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‘mezzo milione di anni fa’

Disco alato

Un solo codice genetico per tutte le forme di vita terrestri Il ruolo chiave del ‘molibdeno’

I Nefilim sulla Terra, potevano essersi evoluti su un altro pianeta, esseri che, verosimilmente, non dovevano essere molto diversi da noi?

E potevano avere, mezzo milione di anni fa, le capacità per compiere viaggi interplanetari? La prima domanda ne implica un’altra, più generale: c’è vita, come noi la conosciamo, da qualche parte nell’universo, al di fuori del pianeta Terra? Gli scienziati oggi sanno che esistono innumerevoli galassie come la nostra, che contengono innumerevoli stelle come il nostro Sole e una serie infinita di pianeti con milioni di possibili combinazioni di temperatura, atmosfera ed elementi chimici: esistono quindi innumerevoli possibilità di vita nell’universo.

Si è scoperto, inoltre, che lo spazio interplanetario non è vuoto. Esso contiene, per esempio, molecole d’acqua, retaggio di quelle che si presume siano state nuvole di cristalli di ghiaccio che dovevano avvolgere le stelle nei primi stadi del loro sviluppo. Tale scoperta sembra confermare i riferimenti dei testi mesopotamici alle acque del Sole che si mescolavano con le acque di Tiamat.

Sono state anche trovate molecole di base della materia vivente “fluttuanti” nello spazio interplanetario ed è stata sfatata la convinzione che possa esservi vita solo a certe particolari condizioni di temperatura e atmosfera. Si credeva, inoltre, che l’unica fonte di energia e di calore disponibile per gli organismi viventi fosse il Sole, ma anche questa teoria cadde quando la navetta spaziale Pioneer 10 scoprì che Giove, molto più lontano dal Sole rispetto alla Terra, era un pianeta talmente caldo che doveva per forza avere delle fonti proprie di energia e di calore.

Un pianeta che contiene molti elementi radioattivi non soltanto genera da sé il proprio calore, ma manifesta anche un’intensa attività vulcanica; e questa attività vulcanica produce un’atmosfera. Se il pianeta è grande abbastanza da esercitare una forte attrazione gravitazionale, conserverà la sua atmosfera praticamente per sempre.

A sua volta, l’atmosfera crea una sorta di “effetto serra”: protegge il pianeta dal freddo dello spazio esterno e impedisce la dispersione del calore interno al pianeta; si tratta di un effetto simile a quello dei vestiti che indossiamo, che ci riparano dal freddo perché non lasciano disperdere il calore del corpo. Era proprio questo che avevano in mente gli antichi autori dei testi che descrivevano il Dodicesimo Pianeta come «avvolto da un alone», un’espressione che dunque non ha più soltanto un valore puramente poetico.

Il Dodicesimo Pianeta era sempre definito un pianeta “radiante”, “il più luminoso degli dèi”, e nelle raffigurazioni appariva appunto come un corpo che emanava raggi. Esso era dunque in grado di produrre da sé il proprio calore e lo tratteneva grazie al suo mantello atmosferico. Gli scienziati sono giunti all’inaspettata conclusione che non solo è possibile che la vita si sia evoluta sui pianeti più esterni (Giove, Saturno, Urano, Nettuno), ma che anzi è più che probabile che sia cominciata proprio là. Quei pianeti, infatti, sono formati dagli elementi più leggeri del sistema solare, hanno una composizione più simile a quella dell’universo in generale e contengono nella loro atmosfera grandi quantità di idrogeno, elio, metano, ammoniaca, e probabilmente neon e vapore acqueo – tutti elementi necessari per la produzione di molecole organiche.

Per la vita, quale noi la conosciamo, l’acqua è essenziale. I testi mesopotamici non lasciano dubbi sul fatto che il Dodicesimo Pianeta fosse un pianeta ricco d’acqua. Nell’Epica della Creazione l’elenco dei 50 nomi del pianeta ne comprendeva un buon gruppo che esaltava proprio il suo carattere “acquatico”. Sulla base dell’epiteto A.SAR (“re d’acqua”), “che stabilì livelli d’acqua”, il pianeta era chiamato A.SAR.u (“maestoso, luminoso re d’acqua”), A.SAR. U.LU.DU (“maestoso, luminoso re d’acqua la cui profondità è abbondante”), ecc.

I Sumeri erano certi che il Dodicesimo Pianeta fosse un pianeta lussureggiante di vita, tanto che uno dei suoi epiteti era NAM.TIL.LA.KU, “il dio che mantiene la vita”. Era anche il “dispensatore di vegetazione”, «creatore di cereali ed erbe che fa germogliare la vegetazione … che aprì i pozzi, distribuendo le acque dell’abbondanza», l'”irrigatore di Cielo e Terra”.

La vita, dunque, sostengono gli scienziati, non si formò sui pianeti terrestri, con i loro pesanti componenti chimici, ma nelle regioni più esterne del sistema solare. Da qui il Dodicesimo Pianeta venne poi in mezzo a noi, presentandosi come un pianeta rossastro, luminoso, che generava e irradiava calore proprio, che traeva dalla sua stessa atmosfera gli ingredienti necessari per la chimica della vita.

Se un problema esiste, è quello della comparsa della vita sulla Terra. Il nostro pianeta si è formato circa 4 miliardi e mezzo di anni fa e secondo gli scienziati le prime, più semplici forme di vita si trovavano già sulla Terra dopo poche centinaia di milioni di anni dalla sua formazione. Sembra davvero troppo poco. Parecchi elementi indicano anche che le più antiche e semplici forme di vita, risalenti a più di 3 miliardi di anni fa, contenevano già molecole di origine biologica, invece che non-biologica. In altre parole ciò significa che la vita presente sulla Terra così poco tempo dopo la sua formazione discendeva da altre forme di vita precedenti e non dalla combinazione di gas e sostanze chimiche inerti.

Non resta, quindi, che prendere atto del fatto che la vita, che non poteva evolversi facilmente sulla Terra, in effetti non è qui che ebbe origine. In un articolo pubblicato sulla rivista scientifica «Icarus» (settembre 1973) il Premio Nobel Francis Crick e il dr. Leslie Orgel avanzarono l’ipotesi che «la vita sulla Terra possa essere nata da minuscoli organismi provenienti da un pianeta lontano».

I due scienziati cominciarono i loro studi mossi dal comune senso di disagio nei confronti delle teorie correnti circa l’origine della vita sulla Terra. Come mai esiste un solo codice genetico per tutte le forme di vita terrestri? Se la vita ebbe inizio dal cosiddetto “brodo” primordiale, come ritengono quasi tutti i biologi, allora avrebbero dovuto svilupparsi organismi con codici genetici diversi. Inoltre, come mai l’elemento molibdeno svolge un ruolo chiave nelle reazioni enzimatiche necessarie per la vita, quando il molibdeno è in realtà un elemento molto raro? E perché elementi che sono più abbondanti sulla Terra, come il cromo e il nichel, hanno invece scarsa rilevanza nelle reazioni biochimiche?

La strana teoria proposta da Crick e Orgel non affermava solo che la vita sulla Terra poteva essersi originata da un organismo proveniente da un altro pianeta, ma anche che si sarebbe trattato di un’operazione volontaria – che, cioè, esseri intelligenti di un altro pianeta avrebbero volutamente gettato il “seme della vita” dal loro pianeta verso la Terra con una nave spaziale, con il preciso scopo di avviare la catena vitale sulla Terra.

Senza conoscere i dati forniti dal presente libro, dunque, questi due eminenti scienziati sono arrivati molto vicino alla verità. Non si trattò, tuttavia, di una premeditata opera di “inseminazione”, bensì del prodotto di una collisione celeste. Un pianeta vitale, il Dodicesimo Pianeta con i suoi satelliti, entrò in collisione con Tiamat e la divise in due, “creando” la Terra con una delle due metà.

Durante tale collisione il suolo e l’aria del Dodicesimo Pianeta, che contenevano in sé i semi della vita, “fecondarono”, per così dire, la Terra e le fornirono le prime forme di vita biologicamente complesse la cui presenza non può essere altrimenti spiegata. Ma quando cominciò la vita sul Dodicesimo Pianeta? Anche se la sua origine fosse anteriore a quella della Terra solo dell’1 %, risalirebbe comunque a 45 milioni di anni prima. Persino con un margine così modesto, esseri evoluti quanto l’uomo potevano già vivere sul Dodicesimo Pianeta quando sulla Terra cominciavano appena ad apparire i primi piccoli mammiferi.

Fatte le debite proporzioni, dunque, era certamente possibile che gli abitanti del Dodicesimo Pianeta fossero in grado di viaggiare per lo spazio mezzo milione di anni fa.

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tra 300 miliardi di stelle

Secondo alcuni gli Stati Uniti sono impegnati in una seconda corsa con un altro avversario decisamente più potente dei russi. Fin dai primi anni 50 l’agenzia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti era al corrente della presenza di basi aliene sulla luna, uno degli obiettivi della corsa allo spazio era raggiungere la Luna per scoprire esattamente che cosa stava succedendo e per scoprire che tipo di risorse avevano.

Ma perché gli extraterrestri dovrebbero stabilire una base sulla Luna su un satellite tanto piccolo e privo di vita con la Terra così vicina? La Luna è ricca di risorse minerali incustodite e tra le sue rocce e la sua sabbia si nasconde una sostanza invisibile che potrebbe presto cambiare il corso della vita sulla Terra.

ELIO-3

L’elio-3 è un sottoprodotto della potente reazione di fusione nucleare meglio nota come combustione del Sole. La sostanza invisibile viene sprigionata nello spazio, dove venti solari la diffondono in tutta la galassia. L’atmosfera terrestre evita che l’elio-3 raggiunga la superficie del nostro pianeta, ma la Luna è priva di atmosfera. Per miliardi di anni la sua superficie è stata bombardata da una corrente costante di elio-3.

Molti scienziati credono che un giorno la misteriosa sostanza possa essere usata nei reattori nucleari a fusione per produrre una quantità di energia pulita potenzialmente inesauribile, a differenza dei reattori moderni, pensano anche che i reattori nucleari a fusione alimentati a elio-3 in futuro renderanno possibile i viaggi interstellari. La domanda è: gli extraterrestri hanno già perfezionato questa tecnologia spaziale? E se si, la Luna potrebbe essere la prima sede di una miniera aliena?

Molti esperti temono che gli alieni siano venuti sulla Terra per prosciugarne le risorse naturali, alcune prove suggeriscono che possono aver estratto elio-3 dalla Luna per alimentare le loro navicelle spaziali, ma secondo altri rapporti la loro ricerca di energia non si fermerebbe al satellite terrestre.

Karners City – Texas 1971, è iniziato il turno di notte nella miniera di uranio a cielo aperto nella città, all’improvviso sopra la cava appare una luce accecante accompagnata da un fischio molto acuto, i minuti passano e la luce si affievolisce permettendo ai testimoni di individuare un enorme ufo. La navicella si alza lentamente e sparisce dalla vista. All’inizio nessuno crede ai sei testimoni, ma poco dopo si scopre che tutto l’uranio nel raggio di 75m. dal luogo dell’avvistamento, si è trasformato in una sostanza gessosa bianca e ha perso le sue proprietà radioattive.

Perché l’ufo di Karners City ha preso di mira una miniera di uranio, che cosa ha fatto la luce bianca ai depositi di minerali per neutralizzare la radioattività? La forse assorbita come carburante? Ma l’incidente di Karners City non è la prima manifestazione di interesse degli alieni ai materiali radioattivi della terra. Quattro anni prima era capitato un episodio simile proprio nella sede della sicurezza nazionale americana, dove sono stati disattivati 12 missili balistici nucleari.

Perché gli ufo hanno visitato prima una base missilistica americana e poi una miniera in Texas dove hanno assorbito la radioattività del minerale? I due episodi sono collegati? Gli extraterrestri hanno scoperto il potere dell’uranio e in seguito hanno sviluppato un modo per usarlo per i loro scopi? I depositi di uranio della Terra sono diventati una fonte di energia accessibile agli ufo?  E che cosa altro vogliono?

Le prove suggeriscono che gli alieni possono essere qui per saccheggiare le risorse naturali più preziose del pianeta. La Terra è ricca di ossigeno, acqua allo stato liquido, difficilmente reperibili in ogni altro luogo del sistema solare e addirittura dell’universo conosciuto. Ma la terra ospita qualcosa di ancora più raro, secondo alcuni esperti si tratterebbe addirittura della risorsa più preziosa di tutta la galassia.

Nel 1961 Frank Drake è un radio-astronomo che scruta la galassia in cerca di segnali che indichino la presenza di una forma di vita intelligente, formula una equazione per stabilire il numero di civiltà esistenti in tutta la Via Lattea. L’equazione tiene conto di sette fattori, tra cui il numero di stelle con pianeti, il numero di pianeti che permettono la vita intelligente e cosa più inquietante la durata di vita di una civiltà evoluta prima di essere distrutta da cause naturali o da se stessa.

La formula è conosciuta come l’equazione di Drake. Nel 1980 il famoso astronomo Carl Sagan usa questa equazione per stabilire che il numero di civiltà tecnologicamente avanzate presenti nella Via Lattea nello stesso momento non supera la decina.Tenendo conto che nella Via Lattea esistono circa 300 miliardi di sistemi stellari distribuiti in oltre 100.000 anni luce, la vita intelligente sarebbe finora la risorsa naturale della galassia e forse persino dell’intero universo.

Le civiltà non possono sopravvivere senza un’intelligenza collettiva in continua crescita ed evoluzione. E’ possibile che gli alieni siano venuti sulla terra per coltivare l’intelligenza umana e incorporarla alla propria? 

Il Sole, una fonte inesauribile di energia 
 

Le immagini della NASA hanno rivelato un misterioso oggetto non identificato grande quanto la Terra che si immerge al di sotto della superficie del Sole per poi ricomparire nello spazio aperto. Alcuni esperti ritengono che gli extraterrestri stiano usando il Sole come una stazione di rifornimento per le loro navicelle. Ma nuove immagini riprese da SOHO, l’osservatorio solare della NASA, potrebbero racchiudere la chiave del più grande mistero alieno dei nostri tempi.

Il Sole è un’immensa centrale energetica di una portata che quasi sfugge all’immaginazione, ed è la fonte di tutta la vita del pianeta Terra. Ma se qualcuno stesse armeggiando con quell’energia? Recentemente le tecnologie di ultima generazione per l’osservazione solare hanno rivelato qualcosa di scioccante, sono stati visti degli ufo volare vicino al Sole a una distanza finora ritenuta impossibile e persino immergersi nella sua superficie fino alle roventi profondità.

Non è una dimostrazione di forza perché in questo caso ci avrebbero già spazzati via. La comparsa di questi oggetti è spesso seguita da esplosivi venti solari che potrebbero avere conseguenze catastrofiche. Gli ufo stanno davvero visitando il nostro Sole? E se così fosse cosa significherebbe per il pianeta terra?

Un utente di youtube che si identifica come “xinister” esamina questi oggetti che si immergono nel Sole e scopre qualcosa di sorprendente: un’esplosione solare rivela uno strano oggetto rettangolare che galleggia nello spazio vicino la pianeta Mercurio, la sua sagoma presenta un impressionante somiglianza con i pannelli solari che si trovano sui nostri satelliti e stazioni spaziali, ma in quell’area non ci sono mezzi spaziali conosciuti, e questo fa dell’oggetto di Mercurio un ufo in piena regola.

Xinister posta le sue scoperte sulla famosa piattaforma video, creando immediato scalpore tra ufologi e scienziati. Ma questo non è il genere di attenzione che alla NASA piace ricevere. La NASA afferma che l’oggetto misterioso sia in realtà un filamento solare, cioè un potente getto di gas fuoriuscito dal Sole. Nonostante la spiegazione scientifica, l’agenzia interrompe bruscamente le immagini dal satellite stereo.

In un comunicato la NASA spiega che il satellite è andato in modalità di emergenza per le acquisizioni dei dati solari e che sta lavorando per riportare il mezzo spaziale al normale funzionamento. Perché la NASA interrompe il flusso di immagini dello stereo il giorno successivo alla rivelazione dell’ufo vicino a  Mercurio? Che i problemi tecnici dell’agenzia siano solo una coincidenza? O forse la NASA sta conducendo le proprie ricerche al riparo dagli sguardi del pubblico? Guarda QUI il video.

E’ un enorme voragine che appare sulla superficie del Sole e alcuni esperti credono che sia proprio in questa voragine che scompaiono gli enormi ufo che si tuffano al suo interno. Ritengono che la voragine sia in realtà un portale interstellare e una volta attraversato gli ufo riemergono da un altro portale, in una stella situata altrove nella galassia. In questo modo gli ufo possono percorrere enormi distanze interstellari in un batter d’occhio.

E con 300 miliardi di stelle nella sola galassia della Via Lattea, le possibili destinazioni sono praticamente infinite. Se questo fosse vero, allora una delle più grandi civiltà antiche della terra potrebbero avere un legame diretto con degli alieni di un altro sistema solare; e questo ha portato alcuni scienziati a pensare che un giorno potremmo scoprire che la nostra vera casa non è qui sulla terra ma piuttosto da un’altra parte in una galassia all’altro capo dell’universo.

Trascrizione di video presi da Youtube

wlady

Il Rapporto Condon

Condon come Robertson: la politica come più della scienza. Gli squallidi retroscena che portarono alla stesura di un documento «a due facce». Penosi tentativi di celare l’evidenza, puerile speranza di risolvere i problemi negandoli. 

Oggi sappiamo con certezza che la Commissione Condon analogamente al Giurì Robertson, non fu un evento scientifico ma politico. Il verdetto finale che proclamò la non significatività del fenomeno ufo a quindi la non utilità di continuare a studiarlo era stato preconcordato. Fra 1’altro, con l’espediente dell’inchiesta civile, l’Air Force perseguì lo scopo di liberarsi dell’onere del Progetto Blue Book; il quale, ormai screditato presso l’opinione pubblica, non era più in grado di assolvere la sua funzione istituzionale di indottrinamento antiufologico; una palla al piede, quindi, di cui era arrivato il momento di disfarsi.

All’atto delta sua creazione, tuttavia, il Comitato Condon fu salutato come il “deus ex machina” che avrebbe fatto finalmente sapere come stessero le cose in materia di ufo, ponendo termine all’annosa controversia tra ufologi a ufficialità. Gli squallidi retroscena delta Commissione erano infatti ancora inopinati.

Ma la verità non tardò ad emergere. I primi dubbi nacquero quando si apprese che i componenti delta Commissione erano in maggioranza psicologi; il che lasciava intendere che l’indagine mirasse a concentrarsi sui testimoni piuttosto che sui rapporti di avvistamento. Ulteriori dubbi si insinuarono quando il presidente delta Commissione, il Dr. Condon fece capire con alcune dichiarazioni pubbliche di essere pregiudizialmente scettico sugli ufo. Continua QUI

Alieni: Progetto segreto e Blue Planet Project 

Tratto da Vicenza ufo

Purtroppo è disponibile solo in lingua inglese, perché è stato messo a disposizione solo per i cittadini degli Stati Uniti d’America, visto che i seguenti studi e progetti di cui parla questo documento sono esclusivamente statunitensi. E’ facilmente reperibile in pdf e data la sua importanza ho deciso di tradurre per quanto mi sia possibile le pagine più interessanti. Quello che leggerete in questo documento potrebbe lasciarvi perplessi. Continua QUI Per le parti tradotte.