demografico del Belpaese, sempre più anziano e spopolato. L’ex segretario del Pds è stato un esponente di punta della classe dirigente italiana, in particolare di quella “sinistra post-comunista di governo” che supportò la grande cessione della sovranità nazionale dopo la caduta (per via giudiziaria) della Prima Repubblica.

Eppure, alla televisione italiana già immersa nel clima politico della campagna elettorale, D’Alema parla dell’Italia come se fosse un turista distratto, e non l’uomo che sedette per due anni a Palazzo Chigi, peraltro vantandosi di aver realizzato il massimo volume possibile di privatizzazioni, un vero e proprio record europeo. Parla come un osservatore sbadato e impreciso, D’Alema, quando si limita a prendere atto che il bizzarro problema che affligge lo Stivale, da molti anni, è la crisi della natalità, il saldo negativo che rivela la decrescita costante della popolazione. Affrontare il male a monte, occupandosi degli italiani? Aiutarli a scommettere nuovamente sul futuro? Ma no, basta rimpiazzarli con un po’ di profughi africani. Per gli italiani, tuttalpiù, D’Alema ha in mente una cura innovativa e rivoluzionaria: reintrodurre l’imposta sulla prima casa.

D’Alema appartiene a pieno titolo alla storia del Novecento: il suo nome è legato per sempre all’infelice stagione che vide incrinarsi i decenni del benessere, preparando il crollo sistemico al quale stiamo assistendo. Ma la vera notizia è che l’ex premier sia ancora in campo nel 2017, tra le fila (meramente anti-renziane) di un sedicente movimento “democratico e progressista”.

Quella di D’Alema sembra una voce proveniente dalle catacombe della politica, dal cimitero neoliberista nel quale marcirono e poi morirono, a volte anche assassinate, le migliori idee di progresso sociale, giustizia e solidarietà, incarnate in Europa da giganti del pensiero come Olof Palme, leader della gloriosa socialdemocrazia svedese, artefice del più avanzato welfare del continente. Nel salottino televisivo di Lilli Gruber, D’Alema parla come se nulla sapesse di quanto è avvenuto, in questi anni, al paese a cui oggi si rivolge: la colossale svendita del patrimonio nazionale, i tagli sanguinosi alla spesa sociale, l’austerity, la precarizzazione del lavoro e la piaga della disoccupazione. Dov’era, D’Alema, quando l’Italia organizzava il proprio suicidio socio-economico accettando di subire il macigno del Fiscal Compact, la legge Fornero sulle pensioni, la crocifissione della Costituzione mediante pareggio di bilancio obbligatorio?

L’ex premier post-comunista parla come se non conoscesse Mario Draghi, come se non avesse mai sentito nominare Napolitano e Monti, la Merkel e la spietata Troika che ha ridotto alla fame una nazione come la Grecia. Si limita a descrivere l’Italia come un paese curiosamente in crisi demografica, i cui abitanti – chissà perché – hanno smesso di sposarsi e di metter su famiglia. Il giornalista Paolo Barnard, autore del saggio “Il più grande crimine”, presenta D’Alema come “allievo” di Jacques Attali, eminente politologo francese, già “consigliere del principe” quando lavorava all’Eliseo.

Un grande economista transalpino, Alain Parguez, rivela che proprio Attali, oggi padrino di Macron, contribuì a determinare la svolta neo-reazionaria del presidente socialista Mitterrand, “l’inventore” della soglia del 3% (del Pil) come tetto alla spesa pubblica. Una regola artificiosa e nefasta, solo ideologica e anti-economica, da allora utilizzata dall’élite finanziaria per scatenare l’attacco frontale alla sovranità di bilancio degli Stati europei, mettendo fine alla loro capacità di realizzare politiche progressiste.

Nel suo saggio del 2014 sulla segreta geografia supermassonica del massimo potere (“Massoni”, Chiarelettere), Gioele Magaldi collega D’Alema e Attali sul piano delle loro frequentazioni più riservate: il primo, scrive, milita in due diverse Ur-Lodges, la “Pan-Europa” e la “Compass Star-Rose/Rosa-Stella Ventorum”, mentre il secondo nella “Three Eyes”. Secondo Magaldi, le “logge madri” sono strutture esclusive e sovranazionali del back-office del potere, incubatrici di ogni grande decisione finanziaria, economica e geopolitica. Quelle citate, in relazione a D’Alema e Attali, sempre secondo Magaldi (a sua volta “iniziato” alla Ur-Lodge progressista “Thomas Paine”) sono superlogge orientate in senso neo-aristocratico, grandi protagoniste della globalizzazione universale che sta privatizzando il pianeta, senza più altra bandiera che quella del denaro.

Se la figura politica di D’Alema resta complessa, legata alla tormentata conversione atlantica degli ex comunisti (D’Alema fu il primo premier italiano proveniente dal Pci, il partito di Togliatti e Berlinguer), può sembrare un mistero l’ipotetica attualità della sua proposta odierna, la sua stessa permanenza nel club degli interlocutori politici italiani.D’Alema sarà addirittura tra i competitori elettorali del 2018, per giunta nel cartello guidato dall’imbarazzante Bersani, che si richiama in modo surreale all’articolo 1 della Costituzione (“fondata sul lavoro”, ma in realtà “affondata” dalla costituzionalizzazione del rigore imposta dal governo Monti, con i voti di Berlusconi e dello stesso Bersani).

La surrealtà di questa sedicente sinistra prosegue nell’omaggio ricorrente a Romano Prodi, il super-privatizzatore dell’Iri che riuscì a passare da Palazzo Chigi alla Goldman Sachs, fino alla guida della Commissione Europea, cioè l’organismo che ha inflitto le maggiori sofferenze ai lavoratori europei. Al fantasma di Prodi, peraltro, si oppone quello del Cavaliere, che allatta agnellini per la gioia degli animalisti ed evoca spettacolari candidature securitarie, scomodando alti ufficiali dei carabinieri.

Poi naturalmente c’è l’eroico Renzi, per il quale il male italico numero uno resta “la burocrazia” (infatti: il problema di Palermo è il traffico, dice Benigni nel film in cui interpreta il boss mafioso Johnny Stecchino). E i 5 Stelle? Lontani anche loro dalla zona rossa, quella del vero pericolo: il loro mitico “reddito di cittadinanza” lo finanzierebbero semplicemente “tagliando gli sprechi”, non certo bocciando i diktat di Bruxelles. Un quadro anche pittoresco, nel quale diventa più comprensibile persino la sopravvivenza giurassica dello stesso D’Alema, l’uomo che finge di non sapere perché l’Italia sia tanto in crisi, al punto da smettere di fare figli.

Pubblicato il 14 feb 2015 da DiSinAntcontroinvStr

Al limite della tensione

Un analista avverte che: “gli Stati Uniti sono al limite di una insurrezione”

Secondo quanto riporta l’analista Justin King, nel Web AntiMedia.org, gli Stati Uniti potrebbero trovarsi al limite di un’insurrezione, stando a quello che si definisce il ciclo dell’insurrezione.


Nell’agosto del 2014, lo stesso analista ha reso nota la sua teoria sul ciclo dell’insurrezione che è formato da cinque stadi e che sono avvenuti uno dopo l’altro fino ad oggi, momento in cui ci troviamo al 4 stadio che precede una ribellione o insurrezione generale.

Secondo King, le cinque fasi di un ciclo per l’insurrezione sarebbero le seguenti:

FASE 1: PROLIFERAZIONE DI VOLANTINI E OPUSCOLI

Prima dell’era digitale, ovunque i volantini erano il metodo principale di propaganda dei dissidenti. Gli opuscoli erano usati per far dubitare dell’autorità dei governi e dei loro sistemi di controllo.

Oggi, gli opuscoli sono stati sostituiti dai blog, dalle reti sociali e in misura minore dai giornalisti contrari all’establishment.

FASE 2: PROTESTE DI REAZIONE

Una volta seminata la sfiducia con la proliferazione di opuscoli di denuncia, la gente scende in strada per esprimere la sua opinione al governo.

Queste proteste avvengono dopo che i mezzi di comunicazione controllati dal potere cercano di alleggerire o minimizzare qualche incidente che ha offeso la popolazione o una parte di essa.

FASE 3: DISORDINI PREVENTIVI

I disordini preventivi fanno seguito a un periodo di proteste reattive che sono rimaste senza risposta da parte del Governo. Le persone iniziano a invadere le strade e a distruggere la proprietà privata e pubblica in modo veloce appena avviene un incidente che li offende.

Le persone indignate non hanno più speranza che il governo agisca correttamente e corregga gli abusi fatti alla popolazione.

FASE 4: REAZIONE POLITICA O MILITARE PER REPRIMERE LE PROTESTE

Questi disordini e piccoli incidenti per la resistenza scatenano una reazione del Governo . I sistemi di controllo del paese rinforzano il controllo sulla popolazione e restringono la libertà civile violando in tal modo i diritti del cittadino.

La repressione da parte del Governo serve da combustibile per alimentare ancora di più la resistenza mano a mano che più persone si stancano dell’intrusione del Governo.

FASE 5: RIBELLIONE O INSURREZIONE GENERALE

Ad un certo punto durante la repressione scoppia un incidente che serve da detonatore che fa scoppiare la polveriera della dissidenza.

A questo punto scoppia una ribellione aperta.

King sostiene che gli Stati Uniti si trovano nella 4 fase del ciclo dell’insurrezione e i mezzi di comunicazione, che credono sbagliando di essere i portatori dei punti di vista del popolo americano, stanno chiedendo di applicare una repressione ancora più forte.   

Secondo l’opinione dell’analista, nel corso di tutta la storia, mai un movimento di insurrezione maturato secondo le fasi sovraesposte, è arrivato a questa tappa, è stato soffocato con la forza.

E come immagine finale, cita il Presidente John F. Kennedy, che ai suoi tempi disse:

“Coloro che contrastano una rivoluzione pacifica, rendono inevitabile una rivoluzione violenta”. John F. Kennedy 

Nota di El Robot Pescador:

Vedremo se avverranno queste fasi.
 

La cosa più probabile è che se si rafforza o militarizza ancora di più la polizia, scaturirà l’alimentare ancora di più la possibilità di una rivolta.

Quindi l’analista consiglia di smilitarizzare la polizia, punire i crimini e gli abusi costanti e in aumento da parte del governo per impedire che le proteste vadano avanti e si entri nella 5 fase.

Vedremo se il governo nordamericano vuole farlo o se come molte persone di un mondo alternativo teme, si sta cercando proprio di alimentare quest’insurrezione per poi applicare, in risposta, una politica repressiva.

 di Tyler Durden
10 Luglio 2016
dal Sito Web ZeroHedge
traduzione parziale da El Robot Pescador
11 Luglio 2016
dal Sito Web ElRobotPescador
traduzione di Nicoletta Marino
Versione originale in inglese
Versione in spagnolo

Capo dell’Intelligence Francese avvisa: Rischio di “Guerra Civile” in Francia  

Patrick Calvar, Capo della Direzione Generale della Sicurezza Interna in Francia, ha dichiarato ai membri della commissione parlamentare francese che il suo paese, 

“sta sull’orlo di una guerra civile”.

Calvar, ha detto che la situazione in Francia,

“sta sull’orlo di un precipizio, che manca soltanto un nuovo attacco terroristico islamico per provocare una reazione a catena che andrà a beneficio della estrema destra”.

Patrick Calvar

Nelle dichiarazioni rilasciate al giornale francese Le Figaro, Calvar, ha detto che secondo il suo criterio, 

“Questo scontro civile sarà quasi inevitabile e che solo uno o due attacchi terroristici in più lo potranno provocare”.

Ha avvisato anche su possibili attacchi con autobomba.

Quindi, secondo Calvar, questi dovrebbero essere prevenuti e bloccare tutti questi gruppi per impedire al presumibile scontro, quasi inevitabile, tra l’estrema destra e i Musulmani se avverranno nuovi attacchi terroristici islamici in Francia.

Secondo il capo della sicurezza interna, questa possibilità fa sorgere una minaccia più grande dello stesso terrorismo.

Calvar ha anche avvisato che 

“l’Europa corre un grave pericolo e che l’estremismo sta crescendo dappertutto”.

I commenti del capo della Direzione Generale della Sicurezza Interna di Francia, coincidono nel tempo con gli avvertimenti dell’ex capo del MI6, Richard Dearlove, che ha detto anche che l’Europa si sarebbe trovata con, 

una “ribellione populista” se i governi non prendono il controllo sulla crisi migratoria.

Richard Dearlove

Gli esperti di sicurezza in Germania anche hanno avvisato la Cancelliera Angela Merkel, del fatto che la classe media è sempre più radicalizzata rispetto alla politica dell’immigrazione della frontiere aperte.Tutto sembra indicare che nei prossimi mesi l’Europa potrebbe essere sottoposta a un’ondata di tensione in cui la crisi dei migranti, il terrorismo e l’estrema destra si alimenterebbero l’una dell’altra.di Laura Mowat

13 Luglio 2016
dal Sito Web Express
traduzione di Nicoletta Marino
Versione originale in inglese
Versione in spagnolo

Link 

interessante e corposo articolo correlato QUI

integrazione – assimilazione

“Una nazione può sopravvivere alle sue sciocche ambizioni. Ma non può sopravvivere al tradimento dall’interno. Un nemico alle porte è meno temibile, perché egli è conosciuto e porta il suo vessillo apertamente.” – Marco Tullio Cicerone, 106-43 a.C.

Si sta assistendo a cosa verrà mostrato alle generazioni future e la ragione di come è caduto un impero.

Ai livelli attuali di immigrazione e tassi di natalità che scompaiono, i nativi europei sono destinati a diventare una minoranza nel loro paese entro pochi decenni. Questo è già il caso per molte delle più grandi città europee.

Gli europei hanno effettivamente perso il diritto ad esistere come culture e nazioni nei loro paesi d’origine e sono in via d’estinzione.

Milioni di giovani del sud del mondo lasciano la loro famiglia, pagano migliaia di denari ai trafficanti criminali per raggiungere la terra (illegalmente) promessa dai politici europei.

Vengono soprannominati dai media come “rifugiati”, essi attraversano 6-10 paesi, sicuri di raggiungere le nazioni più ricche come la Germania o la Svezia dove sperano di ricevere una vita migliore, a spese del contribuente.

Solo una piccola parte di loro è siriana, al loro ingresso non c’è nessun filtro – controllo, senza documenti e senza alcun legittimo diritto di chiedere asilo. Donne e bambini si vedono raramente, se non nelle singhiozzanti storie raccolte dei media.

Qualsiasi resistenza da parte della popolazione europea che si rifiuta di consegnare i paesi dei loro antenati agli stranieri e spesso radicali, viene penalizzato ed etichettato come “odioso”, “razzista”, e anche “nazista”.

Il livello di sovversione culturale, morale e politico con le ideologie egualitarie e marxiste ha raggiunto livelli del KGB, che lo stesso KGB non si sarebbe mai sognato. Le parole uguaglianza e tolleranza sono menzogne ​​che non servono a nessuno ma solo ad alcuni.

La sinistra, principalmente orchestrata da interessi sionisti, sta distruggendo i nostri paesi dall’interno. Il patriottismo, il tratto più fondamentale di ogni nazione che vuole sopravvivere, è diventato qualcosa di cui vergognarsi.

Il femminismo ha distrutto i valori della famiglia e della natalità. Il nazionalismo sano è stato sostituito con una cultura di colpa, odio di sé, l’apatia, la degenerazione e l’altruismo patologico. Ci è stato detto di abbracciare la “diversità”, in realtà questo significato è semplicemente relegato solo una globale minoranza, si suppone che gli europei stiano per (pure loro) diventare una minoranza nel loro paese. Nessuna società civile è in grado di tenere il passo con il tasso di natalità degli immigrati del terzo mondo, soprattutto quando l’obiettivo principale è l’integrazione, piuttosto che l’assimilazione. Società parallele riproducono la povertà, la criminalità e il radicalismo.

Ovunque, il multiculturalismo non ha mai, in qualsiasi momento, nella storia umana, avuto successo. Se si crede il contrario, si ha una visione ristretta della società. In realtà è il motivo principale per tutti i conflitti.

I crimini commessi dall’Unione europea contro i popoli europei sono direttamente in violazione della Convenzione sul genocidio (1948 delle Nazioni Unite, l’articolo II): (c) sottoporre deliberatamente un gruppo a condizioni di vita intese a provocare la sua totale distruzione fisica, o parziale; (d) misure miranti a impedire nascite all’interno del gruppo; (e) trasferimento forzato di fanciulli da un gruppo ad un altro gruppo.

A causa di questa ingiustizia, in tutta Europa i partiti di estrema destra stanno guadagnando enormi consensi, diventando in alcuni paesi la maggioranza.

Qualsiasi europeo che non farà sentire la sua voce per difendersi dall’invasione straniera perché ha paura delle parole, non merita la sua libertà.

In molti paesi europei, si è ancora ad un punto in cui la nostra libertà di opinione politica potrà ancora essere espressa senza andare in prigione, ma questo cambierà molto presto. Non essere apatico, non essere debole. Sii qualcuno che può essere orgoglioso di definirsi europeo.

Nota dell’autore dell’articolo e del video:

Questo video avrà vita breve nel web, scaricatelo appena possibile.

Tutto questo non mi giova certamente, mi comporta un sacco di tempo e lavoro. A chi vuole sostenermi, lo può fare con BTC a: 1ybX49kKFNN7hKnrzaegnha4Fy9WrFATu

Fonte originale: https://vimeo.com/145271933#embed Video visto e copiato da: http://www.menphis75.com/ 

traduzione e adattamento 

Nin.Gish.Zid.Da

Almanacco di novembre 2015

Questo è solo l’inizio …

 ANNUNCIO BOMBA DI ANGELA MERKEL

”C’E’ IL RISCHIO CONCRETO D’ARRIVARE A UNO SCONTRO MILITARE IN EUROPA” (ALLARME!)

BERLINO – Con un annuncio shock, la cancelliera tedesca Angela Merkel ha messo in guardia dallo scoppio di possibili scontri militari e disordini nel caso in cui la Germania decidesse di chiudere ai profughi il confine con l’Austria.

L’allarme lanciato da Angela Merkel è di una gravità estrema.

L’allarme della Cancelliera e’ giunto ieri in tarda serata, durante la sua partecipazione ad una conferenza a Darmstadt: “Cé il rischio concreto di arrivare ad uno scontro”, ha avvertito Merkel. Segue QUI

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La Germania blocca il trattato TTIP ora tocca all’Italia

Il TTIP è un accordo commerciale tra USA e UE di cui si sa poco o nulla. Non solo a causa dell’informazione italiana (al 73° posto nel mondo) che evita di sollevare il dibattito sul tema, ma anche perchè i documenti relativi all’accordo sono tenuti segreti. La negoziazione dei termini del trattato è avvenuta tra un gruppo di burocrati. Gli stati membri UE non sono entrati nel processo negoziale e ora vengono interpellati solo per la ratifica. Segue QUI

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Filologi Tedeschi: “Fermiamo l’invasione o la nostra cultura scompare”

La cultura non può che essere contro l’immigrazione, che è, ancor prima che economico, degrado culturale.

L’arrivo di semi-analfabeti non piace, ai filologi tedeschi, custodi della cultura di Goethe.

Così, l’associazione filologica della Sassonia-Anhalt ha messo in guardia sulla propria rivista dal frequentare (sesso compreso, ma questo sarebbe un obbligo sanitario) i profughi e dai pericoli di invasione dei cosiddetti migranti. Segue QUI

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Il primo ministro ungherese Orban accusa 

George Soros di alimentare la crisi dei migranti in Europa

Viktor Orban, primo ministro ungherese, veramente non è favorevole ai migranti.
Ha anche fatto tutto il possibile per fare sapere a tutta l’Europa che Budapest non è per nulla interessata ad accogliere le centinaia di migliaia di profughi che fuggono da un Medio Oriente dilaniato dalla guerra.

Ed ecco ciò che succede quando un gruppo di rifugiati osa mettere alla prova la risolutezza di Orban di difendere la nuova barriera anti-migranti: (La foto mostra poliziotti ungheresi in tenuta antisommossa che manganellano dei profughi che tentano di attraversare la frontiera.) Segue QUI

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https://ningizhzidda.blogspot.

L’élite e la Programmazione

 Élite

Il problema non sono gli immigrati ma la politica che è corrotta.

Oggi è la ricorrenza del quattordicesimo anno 9/11, non è un caso che quest’anno (come sempre negli anni passati) questa ricorrenza venga preparata per creare destabilizzazione e caos tra la popolazione europea, durante l’anno in corso è stata curata nei minimi termini per arrivare ai giorni nostri ben confezionata e pronta da attuare; (certe date e numeri sono un’ossessione per l’élite satanico/massoniche).

Ovunque si fa un gran parlare degli immigrati che arrivano in Europa, giornali media televisivi (fino alla nausea) e anche il web ci mette del suo. Ovunque si sentono vuoti e banali slogan ipocriti di come accoglierli e di integrarli alla popolazione europea. Emblematico è l’esempio caritatevole della cancelliera di ferro Merkel, che appena poco tempo fa ha fatto piangere una bambina palestinese in televisione che voleva restare in Germania, la voleva cacciare amorevolmente con la scusa che non si può ospitare tutti. Oggi invece, ha cambiato registro, di profughi ne vuole ospitare cinquecentomila ogni anno ma, per il momento solo siriani, mah … chi o cosa le ha fatto cambiare idea?

Comunque tuttavia, bisogna comprendere che questi eventi non capitano per caso, sono stati ben programmati nel tempo, portando la democrazia a suon di bombe, rivoluzioni colorate e destabilizzazione economica ben programmata, specialmente per svolgere un forte spostamento delle popolazioni per farle confluire in Europa che alla fine culminerà portando gli europei a combattere nelle strade contro gli emigranti; un fatto epocale di questa entità destabilizzante, un esodo biblico mai successo prima in passato. Culture, religioni e modi di vita completamente diversi, voluti e tenuti appositamente distinti nelle loro nazioni di appartenenza dallo sfruttamento coloniale del passato con la dittatura e la guerra nel presente.

Le guerre civili in Europa sono una manna per l’élite, la loro agenda sta correndo velocemente per far rispettare rigorosamente i loro obiettivi di un Super Stato Orwelliano, dove non ci sarà più nessuna possibilità per noi cittadini di potersi ritrarre. Una dittatura che abbiamo già sperimentato in passato con il nazismo, fascismo, comunismo e altre forme dittatoriali ingannevoli fatte passare per democrazia, cessioni di sovranità a favore di banchieri prezzolati, trattati emanati e mai conosciuti dal popolo (ma nemmeno dai politici), vedi Maastricht, Lisbona, solo per elencarne alcuni.

Le élite (nell’ombra) lavorano sempre allo stesso modo, è un leitmotiv già sperimentato, quando si tratta di rimodellare intere nazioni e addirittura interi continenti secondo i loro desideri messi in agenda. Le élite che sono nascoste nell’ombra dei capitali economici mondiali, sono sicuri di una possibile guerra civile che si potrebbe sviluppare nelle nazioni per via del crescente numero di immigrati. Questo è solo un nuovo modo di portare avanti il sistema che in passato è stato usato con le crociate cattoliche romane, oggi lo stesso modello di crociate viene usato contro l’Afghanistan, l’Iraq, la Siria e molti altri paesi.

Tutti i leader sanno che tutte queste guerre portate in quei paesi, dove sono stati sostenuti attivamente o passivamente porteranno ad un sistema globale, questo è in effetti lo scopo delle élite. Quindi limitiamoci nei beceri slogan contro persone di altre nazioni. Il problema non sono i profughi e gli immigrati delle popolazioni colpite, ma i nostri leader corrotti fino al midollo; sono i massoni di alto livello, persone sataniche deviate, grandi holding del potere mediatico e dell’alta inventata finanza che ha sfruttato e impoverito quei paesi. In tutto questo il popolo non c’entra se non per essere vessato, circuito e obnubilato dalla loro propaganda mediatica, quello che interessa alla élite è il sistema globale da tenere sotto controllo, appiattendo la cultura, la storia, la religione e l’identità dei popoli tutti di questa astronave Terra che sta andando alla deriva.

wlady

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